A S. Cristina il primo passo di una “Caminera noa”

Giornata rovente, non solo politicamente parlando, lo scorso 23 luglio 2017 nella sala conferenze del complesso nuragico di S. Cristina di Paùlle (Paulilatino secondo il toponimo italiano). Per tutta la giornata diverse realtà che praticano il conflitto sociale e nazionale in Sardegna si sono confrontate serratamente su valori, obiettivi, temi strategici e metodi organizzativi.

La mattina ci si è confrontati sui valori unificanti, partendo dalla cruciale e preoccupante ondata di razzismo endemico che sta contaminando non solo il pensiero comune, ma anche diverse sensibilità storicamente orientate all’indipendentismo. Non è un caso che all’ingresso della sala fosse presente un banchetto per la raccolta firme “Io ero straniero”, iniziativa per l’abolizione della legge razzista Bossi-Fini. Nello stesso banchetto anche la storica rivista della sinistra anticolonialista sarda “Camineras”, il cui ultimo numero è fresco di stampa.

Il contrasto alle narrazioni (e alle bufale) razziste è stato uno dei temi ricorrenti in tutti gli interventi che si sono avvicendati nel corso della mattina. Altra trait d’union è stata sicuramente la battaglia per l’autodeterminazione del popolo sardo.

Non tutti nella sala hanno ancora maturato una posizione schiettamente indipendentista, ma tutti gli interventi sono stati concordi nel riconoscere la necessità di avviare un processo di emancipazione della natzione sarda dal centralismo e dal colonialismo sempre più opprimente dello Stato italiano.

È significativo che molti esponenti di spicco della sinistra italiana di un tempo siano giunti a tali convinzioni e che abbiano pubblicamente dichiarato la propria disponibilità a impegnarsi in un processo aggregativo basato sul riconoscimento della natzione sarda e sulla necessità di rafforzare tutte le battaglie dell’autodeterminazione.

E naturalmente è stata cruciale la questione della lotta al capitalismo, in tutte le sue forme. Molti interventi hanno denunciato la complicità delle Giunte di centro sinistra nelle politiche di ipersfruttamento del lavoro, di austerity imposte dalla UE e di smantellamento dei basilari servizi pubblici, a partire dalla lettura di una lettera di un militante portatore di handicap che denunciava l’impossibilità di essere presente al dibattito proprio a causa dell’assoluta mancanza di assistenza nei servizi pubblici sardi.

Bersaglio costante di molte analisi è stato anche il cosiddetto “sovranismo” o “indipendentismo di governo” propugnato da alcuni ex dirigenti indipendentisti che svolgono oggi una funzione ancillare e subalterna della Giunta Pigliaru: «nostro compito è quello di contrastare il “sovranismo” di stampo coloniale che si nutre della narrazione di riformare la Regione dall’alto e dalle élite di potere» – è stato detto da uno degli interventi – «attraverso la costruzione di un movimento di sovranità popolare dei sardi e delle sarde che dal basso praticano il conflitto sociale, la resistenza alla rapina del territorio, il contrasto all’occupazione militare, la disobbedienza civile, la riorganizzazione di una rete civica e civile».

Dopo la pausa pranzo, il dibattito è proseguito con l’analisi di alcuni temi ritenuti cruciali. Diversi compagni e compagne sono intervenuti in maniera analitica e documentata in difesa della sanità pubblica e contro le politiche di privatizzazione volute dalla Giunta regionale, sulla grave emergenza abitativa che affligge molte regioni della Sardegna, sulla necessità di invertire la rotta in merito alle politiche di istruzione e ricerca, sulla gravissima condizione che attanaglia il comparto dell’edilizia e sulla necessità di investire in una agenzia regionale che ristrutturi edifici e stabili ormai fatiscenti, sulla piaga della grande distribuzione e sulla necessità di organizzare i lavoratori contro l’ipersfruttamento e l’apertura nei gironi festivi, sulla questione contadina e sulla necessità di politiche che valorizzino il settore dando spazio ai giovani disoccupati “aspiranti contadini”, sulle politiche migratorie e sulla necessità di smontare le narrazioni xenofobe, sulle nuove tipologie di contratti precari su cui con tutta probabilità avrà parere definitivo la RAS, sulla campagna dei comitati sardi per la democrazia per una legge elettorale statutaria che superi il presidenzialismo e su tanti altri temi di carattere sociale, politico e culturale.

