Ri-vincono gli Indipendentisti catalani: la lezione della storia.

Ri-vincono gli Indipendentisti catalani: la lezione della storia.

di Francesco Casula.

Gli Indipendentisti catalani ri-vincono. Come avevano vinto nelle elezioni del 2015. Come avevano stravinto il Referendum sull’Indipendenza quest’anno.
Nonostante la repressione, gli arresti (dei loro leader, alcuni ancora in prigione), i manganelli, le violenze, morali e fisiche, inferte dal franchismo di Rajoy e dai suoi scherani sostenuti dalle articolazioni militari, burocratiche, giudiziarie dello stato centrale madrileno. Con la complicità di tutti gli Unionisti: di destra, di manca e di centro, in una sorta di “Union sacrée”.
Nonostante l’intera e pavida Europa (Italia compresa), si sia schierata in modo impudico a fianco di Rajoy e dei suoi provvedimenti liberticidi:tesi all’esautoramento del legittimo e popolare governo catalano, con l’annullamento del Refrendum e l’abolizione dell’Autonomia e delle conquiste democratiche.
Nonostante decine e decine di banche e di imprese abbiano cercato di colpire la Catalogna e di strozzarla, ricattandola economicamente e finanziariamente.
Nonostante la martellante e ossessiva campagna dei Giornaloni (italiani, europei e non solo) con giornalisti ridottisi a piscia tinteris e imbrutta paperis al servizio del leviatano statale franchista, tutto teso a utilizzare l’armamentario repressivo, poliziesco e militare per far ripiombare la Catalogna in un passato illiberale, autoritario e fascista, che pensavamo morto e sepolto.
Giornalisti trasformatisi (a parte qualche rara eccezione) in legulei, azzeccagarbugli, scribi e farisei che cianciano di leggi e Costituzioni “violate”: come se i diritti e le libertà dei popoli non contassero di più di pezzi di carta imbrattati e imbruttati dai Potenti e dai Gerarchi di turno, per legalizzare e difendere i propri interessi e privilegi, personali, di casta, di casato e di regime. O, di stato, che dir si voglia.
Gli indipendentisti catalani – 2 milioni di catalani – vincono e rivincono, con il voto libero e responsabile ma anche (per non dire soprattutto) con una una massiccia ed entusiasta partecipazione popolare, democratica, di base, non violenta, gioiosa e coinvolgente.
Hanno scelto l’Indipendenza per un diritto storico: che viene loro dall’essere una Nazione, sempre. Per storia, cultura, lingua e tradizioni. Ma anche dall’essere Stato: dal 988 al 1714, quando col Decreto de Nueva Planta la Catalogna perse il proprio stato e, insieme, l’autogoverno e la libertà.
Hanno vinto conquistando la maggioranza assoluta dei deputati (70 su 135) “stracciando” gli Unionisti, comunque mascherati. Umiliando e riducendo il Partito di Rajoy – leader del Partito più corrotto del mondo– da 11 a 4 parlamentari.
Gli uomini liberi, i sardi liberi, non possono che sostenere la sacrosanta battaglia dei Catalani e il loro diritto all’Autodeterminazione, fino alla Repubblica catalana indipendente. Con Carles Puigdemont Presidente. Oggi ancora – vergognosamente – “in esilio” in Belgio, ma di cui aspettiamo il suo rientro immediato nella sua Catalogna.

“Dove stanno andando i nostri atenei?”

Riceviamo una nota scritta dalla Federatzione de sa Gioventude Indipendentista, invitata il passato 1 dicembre 2017 a parlare in una assemblea pubblica intitolata “Dove stanno andando i nostri atenei?”, organizzata da Noi Restiamo a Bologna.

L’assemblea dello scorso 1° dicembre organizzata dai compagni di Noi Restiamo, “Dove stanno andando i nostri atenei?”, si è rivelata essere un’esperienza ricca di spunti di analisi per comprendere in quale direzione il governo italiano si stia muovendo riguardo le politiche sull’istruzione superiore e la ricerca. I contributi portati da Bologna, Torino, Urbino e Siena ci hanno permesso di inquadrare la situazione attuale e avere la conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto: il gap tra le università del Nord e del Sud va sempre più aumentando e si rivela essere una precisa scelta politica. Ad esempio, basta vedere i criteri totalmente campati in aria attraverso cui il premiale FFO viene ripartito tra gli atenei e, in particolare, quelli legati all’attrattività: sono conferiti maggiori fondi agli atenei che hanno tra gli iscritti un numero maggiore di fuori sede (studenti provenienti da altre regioni).

Tale divario viene strumentalmente utilizzato, in un’ottica “meritocratica”, per penalizzare gli atenei del Sud, colpevoli di non saper reggere il confronto col mercato o di non essere abbastanza competitivi; questa disparità è in realtà funzionale alla creazione di un polo d’eccellenza sempre più rivolto all’establishment europeo e soprattutto si palesa come l’ennesima dimostrazione di politiche utili al mantenimento di una condizione strutturalmente arretrata del Meridione e delle Isole, passando per quelle istituzioni che dovrebbero formare le future classi dirigenti.

È stato interessante notare come gli atenei italiani, per via della ricerca di finanziatori esterni, ultimamente si stiano indirizzando sempre più verso aziende sviluppatrici di tecnologie militari o accordi con le forze armate: un esempio è il politecnico di Torino e i suoi ormai storici legami con il Technion di Haifa, con cui la stessa UniCa collabora da tempo, o i nuovi accordi stipulati dall’ateneo urbinate con esercito, guardia di finanza a cui sono stati dedicati dei corsi di laurea aperti anche ai civili (come l’UniSS) e, infine, con la Benelli, industria produttrice di armi leggere nonché primo fornitore di armi per Polizia e Carabinieri.

Per quanto riguarda gli atenei sardi, abbiamo dovuto innanzitutto descrivere il contesto coloniale in cui questi sono inseriti, totalmente slegati dalla realtà e asserviti a logiche esogene nonché portatori di interessi diametralmente opposti a quelli del nostro popolo. Lo scopo dovrebbe essere quello di creare persone consapevoli di vivere in una comunità ben definita, invece si formano giovani che si sentono genericamente “cittadini del mondo” e che vedono positivamente doversi spostare inseguendo il mercato e per scappare da questa terra che nulla ci offre. Il nostro percorso verso l’autodeterminazione che passa dalla creazione di Università autonome e autocentrate non può prescindere da una lotta che ci vede impegnati su tutti i fronti della società sarda, poiché un simile strumento nelle mani sbagliate – ad esempio con una classe politica e intellettuale come quello che ci troviamo adesso, totalmente schiacciata su posizioni unioniste e antisarde – potrebbe rivelarsi terribilmente dannoso.

Pertanto con i compagni italiani che sostengono e solidarizzano con la nostra lotta di liberazione natzionale, abbiamo deciso di aprire una collaborazione laica e su temi specifici, volta a condividere analisi e cercare di sviluppare un percorso emancipativo per quanto riguarda l’istruzione universitaria che abbia anche respiro internazionale, attraverso i contatti con sindacati studenteschi della penisola iberica e altri.

È proprio attraverso quest’ottica internazionalista che la FGI deve provare a interfacciarsi con soggetti politici italiani, ponendo come discriminante il riconoscimento della questione natzionale. La presenza anche in Italia del dibattito sull’autodeterminazione del popolo sardo permetterebbe a molti emigrati (studenti o lavoratori), come ad esempio il “collettivo anticolonialista Zenti Arrubia” di Bologna, di venire direttamente a contatto con le ragioni dell’indipendentismo o, qualora si riesca ad aggregare degli emigrati già preparati e informati sulla questione, fornire una struttura che possa tenere insieme la rete di contatti con le realtà giovanili indipendentiste presenti nell’Isola e portare avanti la lotta anche dal continente.

