Il battesimo della ANS per una Sardegna cosciente, democratica e unita

 

Dopo la bruciante sconfitta delle elezioni regionali (nessuna delle liste ispirate in un modo o nell’altro agli ideali e ai progetti dell’autodeterminazione, dell’autogoverno e dell’indipendenza nazionale della Sardegna ha superato la soglia di sbarramento del 5%) La militanza di base indipendentista si è autoconvocata a Iscanu per discutere il da farsi. Dal dibattito – assai partecipato – è venuto fuori il bisogno di costruire un percorso di costruzione trasversale, aperto a tutti, non partitico e capaci di fare quel lavoro di “incunza” in termini di coscienza nazionale che ultimamente è mancato.

La ANS è ancora un progetto a cui dare corpo, ma alcuni punti  sono già saldi e condivisi da tutti:

  1. L’ANS è aperta a tutti.
  2. L’ANS è apartitica.
  3. L’adesione all’ANS è individuale.
  4. L’ANS lavora per il riconoscimento della nazione sarda.
  5. L’ANS lavora per la crescita della coscienza nazionale sarda, finalizzata all’indipendenza della Sardegna.
  6. L’ANS lavora per la parità linguistica.
  7. L’ANS lavora per la valorizzazione e promozione della cultura sarda.
  8. L’ANS lavora per la valorizzazione e tutela del patrimonio ambientale e storico sardo.
  9. L’ANS lavora per la connessione e costruzione di reti tra cittadini, associazioni, comitati, movimenti, partiti.
  10. L’ANS è contro ogni atteggiamento discriminatorio, violento, sessista, xenofobo, autoritario.
  11. L’ANS si fonda sulla democrazia interna, sulla circolazione delle cariche, e sull’assoluta trasparenza degli atti.
  12. L’ANS si fonda sulla responsabilità individuale degli aderenti.
  13. L’ANS si fonda sull’autofinanziamento su base volontaria.

Inoltre stanno già nascendo i gruppi territoriali. A Cagliari e Dorgali si sono già costituiti e martedì 18 è programmata la costituzione del gruppo di Sassari.

La prossima tappa è prevista a Bauladu il 23 giugno dove si riunirà nuovamente l’Assemblea che di fatto dovrà esprimersi sul secondo tratto di strada che dovrà percorrere la ANS (evento fb)

Pubblichiamo di seguito il comunicato della chiamata dell’Assemblea di Bauladu del 23 giugno:

Da Scano di Montiferro a Bauladu, scegliamo il percorso di ANS!

Dopo la prima fase che ha visto lo svolgimento delle riunioni nazionali del Gruppo di Lavoro aperto a tutti e gli incontri dei gruppi sui territori è ora di presentare i risultati e pianificare il futuro dell’associazione per la crescita della coscienza nazionale del nostro popolo.

L’Assemblea Natzionale Sarda (ANS) è già viva e inizia a camminare sulle sue gambe: abbiamo 13 punti, che vogliono essere il nostro DNA, e tante proposte per darci una forma e iniziare subito a lavorare per la Sardegna.

È vivo anche l’entusiasmo della prima riunione e le 100 persone che vi hanno partecipato! La Sardegna ha bisogno di un luogo aperto a tutti, libero, plurale, indipendente e indipendentista per costruire le basi di una Sardegna consapevole, democratica e unita.

Parliamone tutti assieme:
📌Bauladu (OR)- Centro Servizi San Lorenzo
📅 23 giugno 2019
🕙10:00-17:00

Questo incontro è aperto a tutti quanti siano interessati alla nascita di ANS. Invitiamo quindi chi aderisce a questa pagina a partecipare ed a dare la massima pubblicità possibile all’evento.

L’ordine del giorno sarà il seguente:
1) Resoconto delle attività svolte dal Gruppo di Lavoro nelle precedenti assemblee tra marzo e maggio.
2) Descrizione delle prime esperienze dei Gruppi Territoriali già formatisi e dei primi due eventi organizzati nella settimana precedente.
3) Esposizione di aspetti e problematiche sorte nei primi mesi di lavoro da parte dei gruppi interni di ANS, dalla comunicazione al rapporto con i gruppi territoriali fino agli aspetti organizzativi.
4) Presentazione e discussione di una prima bozza di Statuto associativo dell’ANS.
5) Individuazione dei temi e delle azioni attorno ai quali creare i gruppi settoriali.

A Bauladu mettiamo le basi per costruire qualcosa di mai visto prima nella società sarda, per qualcosa che non si era mai visto nel mondo della politica e dell’associazionismo, mettiamo le basi per far nascere l’Assemblea Natzionale Sarda.

È un appuntamento importante. Non puoi mancare!

Contro la Lega rilanciamo il meridionalismo

Come è cambiato il voto alle ultime tre tornate elettorali. Si evince chiaramente che la Lega non stravince anche al sud solo perché tiene il M5S. La Lega è all’assalto dello stato.

Subito dopo le elezioni il collettivo Wu Ming ha scritto una riflessione Sui veri risultati italiani delle Europee 2019. Non facciamoci abbagliare da percentuali di percentuali dove si sostiene in sintesi che l’astensionismo ha inciso enormemente sul voto e che quindi non bisogna allarmarsi perché sul totale degli aventi diritto la Lega non è assolutamente maggioritaria:

Se proprio si vuole ragionare in termini di percentuali, ragionando sul 100% reale vediamo che la Lega ha il 19%, il PD il 12%, il M5S il 9,5%. Sono tutti largamente minoritari nel Paese.

