A Foras di nuovo davanti ai poligoni

La locandina ufficiale per la chiamata della manifestazione nazionale contro l’occupazione militare a Capo Frasca lanciata dal movimento sardo A Foras e subito fatta propria da decine di soggetti politici e culturali favorevoli alla smilitarizzazione dell’isola

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’appello lanciato dall’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare A Foras per una grande manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna e per la totale smilitarizzazione della nazione sarda.

VI CHIEDIAMO LA MASSIMA DIFFUSIONE:

IL 12 ottobre 2019 davanti al poligono di Capo Frasca si terrà la Manifestada contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna, organizzata da oltre 40 comitati, movimenti, associazioni e sindacati.

Il movimento sardo contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare chiama a raccolta comitati, movimenti, associazioni, sindacati, categorie professionali, intellettuali e tutto il nostro popolo a mobilitarsi e protestare contro il prossimo inizio delle esercitazioni militari in Sardegna.
Le diverse realtà che hanno a cuore le sorti della nostra terra torneranno a manifestare insieme contro l’oppressione militare il prossimo 12 ottobre 2019 davanti al poligono militare di Capo Frasca, arricchendo quella giornata ognuno con la propria sensibilità e i propri contenuti.
Dopo la capitolazione delle ultime giunte regionali davanti alle pressioni del ministero della Difesa e dopo la mortificazione di ogni opposizione esistente all’interno delle istituzioni (dal Comipa fino al processo sui veleni di Quirra) appare sempre più chiaro che l’unica strada percorribile è la creazione di una forte opposizione popolare.
Lottiamo per non dover più sottostare al ricatto occupazionale che legittima fabbriche di morte e multinazionali che sperimentano i loro armamenti nella nostra terra.
Lottiamo per contrastare lo spopolamento e l’emigrazione forzata causata dalle diseconomie di questa presenza oppressiva.
Lottiamo per alternative economiche possibili davanti alla devastazione ambientale e alla speculazione sul territorio.
Lottiamo contro la guerra, per una Sardegna non più sottomessa alle politiche di guerra che minacciano e colpiscono altri popoli.
Le esercitazioni militari devono essere fermate subito, le basi e i poligoni devono essere dismessi e bonificati, per essere restituiti alle comunità sarde che finalmente possano utilizzare quelle terre per il loro sviluppo.

SRD
Sa die 12/10/2019 cara a sa base militare de Capo Frasca b’at a èssere sa Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, organizada dae prus de 40 comitados, movimentos, assòtzios e sindacados.

Su movimentu sardu contra a is bases, is esercitatziones e s’ocupatzione militare tzèrriat comitados, movimentos, assòtzios, sindacados, categorias professionales, intelletuales e totu su pòpulu nostru a protestare contra a su cumintzu imbeniente de is esercitatziones militares in Sardigna.
Is realidades diferentes chi giughent in su coro sa sorte de sa terra nostra ant a torrare a manifestare paris contra a s’opressione militare su 12 de ladàmini de su 2019, cara a su polìgonu militare de Capo Frasca, donende valore a cussa die onniunu cun sa sensibilidade e is argumentos suos.
A pustis de sa resa de is ùrtimas giuntas regionales cara a is pressiones de su Ministèriu de sa Difesa e a pustis de s’umiliatzione de cada opositzione chi esistit in intro de is istitutziones (dae su Comipa a su protzessu pro is velenos de Quirra) est semper prus craru chi s’ùnicu caminu possìbile est sa creatzione de un’opositzione populare forte.
Gherramus pro non dèpere prus suportare su ricatu ocupatzionale chi legìtimat fàbbricas de morte e multinatzionales chi proant is armas issoro in sa terra nostra.
Gherramus pro cuntrastare s’ispopulamentu e s’emigratzione fortzada chi sunt cajonadas dae is diseconomias de custa presèntzia oprimidora.
Gherramus pro alternativas econòmicas possìbiles contra a su disacatu ambientale e a s’ispeculatzione subra su territòriu.
Gherramus contra a sa gherra, pro una Sardigna chi non siat prus sutamissa a is polìticas de gherra chi minetzant e degòlliant a àteros pòpulos.
Is esercitatziones militares bolent firmadas deretu, is bases e is polìgonos bolent serrados e bonificados, pro nche los torrare a is comunidades sardas chi potzant impreare cussas terras pro s’isvilupu issoro.

A Foras Contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna,
Comitato Gettiamo le Basi,
Mesa Sarda de Paxi – Tavola Sarda della Pace,
Comitato Civico SU SENTIDU,
Comitato SU Giassu,
Comitato Amparu,
Comitato Sa Luxi,
Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile,
Kumone Otzastra Sarrabus,
Movimento Nonviolento Sardegna,
Caminera Noa
Sardigna Natzione Indipendentzia (Ufitziale/Official),
Sardigna Libera,
indipendentzia Repubrica de Sardigna,
Laboratorio Politico Sa Domu,
Sardegna Possibile,
Potere al popolo – Sardegna,
Associazione Sardegna Palestina,
Asce Sardegna,
ARCI Sardegna,
Coordinamento Comitati Sardi,
BDS Sardegna,
Rete Kurdistan Sardegna,
Scida Assòtziu,
Cìrculu Indipendentista “Hugo Chávez”,
Cagliari Social Forum,
Presidio Piazzale Trento,
Non Una di Meno Cagliari,
Fridays For Future – Cagliari,
RUAS – Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente,
No Metano in Sardegna,
Zero Waste Sardegna,
Assòtziu Consumadoris Sardigna,
Assemblea Permanente Villacidro,
Associazione BixiNAU,
Associazione Culturale Pararrutas Isili,
NO Megacentrale Guspini,
CSS – Confederazione Sindacale Sarda Css,
COBAS Scuola Sardegna,
Usb Sardegna – Unione Sindacale di Base,
COBAS Cagliari – Comitati di Base della Scuola,
UniCa 2.0
Collettivo Furia Rossa-Oristano
il manifesto sardo

Manu Invisible: arte o propaganda coloniale?

