Il Fronte dell’autodeterminazione riparte dalla scuola sarda

Il manifesto dell’iniziativa prevista il prossimo 25 giugno a Sassari di Sa Mesa

Domenica 25 giugno 2017 a Sassari, il cartello di organizzazioni indipendentiste e civiche che fa capo a Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale organizzerà a Sassari un’importante giornata di lavoro sulla scuola sarda. La Mesa aveva già lanciato l’idea di un manifesto “pro s’iscola sarda”. La bozza del manifesto, presentata in conferenza stampa ad Oristano a fine marzo scorso, lanciava un appello a tutta la società sarda e in particolare ai lavoratori della scuola per un vero diritto allo studio che «in Sardegna, non può essere affidato ad una istituzione scolastica che ha come obiettivo la destrutturazione culturale dei sardi». La Mesa Natzionale individuava alcune priorità strategiche su cui lavorava e, su questo solco, ha continuato a lavorare in questi mesi di fine anno scolastico arrivando a tracciare un percorso politico e culturale preciso. In particolare nel manifesto ci si appellava alla necessità di scrivere una legge regionale capace di garantire il sardo come lingua ufficiale al pari dell’italiano, si proponevano corsi gratuiti di lingua sarda rivolti a tutti i docenti, l’istituzione di graduatorie per gli insegnanti bilingue, l’inserimento della storia sarda nel curricolo scolastico e l’applicazione dell’articolo 5 dello statuto autonomistico che prevede la possibilità per la RAS di «adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: “istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”».

Così domenica 25 giugno 2017, a Sassari, per tutta la giornata, la Mesa Natzionale chiama docenti, studenti, intellettuali e cittadini a lavorare per costruire insieme la scuola sarda .

foto d’epoca di una scolaresca sarda

I lavori si svolgeranno in questo modo: non sarà un convegno ma un susseguirsi di gruppi di lavoro e ognuno avrà un facilitatore (un tutor con il compito di fare una breve relazione iniziale sul tema a lui affidato e recepire tutti i contributi dal pubblico). Alla fine si formeranno gruppi di lavoro per emendare e integrare la bozza del manifesto presentato a Oristano in conferenza stampa lo scorso 31 marzo). Non ci saranno sovrapposizione di gruppi di lavoro per cui chi sarà interessato potrà partecipare a tutti i gruppi che desidererà e per ogni partecipazione riceverà un attestato di partecipazione da parte dell’organizzazione.

Ecco il programma completo dei lavori:

Ore
– 9:00, Saluti e breve presentazione del Manifesto da parte della Mesa Natzionale.
– 9:10, Apertura di Bachisiu Bandinu “Dae s’imparare a su ischire”
– 9:30, L’inserimento della storia e della civiltà sarda nell’intero curricolo verticale (facilita Ninni Tedesco)
– 11:00, La scuola dell’autogoverno: proposte operative di una legge quadro (facilita Marina Spinetti)
– 12:30, Storia sarda nei libri di testo (facilita Maurizio Onnis)

– Pausa pranzo –
– 15:00, Dimensionamento scolastico e mense a chilometro zero (facilita Alessia Etzi)
– 16:15, L’inserimento della lingua sarda nel sistema di formazione della Sardegna (Alessandro Mongili)
– 17:30, I giovani sardi e la loro scuola e università (facilita Davide Pinna)
– 18:45, Una nuova concezione pedagogica per i sardi. Prospettive (Lisandra Ruggiu)

A dibattito completato seguirà la sottoscrizione dei presenti della bozza del Manifesto e la formazione dei gruppi di lavoro sui temi affrontati.

Il logo dell’associazione culturale Sardos

Intanto, su un piano parallelo ma compatibile e complementare, anche la neonata associazione Sardos ha pensato di puntare sulla scuola sarda e di formulare una proposta di legge sul tema. «L’assenza dell’insegnamento delle vicende storiche della Sardegna – si legge nell’introduzione della proposta –  è un vulnus capitale per la costruzione di una coscienza identitaria dei Sardi». La proposta nasce quindi da qui: dall’insegnamento della Storia nella scuola perché  «la negazione di questo processo si è manifestata in Sardegna con l’assenza quasi totale dell’insegnamento delle vicende storiche sarde e quindi con l’ignoranza da parte di larghi strati della popolazione di ciò che nei secoli ha costituito l’elemento fondante del concetto stesso di popolo sardo, così come richiamato anche dallo Statuto Speciale del 1948. Senza conoscenza della storia non ci può essere coscienza comunitaria collettiva, per cui qualsiasi tipo di opzione di autodeterminazione (sia essa declinata nella forma dell’indipendentismo, sovranismo, federalismo o autonomia speciale) non può compiutamente realizzarsi».

