Uniss e accordi militari: Brigata Sassari a lezione

Striscione apposto fuori dal Quadrilatero

Nella mattinata di giovedì 12 ottobre, alcuni militanti del Culletivu S’IdeaLìbera e di A Foras – Contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna, hanno effettuato un’azione di sensibilizzazione presso il Polo Didattico-Universitario Quadrilatero dell’Università di Sassari, luogo che ospitava presso l’aula Mossa un seminario dal titolo “Preparazione culturale delle missioni all’estero” con relatore Pasquale Orecchioni (Tenente Colonnello della Brigata Sassari), facente parte del Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale messo in piedi dall’Ateneo Turritano con in accordo con la Marina Militare e l’ Esercito Italiano.

Appena arrivati i militanti hanno esposto uno striscione con scritto:
“Brigata Sassari a lezione: opprimere i popoli, servire i ricchi”
per continuare poi a distribuire volantini sia all’interno dell’aula Mossa che nel cortile dell’Università.
Durante tutta la durata dell’azione sono state presenti tre volanti della Polizia Italiana e gli agenti della Digos a cui si è aggiunta una volante dei Carabinieri mandata sul posto per staccare lo striscione, quando i militanti erano ormai andati via. Di seguito viene riportato il volantino distribuito durante l’azione.

 

“BRIGATA SASSARI A LEZIONE: OPPRIMERE I POPOLI, SERVIRE I RICCHI!

Cosa si nasconde dietro il Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale?
Nonostante l’Ateneo Turritano rassicuri affermando che “il Corso si discosta nettamente dai corsi imperniati unicamente sulle scienze sociali o di quelli di Scienza della Difesa e della sicurezza ad indirizzo militare” per comprendere meglio dove si inserisce il corso di Laurea è necessario soffermarsi su due aspetti: il primo riguarda la classe di concorso a cui afferisce (non a caso la classe L-DS Lauree in Scienze della Difesa e della Sicurezza), il secondo sono le convenzioni in atto strette dall’Ateneo.

Carabinieri staccano lo striscione

I corsi di Laurea afferenti alla classe L-DS si caratterizzano per un’apertura evidente al mondo militare; come recita l’art.2 del decreto che li istituisce, questi corsi sono “finalizzati alla formazione di esperti e di ufficiali delle Forze armate” e “I laureati della classe sono professionisti, militari o civili, dotati della preparazione culturale, dell’addestramento teorico-pratico e di una spiccata sensibilità al rispetto dei diritti umani per operare con incarichi di comando, di gestione e di coordinamento nei settori di unità militari, di sicurezza interna ed esterna, di tutela del territorio nazionale e dei suoi beni, di tutela degli interessi strategici ed economico-finanziari dello stato italiano e dell’Unione Europea, di gestione e direzione di sistemi organizzativi-funzionali, anche di carattere non specificatamente militare.”
Il corso diventa finalizzato alla formazione di queste categorie, ma allo stesso tempo segna un’importante svolta: il mondo militare entra nell’ambito della gestione civile ed umanitaria, la logica del controllo sociale e dell’approccio securitario si amplia anche a questi contesti.

Nel 2016 l’Ateneo (rettore Massimo Carpinelli) firma la convenzione con l’Esercito Italiano e la Marina Militare. La convenzione permetterà al personale delle Forze Armate di seguire il corso di studio universitario a prezzi di iscrizione agevolati. Gli studenti, inoltre, avranno la possibilità di svolgere specifici progetti di tirocinio nell’ambito delle Forze Armate di appartenenza. E cosa ha in cambio l’Ateneo turritano? “L’Esercito potrà concorrere all’offerta formativa con l’inserimento all’interno dei percorsi didattici di seminari o stage attraverso specifici accordi attuativi”… insomma, l’Università apre le porte ai militari e in cambio l’Esercito dà formazione, tirocini e stage. La motivazione la fornisce lo stesso Rettore, il quale sottolinea come “l’esperienza professionale del personale militare possa essere valorizzata e messa a frutto in ambito civile”. I militari, insomma, non solo devono essi stessi diventare studenti, ma docenti e formatori, portando così la prospettiva e l’ideologia militare dentro le Università con tanto di riconoscimento ufficiale da parte dell’Istituzione universitaria. Infine, prevedendo una presenza delle forze armate tra i banchi, lo studente “civile” si troverà sin da subito in una realtà a forte connotazione militare: militari saranno i suoi compagni e i suoi docenti, militari saranno gli ambiti di tirocinio pratico. In poche parole, il mondo dell’Università diventa il primo importante passo per abolire un confine fino a qualche anno fa ancora marcato: il mondo militare dal mondo civile, il mondo della guerra dal mondo della società civile.

A testimonianza di come questo intreccio sia effettivo, ecco elencati una parte dei seminari promossi dal Corso di Laurea nell’anno 2016:
-Danilo Fancellu e Roberto Spolvieri (MM Mariscuola La Maddalena) rispettivamente “Introduzione alla Cybersecurity” e “Informatica forense: esperti informatici e tecniche di indagine”.
-Paolo Scotto di Castelbianco (direttore della scuola di formazione dell’Intelligence) “La cultura della sicurezza. Le nuove sfide della intelligence italiana” che chiude l’intervento dicendo: “Non vi chiediamo di lavorare per noi ma con noi”. Una frase che fa capire come la figura di operatore che si vuole creare con il Corso di Laurea sia inserita nel sistema di controllo e di sicurezza, in sinergia con gli apparati militari e della difesa.

