Sinistra e indipendenza in Sardegna: ecco il libro!

La Casa editrice Catartica sta per pubblicare un libro curato da Omar Onnis e da Cristiano Sabino. Falce e Pugnale – Per un socialismo di liberazione nazionale raccoglie in versione integrale alcuni documenti storici riconducibili alle tesi della sinistra indipendentista e due saggi introduttivi scritti appunto da Onnis (Introduzione) e da Sabino (Per un sardismo popolare).  La raccolta non ha velleità di completezza, ma è orientata a iniziare a restituire il senso di una elaborazione politica che altrimenti andrebbe perduta e in questo si dimostra un testo pioneristico, visto che a parte alcune eccezioni, non esistono testi di ricostruzione storica capaci di rappresentare con efficacia tale dibattito.

A dare notizia della pubblicazione sono gli stessi Onnis e Sabino suo loro profili social.

Catartica – scrive Omar Onnis – pubblica una serie di documenti, internazionali e sardi, che offrono il quadro teorico della riflessione indipendentista di sinistra, anti-colonialista, socialista. Al centro, appunto, le tesi congressuali della disciolta aManca pro s’Indipendènztia, corredate da un’analisi di Cristiano Sabino (nella doppia veste di commentatore politico e di testimone diretto) e da una sintetica contestualizzazione storico-politica (in cui mi sono cimentato io stesso). A completare il quadro, i testi integrali della Carta di Brest e della Carta di Algeri, preziosissime elaborazioni politico-giuridiche pressoché sconosciute ai più, anche tra i militanti indipendentisti e autodeterminazionisti. Ho offerto volentieri il mio contributo a questa opera, grato per l’opportunità di puntualizzare alcune questioni, benché senza alcuna pretesa di esaustività. Questioni e passaggi storici che meriterebbero a loro volta estese ricerche e pubblicazioni adeguate. Ritengo che quella di pubblicare i testi politici dell’indipendentismo sardo sia una strada da continuare a seguire, onde evitare di disperdere un patrimonio di riflessione e di elaborazione spesso relegato nei documenti interni delle organizzazioni, sparpagliato in materiali eterogenei e di difficile reperimento o alla deriva nel mare magnum della Rete.

La carta di Brest (3 febbraio 1974) è il risultato di una convergenza internazionale di diverse organizzazioni indipendentiste tra cui anche il Moimentu de su Populu Sardu.  La carta di Algeri (4 luglio del 1976) è il frutto di una riunione di studiosi e militanti internazionalisti, tra i quali l’italiano Lelio Basso, in occasione del duecentesimo anniversario della Rivoluzione americana. Tale carta non è un documento ufficiale ma chiarisce in maniera decisiva il tema del diritto all’autodeterminazione e il carattere imprescrittibile e inalienabile dell’esercizio dello stesso.  Le tesi di A Manca pro s’Indipendentzia (7 aprile 2013) invece rappresentano l’ultima elaborazione teorica prima dello scioglimento dell’organizzazione annunciato con un comunicato il 24 maggio del 2015 a seguito del suo V° congresso.

Il senso politico dell’operazione editoriale è riassunto da due post di Sabino:

(1) Da Lussu a Gramsci, dalle tesi di Lione e di Colonia del PCd’I all’appello dell’internazionale contadina al V congresso del Partito Sardo, dal sabotaggio del PCS al rilancio del dibattito anticolonialista degli anni Sessanta e Settanta, dalla Carta di Brest alla Carta di Algeri, da Su Pòpulu Sardu alle tesi di A Manca pro s’Indipendentzia.

Il sardismo popolare è stato sempre osteggiato e combattuto sia dal sardismo podatario che dalla sinistra centralista, sciovinista e coloniale.

Ma è un filo rosso, spesso invisibile o difficilmente rintracciabile, che ciclicamente – quando tutto sembra perduto e disperso – unisce una nuova generazione di sarde e sardi nel rinancio della lotta per la liberazione nazionale e sociale della terra di Sardegna.

