Dittatura europea

di Marco Santopadre

L’Italia non è una Repubblica presidenziale, e non assegna alla presidenza le funzioni che prima Napolitano e poi Mattarella hanno abusivamente esercitato in questi ultimi anni manovrando a favore delle compatibilità dettate dall’Unione Europea e dai mercati. Il governo Di Maio-Salvini sarebbe stato una iattura, ma quanto un governo Renzi-Berlusconi (da tempo in gestazione ma fallito per il magrissimo risultato incassato da PD e Forza Italia). E’ assolutamente intollerabile che Mattarella invece che della Costituzione e del mandato popolare si faccia interprete dei diktat di Berlino, di Bruxelles e delle Borse ponendo il veto su un ex ministro scopertosi recentemente critico nei confronti dellEuro e dell’Ue. Non abbiamo visto negli ultimi decenni gli inquilini del Colle altrettanto protagonisti quando si trattava di rimandare indietro leggi incostituzionali o sbarrare la strada a ministri corrotti e mafiosi, dell’uno o dell’altro schieramento.
A questo punto è anche assurdo che si continuino in questo paese (nello stato Italiano N.d.R.)  a convocare elezioni visto che a decidere chi governa è il Presidente della Repubblica su mandato del governo tedesco e dei mercati finanziari.
La cosiddetta sinistra che in questi giorni ha sostenuto a spada tratta le indebite ingerenze e i veti di Mattarella non solo ha dimostrato per l’ennesima volta di lavorare per il ‘Re di Prussia’ -o meglio, per la Cancelliera tedesca – ma anche di aver perso del tutto il contatto con la realtà.
Dopo il fallimento del governo gialloverde a causa dei veti di Mattarella e degli interventi a gamba tesa dell’UE, M5S e Lega potranno presentarsi al voto come integerrimi difensori della sovranità nazionale e popolare e vittime di un complotto, e faranno il pieno di voti ben oltre i risultati dello scorso 4 marzo. E questo nonostante il programma di governo di Conte fosse infarcito di misure a favore del padronato e della media borghesia come la flat tax, di norme xenofobe, e fosse stato espunto dalla maggior parte dei provvedimenti invisi all’Ue e ai poteri forti. Ma ora Salvini e Di Maio potranno presentarsi all’elettorato come dei campioni della democrazia, mentre la sinistra mainstream, quella che trova spazio su Tv e giornali, difende la dittatura dei mercati e della gabbia europea.
Se la cosiddetta sinistra pensa di combattere l’avanzata del fascismo e della xenofobia nella società italiana farebbe bene a lasciar perdere che combina solo danni.

Autodeterminatzione: tramonto o alba?

 Fabrizio Palazzari (nuovo portavoce e presidente) e Stefania Lilliu (vicepresidente) di Autodeterminatzione

Prima le dimissioni del portavoce Anthony Muroni accompagnate dalle rassicuranti dichiarazioni di “normale alternanza democratica”, poi l’autocongelamento dell’associazione Sardos (di cui Muroni è membro attivo e importante animatore), in seguito le dimissioni di Valentina Sanna, presidente del gruppo Comunidades, e infine l’abbandono dell’associazione Sardos. Nell’epilogo le polemiche durissime sui social su statuto e gestione politica del progetto e infine la spaccatura finale.

Piuttosto che una “maratona” quella di Autodeterminatzione a molti- compresi molti attivisti e sostenitori – è sembrata una corsetta di un corridore poco allenato, insomma l’ennesima delusione dello speranzoso mondo indipendentista in cerca di unità.

Proprio Valentina Sanna, in un lungo comunicato di delucidazioni, aveva individuato nella questione del metodo (e quindi dello statuto), le ragioni della rottura:

«Se avessimo fatto prima di quella data, come ci eravamo ripromessi di fare, lo Statuto e l’Associazione Progetto Autodeterminatzione, probabilmente niente o poco di irreparabile come invece è avvenuto, sarebbe successo. Lo Statuto, non per responsabilità di tutti ma solo di una parte, non si è fatto nel tempo stabilito».

Alcuni attenti osservatori avevano già individuato nel metodo i piedi d’argilla del progetto e a quanto pare diverse formazioni e personalità storiche dell’indipendentismo si erano tenute lontane proprio perché avevano intravisto nella fretta di presentarsi alle elezioni (per di più alle elezioni italiane!) i ben noti mali di ogni tentativo unitario.

