Breast Unit – Intervista a Luana Farina

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Intervista a Luana Farina, militante del Fronte Indipendentista Unidu, da sempre impegnata nella lotta per i diritti civili, femminista, promotrice di diverse manifestazioni e proteste per la sanità sarda.

Che cos’è la Breast Unit e a chi si rivolge?

La Breast Unit (traduzione: Unità Senologica) – o per meglio dire- le Breast Units sono dei Centri multidisciplinari di senologia, ideati per la prevenzione e la cura del tumore al seno. In questi spazi viene assicurata, alle donne affette dal carcinoma del seno, un’assistenza da parte di un team di specialisti dedicati, che si fanno carico di tutti i bisogni fisici nonché psicologici delle pazienti. La donna viene accompagnata nell’iter della malattia, dalla diagnosi al follow up.
Si rivolge inoltre alle donne che non sono affette da tumore al seno, proponendo campagne di prevenzione, effettuando visite senologiche, mettendo a disposizione le sue strutture e i suoi medici con il programma italiano di screening mammografico. La Breast Unit dovrebbe peraltro garantire l’utilizzo di tecnologie avanzate e la presenza di personale altamente qualificato nella diagnostica senologica.

La Breast Unit è legge? È già stato avviato il percorso in qualche regione?

Esiste un documento italiano ufficiale, inviato dal Ministero della Salute nel 2012, che spiega e definisce ogni fase del percorso della Breast Unit: “Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia”. Tale dossier, oltre a definire le linee guida e analizzare le necessità che hanno portato all’ideazione di questo tipo di percorso, stabilisce che le Breast Unit devono essere istituite in ogni metropoli dell’Italia. Attualmente quasi tutte le città hanno applicato questo decreto: la Sardegna, invece, non ha ancora avviato il protocollo. Almeno non in tutte le città. Infatti, per quanto concerne la nostra isola, solamente Cagliari è provvista di questo importante sistema terapeutico olistico; a Sassari sono state fatte tante promesse, tuttavia ad oggi della Breast Unit non si vede nemmeno l’ombra. Da una parte le promesse della classe dirigente ospedaliera, dall’altra le sollecitazioni dei cittadini: ad oggi un nulla di fatto, che non potrà avere risvolti positivi, dato che la scadenza per l’avvio delle pratiche era prevista per il 1 gennaio 2017. I dirigenti della ASL Sassari e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria si erano impegnati pubblicamente, il 1 gennaio 2016, per la messa in atto del progetto e dovrebbero oggi rendicontare il perché del mancato ottemperamento alle loro dichiarazioni e, ancora una volta pubblicamente, assumersi le proprie responsabilità, in senno alle 40mila firme raccolte dai sassaresi e alle molteplici manifestazioni, che hanno visto in prima linea soprattutto ammalati e donne che non chiedevano altro che il proprio diritto alle cure.

Perché la Sardegna, nella fattispecie, ha bisogno della Breast Unit?

L’ASL Olbia nel 2009 pubblica un articolo che parla da sé: nel nord Sardegna ogni anno si ammalano 250 donne:
“I dati disponibili sono quelli del Registro Tumori del nord Sardegna relativi alla popolazione delle Asl di Sassari e di Olbia: in questo territorio vengono segnalati ogni anno 250 nuovi casi di tumore mammario infiltrante, potenzialmente capace di dare localizzazioni a distanza”

Ad oggi il trend è in aumento. È chiaro, allora, che l’istituzione di una struttura che sappia badare ad ogni aspetto di questa patologia sia ora più che mai necessario.
Per quanto riguarda tutte le categorie di tumori e il tasso di mortalità, la Sardegna si colloca al secondo posto tra il 2006 e il 2012, preceduta dalla Campania.

Link utili:

