Ataturk: il primo grande massacratore dei Kurdi, ma esaltato dall’Occidente. Ecco perché

Immagine tratta da Quantara.de
di Francesco Casula

In Turchia, con Ataturk prima e con Ismet Inonu dopo (1930) vennero varate leggi (1934) che di fatto legalizzarono l’etnocidio del popolo kurdo.
Dopo la fallita rivolta di Shaikh Said (1925) le truppe turche devastarono il Kurdistan e ricorsero a deportazioni ed esecuzioni di massa (1925, 1928). In questi anni 8758 villaggi furono distrutti e 15.206 donne, bambini e uomini disarmati vennero brutalmente massacrati. Oltre 200 mila deportati morirono di fame, di stenti e di malattie. A riattivare la lotta d’indipendenza intervennero le rivolte del 1930 e quella di Darsim del 1937.
In Turchia la discriminazione socio-economica antikurda fu sancita da leggi liberticide che nel 1936, portarono all’integrazione del Codice penale degli articoli 141 e 142, ispirata alla legislazione fascista italiana (Codice Rocco).
Ancor oggi in Turchia è proibito parlare in kurdo. I Kurdi sono significativamente chiamati “I Turchi della montagna”(1).
I libri scolastici – ancora oggi – mentre non si degnano di nominare neppure i Kurdi, dedicano ampio spazio a Kemal soprannominato pomposamente “Ataturk”, ovvero “Padre dei Turchi” che dopo la Prima Guerra mondiale e la liquidazione dell’impero ottomano, fondò lo Stato Turco e fu suo Presidente dal 1923 al 1938.
Il più famigerato persecutore e massacratore del popolo kurdo viene celebrato dagli storici occidentalisti e progressisti (!) in modo entusiastico come “autorevole Giovane Turco”, “Valoroso ufficiale”, “ammodernatore” del Paese che grazie a lui diventerebbe “laico” e “democratico”.
Ecco – ma sono solo degli esempi – alcune “perle”. Secondo questi storici Ataturk “Fece propria la concezione modernistica e laicizzante”(2); “Lottò per l’indipendenza e la democrazia” (3); “Avanzò un notevole programma di riforme: tutte le religioni furono poste sullo stesso piano, si promulgarono nuovi codici, furono occidentalizzati il calendario e l’alfabeto, si abrogarono le tradizionali restrizioni cui erano soggette le donne. Fu promossa l’agricoltura, incentivata l’industria, vennero effettuate molte opere pubbliche” (4); “Fece varare una serie di riforme quali la fine dell’islamismo come religione ufficiale dello Stato, la laicizzazione dell’insegnamento, la promulgazione di nuovi codici, l’abolizione della poligamia, l’adozione dell’alfabeto latino”(5); “Avviò una vasta modernizzazione del sistema politico e dell’intera società ispirandosi ai modelli occidentali”(6); “Creò uno Stato moderno e laico”(7); “Si impegnò in una politica di occidentalizzazione e di laicizzazione dello Stato. L’esperimento riuscì solo in parte, ma ebbe il valore di un modello (sic!) per molti paesi impegnati sulla via della modernizzazione e dell’emancipazione dai vincoli coloniali”(8); “Poté attuare quelle grandi opere di rinnovamento interno che avrebbero trasformato un arretrato paese islamico in uno Stato laico, moderno e indipendente”(9); “Impose una serie di riforme che occidentalizzarono e laicizzarono lo stato e la società, fu introdotto l’alfabeto latino, fu adottato il calendario occidentale” (10).
A quest’entusiasmo occidentalizzante ed eurocentrico, osannante il Giovane Turco, xenofobo e precursore delle leggi razziste contro i Kurdi, massacratore degli stessi e della Comunità armena, secondo il criterio della “pulizia etnica” non sfugge neppure l’Unesco, organismo delle Nazioni Unite che ha il compito di proteggere e sviluppare le varie culture e le lingue del mondo, soprattutto nel campo dell’istruzione. Il 27 Ottobre del 1978 questo Organismo internazionale ha infatti deciso di celebrare il centesimo anniversario della nascita di Kemal Ataturk considerandolo come “Pioniere della lotta contro il colonialismo”. Nella decisione dell’Unesco si legge che il merito di Ataturk è stato quello di aver svegliato i popoli oppressi per condurli verso la libertà e l’indipendenza. Dio ci liberi da questo benemerito Organismo internazionale. C’è infatti da chiedersi: ma di quale libertà e di quale indipendenza, parla l’Unesco? Di quella forse che la Turchia anche con Ataturk ha riservato ai Kurdi?
Note Bibliografiche
1).Alessandro Aruffo – Carmelo Adagio – Francesca Marri – Marco Ostoni – Luca Pirola – Simona Urso, Geografie della Storia vol.3/1, Cappelli editore, Bologna 1998, pag. 124.
2).Franco Della Peruta, Storia del ‘900, Editore Le Monnier, Firenze 1991, pag.344.
3).Giovanni De Luna-Marco Meriggi- Antonella Tarpino, Codice Storia, vol.3, Il Novecento, editore Paravia, Milano 2000, pag. 107.
4) Antonio Desideri- Mario Themelly, Storia e storiografia, vol.3 secondo tomo, casa editrice D’Anna, Messina-Firenze, Gennaio 1992,pag.593.
5) G. Gracco-A.Prandi- F. Traniello, Le nazioni d’Europa e il mondo, vol.3, Sei editore, Torino 1992, pag. 385.
6) Mario Matteini-Roberto Barducci, Didascalica, Storia vol.3, Casa editrice D’Anna, Messina-Firenze, Gennaio 1997, pag. 44.
7) Aurelio Lepre, La Storia del ‘900, vol.3, Zanichelli editore, Bologna 1999, pag. 1115, paragrafo 51/2.
8) A. Giardina-G. Sabbatucci- V. Vidotto, Guida alla storia, Dal Novecento ad oggi, vol.3, Editori Laterza, Bari 2001, pag. 94.
9) A. Brancati- T. Pagliarani, Il Novecento, Editrice La Nuova Italia, Pesaro 1999, pag. 66.
10) Giorgio Candeloro-Vito Lo Curto, Mille Anni, vol.3, editore D’Anna, Firenze 1992, pag. 389.

Liquida: festival dei giornalisti fordisti e della Sardegna colonia

foto di Eliana Catte
di Eliana Catte

La prima edizione di Liquida – Festival di Letteratura Giornalistica si è aperta venerdì 27 settembre nella suggestiva cornice della Basilica di Saccargia, a Codrongianos, all’insegna dell’analisi del giornalismo e dei giornalisti.

Infatti, come ricordato da Celestino Tabasso dell’Associazione Stampa Sarda«facciamo finta che debbano operarci, e che ci dicano che il chirurgo deputato a farlo guadagni 10mila euro al mese. O che l’avvocato che ci difenderà a processo dorma 5 ore scarse a notte e sia stanco. Per voi farebbe la differenza? Quindi, come campa chi ci informa?».

L’impegno di Andrea Modetti, sindaco di Codrongianos, e dell’assessore alla cultura Giovanni Scanu, è stato ripagato dal numeroso pubblico e dall’attenzione ai temi sensibili legati alla centralità della stampa ma, soprattutto, ai suoi retroscena.