(2) Questo libro non è un punto di arrivo ma solo un punto di partenza, perché tanti altri documenti dovranno essere sottratti dall’oblio in cui il tempo e la cultura politica dominante li hanno confinati. Però è un inizio per ristabilire un filo rosso che non si è mai reciso che da Gramsci arriva fino a noi, un filo che lega i destini e le fatiche della sinistra rivoluzionaria e della lotta per la decolonizzazione della Sardegna.

Sebbene si sia fatto di tutto da entrambe le parti per dividere queste due istanze, si tratta della stessa medesima lotta.

Il ragionamento andrà ampliato e la tessitura intellettuale e politica di compagni come Michele Zuddas, Roberto Loddo, Andrìa Pili, Omar Onnis ed Enrico Lobina va in questa direzione, anche se ancora il dibattito è abbastanza fluido e non esiste la volontà politica di strutturalo e finalizzarlo in maniera esplicita. Ma ci arriveremo, non ho dubbi su questo.

Il mio saggio si chiama “Per un sardismo popolare”, perché è quello che Gramsci ha cercato di intessere fino all’ultimo giorno di libertà, lavorando ai fianchi i dirigenti sardisti e mobilitando non solo l’intero Partito Comunista d’Italia, ma anche l’Internazionale Contadina nello sforzo di stabilire una alleanza organica tra le istanze sardiste popolari e le istanze della rivoluzione proletaria.

Ma non è un libro che si occupa di storia, non solo, non principalmente almeno. Il libro parla di noi, di ciò che vogliamo e dobbiamo fare per riprendere la lotta e rialzare quella bandiera e per costruire un movimento popolare che sia davvero sardista e un sardismo che sia davvero popolare, insomma un nuovo sardismo popolare che parta innanzitutto dalla consapevolezza che questo dibattito ha cento anni di storia e che, nonostante l’apparente debolezza, è una radice profonda che nessuno è mai riuscito davvero ad estirpare.

Presto la data della prima presentazione che sarà a Sassari

Il libro è ordinabile al seguente link 👇
http://www.catarticaedizioni.com/…/falce-e-pugnale-omar-onn…

Oppure in libreria a partire dal 15 aprile.

 

No alla chiusura di “Musica sulle bocche”

 

Dopo la gogna mediatica ricaduta sul musicista Enzo Favata in seguito al suo scambio privato con l’artista israeliano Eyal Lerner, reso poi pubblico dallo stesso musicista israeliano, arriva l’ipotesi di negare lo svolgimento del festival a Santa Teresa Gallura. Favata aveva scritto al musicista che non erano graditi artisti israeliani in ragione del fatto che questo stato perseguita i palestinesi. Il musicista aveva reso pubblica la conversazione così il festival è stato bloccato dalla Giunta comunale di Santa Teresa di Gallura.

Non sono bastate le scuse pubbliche di Favata e l’invito a partecipare al festival in segno di pace e fratellanza come scritto dal musicista sardo appena poche ore dopo l’inizio della bagarre mediatica.

Da sottolineare che l’artista israeliano nel suo commento di accusa a Favata ha esplicitamente dichiarato quanto segue: “Il linguaggio e spirito di certi (non tutti) i sostenitori del direttore artistico lasciano molto desiderare…(“nazisti”, “apartheid”…altri termini da studiare bene)”, negando quindi che Israele pratichi l’apartheid verso la popolazione palestinese” (qui).

Il suddetto artista non ha mai preso le distanze dalla politica di apartheid dello stato a cui appartiene e le sue vaghe dichiarazioni per la “pace tra i popoli” non hanno mai messo capo a nessuna chiara presa di distanza dalla quotidiana persecuzione subita dal popolo palestinese e in favore del diritto all’autodeterminazione dei palestinesi sulla loro terra attualmente occupata dall’entità sionista.

Ora si parla addirittura di soppressione permanente del festival e ovviamente la redazione di Pesa Sardigna solidarizza con Enzo Favata e si unisce alle tante voci di protesta che chiedono la sua prosecuzione.

A tal proposito riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’associazione Albergatori di S. teresa Gallura

L’ Associazione Abergatori di S.Teresa Gallura, in merito alla possibilità che, dopo 18 anni, venga soppresso il Festival Musica sulle Bocche, vuole esprimere al Comune la volontà e il forte desiderio che gli organi competenti e il direttore artistico del festival trovino un percorso comune e condiviso affinché nascano i presupposti per una soluzione costruttiva e positiva della vicenda.