Lotta per l’indipendenza nel cuore d’Europa

Uno scatto del convegno

Si è concluso ieri, 30 novembre 2017, il giro per la Sardegna dei delegati della Candidatura d’Unitat Popular (CUP) Aina Tella, responsabile dei rapporti internazionali del partito, e Giuseppe Ponzio, militante della sezione di València.

L’evento si è svolto nell’auditorium di viale Umberto a Sassari, organizzato dal partito indipendentista sardo Libe.R.U. ed era l’ultimo di tre appuntamenti, dopo quelli di Nuoro e quello di Cagliari rispettivamente del 28 e 29 novembre.

Apre l’incontro Filippo Simula, della sezione di Libe.R.U. di Sassari, intervenendo in sardo su quanto sia stato importante il processo indipendentista catalano nell’Europa di oggi, in cui le nazioni senza Stato, fra cui la Sardegna, hanno potuto rivedere sé stesse e trovare diversi aspetti in comune con la Catalogna. Non è mancata la condanna al nazionalismo belligerante, storico marchio degli Stati-nazione europei, e una critica all’Unione Europea, la quale non ha supportato la Catalogna in un referendum che si sarebbe potuto considerare una cosa normale in una sedicente Europa dei Popoli.

La parola passa ai due militanti della CUP: qual è il ruolo della sinistra indipendentista nel Governo di Catalogna?

Parlano quindi Giuseppe Ponzio e Aina Tella, che prima descrivono cosa si intende per Paesi Catalani e poi citano i progetti politici e alcuni centri sociali che stanno attorno alla CUP.  Dichiarano i valori fondanti della CUP, come la visione socialista, il femminismo e l’antifascismo, e fanno tesoro della lezione politica di Gramsci, il quale viene perfino citato in una recente campagna politica della CUP.  Dalla loro testimonianza, l’ingresso nel parlamento catalano è stata una scelta preceduta da un lungo dibattito, dal momento che la dimensione politica teorizzata e praticata fino a pochi anni prima, è stata quella del municipalismo. L’entusiasmo e l’ottimismo nel vedere la volontà del popolo catalano di spingersi verso l’indipendenza a partire da delle istanze originariamente autonomistiche, ha portato la CUP, non solo ad abbandonare le posizioni paternalistiche sul rapporto e sulla comunicazione da tenere con la popolazione che voleva organizzarsi verso l’obiettivo dell’indipendenza, ma a voler essere la parte più a sinistra del parlamento catalano e siglare degli accordi con Junts pel Sí, cercando di condizionare il processo, per arrivare al referendum del 1 ottobre passato.

Il risultato del referendum, che ha visto una vittoria schiacciante degli schieramenti indipendentisti, non ha avuto l’appoggio dell’Unione Europea e delle sue retoriche della promozione della pace fra popoli, che tanto vengono sbandierate, confermando l’euroscetticismo della CUP che aveva previsto questo comportamento e che già da prima immagina un altro tipo di Europa dei popoli senza farne un segreto. Altrettanto entusiasta è il racconto degli scioperi generali di ottobre e novembre, scioperi in cui il popolo catalano ha largamente partecipato, compresi anche quei lavoratori non sindacalizzati che hanno contribuito con serrate di alcune ore, attraverso diverse forme più o meno legali di sciopero, come ad esempio il blocco del traffico delle frontiere Catalane verso la Spagna e verso la Francia.

Si apre poi il dibattito. Fra le risposte date alle domande del pubblico, ci sono il rapporto della Chiesa locale con il processo di indipendenza catalano, ovvero il clero catalano si è diviso fra filo-indipendentisti più o meno dichiarati e gli indifferenti non ostili, mentre il clero spagnolo si è complessivamente trincerato in posizioni spavaldamente e spudoratamente falangiste (leggasi “fasciste”) con tanto di funzioni e memoriali al fu caudillo Franco.

Vien chiesto del rapporto con il Partito dei Socialisti di Catalogna (PSC), il quale però viene considerato come un partito che non è più né socialista e né catalano, poiché si comporta come un’emanazione del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), che si è schierato contro l’indipendenza catalana avvallando gran parte delle politiche repressive del Partito Popolare (PP), di diretta discendenza falangista. Il PSC si è quindi spaccato fra una “vecchia guardia” e una nuova che invece sarebbe almeno per il diritto a decidere, per quanto non necessariamente indipendentista. La spaccatura, benché più lieve, si è avvertita anche sul fronte comunista che non può non essere a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, ma deve ancora dare una risposta chiara a come porsi nei confronti di questo processo d’indipendenza.

La prospettiva politica della CUP, data la domanda dal pubblico, è chiaramente quella di rafforzamento dell’area di sinistra coerentemente indipendentista, ma presenta un nodo ancora da sciogliere su come rispondere alle nuove elezioni del Parlamento Catalano previste per dicembre 2017, ovvero se mantenere una linea indipendentista di scontro con lo Stato spagnolo o se arrivare ad un compromesso di qualche tipo con lo Stato. La CUP ha la sua forza nell’associazionismo e nel sindacalismo e, la fiducia acquistata verso le masse popolari nell’ultimo periodo, le fa ritenere che il popolo catalano sia abbastanza maturo da avere un approccio politico e non-fatalista della legge, evitando quindi forme di cretinismo legalitario che tanto hanno marcato la politica unionista spagnola.

C’è stato spazio anche per un intervento dal pubblico in algherese, in cui viene lanciata la proposta di iniziare a costruire un’altra Europa dei popoli a partire dalle attuali nazioni senza Stato.

Biazu in Palestina

di Enrico Lobina

A differenza di altre volte (Vietnam, Catalogna, Paesi Baschi) lo scopo del viaggio non era politico, per cui le veloci impressioni che riporto sono il frutto dell’osservazione e della discussione “casuale”, non pianificata.

Nonostante questo, diverse compagne e compagni mi hanno messo in contatto con patrioti e compagni locali, i quali mi hanno parlato ed ospitato. Mi hanno mostrato la loro terra.

In Sardegna l’associazione Sardegna-Palestina fa un lavoro egregio, e credo che tutti i sardi debbano fare riferimento alla loro azione.

 

Siamo arrivati in Palestina a cavallo del centenario della dichiarazione di Balfour. Cento anni fa il governo britannico, autoritariamente, stabilì che gli ebrei potevano stabilirsi nei territori della Palestina storica. La giustificazione giuridica di quello che si vive in Palestina viene da là.

COME IN UN GIOCO

Il sardo e l’europeo dovrebbero, quando arrivano a Tel Aviv (per raggiungere la Palestina in aereo non c’è altra possibilità), dimenticare ed accantonare ciò che sentono ogni giorno di sfuggita dal telegiornale, o le immagini o le scritte dei vari siti.

Dovrebbero arrivare e verificare, senza pregiudizi, come vive il popolo A e come vive il popolo B, come in un gioco.

Superata Tel Aviv, arrivati a Gerusalemme, dopo aver parlato (equamente) coi rappresentanti e con persone qualunque del popolo A e del popolo B, si comincia ad avere un’idea.

Poi si va a Betlemme, Hebron, Nablus. Si guardi il muro (alto 8 metri, il doppio di quello di Berlino), si chieda come funziona. Si guardino le colonie, e si chieda come funzionano. Si guardino i soldati del popolo A che stanno permanentemente e con netta superiorità militare nei territori che qualche norma e qualche accordo, e tante buone speranza, hanno stabilito che fossero del popolo B.

