Compagno T. e la coscienza sporca della sinistra sarda – intervista a Cristiano Sabino

Compagno T. Lettere a un comunista sardo, di Cristiano Sabino, ed. Condaghes 

Intervista a Cristiano Sabino di Luana Farina
  • È il tuo primo libro e tutti quelli che conoscono la tua storia politica e la tua formazione accademica penserebbero alla forma del saggio. Invece no! Ci troviamo davanti ad un libro che e sì politico, ma che ha diverse sfaccettature e chiavi di lettura. Come nasce Compagno T.? Da quale idea prende corpo?

Ho sempre avuto molto pudore per la scrittura. Scrivere è una cosa importante, le parole sono pietre e devono reggere la prova del tempo. Voglio dire che il criterio di selezione della scrittura non è adatta alla concezione mercantilistica dello scambio qui ed ora. Anche la scrittura politica non obbedisce alla medesima logica del documento, del volantino, dell’articolo di giornale, della tesi politica ma deve avere il coraggio di guardare più lontano nel tempo, nel passato come nel futuro, ambendo a toccare coscienze oggi indisponsibili all’ascolto. È questa l’idea che mi ha spinto a scrivere, un forte bisogno di fare i conti con i tanti nodi irrisolti che ho esperito nella mia militanza e con chi avrà in futuro il bisogno di un confronto per potersi temprare. Alla mia generazione è mancato questo, avevamo certo a disposizione le opere classiche del pensiero socialista e anche numerose testimonianze dei conflitti degli anni sessanta e settanta. Ma nulla di fresco, niente che potesse aiutarci a sgrezzare alcune posizioni per farle avanzare nella realtà, niente con cui misurarci direttamente a parte qualche documento e qualche giornaletto a ciclostile. Il saggio sarebbe stato troppo comodo. Non è detto che non scriverò nulla del genere, ma con i dogmi statocratici del compagno T. un saggio avrebbe funzionato poco o nulla. Alla fine diventa tutto un discorso di dati e numeri o di citazioni colte usate come formulette per dimostrare di avere ragione. Ne ho incontrati molti che conoscevano a memoria Marx, Lenin e Mao Zedong e poi ragionavano come vecchi DC o anche peggio. Non è questo il punto, non è sul piano delle formulette o dei glossari che intendevo colpire e affondare T., ammesso e non concesso che io ci sia riuscito. La mia intenzione era quella di pungerlo nell’anima, di infastidirlo, di provocare in lui un dolore permanente e di scuoterlo dal torpore delle sicurezze su cui ha costruito tutta la sua vita e spesso anche la sua fortuna e la sua carriera. Spero di aver buttato giù dalla sedia tanti compagni T.

  • Un nuovo paradigma letterario:  tra saggio, epistolario, narrazione. Si tratta di un libro scritto con uno stile insolito, soprattutto per un epistolario, dove a parlare è solo l’autore che scrive le 30 lettere al misterioso T., del quale non leggiamo mai le risposte ma riusciamo bene a immaginarle perché riesci a far materializzare fisicamente il tuo interlocutore, tanto da “farcelo vedere e sentire”. Quali sono le tue letture che ti hanno portato ad esprimerti in questo modo?

Io e T. abbiamo parlato e ci siamo scontrati per tutta la vita e credo che ciò continuerà ad avvenire, fino a che una delle due posizioni non soccomberà all’altra o entrambe cadranno in rovina. Potrebbe sembrare una posizione tragica ma lo scontro tra idee è sempre anche uno scontro tra vite e vissuti, individuali e collettivi. Non ho dovuto usare grandi artifici retorici per immaginare cosa avrebbe osservato o controribattuto T.; conosco molto bene l’arsenale logico da cui attinge.

Veniamo alle mie letture. Sicuramente sono debitore al dialogo filosofico e allo stile di pensiero che procede per appunti, esami, contro esami in maniera fluida e dialettica. Credo che Gramsci in questo sia rimasto insuperato (e non parlo del Gramsci addomesticato e ridotto ad icona pop da parte della cultura di sinistra, ma del Gramsci reale, quello dei Quaderni del carcere). I suoi Quaderni in realtà rappresentano un dialogo con tutta la cultura moderna su cui si fonda la costruzione della coscienza e del consenso occidentale. E lui mette a nudo e svela l’ossature profondamente classista e colonialista di questa coscienza medesima. Ma prima ancora sono debitore al pensiero scettico e in particolare a quello di Montaigne il quale, partendo dal presupposto che nulla può dirsi vero in maniera assoluta, svela molte contraddizioni del potere degli stati colonialisti europei nel periodo della loro formazione. Li chiamano in generale i “maestri del sospetto” perché hanno la capacità di ribaltare la realtà così come ci appare e di svelarne gli arcani e l’ingiustizia che si celano sotto le narrazioni e le retoriche ufficiali, persino di quelle correnti di pensiero che si vorrebbero critiche e rivoluzionarie come appunto quele da cui T. attinge tutto il suo bagaglio retorico. Ed è esattamente ciò che cerco di fare dialogando con T. relativamente al contesto sardo e internazionale.

  • Da tutto l’epistolario, nel modo di porre le oltre 130 domande che fai a T., emerge prepotentemente il tuo essere filosofo che cerca instancabilmente di comprendere i fatti storici e politici riguardanti la Sardegna, però mai col distacco tipico del filosofo, ma con una passione bruciante, forse a volte da deluso, ma mai arreso. Sbaglio?

