A Foras Fest: 2 giugno di lotta

Stamattina la conferenza stampa a Cagliari, in cui gli attivisti hanno presentato il significato politico e il programma della giornata del 2 giugno.

Ecco i passi salienti del comunicato presentato stamane:

A Foras è un’assemblea nata il 2 giugno del 2016 a Bauladu, composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna.
È una realtà antifascista, anticolonialista, antirazzista, antiomofoba e antisessista. A Foras è un’assemblea orizzontale, aperta e inclusiva che lotta per il blocco delle esercitazioni, la completa dismissione dei poligoni sardi, il risarcimento delle popolazioni da parte di chi ha inquinato e la bonifica dei territori compromessi. Tutti questi obiettivi si possono raggiungere solo attraverso la creazione di un movimento unitario, popolare e di massa, radicato in tutta la Sardegna, e con la solidarietà attiva di tutti gli altri movimenti e comitati locali di lotta, sardi e non, che si battono per l’autodeterminazione dei popoli.

Nell’arco del suo primo anno, l’Assemblea di A Foras ha promosso diverse iniziative, dalle manifestazioni presso i poligoni di Capo Frasca (23 novembre 2016) e Quirra (28 aprile scorso), alle presentazioni del dossier sul Poligono di Quirra, fino alle assemblee informative nelle piazze, nei paesi, nelle città, nelle università e soprattutto nelle scuole.
Per portare avanti questi diversi percorsi, A Foras si è strutturata in sei gruppi di lavoro, nati durante il primo A Foras Camp, svoltosi a Lanusei nel settembre 2016. Oltre al gruppo di lavoro sulla comunicazione, è stato creato un gruppo che studia gli effetti delle basi sull’economia dei diversi
territori, un altro dedicato alla storia del movimento sardo contro l’occupazione militare e al contesto geopolitico internazionale. Altri due gruppi portano avanti il lavoro rispettivamente nelle scuole e nelle università. Infine è attivo un gruppo tematico sulla RWM Italia, la fabbrica di bombe di Domusnovas.

L’ultima manifestazione promossa da A Foras per il 28 aprile, Sa Die de sa Sardigna contra a s’ocupatzione militare, che prevedeva un corteo nei pressi del Poligono di Quirra, è stata ostacolata con qualsiasi mezzo possibile dalla Questura di Cagliari (forte anche del recente Decreto Minniti), con minacce, intimidazioni e infine col divieto di manifestare e il blocco di tutti i presenti entro due cordoni di celerini.
È necessario rispondere con la solidarietà a questo e a tutti gli attacchi repressivi che negli ultimi anni ha subito il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, rilanciando e sostenendo tutte le iniziative utili al raggiungimento degli obiettivi.
In questo momento è più che mai necessaria una risposta unitaria e popolare, che rilanci il tema cruciale della dismissione delle basi militari con una grande mobilitazione di massa. Per questo A Foras si rivolge a tutte e tutti i sardi, oltre che ai solidali al di fuori della nostra isola, a singoli e organizzazioni, movimenti, comitati e associazioni che condividono l’obiettivo della liberazione della Sardegna dall’occupazione militare e in generale dalla filiera bellica.

Venerdì 2 giugno, a un anno esatto dalla nascita di A Foras, si vuole capovolgere la festa della repubblica italiana e farne una giornata nella quale il popolo sardo lancia un grido contro quello stesso Stato che ha imposto unilateralmente il 66% di servitù militari dell’intero territorio italiano sulla Sardegna. Un grido contro lo Stato italiano, la NATO, gli altri eserciti stranieri e le multinazionali che operano ogni giorno nella nostra terra per trarre profitto dall’industria bellica.
La giornata del 2 giugno si svolgerà all’indomani dell’ennesima mega esercitazione imposta dall’alto e che questa volta riguarda le acque del sud Sardegna: “Mare aperto 2017”. Il pericolosissimo precedente creato da questa esercitazione sta nell’appropriarsi di ulteriori specchi d’acqua, non soggetti a servitù durante l’anno. Non solo ogni anno la Sardegna subisce lo scippo di oltre 35 mila ettari di terra di proprietà del demanio militare, ma con l’operazione “Mare aperto”, nell’assoluto silenzio del governo regionale, si è verificata un’ulteriore usurpazione della nostra isola, che è a disposizione per i giochi di guerra di eserciti di tutto il mondo.

Programma della manifestazione

Per questa giornata simbolica, A Foras sceglie Cagliari, dove intende tenere annualmente questo appuntamento come giornata di tutti coloro che si riconoscono in questi obiettivi. Sarà una giornata di informazione e di festa, articolata in due momenti fondamentali, il corteo e il concerto. Nella mattina il corteo sfilerà colorato da centinaia di bandiere sarde per le principali strade di Cagliari: partenza da Marina Piccola alle 10.30 e movimento sul lungomare, viale Diaz, viale Colombo, via Roma e piazza Matteotti.
Nel pomeriggio, a partire dalle 15:00, l’appuntamento è al Colle di S. Michele per un grande concerto di autofinanziamento, dove si alterneranno oltre 10 gruppi musicali, con l’intervento di diversi altri artisti che sostengono A Foras e che hanno condiviso l’appello. Anche attraverso la musica si vuole rappresentare la varietà e molteplicità delle componenti di A Foras: saranno presenti diversi generi musicali (progressive, jazz, rap, hip hop, folk e canzone d’autore) e diverse generazioni di artisti, non solo sardi. Tra i nomi che si alterneranno sul palco: Patrizio Fariselli, Enzo Favata, i Menhir, Futta, Claudia Crabuzza, Nicola di Banari, il coro Tenore Luisu Ozzanu, Slim Fit, Dr. Drer & Crc Posse.
Durante il concerto saranno proiettati diversi contributi video e si ascolteranno testimonianze e contributi dai diversi territori e realtà che costituiscono A Foras.
Sarà inoltre allestita una mostra dell’artigianato e delle autoproduzioni locali, che rappresentano un piccolo esempio di economie etiche e sostenibili.