Siamo ben consapevoli dell’attenzione mediatica a cui il nostro paese è sottoposto in questa triste storia, ma prese in considerazione le scuse ufficiali del direttore artistico, le varie proposte da lui presentate atte a ricomporre un filo di comunicazione tra le parti, tra cui l’invito dell’artista escluso e un progetto di sensibilizzazione a questo e ad altri temi, crediamo che la situazione vada gestita da chi di dovere con uno spirito di collaborazione costruttivo.

Posto che l’Associazione Albergatori non condivide quanto esternato, in forma privata, dal direttore artistico nei confronti del musicista israeliano, crediamo però che quanto accaduto, anziché un motivo di scontro e di divisione, possa essere un’occasione per rafforzare il percorso di integrazione, conoscenza e cultura della nostra comunità.

Musica sulle Bocche ha portato, in questi 18 anni, artisti di impatto internazionale di ogni etnia, religione e credo.

Sopprimere e annientare non sono percorsi costruttivi.

Privare il paese di musica, attenzione, conoscenza e bellezza non è producente e non da’ spazi alla crescita.

Utilizzare questa vicenda per rafforzare, accrescere i sentimenti di fratellanza è, e deve essere, l’unica strada condivisibile affinché i valori universali vengano consolidati nella comunità e nel cuore delle persone.

Invitiamo pertanto l’Amministrazione Comunale ad accogliere questa sfida e a tramutare questa vicenda, con il lavoro di tutti, in una possibilità di riaffermare a gran voce i valori e i diritti inalienabili dei popoli del mondo, tramite la conoscenza e condivisione, nel linguaggio universale della musica.

Associazione Albergatori S. Teresa Gallura.

Ecco i valori dell’Assemblea Nazionale Sarda

Stiamo concretizzando un’idea potente – scrive sul suo profilo pubblico il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis – darci e dare agli indipendentisti una casa comune, un rifugio e uno strumento per lavorare assieme all’emancipazione dei sardi. È l’Assemblea Nazionale Sarda.

La scorsa domenica, ieri 24 marzo, si è riunito infatti il gruppo di lavoro dopo l’esordio dello scorso 10 marzo a Iscanu (Scano di Montiferro).

Ieri, a Bauladu – continua Onnis – un gruppo di lavoro di circa 40 persone ha scelto pochi principi valoriali e organizzativi considerati irrinunciabili per l’ANS. L’abbiamo fatto per dare subito all’Assemblea un’identità precisa e soprattutto per consentire a chi vuole di agire immediatamente sul proprio territorio. I principi sono stati votati uno per uno e approvati con maggioranza larghissima o all’unanimità. Eccoli:

  1. L’ANS è aperta a tutti.
  2. L’ANS è apartitica.
  3. L’adesione all’ANS è individuale.
  4. L’ANS lavora per il riconoscimento della nazione sarda.
  5. L’ANS lavora per la crescita della coscienza nazionale sarda, finalizzata all’indipendenza della Sardegna.
  6. L’ANS lavora per la parità linguistica.
  7. L’ANS lavora per la valorizzazione e promozione della cultura sarda.
  8. L’ANS lavora per la valorizzazione e tutela del patrimonio ambientale e storico sardo.
  9. L’ANS lavora per la connessione e costruzione di reti tra cittadini, associazioni, comitati, movimenti, partiti.
  10. L’ANS è contro ogni atteggiamento discriminatorio, violento, sessista, xenofobo, autoritario.
  11. L’ANS si fonda sulla democrazia interna, sulla circolazione delle cariche, e sull’assoluta trasparenza degli atti.
  12. L’ANS si fonda sulla responsabilità individuale degli aderenti.
  13. L’ANS si fonda sull’autofinanziamento su base volontaria.