Quella del filsofo distaccato è una scemenza. Come si fa ad amare la realtà e a cercare la verità distaccandosene o assumendo un atteggiamento freddo? Aveva ragione Aristotele a dire che la filosofia nasce dalla meraviglia. Chi non si meraviglia di fronte alle cose, chi non parteggia, chi non prende parte, chi non si sporca le mani, non è un filosofo, al massimo è un dotto di Stato. Gramsci prendeva sonoramente in giro il filosofo idealista Giovanni Gentile e la sua teoria dell’«atto puro» dichiarando che l’atto o è impuro o non è. Certo ci vuole una teoria e una visione generale del mondo per poter agire sapendo cosa si sta facendo e per essere realmente liberi, ma le teorie non si imparano solo sui libri, perché anche quei libri escono fuori da pratiche storiche e da veri e propri scontri materiali tra classi, popoli e gruppi sopciali. Chi non ha i calli nelle mani difficilmente è un buon filosofo.

  • L’epistolario col compagno T. è anche un’opportunità che l’autore si dà per parlare in modo attuale del suo essere stato e essere ancora comunista, internazionalista, indipendentista. La rivendicazione dell’autodeterminazione del popolo sardo e di tutti i popoli senza Stato è il filo conduttore di tutta questa narrazione. Quanto il tuo libro può contribuire a far passare questa linea, creando coscienza e  consapevolezza in chi o non le ha mai avute,  o se le aveva, ha preferito  sempre, e ancora oggi, “guardare altrove”?

L’autore con il libro appena uscito, lo scorso maggio nelle vie del centro storico di Sassari, la sua città natale

È una domanda difficile. Non credo che ci sia autore al mondo capace di rispondere. I libri una volta scritti non appartengono più all’autore, ma alla storia del popolo o dei popoli e/o al loro oblio. È questa l’unica critica letteraria che conta. Bisogna vedere se nel foro profondo della coscienza dei sardi a cui mi rivolgo (ed è ovvio che non mi rivolgo a tutti i sardi) esiste una frattura e se questo mio libro si dimostrerà capace di individuarla.

Tu per definire il mio spettro politico usi molti aggettivi: “comunista”, “internazionalisa”, “indipendentista”. Io sto maturando l’idea che basta un sostantivo: liberazione. Se partiamo da queto, se partiamo dalla necessità della liberazione, tutto il resto verrà da sé. Non mi sto associando a chi dice che gli –ismi sono roba del Novecento. Sto dicendo che nel concetto di liberazione sono inclusi molti -ismi in cui io e altri ci riconosciamo ed è più facile trovare un accordo andando al cuore del problema senza infognarsi nelle tante categorie che riportano il dibattito su questioni di carattere accademico e dottrinario e che ci tengono molto lontani dal movimento reale. Voglio dire che dovremmo ripartire dal conflitto e non dalle categorie ideologiche che ci impastoiano in dibattiti dal gusto letargico ed esotico ma non ci fanno fare un millimetro avanti nel mondo e nella società reale. Il mio libro ha l’ambizione di parlare di questo e del fatto che spesso la sinistra sarda ha fatto appunto il contrario e alla fine si è ritrovata adagiata sugli allori o semplicemente ha gettato la spugna o peggio si è venduta per un piatto di lenticchie. È questo il senso del “guardare altrove” di cui parli. Chi ha “guardato altrove” rispetto al conflitto a volte strisciante, a volte manifesto tra nazione sarda e Stato italiano, semplicemente ha aderito alla logica dello Stato. Ci sono sicuramente tante buone ragioni per giustificare una scelta del genere, ma i comunisti si nutrono del conflitto e la storia insegna che chi lo rifugge o lo teme, chi tenta in ogni modo di appianare i contrasti per paura di svegliare energie incontrollabili, non è comunista ma reazionario. E sinceramente ti dico che no, non credo di poter incidere sulla coscienza dei reazionari.

  • Ultima domanda: come stanno andando le presentazioni?

Direi bene. Il libro è uscito lo scorso maggio e finora abbiamo fatto 13 presentazioni e la quattordicesima sarà il prossimo 1 dicembre a Scano Montiferru dove dialogherò con il sindaco indipendentista Antoni Flore Mozzo. Con mio grande stupore (e anche del mio editore) il libro va verso la sua seconda ristampa. Non che non credessi nella qualità del mio lavoro, ma il tema è abbastanza impopolare, cioè affronta la questione dell’autodeterminazione della nazione sarda dal punto di vista della sinistra, scontentando sia chi si riconosce nei valori dell’indipendenza ma non in quelli della sinistra, sia coloro i quali si dichiarano di sinistra ma non sono indipendentisti e non sono neppure disposti a riconoscere l’esistenza di una questione nazionale sarda. Sono in progettazione tante altre presentazioni, comprese città importanti come Oristano e Nuoro che potranno essere organizzate non appena avremo il via libera dall’editore per la disponibilità dei libri.

La locandina della prossima presentazione del libro Compagno T. nel paese di Scano Montiferru che sarà introdotta dal sindaco scrittore Antoni Flore Mozzo il prossimo 1 dicembre.

A scuola con Dr. Drer & CRC posse cambia musica!

