Sa Die de sa Sardigna per difendere la terra a Bolotana e a Ottana

Ecoturismo Sardegna, Caminera Noa, A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardign, Rete dei Comitati Sardi e Zero Waste Sardegna organizzano la seconda edizione dell’importante evento “Dall’industria allo sviluppo sostenibile- Difendimus sa terra nostra!”

In occasione della festa nazionale dei sardi i promotori hanno deciso di occuparsi di una questione che sta diventando sempre più attuale: la sostenibilità dello sviluppo e la difesa della terra. Si tratta di un percorso tematico a tappe (spostamenti in auto- pullman) dalla zona industriale di Ottana alla montagna di Bolotana raccontando il territorio e la storia di una terra e di un popolo violentato dal colonialismo italiano ma desideroso di costruire un processo di liberazione.


Si tratta in pratica di una giornata di unione e sensibilizzazione allo sviluppo sostenibile del territorio.

Il territorio verrà raccontato dai protagonisti: attraverso le testimonianze degli ex lavoratori di Ottana e dei loro familiari si toccherà con mano l’impatto dell’industria sulla cultura, sulla società e sul territorio, sulle comunità.

Il senso dell’evento consiste nella valorizzazione dei territori, partendo dal recupero dei mestieri antichi come prima risposta di cambiamento per porre le basi per una innovazione che possa essere sostenibile.


La scelta del 28 di aprile non è casuale perché – scrivono gli organizzatori – la festa nazionale dei sardi non è e non deve essere solo un ricordo ma anche un progetto per il nostro futuro.

di seguito il programma:

-Ore 9:00 di fronte ai cancelli di Ottana – testimonianza ex lavoratori e familiari vittime. Sarà presente l’Avvocato Sabina Contu, Segretaria nazionale AIEA

-Ore 10:00 tappa a Bolotana interventi degli organizzatori su basi militari, lavoro, bonifiche, battaglie in difesa della terra, prospettive di liberazione della Sardegna

-Ore 11:30 carovana visita zone archeologiche, naturalistiche e di rilevanza turistica e culturale del territorio

-Ore 13:00 pranzo in località montana (casa del tiro a piattello)
Ore 15,30 Ritorno al paese di Bolotana

-Ore 16:00 aula consiliare di Bolotana:
⦁ accoglienza da parte dei Tenores Tottoi Zobbe di Bolotana;
saluti istituzionali
⦁ presentazione storie di attività sostenibili del territorio e progetti innovativi

Interventi:
Annalisa Motzo, Sindaco di Bolotana, Presentazione progetto di
valorizzazione territoriale dei paesaggi storici olivetati
Carlo Gaspa, da Il tramonto di un paradiso a Heart of Sardinia
Gabriele Casu, Comitato di Riconversione RWM

-Ore 17:30 presentazione libro “La mano destra della storia” – Fiorenzo Caterini

-Ore 18:30 proiezione documentario “Senza passare dal via” dei registi Antonio Sanna e Umberto Siotto

Durante la giornata ci saranno degli interventi musicali con Giuliano Mocci e letture di poesie di artisti vari, tra cui Natalino Usai, ex lavoratore di Ottana e poeta.

Durante le presentazioni la casa editrice Catartica organizzerà un banchetto di libri sulla Sardegna e una parte del ricavato sarà utilizzata per organizzare la prossima edizione di Sa die de sa Sardigna

Pranzo di autofinanziamento: 15 euro (necessaria la prenotazione a 28abrilesadieinbolotana@gmail.com)

Menù:
Pane Zichi cotto nel brodo di pecora con pecorino
Carne di pecora
Vino/acqua

Disponibile menù vegetariano:
Pane Zichi con verdure
Zuppa di finocchi (se disponibile) in alternativa timballo di zucchine con contorno di caponata di verdure
Vino/ acqua

Tutti gli aggiornamento sull’evento fb

Perché non ho incontrato Salvini? Ca non mi futtidi issu!

 di Maria Barca*

Volevo spiegare esattamente perché per me era inutile e deleterio incontrare Salvini a Cagliari, ma veniva fuori una roba troppo lunga, quindi, ho cercato di sintetizzare il più possibile, ma se non volete leggerlo tutto, il sunto è: CA NON MI FUTTIDI ISSU.

Per chi vuole accedere alla versione completa:
1. Chiedere a Salvini di rivedere la questione denunce dei pastori è come chiedere a Golia di fare autocritica sulla sua statura. Perché? Perché tra le numerose disposizioni introdotte dal decreto sicurezza vi è la reintroduzione del REATO di blocco stradale che era stato stato degradato tempo fa ad illecito amministrativo con il decr. lgs 507/99, ma a lui sembrava pochino ed è di nuovo reato e non gliene sbatte se il blocco nasce per esprimere dissenso in una situazione di disagio (vi assicuro che è sottolineato anche questo).

2. Chiedetevi perché Salvini partecipa con tutti i vertici alla manifestazione di Coldiretti!
Durante la campagna elettorale sarda, il consenso dei pastori era determinante. Ora, in vista delle elezioni europee, serve il consenso della Coldiretti nazionale, mica di questi 4 voti nostri che valgono zero in Europa.

3. Ho iniziato questa protesta rivendicando un diritto. Spiegando solo quale fosse il diritto e perché era venuto meno. I diritti non si “chiedono per favore”, altrimenti perdono la loro ragion d’essere, non dico grazie a chi mi ascolta, è li per quello, non mi stupisco se mi ascolta, è suo dovere. E, soprattutto, non mi faccio commiserare. Non faccio commiserare i pastori perché vivono in difficoltà. Urlo e strillo perché il prezzo di quello che producono non dev’essere imposto da chi trasforma il latte.

