Fuori i vacanzieri sospetti delle zone rosse: è razzismo?

La grafica incriminata (e tacciata di razzismo) con cui Caminera Noa ha voluto stigmatizzare l’arrivo indiscriminato di residenti dalle zone ad alto rischio contagio che, nella maggior parte dei casi, si sono riversate in seconde case di proprietà e/0 in località turistiche.

L’ANCI Sardegna (l’organizzazione che raccoglie i sindaci dell’isola) lo scorso 7 marzo ha lanciato un grido d’allarme rivolto a tutte le istituzioni, statali e autonomistiche sarde. Sembra un periodo ormai lontanissimo, perché dal giorno dopo i fatti sono precipitati, ma vale la pena recuperare le richieste a firma Emiliano Deiana (presidente dell’ANCI).

Oggetto: Covid 19 controllo in entrata e in uscita dai porti e dagli aeroporti della Sardegna.

Mi permetto di scrivere alle SV Illustrissime per segnalare un fatto che sta destando grande preoccupazione nella comunità sarda sulle misure necessarie al contenimento del Covid 19.

Scrivo a nome dei sindaci della Sardegna che sono impegnati, in questa complicata fase, ad attivare tutte le possibili iniziative locali di informazione, conoscenza e prevenzione per il contenimento della malattia denominata Covid 19.

Come è noto a tutti la Sardegna è un isola. Può essere raggiunta solo via aerea o via mare. È difficile raggiungerla (per le ragioni note legate ai trasporti e alla continuità territoriale), ma è relativamente semplice controllarla in entrata e in uscita.

In questo contesto particolare importanza per il contenimento della malattia, oltre alle attività di prevenzione, rivestono i controlli negli aeroporti e nei porti sardi: per chi entra e per chi esce dalla nostra isola.

In Sardegna esistono un gran numero di “seconde case” di proprietà di nostri concittadini residenti in altre regioni che, così come segnalano i sindaci dei comuni costieri, si stanno trasferendo in gran numero in Sardegna anche dalle regioni fin’ora più esposte alla malattia oppure arrivano per motivi di lavoro.

Un mancato controllo – associato a una possibile moltiplicazione esponenziale dei contagi – potrebbe mandare in tilt il sistema sanitario regionale “tarato” (neanche troppo accuratamente) sui soli residenti in Sardegna e con un numero largamente insufficiente di posti di terapia intensiva. Un’insufficienza che potrebbe non tutelare né chi risiede in maniera stabile né chi vi risiede temporaneamente nel momento acuto della crisi sanitaria.

In quegli stessi giorni Solinas, che fino ad allora aveva girato a vuoto registrando video messaggi privi di contenuti e infarciti di retorica, ha finalmente chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di bloccare le vie di comunicazione con le zone infette.

La risposta da parte del capo del Governo, per ben due volte è stata negativa. Di fronte a questa irragionevole presa di posizione di Conte il movimento popolare sardo Caminera Noa ha diramato un comunicato, in data 9 marzo, dove chiedeva il blocco degli accessi ai non residenti per almeno 30 giorni. Ovviamente le richieste non sono state ascoltate e in Sardegna si sono riversate migliaia di persone provenienti dalle zone rosse, molte delle quali si sono riversate nelle seconde case, spesso mostrando di non rispettare né il buon senso, né le norme vigenti.

Di fronte al tana liberi tutti e alla totale assenza di controlli e all’atteggiamento strafottente e imprudente di molti non residenti del Nord Italia, nonostante l’obbligo di quarantena nel frattempo imposto dalla Regione Sardegna, due organizzazioni politiche hanno chiesto al Governatore Solinas che facesse propria la misura messa in campo dal governatore della Toscana Rossi (di area centro sinistra) e cioè di notificare una richiesta di allontanamento ai non residenti provenienti dalle zone rosse. Così si arriva alle richieste di Liberi e Uguali e di Caminera Noa di allontanare i non residenti provenienti dalle zone infette nei giorni della dichiarata emergenza.

La Sardegna – hanno dichiarato in sintesi le due organizzazioni politiche –  correva il serio rischio di una crisi sanitaria senza precedenti, aggravato dal massiccio afflusso di non residenti provenienti specialmente dal nord Italia, arrivati nell’isola senza giustificati motivi e in aperta violazione del DPCM del 04/03/2020 e dal DPCM del 09/03/2020.