Con una liberatoria la famosa band rap bilingue cagliaritana permette a tutti i docenti della Sardegna di utilizzare i suoi brani a scopi didattici. Con una mail recapitata a diversi docenti e dirigenti scolastici dell’isola la band sarda Dr. Drer & CRC posse rende noto il progetto di mettere a dispozione «Materiale didattico: Musica, lingua sarda, storia contemporanea» a seguto di «decine di richieste ed iniziative autonome da parte di docenti sardi negli ultimi 5 anni in diversi Istituti isolani e nell’Università degli Studi di Cagliari». Così il gruppo musicale in attività dal 1991, considerata una delle più longeve posse in assoluto, comunica ufficialmente che tutti i suoi brani musicali sono liberamente disponibili per qualsiasi laboratorio o progetto scolastico in qualsiasi istituto scolastico della Sardegna: scuole primarie, secondarie e istituti superiori. Ma la band rap va oltre e si rende disponibile anche a partecipare fisicamente a tali progetti.

In particolare la liberatoria selezionasi alcuni brani già utilizzati negli ultimi anni. Ecco l’elenco con i relativi link youtube:

Lingua Sarda (Su Sardu Alfabetu) https://youtu.be/Hxlw_csrZro

Storia del Novecento (El Tano) https://youtu.be/V4gGOJ9KauQ

I sardi nella Prima Guerra Mondiale (Arruolamentu) https://youtu.be/jC3aciKXzlc

Bombardamenti a Cagliari (Casteddu 43) https://youtu.be/z6nzcDdSWh8

In generale sono comunque disponibili tutte le ultime produzioni su cd: Cabudanni (2017) https://soundcloud.com/crcposse/sets/cabudanni Cosa Bella Frisca (2012) https://soundcloud.com/crcposse/sets/dr-drer-crc-posse-cosa-bella In Sa Terra Mia (2010) https://soundcloud.com/crcposse/sets/dr-drer-crc-posse-in-sa-terra

La diffusione e la riproduzione sono liberamente consentite, pertanto tutti i brani sono a disposizione per qualsiasi lavoro didattico. La band chiede soltanto che gli venga comunicato il tutto per conoscenza e invita a diffondere tale liberatoria la quale termina con i contatti di tutto il gruppo che riportiamo per favorirne appunto la diffusione:

Michele, Mauro, Alessandro, Giorgia, Giovanni, Riccardo Dr.Drer & Crc Posse Email: info@crcposse.org Web: www.crcposse.org Video: http://www.youtube.com/crcposselive

FB:https://www.facebook.com/pages/drdrer-crc-posse/60553857896 dr.drer & crc posse – mùsica de Sardigna

TIROCINI, È ORA DI CAMBIARE

Il 25 Maggio 2017 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento” che vanno a sostituire le “Linee guida in materia di tirocini” approvate nel Gennaio 2013 in attuazione dell’art.1 c.34 della legge Fornero.
In questa materia le Regioni hanno competenza esclusiva, potendo, a discrezione, ricalcare o distaccarsi completamente da tali Linee Guida, che sono solamente un punto di riferimento, delle indicazioni di indirizzo fornite dalla stato centrale rispetto alle quali, in sede legislativa, le regioni hanno piena autonomia con unico limite quello di non poter fissare disposizioni peggiorative a tutela dei lavoratori.
Con tutta evidenza le nuove linee guida sono coerenti con l’impostazione del Jobs Act; si accontentano gli appetiti delle imprese, del mercato e di chi vuole vincere facile coi numeri periodici sul tasso di occupazione, con buona pace per i lavoratori e per quella che dovrebbe essere la reale natura del tirocinio.

Se prima vi era una chiara distinzione del tirocinio in tre tipologie differenti e modulati a seconda di chi fosse il destinatario, ora vi è una unificazione del tirocinio extracurricolare, rimanendo un semplice e veloce richiamo al titolo delle diverse tipologie ma ora prive di contenuto e caratterizzazione nel nome della unicità.
Per capirci meglio: secondo il primo paragrafo delle linee guida del 2013 il tirocinio formativo e di orientamento era rivolto ai soggetti che avevano conseguito un titolo di studio entro e non oltre 12 mesi e aveva il fine di agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro mediante una formazione a diretto contatto con il mondo del lavoro.
Ora il paragrafo corrispondente specifica solamente chi sono i soggetti cui si rivolgono i tirocini extracurricolari oggetto delle nuove linee guida. In pratica ci troviamo di fronte all’ennesima liberalizzazione interna al mercato del lavoro.
Non basta. Se prima il tirocinio formativo poteva durare massimo 6 mesi, ora la durata massima per tutti i tirocini è di 12 mesi, con tutto ciò che ne consegue in termini di maggiori possibilità di abuso e di abbattimento del costo di lavoro.
Se consideriamo che le stesse linee guida fissano l’indennità minima di partecipazione al tirocinio a 300€ mensili e che un tirocinante può lavorare quanto un altro lavoratore normalmente assunto per le stesse attività (ma ricordiamo il tirocinio non si configura mai come rapporto di lavoro), ci troviamo di fronte un quadro in cui a un’azienda è concesso far lavorare un lavoratore 6-8 ore al giorno per 12 mesi, pagandolo 300€ al mese e per giunta senza nessun obbligo di futura assunzione!

