È ufficiale: a scuola si può parlare di BASI MILITARI

L’interrogazione parlamentare da parte dei senatori di Forza Italia Alicata, Floris e Gasparri lanciata il mese scorso nei confronti del collegio docenti del liceo scientifico Mossa in seguito all’incontro intitolato “Sardigna terra de bombas e de cannones”, ha scatenato una bufera. L’interrogazione era rivolta ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della difesa e recitava così:<<Premesso che: venerdì 17 marzo 2017, alle ore 11.30, nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Massa” si è svolto un incontro sulla presenza delle basi e poligoni militari in Sardegna; l’evento, denominato “Sardigna terra de bombas e cannones”, è inserito in un progetto della scuola che prevede altri tre eventi; l’incontro è stato moderato da Cristiano Sabino, noto esponente dell’indipendentismo sardo; a quanto risulta agli interroganti tra i relatori non compaiono figure tecniche, politiche o militari che possano sostenere le ragioni della presenza di queste basi e poligoni sul territorio della Sardegna, si chiede di sapere: se i Ministro in indirizzo non ritengano inconcepibile che, all’interno di istituti statali, vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio; se non ritengano opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi; se e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto.>> (4-07200) (21 marzo 2017)

Il 7 aprile è finalmente pervenuta la risposta da parte del MIUR:<<Sulla vicenda è stata acquisita, tramite il competente Ufficio scolastico regionale per la Sardegna, un’ampia relazione da parte del dirigente scolastico del liceo scientifico statale “Lorenzo Mossa” di cui si riportano, in sintesi, i contenuti. L’evento, svoltosi il 17 marzo 2017 presso l’istituzione scolastica, rientra nell’ambito del progetto denominato “Sa die de sa Sardigna”, approvato dal collegio dei docenti per l’anno scolastico 2016/2017 in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa. Il progetto si propone, in particolare, di sviluppare le competenze di cittadinanza e la promozione della partecipazione studentesca, garantendo coerenza e continuità fra la didattica ordinaria e le attività e i progetti di ampliamento dell’offerta formativa, nonché di consolidare e potenziare i rapporti di collaborazione con il territorio e con le scuole in rete. Gli obiettivi generali individuati dal progetto sono i seguenti:
1) ricollocazione della Sardegna e del suo patrimonio demo-socioantropologico nel solco della storia;
2) informazione e confronto su alcuni temi di attualità che riguardano la vita di tutti i cittadini sardi e il futuro stesso dell’isola;
3) valorizzazione del patrimonio linguistico, storiografico e culturale in quanto elementi fondamentali da un punto di vista della formazione di una cittadinanza attiva e consapevole e anche come retroterra per opportunità lavorative e rinascita economica dell’isola.

Il progetto è, a sua volta, strettamente integrato con un altro di più ampio respiro denominato: “Cittadinanza e Costituzione – L’uomo e il cittadino: pensiero, informazione e azione consapevoli”, che si articola, per tutto il corso dell’anno scolastico, su due assi complementari:
a) percorsi curricolari di approfondimento della conoscenza della Carta costituzionale;
b) organizzazione e partecipazione a incontri e dibattiti su temi di attualità.

In virtù dei lavori svolti, il liceo “Mossa” è stato selezionato tra i finalisti del concorso ministeriale “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola: lezioni di Costituzione”. Con particolare riferimento all’evento, si rappresenta che l’incontro del 17 marzo si è svolto nell’aula magna della scuola dalle ore 11.30 alle ore 13.30 ed ha coinvolto gli studenti di 4 classi, due quarte e due quinte, con i rispettivi docenti dell’area storico-filosofica. Sono intervenuti, quali relatori, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’utilizzo dell’uranio impoverito, un componente del comitato “Aforas” ed un avvocato penalista che rappresenta la parte civile al processo noto come “I veleni di Quirra”. All’evento ha partecipato anche il professor Cristiano Sabino, docente titolare sul sostegno. Agli interventi dei relatori, della durata di circa 15 minuti cadauno, è seguito un dibattito, con diverse domande e contributi da parte di studenti e docenti. L’incontro, secondo quanto riferito, si è svolto in un clima di sereno, equilibrato e costruttivo confronto fra idee e posizioni diverse. In nessun frangente sono stati espressi, né nei toni né nei contenuti né tantomeno a livello di comunicazione iconica (non sono state adoperate bandiere, né distintivi, né volantini, né altro simile materiale), giudizi, slogan o espressioni contro le forze armate o di propaganda separatista. Il corretto confronto tra i relatori ed i partecipanti all’incontro è stato garantito nel rispetto della natura squisitamente formativa ed educativa dell’iniziativa e condiviso prima e durante i lavori. In conclusione della sua relazione, il dirigente scolastico ha sottolineato il senso formativo ed educativo del percorso progettuale, che trova la sua piena espressione negli indirizzi generali dell’offerta formativa della scuola, nella prospettiva di promuovere momenti di libero confronto delle idee all’interno della comunità scolastica, comunque rispettosi dei valori e dei principi costituzionali, attraverso i quali favorire la crescita di studenti cittadini consapevoli e responsabili. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca FEDELI>> (7 aprile 2017)

Vedi altri articoli sul tema:

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/30/linterrogazione-parlamentare-non-ferma-sa-die/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/27/la-lezione-sulle-basi-a-scuola-diventa-un-virus/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/23/interrogazione-parlamentare-contro-sabino-a-scuola-non-si-deve-parlare-di-basi-militari/

 

L’interrogazione parlamentare non ferma “Sa die”

Locandina dell’evento

L’interrogazione non ferma “Sa die”: venerdì secondo appuntamento al liceo Mossa di Olbia.