Uno dei meme che sta impazzando sui social che criticano la “commissione” della famosa raffineria dei Moratti al’artista sardo Manu Invisible dopo l’articolo di denuncia pubblicato da Pesa Sardigna.

Come redazione di Pesa Sardigna abbiamo ospitato un contributo di un noto writer sardo (chiamato qui Writer Sardo) sulla commissione all’artista Manu invisibile alla Saras. L’articolo ha fatto discutere molto ed è diventato presto virale. Sono perfino arrivate delle risposte di protesta pubblicate su alcuni giornali on line. Il rapporto cultura / potere ha sempre fatto discutere e chi si indigna oggi dovrebbe sapere che non si tratta di una questione liquidabile con la semplice valutazione positiva della portata estetica di un artista, altrimenti  – solo per fare un esempio – J.P. Sartre non avrebbe rifiutato il Nobel. 

Siccome in una terra coloniale come la Sardegna dove le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo permettendosi anche di assoldare famosi artisti per opere di Greenwashing (neologismo che indica la strategia di comunicazione di diverse aziende e corporations finalizzate a costruire un’immagine positiva nascondendo gli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività), abbiamo ritenuto opportuno lanciare questo dibattito. 

Siamo contenti che anche i ragazzi  Fridayforfuture siano intervenuti con un post sulla loro pagina fb rivolgendosi direttamente all’artista sardo e rivolgendogli una domanda che riteniamo molto importante:

Ciao Manu,

Siamo i ragazzi di Fridays For Future, I giovani ispirati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg che ogni venerdì scioperano per il clima e che, solo in Sardegna, hanno portato quasi 7000 studenti in piazza.

Siamo quei ragazzi che da mesi si impegnano per il proprio futuro, e oggi ti scriviamo perché vogliamo parlarti di una parola nuova ma sempre più importante: ‘greenwashing’.

Con questo termine si indica l’abitudine delle aziende più dannose per il clima – in particolare quelle che si occupano di combustibili fossili – di finanziare campagne ambientaliste o presunte tali per “lavare” la loro reputazione.

Una tecnica sempre più diffusa, tanto che non c’è multinazionale del petrolio o del carbone che non promuova brochure contro lo spreco di plastica, mini-progetti di riforestazione, opere d’arte a tema ecologico.

Bazzecole in confronto ai danni fatti con le loro attività, ma sufficenti a presentarsi all’opinione pubblica come aziende green.

Ecco, col tuo murale che invita alla consapevolezza ambientale – ma pagato dalla Saras – hai prestato la tua creatività a niente più che greenwashing.

La raffineria Saras di Sarroch raffina petrolio, quello stesso petrolio in larga parte responsabile della catastrofe ecologica a cui stiamo andando incontro.

La raffineria Saras di Sarroch è – secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa università di Oxford – responsabile di danni e di alterazioni del dna sui bambini della zona.

La raffineria Saras di Sarroch ha visto morire negli anni diversi operai, morti considerate come “annunciate” dai sindacati.

Con la tua opera non hai aiutato chi come noi si batte per il clima e il futuro dei giovani ma, anzi, hai dato a chi ci sta rubando il futuro una nuova scusa per pulirsi la coscienza.

In tanti sui social ti stanno criticando, ti danno del “venduto”, ti insultano.

Noi vogliamo credere alla tua buona fede, e per questo ti scriviamo.

Ora sai a cosa ti sei prestato, e sei ancora in tempo a rimediare. Noi ti aspettiamo in piazza con noi il 27 settembre per il terzo Global Strike for Climate.

Marcerai assieme a milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo che, a differenza della Saras, hanno davvero a cuore il futuro del pianeta e la sopravvivenza della nostra civiltà!

Aspettiamo la tua risposta!

Nel frattempo che aspettiamo la risposta del signor Manu o di uno dei suoi collaboratori all’appello dei giovani attivisti pubblichiamo la replica di Writer Sardo che ormai è diventato famoso per questa sua presa di posizione critica e anticolonialista:

di Writer Sardo

Il precedente articolo sulla “commissione” della Saras a Manu Invisible  ha ricevuto risposta su due diversi blog. Volentieri si controbatte, non per scatenare una “gogna virtuale” contro l’artista, bensì per opporci alla campagna di green-washing messa in atto dall’azienda, che periodicamente crea eventi –per un pubblico giovanile –al fine di ripulire la sua immagine inquinata.Il primo pezzo (per traslitterare sarcasticamente la sua introduzione) è scritto su un blog che si presenta come“la prima piattaforma social d’arte contemporanea nell’isola concepita come un nodo di web interconnesso e mobile”, qualsiasi cosa questo significhi. In questo pezzo si grida all’oltraggio,verso l’artista in questione, seguito da un lungo osanna nei suo confronti, a cui si allega il suo curriculum artistico. Nemmeno l’artista in questione avrebbe potuto scrivere, senza arrossire, un pezzo tanto autocelebrativo e borioso. Tra i vari concetti espressi, si afferma che la non presenza di un un’Accademia di Belle Arti a Cagliari dipenda in qualche modo dall’anticolonialismo (!). Si capisce che, essendo scritto su un magazine di arte, l’articolista cerchi (molto confusamente) di spostare il focus dall’etica all’estetica, dai problemi ambientali a quelli artistici, con un appello finale e disperato alla Saras, affinché finanzi “un’Accademia di Belle Arti privata con Manu Invisible docente e Maestro d’arte del muralismo”, ciò “sarebbe anche un modo per rifarsi una verginità dinanzi alla memoria e la storia che ne racconterà il reale impatto ambientale”. A voi le valutazioni sulla lucidità dello scrivente, e sul suo porgere il cappello verso il padrone, per ottenere la sua compassionevole elemosina.