L’apertura del festival, con la presentazione del libro “La memoria del criceto” del giornalista e saggista Sergio Rizzo, è stata dedicata all’analisi delle contraddizioni italiane sul concetto di libertà di stampa e democrazia: secondo le parole di Rizzo, «se la democrazia è la migliore forma di governo, la libertà di stampa è il suo pilastro e deve avere un ruolo di contropotere. Perciò è raro che possa dare buone notizie perché, in un sistema del genere, queste ultime possono essere unica prerogativa della propaganda».

Uno dei falsi miti smontati nel suo libro, ed affrontati nel corso del dibattito tra Tabasso e Rizzo, ha riguardato l’imparzialità dell’informazione che «contrasta col dettato costituzionale sulla pluralità delle fonti. Ogni giornale e, quindi, ogni giornalista, deve avere le sue idee sui partiti, sui politici e sui manager, senza però mai giungere a travisare i fatti».

Altra idea pericolosa legata al giornalismo è quella della gratuità dell’accesso alle informazioni: così facendo, secondo Sergio Rizzo, «si arriva ad equiparare un post sui social alla professionalità che si cela dietro il controllo delle fonti, la stesura e la pubblicazione di una notizia. Non si può pensare che l’informazione qualificata non si debba pagare».
Nel corso del Festival, tutti i partecipanti non hanno potuto fare a meno di sottolineare come la parcellizzazione delle notizie e la dispersività delle numerose agenzie stampa contribuisca all’incremento della precarietà dei giornalisti, metaforicamente descritta da Celestino Tabasso come «uno dei 3 Natali descritti da Charles Dickens, ovvero quello futuro del giornalismo fordista su scala industriale, contrapposto a quello presente autonomo o freelance ed a quello ormai passato dei garantiti, ossia dei giornalisti inquadrati e pagati sulla base di un Contratto Collettivo Nazionale».

La precarietà dei giornalisti, spesso giovani e qualificati, si sposa dunque con una situazione cronicizzata che vede, secondo Rizzo, «l’azzeramento della storia già nelle scuole, tale da rendere soprattutto l’Italia un Paese senza alcun tipo di memoria, nel quale passare agevolmente da una parte all’altra della barricata, fin dai tempi del fascismo».

Nel corso del Festival non sono mancati i momenti di riflessione sulla realtà sarda, troppo spesso sacrificata sull’altare del turismo e del folklore macchiettistico.

È stato questo il caso del dibattito svoltosi tra la documentarista, antropologa e scrittrice sardo-australiana Lisa Camillo ed il giornalista Carlo Porcedda, significativamente intitolato “L’Isola che non c’entra“.

Se in un’isola è più facile nascondere la verità, soprattutto quando è colonizzata fino nei suoi segreti di pulcinella, come quello tutto sardo della contaminazione ultradecennale da uranio impoverito, lo si deve anche al silenzio imposto o estorto a coloro i quali fanno informazione: giovani giornalisti definiti oggi, con termini più offensivi che finto-giovanilisti, contributor, web editor, copywriter e freelancer, o ex galoppini dei caposervizio di turno, che non si vedono concesso lo spazio per parlare compiutamente della strage silenziosa che attanaglia la loro stessa terra.

Il libro di Lisa Camillo, “Una ferita italiana. I veleni e i segreti delle basi NATO in Sardegna: l’inquinamento radioattivo e l’omertà delle istituzioni“, è stato volutamente intitolato così dall’editore proprio per sottolineare come il seme nero dell’uranio impoverito contamini tutto, non solo i sardi nel cui sangue sono state trovate nanoparticelle identiche a quelle delle popolazioni afghane ed ex jugoslave, e come sia interrato non solo nelle basi militari, ma anche a livello sanitario ed istituzionale.

L’eterno ciclo della borghesia compradora, puntualmente legittimata da un certo elettorato affetto da miope creduloneria, si alimenta tanto delle basi e delle servitù che martirizzano il 61% del solo territorio sardo, quanto delle industrie pesanti che l’hanno depredata delle sue ricchezze naturali ed archeologiche: si nutre non soltanto degli eserciti o delle multinazionali che, per una manciata di spiccioli, date le loro laute casse, sperimentano agenti chimico-nucleari come l’Enel che li testò su alcuni tubi fatti poi esplodere ma, soprattutto, del negazionismo dell’inquinamento.

Quest’ultimo è chiaro ogni qualvolta si citano gli ormai mitologici “centenari di Perdasdefogu” come contrapposizione ai sostenitori della scientificità dell’inquinamento derivato dalle centinaia di metalli pesanti presenti nell’area delle basi, tra cui proprio Quirra, ignorando il semplice fatto che i venti non soffino verso il paese roccaforte degli ufficiali militari, ma verso centri come Escalaplano col suo record di malformazioni fetali e tumori, peraltro registrati presso la competente ASSL di Cagliari.

Se ci si domanda ancora quale sia il nesso che colleghi il giornalismo alla denuncia di fatti come quelli sopra citati, derubricabili a mera cronaca nera, basterebbe pensare alla funzione sociale della denuncia pubblica operata da tutti quei professionisti dell’informazione, reporter, documentaristi e scienziati che continuano a fare servizi giornalistici rivelando le connivenze istituzionali, politico-dirigenziali e popolari di difesa delle “grandi realtà industriali che portano lavoro e danno indotto”, facendo ancora breccia su un pubblico anestetizzato dagli 8 anni di un processo spudoratamente destinato alla prescrizione.

La terza ed ultima giornata del Festival Liquida è stata inoltre scandita da un “Viaggio tra i misteri d’Italia” compiuto dall’attento pubblico con il giornalista ed autore Pino Corrias che, partendo dagli Anni di Piombo con la strategia della tensione ancora latente nello scenario politico-sociale, è giunto al compimento di un’analisi tecnica ma efficace delle attuali condizioni dell’editoria.

Secondo Corrias, la critica alla liquefazione delle notizie ed all’accesso delle nuove generazioni ad un’informazione prevalentemente orizzontale non può non affondare le sue radici in un giornalismo che, già dagli anni Settanta, puntava a romanzare i fatti piuttosto che a narrarli nella loro oggettività.

Il giornalismo approssimativo ha quindi aperto gli argini al complottismo come via d’uscita alla difficoltà del calarsi nella realtà, raccogliendo le storie ed incontrandone i personaggi, bensì preferendo delle spiegazioni semplificate, sommatorie ed alquanto consolatorie.

L’intossicazione dell’informazione, attualmente riverberatasi nel collasso dei grandi gruppi editoriali incapaci di gestire enormi ed obsolete macchine produttive, coi loro problemi di distribuzione mentre chiudono le edicole e di precarizzazione del personale, dai giornalisti ai grafici, esisteva ai tempi de “La Stampa” definita “la busiarda” dagli operai che vedevano censurati i morti in fabbrica e le lotte operaie dalla famiglia di editori ed industriali Agnelli, ed è arrivata fino ai giorni nostri col caso Bibbiano.

Tuttavia, per quei pochi giornalisti come Corrias che riescono ancora ad esprimere i propri pareri vedendoli pubblicati sulle principali testate sarde, italiane ed internazionali, ne esistono ancora troppi silenziati nei seppur puntuali e giusti interventi: ciò dimostra quanto persista, a scapito della veridicità dell’informazione, un resistente retaggio di autorevolezza monopolio esclusivo di “grandi firme” e grandi giornali.