A questo terzo punto aggiungo 3 postille:
a) aspetto al varco chi dice “il prezzo lo fa il mercato”
b) idem chi usa il termine “diversificare” perché l’ha letto nel giornale della Parrocchia e ora gli sembra una cosa fighissima
c) per i sostenitori di Salvini: vi parrà assurdo, ma non ne faccio una questione ideologica. Ho incontrato Maroni in tempi non sospetti.
d) io vivo ancora sperando di non cambiare gioco, ma solo le sue regole di merda

*Portavoce del Movimento Pastori Sardi

Il colonialismo verrà finalmente archiviato?

di Sergio Diana

Il Parlamento Europeo approva una Risoluzione sui diritti fondamentali delle persone di origine africana in Europa

La Risoluzione è stata approvata il 26 marzo scorso con 535 voti favorevoli, 80 contrari e 44 astenuti. Nell’importante presa di posizione della massima Assemblea dell’UE, si invita la Commissione europea a predisporre un quadro che impegni gli stati membri ad adottare strategie rivolte all’inclusione sociale ed all’integrazione delle persone di origine africana che vivono in Europa. Ma l’Atto del PE va oltre.

Non solo condanna gli attacchi fisici e verbali indirizzati alle persone di origine africana ma invita le istituzioni e gli stati membri dell’UE a riconoscere e, di conseguenza, a presentare scuse pubbliche per le ingiustizie sofferte dagli africani e dalle africane sia attualmente che nei tempi passati. Ci si riferisce, in particolare, ai gravi crimini contro l’Umanità commessi durante il colonialismo europeo ed alla schiavitù. Il Parlamento invita anche gli europei a “celebrare” degnamente le persone di origine africana attraverso la “Giornata internazionale in ricordo delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi”. La Risoluzione, inoltre, facendo esplicito riferimento alle valide esperienze avviate da alcuni stati membri dell’UE che hanno adottato efficaci provvedimenti rivolti a porre rimedio alle ingiustizie e ai crimini del passato, invita le istituzioni dell’UE e il resto degli Stati membri a seguire questi esempi, introducendo anche forme di risarcimento – come, ad esempio, la “restituzione dei manufatti rubati” – e provvedendo a declassificare i propri archivi coloniali.
Altri aspetti importanti della Risoluzione sono, oltre al riconoscimento dell’importante ruolo delle organizzazioni della Società Civile nella lotta contro il razzismo e la discriminazione – per cui il PE chiede che venga aumentato il sostegno finanziario a livello europeo, nazionale e locale a loro destinato -; l’invito sia ad agire per accrescere la partecipazione e la rappresentanza politica delle persone di origine africana, che ad adoperarsi nella lotta contro le discriminazioni etniche e i reati generati dall’odio, mettendo a punto risposte politiche e giuridiche efficaci e basate su dati oggettivi.
Benché si tratti di atti non vincolanti, le Risoluzioni hanno tuttavia un impatto politico importante, fungendo da stimolo per l’adozione di atti giuridici vincolanti e, come in questo caso, in riferimento ad ambiti fondamentali quali la tutela dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali o l’ attuazione dei principi relativi alla parità di opportunità e all’eguaglianza.

Vai al testo della Risoluzione

 

*articolo pubblicato in prima istanza su www.euyou.info 

Diritto al ritorno degli emigrati sardi. Nuova assemblea a Torino

 riceviamo e volentieri pubblichiamo

ASSEMBLEA PLENARIA DELLE EMIGRATE E DEGLI EMIGRATI SARDI IN ITALIA
▶ TORINO, 31MARZO 2019 ALLO SPAZIO POPOLARE NERUDA, CORSO CIRIE’ 7

In continuità con l’assemblea di Bologna dello scorso 18 Novembre (https://bit.ly/2VWnQxT ) vorremmo incontrarci e discutere della costruzione di una piattaforma delle emigrate e degli emigrati sardi. Durante il primo appuntamento ci siamo concentrati sulla comprensione del fenomeno grazie a degli interventi seminariali di Omar Onnis ed Enrico Lobina e ai ricchi spunti forniti dai partecipanti, una parte di questi interventi la trovate nelle dirette di Zenti Arrubia Bologna (https://bit.ly/2XSOtpm ) e nell’editoriale di Enrico Lobina per Fondazione Sardegna (https://bit.ly/2TC67iy )
A Bologna abbiamo anche segnato alcuni punti dai quali vorremmo patire:
Vogliamo costruire un nuovo soggetto politico fatto di emigrate ed emigrati dalla Sardegna. Vogliamo costruire un’analisi e delle pratiche a partire dal nostro essere migranti senza pregiudizi ideologici, per questo crediamo sia giusto andare oltre la partecipazione dei singoli ad associazioni, movimenti, collettivi e partiti politici.
Vogliamo anche dire con forza che intendiamo ripensare completamente la figura del migrante sardo, da sempre immaginato come uomo, pastore o operaio. Vogliamo mettere al centro le categorie che sono state rimosse dalla narrazione dell’emigrazione sarda, la quale è da sempre stata anche una migrazione di donne, mondine, studentesse, operaie, colf, infermiere, dottoresse avvocatesse e tanto altro. Altre soggettività non incluse nell’analisi delle migrazioni dalla Sardegna sono coloro che non rientrano nel binarismo di genere o che non rispecchiano in un senso comune che contempla solo relazioni etero-normalizzate. Queste, così come le donne in molti casi migrano non necessariamente causa vuoti formativi od occupazionali ma con la speranza di trovare contesti più liberi dall’oppressione di genere, da sessismo e omofobia.
Vogliamo aver diritto al ritorno, intendiamo in questo senso andare oltre la nefasta e antistorica idea per la quale “la Sardegna ai Sardi” e quindi che le sarde ed i sardi dovrebbero necessariamente starsene nell’isola. Piuttosto vogliamo rivendicare con forza che la Sardegna dev’essere una terra nella quale ci siano le condizioni socio-economiche per poter tornare e nella quale raggiungere le proprie aspirazioni.
Vogliamo rivendicare le nostre esperienze di migrazione anche come una ricchezza che vorremmo poter riportare nell’isola. Intendiamo andare oltre gli stereotipi sull’emigrazione come percorso obbligato per chi non è stato in grado di costruire le proprie aspirazioni nell’isola. Piuttosto vorremmo che tutte le sarde e tutti i sardi fossero messi nelle condizioni di poter scegliere se partire dalla Sardegna e se tornare nell’isola per costruire i propri desideri.
Questi sono i pochi punti che abbiamo messo insieme la scorsa assemblea, crediamo che questi possano essere un’indicazione da dove partire. Sappiamo anche che la direzione ci è sconosciuta, ci vediamo a Torino il 31 marzo allo Spazio Popolare Neruda per trovare un senso comune che ci indichi una via per il ritorno di tutte e di tutti quelli che desiderano rientrare nell’isola!