Tenere a mente queste connessioni diventa fondamentale per capire che apparentemente “innocui” seminari (come quello odierno) e i vari Corsi di Laurea con collaborazioni militari si inseriscono in un quadro più ampio, dove anche l’Università diventa il luogo in cui far accettare la militarizzazione della società come normale procedura per la sicurezza pubblica, trasformando il militare (sia sul piano dell’accettazione sia su quello legale) da strumento bellico a forza di intervento in caso di crisi sociale, ad ulteriore difesa delle istituzioni politiche ed economiche, difensore della pace sociale necessaria per continuare a sfruttare e far profitto. In Sardegna in particolare questa strategia mostra un’evoluzione nei metodi tradizionali di reclutamento, non si ricerca più solamente il ragazzo disoccupato in cerca di una fonte di reddito, ma vuol creare figure professionali civili legate a doppio filo con le Forze Armate e l’industria militare, anche con l’obbiettivo di far crescere il consenso nella società sarda rispetto alla pesante occupazione militare dell’isola, che ospita il 60% del demanio militare italiano, fra cui gli enormi poligoni militari, principale causa di sottosviluppo, emigrazione, disoccupazione e malattie dei territori che li ospitano.”

A Foras: fermiamo la Joint Stars

Locandina della manifestazione

“Fermiamo la Joint Stars. Fermiamo la Guerra” così esordisce il comunicato di A Foras per la chiamata della mobilitazione prevista il 14 ottobre nel porto di Cagliari, con concentramento alle ore 15 in Piazza Darsena.
Per la prima volta, infatti,  A Foras decide di manifestare in mezzo alla popolazione della capitale sarda per far sentire la vicinanza dell’occupazione militare anche ai centri politici ed economici della nostra isola, poiché essa è diffusa capillarmente su tutto il territorio e non è ascrivibile soltanto alle basi militari.

Nei prossimi giorni il porto di Cagliari sarà invaso da navi e sommergibili militari. Uomini e blindati sbarcheranno sulle nostre coste con l’obiettivo di addestrarsi a un’imminente azione offensiva di guerra. Il porto diventerà un approdo per navi e sommergibili a propulsione nucleare, che sosteranno vicino alle navi passeggeri. Questa massiva presenza militare a Cagliari è dovuta all’inizio della Joint Stars.

Cosa è la JOINT STARS?

La Joint Stars comprende quattro esercitazioni che dal 14 al 29 ottobre occuperanno il sud della Sardegna. In particolare il poligono di Teulada vedrà i soldati della NATO e della Forza Marittima Europea esercitarsi per dieci giorni nelle principali forme di combattimento sul mare e dal mare. Esercitazioni di questo tenore non sono, né potranno mai essere, difensive ma bensì palesemente offensive, finalizzate insomma alla guerra. Lo scenario delle esercitazioni sarà allestito come una Sardegna autoritaria, in cui vige un regime totalitario.

AForasCamp: si riparte con le mobilitazioni

Si è conclusa domenica 10 settembre, nella Marina di Tertenia, la seconda edizione dell’A FORAS CAMP, il campeggio contro l’occupazione militare.

Alla sei giorni di assemblee, seminari di autoformazione, tavoli di lavoro tematici e socialità hanno partecipato oltre 200 persone, provenienti da tutta la Sardegna e non solo. Di rilievo il contributo (nell’organizzazione e nella presenza ai lavori) della componente locale dell’assemblea di A FORAS, il KOS (Kumone Ozastra Sarrabus), oltre che di altri partecipanti provenienti da Tertenia e dintorni.

Il campeggio, tenuto nel camping Tesonis, aveva l’obiettivo di rilanciare il percorso di A FORAS. Inoltre si voleva allargare la partecipazione al campeggio e in generale la lotta contro le basi nei territori interessati dal Poligono di Quirra: l’Ogliastra e il Sarrabus.
Quest’ultimo obiettivo si è concretizzato grazie a ben due iniziative portate avanti con successo a Tertenia, durante il primo e il quarto giorno di campeggio. Martedì 5 settembre è stato presentato il campeggio in piazza Martin Luther King, nella stessa piazza, venerdì 8, si è tenuta una cena popolare, accompagnata da proiezioni, teatro e concerti (vedi foto).
L’assemblea plenaria e i tavoli di lavoro, riuniti in campeggio, hanno raggiunto una sintesi e programmato le prossime attività e mobilitazioni. La presenza di A FORAS nella scuole e nelle università sarde si intensificherà, sia con le iniziative già in essere (come il progetto “Sardigna terra de bombas e cannones”, già presentato a Sassari e a Olbia), che con nuove idee, progetti e concorsi. Il tavolo sulle relazioni internazionali proseguirà l’analisi degli scenari di guerra dove sono impegnati i diversi eserciti presenti nella basi sarde, oltre che curare i rapporti e dare solidarietà alle diverse realtà impegnate contro l’occupazione militare al di fuori dell’isola. Come già fatto per il Poligono di Quirra, a breve sarà pubblicato un dossier che approfondirà gli effetti dell’occupazione militare sul Poligono di Teulada (curato dal tavolo economia).
Si citano anche i lavori del nuovo tavolo, dedicato allo studio e all’azione diretta contro la logistica della filiera bellica (trasporto via terra, aria e acqua di veicoli, ordigni e militari). Una della novità rispetto alla scorsa edizione è stato lo spazio dedicato all’auto formazione: il seminario interno sul Poligono di Quirra.

All’interno del campeggio l’assemblea delle donne si è appropriata di uno spazio di discussione come momento di confronto e riflessione sul sessismo, le differenze sessuali e di genere con la messa in discussione dell’autoritarismo patriarcale.