Di sicuro, non ha (più o meno intenzionalmente) colto il nocciolo della questione. L’articolo comparso su Pesa Sardigna infatti non voleva, in alcun modo,dare un giudizio di valore sulla qualità estetica dei lavori dell’artista interessato, bensì mettere il punto sulla responsabilità di un artista rispetto alle opere che produce, soprattutto quando il suo committente sembra totalmente in contrasto con la poetica e i valori delle sua produzione. La scelta di firmare come ‘writer sardo’, dunque anonimo, come è anonimo l’artista di cui si tratta, è stata effettuata per non essere tacciato di cercare pubblicità tramite questo mio scrivere ,e anche per non ridurre il tutto a una questione personale tra me e tale soggetto. Circa le offese ricevute, in seguito alla pubblicazione della sua opera e moltiplicatesi dopo la condivisione dell’articolo di Pesa Sardigna, si prendono le distanze,perché sterili ed effimere. Non è Manu Invisibile il vero bersaglio della contestazione: “quando il dito indica la luna,lo stolto guarda il dito”, in questo caso l’artista è solo il dito, ma lo sguardo va volto verso la Saras. Manu Invisible,ciò che ti si chiede –e si chiede a tutti coloro che si sono interessati a questa vicenda –è una riflessione sulla Saras: sulla scarsa sicurezza sul lavoro (attestata dai processi e condanne seguiti alla morte di alcuni operai);sulla denuncia di una prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia,dell’Università di Oxford “Mutagenesis”,circa i danni a carico del DNA per i bambini di Sarroch che verranno trasmessi alla future generazioni; sull’affare degli incentivi per le energie rinnovabili che ricevono i petrolieri,in maniera indebita, e che noi paghiamo in bolletta; e sui miasmi di acido solfidrico, denunciati dalla popolazione locale e provenienti dalla raffineria. Più che due mani che si stringono pacificamente, come quelle dell’opera contestata, vien da pensare a una mano stretta sul collo di un bambino dentro una culla. Ti cedo volentieri tale idea, per un futuro dipinto.

Alle nuove generazione, così ci dice –molto ingenuamente –il secondo articolo di risposta al nostro,“idealmente era rivolto il messaggio, perché non leggere questo come un modo per evadere da quella cornice e guardare oltre sottraendosi a un destino e una rassegnazione già scritta?”. Si pensa di aver risposto ampiamente a tale interrogativo, dimostrando come il messaggio sia discordante rispetto al futuro contaminato prodotto dalla Saras, da cui non si potranno sottrarre tutti quei sardi che vivono in quell’area, se non fuggendo da essa.

Il giornalista cerca di dimostrare quanto siano state genuine le intenzioni di Manu Invisibile, desumendole dal disegno stesso. Come writer, più volte,mi è capitato di sentirmi dire cosa volevo rappresentare tramite i miei lavori e,devo ammettere divertito che,il pubblico trova spesso significati, a cui non avrei mai pensato. Dunque ‘far parlare’ l’opera, senza sapere ciò che l’artista ha davvero in mente, è sempre un’operazione piuttosto funambolica e arbitraria. Si potrebbe invece citare la presenza- in rete – di una foto, abbastanza famosa, in cui compare la stessa scena dipinta per la Saras. “Le idee sono nell’aria” e a quanto sembra nella rete. https://www.flickr.com/photos/84501212@N00/452070895

Ciò potrebbe suscitare il dubbio circa l’elaborazione concettuale attribuita all’artista. Viene più semplice immaginare un’addetto alla comunicazione esterna della raffineria che stampa l’immagine desiderata, scaricandola dalla rete, e commissiona all’artista di eseguirla. È solo una supposizione, che sembra smentita da ciò che ha affermato “un intermediario stretto collaboratore di Manu Invisible (che notoriamente non rilascia dichiarazioni): “M. I.come sempre ha percepito un lavoro da un committente, si è relazionato alla Saras come fa sempre con i suoi committenti pubblici e privati, per lui una committenza e (sic) una committenza e non esiste distinguo in tal senso, gli è stata garantita libertà operativa e linguistica, come sempre ha presentato tre piani di lavoro indiscutibili ma con un listino prezzo invariabile e ha poi realizzato un lavoro commissionato e concordato da una delle tre proposte, con il suo lavoro si è espresso”. Si prende per buona ogni singola parola, cercando di non mettere in dubbio l’originalità dell’opera –nonostante tutto–anche se, affermare che “una committenza è (sic) una committenza e non esiste distinguo in tal senso”, porta a pensare che Manu Invisibile non abbia preso alcuna consapevolezza della critica, fin qui portata avanti, e non abbia capito il perché in tanti abbiano commentato sdegnati
il suo lavoro. La stessa critica si sarebbe levata se la RWM, che fabbrica bombe a Domusnovas, in un evento destinato ai giovani, avesse commissionato, a un qualsiasi altro artista, il dipinto di una colomba con un ramo d’olivo in bocca, per associare il proprio nome al concetto di ‘pace’. L’RWM sta alla ‘pace’ come la Saras sta alla ‘consapevolezza’ ambientale e sociale.

Non si chiederà dunque – in questo articolo, sulla scia degli altri due –dunque l’elemosina per costituire un’Accademia a Cagliari, si chiede piuttosto ai sardi di premere sulle istituzioni per obbligare la Saras (e tutte le altre aziende qui non citate, ma ugualmente nefaste per la nostra terra) a  bonificare quanto inquinato finora e risarcire tutti coloro che patiranno le conseguenze venefiche della sua speculazione,atta a conseguire più utili. Anche se ciò non potrà ridare una parvenza di ‘verginità’ a queste aziende, così come non può apparirci pietoso un omicida che si diletta a comporre decorosamente il corpo delle proprie vittime.