Programma:
h 10.30 ▏ Accoglienza e presentazione della giornata
h 11 ▏Prima parte: Quali sono le difficoltà che viviamo come emigrati sardi? Quali pratiche vorremmo utilizzare per rivendicare un miglioramento della nostra condizione?
h 14.30 ▏Pausa pranzo
h 15.30 ▏Seconda parte: Quali sono gli ostacoli principali che precludono il diritto al ritorno? Quali pratiche costruire per rimuovere questi ostacoli?
h 18.30 ▏Spunti di riflessione: Partendo dalle riflessioni emerse che tipo di piattaforma pensiamo più congeniale per il conseguimento dei nostri obiettivi?
h 19.30 ▏Conclusione della serata con aperitivo

Province sarde: la negazione della democrazia rappresentativa

di Giovanni Fara*

Nel più assoluto silenzio il 6 di aprile si celebreranno le elezioni per la nomina dei presidenti delle Provincie sarde e dei rispettivi consigli provinciali. I cittadini sardi sono all’oscuro di tutto, poiché si tratta di elezioni di II livello a cui possono partecipare esclusivamente amministratori comunali in carica e così con proprio decreto l’uscente presidente Pigliaru il 27 dicembre scorso ha indetto i comizi per le elezioni dei presidenti e dei consigli provinciali delle Province sarde.

Questo succede senza che ancora si sia insediato il nuovo Consiglio Regionale e senza una adeguata informazione. Molti amministratori addirittura ignoravano la notizia e nonostante qualche solitaria voce di protesta, pare ormai evidente che ci si trovi di fronte ad una farsa grottesca, nella quale i giochi di potere sono già stati stabiliti a tavolino dai partiti espressione dell’apparato coloniale e della partitocrazia italiana, dopo che per ben 5 anni le elezioni provinciali sono state rinviate, nominando un Commissario costato più di 100mila euro l’anno e un sub Commissario a cui sono stati dati altri 82mila euro, mentre i Presidenti delle Province costavano circa 40mila euro (mantenendo le vecchie province ci sarebbe stato un risparmio di quasi 30 mila euro e si sarebbe conservata la democrazia).

Le vecchie province sarde democraticamente elette, commissariate e amministrate da uomini nominati nel totale silenzio di tutte le altre istituzioni od enti rappresentativi, prima da Cappellacci poi da Pigliaru, dal luglio 2013 ad oggi, a distanza di anni dalla celebrazione del referendum abrogativovoluto dai Riformatori Sardi vedranno ora l’elezione di 12 consiglieri nel sud Sardegna, 10 a Nuoro, 10 a Oristano e 12 a Sassari. Tenuto conto di quanto contenuto nel decreto presidenziale che richiama la legge Delrio (n. 56/2014) e la Legge regionale 2/2016 ( artt. 26,27 e 28), le liste dovranno essere presentate nelle quattro province sarde, Sud Sardegna, Oristano, Nuoro e Sassari, tra sabato 16 e domenica 17 marzo.

A rendere oscura e poco trasparente la faccenda si pone un fatto: sul sito del Consiglio regionale è stato pubblicato proprio ieri 11 marzo un comunicato ufficiale che riporta testualmente “Il Consiglio regionale si riunisce giovedì 14 marzo alle 12,30. All’ordine del giorno la Proposta di legge in materia di differimento delle elezioni dei presidenti e dei consigli provinciali (qualora perfezionato). La Conferenza dei Capigruppo è stata convocata alle 13 di mercoledì per la programmazione dei lavori.”

Ci chiediamo quale consiglio si debba riunire, se le procedure per la conclusione dello spoglio sono ancora in capo alla Corte d’Appello e non è stata ancora fatta neanche la proclamazione del nuovo Governatore della Sardegna? Pertanto, salvo essere smentiti, da notizie e fatti dell’ultima ora, stiamo parlando dei consiglieri uscenti che, ancora in carica, si riuniranno per fare una leggina veloce veloce per votare il differimento delle elezioni dei consigli provinciali. Quanto tempo ancora, in attesa di una nuova Legge regionale che restituisca dignità democratica e di rappresentanza alle aree vaste e alle province con il ripristino di veri enti intermedi e di elezioni di I livello, dovremmo aspettare per vedere al lavoro uomini e donne elette nei territori di riferimento, a gestire bilanci, programmazione dei lavori pubblici, piani per le scuole, azioni per l’ambiente, piani delle assunzioni, oggi in mano ad un “nominato” del palazzo regionale che dei territori non conosce nulla?

Tutto questo a discapito della democrazia, completamente cancellata negli enti intermedi da ormai 6 anni. Giochini di palazzo che hanno fatto il loro tempo e, oltre che essere inopportuni, sono la prova della poca propensione a trovare soluzioni intelligenti per zone periferiche alla deriva.

Rileviamo inoltre come, rispetto ad altre regioni, ancora una volta venga calpestata dallo Stato italiano la dignità dei sardi e venga impedito all’isola di avere garantita una sua rappresentanza linguistica. Infatti a differenza di quanto disposto per la Regione Sardegna, il Decreto Delrio riserva alle province autonome di Trento e Bolzano e alla Regione a statuto speciale Valle D’Aosta un sistema di eleggibilità e  voto “personalizzati”: gli elettori della provincia di Trento avranno un seggio garantito alla minoranza linguistica ladina. Nessuna personalizzazione è stata invece riservata alla Regione Sardegna.