Dopo la bufera sollevata dai senatori della Repubblica Italiana che ha investito il liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia e il prof. Cristiano Sabino, proponente del progetto, è confermato il secondo incontro in calendario.
Venerdì  31 marzo dalle ore 10:20 alle ore 12:20 l’associazione di docenti sardi “Storia sarda nella scuola italiana” presenteranno i materiali didattici ai ragazzi e ai docenti con una lezione dialogata basata sull’interattività.

Storia sarda nella scuola italiana” porta l’insegnamento- come dice il nome stesso- della storia sarda nella scuola italiana, dalla quale è esclusa perché non presente nei programmi ministeriali. Molti docenti già lo fanno, servendosi di materiale proprio e non fruibile dai colleghi. I docenti dell’associazione preparano materiale standard utilizzabile da tutti gli insegnanti, riproducendo linguaggio, complessità di contenuti, grafica dei testi scolastici. La differenza, rispetto a questi, è che tale materiale tratta appunto la storia della Sardegna e dei sardi.

La squadra dell’associazione è al momento composta da:

  • Maurizio Onnis, autore di testi scolastici per Mondadori, Loescher, D’Anna;
  • Isabella Tore, maestra elementare;
  • Annarosa Corda, docente al biennio delle superiori;
  • Maurizio Casu, docente al triennio delle superiori;
  • Alessandra Garau, archeologa;
  • Andrea Ledda, ingegnere, al supporto tecnico.
  • Luca Becciu, grafico.

L’associazione, che sarà presente venerdì al Liceo Mossa, ha iniziato a lavorare nell’autunno 2014 ed è composta solo da volontari.

Il lavoro è svolto e distribuito gratuitamente anche sul sito https://lastoriasarda.com/

 

La lezione sulle basi a scuola diventa un virus

Nella foto Gianluca Corda

Il dibattito sull’occupazione militare nelle scuole rischia di diventare virale dopo la bufera abbattutasi sul Liceo Scientifico Lorenzo Mossa di Olbia e sul prof. Cristiano Sabino a causa dell’ormai celebre interrogazione parlamentare (urgente) da parte di alcuni senatori di Forza Italia in merito all’incontro promosso nella medesima scuola.

Ora il Dirigente Scolastico dell’Istituto Amsicora di Olbia-Oschiri Gianluca Corda, dichiara: “Nelle prossime settimane proporrò al Collegio docenti del mio istituto, l’organizzazione dello stesso convegno. Chiederò la disponibilità a parteciparvi agli stessi relatori: l’On. Scanu, il prof. Sabino e chi vorrà intervenire, con grande piacere, anche tra i rappresentanti dell’esercito. Un momento per ribadire la libertà delle scuole di organizzare momenti formativi su temi importanti per i nostri giovani, con la stessa serietà con la quale è stato fatto al “Mossa”. Un’occasione per riaffermare la contrarietà a strumentalizzazioni politiche come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Sarebbe bello se lo facessero anche altri istituti, magari anche insieme, per la libertà e contro le strumentalizzazioni.”

Nei giorni scorsi il giovane Dirigente era intervenuto su La Nuova Sardegna in merito ai fatti dell’interrogazione parlamentare (qui) dicendo: “Qualcuno potrà dire che sono di parte, dopo aver studiato in questa scuola e averci insegnato per otto anni. Ma è proprio per questo, perché conosco la serietà, oltre che la competenza dell’amico Dirigente Scolastico e del Collegio dei docenti nel progettare e coordinare iniziative del genere, la serietà dei relatori, che ritengo infondata ogni critica.
Mi rammarica invece constatare che, spesso, le attività delle scuole di approfondimento di temi importanti per gli alunni, anziché essere valorizzate, sono oggetto di strumentale speculazione politica.”

Intanto diversi insegnanti annunciano sui social network che si stanno occupando di tenere lezioni sulla presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna.

Assisteremo ad una nuova interrogazione parlamentare che chiede il debellamento del virus “separatista” che si sta rapidamente diffondendo nelle scuole sarde?

Interrogazione parlamentare: a scuola non si deve parlare di basi militari!

Cristiano Sabino, insegnante

Nelle scuole sarde non si deve parlare della presenza militare nell’isola né degli effetti ambientali e sanitari su territorio e popolazione che peraltro sono oggetto di un processo della Procura: è questo, in sintesi, il succo dell’interrogazione parlamentare che i «senatori di Forza Italia Bruno Alicata, Emilio Floris e Maurizio Gasparri hanno presentato (…) ai ministri dell’Istruzione Valeria Fedeli e della Difesa Roberta Pinotti in merito ad un evento, intitolato “Sardigna terra de bombas e cannones” (Sardegna terra di bombe e cannoni) che si è svolto nei giorni scorsi nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Mossa” per censurare la presenza di basi e poligoni militari in Sardegna» (fonte La Nuova Sardegna).

