Pazienti:prima numeri, ora auto(mi) parcheggiati!

Daniela Piras per il gruppo “Esposto” di Donne Libere in Lotta per il Diritto alla Salute- Feminas in Luta pro su Deretu a sa Salude

La situazione all’ospedale di Sassari, nello stabile di via Monte Grappa, può essere riassunta in due parole, in questi giorni: 1) Parcheggio sotterraneo adibito a sala d’aspetto. 2) Locale di passaggio per evitare assembramenti. Verrebbe da ridere se non fosse vero.

Nel comunicato ufficiale della AOU datato 4 luglio 2020 si può leggere «Sarà aperto da lunedì 6 luglio il nuovo ingresso al Palazzo Rosa per l’utenza che deve effettuare esami di laboratorio o sottoporsi a visita specialistica. L’accesso al Palazzo Rosa avverrà dal cancello all’incrocio tra via Monte Grappa e via Padre Manzella.

In questa area di accesso è stata realizzata una sala d’attesa con un nuovo sistema di illuminazione, sono stati posizionati un totem che consente di ritirare il tagliando elimina code…»*

L’area di accesso con il nuovo sistema d’illuminazione, dove è stata realizzata la sala, è costituita niente di meno che dal parcheggio mai utilizzato. Dopo questa notizia, si sollevano immediatamente le contestazioni, specie nelle piazze del 2020 – i Social – e la consigliera Laura Useri (consigliere comunale M5S di Sassari), chiarisce che si tratta di una soluzione dettata dal bisogno di spazi e, sulla polemica riguardante il fatto che il garage in questione non è mai stato utilizzato per mancanza dell’attestato di agibilità afferma: «Riguardo l’agibilità degli spazi non ci sono dubbi, infatti il fatto che non siano aperti alle auto come da originale destinazione è legato ad autorizzazioni e requisiti stringenti a cui non sono stati ancora adeguati (ma solo per essere destinati a parcheggio). Il transito delle persone non comporta alcun pericolo.»

Nessun pericolo, quindi. Ma che ne è della dignità del malato? Può essere considerato dignitoso sostare come un’auto in un garage sotterraneo, da parte di una persona anziana, per esempio? Davvero non si potevano trovare altre soluzioni che prendessero in considerazione anche la componente UMANA dei pazienti?

Nuovo ingresso con dei punti d’appoggio. Sala d’attesa. Le parole generano confusione, a cui si cerca di rimediare, sempre con le parole.

Quindi, i pazienti (e pazienti più che mai dovranno essere, vista la situazione), non solo si vedono rimandare importanti visite di controllo, non solo si trovano a chiamare interminatamente numeri a cui non risponde nessuno, ad aspettare strategici passaggi di linee tramite il centralino che spesso cadono nell’oblio, trasformandosi in “tuuu tuuu” morenti, non solo si ritrovano a lottare per ottenere quello che dovrebbe essere il diritto primario di tutti – la salute – ma ci si ritrova (tutti!) a farlo sbattendo la testa contro un sistema che gestisce malattie e persone come se fossero numeri. Il passo successivo è ora quello di essere considerati auto? Un luogo costruito per accogliere mezzi meccanici può avere la stessa ospitalità e lo stesso comfort a cui ambiscono, e di cui hanno bisogno, gli essere umani? Specie se malati, in attesa di cure. Specie se bisognosi di cure e di calore. Specie se persone, non numeri.

Da un numero si parte, ed è il 1533. Il fantomatico numero del CUP, i cui funzionari segnano meticolosamente nell’agenda a loro disposizione appuntamenti e codici di prenotazione. Ma il 1533 è solo l’inizio: appuntamenti che non possono venire fissati per i più svariati motivi, che si possono racchiudere in uno: cattiva gestione, amministrazione non adeguata per ciò che riguarda l’erogazione di prestazioni mediche professionali.

Ma piuttosto che cercare di risolvere problematiche e carenze che si protraggono da anni, ecco che viene in soccorso il “motivo Covid19”. Un’operatrice del CUP, verso metà giugno, mi dice che non può prenotare il controllo relativo all’esame del Pap-test  perché “non ha date disponibili”. Alla mia risposta, in cui faccio presente che sono già in ritardo di mesi per effettuare questo controllo, mi sento rispondere “Non l’abbiamo voluto noi il Covid19”. Il Covid19 impedisce di fissare le visite periodiche di controllo? In Sardegna?… In Sardegna, ad oggi, non si registrano nuovi focolai e, nel resto d’Italia, la situazione nella sanità è ben diversa. Porto la mia esperienza diretta. Venerdì 3 luglio avevo appuntamento al CTO di Torino (regione tra le più colpite dall’epidemia nelle scorse settimane). Tutto appare funzionale. Si entra direttamente nello stabile e, dopo essersi fatti misurare la temperatura e compilato un’autocertificazione dove, in sintesi, si dichiara di non avere sintomi influenzali preoccupanti, si accede alla saletta dell’accettazione. Poche persone sostano nella sala, sedute sulle seggiole disponibili per metà, ma nessuno è costretto a stare in piedi. Tutto è già stato prenotato precedentemente. Dopo il pagamento del ticket si sale direttamente nel reparto e si entra in base all’appuntamento fissato. Va da sé che non ci sono file né possibilità di assembrarsi, né necessità di disporre di un sotterraneo come sala d’aspetto. Nella situazione attuale non si dovrebbe aspettare, semplicemente, perché il solo fatto di aspettare va contro ciò che il buon senso denota. Dopo aver effettuato la visita, e la relativa prestazione, in pochi minuti sono invitata a rivestirmi e ad abbandonare la sala: è il turno del prossimo paziente. Esco dall’ospedale e mi siedo su una panchina poco distante dallo stabile. L’assembramento è annullato dall’organizzazione e dalla logica. Dalla puntualità di chi opera. Dall’anticipo con il quale sono stati fissati gli appuntamenti e le visite di controllo. Eppure, il Covid19 in Piemonte ha avuto ben altri numeri di contagiati rispetto alla Sardegna.