La repressione può colpire tutti

Il profilo della portavoce di Caminera Noa Luana Farina modificato con il motivo di solidarietà per i pastori sardi e per chi viene accusato di solidarietà con la loro lotta e denunciato per blocco stradale secondo le nuove disposizioni repressive del decreto Salvini

Può accadere che uno stia tornando a casa dopo una giornata di lavoro o di studio, si imbatta casualmente in un blocco di protesta organizzato da alcuni lavoratori in lotta e si unisca mezz’ora per chiedere informazioni o semplicemente per dare solidarietà. Questo può costare una denuncia per blocco stradale che, secondo il decreto sicurezza di Salvini, può costare da 1 a 6 anni di reclusione. Alla faccia della democrazia, del diritto al dissenso e dello stato di diritto.

Questo è quanto accaduto a diversi pastori sardi sotto indagine a causa dei blocchi effettuati lo scorso febbraio e marzo per un giusto prezzo del latte. Un procedimento penale è stato avviato in questi giorni a carico di un nostro compagno – denuncia il collettivo oristanese Furia Rossa –  per aver partecipato a una manifestazione dei pastori svoltasi l’11 Febbraio 2019 sulla 131 all’altezza di Uras.
I reati contestati sono quelli di manifestazione non preavvisata, partecipazione a pubblica manifestazione con il volto travisato e blocco stradale. Queste ultime due fattispecie in particolare sono state recentemente interessate dai decreti sicurezza di Salvini, che ha reso nuovamente penale il reato di blocco stradale e ha fortemente aumentato sia le sanzioni economiche che quelle detentive per i reati in questione, nell’ottica di contrastare e punire chi manifesta per i diritti sociali.
Le accuse sono assolutamente pretestuose, infatti il nostro compagno – che tra l’altro si è imbattuto casualmente nella manifestazione mentre percorreva la 131 – non può in alcun modo essere considerato tra i promotori nemmeno secondari della manifestazione, tantomeno può essere considerata vera l’accusa di aver avuto il volto travisato, cosa che peraltro non avrebbe avuto alcun senso, in una situazione di piazza in cui vi era spesso vicinanza fisica e dialogo tra pastori e fdo. Ci chiediamo infine se la mera presenza in una manifestazione in cui si blocca una strada costituisca di conseguenza reato di blocco stradale.

Respingiamo al mittente queste provocazioni e cogliamo l’occasione per rinnovare in maniera ancora più forte tutta la nostra vicinanza ai pastori e ai solidali colpiti dalla repressione, che a quanto pare è l’unica risposta insieme alla propaganda che questo governo riesce a dare ai bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori sardi.

Pochi minuti fa Luana Farina, la portavoce di Caminera Noa, ha lanciato una campagna social invitando di aggiungere al proprio avatar il motivo “La repressione può colpire tutti. #Iostoconipastorisardi”.

Ecco il testo pubblicato sulla sua pagina fb e poi ripreso dai social del movimento sardo con le indicazioni per applicare il motivo sul proprio avatar.

La solidarietà è un reato?
Piovono denunce sui pastori e non solo sui pastori, per la più grande lotta sociale sarda degli ultimi anni. Si riceve un avviso di garanzia, una multa o una misura restrittiva anche solo per essersi fermati mezz’ora a dare solidarietà ad uno dei tanti blocchi organizzati dai pastori per ottenere un giusto prezzo del latte. Proprio questo è avvenuto ad un giovane attivista di Oristano pochi giorni fa.

Reagire ad una lotta sociale seminando repressione qualifica la Repubblica Italiana per essere fondata non sul diritto al lavoro, di chi giustamente lo rivendica, ma sul “reato di solidarietà” di chi la manifesta.

Chiediamo a tutti voi di ribadire “Io sto con i pastori” inserendo il motivo che abbiamo preparato nel vostro avatar (foto del profilo).

Noi stiamo con i pastori e con tutti quelli che vogliono una Sardegna libera, anche di produrre ciò che è nella sua vocazione, senza ricatti, pressioni e repressioni.

La nostra portavoce Luana Farina ha aggiunto un motivo alla sua immagine del profilo. E’ un piccolo gesto che non consta nulla, vi chiediamo di fare altrettanto perché la solidarietà e l’unità sono un valore!

Dovete andare a “modifica foto del profilo” e cliccare aggiungi motivo.

#camineranoa
#LaRepressionePuòColpireTutti
#Iostocoipastorisardi

Manu Invisibile e la marchetta alla Saras

Chi ha percorso la strada da Cagliari a Sassari, non avrà potuto non notare, sui ponti che sovrastano la 131, il nome di Manu Invisibile, un writer sardo che, oltre al suo nome, dipinge parole evocative che lascerebbero presagire un suo impegno nel sociale, tra le sue opere – giusto per capirci – anche una dedicata alla figura di Gramsci. E’ profetico, e contestuale all’articolo, il suo lavoro ‘”Freedom”, libertà’, opera commentata così dall’artista ‘In un epoca profondamente materialista, non si è liberi da niente, tanto meno dal denaro. Quest’opera affronta il concetto di “libertà” componendo la parola attraverso i simboli monetari che pervadono il mondo’.