Secondo l’ANSA infatti sono state 13.000 le persone che si sono auto denunciate sul sito della RAS, mentre molti sindaci dei comuni costieri rendevano nota la presenza di numerosi non residenti provenienti dalle zone a rischio del Nord Italia.

L’appello al Presidente Solinas lanciato da Caminera Noa e Liberi e Uguali, così nella richiesta di emanare far valere appieno un’ordinanza sul modello di quella promossa dalla Regione Toscana n.10 del 10 marzo 2020, invitando ed eventualmente imponendo a chi, arrivato senza giustificata ragione, di ritornare nel proprio luogo di residenza, secondo il DPCM del 9/03/2020.

Paradossalmente le voci più critiche a queste proposte sono state quelle di due sigle di matrice indipendentista: Sardigna Natzione e LibeRU. La sera del 12 marzo il coordinatore di SNI Bustianu Cumpostu ha diramato un comunicato contro LEU (senza citare Caminera Noa). Eccone uno stralcio significativo:

 

La richiesta di LEU Sardigna inoltrata in modo pressante a Solinas, governatore della Sardegna ci preoccupa fortemente e ha tutti i sintomi di epurazione etnica e di cacciata degli untori.

LEU chiede a Solinas “Caro Solinas, è una pandemia: stop alle esercitazioni militari e via dalla Sardegna tutti i non residenti”.

 

Ieri mattina rincara la dose il partito guidato da Pierfranco Devias con un comunicato al vetriolo che prende di mira sia LEU sia Caminera Noa, soffermandosi soprattutto a screditare la posizione di quest’ultima.

 

Di seguito il comunicato integrale di LibeRU:

 

Riteniamo doveroso prendere le distanze e stigmatizzare le gravi posizioni assunte da Leu Sardegna e da Caminera Noa in merito alla gestione dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, riprese sia dalla stampa sarda che da quella italiana.

Pensiamo che sia incredibile che due gruppi che asseriscono di essere di sinistra si rendano protagonisti di operazioni di caccia alle streghe di tipo etnico, approfittando della paura e dell’insicurezza dei cittadini e cercando di cavalcare un populismo razzista già fin troppo rappresentato in altri ambienti.
La richiesta di rispedire nel nord Italia le persone residenti, che si trovano attualmente in Sardegna, è una posizione di volgare demagogia prima ancora che rischiosa e tecnicamente impossibile, e in quanto indipendentisti di sinistra riteniamo opportuno sottolineare che noi non abbiamo niente a che fare con sedicenti indipendentisti e sedicenti gruppi di sinistra che professano simili aberrazioni.

Innanzitutto consideriamo ingiusto e contrario ai nostri principi qualsiasi ipotesi di espulsione delle persone su base etnica.
Il documento di Caminera Noa (correlato da una incredibile vignetta che raffigura un omino che prende a calci un altro omino) non chiede l’espulsione di tutte le persone che sono arrivate in Sardegna dal nord Italia, quindi non pone al centro il problema sanitario, dal momento che i virus non chiedono la residenza a nessuno. Chiede invece che vengano espulsi solo i “non residenti”, dimostrando che il problema sarebbero solo i residenti italiani, non le persone che possono aver contratto il virus. Trascura invece di ricordare che tra quelli arrivati dal nord Italia ci sono anche tanti sardi che lavorano, studiano o sono domiciliati nel nord Italia, ma stranamente “graziati” dallo status di “pericolosi”, evidentemente in quanto titolari di residenza sarda.
Noi pensiamo inoltre che deportare gente in zone in cui da parecchio tempo gli ospedali sono al collasso, non solo contribuisce al collasso ma è anche inumano in quanto moltiplica il problema e espone solo le persone a ulteriori rischi.
Pensiamo altresì che spostare migliaia di persone durante una quarantena metta in pericolo tutti, spostati e residenti, per cui anche tecnicamente questa proposta oltre ad avere costi e difficoltà inimmaginabili non risolve il problema nemmeno dal punto di vista sanitario, ma lo accentua soltanto.
Va per l’appunto specificato, proprio per depotenziare l’azione tesa a soffiare sulla paura di posti letto insufficienti, che chi attualmente si trova in Sardegna (di qualsiasi nazionalità sia) è comunque tenuto a rispettare le prescrizioni come tutti e se non è malato non grava in alcun modo sul sistema sanitario sardo, quindi si stanno solo alimentando paure infondate per basse operazioni di sciacallaggio politico.
In ultimo, i provvedimenti di “contenimento sanitario” (e dunque non di tipo etnico) si sarebbero dovuti prendere prima dello spostamento delle persone, non ora: ora siamo sulla stessa barca e tutti – ma a quanto pare non tutti – dovrebbero sapere che meno persone si spostano più in fretta si riesce a debellare il virus.
Perciò consigliamo a questi due gruppi non solo di studiare correttamente le regole elementari della convivenza civile ma anche quelle del corretto contenimento sanitario.