Ma al di là delle interpretazioni ciò che risulta certo è che le strade dei sei soggetti rimasti (a cui si è aggiunta la nuova sigla “Radicales Sardos”) da una parte e di Sardos e Comunidades dall’altra sembrano essersi definitivamente divise, anche se in politica l’aggettivo “definitivo” è sempre da intendersi relativamente.

«La nuova strategia – si legge in una nota di Sardos dello scorso 8 maggio – è un ritorno sulla strada del vecchio indipendentismo e delle vecchie pratiche partitiche, di natura quasi esclusivamente elettorale;
– è percepibile un netto ritorno alle posizioni estreme e massimaliste: “lui non è mai stato indipendentista”, “lui era .. “;
– si sta lasciando per strada il principio della trasversalità che aveva invece caratterizzato Progetto Autodeterminatzione;
– molti quadri di alcune forze politiche del tavolo hanno fatto trasparire, con le loro dichiarazioni, un disprezzo inaccettabile con l’intenzione di isolare Sardos, opprimendo la sua potenzialità di catalizzatore prima tanto decantata;
– alcuni giudizi sul coordinatore politico, solo dopo il 4 marzo, ci sono sembrati intollerabili e da censurare per sgradevolezza e irresponsabilità.
Sono questi i motivi che hanno innescato la crisi del post 4 marzo: non un’analisi del voto, ma la volontà cinica di pochi, nel silenzio colpevole di altri, di sgombrare il campo dalla presenza “moderata” della nostra associazione che, con enormi sacrifici e difficoltà, aveva favorito seguendo il suo statuto la federazione tra gli otto diversi movimenti e la nascita stessa del Progetto.
Mai prima queste sigle avevano accettato di unirsi o anche solo di riunirsi operativamente attorno a un unico tavolo con un forte e autorevole coordinamento quale quello svolto da Anthony Muroni».

Sulla nuova pagina fb del progetto compare invece la lettura a tinte rosa di Autodeterminatzione che sottolinea la novità del corso politico intrapreso:

«Fabrizio Palazzari (Presidente e portavoce) e Stefania Lilliu (Vice-presidente e vice-portavoce) sono l’espressione della stessa formazione che si è presentata alle Politiche dello scorso 4 marzo e che sì è evoluta in piena continuità con lo statuto fondativo iniziale. In piena linea con l’attenta risposta ricevuta dalla società sarda, sia in termini elettorali, con oltre 20.000 voti, che soprattutto in termini di partecipazione.

Infatti negli ultimi due mesi migliaia di attivisti hanno partecipato alle venti assemblee territoriali che si sono svolte in tutta la Sardegna. La scelta di Fabrizio Palazzari e Stefania Lilliu va proprio in questa direzione. Sono l’espressione diretta del processo elettorale e partecipativo avviato e sono capaci di rappresentare il nostro progetto politico, plurale e aperto. Il loro impegno immediato sarà rivolto ad animare questa partecipazione dal basso e nel contempo allargare i soggetti coinvolti con le nuove sigle che aderiranno ad AutodetermiNatzione, a cominciare dai Radicales Sardos.

AutodetermiNatzione è un movimento politico, plurale, aperto, nazionalmente sardo e di visione progressista impegnato nella costruzione di un progetto di autogoverno della Sardegna partecipato, inclusivo e condiviso. E’ aperto alle forze politiche, ai movimenti, alle associazioni che abbiamo testa, cuore e gambe qui nella nostra terra e ai cittadini che potranno agire al massimo delle loro potenzialità all’interno della struttura organizzativa».

Il testo è il frutto di una conferenza stampa in Regione lo scorso 16 maggio dove appunto è stato annunciato il rinnovo dei vertici: presidente è Fabrizio Palazzari e Stefania Lilliu  invece è stata eletta vicepresidente.

 

Così mentre Sardos ha rinviato la sua assemblea aperta al 27 maggio nel centro servizi Losa di Abbasanta, a cui a questo punto è probabile aderisca anche Comunidades, Autodeterminatzione punta sugli incontri territoriali e rinnova statuto e vertici dirigenti.

Nella medesima conferenza stampa, alla presenza dei segretari delle varie componenti, l’alleanza tra Gentes, Sardegna Possibile, Rossomori, Sardigna Natzione, Irs, Liberu e Radicales Sardos pro s’Autodeterminazione annuncia a gran voce l’obietivo: si punta alle prossime elezioni regionali .