Il Festival di Letteratura Giornalistica di Codrongianos si è infine chiuso con un incalzante monologo curato da Saverio Tommasi, attore, scrittore ed autore del giornale online Fanpage: i suoi “Aneddoti e curiosità spinte sul mondo dell’informazione” hanno smontato la logica del giornalismo puramente scandalistico, sottolineando come questo si basi ancora su fonti, linguaggi comuni e titoli che sviano malamente il pubblico dal loro effettivo contenuto.

La chiusura della prima edizione di “Liquida” si è dunque significativamente focalizzata sulla modernità rapida e diretta del giornalismo online, tanto vituperato perché legato alla compulsività di notizie, spesso false, che piovono sugli schermi dei nostri smartphone ma visto, in fin dei conti, come unica alternativa alla morte ormai già decretata della carta stampata.

Eppure, le colpe della situazione fotografata da Sergio Rizzo, nella quale «ci sfugge l’elemento fondamentale del nostro mestiere, ovvero il contrasto al potere mediante la memoria, sapendone raccontare i voltafaccia e non alimentando il delirio degli adulti che criticano i social per poi starci appiccicati», vanno ricercate soprattutto nelle testimonianze lette dall’attore Daniele Monachella durante la serata di apertura di “Liquida”.

Dal giornalista assunto passando per quello autonomo a partita Iva, si arriva alla sfruttata pagata 1 euro a pezzo, alla quale il lavoro di lavavetri sembra migliore del suo, e persino quello di “rientra-carrelli” meglio remunerato: dietro la firma o la sigla del freelance del web o della carta stampata si cela la realtà per nulla romanzata di un lavoratore quantistico, operaio delle parole in una catena fordista, privato delle ore di permesso, di sonno, di vita, delle ferie, della malattia e dei propri diritti, tra i quali quello ad un’equa retribuzione, non a cottimo puro.

Nonostante queste realtà, la speranza nel giornalismo ci arriva dalle sue stesse parole, lette ed interpretate da Monachella, quando sostiene che «giornalista sia una parola che non ha sinonimi, perché racconta la verità che non ha prezzo: ecco perché non si può comprare chi lo fa, neanche con la fame».

 

Sonos in limba: la musica parla sardo

Le lingue minoritarie e regionali soffrono da sempre di numerosi pregiudizi: considerate lingue rozze, antiquate e in generale “sbagliate” rispetto alla lingua ufficiale vengono di fatto escluse dalla vita ufficiale della società e condannate all’estinzione. La parola “dialetto” è quella che più implica tali pregiudizi insieme a numerosi altri, soprattutto in contrapposizione con  “lingua”. La contrapposizione sociologica lingua/dialetto come quella  urbano/rustico e la considerazione dei “dialetti” come appartenenti a culture considerate arretrate e inferiori o comunque a culture che mancano di autonomia e di prestigio socioculturale, costituisce lo stigma più importante che rende marginali le lingue non di Stato. Queste convinzioni non trovano corrispondenza nella realtà: le lingue minoritarie e regionali hanno le stesse potenzialità delle lingue  considerate di prestigio e pari dignità.

Per il terzo anno consecutivo, l’associazione di promozione sociale Nova Euphonia organizza “Sonos in Limba”, convegno che si propone di contribuire all’abbattimento dei pregiudizi che affliggono il sardo e le lingue alloglotte della Sardegna partendo dall’utilizzo di queste lingue nella musica. La conferenza è realizzata con il sostegno della Regione Sardegna e della Biblioteca Universitaria di Sassari.

Il coro del Nova Euphonia eseguirà per la prima volta due brani inediti composti dal M. Gian Carlo Grandi e dal M. Roberto Piana, entrambi docenti presso il Conservatorio turritano che interverranno nel corso della conferenza. L’insieme vocale sarà diretto per l’occasione dal M. Luca Sirigu e interverrà inoltre il compositore Antonio Lai, docente universitario e fondatore della “Nuova Musica Sarda“, che farà un intervento sull’influenza strutturante della lingua e della cultura sarda nella concezione delle musiche dell’opera “Jana”.

Ospiti dell’evento saranno anche Matteo Leone, jazzista e musicista dell’isola di Sant’Antioco, Daniela Pes, cantante e compositrice gallurese vincitrice del premio Andrea Parodi e i Tribulia, rock band di Capoterra attiva dal 2000. Modera il prof. Marco Garrucciu.

Sonos in Limba mostrerà, attraverso il racconto degli artisti che usano il sardo e le lingue alloglotte della Sardegna, come sia possibile fare musica e cultura, utilizzando le proprie lingue minoritarie e regionali anche in generi musicali non legati alla tradizione locale.

L’appuntamento è per venerdì 27 settembre 2019 alle ore 16,00 presso la Biblioteca Universitaria in Piazza Fiume a Sassari.

Qui di sèguito il programma:
– Saluti iniziali – Introduzione – Gian Carlo Grandi – Roberto Piana – Luca Sirigu – Antonio Lai – Pausa caffè – Tribulia – Daniela Pes – Matteo Leone – Chiusura lavori e ringraziamenti

Sas Puntas: un festival scomodo che spinge la Sardegna e la sua cultura

Al via la seconda edizione del Festival Letterario Sas Puntas, Tissi, 14-15 settembre 2019. Pesa Sardigna ha intervistato per l’occasione l’editore e organizzatore Giovanni Fara

Tissi, ipogeo di Sas Puntas. Immagine tratta da Sardegna Digital Library
  • Il Festival Letterario Sas Puntas è arrivato alla sua seconda edizione. Puoi raccontarci in breve come nasce questo progetto, i valori e gli obiettivi che lo guidano e le forze sulle quali si regge?

 Il festival nasce lo scorso anno su impulso della Catartica Edizioni, in collaborazione con la biblioteca, la Pro Loco e il patrocinio dell’amministrazione comunale di Tissi. Una iniziativa costruita dal basso, che punta a valorizzare il territorio e autori poco noti al grande pubblico ma con qualcosa di importante da raccontare, sfatando il luogo comune secondo cui tutto ciò che è culturalmente rilevante è noioso. Un festival che si regge più sui contenuti che su grandi finanziamenti, quest’anno organizzato attorno ad un tema generale su cui tutti gli ospiti sono chiamati ad esprimersi: “aprodos e partèntzia” (approdi e partenze). Il nostro non è un festival che resta indifferente ai grandi temi di attualità che animano l’opinione pubblica e attraverso il dibattito e le storie raccontate con i libri vogliamo stimolare una riflessione su valori quali accoglienza, cittadinanza e solidarietà.

Ci interessa inoltre conservare lo spirito popolare e gratuito della manifestazione. Pensiamo che la cultura più che di grandi scenografie e di personaggi famosi necessiti oggi di un contatto diretto con e fra le persone. I luoghi sono protagonisti del festival. Il sito archeologico, la piazza centrale del paese, la biblioteca. Questo è un progetto ancorato al tessuto sociale della comunità che lo accoglie, non a caso prende il nome dallo storico ipogeo del paese.

  • Ci sembra di capire che non avete paura di affrontare tematiche scomode come quella sull’immigrazione, è corretto?

È corretto. Il festival Letterario Sas Puntas nasce anche con l’obiettivo di affrontare temi che possono suscitare reazioni forti e contrastanti e quello di quest’anno si riallaccia indubbiamente al dibattito sull’immigrazione, che i sardi conoscono bene e su cui si potrebbe discutere a lungo. La Sardegna è sempre è stata sempre una terra di approdi e partenze, riallacciandoci al tema del festival. Emigrazione e immigrazione, accoglienza e cittadinanza saranno gli argomenti al centro del dibattito che andremo a realizzare domenica 15 settembre. Uno dei momenti centrali della manifestazione, che richiama ad una riflessione generale su questioni che riguardano la nostra isola e la sua gente. Basti pensare che solo nel 2018 sono 3500 i giovani sardi emigrati.