I voucher, la distruzione del lavoro e la Sardegna

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La storia
A partire dal 2003, i vari governi italiani che si sono susseguiti, hanno attuato una progressiva trasformazione del lavoro retribuito, con l’introduzione del voucher, altrimenti conosciuto come “buono lavoro”, smantellando i contratti portatori di diritti, perfino quelli precari. I buoni lavoro servirebbero, in teoria, a regolamentare il lavoro accessorio e di natura occasionale, destinato a restare in nero come lavori stagionali, ripetizioni private e baby-sitting.
Il voucher viene introdotto ufficialmente nel 2003 a opera del secondo governo Berlusconi (a seguito della contestatissima legge Biagi che costò la vita al giuslavorista omonimo). Successivamente il Governo Prodi nel 2008 diede piena attuazione alla legge, a dimostrazione del fatto che in materia economica la continuità fra i due schieramenti è stata sempre pienamente garantita. Nel 2009, con il nuovo Governo Berlusconi, Viene legittimato l’utilizzo dei buoni anche da parte degli enti locali, per attività di giardinaggio, pulizia e manutenzione dei beni pubblici. Nel 2010 la vendita dei voucher ha trovato un altro vettore, ovvero le tabaccherie, facilitandone a dismisura la proliferazione incontrollata. Successivamente, assistiamo alla totale liberalizzazione dei voucher con il Governo Monti nell’ambito della riforma Fornero e infine al suo pieno utilizzo ed estensione con il Governo Renzi (nell’ambito della riforma sul lavoro, il cosiddetto Jobs Act), che ha innalzato il tetto di utilizzo da 5.000 a 7.000 € annui, eliminando anche la dicitura “di natura meramente occasionale”. Così, nati in teoria per coprire i lavori occasionali e tipicamente in nero, i voucher sono presto diventati uno dei sistemi più convenienti per sfruttare i lavoratori eliminando diritti e garanzie.

Come si articola il lavoro accessorio
Il lavoratore svolge presso l’azienda le stesse mansioni degli altri ma viene inquadrato diversamente. Per un certo periodo la prestazione lavorativa sarà part-time, poi dopo il licenziamento, verrà imposto al lavoratore di svolgere attività con pagamento a mezzo voucher. Su 10 euro di vucher 7,50 vanno al lavoratore e 2,50 all’INPS. Un modello di pagamento e di prestazione lavorativa che lascia dietro sé pesanti strascichi: esso non costituisce infatti nessuna fonte di contribuzione previdenziale, né serve a calcolare l’anzianità del lavoratore. Per riuscire ad acquisire un minimo di 20 anni lavorativi, tra lavoro precario, in nero, periodi di disoccupazione, il lavoratore sarà comunque costretto a dilatare i tempi della sua attività, percependo ugualmente importi ridottissimi. Ecco perché una parte del sindacalismo ha raccolto le firme per indire un referendum con lo scopo di abolire i voucher. Le firme sono attualmente al vaglio della Corte Costituzionale che ne dovrà valutare la legittimità.

Il voucher in cifre
I voucher sono una storia tutta italiana, a dispetto di quanto viene continuamente ripetuto sulla necessità di imitare i modelli europei. Oltretutto il fenomeno appare ormai fuori controllo. Stando a quanto riportato dal monitoraggio INPS continua il vertiginoso calo delle assunzioni a tempo indeterminato a tutto vantaggio dei voucher: nel 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono crollate del -32,9%, mentre i voucher hanno proliferato.

I voucher in Sardegna
La Sardegna ha subito la progressiva soppressione del lavoro a tempo indeterminato, che ad oggi riporta un -45%.
Nel 2015 si è toccata una cifra vertiginosa: +82%, 15 punti percentuali in più della media italiana e nel 2016 la vendita dei buoni continua a crescere (+36,6%). Le cifre fanno venire il capogiro, anche perché nello stesso tempo crollano verticalmente le assunzioni a tempo indeterminato. Risultato di questa folle politica ultraliberista? Il lavoro nero resta in “nero” e i contratti portatori di diritti perdono velocemente terreno! L’utilizzo dei buoni lavoro in Sardegna spopola soprattutto nel settore turistico-ricettivo e nel commercio (28% dei voucher venduti), dove funziona da vera e propria copertura del lavoro nero (spesso la prima ora viene pagata in voucher e il resto in nero)
Una tattica, quella dell’uso del voucher, che va ad incidere sul già pesante tasso di disoccupazione, che nell’isola risulta molto più elevato rispetto a quello italiano: 17,35% contro l’11,90%.

I voucher e la RAS
A peggiorare la situazione, già grave in ambito dello stato, le amministrazioni regionali sarde sono state più lealiste del Re e hanno ampiamente impiegato il modello voucher. Tutto è iniziato con la giunta Cappellacci con la questione dei 5000 tirocini formativi (“Sardegna Tirocini”) che hanno trasformato i tirocinanti in veri e propri operai sottopagati proprio mediante l’uso dei voucher, aggirando i minimi contrattuali. All’epoca il centrosinistra aveva alzato le barricate, ma poi ha proseguito sulla stessa linea. Cappellacci aveva precorso i tempi perché la giunta Pigliaru, con il programma “flexicurity”, ha destinato 23 milioni di euro alle imprese per facilitare l’assunzione di “persone svantaggiate” (tirocini rivolti a persone tra i 40 e i 59 anni espulse dal mercato del lavoro ), erogando appunto bonus e voucher. Una pratica definita “imbarazzante anche da alcuni alleati di Governo (http://www.vitobiolchini.it/2015/04/28/rifondazione-scrive-a-pigliaru-la-flexicurity-e-imbarazzante-i-tirocini-per-i-40enni-umilianti-inoltre-chi-comanda-in-assessorato/). Il tutto senza alcun vincolo di assunzione da parte delle imprese, come aveva fatto il buon vecchio e tanto criticato Cappellacci. Difatti il programma è stato un totale flop e solo 17 persone sono state assunte a tempo indeterminato.