La linea è sempre quella annunciata in vista delle elezioni italiane: alternativa di governo al sistema dei partiti italiani. Il problema è che lo spazio politico inizia ad essere assai affollato e i voti sembrano decrescere proporzionalmente al numero dei soggetti che si candidano a rappresentarli.

………….

(Nota della Redazione)

La Redazione di Pesa Sardigna ha sempre seguito con interesse ogni tentativo di ricomposizione del movimento per l’emancipazione nazionale della Sardegna e conseguentemente al suo dibattito interno. Dunque è disponibile ad ospitare al suo interno interventi e interviste di tutti i suoi protagonisti. 

Basta contattare la redazione a questa mail : pesa.sardigna.blog@gmail.com

«Non un centesimo alla sanità privata!» Manifestazione al Mater

La  locandina di Caminera Noa che chiama a raccolta i sardi contro l’impiego di denaro pubblico per l’apertura dell’ospedale privato del Qatar

Recentemente, in seguito alle polemiche sui problemi burocratici legati all’apertura del complesso ospedaliero di proprietà della fondazione del Qatar (il Mater Olbia), diversi portatori di interesse avevano minacciato di scendere in piazza per chiedere con forza la sua apertura (qui).

Addirittura l’ex deputato olbiese del PD Giampiero Scanu aveva dichiarato a mezzo stampa (qui) che «i folli ci sono anche in questa città. Non esistono solo a Cagliari e Sassari dove ci possono essere interessi rappresentati da un certo tipo di massoneria o legati alle cliniche private».

Ma evidentemente in Sardegna non tutti sono disposti a rimanere proni di fronte alla privatizzazione della sanità pubblica che vede nell’operazione “Mater” il suo fiore all’occhiello. Oltre ai numerosi comitati che scenderanno in piazza in diverse parti della Sardegna il 7 giugno e all’attivissima Rete Sarda Difesa Sanita’ Pubblica, spunta una originale mobilitazione del nuovo soggetto-progetto politico Caminera Noa.

Finora si erano fatte manifestazioni, assemblee affollatissime, fiaccolate, persino scioperi della fame, ma nessuno aveva mai organizzato una manifestazione davanti all’edificio che è diventato il pomo della discordia tra chi ci vede una imperdibile occasione di sviluppo economico e chi invece il simbolo della colonizzazione e della privatizzazione del diritto alla salute.

Caminera Noa ha lanciato ieri on line un appello che riportiamo integralmente affiancato da un evento facebook che invita i cittadini sardi alla mobilitazione.

Da notare che non si dice soltanto “no” ma si fanno anche proposte concrete sul come spendere quelle risorse destinate annualmente a finanziare il Mater (sono previsti circa 60 milioni di euro dei cittadini sardi per dieci anni erogati ogni anno dalle casse della Regione alle casse della Qatar Foundation).

buona lettura:

Giù le mani dalla sanità pubblica!

La sanità pubblica è un bene comune che va tutelato, in particolare quando si cerca di minarlo finanziando con denaro pubblico le strutture private come il Mater Olbia a scapito di strutture anche di eccellenza presenti sul territorio sardo.

Strutture ospedaliere: chiediamo il miglioramento dei servizi ospedalieri pubblici di grandi dimensioni che invece vengono impoveriti in tutta la Sardegna (Olbia compresa), e la tutela dei piccoli che sono a rischio chiusura o che vengono declassati e trasformati in pronto soccorso o strutture di lunga degenza. Un esempio è quello dei punti nascita: chiediamo che non vengano chiusi solo perché non rispondono a parametri, europei e italiani, stabiliti sulla base di concetti economici di austerity completamente decontestualizzati dalle realtà a cui vengono applicati.

Legge 124/98, articolo 3: Perché non destinare i finanziamenti regionali dati al Mater Olbia ad altre voci di spesa?
Chiediamo che la Regione Sardegna recepisca i commi 11 e 13. Essi prevedono che, se le strutture pubbliche non possono garantire entro 30/60 giorni l’erogazione di una prestazione sanitaria, questa venga effettuata in regime privato a rimborso da parte della Direzione Sanitaria competente, o intramoenia, al costo del solo ticket.

Breast Unit: l’idea iniziale del Mater Olbia era quella di un polo di eccellenza per l’ematologia pediatrica, trasformandosi poi (con il passaggio della partnership dal Bambin Gesù al Gemelli) teoricamente in centro specializzato in oncologia senologica. Ciò comporta il depauperamento della Breast di Cagliari, della SMAC di Sassari e metterebbe a rischio l’avvio della Breast di Nuoro.