Pare legittimo chiedersi se 12 mesi non siano un po’ troppi per uno strumento che vuole garantire formazione, apprendimento, “arricchimento del bagaglio di conoscenze” e “acquisizione di competenze professionali”. Il rischio è quello di entrare in un vortice continuo dove dalla possibilità di un tirocinio così lungo non si esce più; il ricatto del mercato che già ora ci vede passare da un tirocinio all’altro prima di firmare un contratto di lavoro, ci costringerà ad accettare una permanenza più estesa sotto questo strumento – sicuramente peggiorativa rispetto ad un apprendistato o un contratto a termine – perché “tanto non si trova altro”.
Sarebbe bello inoltre indagare in quanti effettivamente utilizzino il tirocinio con una funzione formativa e non per sostituire regolari forme di lavoro subordinato. Per farvi una idea pensate solamente a quante volte ci si imbatte in annunci di lavoro che propongono un tirocinio ma al candidato è richiesta esperienza pregressa; un controsenso magistrale, chiaro segno della volontà di abusare dello strumento.
Per farsi una idea è interessante dare uno sguardo a questo grafico del Fatto Quotidiano, elaborato sui dati dell’analisi QUI, prodotta dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato e che analizza come siano cambiate le tipologie di contratti e la probabilità di ingresso nel mondo del lavoro:

Secondo il paragrafo 1 lett. a) delle nuove linee guida, i disoccupati che possono cominciare un tirocinio sono solo quelli che dichiarano al “sistema informativo unitario delle politiche del lavoro” la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego; ecco che questi, costretti a passare per questa procedura se vorranno svolgere un tirocinio, andranno ad aumentare statisticamente il numero degli attivi (per la semplice dichiarazione) e quindi ad abbassare il tasso di inattività (o aumentare quello di attività), mentre i tirocinanti, benché la loro attività non costituisca rapporto di lavoro, andranno a gonfiare statisticamente le file degli occupati.

Spetta alle Regioni l’ultima parola; queste entro il 25 Novembre 2017 dovranno adeguarsi alle nuove linee guida e sostituire la normativa precedente.
In Sardegna attualmente è in vigore la deliberazione 44/11 del 23 Ottobre 2013; questa prevede una indennità minima di 400€ e una durata massima di 6 mesi per i tirocini formativi e di orientamento e di 12 mesi per i tirocini formativi di inserimento e reinserimento.

È giunta l’ora di una svolta chiara in materia di tirocini perché la situazione di sfruttamento legalizzato vigente non è più sopportabile.

Il collettivo Furia Rossa di Oristano, alla luce di questa analisi, dichiara che una indennità minima congrua debba essere pari a 800€ lordi mensili per tirocinante e che la durata massima del tirocinio debba essere di 6 mesi per tutti i lavoratori. “Il nostro appello va a tutti i tirocinanti e i potenziali tirocinanti, alle organizzazioni giovanili e di lotta, perché inizino a ragionare su questa semplice proposta. Le azioni e le mobilitazioni verranno di conseguenza.”

Articolo tratto da:
https://lafuriarossa.noblogs.org/post/2017/09/06/tirocini-e-ora-di-cambiare/#more-571

“Paraulas e sonos”: Programma Estivo di promozione della lattura

Il titolo della  rassegna, organizzata dal Centro Studi Stugi Luigi Oggiano di Siniscola, è Paraulas e sonos. La  finalità della rassegna è quella di promuovere la lettura, creare momenti di aggregazione leggeri di carattere culturale, fuori dai consueti spazi pubblici (scuole, biblioteche), ma nei locali commerciali come bar o camping.  Questi eventi hanno anche come  obiettivo quello di promuovere il CSLO, che ha tra i sui fini principali la ricerca storica sul Senatore Luigi Oggiano, la  raccolta delle fonti storiche, la promozione dei suoi valori umani e morali.  A questo proposito il CSLO ha  già organizzato un convegno su Luigi Oggiano e un giornata rievocativa in ricordo di Lorenzo Pusceddu.

Il primo evento programmato  (il 18 agosto, ore 19.00) è stato dedicato alla  narrativa.  Si è svolto presso il Bar  “La  Colmena”, a  La Caletta,  con il romanzo L’oltraggio della sposa in presenza dell’autore  Ottavio Olita e con la presentazione di Massimo Dadea.

Si tratta di un avvincente romanzo, tratto da una storia  vera avvenuta nel periodo postunitario in una località della Meridione d’Italia.  I temi  del libro sono strettamente legati alle vicissitudini di una donna e di un ufficiale del Regno d’Italia. I temi pregnanti ruotano intorno alle relazioni sentimentali della coppia e mettono in luce il ruolo della donna in una società caratterizzata dai valori tradizionalisti. Di un certo rilievo anche il tema, modernissimo, delle verità processuali e del condizionamento delle sentenze da parte dell’opinione pubblica.

Il secondo evento  si svolgerà nel bar Gana ‘e Gortoe, il 26 agosto, alle ore 19.00,   dove si alterneranno letture di  poesia e brani musicali in presenza delle autrici, con letture espressive di testi di Giuseppina  Carta, Rosalba Satta e Benedetta Gatto.  Per quanto riguarda la musica si esibirà il Tenores Luisu Ozzanu di Siniscola e Federico Ventroni e Gesuino  Deiana.

 Alla  rassegna  poetica collabora l’Associazione Amistade di Olbia. Anche questa collaborazione rientra tra gli obiettivi del CSLO: quello di istituire relazioni di scambio con altre realtà dell’isola e che condividono ideali  e finalità comuni.

Il terzo evento  è programmato si svolgerà al Selema Camping di Santa  Lucia il 2 settembre, alle ore 19.00. In questa occasione interverrà l’autore Giacomo Mameli con il libro Come figlie, anzi, edizioni Cuec.   Si tratta di una raccolta di testimonianze di esperienze di vita vissute  prevalentemente  in Sardegna da donne di provenienza rumena, polacca, africana, latinoamericana. Il grande tema del libro è il fenomeno sociale delle migrazioni femminili e delle diverse implicazioni Un tema che l’autore ha già affrontato in Le ragazze sono partite.   La presentazione si svolgerà nella cornice del Camping Selema e si aprirà con delle letture di brani e con l’intervento critico  di presentatrici locali.