Era già accaduto con Luca Barcellona (in arte Lord Bean), un writer e rapper, non militante, ma quantomeno ‘sociale’ e impegnato. Quest’artista, ben più famoso e idealizzato di M.I., si era prestato a partecipare a una campagna pubblicitaria, commissionata dalla discussa azienda ENI, per migliorare la percezione della sua immagine e renderla più ‘giovane’. Il corpo e le sei zampe del drago, simbolo dall’azienda, erano stati rappresentati tramite vari lemmi, tra i quali ‘rispetto’. Personalmente chi scrive, apprezzando quest’artista, non ha potuto non provare un po’ di delusione alla vista di ciò. Qualche giorno fa, il sopracitato Manu Invisibile ha pubblicato sui social una foto della sua ultima opera, così commentata ‘Ecco la parola “Consapevolezza” affiancata a una stretta di mano tra passato (la mano dell’anziana signora, di vecchi concetti e obsolete abitudini) e il futuro, (la mano giovane di una nuova generazione che la accompagna simbolo di innovazione, di nuove speranze, logiche e sensibilità nel consumo sostenibile. Non è un caso appaia il pianeta terra proprio dal punto di vista dello spazio, simulando un effetto di trasparenza tra quest’ultimo e le mani, e evocando concetti come la solidarietà e la cooperazione. Opera realizzata per l’iniziativa “Diamoci una mossa” curata da Saras s.p.a. #manuinvisible #saras #consapevolezza ‘L’ossimoro ‘Consapevolezza-Saras’ e tutte le belle parole sul futuro, la trasparenza e la solidarietà, sono state come una provocazione per quanti di solito associano a tale compagnia (ma non solo) concetti come ‘sversamenti’, ‘inquinamento’, ‘tumore’ e via dicendo, tanto per fare lo stesso gioco dell’artista. Volutamente in questo articolo si sono esposti oggettivamente dei fatti e sono stati evitati giudizi di valore, perché non si vuole indire una crociata contro degli artisti, in quanto l’artista deve essere libero di compiere le sue scelte artistiche, e spesso lo fa anche in base a esigenze personali, che chi guarda giudicante ignora. Si vuole evitare la sterile polemica a cui ci ha abituati Facebook e guardare tutto questo da una visione più alta e propedeutica ai termini di una maggiore consapevolezza. Ci si domanda piuttosto, e si domanda di chiedersi a tutti coloro che operano nel settore artistico, il valore (monetario e simbolico) della coerenza di un artista, la quale si riflette nella credibilità di fronte al suo pubblico. Un artista che lavora come tale, con la scusa che il suo è solo un lavoro, può davvero accettare commissioni da parte di soggetti che appaiono in contraddizione con quanto l’artista stesso sembra predicare tramite le sue opere non commissionate? Pare distante l’esempio di Diego Rivera, al quale la potente famiglia Rockfeller commissionò un murales con tema un “uomo al crocevia che guarda con speranza al futuro”. Rivera rappresentò lo scontro tra capitalismo e movimento operaio (dipinto multietnico) e, tra gli operai, Lenin. Fu una provocazione nei confronti dei Rockfeller, per quanto ricchi non potevano comprare l’anima, la libertà di espressione e di pensiero di un artista militante. Cercarono di convincerlo a modificare la sua opera, e non si parla di qualche migliaio di euro, e al suo diniego, il murales fu distrutto. Diego Riviera ‘dipinse’ con la sua opera (intesa come agire etico) il ritratto contraddittorio del suo mecenate: un Giano bifronte, da una parte magnificente, tanto da commissionare un’opera a un comunista, e dall’altra arrogante e prepotente, tanto da distruggere un’opera d’arte di valore, perché non era riuscito a ottenere un messaggio cortigiano nei suoi confronti. Non vi si chiede un simile coraggio, ma potete – almeno per il futuro – rispondere con un ‘no, grazie’, quando dei soggetti – come la Saras – vi propongono di strumentalizzarvi, in cambio di denaro, per rifarsi un look ormai consunto e poco credibile.

(Un writer sardo)

Venerdì flash mob di FFF Sassari

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un comunicato di FFF di Sassari

 

Nonostante la comunità scientifica mondiale ci dica da anni che siamo nel pieno di una crisi climatica ed ambientale senza precedenti, alcune istituzioni, come le BANCHE, continuano a scommettere ed investire sui combustibili fossili. Petrolio, carbone e gas, che sono unanimemente ritenuti i principali responsabili del riscaldamento globale!

Dagli Accordi di Parigi del 2015 ad oggi, 33 tra le più grandi banche al mondo hanno investito 1.700 miliardi di euro nel settore dei combustibili fossili. Dovevano azzerare i loro finanziamenti e invece li hanno aumentati. Tra queste c’è UniCredit , che lo scorso anno ha investito oltre 6 miliardi di euro in progetti legati ai combustibili fossili. È l’unica banca che non ha ancora approvato una strategia per far fronte alla crisi climatica! Intesa Sanpaolo , invece, dal 2012 al 2017 ha finanziato con 7 miliardi di euro la costruzione di gasdotti in giro per il mondo. Noi ragazzi e ragazze di Fridays For Future non possiamo più accettare condotte come queste, che sono il simbolo più evidente di un sistema economico fallimentare. Un sistema economico che continua a favorire i benestanti e discrimina sempre di più gli ultimi. Per fermare la catastrofe climatica incombente, è indispensabile azzerare l’estrazione e l’utilizzo di combustibili fossili. Ormai lo sappiamo da anni, ma se questo non sta avvenendo, gran parte della responsabilità ricade su coloro che ancora oggi sovvenzionano un’industria con un impatto devastante sul nostro ecosistema. Come si fa a non capire che quel modello di sviluppo appartiene al passato?

Oggi abbiamo bisogno di una società diversa, che si basi sull’economia circolare, su fonti di energia rinnovabili, e che metta al centro di ogni discussione politica il tema della giustizia climatica . Per questo pretendiamo che tutte le grandi istituzioni finanziarie smettano immediatamente di investire nel settore dei combustibili fossili e facciano la loro parte nella transizione verso una società sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale. Per questi motivi, abbiamo deciso di mettere in scena una forte azione dimostrativa davanti alle più importanti sedi bancarie di oltre 20 città italiane.