Il problema – sostengono gli attivisti di Sardos – si annida anche nella mancanza statutaria di competenze specifiche in questa materia dal momento che «lo Statuto Speciale del 1948 non prevede competenze primarie in materia di insegnamento scolastico» e quindi generazioni di sardi si sono formate senza coscienza di sé e della propria specificità storica e culturale. Ciò ha provocato «un corto circuito totale della gestione dell’Autonomia che è apparsa fallimentare fin dalla fine degli anni ’60 e, nella mancanza assoluta di una conoscenza profonda delle strutture sociali sarde, ha provocato anche le grandi catastrofi economiche politiche legate a: assitenzialismo, industrializzazione catapultata dall’esterno, consumo del territorio, cementificazione delle coste, abbandono della lingua, emigrazione, spopolamento delle zone interne».

Insomma, secondo gli attivisti di Sardos, l’assenza della Storia, della lingua e più in generale della cultura dei sardi dal sistema di formazione isolano è stato il basamento su cui si è potuto costruire un sistema di dipendenza e subalternità che i cittadini sardi hanno accettato non possedendo gli strumenti critici idonei per potersene liberare. È chiaro dunque che «ogni governo regionale che si proponga di favorire l’autodeterminazione deve ripartire dal recupero dell’insegnamento della lingua e della storia nelle giovani generazioni». Veniamo quindi alle proposte di Sardos che sono state studiate all’interno del vigente sistema giuridico scolastico italiano descritto come un «mastodonte che chiude le porte a qualsiasi insegnamento storico che possa essere deviante rispetto agli interessi nazionali e all’identità italiana».

Siccome lo Stato nega alla Regione di poter intervenire direttamente in materia – scrivono gli attivisti di Sardos – «la Regione può e deve semplicemente mettere a disposizione di istituzioni scolastiche autonome e volontarie delle risorse per sostenere progetti di insegnamento della storia della Sardegna in orario curricolare dopo aver ovviamente sensibilizzato dirigenti, docenti , allievi e famiglie alla presentazione o formulazione degli stessi. In questo modo le scuole possono utilizzare le disposizioni della riforma Moratti per ciò che attiene la cosiddetta “quota di flessibilità regionale”, per l’inserimento di altre discipline nei curricula della scuola primaria e secondaria, confermando dunque il tradizionale “esercizio dell’autonomia scolastica”, per l’insegnamento della Storia sarda. In questo modo il sistema ipocrita che nega autonomia ad una Regione a Statuto speciale ma la conferisce demagogicamente a un singolo istituto comincia ad essere scardinato in attesa di una riforma più seria delle competenze dello Statuto Speciale.

Di seguito pubblichiamo la proposta di testo di legge sul sostegno all’insegnamento della Storia della Sardegna negli istituti scolastici in orario curricolare avanzata da Sardos:

  1. La Regione assume quale priorità per lo sviluppo dell’identità del popolo sardo la diffusione della conoscenza delle vicende storiche dell’isola attraverso l’insegnamento scolastico.
  2. Nel rispetto della autonomia scolastica e delle rispettive competenze tra Stato e Regione, si sostengono iniziative didattiche volte a far acquisire la consapevolezza del percorso storico che ha forgiato il comune patrimonio di valori su cui si fonda la specialità della Regione Autonoma della Sardegna .
  3. Pertanto è autorizzata la spesa di Euro 200.000 per l’annualità 2018, 400.000 per l’annualità 2019, 600.000 per l’annualità 2020, per il sostegno di progetti di insegnamento della Storia della Sardegna in orario curricolare, nelle scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio regionale.
  4. All’interno degli stanziamenti previsti la Regione si fa carico di produrre e diffondere materiali didattici necessari e di affidare a organismi qualificati la formazione degli insenganti.
  5. Sarà cura della Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, predisporre i criteri di assegnazione delle risorse di finanziamento ai progetti che dovranno essere presentati su impulso delle singole autonomie scolastiche previo accordo e informazione della Direzione Scolastica Regionale.
    Per il primo triennio si dovrà riconoscere priorità di sostegno ai progetti che useranno la lingua sarda o le altre lingue minoritarie, quale lingua veicolare dell’insegnamento.