Contestato il SI-ndaco di Sassari

Grafica del FIU per il referendum
Grafica del FIU per il referendum

Una “Passeggiata ombra per il NO” è ciò che ieri un gruppo di militanti del Fronte di Sassari ha effettuato lungo il percorso scelto dal sindaco Nicola Sanna, da piazza Tola fino ad arrivare in Via Luzzatti.
I militanti hanno dato vita all’azione con dei manifesti appuntati addosso, che riportavano la scritta “A su refendum deo voto No”, per poi fermare i passanti e fare controinformazione. A pochi passi da Nicola Sanna che, attorniato da una “piccola corte” e scortato dalla polizia urbana, fermava i passanti per spiegare le sue ragioni per votare Si, gli indipendentisti contestavano il sindaco renziano.

15284823_10209998321146385_1321732058032173450_nA tal proposito il Fronte fa notare che esiste la Circolare del Ministero dell’Interno sul “Divieto per le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione“, lasciando liberi gli esponenti politici di fare propaganda soltanto in quanto cittadini, circolare a cui il sindaco Sanna non si è attenuto, chiamando la sua iniziativa “Basta un SIndaco”

Secondo il Fronte, il sindaco Sanna, come già fatto in occasione dello spettacolo organizzato al teatro Verdi per la campagna populista di Renzi, ha dimostrato, ancora una volta, d’essere un bravo “tzeraccu bambu”, disposto a qualsiasi cosa pur d’ingraziarsi “su mere Renzi”, mancando ai suoi doveri di equilibrio e correttezza e di amministratore super partes.

Il FIU Sassari coglie l’occasione per ricordare che terrà aperta la sede di Via Cetti per tutta la giornata di sabato 3, al fine di continuare a fare controinformazione referendaria.

DASS: la nuova frontiera dell’occupazione militare della Sardegna

divietodi-accessoIntervista all’attivista dell’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare Fabrizio Addis sul Distretto Aerospaziale Sardo.

  1. Cos’è il Distretto Aerospaziale Sardo (DASS)?

Per Distretto Aerospaziale della Sardegna si intende la società di tipo consortile (51% a fondo pubblico, 49% a fondo privato) che si occupa di ricerca e sviluppo di tecnologie legate all’ambito aerospaziale. Quello sardo è uno dei 6 presenti all’interno del territorio italiano e il presidente è Giacomo Cao, docente ordinario di Ingegneria all’Università di Cagliari. Le società che vi partecipano ad oggi sono 25 e, a dispetto di quello che si racconta sull’uso esclusivamente civile del Distretto, numerose di queste sono direttamente colluse con l’apparato militare e ricevono commesse milionarie da esso. La lista delle società coinvolte è facilmente reperibile da questo link (http://www.unica.it/pub/7/show.jsp?id=32371&iso=20&is=7). Basta andare a fare una piccola ricerca sul web per rendersi conto di come industrie come Avio Spa, Alenia, Aermacchi vi figurino.

2. Che ruolo ha il PD nell’occupazione militare della Sardegna?

Il PD svolge un ruolo determinante, sia dal punto di vista italiano che sardo il Partito Democratico si dimostra per ciò che è ed è sempre stato: lo zerbino dei poteri forti e dell’apparato militare. In 3 anni di giunta Pigliaru si sono sentite poche voci contro, perlopiù a livello strumentale (basti ricordare la finta minaccia di bloccare la Trident da parte dell’assessore Maninchedda, poi mai attuata).