Non sono mancate le iniziative collaterali: oltre alle due serate a Tertenia e l’escursione di mercoledì 6 al Nuraghe Nastasi, i partecipanti al campeggio e i terteniesi, che hanno risposto all’appello, hanno potuto passare ben 5 serate con dj set e concerti. Queste attività sono state possibili grazie ad artisti locali e del resto dell’isola che hanno dato il proprio contributo ad A FORAS (Alberto Agus e Angelo Murgia di Tertenia, B.O.B. Crew dall’Ogliastra, Pronto Intervento Show di Alghero, Matteo Zuncheddu di Burcei, Dr Drer e i CRC Posse da Cagliari, gli Stranos Elementos di Porto Torres, Dj Nigola di Tertenia e Djesso di Cagliari).
Durante il campeggio si è svolta anche la mostra dedicata ai simboli e alle immagini che ci sono state inviate in seguito al nostro appello, volto alla costruzione dell’immaginario collettivo di A FORAS. Negli ultimi mesi sono giunti ad A FORAS 15 elaborati grafici, quasi tutte immagini, che presto saranno utilizzati attraverso diversi canali comunicativi (banner, locandine, magliette). Tra le varie proposte pervenute, una in particolare si è distinta per la sua forma, semplicità e riproducibilità. Quest’ultimo simbolo, sarà adottato da A FORAS come proprio, oltre ovviamente a tutte le altre immagini pervenute. Tutti gli elaborati- oltre quelli che ancora arriveranno- saranno presenti in una mostra itinerante che girerà tutta la Sardegna.
Nell’ultima giornata del campeggio, si è svolta la plenaria generale di A FORAS, dedicata interamente alle mobilitazioni previste per il prossimo autunno. Il prossimo mese di ottobre sarà denso di iniziative. In particolare, l’assemblea ha deciso di aderire all’appello per una mobilitazione globale contro le basi militari, indetto dal Movimento No Dal Molin e previsto per la settimana dal 7 al 14 ottobre. A FORAS proseguirà le proprie iniziative, in quanto dal 14 al 29 ottobre si terrà nel sud della Sardegna (sopratutto nel Poligono di Teulada) l’ennesima prova di forza della nostra controparte: la mega esercitazione Joint Star. Saranno pertanto organizzate tante iniziative diffuse, di azione diretta e di sensibilizzazione, organizzate dai tavoli tematici e dai gruppi territoriali di A FORAS. Una prima importante data sarà quella di sabato 14 ottobre, a Cagliari, che vedrà attraccate nel suo porto le navi militari impegnate nella Joint Star.
Il campeggio si è tenuto a ridosso di un radar facente parte del Poligono di Quirra, che per sei giorni è stato simbolicamente “assediato”. Come ampiamente comunicato, non si intendeva in alcun modo violare tale zona militare, bensì lavorare in prospettiva, ponendo le basi perché in un futuro quelle reti vengano tagliate e superate in massa, con il contributo della popolazione locale. Nonostante ciò si è assistito a un inspiegabile dispiegamento di forze dell’ordine: diversi blindati, tra cui la celere in antisommossa, posti di blocco e decine di unità schierate, sia nella Marina di Tertenia, che nel paese stesso (che dista oltre 10 km dal campeggio). Inoltre, ogni notte circa 10 poliziotti e/o carabinieri sostavano fuori dal campeggio. I militari disposti lungo le reti hanno spiato e controllato (con binocoli, camere e tele obiettivi) i partecipanti del campeggio.

Furia Rossa: «Così abbiamo smentito l’Esercito»

Intervista al Collettivo Furia Rossa

 

 

Alcune delle foto fornite dal Collettivo Furia Rossa dei relitti bellici nell’area del Poligono militare italiano di Capo Frasca

 

Antonio Sergio Belfiore del Cocer ha pubblicamente sostenuto che il Poligono di Capo Frasca viene puntualmente bonificato. è così?

Evidentemente no e le foto che abbiamo diffuso nei giorni scorsi ne sono una ulteriore dimostrazione. Ormai i militari devono entrare nell’ottica che in Sardegna l’aria è cambiata, vi è un risveglio delle coscienze rispetto all’occupazione militare della nostra terra e non possono più raccontarci quello che vogliono senza il rischio di essere smentiti; non solo non siamo più disposti a berci le loro verità ufficiali ma siamo sempre più vigili e pronti a raccontare altre verità.

In tanti in questi mesi estivi con le proprie imbarcazioni si sono avvicinati al poligono e hanno potuto vedere coi propri occhi i residuati bellici delle esercitazioni militari depositati al suolo, in un contesto che se non fosse stato contaminato da decenni di giochi di guerra sarebbe un gioiello naturale; e se ad alcuni il giro in barca è andato bene ad altri è arrivata la multa della Guardia di Finanza per aver navigato nel proprio mare. Si, perché non è propriamente vero che tutta l’area a mare viene restituita ai sardi durante il fermo estivo delle esercitazioni; vi è infatti una ampia porzione di mare, la cosiddetta “area ristretta” che è permanentemente interdetta alla navigazione e alla sosta delle imbarcazioni.

E a proposito di bonifiche, poiché con esse non dobbiamo intendere solo quelle a terra ma anche quelle a mare, è bene ricordare che per stessa ammissione della Capitaneria di Porto di Oristano, nell’area denominata “area residua”, peraltro attraversabile dalle imbarcazioni, “è tuttora accertata o probabile la presenza sul fondo di mine magnetiche, siluri, proiettili od altri ordigni esplosivi, pericolosi per la navigazione”. Si vorrà procedere a bonificare anche quest’area o dovremo continuare a vivere costantemente col rischio che qualche pescatore o bagnante salti in aria?

