Occupazione Militare: accordo o capitolazione?

La montagna ha partorito il topolino? A sfogliare la bozza del protocollo d’intesa “Per il coordinamento delle attività militari presenti nel territorio della Regione” illustrata nei giorni scorsi dal governatore Francesco Pigliaru (che ha avuto il via libera in aula con 34 voti a favore e 9 contrari) parrebbe che le cose stiano veramente così.

Negli ultimi anni il movimento contro l’occupazione militare è cresciuto parecchio fino ad arrivare a bloccare – se pur temporaneamente – lo svolgimento delle esercitazioni attraverso imponenti e determinate manifestazioni popolari nei pressi dei principali poligoni dell’isola. Il movimento, compattatosi intorno all’assemblea sarda contro l’occupazione militare (Aforas), è anche riuscito a uscire dal cono d’ombra delle mobilitazioni e dei fisiologici riflussi, strutturandosi sul territorio e proponendosi come centro di riferimento per una fitta attività informativa, di analisi e anche di aggregazione sociale.

A fronte della montante insofferenza dei sardi verso l’occupazione militare è evidente che lo Stato italiano è alla ricerca di una narrazione capace di rendere più tollerabile la presenza militare nella nostra isola ed è altrettanto chiaro che la maggioranza che governa la Regione Autonoma di Sardegna (ad egemonia PD) è complice di tale tentativo.

Ma che cosa dovrebbe prevedere l’accordo su quella che Pigliaru ha definito una “graduale dismissione delle servitù militari nell’isola” e altri esponenti della maggioranza un “passo storico per la Sardegna”?

Vediamolo in breve:

  • Sospendere le esercitazioni in periodo estivo
  • La cessione della spiaggia di Portu Tramatzu nel poligono di capo Teulada
  • Concessioni temporanee di altre spiagge prima sempre interdette
  • L’istituzione di osservatori ambientali indipendenti per le attività esercitative che si svolgono presso poligoni basi militari e aree addestrative.

Questi i punti definiti positivi dal partito del governatore Pigliaru. In estrema sintesi l’apertura temporanea di un paio di spiaggette e la cessione delle attività belliche in periodo estivo per non spaventare i turisti. Ma fra i punti annoverati come “successi diplomatici” dalla giunta dei professori anche delle vere e proprie beffe come per esempio la cessione della caserma “Ederle”, «previa realizzazione di idonee strutture ove rilocare attività e funzioni attualmente ivi svolte, con oneri non a carico della Difesa» e la «piena operatività della Caserma di Pratosardo, attraverso anche il dislocamento di alcuni reparti». Insomma, lo stato italiano e il suo esercito da una parte aprono i cancelli di un paio di spiagge, dall’altro si fanno pagare dalla Regione la realizzazione di nuove strutture dove svolgere le attività ora svolte nella Ederle e sbandierano come positiva l’apertura di una nuova caserma a Nuoro (a suo tempo fortemente avversata dall’organizzazione A Manca pro s’Indipendentzia) annunciando il dislocamento di nuovi reparti, cioè un incremento della presenza militare italiana in Sardegna.

A parte le colorite dichiarazioni del capogruppo del Partito dei Sardi che ha annunciato di non “voler vivere in una colonia” (dimenticando di essere però solido e fedelissimo alleato dei colonizzatori), è sceso subito in campo il neonato polo dell’Autodeterminazione attraverso le dichiarazioni del suo portavoce Antony Muroni che ha chiesto al governatore Pigliaru di non firmare l’accordo: «Ogni passo compiuto verso la liberazione delle terre sarde occupate dalle servitù militari e sottoposte a invasive esercitazioni militari va salutato con soddisfazione. Detto questo, l’accordo di programma presentato ieri in Consiglio regionale dal presidente Pigliaru è tutt’altro che storico. E, quand’anche si concretizzasse, è anni luce lontano da quel che serve: il presidente Pigliaru è ancora in tempo a non firmarlo».

Il segretario del partito indipendentista ProGreS ha invece stabilito una equazione politica fra servitù e PD ricordando che gli esponenti di tale partito in Parlamento nel 2008 avevano protestato chiedendo la realizzazione di un’ulteriore servitù all’interno del poligono di Quirra (per la cronaca: Andrea Lulli, Siro Marrocu, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Caterina Pes, Paolo Fadda e Guido Melis). Il PD – argomenta Gianluca Collu – «sostiene come ha sempre fatto che gli interessi dell’esercito italiano e dei suoi alleati, ma soprattutto gli interessi economici e politici di multinazionali belliche come Finmeccanica e dei partiti ad essa collegata, non si possono mettere in discussione né ora né mai. E se le popolazioni locali o l’intera nazione sarda non sono dello stesso avviso, poco importa, si continui a sparare e a bombardare».

Collu torna anche sulla questione degli osservatori ambientali “indipendenti” sbandierati da Pigliaru come uno dei punti forti dell’accordo, ricordando come il Governo Renzi abbia approvato un «decreto legge che aumenta di fatto i limiti di “inquinamento consentito” delle aree militari per alcune sostanze fino a cento volte i valori attuali». Insomma, a che servono degli osservatori ambientali indipendenti se poi nei poligoni militari si può inquinare per decreto?