L’ultima parte della giornata è stata dedicata alla questione organizzativa e metodologica. Appurato che esiste la volontà politica di proseguire nel percorso di una “Caminera noa” iniziato il 23 luglio 2017 a S. Cristina, ora un comitato volontario si occuperà di raccogliere i materiali del dibattito e di organizzare una nuova assemblea che verterà su un unico punto all’ordine del giorno: individuare una forma organizzativa capace di garantire la massima partecipazione di tutti, l’efficienza della mobilitazione e sventare ogni tendenza al leaderismo, al personalismo, al verticismo.
Insomma dopo aver tracciato la strada politica che si vuole percorrere “Pro una caminera noa”, passata l’estate, ci si troverà a discutere sul come iniziare a percorrere questa nuova strada.

Vedi altro:

http://www.pesasardignablog.info/2017/07/17/dal-23-luglio-una-caminera-noa-alternativa-alla-subalternita/

Sardos: oltre il bipolarismo per l’autodeterminazione dei sardi

 

La neonata associazione “Sardos” a cui ha aderito il giornalista e blogger Anthony Muroni terrà domani mattina  una conferenza stampa a Cagliari. L’obiettivo è chiaro: «superare il bipolarismo fra centrodestra e centrosinistra e a tracciare “una via nuova all’autodeterminazione». L’obiettivo sono evidentemente le elezioni Regionali del 2019 e la linea è quella di rivolgersi alla vasta area sardista e indipendentista che finora non ha saputo trovare un accordo e che anzi si è presentata ripartita negli schieramenti colonialisti o persino divisa al di fuori di essi. Ciò non dovrà accadere – scrivono gli animatori dell’associazione – e come primo passo per «rianimare il dibattito politico, mettendo assieme partiti, associazioni, singoli che intendano creare un’alternativa politica per le elezioni regionali del 2019 fuori dai due poli italiani» verranno organizzati sette laboratori  diffusi nell’isola per raccogliere proposte operative concrete che funzioneranno da collante. L’area di riferimento politico individuata – continuano gli esponenti di Sardos  –  è «quella dell’astensionismo diffuso, delle formazioni civiche e regionali, dei partiti dell’autodeterminazione dal psd’az agli indipendentisti». I laboratori individuati sono Turismo, Trasporti interni e continuità, agroindustria, Ambiente, Cultura-istruzione-lingua, Zootecnia e ricerca, Spopolamento e federalismo interno, Zona Franca e fiscalità di vantaggio.

A presentare il progetto in una conferenza stampa convocata per domani alle ore 10.30 nella saletta del locale Le plus Bon a Cagliari, in via Giolitti (lato comune via Sonnino), saranno il presidente dell’associazione Alberto Filippini, avvocato cagliaritano, e Antonio Cardin, dirigente sassarese e vice-presidente.

Intanto Filippini anticipa sui social il succo della conferenza stampa: « La scellerata politica bipolare di questi ultimi venticinque anni ha dolosamente convinto i sardi che sia impossibile fare qualcosa per modificare lo stato delle cose e che sia quasi inutile impegnarsi per cambiare radicalmente le prospettive in materia di inquinamento, giochi di guerra e clientelismo. Fatto calare l’oblio su questi temi, l’innegabile orgoglio dei sardi per la propria terra finisce sterilmente per riversarsi contro i provocatori di professione e troll vari. Serve quanto prima un canale dove far confluire queste grandi dimostrazioni di amore per la Sardegna e indirizzarle positivamente verso azioni di cambiamento efficaci e durature».