Allora, senza bisogno dell’elenco delle risoluzioni internazionali ONU, sarà chiaro che c’è un popolo che opprime ed occupa ed un popolo che è oppresso ed occupato.

Chi opprime sono le classi dirigenti del popolo A, le quali hanno un consenso vasto ma non totalitario. Esse hanno a disposizione un apparato militare e tecnologico imponente.

(Chi scrive non è potuto andare a Gaza perché a Gaza non fanno entrare).

APARTHEID

Stringi stringi, è la parola che meglio descrive la vita a cui sono sottoposti i palestinesi dall’occupazione israeliana.

Da Gaza non puoi uscire. Se sei in Cisgiordania il muro, le colonie e l’insieme delle condizioni di vita ti fanno stare in un regime di apartheid.

Il muro divide arbitrariamente, secondo un piano ben preparato, villaggi e città della Cisgiordania: impedisce il movimento di persone e di cose, uccide l’economia.

Le colonie, in costante aumento, sono insediamenti di israeliani in Cisgiordania i quali arbitrariamente, e col sostegno fondamentale dell’esercito israeliano, creano delle aree di sovranità israeliana in Cisgiordania. A loro va l’acqua (ai palestinesi no), ed il sostegno dell’apparato logistico-educativo israeliano.

OSLO

Gli accordi di Oslo del 1993 sono stati firmati da Arafat per la Palestina e da Rabin per Israele. Qualunque opinione si avesse su Oslo allora, oggi bisogna ammettere che sono falliti.

Il principio “due popoli, due stati” oggi non ha più senso.

L’obiettivo dovrebbe semplicemente essere la sconfitta della politica di apartheid di Israele.

ISIS E ISRAELE

“Perché l’ISIS non ha mai attaccato Israele?”. La domanda che alcuni compagni palestinesi mi hanno fatto è retorica e seria.

ISIS è stata per molti anni, in modo importante, in Siria. Non ha mai mostrato alcun interesse ad attaccare Israele, i “miscredenti” per definizione.

La verità è che ISIS è funzionale ad Israele. ISIS fa comodo ad Israele: è la migliore assicurazione del suo rafforzamento.

RELAZIONI INTERNAZIONALI

La situazione nell’area è cambiata, a sfavore di Israele, anche se i movimenti di lungo periodo sono tutti da studiare[1]. L’ISIS è sconfitto e la Siria sta ritrovando una sua unità militare, territoriale e politica. Il governo siriano potrebbe arrivare a controllare di nuovo tutti i confini dello stato entro il 2018.

L’Iran ha intessuto, con lungimiranza e pazienza, per molti anni, una complessa azione diplomatica, che lo porta oggi ad avere una grande influenza in Iraq e Siria.

Il futuro dell’alleanza dipenderà da questo, e da ciò che succederà in Arabia Saudita nei prossimi anni.

Dal nostro punto di vista, inoltre, è necessario capitare cosa sta succedendo nell’area del Rojava e nel Kurdistan turco.

LE MORTI ED IL TERRORISMO

Un soldato israeliano ammazza a sangue freddo un bambino. La notizia neanche appare sui media. E’ più terrorista questa azione o quella di un palestinese? Quali sono i rapporti di forza? Cento a uno? Mille a uno? Centomila a uno?

Per chi visita la Palestina il problema non si pone: la categoria del terrorismo è una categoria della battaglia politica dell’oggi. Anche i partigiani italiani erano considerati terroristi.

Sulle modalità di lotta, su quelle più efficaci in un dato contesto politico, il dibattito è aperto.

LA RELIGIONE

La religione sta acquisendo terreno in Palestina, sia sul fronte israeliano che su quello palestinese.

Hamas ha una visione religiosa della lotta politica, ad Hebron ed in altre città sta acquisendo consensi.

Dal mio punto di vista è un problema. Il centro del ragionamento deve essere l’imperialismo ed il colonialismo, i quali sono versioni aggiornate del capitalismo, e non il fatto che ci sono persone che hanno una religione diversa.

ANP – il governo palestinese?

Fuori da Nablus, appena finiscono le case, finisce la zona A, cioè la zona in cui il governo palestinese (ANP, Autorità Nazionale Palestinese) ha piena sovranità.

Non c’è un soldato palestinese a sorvegliare l’area. A qualche metro dalla zona A dei soldati israeliani controllano, armati, un’area dove comandano loro.

Che significa?

Ad Hebron ed in tutte le città l’esercito israeliano effettua continui raid, in cui arresta, minaccia e ammazza. L’ANP non si oppone o non riesce ad opporsi? O non si vuole opporre?

Molte persone con le quali abbiamo parlato sottolineano la corruzione dell’ANP. Mi è stato raccontato di militanti contro l’occupazione arrestati prima dall’ANP e poi dagli israeliani, e viceversa.

Cosa è davvero l’ANP?

CHE FARE?

In Sardegna possiamo sostenere Sardegna Palestina.

In Sardegna dobbiamo collegare le dinamiche “naturalmente coloniali” del capitalismo al caso sardo. Queste dinamiche sono economiche, ed hanno risvolti culturali. Alcuni interlocutori sono rimasti molto stupiti dallo scarso interesse verso la lingua sarda da parte dei sardi stessi, e soprattutto da parte dei “compagni”. Il sardo va studiato e parlato!

In Sardegna dobbiamo sviluppare ed immaginare relazioni internazionali euro-mediterranee completamente diverse da quelle che viviamo oggi.

 

Lunedì 6 novembre telefonate e fax al consolato spagnolo per la democrazia


“Sei indignato/a per la repressione con cui la monarchia spagnola sta soffocando la democrazia in Catalunya? Lunedì, dalle 9:00 alle 20:00, chiama, manda un fax e una e-mail ai recapiti indicati nel manifesto. Facciamo sentire la nostra voce perché la causa della libertà dei cittadini catalani è la stessa causa di tutti i cittadini del Mediterraneo, d’Europa e del mondo” – con questo appello diversi indipendentisti e democratici sardi hanno organizzato una protesta telefonica e virtuale contro il Consolato e l’ambasciata spagnola siti rispettavamente a Cagliari (Sardegna) e a Roma (Italia)

Di seguito il testo che i promotori trasvesali a diversi soggetti politici e associazioni sarde suggeriscono di inviare via mail e fax .

All’attenzione del consolato spagnolo di Cagliari,

con la presente è mia intenzione protestare contro la persecuzione politica e giudiziaria adottate dallo stato spagnolo nei confronti del legittimo governo di Catalogna, eletto democraticamente dal popolo e perseguito per le sue idee politiche e per aver portato avanti il proprio mandato elettorale.
Chiedo pertanto l’immediata liberazione del vicepresidente Oriol Junqueras e dei ministri Jordi Turull, Josep Rull, Meritxell Borras, Raul Romeva, Carles Mundò, Dolors Bassa, Joaquim Forn. 
Chiedo altresì la scarcerazione di Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, esponenti di primo piano della società civile, colpevoli solo di aver protestato pacificamente contro le misure repressive adottate dalla polizia spagnola nei confronti dei cittadini catalani durante il referendum del primo ottobre.

Mi unisco al coro di proteste nei confronti della Spagna che sta attuando misure che minacciano la democrazia, la libertà delle persone e la repressione delle idee e chiedo l’apertura di una mediazione pacifica che rispetti la volontà del popolo catalano e le sue istituzioni democratiche.”

 

ecco i recapiti del Consolato di Cagliari:

Numero di telefono
070 499444
Numero di fax 070 499011

La Catalogna non è sola: 136 amministratori sardi firmano la solidarietà!

