Intervista a Mauro Aresu, Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna

Intervista a Mauro Aresu, Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna

Intervista a Mauro Aresu, Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna
  • Alcuni militanti del Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna sono stati perquisiti e fermati dai carabinieri venerdì 4 marzo? Tu sei tra questi. Quali sono le accuse?

Le accuse che mi vengono rivolte sono quelle di “vilipendio alle forze armate”, per una foto pubblicata dal profilo facebook del Comitato studentesco contro l’occupazione militare all’indomani del blocco delle esercitazioni militari a Teulada il 3 Novembre del 2015, e di aver reso pubblico il calendario delle esercitazioni militari in concorso con un’altra persona che mi avrebbe passato questo documento.

• Sui giornali i militari hanno parlato di una talpa dentro il Comitato paritetico per le servitù militari e diffusione di informazioni riservate. Il movimento ha 007 dentro le istituzioni?

I militari asseriscono che quel documento non potrebbe mai essere arrivato nelle mie mani se non con l’aiuto di una talpa all’interno del COMI.PA., forse hanno viaggiato un po’ troppo con la fantasia, infatti quel documento può essere richiesto all’interno di un ufficio della regione preposto a questo compito. Il consigliere comunale Enrico Lobina ha confermato ciò in un comunicato a mezzo stampa che non ha avuto grande seguito, probabilmente perché non faceva fare una bella figura all’indagine condotta dal PM Pani.

• La repressione italiana ha raggiunto i suoi obiettivi intimidatori?

Così come avvenuto all’indomani dei fogli di via che hanno preceduto la storica manifestazione alla base di Teulada, l’intimidazione ha avuto un effetto boomerang. Tantissima è stata la solidarietà, non solo all’interno della parte più militante ma anche di persone che non hanno mai avuto un ruolo all’interno della lotta. L’abuso era troppo palese. Per di più, i continui attacchi di questura e magistratura stanno rinsaldando il fronte contro l’occupazione militare.

• Quali sono i vostri obiettivi politici?

Siamo nati all’indomani della manifestazione moltitudinaria di Capo Frasca, il nostro obbiettivo era quello di diventare punto di riferimento della componente studentesca in maniera trasverale, infatti, molti di noi fanno parte di altri percorsi politici, differenti tra loro, altri sono semplici individui che vogliono lottare per la liberazione della loro terra. Vorremo essere un’esempio di come un’obbiettivo comune possa portarci, seppur nella diversità, a lottare uniti per raggiungere determinati traguardi. In sintesi quendi vorremmo che il discorso che portiamo avanti possa entrare all’interno di tutte le scuole dell’isola, passaggio che già stiamo affrontando attraverso le già numerose assemblee studentesche che abbiamo costruito in questi mesi. Assemblee che hanno lo scopo di informare e creare dibattito. Il secondo passaggio è quello di organizzarci e bloccare la macchina bellica, traguardo che siamo coscienti di non poter raggiungere da soli come componente studentesca ma che sarà raggiungibile solo con l’unità del popolo sardo.

• Come vi state muovendo per fare crescere la lotta contro l’occupazione militare della Sardegna?

Questo aprile ci muoveremo in giro per tutta la Sardegna per cercare confronto e dibattito, abbiamo preparato un documento che pone delle basi di discussione su dei punti che riteniamo indispensabili. È volutamente scevro di analisi, avremmo potuto stilare una tesi di decine di pagine ma preferivamo mettere degli spunti per poter dare dare uno spunto iniziale al dibattito. Gli obbiettivi dichiarati sono quelli di conoscere altre realtà, di creare un’assemblea per maggio che sia discussa fra più parti e non calata dall’alto in base alle emergenze che ci si pondo davanti, creare un primo momento nazionale che testi un nuovo modo di organizzarsi. Abbiamo tante altre proposte, anche queste eviteremo di metterle per iscritto sempre per la stessa volontà ad aprire un momento di dibattito, affinché non si pensi che il movimento contro l’occupazione militare non sia ad appannaggio di questo o quell’altro gruppo. Chi desidera questo momento di dibattito non deve far altro che scriverci alla pagina del comitato o alla mail.