 

Dal 23 luglio una “Caminera Noa” alternativa alla subalternità

Il complesso nuragico di S. Cristina di Paùlle (Paulilatino). nella sala conferenze adiacente si terrà l’assemblea di discussione “Pro una caminera noa”

Nella sala conferenze adiacente al complesso nuragico di S. Cristina di Paùlle (Paulilatino) il  prossimo 23 luglio, a partire dalle dieci del mattino, è stata convocata una assemblea generale a cui sono invitati tutti i movimenti e le forze che praticano conflitto sociale in Sardegna.

Il programma della giornata è aperto alla discussione libera sui valori e gli obiettivi condivisi, sui temi riteuti strategici e sui metodi di decisione democratica, ma gli organizzatori dell’evento hanno diffuso in rete un appello alla discussione che, pur rimanendo sul piano della bozza generale, pone alcuni interrogativi di fondo e anche alcuni imprescindibili paletti: «È urgente» – si legge nella nota «uscire fuori dal processo di “periferizzazione” a cui la Sardegna è stata condannata da decenni di politiche subalterne.  Esiste l’esigenza di una Sardegna autodeterminata e sovrana in un contesto di relazioni e scambi internazionali solidali e giusti all’interno del conteso Europeo e Mediterraneo. Per arrivare a ciò occorre lavorare a scelte strategiche fondamentali e, conseguentemente, occorre lavorare all’elaborazione di un apposito progetto culturale, politico, economico, sociale». Al fine di rilanciare la discussione e di aggregare a tal fine tutte le forze utili si propone di «ripartire dalle esperienze di opposizione sociale e di conflitto presenti in Sardegna contro gli effetti nefasti di capitalismo, centralismo, clientelismo e colonialismo per fare finalmente fronte comune e per la costruzione di un modello sociale ed economico alternativo a quello liberista incentrato sulla logica del profitto, della spoliazione del territorio e delle sue risorse e sull’iper sfruttamento del lavoro».

Non tutti sono invitati a questa giornata di discussione perché i paletti etici e politici che ci sono alla base vengono posti in maniera molto chiara: «Vogliamo da subito sgombrare il campo da ambiguità e rendere manifesti i nostri valori e obbiettivi fondanti individuandoli e sottoscrivendoli in maniera pubblica. Siamo tutti concordi nel partire dalla discussione su tre punti:• Diritto ed esercizio del diritto all’Autodeterminazione nazionale; • Sostenibilità ambientale; • Diritti civili, politici e sociali per tutti, compresi i migranti».

Anche sul piano della metodologia gli organizzatori non fanno sconti e chiariscono la loro posizione: «la Piattaforma promuoverà il processo democratico, adottando una posizione chiara e inequivocabile di azione per vie esclusivamente politiche e democratiche. Gli strumenti di azione politica riconosciuti dalla Piattaforma sono l’adesione popolare, la mobilitazione democratica e la partecipazione politico-istituzionale».

L’appello  «a tutte le forze dell’opposizione sociale e di classe, ai comitati, ai singoli e a tutti i soggetti interessati a condividere questo percorso (…) per fare un bilancio della situazione e iniziare a stabilire un programma di azione comune finalizzato a riscattare i lavoratori e tutti i cittadini della terra di Sardegna» si conclude con la pubblicazione del programma della giornata che riportiamo integralmente.

A fine dei lavori sarà possibile visitare a prezzo scontato il meraviglioso complesso nuragico di S. Cristina.

Programma di lavoro dell’assemblea “Pro una caminera noa”

Ore 10:00 – elezione comitato di gestione

Dalle ore 10:30 alle ore 12:00 – discussione libera: valori, obietivi, finalità.

Dalle ore 12:00 alle ore 13:30 – discussione libera: temi strategici per una Sardegna giusta socialmente, sostenibile, autodeterminata

Dalle ore 13:30 alle 15:00 – Pausa pranzo

Dalle ore 15:00 alle ore 17:00 – proseguo del libero dibattito sui temi strategici.