A dimostrazione dell’asservimento totale stanno le parole e le strategie dell’assessore Paci che ha da poco siglato un accordo che permetterà al DASS di accedere ai fondi POR FESR 2014 2020 (si parla di centinaia di milioni di euro) e che ha ribadito l importanza strategica per la Sardegna del progetto . Inoltre nella finanziaria 2015 vennero stanziati 500 000 euro sempre per il DASS. Se vogliamo quindi liberarci dalla presenza ingombrante dei militari non possiamo fare affidamento su questa gente

3. Che cos’è il dual use?

Per dual use si intende un sistema di uso civile/militare inerente specialmente alle tecnologie sperimentate all’interno del distretto. I casi più lampanti sono quelli dei droni Anteos sviluppati da Aermatica Spa e del razzo VEGA sviluppato da Avio Spa. Molte delle aziende coinvolte nel DASS sperimentano tecnologie dual use (Nurjana, Alenia aermacchi, Piaggio Spa). Risulta ancora più evidente quindi quale sia il ruolo reale del distretto che, sempre secondo la Strategia di Specializzazione, andrebbe a investire sul PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra, N.d.R.) che viene descritto come polo d’attrazione per la presenza della Vitrociset che già vi sperimenta tecnologie militari/civili e che nacque nel ’56 sotto il patrocinio di Broglio, padre della ricerca aerospaziale in Italia.

Contro l’inceneritore di Tossilo – Manifestazione 29 ottobre

inceneritore2-372x221“Non posso immaginare uno Stato centrale che impone ai territori qualcosa che non vogliono.”
Il presidente Pigliaru lo disse il 13 ottobre, appena dieci giorni fa, in occasione della dichiarazione di sostegno al Si per il referendum costituzionale. Ed ecco che la IV sezione del Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza contro l’inceneritore emessa dal Tar Sardegna, sentenza per cui i cittadini, numerosi sindaci sardi, comitati di lotta, organizzazioni ecologiste e indipendentiste hanno lottato e si sono schierati.

Nonostante la contrarietà palesatasi durante la lunga mobilitazione popolare, lo Stato centrale ha imposto qualcosa che i cittadini non vogliono- dichiarano gli organizzatori Associazione Temporanea di Idee “14 dicembre” e Libe.r.u.
A dare man forte a questo sopruso di Stato è stata proprio la Regione, che si è appellata alla decisione del Tar, ponendosi essa stessa quindi contro la chiara volontà dei cittadini.
Dopo l’accaduto è più chiaro cosa sia accaduto con la firma del “Patto per la Sardegna”, firmato con Renzi a fine luglio scorso: in esso, infatti, era già presente la voce di finanziamento dell’inceneritore di Tossilo, nonostante in quel momento il Consiglio di Stato non si fosse ancora pronunciato. Si dimostra, dunque, una becera premeditazione da parte degli organi.

Mentre tutta Europa procede allo smantellamento degli inceneritori, in Sardegna li si finanzia.

Appare altresì sconcertante che dal Piano Regionale sui Rifiuti emerga che questo gigantesco finanziamento di oltre 40 milioni serva per un impianto che dovrà essere spento entro il 2030. Un costosissimo impianto che, dopo il tempo di costruzione, resterà in funzione appena dieci anni: sarà impiegato giusto il tempo di risolvere il problema rifiuti delle grandi città italiane.
Queste vicende assumono chiaramente i connotati della presa in giro e, ovviamente come al solito, dell’imposizione coloniale contro i cittadini sardi, contro il loro diritto alla salute, dato che l’incidenza di patologie è altissima, contro la loro volontà di una gestione ecologica ed ecocompatibile del ciclo dei rifiuti.
La giunta Pigliaru insiste sull’incenerimento, nonostante esistano metodologie meno costose e più efficaci nel fondamentale rispetto dell’ambiente, spendendo molti più soldi pubblici, con un minor numero di occupati, non curandosi affato dei dati allarmanti di incidenza di tumori nel territorio.
“Noi Sardi non siamo servi di nessuno e la nostra terra non sarà la discarica di nessuno!”

Per questo motivo i cittadini liberi di questa terra si ritroveranno sabato 29 ottobre alle ore 10:30 davanti ai cancelli dell’inceneritore di Tossilo per dire un forte NO ALL’INCENERIMENTO dei rifiuti e un forte SI alla riconversione dello stabilimento, con la conferma occupazionale per tutto il personale attualmente occupato e il rilancio di una gestione dei rifiuti basata sulla valorizzazione delle materie prime e sul rispetto della salute umana e ambientale.

Articolo tratto dall’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/697060100452698/permalink/697604103731631/

Sostegno ai pescatori oristanesi

 

protestaLe manifestazioni di questi giorni delle marinerie oristanesi rappresentano un ulteriore passo avanti nella lotta contro le basi e l’occupazione militare della Sardegna.