Nella foto una manifestazione per il rispetto della democrazia in Catalunya tenutasi recentemente ad Alghero

Solitamente Pesa Sardigna non pubblica mai appelli o manifesti. Ma in questo caso è doveroso fare una eccezione, perché 136 amministratori sardi hanno avuto la forza di andare contro l’isolamento diplomatico che le potenze europee hanno stretto attorno allo straordinario movimento di massa per l’autodeterminazione e la democrazia della Catalunya.

buona lettura.

 

NOIS SÌNDIGOS E SÌNDÌGAS,

AMMINISTRADORES E AMMINISTRADORAS

INDIPENDENTISTAS DE SARDIGNA

– – – –

Noi sindaci e sindache, amministratori e amministratrici indipendentisti della Sardegna, sottoscriviamo questa dichiarazione per manifestare la nostra vicinanza al popolo e alle istituzioni democratiche della Catalogna e per rendere pubblico il nostro riconoscimento della costituita Repubblica catalana.

 

Aderiamo a titolo individuale o in quanto rappresentanti delle forze politiche cui apparteniamo (Fronte Indipendetista Unidu, iRS, Liberu, Partito dei Sardi, Partito Sardo d’Azione, Progetu Repùblica de Sardigna, Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Sardigna Libera, Sardos).

 

Niente può cancellare in noi il valore della proclamazione dell’indipendenza catalana. Non i timori sulla sorte dei suoi dirigenti, non le ansietà riguardo alla dura reazione di Madrid, non le preoccupazioni per il silenzio dell’Unione Europea e per il mancato riconoscimento da parte di altri Stati, non le difficoltà che si trova a dover affrontare in queste ore il Governo catalano.

 

Il popolo di Catalogna si è espresso con chiarezza e dignità attraverso un referendum di autodeterminazione. L’assemblea rappresentativa di questo popolo ha agito di conseguenza, usando la forza della democrazia e della nonviolenza. È nata una nuova repubblica, che noi sappiamo pacifica e amica di tutti.

 

La storia spesso ci spiazza, mostrandoci che può accadere l’incredibile: in questi giorni è avvenuto di nuovo. Sia d’insegnamento per i sardi e per ogni gente del continente europeo, oggi e domani. Il bene e la libertà sono sempre alla portata dei popoli coscienti e determinati. Il bene e la libertà sono sempre alla nostra portata.

– – – –

Nois sìndigos e sìndìgas, amministradores e amministradoras indipendentistas de Sardigna, firmamus custa declaratzione pro manifestare chi semus serentes a su pòpulu e a sas istitutziones democràticas de sa Catalugna e pro bogare a campu su reconnoschimentu nostru de sa Repùblica catalana costituida.

Aderimus a tìtulu individuale o sende rapresentantes de sas fortzas polìticas a sas cales apartenimus (Fronte Indipendetista Unidu, iRS, Liberu, Partito dei Sardi, Partito Sardo d’Azione, Progetu Repùblica de Sardigna, Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Sardigna Libera, Sardos).

Nudda podet cantzellare in nois su cuntentu pro sa proclamatzione de s’indipendèntzia catalana. Non sas milli dudas protzedurales, non s’afròddiu chi pertocat sas reatziones crispas de Madrid, non su pensamentu chi pertocat a su silèntziu de s’Unione Europea, pro su reconnoschimentu mancadu de àteros istados e sas dificultades a sas cales est parende fronte in custas oras su Guvernu catalanu.

Su pòpulu de Catalugna s’est espressadu cun craresa tràmite unu referendum de autodeterminatzione.  S’assemblea rappresentativa de custu pòpulu at acumpridu a sas cunsighèntzias, usende sa fortza de sa democratzia e de sa nonviolèntzia. Est naschida una repùblica noa, chi nois ischimus paghiosa e amiga de totus.

A s’ispissu s’istòria nos ispantat, mustrende-nos chi podet acontèssere s’incredìbile: in custas dies est capitadu torra. Siat de imparu pro sos sardos e pro cada genia de su continente europeu, oe e cras. Su bene e sa libertade si podent sèmpere tènnere a manos nostras, sende pòpulos cuscientes e determinados. Su bene e sa libertade los podimus sèmpere tènnere a manos nostras.

 

– – – –

 