È tempo di mettere in primo piano la tematica dello spopolamento e della diminuzione dei residenti nell’isola, chiedendo che si faccia qualcosa per fermare l’emorragia che sta portando alla desertificazione del territorio e ad un progressivo impoverimento delle nostre 377 comunità.

Si dovrebbe investire maggiormente su lingua e cultura sarda, istruzione e servizi utili ad invertire il fenomeno dello spopolamento. Accoglienza e cittadinanza sono concetti che vanno messi al centro di questo stesso dibattito. I relatori di quest’anno sono Gian Maria Budroni (Sindaco di Tissi), Franca Sanna (Direttore dell’emittente televisiva Canale 12), Davide Corriga (Sindaco di Bauladu e Presidente della Cordona de Logu) e Cristinao Sabino (responsabile del “progetto di cittadinanza sarda” per Caminera Noa).

  • Ogni anno in questo periodo si riaccende la polemica della lingua sarda tenuta fuori dai grandi eventi, tu a riguardo che idea ti sei fatto?

Penso che manchi una visione di insieme, una programmazione culturale veramente orientata alla valorizzazione della lingua sarda, usata spesso come appendice folkloristica negli eventi che contano. Sarebbe invece necessario incentivare tutte quelle le realtà che faticosamente ma con serietà promuovono la cultura sarda in quanto espressione di modernità e identità del nostro popolo, che lavorano sul territorio per valorizzarne il patrimonio letterario, linguistico, musicale, archeologico e storico. La grande questione che emerge è l’impossibilità, allo stato attuale, di prendere in mano questo grande tesoro per progettare il nostro futuro. Il problema è culturale, sociale e politico. Ben venga quindi la polemica.

  • Non solo libri dunque ma un’occasione per riflettere su valori e identità?

È proprio così. Si dice che ci siano tanti scrittori e pochi lettori ed è vero. Mancano i momenti di dibattito dove far crescere la curiosità dei giovani e pure dei meno giovani, per appassionarli alla lettura. Un libro può essere uno strumento in grado di interpretare la realtà che ci riguarda e oltre a saper raccontare delle belle storie può fornire l’occasione di incontro fra le persone, spingerle a superare i pregiudizi e le paure iniettate dalla cultura egemone che tende sempre di più ad appiattire e demonizzare le varietà culturali anziché considerarle delle occasioni di arricchimento o delle manifestazioni di affermazione di sé nel presente e nella storia. Proprio come nel caso di noi sardi.

Il Festival Letterario Sas Puntas cerca di costruire una di queste occasioni di incontro e di riflessione.

 

Di seguito il programma del Festival Letterario Sas Puntas

Tissi, 14 – 15 settembre

Il Programma
Sabato 14 settembre
– ore 17:00 Inizio festival
Caterina Bruno (guida turistica) ci parlerà del sito archeologico Sas Puntas
Reading poesie e letture con accompagnamento musicale presso l’Ipogeo Sas Puntas
Si esibiscono: Nicoletta Fiorina e Fabrizio Raccis, autore del libro “Carne di Betzabea” (Catartica Edizioni)

Incontri con gli autori (Piazza Municipale):
– ore 18:00 Ivo Murgia, “Il becchino di Varanasi” (Il Cenacolo di Ares edizioni) in compagnia dell’editore e musicista Igor Lampis.
– ore 19:00 Franca Falchi, “L’estate della tempesta” (Catartica Edizioni). Dialoga con l’autrice Daniele Salis.

Firmacopie, aperitivo letterario e letture con: Pietro Sassu (letture di Ica Sanna),Franca Falchi.

Domenica 15 settembre
Incontro con gli autori e laboratori letterari 
– ore 10:00 Progetto Up&Down “Raccolta di poesie dritte e storte” (Carlo Delfino editore)
– ore 11:00 Presentazione della terza edizione del Premio Letterario Tene Tenealla presenza della giuria composta dalla presidente Ninni Tedesco (Insegnante e giornalista), Maria Barca (reporter), Franca Falchi (scrittrice) e Giovanni Fara(editore).
– ore 12:00 Laboratorio per ragazzi organizzato da Franca Falchi con l’antologia “Six e altri racconti” (Racconti selezionati nella seconda edizione del Premio Letterario Tene Tene). Interviene Fabrizio Demaria, autore del racconto “Gabriele ed io”, incluso nella raccolta

– ore 13:00 Pausa pranzo

Dibattito
– ore 16:00 Dibattito sul tema Aprodos e Pàrtenztia/Approdi e Partenze. Tematiche da affrontare: Emigrazione/immigrazione, accoglienza/cittadinanza. Saranno ospiti: Gianmaria Budroni (Sindaco di Tissi), Davide Corriga (Sindaco di Bauladu e Presidente della Corona de Logu) Sandra Sanna (Giornalista, direttore Canale 12), Cristiano Sabino (Docente e saggista)

Incontri con gli autori (Piazza Municipale):
– ore 17:30 Marco Lepori, “Dancing days” (Catartica Edizioni), letture di Giovanni Delogu
– ore 18:30 Nicolò Migheli, “La grammatica di Febrés” (Arkadia edizioni). Dialogano con l’autore Fiorenzo Caterini Ninni Tedesco

Firmacopie, aperitivo letterario e letture con: Cristiano SabinoMarco Lepori(Letture di Giovanni Delogu)

(14-15 settembre) Mostra pittura: Nina Trudu (Presso il Centro di Aggregazione Sociale Giovanile)

Presentano il festival: Giovanni Fara e Alessandra Mangatia 
Trovate gli aggiornamenti sul sito: www.saspuntasfestival.org

 

Sponsor e Partener:

Libreria Dessì – Mondadori 

https://www.facebook.com/libreria.dessi/

La fabbrica delle Parole 

https://www.facebook.com/Lafabbricadelleparole

Panificio Deledda 

https://www.facebook.com/panificio.deledda/

Festival Letterario Sas Puntas | Tissi, 14-15 settemnre 2019

www.saspuntasfestival.org | Cell.328.1358752 | e-mail: saspuntasfestival@gmail.com

 

 

Domani la Sarda Rivoluzione per le strade di Sassari

La grafica che promuove la prima uscita pubblica della ANS nel capoluogo turritano

 

L’Assemblea Natzionale Sarda (ANS) è un’associazione che ha come obiettivo la crescita della coscienza nazionale del popolo sardo e alla sua autodeterminazione. Come noto nasce all’indomani del disastro elettorale delle scorse regionali come spinta spontanea dalla base indipendentista per ricompattare un’area frammentata e senza bussola. 

La ANS è ancora in fase di costituzione, ma i suoi nodi territoriali sono già all’opera. Domani sarà la volta di Sassari con una passeggiata per ricordare la rivolta nazionale, antifeudale e antipiemontese guidata da Giovanni Maria Angioy.

Di seguito il breve comunicato che descrive l’evento scritto in maniera bilingue: 
[SRD]
Tàtari est una tzitade acapiada a su territòriu suo e a s’Istòria sua. Est inoghe chi s’isbòligant unos cantos de sos eventos prus de importu pro s’Istòria de Sardigna.