L’idea che muove i WuMing è che «dentro l’astensione ci sono riserve di energia politica che, quando tornerà in circolazione, scompaginerà il quadro fittizio che alimenta la chiacchiera politica quotidiana, mostrando che questi rapporti di forza tra partiti sono interni a un mondo del tutto autoreferenziale». 

Rimandiamo comunque alla lettura integrale del loro contributo su linkato.

Riteniamo interessante, per il discorso anticolonialista del nostro blog, pubblicare una riflessione informale di un compagno napoletano dello spazio Zero81 che fa capo al progetto Il Sud Conta. In effetti il suo ragionamento smonta come “autoassolutorio” e “fuorviante” il ragionamento dei Wu Ming.

Vediamo perché..

di Giovanni Pagano (Spazio Zero81 – Napoli)

Questa volta devo dissentire con i Wu MIng, ho letto il loro articolo sulle elezioni e lo trovo non solo fuoriviante ma anche autoassolutorio.

1- La Lega se ne è sbattuta al cazzo dell’astensionismo, visto che i loro voti sono passati da 5 miloni a 9 milioni. La destra nel complesso ha guadagnato rispetto alle politiche 1 milione di voti. Quindi anche se dovessero partecipare i 9 milioni di votanti delle ultime elezioni politiche, che ieri sono stati a casa, il trand leghista non sarebbe in discussione… anzi forse crescerebbe.
2- Queste lotte, questo attivismo, onestamente stento a vederlo. Per me i movimenti sono tali quando cambiano lo stato di cose, quando incidono, non quando si chiudono in qualche bel recinto dorato a fare volontariato:
La Lega ha vinto a Riace, Lampedusa, Susa e Bussoleno. Quando cominciamo a parlare delle cose serie magari ci rendiamo conto che gridare al fascismo, cantare bella ciao ai comizi di Salvini non serve a togliere un solo voto alla Lega… anzi.
Anche la questione dei selfie e dei balconi, che ritengo giusta e puntuale, coglie le debolezze di Salvini, il suo nervosismo, un punto debole su cui giocare, ma non certo mette al centro un’alternativa. Resta sempre lui il centro della politica italiana, unico mattatore, quella è guerriglia ma siamo ben lontani dal centro del campo di battaglia.
Non piace ai grandi pensatori italiani e ai luminari di movimento, ma l’unico argine ai voti leghisti è stato il senso di vergogna tra i meridionali nel votare l’ex nemico padano. Non è un fatto politico, non è di sinistra, non è bello come altri esempi da cui ripartire ma è un fatto.
A mio avviso durerà poco se si continua su questa strada, se si continua a negare che esiste un problema. Un problema di interessi di classe, nel nord gli interessi del ceto medio e delle classi lavoratrici coincidono in questo momento con la linea politica della Lega: Flat tax, blocco della mobilità della forza lavoro e regionalismo differenziato. quest’ultimo darebbe la possibilità ai capitali del nord e al ceto medio di rispettare i vincoli posti dall’unione europea ma allo stesso tempo aumentare la spesa nelle regioni del nord. Tutto questo come al solito a spese dei meridionali.
Davvero mi fa rabbia sentire gente che ancora storce il naso quando si parla di meridionalismo….davvero vorrei capire dove vivono.
Sarebbbe il caso di fare un bel tour nelle periferie napoletane, dove il M5s prende ancora il 50%, capire le ragioni di questo voto e puntare su quei temi per contrastare l’avanzata delle destre. Probabilmente il reddito e l’identità contrapposta ai razzisti del nord ha giocato un ruolo, in quartieri dove classicamente forza italia faceva il pienone.
Sarebbe il caso di interrogarsi senza autoassolversi, nascondendosi dietro ad un’anomalia che non esiste più, se non nella rincorsa di ogni poltrona che si libera dalle parti di San Giacomo.