In contemporanea con l’uscita della terza stagione della famosa serie TV “ La Casa di Carta ”, venerdì 19 luglio 2019 faremo sentire pacificamente il nostro dissenso verso chi non ci vuole ascoltare perché, citando un discorso di Greta Thunberg, “ la nostra casa è in fiamme ”. Il tema della manifestazione ricalcherà la nota pellicola spagnola. A Sassari il flash-mob si terrà in Piazza Azuni , alle ore 10.00 di venerdì 19/7. Nessun altro dettaglio del flash-mob verrà rivelato prima di venerdì mattina. Invitiamo pertanto i media e i giornali ad occuparsi della crisi climatica in atto e degli eventi che si terranno venerdì p.v., poiché l’esistenza nostra e dei nostri figli è in pericolo. “Voglio che agiate come fareste in un’emergenza. Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme . Perché lo è.” Greta Thunberg

Fridays For Future Sassari Lorenzo Tecleme cellulare 3518188914 Fridays For Future Sardegna Marzio Chirico cellulare 3498641158

Si scrive “autonomia del nord” si legge “neocolonialismo”

Sul piatto dell’agenda del governo 5Stelle-Lega c’è una patata che scotta e non si tratta della questione dell’immigrazione, bensì l’autonomia delle regioni del nord Italia nota anche come “regionalismo differenziato“.

Ovviamente a spingere è la Lega e i 5Stelle frenano, ma il punto sta nero su bianco nel contratto di governo tra i due partiti.

Nel paragrafo 20 del Contratto, intitolato “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta” troviamo quanto segue:

Sotto il profilo del regionalismo  l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse. Alla maggiore autonomia dovrà infatti accompagnarsi una maggiore responsabilità sul territorio, in termini di equo soddisfacimento dei servizi a garanzia dei propri cittadini e in termini di efficienza ed efficacia dell’azione svolta”.

Dopo la stravittoria delle europee il partito di Salvini tira dritto su questa linea e i 5Stelle non potranno fare nulla per fermarlo, anche perché la cosa sta appunto scritta nel contratto di governo e forse avrebbero dovuta leggerla prima.

La sinistra itaiana, soprattutto quella sindacale e soprattutto la CGIL, risponde del resto in maniera isterica agitando la solita vetusta bandiera risorgimentale. Citiamo da un comunicato della CGIL scuola:

Torna improvvidamente sul tavolo del governo il tema dell’autonomia differenziata. Non c’è nessun evento politico, per quanto importante come le elezioni europee, che possa legittimare percorsi di per sé anticostituzionali e antiunitari. (…) Dunque, nell’Intesa si è giunti ad un punto non più negoziabile: il diritto all’istruzione ma, aggiungiamo, tutti i diritti costituzionali a carattere universale, non possono entrare nei processi di autonomia differenziata, pena la dissoluzione dello Stato nazionale e dell’identità culturale del nostro Paese.

In realtà il regionalismo differenziato non ha nulla a che fare né con la “dissoluzione” dello stato italiano e né con le richieste (di per sé legittime) di autonomia e autodeterminazione delle nazioni senza stato comprese forzatamente nel progetto statuale “Italia”.

Sembra piuttosto un nuovo escamotage fiscale per dirottare nuove risorse al partito trasversale del Nord basato sugli interessi dei ricchi e degli arricchiti da 150 anni di rapporto coloniale, semicoloniale e paracoloniale con mezzogiorno, Sicilia e Sardegna.

Caminera Noa in collaborazione con gli spazi Casa del Popolo di Bosa (a Bosa il 13 luglio) e su Tzirculu (a Cagliari l’11 luglio), hanno deciso di organizzare degli incontri di formazione con la rete “Il Sud Conta” che su questo tema ha compito studi approfonditi, non ideologici e non neo-risorgimentalisti.

 

Di seguito riportiamo una breve scheda riassuntiva inviata direttamente da Il Sud Conta utile a chiarire i termini dei due appuntamenti di formazione e studio su un tema che sicuramente diventerà sempre più centrale nel dibattito politico:

Il regionalismo differenziato è parte di un processo più lungo che comincia con la riforma del titolo V, anno 2000, l’allora governo di centro-sinistra diede il via ad una riforma costituzionale che eliminava dalla Carta la parola Mezzogiorno. Sembrerebbe un atto meramente formale invece apre le porte al saccheggio delle risorse pubbliche da sud verso nord.
Anche se il Regionalismo Differenziato mette al centro le regioni statuto speciale, le Isole non sono risparmiate dal saccheggio. Infatti nel 2011 in Italia viene introdotta un’altra riforma apripista del Regionalismo, il federalismo fiscale. Con quest’ultimo la parte maggioritaria dei tributi che spetterebbero ai comuni, Imu-Tasi e le loro evoluzioni, non viene più raccolta dallo Stato centrale e poi redistribuita ai singoli enti, ma viene lasciata nelle casse comunali.
Viene istituito un fondo di solidarietà tra comuni e la Costituzione (proprio in quel famoso titolo V) dice chiaramente, che deve esserci il 100% di perequazione per quei comuni che non riescono a garantire i servizi ai propri cittadini.
Nulla di tutto ha mai funzionato, ripetendo lo stesso copione scritto dalla nascita della nazione (stato, N.d.R.) italiana, la perequazione è arrivata al 55% e il fondo di solidarietà grazie al perverso meccanismo dei costi standard, ha finito per premiare i comuni ricchi (Nord) a discapito dei comuni più poveri (sud e isole).
La SVIMEZ calcola che solo tra il 2014-2016 ai comuni sud insulari sono stati sottratti fondi per 60 miliardi di euro l’anno. Fondi che spettavano di diritto ai nostri enti, miliardi di euro tolti ai servizi di milioni di cittadini.
Si calcola che la spesa per abitante nella città di Reggio Calabria sia di 90 euro annui, mentre nell’omonima Reggio emiliana, la spesa supera i 1000 euro, nonostante la popolazione sia di gran lunga inferiore.

