Corona Virus: in Sardegna l’epidemia c’è già ed è drammatica

di Claudia Aru 
– La Sardegna ha il primato mondiale della più alta incidenza della sclerosi multipla anche in età pediatrica, di due-tre volte superiore, con 2,85 nuovi casi l’anno fra i sardi under 18, cui si aggiunge uno 0,68 per le diagnosi di Cis (Clinically isolated syndrome), considerata l’esordio della SM.
-Diagnosi di tumore in aumento in Sardegna dove la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è inferiore rispetto alla media nazionale raggiungendo infatti il 60% fra le donne (63% Italia) e il 49% fra gli uomini (54% Italia). Pochi sardi seguono stili di vita sani: il 25,1% è sedentario. Non solo. Il 28,4% è in sovrappeso (e il 10,4% obeso), il 25,4% fuma. ed è superiore alla media nazionale (17,1%) la percentuale dei cittadini che assumono alcol in quantità a rischio per la salute (20,5%). I casi di tumore registrati sono 10.200 (6mila uomini e 4.200 donne), 200 in più rispetto al 2018 (5200 uomini e 4.800 donne).
– Sono quarantamila i malati di Alzheimer in Sardegna. Una patologia difficile da affrontare, ma soprattutto complicata da riconoscere e diagnosticare. In tutta Italia, secondo uno studio a livello nazionale, sono un milione e duecentomila le persone affette da questa malattia e ci sono oltre 700mila persone che ancora non sanno di essere malate. E la Sardegna è tra le regioni dove la patologia ha un’incidenza tra le più alte, collocandosi al dodicesimo posto nazionale, ma è tra le prima livello territoriale per tasso di mortalità con il triste primato del Sulcis.
– Ogni anno in Sardegna si registrano 45 nuovi casi di diabete ogni 100 mila abitanti. Un triste primato che pone l’Isola tra le prime regioni mondiali per l’incidenza della patologia nella fascia da zero a 14 anni.
Complessivamente si calcolano circa 70 mila malati dei quali 25 mila non sanno di esserlo e si stima che nel 2025 ci sarà un incremento del 21%.
– la Sardegna purtroppo conferma un triste primato che certamente non avremmo mai voluto avere. Prima in Italia nella classifica dei suicidi: 20,4 uomini e 4,5 donne su 100 mila abitanti contro circa 5 casi su 100 mila di media nelle regioni del Sud Italia. Numeri che fanno riflettere. L’OMS stima che ogni anno nel mondo muoiano un milione di persone per suicidio, 4000 in Italia.
– Sono oltre 56mila gli ettari di territorio sardo contaminato secondo i dati diffusi dal ministero dell‘Ambiente. Un numero preoccupante che porta l’Isola a essere la seconda regione in Italia, dopo il Piemonte che ha un territorio complessivo di quasi 90mila ettari. L’inquinamento a terra si estende per 21.625 ettari mentre la contaminazione del mare risulta addirittura più ampia raggiungendo i 35.164 ettari.
-Svegliatevi, cazzo.

Sui lavoratori Conad mentivano tutti. A Sassari l’assemblea cittadina

L’avevano detto a gran voce: il passaggio Auchan-Conad era di fatto una liquidazione fallimentare sottoscritta sulla pelle dei lavoratori e, in particolare in Sardegna, si trattava di un danno oltre la beffa dopo anni di porte spalancate alle multinazionali della Grande Distribuzione con il cavallo di Troia dei posti di lavoro. Caminera Noa, Sardegna Rossa, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista hanno organizzato lo scorso 8 febbraio un sit in congiunto agli Auchan di Sassari e di S. Gilla (Cagliari) per rilanciare una mobilitazione dentro e fuori le mura dei mega mercati e per ribadire un concetto semplice: le persone lavoratrici non sono cose da poter mettere da parte in un semplice passaggio commerciale, a dispetto degli slogan utilizzati dai colossi della distribuzione per vendere di più.

Ma Conad e Auchan non sono i soli responsabili di questo disastro. La signora assessora  al lavoro Alessandra Zedda che ha “rassicurato” dichiarando alla stampa che nel 2020 non ci saranno licenziamenti, è stata poi zittita dalla notizia diramata il giorno di S. Valentino (14 febbraio) sulla richiesta di cassa integrazione  per 5.300 lavoratori (a livello statale). I sindacati confederali dal canto loro si sono guardati bene dal proclamare lo sciopero  generale di tutti i lavoratori Conad, che in effetti era l’unica arma che poteva creare problemi alla proprietà.