Questi principi – conclude il sindaco – rappresentano la base per il lavoro del gruppo che si occuperà di stendere statuto e documento organizzativo, in un processo seguito costantemente dall’Assemblea. Non c’è dubbio, dunque, che i punti cardine possano essere riordinati e arricchiti. Ma non sminuiti. Più importante ancora è, ripeto, che essi ci consentono di avvicinare già oggi quanti sono fuori dalla nostra cerchia e invitarli a riconoscersi in ciò in cui noi stessi ci riconosciamo. Chi vuole nuotare, insomma, nuoti. Dimostri che si può. E cominci a fare circolo. A casa, nel quartiere, nel paese, nella città.

Nurah, il gioco delle torri di luce. Intervista all’autore Marco Oggianu

 Oggianu Marco, autore di Nurah, il gioco delle torri di luce

Nurah, il Gioco delle Torri di Luce. Di cosa parla?

Quattromila anni fa, in epoca nuragica, la Sardegna era divisa in venti Regni. Nel cuore di ogni Regno si trovava il Tempio di Shardan, Dio del Sole, chiamato anche Nurah, Torre di luce (oggi Nuraghe), così chiamata per il fuoco sacro che ardeva sulla sua sommità l’intero arco dell’anno.  Per evitare guerre i Regni si affrontavano in un Gioco dove due squadre di nove elementi combattevano per una Nurah: prima della sfida il fuoco veniva spento, la squadra che conquistava la fiaccola e lo riaccendeva era la vincitrice e otteneva il dominio sul Regno. La squadra con più Nurah al suo attivo, avrebbe sancito il Judike, ovvero l’Imperatore di tutti i Regni. In questo contesto è ambientata la storia della piccola squadra di Kehra che, condotta da una ragazzina, Ilian, sfida la più blasonata Antinè e i campionissimi di Bahr Amon. Ilian gioca per liberare Gunnar, il suo fidanzato, tenuto in ostaggio dal Judike Is e costretto a giocare per Bahr Amon…

Storia, fantastoria o tutte e due le cose?

Più fantastoria, anche se l’ambiente descritto è quello della civiltà nuragica e dei templi ad essa collegati: tombe di giganti, tempietti a megaron, pozzi sacri e così via. La storia è ispirata ai Giganti di Monte Prama e ai personaggi rappresentati nei bronzetti. Infatti ogni squadra è composta da quattro arcieri, due pugili con scudo, due lottatori e un Campione, rappresentato come il cosiddetto capotribù con bastone, trofeo simbolo per ogni Nurah conquistata. Nella storia vi sono anche altri oggetti come i pugnaletti e le navicelle, che hanno anche funzioni ben precise.

Perché un romanzo sul passato dei sardi?

Per far conoscere la storia dei Sardi in maniera abbastanza semplice. In questo racconto mi sono attenuto a quello che la storiografia ufficiale sostiene ancora oggi, facendone quasi una parodia. Mentre gli altri popoli del mondo navigavano, scrivevano, venivano qui a insegnarci tutto, i nuragici erano totalmente occupati nel Gioco. Costruire torri di pietra e mettere tutte le energie per le squadre che avrebbero dovuto conquistarle, o difenderle. Un po’ come oggi avviene col calcio e nell’antica Roma coi gladiatori. I Nuraghi costruiti per un gioco? Può sembrare assurdo, ma se pensiamo che l’edificio più imponente della Roma antica era il Colosseo e che oggi nelle nostre metropoli sono gli stadi… Inoltre nel racconto vi sono chiari riferimenti allo sport dei tempi moderni e ai suoi problemi: corruzione, doping, scommesse, partite arrangiate, ecc.

Il passato e la riflessione sul passato possono aiutarci a cambiare il presente?

Si, ma dipende da come si interpretano le fonti. Quando vi sono fonti scritte palesi e obbiettive è chiaro che non le si può discutere, ma quando tutto si basa su ambigui reperti materiali o su descrizioni mitologiche, allora la storia diventa speculazione ed è molto facile cadere nella propaganda, che quasi sempre favorisce i vincitori e i dominatori. Nel caso della Sardegna è abbastanza evidente, è stata creata una narrazione storica che vede i sardi come eternamente perdenti. Non dico colonizzati, sconfitti, poiché questi termini potrebbero essere limitati a certi periodi per poi venire ribaltati in altri, parlo invece di perdenti poiché questa situazione viene spacciata come eterna, inevitabile. Un’esaltazione estrema dello status quo che non trova eguali nemmeno nella Reazione dell’Ancien Regime di inizio ottocento. Un uso distorto della storia a scopo coloniale che ha veramente cambiato il presente, ma in maniera negativa, convincendo i sardi che sono sempre stati un popolo di incapaci, con tutte le conseguenze che abbiamo davanti agli occhi.

