Michelangelo Pira e l’Identità negata.

Di Francesco Casula

Oggi su Telecostasmeralda (ore 20.30) alla fine della trasmissione Logos de Logu a cura di Enrico Putzolu parlerò – sempre rigorosamente in lingua sarda – del grande antropologo e intellettuale sardo-bittese Michelangelo Pira (Mialinu de Crapinu) e del suo capolavoro “La Rivolta dell’oggetto”. Ecco in sintesi il suo significato.

Il primo giorno di scuola, in prima elementare, dal maestro “un bambino si sentì dire che il suo nome e il suo cognome non erano quelli che credeva di sapere fin dalla nascita e con i quali fino a quel momento era stato «chiamato» da tutti”.
Quel bambino, – che poi è lo scrittore stesso – che per tutti era sempre stato fino ad allora, Mialinu de Crapinu: per la famiglia come per la comunità ma soprattutto per se stesso; a scuola, nella scuola “ufficiale”, dello Stato, si sente nominare Pira Michelangelo.
Di qui la sua identità culturale e linguistica lacerata e mutilata. Scissa e fessurata.
Materia per i labirintici scritti pirandelliani?
O per la poesia di Rimbaud, “Je est un autre”?
No, oltre, addia. Qualcosa di più grave e drammatico.
L’Identità di Mialinu de Crapinu è stata semplicemente azzerata. Nullificata. Repressa.
Ad iniziare dalla sua identità linguistica.
Una costante nella storia sarda, la proibizione e repressione del sardo: a suon di bacchettate nella scuola.
E a suon di bocciature. Ricordo che una trentina di anni fa, in San Pantaleo (una frazione di Olbia) due bambini (prima e terza elementare) furono bocciati perché “il loro lessico era influenzato dal dialetto”(motivazione testuale riportata nelle pagelle).
Una “proibizione” e “criminalizzazione” che viene da lontano.
Carlo Baudi di Vesme nell’opera “Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna”, commissionata dal re Carlo Alberto tra l’ottobre e il novembre 1847, scrive che era severamente proibito l’uso del dialetto (sic!) sardo e si prescriveva quello della lingua italiana anche per incivilire alquanto quella nazione!
Ovvero la lingua sarda da estirpare in quanto espressione di inciviltà da superare e trascendere con la lingua italiana!
Mialinu de Crapinu, da tutti così chiamato, riconosciuto e istituito come soggetto – scrive Pira – si sente trattare dal maestro dello Stato come alunno oggetto. Reificato. Fatto cosa.
“Faticò non poco – scrive ancora Pira – a riconoscersi e a restituirsi come soggetto”.
I sardi continuano a faticare.
Ma per “restituirsi” come soggetti da oggetti che sono, devono “rivoltarsi”. Ribellarsi.
Operando un radicale “rovesciamento”.
La rivolta dell’oggetto, appunto.