Il salottino “Sulla terra leggeri” sminuisce Irvine Welsh – di Daniela Piras

di Daniela Piras

Irvine Welsh. Dislivello tra autori ed eventi.

Tra gli appuntamenti culturali estivi all’interno delle programmazioni dei vari festival, ieri c’è stato quello che aveva come protagonista uno dei più importanti scrittori viventi: Irvine Welsh. Autore di romanzi cult come “Trainspotting”, “Ecstasy”, “Il Lercio”, “Acid House” e tantissimi altri, lo scrittore è stato invitato nell’ambito della decima edizione del festival “Sulla terra leggeri”. Attraverso i suoi scritti era facile intuire che Welsh non fosse certo l’evoluzione dello studente modello, e che un modo così particolare e penetrante di scrivere fosse il frutto di una mente al di sopra delle convenzioni, e della prassi in genere. Aprire un romanzo di Welsh è come entrare in un’orbita lessicale che, attraverso la parola, conduce in un mondo difficile da classificare nel quale si viene trascinati, arduo spiegarlo con le semplici parole che normalmente utilizziamo. È l’annullamento di ogni regola, di ogni perfezione dello scritto, a favore di una illuminante esperienza difficile da dimenticare. Ecco, dietro questo genio dell’arte letteraria c’è un uomo che ha vissuto esperienze non comuni e, di norma, mal viste.

Oggi Welsh ha 59 anni e, oltre ad essere uno scrittore, è un uomo con un forte impegno politico, contestatore dell’economia neoliberista e del consumismo, da sempre apertamente schierato per l’indipendenza della terra in cui è nato, quella Scozia che viene raccontata nei suoi libri, quella nazione che racconta partendo dalla sua città, presente in diversi suoi romanzi, Leith. La Scozia è dentro ad ogni pagina, si potrebbe osare affermare, i suoi personaggi ironizzano contro gli inglesi, la netta divisione che Welsh tiene a dare è chiara: una cosa è la Scozia, un’altra è l’Inghilterra. Navigando in rete mi imbatto in un articolo che parla di Welsh come di uno scrittore “inglese” e penso a come spesso si ignori chi c’è dietro un nome e un titolo. Da sarda purtroppo non mi stupisce che, su determinate visioni politiche, spesso scenda una sorta di velo oscuro, non distinguere la nazione scozzese da quella inglese è un po’ la stessa cosa che accade agli scrittori sardi che automaticamente diventano italiani perché utilizzano la lingua italiana, di conseguenza Welsh è uno scrittore “inglese”, punto; del resto scrive in inglese.

Ieri, durante l’intervista sul palco del festival, osservavo il volto di Welsh con attenzione, ho ascoltato con attenzione le domande che gli sono state poste, che sarebbero potute essere di ben altro rilievo. Chiedere a uno scrittore di tale calibro: “È vero che hai scritto alcuni tuoi libri in metropolitana?” o “Qual è la domanda alla quale ti sei stancato di rispondere su Trainspotting?” “Hai scelto tu la colonna sonora del film?” sinceramente mi ha fatto un po’ tristezza. Un uomo con un passato non idilliaco, figlio di una cameriera, che ha lavorato anche come spazzino prima di ottenere il successo, un uomo impegnato in politica, con un’intelligenza accesa… al quale sono state rivolte domande da salotto tv, di quello più banale e scontato, un vero peccato. Ho sentito comunque alcune cose interessanti durante il corso dell’intervista, ad esempio quando Welsh ha detto “Sento spesso dire che per poter scrivere si ha bisogno di una situazione ideale, sono tutte cazzate, si può scrivere ovunque”. E pensare che in rete non è difficile imbattersi in interviste a Welsh dove il tenore delle domande è ben diverso, ad esempio nell’articolo di Elisabetta Pagani realizzata per La Stampa il 17/09/2016:

“Si può vivere senza dipendenze?”    

“Qual è, oggi, la sua dipendenza?”

 “La Scozia potrebbe permettersi l’indipendenza sotto il profilo economico?” Alla quale Welsh risponde così: «Che domanda è? Perché non dovrebbe permettersela visto che ha più risorse naturali dell’Islanda, che sembra cavarsela bene? La Scozia ha l’8,5% della popolazione del Regno Unito e qualcosa come il 40% delle sue risorse naturali. Penso che con l’indipendenza diventerebbe un Paese molto ricco».

Servirebbe davvero conoscere almeno la storia di un autore così importante, prima di invitarlo e riservare a lui un’intervistuccia da talk show. Davvero un’occasione persa, speriamo almeno che Welsh si porti dei bei ricordi dei nostri paesaggi e della nostra cucina.