  1. Gavino Tanchis (Alghero, Assessore)
  2. Elisabetta Boglioli (Alghero, Consigliera)
  3. Marina Millanta (Alghero, Consigliera)
  4. Alberto Medda Costella (Arborea, Consigliere)
  5. Marilena Cabboi (Armungia, Vicesindaca)
  6. Toni Stangoni (Badesi, Vicesindaco)
  7. Davide Corriga Sanna (Bauladu, Sindaco)
  8. Chiara Palmas (Bauladu, Vicesindaca)
  9. Giovanni Battista Pes (Bauladu, Assessore)
  10. Anna Pintus (Bauladu, Assessora)
  11. Carmine Consolo (Bauladu, Consigliere)
  12. Elia Zucca (Bauladu, Consigliere)
  13. Stefano Orrù (Baunei, Consigliere)
  14. Loredana Incollu (Baunei, Consigliera)
  15. Elena Caredda (Baunei, Consigliera)
  16. Giulio Arangino (Belvì, Consigliere)
  17. Maura Cossu (Bosa, Vicesindaca)
  18. Silvia Tanda (Bosa, Assessora)
  19. Luciano Curella (Bosa, Consigliere)
  20. Giovanni Satta (Buddusò, Consigliere)
  21. Antonio Monni (Burcei, Consigliere)
  22. Maria Clotilde Scalas (Burcei, Consigliera)
  23. Paola Zuncheddu (Burcei, Consigliera)
  24. Alessandra Lussu (Burcei, Consigliera)
  25. Roberto Tramaloni (Cagliari, Consigliere)
  26. Filippo Petrucci (Cagliari, Consigliere)
  27. Fabio Usai (Carbonia, Consigliere)
  28. Cristina Gai (Decimomannu, Consigliera)
  29. Chicco Fenu (Dolianova, Assessore)
  30. Paolo Loddo (Dolianova, Assessore)
  31. Cristiana Porcu (Dolianova, Consigliera)
  32. Laura Usala (Escalaplano, Assessora)
  33. Tonino Lai (Escalaplano, Consigliere)
  34. Andrea Dore (Flussio, Vicesindaco)
  35. Davide Zucca (Flussio, Consigliere)
  36. Mario Piras (Fonni, Assessore)
  37. Stefano Deiana (Gairo, Consigliere)
  38. Franco Solinas (Galtellì, Assessore)
  39. Mimmo Sedda (Galtellì, Consigliere)
  40. Gianluca Congiu (Girasole, Sindaco)
  41. Lodovico Piras (Girasole, Vicesindaco)
  42. Giovanni Porcu (Irgoli, Sindaco)
  43. Graziano Spanu (Lodè, Sindaco)
  44. Alessandro Merici (Lunamatrona, Sindaco)
  45. Antonio Onorato Succu (Macomer, Sindaco)
  46. Giovanni Lai (Macomer, Assessore)
  47. Marco Manus (Macomer, Assessore)
  48. Gianfranco Congiu (Macomer, Consigliere)
  49. Francesco Secci (Masainas, Consigliere)
  50. Alessandro Loi Piras (Mogoro, Consigliere)
  51. Modesto Fenu (Monastir, Consigliere)
  52. Romano Schirru (Monastir, Consigliere)
  53. Mario Argiolas (Monserrato, Consigliere)
  54. Giovanni Battista Manai (Monteleone Rocca Doria, Consigliere)
  55. Antonio Zedda (Montresta, Sindaco)
  56. Jole Mele (Montresta, Vicesindaco)
  57. Federico Pirosu (Noragugume, Sindaco)
  58. Antonio Pasquale Belloi (Nuoro, Assessore)
  59. Giuliano Sanna (Nuoro, Assessore)
  60. Claudia Camarda (Nuoro, Consigliera)
  61. Viviana Brau (Nuoro, Consigliera)
  62. Graziano Siotto (Nuoro, Consigliere)
  63. Gianpietro Gusai (Nuoro, Consigliere)
  64. Angela Simula (Olmedo, Consigliera)
  65. Stefania Piras (Oniferi, Sindaca)
  66. Daniela Daga (Oniferi, Vicesindaca)
  67. Maurizio Caddori (Oniferi, Consigliere)
  68. Enzo Muledda (Oniferi, Consigliere)
  69. Clara Pinna (Oniferi, Consigliere)
  70. Vincenzo Pecoraro (Oristano, Consigliere)
  71. Andrea Riccio (Oristano, Consigliere)
  72. Franco Saba (Ottana, Sindaco)
  73. Gigi Sarobba (Ozieri, Vicesindaco)
  74. Davide Giordano (Ozieri, Consigliere)
  75. Gabrielli Cossu Cantarella (Pabillonis, Consigliere)
  76. Riccardo Serventi, (Perdaxius, Consigliere)
  77. Roberto Tola (Posada, Sindaco)
  78. Mariano Soro (Pozzomaggiore, Sindaco)
  79. Sarah Poddighe Serra (Pozzomaggiore, Consigliera)
  80. Carla Lecca (Pula, Consigliera)
  81. Filippo Usai (Pula, Assessore)
  82. Franco Giorgio Paderi (Quartucciu, Assessore)
  83. Katia Pilloni (San Sperate, Assessore)
  84. Fabrizio Madeddu (San Sperate, Assessore)
  85. Antoni Flore Motzo (Scano di Montiferro, Sindaco)
  86. Antioco Milia (Scano di Montiferro, Vicesindaco)
  87. Barbara Setzu (Samassi, Consigliera)
  88. Sergio Cabua (Samatzai, Vicesindaco)
  89. Maurizio Frongia (Samugheo, Vicesindaco)
  90. Gianmarco Pala (Samugheo, Consigliere)
  91. Leo Talloru (Sanluri, Consigliere)
  92. Monica Lampis (Sanluri, Consigliera)
  93. Maura Boi (Sanluri, Consigliera)
  94. Daniela Dessena (Sant’Antioco, Consigliera)
  95. Ester Fadda (Sant’Antioco, Consigliera)
  96. Alberto Fois (Sant’Antioco, Consigliere)
  97. Stefania Taras (Santa Teresa di Gallura, Consigliera)
  98. Diego Loi (Santulussurgiu, Sindaco)
  99. Andrea Caschili (Sarroch, Assessore)
  100. Ottavio Sanna (Sassari, Assessore)
  101. Giancarlo Serra (Sassari, Consigliere)
  102. Enrico Sini (Sassari, Consigliere)
  103. Nicola Lucchi (Sassari, Consigliere)
  104. Salvatore Pes (Sedilo, Sindaco)
  105. Paolo Schirru (Selargius, Consigliere)
  106. Nicola Sassu (Sennori, Sindaco)
  107. Giacomo Dettori (Serramanna, Consigliere)
  108. Walter Murtas (Serrenti, Consigliere)
  109. Federico Porcedda (Serri, Assessore)
  110. Francesca Arca (Silanus, Consigliera)
  111. Francesca Madeddu (Silanus, Consigliera)
  112. Gianpiero Zolo (Silanus, Consigliere)
  113. Giovanna Cocco (Silanus, Consigliera)
  114. Nicola Cherchi (Simaxis, Consigliere)
  115. Nino Fronteddu (Siniscola, Consigliere)
  116. Andrea Atzeni (Sinnai, Consigliere)
  117. Erik Madau (Solarussa, Assessore)
  118. Angelo Demetrio Cherchi (Suni, Sindaco)
  119. Alessandro Murtas (Terralba, Consigliere)
  120. Denise Pintori (Terralba, Consigliera)
  121. Angelo Murgia (Tertenia, Consigliere)
  122. Francesca Monni (Teulada, Consigliera)
  123. Ruggero Cossu (Teulada, Consigliere)
  124. Piero Fadda (Tinnura, Sindaco)
  125. Omar Cabras (Torpè, Sindaco)
  126. Fausto Mascia (Tortolì, Assessore)
  127. Gianluigi Mastinu (Tresnuraghes, Sindaco)
  128. Giovanni Manca (Tresnuraghes, Assessore)
  129. Angelo Madau (Tresnuraghes, Consigliere)
  130. Sandra Sanna (Tuili, Consigliera)
  131. Elia Puddu (Tula, Consigliere)
  132. Giuseppe Porcu (Urzulei, Vicesindaco)
  133. Marco Sideri (Ussaramanna, Sindaco)
  134. Nicola Mura (Ussassai, Consigliere)
  135. Maurizio Onnis (Villanovaforru, Sindaco)
  136. Pierpaolo Cara (Villa San Pietro, Consigliere)

 

 

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NOAS DAE CATALUNYA

Questa sezione sarà aggiornata ogni ora in vista del referendum sull’indipendenza della Catalunya. La delegazione internazionale del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya collaborerà a stretto contatto con la redazione di Pesa Sardigna.

 

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29-9:

La delegazione arriva a Girona nella serata di venerdì e si dirige verso Barcellona. Qui, al Barrio de El Guinardó, occupa, insieme ad altri militanti indipendentisti catalani, la scuola primaria Pit-Roig, che nella giornata di domenica sarà un seggio referendario;  in tutto si contano circa trenta persone.

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30-10: 

Alle due di notte arriva la polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, che- in modo estremamente sereno- verifica la presenza dei militanti e si dilegua. La delegazione dormirà nel seggio e nel frattempo scrive un programma per lo stesso, che prevede attività ludiche e informative.

Nella mattina tornano i Mossos d’Esquadra che vogliono sapere circa le attività svolte durante l’occupazione. Non viene identificano alcun militante.

Colazione alla scuola primaria Pit- Roig
Seggio occupato (scuola primaria Pit- Roig)
Torrent d’en Melis

Nello stesso distretto di  El Guinardó  sono presenti altre due scuole: una, Torrent d’en Melis (foto), attiva e con molte persone che la occupano e l’altra, Torrent de Can Carabassa, che ora è chiusa, comincerà le attività alle sei del pomeriggio. Le scuole sono tutte connesse e in contatto tra loro e saranno utilizzate come seggi.  C’è una certa allerta per il pericolo infiltrati.

La delegazione passa la mattinata a visitare i vari seggi. Inoltre hanno fatto diverse interviste, tra le quali una a Pere, attivista della sinistra anticapitalista catalana, che si può trovare a questo link. I seggi utilizzano piattaforme internet per coordinarsi e per organizzare l’afflusso dei militanti che li occupano.

La situazione fino alle 12 è molto tranquilla: nei centri occupati si svolgono attività sportive, ludiche, sono presenti dei banchetti con cibarie, tavoli di discussione e informazione, e i bambini giocano. I militanti fanno volantinaggio per le strade per chiedere alla popolazione di sorvegliare alcuni seggi che sono in parte scoperti, poiché il pericolo arriverà stanotte, dato che con grande probabilità la polizia spagnola, la Guardia Civil, tenterà di sgomberare i seggi.

Tra non molto la delegazione del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya si muoverà al centro di Barcellona per incontrare delegati e segretari della CUP, la sinistra catalana.