Diversi sono stati gli interventi alla conferenza di stamane da parte delle componenti politiche indipendentiste e del movimento antagonista che costituiscono A Foras.

Enrico Puddu: “Il 2 giugno Aforas chiama una giornata intera di lotta e festa contro l occupazione militare. La giornata sarà divisa in due momenti: un corteo la mattina con partenza da Marina Piccola alle 10.30 che si muoverà per il lungomare, viale Diaz, viale Colombo, via Roma e piazza Matteotti. Mentre il pomeriggio il tutto si sposterà al Colle San Michele con apertura alle 15 con un concertone con oltre 10 gruppi, interventi culturali e politici, video e tanta musica. La giornata vuole essere di festa, di massa e popolare per tutte e tutti i sardi che s’impegnano quotidianamente contro un problema che non può più essere rimandato.”
Bustianu Cumpostu: “Con questa manifestazione del 2 giugno si rendono evidenti delle novità, primo il collegamento generazionale tra chi si è sempre impegnato storicamente nella lotta contro l’occupazione militare e di giovani che si sono organizzati in questi ultimi anni, la seconda è il salto di qualità evidente nella lotta che non è solo una lotta contro le basi militari che recano un danno alla salute, ambiente e economia ma in quanto sono evidenza di un occupazione militare del territorio nazionale dei sardi, ormai intollerabile e non più compatibile con il popolo sardo”.
Luigi Piga interviene: “Rilanciamo con forza la lotta con il 2 giugno per rendere la nostra attività politica quanto più popolare possibile, condizione imprescindibile per la trasformazione sociale della nazione sarda. La data del 2 giugno vuole essere simbolica per tutte le componenti di Aforas poichè la festa della Repubblica si è trasformata in una festa sciovinista delle forze armate e per la componente indipendentista l’occupazione militare rappresenta uno dei tanti modi di sfruttare la nostra terra”.

Silanus: motzione pro nche catzare sos Savoia dae sa toponomàstica

In Silanus sa chistione de sa toponomàstica, pro seguru, non rapresentat unu de sos problemas printzipales, ma non devet èssere cunsideradu nemmancu unu problema de pagu contu. Sa revisione de sas targas presentes in sas carreras de sa bidda est divènnida una netzessidade istòrica e culturale.
Pro custu motivu su grupu de minoria Liberamente Silanus at depositadu una motzione pro nche catzare sos nùmenes de sos Savoia dae sas intitulatziones de sas carreras. Personàgios chi si sunt distintos in totu s’ìsula e in totu su meridione italianu pro èssere istados protagonistas de disauras, de ochidòrgios e de torturas.

Silanus, che a totu sas àteras biddas, apartenet a s’istòria e a s’istòria apartenent fintzas sos tzitadinos suos illustres chi ant dadu su contributu issoro a sa bidda e a sa sotziedade in generale. Persones che a Pepinu Fiori, a Francu Pintus, a Frantziscu Mura, a Màriu Màsala, pro nde mentovare unos cantos. Paesanos de gabbale chi diant merèssere una targa prus de cale si siat tirannu sabàudu. In sas dies imbenientes amus a bìdere comente s’at a espressare su consìgiu comunale.

Su ligàmene a sa motzione:

http://liberamente.silanus.net/2017/05/cancellare-i-savoia-dalle-nostre-vie/

A Villacidro summit per fare le pulci al “Piano regionale per i rifiuti”

Seminario di formazione regionale: approfondimenti e valutazioni critiche sul nuovo Piano regionale per i rifiuti Venerdi 12 maggio a Villacidro, dalle ore 17.00 presso il Centro @all-in in Via Parrocchia, 190

A Villacidro si terrà il seminario annuale organizzato da Zero Waste Sardegna. In quest’occasione si entrerà nello specifico del nuovo piano per la gestione dei rifiuti, approvato il 23 dicembre 2016 dalla Giunta sarda con modalità del tutto riservate e prive di confronto e con la decisione di non sottoporlo alle procedure di VAS (Valutazione Ambientale Strategica). L’atto – commentano gli organizzatori del seminario – oltre che essere gravemente antidemocratico, impedisce il dibattito nel merito delle scelte da operare per gli anni a venire, esautorando amministratori e cittadini da qualsiasi possibilità di dare un contributo in uno dei settori da cui maggiormente dipende la qualità della vita delle nostre comunità. L’aggiornamento del Piano ha seguito un iter frettoloso, irragionevole e contraddittorio, in aperto contrasto con la normativa sovranazionale, nazionale (statale n.d.R.) e regionale. Tali norme stabiliscono infatti: a) che i Piani di gestione dei rifiuti debbano essere sottoposti obbligatoriamente a VAS per assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile; b) che la partecipazione del pubblico non solo deve essere assicurata, ma deve avvenire in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili. In merito ai contenuti del Piano, dall’analisi dei dati si evince che, al di là delle mere dichiarazioni di principio, per la Giunta regionale le priorità per una corretta gestione dei rifiuti sono rappresentate dal potenziamento del parco inceneritori, piuttosto che dagli investimenti nella prevenzione, nel riciclo e nel recupero dei materiali post consumo. Questo nonostante la diminuzione dei rifiuti prodotti, le discrete percentuali di raccolta differenziata, la presenza di impianti di selezione, la diminuzione dei quantitativi inviati ad incenerimento, indichino che è possibile in Sardegna l’adozione di una strategia volta all’eliminazione degli sprechi e orientata a minimizzare lo smaltimento in discarica azzerando il ricorso all’incenerimento. Per approfondire e riflettere insieme su questi temi, l’Associazione Zero Waste Sardegna ha organizzato un incontro, aperto a comitati, associazioni e amministratori, che vuole essere una prima occasione per conoscere il nuovo Piano regionale rifiuti e aprire finalmente il dibattito pubblico. Si affronteranno i seguenti temi: la gerarchia europea per la gestione dei rifiuti e le scelte della politica regionale; le previsioni di Piano su raccolta differenziata e articolazione impiantistica; gli scenari futuri e le alternative possibili; gli impatti sanitari e ambientali; le ragioni del nostro ricorso al TAR. Interverranno come relatori Mauro Aresu del Comitato Non Bruciamoci il Futuro, Franca Battelli di Zero Waste Sardegna, Agostino Petruzzelli del WWF Sardegna, Claudia Zuncheddu di ISDE Sardegna, la Sindaca di Sarule Mariangela Barca  di Zero Waste Sardegna.