Dello stesso avviso l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare Aforas che è uscita oggi con un articolato documento di analisi denunciando l’accordo Stato-Regione come una truffa. I pochi punti positivi presenti nell’accordo cioè lo stop alle esercitazioni dal 1 giugno al 30 settembre e l’apertura temporanea delle spiagge di Murtas e Spiagge Bianche – denunciano gli attivisti – «erano già in essere negli ultimi anni attraverso protocolli d’intesa tra Comuni e Difesa, che venivano ogni anno rinnovati». Anche sugli osservatori ambientali gli attivisti svelano le carte giocate dalla Difesa e Pigliaru: «anche per questi non meglio precisati controlli ambientali ribadiamo quanto già scritto: avranno accesso e fondi per analisi approfondite? A tal proposito ricordiamo che, come riportato nel nostro ultimo dossier su Teulada, le uniche indagini su ambiente e salute sono state commissionate dalla Difesa e secretate. Per questo pretendiamo ricerche approfondite e condotte da enti terzi, non governativi e riconosciuti da tutte le parti». E, dulcis in fundo, la vera e propria mela avvelenata presente nell’accordo: a fronte di inconsistenti porzioni di territorio cedute all’uso pubblico i sardi dovranno acconsentire a nuove servitù militari «da una parte, il dislocamento di alcuni reparti nella caserma di Pratosardo (Nuoro), infrastruttura tra l’altro costruita su terre civiche, sclassificate e dichiarate edificabili con una legge del 2013. E dall’altra, l’implementazione del SIAT, Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre, e di altri sistemi duali. Abbiamo già sottolineato nel nostro dossier sul PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra) a proposito del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS) la pericolosità dell’uso civile e militare di infrastrutture tecnologiche finalizzate sempre ad un uso bellico. In particolare il SIAT, (citato nel nostro dossier su Teulada), è presentato come un nuovo modo di utilizzare il poligono, moderno, orientato alla ricerca scientifica e addirittura “green”. Ma, anche se si spara qualche cartuccia in meno del solito, si tratta pur sempre dell’ennesimo sistema di addestramento volto alla preparazione di guerre di aggressione (come dimostra la costruzione di due villaggi addestrativi riprodotti in stile medio orientale e dell’est Europa). E anche il coinvolgimento dell’Università rivela sempre lo stesso schema, già intravisto con il DASS: drenare fondi pubblici dalla ricerca verso l’industria bellica. In pratica, anziché porre le basi per la dismissione del Poligono di Teulada, l’accordo prepara il terreno per un suo nuovo utilizzo, sempre indirizzato al vecchio sfruttamento coloniale: della nostra terra da una parte e dei futuri scenari di guerra dall’altra».

 

“Dove stanno andando i nostri atenei?”

Riceviamo una nota scritta dalla Federatzione de sa Gioventude Indipendentista, invitata il passato 1 dicembre 2017 a parlare in una assemblea pubblica intitolata “Dove stanno andando i nostri atenei?”, organizzata da Noi Restiamo a Bologna.

L’assemblea dello scorso 1° dicembre organizzata dai compagni di Noi Restiamo, “Dove stanno andando i nostri atenei?”, si è rivelata essere un’esperienza ricca di spunti di analisi per comprendere in quale direzione il governo italiano si stia muovendo riguardo le politiche sull’istruzione superiore e la ricerca. I contributi portati da Bologna, Torino, Urbino e Siena ci hanno permesso di inquadrare la situazione attuale e avere la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto: il gap tra le università del Nord e del Sud va sempre più aumentando e si rivela essere una precisa scelta politica. Ad esempio, basta vedere i criteri totalmente campati in aria attraverso cui il premiale FFO viene ripartito tra gli atenei e, in particolare, quelli legati all’attrattività: sono conferiti maggiori fondi agli atenei che hanno tra gli iscritti un numero maggiore di fuori sede (studenti provenienti da altre regioni).

Tale divario viene strumentalmente utilizzato, in un’ottica “meritocratica”, per penalizzare gli atenei del Sud, colpevoli di non saper reggere il confronto col mercato o di non essere abbastanza competitivi; questa disparità è in realtà funzionale alla creazione di un polo d’eccellenza sempre più rivolto all’establishment europeo e soprattutto si palesa come l’ennesima dimostrazione di politiche utili al mantenimento di una condizione strutturalmente arretrata del Meridione e delle Isole, passando per quelle istituzioni che dovrebbero formare le future classi dirigenti.

È stato interessante notare come gli atenei italiani, per via della ricerca di finanziatori esterni, ultimamente si stiano indirizzando sempre più verso aziende sviluppatrici di tecnologie militari o accordi con le forze armate: un esempio è il politecnico di Torino e i suoi ormai storici legami con il Technion di Haifa, con cui la stessa UniCa collabora da tempo, o i nuovi accordi stipulati dall’ateneo urbinate con esercito, guardia di finanza a cui sono stati dedicati dei corsi di laurea aperti anche ai civili (come l’UniSS) e, infine, con la Benelli, industria produttrice di armi leggere nonché primo fornitore di armi per Polizia e Carabinieri.

Per quanto riguarda gli atenei sardi, abbiamo dovuto innanzitutto descrivere il contesto coloniale in cui questi sono inseriti, totalmente slegati dalla realtà e asserviti a logiche esogene nonché portatori di interessi diametralmente opposti a quelli del nostro popolo. Lo scopo dovrebbe essere quello di creare persone consapevoli di vivere in una comunità ben definita, invece si formano giovani che si sentono genericamente “cittadini del mondo” e che vedono positivamente doversi spostare inseguendo il mercato e per scappare da questa terra che nulla ci offre. Il nostro percorso verso l’autodeterminazione che passa dalla creazione di Università autonome e autocentrate non può prescindere da una lotta che ci vede impegnati su tutti i fronti della società sarda, poiché un simile strumento nelle mani sbagliate – ad esempio con una classe politica e intellettuale come quello che ci troviamo adesso, totalmente schiacciata su posizioni unioniste e antisarde – potrebbe rivelarsi terribilmente dannoso.

Pertanto con i compagni italiani che sostengono e solidarizzano con la nostra lotta di liberazione natzionale, abbiamo deciso di aprire una collaborazione laica e su temi specifici, volta a condividere analisi e cercare di sviluppare un percorso emancipativo per quanto riguarda l’istruzione universitaria che abbia anche respiro internazionale, attraverso i contatti con sindacati studenteschi della penisola iberica e altri.

È proprio attraverso quest’ottica internazionalista che la FGI deve provare a interfacciarsi con soggetti politici italiani, ponendo come discriminante il riconoscimento della questione natzionale. La presenza anche in Italia del dibattito sull’autodeterminazione del popolo sardo permetterebbe a molti emigrati (studenti o lavoratori), come ad esempio il “collettivo anticolonialista Zenti Arrubia” di Bologna, di venire direttamente a contatto con le ragioni dell’indipendentismo o, qualora si riesca ad aggregare degli emigrati già preparati e informati sulla questione, fornire una struttura che possa tenere insieme la rete di contatti con le realtà giovanili indipendentiste presenti nell’Isola e portare avanti la lotta anche dal continente.