Dalle ore 17:00 alle ore 19:30 – discussione libera su metodi decisionali e selezione democratica

Ore 20:00 visita archeologica al complesso nuragico di S. Cristina

Muroni: «ecco il mio pensiero politico per una Sardegna mai più subalterna»

Nella foto Anthony Muroni, ex direttore dell’Unione Sarda e attivista dell’associazione culturale Sardos

 

  1. Che cos’è e quali progetti ha l’associazione “Sardos”?

È un’associazione culturale che nasce proponendosi di favorire una forte animazione del dibattito pubblico. È anche un’aggregazione naturale per diversi settori della società sarda. Non per nulla può contare su piccoli imprenditori, professionisti, lavoratori, studenti, agenti culturali, esponenti di associazioni e amministratori pubblici.
Ognuno di loro si sente chiamato a partecipare all’elaborazione di proposte e alla promozione di confronti e analisi che possano coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

2. Sardos possiede una strategia per costruire una alleanza organica alla nazione sarda? Se si ci soo paletti irrinunciabili?

Sardos non è un partito e se dipenderà dalla mia opinione, quella di uno dei soci fondatori, mai lo diventerà. Focalizzare la sua esistenza sul momento elettorale potrebbe distrarre l’associazione da quelli che sono i suoi scopi dichiarati. 
Credo, invece, ma questa è un’opinione personale e non una posizione ufficiale di Sardos, che dovrebbe agire come cinghia di trasmissione e momento di incontro tra tutti i soggetti indipendenti dalla partitocrazia italiana e intenzionati a riunirsi sotto un’unica bandiera e un programma di 10/12 punti, sostenibile, moderno e non dipendente.

3. Hai scritto sui social che “Sardos è un nome e un progetto”. Non pensi che ritenersi sardi non sia abbastanza per elaborare un progetto all’altezza dei tempi e della crisi del sistema politico e statuale che stiamo vivendo?

Sardos è un nome bellissimo. Vuol dire “Sardi”, uomini e donne, indica una nazionalità. Partire dalla presa di coscienza che programmi, strategie e gestione dei dossier devono avere base in Sardegna, impersonificati da una collegiale maggioranza di governo e da un presidente della Regione che abbia testa, cuore, gambe e anima in Sardegna. Caratteristiche che non potrà mai avere un governatore che deve rispondere non ai sardi ma a Berlusconi, Renzi o Grillo.

4. Quali sono le priorità programmatiche che mettete sul piatto?

Sardos non è un partito, come detto. Elaborerà, attraverso gruppi di studio territoriali, proposte che metterà a disposizione di chiunque si candiderà ad amministrare la cosa pubblica. Partiremo con Agrindustria, Turismo, Trasporti, Politiche europee, edilizia 3.0, Scuola, Federalismo interno, Mondo delle campagne, burocrazia, cultura, sanità, Politiche sociali, mobilità interna, gestione del paesaggio e lingua sarda.

5. Perché escludete un dialogo con i partiti italiani?

Per le questioni legate all’autonomia dalle segreterie e dalle lobby romane, anzitutto.
Non si può pensare – come hanno dimostrato prima Cappellacci e poi Pigliaru – al bene della Sardegna se si governa con le mani legate da rapporti di dipendenza.
Il problema – in astratto – non è quello di allearsi con partiti italiani, quanto di farlo in condizioni di evidente subalternità. È quello che ho sempre rimproverato a PDS e Irs: hanno accettato una coalizione come questo centrosinistra e un presidente come Pigliaru (i meno autonomisti della storia) pur di stare al governo, richiamandosi sempre a un’indipendenza dichiarata ma mai praticata. Altro discorso sarebbe stato se, nei fatti, la coalizione – pur comprendendo partiti italiani – fosse stata a trazione sardista e identitaria, con un forte antagonismo con Roma e la proposta di un solido patto generazionale di rinascita della Sardegna, partorito nell’Isola, condiviso con i cittadini e portato avanti senza nessuna subalternità rispetto allo Stato e al governo di turno.

