Ma quali fratelli d’Italia? L’unità ha creato solo figli e figliastri!

L’epidemia da Covid-19 ha scatenato anche una epidemia di nazionalismo e sciovinismo italiano. Sono state diverse le iniziative di gruppi e perfino istituzioni a promuovere l’esposizione di tricolori ed esecuzioni dell’inno statale italiano. Una delle poche voci critiche è stata quella del prof. Francesco Casula il cui pensiero è stato persino censurato da un noto social.

Lo abbiamo intervistato.

  • Hanno avuto un discreto successo anche in Sardegna i flash mob legati alla diffusione del tricolore e inni dello stato. La tua è stata l’unica voce critica. Puoi spiegarci il tuo punto di vista?

Non è la prima volta che intervengo sui Media e sul mio profilo Facebook in merito al Tricolore a all’Inno italiano. Questa volta, volutamente sono intervenuto affermando con nettezza e radicalità, il significato mistificatorio dei due simboli del nazionalismo sciovinista italiano.

Inizio dall’Inno “Fratelli d’Italia”. La mistificazione è già tutta dentro tale espressione: l’”Italia unita” non ha creato fratelli ma figli e figliastri, colonizzatori (Nord) e colonizzati (Sud e isole); sviluppo da una parte e sottosviluppo dall’altra.

E comentecasiat nois sardos cun sos italianos non semus frades, antzis, mancu fradiles!

Mi è stato obiettato – da parte di una brava giornalista dell’Unione Sarda che mi ha fatto un’intervista – che tutti gli Inni patriottici sono retorici e patriottardi. Persino la Marsigliese. Certo. Ma la differenza sta tutta nei contenuti.

Fratelli d’Italia è trucemente militaresco, guerrafondaio, carico di cascami di una becera “romanità” (elmo di Scipio…schiava di Roma).

La Marsigliese è un Inno rivoluzionario, moderno, che guarda a un futuro di libertà e non a un passato infame di oppressione. È rivolto contro “la tirannia, i traditori, i re congiurati, i vili despoti”.

  • Insieme all’Inno molti hanno esposto anche il tricolore. Anche questo è un simbolo alieno al popolo sardo?

Il tricolore con il popolo sardo non c’entra un fico secco. E non tanto per la sua origine: nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco e Rosso”. Quanto per i significati che ha avuto e assunto nella sua storia: ideologici, culturali e politici, come espressione del leviatano statale, nemico e ostile al popolo sardo.

Ai più giovani ricordo che solo qualche decennio fa il Tricolore e l’Inno, erano di esclusivo appannaggio dei neofascisti del M.S.I e gruppazzi affini.

Gli altri Partiti – ma segnatamente quelli della Sinistra – nei loro Congressi, Ricorrenze e Feste esibivano le loro Bandiere e cantavano gli Inni della loro storia e tradizione, specie quelli afferenti alla lotta partigiana ed operaia.

Ma tant’è: oggi tutto è cambiato: una profonda μετάνοια, antropologica prima ancora che politica, sembra aver mutato geneticamente i Partiti: ripeto, soprattutto quelli della Sinistra. Di qui – ma è solo un esempio paradigmatico – il “culto” di tale bandiera, in una sorta di union sacrée.

  • In Catalogna durante il discorso del Re, la popolazione ha fragorosamente protestato. Perché molti sardi si identificano ancora con uno stato che li opprime e li umilia in tutti i modi!

Al contrario di quello che molti pensano, i sardi – per la gran parte – hanno un’identità debole e comunque più situata sul versante folcloristico che culturale e politico: magari affermano orgogliosamente DEO SO SARDU o sventolano i Quattro Mori (anche quando non c’entrano niente), ma non hanno un’acuta consapevolezza dei loro diritti, nutrono poca coscienza e stima di sé. Sono più usi alle lamentazioni, ai piagnistei e al consenso conformistico e servile che al dissenso, alla lotta, alla partecipazione.

Nella direzione del consenso e dell’integrazione subalterna nei confronti dello stato e dei valori (e idee) dominanti si muovono, i Media, il potere economico, la Scuola, i Partiti di stato (o di regime?). Che si sono impadroniti non solo del potere politico ma anche di quello burocratico e amministrativo e culturale. Hanno occupato manu militari le Università; gli Enti di qualsivoglia genere: ad iniziare da quelli bancari. Hanno i “loro” Sindacati, ad iniziare da CGIL-CISL-UIL.

Attraverso questi Enti controllano e dirigono l’opinione pubblica, distribuiscono posti di lavoro (per la verità sempre meno, specie con la crisi fiscale dello Stato), prebende e, mance.

A fronte di tutto ciò, c’è da meravigliarsi se i catalani protestano contro il discorso del re e i Sardi cantano l’Inno e sventolano il Tricolore?