In domo, ma non a sa muda: parte la campagna per la sanità pubblica

La campagna #DeoAbarroInDomo #SanitaPrivataVirus lanciata da Caminera Noa, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista

Il leitmotiv #Iorestoacasa è presto diventato il riassunto telematico di un atteggiamento passivo e quiescente verso la pandemia di Covid-19 in corso. Si è presto diffusa l’idea che bisognasse assumere un approccio a tutti i costi unitario nello “stringersi a corte” di uno Stato colpito da un pericoloso nemico battibile solo con l’ “unità nazionale” e con il patriottismo. Si arriva così alle catene di S. Antonio sui tricolori esposti dai balconi e all’inno di Mameli diffuso dalle camionette della Protezione Civile per le strade di città desertificate dalla quarantena.

Si inserisce in questa melassa sciovinista il PD con la campagna “Uniti ce la faremo” che summa l’anniversario dell’occupazione piemontese dello stivale con la retorica unitaria da adottarsi in questa grave situazione di crisi, nonostante proprio il PD sia stato uno dei partiti che con più accanimento ha sostenuto e praticato (a livello statale e in Sardegna) le politiche di tagli alla sanità pubblica. Tutte le politiche pro austerity di progressiva demolizione della sanità pubblica e di trasferimenti di risorse importanti alla sanità privata, applicate come una mannaia da questo partito, vengono dimenticate approfittando del clima da “unità nazionale”.

Soltanto per fare un esempio secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo Stato italiano ha dimezzato i posti letto per i casi acuti e la terapia intensiva (così necessari in questo momento), passati da 575 ogni 100 mila abitanti ai 275 attuali. Un taglio del 51% operato progressivamente dal 1997 al 2015, che ha portato lo Stato di cui facciamo parte in fondo alla classifica europea. In testa la Germania con 621 posti, più del doppio. La lista dei tagli sarebbe lunghissima. Di converso lo Stato italiano è all’11°posto tra i paesi che spendono di più in armamenti e per tutto ciò che ha a che fare con il comparto militare, subito prima della Corea del Sud che, come sappiamo, vive in una situazione di continua corsa agli armamenti in competizione con la Corea del Nord.
Nel 2019 lo Stato “fondato sul lavoro” e con la Costituzione che “rigetta la guerra” ha speso in armamenti  21.4 miliardi di € con un aumento di 225 milioni rispetto ai 21.2 miliardi dello scorso anno, pari al 1.22% del PIL, fondi ovviamente stornati da sanità pubblica e ricerca.

In Sardegna  non tutti sono stati però a guardare, a sventolare bandierine dai balconi e a cantare inni. Non tutti si sono fatti irretire da questo clima unitario di ossequio, unitarismo e terrore.

Con un  comunicato congiunto il Laboratorio Occupato di Via Lamarmora 126 “Sa Domu” e il Circolo Culturale “Su Tzirculu” (entrambe realtà cagliaritane) fanno notare che: “se la priorità è la salute allora non capiamo per quale motivo servizi NON essenziali continuino ad operare come se nulla fosse, vedi fabbriche e grandi aziende come Amazon o altre. Sentiamo ogni giorno persone denunciate a passeggio ma non si è imposto nulla sulla Lega calcio e le paytv per bloccare l’ultima giornata di campionato, con tanto di giocatori infettati. Baci e abbracci dopo i saluti, ma la morale la facciamo a chi fugge dal nord per tornare dai parenti a sud. Trentasette mila militari in arrivo per le esercitazioni militari in Europa per i giochi di guerra stutunitensi, nel mentre i caroselli dei carri armati a Palermo e in Sardegna, i bombardamenti sui poligoni continuano come se niente fosse. Queste sono le priorità del governo e dell’Unione Europea in questo momento di emergenza? Noi noi non lo scorderemo”.

Lo slogan che chiude il lungo comunicato è già una parola d’ordine che rimanda alla lotta contro l’occupazione militare della Sardegna: “Più ospedali, meno militari”.

Tre realtà politiche (Caminera Noa, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista), hanno invece lanciato una campagna social congiunta chiedendo ai sardi e alle sarde di postare una foto con gli hashtag #DeoAbarroInDomo #SanitaPrivataVirus

Nel comunicato di accompagnamento della campagna le le tre forze politiche denunciano come  “decenni di progressivo impoverimento, distruzione e privatizzazione della sanità pubblica e tagli del personale, dei servizi, dei corsi di specializzazione e il foraggiamento continuo della sanità privata con soldi pubblici, ci presentano il conto oggi, “al tempo del corona virus”! L’emergenza sanitaria di questi giorni sta evidenziando, inoltre, i danni provocati da anni di precariato nei rapporti di lavoro, cancellazione dei diritti e progressivo smantellamento delle tutele. I costi come sempre vengono scaricati sulle fasce sociali più deboli: lavoratrici e lavoratori con contratti “legali” ma da fame e non solo. Pensiamo a chi lavora nelle scuole, nella cura, nello spettacolo, nella cultura, nel turismo, nello sport, nella ristorazione, nella logistica, alle piccole partite IVA, ecc. Pensiamo anche a tutti coloro i quali non possono dimostrare di lavorare perché assunti in nero! Inoltre, c’è chi è costretta/o a recarsi al lavoro, per non perderlo, nonostante i seri rischi che si corrono. Per non parlare di lavoratrici e lavoratori migranti di ogni nazionalità, sempre più ricattabili perché la loro possibilità di rimanere in Italia è strettamente legata ad un contratto di lavoro”.

Come forze popolari, per l’autodeterminazione e per una società libera dalle logiche del profitto le tre organizzazini chiedono:

1️⃣Revoca del finanziamento all’ospedale privato Mater Olbia (60 milioni di euro annui) e destinazione di tale cifra al sistema sanitario pubblico
2️⃣Riequilibrio di tutte le convenzioni con le strutture sanitarie private
3️⃣Ripristino di tutti i presidi ospedalieri, i reparti e i posti letto tagliati nel passato

Sulla stessa lunghezza d’onda nella giornata di ieri è poi comparsa anche una petizione #IOSTOCONLASANITÀPUBBLICA , LA SOLIDARIETÀ E I DIRITTI NON VANNO IN QUARANTENA! Una campagna di sensibilizzazione pro sanità pubblica promossa da un gruppo di cittadini del Sulcis Iglesiente con il supporto del RUAS (Rete Antifascista Sulcis Iglesiente) e il Coordinamento della Rete Sarda per la sanità pubblica del Sulcis Iglesiente.

Nel comunicato i promotori fanno notare la gravissima situazione della sanità sarda, già al collasso ben prima dell’arrivo della pandemia: “nella situazione di grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo in queste settimane, ci troviamo ad affrontare le conseguenze degli sconsiderati tagli alla sanità pubblica degli ultimi decenni portati avanti dai Governi e dalle Giunte Regionali, sia di centrodestra che di centrosinistra, che hanno portato alla chiusura o al forte ridimensionamento di molti presidi sanitari nei territori. Questi interventi scellerati sono stati costantemente denunciati e contrastati dai comitati, mai ascoltati dalle istituzioni. In questi mesi in Sardegna il sindacato NurSind aveva già denunciato una situazione al limite della sostenibilità, con un personale sanitario ridotto all’osso, situazione che stava già mettendo a rischio la possibilità di garantire il diritto alla salute anche in condizioni ordinarie”.