L’accelerazione di Pigliaru nell’indire le elezioni provinciali per il 6 aprile, sembra inoltre celare interessi  di partito tendenti ad agevolare gli attuali sindaci e consiglieri dei comuni ancora in forze al PD e che, pur sconfitti, alle elezioni del 24 febbraio, hanno avuto un successo personale spendibile per le provinciali. Così si spiegherebbe anche la fretta del sindaco Zedda di Cagliari di dimettersi e andare subito ad elezioni ,per vincere e diventare presidente della Città metropolitana, mentre Sanna a Sassari prima si dimette e poi ritira le dimissioni, in modo da essere ancora sindaco alla data del 6 aprile, ed eventualmente essere eletto ,se non Presidente, almeno come consigliere provinciale.Tutto ciò per mantenere potere e privilegi sulla pelle e a discapito degli interessi dei sardi.

Tàttari, 12 de Màrtzu 2019

*Portavoce di Caminera Noa

 

Poche storie: la Sardegna è una colonia

di Francesco Casula

La Sardegna “colonia” interna dello Stato italiano. Mi è capitato in questi giorni di leggere una portentosa “piacevolezza”: gli Indipendentisti sardi non dovrebbero più parlare di “colonialismo”. Ecco invece il pensiero di Antonio Simon Mossa in proposito. Simon Mossa, In sintonia con i “Nuovi meridionalisti”, – penso in modo particolare a Nicola Zitara (2) a Edmondo Maria Capecelatro e Antonio Carlo (3), quest’ultimo fra l’altro per molti anni docente incaricato di diritto del lavoro all’Università di Cagliari – ritiene che la Sardegna sia una “colonia interna” dello Stato italiano e che dunque la dialettica sviluppo-sottosviluppo si sia instaurata soprattutto nell’ambito di uno spazio economico unitario – quindi a unità d’Italia compiuta – dominato dalle leggi del capitale. Simon è ugualmente in sintonia con studiosi terzomondisti come V. Baran (4) e Gunter Frank (5) che in una serie di studi sullo sviluppo del capitalismo tendono a porre in rilievo come la dialettica sviluppo-sottosviluppo non si instauri fra due realtà estranee o anche genericamente collegate, ma presuma uno spazio economico unitario in cui lo sviluppo è il rovescio del sottosviluppo che gli è funzionale: in altri termini lo sviluppo di una parte è tutto giocato sul sottosviluppo dell’altra e viceversa. “ L’oppressione coloniale – scrive – si è intensificata con lo Stato Italiano… l’emigrazione, la distruzione dell’economia locale, l’imposizione di modelli di sviluppo forestieri comportano effetti devastanti contro la struttura sociale del popolo sardo” (6). Attacca poi duramente “l’albagia dei colonialisti romani”(7) che si permette di considerarci “straccioni, infingardi, banditi, mantenuti e queruli mendicanti”(8). Altrettanto duro è con i Partiti italiani che “rappresentavano e servivano esclusivamente gli interessi della potenza coloniale che sfruttava la Sardegna” (9). E ancora “La partitocrazia di importazione, aspetto non secondario del fenomeno di colonizzazione e di snazionalizzazione adottato dall’Italia, nella sua funzione di potenza occupante, costituisce nella nostra terra un’etichetta esteriore, uno strumento per assicurarsi il potere a tempo indefinito della madrepatria sulla colonia” (10). Certo – scrive Simon Mossa – “ apparentemente lo Stato è democratico ma sostanzialmente colonialista…la potenza coloniale opprime da tanto tempo la nostra gente” (11). “Uno Stato di fatto prettamente coloniale” (12) che “con i suoi organi costituzionali e di sottogoverno persistono in una politica liberticida e soffocatrice per i Sardi” (13). Riprendendo un articolo di Michelangelo Pira, apparso sulla Nuova Sardegna nell’Agosto del 1967 e condividendolo, lo cita testualmente:” La Sardegna ha sperimentato non solo la politica coloniale ma anche quella di colonizzazione in senso stretto. Ieri le migliori località della costa sarda erano occupati dai miliardari, oggi dal capitale forestiero industriale turistico. Ieri Arborea, oggi i poli industriali. La politica italiana è sempre stata politica colonialista, sia quando si è rivolta all’esterno con le avventure africane, sia quando si è rivolta all’interno. Sono cambiati i miti di questa politica ma la sostanza è rimasta. Che oggi siano i tecnocrati di Roma o di Bruxelles a dire quel che è bene fare o non fare in Baronia e dintorni anziché i ministri piemontesi, non cambia molto, cioè non rovescia la tendenza. Mutano le forme del colonialismo ma la sostanza politica di sfruttamento delle zone coloniali, resta” (14).

Riferimenti Bibliografici 1. Marx-Engels, “Corrispondenze con Italiani” Milano 1864.

2. Nicola Zirara, “L’Unità d’Italia- nascita di una colonia”, ed. Jaca-Book, Milano, 1971.

3. E. M. Capecelatro- A. Carlo, “Contro la Questione Meridionale”, ed. Savelli, Roma 1972.

4. V. Baran, “Il surplus economico e la teoria marxiana dello sviluppo”, Milano,1966

5. Gunter Frank, “Capitalismo e sottosviluppo in America latina, Torino 1969

6. Relazione in ciclostilato nella Riunione di Ollolai (10 Giugno 1967) nei monti del Santuario di Santu Basili, ora in “Antonio Simon Mossa: Le ragioni dell’indipendentismo” Ed. S’Iscola Sarda. Sassari 1984 a cura di Cambule-Giagheddu-Marras e in “Sardisti” vol.II di Salvatore Cubeddu, Ed. EDES, Sassari 1995, pagg.476-477.