La nostra campagna si batte prima di tutto per fermare l’applicazione del Regionalismo differenziato, noi non siamo contro le autonomie, prima di definire un nuovo percorso però vanno trovate le risorse.
Non ci fidiamo di un processo gestito in gran parte dal partito trasversale del Nord, che in questi anni ha già saccheggiato i nostri territori con il federalismo fiscale!
Quindi prima si rivedono le quote e poi si parla di nuovi assetti istituzionali.

Siamo convinti che dietro il regionalismo non ci siano solo motivi di natura economica, la definizione di regioni virtuose porta ad aumento del controllo statale su quelle considerate meno virtuose. La proliferazione dei commissariamenti nel mondo delle sanità regionali ne è solo un esempio. Se deve esserci un processo neo-federalista, esso deve prevedere una partecipazione democratica dei territori e non un riassetto centralista mascherato da autonomia.

La nostra è una battaglia soprattutto culturale, il primo nemico da sconfiggere è la retorica che vuole i meridionali, i sardi e i siciliani, causa dei loro mali. Spreconi e corrotti, incapaci di gestire la cosa pubblica e di conseguenza l’iniziativa privata, che per DNA è materia dei centro nord europei.
I nostri sforzi vanno nella direzione di mettere al centro, dati e numeri che dimostrano inequivocabilmente che la corruzione e il malaffare appartengono a questo sistema economico e non ad alcuni territori e ad alcune etnie.


Il più grande nemico sono i meridionali stessi, che hanno introiettato le narrazioni del nemico diventando a volte più realisti del re.
Il tema del modello di sviluppo è centrale.
Se come diceva Zitara il sud sottosviluppato è funzionale al nord sviluppato, come immaginiamo la vita dei nostri territori?
Contrapporsi al regionalismo differenziato è una leva per cominciare a parlare di futuro, del diritto a vivere e crescere nelle proprie terre, a non dover emigrare e soprattutto immaginare un sistema economico e sociale che non devasti i nostri territori ma che con l’ambiente circostante viva in armonia, rigettando le storture del sistema centro-settentrionale. Un sistema basato sull’accumulazione e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sull’ambiente circostante.

 

Ancora caccia alle streghe

 

La Sardegna è stata sempre terra di conquista per lo stato piemontese/italiano e la repressione è stato sempre il metodo più facile per assicurarsi il controllo coloniale dell’isola. Anche in tempi recenti lo stato italiano si è comportato spesso come uno stato di polizia, agendo come uno stato coloniale che deve dare l’esempio colpendo i dissidenti, poco importa se essi si professano indipendentisti, anarchici, comunisti o altro.

Basti pensare alla celebre operazione “Arcadia” del 2006 e che è oggi ancora alle prime battute processuali.

Ieri tra Sassari e Nuoro l’ennesimo atto di intimidazione contro chi evidentemente è ritenuto non assimilabile al regime coloniale. Pubblichiamo per intero il comunicato della rete “NoBorderSard” che spiega anche gli inquietanti strumenti legali utilizzati in questa nuova ondata repressiva:

Ieri (avantieri N.d.R) mattina alle 7 Digos e Carabinieri di sono presentati in quattro abitazioni di compagni e compagne di Sassari e Nuoro per effettuare delle perquisizioni alla ricerca di armi e esplosivi. Per fare questo si sono avvalsi dell’art. 41 del TULPS, che prevede che per motivi di particolare gravità legati alla sicurezza si possa procedere anche in assenza di un mandato di perquisizione firmato da un giudice. Nell’ambito dell’operazione è stata perquisita anche la sede di S’Idea Libera, sempre a Sassari.

Queste perquisizioni arrivano a 4 mesi da quelle effettuate a Cagliari nell’ambito dell’op. Renata il 18 Febbraio, e a 9 da quelle dell’operazione per 270 contro i cosiddetti “foreign fighters”.

Questi attacchi non fanno altro che confermare il clima di controllo e repressione verso chi non si conforma con il sistema vigente e prova ad autorganizzarsi.

Ma questo non servirà a fermare le lotte.

Ai perquisiti e agli indagati va tutta la nostra solidarietà, agli sbirri tutto il nostro odio.

Da ora stagionali e tirocinanti hanno un’arma

Stamattina è stato presentato il vademecum di difesa legale per lavoratori stagionali, precari e tirocinanti all’interno della campagna di Caminera Noa e USB “Telèfonu Ruju”.

L’inizio dell’estate è sempre un momento particolarmente delicato per diverse tipologie di lavoratori. Precari, stagionali, tirocinanti spesso cadono nella rete dello sfruttamento e vivono situazioni di illegalità, di ipersfruttamento e perfino di lavoro nero.

Caminera Noa e Unione Sindacale di Base (USB) rilanciano lo sportello mutualistico Telèfonu Ruju fornendo a tutti i lavoratori che ne avessero bisogno un vademecum legale
Hanno interloquito con la stampa Enrico Rubiu, Salvatore Drago (USB) e Michele Zuddas (responsabile legale della campagna).

I tre responsabili di Telèfonu Ruja, oltre a presentare il vademecum (che alleghiamo) hanno anche denunciato le reiterate situazioni di lavoro sfruttato che emergono soprattutto in questo periodo dell’anno. A testimonianza di ciò rimandiamo ad alcuni annunci e a diverse segnalazioni degli utenti di Telèfonu Ruju che sono rintracciabili sulla pagina fb

Di seguito pubblichiamo il testo del vademecum legale, presto disponibile in formato scaricabile sulle pagine di Caminera Noa e di Telèfonu Ruju:

VADEMECUM DI DIFESA LEGALE

La stagione estiva è arrivata e, qualunque sia il tuo lavoro, vogliamo darti qualche consiglio.