Fino a oggi i pescatori, interviene il Collettivo Comunista (marxista-leninista) di Nuoro, ostacolati dalle esercitazioni militari, si sono mobilitati solo per avere gli indennizzi previsti per il “fermo pesca” durante i periodi di interdizione alla navigazione. Gli stessi indennizzi vengono corrisposti a tutte le marinerie con esclusione di quelle Oristanesi.

A differenza del passato, gli obiettivi delle manifestazioni di questi giorni, non sono solo rivendicazioni economiche ma anche contro le esercitazioni militari, per la chiusura del poligono di Capo Frasca, la bonifica del mare, degli stagni, e la riappropriazione della risorsa economica del territorio soprattutto quella della pesca.

Ricordiamo come negli anni ’70, nel corso di un addestramento, un aereo della Nato mitragliò una barca di pescatori, che rimasero feriti, nello stagno di Marceddì.

Queste mobilitazioni sono un momento storico importante, perché uniscono le popolazioni dei paesi interessati.
Non dobbiamo dimenticare la funzione delle basi militari, quali strumenti di guerra, dalle esercitazioni agli addestramenti che avvengono in Sardegna e altrove, in quanto prove speciali di eserciti speciali che aggrediscono popoli e stati, in lotta contro le potenze imperialiste e guerrafondaie, non dimentichiamoci, che dalle zone di guerra scappano i profughi e cercano rifugio nei nostri territori.

È necessario organizzarsi e sviluppare la più vasta unità delle masse popolari su contenuti di classe contro l’occupazione militare- sostiene il Collettivo Comunista (marxista-leninista) di Nuoro– con la costituzione di un ampio fronte unico antimperialista, anticolonialista, antifascista.

Queste giornate di lotta si inseriscono nelle iniziative antimilitariste in Sardegna alla quali diamo l’adesione e pieno sostegno.

Scuola di Polizia a Burgos: sprecati 20 milioni

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Foresta Burgos è una delle oasi più belle, ed ancora intatte, della Sardegna. Seppur in provincia di Sassari, si trova nel cuore dell’isola, tra lecci, roverelle, asini e, soprattutto, cavalli.
Nel silenzio dei boschi del Goceano, a tratti spezzato da ronzii e muggiti, si nascondono da un secolo i resti di un complesso militare dedicato all’addestramento della polizia e all’ammaestramento di equini.

A dispetto del suo isolamento, anche questo selvaggio angolo di montagna ora dimenticato ha seguito il corso della Storia. I primi insediamenti moderni sorsero a fine Ottocento, con una piccola azienda agricola locale. Poco più tardi il Regio Esercito effettuò dei sopralluoghi nell’area e, proprio per la sua posizione isolata ma allo stesso tempo pianeggiante, la ritenne adatta all’allevamento dei cavalli per Polizia e Carabinieri. Nel 1906 venne quindi istituito il Centro di Allevamento Governativo che, dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, perfezionò l’attività preparando gli animali agli scenari bellici, come traino e assalti di cavalleria.
Il vecchio Centro di Allevamento Governativo è ora un piccolo villaggio fantasma circondato da edifici desolati in località Foresta Burgos, rivestito da un’atmosfera spettrale e inquietante nonostante l’accecante luce estiva.

Tra il 1954 e il 1959 la struttura venne infatti abbandonata dai militari e si ebbe il passaggio di consegne all’Istituto di Incremento Ippico di Ozieri, ente della R.A.S.

Poi… il colpo genio: l’idea del 2003

Istituire a Foresta Burgos una scuola per l’alta formazione delle polizie a cavallo.
Nel 2004, anno in cui per un attentato muore il padre del sindaco di Burgos, Pino Tilocca (Prc), l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu dice che si rende necessaria la presenza dello Stato laddove lo Stato è molto distante: con il compromesso delle ricadute occupazionali e del presidio delle forze dell’ordine si intende risarcire il territorio. Sono stati anni di progetti sulla carta e lavori intervallati da altri attentati e minacce agli amministratori locali, fino all’inaugurazione in pompa magna, marzo del 2011, in cui si è consumata l’ennesima gaffe. Per l’occasione, infatti, i vertici della Polizia si sono “scordati” di invitare i primi cittadini e le giunte locali, tranne uno di rappresentanza. Una scortesia che non è passata inosservata e ha alimentato polemiche.

Gli investimenti.

I sindaci dei piccoli paesi hanno creduto nella Scuola tanto che nel 2005 hanno formato 27 ragazzi, da tutti i nove comuni, per essere immediatamente assunti. Si trattava in gran parte di artieri ippici. “Eppure – dice il sindaco di Burgos, Tore Arras – di tecnici pronti ne avevamo già 70. Persone che lavorano con professionalità in tutta Italia”.