7. La Nuova Sardegna 4 Agosto 1967:”No ai Sardi straccioni” di Fidel.( Lo pseudonimo con cui Antonio Simon Mossa firmava, per la gran parte, i suoi articoli: Altri pseudonimi cui ricorse furono: “Giamburrasca”, “Il Moro”, “Cecil”.

8. Ibidem.

9. Tesi di F. Riggio, Etnia e Federalismo in Antonio Mossa, relatore il Prof. Giancarlo Sorgia, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Cagliari, A.A. 1975-76.

10. Ibidem.

11. Ibidem.

12. La Nuova Sardegna 1° Agosto 1967.

13. Ibidem.

14. La Nuova Sardegna, Agosto 1967, Intervento di Michelangelo Pira.

A Foras reagisce alla repressione e rilancia: «Solinas, se siete sardisti via i poligoni!»

Il comunicato di A Foras che pubblichiamo di seguito ha il sapore di un guanto di sfida lanciato al neo eletto presidente della Regione Autonoma. I militanti contro l’occupazione militare non si fanno intimidire dai decreti penali di condanna e rilanciano la lotta sfidando i “sardisti” giunti al potere su un terreno da sempre patrimonio dei movimenti sardisti e indipendentisti: quello della liberazione dall’occupazione militare.

I DECRETI DI CONDANNA NON FERMERANNO LA LOTTA ALLE BASI

Pochi giorni fa sono stati recapitati a nove militanti del movimento contro l’occupazione militare dei decreti penali di condanna, relativi all’azione di protesta alla Regione Sardegna avvenuta il 29 maggio del 2018.
In quell’occasione una ventina di persone avevano attacchinato decine di manifesti in opposizione all’accordo truffa Stato-Regione, siglato dal governatore Pigliaru e dalla ministra della difesa Pinotti, riguardanti l’attività militare italiana in Sardegna.
Anche lo scorso 2 giugno, in occasione de sa manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, abbiamo espresso la nostra posizione lasciando sui muri di Villa Devoto una gigantesca scritta a vernice bianca “REGIONE SERVA DEI MILITARI”.

Mentre il processo per disastro ambientale contro diverse figure dell’Esercito Italiano va a rilento, puntuali arrivano le sanzioni contro gli attivisti contrari all’occupazione, i quali non inquinano, non devastano e non saccheggiano la terra di Sardegna ma si limitano a usare carta, colla e vernice per sensibilizzare e informare il popolo sardo.
A Foras prosegue con forza e serenità la sua lotta attraverso i tanti progetti attualmente in cantiere e se l’obiettivo di questi decreti penali di condanna era rallentare il passo della nostra attività, certamente è andato a vuoto.

L’azione in questione voleva essere la sveglia verso un Consiglio Regionale sordo e cieco.
Vedremo se questi nuovi rappresentanti, in cui spicca una forte presenza sardista (se si tratta davvero di sardismo e non di servilismo verso i veri padroni della Sardegna, mascherato da sardismo) si decideranno a stracciare l’accordo-truffa con il Ministero della Difesa e a mettere in discussione la presenza dei tre poligoni militari in Sardegna.
Se l’intenzione è la discontinuità rispetto alla giunta Pigliaru, questo è certamente il primo punto da cui partire.

La nostra azione di denuncia dei disastri causati dall’occupazione militare continua.

A FORAS – Contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna

Per chi voglia sostenere la Cassa spese legali contro le attività militari è possibile contribuire secondo queste coordinante: Per bonifici:

IBAN IT29I0760105138251929251931

Intestatario: Alessia Tranquilli

Per ricariche PostePay (da effettuarsi in posta e non nelle ricevitorie):

Numero carta: 5333 1710 1182 3339

Lettera di Antonio Gramsci ai pastori sardi di oggi

Stamattina nei pressi di alcuni ovili compresi nella zona di Sorradile, Ardauli, Aidomaggiore, Sedilo e Ghilarza sono state trovate copie di questa lettera che riproduciamo:

Cari pastori,

vi ho seguito da lontano con attenzione e costanza. Ho sempre saputo che la Sardegna facesse eccezione alla “grande disgregazione sociale” in cui consiste il meridione e voi con la vostra lotta l’avete ampiamente dimostrato. Avete posto la quistione del prezzo del latte come una grande quistione nazionale, anzi internazionale, visto che in poco tempo la solidarietà è giunta dai quattro angoli d’Europa. Avete anche spazzato via con gran facilità tutti i luoghi razzisti sui pastori e sull’intero popolo sardo che vogliono dipingere gli abitanti dell’isola e in particolare i pastori e chi vive di agricoltura come incapaci di organizzarsi, incivili, razzialmente inferiori. Ai miei tempi lo scrivevano in libri pseudoscientifici Sergi, Niceforo e Lombroso, oggi lo ribadiscono con argomentazioni analoghe alte cariche dello Stato come il procuratore generale della Repubblica Roberto Saieva quando ha parlato in sede ufficiale di “mentalità predatoria tipica barbaricina”.

Vi accusavano di essere antimoderni, incapaci di lanciare vertenze organiche, isolati, ostaggio di una cultura primitiva e legata ad un individualismo esasperato. Invece avete versato il latte sull’asfalto, dalle autobotti, dai cavalcavia e rimbalzato sui dispositivi sociali moderni (che chiamate se non sbaglio social), le centinaia di blocchi stradali, blocchi ai caseifici, gli assalti ai camion con la merce proveniente dall’estero, guasta o contraffatta. Soprattutto avete avuto la capacità di condurre trattative da pari a pari con gli industriali e con la classe politica ad essa subalterna e di rilanciare controproposte alle prime timide concessioni, una capacità che ha colto di sorpresa tutti e scavalcato organizzazioni ben strutturate e riccamente remunerate come la Coldiretti che si è trovata a dover inseguire gli eventi per cercare di cavalcare la cosa.