Gineologia: quattro appuntamenti tra Siniscola, Sassari, Cagliari e Alghero

Locandina del ciclo di seminari

No Una de Mancu, il gruppo spontaneo di Donne di Siniscola sta collaborando insieme alla Rete Kurdistan Sardegna, Asce di Nuoro e Donne Sarde per la Cultura per ospitare sabato 27 maggio a Siniscola alle ore 19 presso il Bar Montalbo il seminario di valenza internazionale sulla “Gineologia -La scienza delle Donne” a cura dell’attivista Curda Haskar Kırmızıgül che nel suo tour europeo verrà anche in Sardegna.

No Una de Mancu sostiene il progetto delle Donne Curde per l’importanza che esso apporta alla questione femminile e all’auspicata parità dei ruoli tra Donne e Uomini. Sosteniamo le Donne Curde per il cambiamento della società attraverso l’abbattimento del Patriarcato e per reinterpretare la società da una prospettiva femminile. Capiamo l’importanza di questo seminario e auspichiamo che il messaggio di Haskar sia ascoltato da Uomini e Donne perché la battaglia di queste donne, al di là anche della questione Curda, che appoggiamo e siamo dalla parte dei Curdi, è di estrema importanza perché questo modello di società in uso nello stato de-facto del Rojava, se fosse applicato anche da noi, renderebbe le società di tutto il mondo realmente migliori. Il messaggio di queste Donne è rivoluzionario.

Sono previste anche altre tre tappe (oltre quella di Siniscola inclusa nel programma di cui sotto) per il seminario sulla gineologia a cura di Haskar Kırmızıgül:

– Mercoledì 24, ORE 18.30: SASSARI, L’Ultimo Spettacolo, C.so Trinità 161

– Giovedì 25, ORE 18.30: ALGHERO, ResPublica, Piazza Pino Piras

– Venerdì 26, ORE 17.30: CAGLIARI, Sa Domu Studentato Occupato (nell’ambito della Tattoo Circus), via Lamarmora 126, QUI

– Sabato 27, ore 19.00: SINISCOLA, Bar Montalbo, Via Gramsci 103

Per approfondire:

http://www.uikionlus.com/wp-content/uploads/ocalan_liberare-la-vida-la-rivoluzione-delle-donne.pdf

http://www.infoaut.org/images/Reportage_Medioriente/jineoloji2.pdf

LEO: un romanzo di Daniela Piras

Daniela Piras, scrittrice sassarese notoriamente impegnata nel dibattito per l’autodeterminazione del popolo sardo.

È edito dalla Talos Edizioni l’ultimo romanzo di Daniela Piras, “Leo”. Il libro racconta la storia di uno studente universitario e della sua difficoltà a trovare il proprio posto all’interno della società, attraverso “Leo” l’autrice affronta un fenomeno sociale molto attuale ma non ancora molto conosciuto, quello relativo ai ritirati sociali, fenomeno noto in Giappone con il nome di Ikikomori: si tratta di un piccolo esercito, costituito da ragazzi per lo più adolescenti, che decide di chiudere ogni rapporto con la società e di auto recludersi in casa, cercando di sviare in questo modo i tanti problemi causati dal confronto con i propri coetanei, con l’altro sesso e, in genere, con una società considerata ostile.

Il romanzo vanta la prefazione dei due massimi esperti in Italia del fenomeno dei ritirati sociali, Matteo Lancini e Antonio Piotti. Matteo Lancini è psicologo e psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro di Milano e dell’AGIPPsA (Associazione Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza); Antonio Piotti è psicoterapeuta e insegna Prevenzione delle condotte auto lesive e del tentato suicidio adolescenziale presso l’alta scuola di psicoterapia psicoanalitica dell’adolescenza e del giovane adulto A.R.P.Ad-Minotauro di Milano.

Un libro che fa riflettere sulle fragilità dei giovani in un’epoca in cui ostentare e apparire al meglio pare essere diventato un dovere sociale.

La trama: Leo è uno studente universitario fuori sede, un ragazzo introverso e con false sicurezze allo stesso tempo, la sua vita scorre monotona e tranquilla mentre, parallelamente, la sua mente crea un mondo incantato ricco di avvenimenti, in totale contrasto con la realtà. Il viaggio introspettivo racconta la vita del protagonista che scorre su due binari che non si incontrano mai; tre episodi in particolare (un femminicidio, una rapina e la scoperta di un cadavere) scuotono la sua esistenza e lo portano a mettere in discussione il suo ristretto mondo. Tra un’allucinazione e una presa di coscienza, Leo si troverà catapultato, suo malgrado, nel mondo degli adulti.