Nei mesi scorsi il vostro collettivo si è pubblicamente con Giacomo Cao sul caso dell’acquisto della SOGEAOR da parte di una cordata di cui fa parte anche il Distretto AeroSpaziale Sardo. Siamo davanti ad una militarizzazione dell’Aeroporto di Fenosu?

Non sappiamo con certezza cosa accadrà a Fenosu, perché gli acquirenti si nascondono dietro il segreto industriale. Il fatto è che in Sardegna il DASS è riuscito a mettere su una struttura che rappresenta tutti gli elementi del complesso Industriale-Militare-Universitario sardo. Si tratta di un sistema entro il quale tutto è collegato a tutto; quando si parla di ricerca scientifica ogni piccolo progresso in un campo può rivelarsi utile in altri campi vicini, così se anche a Fenosu si sviluppassero solo tecnologie aeronautiche civili, i risultati della ricerca sarebbero utili anche ai rami di questo complesso che si occupano di aeronautica militare. Inoltre, alcune dichiarazioni di soggetti che fanno capo alla cordata che ha acquistato la SOGEAOR (la società che gestisce Fenosu), fanno intravedere un coinvolgimento del ramo aerospaziale di Airbus, che fra le altre cose si occupa proprio di aeronautica militare.

Il vostro collettivo partecipa attivamente ai lavori del Movimento AForas, l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare, che fra pochi giorni svolgerà il suo secondo campeggio. Potete aggiornarci sullo stato dei lavori?

Si, da martedì 5 Settembre e fino al 10 Settembre si svolgerà il secondo campeggio di A Foras, quest’anno nella marina di Tertenia, comune non privo di carica simbolica, in quanto “ospitante” una parte del poligono di Quirra.

Il logo del collettivo della sinistra indipendentista oristanese

Il campeggio è una fase molto importante per il movimento perché sarà l’occasione per tirare le somme di un altro intenso anno di lotta e per costruire le basi di quello che verrà attraverso l’analisi, l’autoformazione e il confronto anche grazie alla rimodulazione dei tavoli di lavoro che quest’anno saranno cinque (vedi il programma: http://www.pesasardignablog.info/2017/08/24/tra-occupazione-e-resistenza-a-foras-camp-2017/). La straordinarietà di A Foras pensiamo stia proprio in questa sua ecletticità: quando c’è da fare analisi si fa analisi; quando c’è da fare azione diretta si fa azione diretta; quando c’è bisogno di fare un corteo comunicativo lo si fa; quando c’è bisogno di fare informazione e comunicazione si creano momenti di discussione ovunque ce ne sia bisogno; perché un metodo di azione non esclude l’altro. Una ecletticità, quella di A Foras, sicuramente sostenuta dalla diversità di forze che animano il movimento e che riescono a rispettarsi a vicenda, nel nome di una causa che è ben più importante dei singoli gruppi.

Durante il campeggio sarà sicuramente importante iniziare a costruire l’opposizione alla maxi-esercitazione “Joint Stars 2017” che si terrà dal 14 al 29 Ottobre a Teulada e che è stata definita nel sito dell’Aeronautica come “il maggiore evento addestrativo dell’anno per la Difesa”.

Ovviamente il campeggio non sarà solo impegno e passione politica ma anche momento di socialità, aggregazione e divertimento.

Ne approfittiamo qui per ringraziare tutti i compagni e le compagne che stanno dando anima e cuore nell’organizzazione dell’A Foras Camp 2017!

 

 

 

 

 

 

 

Tra occupazione e resistenza: “A FORAS CAMP 2017”

Pubblichiamo l’appello e il programma delle giornate organizzate dal movimento contro l’occupazione militare A Foras a Tertinia dal 5 al 10 settembre

Tra occupazione e resistenza

Da oltre 50 anni la Sardegna è occupata per migliaia di ettari di territorio da poligoni, aeroporti militari, basi, una fabbrica di bombe, oltre a centinaia di altre installazioni militari. Nella nostra isola sono “ospitati” circa due terzi del demanio militare presente in tutto lo Stato italiano. Il popolo sardo non è mai stato a guardare: fin dagli anni 60 ha messo in pratica diverse azioni, manifestazioni e proteste, la più celebre quella di Pratobello (nelle campagne di Orgosolo) nel 1969, ma possiamo citare anche le proteste a Tertenia, nel Sinis e a La Maddalena.

Negli ultimi tre anni il movimento ha trovato una nuova linfa, a partire dalla grande mobilitazione nel Poligono di Capo Frasca del settembre 2014, che si concluse con l’ingresso in massa oltre le reti. Da allora si sono susseguite manifestazioni e blocchi delle esercitazioni militari. Il movimento ha dunque trovato nell’azione diretta una delle sue pratiche più efficaci. D’altra parte, lo Stato Italiano, con il colpevole silenzio del Governo Sardo, in questi ultimi anni ha continuato a mostrare i muscoli. Sono state organizzate esercitazioni sempre piú grandi,  andando ad occupare nuovi spicchi di mare, come è successo per Mare Aperto 2017, che ha portato allo sgombero dei pescatori da nuove aree. L’espansione della fabbrica di bombe di Domusnovas, la RWM, e il finanziamento del distretto aerospaziale sardo, il DASS, sono un altro degli aspetti su cui si sta concentrando la nostra controparte. Anche per questo, il ricorso alle singole e sporadiche mobilitazioni può non bastare: è necessario avviare un percorso strutturato su più livelli e che lavori su breve, medio e lungo periodo, consapevoli che questa battaglia non si concluderà in qualche anno.