E per i sardi?
Oltre 20 milioni di euro spesi per un mero giocattolo elettorale,completamente abbandonato e chiuso per chiunque voglia accedervi.
Diventerà un’altra cattedrale nel deserto?
La struttura di Foresta Burgos è destinata a cadere in pezzi,come Surigheddu o Mamunthanas. Pronta per essere svenduta, tra qualche lustro al… miglior offerente.

La Sardegna si mobilita per la Palestina

pageLo scorso 6 Ottobre il gruppo Studenti contro il Technion, ha organizzato un’assemblea studentesca, che si è svolta al Palazzo delle Scienze nonostante il Direttore del Dipartimento di Informatica e Matematica avesse revocato, all’ultimo momento, l’aula precedentemente concessa. Il Prof. Loi ha motivato la sua decisione affermando di essere venuto a conoscenza del fatto che l’aula era stata richiesta per “fini non usuali”, aggiungendo che nella pubblicizzazione dell’evento da parte degli studenti erano state riportate “accuse dirette a un Dipartimento della Facoltà”.

Ma gli studenti rigettano le accuse ritenendole infondate: «nel nostro evento su Facebook (ancora disponibile nella pagina “Studenti contro il Technion”) e nei nostri volantini c’è scritto chiaramente che “L’accordo di cooperazione riguarda il Dipartimento di Scienze Biomediche, per cui non comprende lo sviluppo di armi”».

Gli studenti si erano proposti di dar vita a una discussione basata su alcune domande come la seguente: «È accettabile collaborare con istituzioni profondamente complici nella violazione dei diritti umani e del diritto internazionale? La libertà di ricerca deve essere garantita a qualunque costo, o è giusto porre dei limiti etici?». Il rifiuto da parte dell’Università a concedere uno spazio per affrontare tale dibattito ha deluso i ragazzi: «Ritenendo che l’Università debba essere un avamposto di dialogo e di difesa dei valori, siamo per questo molto amareggiati della decisione del Prof. Loi. L’esistenza di un accordo di cooperazione accademica con un’Università profondamente legata al’occupazione dei territori palestinesi e alla violazione dei diritti umani è una questione che riguarda noi studenti, riteniamo quindi di subire un’ingiustizia nel momento in cui si tenta di impedirci di dialogare sull’argomento».

Gli studenti non si sono comunque rassegnati e hanno svolto l‘assemblea nell’androne del palazzo. All’incontro ha portato la sua testimonianza l’attivista palestinese Riya Hassan, che ha sottolineato il fatto che questa battaglia è strettamente legata alla lotta del popolo sardo contro l’occupazione militare. Infatti il governo italiano ha fatto cospicui investimenti in tecnologia militare israeliana, che poi viene utilizzata anche per le esercitazioni che si svolgono sul territorio sardo.

La campagna degli studenti impegnati contro la cooperazione di UNICA e Israele continuerà il 21 ottobre, data in cui si terrà un evento a cui sono state invitate la Magnifica Rettrice Maria del Zompo e la Prof.ssa Morelli, referente dell’accordo. Entrambe hanno inizialmente accettato l’invito, ma hanno poi fatto sapere che, causa impegni istituzionali, non potranno essere presenti. Per vie informali la Rettrice ha proposto di invitare al suo posto il Prorettore Ciarlo, che tuttavia a oggi non ha ancora confermato. Al dibattito saranno presenti Enrico Bartolomei, l’accademico promotore a livello dello stato italiano della petizione, firmata ad oggi da più di trecento accademici e accademiche, che chiede di porre fine alla cooperazione con il Technion, e Fausto Gianelli, avvocato e membro dei Giuristi Democratici, da anni impiegato sul fronte della difesa dei diritti umani.

Intanto mercoledì 12 ottobre, alle 18:00, nel Corso Vittorio Emanule 32, nella sede della CSS, a Sassari, l’associazione Italia-Cuba e la Confederazione Sindacale Sarda organizzano un dibattito a cui parteciperà Ugo Giannangeli, avvocato esperto in diritto internazionale e impegnato nella difesa dei detenuti palestinesi. L’incontro è organizzato in collaborazione all’associazione Sardegna-Palestina ed è dedicato alla memoria di Graziella Deffenu, militante indipendentista e storica attivista per la difesa dei diritti dei palestinesi, recentemente e improvvisamente scomparsa.