 

Nel silenzio generale che sta nuovamente calando sulla vicenda le organizzazioni che si battono per una trasformazione sociale e per l’autodeterminazione del popolo sardo fanno la loro seconda mossa e convocano una prima assemblea cittadina a Sassari sulla vertenza.
Di seguito l’appello diffuso sui social e ai media:

Con il passaggio di consegne Auchan-Conad più di 400 lavoratori sardi rischiano di perdere il lavoro. Oggi in Sardegna perdere il lavoro significa con tutta probabilità restare disoccupati o dover emigrare. La proprietà fa domanda di cassa integrazione, ma allo stesso tempo elargisce vuote promesse di riassunzioni. La Regione Autonoma pende dalle labbra dei privati e non mostra i muscoli ad una Grande Distribuzione che in Sardegna ha fatto sempre ciò che ha voluto e ora tratta i dipendenti non come persone ma come cose.
I sindacati confederali sonnecchiano e non usano l’unica vera arma in mano ai lavoratori: lo sciopero generale di tutti i laviratori Conad. Tocca a noi scendere in piazza per dire che la nostra Isola non è un Supermercato e che le persone non devono essere trattate come cose. Decidiamo cosa fare per non lasciare i lavoratori CONAD-AUCHAN da soli!

Caminera Noa, Rifondazione Comunista, Sardegna Rossa, Domo de Totus, Potere al Popolo

L’assemblea cittadina è prevista per giovedì 27 febbraio, a Sassari, alle ore 18:30, nella casa del popolo Sa Domo de Totus, via Cetti 2 d. 

 

Il reato di solidarietà

di Gianluigi Deiana
Il caso della famiglia spano: appello per l’assoluzione del collettivo ‘furia rossa’ di Oristano
Si avvia alla conclusione presso il tribunale di Oristano il processo intentato contro tre giovani attivisti del Collettivo Furia Rossa, per un articolo di critica dell’operato della Questura in occasione di uno sfratto, avvenuto nel 2015 nelle campagne di Arborea.
La vicenda, maturata a causa della situazione debitoria di una azienda familiare nel rapporto con una banca, aveva comportato l’abbandono forzato della fattoria e dell’abitazione da parte della famiglia Spanu, da un lato con l’intervento attivo della forza pubblica e dall’altro con il dispiegamento di una resistenza passiva da parte della rete di solidarietà maturata in quei giorni.
La gravità del fatto (catena debitoria, perdita dei beni primari) era apparsa emblematica della precipitazione sociale nella quale stavano cadendo molte famiglie contadine; e tuttavia questa gravità, che costituisce il centro del problema, è stata successivamente adombrata dalla ribalta che si è determinata con la denuncia di diffamazione, elevata per iniziativa della Questura medesima a carico di alcuni dei contestatori di prima linea, appunto il Collettivo Furia Rossa. In ragione di un epiteto, che si assume come volgare ma di uso assolutamente comune e nei contesti più svariati, i giovani Davide Pinna, Mario Figus e Marco Contu sono stati chiamati a processo con una richiesta di risarcimento di oltre duecentomila euro da parte dei denuncianti e di otto mesi di reclusione da parte del pubblico ministero.
Se emblematica e cinica era apparsa la vicenda Spanu, questa sua conseguenza apparentemente secondaria ne replica in automatico la pesantezza e la gravità; la questione si configura ora in modo compiuto e assolutamente semplice:
come sia possibile che vecchi contadini che non hanno commesso reati siano rovinati per sempre nell’indifferenza generale, e come sia possibile che giovani studenti, incensurati fin nei registri di scuola, che non sono rimasti indifferenti a quella vicenda, debbano rischiare di subire la stessa sorte.
Non è per questo genere di avvitamenti che i cittadini necessitano degli istituti di polizia: noi che di questi studenti siamo stati maestri, noi cittadini, abbiamo conformato il nostro insegnamento al principio che proprio l’indifferenza è il maggior pericolo sociale, in quanto complice perpetuo delle ingiustizie conclamate e delle storture che possono generarsi nei periodi di crisi, ed è il massimo agente diseducativo, in quanto è il più pervasivo e impunito dei mali della società; le impertinenze verbali, in questa difficile composizione delle ragioni, non si castigano per via giudiziaria.
Vorremmo sollecitare i denuncianti a ritirare la loro iniziativa giudiziaria, in rispetto di questo principio superiore che primariamente deve ispirare anche la loro funzione; manifestiamo a Davide, Mario e Marco la nostra solidarietà, e chiediamo la loro piena assoluzione.
CHIUNQUE VOGLIA SOTTOSCRIVERE QUESTA DICHIARAZIONE PUÒ FARLO DIRETTAMENTE A COMMENTO DI QUESTO POST E PUÒ EVENTUALMENTE CONDIVIDERLO CONTRIBUENDO ALLA SUA DIFFUSIONE