Infopoint di Barria de Gràcia

Adesso, ore 15, la delegazione si trova nel quartiere più rosso e indipendentista di Barcellona: Gràcia. Il Comité de defensa del referendum de Gràcia ha organizzato un infopoint permanente, in cui è affisso il programma per tutti i distretti e vengono distribuiti i volantini

Volantino che invita la popolazione ad occupare i seggi

che si stavano dando nella mattinata ad El Guinardó come in tutti gli altri  quartieri. Vicino all’infopoint si trova una piazza in cui si svolge una festa, anch’essa permanente,  che vede un programma piuttosto variegato: musica, concerti, balli, cibarie e confronto. Nonostante la tensione in vista della giornata di domani Barcellona è gioiosa, in ogni angolo della città; il referendum è infatti una grande mobilitazione popolare e dovunque ci sono manifestazioni di questo genere.

Festa al Barria de Gràcia

Marco Santopadre, della Rete dei comunisti in una nota: “Al momento circa 200 scuole sono occupate in tutta la Catalogna dai cittadini e dagli studenti, in una quindicina i Mossos hanno identificato i presenti minacciando lo sgombero domattina per impedire l’apertura dei seggi. In una scuola del quartiere del Raval i Mossos hanno impedito l’occupazione. Grandi manifestazioni di solidarietà con i catalani oggi a Madrid, Santiago, Bilbao. Piccole manifestazioni fasciste in varie città, saluti romani e inni franchisti. Il capo del Pp in Catalogna, Albiol, ha paragonato le urne elettorali del referendum catalano ai cesti della biancheria sporca che usa la moglie. La Guardia Civil ha occupato la sede dei servizi informatici della Generalitat che avrebbe dovuto occuparsi della raccolta e del conteggio elettronico del voto”.

Alle 15.30 parte della delegazione incontra per caso Joseba Alvarez, responsabile dei rapporti internazionali di Batasuna.

Il pomeriggio prosegue all’Institut del Teatre dove si svolge la Benvinguda Internacionalista, una vera e propria internazionale nonché atto di solidarietà tra popoli: intervengono segretari e portavoce della sinistra anticapitalista

Locandina della Benvinguda Internacionalista

da (quasi) tutto il mondo. Per la Sardegna intervengono Pierfranco Devias, segretario nazionale del partito Libe.r.u. di cui riportiamo l

‘intervento al seguente link, e Cristiano Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu e delegato del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya (il suo intervento a questo link). Uno scenario mozzafiato, con centinaia di patrioti e rivoluzionari da tutta Europa- e non solo- arrivati in Catalunya

Institut del Teatre gremito di militanti comunisti e socialisti da tutto il mondo

per sostenere la “disconnessione” con la Spagna, fatto storico che rimescolerebbe le carte dello stesso assetto oligarchico della UE.

La delegazione fa ritorno alla scuola Pit- Roig.

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1-10:

Alle ore 5 molte vie di accesso sono chiuse dai trattori che creano un muro artificiale per le forze dell’ordine. Nel frattempo nelle scuole seggio si organizza la resistenza passiva. Il popolo catalano risponde al volantino distribuito il giorno prima, e le

Escola Pau Casals (Gràcia)

scuole si affollano: migliaia di cittadini, tra cui anche bambini e anziani, aderiscono per difendere i loro diritti. Questo è il responso popolare alla minaccia della Guardia Civil. Degli elicotteri sorvolano incessantemente Barcellona.

Il Comitadu sta verificando che in diversi seggi si sta votando regolarmente, quindi continua il presidio.
La Generalitat stamattina alle otto ha emesso una direttiva che prevede che qualora un seggio venga sigillato, il cittadino può recarsi in qualsiasi altro seggio con un documento di identità. Per impedire il referendum la Spagna dovrebbe chiudere tutti i punti voto.

Pit- Roig occupata per il referendum

Adesso, alle 10, la Guardia Civil sta entrando nei centri occupati e li sta sgomberando con la forza bruta: manganella e trascina via i cittadini, rompe i computer, ritira le urne con le schede. Nel frattempo la Guardia Civil si aggira anche nei pressi della scuola Pit-Roig dove è presente la delegazione del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya. Alla Pit- Roig si stanno dando direttive su come agire: alla luce dei fatti è rischioso che bambini e anziani rimangano nella struttura, ma è importante comunque continuare con la resistenza pacifica.

Arriva un contrordine alle ore 10.30: sicché la Guardia Civil adopera una violenza inaudita anche davanti alla resistenza democratica e pacifica, pestando a sangue chiunque gli capiti a tiro, alcuni collegi potrebbero decidere di dare il lascia passare alle forze dell’ordine.

Dopo le violenze che continuano a perpetrarsi ad opera dello stato spagnolo, il presidente del governo catalano Puigdemont afferma: “Questa giornata sarà una vergogna per sempre per lo Stato spagnolo e un vanto democratico eterno per la Catalogna.”  Turull, consigliere di Presidenza catalano: “Chiediamo le dimissioni del rappresentante del Governo spagnolo in Catalogna per le violenze dello Stato”. Il rappresentante del governo spagnolo in Catalogna replica che l’unico responsabile di tutto quel che sta succedendo è Puigdemont e il suo governo. Apprezza il modo di agire delle polizie.La magistratura spagnola annuncia che potrebbe intervenire contro i Mossos d’Esquadra per la loro inerzia e passività. Ada Colau, sindaco di Barcellona, chiede le dimissioni di Rajoy.

I vigili del fuoco continuano a proteggere la popolazione e utilizzano i propri mezzi come barricata per evitare che la Guardia Civil arrivi nei seggi per sgomberarli.

Marco Santopadre, in una nota scrive: “Finora negli ospedali catalani sono stati curati circa 40 tra attivisti e votanti a causa della violenza della polizia, tre i feriti gravi
Il ministero degli interni spagnolo difende la “proporzionalitá” dell’intervento della polizia. A Placa de Catalunya è in atto una provocazione da parte di un gruppo di fascisti. Nei seggi dove si può votare ci sono lunghissime file, precedenza viene data alle persone disabili e agli anziani

Alle 15.30 i vigili del fuoco, che stavano proteggendo la popolazione, vengono caricati dalla polizia nazionale spagnola.

Il governo catalano chiede all’Europa di sanzionare la Spagna per le sue azioni criminali e per aver messo a rischio l’immagine dei diritti umani previsti dall’Europa stessa.

A Palermo Isati Iunco #PoterePopolareCentri Sociali Palermo e antudo.info promuovono un presidio di solidarietà al popolo della Catalogna (Concentramento ore 18:00 sotto il Consolato spagnolo “Grattacielo”- Piazzale Ungheria, 73).

Torrent d’en Melis

La delegazione ora, alle 16:20, si dirige verso la scuola più vicina, Torrent d’en Melis, per verificare se effettivamente questa e la Pit-Roig siano le uniche due rimaste aperte nel quartiere di El Guinardó. I pompieri presidiano la scuola con le persone che qualche ora fa

Institut Joan Brossa

hanno resistito all’attacco della polizia spagnola. La delegazione si sposta ulteriormente in un seggio nelle vicinanze della scuola Torrent d’en Melis, l’Institut Joan Brossa, poiché vi è scarsità di militanti.

La polizia catalana sfida i funzionari spagnoli della Guardia Civil che usano la violenza contro gli elettori a Gavà.

La delegazione riferisce che nella tarda serata l’allerta di intrusioni e cariche da parte della Guardia Civil sarà più alta, poiché conterà sulla stanchezza dei

Institut Joan Brossa

militanti, sulla minore affluenza e sul fatto che le urne saranno piene.

È ufficiale: alle 17 Magistratura, Tribunale Superiore e Guardia Civil indagano e identificano i Mossos d’Esquadra per passività. L’accusa è disobbedienza.