OCCUPAZIONE MILITARE: la Sardegna si mobilita

dsc_5360Al via il II semestre di attività nell’ambito dell’occupazione militare in Sardegna. Dopo la Trident Juncture dello scorso novembre – l’imponente esercitazione NATO interrotta con successo dai militanti contro l’occupazione militare – indipendentisti, pacifisti, comunisti, anarchici e altre individualità sono di nuovo pronti per fronteggiare il nuovo ciclo di esercitazioni nei Poligoni in Sardegna (Capo Teulada, PISQ e Capo Frasca).

Hanno aperto le proteste i pescatori dell’oristanese bloccando due giorni fa le esercitazioni relative al Poligono di Capo Frasca, in due manifestazioni differenti: un centinaio di imbarcazioni nello specchio acqueo e circa 400 attivisti che da Marceddì hanno raggiunto il cancello della base. Rimane alta l’attenzione sulla mobilitazione del comparto pesca e lo sviluppo delle contestazioni, con Scanu (PD) e Capelli (CD) impegnati ad assicurare una tempestiva risoluzione della malcontento, puntando a prevedere gli stessi interventi compensativi (cd. indennizzi) previsti per gli altri due Poligoni. In particolare, il deputato nuorese ha dichiarato all’ANSA come “da parte dei sindaci ascoltati, compresi i primi cittadini di Arbus e Terralba, non è arrivata alcuna segnalazione su malattie o qualsiasi cosa possa essere ricondotta all’operatività della base. Resta invece il problema dei mancati indennizzi ai Comuni che hanno messo le aree a disposizione dei militari“.

Il clima in Sardegna è reso ancora più incandescente dalle attività e pressioni esercitate su La Maddalena, con la Direzione generale dell’Assessorato all’Ambiente che non più tardi di due settimane fa ha ritenuto di non assoggettare a V.I.A l’ampliamento di Santo Stefano, il potenziamento e la messa in funzione delle strutture alla luce delle accresciute esigenze di controllo del Mediterraneo e del Medio Oriente, aree sempre più incandescenti. Gli uffici dell’Assessorato, nella persona del Dg Paola Zinzula, hanno difatti già stabilito che “il progetto non ha impatti negativi e significativi sull’ambiente“.

Nel calendario per le attività di guerra nei prossimi mesi, si segnala l’imponente coordinamento di forze NATO nel Poligono di Teulada per Emerald Move 2016 (dal 3 al 14 ottobre), esercitazione nell’ambito dell’European Amphibious Initiative. Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito figurano tra i paesi promotori, ma sostengono e partecipano all’E.A.I. anche Belgio, Danimarca, Germania, Portogallo, Svezia, Turchia e Finlandia. Il programma completo delle esercitazioni previste il II semestre 2016 è stato reso noto in esclusiva da Sardinia Post. Imponenti le attività previste anche nei Poligoni di Capo Frasca e di Quirra-Capo San Lorenzo (PISQ, Poligono Interforze del Salto di Quirra).

Numerosi gli eventi in programma in tutta la Sardegna. Dal 6 al 10 ottobre, nel sud Sardegna il campeggio antimilitarista promosso dalla Rete No Basi – Né qui Né altrove. Accoglienza e inizio sostanziale della cinque giorni di No Basi giovedì 6 ottobre, dalle 10:00 alle 12:00, nel parco di Santa Greca a Decimomannu. Per il 10 ottobre è previsto un corteo all’aeroporto di Decimomannu. Concentramento dei militanti previsto per le ore 10:00 al Parco Megalitico di San Sperate.

Ieri, giovedì 6 ottobre, si è svolta l’Assemblea studentesca “Etica e Scienza: quando la ricerca sostiene la guerra – il caso Technion“. Il Technion di Haifa è un istituto di ricerca scientifica israeliano che collabora sempre più strettamente con l’Università di Cagliari e con diverse industrie nel settore bellico, rapporto e relativi interessi che si inseriscono nel più ampio quadro del DASS, il Distretto Aerospaziale della Sardegna. Il Technion, oltre a sviluppare la tecnologia utilizzata nelle aggressioni militari alla Striscia di Gaza e nell’occupazione dei territori palestinesi, svolge un ruolo fondamentale nella militarizzazione delle istituzioni accademiche israeliane. Interverranno nell’incontro Riya Hassan (Palestinian BDS National Committee) e Alessia F. (Studenti contro il Technion).

