Antifascisti si. Tricolori no. Per una nuova resistenza  – di Matteo Murgia (Su presidenti)

Iniziamo con il chiarire una cosa: Ho un grande rispetto per i Partigiani che hanno dato la vita per garantirmi la libertà, per quelli di ieri, di oggi e di domani. 

E odio gli indifferenti come li odiava il mio “Partigiano” preferito:  Antonio Gramsci. 

Ne ho anche, in misura minore, per quelli che lo sono diventati nel 1943 dopo la caduta di Mussolini e lo scioglimento del partito fascista. 

Quelli che lo sono diventati nel 1948, invece, mi fanno abbastanza schifo. 

Chiarito questo devo però cambiare argomento perché ieri, nel mio post (il 23 aprile sul profilo fb di Matteo Murgia, N.d.R.) appunto, parlavo d’altro, quando affermavo che l’iniziativa dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, ovvero cantare Bella Ciao sventolando dal balcone il tricolore, è una buffonata. 

Benissimo ha fatto invece L’ANPI a rivendicare il diritto di poter portare una corona di fiori in memoria dei caduti durante la Resistenza, nonostante le restrizioni alla circolazione che ci sono state imposte in questi mesi.

Ma ieri parlavo d’altro ed un commento di un mio contatto recente, preziosissimo, aggiungeva che oltre che una buffonata questa iniziativa ha il sapore di una beffa, cogliendo in pieno il sentimento che mi ha spinto a prendere una posizione così pesante nei confronti dell’ANPI odierna.

E con questo non voglio certo negare il lavoro importante svolto dalla stessa nelle scuole, ad esempio, per tenere viva la memoria dei tantissimi ragazzi che hanno dato la vita per combattere e per garantirmi e garantirci la libertà. Ma oggi mi chiedo anche se l’attacco più forte degli ultimi settant’anni a quella stessa libertà non sia quello iniziato due mesi fa costringendo milioni di italiani agli arresti domiciliari. 

Quindi se oggi “attacco” l’ANPI 2.0 non significa affatto infangare la memoria dei Partigiani di ieri bensì, dal mio punto di vista, difenderne la memoria dalle “buffonate” di oggi. Memoria che da quando ho vent’anni difendo nelle piazze contro gli attacchi di chi, in nome di una stronzata colossale, vorrebbe accostarli ai “bravi ragazzi” della repubblica di Salò, spesso ben difesi dalla polizia in assetto antisommossa. 

Se oggi dovessi attaccare il vaticano perché in due mesi non ha cacciato fuori un soldo, questo non significa che non riconosca il lavoro che fa la Caritas per aiutare chi ne ha bisogno e, se non capite questo banale esempio, queste righe non le sto scrivendo per voi.

Ci stiamo avvicinando sempre di più ad uno stato di polizia, ma io non ho letto nessuna posizione dell’ANPI di Cagliari su questi elicotteri che volano sopra la città terrorizzando i cittadini Cagliaritani. 

Su quello che sta succedendo nel “resto della penisola” non mi addentro perché la finirei tra due giorni. 

Festeggerò il 25 aprile facendomi una passeggiata nel mio paese, usando come autocertificazione una bella Bandiera Rossa di Piero Murgia, l’unico educatore che vorrei e che sarebbe stato al mio fianco in questo atto di disubbidienza. 

E farò lo stesso il 28 Aprile con la bandiera Sarda per ricordare la cacciata dei Savoia dalla nostra Nazione.

Lo farò anche perché una delle fortune della mia comunità sulcitana è che il comandante della caserma dei Carabinieri, ed i suoi colleghi, sono tra le persone più ragionevoli che conosco a Giba. 

Altrimenti saranno due semplici multe illegittime e anticostituzionali.

Perché la memoria va coltivata, cari amici, e a me la memoria non m’inganna. E mi preparo ad una nuova e più pericolosa resistenza.

Una mattina, mi son svegliato, o Bella Ciao Bella Ciao Bella Ciao Ciao Ciao, una mattina, mi sono svegliato, e ho trovato l’invasor.

Su Presidenti vi abbraccia, da un metro di distanza.