Caminera Noa dunque è tacciata di razzismo, di cavalcare la paura per istigare una «caccia alle streghe di tipo etnico» e la sua proposta viene derubricata  ad una vera e propria “deportazione”.

A rientrare nel mirino anche la grafica utilizzata da Caminera Noa: «una incredibile vignetta che raffigura un omino che prende a calci un altro omino». Evidentemente quella delle pedate era un’immagine consona quando il segretario di LibeRU ha dichiarato, lo scorso 22 febbraio in riferimento ad un cittadino di Carloforte che ha danneggiato alcune piante, quanto segue: «l’altro giorno ho detto che mi sarei augurato che i cittadini di Carloforte, assestassero quattro pedate a un delinquente che ha ucciso un ginepro ultrasecolare. In questo caso sono stato oggetto di critiche di veri non violenti».

 

Ieri stesso, sui canali di comunicazione di Caminera Noa si risponde sobriamente con una serie di FAQ a queste e altre obiezioni e accuse. Di seguito potete leggere le puntuali risposte del movimento:

 

ALLONTANAMENTO DEI NON RESIDENTI PROVENIENTI DALLE EX-ZONE ROSSE🆘🚷

RISPONDIAMO ALLE FAQ E ALLE FAKE NEWS

  1. La nostra richiesta al presidente della Giunta Regionale Solinas è un’operazione di caccia alle streghe di tipo etnico cavalcante la paura e il populismo razzista?
    – No: noi chiediamo l’allontanamento sulla base di serie e dettagliate motivazioni di carattere sanitario. La nostra richiesta al presidente della Giunta Regionale Solinas non prevede l’allontanamento di persone su base etnica: i non residenti possono essere sardi o non sardi, come anche i residenti possono essere sardi e non sardi. Le 11.000 persone potenzialmente contagiose, che in maniera del tutto avventata si sono fiondate in Sardegna – spesso nelle loro case vacanza e portandosi dietro i viveri, come puntualmente denunciato dai media e dall’ANCI Sardegna -, rappresentano una bomba ad orologeria potenzialmente letale per il nostro sistema sanitario.
  2. Caminera Noa chiede l’espulsione di tutte le persone che sono arrivate in Sardegna dal nord Italia senza porre al centro il problema sanitario?
    – No. Il documento afferma: «In sintesi chiediamo al presidente Solinas: di emanare immediatamente una ordinanza regionale di allontanamento per tutti i non residenti provenienti dalle zone infette (con chiaro riferimento a chi si è riversato in Sardegna a zone rosse già istituite dopo la fuga di notizie di ulteriori strette e non ai tanti studenti e lavoratori già presenti da tempo in Sardegna)». Il problema sono le persone che possono aver contratto il virus, non l’essere residenti fuori dalla Sardegna di per sé.
  3. Caminera Noa fa una differenza tra sardi e non sardi tra la massa di persone che si è precipitata in Sardegna dalle zone rosse nei giorni compresi tra l’8 marzo e oggi?
    – No. Abbiamo sempre distinto tra residenti e non residenti e non ci risulta che la residenza sia una caratteristica etnica.
  4. È vero che siamo poco solidali e che non intendiamo prestare aiuto ai cittadini del nord Italia bisognosi di cura e assistenza medica?
    – No, infatti abbiamo scritto quanto segue: «In Sardegna disponiamo di poco più di 130 posti in terapia intensiva (ora diventati 180 con tre nuove unità, ma comunque insufficienti se si dovesse presentare una situazione ancora più allarmante) molti dei quali già occupati da pazienti che ne hanno assoluto bisogno. Potremo essere solidali con pazienti da altre zone dello Stato solo se il nostro sistema sanitario non collasserà, e questo pericolo è concreto». Proprio per poter funzionare da cuscinetto sanitario, la Sardegna doveva rimanere “virus free zone”, cosa che purtroppo non è stata garantita dalla condotta irresponsabile e centralista del premier Conte e dai gravi ritardi del governatore Solinas.
  5. È vero che abbiamo proposta la deportazione dei non residenti?
    – Falso. La deportazione è un fenomeno duraturo e permanente di intere comunità su base etnica dal proprio luogo di normale abitazione. Non c’è nessuno di questi elementi: né l’individuazione su base etnica, né la permanenza del provvedimento, né lo sradicamento dal proprio territorio.
  6. Caminera Noa si è mossa in ritardo e ha avanzato proposte per il contenimento sanitario solo a cose fatte?
    – No. Caminera Noa ha chiesto fin da subito, cioè dal 9 marzo 2020 «Il blocco degli accessi ai non residenti per almeno 30 giorni», vale a dire dopo il secondo diniego di Conte alle legittime, seppur tardive, richieste di Solinas.