Giù le mani dalla nostra terra!
La Costa Smeralda conserva ancora un enorme patrimonio naturalistico da tutelare dall’aggressione di chi vorrebbe attuare un enorme piano di speculazione basato essenzialmente sul cemento e l’intreccio di affari tra la politica e il fiume di petroldollari provenienti dalla Monarchia Saudita del Quatar.

La Qatar Investment Authotiy, il fondo sovrano del Paese più ricco del mondo, ha infatti acquistato nel 2012, la Smeralda Holding dal finanziere americano-libanese Tom Barrack, entrando in possesso di un patrimonio immobiliare consistente in 4 alberghi, la marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e soprattutto nei 2.300 ettari di terreni vergini su cui oggi incombe la minaccia di una immensa lottizzazione.

Tenuto conto della necessità di salvaguardia di un importante patrimonio naturalistico, finora sfuggito alle cementificazioni per via di vincoli paesaggisti che ne impediscono la lottizzazione, occorre sottolineare che la vendita di terreni ad un fondo sovrano significa vendere direttamente parti del proprio territorio ad un Paese straniero, in questo caso una potente monarchia saudita in grado, con il flusso di investimenti milionari spalmati in più settori strategici, dai trasporti alla sanità, di influenzare decisioni politiche importanti in funzione di interessi estranei ai cittadini, sempre più vittime inconsapevoli di accordi siglati sulla loro pelle.

La vicenda del Mater Olbia non fa alcuna eccezione e anzi si presenta come una operazione coloniale senza precedenti, in cui la pressoché totalità delle forze politiche si sono schierate a favore dell’investimento saudita nella sanità sarda, la cui razionalizzazione si traduce in una drastica riduzione di servizi irrinunciabili, finendo per favorire gli investimenti del Qatar nel settore. In questo sconcertante scenario, il coro di promesse di centinaia di posti di lavoro fatte da una larghissima schiera di forze politiche, che deriverebbero dagli investimenti qatariani nel Mater Olbia, lasciano intravvedere il preludio per l’abbattimento di vincoli e impedimenti all’aumento di cubature e alla realizzazione di nuove faraoniche costruzioni. In poche parole più cubature, cemento e deroghe in cambio di petroldollari. In questa direzione pare essere orientato il governo Pigliaru e i suoi alleati sovranisti che intendono modificare il PPR del 2006.

Ad uno scenario di questo tipo diciamo no, decisi a difendere gli interessi del popolo sardo, le nostre risorse incontaminate e un modello di sviluppo che non metta a rischio il nostro habitat in cambio di business ed interessi politici di qualsiasi natura.

La narrazione dell’occupazione militare della Sardegna

L’associazione studentesca di Sassari “Giusta – Gruppo Indipendente degli Universitari e Studenti per l’Antimafia” ha organizzato un interessante seminario per il 25 maggio a Sassari, alle ore 15 nell’aula Cicu, presso il Dipartimento di Giurisprudenza, sulla rappresentazione del militare nei media locali.

La relazione sarà tenuta dalla Professoressa Aide Esu dell’ Università degli Studi di Cagliari e sarà il frutto di una recente sua ricerca “Military pollution in no war zone: the military representation in the local media”.

In questo articolo si analizza la rappresentazione della stampa locale delle attività di sperimentazione militare in Sardegna. L’autrice ha cercato di valutare i cambiamenti nella rappresentazione dei militari durante i 57 anni di presenza dei poligoni in Sardegna, individuando le narrazioni utilizzate dalla stampa locale. La stampa locale risulta il media principale per comprendere la rappresentazione dell’esercito italiano e delle sue attività nell’isola. Dall’analisi  sono emerse due linee storiche principali: nei primi anni di presenza delle basi, l’occupazione militare era percepita come portatrice di cambiamento e modernità. In seguito, parallelamente alle crescenti preoccupazioni legate agli effetti delle attività militari sulla salute umana, l’esercito italiano è stato sempre più percepito come una minaccia per le comunità locali e l’ambiente.

La serata proseguirà al circolo  Tirrindò, in via Masia n° 2 (piazza Università), con una serata di autofinanziamento per A Foras, dalle ore 19

Modererà l’incontro Michele Salis, attivista dell’Assemblea di A FORAS – Contra a s’ocupatzione militare de Sa Sardigna e referente del tavolo di lavoro “Economia e territorio” della medesima organizzazione.