Mi viene da pensare una cosetta semplice semplice che, guarda caso, è collegata proprio al fatto che io, dalla provincia di Sassari, vada a risolvere i miei problemi di salute in Piemonte: in Sardegna i problemi della sanità esistono ben prima l’insorgere del famigerato Covid19…ed esistono per colpa di una gestione a dir poco catastrofica della sanità pubblica. Quella gestione che ti porta a sbattere il cordless per terra, in preda alla crisi isterica generata dalle continue attese, dai continui sballottamenti per riuscire a parlare con quello o con quell’altro medico, dal logoramento del sistema nervoso provocato da maleducati operatori non identificati (e non identificabili) che si permettono di dire a un’utente che chiede di ripetere le indicazioni, appena sentite in velocità, sulla dicitura da far inserire dal proprio medico di base, in modo da poterle scrivere su un post-it «Ma lei, signora, crede che io abbia tutta la mattina da passare al telefono con lei?» o, ancora, lo snervamento che sale piano piano fino a degenerare in scatti d’ira quando si cerca in qualche modo di parlare o di fissare un appuntamento con il cardiologo che deve rinnovare un piano terapeutico a un anziano padre, portatore di peacemaker, e ci si sente rispondere «Non lo so, signora, non so cosa dirle, prima il dott. XXX era qui, ora non so, sarà in sala operatoria; ascolti, provi a venire qui, si sistemi in corridoio: se è fortunata lo vedrà passare. Appuntamento? No no, non posso fissarle un appuntamento per conto del dott. XXX, gli appuntamenti li dà solo lui. Come, scusi? Come fa a parlare con lui? Glielo ho detto, provi a venire in reparto». Con una situazione pregressa di tale portata non ci voleva certo un luminare della Scienza a capire che l’arrivo di un virus sconosciuto facesse rotolare nel fango un ingranaggio già arrugginito. Non tutti muoiono per colpa del Covid. Non tutto ciò che non funziona è a causa del Covid.

Sarebbe bastato considerare i disagi e le richieste inevase dei tanti “pazienti” e delle tante “pazienti”, per rendersi conto di dove si stava arrivando.

Testimonianze:

F.S. “Buongiorno sto sempre chiamando il policlinico, non risponde nessuno vorrei conferire con il cardiologo. Al centralino non risponde nessuno.”

F.F. “Se avessero impiegato la testa per risolvere il vero problema, non staremo a parlare di posteggi o di sale d’attesa… il problema non è dove mettere le persone ad aspettare… il problema è non farle aspettare. Il problema urgente da risolvere è la riapertura degli ambulatori con un sistema efficiente di prenotazione e di visita, le code si snelliscono solo in quel modo… se possono garantire solo poche visite al giorno, cosa ci fanno centinaia di persone?”

“Riesci a prenotare solo via mail… per telefono non rispondono. E anche per mail perdi le speranze perché la risposta arriva dopo tre giorni… abbandonati.”

M.S. “Sembra che ancora non si possa prenotare… tutto è ancora chiuso e dal CUP nessuno risponde. Perché non sbloccano? E perché se vado sul privato a pagamento c’è la possibilità?”

F.F. “Ho saltato tutti i controlli… mammografia, ecoTV, moc… oltre che i controlli in pneumologia per l’asma…”

M. “Un amico con patologia pneumologica severa, deve fare la spirometria al più presto, prescritta dallo pneumologo in ospedale, ma non è possibile farla! Sembra una barzelletta!”

X. “Ad Alghero non fanno entrare e,quando chiami per avere un’informazione su parenti ricoverati, o non rispondono o si scocciano.”

No, questa situazione non è colpa del Covid. Troppo facile cercare un capro espiatorio dopo avere mandato al collasso un intero sistema sanitario.

*Articolo completo leggibile cliccando sul link: https://www.aousassari.it/index.php?xsl=7&s=70220&v=2&c=2847