Dopo i vari interventi della polizia spagnola al referendum, i feriti alle 17:10 si attestano a 465. Vi sono diverse persone gravemente ferite.
Il vice presidente spagnolo nega l’evidenza, affermando che non vede brutalità nell’azione della polizia contro gli elettori, poiché le azioni sono state prese contro il materiale referendario e non contro le persone.

Institut Català de la Salut; la polizia che osserva
Folla davanti al seggio a Gràcia

Ore 18: La delegazione si dirige verso Gràcia e trova per la strada un altro seggio, all’Institut Català de la Salut. Arrivano alle 18:20 a Gràcia. Dei ragazzi presenti al seggio de l’Escola Pau Oasals spiegano che- quando si scorge la Guardia Civil in arrivo- si bloccano gli autobus e si utilizzano come barricata per rallentare la corsa della celere. Di solito la polizia desiste e prova ad attaccare un altro seggio. I militanti si muovono come un assembramento e pare quasi che a condurli sia metaforicamente un cervello collettivo.

Adesso la la delegazione fa rientro al Pit- Roig poiché un elicottero sorvola il seggio ed è quindi alta la probabilità di un assalto della Guardia Civil.

Nel frattempo arriva la notizia che 319 punti voto sono stati sigillati; ciononostante il governo catalano invita i cittadini a continuare nelle operazioni di voto.

Pit- Roig chiusa dai militanti

Alle ore 19 la delegazione ci informa che la Guardia Civil si sta dirigendo verso il seggio da loro presidiato, alla scuola Pit- Roig. I militanti e gli scrutatori che occupano il seggio adottano la decisione di tanti altri punti voto: sigillare autonomamente il seggio per impedire alla polizia di entrare e permettere la protezione dell’urna, per poi migrare verso un altro seggio.

Strada per Campins
Igualda

Oltre a pullman e autobus utilizzati come barricata mobile, o alla chiusura precoce di alcuni seggi, il popolo catalano decide di utilizzare anche ciò che la propria terra gli fornisce per rallentare l’arrivo della Guardia Civil ai seggi: nella strada per Campins si abbattono gli alberi adiacenti alla carreggiata per ostacolare il passaggio della polizia.
Ore 19: tutti i collegi di Igualda (Anoia) sono stati chiusi per contare i voti. Le urne sono portate di corsa dai membri dei tavoli elettorali dal seggio all’Ateneu della città. Il centro è pieno di cittadini che scortano il passaggio delle urne e applaudono.

Il seggio locato alla scuola primaria Pit- Roig viene chiuso ufficialmente alle 19:50. La delegazione farà tappa in un altro punto voto, che contribuirà a mantenere aperto e sicuro.
Negli stessi momenti si svolge una manifestazione presso la

Puerta del sol

Puerta del Sol a Madrid in solidarietà con la Catalogna e contro la repressione del governo Rajoy. Alcune fonti giornalistiche parlano di scontri con la polizia.

La delegazione si sposta nel seggio del Torrent de Can Carabassa. È ufficialmente cominciato lo spoglio delle schede alle ore 20, tutti i seggi sono chiusi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos: “Il mondo intero ha visto l’uso della forza pubblica contro i cittadini. C’è una crisi di Stato. Ci sono migliaia di spagnoli che provano orrore per le immagini di oggi. Rajoy non si dimetterà, dobbiamo toglierlo dal governo. Quello che ha più senso è un referendum concordato, e oggi ne abbiamo avuto la conferma”.

Il numero dei feriti confermato alle ore 20:21 è di 761.

Arrivano i risultati ufficiali per il solo seggio della scuola Pit- Roig:
Totale voti: 1439
Sì: 94%
No: 4%
Nulle: 1%
Bianche: 1%

Mariano Rajoy afferma: “Non c’è stato alcun referendum per l’autodeterminazione in Catalunya”.

Ore 21:36: in tutta Barcellona vengono montati maxischermi per proiettare in tempo reale i risultati del referendum. Tra poco a Plaça de Catalunya avrà inizio una grande manifestazione di festa per proclamare i dati.

Ore 21:55: a Lleida i Mossos continuano a frapporsi tra i manifestanti e la polizia spagnola formando un cordone di sicurezza. La gente continua ad arrivare e la tensione aumenta. Negli stessi istanti a Barcellona si festeggia dappertutto e in particolare in piazza Catalunya.

Piazza Catalunya

Il governo catalano denuncia la Guardia Civil e la polizia per lesioni, costrizioni, minacce, disordini e crimini contro i diritti individuali. Le organizzazioni che hanno sostenuto l’indipendenza della Catalunya chiamano uno sciopero generale per il 3 ottobre.

Documento di solidarietà Sardigna- Catalunya

Numerose forze identitarie ed indipendentiste della Sardegna (PSd’Az, Rossomori, La Base, Associazione Sardos, Sardegna Possibile, Sardigna natzione, Irs, Sardigna libera, Liberu, Gentes) firmano un documento di solidarietà con il popolo catalano, per l’indipendenza e il diritto all’autodeterminazione

Cagliari, 21 settembre 2017

Il popolo catalano e le istituzioni che lo rappresentano stanno vivendo, in questi giorni, ore drammatiche e sconcertanti che riportano alla luce antistoriche e stantie pratiche violente e centraliste che rischiano di provocare una inaccettabile ferita alla democrazia e minano la credibilità politica dell’Unione europea. Gli arresti, le violenze e i sequestri ad opera del governo del Regno di Spagna non fermeranno però il referendum per l’indipendenza della Catalogna e non rallenteranno il cammino di libertà intrapreso dai popoli europei, ad iniziare da quello sardo. Le forze identitarie e indipendentiste della Sardegna sono dunque al fianco del popolo catalano nella lotta di liberazione nazionale, per l’affermazione dell’irrinunciabile diritto all’autodeterminazione. L’intesa sul punto tra le organizzazioni culturali, civiche e politiche alle quale apparteniamo, testimoniano la solidarietà e la vicinanza di tutti i sardi ai catalani e ci impegnano tutti a proseguire con ancor più determinazione e maggiore coraggio nel cammino dell’indipendenza, attraverso gli strumenti e i valori della democrazia, della pace e dei diritti dei popoli.

Visca Catalunya i el poble català, lliures!

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La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno alla Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu
  • Sa Domu- studentato occupato Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.

 

Spagna ritorna al franchismo: 13 arresti in Catalunya

Oggi, tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane e perquisizioni in corso in tre dipartimenti del governo catalano: migliaia di persone in piazza.

Agenti della Guardia Civil si sono presentati all’alba nel dipartimento di economia del governo catalano per perquisirlo. Sono entrati anche in altri 4 enti e imprese e nella sede dell’Agenzia Tributaria. Tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane.

La popolazione accerchia i mezzi della Guardia Civil

Il vicepresidente Junqueras ha dichiarato che gli agenti si stanno intromettendo nel lavoro del dipartimento, e questo colpisce tutti i catalani senza distinzioni. “Stiamo vivendo un attacco ai diritti civili di tutti i cittadini”. La consigliera agli Affari Sociali ha confermato tutto: “Siamo in una situazione vergognosa.”.

Le associazioni sovraniste hanno fatto un appello alla popolazione per concentrarsi in modo pacifico davanti ai dipartimenti presi di mira dalla Guardia Civil. “È arrivato il momento, resistiamo pacificamente”, ha affermato Jordi Sanchez, presidente dell’ANC.

Manifestanti in piazza a Barcellona

Il portavoce del governo catalano Turull ha chiesto calma e serenità nella risposta allo stato di polizia nel quale si è convertito lo Stato spagnolo.

Anche la CUP si unisce all’appello alla mobilitazione pacifica, alla resistenza civile.

La Guardia Civil ha tagliato wifi e internet al “ministero” dell’economia catalano che ora è senza telefono e senza connessione. Dopo qualche minuto la connessione è tornata.