3 giorni rosa e 365 giorni neri

La Sardegna in questi giorni si tinge di rosa, coprendo tutto ciò che di più scuro e triste abbiamo.
Tra i nostri vari primati (visto che si tratta di una gara agonistica) vantiamo una disoccupazione giovanile tra le più alte dello stato italiano, il 60% delle basi italiane e Nato sono in Sardegna, le terre che le ospitano risultano a causa delle esercitazioni e delle sperimentazioni di armi inquinate e con alti livelli di radiazioni, si contano centinaia di morti tra le persone che vi abitano nei pressi, per non contare animali e bimb* nat* con malformazioni. Se ci spostiamo di qualche chilometro, troviamo le terre che tempo fa dovevano essere il simbolo del progresso e dell’occupazione: oggi senza futuro perché troppo inquinate per poter essere coltivate e piene di disoccupati perché i padroni delle fabbriche, dopo essersi presi i soldi, se ne sono andati.
Se il “giro d’Italia” passasse per Ottana, Furtei, Porto Torres, Macchiareddu, ecc..ecc. troverebbe ancora le scorie e i veleni lasciati da questo finto progresso.
In queste giornate macchiate di rosa si continua a produrre morte nella fabbrica di bombe RWM di Domusnovas e, tra un tornante e l’altro, si arriva dove quelle bombe vengono testate.
Non basta il colore rosa per coprire lo sfacelo che viviamo ogni giorno, siamo stufi e stufe di colorarci a seconda delle scelte del padrone.
Le esercitazioni non si sono fermate per il Giro d’Italia. Perché dovremmo fermarci noi?
Culletivu s’Idea libera

Sa die de sa Sardigna in Quirra

articolo gentilmente concesso dal blog Zinzula http://www.zinzula.it/pisq-a-foras-presenta-il-dossier-sul-pisq-verso-sa-die-presentazioni-in-tutta-la-sardigna/

Nel pomeriggio dello scorso 19 aprile è stato presentato nella Facoltà di Scienze Economiche, Politiche e Giuridiche dell’Università di Cagliari il 1° Dossier a cura di A Foras, riguardante il Poligono Interforze del Salto di Quirra. Nell’incontro è stato presentato e discusso il lavoro che ha impegnato negli ultimi mesi decine di militanti ed è stata illustrata la giornata del 28 aprile e il corteo in programma. Dopo Teulada e Capo Frasca, è la volta del Poligono più grande d’Europa in una giornata simbolo per la Natzione Sarda. Il Dossier e l’elenco delle presentazioni specifiche si possono trovare all’indirizzo  https://aforas.noblogs.org/dossier-pisq-a-foras-aforas-contra-a-s-ocupatzione-militare/ mentre per il comunicato stampa di A Foras per Sa Die de sa Sardigna contra a s’ocupatzione militare – http://bit.ly/2p1oKgc

Nei giorni scorsi ha fatto discutere la notizia dei 54 manifestanti contro l’occupazione militare denunciati da parte della Digos riguardo i fatti di Capo Frasca dello scorso novembre.

Chiuse le indagini, denunce e moniti da parte della questura cagliaritana giungono proprio il giorno successivo alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione indetta da A Foras. Il Questore Gagliardi in vista del 28/4 ricorda la nuova normativa per l’ordine pubblico, in particolare l’arresto in differita che “verrà applicato in modo puntuale e chirurgico”. La maggior parte degli organi d’informazione in Sardegna parlano in questi giorni di un gruppo che a Capo Frasca si è staccato dal corteo principale e pacifico, andando ad attaccare le reti con tronchesine. In realtà, l’obiettivo della violazione dell’area militare è un elemento divenuto ormai prassi del movimento contro l’occupazione militare, unico mezzo per interrompere le attività belliche e causare, con uno sforzo minimo e un rischio relativamente contenuto, ingenti danni economici al sistema bellico, diretti e d’immagine. La violazione del limite militare e il danneggiamento di recinzioni vengono considerate e sono storicamente metodologie pacifiche, in quanto colpiscono oggetti inanimati e normative di legge, rientranti a pieno titolo nella disobbedienza civile. Proprio questo elemento è stato richiamato in un secondo comunicato nel quale A Foras ha replicato alle dichiarazioni della Questura di Cagliari osservando, tra le altre cose, come quest’ultima  “proprio nel momento in cui il movimento si riorganizza in maniera forte e coesa per continuare la sua lotta contro le basi, fa di tutto per intimorire e scoraggiare la partecipazione al corteo del 28, e soprattutto dividere (come sempre) i manifestanti in buoni e cattivi“.