G7 trasporti in Sardegna. Non è uno scherzo!

Il vertice G7 dei trasporti in Sardegna? No, non è un titolo di Lercio e non è nemmeno uno scherzo o una bufala, bensì una notizia  ufficiale. I sette paesi più industrializzati del mondo (o almeno così si autoproclamano) si incontreranno in Sardegna per discutere di trasporti. Sì, proprio la Sardegna che «vanta il primato di inefficienza nei trasporti avrà ‘l’onore’ di ospitare a Cagliari il 21 e 22 giugno i ministri G7 dei trasporti e i loro accompagnatori! Il governo italiano, mentre rinvia ancora “il piano nazionale contro la povertà”, spenderà per gli “aspetti logistici-protocollari” e per “aspetti di sicurezza”circa 50 milioni di euro! Quanto sperpero di denaro pubblico! Quanti nuovi posti di lavoro andati in fumo! Intanto le maggiori compagnie aeree italiane, Alitalia e Meridiana, diventano un buon bocconcino per Arabia Saudita e Qatar».

A lanciare il grido d’allarme e di indignazione è il Cagliari Social Forum che ha organizzato anche un comitato d’accoglienza megafono in pugno per opporsi a quella che ritiene una provocazione a tutti gli effetti:

«Una beffa crudele per noi sardi (…) – proseguono gli attivisti – ma di che trasporto avveniristico e sostenibile parliamo? Restiamo con i piedi per terra: in Sardegna non c’è una rete di collegamento ferroviario, se si esclude in parte la linea Cagliari-Sassari. Per il resto non vengono neanche garantite le corse quotidiane per i pendolari. I trasporti ferrati interni sono totalmente inesistenti. Le strade principali di comunicazione, 130, 131, 554,etc. sono diventate pericolosissime e sono un cantiere perenne. I paesi dell’interno, dove mancano quasi tutti i servizi indispensabili, sono collegati malissimo con gli altri centri; viene così negato ai suoi abitanti l’accesso a servizi fondamentali, come scuole, ospedali, farmacia, uffici, etc.. Si realizza in questo modo l’esclusione sociale soprattutto delle figure più deboli, come invalidi, bambini, malati e anziani e, mancando anche il lavoro, si determina lo spopolamento di tali ‘esotici’ piccoli centri».

Ma le motivazioni della protesta travalicano i confini dell’isola e guardano anche a tematiche più generali: «E quanto le politiche dei trasporti decise dai “grandi” influiranno sul clima? Potrebbero creare nuovi disastri ambientali che costringeranno centinaia di migliaia di persone ad emigrare. Si risponderà ancora ai loro bisogni con politiche di deportazione e di respingimento?  Che ruolo avranno in tutto questo i nostri governanti locali? Spereranno anche loro nelle briciole?
I gravi problemi del mondo non si risolvono con dei proclami e delle parole d’ordine ( green economy.. e sostenibilità) o degli specchietti e perline per gli indigeni

Il concentramento è previsto martedì 20 a Cagliari in piazza Garibaldi alle ore 18.30

Legge elettorale e sciovinismo italiano

di Andrìa Pili

Riguardo la legge elettorale il M5S si è rivelato ancora una volta come un populismo di Destra, riguardo i toni con cui ha discusso l’emendamento per estendere il proporzionale su base statale anche al Trentino Alto Adige, voluto dalla nota sciovinista italiana antitedesca Micaela Biancofiore (andatevi a leggere il resoconto stenografico del suo discorso parlamentare QUI, c’è da vomitare).

“Noi oggi stiamo discutendo, cercando di emendare e modificare, ma stiamo discutendo una legge elettorale proporzionale per l’Italia, per il Paese Italia (…) È come se il Trentino Alto Adige non fosse quasi Italia. Ora, io penso, anzi, sono orgoglioso del fatto che il Trentino Alto Adige sia Italia e, proprio per questo, penso che dovremmo capire come mai una legge elettorale che dà dei diritti agli italiani nell’esercizio del loro voto sia diversa per una piccola area del nostro territorio italiano (Riccardo Fraccaro).