 

Sulla questione interviene perfino Selvaggia Lucarelli con un articolo sul Fatto Quotidiano. Ecco alcuni stralci del suo articolo:

 

E poi c’è la Sardegna. In fondo ai pensieri di tutti, lontana quel solito braccio di mare che pare infinito, preoccupazione di pochi e, con una pandemia in corso, occupazione di nessuno. Perché nessuno pensa alla Sardegna, alla fragilità di una regione che sembra più al riparo di altre e che invece ha paura.

Eppure anche lì, anche in Sardegna è arrivato l’egoismo del “continente”, anche lì i medici pregano, tutte le notti, di non ritrovarsi il pronto soccorso affollato all’improvviso, di non dover combattere una guerra più disarmati che altri, più lontani di tutti. In migliaia, nei giorni in cui s’è capito che il virus era arrivato e anche dopo, quando non ci sarebbe stato più il tempo per scappare, sono scappati in Sardegna. Qualcuno – chi in Sardegna ci va in vacanza e si è potuto permettere la fuga benestante – ha giocato d’anticipo, occupando le seconde case i primi di marzo, popolando residence e paesini che d’inverno sono deserti, dalla Gallura ad Alghero al sud dell’isola.

A Carloforte, per dire, gli abitanti in questi giorni sarebbero raddoppiati e lì non c’è alcun presidio sanitario in grado di gestire eventuali urgenze. I sindaci sono così spaventati che in quasi tutte le città e cittadine sarde passa una macchina col megafono per dire alla popolazione di stare in casa. La voce spesso è quella di speaker locali che offrono il servizio.

Certo, c’è un “piano strategico” per implementare i posti, ma questa è la situazione odierna. F., un anestesista presso l’ospedale di Oristano, afferma: “Tutti questi cittadini arrivati in Sardegna da zone a rischio e altre potenzialmente a rischio hanno popolato paesi fantasma, una scelta scellerata perché qui non siamo al Nord. È stupidità. Soprattutto per quello che poi combinano alcuni quando vengono al Pronto soccorso con quadri di insufficienza respiratoria. Mentono sull’anamnesi, non dicono niente e noi veniamo esposti al contagio. Tenere un anestesista adesso in quarantena vuol dire creare un danno enorme all’ospedale, specie in uno come quello di Oristano che ha 5 posti in rianimazione. Il più vicino con la rianimazione, se qui finiscono i letti in terapia intensiva, è Cagliari.

Questa gente doveva capire che se non ci sono più posti qui, poi non c’è una regione confinante in cui portarli, si fa la fine dei topi. O pensano che trasporteranno i malati via in aereo? Io ho già dovuto fare una breve quarantena assieme ad altri colleghi e pure il tampone perché alcuni pazienti sospetti mi hanno nascosto contatti con parenti che arrivano dal Nord. Questo vuol dire che in caso di urgenza sono fuori gioco. Ho perciò deciso che non vedo più nessuno tra amici e parenti finché non finisce l’emergenza, farò la vita del lupo solitario”.

Insomma, una situazione preoccupante, specialmente perché in Sardegna il menefreghismo dei connazionali in fuga è passato più inosservato che altrove. E perché se il numero dei contagiati dovesse crescere esponenzialmente come in altre zone d’Italia, le ambulanze, per quanto potranno correre da una città all’altra, a un certo punto si troveranno il mare davanti.

 

Siamo di fronte ad una razzista, populista di destra, discriminatoria su base etnica anche in questo caso? Ai lettori di Pesa Sardigna la valutazione ponderata.