Siete stati capaci di creare un vasto blocco nazional-popolare che sostenesse le vostre giuste richieste economiche e che le estendesse ad una universale vertenza di giustizia per il Popolo Sardo che la borghesia settentrionale ha storicamente soggiogato insieme al meridione riducendo la Sardegna a colonia di sfruttamento.

Avete saputo usare e adattare perfettamente ai tempi moderni le tecniche storiche del movimento operaio e contadino facendole rivivere di nuova energia creativa.

Avete organizzato la vostra lotta in forme originali di democrazia del lavoro pur mantenendo una geometrica efficacia nella regia delle azioni di blocco della produzione e di boicottaggio della circolazione della merce che ha sprofondato la classe industriale nella paura ribaltando, nel corso di dieci giorni di scioperi e blocchi, il rapporto di potere che sembrava a tutti gli effetti tendere naturalmente verso il blocco industriali – politici subalterni.

È sinceramente disarmante vedere come nulla è cambiato dai miei tempi. Noi lottavamo contro il prezzo di 36 lire al quintale fissato per il grano perché lo ritenevamo rovinoso per la Sardegna. Era l’Italia protezionista, ma a quanto pare l’Italia del libero mercato non fa eccezione e quando si tratta di mungere l’anello debole della filiera produttiva non desiste ancora dal farlo. La Sardegna in duecento anni di storia è stata messa a sacco e la storia di questi ultimi due secoli può essere definita senza ripensamenti una grande e lunga rapina da parte dei signori continentali e dei loro appoggi isolani. In un tempo storico che difficilmente capisco dove i ricchi e i signori riescono a signoreggiare senza contrasto alcuno e a fare i loro comodi facendo combattere i poveri con i più poveri, voi avete fatto fare inversione di rotta a tale indirizzo e avete riportato la realtà sui piedi attaccando gli industriali, i consorzi di tutela, la follia del cosiddetto “libero mercato” privo di controlli e truffaldino, la grande distribuzione organizzata e la classe politica complice con questo malaffare.

E nulla è cambiato anche nell’atteggiamento di quelli che al mio tempo erano i socialisti. Ho visto la cosiddetta “sinistra” (ho faticato a capire chi o cosa lo fosse, perché al mio tempo la sinistra stava al fianco del proletariato e non degli industriali) attraverso gli editoriali dei principali loro giornali assumere atteggiamenti fastidiosamente paternalistici. Tutto ciò che ha entusiasmato me ha irritato loro: conflittualità, democrazia creativa, capacità di rilancio sulle principali quistioni, non controllabilità da parte degli opportunisti. Si tratta del carattere gattopardesco della vita politica italiana, tutto è cambiato, ma in effetti nulla lo è, certo non lo è quella che viene definita “sinistra” e che al mio tempo erano i socialisti.

Domani ci saranno le elezioni e a quanto si può constatare domina il clima tipico del cretinismo parlamentare. Il tema fondamentale di ogni dibattito dovrebbe essere quello agitato da voi, vale a dire lo scontro, produttori – speculatori, centro – periferia, città – campagna. Dopo il Congresso di Lione del 1926 scrivevo che “politicamente tutta la zona meridionale e delle isole funziona come una immensa campagna di fronte all’Italia del nord, che funziona come una immensa città”. Mi sembra irreale vedere che la situazione non solo è ancora così, ma è addirittura peggiorata.

Il prezzo del latte in effetti altro non è che quello che è stato per il movimento operaio la quistione delle 8 ore lavorative su cui poi si è costruito tutto un mondo di speranze e progettualità. Invece prevalentemente gli esponenti degli schieramenti maggiormente quotati discettano di barconi, immigrazione, competitività aziendale, fondi europei e altre quistioni che non mi sembra possano realmente incidere sulla vita delle larghe masse di Sardegna. E le forze minori cosa fanno per diventare egemoni? Dopo che gli industriali hanno disertato il tavolo per valutare la vostra proposta sugli 80 centesimi, rifiutandosi quindi di trovare una soluzione alla crisi del settore, ci si sarebbe aspettata la convocazione di una mobilitazione popolare ai almeno una di quelle che si dichiarano liste di alternativa. Noto che il cretinismo parlamentare dilaga anche in ambienti a me potenzialmente amici, cioè in quegli ambienti che dovrebbero essere in grado di alimentare lo spirito di scissione.

Non so se bloccherete i seggi. Non saprei bene neppure valutare l’operazione in termini strategici. Quello che mi chiedo non è tanto il mezzo in sé – che dai temi del fiorentino si sa essere sempre anche una questione di fini – ma è la visione, l’orizzonte che si ha.

Che la vostra lotta non sia ormai solo vostra mi sembra chiaro, anche se in molte interviste che avete rilasciato ripetete ciò come un mantra. sicuramente avete a cuore l’obiettivo che volete e dovete raggiungere ad ogni costo e che non volete rendere soggetto a strumentalizzazioni. Ciò è comprensibile. Ma è un fatto storicamente accertato che ogni lotta se stagna nella dimensione economico-corporativa (cioè se in qualche modo non esce fuori da se stessa andando ad intaccare tutta una serie di rapporti, di privilegi, di ingiustizie andando a costruire una visione generale e non particolare; nel caso in quistione non più solo prezzo del latte o temi agrari ma anche difesa della Sardegna orrendamente sfruttata fin dai tempi della legge delle chiudende, dell’abolizione degli ademprivi ed usi civici di terreni e boschi), alla fine si spegne come una fiammella senza più ossigeno. É successo anche a noi dopo il biennio rosso e con l’avvento del fascismo, eppure controllavamo le fabbriche di tutto il nord. Eppure eravamo  talmente forti che alla fine per disperazione la direzione della Fiat fece la proposta agli operai di assumere la gestione dell’azienda in forma di cooperativa, i quali rifiutarono perché ciò che volevano era la gestione del potere politico, non di una fabbrica che sarebbe comunque rimasta non loro.