Il Fronte Indipendentista Unidu – soggetto attivo in più tavoli di lavoro di A Foras – nei giorni scorsi ha aderito ufficialmente e rilanciato la chiamata per il 28/4. Il comunicato integrale è stato pubblicato nei giorni scorsi http://www.zinzula.it/pisq-f-i-u-occupazione-militare-volto-piu-devastante-del-colonialismo/

L’organizzazione indipendentista si sta occupando, inoltre, di mettere a disposizione del corteo numerose bandiere sarde: la lotta contro l’occupazione militare è difatti un elemento cruciale nella più ampia lotta di liberazione nazionale sarda. La manifestazione del 28/4 denota ed esalta la prassi anticoloniale della lotta contro la militarizzazione della Sardegna. Successivamente, dopo le dichiarazioni di Gagliardi e la notizia delle ennesime denunce, sempre il Fiu – oltre a richiamare la partecipazione attiva nel Sarrabus il 28 aprile – ha lanciato un’iniziativa comunicativa sui social caratterizzata dall’hastag principale –  #DeoNoBosTimo – 

Il Fronte Indipendentista Unidu opererà nei prossimi giorni per fare in modo che la manifestazione diventi una grande festa di popolo e che la lotta contro l’occupazione militare non venga ridotta a questione privata di una avanguardia, come invece le forze politiche e securitarie dello Stato Italiano cercano in ogni maniera di fare” – ha dichiarato l’organizzazione in una nota.

In avvicinamento alla manifestazione del 28/4 il Dossier sul PISQ è stato presentato in numerose città della Sardegna, dai centri maggiori come Cagliari e Sassari ad Alghero, Tempio Pausania, Escalaplano, Tertenia e molte altre. Oltre all’elenco completo delle presentazioni specifiche sul Dossier PISQ si segnalano altri eventi di particolare rilievo.

Lo scorso venerdì 21, si è tenuto un nuovo appuntamento nell’ambito del progetto Sa Die de sa Sardigna – Sardigna terras de bombas e cannones e l’incontro-dibattito con gli studenti dell’istituto tecnico industriale G.M. Angioy di Sassari, a partire dalle ore 11:15. Nello stesso giorno, nel pomeriggio (ore 18:30), al circolo Me-Ti di Cagliari in Via Mandrolisai, è stato presentato il lavoro di ricerca coordinato dal Prof. Giovanni Sistu “Analisi controfattuale e valutazione del rischio sull’area interessata dal Poligono Interforze del Salto di Quirra”, progetto al quale hanno lavorato numerosi docenti e ricercatori sardi, alcuni tra l’altro ex insegnanti, conoscenti e compagni degli stessi militanti di A Foras.

Pubblichiamo di seguito la chiamata di A Foras per la manifestazione del 28 aprile a Quirra (Sa die de sa Sardigna in Quirra) e l’evento facebook con tutte le indicazioni necessarie anche per raggiungere Quirra con i diversi Bus organizzati da tutta la Sardegna: https://www.facebook.com/events/188341175005060/

A FORAS – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna – in s’ùrtima assemblea de Bauladu at detzisu de torrare a manifestare in unu polìgonu militare a pustis de sa manifestatzione manna de su 23 de santandria in Cabu Frasca.
Custa borta amus seberadu unu sìmbolu: su 28 de abrile.
Bolimus dare a custa die unu caràtere diferente dae sa festa fata de ritos, ammentos e folklore. Lu cherimus fàghere diventare unu momentu de protagonismu ativu, una die de lota chi siat de a beru una die de liberatzione.
Pro ammentare s’autodeterminatzione de unu pòpulu in su tempus passadu, ite diat èssere mègius de detzìdere oe su destinu nostru fintzas in contu de ocupatzione militare?

Una terra chi est sufrende dae deghinas de annos s’opressione de sa NATO, de sos Istados Unidos, de s’Istadu Italianu cun is militares e is belenos issoro, no at bisòngiu de momentos culturales ebbia.


Pro custas resones manifestamus su 28 de abrile e seberamus de lu fàghere in su Poligono Interforze del Salto di Quirra cun chentinas de banderas de is 4 moros, ca s’autodeterminatzione nostra, comente cussa de totu is pòpulos, depet colare fintzas dae sa liberatzione dae s’ocupatzione militare.


In antis de cussa die de importu, amus a girare is biddas sarrabesas e ogiastrinas pro presentare su dossier nostru a pitzus de su PISQ e de is dannos chi at giutu a cussos territòrios. Amus a sighire a fàghere fintzas is initziativas de informatzione a pitzus de su protzessu de Lanusè, in ue sunt imputados 8 ex generales pro dannos a s’ambiente, a is animales e a is persones chi bivent in cussu territòriu e chi ant su deretu de ddu bìvere in manera lìbera.

Cando iscrient Quirra leghimus esercitatziones militares, isperimentatzione de tecnologias mortales, impositziones e minitzas contra a su territòriu. Cras non depet èssere prus de aici.
No amus a permìtere chi nos leent in giru cun una riconversione frassa chi lasset is terras e s’economia de su logu in manos de is militares, tzerriende-dda “chirca iscientìfica e tecnològica”.
Amus a gherrare totu paris pro chi no nche siant prus tumores, pipieddos deformes, angiones-polifemu. Dd’amus a fàghere ca bolimus chi sa gente potzat torrare in cussas terras oe, in antis chi sa presèntzia militare ddas ruinet pro semper. Amus a agatare in pare is manera pro ddas limpiare e ddas pòdere impreare torra. Amus a gherrare contra a sa dipendèntzia e is ricatos de s’economia militare.


Ischimus chi si no ddu faghimus, nemos dd’at a fàghere in parte nostra.
Nos atobiamus su 28 de abrile a is 11 de mangianu in su Bar Quirra, in su caminu betzu S.S. 125.