A Foras – contra a s’occupatzione militare de sa Sardigna

A partire dal 2 giugno 2016, gruppi e individualità che lottano per la liberazione della Sardegna dalle servitù militari si sono riuniti in “A FORAS – contra a s’occupatzione militare de sa Sardigna”. Tutti gli aderenti si riconoscono negli obiettivi generali di A FORAS: blocco delle esercitazioni militari, chiusura di tutti i poligoni e le caserme, bonifica dei territori inquinati, misurazione del danno e risarcimento della comunità, riconversione della fabbrica di bombe di Domusnovas. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi è necessario costruire un movimento popolare e di massa, radicato in tutta la Sardegna.

A Foras Camp 2017

In oltre un anno di vita, A FORAS ha promosso diverse attività: i cortei di Capo Frasca e Quirra per bloccare le esercitazioni militari, la grande giornata del 2 giugno a Cagliari con un corteo di massa e un evento dove tantissimi artisti si sono esibiti per supportare la nostra causa, passando per gli incontri nelle scuole, nelle università e nei paesi. In queste occasioni abbiamo presentato le nostre elaborazioni e dossier sui danni creati dall’occupazione militare nell’isola, e fatto crescere il dibattito ormai sopito sulle posizioni e le falsità del Ministero della Difesa.

Tutte queste attività non sarebbero state possibili senza la creazione dei 6 tavoli di lavoro permanenti, che, assieme all’assemblea generale, costituiscono l’ossatura di A FORAS. I tavoli, dedicati tra le altre cose alla mobilitazione nelle scuole e nelle università, alla comunicazione e alle ricadute delle basi militari nei territori, sono nati proprio durante il primo A Foras Camp, svolto nel 2016 a Lanusei, nel bosco di Seleni. La tappa del campeggio dello scorso anno è stata fondamentale anche per il radicamento del movimento in l’Ogliastra. Questo territorio e il Sarrabus sono gravati dal più grande poligono militare d’Europa, quello di Quirra. Quest’ ultimo ogni anno è teatro di lanci di missili al torio, interramenti di rifiuti bellici, e tristemente famoso per l’omonima sindrome che ha causato ingenti danni alla salute delle popolazioni circostanti.

Quale campeggio

Quest’anno facciamo un passo in più per avvicinarci a Quirra. Infatti il campeggio 2017 si terrà a Tertenia, comunità che tra gli anni 50 e 60 fu in prima fila nell’opporsi all’installazione del poligono. Nello specifico il campeggio si terrà presso il Camping Tesonis, nella marina di Tertenia, dal 5 al 10 settembre. Vogliamo ripartire da Tertenia, riprendendo anche quanto di positivo fatto l’anno scorso, rilanciando e rimodulando i tavoli di lavoro. Quest’anno saranno 5:

  • Contrastare la narrazione militarista nelle scuole e le collaborazioni tra università sarde e apparato militare;
  • Economia, lavoro, salute, ambiente e le ricadute sociali dell’occupazione militare;
  • Scenari internazionali e i nuovi teatri di guerra;
  • La logistica degli armamenti, spostamenti di uomini, mezzi e armi in Sardegna;
  • Comunicazione esterna, arte e propaganda: creare un immaginario per il movimento contro l’occupazione militare.

Una delle novitá rispetto alla scorsa edizione del campeggio sará il momento dedicato alla formazione interna. Attraverso l’analisi del caso di Quirra, cercheremo di migliorare le nostre conoscenze del “sistema militare”, lavorando anche sulla rappresentazione esterna delle nostre ragioni.
Il campeggio prevede anche molti momenti di socializzazione, tra i quali escursioni, proiezioni, concerti e dj set, oltre che due importanti iniziative in paese, che saranno organizzate congiuntamente alla comunità di Tertenia. L’obiettivo di questo campeggio è duplice. Da una parte vogliamo rilanciare il percorso di A FORAS, attraverso i tavoli di lavoro e l’autoformazioni. Dall’altra, non vogliamo essere rappresentati e percepiti come estranei alla comunità che ci ospita: al contrario, vogliamo allargare la partecipazione al campeggio e in generale la lotta contro le basi.

Come l’anno scorso, la partecipazione al campeggio sarà gratuita, tutte le attività saranno autogestite e portate avanti tutt* assieme. Il campeggio sará aperto a tutt*, con le discriminanti che hanno sempre contraddistinto il nostro percorso: antirazzismo, antifascismo, antisessismo e anticolonialismo.

Vi aspettiamo dal 5 al 10 settembre per continuare tutt* assieme la lotta contro l’occupazione militare della Sardegna.

A Foras!

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Programma

martedì 5

9.00 Accoglienza al campeggio
15.00 Assemblea di apertura (presentazione programma e questioni logistiche)
18.00 TERTENIA Presentazione in piazza. Proiezione del documentario “Tertenia Jerzu Perdasdefogu 1961” con testimonianze dell’epoca e dibattito.