Lo so che ci avete già provato e che siete rimasti scottati perché hanno provato ad usarvi. Ci sono sempre delle figure animalesche a intorbidare le acque e non si tratta quasi mai della volpe e del lione di cui parlava Machiavelli, ma più spesso di piccoli sciacalli in cerca d’autore. Ma la storia non si può fermare ai primi fallimenti. Abbiamo bisogno di uomini che non si entusiasmino alla prima fragile vittoria e che non arretrino di fronte ai peggiori errori. Siate in grado di diventare il punto di riferimento stabile del riscatto della mia isola, di tutta la mia isola, anche di chi non vi ha capito e di chi vi guarda ancora con sospetto. Cercate alleanze con la parte viva, con i giovani, con gli intellettuali non al libro paga del blocco che vi opprime, con chi coraggiosamente combatte per liberare la Sardegna.

Un caro saluto,

vostro

Nino Gramsci

Bivat sa Repùbblica Sarda de sos operajos de sos massajos e de sos òmines de traballu

Un “ismurzu” di solidarietà in faccia a chi sfrutta il lavoro dei pastori sardi

Striscione di solidarietà alla lotta dei pastori esposto davanti al liceo Galilei di Macumele (Macomer)

Domani il soggetto-progetto politico Caminera Noa solidarizzerà con i pastori in lotta acquistando direttamente da chi sta facendo i blocchi del formaggio e organizzando una merenda popolare davanti al caseificio dei Pinna a Thiesi, ritenuto dagli stessi pastori il target principale della guerra del latte.

Appuntamento domani (sabato 16 febbraio) alle ore 18 davanti al caseificio.

Pubblichiamo di seguito l’analisi di Caminera Noa già pubblicata sulla rivista Contropiano

Il mondo della pastorizia è in rivolta da decenni e il motivo è sempre lo stesso: il prezzo del latte. Forse alla fine passerà anche questa protesta perché le classi dominanti e gli industriali del latte in fondo temono la forza dei pastori sardi e tireranno fuori qualche soluzione tampone. Ma la crisi del comparto anche stavolta non verrà affrontata.

Secondo i dati forniti dall’Agenzia Agris Sardegna, incaricata di raccogliere e rielaborare i dati delle fatture di pagamento del latte, in Sardegna, 12.267 imprese del comparto registrate nell’Isola, con un numero complessivo di capi ovini di 2milioni 548mila 808, hanno prodotto per l’annata 2015-2016 una produzione di quasi 300 milioni di litri di latte (di cui 17milioni circa da caprini) e per la stagione 2016-2017 poco più di 284 milioni di litri. Ogni pecora produce mediamente poco più di centro litri di latte all’anno, per una consistenza media di gregge di 292 capi (http://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=371854&v=2&c=394&t=1).

La rivolta che sta imbiancando di latte tutta l’isola è scoppiata a causa del crollo del prezzo del latte. Il fatto è che i trasformatori (gli industriali del latte) pagano pochissimo il latte conferito dai pastori (attualmente sotto i 60 centesimi), prezzo ben al di sotto dei costi di produzione (calcolato tra gli 80 centesimi e un euro; la scorsa stagione il prezzo era fissato a 0,85, sempre poco ma meglio che nel passato).

Perché lo pagano così poco? Gli industriali dicono che il prezzo lo decide il mercato. I pastori gridano alla truffa perché il prezzo del latte viene fissato sul prezzo finale del pecorino romano (chiamato così anche se prodotto per la stragrande maggioranza da latte sardo) che è un formaggio di scarsissima qualità assorbito prevalentemente dal mercato americano. Praticamente si tratta di una monocultura favorevole agli industriali e sfavorevole ai produttori.

Però il latte non viene usato tutto per produrre pecorino romano, ma anche altri formaggi di qualità venduti a prezzi ben più remunerativi, eppure viene acquistato sempre al di sotto dei 60 centesimi sulla base del prezzo finale del “romano”. Insomma il latte è uno dei rarissimi casi in cui è il prodotto finale (in questo caso, un prodotto finale, cioè il “romano”, eletto a parametro di valore) a fare il prezzo della materia prima e non il contrario.

Periodicamente la Regione organizza dei tavoli di contrattazione che puntualmente falliscono perché gli industriali restano chiusi ad ogni rialzo del prezzo del latte. Il sospetto è che gli industriali che controllano i tre consorzi di tutela dei tre pecorini Dop (il Romano, il pecorino sardo e il fiore sardo) facciano cartello sui prezzi e non abbiano alcun interesse a diversificare la produzione. Il sospetto è anche che la classe politica colonizzata e a sua volta colonizzatrice sia subalterna agli interessi e ai dettami degli industriali e non abbia mai avuto la volontà di opporsi. Ecco perché tutti i volti noti dei politici sardi vengono cacciati via dai presidi di questi giorni.

Fra l’altro lo scorso dicembre era stato annunciato in pompa magna la nascita dell’ Oilos, (Organismo interprofessionale latte ovino sardo composto) e il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio (che oggi cade dalle nuvole e mostra il petto a difesa dei pastori) lo aveva definito «un traguardo importante e una risposta al problema del prezzo del latte» (Sardinia Post, https://www.sardiniapost.it/politica/arriva-il-sigillo-del-ministero-per-oilos-nasce-lorganizzazione-del-latte-ovino/). La rivolta del latte era insomma largamente prevedibile. Perché non si è fatto nulla per evitarla?