 

La Sicilia studia la propria lingua: il siciliano

La giunta regionale si è riunita ieri in seduta straordinaria ad Agrigento in occasione del 72° anniversario dell’Autonomia siciliana.

Il  governo ha deciso che il 15 maggio, festa dell’autonomia siciliana, non sarà più vacanza nelle scuole, ma sarà una giornata dedicata alla storia dell’Autonomia. Inoltre nei programmi scolastici, dal prossimo anno, verrà introdotto lo studio della storia di Sicilia e della sua lingua.

Approvato, infine, anche lo schema di nuove norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria (in riferimento agli articoli 36, 37 e 38).

Da ilSicilia

2 giugno contro la Repubblica militare

Anche quest’anno A FORAS chiama a raccolta tutto il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, per una giornata di mobilitazione popolare, che capovolga la festa della repubblica italiana. Perché questa data? È la repubblica – si legge nella chiamata diramata in rete dagli attivisti contrari all’occupazione militare della Sardegna – che da oltre 60 anni impone unilateralmente il 60% di servitù militari alla nostra terra trasformandola di fatto in una colonia militare.
Manifesteremo – continua la nota – la nostra opposizione non solo nei confronti dello stato italiano, ma anche della NATO, e di tutti gli altri eserciti stranieri e le multinazionali che operano ogni giorno nella nostra terra per trarre profitto da industria bellica e guerre di aggressione.

Gli attivisti di A Foras indicano non solo contro Stato italiano e Nato, ma anche contro i loro complici alla guida della “Regione Autonoma”:

Quest’anno manifestiamo anche contro la complicità del governo regionale, che a dicembre 2017 ha ratificato l’accordo truffa col Ministero della difesa, col quale, in cambio di poche spiagge (che erano già aperte durante l’estate), ratifica l’occupazione militare della Sardegna e insieme pone le basi per un aumento della presenza militare in Sardegna (con la caserma di Pratosardo e il SIAT a Teulada). Per questo motivo quest’anno il corteo partirà dalla sede della giunta regionale, in viale Trento a Cagliari. Il 2 giugno di quest’anno lanceremo anche la nostra assemblea itinerante, che durante l’estate toccherà diversi territori della nostra isola, occupati dai poligoni e non, per conoscerli meglio e farci conoscere, e per rilanciare anche lì la lotta contro l’occupazione militare.

Sempre presente anche la solidarietà internazionalista. In un clima sempre più favorevole alla guerra totale, i manifestanti vogliono rimarcare anche che  il Popolo Sardo non è complice delle aggressioni imperialiste e che lotta per liberare se stesso dall’occupazione militare e contemporaneamente per sabotare la piattaforma militare a cui è ridotta l’isola. 

A seguire si terrà un concerto gratuito nel colle di S. Michele a Cagliari con numerosi artisti contrari all’occupazione militare e alla guerra che si esibiranno dal palco.


Di seguito le rivendicazioni della manifestazione: 


• STOP alle ESERCITAZIONI militari, DISMISSIONE di TUTTI i POLIGONI; avvio di BONIFICHE integrali;
• RISARCIMENTI per tutti i danni (demografici, economici alla salute e all’ambiente) subiti in 60 anni di occupazione militare, e utilizzo degli stessi per l’avvio di ALTERNATIVE ECONOMICHE etiche, sostenibili e legate alle risorse dei territori;
• RICONVERSIONE a uso civile di tutti siti militari, dalle CASERME dei POLIGONI a quella di Pratosardo, e della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas;
• STOP ai nuovi progetti sui poligoni DUAL USE (civile-militare);
• STOP ai progetti di ampliamento e ammodernamento dei poligoni, come il Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre (SIAT)
• Revoca degli accordi dell’Università di Cagliari con il comando militare della Sardegna e con le università israeliane complici del massacro del popolo palestinese. Revoca della convenzione tra Università di Sassari ed Esercito Italiano. Fine di ogni rapporto degli atenei sardi con aziende coinvolte con lo sviluppo bellico. Avvio di ricerche e corsi di studio su bonifiche e riconversioni di siti militari;
• Annullamento dell’accordo tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa sulle servitù militari;
• Cessazione di ogni tipo di collaborazione sia civile che militare tra la Regione Sardegna e governi (come quelli di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, USA e Israele) che promuovono guerre di aggressione negli stati senza pace.