Nell’interrogazione si sottolinea come il moderatore, Cristiano Sabino, sia un noto esponente indipendentista e come sia «inconcepibile che all’interno di istituti statali vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio». I senatori di Forza Italia chiedono alle due ministre misure disciplinari verso lo stesso Sabino e verso chi ha permesso lo svolgersi dell’evento che – ricordiamo – è stato votato dal Collegio Docenti ad inizio anno scolastico.

A quanto pare – per gli estensori dell’interrogazione –  mentre i militari hanno tutto il diritto di realizzare campagne per l’arruolamento e tenere conferenze di vario titolo sia nelle scuole che nelle università, i docenti sardi non hanno alcun diritto di realizzare dibattiti con gli studenti sul fatto che la loro terra ospiti più del 60% delle basi militari dello stato.

Sabino, dal canto suo, non perde tempo e si difende a spada tratta sulla sua pagina Facebook, smontando pezzo per pezzo tutte le tesi che animano l’interrogazione: «Nell’interrogazione si fa il mio nome come “esponente dell’indipendentismo sardo” e si chiede “la sospensione degli altri appuntamenti previsti” e “quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto”.
Tengo a precisare che all’evento ha partecipato anche l’on. Giampiero Scanu, membro della commissione sull’Uranio Impoverito e che il dibattito era finalizzato alla promozione del confronto democratico all’interno della scuola.
Inoltre non si è trattato di un dibattito contro i militari né antimilitarista, ma di semplice informazione su fatti oggettivi notissimi agli onori della cronaca e su cui verte anche un processo della Procura.
Preciso anche che i prossimi appuntamenti del progetto “Sa die” che si chiede di vietare parleranno di storia e cultura sarda con i colleghi dell’associazione “Storia sarda nella scuola italiana” e con il saggista Omar Onnis.
Si vuole impedire che nella scuola si parli di storia e cultura?
Ho sempre distinto la mia attività politica dalla mia professione e non ho mai fatto né propaganda né politica attiva a scuola. Mi sono però sempre occupato di insegnare ai ragazzi che la loro terra ha una cultura e una storia ben specifiche e che ci sono delle grandi contraddizioni che loro hanno il dovere di conoscere per formarsi una propria idea da futuri cittadini.
La domanda è questa: nella scuola si può parlare di ciò che è la Sardegna e di ciò che vi accade?
Per il resto mi assumo interamente tutte le responsabilità di questa iniziativa e delle mie azioni che rivendico con grande orgoglio e sono pronto a pagarne il fio».

Dopo quest’incredibile attacco alla democrazia e alla libertà d’insegnamento attendiamo di vedere quale sarà la posizione dell’opinione pubblica sarda e cosa dirà – se dirà qualcosa – il governatore Francesco Pigliaru.

La lotta NO BASI va alla lavagna

Una foto del convegno

Venerdì 17 marzo presso il liceo scientifico Lorenzo Mossa si è tenuto un affollato incontro con i ragazzi della scuola sul tema della presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna (qui).

Il Dirigente scolastico Luigi Antolini ha aperto i lavori sottolineando il carattere democratico della scuola e la necessità di portare i ragazzi «a dotarsi di tutti quegli strumenti utili per formarsi una propria opinione informata dei fatti e vivere così pienamente la propria cittadinanza in maniera attiva».

Il prof. Cristiano Sabino ha spiegato le ragioni del progetto ricordando che la scuola italiana in Sardegna non è purtroppo ancora attrezzata sul piano dello studio e della conoscenza della realtà relativa alla Sardegna e che «troppo spesso formiamo ragazzi e ragazze che vedono la loro terra come qualcosa di marginale, non interessante, lontano dal loro orizzonte culturale e di vita».

La prima relazione è stata curata da Enrico Puddu, giovane attivista del comitato sardo “A Foras” che, facendo scorrere delle slides, ha snocciolato i numeri di quella che egli stesso ha definito «occupazione militare»: più del 60% del demanio militare si trova in Sardegna e i tre più importanti poligoni di tiro di tutta Europa. Molto clamore ha suscitato l’esempio del poligono di Teulada, diviso in quattro settori, di cui uno chiamato zona “delta”, o anche “zona morta”, cioè un territorio reso inquinatissimo e pericoloso da decenni di bombardamenti a tappeto. Puddu ha insistito anche sui luoghi comuni pro-basi riportando alcuni dati che fanno pensare che le ricadute per le popolazioni che vivono in prossimità dei poligoni non siano poi così positive perché nei paesi limitrofi è elevatissimo il tasso di disoccupazione e di spopolamento. Ad Arbus i disoccupati sono il 32%, a Teulada il 20%, medie comunque al di sopra della media regionale. Sempre Teulada poi, dal 1961 ad oggi, ha perso ben il 41% degli abitanti. Insomma, dati tutt’altro che confortanti!

Puddu ha poi parlato del problema legato alla salute e all’inquinamento citando anche la mancanza del registro sardo dei tumori.