A fronte di circa 300milioni di litri di latte prodotti all’anno e in gran parte destinati alla monocoltura del “romano”, salta all’occhio il dato impressionante di importazione di oltre l’80% dei prodotti alimentari: cereali, carne, formaggi, frutta e verdura, inclusi i mangimi per alimentare pecore e agnelli. Un paradosso inspiegabile. In Sardegna la superficie agricola utile è di circa 116.000 ettari, di questi 7.000 sono dedicati a seminativi e oltre 45.000 a pascolo. Tradotto in altre parole, utilizziamo quasi tutta la nostra terra per produrre merce di scarso valore economico e con poco valore aggiunto poiché la trasformazione è quasi esclusivamente nelle mani degli industriali del latte, mentre importiamo merce che non siamo più in grado di produrre a casa nostra. L’assenza di una classe politica adeguata si misura in questi numeri, nell’incapacità di pianificare un destino diverso dalla monocultura coloniale per la propria terra. La subalternità dei diversi governi multicolore (ma sulle grandi questioni monopensiero) susseguitisi nel corso degli anni alla guida dell’isola è evidenziata dalle periodiche crisi dei diversi comparti, crisi mai sanate e via via più profonde, così profonde da aver determinato la fine di realtà produttive importanti e vitali. Ciò che è peggio, la svalutazione del nostro lavoro e dei nostri prodotti ha avuto come conseguenza la svalutazione delle nostre terre, l’indebolimento dei nostri legami con questa terra, con la nostra cultura e le nostre tradizioni, ci ha fiaccato lo spirito e levato le certezze, ha sfibrato i legami sociali, disgregato le nostre comunità, cancellato o reso marginale la nostra cultura e la nostra lingua. La situazione di crisi perenne, iniziata secoli addietro e acuitasi negli ultimi decenni ha aperto le porte agli speculatori di ogni genere e sorta. E così una terra resa “arida” da decenni di disboscamenti su cui hanno fatto fortuna padroni continentali e destinata a pascolo diventa oggi l’eldorado per i signori delle rinnovabili, dell’eolico e delle finte serre fotovoltaiche, capaci di ricavare in Sardegna centinaia di milioni di euro all’anno, senza dover neppure fare lo sforzo di venirci in Sardegna, esattamente come facevano un tempo i signori feudali spagnoli e piemontesi. Quale allevatore o agricoltore non accetterebbe infatti in queste condizioni una pala eolica che occupa pochi metri quadri e “regala” ogni anno quanto non sono più in grado di produrre neppure 10 ettari di terreno coltivato?

Questa crisi ha aperto oggi le porte alle fabbriche delle bombe, alle coltivazioni per produrre biogas, come in passato le aveva aperte alle fabbriche degli industriali del nord, durate pochi anni ma quanto basta per lasciare un ricordo perenne di inquinamento insanabile e devastazione economica e sociale. In Sardegna oltre 300 paesi su 377 sono considerati deprivati. Appare ovvio quindi che non si può risolvere l’ennesima crisi del latte ovino con un piccolo incentivo alla produzione; appare ovvio in ragione di un’isola ricca di risorse ma priva di classi dirigenti adeguate. Forse la protesta passerà anche stavolta, ma noi abbiamo il compito di non fermarci all’ennesima elemosina e portare avanti un dibattito serio, battendoci per avviare un processo di riforma utile a garantirci un futuro diverso, soprattutto, utile a garantirci un futuro.

Ecco perché la lotta dei pastori è la lotta di tutti i sardi per la sovranità alimentare, contro la monocultura, per una economia circolare e giusta.

Iniziamo con una atto insieme di solidarietà e complicità con i pastori in lotta. Ecco perché sabato pomeriggio abbiamo organizzato “s’ismurzu de su pastore” davanti al caseificio Pinna di Thiesi. Vi invitiamo a comprare formaggio a chilometro zero, meglio se direttamente dai pastori o dagli spacci da loro gestiti, anche per sostenerli in questo difficile momento in cui sono costretti dalle esigenze della lotta a gettare il loro prodotto anziché a conferirlo.

Gusteremo insieme il formaggio davanti a quello che a tutti gli effetti è diventato il simbolo dell’arroganza di chi affama le campagne senza voler sentire ragioni.

Pastore sardu non t’arendas como!

Pastori: la Sardegna è in rivolta. Domani in piazza gli studenti.

Ormai la Sardegna è in rivolta al fianco dei pastori sardi in lotta per un giusto prezzo del latte (crollato da 85 centesimo della scorsa stagione a 50-60 di quest’anno). Che il popolo sardo si stia identificando nella categoria dei pastori è un fatto abbastanza evidente, già molte amministrazioni comunali hanno aderito alla protesta esponendo manifesti e lenzuola dai balconi e domani è la volta degli studenti. Infatti è stato lanciato uno sciopero che  vedrà protagonisti gli studenti a Sassari e Cagliari.

A Cagliari l’appuntamento è alle 8 del mattino al Liceo Siotto per una manifestazione che si unirà ai pastori di fronte alla Regione Sardegna. La chiamata è generale, nel senso che praticamente tutte le organizzazione studentesche hanno appoggiato e rilanciato l’evento.

A Sassari è invece nata per l’occasione una associazione nuova “Istudentes” che raccoglie diverse esperienze e associazioni studentesche.

L’appuntamento è alle ore 11:00. Il corteo muoverà dal Dipartimento di Agraria (viale Italia 39, angolo via Enrico De Nicola) per raggiungere Piazza d’Italia

Pubblichiamo il loro comunicato e il loro evento fb

#ISTUDENTES #AgricolturaFuturoFormazione #AFFIANCOAVOI

Gli studenti dell’ Università degli studi di Sassari, il giorno mercoledì 13 febbraio alle ore 11:00 organizzano una manifestazione pacifica per solidarietà e protesta contro il prezzo del latte, facendo seguito alle manifestazioni degli ultimi giorni.

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È una tematica che riguarda l’intera Sardegna e pertanto siete invitati tutti a partecipare, non è una semplice protesta ma è un segnale di riscossa di un intero popolo.

#istudentes #affiancoavoi #uniss #semmostotupastores #fortzaparis

Chiunque volesse manifestare in maniera violenta è pregato di non partecipare, pertanto si condanna qualsiasi componente che voglia manifestare in maniera non idonea a quella sopracitata.