Domani, nella biblioteca Comunale di Tissi, in via Dante 3, (ore 18:30) si terrà la presentazione del romanzo “Leo”.

Uno spettro si aggira per la Sardegna: Il Compagno T. (oggi a Cagliari)

Il libro di Cristiano Sabino edito da Condaghes: “Compagno T. Lettere a un comunista sardo”

Venerdì 12 maggio 2017 alle ore 18.00 al Jester Club in via Roma 257 a Cagliari si svolgerà la presentazione del libro di Cristiano Sabino “Compagno T. Lettere a un comunista sardo”. Domani sarà il turno di Siniscola nell’auditorium comunale alle ore 17:30.

La presentazione a Cagliari è organizzata da Il Manifesto Sardo e dalla Libreria Edumondo e prevede gli interventi dello storico Francesco Casula, del direttore de Il Manifesto Sardo Roberto Loddo, che ha curato l’introduzione del libro, del saggista e attivista del movimento linguistico Pepe Corongiu e l’autore, Cristiano Sabino.

A Siniscola invece organizza la sezione Luisu Ozanu del Psdaz di Siniscola con gli interventi dell’operatore culturale Roberto Carta, dell’autore e con la moderazione di Alessia Pau.

Agli inizi del Duemila, la Sardegna appariva come un vero e proprio laboratorio di idee e in molti iniziavano ad interrogarsi sulla fine del ciclo storico autonomistico. Nuovi movimenti si affacciavano sulla scena di un nuovo sardismo e la musica, le subculture giovanili, la narrativa e perfino il dibattito accademico ne venivano contaminati positivamente. Sono gli anni delle grandi manifestazioni internazionali contro la globalizzazione e il neoliberismo. Ma sono anche gli anni del tramonto dell’immagine della Sardegna come paradiso incontaminato a causa della scoperta traumatica del disastro ambientale causato dai poligoni militari e dall’industria pesante. Sono gli anni in cui ci si rende anche conto che la lingua sarda, il patrimonio archeologico, la memoria storica e il paesaggio sono beni in grave pericolo, proprio a causa delle scelte compiute sotto l’egida dell’Italia repubblicana. Tutto ciò offre vigore ad una nuova generazione di indipendentisti che scendono nell’agone politico decisi a cambiare le cose.
Ora questa esperienza storica viene raccolta in un libro difficile da definire, tra il romanzo epistolare, il manifesto politico e il saggio storico-filosofico. La lingua, la storia, le basi e i poligoni militari, l’equivoco della modernità d’importazione, lo spopolamento, i luoghi comuni sui sardi e sulla loro presunta incapacità di emanciparsi, le laceranti ferite dovute ai disastri ambientali e lo smantellamento di ogni prospettiva economica non basata sulla dipendenza e sulla subalternità, ma anche una feroce autocritica sulle involuzioni della sinistra e la crisi profonda del pensiero politico alternativo al modello liberista in un fitto dialogo dell’autore con il misterioso “Compagno T”.

Si tratta di una raccolta di lettere scritte con linguaggio franco e crudo che ricompongono una storia di militanza e passione civile, in una terra condannata ad essere una periferia senza valore. Uno scambio senza esclusione di colpi tra due compagni oramai divisi da un vertiginoso rift culturale prima ancora che politico. Da una parte l’adesione acritica all’ideologia di Stato che gradualmente ma inesorabilmente trasforma i rivoluzionari rossi in tiepidi difensori dello status quo affetti da una vera e propria sindrome di Stoccolma verso l’oppressore. Dall’altra una ricerca continua e instancabile per strappare quel velo di Maya, frutto di una storia di alienazione ma diventato ormai norma e natura, che ha portato la maggioranza dei sardi a riprodurre automaticamente i medesimi meccanismi della subalternità.

Una “j’accuse” diretta e graffiante ma mai distruttiva, sempre con lo sguardo rivolto al futuro e al progetto.