Isciòperu: «Eja» a s’iscola sarda, «Nono» a s’Invalsi

 

Il soggetto-progetto CamineraNoa e l’Unione degli Studenti di Cagliari aderiscono allo sciopero nazionale sardo indetto dai Cobas Sardegna dell’intera giornata per tutto il personale Docente e ATA di ogni ordine e grado degli Istituti Scolastici Statali della Sardegna per VENERDI’ 11 MAGGIO 2018.
Insieme al sindacato COBAS – si legge in una nota diffusa a mezzo stampa -organizzeremo una manifestazione nello spazio antistante il Consiglio Regionale in via Roma alle ore 10:00 di venerdì 11 maggio.

Le ragioni del sindacato di base – che alle appena trascorse elezioni RSU ha preso in media il 22% dei voti – sono concentrate sul contrasto ai quiz INVALSI che di fatto negano l’autonomia didattica. Ciò in Sardegna è doppiamente grave perché significa negare l’autonomia della docenza e insieme annullare di fatto ogni possibile progettualità didattica coerente con le particolarissime istanze del nostro territorio:  «Vogliono far diventare – puntualizzano i COBAS – le rilevazioni Invalsi non una presunta forma di “autovalutazione”, ma la valutazione vera e propria della scuola e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, come già ampiamente verificato in questi anni, dovranno conformare la propria didattica a quanto previsto dall’Invalsi».

Su questo ceppo è montata la protesta con l’adesione anche del nuovo soggetto-progetto politico CamineraNoa e degli studenti cagliaritani che rilanciano in un documento congiunto:

«Se la didattica si deve conformare ai parametri stabiliti in maniera centralistica e verticistica è ovvio che non rimarrà alcuno spazio per la storia della Sardegna, per la lingua sarda e in generale per tutto ciò che non riguardi la soddisfazione degli obiettivi stabiliti al vertice» .

Ma Caminera Noa e UDS vanno oltre l’opposizione all’Invalsi e lanciano anche due proposte molto concrete – e fattibili perché a norma di legge – per la scuola sarda:

«In occasione della manifestazione avanzeremo due richieste specifiche all’ Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport della Regione Automa:

1. Avviare un tavolo fra RAS e USR per garantire una reale applicazione dell’articolo 6 della Costituzione italiana, della Legge 482 del 1999, del Decreto legislativo 13 gennaio 2016, numero 16 in applicazione delle direttive europee sulla tutela delle minoranze linguistiche, del DpR 275 del 1999 sull’autonomia scolastica e delDpR81 del 2009 sulla strutturazione degli organici nei territori abitati dalle minoranze linguistiche.
Ciò vale a dire inserire nelle scuole sarde di ogni ordine e grado l’insegnamento del sardo e l’insegnamento in sardo garantendo fra l’altro un incremento di migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato per docenti sardi, molti dei quali già specializzati da specifici corsi regionali e attualmente parcheggiati o costretti all’emigrazione dalla legge 107 (cosiddetta “buona scuola”).

2. Spedire a tutte le scuole di ordine e grado della Sardegna la cartellonistica plurilingue che forniremo in allegato, possibilmente stanziando un piccolo budget per la sua realizzazione senza attingere ai fondi FIS delle singole scuole. Per ora abbiamo curato la traduzione dei cartelli che si trovano nelle scuole in quattro lingue: sardo, gallurese, francese e inglese. Oltre a valorizzare l’uso della lingua sarda e di quella gallurese tale iniziativa ha anche una doppia finalità educativa e pedagogica: favorisce l’educazione al plurilinguismo e l’apprendimento delle lingue, sostiene le attività relative all’inclusione per i ragazzi immigrati che spesso entrano nelle nostre scuole senza conoscere una parola di italiano. Nei prossimi tempi ci impegneremo a fornire la traduzione anche in sassarese, catalano algherese, tabarchino e arabo» .

La nota si conclude con l’invito trasversale alla mobilitazione:

«Invitiamo tutti i docenti, tutti i sindacati sensibili al problema, tutte le organizzazioni studentesche, il movimento linguistico e in generale tutti i cittadini sardi a dare forza a questa mobilitazione di carattere strategico per la nostra terra, per l’incremento dei posti di lavoro nella scuola e per il rifiuto di un modello di scuola sterile e imposto dall’alto che tanti danni sta facendo a tutti i livelli» .

Di seguito riportiamo il link dell’evento fb. Cliccare qui per accedere.