Per ribaltare le cose io reagisco con un’altrettanto forte mitologia, inventata, come la loro, e raccontata in maniera popolare. Usando un termine più esplicito: proletaria. Come gli americani fanno con Hollywood, anche se l’esempio è molto azzardato. In questo caso lo faccio con una storia semplice, d’amore e di battaglie, nella quale tutti possono riconoscersi, e che non ha nessuna pretesa di scientificità storica. Ma che colpisce, resta nell’immaginario popolare, ed è questo il mio obbiettivo. La scienza invece la lascio ai veri archeologi, di cui rispetto il lavoro.

La prima partita in Sardegna della “Natzionale Sarda de bòcia”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Martedì 19 Marzo alle ore 18:30 presso lo Stadio Frogheri di Nuoro si terrà la prima gara della Natzionale Sarda di calcio che giocherà contro una Rappresentativa di Stranieri che giocano in Sardegna. Per la prima volta i nostri giocatori scenderanno in campo e canteranno l’inno! Non manches!

Oggi esordisce la nazionale sarda de bòcia

Dalle parole ai fatti. Dopo l’annuncio della costituzione della natzionale sarda de bòcia e la presentazione di simbolo, staff e magliette siamo arrivati all’esordio sul campo.

Per sapere tutto sul progetto sportivo (e culturale) vi rimandiamo a questa esaustiva intervistaGabrielli Cossu, presidente di FINS uscita sul nostro blog lo scorso 30 novembre.

Per tifare Sardigna invece vi rimandiamo al seguente link dove oggi 12 gennaio alle 13:50 si potrà seguire la diretta streaming della prima partita della natzionale sarda: diretta streaming

A Bosa a scuola da Gramsci

Durante le vacanze natalizie, la Casa del Popolo di Bosa ha il piacere di presentare due giornate dedicate a uno dei giganti del pensiero politico del Novecento: Antonio Gramsci. Filosofo, giornalista e critico sardo, le sue riflessioni sulla struttura e sulle dinamiche della società hanno avuto una vasta eco in Italia e non solo.

Una ricca eredità culturale e politica che approfondiremo durante il seminario del 22 dicembre, dal passato al presente, dalla Sardegna al resto del mondo. Partiremo infatti dall’interpretazione gramsciana del Risorgimento all’attualità del suo pensiero ai giorni d’oggi, passando per la centralità della questione sarda. Infine, concluderemo in bellezza la serata con la presentazione del libro “Fiabe dei fratelli Grimm” di Catartica Edizioni dove scopriremo il filosofo sardo come grande narratore di racconti e leggende, così come di esperienze giovanili di enorme valore storico e culturale. Sabato 5 gennaio invece, proietteremo il film-documentario “Gramsci 44” (2016) di Emiliano Barbucci.

PROGRAMMA

22 Dicembre:

11:00/12:00 Gianluigi Deiana: Gramsci e l’interpretazione del Risorgimento

12:00/13:00 Alessandra Marchi (GramsciLab): L’attualità del pensiero gramsciano

Pausa pranzo sociale

15:00/17:00 Andria Pili e Danilo Lampis: Gramsci e la questione sarda

17:00/18:00 Cristiano Sabino: Gramsci e la “rivoluzione passiva” come strumento critico del presente

18:00/19:00 Giovanni Fara e Daniela Piras (Catartica Edizioni): Presentazione libro “Fiabe dei Fratelli Grimm” di Antonio Gramsci

Aperitivo sociale

Sa Natzionale sarda de Bòcia: intervista al presidente Gabrielli Cossu

Le domande sono rivolte a  Gabrielli Cossu, presidente di FINS

A lato Cossu alla conferenza stampa di presentazione del progetto e nella foto successiva in una foto di repertorio

Per      molti la nazionale sarda è il Cagliari, ma ora ci sarà una selezione calcistica ufficiale. Come è nata l’idea e chi e cosa l’ha resa possibile?