Il 7 ottobre è previsto il comitato d’accoglienza per la visita di Gian Piero Scanu, presidente della IV Commissione uranio impoverito. Scanu, anche in tempi passati, aveva più volte parlato della paventata chiusura, senza termini e modalità precise, di Teulada e Capo Frasca, ma al contempo ha sempre chiamato fuori dal discorso il PISQ e la sua riconversione civile-scientifico, proprio per il progetto DASS.

La visita di Scanu si concluderà il 7 ottobre con una riunione in programma per le 11:30 in Prefettura. Appuntamento dei militanti contro l’occupazione militare a Piazza Palazzo a Cagliari, ore 10:00.

Sabato 16 ottobre, attesa la 5° Assemblea Generale Sarda contro l’Occupazione militare della Sardegna. Dopo la prima assemblea generale di giugno, momento in cui venne dato avvio a tutto il lavoro estivo in vista di un’estate ed un nuovo anno di lotta, il movimento contro l’occupazione militare ritorna a Bauladu. Dalle ore 10:00 incontro dei gruppi di studio sugli ambiti di interesse analizzati durante il campeggio, mentre alle ore 15:00 al via l’Assemblea Generale. I lavori si svolgeranno a partire dalle ore 09:30, nei locali del Centro Servizi San Lorenzo di Bauladu.

Fonte: http://www.zinzula.it/occupazione-militare-la-sardegna-si-mobilita-oggi-incontro-sul-caso-technion/

NO BASI: repressione e fogli di via

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Intervista a Nicola Piras, militante dell’Assemblea Generale Sarda contro l’occupazione militare.

  • Pochi giorni dopo l’incontro nazionale contro l’occupazione militare “AForasCamp” hai ricevuto dalle forze di polizia un foglio di via da Teulada e Sant’Anna Arresi della durata di 3 anni. ci puoi raccontare come sono andate le cose?
    Durante il campeggio di Lanusei sono stato fermato diverse volte da polizia e carabinieri. Dopo l’ultimo controllo, avvenuto in data 9 settembre e durato un’ora e mezza, sono stato invitato formalmente a presentarmi, un paio di giorni dopo il campeggio, in Questura a Cagliari per ritirare una notifica del 2 novembre 2015. Una volta andato negli uffici del capoluogo mi è stato consegnato il foglio di via con annesse motivazioni. Sono interdetto da quei luoghi perché il 28 ottobre 2015 ero stato identificato mentre FACEVO un sopralluogo in un’area DEMANIALE nei dintorni del poligono, prima di un corteo (NO TRIDENT) per cui era stata chiesta l’autorizzazione.

  • Sei l’unico ad essere stato raggiunto da queste misure repressive?
    Sfortunatamente il fogli di via consegnati a compagni e compagne in lotta contro le basi sono 22 e il numero è in via di aumento con il montare delle mobilitazioni.

  • Come procede la costruzione di un movimento di massa contro l’occupazione militare della Sardegna?
    Il campeggio appena concluso è stato un momento di costruzione, di confronto e discussione tra territori e collettivi che non avevano mai collaborato assieme. Il momento fondamentale è stata la plenaria, momento in cui tutte queste entità hanno scelto la strada del dialogo e della collaborazione in vista di un autunno di lotta. Il nostro auspicio è che il cambio di passo sia immediato, tutti i tavoli di lavoro abbiano il loro seguito nei territori e si possa cercare insieme quelle date che possano portare tutto il popolo sardo a praticare l’obiettivo dello stop delle esercitazioni tramite le invasioni dei poligoni dell’isola. Crediamo veramente che se si è decisi nelle intenzioni, ognuno con le proprie possibilità e capacità possa dare un contributo decisivo in questa enorme lotta che ci deve vedere tutte e tutti protagonisti. Ogni territorio, paese, città, gruppo di affinità, partito, individuo ha voce in capitolo nel movimento, ci sono momenti, mezzi e obiettivi di breve, media e lunga durata. Il campeggio penso abbia messo delle priorità rispetto alle proposte da portare avanti all’unisono con forza e decisione. Allo stesso tempo ogni iniziativa particolare o temporanea merita rispetto e condivisione; TANTI MODI, UN UNICA LOTTA!

Tra le prossime tappe merita una citazione il campeggio antimilitarista proposto dalla Rete No basi né qui né altrove, che si terrà tra il 6 e il 10 ottobre vicino a Decimomannu.
L’assemblea generale sarda contro l’occupazione militare si troverà invece in una zona del centro Sardegna il 16 ottobre per un ragionamento sui due campeggi, ma soprattutto per rilanciare la lotta e trovare delle date in cui organizzare cortei di massa che abbiano l’intenzione di interrompere le esercitazioni!