I datori di lavoro le tenteranno tutte per ottenere da noi più lavoro pagandoci il meno possibile: ci proporranno di lavorare in nero, di fare un tirocinio, o più spesso contratti part-time per coprire lavori a tempo pieno.

Purtroppo i rapporti di forza squilibrati spesso non ci consentono sul momento di opporci e siamo costretti ad accettare queste situazioni di ricatto occupazionale perché anche noi dobbiamo mangiare.

Devi sapere che la situazione lavorativa può essere regolarizzata anche al termine del rapporto di lavoro e che puoi ottenere quanto ti sarebbe spettato se il rapporto di lavoro si fosse costituito regolarmente sin dall’inizio, compresi i contributi previdenziali e i premi assicurativi ed eventuali maggiorazioni della retribuzione dovute a lavoro straordinario, notturno, festivo, domenicale.

  • Le domande personali (stato civile, figli, religione, orientamento sessuale o politico, stato di salute) non dovrebbero far parte di un colloquio di lavoro, non sei obbligata/o a rispondere;
  • Informati sull’azienda o ditta, numero dipendenti e se puoi sulla situazione economica, a volte basta una semplice ricerca su Google. Valuta il modo di porsi del tuo interlocutore, se risponde in maniera precisa alle tue domande;

  

  • Fatti consegnare sempre copia del contratto individuale cartaceo datato e sottoscritto dal datore di lavoro;
  • Ricordati che la paga non è decisa dal datore di lavoro, ma è definita dai contratti collettivi di settore e tale deve essere, così come il livello di inquadramento deve corrispondere alle mansioni che effettivamente svolgi (e in base alle quali varia la paga);
  • Verifica che il tuo contratto sia stato regolarmente registrato: puoi farlo attraverso il sito dell’INPS.
  • Segna sempre in un quaderno i giorni e le ore di lavoro e gli straordinari; conserva sempre eventuali fogli dei turni di lavoro e fogli di comunicazione dell’azienda (è una prova del tuo rapporto); salva sempre e archivia sms, messaggi WhatsApp e mail del datore di lavoro dove ti indica i turni di lavoro o ti dà comunicazioni di qualsiasi tipo; fa’ attenzione: i datori di lavoro più accorti potrebbero darti le informazioni solo oralmente o tramite chiamate, quindi prendi in considerazione di registrare le conversazioni.Sono tutte prove che potrai utilizzare per far valere i tuoi crediti e i tuoi diritti!
  • Le ferie, turni e malattia sono regolate dal contratto nazionale a cui fa riferimento il contratto che hai sottoscritto;
  • Non puoi ricevere il pagamento dello stipendio in contanti salvo per colf o badanti e comunque per importi non superiori a 1000,00 €
  • Non firmare nessuna scrittura privata relativa a rinunce ai tuoi diritti senza essere assistito

Se altri colleghi vogliono far sentire la propria voce, attivatevi assieme: più siamo e più saremo forti!

Se vuoi informazioni e consigli sul tuo rapporto di lavoro o se vuoi attivare una vertenza per ottenere i diritti che ti spettano e il salario che ti è stato rubato, contattaci.

Pratobello chimbant’annos

Oggi a Nuoro si terrà una giornata interamente dedicata alla lotta di Pratobello del 1969 contro l’occupazione militare italiana della Sardegna organizzata dall’assemblea sarda contro l’occupazione militare A Foras.

L’evento si terrà oggi sabato 22 giugno 2019 presso la Biblioteca Sabastiano Satta, piazza Asproni Nuoro.

✮Dalle 18:00: dibattito storico sull’imposizione dei poligoni militari in Sardegna, sulla lotta della comunità orgolese del 1969 e sulle lotte del presente contro l’occupazione militare della Sardegna.

✮Dalle 21:00: Presso il circolo Tuco Ramirez di via Roma 15, ci sarà musica e una cena benefit a offerta, per finanziare gli eventi che si terranno ad Orgosolo nel mese di Settembre, organizzati dal comitato Pratobello 50 Annos.

Il prossimo 30 giugno si terrà invece la marcia a Orgosolo organizzata dal comitato “Pratobello 50 Annos”. Si partirà da Orgosolo per raggiungere la Località di Pradu, intervallando il cammino con momenti di lettura e musica, per raccontare attraverso i luoghi e i protagonisti, l’evento che nel 1969 ha segnato uno dei momenti più importanti della storia della Sardegna del ‘900.

Pratobello chimbant’annos

Oggi a Nuoro si terrà una giornata interamente dedicata alla lotta di Pratobello del 1969 contro l’occupazione militare italiana della Sardegna organizzata dall’assemblea sarda contro l’occupazione militare A Foras.

L’evento si terrà oggi sabato 22 giugno 2019 presso la Biblioteca Sabastiano Satta, piazza Asproni Nuoro.

✮Dalle 18:00: dibattito storico sull’imposizione dei poligoni militari in Sardegna, sulla lotta della comunità orgolese del 1969 e sulle lotte del presente contro l’occupazione militare della Sardegna.

✮Dalle 21:00: Presso il circolo Tuco Ramirez di via Roma 15, ci sarà musica e una cena benefit a offerta, per finanziare gli eventi che si terranno ad Orgosolo nel mese di Settembre, organizzati dal comitato Pratobello 50 Annos.

Il prossimo 30 giugno si terrà invece la marcia a Orgosolo organizzata dal comitato “Pratobello 50 Annos”. Si partirà da Orgosolo per raggiungere la Località di Pradu, intervallando il cammino con momenti di lettura e musica, per raccontare attraverso i luoghi e i protagonisti, l’evento che nel 1969 ha segnato uno dei momenti più importanti della storia della Sardegna del ‘900.