Il progetto della costituzione della Natzionale Sarda parte un po’ di anni fa quando, durante l’estate 2012, organizzammo a Fordongianus la prima amichevole internazionale di calcio a cinque tra la nostra “Natzionale Sarda de Fùbalu a 5” e una rappresentativa Catalana. Fin da allora, come FINS, iniziammo a pensare a come poter organizzare una rappresentativa Nazionale sarda di calcio. L’occasione propizia per realizzare questo progetto l’abbiamo avuta questa estate nel periodo dei mondiali FIFA quando fummo contattati da un dirigente della ConIFA che mostrò interesse per le nostre iniziative e che ci invitò a provare a fare richiesta come federazione alla loro organizzazione.

In che circuito giocherà la nazionale sarda e chi è il commissario tecnico?

Per quanto riguarda il circuito in cui la nostra nazionale giocherà premettiamo che siamo membri della ConIFA, confederazione a cui sono affiliate squadre che rappresentano le nazioni, le dipendenze, gli Stati senza un riconoscimento internazionale, le minoranze etniche, i popoli senza Stato, le regioni e le micronazioni non affiliate alla FIFA. Questa affiliazione, oltre a permetterci di disputare partite amichevoli e partite ufficiali con le altre squadre che vi aderiscono, non impedisce alla nostra nazionale di organizzare partite amichevoli con squadre che non sono affiliate alla stessa federazione come i Club, o rappresentative riconosciute dalla FIFA. Per quanto riguarda gli impegni ufficiali, dopo le prime amichevoli di preparazione, il nostro obiettivo è quello di prendere parte agli Europei ConIFA che si terranno a giugno in Artassia.

 Il Commissario tecnico della Natzionale de Bòcia è Bernardo Mereu, tecnico tra i più qualificati del panorama calcistico sardo, attualmente oltre all’incarico come CT della nostra rappresentativa nazionale ricopre l’incarico di responsabile della Football Academy del Cagliari Calcio; nei suoi anni da allenatore in giro per i campi della Sardegna, che ne hanno fatto uno dei maggiori conoscitori del calcio isolano, ha allenato formazioni dalla prima categoria alla serie C1: agli esordi portò il La Palma – squadra dell’omonimo quartiere Cagliaritano – dal calcio dilettantistico fino alla C2, successivamente è stato Mister di alcune delle più importanti compagini di calcio sardo (tra cui Olbia, Tempio, Nuorese, Villacidrese e Torres) vincendo campionati e ottenendo promozioni in quasi tutte le piazze e categorie in cui ha allenato.

In molti penseranno che è una cosa inutile, si domanderanno chi finanzia tutto ciò. Non c’è il rischio di sollevare ondate di benaltrismo omologhe a quelle che puntualmente arrivano quando si parla di lingua sarda, questa volta in campo sportivo?

Dobbiamo dire che ci fa piacere che, ad oggi, i sardi abbiano accolto l’iniziativa con un entusiasmo che per noi è fondamentale anche se sappiamo che esisterà sempre qualche persona più critica o che intravede in qualsiasi tipo di iniziativa un secondo fine: a queste persone possiamo rispondere che l’unico fine di FINS è dare ai sardi una propria squadra nazionale di calcio e permettere a tutti i tifosi di poter sostenere una squadra che rappresenti il loro Popolo, che sia una vetrina per i giovani calciatori sardi e per tutto il movimento calcistico isolano. Per quanto riguarda l’aspetto finanziario della questione, i soci della FINS garantiscono il sostentamento e l’organizzazione interna. Ovviamente per rendere la nostra Nazionale più forte e competitiva al massimo delle sue possibilità, la sezione marketing della FINS è alla ricerca di sponsor e aziende che vogliano sostenere finanziariamente il progetto, come ha fatto per esempio lo sponsor tecnico Eye Sport. Oltre agli sponsor tutti i sostenitori privati del progetto possono aderire alla campagna di azionariato popolare #SaNatzionaleEstSaMia: a partire da una piccola donazione di un euro effettuata online (https://fins-sardigna.net/crowdfunding/ap) riceveranno certificati, gadget della squadra o avranno la possibilità di assistere alle partite e agli allenamenti.

