Turismo in caduta libera. Solo colpa del Covid19?

Di Daniela Piras

I dati riguardanti l’andamento del settore turistico in Sardegna, sono allarmanti: «secondo un’indagine realizzata da Giacomo del Chiappa, docente di Marketing del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Sassari, nel mese di giugno il fatturato del comparto vacanziero sardo ha fatto registrare addirittura un -95% rispetto al 2019. Lo studio si è basato su un campione di 360 strutture ricettive dell’Isola, tra hotel ed extra alberghiero. I turisti che hanno prenotato sono per lo più italiani: il 75%, di cui il 22% sardi.» è [Fonte: unionesarda.it, 10 luglio].

Qualche settimana fa, il giorno 9 giugno, una campagna lanciata dal movimento Caminera Noa, invitava i cittadini sardi a salvare la Sardegna, con queste parole: «Invitiamo chi non ha avuto ripercussioni economiche a causa della crisi a scegliere i viaggi in Sardegna, per scoprire luoghi poco battuti, strutture che non sfruttano il territorio e i lavoratori e le lavoratrici. Noi lo faremo. Quest’anno resteremo in Sardegna anche se ci fosse la possibilità di andare fuori. Quest’anno sceglieremo di aiutare i commercianti, gli albergatori, i ristoratori, gli operatori del turismo e della cultura, di respirare e rispettare il nostro territorio.»

In merito a questa proposta, ho inviato al movimento una proposta di integrazione con alcune considerazioni, qui riportate:

«Quest’anno, sia per motivi economici che per cautela, ci saranno molti più sardi che faranno le vacanze in Sardegna. Sviando il luogo comune secondo cui “chi vive in Sardegna è sempre in vacanza”, vorrei suggerire di proporre ad albergatori e ai cosiddetti “host” (coloro che gestiscono privatamente la locazione, anche giornaliera, dei propri appartamenti o di porzioni di case condivise, solitamente tramite i siti di airbnb  e booking), di calmierare i prezzi, e creare una sorta di “consorzio online” in cui chi voglia approfittare dei mesi seguenti per scoprire luoghi poco battuti dal turismo di massa – nello specifico nel territorio interno dell’isola – possa avere la possibilità di costruirsi un pacchetto vacanza su misura senza rimetterci un occhio della testa. La proposta può essere intesa anche in maniera bonariamente provocatoria: una sorta di appello all’essere “ospitali tra noi”. Ospitali mettendo in pratica una reale solidarietà tra vacanzieri e gestori di strutture ricettive. La Sardegna non è solo mare, e in questo periodo sarebbe logico cercare di riscoprire i luoghi più “nascosti” o comunque meno conosciuti; luoghi dove è difficile creare assembramenti: montagne, vallate, piccolissimi centri… Faccio tre esempi: La valle del basso Coghinas (Santa Maria Coghinas, Perfugas); la zona montuosa delle Barbagie: Tonara, Belvì, Aritzo; l’altipiano del Sarcidano: Laconi, Isili, Genoni. Avete mai provato a vedere quanto costa in media un pernottamento in camera doppia in certi piccoli comuni? Non sono cifre molto diverse da quelle che si pagano in una grande città, anzi: solitamente sono molto più alte. I motivi sono diversi, e non è questione da affrontare in questa sede, ma in diversi casi si parla di cifre davvero proibitive.

Sarebbe bello provare a realizzare una catena circolare di solidarietà: partire dall’idea che chi ha la possibilità di fare una vacanza scelga di restare in Sardegna per arrivare a ricevere una solidarietà anche da chi affitta le strutture. Una sorta di consorzio che venga incontro anche a chi ha subito gli effetti di questa emergenza sanitaria. In due parole: va bene dare ma a volte è anche giusto ricevere. Io scelgo di andare a Belvì, luogo non proprio “battuto turisticamente” ma ho l’ambizione di venire trattato con un occhio di riguardo, proprio come vengono trattati gli ospiti “continentali” e/o stranieri che scelgono di visitare certe zone. Io, da sarda, voglio andare incontro agli albergatori e gli albergatori, da sardi, dovrebbero venire incontro a me. Come? Proponendo dei prezzi che possano essere sostenibili da una persona che, per esempio, in questo momento di crisi si è vista quasi annullare la capacità di reddito. Il concetto è complesso, e andrebbe affrontato con attenzione; dato che non stiamo parlando di un bene essenziale sarebbe facile cadere in errore. In poche parole, qualcuno potrebbe obiettare: «se non puoi fare le vacanze, non farle. Perché dovrei “svendere” il mio appartamento affittandolo a meno?»

È un discorso che va ben oltre il periodo estivo e la situazione generata dal Covid19, ma possiamo provare a trarne qualcosa di buono:

Far conoscere la Sardegna, invitando a visitare i numerosi monumenti naturali disseminati in zone sconosciute ai più, a scoprire parchi e percorsi alternativi al solito “giro della costa”.

Smuovere quello che potrebbe essere un innesco per varie attività delle zone “secondarie” (intendendo quelle lontano dal mare), perché a rimetterci (nel senso di vedere poche persone in giro) sono tutti gli operatori della zona rimasta in ombra: bar, ristoranti, market ecc.

Questo è il ragionamento generale. Potremo provare a impostare una sorta di invito da diffondere tramite una e-mail, alle strutture alberghiere, proponendo di promuovere il loro hotel o il loro appartamento, e di conseguenza il loro territorio, all’interno di un consorzio turistico che potrebbe vantarsi di seguire un’etica di solidarietà reciproca all’insegna del “Ospitali da sardi a sardi”. (Ovviamente i prezzi dovranno essere gli stessi, sia per turisti isolani che non).»

L’idea era piuttosto ambiziosa, questo è vero, ma non è con le idee innovative e di rottura che si possono smuovere le cose? Ci si concentra sempre sul turismo come se fosse qualcosa che interessa soltanto a chi arriva da fuori, ma ci si scorda che la Sardegna è abitata. È abitata da persone che avrebbero anche il piacere e l’interesse di girarla e di conoscerla meglio, ma che non se lo possono permettere, perché i prezzi sono “a misura di turista del Nord Italia e/o turista straniero”.

E se i prezzi che offrono alcune strutture vanno oltre ogni logica del buon senso, in un periodo come questo, ma anche in periodi normali, dovremmo farci qualche domanda, tutti.

Se le cifre medie richieste per un pernottamento in camera doppia (non sempre compreso di colazione o di bagno ad uso esclusivo) si aggirano sui 65/70 euro, fino ad arrivare a prezzi folli, come per esempio (il costo si riferisce a una notte, per una persona):

Casa Luisa su Booking!  http://www.booking.com/Share-MMDZzgL

La casa del viaggiatore su Booking!  http://www.booking.com/Share-gJkGKX

Pinnetta Sarda su Booking!  http://www.booking.com/Share-1u4XsCl

qualcosa vorrà pur significare.

La responsabilità del crollo delle prenotazioni, qui, è da condividere. Non solo da attribuire alla gestione politica confusionaria rispetto alla posizione da prendere in merito alla norma da applicare all’ingressi di porti e aeroporti: penso a quanti, durante il balletto con al centro la richiesta del Passaporto sanitario da parte del presidente Solinas, hanno preferito rimanere all’interno dello stivale per non sobbarcarsi spese ulteriori – per fare un esempio – ma anche a chi offre servizi e alloggi, anche se lo fa solo per ottenere un ingresso extra.