“Far saltare tutto per il Trentino Alto Adige”
(Beppe Grillo);

“Da irresponsabili far cadere la legge elettorale per colpa del Trentino” (Roberto Fico).

Insomma, una questione seria – come la rappresentanza delle “minoranze linguistiche” in Parlamento, io direi il riconoscimento della presenza di nazionalità altre rispetto a quella italiana, è stato trattato o come un privilegio o come una piccola questione di cui si può fare a meno.

Anche MDP e Sinistra Italiana hanno votato l’emendamento Biancofiore, il quale ha fatto saltare l’accordo tra il PD e il M5S sull’approvazione di una legge elettorale condivisa. Chiaramente al PD interessa solo mantenere il rapporto di alleanza con il Sudtirol Volkspartei e la discussione pro o contro questo emendamento si è soffermato sui collegi uninominali che garantiscono a questo partito di fare incetta di deputati nella provincia di Bolzano (4 su 4 “per tradizione, e ora per diritto” secondo il deputato di SI Kronbichler, il quale fu eletto nel 2013 grazie alla coalizione con SVP e PD, malgrado SEL avesse preso solo il 3.8% in Trentino Alto Adige, mentre i nazionalisti di Die Freiheitlitchen non ebbero alcun deputato pur con l’8% dei voti… per dire, ogni legge elettorale è criticabile). Per quanto ciò possa essere discutibile, ritengo molto più grave “risolverlo” in negativo, cioè favorendo – nella provincia di Bolzano – un candidato il cui partito supera il 5% in tutto lo Stato contro uno, entro il partito riferimento principale della comunità tedesca, che nello stesso prende almeno il 45% dei voti.

Polìtica

DASS: A FENOSU CON IL RAMO MILITARE DELL’AIRBUS?

“Avevamo promesso che avremmo smentito Giacomo Cao e così è stato”.

Domenica 4 giugno il Comitato No Basi – Oristano ha presentato il dossier sul Distretto Aerospaziale della Sardegna elaborato dai ragazzi e le ragazze del Comitato Studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna, in cui vengono messi in luce i rapporti tra industria militare e DASS.

Riportiamo di seguito il succo delle argomentazioni svolte domenica e infine delle interessanti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nurjana Technologies su Fenosu dell’estate 2016.

Dire che il DASS non ha alcun rapporto con l’industria e la ricerca militare, come ha fatto Cao il 21 aprile sulle pagine di Oristano della Nuova Sardegna, è assurdo. Ecco le parole di Cao: “I nostri soci e i nostri progetti per 230milioni di euro si svolgono esclusivamente a fini civili”. Iniziamo dai soci: il dossier mette in evidenza come “Aermatica Spa, Avio Spa, Centro Sviluppo Materiali, Intecs Spa, Nurjana Technologies Srl, Poema Srl, Vitrociset Spa siano tutte a vario titolo coinvolte nell’industria dello sviluppo di sistemi d’arma, chi producendo componentistica il cui utilizzo finale può essere utilizzato indifferentemente in ambito civile e militare, chi mediante l’offerta di servizi informatici per la gestione delle complesse tecnologie elettroniche integrate nei sistemi d’arma stessi, chi direttamente mediante l’assemblaggio e la produzione di sistemi d’arma completi. Sebbene il DASS non sia attualmente direttamente coinvolto nei progetti legati al settore difesa di queste aziende, la contiguità e lo scambio di competenze rimangono ovvi, e l’utilizzo finale dei prodotti della ricerca, d’altra parte, rimane nemmeno troppo occulto, in particolare per quel che riguarda lo sviluppo dei droni e dei sistemi di tracciamento satellitare (le cui finalità militari sono di per sé evidenti)”.

