Podemos sparisce in Galizia e crolla nella Comunità Basca. Cresce l’indipendentismo

di Marco Santopadre
Regionali: Podemos sparisce in Galizia e crolla nella Comunità Basca
Il dato che unifica i risultati delle elezioni regionali tenutesi due giorni fa in due comunità autonome del Regno di Spagna – la Galizia e la Comunità Autonoma Basca – è sicuramente il pessimo risultato della coalizione tra Podemos, Izquierda Unida e alcune sigle locali.
L’esperienza di governo avviata a livello statale da Iglesias con il Psoe di Pedro Sanchez non solo ha causato alcune rotture interne e vari abbandoni – in Catalogna di settori vicini all’indipendentismo e a livello statale della corrente Anticapitalistas, quella più a sinistra – ma ha anche provocato un tonfo elettorale senza precedenti del movimento viola, evidenziando una crisi che a questo punto appare di natura strutturale e non più congiunturale.
Si tratta ovviamente di un voto amministrativo e per di più in due territori animati da una storica rivendicazione di autodeterminazione, ma sono diversi i campanelli di allarme che impensieriscono ora la direzione di Podemos.
Salta agli occhi, proiettando i risultati a livello statale, che i due grandi partiti – Ciudadanos a destra e Podemos a sinistra – nati dalla crisi del sistema politico provocata dalle mobilitazioni e dallo scontento popolare causato dalle politiche di austerity e dalla corruzione dal 2008 in poi si sono ampiamente consumati. Il sistema politico sembra tendere all’equilibrio precedente, con la polarizzazione PP-PSOE a livello statale (pur con l’ingombrante presenza a destra dei neofranchisti di Vox) e il rafforzamento delle formazioni indipendentiste e autonomiste.
Veniamo ai dati.
In Galizia il voto ha confermato lo strapotere della destra nazionalista spagnola e dell’uomo forte locale del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, che per la quarta volta consecutiva ottiene la maggioranza assoluta con il 48,42% e 41 seggi sui 75 totali (nel 2016 stesso numero di seggi e 47,08%). Forte del risultato, Feijóo tenterà ora la scalata alla leadership statale del PP lanciando la sfida al segretario generale Pablo Casado.
Nella regione a nord del Portogallo si afferma con uno storico exploit il Blocco Nazionalista Galiziano, che da 6 seggi passa addirittura a 19, ottenendo il 24,02% (dall’8,24). La sinistra indipendentista e popolare galiziana guidata dalla giovane – e dichiaratamente femminista – Ana Pontòn scalza completamente Podemos e i suoi alleati locali, uniti nella sigla “Galicia en Común – Anova Mareas”, che non sono andati oltre il 3.97% e rimangono fuori dall’assemblea regionale (nel 2016 En Marea aveva conquistato il 18,88% e 14 seggi). Superati dal BNG anche i socialisti del PSdeG-PSOE che con il 119,56% conquistano 15 seggi, uno in più del 2016 (dal 17,69%). Il magro risultato di Vox (il 2.05%) non ha consentito all’estrema destra di conquistare seggi in un territorio dove del resto il Partito Popolare ha tratti di destra radicale ma anche clientelare. Il rapporto tra il PP e Vox è oggetto di scontro tra Feijóo e Casado: il secondo punterebbe a un’alleanza, il primo preferisce mettere in atto un misto di ostracismo e sussunzione che non conceda spazio alla formazione politica di ultradestra.
Anche nella Comunità Autonoma Basca rimangono sostanzialmente inalterati gli equilibri politici generali, ma se in Galizia il PP ha confermato tutta la sua forza nella porzione territorialmente maggioritaria del Paese Basco sono i regionalisti/nazionalisti del PNV a consolidare la propria egemonia.
I centristi guidati da Iñigo Urkullu sono passati da 28 a 31 seggi pur perdendo circa 50 mila voti, affermandosi con il 39,13% dei voti dal 37,2% di quattro anni fa.
Nel campo avverso si afferma la coalizione di centrosinistra/sinistra indipendentista di EH Bildu – anche in questo caso guidata da una donna, Maddalen Iriarte – che passa da 18 a 22 seggi con il 27,85% (aveva il 21.04%) e un incremento consistente dei voti.
Come in Galizia, anche in questo caso l’exploit abertzale prosciuga la sezione locale di Podemos, che passa da 11 a 6 seggi e si ferma all’8,04% (dal 14.7 del 2016). I socialisti rimangono stabili e aggiungono un seggio ai 9 che avevano conquistato alle elezioni del 2016, passando dall’11.81 al 13,65% mentre la coalizione tra il Partito Popolare e la sempre più inconsistente Ciudadanos crolla da 9 a 5 seggi prendendo solo il 6,75% (12.08% nel 2016). Festeggiano invece i fascisti di Vox che con solo l’1.96% entrano per la prima volta nell’emiciclo regionale. Da notare che nei seggi della CAV dove hanno votato i membri della Guardia Civil di stanza nella “comunità ribelle” le percentuali dell’estrema destra oscillano dal 5 all’11%, ben oltre il dato medio…
Nella CAV si è registrata una forte crescita dell’astensione che passa dal 37,56% del 2016 al 47,14% di ieri, prodotto del timore di una parte dell’elettorato per il rischio di contagio, che aveva del resto provocato un rinvio di alcuni mesi delle consultazioni – la vigilia è stata contrassegnata anche dalla polemica nei confronti della decisione delle autorità locali di non permettere ai cittadini positivi al Coronavirus di poter esercitare il proprio diritto di voto – ma anche da un crescente disinteresse per la politica. In Galizia invece si è registrata una maggiore partecipazione al voto rispetto alla volta scorsa, con una diminuzione dell’astensione dal 46.37% al 41,12% di ieri e lunghe code durante le prime ore del mattino in alcuni seggi.
Mentre in Galizia la destra nazionalista spagnola potrà continuare a governare da sola grazie alla comoda maggioranza assoluta conquistata dal PP, nella CAV è molto probabile la riedizione del patto di governo tra PNV e socialisti che esce rafforzata dalle urne ottenendo quattro seggi in più rispetto al 2016. Il PNV che esce vincitore dalle consultazioni di ieri nonostante alcuni scandali per corruzione e lo scontento provocato in alcuni comuni, è una formazione che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio profilo regionalista abbandonando le suggestioni indipendentiste dell’era Ibarretxe, e che pur contraddistinto da una proposta debolmente riformista sul piano economico-sociale ha gradualmente spostato a destra il proprio discorso politico.
EH Bildu è riuscita invece, incentrando la campagna sui temi sociali piuttosto che su una proposta di rottura indipendentista, ad attirare nuovi consensi in fuga, compresi alcuni di quelli in fuga da Podemos e in alcuni casi anche dal PNV.