È ufficiale: a scuola si può parlare di BASI MILITARI

L’interrogazione parlamentare da parte dei senatori di Forza Italia Alicata, Floris e Gasparri lanciata il mese scorso nei confronti del collegio docenti del liceo scientifico Mossa in seguito all’incontro intitolato “Sardigna terra de bombas e de cannones”, ha scatenato una bufera. L’interrogazione era rivolta ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della difesa e recitava così:<<Premesso che: venerdì 17 marzo 2017, alle ore 11.30, nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Massa” si è svolto un incontro sulla presenza delle basi e poligoni militari in Sardegna; l’evento, denominato “Sardigna terra de bombas e cannones”, è inserito in un progetto della scuola che prevede altri tre eventi; l’incontro è stato moderato da Cristiano Sabino, noto esponente dell’indipendentismo sardo; a quanto risulta agli interroganti tra i relatori non compaiono figure tecniche, politiche o militari che possano sostenere le ragioni della presenza di queste basi e poligoni sul territorio della Sardegna, si chiede di sapere: se i Ministro in indirizzo non ritengano inconcepibile che, all’interno di istituti statali, vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio; se non ritengano opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi; se e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto.>> (4-07200) (21 marzo 2017)

Il 7 aprile è finalmente pervenuta la risposta da parte del MIUR:<<Sulla vicenda è stata acquisita, tramite il competente Ufficio scolastico regionale per la Sardegna, un’ampia relazione da parte del dirigente scolastico del liceo scientifico statale “Lorenzo Mossa” di cui si riportano, in sintesi, i contenuti. L’evento, svoltosi il 17 marzo 2017 presso l’istituzione scolastica, rientra nell’ambito del progetto denominato “Sa die de sa Sardigna”, approvato dal collegio dei docenti per l’anno scolastico 2016/2017 in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa. Il progetto si propone, in particolare, di sviluppare le competenze di cittadinanza e la promozione della partecipazione studentesca, garantendo coerenza e continuità fra la didattica ordinaria e le attività e i progetti di ampliamento dell’offerta formativa, nonché di consolidare e potenziare i rapporti di collaborazione con il territorio e con le scuole in rete. Gli obiettivi generali individuati dal progetto sono i seguenti:
1) ricollocazione della Sardegna e del suo patrimonio demo-socioantropologico nel solco della storia;
2) informazione e confronto su alcuni temi di attualità che riguardano la vita di tutti i cittadini sardi e il futuro stesso dell’isola;
3) valorizzazione del patrimonio linguistico, storiografico e culturale in quanto elementi fondamentali da un punto di vista della formazione di una cittadinanza attiva e consapevole e anche come retroterra per opportunità lavorative e rinascita economica dell’isola.

Il progetto è, a sua volta, strettamente integrato con un altro di più ampio respiro denominato: “Cittadinanza e Costituzione – L’uomo e il cittadino: pensiero, informazione e azione consapevoli”, che si articola, per tutto il corso dell’anno scolastico, su due assi complementari:
a) percorsi curricolari di approfondimento della conoscenza della Carta costituzionale;
b) organizzazione e partecipazione a incontri e dibattiti su temi di attualità.

In virtù dei lavori svolti, il liceo “Mossa” è stato selezionato tra i finalisti del concorso ministeriale “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola: lezioni di Costituzione”. Con particolare riferimento all’evento, si rappresenta che l’incontro del 17 marzo si è svolto nell’aula magna della scuola dalle ore 11.30 alle ore 13.30 ed ha coinvolto gli studenti di 4 classi, due quarte e due quinte, con i rispettivi docenti dell’area storico-filosofica. Sono intervenuti, quali relatori, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’utilizzo dell’uranio impoverito, un componente del comitato “Aforas” ed un avvocato penalista che rappresenta la parte civile al processo noto come “I veleni di Quirra”. All’evento ha partecipato anche il professor Cristiano Sabino, docente titolare sul sostegno. Agli interventi dei relatori, della durata di circa 15 minuti cadauno, è seguito un dibattito, con diverse domande e contributi da parte di studenti e docenti. L’incontro, secondo quanto riferito, si è svolto in un clima di sereno, equilibrato e costruttivo confronto fra idee e posizioni diverse. In nessun frangente sono stati espressi, né nei toni né nei contenuti né tantomeno a livello di comunicazione iconica (non sono state adoperate bandiere, né distintivi, né volantini, né altro simile materiale), giudizi, slogan o espressioni contro le forze armate o di propaganda separatista. Il corretto confronto tra i relatori ed i partecipanti all’incontro è stato garantito nel rispetto della natura squisitamente formativa ed educativa dell’iniziativa e condiviso prima e durante i lavori. In conclusione della sua relazione, il dirigente scolastico ha sottolineato il senso formativo ed educativo del percorso progettuale, che trova la sua piena espressione negli indirizzi generali dell’offerta formativa della scuola, nella prospettiva di promuovere momenti di libero confronto delle idee all’interno della comunità scolastica, comunque rispettosi dei valori e dei principi costituzionali, attraverso i quali favorire la crescita di studenti cittadini consapevoli e responsabili. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca FEDELI>> (7 aprile 2017)

Vedi altri articoli sul tema:

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/30/linterrogazione-parlamentare-non-ferma-sa-die/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/27/la-lezione-sulle-basi-a-scuola-diventa-un-virus/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/23/interrogazione-parlamentare-contro-sabino-a-scuola-non-si-deve-parlare-di-basi-militari/

 

L’interrogazione parlamentare non ferma “Sa die”

Locandina dell’evento

L’interrogazione non ferma “Sa die”: venerdì secondo appuntamento al liceo Mossa di Olbia.