Perché la destra ha vinto alle europee

Immagine tratta da link

di Marco Santopadre

Il voto di ieri ha sentenziato che in Italia la destra radicale e l’estrema destra – Lega, Fratelli d’Italia e appendici varie – rappresentano complessivamente il 40% di chi ha scelto di andare alle urne.
Per leggere i risultati elettorali italiani – e in generale europei – bisogna partire dal dato incontrovertibile dell’astensione. I risultati delle urne di ieri non rappresentano del tutto la mappa politica del paese, mappa che comunque cambia vorticosamente di continuo. Se si fosse votato per le elezioni politiche il risultato sarebbe stato parzialmente diverso.
Ma non necessariamente migliore. Non è affatto detto, infatti, che tra chi non ha votato non sia maggioritaria la vandea reazionaria. È vero che ci sono milioni di elettori ex comunisti o di sinistra che non votano più – a maggior ragione per l’elezione di un organismo senza poteri effettivi come il Parlamento Europeo, foglia di fico di un’istituzione oligarchica e tecnocratica sganciata dal consenso e dalla legittimazione democratica – ma è anche vero che il 40% e passa di astenuti racchiude una larga parte di elettorato la cui rabbia nei confronti del “sistema” prende la via della vendetta reazionaria, insolidale, razzista e fascistoide. Che se pure non si esprime nelle urne si manifesta ogni giorno nei quartieri, nei mercati, nei posti di lavoro, nei luoghi di studio.
Quindi se anche le percentuali uscite dalle urne ieri vanno considerate relative, esse rappresentano un inquietante segnale di allarme che nessuno dovrebbe sottovalutare. Perché se è vero che il 41% del PD renziano alle scorse europee si è dissolto ben presto come neve al sole, è pure vero che si è dissolto a destra e inghiottito dall’ambiguo e inconcludente populismo del M5S e non è stato certo attirato da opzioni progressiste.
Se uno scenario per i prossimi anni è prefigurabile, è quello di uno slittamento ancora più consistente dell’opinione pubblica su posizioni ancora più reazionarie.
In mancanza di una credibile alternativa di sinistra popolare e di classe la rabbia sociale che oggi sceglie la destra radicale non potrà che confermare e accentuare la propria scelta. Se il M5S continuerà a implodere e la Lega entrerà in contraddizione con le sue facili promesse – scenario prevedibile – difficilmente i delusi e gli scontenti cambieranno campo, più probabilmente sceglieranno un’alternativa ancora più radicale all’interno di quello stesso. Non è un caso che Giorgia Meloni già si stia fregando le mani.
Alle porte, credo, non c’è il pericolo del fascismo, almeno non del fascismo come sistema totalitario.
Alle porte c’è un sistema costituzionalmente autoritario, che difende i privilegi di una borghesia e di un’oligarchia – italiane ed europee – sempre più feroci e fameliche, non più attraverso la redistribuzione e la mediazione ma per mezzo della imposizione pura e semplice, la repressione del dissenso sociale e politico, la chiusura di ogni spazio di rappresentanza istituzionale, lo svuotamento della democrazia rappresentativa, l’uso indiscriminato degli apparati di polizia, la diffusione di una ideologia reazionaria attraverso tutti i canali a disposizione, l’agitazione di un presunto nemico esterno ed interno capace di far serrare i ranghi a una popolazione martoriata sul piano dei diritti e delle condizioni materiali.
Un sistema guidato indifferentemente dalle destre radicali o da quelle destre liberali e liberiste che in molti, dentro il ceto politico della fu sinistra e il suo elettorato residuo, continuano a scambiare per l’unica diga possibile, per quanto imperfetta e criticabile, alla vandea reazionaria.

Detto questo, i risultati delle varie sinistre – non solo in Italia ma in tutta Europea – dovrebbero dirci una cosa. Che una lotta contro il fascismo che si basi esclusivamente su un’alternativa valoriale non ha alcuna speranza di frenare l’onda nera (che comunque, a livello continentale, è assai più contenuta di quanto ci si aspettasse).
Il mondo uscito dalla Seconda Guerra Mondiale è definitivamente scomparso. Quelle ideologie e quei (dis)valori che la vittoria contro il nazismo e il fascismo – con il contributo preponderante dell’Unione Sovietica e lo sviluppo in Europa delle democrazie popolari e dei partiti comunisti di massa – aveva messo all’angolo, reso socialmente inaccettabili e costretto a viaggiare sottotraccia o a resistere in una insignificante nicchia, sono stati definitivamente sdoganati.
Sdoganati a livello culturale e ideologico dalle ex sinistre divenute classe dirigente dell’Unione Europea, indicati e diffusi come alternativa a decine di milioni di proletari e appartenenti alle ex classi medie schiantati da anni di politiche liberiste e massacro sociale.
L’antifascismo etico, valoriale – “il fascismo è sbagliato, il fascismo è ingiusto” – non hanno alcun effetto tra coloro che vedono da anni la loro condizione peggiorare (per non parlare di quella delle giovani generazioni!) a causa delle scelte dei “regimi democratici” e pretendono una risposta materiale, concreta, qui ed ora. Una domanda alla quale la destra radicale nei momenti storici di crisi sembra in grado di dare una risposta, sia in termini ideologici sia concreti (anche se in maniera effimera).

Solo la costruzione di un’alternativa concreta nella società, capace di offrire una risposta concreta e immediata all’insicurezza delle classi popolari, oltre che di proporre una visione del mondo completamente opposta a quella oggi dominante, potrà tentare di invertire la tendenza. Che il fascismo o il nazionalismo di stato non rappresenti la soluzione non va dimostrato solo o soprattutto sul piano etico, ma innanzi tutto sul piano pratico, esperenziale.
Chi oggi si batte il petto accusando il gruppo dirigente delle sinistre di aver causato il disastro ne ha tutte le ragioni, ma non basta più.
Dovrebbe comunque cominciare con l’ammettere la propria parte di responsabilità.
La più grande delle quali è continuare a pensare che unendo i cocci, i vari rimasugli di una storia ormai conclusa, si possa costruire una “gloriosa macchina da guerra”. Unendo i cocci al massimo di ottiene un vaso che al prima scossone va di nuovo in pezzi. Sommando il niente al niente non si può che ottenere il nulla.
Non si può pretendere che nelle elezioni, nelle istituzioni si possa manifestare un qualcosa che nella società non esiste più, o di nuovo, in forma cosciente e organizzata, capace di costruire contropotere e solidarietà qui ed ora, e di indicare la via dell’alternativa di sistema.
Nessuno slogan azzeccato, nessuna alchimia elettorale unitaria, nessuna operazione mediatica potranno rimediare all’assenza nella società, tra gli uomini e le donne, di quell’altro mondo possibile per il quale in tanti continuiamo a batterci.