Il progetto “Sardigna terra de bombas e cannones” sbarca all’ITI Angioy di Sassari

Un momento dell’incontro didattico sul demanio militare all’ITI Angioy di Sassari con il giornalista Luigi Piga

Si è tenuto lo scorso venerdì 21 aprile, all’Istituto Tecnico Industriale G.M. Angioy di Sassari, il nuovo incontro con gli studenti delle scuole superiori nell’ambito del progetto Sa Die de sa SardignaSardigna terra de bombas e cannones.

L’incontro ha fatto seguito a quello del mese scorso al Liceo Mossa di Olbia. Come noto, nei giorni seguenti un’interrogazione parlamentare di Forza Italia, a firma dei senatori di Gasparri, Alicata e Floris, aveva suscitato forti polemiche. Duro l’attacco al professor Cristiano Sabino, citato espressamente nell‘interrogazione, nonché la richiesta di divieto per i successivi incontri e sanzioni per gli organizzatori di Olbia.

Inoltre, a scaldare il clima politico, interviene la manifestazione lanciata il prossimo 28 aprile (in occasione di Sa die de sa Sardigna) proprio al PISQ, indetta dal movimento A Foras che, in questi stessi giorni, sta presentando in diversi punti della Sardegna un Dossier molto accurato sul tema.

Nonostante questo, l’incontro di Sassari è stato calendarizzato seguendo il normale iter dato l’inserimento del progetto Sa Die de sa Sardigna all’interno di una programmazione triennale, approvato regolarmente nei rispettivi collegi docenti. Oltretutto, proprio mercoledì scorso si è appreso della risposta della Ministra all’Istruzione, Valeria Fedeli, che replicava alle rimostranze dei senatori forzisti e dichiarava come pienamente legittimo informare e dibattere negli istituti riguardo argomenti come la presenza del demanio militare in Sardegna.

L’incontro di Sassari si è svolto alla presenza di diverse classi, dalle II° alle V°, con la partecipazione anche di alcuni insegnanti. Ha introdotto e presentato la docente di Lettere responsabile per il progetto, Ninni Tedesco, mentre la relazione è stata affidata a Luigi Piga, giornalista ed economista. Dopo i saluti ai presenti e i ringraziamenti al dirigente scolastico Luciano Sanna e al collegio docenti, l’incontro si è aperto con il ricordo del lavoro e dell’esempio di Vincenzo Migaleddu, scomparso tragicamente pochi giorni fa.

Come nel primo incontro, si è presentato un quadro generale dell’occupazione militare, la sua incidenza assoluta e relativa, e i diversi tipi di insediamento militari, con particolare attenzione ai tre poligoni permanenti.

Oltre ad un po’ di storia della presenza del demanio militare, si è messo in evidenza l’attuale peso sul territorio in termini di ettari e chilometri di litorale e gli andamenti demografici ed economici che vedono i maggiori centri oberati da servitù militari in Sardegna, nettamente penalizzati rispetto ad aree simili, limitrofe e non, che non condividono lo stesso gravame.

Un impatto negativo che viene corroborato dalla stessa legislazione italiana che infatti riconosce a queste aree dei meccanismi di indennizzo a beneficio di Comuni maggiormente oberati e categorie produttive colpite da fermi pesca, sgomberi e danni economici di vario genere. Più ampiamente questi flussi economici prendono il nome di meccanismi di compensazione, strumenti che già nel nome richiamano il fatto che, in linea di principio, l’economia bellica nei luoghi non genera certo effetti positivi, bensì enormi profitti per le industrie belliche e per il Ministero della Difesa che dal PISQ incassa ingenti risorse da eserciti del blocco NATO e alleati, al costo di un impatto ambientale e sanitario estremo (Area Delta di Teulada, inquinamento La Maddalena-Santo Stefano, frazione di Quirra, Escalaplano). Questo processo in economia prende il nome di esternalizzazione e la portata dell’effetto negativo viene, in misura solo infinitesimale, bilanciato con indennità e sussidi.

Le spese belliche in genere sono state poi poste a confronto con quanto viene investito in ricerca scientifica, diritto allo studio di base e universitario, politiche socio-assistenziali e messa in sicurezza del territorio. Proprio riguardo la sicurezza del territorio e lo sviluppo sostenibile, è stato  sottolineata la contraddizione che vede molte aree militari coincidere in parte con la classificazione Parco Naturale o zona SIC.

Oltre ai danni ambientali più evidenti, il raffronto tra borse di studio e alloggi scolastici con gli stanziamenti statali in guerre, armamenti ed esperimenti, sono gli aspetti che più hanno stimolato l’attenzione e la curiosità degli studenti. D’altronde, tra le contraddizioni della Sardegna spicca quella che vede l’Isola come area più militarizzata d’Europa e, al contempo, con il più alto indice di dispersione scolastica.

Uno sguardo, inevitabilmente, alle conseguenze che la militarizzazione della Sardegna genera negli scenari internazionali, sempre più belligeranti. Dall’RWM di Domusnovas che produce bombe che mietono vittime nello Yemen, alla collaborazione tra le università isolane e lo stato di Israele (tramite l’istituto Technion) assai discusso per le politiche segregazioniste e violatrici dei diritti umani di questo stesso stato.

Gli studenti si sono mostrati particolarmente interessati e alcuni hanno manifestato l’intenzione di approfondire ulteriormente diverse tematiche specifiche, richiedendo le slides della presentazione e altri documenti da poter studiare e rielaborare.

Intervista inedita a Vincenzo Migaleddu

In occasione dell’inaugurazione della sede della CSS a Sassari, Pesa Sardigna aveva intervistato Vincenzo Migaleddu sul progetto “Sardigna terra bia”.