Più di duemila persone accompagnano i sindaci di Girona e di Palafrugell presso la magistratura dove sono stati convocati per  la loro adesione al referendum.

Catalunya Radio afferma che fonti del PP di Madrid dicono che oggi verrà dato il colpo finale al referendum.

La piattaforma ‘A Madrid per il diritto a decidere’ convoca una concentrazione presso la Puerta del Sol oggi alle 19.30.


DICHIARAZIONI

Presidente Puigdemont: Lo stato di diritto è stato violato, lo Stato spagnolo ha di fatto sospeso il governo catalano. Le perquisizioni, le detenzioni, l’intimidazione ai mezzi di comunicazione, il blocco dei conti della Generalitat… è una situazione inaccettabile in democrazia. Condanniamo il comportamento illegittimo, totalitario e antidemocratico dello Stato spagnolo che oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi totalitari e si è trasformato in una vergogna democratica.
I cittadini sono convocati a votare, dobbiamo difendere la democrazia. Difenderemo il diritto dei cittadini di decidere liberamente il loro futuro, è questo l’incarico che abbiamo ricevuto da loro e dal Parlamento.
Il primo ottobre usciremo di casa portandoci una scheda elettorale e la useremo. Il Governo prenderà sempre decisioni in base al mandato elettorale. 
Quel che stiamo vivendo in Catalogna non si è mai visto in nessuno Stato dell’UE.
Non accetteremo un ritorno ad epoche passate e non permetteremo a nessuno di decidere il nostro futuro”.

Joan Tardà (ERC) si rivolge ai manifestanti: “vogliono che ci sia violenza, ma non ci sarà”Il deputato di ERC al congresso spagnolo ha preso parte alle mobilitazioni di questa mattina e ha chiesto di manifestare con fermezza ed evitando la violenza. Vogliono farci deragliare. La nostra fermezza sarà pacifica e nonviolenta. Vinceremo perché siamo democratici”.

Il segretario catalano del sindacato CCOO: “Difendere i diritti di partecipazione è un dovere di tutti i cittadini, al di là della posizione sul referendum”.

Pablo Iglesias, leader spagnolo di Podemos: “Chi pensa che la magistratura e le forze dell’ordine siano la risposta alla gente che si mobilita non capisce la democrazia”.

Junqueras, vicepresidente catalano, contro gli arresti di cariche politiche, interviene dicendo: “La lotta va oltre la repubblica catalana, bisogna difendere i diritti  civili“.

Anche i sindacati non indipendentisti ipotizzano uno sciopero generale per difendere i diritti civili e persino il partito di Ada Colau chiama alla mobilitazione.

Articolo estratto da (tutte le news sulla Catalogna sono reperibili a questo link)
http://www.franciscupala.net/referendum-catalano-del-1-ottobre-aggiornamenti-ultime-notizie/ 

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La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno al Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.

Manifestazione di solidarietà alla Catalunya

Una foto della Diada, festa nazionale della Catalunya

La Catalunya attraversa un periodo storico determinante per la sua libertà. Dopo secoli di colonizzazione e di lotte contro la stessa, la stragrande maggioranza del popolo proclama la volontà di svincolarsi dal potere centrale di Madrid per poter affermare finalmente le proprie peculiarità di nazione.

Nella quasi totale censura dei media nostrani- e non- negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerose escalation repressive da parte della Spagna nei confronti di chi sostiene l’imminente rottura dei catalani con la monarchia castigliana. La vittoria del  avrà esiti ben più vasti della creazione di un altro stato nella penisola iberica, dal momento che si apriranno numerosi nuovi fronti geopolitici per l’Europa e orizzonti di speranza e lotta per tante nazioni senza stato, oggi ancora incapaci di alzare la testa.

L’esempio della Catalogna è edificante e mirabile sotto ogni punto di vista, a partire dalla coesistenza tra non-violenza, frontalità e rigore del movimento indipendentista, che con un lavoro capillare- portato avanti con flessibilità politica pur con forte determinazione e intolleranza verso il potere centrale spagnolo- ha fatto raggiungere i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti: solo qualche giorno fa, 11 settembre, in occasione della Diada (Diada Nacional de Catalunya) milioni di catalani si sono riversati nelle strade e nelle piazze per festeggiare la propria nazione e dichiarare al mondo un Sì alla fine di seicento anni di dominazione spagnola.

In questo frangente storico la Sardegna, anch’essa nazione senza stato soggetta a soprusi da secoli, ha preso posizione tramite il Comitadu Sardu pro su Referendum de sa Catalunya, che dopo aver organizzato numerosi incontri informativi con la presenza di Joan Adell Pitarch, delegato della Generalitat catalana all’Alguer (Alghero), indice una manifestazione in sostegno al venturo referendum per l’indipendenza della Catalunya davanti al Consolato spagnolo a Cagliari. I manifestanti consegneranno al console onorario una richiesta di rispetto della democrazia e annunceranno la partenza di una delegazione sarda del Comitadu che vigilerà sul regolare svolgimento democratico del referendum.

La chiamata

“Invitiamo i singoli, le associazioni, i collettivi e i partiti che sono d’accordo con il testo di questo appello a sottoscriverlo con un post nell’evento o con un messaggio all’indirizzo sardignacatalunya@gmail.com

Mobilitazione per il diritto dei cittadini catalani a celebrare il Referendum per l‘Indipendenza

La situazione della Catalogna in questi giorni che precedono il referendum del primo ottobre, non è degna degli standard che ci si aspetterebbe da un paese civile e rispettoso delle garanzie democratiche. Perquisizioni, minacce di arresto e intimidazioni stanno segnando la vita quotidiana di tutte quelle persone, associazioni, partiti, sindacati, movimenti, imprese e testate giornalistiche che si stanno impegnando perché i cittadini catalani possano godere del diritto all’autodeterminazione nazionale celebrando un referendum democratico.

I responsabili di questa situazione sono le istituzioni del Regno di Spagna, governo e magistratura in primis.
Dal momento che consideriamo il riconoscimento del diritto dei popoli ad autodeterminarsi uno dei fondamenti della vita democratica e della convivenza pacifica fra le nazioni, abbiamo deciso di inviare un segnale di solidarietà al popolo catalano e di monito al governo spagnolo. Come sardi e come indipendentisti siamo vicini ai nostri fratelli catalani e siamo pronti a dar loro tutto il supporto necessario perché possano avvalersi di un diritto riconosciuto dalle principali convenzioni internazionali. I cittadini catalani non sono soli e da parte nostra eserciteremo tutte le pressioni sul consolato spagnolo perché arrivi forte e chiaro il segnale che tutti i popoli che amano la libertà e la democrazia ora sono catalani!

Per questo convochiamo per venerdì 22 settembre alle 17:00 un sit in sotto il Consolato spagnolo di Cagliari, in via Baccaredda.
Invitiamo a partecipare tutti i singoli, le associazioni e i partiti indipendentisti e tutti quei singoli che riconoscono il diritto di ogni popolo della Terra all’autodeterminazione e che in generale hanno a cuore i fondamentali valori democratici.
Facciamo sentire la nostra solidarietà ai fratelli catalani, e facciamo capire al governo spagnolo che la loro prepotenza non ci spaventa.”

Link all’evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/144746219461675/?acontext=%7B%22action_history%22%3A%22[%7B%5C%22surface%5C%22%3A%5C%22page%5C%22%2C%5C%22mechanism%5C%22%3A%5C%22page_upcoming_events_card%5C%22%2C%5C%22extra_data%5C%22%3A[]%7D]%22%2C%22has_source%22%3Atrue%7D