La ferocia dei tiranni sabaudi sbarca al Senato della Repubblica

Lo storico Francesco Casula autore del best-seller di saggistica storica “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”
di Francesco Casula

IL SENSO DI UNA PRESENTAZIONE

Il 21 a Roma Per presentare “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” Nella Biblioteca del Senato. Per raccontare la nostra storia. Interrata cancellata abrasa. O comunque compressa. Più spesso mistificata e persino falsificata: nei libri scolastici come nei Media. Per imporci una storia italo centrica e nord centrica: Una storia oleografica. Patriottarda. Retorica: “delle magnifiche sorti e progressive” del Risorgimento e dell’Unità d’Italia. Occultando “di che lacrime grondino e di che sangue”: il loro Risorgimento, la loro Unità, le loro Guerre. Con i Sardi “cattivi banditi in tempo di pace, ma eroi buoni in tempo di guerra; in guerra nelle patrie trincee, in pace nelle patrie galere” (Cicitu Masala). A Roma non per fare piagnistei o esprimere lamentazioni o pietire qualche elemosina. E neppure per pelose rivendicazioni, con il cappello in mano. Ma per affermare il nostro diritto a insegnare e imparare la nostra storia vera: libera e liberata dalle incrostazioni di una storiografia manipolatrice. Per affermare il nostro diritto e la nostra libertà di liquidare dalle nostre VIE e PIAZZE i tiranni sabaudi e i loro cortigiani e compari, per intitolarle alle donne e agli uomini sardi de balia: senza che bracci più o meno armati del Leviatano statale italico, (Prefetti e soprintendenti) ce lo impediscano e ce lo vietino.

Con e per i precari della scuola. La prima uscita della nuova piattaforma politica sarda

 

La locandina della nuova piattaforma politica delle forze anticapitaliste e per l’autodeterminazione. Quella in difesa della scuola sarda e della mobilitazione dei precari è la prima uscita pubblica della piattaforma.

Si erano riuniti lo scorso 18 gennaio a Pirri, nella sede di Potere al Popolo con una domanda “S’ite fàghere“. Si proponevano di lavorare insieme per dare forma ad una piattaforma in cui lavorare su temi condivisi, in una cornice di riferimento politica che comprendeva forze della sinistra anticapitalista, ambientaliste e forze che si battono per una reale e compiuta autodeterminazione del Popolo Sardo

La novità è che non ci sono elezioni in vista e non ci sono figure dominanti (e comprimenti) a smazzare le carte.

La prima occasione di uscita di una piattaforma che ancora non ha un nome e che non si è presentata alla stampa né al vasto mondo dell’attivismo di sinistra e indipendentista, è la mobilitazione dei precari della scuola che in Sardegna rischiano doppiamente di essere espulsi dal mondo della scuola dopo averla sostenuta per circa un decennio. 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il documento che chiama alla mobilitazione. I soggetti firmatari sono Caminera Noa, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Sardegna Possibile, Cobas Sardegna, in collaborazione con il Coordinamento Precari Autoconvocati della scuola.