Isciòperu mundiale pro su clima, parla un attivista

Venerdì 24 maggio 2019, durante su 2u ISCIÒPERU MUNDIALE PRO SU CLIMA organizzato degli studenti di Sassari aderenti a “Fridays For Future”, abbiamo intervistato William Calledda di Porto Torres uno degli studenti delle superiori tra i più attivi del Movimento. Ringraziamo il giovane militante che, con chiarezza e determinazione, ha risposto alle domande come potrete ascoltare nel video.

“Abbiamo certamente bisogno di speranza. Ma l’unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza si diffonde. Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l’azione. Allora e solo allora, la speranza arriverà.” Greta Thunberg. #FFF

 

Tricolore indossato al contrario o chiuso in un cassetto? Scoppia la polemica tra sindaci indipendentisti

Fascia tricolore in vendita su Ebay

Fa discutere la posizione del sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis sul tricolore indossato al contrario “fino a quando le cose non cambieranno”. Riportiamo la sua posizione tratta dai social in versione integrale:

Porterò la fascia tricolore rivoltata. Fino a quando le cose cambieranno.

Altri illustrano meglio di me i pericoli cui ci espone la destra retriva incarnata al governo da Salvini. Io stesso verifico i tratti illiberali e autoritari della sua politica e del suo discorso pubblico, già a proposito dei migranti. Una questione che, da sindaco, continua a toccarmi molto da vicino. E su certe faccende servono poche parole: quelle che vanno al nocciolo.

Ora, per me e sul piano politico, il nocciolo è che portarsi la Lega al governo della Sardegna è un errore madornale, storico, imperdonabile. Non c’è nessun fine che giustifichi una scelta del genere: nemmeno, intendo, la buona amministrazione dell’isola (ancora tutta da vedere). La macchia resta. E non sono disposto a starmene qui, nella “zona grigia”, sperando che le cose siano meno gravi di quel che appaiono. Perché portarsi in Regione la Lega è come portarsi in casa un piromane: il suo mestiere è appiccare incendi. L’unico dubbio riguarda il quando e il quanto l’incendio sarà esteso.

D’ora innanzi, in segno di dissenso personale e istituzionale, porterò la fascia tricolore rivoltata, in ogni occasione in cui ne sia richiesto l’uso. E la manterrò così fino a quando l’aria cambierà e chi governa a Cagliari e a Roma tornerà a porre al primo posto l’eguaglianza tra gli individui, la soluzione pacifica delle controversie, il rispetto reciproco tra popoli e tra parti politiche. In altre parole, quando torneranno ad avere il giusto valore e la giusta considerazione i principi nel cui nome sindaci, assessori, presidenti, consiglieri, ministri, parlamentari svolgono le loro funzioni.

La protesta di Onnis verso il segno politico dell’attuale giunta regionale però non fa discutere solo nel campo dei leghisti e degli antileghisti isolani, bensì anche nello stesso campo indipendentista e in particolare nell’ambito della Corona Delogu – la rete degli amministratori indipendentisti – di cui Onnis è vicepresidente.

A rispondergli è il presidente della Corona De Logu Davide Corriga con un post di pochi minuti fa. Corriga è sindaco di Bauladu al suo secondo mandato e con educazione e rispetto dichiara di non essere d’accordo con Onnis. Anche in questo caso riportiamo integralmente il suo post:

Non sono d’accordo con Maurizio. Indossare la fascia tricolore – ad eccezione dei matrimoni civili – non risulta mai obbligatorio, pertanto il problema non si pone.

Aggiungo che, da indipendentista, considero un errore fare un discorso di colore del governo di turno. Se l’Italia fosse lo Stato più democratico e inclusivo del mondo, la mia posizione sul tema non cambierebbe.

Personalmente ritengo che utilizzare il tricolore “al contrario” sia un’azione politicamente sbagliata. La trovo una provocazione gratuita nei confronti di quanti in quel simbolo si riconoscono. La mia idea di dialettica politica pone alla base il rispetto delle altrui appartenenze.

Insomma non è il colore politico il problema, ma la subalternità stessa della Sardegna allo stato italiano.

Il dibattito è aperto e si fa davvero interessante! Pesa Sardigna è disponibile ad ospitare ogni serio ed articolato intervento sul tema.

Lo stato reprime. I pastori chiamano alla mobilitazione!

Dopo le elezioni la repressione! Sembra il titolo di un film ma invece è la cruda realtà. Avvisi orali, ritiro delle licenze di porto d’armi, obbligo di dimora e – a quanto fanno trapelare i giornali in maniera sibillina – c’è da aspettarsi anche di peggio nei prossimi tempi. La macchina della repressione coloniale scalda i suoi motori insieme a quella del fango dell’informazione. Di ieri l’articolo ANSA che definiva i 14 pastori raggiunti dal provvedimento di obbligo di dimora “malviventi” (articolo ANSA).

Ma la realtà dei pastori sardi non è sprovveduta e mantiene alta la guardia. Appena due ore fa si legge il seguente comunicato sul gruppo fb del Movimento Pastori Sardi:

In questi giorni si sta procedendo alla notifica di atti giudiziari da parte della Procura della Repubblica nei confronti di manifestanti rei di aver manifestato il proprio disagio sociale nei confronti di una politica assente, di una burocrazia al limite della legalità e di un sistema produttivo che grazie alla sua forza di posizione, schiaccia i pastori imponendo prezzi stracciati sia per il valore del latte che per il valore degli agnelli.