Su 13 de austu de su 2019 ammentamus su rolu de Tàtari in sos eventos de sa Sarda Rivolutzione de su 1794: dae Corte di Santu Niggola (oe piazza Duomo) a Carra Manna (oe Piazza Tola), passende a traessu sa Corte di Lu Duca (oe piazza del Comune) e via Cilocco, torramus a cursare cun Alessandro Derrù cuddas dies fundamentales.

[ITA]
Sassari è una città connessa al suo territorio e alla sua Storia. È qui che si svolgono alcuni degli eventi più importanti per la storia della Sardegna.

Il 13 agosto ricordiamo il ruolo di Sassari negli eventi della Sarda Rivoluzione del 1794: da Piazza Duomo a Piazza Tola, passando per la piazza del Comune e via Cilocco, ripercorriamo con Alessandro Derrù quei giorni fondamentali.

Dove e quando?

In s’àndala de Angioy
Percorso storico lungo le strade della Sarda Rivolutzione.
13 agosto 2019 ore 18:30
Piazza Duomo

Qui l’evento fb

Facciamo sloggiare Carlo Feroce dalla 131

L’infame re sabaudu a cui è dedicata l’arteria più importante della Sardegna

di Francesco Casula

Quirico Sanna, assessore regionale all’Urbanistica, con un post su Facebook lancia questa proposta: “La strada statale 131 che collega Cagliari con Sassari? È dedicata a un criminale piemontese. Penso sia giunta l’ora di dedicarla ad Eleonora D’Arborea”. Molto bene. Proposta sensata e opportuna. Come Comitato “Spostiamo la statua di Carlo Felice” (con Giuseppe Melis, Antonello Gregorini, Damiano Sassu, Valeria Casula e altri) lo proponiamo da anni: anche se preferiremmo Giovanni Maria Angioy al posto del despota sabaudo. Ma non è questione di primogeniture né di nomi. E’ invece importante che sia un politico e amministratore regionale a porre la questione di far “sloggiare” il tiranno sabaudo. E nessuno pensi che quel giudizio su Carlo feroce “criminale piemontese” sia esagerato ed enfatico. Egli infatti, il peggiore fra i sovrani sabaudi, da vicerè come da re fu crudele, incainadu (feroce), famelico, gaudente e tostorrudu (ottuso). Più ottuso e reazionario d’ogni altro principe, oltre che gaudente parassita, gretto come la sua amministrazione, lo definisce lo storico sardo Raimondo Carta Raspi. Mentre Pietro Martini, il fondatore della storiografia sarda, pur filo monarchico e filo sabaudo scrive di lui: ”Non sì tosto il governo passò in mani del duca del Genevese, la reazione levò più che per lo innanzi la testa; co¬sicché i mesi che seguirono furono tempo di diffidenza, di allarme, di terrore pubblico”. Bene. Possiamo noi continuare a dedicare e intitolare la Strada principale della Sardegna a simil personaggio? Le Vie, le Strade, le Piazze e le Statue si dedicano a personaggi, positivi, illustri, che rappresentino la memoria storica di una Comunità,: per quello che hanno realizzato e fatto per la stessa. Non si dedicano ai loro carnefici. Ai loro oppressori. Continuare a tenerci i tiranni sabaudi nella nostra toponomastica, significa perpetuare il loro dominio simbolico: riconoscere loro una permanente presenza storica, come fossero stati nostri benefattori e non despoti, oppressori e sanguinari. Che in tal modo continuerebbero a “segnare” a “marchiare” il nostro territorio, facendola, loro da padroni e dominus e noi da sudditi, vassalli subalterni e servi. Per 226 anni ci hanno represso e sfruttato:”La Sardegna fu sempre trattata con modi indegni dal Governo, sistematicamente negletta, poi calunniata, bisogna dirlo altamente” (Mazzini). Ci hanno riempito di contumelie e insulti: “Popoli sardi nemici della fatica, feroci e dediti al vizio” (Alessandro Doria del Maro, vice re negli anni 1724-26) . Hanno tentato di distruggere la nostra civiltà ed economia comunitaria (Legge delle chiudende in primis); di estirpare la lingua sarda, disprezzata, proibita e criminalizzata (Carlo Baudi di Vesme nell’opera Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna, scrive che era severamente proibito l’uso del dialetto (sic!) sardo e si prescriveva quello della lingua italiana anche per incivilire alquanto quella nazione!). E noi dovremmo continuare a omaggiarli? Permettendo che continuino a campeggiare nelle nostre Strade e Piazze? Come eroi? Quirico Sanna: metti in atto quanto hai detto. I sardi liberi non potranno che sostenerti in questa opera di affermazione e risveglio identitario e di ristabilimento, con un minimo di decenza, della verità storica. “De sa crudelidade veru mastru e de s’ infamidade mannu atore, dae totu reconnotu un’ impiastru beru sovranu ‘e morte e de dolore. Ponimus unu fundu de otzastru in logu de s’istadua ‘e disonore, e gai totu sos chi ant a benner Narant : “bella Casteddu e piata Yenne” (Ottava di Lussorio Cambiganu)

Sardigna-Corsica: il derby tra nazioni sorelle

Mancano circa 2 settimane dal debutto internazionale della Natzionale Sarda de bòcia contro la Corsica in programma ad Olbia Domenica 2 Giugno alle 20:30.

In vista dell’amichevole Sardigna – Còrsica – Trofeo Simeoni-Simon Mossa che si disputerà il 2 Giugno 2019 allo Stadio Nespoli di Olbia, il commissario tecnico della Natzionale Sarda Bernardo Mereu ha diramato le convocazioni.

Portieri
Aresti Simone (Cagliari Calcio)
Ruzittu Marco (Arzachena Costa Smeralda Calcio)
Vigorito Mauro (U.S. Lecce)

Difensori
Cabeccia Marco (A.S.D. Sassari Calcio Latte Dolce)
Caracciolo Antonio (U.S. Cremonese)
Del Fabro Dario (U.S. Cremonese)
Ghiani Giuseppe (Montegiorgio Calcio)
Idda Riccardo (Cosenza Calcio)
Pinna Paride (Casertana F.C.)
Pinna Simone (Olbia Calcio 1905)
Pisano Francesco (Olbia Calcio 1905)
Sirigu Giampaolo (AC Delta Calcio Porto Tolle)

Centrocampisti
Bianchi Daniele (A.S.D. Sassari Calcio Latte Dolce)
Bianco Francesco (A.S.D. Torres)
Bombagi Francesco (Pordenone Calcio)
Deiola Alessandro (Cagliari Calcio)
Giorico Daniele (S.S.D. Virtusvecomp Verona)
Mancosu Marco (U.S. Lecce)
Nuvoli Giuseppe (Arzachena Costa Smeralda Calcio)
Pani Claudio (Sliema Wanderers F.C.)

Attaccanti
Acquafresca Robert (FC Sion)
Cocco Andrea (Calcio Padova)
Mancosu Matteo (Virtus Entella)
Molino Daniele (S.S.D. Unione Sanremo)
Ragatzu Daniele (Olbia Calcio 1905)
Spano Samuele (A.S.D. Polisportiva Budoni Calcio)
Virdis Francesco (Savona FBC)

Il ritiro verrà svolto a Tempio e Calangianus dove si terranno gli allenamenti in preparazione della partita.