All’interno dello stato italiano sono presenti altre esperienze analoghe? E in Europa?

 L’unica altra rappresentativa all’interno dello Stato italiano è quella della Padania che è presente perché la ConIFA, oltre alle Nazioni senza Stato, prevede l’affiliazione di “regioni geografiche che non hanno rappresentanza nel calcio. Ci teniamo a precisarlo perché in tanti ci hanno chiesto se la federazione calcistica della Padania abbia qualcosa a che fare con un certo partito politico: la risposta è no. Per noi l’unico problema è sportivo: la rappresentativa della Padania è una delle squadre più forti della federazione e probabilmente sarà una delle squadre da battere agli Europei.

Ovviamente in Europa ci sono altre esperienze analoghe nella ConIFA e in questi mesi è stato anche curioso imparare a conoscere nazioni ed entità geografiche che anche alcuni appassionati di geopolitica ignorano: infatti oltre ad alcuni Stati e Nazioni conosciute come Monaco, Groenlandia, Lapponia, Transnistria ed Occitania tra le federazioni che potrebbero partecipare agli europei ne esistono tante che a malapena avevamo sentito nominare o che non ci aspettavamo avessero una rappresentativa calcistica come la Nazionale Rom.

Per quanto riguarda altre esperienze simili al di fuori della federazione la Catalunya ha la sua Nazionale che annualmente disputa amichevoli di prestigio con club e nazionali FIFA, sappiamo che ispirandosi alla nostra iniziativa anche la Sicilia sta lavorando per creare la propria Nazionale e addirittura la Corsica vorrebbe affiliarsi alla FIFA.

Tutto questo fermento ci serve da ulteriore stimolo per fare le cose al meglio e dare ai sardi la squadra migliore e sportivamente più qualificata a rappresentarli.

Un sondaggio sulla cultura dell’indipendentismo in Sardegna

 

 

«Buongiorno gentili amministratori, mi chiamo Manuela sono sarda da 43 anni ed indipendentista da 13, ma forse da sempre» – inizia così il messagio inviato alla nostra posta elettronica da una nostra lettrice – «Adoro la nostra terra e vorrei che la sua cultura e la sua storia venissero conosciuti da tutti, sia Sardi che non Sardi. Pertanto, insieme a dei collaboratori, sto portando avanti un progetto di cultura della diffusione della cultura sarda, attraverso i podcast ed i canali social».

Il progetto consiste in un semplice sondaggio da compilare  (in pochi minuti) facendo clik nel seguente link.

Una inizia che riteniamo positiva e quindi degna di essere pubblicata.

A Gavoi una letteratura coloniale

Sulla sua pagina fb lo storico Francesco Casula riporta un articolo pubblicato lo scorso anno sul nostro blog e commenta con amarezza: “L’apo iscritu pretzisamente un annu faghet, su 1° de triulas de su 2017, ma balet peri oe. O nono? Est mudada carchi cosa?”

In effetti non è cambiato nulla e “L’isola delle storie” di Gavoi viene riproposto in questi giorni nelle medesime modalità degli scorsi anni, cioè senza alcuna dignità per lingua e letteratura sarda.

per questo motivo riproponiamo l’articolo di Casula, perché anche in questo caso la storia insegna ma non ha scolari!