Uniss e accordi militari: Brigata Sassari a lezione

Striscione apposto fuori dal Quadrilatero

Nella mattinata di giovedì 12 ottobre, alcuni militanti del Culletivu S’IdeaLìbera e di A Foras – Contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna, hanno effettuato un’azione di sensibilizzazione presso il Polo Didattico-Universitario Quadrilatero dell’Università di Sassari, luogo che ospitava presso l’aula Mossa un seminario dal titolo “Preparazione culturale delle missioni all’estero” con relatore Pasquale Orecchioni (Tenente Colonnello della Brigata Sassari), facente parte del Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale messo in piedi dall’Ateneo Turritano con in accordo con la Marina Militare e l’ Esercito Italiano.

Appena arrivati i militanti hanno esposto uno striscione con scritto:
“Brigata Sassari a lezione: opprimere i popoli, servire i ricchi”
per continuare poi a distribuire volantini sia all’interno dell’aula Mossa che nel cortile dell’Università.
Durante tutta la durata dell’azione sono state presenti tre volanti della Polizia Italiana e gli agenti della Digos a cui si è aggiunta una volante dei Carabinieri mandata sul posto per staccare lo striscione, quando i militanti erano ormai andati via. Di seguito viene riportato il volantino distribuito durante l’azione.

 

“BRIGATA SASSARI A LEZIONE: OPPRIMERE I POPOLI, SERVIRE I RICCHI!

Cosa si nasconde dietro il Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale?
Nonostante l’Ateneo Turritano rassicuri affermando che “il Corso si discosta nettamente dai corsi imperniati unicamente sulle scienze sociali o di quelli di Scienza della Difesa e della sicurezza ad indirizzo militare” per comprendere meglio dove si inserisce il corso di Laurea è necessario soffermarsi su due aspetti: il primo riguarda la classe di concorso a cui afferisce (non a caso la classe L-DS Lauree in Scienze della Difesa e della Sicurezza), il secondo sono le convenzioni in atto strette dall’Ateneo.

Carabinieri staccano lo striscione

I corsi di Laurea afferenti alla classe L-DS si caratterizzano per un’apertura evidente al mondo militare; come recita l’art.2 del decreto che li istituisce, questi corsi sono “finalizzati alla formazione di esperti e di ufficiali delle Forze armate” e “I laureati della classe sono professionisti, militari o civili, dotati della preparazione culturale, dell’addestramento teorico-pratico e di una spiccata sensibilità al rispetto dei diritti umani per operare con incarichi di comando, di gestione e di coordinamento nei settori di unità militari, di sicurezza interna ed esterna, di tutela del territorio nazionale e dei suoi beni, di tutela degli interessi strategici ed economico-finanziari dello stato italiano e dell’Unione Europea, di gestione e direzione di sistemi organizzativi-funzionali, anche di carattere non specificatamente militare.”
Il corso diventa finalizzato alla formazione di queste categorie, ma allo stesso tempo segna un’importante svolta: il mondo militare entra nell’ambito della gestione civile ed umanitaria, la logica del controllo sociale e dell’approccio securitario si amplia anche a questi contesti.

Nel 2016 l’Ateneo (rettore Massimo Carpinelli) firma la convenzione con l’Esercito Italiano e la Marina Militare. La convenzione permetterà al personale delle Forze Armate di seguire il corso di studio universitario a prezzi di iscrizione agevolati. Gli studenti, inoltre, avranno la possibilità di svolgere specifici progetti di tirocinio nell’ambito delle Forze Armate di appartenenza. E cosa ha in cambio l’Ateneo turritano? “L’Esercito potrà concorrere all’offerta formativa con l’inserimento all’interno dei percorsi didattici di seminari o stage attraverso specifici accordi attuativi”… insomma, l’Università apre le porte ai militari e in cambio l’Esercito dà formazione, tirocini e stage. La motivazione la fornisce lo stesso Rettore, il quale sottolinea come “l’esperienza professionale del personale militare possa essere valorizzata e messa a frutto in ambito civile”. I militari, insomma, non solo devono essi stessi diventare studenti, ma docenti e formatori, portando così la prospettiva e l’ideologia militare dentro le Università con tanto di riconoscimento ufficiale da parte dell’Istituzione universitaria. Infine, prevedendo una presenza delle forze armate tra i banchi, lo studente “civile” si troverà sin da subito in una realtà a forte connotazione militare: militari saranno i suoi compagni e i suoi docenti, militari saranno gli ambiti di tirocinio pratico. In poche parole, il mondo dell’Università diventa il primo importante passo per abolire un confine fino a qualche anno fa ancora marcato: il mondo militare dal mondo civile, il mondo della guerra dal mondo della società civile.

A testimonianza di come questo intreccio sia effettivo, ecco elencati una parte dei seminari promossi dal Corso di Laurea nell’anno 2016:
-Danilo Fancellu e Roberto Spolvieri (MM Mariscuola La Maddalena) rispettivamente “Introduzione alla Cybersecurity” e “Informatica forense: esperti informatici e tecniche di indagine”.
-Paolo Scotto di Castelbianco (direttore della scuola di formazione dell’Intelligence) “La cultura della sicurezza. Le nuove sfide della intelligence italiana” che chiude l’intervento dicendo: “Non vi chiediamo di lavorare per noi ma con noi”. Una frase che fa capire come la figura di operatore che si vuole creare con il Corso di Laurea sia inserita nel sistema di controllo e di sicurezza, in sinergia con gli apparati militari e della difesa.

Tenere a mente queste connessioni diventa fondamentale per capire che apparentemente “innocui” seminari (come quello odierno) e i vari Corsi di Laurea con collaborazioni militari si inseriscono in un quadro più ampio, dove anche l’Università diventa il luogo in cui far accettare la militarizzazione della società come normale procedura per la sicurezza pubblica, trasformando il militare (sia sul piano dell’accettazione sia su quello legale) da strumento bellico a forza di intervento in caso di crisi sociale, ad ulteriore difesa delle istituzioni politiche ed economiche, difensore della pace sociale necessaria per continuare a sfruttare e far profitto. In Sardegna in particolare questa strategia mostra un’evoluzione nei metodi tradizionali di reclutamento, non si ricerca più solamente il ragazzo disoccupato in cerca di una fonte di reddito, ma vuol creare figure professionali civili legate a doppio filo con le Forze Armate e l’industria militare, anche con l’obbiettivo di far crescere il consenso nella società sarda rispetto alla pesante occupazione militare dell’isola, che ospita il 60% del demanio militare italiano, fra cui gli enormi poligoni militari, principale causa di sottosviluppo, emigrazione, disoccupazione e malattie dei territori che li ospitano.”