Grazie all’aiuto di tantissimi volontari si sta preparando un appuntamento imperdibile, una festa per tutti i Sardi e un’occasione di incontro con i nostri fratelli corsi.
A Nuoro – all’esordio della nazionale sarda – sono comparse tante bandiere sarde sugli spalti e per la prima volta in uno stadio si è intonato l’inno nazionale (S’innu de su Patriota sardu e sos feudatarios) scelto dagli azionisti in rete.

Ad Olbia si attendono ancora più persone per quello che è a tutti gli effetti un derby tra nazioni sorelle: la Corsica e la Sardegna.

Tutti tifosi della nazionale – si legge in una nota della FINS – sono chiamati a supportare i migliori giocatori sardi che hanno deciso di rappresentare la propria terra e di rispondere con entusiasmo alle convocazioni.
Per questo la tua nazionale ha bisogna di sentire tutto l’affetto e supporto del nostro popolo. Coinvolgi la tua famiglia, gli amici ed i parenti. Non mancare!

Podes agatare is billetes fintzas in custas butegas:

Cagliari
EYE Store presso CC Corte del Sole – ExSS131, 09028 More Corraxe CA

Sassari
EYE Store presso CC La Piazzetta – Zona Industriale Predda Niedda Sud, Str.24, 07100, 07100 Sassari SS

Nuoro
EYE Store presso CC Pratosardo – Via E.Devoto z.i. Pratosardo

Oristano
EYE Store – Via Cagliari, 10

Olbia
EYE Shop – Viale Basa, 9, 07026 Olbia OT

Carbonia
EYE Store – Presso Centro Commerciale Golden, via Stazione snc

Podes comporare is billetes pro sa partida fintzas in s’istàdiu de Terranoa, su 2 de Làmpadas, dae is 4 de merie.

Sa Die salvata da associazioni, anticolonialisti e indipendentisti

Anche quest’anno la festa del popolo sardo, istituita dal Consiglio regionale della Sardegna con la Legge Regionale 14 settembre 1993, n. 44 in ricordo della sommossa dei quartieri popolari di Cagliari del 28 aprile 1794 che costrinse alla fuga da Cagliari il viceré Vincenzo Balbiano e i funzionari sabaudi, presto maturata in un processo rivoluzionario antifeudale, antipiemontese e repubblicano, sarà mantenuta viva dagli anticolonialisti e dagli indipendentisti, nonché da diverse associazioni culturali.

L’unico evento ufficiale si svolgerà infatti a Cagliari e sarà caratterizzato dal basso profilo se paragonato a celebrazioni di altri anni accompagnate da un dibattito culturale e storico e da una comunicazione ufficiale di ben altro spessore.

Qui il link ed ecco il programma:

Alle ore 9,00 – 10,00 si celebrerà la Santa Messa nella Cattedrale, presieduta dall’Arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio e parti significative del rito si terranno in lingua sarda.

Alle ore 10,30 – 12,30 si svolgerà la cerimonia civile nel salone del Palazzo Viceregio. L’ingresso del corteo nello storico edificio verrà accompagnato dalla melodia delle launeddas, del gruppo Cuncordia a launeddas, e dal canto Procurade ‘e moderare, inno ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.

Subito dopo si apriranno i lavori dei rappresentanti del Comitato per Sa Die de sa Sardigna e dai saluti delle autorità fra cui anche il nuovo presidente del Consiglio Regionale Christian Solinas.

Seguirà il dibattito storiografico con gli interventi dello storico Nicola Gabriele (Dall’invasione francese alla congiura di Palabanda: storia, valori, aspirazioni), con la pièce teatrale dell’autore Riccardo Laria e con l’intervento del giurista Gianni Loy “28 aprile, festa del Popolo sardo. Attualità e prospettive”.

A parte questi festeggiamenti istituzionali in sordina, la festa nazionale del popolo sardo sarà mantenuta viva da iniziative spontanee (spesso prive di alcun finanziamento pubblico) in tutta l’isola.

Ad Obia si festeggerà Sa festa ‘e sa limba organizzata dall’associazione culturale Sa testa, di cui pubblichiamo il programma evento fb)

Programma
h 11
– con Piero Manzanares, Presidente Sardinia Cannabis, Convegno sulla coltura legale della cannabis ed uso terapeutici, industriali e alimentari.
Allestimento tavolo prodotti Sardinia Cannabis.
h 13
-Gustari/ Pranzo
Con lo chef Ciccio, specialità a base di Cannabis su prenotazione, anche per celiaci.
h 16 :
– BACHISIO BANDINU antropologo, presenta la ” festa della lingua “
– LIDIA FANCELLO, Commissione regionale pari opportunità, ” La donna sarda fra storia e cultura ” breve escursione storica sulla condizione femminile in Sardegna
– BARTOLOMEO BARTOLO PORCHEDDU , formatore di lingua e cultura sarda, presenta il libro “Il latino è lingua dei sardi “.
-MARIOPISCHEDDAINMOVIMENT: Mario Pischedda parlerà di ” Fare, meglio fare che non dire “
-GESUINO DEIANA presenta ” Limba et sonos “
h 19/21
-DJ SET :”ONE LOVE” selezione di dischi d’amore a cura di FRANCESCO ROCCAFORTE
h 21
-CONCERTO : MESANA E MEMMEKE presenta “Custu entu no ghirat a solu” con Peppe Lai (voce), Mario Nanu (chitarra), Matteo Sanna (chitarra), Francesca Midulla (voce), Filippo Falchi (percussioni)
h 23
-JAM SESSION
Sergio Asara (chitarra e voce), Giovanni Puggioni (chitarra), Giacomo DEIANA (fisarmonica), Fabio Fiorentino (batteria, percussioni), Gianni Delitala ( violino,mandolino), Alessandro Mazzullo (chitarra),Armando Pisciottu (basso).
Per tutta la durata dell’ evento saranno in mostra le opere degli artisti:
-Andrea Rizzo con “Visioni informali”
-Mozok e le sue sculture
-Janthima Verri con “Feminas” fotografie
-Maurizio Flore con “Madreterra” ossidiane
-Matteo Sanna “Quadri”
-Videomaker della serata Mirko Decandia
-Tecnico impianti Mauri Flore

Tra Bolotana e Ottana invece si terrà l’evento “Sa die de sa Sardigna. Dall’indistrialismo all’economia sostenibile. Difendimus sa terra nostra” organizzato da EcoturismoSardegna, Caminera Noa, A Foras, Coordinamento dei Comitati Sardi, Zero Waste Sardegna.

Di seguito il programma:
Ore 9:00 di fronte ai cancelli di Ottana – testimonianza ex lavoratori e familiari vittime. Sarà presente l’Avvocato Sabina Contu, Segretaria nazionale AIEA
Ore 10:00 tappa a Bolotana interventi degli organizzatori su basi militari, lavoro, bonifiche, battaglie in difesa della terra, prospettive di liberazione della Sardegna
Ore 11:30 carovana visita zone archeologiche, naturalistiche e di rilevanza turistica e culturale del territorio
Ore 13:00 pranzo in località montana (casa del tiro a piattello)
Ore 15,30 Ritorno al paese di Bolotana
Ore 16:00 aula consiliare di Bolotana:
⦁ saluti istituzionali
⦁ presentazione storie di attività sostenibili del territorio e progetti innovativi

Interventi:
Annalisa Motzo, Sindaco di Bolotana, Presentazione progetto di
valorizzazione territoriale dei paesaggi storici olivetati
Carlo Gaspa, da Il tramonto di un paradiso a Heart of Sardinia
Gabriele Casu, Comitato di Riconversione RWM
Angelo Cremone, Sardegna Pulita, Quale modello di sviluppo
per la Sardegna

Ore 17:30 presentazione libro “La mano destra della storia” – Fiorenzo Caterini
Ore 18:30 proiezione documentario “Senza passare dal via” dei registi Antonio Sanna e Umberto Siotto

Durante la giornata ci saranno degli interventi musicali con Su Cuncordu Bolothanesu Totoi Zobbe, Giuliano Mocci e letture di poesie di artisti vari, tra cui Natalino Usai, ex lavoratore di Ottana e poeta.

