La Quarantena in sardo – di Alessandro Mongili

Nella seconda settimana di quarantena, considerando il fatto che questo è un momento in cui molte persone stanno imparando a usare piattaforme come Skype, insieme a Isabella Tore e altri amici abbiamo pensato di lanciare una idea, che è diventata subito una pratica quotidiana.

L’idea è quella di condurre ogni giorno una conversazione in sardo, libera in quanto ad argomento. Ogni pomeriggio, alle 19.00, basta entrare nella pagina Facebook Rexonadas in sardu in Skype, cliccare sul link alla conversazione Skype, e seguendo le istruzioni entrare nella conversazione. D’altronde, si può accedere alla conversazione a qualsiasi ora, se si trova gente, o perfino aprirne un’altra, magari tematica, se si vuole sviluppare un argomento, partendo stavolta da Skype e incollando il link del collegamento alla conversazione sulla pagina Facebook. Per ora, però, questa modalità non ha avuto successo e tutti vogliono entrare nella rexonada principale. Così come sinora nessuno ha proposto o introdotto altre piattaforme al di fuori di Skype, tutte cose possibilissime e gradite. L’iniziativa è aperta a ogni sperimentazione.

L’unica consegna, è parlare in sardo. Fino a ora ci sono già 120 persone nel gruppo. Però le persone che sinora si sono impegnate a usare i link e accedere alla conversazione non sono più di venti. Partecipano alla conversazioni moltissime persone che non risiedono in Sardegna. La cosa più significativa è che le persone parlano il sardo in tutte le varianti e si capiscono completamente. In secondo luogo, c’è un apprendimento continuo di parole che appartengono ad altre varianti. Ma forse la cosa più importante è che in un clima inclusivo e non giudicante, le persone parlano liberamente in sardo senza troppa vergogna per la qualità della loro competenza linguistica, e imparano. Bolotanesi di Malta, trataliesi di Cork, cagliaritani, nuoresi, oristanesi e sassaresi, da Barcellona o da Posada, eccoci tutti a condividere una lingua. Giovani, uomini e donne fatte o pensionati. È una bellissima esperienza, anche umana, in cui alla comunicazione si sostituisce finalmente l’interazione.

L’idea è partita dal fatto che per mantenere il sardo occorre parlarlo. Non sempre questo è possibile nei contesti che viviamo ma, usando le reti e le piattaforme, è possibile farlo. E allora, facciamolo.

Questo strumento si sta rivelando versatile ma anche fonte continua di sorprese linguistiche, umane, e di apprendimento. In futuro, sarebbe bello se le piattaforme possano essere usate per addestrarsi a usare il sardo anche in conversazioni fra una persona competente in modo attivo e una persona competente solo passivamente, proprio per superare il blocco che molti sardi possiedono nell’esprimersi nella nostra lingua senza subire il giudizio o lo stigma altrui.