A Foras: fermiamo la Joint Stars

Locandina della manifestazione

“Fermiamo la Joint Stars. Fermiamo la Guerra” così esordisce il comunicato di A Foras per la chiamata della mobilitazione prevista il 14 ottobre nel porto di Cagliari, con concentramento alle ore 15 in Piazza Darsena.
Per la prima volta, infatti,  A Foras decide di manifestare in mezzo alla popolazione della capitale sarda per far sentire la vicinanza dell’occupazione militare anche ai centri politici ed economici della nostra isola, poiché essa è diffusa capillarmente su tutto il territorio e non è ascrivibile soltanto alle basi militari.

Nei prossimi giorni il porto di Cagliari sarà invaso da navi e sommergibili militari. Uomini e blindati sbarcheranno sulle nostre coste con l’obiettivo di addestrarsi a un’imminente azione offensiva di guerra. Il porto diventerà un approdo per navi e sommergibili a propulsione nucleare, che sosteranno vicino alle navi passeggeri. Questa massiva presenza militare a Cagliari è dovuta all’inizio della Joint Stars.

Cosa è la JOINT STARS?

La Joint Stars comprende quattro esercitazioni che dal 14 al 29 ottobre occuperanno il sud della Sardegna. In particolare il poligono di Teulada vedrà i soldati della NATO e della Forza Marittima Europea esercitarsi per dieci giorni nelle principali forme di combattimento sul mare e dal mare. Esercitazioni di questo tenore non sono, né potranno mai essere, difensive ma bensì palesemente offensive, finalizzate insomma alla guerra. Lo scenario delle esercitazioni sarà allestito come una Sardegna autoritaria, in cui vige un regime totalitario.

AForasCamp: si riparte con le mobilitazioni

Si è conclusa domenica 10 settembre, nella Marina di Tertenia, la seconda edizione dell’A FORAS CAMP, il campeggio contro l’occupazione militare.

Alla sei giorni di assemblee, seminari di autoformazione, tavoli di lavoro tematici e socialità hanno partecipato oltre 200 persone, provenienti da tutta la Sardegna e non solo. Di rilievo il contributo (nell’organizzazione e nella presenza ai lavori) della componente locale dell’assemblea di A FORAS, il KOS (Kumone Ozastra Sarrabus), oltre che di altri partecipanti provenienti da Tertenia e dintorni.

Il campeggio, tenuto nel camping Tesonis, aveva l’obiettivo di rilanciare il percorso di A FORAS. Inoltre si voleva allargare la partecipazione al campeggio e in generale la lotta contro le basi nei territori interessati dal Poligono di Quirra: l’Ogliastra e il Sarrabus.
Quest’ultimo obiettivo si è concretizzato grazie a ben due iniziative portate avanti con successo a Tertenia, durante il primo e il quarto giorno di campeggio. Martedì 5 settembre è stato presentato il campeggio in piazza Martin Luther King, nella stessa piazza, venerdì 8, si è tenuta una cena popolare, accompagnata da proiezioni, teatro e concerti (vedi foto).
L’assemblea plenaria e i tavoli di lavoro, riuniti in campeggio, hanno raggiunto una sintesi e programmato le prossime attività e mobilitazioni. La presenza di A FORAS nella scuole e nelle università sarde si intensificherà, sia con le iniziative già in essere (come il progetto “Sardigna terra de bombas e cannones”, già presentato a Sassari e a Olbia), che con nuove idee, progetti e concorsi. Il tavolo sulle relazioni internazionali proseguirà l’analisi degli scenari di guerra dove sono impegnati i diversi eserciti presenti nella basi sarde, oltre che curare i rapporti e dare solidarietà alle diverse realtà impegnate contro l’occupazione militare al di fuori dell’isola. Come già fatto per il Poligono di Quirra, a breve sarà pubblicato un dossier che approfondirà gli effetti dell’occupazione militare sul Poligono di Teulada (curato dal tavolo economia).
Si citano anche i lavori del nuovo tavolo, dedicato allo studio e all’azione diretta contro la logistica della filiera bellica (trasporto via terra, aria e acqua di veicoli, ordigni e militari). Una della novità rispetto alla scorsa edizione è stato lo spazio dedicato all’auto formazione: il seminario interno sul Poligono di Quirra.

All’interno del campeggio l’assemblea delle donne si è appropriata di uno spazio di discussione come momento di confronto e riflessione sul sessismo, le differenze sessuali e di genere con la messa in discussione dell’autoritarismo patriarcale.

Non sono mancate le iniziative collaterali: oltre alle due serate a Tertenia e l’escursione di mercoledì 6 al Nuraghe Nastasi, i partecipanti al campeggio e i terteniesi, che hanno risposto all’appello, hanno potuto passare ben 5 serate con dj set e concerti. Queste attività sono state possibili grazie ad artisti locali e del resto dell’isola che hanno dato il proprio contributo ad A FORAS (Alberto Agus e Angelo Murgia di Tertenia, B.O.B. Crew dall’Ogliastra, Pronto Intervento Show di Alghero, Matteo Zuncheddu di Burcei, Dr Drer e i CRC Posse da Cagliari, gli Stranos Elementos di Porto Torres, Dj Nigola di Tertenia e Djesso di Cagliari).
Durante il campeggio si è svolta anche la mostra dedicata ai simboli e alle immagini che ci sono state inviate in seguito al nostro appello, volto alla costruzione dell’immaginario collettivo di A FORAS. Negli ultimi mesi sono giunti ad A FORAS 15 elaborati grafici, quasi tutte immagini, che presto saranno utilizzati attraverso diversi canali comunicativi (banner, locandine, magliette). Tra le varie proposte pervenute, una in particolare si è distinta per la sua forma, semplicità e riproducibilità. Quest’ultimo simbolo, sarà adottato da A FORAS come proprio, oltre ovviamente a tutte le altre immagini pervenute. Tutti gli elaborati- oltre quelli che ancora arriveranno- saranno presenti in una mostra itinerante che girerà tutta la Sardegna.
Nell’ultima giornata del campeggio, si è svolta la plenaria generale di A FORAS, dedicata interamente alle mobilitazioni previste per il prossimo autunno. Il prossimo mese di ottobre sarà denso di iniziative. In particolare, l’assemblea ha deciso di aderire all’appello per una mobilitazione globale contro le basi militari, indetto dal Movimento No Dal Molin e previsto per la settimana dal 7 al 14 ottobre. A FORAS proseguirà le proprie iniziative, in quanto dal 14 al 29 ottobre si terrà nel sud della Sardegna (sopratutto nel Poligono di Teulada) l’ennesima prova di forza della nostra controparte: la mega esercitazione Joint Star. Saranno pertanto organizzate tante iniziative diffuse, di azione diretta e di sensibilizzazione, organizzate dai tavoli tematici e dai gruppi territoriali di A FORAS. Una prima importante data sarà quella di sabato 14 ottobre, a Cagliari, che vedrà attraccate nel suo porto le navi militari impegnate nella Joint Star.
Il campeggio si è tenuto a ridosso di un radar facente parte del Poligono di Quirra, che per sei giorni è stato simbolicamente “assediato”. Come ampiamente comunicato, non si intendeva in alcun modo violare tale zona militare, bensì lavorare in prospettiva, ponendo le basi perché in un futuro quelle reti vengano tagliate e superate in massa, con il contributo della popolazione locale. Nonostante ciò si è assistito a un inspiegabile dispiegamento di forze dell’ordine: diversi blindati, tra cui la celere in antisommossa, posti di blocco e decine di unità schierate, sia nella Marina di Tertenia, che nel paese stesso (che dista oltre 10 km dal campeggio). Inoltre, ogni notte circa 10 poliziotti e/o carabinieri sostavano fuori dal campeggio. I militari disposti lungo le reti hanno spiato e controllato (con binocoli, camere e tele obiettivi) i partecipanti del campeggio.