Durante le presentazioni la casa editrice Catartica organizzerà un banchetto di libri sulla Sardegna e una parte del ricavato sarà utilizzata per organizzare la prossima edizione di Sa die de sa Sardigna

Pranzo di autofinanziamento: 15 euro (necessaria la prenotazione a 28abrilesadieinbolotana@gmail.com)

Per rimanere aggiornati su un evento in continua evoluzione andare al seguente link

Sempre nell’ambito dei festeggiamento di Sa Die si svolgerà il 27 aprile a Nuoro un incontro storico organizzato dal partito indipendentista LibeRU di cui riportiamo il la descrizione programmatica:

Inizieremo la mattina alle ore 10 con la conferenza storica tenuta dal Professor Roberto Porrà dal titolo “Intellettuali e popolo nelle lotte sociali: dalla Sarda Rivoluzione ai moti di “A su connotu!”. Un filo rosso che lega le lotte per la giustizia e la libertà, dalla Rivoluzione di fine ‘700 ai moti ottocenteschi de “A su connotu!”, in difesa delle terrecomunitarie.
Il programma proseguirà con un pranzo sociale a prezzi popolari e nel pomeriggio ci sarà musica e balli sardi.
Sono previsti anche giochi e intrattenimenti a tema per i più piccoli.
Vi aspettiamo a Nuoro in via Saffi 12 nei locali della Sede Natzionale “Paschedda Zau” per passare una bella giornata di festa tra amici e compagni. (link)

A Dorgali il gruppo territoriale dell’Assemblea Nazionale Sarda organizza un incontro storico di presentazione del Memoriale di Giovanni Maria Angioy con il curatore Omar Onnis (link).

A Cagliari l’associazione indipendentista giovanile Scida organizza un concerto a partire dalle 19:30 con u concerto gratuito all’ EXMA – Exhibiting and Moving Arts. Si esibiranno:

DR DRER & CRC POSSE (Arrepadoris de Casteddu)
★ ARROGALLA (Dub de Cuartu)
★ SU CUNZERTU ANTIGU (Ballu sardu in pratza)

sponsorizzano Sardex.net e Birra Lara.

(info sulla pagina di Scida)

Il giorno prima di Sa Die alle ore 18:00 a Sassari la compagnia S’Arza Teatro presenterà invece lo spettacolo itinerante “I MARTIRI E GLI EROI ANTIFEUDALI
Qui l’evento fb

L’inizio dello spettacolo avverrà in piazza Santa Caterina alle ore 18:00 proseguirà in piazza del Comune e Terminerà in Piazza Duomo.

Lo spettacolo itinerante sarà una rievocazione dei più significativi eventi del popolo sardo, come la conquista della città di Sassari del 1795 e gli arresti dell’Arcivescovo di Sassari e del Governatore Santuccio.

Scrittura scenica e regia:
Romano Foddai

Contributo storiografico:
Federico Francioni
Piero Atzori

Dialoghi:
Stefano Petretto

In scena
Maria Paola Dessì
Stefano Petretto
Roberta Campagna
Francesco Petretto
Dianora Sechi

Con la partecipazione del
corpo di ballo gruppo Folk “Monte Alma” di Nulvi
e del “Coro Amici del Canto Sardo” diretto dal Maestro
Salvatore Bulla.

L’evento è patrocinato da:
Comune di Sassari
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
Regione Autonoma della Sardegna
Fondazione di Sardegna

-Info a contatti
079/280335
3519818940

Non esplicitamente attinente a Sa Die, ma attinente per tema e impostazione è invece la giornata organizzata da Sa Domu e A Foras a Cagliari, sabato 27 aprile dedicata al cinquantenario della lotta degli orgolesi contro il poligono militare italiano che sarebbe dovuto sorgere nei terreni di Pratobello.

L’appuntamento è per le 17:00 a Sa Domu Studentato Occupato Casteddu, in via La Marmora 126. Ecco l’evento e  il programma:

✮ Alle 17:00 proiezione in aula mensa del documentario SA LOTA di Maria Bassu e Francesca Ziccheddu. Sarà presente l’autrice per parlare del documentario e dello spirito di Pratobello ’69.
A seguire aggiornamenti sul processo di Quirra grazie al comitato Gettiamo le Basi con Mariella Cao.
✮Dalle 19:00 dibattito storico con Annamaria Congiu e Basilio Fadda di A Foras Barbagia-Baronia, che racconteranno dell’imposizione dei poligoni militari in Sardegna, della lotta della comunità orgolese del 1969 e del ruolo che ebbe il circolo giovanile del paese in quella vittoria popolare contro l’occupazione militare della Sardegna.
✮DALLE 21 SONUS CONTRA SA GHERRA con:
Bumbe Orchestra
Tribulia
Angiuleddu Mùrgia & Alberto Agus (Launeddas, fisarmonica e trunfa)

 

L’identità sarda ritrovata di “L’uomo che comprò la luna”

Risultati immagini per l'uomo che comprò la luna

di Daniela Piras

Una commedia che mette in evidenza le peculiarità di un popolo, quello sardo, troppo spesso vittima di bizzarri stereotipi che lo vogliono uguagliare a un’immagine stampata nella memoria collettiva dei più, a volte plasmata da dicerie e luoghi comuni che già apparivano irreali decenni fa.

La storia è elementare, ambientata in una Sardegna surreale e fuori dal tempo dove un tale pare essersi appropriato della luna. L’agente segreto Kevin Pirelli viene ingaggiato per conto di un’agenzia per la sicurezza atlantica per scoprire chi si nasconde dietro l’insolito acquisto e capire perché qualcuno ha avuto l’ardire di comprarsi il satellite che appartiene, per logica, agli americani, poiché sono stati loro ad averci messo piede per primi, issando la loro bandiera. L’esigenza è quella di ristabilire l’ordine delle cose, di non compromettere l’equilibrio internazionale delle spartizioni. Gli americani hanno tutto il diritto di dichiararsi padroni (anche) della luna, dato che il satellite rientra appieno nelle proprietà del loro impero.

La storia è basata su un duplice stereotipo, quello che vede gli americani prepotenti e con mire espansionistiche illimitate, e quello che vede i sardi abitanti di un luogo mistico e selvaggio, dove, tra una Murra e un’Istrumpa, una bevuta di vino rosso e una battuta di caccia al cinghiale, il tempo e lo spazio sembrano essersi cristallizzati. Uno dei due stereotipi però si rivelerà irreale.

Kevin Pirelli si rende conto presto che le cose non stanno esattamente come gliele avevano paventate. «Non c’è un cazzo di quello che mi avete detto voi! – urla ai suoi capi – Nemmeno una vecchietta con il fazzoletto nero in testa!»