mercoledì 6

10.00-13.00 Tavoli di lavoro: Economia, salute e territorio; Logistica bellica in Sardegna; Scuola e università
16.00-19.00 Tavoli di lavoro: Gruppo comunicazione; Scenari internazionali.
20.00 grigliata/cucina autogestita
21.00 CABUDANNI: festa de sa terra sarda, escursione a NURAXI NASTASI e suonata delle launeddas

giovedì 7

10.00-13.00 Tavoli di lavoro: Gruppo comunicazione; Geopolitica.
16.00-19.00 Tavoli di lavoro: Economia, salute territorio; Logistica bellica in Sardegna, Scuola e università
19.00-20.00 Confronto tra i tavoli comunicazione-economia
20.00 grigliata/cucina autogestita
22.00 Djset B.O.B Crew – Reggae Ogliastra

venerdì 8

10.00 Plenaria dei tavoli di lavoro
15.00 Seminario di autoformazione sul dossier sul PISQ.
20.00 TERTENIA Proiezione del documentario Oltre l’aporia e dibattito
21.00 cena solidale di autofinanziamento con prodotti locali
22.00 Spettacolo teatrale “Ferro e Cuore” a cura di Pronto Intervento Show di Alghero e a seguire Live blues di Matteo Zuncheddu

sabato 9

10.00 Incontro delle compagne partecipanti al campeggio
18.00 Torneo di calcetto antirazzista “Contra sa Gherra” con il FLF Casteddu
20.00 Cena di autofinanziamento e concerto finale
Musica tradizionale e balli sardi, Broken string (indie rock- Ogliastra); Dr. Drer & CRC Posse (roots/rap/ragga Casteddu), Stranos Elementos (militant/hc rap Posthudorra) + after set ragga/jungle/drum’n’bass

domenica 10

15.30 Plenaria conclusiva del campeggio: organizzazione delle mobilitazioni autunnali di A Foras e programma dei prossimi mesi

 Per contatti e informazioni consultate e diffondete l’evento fb: https://www.facebook.com/events/1765159483513229

Pastori sardi domani a Cagliari: «Salvare la pastorizia significa salvare la Sardegna»

Uno dei blocchi ai porti effettuati dal MPS per denunciare l’ingresso di carni non sarde

Ogni estate tornano d’attualità tre temi fondamentali fra loro collegati: la mancanza d’acqua, gli incendi e la crisi della pastorizia. Non si tratta di crisi imprevedibili o dovute ad avvenimenti calamitosi, ma alla mancanza strutturale di politiche efficaci da parte di una classe politica non modellata sui bisogni della realtà sarda.

Il Movimento Pastori Sardi, sindacato di categoria completamente sganciato dalle centrali sindacali italiane, ha sempre sottolineato che senza la pastorizia la Sardegna cadrebbe a pezzi in un batter d’occhi e ha condotto lotte durissime perché venisse concepito un piano straordinario di settore che ovviamente le giunte guidate dai partiti colonialisti e centralisti si sono sempre guardate bene dal realizzare.

Domani l’MPS torna in piazza e rivolge l’appello «ai pastori, ai contadini, agli artigiani, agli operai, agli studenti, agli amministratori dei paesi e ai cittadini di Cagliari» di unirsi alla manifestazione «al fine di chiedere all’Amministrazione Regionale un intervento urgente per la difesa del patrimonio zootecnico della Sardegna».

In un comunicato diffuso in rete il MPS individua la crisi strutturale del comparto in due fattori principali, anche questi ben noti da anni: «la crisi del prezzo del latte, crollato del 50% nel giro di due anni e il crollo del 40% del valore delle carni».
In particolare il prezzo del latte oscilla oggi da 0,50 a 0,60 centesimi al litro, cioè molto al di sotto dei costi di produzione (in pratica dopo un breve aumento si è tornati alla situazione di qualche anno fa, quando appunto il MPS aveva iniziato a bloccare porti e aeroporti dando successivamente vita all’interessante esperimento politico-sociale della Consulta Rivoluzionaria insieme ad altri comparti lavorativi e ai movimenti indipendentisti).

Ecco le richieste del MPS:

  1. che la Regione Sardegna stanzi, in via di urgenza, risorse pari a un quintale di mangime a capo.
  2. che si proceda urgentemente al risarcimento dei danni causati dalla calamità naturale.
  3. Il blocco immediato delle cambiali agricole;
  4. L’interruzione dei procedimenti di Equitalia;
  5. L’azzeramento dei pagamenti INPS;
  6. Di Procedere con solerzia alla liquidazione di tutte le pratiche relative al Piano di Sviluppo Rurale (PSR)
  7. Di anticipare al mese di settembre-ottobre il pagamento delle nuove pratiche relative al PSR e alla Politica Agricola Comunitaria (PAC), così come fatto da altre Regioni in Italia.
  8. Di rispettare gli impegni presi nel 2014 sulla infrastrutturazione delle aziende e del territorio: Sviluppare progetti per la produzione di energia elettrica in azienda; Portare l’acqua potabile in tutti gli ovili; Viabilità e la creazione di centri di raccolta, refrigerazione e conservazione del latte diffusi in tutta la Sardegna. Questi sono alcuni degli impegni presi dall’Amministrazione regionale e poi dimenticati.

L’idea che sta ala base di tale mobilitazione è assai più alta di una semplice vocazione economica e viene ben sintetizzata dalla chiusura finale del comunicato che ci sembra opportuno riportare integralmente: «occorre inoltre che la società e la politica sarda facciano un salto di qualità nella capacità di governo e di pianificazione del settore agro-pastorale.
Le crisi ricorrenti fanno comprendere che dobbiamo avere la capacità di ripensare il modo in cui in Sardegna la vocazione agro-pastorale deve integrarsi con il turismo e la cultura.
Il pastoralismo non è un semplice comparto economico ma parte centrale del tessuto sociale e culturale della Sardegna.
La società e la politica Sarda devono fare proprio questo concetto: il pastore ha e può avere una funzione centrale nella gestione del territorio, nella conservazione del paesaggio, nel controllo delle campagne.
Il pastoralismo è dunque un patrimonio della Sardegna che va salvaguardato e protetto e non lasciato in balia delle crisi del mercato globale e locale».