Furia Rossa: «Così abbiamo smentito l’Esercito»

Intervista al Collettivo Furia Rossa

 

 

Alcune delle foto fornite dal Collettivo Furia Rossa dei relitti bellici nell’area del Poligono militare italiano di Capo Frasca

 

Antonio Sergio Belfiore del Cocer ha pubblicamente sostenuto che il Poligono di Capo Frasca viene puntualmente bonificato. è così?

Evidentemente no e le foto che abbiamo diffuso nei giorni scorsi ne sono una ulteriore dimostrazione. Ormai i militari devono entrare nell’ottica che in Sardegna l’aria è cambiata, vi è un risveglio delle coscienze rispetto all’occupazione militare della nostra terra e non possono più raccontarci quello che vogliono senza il rischio di essere smentiti; non solo non siamo più disposti a berci le loro verità ufficiali ma siamo sempre più vigili e pronti a raccontare altre verità.

In tanti in questi mesi estivi con le proprie imbarcazioni si sono avvicinati al poligono e hanno potuto vedere coi propri occhi i residuati bellici delle esercitazioni militari depositati al suolo, in un contesto che se non fosse stato contaminato da decenni di giochi di guerra sarebbe un gioiello naturale; e se ad alcuni il giro in barca è andato bene ad altri è arrivata la multa della Guardia di Finanza per aver navigato nel proprio mare. Si, perché non è propriamente vero che tutta l’area a mare viene restituita ai sardi durante il fermo estivo delle esercitazioni; vi è infatti una ampia porzione di mare, la cosiddetta “area ristretta” che è permanentemente interdetta alla navigazione e alla sosta delle imbarcazioni.

E a proposito di bonifiche, poiché con esse non dobbiamo intendere solo quelle a terra ma anche quelle a mare, è bene ricordare che per stessa ammissione della Capitaneria di Porto di Oristano, nell’area denominata “area residua”, peraltro attraversabile dalle imbarcazioni, “è tuttora accertata o probabile la presenza sul fondo di mine magnetiche, siluri, proiettili od altri ordigni esplosivi, pericolosi per la navigazione”. Si vorrà procedere a bonificare anche quest’area o dovremo continuare a vivere costantemente col rischio che qualche pescatore o bagnante salti in aria?

Nei mesi scorsi il vostro collettivo si è pubblicamente con Giacomo Cao sul caso dell’acquisto della SOGEAOR da parte di una cordata di cui fa parte anche il Distretto AeroSpaziale Sardo. Siamo davanti ad una militarizzazione dell’Aeroporto di Fenosu?

Non sappiamo con certezza cosa accadrà a Fenosu, perché gli acquirenti si nascondono dietro il segreto industriale. Il fatto è che in Sardegna il DASS è riuscito a mettere su una struttura che rappresenta tutti gli elementi del complesso Industriale-Militare-Universitario sardo. Si tratta di un sistema entro il quale tutto è collegato a tutto; quando si parla di ricerca scientifica ogni piccolo progresso in un campo può rivelarsi utile in altri campi vicini, così se anche a Fenosu si sviluppassero solo tecnologie aeronautiche civili, i risultati della ricerca sarebbero utili anche ai rami di questo complesso che si occupano di aeronautica militare. Inoltre, alcune dichiarazioni di soggetti che fanno capo alla cordata che ha acquistato la SOGEAOR (la società che gestisce Fenosu), fanno intravedere un coinvolgimento del ramo aerospaziale di Airbus, che fra le altre cose si occupa proprio di aeronautica militare.

Il vostro collettivo partecipa attivamente ai lavori del Movimento AForas, l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare, che fra pochi giorni svolgerà il suo secondo campeggio. Potete aggiornarci sullo stato dei lavori?

Si, da martedì 5 Settembre e fino al 10 Settembre si svolgerà il secondo campeggio di A Foras, quest’anno nella marina di Tertenia, comune non privo di carica simbolica, in quanto “ospitante” una parte del poligono di Quirra.

Il logo del collettivo della sinistra indipendentista oristanese

Il campeggio è una fase molto importante per il movimento perché sarà l’occasione per tirare le somme di un altro intenso anno di lotta e per costruire le basi di quello che verrà attraverso l’analisi, l’autoformazione e il confronto anche grazie alla rimodulazione dei tavoli di lavoro che quest’anno saranno cinque (vedi il programma: http://www.pesasardignablog.info/2017/08/24/tra-occupazione-e-resistenza-a-foras-camp-2017/). La straordinarietà di A Foras pensiamo stia proprio in questa sua ecletticità: quando c’è da fare analisi si fa analisi; quando c’è da fare azione diretta si fa azione diretta; quando c’è bisogno di fare un corteo comunicativo lo si fa; quando c’è bisogno di fare informazione e comunicazione si creano momenti di discussione ovunque ce ne sia bisogno; perché un metodo di azione non esclude l’altro. Una ecletticità, quella di A Foras, sicuramente sostenuta dalla diversità di forze che animano il movimento e che riescono a rispettarsi a vicenda, nel nome di una causa che è ben più importante dei singoli gruppi.