Giugghendi in Carrera

Giochi, arte e socialità il 15 Luglio in Piazza Sant’Apollinare
Il Centro storico di Sassari riprende vita. Il 15 Luglio dalle ore 17.00 si terrà una giornata dedicata alla socialità in strada e ai giochi tradizionali. Giugghendi in carrera, infatti, riporterà nella Piazza di Sant’Apollinare alcuni dei più famosi giochi di un tempo, autocostruiti da alcuni abitanti del quartiere: marrocura, lu cecciu, lu carruzzu, frairi, paradisu, ballocci.
Sarà possibile per tutti i bambini e le bambine cimentarsi nei giochi che saranno allestiti nella piazza. Durante la giornata writer di strada abbelliranno la piazza con murales a cui i bambini potranno dare il loro contributo con bombolette colorate.
In serata si terrà un’arrostita di carne e verdure aperta a tutti e per tutta la giornata zucchero filato gratis per i bimbi.
La giornata, organizzata dal Collettivo S’idelibera (con sede in Via Casaggia 12, dietro la Chiesa di Sant’Apollinare) e da alcuni abitanti del quartiere, vuole essere un momento di socialità e incontro in cui rivivere piazze e strade come luogo di scambio, gioco e confronto.
Tutte le info sul blog S’idea libera

Condaghes distribuirà in Italia

La nota casa editrice sarda “Condaghes” ha firmato un contratto di distribuzione su tutto il territorio dello Stato con la DirectBook Metadistribuzione libraria e da alcuni giorni i suoi libri sono ufficialmente disponibili od ordinabili nei maggiori circuiti librari dello Stato.

Per una piccola realtà editoriale indipendente, quale la Condaghes, si tratta di un traguardo importante ma allo stesso tempo arduo da gestire.

Come si può ben capire lanciare le pubblicazioni di un marchio editoriale poco conosciuto in un mercato così competitivo non è un’operazione facile, ma Condaghes – si sostiene in una nota inviata anche ai suoi autori – pone fiducia nel valore e nella qualità dei suoi libri e ritiene che “presto la casa editrice riuscirà a ritagliarsi uno spazio dignitoso nel mare magnum dell’editoria italiana e straniera”.

Condaghes pertanto chiede ai suoi autori e ai suoi lettori un piccolo supporto sui social:

ci piacerebbe che collaborassi alla promozione dell’azienda attraverso i social network. Saranno sufficienti poche mosse: clicca sul pulsante “mi piace” presente nella home della pagina Facebook Condaghes e invita tutti i tuoi amici a fare altrettanto.

https://www.facebook.com/Condaghes-735969199840737/

Se invece hai un account Instagram premi sul tasto “segui”, diventa follower della casa editrice e suggerisci il profilo anche ai tuoi contatti.

https://www.instagram.com/condaghes/

 

Dalla “scuola” alla “iscola”: il fronte dell’autodeterminazione trova la sintesi!

Ieri domenica 25 giugno 2017 a Sassari il cartello di organizzazioni indipendentiste e civiche che fa capo a Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale (Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Libera, Sardigna Natzione, Progres, Gentes) ha organizzato a Sassari un’importante giornata di lavoro sulla scuola sarda. La Mesa aveva già lanciato l’idea di un manifesto “pro s’iscola sarda”. La bozza del manifesto, presentata in conferenza stampa ad Oristano a fine marzo scorso, lanciava un appello a tutta la società sarda e in particolare ai lavoratori della scuola per un vero diritto allo studio che «in Sardegna, non può essere affidato ad una istituzione scolastica che ha come obiettivo la destrutturazione culturale dei sardi». La Mesa Natzionale ha continuato a lavorare in questi mesi di fine anno scolastico, arrivando a tracciare un percorso politico e culturale preciso che ieri ha iniziato a dare i suoi primi frutti.

La giornata di lavoro è stata aperta da un vibrante intervento dell’antropologo Bachisio Bandinu che ha riflettuto sul rapporto tra la scuola “propria” (cioè quella istituzionale e centralista controllata dallo stato) e la scuola “impropria” (cioè quella delle comunità e del territorio) e ha proposto una riforma culturale che portasse a capovolgere la concezione del sapere: non più dai concetti generali all’esperienza, ma dall’esperienza viva delle comunità ai concetti. Subito dopo si sono formati i tavoli di lavoro con la formazione di workshop tematici introdotti da facilitatori esperti: Marina Spinetti (insegnante), Maurizio Onnis (autore di testi scolastici), Ninni Tedesco (insegnante), Alessandra Ruggiu (pedagogista), Alessia Etzi (Provincia del Medio Campidano), Alessandro Mongili (docente universitario), Davide Pinna (studente).

Le idee di facilatori e partecipanti ai gruppi di lavoro sono state raccolte dall’organizzazione e serviranno per pasare alla prossima fase che inizierà dopo la pausa estiva: quella della scrittura di una proposta di legge sulla scuola sarda che tenga conto delle linee politiche della giornata di ieri e delle tante proposte avanzate.

In sintesi dai lavori di ieri è emersa non solo l’esigenza di inserire la storia e la lignua sarda nel curricolo scolastico, ma anche di dare un’adeguata formazione alla classe docente di ogni ordine e grado, di preparare i materiali didattici in sardo e di lavorare con le mense a filiera corta puntando sulla cultura alimentare che è insieme cultura economica, nutrizionale e linguistica). In sala erano presenti anche esponenti dell’associazione Sardos che recentemente hanno avanzato una proposta di legge per inserire la storia sarda nella scuola, individuando fondi già prevista per il triennio che altrimenti resterebbero inutilizzati.

Si va dunque verso una convergenza di tutte le organizzazioni indipendentiste e sardiste sul tema “scuola sarda”. Ripartirà dunque da qui il “fronte unito dell’autodeterminazione della Sardegna”?