Per ora si prevede una mobilitazione a Sassari, ma non è escluso che nei prossimi giorni venga lanciata almeno anche a Cagliari

 

Mobilitiamoci con e per i Precari della scuola

Il Decreto Scuola 2019 (DL 29 Ottobre 2019 n. 126) viene chiamato “salva precari” ma in realtà avrà conseguenze drammatiche proprio sulla vita di migliaia di precari della scuola. Infatti le norme da esso previste rischiano di cancellare tanti anni di servizio prestati nella scuola pubblica da parte di chi, nei fatti, ha sostenuto la scuola pubblica. La prova selettiva del concorso straordinario consisterà in un test nozionistico con quesiti a risposta multipla (senza per altro avere a disposizione la griglia base delle domande) attraverso il quale si presume di poter valutare docenti che hanno anche quindici anni di insegnamento alle spalle. E sarà – drammaticamente – per molti una prova da “dentro o fuori”. Chi non risulterà vincitore o idoneo (la prova si supera con i 7/10 delle risposte esatte) non potrà neanche abilitarsi, come invece sarebbe dovuto accadere in base ai percorsi abilitanti speciali (PAS) inizialmente previsti dall’intesa con il primo governo Conte, ma successivamente cancellati dal Decreto Scuola appena approvato.

⚠️Per gli insegnanti precari della Sardegna gli effetti del nuovo provvedimento saranno anche peggiori. Attualmente nell’isola i posti cattedra vacanti sono circa 5000, di cui 3000 su sostegno. Oggi queste cattedre vengono ricoperte con incarichi annuali affidati ai docenti precari iscritti nelle graduatorie di terza fascia. Tuttavia la maggior parte di questi posti non rientrano nel c.d. “organico di diritto” e pertanto non saranno disponibili per essere messi al bando nel prossimo concorso straordinario. Infatti il MIUR ha già reso noto che i concorsi non saranno banditi per tutte le Classi di Concorso (discipline) e per tutte le regioni. La volontà del Ministero è evidentemente quella di assegnare il maggior numero di bandi alle regioni più popolose e con un maggior numero di cattedre vacanti. ‼️La Sardegna, come già accadde nel concorso 2016, si troverà ancora una volta penalizzata e si avrà pertanto un concorso su base regionale con pochi posti a disposizione rispetto ad una esigenza molto più grande di ruoli da ricoprire. I docenti precari saranno ancora una volta penalizzati e non verrà riconosciuto loro il prezioso lavoro che ha di fatto tenuto in piedi la scuola pubblica in questi anni
La beffa per la scuola sarda è che oggi dovremmo parlare di nuove assunzioni e non di rischiare di perdere fino a 5000 posti che ogni anno assicurano uno stipendio ad altrettanti lavoratori e alla scuola sarda un rapporto lavorativo e professionale fra chi ha un progetto di vita nell’isola e il mondo della scuola.

Infatti la Regione Autonoma della Sardegna (Soru-Cappellacci-Pigliaru) negli ultimi 15 anni ha tagliato le autonomie scolastiche da 412 a 276, tagliando tutte quelle al di sotto dei 600 alunni (con la sola eccezione dei Comuni montani e delle piccole Isole dove il numero di alunni per mantenere l’autonomia è di 400).
⚖️La giusta richiesta dei Cobas riguarda questo aspetto: non è possibile applicare pedissequamente le leggi statale in un contesto come la Sardegna con la più alta dispersione scolastica dello stato. La Sardegna è un’isola mal collegata, presenta la più bassa densità abitativa d’Europa e la popolazione si concentra soprattutto in alcuni centri, come Cagliari. Tutto questo non sembra interessare né il MIUR, né la Regione “Autonoma”, né l’Ufficio scolastico Regionale che applicano in maniera ragioneristica le “direttive” e chiudono anche scuole che non arrivano a 600 alunni per una manciata di unità.

Inoltre la Sardegna è anche minoranza linguistica e la normativa prevede che per le minoranze linguistiche il numero degli studenti per conservare una autonomia scolastica non è di 600, bensì è di 400. Ciò avviene per esempio in Val D’Aosta, in Sud Tirol ecc… Se venisse rispettata la normativa avremo più autonomi scolastiche, più dirigenti, più personale ATA, più personale amministrativo e soprattutto 6000 cattedre in più (fonte CGIL Sardegna).