È poi intervenuto l’avvocato Gianfranco Sollai, parte civile al processo di Quirra, che ha ringraziato l’attività di comitati, indipendentisti e pacifisti che negli anni hanno focalizzato l’attenzione sul tema, permettendo che si aprisse l’inchiesta della Procura. Sollai ha letto il capo di imputazione contro i comandanti che si sono avvicendati alla guida del Poligono negli ultimi anni: «per aver cagionato un persistente e gravo disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di animali, di decine di pastori, del personale della base e di numerosi cittadini». Sollai ha poi parlato della relazione della ASL di Lanusei che ha accertato un numero altissimo di malformazioni degli animali di allevamento e che il 65% dei pastori frequentanti il poligono è deceduto per linfomi e tumori a causa del torio radioattivo il quale è capace di modificare il DNA. La stessa relazione rileva negli animali da allevamento tassi importanti di torio, uranio e piombo.

L’ultimo intervento è stato quello dell’on. Giampiero Scanu, della commissione sull’uranio impoverito. Scanu ha rimarcato la necessità di fare chiarezza su cosa si spara nei poligoni e anche su chi frequenta gli stessi per addestrarsi o sperimentare, cioè sulla tracciabilità di tutto ciò che vi accade all’interno. A proposito della zona “delta” del poligono di Teulada ha raccontato la sua esperienza da parlamentare in visita al poligono: «chiesi di visitare la penisola interdetta, la famosa zona delta, ma il comandante disse che era impossibile perché perfino i gabbiani avrebbero avuto problemi a posarsi su una zona morta per sempre. Com’è possibile» – ha concluso Scanu – «che in un paese civile e democratico si possa accettare che anche una sola zolla di terra sia “morta e interdetta per sempre”?».

Il dibattito NO BASI approda a scuola

Locandina dell’evento

Venerdì 17 marzo, dalle ore 11:30 alle ore 13:30, il liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia organizza un incontro riservato ai ragazzi e alle ragazze della scuola sul tema della presenza di basi e poligoni militari nella nostra isola.

L’evento “Sardigna terra de bombas e cannones” è inserito nel progetto della scuola “Sa die de sa Sardigna” ed è il primo dei tre appuntamenti in programma.

Al termine di una breve introduzione è previsto un dibattito aperto con i ragazzi.

L’incontro sarà moderato dal prof. Cristiano Sabino che spiegherà l’idea del progetto “Sa die de sa Sardigna” e le ragioni che hanno portato all’individuazione del tema.

All’incontro parteciperanno i seguenti relatori:

  • Gianfranco Sollai – Avvocato Penalista, parte civile al processo noto come “I veleni di Quirra”;
  • Enrico Puddu – Comitato sardo contro l’occupazione militare della Sardegna “A Foras”;
  • On. Giampiero Scanu, membro della commissione del Senato sull’uranio impoverito.

I prossimi appuntamenti riguarderanno temi legati alla storia della Sardegna e in particolare la presentazione di materiali didattici prodotti dall’associazione di docenti “La storia sarda nella scuola italiana” e la presentazione del memoriale di Giovanni Maria Angioy da parte del saggista Omar Onnis.

Ananti de sa ziminera: la cultura per resistere allo spopolamento

Intervista ad Anna Pintus
(Consulta Giovani Bauladu e Associazione di Promozione Sociale Jannaberta)

  1. Che cos’è il festival Ananti de sa Ziminera e da chi è organizzato?

Il Festival Ananti De Sa Ziminera è un festival letterario che si propone di rievocare il tempo del racconto attorno al focolare, facendo sedere davanti ad un ideale camino scrittori, poeti, cantautori, esperti di letteratura, giornalisti, politici, uomini e donne impegnati nel sociale e persone comuni, per confrontarsi su tematiche legate al territorio e alla società contemporanea, attraverso presentazioni di libri, letture, dibattiti, incontri musicali.
Il festival letterario diffuso – giunto all’ottava edizione – è organizzato dalla Consulta Giovani Bauladu e dall’Associazione di promozione sociale Jannaberta, con il contributo del Comune di Bauladu e dell’Assessorato al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna.

2. Qual è il programma del festival?

Tanti gli ospiti in programma. Venerdì 10 e Sabato 11 Marzo, ecco i nomi: Matteo Lecis Cocco-Ortu, Giannella Demuro (Time in Jazz), Emiliano Deiana, Frantziscu Sanna, Luca Mercalli, Marcella Piccinini, Vito Biolchini, un rappresentante di Corse Matin e Salvatore Cusimano, Paola Bonesu, Anthony Muroni, Carlo Pala e Joan Adell (Generalitat de Catalunya), Antoine Marie Graziani, Giampaolo Salice e Omar Onnis, Marilisa Piga e Nicoletta Senes, Maria Antonietta Farina Coscioni (Istituto Luca Coscioni), Irene Testa e Stefano Mele, Paolo Mastino, e, per il Dopofestival d’autore due eventi speciali in musica con i rapper Stokka & Madbuddy + Dj Shocca e il duo di Emidio Clementi (Massimo Volume) e Corrado Nuccini (Giardini di Mirò), Daniele Celona.