Per motivi tecnici questa intervista non è stata pubblicata immediatamente e, passato qualche tempo, si è deciso con Migaleddu di rimandare il discorso ad analisi più fresche.

Riteniamo ora di dover pubblicare questa intervista inedita non solo per rendere omaggio alla memoria di Migaleddu, ma anche per restituire una immagine completa della sua attività, perché egli non era soltanto un grande medico e un grande ambientalista, ma anche un vero patriota sardo orientato con tutte le sue forze alla difesa della lingua sarda e alla battaglia per l’autodeterminazione della nazione sarda, a partire dalla protezione della nostra terra dalle grinfie della speculazione colonialista e del malaffare.

Liberazione nazionale sarda e rivoluzione – Intervista a Gianfranco Camboni

Gian Franco Camboni, storico comunista, insegnante di storia e filosofia, oggi militante del Partito Comunista dei Lavoratori.

Il mondo sta cambiando. Alcuni parlano di passaggio di fase dal nuovo ordine mondiale nord-americano al multipolarismo. Sei d’accordo?

Concetti quali multipolarismo, unilateralismo, isolazionismo etc., tratti dalla politologia e dalla geopolitica, non ci aiutano a comprendere le dinamiche politiche su scala mondiale. Tali definizioni prescindono dai concreti rapporti sociali e perciò sono astratte. Il concreto, al contrario, dell’astratto è tale perché sintesi di molteplici determinazioni (Marx), per cui la concretezza dell’analisi politica può essere solo quando la politica è considerata quale “sintesi dell’economia”, cioè della lotta fra le classi. Per essere chiari, dopo il crollo dell’URSS si parlò di multipolarità, mentre si procedeva all’allargamento della NATO a est; dopo l’elezione di Obama si parlò di un G2 USA-Cina e Obama sfoderava l’AIR-SEA-BATTLE, il piano di aggressione alla Cina.

Per comprendere la situazione attuale dobbiamo analizzarla come il risultato dei compiti che l’imperialismo si è dato dopo la vittoria dei soviet nell’ottobre del ’17. Furono sottratti all’imperialismo circa 24 709 825 km² e le immense ricchezze del suo sottosuolo, infatti la Russia era una semicolonia del capitalismo inglese e francese. La sua effettiva sovranità nazionale l’ottenne solo con lo repubblica dei soviet. La rivoluzione russa dette l’impulso alle rivoluzioni anticoloniali che aggravarono la condizione dell’imperialismo. Non c’è bisogno d’essere laureati alla Sorbona per capire che dall’ottobre del 1917 la direttrice di marcia dell’imperialismo fu quella di riprendersi ciò che gli era stato espropriato. Tutta la politica della classe dominante è determinata da questo imperativo. Roosevelt fece concessioni alla classe operaia americana, perché la combinazione della lotta di classe operaia negli USA dopo il crollo del ’29 con la presenza dell’URSS poteva essere fatale alla classe dominante USA. Lo “stato sociale” del secondo dopoguerra fu una concessione nei paesi dominanti per evitare la rivoluzione. Ma il destino dell’URSS non era eterno come sostenevano molti sovietologi sovietici. Il destino dell’URSS era legato alla vittoria della rivoluzione mondiale. Di ciò erano pienamente consapevoli Lenin e Trotsky e tutta la loro strategia e tattica era fondata su tale consapevolezza. Il destino dell’URSS era quello di una rivoluzione politica antiburocratica o la restaurazione.

L’illusione della burocrazia ex sovietica che la restaurazione capitalista, iniziata con Gorbaciov, si sarebbe tradotta in un nuovo ordine mondiale dove l’imperialismo gli avrebbe concesso un posto a tavola è stata solo un illusione. La prima guerra all’Iraq di Bush padre fu un modo di tastare la burocrazia prossima alla capitolazione definitiva.

La crisi inarrestabile iniziata nel 2007, dopo il fallimento delle politiche keynesiane e del “liberismo”, ha costretto l’imperialismo a concentrarsi sul modo classico con cui risolvere le sue crisi, il militarismo.
Dal 1991 viviamo in uno stato di guerra imperialista ininterrotta, ma dopo il 2007 il militarismo ha subito una accelerazione straordinaria. Si è completato l’accerchiamento della Russia e con il colpo di stato di Kiev nel 2014 è iniziata l’aggressione. Obama ai primi del 2012 decise di spostare il 60% della marina militare a Oriente, verso la Cina. Il Giappone ha iniziato il riarmo e la sua dottrina militare è in funzione anticinese. Questo è il risultato della direttrice storica.
Vedere nelle divisioni tattiche dell’imperialismo l’emergenza di “nuovi ordini mondiali” è fuorviante. Un esempio basta per tutti, il gen. J. Mattick è stato messo a segretario della difesa per tenere sotto controllo Trump, il sen. Mccain, grande sostenitore di Mattis, giovedì 30 marzo, ha chiesto una commisione d’inchiesta sui rapporti tra Trump e capitalisti russi. Ma le leggi della crisi capitalistica e quelle della guerra sono le stesse della rivoluzione. Questa è la ragione per cui il militarismo all’estero richiede all’interno una politica autoritaria che liquidi le libertà politiche e sindacali del proletariato e lo sguinzagliamento delle bande fasciste. Per questa ragione è necessario accelerare i tempi di costruzione dell’Internazionale, cioè del Partito della Rivoluzione socialista mondiale. Siamo entrati in un periodo di guerre civili, cioè di una forma specifica della lotta di classe.

Il movimento comunista ha subito “un arresto un pò ovunque, eppure riemergono con forza le ragioni che tra Ottocento e Novecento l’avevano fatto nascere. In che cosa sbagliano i comunisti del terzo millennio?