Durante il campeggio sarà sicuramente importante iniziare a costruire l’opposizione alla maxi-esercitazione “Joint Stars 2017” che si terrà dal 14 al 29 Ottobre a Teulada e che è stata definita nel sito dell’Aeronautica come “il maggiore evento addestrativo dell’anno per la Difesa”.

Ovviamente il campeggio non sarà solo impegno e passione politica ma anche momento di socialità, aggregazione e divertimento.

Ne approfittiamo qui per ringraziare tutti i compagni e le compagne che stanno dando anima e cuore nell’organizzazione dell’A Foras Camp 2017!

 

 

 

 

 

 

 

Tra occupazione e resistenza: “A FORAS CAMP 2017”

Pubblichiamo l’appello e il programma delle giornate organizzate dal movimento contro l’occupazione militare A Foras a Tertinia dal 5 al 10 settembre

Tra occupazione e resistenza

Da oltre 50 anni la Sardegna è occupata per migliaia di ettari di territorio da poligoni, aeroporti militari, basi, una fabbrica di bombe, oltre a centinaia di altre installazioni militari. Nella nostra isola sono “ospitati” circa due terzi del demanio militare presente in tutto lo Stato italiano. Il popolo sardo non è mai stato a guardare: fin dagli anni 60 ha messo in pratica diverse azioni, manifestazioni e proteste, la più celebre quella di Pratobello (nelle campagne di Orgosolo) nel 1969, ma possiamo citare anche le proteste a Tertenia, nel Sinis e a La Maddalena.

Negli ultimi tre anni il movimento ha trovato una nuova linfa, a partire dalla grande mobilitazione nel Poligono di Capo Frasca del settembre 2014, che si concluse con l’ingresso in massa oltre le reti. Da allora si sono susseguite manifestazioni e blocchi delle esercitazioni militari. Il movimento ha dunque trovato nell’azione diretta una delle sue pratiche più efficaci. D’altra parte, lo Stato Italiano, con il colpevole silenzio del Governo Sardo, in questi ultimi anni ha continuato a mostrare i muscoli. Sono state organizzate esercitazioni sempre piú grandi,  andando ad occupare nuovi spicchi di mare, come è successo per Mare Aperto 2017, che ha portato allo sgombero dei pescatori da nuove aree. L’espansione della fabbrica di bombe di Domusnovas, la RWM, e il finanziamento del distretto aerospaziale sardo, il DASS, sono un altro degli aspetti su cui si sta concentrando la nostra controparte. Anche per questo, il ricorso alle singole e sporadiche mobilitazioni può non bastare: è necessario avviare un percorso strutturato su più livelli e che lavori su breve, medio e lungo periodo, consapevoli che questa battaglia non si concluderà in qualche anno.

A Foras – contra a s’occupatzione militare de sa Sardigna

A partire dal 2 giugno 2016, gruppi e individualità che lottano per la liberazione della Sardegna dalle servitù militari si sono riuniti in “A FORAS – contra a s’occupatzione militare de sa Sardigna”. Tutti gli aderenti si riconoscono negli obiettivi generali di A FORAS: blocco delle esercitazioni militari, chiusura di tutti i poligoni e le caserme, bonifica dei territori inquinati, misurazione del danno e risarcimento della comunità, riconversione della fabbrica di bombe di Domusnovas. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi è necessario costruire un movimento popolare e di massa, radicato in tutta la Sardegna.

A Foras Camp 2017

In oltre un anno di vita, A FORAS ha promosso diverse attività: i cortei di Capo Frasca e Quirra per bloccare le esercitazioni militari, la grande giornata del 2 giugno a Cagliari con un corteo di massa e un evento dove tantissimi artisti si sono esibiti per supportare la nostra causa, passando per gli incontri nelle scuole, nelle università e nei paesi. In queste occasioni abbiamo presentato le nostre elaborazioni e dossier sui danni creati dall’occupazione militare nell’isola, e fatto crescere il dibattito ormai sopito sulle posizioni e le falsità del Ministero della Difesa.

Tutte queste attività non sarebbero state possibili senza la creazione dei 6 tavoli di lavoro permanenti, che, assieme all’assemblea generale, costituiscono l’ossatura di A FORAS. I tavoli, dedicati tra le altre cose alla mobilitazione nelle scuole e nelle università, alla comunicazione e alle ricadute delle basi militari nei territori, sono nati proprio durante il primo A Foras Camp, svolto nel 2016 a Lanusei, nel bosco di Seleni. La tappa del campeggio dello scorso anno è stata fondamentale anche per il radicamento del movimento in l’Ogliastra. Questo territorio e il Sarrabus sono gravati dal più grande poligono militare d’Europa, quello di Quirra. Quest’ ultimo ogni anno è teatro di lanci di missili al torio, interramenti di rifiuti bellici, e tristemente famoso per l’omonima sindrome che ha causato ingenti danni alla salute delle popolazioni circostanti.

Quale campeggio

Quest’anno facciamo un passo in più per avvicinarci a Quirra. Infatti il campeggio 2017 si terrà a Tertenia, comunità che tra gli anni 50 e 60 fu in prima fila nell’opporsi all’installazione del poligono. Nello specifico il campeggio si terrà presso il Camping Tesonis, nella marina di Tertenia, dal 5 al 10 settembre. Vogliamo ripartire da Tertenia, riprendendo anche quanto di positivo fatto l’anno scorso, rilanciando e rimodulando i tavoli di lavoro. Quest’anno saranno 5:

  • Contrastare la narrazione militarista nelle scuole e le collaborazioni tra università sarde e apparato militare;
  • Economia, lavoro, salute, ambiente e le ricadute sociali dell’occupazione militare;
  • Scenari internazionali e i nuovi teatri di guerra;
  • La logistica degli armamenti, spostamenti di uomini, mezzi e armi in Sardegna;
  • Comunicazione esterna, arte e propaganda: creare un immaginario per il movimento contro l’occupazione militare.