Nel mese di febbraio i pastori, stanchi di questa insostenibile situazione, in maniera assolutamente spontanea, hanno iniziato a ribellarsi buttando il frutto del loro duro lavoro per terra al grido “meglio ai porci che agli industriali”. L’iniziativa si è allargata a macchia d’olio in tutto il territorio sardo, scavalcando il mare e trovando anche fra i pastori toscani, laziali e siciliani piena solidarietà, versando a loro volta il latte per strada. Innumerevoli i fenomeni di simpatia e solidarietà manifestata anche con uno sciopero generale delle scuole, manifestazioni di piazza e con la chiusura da parte delle attività commerciali e artigianali.

Tantissimi gesti simbolici importanti come le lenzuola bianche sui balconi delle case, per non parlare anche del ruolo mediatico che la protesta ha avuto: non c’è testata giornalistica o televisiva che non abbia dedicato ampio spazio alla vertenza.

In tutta questa situazione la politica ha cavalcato la questione non in maniera scientifica cercando soluzioni al problema ma solo all’interno di una “visione elettorale”.

Oggi, quella politica attraverso la magistratura sta presentando il conto contro persone che la loro unica colpa è quella di essere pastori e di essere, grazie ai loro sacrifici, gli artefici dell’unico segmento industriale che in Sardegna funzione, l’industria Agro-alimentare, per non parlare della vitalità che diamo ai nostri paesi attraverso il nostro ruolo economico, sociale e ambientale .

Oggi i destinatari di quelle notifiche giudiziarie non dovevano essere i pastori ma tutti quelli che in cambio di qualche voto elettorale o di qualche notizia sensazionale hanno determinato ciò.

Da sempre abbiamo pagato ogni presa di coscienza del nostro ruolo sociale e, finché non troveremmo piena sazietà di giustizia sociale ed economica noi saremo sempre pronti a ricominciare. Per questo tutti i comitati del MPS sono mobilitati alla convocazione delle assemblee per lanciare una nuova grande mobilitazione che ricorderà le giuste responsabilità alla politica regionale e nazionale.

Ai Pastori destinatari delle denunce porgiamo la nostra piena e incondizionata solidarietà.

Nel frattempo diversi dirigenti del Movimento Pastori stanno chiamando una nuova assemblea generale a Tramatza sabato 18 maggio alle ore 10:30 per fare il punto della situazione e per organizzare la solidarietà anche insieme agli avvocati che si sono resi disponibili.

No INVALSI e Regionalizzazione dei ricchi. La scuola sarda in sciopero.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dei COBAS Scuola che oggi e domani sono impegnati in uno sciopero contro le prove INVALSI e contro la Regionalizzazione dei ricchi:

I COBAS Scuola SARDEGNA

lunedì 6 maggio 2019
martedì 7 maggio 2019

indicono due giorni di
SCIOPERO della Scuola
in SARDEGNA dell’intera giornata per tutto il personale Docente e ATA di ogni ordine e grado degli Istituti Scolastici Statali della Sardegna.

lunedì 6 maggio 2019
a CAGLIARI dalle ore 10.00
MANIFESTAZIONE
in p.zza Galileo Galilei
(fronte USR Sardegna)

NO ai Quiz INVAlSI per valutare studenti, docenti e scuole e NO alla standardizzazione della didattica che modifica negativamente le modalità di insegnamento e ne annulla la libertà;

CONTRO le ipotesi di REGIONALIZZAZIONE antisolidaristica della Istruzione Pubblica che dividerà ulteriormente i territori “ricchi” dalle aree più disagiate e povere;

PER un contratto che preveda veri aumenti ed almeno un pieno recupero salariale di quanto perso negli ultimi anni da Docenti e Ata;

PER l’utilizzo dei fondi del “BONUS” docenti e del “FIS” nel salario base di Docenti e ATA;

PER l’abrogazione del residuo obbligo diAlternanza scuola-lavoro, che sottrae ore alle attività didattiche e PER la libera ed eventuale programmazione da parte dei singoli Istituti;

NO al nuovo Esame di Stato;

PER il rientro in Sardegna dei “dispersi” in tutta Italia dall’algoritmo MIUR;

AFFINCHÉ le diplomate/i magistrali rimangano nelle GaE con il punteggio acquisito, e chi già in ruolo mantenga il posto ePER la riapertura delle GaE per tutti gli ordini di scuola per chi ha l’abilitazione e PER l’immissione in ruolo di tutti/e i precari/e con 3 anni di servizio;

PER il potenziamento degli organici ATA, l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti ed il ripristino delle sostituzioni con supplenze temporanee;

NO al taglio degli Organici di Docenti ed Ata delle scuole della Sardegna e PER una riduzione del numero di alunne/i per classe,

NO al continuo deferente (verso Governo e MIUR),dimensionamento (taglio di Istituti Scolastici) delle autonomie scolastiche deciso irresponsabilmente dalla Regione Sarda e PERCHE’ tutti i fondi RAS disponibili non vengano spesi in ridicoli, inutili e costosi progetti, privi di alcuna reale ricaduta didattica, e vengano, invece, assegnati alle scuole (magari per la lingua e cultura Sarda);