Dopo la bufera sollevata dai senatori della Repubblica Italiana che ha investito il liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia e il prof. Cristiano Sabino, proponente del progetto, è confermato il secondo incontro in calendario.
Venerdì  31 marzo dalle ore 10:20 alle ore 12:20 l’associazione di docenti sardi “Storia sarda nella scuola italiana” presenteranno i materiali didattici ai ragazzi e ai docenti con una lezione dialogata basata sull’interattività.

Storia sarda nella scuola italiana” porta l’insegnamento- come dice il nome stesso- della storia sarda nella scuola italiana, dalla quale è esclusa perché non presente nei programmi ministeriali. Molti docenti già lo fanno, servendosi di materiale proprio e non fruibile dai colleghi. I docenti dell’associazione preparano materiale standard utilizzabile da tutti gli insegnanti, riproducendo linguaggio, complessità di contenuti, grafica dei testi scolastici. La differenza, rispetto a questi, è che tale materiale tratta appunto la storia della Sardegna e dei sardi.

La squadra dell’associazione è al momento composta da:

  • Maurizio Onnis, autore di testi scolastici per Mondadori, Loescher, D’Anna;
  • Isabella Tore, maestra elementare;
  • Annarosa Corda, docente al biennio delle superiori;
  • Maurizio Casu, docente al triennio delle superiori;
  • Alessandra Garau, archeologa;
  • Andrea Ledda, ingegnere, al supporto tecnico.
  • Luca Becciu, grafico.

L’associazione, che sarà presente venerdì al Liceo Mossa, ha iniziato a lavorare nell’autunno 2014 ed è composta solo da volontari.

Il lavoro è svolto e distribuito gratuitamente anche sul sito https://lastoriasarda.com/

 

La lezione sulle basi a scuola diventa un virus

Nella foto Gianluca Corda

Il dibattito sull’occupazione militare nelle scuole rischia di diventare virale dopo la bufera abbattutasi sul Liceo Scientifico Lorenzo Mossa di Olbia e sul prof. Cristiano Sabino a causa dell’ormai celebre interrogazione parlamentare (urgente) da parte di alcuni senatori di Forza Italia in merito all’incontro promosso nella medesima scuola.

Ora il Dirigente Scolastico dell’Istituto Amsicora di Olbia-Oschiri Gianluca Corda, dichiara: “Nelle prossime settimane proporrò al Collegio docenti del mio istituto, l’organizzazione dello stesso convegno. Chiederò la disponibilità a parteciparvi agli stessi relatori: l’On. Scanu, il prof. Sabino e chi vorrà intervenire, con grande piacere, anche tra i rappresentanti dell’esercito. Un momento per ribadire la libertà delle scuole di organizzare momenti formativi su temi importanti per i nostri giovani, con la stessa serietà con la quale è stato fatto al “Mossa”. Un’occasione per riaffermare la contrarietà a strumentalizzazioni politiche come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Sarebbe bello se lo facessero anche altri istituti, magari anche insieme, per la libertà e contro le strumentalizzazioni.”

Nei giorni scorsi il giovane Dirigente era intervenuto su La Nuova Sardegna in merito ai fatti dell’interrogazione parlamentare (qui) dicendo: “Qualcuno potrà dire che sono di parte, dopo aver studiato in questa scuola e averci insegnato per otto anni. Ma è proprio per questo, perché conosco la serietà, oltre che la competenza dell’amico Dirigente Scolastico e del Collegio dei docenti nel progettare e coordinare iniziative del genere, la serietà dei relatori, che ritengo infondata ogni critica.
Mi rammarica invece constatare che, spesso, le attività delle scuole di approfondimento di temi importanti per gli alunni, anziché essere valorizzate, sono oggetto di strumentale speculazione politica.”

Intanto diversi insegnanti annunciano sui social network che si stanno occupando di tenere lezioni sulla presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna.

Assisteremo ad una nuova interrogazione parlamentare che chiede il debellamento del virus “separatista” che si sta rapidamente diffondendo nelle scuole sarde?