Una delle novitá rispetto alla scorsa edizione del campeggio sará il momento dedicato alla formazione interna. Attraverso l’analisi del caso di Quirra, cercheremo di migliorare le nostre conoscenze del “sistema militare”, lavorando anche sulla rappresentazione esterna delle nostre ragioni.
Il campeggio prevede anche molti momenti di socializzazione, tra i quali escursioni, proiezioni, concerti e dj set, oltre che due importanti iniziative in paese, che saranno organizzate congiuntamente alla comunità di Tertenia. L’obiettivo di questo campeggio è duplice. Da una parte vogliamo rilanciare il percorso di A FORAS, attraverso i tavoli di lavoro e l’autoformazioni. Dall’altra, non vogliamo essere rappresentati e percepiti come estranei alla comunità che ci ospita: al contrario, vogliamo allargare la partecipazione al campeggio e in generale la lotta contro le basi.

Come l’anno scorso, la partecipazione al campeggio sarà gratuita, tutte le attività saranno autogestite e portate avanti tutt* assieme. Il campeggio sará aperto a tutt*, con le discriminanti che hanno sempre contraddistinto il nostro percorso: antirazzismo, antifascismo, antisessismo e anticolonialismo.

Vi aspettiamo dal 5 al 10 settembre per continuare tutt* assieme la lotta contro l’occupazione militare della Sardegna.

A Foras!

………………………………………………………………………………..

Programma

martedì 5

9.00 Accoglienza al campeggio
15.00 Assemblea di apertura (presentazione programma e questioni logistiche)
18.00 TERTENIA Presentazione in piazza. Proiezione del documentario “Tertenia Jerzu Perdasdefogu 1961” con testimonianze dell’epoca e dibattito.

mercoledì 6

10.00-13.00 Tavoli di lavoro: Economia, salute e territorio; Logistica bellica in Sardegna; Scuola e università
16.00-19.00 Tavoli di lavoro: Gruppo comunicazione; Scenari internazionali.
20.00 grigliata/cucina autogestita
21.00 CABUDANNI: festa de sa terra sarda, escursione a NURAXI NASTASI e suonata delle launeddas

giovedì 7

10.00-13.00 Tavoli di lavoro: Gruppo comunicazione; Geopolitica.
16.00-19.00 Tavoli di lavoro: Economia, salute territorio; Logistica bellica in Sardegna, Scuola e università
19.00-20.00 Confronto tra i tavoli comunicazione-economia
20.00 grigliata/cucina autogestita
22.00 Djset B.O.B Crew – Reggae Ogliastra

venerdì 8

10.00 Plenaria dei tavoli di lavoro
15.00 Seminario di autoformazione sul dossier sul PISQ.
20.00 TERTENIA Proiezione del documentario Oltre l’aporia e dibattito
21.00 cena solidale di autofinanziamento con prodotti locali
22.00 Spettacolo teatrale “Ferro e Cuore” a cura di Pronto Intervento Show di Alghero e a seguire Live blues di Matteo Zuncheddu

sabato 9

10.00 Incontro delle compagne partecipanti al campeggio
18.00 Torneo di calcetto antirazzista “Contra sa Gherra” con il FLF Casteddu
20.00 Cena di autofinanziamento e concerto finale
Musica tradizionale e balli sardi, Broken string (indie rock- Ogliastra); Dr. Drer & CRC Posse (roots/rap/ragga Casteddu), Stranos Elementos (militant/hc rap Posthudorra) + after set ragga/jungle/drum’n’bass

domenica 10

15.30 Plenaria conclusiva del campeggio: organizzazione delle mobilitazioni autunnali di A Foras e programma dei prossimi mesi

 Per contatti e informazioni consultate e diffondete l’evento fb: https://www.facebook.com/events/1765159483513229

Pastori sardi domani a Cagliari: «Salvare la pastorizia significa salvare la Sardegna»

Uno dei blocchi ai porti effettuati dal MPS per denunciare l’ingresso di carni non sarde

Ogni estate tornano d’attualità tre temi fondamentali fra loro collegati: la mancanza d’acqua, gli incendi e la crisi della pastorizia. Non si tratta di crisi imprevedibili o dovute ad avvenimenti calamitosi, ma alla mancanza strutturale di politiche efficaci da parte di una classe politica non modellata sui bisogni della realtà sarda.

Il Movimento Pastori Sardi, sindacato di categoria completamente sganciato dalle centrali sindacali italiane, ha sempre sottolineato che senza la pastorizia la Sardegna cadrebbe a pezzi in un batter d’occhi e ha condotto lotte durissime perché venisse concepito un piano straordinario di settore che ovviamente le giunte guidate dai partiti colonialisti e centralisti si sono sempre guardate bene dal realizzare.

Domani l’MPS torna in piazza e rivolge l’appello «ai pastori, ai contadini, agli artigiani, agli operai, agli studenti, agli amministratori dei paesi e ai cittadini di Cagliari» di unirsi alla manifestazione «al fine di chiedere all’Amministrazione Regionale un intervento urgente per la difesa del patrimonio zootecnico della Sardegna».

In un comunicato diffuso in rete il MPS individua la crisi strutturale del comparto in due fattori principali, anche questi ben noti da anni: «la crisi del prezzo del latte, crollato del 50% nel giro di due anni e il crollo del 40% del valore delle carni».
In particolare il prezzo del latte oscilla oggi da 0,50 a 0,60 centesimi al litro, cioè molto al di sotto dei costi di produzione (in pratica dopo un breve aumento si è tornati alla situazione di qualche anno fa, quando appunto il MPS aveva iniziato a bloccare porti e aeroporti dando successivamente vita all’interessante esperimento politico-sociale della Consulta Rivoluzionaria insieme ad altri comparti lavorativi e ai movimenti indipendentisti).