La missione di Kevin, che nel corso della storia ha l’opportunità di far luce sulle sue origini, un tempo disconosciute con vergogna a causa del comportamento non proprio “politicamente corretto” di suo nonno, è costellata dall’acquisizione di importanti consapevolezze che faranno vacillare alcuni capisaldi della sua impostazione morale. «Se la Statua della Libertà poggia su un cubo di granito gallurese, forse tuo nonno non aveva tutti i torti ad avercela con gli americani» gli svela Badore, colui che è stato incaricato per risvegliare la sardità nascosta nella spia.

La luna di cui si parla nella commedia è la chiara metafora di ciò che si vorrebbe avere ma che non si può, per il semplice fatto che alcuni “beni” appartengono a tutti. Ed è la luna stessa che, al momento opportuno, dividerà le due fazioni e metterà davanti alla propria coscienza Kevin/Gavino. In una Sardegna ancestrale e leggendaria, è nel momento in cui avviene la divisione delle acque (che omaggia quella narrata nell’Antico Testamento) che l’agente segreto dovrà fare una scelta. «Decidi ora tu da che parte stare» è la frase topica di tutto il film.

Come a ricordarci che tutti, ogni giorno e in ogni battaglia, anche quella che ci sembra più lontana, siamo chiamati a parteggiare, e ad esprimerci. È un invito ad abbandonare l’ignavia, il messaggio di fondo che mi pare di aver colto, ben camuffato in una commedia che, oltre al merito di farci fare delle belle risate, ci lascia con degli interrogativi non di poco conto.

 

Sinistra e indipendenza in Sardegna: ecco il libro!

La Casa editrice Catartica sta per pubblicare un libro curato da Omar Onnis e da Cristiano Sabino. Falce e Pugnale – Per un socialismo di liberazione nazionale raccoglie in versione integrale alcuni documenti storici riconducibili alle tesi della sinistra indipendentista e due saggi introduttivi scritti appunto da Onnis (Introduzione) e da Sabino (Per un sardismo popolare).  La raccolta non ha velleità di completezza, ma è orientata a iniziare a restituire il senso di una elaborazione politica che altrimenti andrebbe perduta e in questo si dimostra un testo pioneristico, visto che a parte alcune eccezioni, non esistono testi di ricostruzione storica capaci di rappresentare con efficacia tale dibattito.

A dare notizia della pubblicazione sono gli stessi Onnis e Sabino suo loro profili social.

Catartica – scrive Omar Onnis – pubblica una serie di documenti, internazionali e sardi, che offrono il quadro teorico della riflessione indipendentista di sinistra, anti-colonialista, socialista. Al centro, appunto, le tesi congressuali della disciolta aManca pro s’Indipendènztia, corredate da un’analisi di Cristiano Sabino (nella doppia veste di commentatore politico e di testimone diretto) e da una sintetica contestualizzazione storico-politica (in cui mi sono cimentato io stesso). A completare il quadro, i testi integrali della Carta di Brest e della Carta di Algeri, preziosissime elaborazioni politico-giuridiche pressoché sconosciute ai più, anche tra i militanti indipendentisti e autodeterminazionisti. Ho offerto volentieri il mio contributo a questa opera, grato per l’opportunità di puntualizzare alcune questioni, benché senza alcuna pretesa di esaustività. Questioni e passaggi storici che meriterebbero a loro volta estese ricerche e pubblicazioni adeguate. Ritengo che quella di pubblicare i testi politici dell’indipendentismo sardo sia una strada da continuare a seguire, onde evitare di disperdere un patrimonio di riflessione e di elaborazione spesso relegato nei documenti interni delle organizzazioni, sparpagliato in materiali eterogenei e di difficile reperimento o alla deriva nel mare magnum della Rete.

La carta di Brest (3 febbraio 1974) è il risultato di una convergenza internazionale di diverse organizzazioni indipendentiste tra cui anche il Moimentu de su Populu Sardu.  La carta di Algeri (4 luglio del 1976) è il frutto di una riunione di studiosi e militanti internazionalisti, tra i quali l’italiano Lelio Basso, in occasione del duecentesimo anniversario della Rivoluzione americana. Tale carta non è un documento ufficiale ma chiarisce in maniera decisiva il tema del diritto all’autodeterminazione e il carattere imprescrittibile e inalienabile dell’esercizio dello stesso.  Le tesi di A Manca pro s’Indipendentzia (7 aprile 2013) invece rappresentano l’ultima elaborazione teorica prima dello scioglimento dell’organizzazione annunciato con un comunicato il 24 maggio del 2015 a seguito del suo V° congresso.

Il senso politico dell’operazione editoriale è riassunto da due post di Sabino:

(1) Da Lussu a Gramsci, dalle tesi di Lione e di Colonia del PCd’I all’appello dell’internazionale contadina al V congresso del Partito Sardo, dal sabotaggio del PCS al rilancio del dibattito anticolonialista degli anni Sessanta e Settanta, dalla Carta di Brest alla Carta di Algeri, da Su Pòpulu Sardu alle tesi di A Manca pro s’Indipendentzia.

Il sardismo popolare è stato sempre osteggiato e combattuto sia dal sardismo podatario che dalla sinistra centralista, sciovinista e coloniale.

Ma è un filo rosso, spesso invisibile o difficilmente rintracciabile, che ciclicamente – quando tutto sembra perduto e disperso – unisce una nuova generazione di sarde e sardi nel rinancio della lotta per la liberazione nazionale e sociale della terra di Sardegna.

(2) Questo libro non è un punto di arrivo ma solo un punto di partenza, perché tanti altri documenti dovranno essere sottratti dall’oblio in cui il tempo e la cultura politica dominante li hanno confinati. Però è un inizio per ristabilire un filo rosso che non si è mai reciso che da Gramsci arriva fino a noi, un filo che lega i destini e le fatiche della sinistra rivoluzionaria e della lotta per la decolonizzazione della Sardegna.

Sebbene si sia fatto di tutto da entrambe le parti per dividere queste due istanze, si tratta della stessa medesima lotta.

Il ragionamento andrà ampliato e la tessitura intellettuale e politica di compagni come Michele Zuddas, Roberto Loddo, Andrìa Pili, Omar Onnis ed Enrico Lobina va in questa direzione, anche se ancora il dibattito è abbastanza fluido e non esiste la volontà politica di strutturalo e finalizzarlo in maniera esplicita. Ma ci arriveremo, non ho dubbi su questo.

Il mio saggio si chiama “Per un sardismo popolare”, perché è quello che Gramsci ha cercato di intessere fino all’ultimo giorno di libertà, lavorando ai fianchi i dirigenti sardisti e mobilitando non solo l’intero Partito Comunista d’Italia, ma anche l’Internazionale Contadina nello sforzo di stabilire una alleanza organica tra le istanze sardiste popolari e le istanze della rivoluzione proletaria.

Ma non è un libro che si occupa di storia, non solo, non principalmente almeno. Il libro parla di noi, di ciò che vogliamo e dobbiamo fare per riprendere la lotta e rialzare quella bandiera e per costruire un movimento popolare che sia davvero sardista e un sardismo che sia davvero popolare, insomma un nuovo sardismo popolare che parta innanzitutto dalla consapevolezza che questo dibattito ha cento anni di storia e che, nonostante l’apparente debolezza, è una radice profonda che nessuno è mai riuscito davvero ad estirpare.

Presto la data della prima presentazione che sarà a Sassari

Il libro è ordinabile al seguente link 👇
http://www.catarticaedizioni.com/…/falce-e-pugnale-omar-onn…

Oppure in libreria a partire dal 15 aprile.