Il concetramento è previsto per domani ore 9.00 in  P.zza Marco Polo (Fiera) a Cagliari

 

Sanità: I sindacati italiani domani in piazza. Cumpostu: «ipocriti!»

Domani 6 luglio in Piazza del Carmine a Cagliari i sindacati italiani presenti in Sardegna manifesteranno «per i lavoratori e per i territori, contro i tagli e le riduzioni dei servizi sul territorio in una riforma sbagliata e pericolosa». Lo sciopero generale e unitario è stato indetto in occasione dell’approvazione delle linee guida per le Asl ed è stato indetto dalle seguenti sigle: Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

Alla manifestazione ha subito aderito la Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica che «di fronte alle imminenti e preoccupanti decisioni del Consiglio Regionale in materia di Riordino della rete ospedaliera sarda» ha deciso di organizzare «uno spazio di lotta autonomo e indipendente» aperto ai «nostri comitati, al Sindacato sardo, al mondo indipendentista, identitario, sardista e da quell’ampia realtà di ribellione nei confronti dei partiti al governo della Sardegna, responsabili del disastro nella Sanità pubblica».
Le scelte politiche in corso in Consiglio Regionale – si legge nella nota della Rete – «prevedono che i nostri ospedali vengano svuotati delle loro funzioni e dei servizi, per favorire la privatizzazione come unica soluzione. La privatizzazione attraverso le lobby delle Assicurazioni annienterà la solidarietà dell’universalismo della Riforma Sanitaria Pubblica (Legge 388 del 1978) tra le più grandi conquiste di diritti e di civiltà del ‘900. L’assistenza non sarà più uguale per tutti. Il diritto alla Salute sarà un privilegio di censo e di possibilità economica. Al Bilancio Sanitario Pubblico, con l’alibi di non farcela, va affiancandosi un Bilancio Privato rappresentato e gestito dalle Assicurazioni. I pacchetti assicurativi sanitari, che già iniziano a proporre i colossi delle Assicurazioni, a partire dalla Emilia Romagna con la UniSalute, organizzato ad hoc dal colosso Unipol, sono la “modernizzazione” che negli USA ha creato grandi disuguaglianze e il non accesso al diritto alla salute per tutti».

All’appello hanno subito aderito Sardigna Libera e Libe.R.U. Ma non tutto il mondo indipendentista è disponibile ad affiancare i sindacati confederali in una protesta che ha il sapore di una tardiva e ipocrita presa di posizione. Sardigna Natzione Indipendentzia, in un comunicato diffuso in versione bilingue, dichiara di non aderire alla manifestazione sindacale perché «sa manifestatzione est istada indita de sos matessi sindacados chi sunt favorende su QaterOlbia bene ischende chi at a causare su disacatu de medas de sos ispidales pùblicos chi declarant de tutelare cun sa manifestatzione de Casteddu».
Sardigna Natzione avverte anche il pericolo che «cun custa mutida sa trina sindacale tricolore si bolet ponnere a ghia, pro la firmare, de sa protesta ispontànea e lìbera chi at bìdidu sa Retze Sarda e sa Mesa Natzionale (de sa cale SNI est cumponente) impinnados in diversas initziativas in sas cales sos sindacados fiant de su totu ausentes».
Gli indipendentisti di SNI propongono infine una mobilitazione autonoma chiamata dalla Rete Sarda o da altre espressioni politiche e civiche sarde.

 

immagine tratta da http://lacittadiradio3.blog.rai.it/page/303/

Tempio: recita di fine anno militarizzata

Scatto dalla mostra documentaria “Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del Novecento“, a cura di Gianluca Gabrielli.

Lunedì 26 a Tempio Pausania, in occasione della recita di fine anno nella Scuola dell’infanzia “Maria Assunta”, comunemente nota “da Vico”, i bambini hanno intonato “Dimonios”, l’inno della Brigata Sassari.

Nel corso delle ultime settimane, le educatrici hanno fatto preparare ai bambini e bambine dell’istituto gestito dalle Missionarie Figlie di di Gesù Crocifisso la consueta recita di fine anno nella quale è stato appunto incluso l’inno. La Congregazione in questione è stata fondata da Mons. Salvatore Vico l’8 dicembre 1925.

Questo non è l’unico episodio di indottrinamento militare sui bambini avvenuto di recente a Tempio. In occasione dell’inaugurazione del Palazzetto dello Sport, lo scorso 9 aprile, dopo i saluti dell’amministrazione e la benedizione del vescovo Sanguinetti, le majorettes hanno marciato sulle note di “Dimonios” in versione remix.

A questo link è possibile reperire l’audio della recita in questione.

Fonte

Tempio, Scuola dell’infanzia: recita di fine anno militarizzata con “Dimonios” (audio)

Tempio: presentazione del dossier sul PISQ

Oggi nell’Aula Magna della Biblioteca G.M. Dettori di Tempio Pausania, il Fronte Indipendentista Unidu ha presentato il 1° Dossier sul Poligono d’Addestramento Interforze del Salto di Quirra (PISQ). Il documento è stato realizzato dal Tavolo di lavoro “Economia, salute, ambiente, territorio” del movimento A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna.

E’ stata ospitata a Tempio la presentazione del lavoro svolto negli ultimi mesi, anche in vista del successivo appuntamento che si è svolto a Cagliari il 2 giugno 2017: una lunga giornata di sensibilizzazione e partecipazione popolare con A Foras Fest.