Ecco le richieste del MPS:

  1. che la Regione Sardegna stanzi, in via di urgenza, risorse pari a un quintale di mangime a capo.
  2. che si proceda urgentemente al risarcimento dei danni causati dalla calamità naturale.
  3. Il blocco immediato delle cambiali agricole;
  4. L’interruzione dei procedimenti di Equitalia;
  5. L’azzeramento dei pagamenti INPS;
  6. Di Procedere con solerzia alla liquidazione di tutte le pratiche relative al Piano di Sviluppo Rurale (PSR)
  7. Di anticipare al mese di settembre-ottobre il pagamento delle nuove pratiche relative al PSR e alla Politica Agricola Comunitaria (PAC), così come fatto da altre Regioni in Italia.
  8. Di rispettare gli impegni presi nel 2014 sulla infrastrutturazione delle aziende e del territorio: Sviluppare progetti per la produzione di energia elettrica in azienda; Portare l’acqua potabile in tutti gli ovili; Viabilità e la creazione di centri di raccolta, refrigerazione e conservazione del latte diffusi in tutta la Sardegna. Questi sono alcuni degli impegni presi dall’Amministrazione regionale e poi dimenticati.

L’idea che sta ala base di tale mobilitazione è assai più alta di una semplice vocazione economica e viene ben sintetizzata dalla chiusura finale del comunicato che ci sembra opportuno riportare integralmente: «occorre inoltre che la società e la politica sarda facciano un salto di qualità nella capacità di governo e di pianificazione del settore agro-pastorale.
Le crisi ricorrenti fanno comprendere che dobbiamo avere la capacità di ripensare il modo in cui in Sardegna la vocazione agro-pastorale deve integrarsi con il turismo e la cultura.
Il pastoralismo non è un semplice comparto economico ma parte centrale del tessuto sociale e culturale della Sardegna.
La società e la politica Sarda devono fare proprio questo concetto: il pastore ha e può avere una funzione centrale nella gestione del territorio, nella conservazione del paesaggio, nel controllo delle campagne.
Il pastoralismo è dunque un patrimonio della Sardegna che va salvaguardato e protetto e non lasciato in balia delle crisi del mercato globale e locale».

Il concetramento è previsto per domani ore 9.00 in  P.zza Marco Polo (Fiera) a Cagliari

 

Sanità: I sindacati italiani domani in piazza. Cumpostu: «ipocriti!»

Domani 6 luglio in Piazza del Carmine a Cagliari i sindacati italiani presenti in Sardegna manifesteranno «per i lavoratori e per i territori, contro i tagli e le riduzioni dei servizi sul territorio in una riforma sbagliata e pericolosa». Lo sciopero generale e unitario è stato indetto in occasione dell’approvazione delle linee guida per le Asl ed è stato indetto dalle seguenti sigle: Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

Alla manifestazione ha subito aderito la Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica che «di fronte alle imminenti e preoccupanti decisioni del Consiglio Regionale in materia di Riordino della rete ospedaliera sarda» ha deciso di organizzare «uno spazio di lotta autonomo e indipendente» aperto ai «nostri comitati, al Sindacato sardo, al mondo indipendentista, identitario, sardista e da quell’ampia realtà di ribellione nei confronti dei partiti al governo della Sardegna, responsabili del disastro nella Sanità pubblica».
Le scelte politiche in corso in Consiglio Regionale – si legge nella nota della Rete – «prevedono che i nostri ospedali vengano svuotati delle loro funzioni e dei servizi, per favorire la privatizzazione come unica soluzione. La privatizzazione attraverso le lobby delle Assicurazioni annienterà la solidarietà dell’universalismo della Riforma Sanitaria Pubblica (Legge 388 del 1978) tra le più grandi conquiste di diritti e di civiltà del ‘900. L’assistenza non sarà più uguale per tutti. Il diritto alla Salute sarà un privilegio di censo e di possibilità economica. Al Bilancio Sanitario Pubblico, con l’alibi di non farcela, va affiancandosi un Bilancio Privato rappresentato e gestito dalle Assicurazioni. I pacchetti assicurativi sanitari, che già iniziano a proporre i colossi delle Assicurazioni, a partire dalla Emilia Romagna con la UniSalute, organizzato ad hoc dal colosso Unipol, sono la “modernizzazione” che negli USA ha creato grandi disuguaglianze e il non accesso al diritto alla salute per tutti».

All’appello hanno subito aderito Sardigna Libera e Libe.R.U. Ma non tutto il mondo indipendentista è disponibile ad affiancare i sindacati confederali in una protesta che ha il sapore di una tardiva e ipocrita presa di posizione. Sardigna Natzione Indipendentzia, in un comunicato diffuso in versione bilingue, dichiara di non aderire alla manifestazione sindacale perché «sa manifestatzione est istada indita de sos matessi sindacados chi sunt favorende su QaterOlbia bene ischende chi at a causare su disacatu de medas de sos ispidales pùblicos chi declarant de tutelare cun sa manifestatzione de Casteddu».
Sardigna Natzione avverte anche il pericolo che «cun custa mutida sa trina sindacale tricolore si bolet ponnere a ghia, pro la firmare, de sa protesta ispontànea e lìbera chi at bìdidu sa Retze Sarda e sa Mesa Natzionale (de sa cale SNI est cumponente) impinnados in diversas initziativas in sas cales sos sindacados fiant de su totu ausentes».
Gli indipendentisti di SNI propongono infine una mobilitazione autonoma chiamata dalla Rete Sarda o da altre espressioni politiche e civiche sarde.

 

immagine tratta da http://lacittadiradio3.blog.rai.it/page/303/

Tempio: recita di fine anno militarizzata

Scatto dalla mostra documentaria “Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del Novecento“, a cura di Gianluca Gabrielli.

Lunedì 26 a Tempio Pausania, in occasione della recita di fine anno nella Scuola dell’infanzia “Maria Assunta”, comunemente nota “da Vico”, i bambini hanno intonato “Dimonios”, l’inno della Brigata Sassari.

Nel corso delle ultime settimane, le educatrici hanno fatto preparare ai bambini e bambine dell’istituto gestito dalle Missionarie Figlie di di Gesù Crocifisso la consueta recita di fine anno nella quale è stato appunto incluso l’inno. La Congregazione in questione è stata fondata da Mons. Salvatore Vico l’8 dicembre 1925.

Questo non è l’unico episodio di indottrinamento militare sui bambini avvenuto di recente a Tempio. In occasione dell’inaugurazione del Palazzetto dello Sport, lo scorso 9 aprile, dopo i saluti dell’amministrazione e la benedizione del vescovo Sanguinetti, le majorettes hanno marciato sulle note di “Dimonios” in versione remix.

A questo link è possibile reperire l’audio della recita in questione.

Fonte

Tempio, Scuola dell’infanzia: recita di fine anno militarizzata con “Dimonios” (audio)