Il Festival di Gavoi ? 
Sena limba sarda.
E duncas, sena Sardigna.
Anche quest’anno, il Festival di Gavoi, sarà senza Limba: parlerà tulle le lingue del mondo ma non quella sarda. Così come in quelli precedenti infatti è stata rigorosamente esclusa la letteratura in Sardo. Ed è spiegabile solo dentro una ottica biecamente italocentrica ed esterofila.
Vanno bene gli scrittori “stranieri” e italiani e anche quelli sardi in lingua italiana: peraltro, sempre i soliti noti. Ma perché escludere la letteratura in limba? Perché ha prodotto poco? Ma anche dato e non concesso che la lingua sarda abbia prodotto poco, si poteva pensare che un cavallo per troppo tempo tenuto a freno, legato imbrigliato e impastoiato potesse correre e correre velocemente? E non dice niente a Fois e agli organizzatori del festival di Gavoi la produzione in sardo degli ultimi trent’anni ma segnatamente degli ultimi dieci? Eccola:nei primi dieci anni (1980-1989) le pubblicazioni sono state 22, fra cui 11 romanzi; nei secondi dieci anni (1990-1999) le pubblicazioni sono più che raddoppiate: dalle 22 del primo decennio passano a 57; nei terzi dieci anni (2000-2007) le opere narrative in sardo sono ben 107. E parlo solo di quelle censite. Molte delle quali di gran vaglia. Certo, la lingua sarda, deve crescere. Ma sta crescendo: ha soltanto bisogno che le vengano riconosciuti i suoi diritti, che le venga riconosciuto il suo “status” di lingua, e dunque le opportunità concrete per potersi esprimere, oralmente e per iscritto, come avviene per la lingua italiana. E per poter essere conosciuta e apprezzata: il festival di Gavoi poteva essere una formidabile occasione in tal senso. E’ stata brutalmente censurata. Perché?
Probabilmente perché Fois e gli altri organizzatori del festival non credono a una produzione letteraria in limba che esprima una specifica e particolare sensibilità locale, ovvero “una appartenenza totale alla cultura sarda, separata e distinta da quella italiana” diversa dunque e “irrimediabilmente altra”, come autorevolmente è stato scritto. E dunque non credono ad Autori che –ha sostenuto il compianto Antonello Satta- “sappiano andare per il mondo con pistoccu in bertula, perché proprio in questo andare per il mondo, mostrano le stimmate dei sardi e, quale che sia lo scenario delle loro opere, vedono la vita alla sarda”. Dimenticandosi, fra l’altro, che a riconoscere una Letteratura in limba è persino “uno straniero”: un viaggiatore francese dell’800, il barone e deputato Eugene Roissard De Bellet che dopo un viaggio nell’Isola, in La Sardaigne à vol d’oiseau nel 1882 scriverà :”Si è diffusa una letteratura sarda, esattamente come è avvenuto in Francia del provenzale, che si è conservato con una propria tradizione linguistica”
Bene. Marcello Fois e gli altri sodali sono liberi di pensarla così. Ma almeno dovrebbero sapere e convenire che l’idea di una letteratura italiana che comprenda esclusivamente le opere scritte in italiano può considerarsi ormai tramontata. Il concetto stesso di letteratura italiana si è dilatato sino a comprendere l’insieme delle opere scritte in tutto il territorio dello Stato italiano, indipendentemente dal codice linguistico utilizzato. Pertanto le letterature “regionali”, un tempo considerate minori, sono diventate le diverse componenti di un quadro “nazionale” più vasto. Ciò che sostanzialmente deve essere riconsiderato è il rapporto fra il “centro” e le “periferie”, dal momento che – come scrive in Geografia e storia della letteratura italiana, Carlo Dionisetti, il principale teorico di questi studi,- “la storia della marginalità reca un contributo essenziale alla storia totale in costruzione, perché si manda lo storico, senza tregua, dal centro alla periferia e dalla periferia al centro”. In tal modo, finalmente i fenomeni letterari possono essere considerati per il loro valore artistico, estetico, storico e culturale e non in base a un sistema linguistico. Oltretutto la furia italiota, italocentrica e cosmopolita gioca brutti scherzi: le star letterarie straniere vanno bene, ma escludere gli scrittori sardi in limba è segno di becero provincialismo non di apertura al mondo.
Ma del resto, non sono forse stati scienziati come Einstein, filosofi come Spinoza, Leibniz, Merleau-Ponty e scrittori come Honorè de Balzac e Tolstoi –per non parlare dei nostri Giuseppe Dessì e Cicitu Masala- ad affermare “Descrivi il tuo paese e sarai universale”?