Veniamo ora ai progetti di ricerca:

I razzi VEGA

Si tratta di un vettore europeo per il lancio di piccoli satelliti che ha avuto fondamentali momenti di sviluppo proprio nell’area del Poligono di Quirra. “In particolare al PISQ sono stati svolti i test a terra per il secondo e terzo stadio del lanciatore VEGA, nel 2005 e nel 2008. Il mancato utilizzo successivo delle rampe del PISQ nelle sperimentazioni del VEGA è dovuto al sequestro dell’area nel corso dell’inchiesta intentata dalla procura di Lanusei per disastro ambientale. Queste attività sono infatti fortemente impattanti dal punto di vista ambientale, come evidenziato dalla lettera aperta pubblicata il 15/09/2015 dal professore del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e firmata da diversi ricercatori e docenti universitari impegnati come consulenti scientifici sulla questione PISQ, in occasione della ventilata ipotesi di un trasferimento della sperimentazione del VEGA nell’area industriale di Porto Torres (la lettera è disponibile in internet e ne consigliamo la lettura al link: http://ilmanifesto.info/storia/non-riprovateci/)”.
I razzi VEGA sono stati utilizzati inoltre dalla Aeronautica Militare Turca per lanciare in orbita il satellite militare Gokturk-1 “equipaggiato con un sensore ottico in grado di generare immagini ad alta risoluzione da qualsiasi luogo della terra per usi sia militari che civili”. Non è difficile immaginare l’utilizzo di questo satellite nel contesto della guerra interna contro l’opposizione curda nel sud-est della Turchia e nel contesto del conflitto siriano. Siamo qui nel nocciolo dell’ipocrisia sottesa alla nozione di dual use, fingere che tutte le azioni di supporto logistico, produzione, sorveglianza, ricognizione, siano distinte dal contesto della distruzione bellica e delle vittime umane che produce”.

Droni

Recita il dossier a questo proposito: “Venendo alle operazioni in cui è già coinvolto direttamente il DASS, recentemente è stato stabilito un accordo con la Piaggio Aero Industries, per validare l’utilizzo del drone MALE Hammerhead P-1HH come veicolo postale. Questo drone è descritto così sul sito internet a lui dedicato dal costruttore: <<Il P1HH HammerHead è adatto per un vasto raggio di missioni ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance), di Difesa e Sicurezza, e definisce una flessibilità nei ruoli di missione insuperata e fissa una nuova frontiera di Concetto di Operazione per la Difesa>>; nelle intenzioni dell’azienda il P-1HH dovrebbe entrare in concorrenza con il Predator americano, comunemente usato nei teatri di guerra. Attualmente ne sono stati venduti 8 esemplari agli Emirati Arabi Uniti, paese attualmente impegnato in campagne belliche in Libia, Siria e Yemen (e in una vasta campagna di armamento), che dal 2014 controlla Piaggio Aero Industries mediante la sua società Mubadala Development Company. Questo drone è stato testato al PISQ per tutti gli ultimi mesi del 2016 in esercitazioni a fuoco, come è indicato molto chiaramente nel Programma addestrativo del PISQ fornito alle autorità regionali il 4 maggio del 2016, la validazione per uso postale è un puro e semplice specchietto per le allodole, al più servirà ad allargare il mercato per un prodotto la cui finalità prioritaria è chiaramente militare, ed è probabilmente solo un tentativo disperato di aiutare la Piaggio Aero Industries ad uscire dalla crisi nera in cui l’ha gettata proprio la svolta militarista sancita dallo sviluppo del P-1HH, con il risultato invidiabile di 132 dipendenti in cassa integrazione, un piano industriale che da mesi non si riesce ad approvare e bilanci in passivo, da anni, per decine di milioni di euro.”

Tante altre sono le questioni che affronta il dossier, ma questa è solo un’anticipazione che punta a dimostrare come le affermazioni di Cao siano completamente slegate dalla realtà, tutte le altre saranno disponibili quando avverrà la pubblicazione del dossier.