 

Tàtari, Monumenti Aperti 2018: cando su sardu est rebellia

Sa grandu initziativa de su comunu de Tàtari, chi como est giai una manifestada collaudada dae annos, non bidet galu perunu tretu riservadu a sas limbas de Sardigna. Una làstima pro un’initziativa chi movet mìgias e mìgias de persones a inghìriu a sos monumentos tataresos.
Di fatis totu sa propaganda, totu sos manifestos, totu sos messàgios pùblicos in sas retzas sotziales sunt totus iscritos in italianu.

Nudda l’ant iscritu in sardu, comente a chèrrere lantzare su messàgiu de èssere in unu non-logu cale si siat de s’Itàlia e non in unu logu pretzisu de sa Sardigna, cun monumentos suos de cada època antis de sa parèntesi, galu aberta, de sa periferitzidade italiana.

Fotografia de Charles Gauche

Nudda mancu in tataresu, sa limba galana locale chi est unu bantu pro gente meda chi at cumpresu s’importu suo in sa “ecologia” linguìstica mundiale, e chi lu diat pòdere èssere pro àtera gente chi galu no ischit su balore e sa singularidade de sa limba turritana.

Sa manifestada difùndida at a èssere acumpangiada dae mùsicos, pintores, iscultores, draperis e assòtzios culturales. A dolu mannu, custa bia, belle nemos de sos partetzipantes at iscritu su manifesteddu suo in carchi limba de Sardigna. Intre sos chi ant a partetzipare, solu s’assòtziu de su cuncordu polìfonicu Nova Euphonia, dirigidu dae sos mastros Irene Dore e Nicola Vandenbroele, at chèrridu iscrìere su manifestu suo in sardu, chi podides mirare carchende inoghe.

S’isperu de cada amantiosu de sas limbas nostras est chi, pro sa manifestada de Monumenti Aperti de su 2019, cada comunu chi organizet s’eventu potzat inghitzare a iscrìere sa propaganda in sardu, unu bellu sardu iscritu bene, o in cale si siat àtera limba de Sardigna.

Altro che autonomia: andate al popolo (sardo)!

di Omar Onnis

Un momento dell’incontro su “Autonomia e Federalismo” organizzato a Ghilarza lo scorso 28 aprile da intellettuali della sinistra del PD e di LeU.

Senza troppa polemica, perché certi processi sono complessi e non scorrono rapidi come i tempi della cronaca quotidiana. Ma qui si ha una riprova della condizione deficitaria della classe politica sarda e di certi fenomeni in corso di cui parlavo ieri su SardegnaMondo.

Una parte consistente della nomenklatura e dei quadri intermedi dei partiti italiani grosso modo socialdemocratici (con sfumature dal neoliberismo acritico al riformismo timido), intellettuali organici compresi, si ritrova senza fissa dimora e senza certezze per il futuro.

Certezze per il futuro significa fondamentalmente ragionevoli garanzie di carriera, sia chiaro. Non siamo sul terreno dei grandi ideali o delle prospettive di lungo periodo.

Ma questo rischia di essere un giudizio sbrigativo e anche eccessivamente severo. Dentro l’egoismo diffuso e la cattiva abitudine all’opportunismo in realtà si intravede anche un barlume di disagio politico, una ricerca di senso che lo status quo non fornisce più.

Dato che non è facile diventare incendiari dopo una vita da pompieri, si procede a vista, provando a uscire dalla zona di comfort, impiegando concetti e termini che per questo eterogeneo conglomerato di esperienze e aspettative suonano comunque avventurosi. Dunque rischiosi.

Addirittura si lanciano come parole d’ordine “autonomia e federalismo“. Un’endiadi vagamente auto-contraddittoria, quasi un ossimoro. Non voglio dire un nonsenso. Ma è (quasi) una novità. Si usa addirittura la parola “autogoverno” (che è un altro concetto ancora).

Un’apertura che a loro sembra già un pericoloso sbilanciamento in un terreno incognito e oscuro, ma che a un osservatore appena appena informato, o senza vincoli di sudditanza, suona pateticamente in ritardo.

Eppure è un segnale.

È la certificazione che l’orizzonte politico dentro cui ha ancora senso fare politica in Sardegna offre solo due possibilità che vanno estremizzandosi:

– o l’adesione attiva al processo neo-colonialista (in atto e operante);
– o il suo contrasto radicale dentro una prospettiva di autodeterminazione (a prescindere dalle forme che tale obiettivo potrà rivestire, nel quadro internazionale che va articolandosi).