Interrogazione parlamentare: a scuola non si deve parlare di basi militari!

Cristiano Sabino, insegnante

Nelle scuole sarde non si deve parlare della presenza militare nell’isola né degli effetti ambientali e sanitari su territorio e popolazione che peraltro sono oggetto di un processo della Procura: è questo, in sintesi, il succo dell’interrogazione parlamentare che i «senatori di Forza Italia Bruno Alicata, Emilio Floris e Maurizio Gasparri hanno presentato (…) ai ministri dell’Istruzione Valeria Fedeli e della Difesa Roberta Pinotti in merito ad un evento, intitolato “Sardigna terra de bombas e cannones” (Sardegna terra di bombe e cannoni) che si è svolto nei giorni scorsi nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Mossa” per censurare la presenza di basi e poligoni militari in Sardegna» (fonte La Nuova Sardegna).

Nell’interrogazione si sottolinea come il moderatore, Cristiano Sabino, sia un noto esponente indipendentista e come sia «inconcepibile che all’interno di istituti statali vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio». I senatori di Forza Italia chiedono alle due ministre misure disciplinari verso lo stesso Sabino e verso chi ha permesso lo svolgersi dell’evento che – ricordiamo – è stato votato dal Collegio Docenti ad inizio anno scolastico.

A quanto pare – per gli estensori dell’interrogazione –  mentre i militari hanno tutto il diritto di realizzare campagne per l’arruolamento e tenere conferenze di vario titolo sia nelle scuole che nelle università, i docenti sardi non hanno alcun diritto di realizzare dibattiti con gli studenti sul fatto che la loro terra ospiti più del 60% delle basi militari dello stato.

Sabino, dal canto suo, non perde tempo e si difende a spada tratta sulla sua pagina Facebook, smontando pezzo per pezzo tutte le tesi che animano l’interrogazione: «Nell’interrogazione si fa il mio nome come “esponente dell’indipendentismo sardo” e si chiede “la sospensione degli altri appuntamenti previsti” e “quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto”.
Tengo a precisare che all’evento ha partecipato anche l’on. Giampiero Scanu, membro della commissione sull’Uranio Impoverito e che il dibattito era finalizzato alla promozione del confronto democratico all’interno della scuola.
Inoltre non si è trattato di un dibattito contro i militari né antimilitarista, ma di semplice informazione su fatti oggettivi notissimi agli onori della cronaca e su cui verte anche un processo della Procura.
Preciso anche che i prossimi appuntamenti del progetto “Sa die” che si chiede di vietare parleranno di storia e cultura sarda con i colleghi dell’associazione “Storia sarda nella scuola italiana” e con il saggista Omar Onnis.
Si vuole impedire che nella scuola si parli di storia e cultura?
Ho sempre distinto la mia attività politica dalla mia professione e non ho mai fatto né propaganda né politica attiva a scuola. Mi sono però sempre occupato di insegnare ai ragazzi che la loro terra ha una cultura e una storia ben specifiche e che ci sono delle grandi contraddizioni che loro hanno il dovere di conoscere per formarsi una propria idea da futuri cittadini.
La domanda è questa: nella scuola si può parlare di ciò che è la Sardegna e di ciò che vi accade?
Per il resto mi assumo interamente tutte le responsabilità di questa iniziativa e delle mie azioni che rivendico con grande orgoglio e sono pronto a pagarne il fio».

Dopo quest’incredibile attacco alla democrazia e alla libertà d’insegnamento attendiamo di vedere quale sarà la posizione dell’opinione pubblica sarda e cosa dirà – se dirà qualcosa – il governatore Francesco Pigliaru.

La lotta NO BASI va alla lavagna

Una foto del convegno

Venerdì 17 marzo presso il liceo scientifico Lorenzo Mossa si è tenuto un affollato incontro con i ragazzi della scuola sul tema della presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna (qui).

Il Dirigente scolastico Luigi Antolini ha aperto i lavori sottolineando il carattere democratico della scuola e la necessità di portare i ragazzi «a dotarsi di tutti quegli strumenti utili per formarsi una propria opinione informata dei fatti e vivere così pienamente la propria cittadinanza in maniera attiva».

Il prof. Cristiano Sabino ha spiegato le ragioni del progetto ricordando che la scuola italiana in Sardegna non è purtroppo ancora attrezzata sul piano dello studio e della conoscenza della realtà relativa alla Sardegna e che «troppo spesso formiamo ragazzi e ragazze che vedono la loro terra come qualcosa di marginale, non interessante, lontano dal loro orizzonte culturale e di vita».