PER una vera democrazia sindacale e la libertà di assemblea in orario di servizio per tutti i lavoratori/trici e le loro organizzazioni negata da oltre vent’anni ai COBAS Scuola Sardegna che nelle scuole Sarde sono una delle Organizzazioni più rappresentative (come dimostra anche l’ultimo risultato alle ultime elezioni RSU 2018), ma ai quali è negato ogni diritto sindacale.

per i COBAS Scuola Sardegna
Nicola Giua

Altri riferimenti al seguente link

2000 occupanti stanno per invadere la Sardegna

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il documento di A Foras sulla nuova invasione militare che la Sardegna sta per subire:

PRIMAVERA DI FUOCO, A MAGGIO 2 000 MILITARI INVADERANNO LA SARDEGNA

Il Ministero della Difesa pubblica con orgoglio le anticipazioni sull’esercitazione Joint Stars 2019 e la Sardegna ovviamente sarà il centro delle operazioni. A maggio si svolgerà la prima parte della Joint Stars 2019, quella che viene definita LIVEX, ossia le esercitazioni sul campo.

INFORMAZIONI FRAMMENTARIE

Da qualche anno a questa parte, come non ci stanchiamo di ripetere, non c’è più alcuna informazione organica su tempi e modi di svolgimento delle esercitazioni militari in Sardegna. Colpa di una politica regionale completamente asservita agli interessi del Ministero della Difesa e della Nato. Per quanto riguarda la Joint Stars 2019, le prime informazioni utili risalgono al 5 febbraio, quando in un suo comunicato la Difesa informa che la prima parte dell’esericitazione, quella LIVE, si svolgerà sul campo in Sardegna. In un altro documento scopriamo l’entità delle forze coinvolte e i numeri sono impressionanti: più di 2 000 uomini, non solo dell’esercito italiano. Ci saranno infatti anche alcuni marines americani e personale dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dell’ENAV, l’ente che gestisce il traffico aereo civile in Italia.

DOVE E QUANDO

Cosa accadrà di preciso, in che giorni e in quali poligoni purtroppo non è dato saperlo in maniera ufficiale. I sardi infatti non sanno cosa accade in quelle migliaia di ettari che sono state sottratte alla loro vita quotidiana. Ciò che è certo è che la Joint Stars 2019 verrà svolta durante tutto il mese di maggio, per il luogo c’è solo l’imbarazzo della scelta: tutti i poligoni sardi sono attivi e pronti ad ospitare l’invasione militare per tutto il mese.

#aforas

Corona de Logu. Iniziative per Sa Die de sa Sardigna, Giornata del Popolo Sardo

 

Una mozione congiunta nei consigli comunali di Aglientu, Bauladu, Girasole, Macomer, Mamoiada, Mogoro, Olmedo, Pabillonis, Ruinas, Samugheo, Sant’Antioco, Santa Teresa di Gallura, Scano di Montiferro, Serramanna, Serrenti, Simala, Terralba, Tertenia, Ussaramanna e Villanovaforru, in occasione de Sa Die de sa Sardigna. La mozione è promossa dalla Corona de Logu, l’assemblea degli amministratori comunali indipendentisti della Sardegna.

Testo bilingue della mozione della Corona de Logu in occasione di Sa Die de sa Sardigna (in coda scaricabile il pdf)

  [IT]

Il 28 aprile celebriamo “Sa Die de sa Sardigna”, giornata del popolo sardo che ricorda la cacciata dei piemontesi dalla città di Cagliari e dal resto della Sardegna, avvenuta il 28 aprile 1794 e momento cruciale del ciclo di eventi passati alla storia come “triennio rivoluzionario sardo”.

La ricorrenza è festa istituzionale, introdotta dal Consiglio Regionale della Sardegna con Legge Regionale n. 44 del 14 settembre 1993. Ed è insieme festa popolare, a commemorazione del momento in cui i sardi tutti si unirono per il raggiungimento dell’obiettivo comune: conservare le antiche prerogative di autogoverno dell’isola. Sta dunque particolarmente a cuore della Corona de Logu, assemblea degli amministratori locali indipendentisti di Sardegna. 

La Corona infatti ravvisa come, pur in un quadro storico e politico profondamente cambiato rispetto a quello in cui maturò la cacciata dei piemontesi, il bisogno e il desiderio di affermare il potere di autogoverno dei sardi siano ancora particolarmente vivi. Questo potere fu solo in parte concesso dallo Stato italiano e acquisito dall’isola con lo “Statuto speciale per la Sardegna” del 26 febbraio 1948, ma sempre nuovi ostacoli si frappongono sia al pieno compimento dello stesso “Statuto” sia al passaggio a più forti e complete forme di autogoverno dei sardi. 

In tale occasione la Corona de Logu propone ai suoi membri di impegnare con una mozione i rispettivi Consigli Comunali a:

1) discutere nella prima seduta utile degli eventi storici del “triennio rivoluzionario sardo” e delle motivazioni per le quali, in accordo con la Legge Regionale n. 44 del 14 settembre 1993, ha oggi pieno senso celebrare “Sa Die de sa Sardigna”;

2) celebrare “Sa Die de sa Sardigna”, promuovendo “Sa Die in Tundu”, ovvero l’incontro dei cittadini che, tenendosi per mano e attraverso la formazione di un semplice cerchio, facciano memoria degli eventi rivoluzionari degli anni 1794-96.