QUINDI IN BALLO CI SONO IN TOTALE FINO A 11MILA POSTI DI LAVORO, 5000 DA DIFENDERE CON LA LOTTA CONTRO QUESTO DECRETO E 6000 DA CONQUISTARE FACENDO RISPETTARE I DIRITTI POLITICI E LINGUISTICI DEI SARDI E DELLA LORO SCUOLA

Chiediamo pertanto che vengano istituiti subito percorsi di abilitazione riservati ai precari della scuola in Sardegna (PAS) riservati a chi ha prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi.
In occasione dello sciopero di tutto il personale docente e a tempo indeterminato, determinato, ATA, atipico e precari della Scuola per l’intera giornata di venerdì 14 febbraio 2020 la piattaforma politica composta da Sardegna Possibile, Potere al Popolo, Caminera Noa, Rifondazione Comunista, Cobas Sardegna e diverse altre realtà associative, culturali e comitati territoriali della Sardegna, organizzerà, in collaborazione al Coordinamento dei Precari Autoconvocati della scuola due manifestazione a Sassari e a Cagliari.

I nuraghi non esistono

di Nicola Giua

In una guida di Storia per insegnanti elementari, di una dozzina di anni fa, ho trovato questa “interessante” scheda con la quale si vogliono evidenziare differenze costruttive in alcune diverse civiltà e aree geografiche (Mesopotamia, Egitto, Italia), in periodi che vanno dal 3mila al 2mila a.c. e dal 2mila al mille a.c..
Dalle immagini si può notare che, secondo gli autori, in Italia tra il 3mila ed il mille a.c. si viveva esclusivamente nelle capanne e poi nelle palafitte, uniche costruzioni conosciute.

La civiltà Nuragica ed i Nuraghi non sono mai esistiti (ma neanche i Pozzi Sacri, le Tombe dei Giganti…).

Ho evidenziato questo abominio storiografico alle/agli alunne/i delle mie classi proponendo la scheda con una mia didascalia.

È seguito un approfondito dibattito nel quale le/gli alunne/i delle due quarte elementari hanno espresso e sottolineato tutto il loro disappunto poiché da due anni studiano la civiltà pre Nuragica e Nuragica e, quindi, non capiscono questa grave omissione storiografica.

Ulteriori materiali per i seminari CESP-COBAS in Sardegna su “LA MAESTRA MUTA…”.

Nicola Giua – maestro

Solidarizzare ti costa? Considerazioni sul processo a Furia Rossa

 

Immagine tratta da Link Oristano
di Danilo Lampis

Sarebbe bene che si sentisse in tutta la Sardegna una voce plurale di sdegno e solidarietà per quanto sta accadendo a tre giovani lavoratori precari e studenti impegnati da più di un decennio dalla parte dei diritti dei più deboli.
I fatti sono questi: dopo uno sfratto avvenuto nel gennaio 2015, appariva sul blog del collettivo La Furia Rossa, un articolo in cui si condannava come “violenza di stato” la condotta di chi aveva guidato le operazioni.
Per la sola colpa di aver fatto pubblicare sul proprio blog l’articolo, tre giovani sono stati accusati di concorso morale e materiale in diffamazione, cui si sono aggiunte alcune aggravanti previste dal Codice Penale, con una pena che può andare dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione o una multa che parte dai 500€, a loro volta triplicabili a causa delle aggravanti.
Due giorni fa, la pubblica accusa ha chiesto la loro condanna a 8 mesi di reclusione. La parte civile – l’ex questore, il capo della digos e un poliziotto – che recrimina, mediante il risarcimento di 220mila euro, l’“ingente danno morale” e l’“ingente danno esistenziale e di immagine”, ha chiesto che la eventuale condizionale venga applicata solo dopo il pagamento di 150mila euro di provvisionale.
Questo dovrebbe essere il risultato della loro solidarietà attiva nei confronti di una famiglia che ha tentato di opporsi allo sfratto della propria casa e dell’azienda agricola.
È assurdo che, con la scusa della presunta “diffamazione”, si colpisca in questo modo l’esercizio del diritto di critica sancito dalla Costituzione, rovinando – letteralmente – la vita a tre giovani.
Questa vicenda sembra voler essere una risposta “esemplare” a chi lotta per risolvere i problemi sociali della nostra isola. In realtà non fa altro che rafforzarne le ragioni per impegnarsi e cambiarla.
La sentenza sarà il 24 febbraio, e piena dev’essere la solidarietà a MarcoDavide e Mario.