Intervento dell’antropologo Bachis Bandinu

https://www.youtube.com/watch?v=vqoQPbgCjJA&feature=youtu.be

Il Fronte dell’autodeterminazione riparte dalla scuola sarda

Il manifesto dell’iniziativa prevista il prossimo 25 giugno a Sassari di Sa Mesa

Domenica 25 giugno 2017 a Sassari, il cartello di organizzazioni indipendentiste e civiche che fa capo a Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale organizzerà a Sassari un’importante giornata di lavoro sulla scuola sarda. La Mesa aveva già lanciato l’idea di un manifesto “pro s’iscola sarda”. La bozza del manifesto, presentata in conferenza stampa ad Oristano a fine marzo scorso, lanciava un appello a tutta la società sarda e in particolare ai lavoratori della scuola per un vero diritto allo studio che «in Sardegna, non può essere affidato ad una istituzione scolastica che ha come obiettivo la destrutturazione culturale dei sardi». La Mesa Natzionale individuava alcune priorità strategiche su cui lavorava e, su questo solco, ha continuato a lavorare in questi mesi di fine anno scolastico arrivando a tracciare un percorso politico e culturale preciso. In particolare nel manifesto ci si appellava alla necessità di scrivere una legge regionale capace di garantire il sardo come lingua ufficiale al pari dell’italiano, si proponevano corsi gratuiti di lingua sarda rivolti a tutti i docenti, l’istituzione di graduatorie per gli insegnanti bilingue, l’inserimento della storia sarda nel curricolo scolastico e l’applicazione dell’articolo 5 dello statuto autonomistico che prevede la possibilità per la RAS di «adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: “istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”».

Così domenica 25 giugno 2017, a Sassari, per tutta la giornata, la Mesa Natzionale chiama docenti, studenti, intellettuali e cittadini a lavorare per costruire insieme la scuola sarda .

foto d’epoca di una scolaresca sarda

I lavori si svolgeranno in questo modo: non sarà un convegno ma un susseguirsi di gruppi di lavoro e ognuno avrà un facilitatore (un tutor con il compito di fare una breve relazione iniziale sul tema a lui affidato e recepire tutti i contributi dal pubblico). Alla fine si formeranno gruppi di lavoro per emendare e integrare la bozza del manifesto presentato a Oristano in conferenza stampa lo scorso 31 marzo). Non ci saranno sovrapposizione di gruppi di lavoro per cui chi sarà interessato potrà partecipare a tutti i gruppi che desidererà e per ogni partecipazione riceverà un attestato di partecipazione da parte dell’organizzazione.

Ecco il programma completo dei lavori:

Ore
– 9:00, Saluti e breve presentazione del Manifesto da parte della Mesa Natzionale.
– 9:10, Apertura di Bachisiu Bandinu “Dae s’imparare a su ischire”
– 9:30, L’inserimento della storia e della civiltà sarda nell’intero curricolo verticale (facilita Ninni Tedesco)
– 11:00, La scuola dell’autogoverno: proposte operative di una legge quadro (facilita Marina Spinetti)
– 12:30, Storia sarda nei libri di testo (facilita Maurizio Onnis)

– Pausa pranzo –
– 15:00, Dimensionamento scolastico e mense a chilometro zero (facilita Alessia Etzi)
– 16:15, L’inserimento della lingua sarda nel sistema di formazione della Sardegna (Alessandro Mongili)
– 17:30, I giovani sardi e la loro scuola e università (facilita Davide Pinna)
– 18:45, Una nuova concezione pedagogica per i sardi. Prospettive (Lisandra Ruggiu)

A dibattito completato seguirà la sottoscrizione dei presenti della bozza del Manifesto e la formazione dei gruppi di lavoro sui temi affrontati.

Il logo dell’associazione culturale Sardos

Intanto, su un piano parallelo ma compatibile e complementare, anche la neonata associazione Sardos ha pensato di puntare sulla scuola sarda e di formulare una proposta di legge sul tema. «L’assenza dell’insegnamento delle vicende storiche della Sardegna – si legge nell’introduzione della proposta –  è un vulnus capitale per la costruzione di una coscienza identitaria dei Sardi». La proposta nasce quindi da qui: dall’insegnamento della Storia nella scuola perché  «la negazione di questo processo si è manifestata in Sardegna con l’assenza quasi totale dell’insegnamento delle vicende storiche sarde e quindi con l’ignoranza da parte di larghi strati della popolazione di ciò che nei secoli ha costituito l’elemento fondante del concetto stesso di popolo sardo, così come richiamato anche dallo Statuto Speciale del 1948. Senza conoscenza della storia non ci può essere coscienza comunitaria collettiva, per cui qualsiasi tipo di opzione di autodeterminazione (sia essa declinata nella forma dell’indipendentismo, sovranismo, federalismo o autonomia speciale) non può compiutamente realizzarsi».

Il problema – sostengono gli attivisti di Sardos – si annida anche nella mancanza statutaria di competenze specifiche in questa materia dal momento che «lo Statuto Speciale del 1948 non prevede competenze primarie in materia di insegnamento scolastico» e quindi generazioni di sardi si sono formate senza coscienza di sé e della propria specificità storica e culturale. Ciò ha provocato «un corto circuito totale della gestione dell’Autonomia che è apparsa fallimentare fin dalla fine degli anni ’60 e, nella mancanza assoluta di una conoscenza profonda delle strutture sociali sarde, ha provocato anche le grandi catastrofi economiche politiche legate a: assitenzialismo, industrializzazione catapultata dall’esterno, consumo del territorio, cementificazione delle coste, abbandono della lingua, emigrazione, spopolamento delle zone interne».