La mozione è già stata presentata nei Consigli Comunali di Aglientu, Bauladu, Girasole, Macomer, Mamoiada, Mogoro, Olmedo, Pabillonis, Ruinas, Samugheo, Sant’Antioco, Santa Teresa di Gallura, Scano di Montiferro, Serramanna, Serrenti, Simala, Terralba, Tertenia, Ussaramanna e Villanovaforru. 

La Corona de Logu si augura che in futuro sempre più Comuni sardi s’impegnino nella partecipazione attiva a “Sa Die de Sa Sardigna” e nella diffusione della conoscenza degli eventi ad esso legati, contribuendo così alla crescita di una coscienza nazionale sarda diffusa nella popolazione e nelle istituzioni dell’isola.

[SRD]

Fainas pro Sa Die de sa SardignaDie de su Pòpulu Sardu 

Su 28 abrile festamos “Sa Die de sa Sardigna”, die de su pòpulu sardu chi ammentat sa dispedida de sos piemontesos dae sa tzitade de Casteddu e dae sa Sardigna, acontèssida su 28 abrile 1794, momentu de importu mannu pro s’istòria sarda connotu comente “triennio rivolutzionàriu sardu”.

Sa Die est festa istitutzionale, introduida dae su Cussìgiu Regionale cun Lege n. 44 de su 14 cabudanne 1993. Est fintzas festa populare, a commemoratzione de su momentu chi sos sardos totus si sunt unidos pro unu obietivu comunu: cunservare sas modas antigas de autoguvernu de s’ìsula. Duncas, sa Die est una festa de importu mannu pro sa Corona de Logu, assemblea de sos amministradores locales indipendentistas de Sardigna.

Sa Corona difatis reconnoschet comente, in dd’unu cuadru istòricu e polìticu cambiadu a fundu, su bisòngiu e su disìgiu de afirmare su podèriu de autoguvernu de sos sardos siat galu biu. Custu podèriu est istadu cuntzèdidu solu in parte dae s’Istadu italianu e at produidu su “Istatutu ispetziale pro sa Sardigna” de su 26 freàrgiu 1948. De onni manera, su prenu cumprimentu de s’Istatutu est atesu meda e su matessi Istatutu non cunsìderat una cumpleta idea de autoguvernu de sos sardos.  

Pro sa Die de sa Sardigna sa Corona de Logu proponet a sos amministradores suos de impinnare sos Cussìgios Comunales a:

1) dibàtere de sos eventos istòricos de su “triennio rivolutzionàriu sardu” e de sas motivatziones chi, in acòrdiu cun sa Lege n. 44 de su 14 cabudanne 1993, cunsideramus galu bias in sas dies de oe; 

2) festare “Sa Die de sa Sardigna” promovende “Sa Die in Tundu”: unu atòbiu de tzitadinos chi, tenende·si pro manu e pro mèdiu de sa formatzione de unu tundu, fatzant memòria de sos eventos rivolutzionàrios de sos annos 1794-96.

Sa motzione est giai istada presentada in sos Cussìgios Comunales de Biddanoa de Forru, Bauladu, Gelisuli, Iscanu, Lungoni, Macumere, Mamujada, Mòguru, Pabillonis, Ruinas, S’Ulumedu, Samugheo, Santu Antiogu, Santu Franciscu di l’Aglièntu, Serramanna, Serrenti, Simaba, Terraba, Tertenia e Soramanna.

Sa Corona de Logu s’augùrat chi in su benidore semper prus Comunus sardos s’impinnent in sa partetzipatzione ativa a “Sa Die de sa Sardigna” pro sa connoschèntzia de sos eventos de su “triennio rivolutzionàriu sardu”, contribuinde gai a sa crèschida de una cussèntzia natzionale sarda in sa populatzione e in sas istitutziones de s’ìsula.

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2019-04-28 – Sa Die de sa Sardigna – Bilingue

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Sono indipendentista ma.. Michela Murgia e le elezioni europee

di Carlo Sanna

Nell’immagine la propaganda elettorale di sostegno alla candidatura della scrittrice Michela Murgia alle elezioni regionali del 2014 con una coalizione indipendentista e civica