Verranno affrontati argomenti di strettissima attualità: dallo Spopolamento in Sardegna, alla crisi climatica, all’autodeterminazione: sia dal punto di vista politico, con l’analisi dal referendum scozzese a quello catalano, passando per la Brexit, con uno sguardo sempre presente sulla Sardegna; che dal punto di vista personale e del fine vita, delicato e più che mai attuale tema.

il primo appuntamento (Venerdì 10, alle 17) tratterà proprio proprio il tema dello Spopolamento in Sardegna, un incontro basato sull’omonima pubblicazione curata da Sardarch (LetteraVentidue Edizioni). Ne parleranno l’esperto di urbanistica e pianificazione territoriale Matteo Lecis Cocco-Ortu, consigliere comunale di Cagliari e fondatore di Sardarch, Giannella Demuro, coordinatrice del festival Internazionale Time in Jazz di Berchidda, Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente dell’ANCI Sardegna e il sociologo Frantziscu Sanna (SSEO – Sardinian Socio-Economic Observatory). A seguire, alle 18.30, Luca Mercalli, noto climatologo e presidente della Società Meteorologica Italiana, importante studioso divulgatore delle tematiche ambientali e climatiche su scala internazionale, sarà protagonista dell’incontro “Come raccontare la crisi climatica e ambientale”. Alle 21.30 la proiezione del documentario “La mia casa e i miei coinquilini. Il lungo viaggio di Joyce Lussu”, seguita dall’incontro con l’autrice e regista Marcella Piccinini. A concludere la serata, alle 23, il concerto dei rapper palermitani Stokka & MadBuddy, tra i massimi esponenti del genere in Italia, con la straordinaria presenza ai controlli di Roc Beats aka Dj Shocca.

Sabato 11 Marzo gli incontri prenderanno il via dalla mattina. Alle ore 10 con la trasposizione dal vivo dell’affascinante progetto radiofonico Mediterradio, che unisce attraverso un ponte vocale la Sardegna, la Corsica e la Sicilia, creando un racconto comune e condiviso tra le tre principali isole del Mediterraneo occidentale, trasmettendo dalle due sedi Rai di Cagliari e Palermo, e dalla sede di Bastia di Radio Corse Frequenza Mora. A dare voce alle tre isole, al festival come in radio, Vito Biolchini per la Sardegna e Salvatore Cusimano per la Sicilia, mentre per la Corsica, a fare le veci di Petru Mari, e un giornalista della testata Corse Matin. L’evento sarà registrato e poi trasmesso in differita su Radio Uno Rai.
Il secondo appuntamento della mattina, alle 11.30, vedrà la giornalista esperta di marketing politico Paola Bonesu dialogare con il politologo Carlo Pala e con il giornalista Anthony Muroni in uno stimolante e attuale momento di riflessione dal titolo “Diritto di decidere: dal referendum scozzese a quello catalano, passando per la Brexit (con uno sguardo sulla Sardegna)”. All’incontro prenderà parte anche Joan Adell, rappresentante del governo Catalano (Generalitat de Catalunya) in Italia.

Dopo una breve pausa, il festival torna nel pomeriggio, alle 17, con l’incontro “Sardegna e Corsica: due isole nell’immaginario Europeo e Mediterraneo”, un altro momento di dialogo, stavolta di matrice storico-culturale, che vedrà confrontarsi uno degli studiosi più autorevoli della Corsica, Antoine Marie Graziani, con il collega storico Giampaolo Salice e lo scrittore Omar Onnis. A seguire, alle 18.30, Ananti de Sa Ziminera si collega al delicato, e più che mai attuale, tema delle scelte di fine vita, nell’incontro “Per il diritto alla vita e la vita del Diritto”: ospite Maria Antonietta Farina Coscioni, moglie di Luca Coscioni, politico ed economista malato di SLA che si è battuto nelle file del Partito Radicale per promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili anche nelle scelte di fine vita. Dialogherà su questi temi con Stefano Mele, docente di bioetica Pontificia Facoltà di Teologia della Sardegna. All’incontro parteciperà anche Irene Testa, membro della presidenza del Partito Radicale. Modera l’incontro Paolo Mastino, giornalista Rai.
Alle 21.30 il docufilm “Lunàdigas” e le sue autrici Marilisa Piga e Nicoletta Nesler, che incontreranno il pubblico per parlare della nascita ed evoluzione del progetto. Lunàdigas racconta storie di donne di diversa estrazione sociale, economica e culturale, nate in diversi momenti storici, accomunate dalla scelta di non voler avere figli.
A calare il sipario sul festival, torna la musica: l’ apertura della serata sarà affidata al cantautore Daniele Celona. Spazio poi a Quattro Quartetti, il nuovo spettacolo di Emidio Clementi (frontman dei Massimo Volume) e Corrado Nuccini (chitarrista dei Giardini di Mirò), che unisce musica e poesia.
Qui il programma completo con orari e località precise:

http://www.anantidesaziminera.com/programma-2017/

3. I paesi della Sardegna si stanno spopolando velocemente. La cultura è uno strumento per contrastare questo fenomeno?

Per citare il Sindaco di Bauladu Davide Corrigacon nel libro “Spop” che indaga sul fenomeno dello spopolamento: “le Consulte Giovani sono un punto di forza nella battaglia contro lo spopolamento” [Istantanea dello spopolamento in Sardegna” a cura di Sardarch, collettivo di architetti composto da Francesco Cocco, Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu”]
La Consulta Giovani Bauladu nei suoi 9 anni di attività ha avuto un ruolo fondamentale all’interno della propria comunità quale principale promotrice di eventi a carattere culturale. Investire in cultura rappresenta uno dei modi più concreti ed efficaci per favorire la crescita sociale ed economica di un territorio. Da alcuni anni le iniziative culturali a Bauladu rivestono un ruolo di straordinaria importanza per la comunità: favoriscono la crescita economica, migliorano le relazioni sociali e diventano un’occasione per abitare in modo intelligente le strade e le piazze del paese.
Il festival Ananti de Sa Ziminera ne è un esempio, ha avuto un impatto sociale rilevante nel paese: ha portato ad un arricchimento delle competenze di tutti i soggetti coinvolti attivamente nell’organizzazione, rappresentando una straordinaria esperienza per i volontari, e più in generale, ha contribuito a rafforzare l’immagine e l’identità culturale di Bauladu.
Non va trascurato anche il ritorno economico generato: in occasione delle manifestazioni tutti i posti letto delle strutture ricettive del Comune di Bauladu e di alcuni paesi limitrofi, vengono occupati dai visitatori del festival, e questo genera, soprattutto in occasione di Ananti de Sa Ziminera che si svolge a fine inverno, periodo difficile per le imprese turistiche, una destagionalizzazione dell’offerta turistica. Un altro risultato importante raggiunto con la manifestazione è la valorizzazione delle risorse agroalimentari locali con gli aperitivi letterari a base di prodotti a “chilometro zero”, oggi più che mai fondamentale in questo periodo di crisi per il comparto agroalimentare sardo.
Tuttavia abbiamo sempre ritenuto che il ritorno economico non costituisce né l’unica e né la più importante ricaduta del festival sul paese. Gli effetti di un evento culturale possono accelerare o innescare processi di cambiamento di un territorio. Il nostro gruppo ne è l’esempio, da due anni con l’Associazione di Promozione Sociale Jannaberta abbiamo preso in gestione l’Area archeologica di Santa Barbara di Bauladu in cui è presente, oltre alle testimonianze storiche, anche un uliveto. Per questo abbiamo ideato delle azioni di valorizzazione e fruizione dell’area che mettono in risalto le diverse competenze possedute dai soggetti dell’associazione: da quelle agrotecniche per la cura degli ulivi: è stata ideata l’iniziativa Adotta un ulivo che ci ha permesso con la produzione dell’olio di autofinanziare il festival, a quelle di marketing con un adeguato piano di comunicazione delle azioni, a quelle archeologiche, turistiche e letterarie che abbiamo messo a disposizione durante l’organizzazione di laboratori estivi di archeologia, lingua sarda e fattoria didattica per ragazzi. Insomma piccole iniziative culturali che se supportate in modo adeguato potrebbero trasformare il lavoro volontario in un’occupazione stabile e dunque contrastare il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri.

“Carlo Felice e i Tiranni sabaudi” di Francesco Casula: presentazioni a Sassari

Locandina dell’evento

La redazione del blog “Pesa Sardigna” con la gentile collaborazione della Biblioteca Comunale di Sassari, presenta “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” di Francesco Casula.

Domani, giovedì 9 marzo, verrà presentato a Sassari (ore 17:00, Biblioteca comunale, Piazza Tola) il nuovo libro di Francesco Casula: “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”. Introdurrà e presiederà Ninni Tedesco. Presenteranno l’opera Federico Francioni e Cristiano Sabino. Concluderà l’autore.

Il libro documenta in modo rigoroso la politica dei Savoia, sia come sovrani del Regno di Sardegna (1726-1861) che come re d’Italia (1861-1946). La loro politica, con le funeste scelte (economiche, politiche, culturali) “ritardò lo sviluppo di quasi cinquant’anni, con conseguenze non ancora compiutamente pagate”: a scriverlo è il più grande conoscitore della Sardegna sabauda, lo storico Girolamo Sotgiu. Gli storici, gli scrittori, gli intellettuali di cui si riportano valutazioni e giudizi nei confronti dei re sabaudi, spesso sono filo-monarchici e filo-sabaudi (come Pietro Martini) e dunque non solo loro avversari (come Mazzini o Giovanni Maria Angioy), ma tutti in ogni modo convergono in un severissimo giudizio nei loro confronti, segnatamente nei confronti del feroce Carlo Felice (prima come viceré in seguito come Re).
Il volume è rivolto in modo specifico agli studenti, ma ha un carattere divulgativo per fare conoscere una storia – o meglio una controstoria – poco conosciuta, anche perché è assente e/o mistificata dalla Storia ufficiale. Pensiamo al Risorgimento e all’Unità d’Italia, presentati come espressione delle magnifiche e progressive sorti, dimenticando o sminuendo i drammi e le tragedie che comportarono, ad iniziare dalla “creazione” della Questione Meridionale ancora oggi più che mai presente.

La mattina seguente il Prof. Casula incontrerà gli studenti di alcune classi  dell’ITI G.M. Angioy per presentare la sua opera “Letteratura e Civiltà della Sardegna” edita in due volumi, opera che presenta una vasta antologia di opere di poesia, letteratura e saggistica di alcuni fra i più significativi rappresentanti della cultura sarda, scritte sia in sardo che in italiano.

Crc Posse: nuovo album alle porte

Dr. Drer & Crc Posse nel video musicale "Su sardu alfabetu"
– Dr. Drer & Crc Posse nel video musicale “Su sardu alfabetu” –

Anno nuovo, disco nuovo. A cavallo tra il 2016 e il 2017 la storica band cagliaritana Dr.Drer & Crc Posse è in studio per la realizzazione del nuovo cd, Cabudanni. Registrazione delle tracce e lavoro di editing insieme ai producers ed ai tecnici.