Insomma, secondo gli attivisti di Sardos, l’assenza della Storia, della lingua e più in generale della cultura dei sardi dal sistema di formazione isolano è stato il basamento su cui si è potuto costruire un sistema di dipendenza e subalternità che i cittadini sardi hanno accettato non possedendo gli strumenti critici idonei per potersene liberare. È chiaro dunque che «ogni governo regionale che si proponga di favorire l’autodeterminazione deve ripartire dal recupero dell’insegnamento della lingua e della storia nelle giovani generazioni». Veniamo quindi alle proposte di Sardos che sono state studiate all’interno del vigente sistema giuridico scolastico italiano descritto come un «mastodonte che chiude le porte a qualsiasi insegnamento storico che possa essere deviante rispetto agli interessi nazionali e all’identità italiana».

Siccome lo Stato nega alla Regione di poter intervenire direttamente in materia – scrivono gli attivisti di Sardos – «la Regione può e deve semplicemente mettere a disposizione di istituzioni scolastiche autonome e volontarie delle risorse per sostenere progetti di insegnamento della storia della Sardegna in orario curricolare dopo aver ovviamente sensibilizzato dirigenti, docenti , allievi e famiglie alla presentazione o formulazione degli stessi. In questo modo le scuole possono utilizzare le disposizioni della riforma Moratti per ciò che attiene la cosiddetta “quota di flessibilità regionale”, per l’inserimento di altre discipline nei curricula della scuola primaria e secondaria, confermando dunque il tradizionale “esercizio dell’autonomia scolastica”, per l’insegnamento della Storia sarda. In questo modo il sistema ipocrita che nega autonomia ad una Regione a Statuto speciale ma la conferisce demagogicamente a un singolo istituto comincia ad essere scardinato in attesa di una riforma più seria delle competenze dello Statuto Speciale.

Di seguito pubblichiamo la proposta di testo di legge sul sostegno all’insegnamento della Storia della Sardegna negli istituti scolastici in orario curricolare avanzata da Sardos:

  1. La Regione assume quale priorità per lo sviluppo dell’identità del popolo sardo la diffusione della conoscenza delle vicende storiche dell’isola attraverso l’insegnamento scolastico.
  2. Nel rispetto della autonomia scolastica e delle rispettive competenze tra Stato e Regione, si sostengono iniziative didattiche volte a far acquisire la consapevolezza del percorso storico che ha forgiato il comune patrimonio di valori su cui si fonda la specialità della Regione Autonoma della Sardegna .
  3. Pertanto è autorizzata la spesa di Euro 200.000 per l’annualità 2018, 400.000 per l’annualità 2019, 600.000 per l’annualità 2020, per il sostegno di progetti di insegnamento della Storia della Sardegna in orario curricolare, nelle scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio regionale.
  4. All’interno degli stanziamenti previsti la Regione si fa carico di produrre e diffondere materiali didattici necessari e di affidare a organismi qualificati la formazione degli insenganti.
  5. Sarà cura della Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, predisporre i criteri di assegnazione delle risorse di finanziamento ai progetti che dovranno essere presentati su impulso delle singole autonomie scolastiche previo accordo e informazione della Direzione Scolastica Regionale.
    Per il primo triennio si dovrà riconoscere priorità di sostegno ai progetti che useranno la lingua sarda o le altre lingue minoritarie, quale lingua veicolare dell’insegnamento.

Gineologia: quattro appuntamenti tra Siniscola, Sassari, Cagliari e Alghero

Locandina del ciclo di seminari

No Una de Mancu, il gruppo spontaneo di Donne di Siniscola sta collaborando insieme alla Rete Kurdistan Sardegna, Asce di Nuoro e Donne Sarde per la Cultura per ospitare sabato 27 maggio a Siniscola alle ore 19 presso il Bar Montalbo il seminario di valenza internazionale sulla “Gineologia -La scienza delle Donne” a cura dell’attivista Curda Haskar Kırmızıgül che nel suo tour europeo verrà anche in Sardegna.

No Una de Mancu sostiene il progetto delle Donne Curde per l’importanza che esso apporta alla questione femminile e all’auspicata parità dei ruoli tra Donne e Uomini. Sosteniamo le Donne Curde per il cambiamento della società attraverso l’abbattimento del Patriarcato e per reinterpretare la società da una prospettiva femminile. Capiamo l’importanza di questo seminario e auspichiamo che il messaggio di Haskar sia ascoltato da Uomini e Donne perché la battaglia di queste donne, al di là anche della questione Curda, che appoggiamo e siamo dalla parte dei Curdi, è di estrema importanza perché questo modello di società in uso nello stato de-facto del Rojava, se fosse applicato anche da noi, renderebbe le società di tutto il mondo realmente migliori. Il messaggio di queste Donne è rivoluzionario.

Sono previste anche altre tre tappe (oltre quella di Siniscola inclusa nel programma di cui sotto) per il seminario sulla gineologia a cura di Haskar Kırmızıgül:

– Mercoledì 24, ORE 18.30: SASSARI, L’Ultimo Spettacolo, C.so Trinità 161

– Giovedì 25, ORE 18.30: ALGHERO, ResPublica, Piazza Pino Piras

– Venerdì 26, ORE 17.30: CAGLIARI, Sa Domu Studentato Occupato (nell’ambito della Tattoo Circus), via Lamarmora 126, QUI

– Sabato 27, ore 19.00: SINISCOLA, Bar Montalbo, Via Gramsci 103

Per approfondire:

http://www.uikionlus.com/wp-content/uploads/ocalan_liberare-la-vida-la-rivoluzione-delle-donne.pdf

http://www.infoaut.org/images/Reportage_Medioriente/jineoloji2.pdf