La “questione Michela Murgia”, è una faccenda che riguarda e riguarderà sempre più i movimenti per l’autodeterminazione e fra questi i movimenti indipendentisti.
Le recenti elezioni in Sardegna ci hanno dato una preview di quanto il fenomeno autodeterminazione/sardità/indipendentismo sia destinato alla ribalta nei prossimi anni e credo si stia facendo grande confusione.
La bolla sarda di FB si divide fra chi è infastidito dalle dichiarazioni di voto della Murgia, fra chi ne difende il diritto all’elettorato attivo e fra chi è proprio infastidito dalla Murgia che ha evidentemente un’innata capacità di rendersi antipatica ai più.
Io per esempio trovo insopportabili le sue posizioni da suprematista bianca femminista…ma questa è un’altra questione.
Qual’è invece il punto che mi interessa?
La Murgià è indipendentista, o si dice indipendentista?
Ho una mia idea che è improntata sulla secolare dicotomia “fenomeno e noumeno”.
Da grande estimatore di Sartre e Fanon, non posso che riconoscere come risibile l’affermazione “Sono indipendentista ma…“, che riecheggia fastidiosamente il “Non sono razzista ma…” e quindi mi preme fare una distinzione doverosa che credo possa servire a dirimere la questione provando (inutilmente) a offendere nessuno.
La questione è in realtà molto più semplice di quanto si possa pensare :
Non tutti quelli che riconoscono il diritto all’autodeterminazione sono automaticamente indipendentisti.”
Provo a spiegarmi meglio.
Rispetto ai Catalani, per esempio, non posso dirmi “indipendentista catalano”, ne riconosco però il diritto ad autodeterminarsi, con tutto ciò che ne consegue rispetto ai prigionieri politici, alla questione linguistica e separatista in generale, in un concetto che posso riassumere:
– se i Catalani si organizzano democraticamente e vogliono votare, io sono dalla loro parte –
Questa sarebbe in sintesi una posizione generica, rispettosa del principio di autodeterminazione dei popoli.
Rispetto ai catalani mi reputo un Chicco Mentana qualsiasi, la questione catalana è sicuramente da inserire in una questione democratica di emancipazione Europea e di respiro mondiale e bla bla bla bla…
La questione cambia però se parliamo di indipendentismo sardo.
In questo caso mi sento direttamente coinvolto, ed il mero rispetto del principio di autodeterminazione mi va un po’ stretto e credo sia necessario fare dei distinguo che vivo sulla mia pelle ogni giorno.

Rispetto alla questione indipendentista sarda, mi sento diverso dai Sardi che, nonostante riconoscano il diritto dei loro conterranei ad autodeterminarsi, vivono serenamente in una Sardegna italiana.
Questi sono persone emancipate intellettualmente, rispettose dei diritti dei popoli, non escludono a priori la possibilità di votare anche indipendentista, accettano pacificamente la possibilità che la Sardegna si autodetermini….ma non sono indipendentiste, come me.

Mia madre è una di queste persone, al sentire “noi italiani” non ha nessun rigurgito, è tollerante rispetto alla subordinazione italiana della Sardegna e prende in considerazione l’idea di votare per partiti italiani, oltre che per quelli sardi.
Mia madre è sinceramente a favore dell’autodeterminazione dei popoli, catalani e sardi, ma di sicuro non è coinvolta nella lotta di liberazione della sua gente, nonostante sia sarda, come Michela Murgia del resto.

Per me è diverso, io sono per l’autodeterminazione dei popoli e inoltre sono un indipendentista sardo.
Mi sento un patriota, sono politicamente attivo, se mi definiscono italiano mi furrianta is butinus e la prendo sul personale, mostrare una carta d’identità italiana, sentire l’inno o vedere un tricolore sventolare è motivo di fastidio fisico e psicologico, provo a studiare temi cari alle questioni post coloniali (autorazzismo. Conformismo, distanza periferia centri di potere…) e ad utilizzare la mia lingua (cosa che faccio ancora malissimo) per riappropriarmi di qualcosa di cui mi sento defraudato dal processo di colonizzazione italiano; un militare o un politico italiano (ancor più se si spacciano per sardi) mi fanno star male, in quanto simbolo delle forze di occupazione italiane sul territorio sardo. Non voterò mai più per un partito italiano, per il semplice fatto che è impensabile, dal punto di vista indipendentista, rafforzare il gradimento di una forza politica italiana, non prenderei mai un riconoscimento della repubblica italiana; qualsiasi ambiente è, mio malgrado, un’opportunità per divulgare indipendentismo e ragioni della liberazione della Sardegna, partecipo come attivista e mi sveglio ogni giorno della mia misera vita col fastidio di essere burocraticamente italiano, praticare indipendentismo è un piacere ma soprattutto sento il dovere, verso la mia terra e la gente che la abita.
Fortunatamente per me e per la Sardegna siamo in tantissimi con questo “problema” e me la vivo discretamente bene.
Torniamo a noi, anzi a lei.
È quindi una questione di patenti indipendentiste?
Sì.
Michela Murgia si può definire come vuole ma non è un’indipendentista e non è riconosciuta tale da “quelli come me” perché non si comporta da indipendentista, magari un giorno lo diventerà ma per ora non lo è di certo.
Gli indipendentisti sono altro e si comportano in altro modo e sarebbe bene per tutti non fare troppa confusione, senza offendersi e fuori da ridicola presunzione.
Michela Murgia è come mia madre, un’italiana nata in Sardegna che riconosce il diritto dei popoli all’autodeterminazione, anche quello dei sardi (diversamente da molti italiani); non è però coinvolta nella lotta di liberazione della sua gente, per lei non è una questione prioritaria, non è un dovere e non sta combattendo per l’indipendenza della Sardegna e questo è evidente, la sua vita e soprattutto la visibilità data dalla sua professione, non sono mai strumento per la divulgazione delle ragioni indipendentiste, mai.
Michela Murgia vota italiano perché si sente italiana di sinistra e ne ha tutto il diritto, questo malgrado riconosca il diritto dei sardi ad autodeterminarsi…..e aggiungo: “ce ne fossero di più persone con questa sensibilità politica, anche se non indipendentisti”.
Gli indipendentisti non vogliono il pensiero unico, vogliono l’indipendenza e per questa basta la maggioranza.
Mia madre e Michela Murgia sono persone coscienziose ma non sono indipendentisti sardi, non lo sono per me, per la stragrande maggioranza della comunità indipendentista, per Fanon e nemmeno per Sartre.
Tutto qui.
Buone europee Miki