La prima relazione è stata curata da Enrico Puddu, giovane attivista del comitato sardo “A Foras” che, facendo scorrere delle slides, ha snocciolato i numeri di quella che egli stesso ha definito «occupazione militare»: più del 60% del demanio militare si trova in Sardegna e i tre più importanti poligoni di tiro di tutta Europa. Molto clamore ha suscitato l’esempio del poligono di Teulada, diviso in quattro settori, di cui uno chiamato zona “delta”, o anche “zona morta”, cioè un territorio reso inquinatissimo e pericoloso da decenni di bombardamenti a tappeto. Puddu ha insistito anche sui luoghi comuni pro-basi riportando alcuni dati che fanno pensare che le ricadute per le popolazioni che vivono in prossimità dei poligoni non siano poi così positive perché nei paesi limitrofi è elevatissimo il tasso di disoccupazione e di spopolamento. Ad Arbus i disoccupati sono il 32%, a Teulada il 20%, medie comunque al di sopra della media regionale. Sempre Teulada poi, dal 1961 ad oggi, ha perso ben il 41% degli abitanti. Insomma, dati tutt’altro che confortanti!

Puddu ha poi parlato del problema legato alla salute e all’inquinamento citando anche la mancanza del registro sardo dei tumori.

È poi intervenuto l’avvocato Gianfranco Sollai, parte civile al processo di Quirra, che ha ringraziato l’attività di comitati, indipendentisti e pacifisti che negli anni hanno focalizzato l’attenzione sul tema, permettendo che si aprisse l’inchiesta della Procura. Sollai ha letto il capo di imputazione contro i comandanti che si sono avvicendati alla guida del Poligono negli ultimi anni: «per aver cagionato un persistente e gravo disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di animali, di decine di pastori, del personale della base e di numerosi cittadini». Sollai ha poi parlato della relazione della ASL di Lanusei che ha accertato un numero altissimo di malformazioni degli animali di allevamento e che il 65% dei pastori frequentanti il poligono è deceduto per linfomi e tumori a causa del torio radioattivo il quale è capace di modificare il DNA. La stessa relazione rileva negli animali da allevamento tassi importanti di torio, uranio e piombo.

L’ultimo intervento è stato quello dell’on. Giampiero Scanu, della commissione sull’uranio impoverito. Scanu ha rimarcato la necessità di fare chiarezza su cosa si spara nei poligoni e anche su chi frequenta gli stessi per addestrarsi o sperimentare, cioè sulla tracciabilità di tutto ciò che vi accade all’interno. A proposito della zona “delta” del poligono di Teulada ha raccontato la sua esperienza da parlamentare in visita al poligono: «chiesi di visitare la penisola interdetta, la famosa zona delta, ma il comandante disse che era impossibile perché perfino i gabbiani avrebbero avuto problemi a posarsi su una zona morta per sempre. Com’è possibile» – ha concluso Scanu – «che in un paese civile e democratico si possa accettare che anche una sola zolla di terra sia “morta e interdetta per sempre”?».

Il dibattito NO BASI approda a scuola

Locandina dell’evento

Venerdì 17 marzo, dalle ore 11:30 alle ore 13:30, il liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia organizza un incontro riservato ai ragazzi e alle ragazze della scuola sul tema della presenza di basi e poligoni militari nella nostra isola.

L’evento “Sardigna terra de bombas e cannones” è inserito nel progetto della scuola “Sa die de sa Sardigna” ed è il primo dei tre appuntamenti in programma.

Al termine di una breve introduzione è previsto un dibattito aperto con i ragazzi.

L’incontro sarà moderato dal prof. Cristiano Sabino che spiegherà l’idea del progetto “Sa die de sa Sardigna” e le ragioni che hanno portato all’individuazione del tema.

All’incontro parteciperanno i seguenti relatori:

  • Gianfranco Sollai – Avvocato Penalista, parte civile al processo noto come “I veleni di Quirra”;
  • Enrico Puddu – Comitato sardo contro l’occupazione militare della Sardegna “A Foras”;
  • On. Giampiero Scanu, membro della commissione del Senato sull’uranio impoverito.

I prossimi appuntamenti riguarderanno temi legati alla storia della Sardegna e in particolare la presentazione di materiali didattici prodotti dall’associazione di docenti “La storia sarda nella scuola italiana” e la presentazione del memoriale di Giovanni Maria Angioy da parte del saggista Omar Onnis.