Ti risponderò in positivo, ma prima voglio svolgere una considerazione su un errore che bisogna superare al più presto. Gli esseri umani sono vittime di un feticcio che il filosofo rivoluzionario inglese, del XVII sec., Francis Bacon definì idola tribus, il feticcio strutturale della specie umana, cioè il considerare il proprio presente ed il proprio tempo come la normalità storica. Di fronte allo scoppio della crisi nel 2007 (l’ultimo anello della crisi iniziata alla fine degli anni ’60), molti rimasero attoniti perché erano convinti che il capitale avrebbe superato la crisi. Costoro erano convinti che il capitalismo dello “stato sociale” fosse la norma. Le cose invece non stanno così. Invece di vedere le implicazioni rivoluzionarie della crisi s’impegnarono a cercare quale carota il capitale avrebbe concesso invece di vedere il bastone che assestava un colpo dietro l’altro. Vediamo la fine miserabile di Syriza: invece di utilizzare il consenso e la mobilitazione delle masse elleniche per espropriare banche e industrie, per armare il popolo e far diventare la Grecia il punto di partenza della rivoluzione in Europa è diventata uno strumento del capitalismo greco ed europeo. Altri di fronte alla crisi hanno pensato che l’unico modo per rispondere alla crisi fosse il ripiegamento sullo stato nazionale, il cosìddetto sovranismo. Provate a pensare una linea di questo tipo in rapporto alla Sardegna.
La liberazione della Sardegna passa attraverso lo sfascio rivoluzionario dello stato italiano e dell’Unione europea.
Gramsci e i suoi compagni, fra questi Pietro Tresso “Blasco”, avendo ben chiara la natura dell’imperialismo italiano e la storia dello stato post-unitario lanciarono al III ed al IV Congresso del PCd’I, la linea della Repubblica sarda degli operai, la Repubblica siciliana, quella del Sud e del Nord. La svolta cominformista di Stalin, con la nascita del Partito Comunista Italiano, seppellì quei congressi: ecco come, per usare una espressione indipendentista, il PCI divenne un partito “italianista”.

Il ricompattamento dei comunisti deve avvenire proprio col riconoscimento che le leggi della crisi, della guerra e della rivoluzione sono ben attive. Il crollo dell’URSS ha segnato su scala internazionale un arretramento dei rapporti di forza per il proletariato, ma per dirla con Hegel “tutte le cose in sé sono contraddittorie”. Il dissolvimento dell’URSS ha avuto come effetto la fine della presa sulla classe operaia dei partiti di origine stalinista e di quelli della socialdemocrazia. Questo costituisce per noi un vantaggio. Ma sono ad ora non si è stati capaci di sfruttarlo sino in fondo. Pensiamo agli scioperi in Francia dello scorso anno dove le masse in tanti episodi hanno rotto la legalità. Invece di unificarsi in una direzione politica per quelle masse, con tale volontà di lotta, coloro che lo dovevano fare hanno preferito star dietro ai vertici burocratici della CGT. Abbiamo un patrimonio teorico-politico di due secoli, una storia di vittorie e di sconfitte, si tratta di applicarle.

La Sardegna versa in condizioni disastrose. Qual è la tua analisi sulla fase socio-politica della nostra isola?

In Sardegna, in maniera tale che solo gli apologeti più ottusi e ben pagati lo negano, c’è un vero e proprio regresso storico delle forze produttive. Come in tutte le crisi profonde precedenti le masse sarde rispondono con lotte senza avere il feticcio della legalità: i minatori che hanno difeso gli imbocchi delle miniere con la dinamite, che hanno fatto scappare ministri in elicottero, l’azione di difesa degli operai dell’Alcoa a Roma, i pastori che hanno affrontato la polizia a Cagliari, il movimento contro le basi militari, la Nato e la guerra imperialista.

Come in tutte le crisi profonde riemerge la coscienza nazionale che nello specifico della nostra storia significa rovesciamento della borghesia sarda e italiana e conquista del potere politico. Un’avanguardia di giovani proletari e studenti ha assimilato, per usare una formula della sinistra indipendentista, che la liberazione sociale e nazionale sono inseparabili. Riconosciamo al FIU il contributo decisivo che dà in questa direzione.  Quest’avanguardia ha dimostrato di saper rispondere immediatamente allo squadrismo con la giornata del 25 marzo ed è consapevole che solo lottando contro il colonialismo ed il capitalismo si batte il mostro. Perciò ciò che dobbiamo fare è costruire una politica sindacale che risponda con l’azione diretta al padrone, un esempio ci viene dal Sicobas, che pur essendo attivo nel continente, non è né italianista né italiota e lo prova il suo carattere multietnico, in particolare, i nostri coraggiosi fratelli arabi. In Sardegna va fatta unitariamente una campagna contro la burocrazia sindacale collaborazionista denunciandola quale agente del padrone e del colonialismo.

Molti sono i compiti, molte le difficoltà e molto breve è  il tempo per prepararci per le battaglie decisive, ma come i rivoluzionari e le rivoluzionarie hanno affrontato con successo le crisi rivoluzionarie così le affronteremo pure noi. Amus a binchere!

Mobilitazione dei bancari sardi: “Stanno smantellando il credito!”

Una foto della mobilitazione dei lavoratori e dei sindacalisti a Sassari

Lo scorso 21 febbraio 2017, a Sassari, l’assemblea dei lavoratori del Banco di Sardegna ha indetto un’azione di protesta per lamentare e denunciare attraverso il Sindacato le problematiche che stanno scaturendo dalla fusione dello storico istituto bancario sardo con una banca più piccola, la BPER (Banca Popolare dell’Emilia Romagna), avvenuta nel 2001. All’evento hanno partecipato tutte le seguenti sigle: CSS,  FABI, FIRST-CISL, CGIL-FISAC, UGL, UILCA, UNISIN.