Dato che in campo ci sono già almeno due percorsi collettivi e plurali (Autodeterminatzione e Caminera noa) – largamente egemonizzati dalle istanze di sinistra (il che a mio avviso è non solo un bene ma è anche conseguente e sensato, in Sardegna), oltre che votati appunto al perseguimento dell’autodeterminazione già dentro il quadro normativo e politico vigente – sarebbe utile che le aperture degli ex quadri e intellettuali della sinistra italiana in Sardegna trovassero una collocazione coerente e concreta nell’avvicinamento, almeno in termini di confronto, a tali due percorsi.

Ho i miei dubbi. Ho la sensazione che per molti di loro si tratti solo di trovare una formula retorica per poter ri-negoziare la propria partecipazione ai prossimi tavoli di spartizione della ormai moribonda classe politica dominante (dominante nelle istituzioni, molto meno nella collettività sarda reale).

Ma chissà.

Bisogna essere fiduciosi e aprire un po’ di credito. Alla meta si arriva tutti o non arriva nessuno. Verificheremo la sincerità di tali aperture alla prova dei fatti.

Caminera Noa lancia un appello alle realtà resistenti

Foto della conferenza aperta e popolare di CN

Si è tenuta questa mattina alle ore 11:00 presso il Centro Autogestito Casteddu, nei locali dell’ateneo cagliaritano di via Trentino, la conferenza stampa tenuta dai due neoeletti portavoce del percorso di lotte denominato “Caminera Noa”, Giovanni Fara e Alessia Etzi, i quali hanno presentato la bozza di manifesto approvata nel corso dell’assemblea plenaria tenutasi il 18 marzo a Bauladu e scaturita dalle lotte e dai conflitti sociali in cui è nato questo nuovo percorso politico.

Sono stati ricordati i valori fondamentali dell’antirazzismo e antifascismo, dell’autodeterminazione nazionale e il diritto a decidere; sostenibilità, difesa ambientale e superamento del sistema liberista e dell’economia “capitalista.

Samed Ismail é intervenuto per il Centro Studi Autogestito Casteddu per introdurre la conferenza stampa e spiegare il progetto di riappropriazione dal basso di spazi di studio e elaborazione politica.

Manifesto emendabile, come sottolineato dai due portavoce, tranne che nei pilastri che rappresentano gli elementi di sintesi e di unità del soggetto che si intende costruire dal basso, in maniera fortemente democratica, inclusiva e aperta.

“Il percorso che stiamo pianificando insieme e in maniera condivisa – ha sottolineato Alessia Etzi – non solo si configura come una via nuova della politica, ma come un nuovo modo di vivere e di rispondere alle esigenze delle comunità e della nostra terra.”

Si è esposto il metodo attorno a cui Caminera Noa sta realizzando il proprio percorso, ricordando che i portavoce potranno rimanere in carica per un periodo massimo di un anno e come si voglia garantire la massima rappresentanza di genere.

I due portavoce di CN

I due portavoce hanno poi spiegato la scelta della data e del luogo in cui convocare la conferenza stampa di presentazione di questo progetto: il 28 aprile, giorno in cui si ricordano i moti rivoluzionari, è stato infatti scelto per rilanciare una nuova resistenza, un nuovo processo di emancipazione e liberazione della Sardegna.

Giovanni Fara ed Alessia Etzi hanno continuato chiarendo che Caminera Noa crede nella progettualità politica dal basso e pertanto solidarizza con gli studenti che vogliono essere protagonisti all’interno dell’università. I due referenti hanno sottolineato il fatto che considerano un valore la contestazione rivolta alla propaganda militare nelle scuole e anche per questo hanno scelto il Centro Autogestito Casteddu come luogo simbolo dove rilanciare l’appello, rivolto a tutte le realtà resistenti della Sardegna allo scopo di costruire in maniera realmente democratica e paritaria un nuovo percorso politico insieme.

“Quello che tutti noi vogliamo costruire non è un nuovo partito o una nuova sigla – ha ribadito Giovanni Fara – ma una rete politica fatta di tutte le lotte e di tutti i progetti che stanno facendo fronte alla desertificazione coloniale della nostra terra. Un soggetto-progetto che unisca le forze civiche, i movimenti per i diritti civili, gli indipendentisti, i progressisti, gli anticapitalisti che già sono presenti e operano in Sardegna. “