Il Dossier sul PISQ è stato realizzato per la manifestazione del 28 aprile 2017, “Sa Die de sa Sardigna contra s’ocupatzione militare”, lanciata da A Foras proprio a Quirra. Il lavoro è il frutto dell’impegno di decine di militanti attivi in A Foras che hanno partecipato nel corso dei mesi al Tavolo di lavoro citato, uno dei vari ambiti di studio e approfondimento.

Sono sei in tutto i Tavoli di lavoro che si occupano a 360° del tema della militarizzazione della Sardegna. Dal Tavolo Scuola e Università a quello dedicato al DASS – Distretto Aerospaziale della Sardegna, passando per l’RWM, la fabbrica di armamenti di Domusnovas nota per rifornire prevalentemente l’Arabia Saudita impegnata nell’aggressione allo Yemen.

Il Dossier PISQ è stato illustrato da Michele Salis, militante di A Foras che ha curato la parte riguardante le ricadute economiche, oltre alla revisione complessiva dell’intero Dossier, e da Luigi Piga, del Fronte Indipendentista Unidu, che si è occupato della parte storica e demografica.

Inoltre, sono stati presentati e dibattuti anche gli altri capitoli del Dossier PISQ: il procedimento penale in corso a Lanusei “Veleni di Quirra” e il richiamato progetto DASS.

La presentazione è stata ripresa a  cura di Radio Tele Gallura ed è in programmazione su RTG per una settimana. Oggi a partire dalle ore 19:35.

Tempio, Dossier PISQ: video presentazione Biblioteca G.M. Dettori (22/05/2017)

Gli indipendentisti: “fuori il Qatar dalla Sardegna”!

La bandiera della petro-monarchia assolutistica del Qatar

Domani, martedì 13 giugno, alle ore 10 del mattino gli indipendentisti che aderiscono al progetto “Pro s’Alternativa Natzionale”, si daranno appuntamento in viale Trento a Cagliari, sotto la presidenza della Regione Autonoma della Sardegna. Il motivo della contestazione è la fitta rete di affari che lega la Regione governata dagli ultra centralisti del Partito Democratico, dai “sovranisti” del Partito dei sardi e da altre liste collaterali, alla Qatar foundation.

Il Qatar è al centro di una bagarre internazionale che verte sui suoi rapporti economici e politici con il terrorismo salafita e jihadista e gli indipendentisti – che da sempre hanno denunciato la cosa – domani hanno deciso di organizzare una mobilitazione:  ” in Sardegna – scrivono gli organizzatori in un documento stampa –  già da alcuni anni singoli intellettuali e movimenti democratici, indipendentisti e civici, denunciano l’ambigua politica di investimenti che alcuni emirati del Golfo e principalmente il Qatar portano avanti sul nostro territorio.
L’acquisizione del Mater Olbia e di Meridiana da parte della Qatar Foundation rappresentano solo la punta dell’iceberg di questo fenomeno.
Ci preoccupa l’accondiscendenza e il silenzio che le istituzioni locali sarde hanno dimostrato nei confronti di questi investimenti, creando addirittura un binario preferenziale per il Mater Olbia, e con ciò sottraendo risorse pubbliche e posti letto ai territori sardi.


È da tempo – continuano gli indipendentisti – che gli analisti e gli osservatori indipendenti della politica internazionale hanno messo in guardia l’opinione pubblica mondiale sugli strettissimi rapporti del Qatar, e non solo di questo emirato, con gli ambienti jihadisti che, ammantando di motivazioni religiose il proprio operato, portano a termine i più efferati atti di terrorismo con l’intento di gettare il mondo nel caos.
La destabilizzazione degli Stati e delle Regioni di rilevanza geopolitica a livello internazionale è strettamente legata all’azione che le multinazionali nell’era della globalizzazione stanno portando avanti per accaparrarsi ancora una volta le risorse ambientali ed energetiche strategiche e usando i popoli come manodopera a basso costo.
Queste politiche impediscono non solo la stabilità e la pace nel mondo, ma contribuiscono ad aggravare le disuguaglianze che sono alla base del reclutamento della manovalanza Jihadista.
C’è da chiederci fino a che punto la classe politica sarda, in modo trasversale, sia disinformata su questi processi internazionali. Se invece è informata e tace, chiediamo esplicitamente quali siano le motivazioni e gli interessi che hanno generato questa accondiscendenza.
Che non raccontino ai sardi ancora una volta che l’operazione Mater Olbia, finanziata dalle nostre casse, è stata fatta per creare occupazione in loco. Tutto ciò mentre gli ospedali pubblici dei nostri territori disagiati sono a rischio di chiusura.

Come espressioni politiche indipendentiste e civiche che fanno riferimento a Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale – concludono le organizzazioni compenti il cartello indipendentista – osserviamo le sempre maggiori tensioni nel Medio Oriente, soprattutto dopo l’annuncio del governo statunitense di creare una sorta di “NATO Araba”. Precisiamo che gli stessi Paesi che oggi accusano il Qatar sono artefici di grosse violazioni dei diritti umani e politiche estere aggressive, tra i quali spicca certamente l’Arabia Saudita.


Questo contesto ci inquieta e ci allarma: non possiamo permettere che la presenza del Qatar in Sardegna, sempre più massiccia e invadente, aggiunga pericolose dipendenze alla già disastrosa dipendenza italiana.
Al fine di dare un chiaro segnale di dissenso e discontinuità verso la politica doppiamente succursalista del governo Pigliaru e dei suoi sostenitori, chiamiano i cittadini sardi alla mobilitazione davanti la sede della Presidenza della Regione Sardegna in data 13/06/2017“.