Per il loro nuovo lavoro, composto da 11 tracce, la band ha lanciato già da dicembre una raccolta fondi sul web in modo da coprire le spese di realizzazione: info e modalità si trovano al sito https://www.produzionidalbasso.com/projects/12919/support

La Crc Posse in questo cd si avvale della presenza di ben due producer musicali (Alessandro Coronas e Andrea Piras) che hanno lavorato ognuno ad una parte del cd, e di una interessante presenza di musicisti, provenienti dalle più disparate esperienze artistiche. Si tratta perlopiù di professionisti sardi che lavorano nell’Isola e all’estero, ma troviamo anche studiosi della tradizione sarda e  musicisti internazionali che, da anni, hanno un legame forte con la nostra terra. Tutti hanno contribuito con i loro strumenti e con le loro idee musicali alla costruzione delle nuove canzoni del sestetto cagliaritano.
Parliamo del curdo Mubin Dunen (ney, jura), di Mauro Laconi (chitarra), Tomas e Mauro Addari (percussioni), Claudio Corona (hammond), Antonio Firinu (fisarmonica), Andrea Scalas (dubmastering), Luca Fadda (tromba), Piero Marras (synth), Francesco Capuzzi (elettroneddas, launeddas elettroniche).
Il lavoro di pre-produzione, di produzione in senso stretto e di registrazione in studio va avanti da mesi ed è servito alla band per dare un degno sound  alle parole dei testi che, anche questa volta, raccontano storie di lotta e di amore, partendo dalla propria terra per parlare di tutto il mondo. Storie contemporanee e anche storie di un secolo fa ma che, riportate alla luce oggi, sono di una attualità sconcertante.
Hip hop, reggae, funky, dub, world music si mescolano alla musica tradizionale sarda, creando la miscela sonora tipica della band.

Cabudanni (settembre, in italiano) è mese di feste, ma anche il mese che, in Sardegna, segna l’inizio di una nuova annata e pertanto, simbolicamente, l’apertura  di una nuova stagione sia per la band che per la nostra Isola. Non a caso, la canzone che da titolo al disco, ricorda una delle battaglie a loro più care (per scoprire quale, si dovrà attendere il pezzo che dà il titolo al disco).
Mentre la band è ancora in studio, amici e seguaci possono acquistare il cd in anticipo, contribuendo con piccole quote a coprire le spese dello studio di registrazione, della produzione, del mixing, del mastering e della stampa dei cd.

Nel sito https://www.produzionidalbasso.com/projects/12919/support si può dare un contributo ed ottenere, a scelta, la ricompensa (cd, magliette, inviti alla presentazione o altro).
Cabudanni avrà inoltre una diffusione internazionale grazie sia ad una rete di radio private di 8 paesi esteri che hanno già trasmesso i primi due estratti del cd, Terra e Murra (http://www.crcposse.org/public/radio%20Terra.html) ed anche grazie ad una serie di live che saranno organizzati nel 2017 in alcune città europee. L’uscita del cd è prevista tra un paio di mesi.

 

Per info:
info@crcposse.org
www.crcposse.org

I tiranni sabaudi: un libro di Francesco Casula

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Intervista allo storico Francesco Casula sul suo ultimo libro “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”. 

  1. La Sardegna pullula di vie e piazze intitolate ai Savoia. Perché?

La presenza ubiquitaria dei Savoia nelle Vie e nelle Piazze sarde (e persino di Monumenti, loro dedicati, è il caso della statua di Carlo Felice in Piazza Yenne a Cagliari che un Comitato propone che venga fatta “sloggiare”) è la cartina di tornasole dell’ideologia, italiota e patriottarda, del Risogimento e dell’Unità d’Italia, visti, da parte della destra, del centro e della stessa sinistra come segno ed espressione di magnifiche sorti e progressive. Duncas, sos Savoias no si tocant! In quanto appunto “padri” sia del Risorgimento che dell’Unità, momenti e movimenti tendenti alla libertà e al rinnovamento, dimenticando i drammi e le tragedie che comportarono, ad iniziare dalla “creazione” della “Questione sarda” (e meridionale) ancora oggi più presenti che mai. Tutta la storia italiana – pensiamo ai libri di testo della scuola ufficiale – è stata “letta”, costruita e modulata in base a tale categoria storiografica, chiaramente falsa e mistificatoria: come io nel saggio documento, dimostro e argomento. Ma tant’è: è stata metabolizzata e interiorizzata da parte della gran parte dei cittadini, financo sardi. Grazie anche all’opera mediatica e televisiva di guitti e cortigiani come Benigni. Sull’Unità d’Italia voglio solo riportare quanto scrive Giuseppe Dessì in quel meraviglioso romanzo che è Paese d’Ombre: “era stato soltanto ingrandito il regno del re sabaudo. La vera faccia dell’Italia non era quella che aveva sognato con tanti altri giovani, ma quella che sentiva urlare nella bettola, divisa come prima e più di prima, giacché l’unificazione non era stata altro che l’unificazione burocratica della cattiva burocrazia dei vari stati italiani. Questi sardi impoveriti e riottosi non avevano nulla a che fare con Firenze, Venezia, Milano, che considerava l’Isola una colonia d’oltremare, o una terra di confino”.