Il piano, secondo quanto sostenuto dai lavoratori e in contrasto con quanto dichiarato dalla BPER stessa, è assolutamente quanto di più iniquo e lontano dalla realtà possa esserci. Tale condizione è stata già oggetto di denuncia da parte di diversi Sindacati, che attraverso quanto esternato dalla loro dichiarazione contenuta nell’accordo quadro sulle ricadute del personale, sostengono nero su bianco che le previsioni riguardanti l’occupazione, la politica del credito e la capillarità del gruppo nei territori, rilevano un lento ma inesorabile ritiro del Gruppo bancario dagli stessi, fatto che ha colpito soprattutto la Sardegna e il Sud-Italia.

Il programma della BPER, spinto da una carica fin troppo lusinghiera, prometteva il mantenimento della propria impronta di “banca di retail regionale”, creando idealmente nuove opportunità di sviluppo per le economie territoriali, l’estensione dei servizi al cliente e l’attivazione di nuovi canali, come da richiesta di mercato.

La realtà, allo stato attuale, è più grave che mai. La fusione, nel tempo, sta portando al totale decentramento dei maggiori enti decisionali dell’Isola, come ad esempio la Sardaleasing che ha trasferito tutte le proprie competenze alla sede di Milano. Stessa cosa accaduta alla Banca di Sassari, inglobata al Banco di Sardegna prima e poi passata al diretto controllo della BPER.

Fino ad ora il gruppo ha chiuso, secondo quanto riportato dal comunicato stampa, 102 sportelli, di cui 65 solo al Banco di Sardegna. Un numero altissimo, se si pensa alle filiali stanziate nel solo territorio dell’Isola. Oltre alla chiusura delle filiali poi, il cui processo sarà inarrestabile, c’è stato un drastico taglio dell’organico, fatto che andrà a peggiore la qualità dei servizi rispetto al cliente. I lavoratori, inoltre, invece di usufruire della tecnologia adeguata a snellire le operazioni, si ritrovano a dover operare tramite sistemi lenti e obsoleti, molto distanti dalle promesse fatte. A ciò si aggiunge il generale stato di confusione dei ruoli e il continuo ricambio di persone, che disorienta e crea un clima di caos, perfino nella clientela che perde così i propri punti di riferimento.

Per quanto riguarda la Sardegna, la delocalizzazione e la totale indifferenza delle peculiarità territoriali da parte della BPER, porterà a una progressiva condizione di subalternità, penalizzante tanto per le imprese locali quanto, di conseguenza, per l’economia dell’Isola.

Pare chiaro, alla luce di quanto descritto fino ad ora, che non siano più sufficienti la buona volontà e lo spirito di abnegazione dei lavoratori, ma che sia necessario un serio impegno nello sviluppo delle risorse umane, siano essi dipendenti o clienti.

Ci saranno a breve altre mobilitazioni da parte dei movimenti e dei sindacati.

Partimus dae Tue – Pro s’Alternativa Natzionale

Più di cento persone hanno partecipato all’incontro “Partimus dae Tue”, promosso dalle organizzazioni aderenti allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale, che si è tenuto domenica 19 Febbraio presso il castello San Michele a Cagliari.

L’incontro, che voleva essere il primo momento di politica partecipativa organizzato dai partiti e movimenti che aderiscono al progetto, ha raccolto un pubblico eterogeneo che ha seguito con attenzione i vari interventi introduttivi, con i quali sono state illustrate le ragioni e le necessità che hanno la Sardegna ed il suo Popolo di iniziare a percorrere la strada verso la propria autodeterminazione, e di farlo uniti.

Attraverso l’analisi degli open data statistici è stato fatto un focus sulla Sardegna, un crudo spaccato del presente e del futuro dell’isola che racconta di una terra e di un popolo “in via di estinzione”, in preda a un inesorabile spopolamento, con un livello di disoccupazione pari al 50% che, se confrontato con analoghi dati delle altre isole europee o di altre Nazioni affini alla nostra, le quali hanno prospettive di crescita opposte, ha messo in evidenza il fatto che la causa principale dell’attuale condizione e del futuro dei sardi, decisamente cupo, sia da ascrivere all’immobilismo della classe politica -incapace di attuare strategie coerenti per delle riforme strutturali- e alle oggettive condizioni di dipendenza in cui è mantenuta la Sardegna dai governi centrali e dalle loro propaggini isolane.

Fulcro della mattinata è stata la partecipazione dei presenti che hanno potuto esprimere, tramite l’ausilio di pannelli tematici predisposti dagli organizzatori, suggerimenti, idee e soluzioni su dieci settori d’intervento (Agricoltura, Difesa Dell’Ambiente, Igiene e Sanità, Industria, Lavoro e Formazione Professionale, Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Trasporti, Turismo, Artigianato e Commercio) che riprendevano le competenze attuali di alcuni assessorati della RAS.
Un pannello di lavoro a parte è stato dedicato alla raccolta di idee e suggerimenti sulla riforma Statutaria in continuità con il lavoro organizzato la settimana precedente nell’incontro di Pro s’Alternativa natzionale organizzato a Sassari.

In conclusione della mattinata, gli organizzatori dopo aver valutato gli apporti dei presenti, hanno deciso di dedicare i prossimi incontri tematici ai due argomenti che hanno destato più interesse e raccolto più idee e suggerimenti: Lavoro, formazione professionale e Pubblica Istruzione.

Per informazioni sul progetto Pro s’Alternativa Natzionale:

https://www.facebook.com/alternativanatzionale/?fref=ts