  1. Sui libri di storia si legge che i Savoia hanno fatto progredire la Sardegna rispetto all’epoca spagnola considerata la vera epoca di decadenza. Stanno così le cose?

Assolutamente no. I catalano-aragonesi prima e gli spagnoli dopo non erano certo benefattori: spremevano fiscalmente i sardi fino all’osso. Ma i Savoia sono stati molto peggio. Sia per quanto attiene alla tassazione che alla repressione. Con le loro funeste scelte (economiche, politiche, culturali) “ritardarono lo sviluppo della Sardegna di quasi cinquant’anni, con conseguenze non ancora compiuta¬mente pagate”: a scriverlo è il più grande conoscitore della “Sardegna sabauda”, lo storico Girolamo Sotgiu. Il libro documenta in modo rigoroso le malefatte e le infamie dei sovrani sabaudi in 226 anni di dominazione (1720-1946) attraverso citazioni di scritti, libri e documenti anche di storici e intellettuali filo monarchici e persino filo sabaudi: penso a Pietro Martini o a Giovanni Lavagna, patrizio algherese. E dunque non solo di avversari come Mazzini o Giovanni Maria Angioy. Carlo Felice in particolare fu il peggiore fra i sovrani sabaudi, da vicerè come da re fu infatti crudele, feroce e sanguinario (in lingua sarda incainadu), famelico, gaudente e ottuso (in lingua sarda tostorrudu). E ancora: più ottuso e reazionario d’ogni altro principe, oltre che dappocco, gaudente parassita, gretto come la sua amministrazione, lo definisce lo storico sardo Raimondo Carta Raspi. Mentre per un altro storico sardo contemporaneo, Aldo Accardo, – che si basa sulle valutazioni di Pietro Martini – è un “pigro imbecille”.

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3. Chi e come ha maggiormente italianizzato la Sardegna? I Savoia o la Repubblica?

E’ una bella gara. La desardizzazione e snazionalizzazione inizia con l’imposizione, da parte dei Savoia della lingua italiana (1776). Il sardo viene non solo proibito ma criminalizzato. Carlo Baudi di Vesme nell’opera Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna, scritta, su incarico del re Carlo Alberto tra l’ottobre e il novembre 1847, scrive che era severamente proibito l’uso del dialetto (sic!) sardo e si prescriveva quello della lingua italiana anche per incivilire alquanto quella nazione! Ovvero la lingua sarda è da estirpare in quanto espressione di inciviltà e la si deve trascendere con la lingua italiana, concepita come civile! Per quanto attiene alla storia ricordo che a Pietro Martini, uno dei padri della storiografia sarda, intenzionato a introdurre fra gli studenti dell’Isola l’insegnamento della Storia sarda, le autorità governative piemontesi risposero che nelle scuole dello Stato “debbasi insegnare la storia antica e moderna, non di una provincia ma di tutta la nazione e specialmente d’Italia”. Tale concezione, da ricondurre a un progetto di omogeneizzazione culturale, la ritroviamo pari pari anche nelle Leggi sull’istruzione elementare obbligatoria nell’Italia post unitaria: con i programmi scolastici, impostati secondo una logica rigidamente statalista e italocentrica, finalizzati a creare una coscienza “unitaria“, uno spirito “nazionale”, capace di superare i limiti – così si pensava (e si vaneggiava!) – di una realtà politico-sociale estremamente composita sul piano storico, linguistico e culturale. Questo paradigma fu enfatizzato nel periodo fascista, con l’operazione della “nazionalizzazione” dell’intera storia italiana ed è sopravvissuta sostanzialmente ancora oggi, con i programmi scolastici che tutt’ora escludono la storia locale e la lingua sarda.

4. Perché hai scritto un libro sui Savoia e sulla Sardegna?

La storia sarda è stata sostanzialmente interrata. Sepolta. Azzerata. E comunque censurata e persino mistificata e falsificata. Scritta dal punto di vista italiano, non sardo, “dei vincitori” – direbbe Cicitu Masala – e non dei “vinti”. La nostra storia dunque occorre non solo disseppellirla e studiarla ma anche riscriverla. Io ho tentato, in questo mio saggio, di riscrivere 226 anni di storia, meglio “di controstoria” sarda, del tutto assente nella scuola ufficiale. Il mio punto di vista, (che non solo non nego né nascondo ma rivendico orgogliosamente), è quello di uno studioso “militante”: impegnato a creare, diffondere e circuitare conoscenza, consapevolezza identitaria e nazionale sarda, autostima. Senza la quale non è possibile che la nostra Isola rompa le catene della dipendenza e della subalternità. Mi auguro che questo mio lavoro possa essere utile a quei consiglieri comunali che decidessero – finalmente – di rivedere la toponomastica sarda, per dedicare le nostre Vie e le nostre Piazze a sas feminas e a sos omines sardos de gabale, ai nostri eroi (Angioy, Cilocco, Sanna-Corda, Cadeddu) estromettendo i tiranni sabaudi e i loro lacchè e cortigiani.

fotografia della bandiera italiana tratta dal sito http://www.kubel1943.it/dettaglio.php?id=1883