Il PISQ

Cao sulla Nuova del 21 aprile nega che il DASS punti ad acquisire la gestione del Poligono di Quirra ed in effetti qua va sottolineato che è la Regione, e non il DASS, a far trasparire in numerosi passaggi questa volontà. La strategia politica della RAS sulla questione dell’occupazione militare della Sardegna punta alla progressiva riduzione delle aree di Capo Frasca e di Capo Teulada e nell’utilizzo del PISQ come centro per lo sviluppo dell’industria aerospaziale. Ora, questo implica chiaramente il coinvolgimento da protagonista del DASS, di cui fra l’altro la Regione è socia attraverso la partecipazione di CRS4 e Sardegna Ricerche. Questo spiega anche perché Raffaele Paci abbia svolto assemblee in ogni paese del Sarrabus per promuovere il Distretto Aerospaziale. Ciò che noi contestiamo è che l’aerospaziale sia una vera riqualificazione per Quirra: in realtà viene presentato con una nuova etichetta ciò che si è sempre fatto nel PISQ.

FENOSU E AIRBUS DEFENCE AND SPACE

Infine il lavoro di ricerca dei ragazzi e delle ragazze del Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna ha permesso di trovare un documento del DASS dove si parla di Fenosu. Si tratta della brochure di presentazione del DASS (http://www.dassardegna.eu/wp-
content/uploads/2017/05/Brochure_DASS_29-05-2017.pdf). A pagina 26 viene riportato un articolo del 7 luglio 2016 dell’edizione cagliaritana della Nuova Sardegna, in cui viene presentato con grande clamore un accordo riguardo lo sviluppo di un sistema di localizzazione definito Sistema Inerziale, fra il Distretto Aerospaziale e la società Airbus Defence and Space, ossia il ramo militare di Airbus. Il Sistema Inerziale fondamentalmente serve a individuare con grande precisione la posizione di un velivolo in qualsiasi momento, laddove il GPS ha invece necessità della copertura satellitare: è qualcosa che già si applica alle navi e ai veicoli terrestri, ma che nel campo aeronautico ha bisogno di ulteriori studi. Sicuramente una volta sviluppato può essere applicato a tutti i tipi di velivoli, compresi quelli militari, nonché ai missili. E i dubbi sul rapporto tra questo progetto e l’industria militare diventano insostenibili quando appunto entra in gioco la Airbus Defence and Space che produce soprattutto aerei militari. Fenosu è citato non nelle dichiarazioni di Cao, ma in quelle di Pietro Andronico, amministratore delegato di Nurjana Technologies, (che insieme ad Aeronike e DASS costituisce il raggruppamento temporaneo di imprese che ha acquistato la SOGEAOR), con un passato in Vitrociset e con esperienza nel ramo della tecnologia e ricerca militare come facilmente visibile dal suo profilo Linkedn. Andronico dichiara: “l’ipotesi è quella di appoggiarsi agli aeroporti di Fenosu e di Tortolì. Questo Cao si è dimenticato di dirlo nelle dichiarazioni alla Nuova del 21 aprile scorso – non sappiamo perché – ma in ogni caso questo piccolo accenno è presente nella brochure del DASS aggiornata al 29 maggio scorso il che ci lascia pensare che il progetto sia ancora in piedi e che l’acquisto della SOGEAOR sia avvenuto in vista di questo obiettivo, vista anche la coincidenza temporale. Purtroppo cosa ci sia in questo accordo fra Airbus Defence and Space e DASS non possiamo saperlo, si tratta di una scrittura fra società di diritto privato, ma ci sia permesso di esprimere qualche dubbio. Se c’è di mezzo Airbus Defence and Space è evidente come la realizzazione di questo sistema inerziale verrà applicata anche agli aerei militari: perché altrimenti avrebbe dovuto investire il ramo militare di Airbus e non quello civile? E allora Cao, se vuole convincerci, deve mostrare l’accordo con Airbus e dimostrare che non ci sarà alcuna implicazione militare; inoltre continuiamo a chiederci quale sarà la ricaduta occupazione e in generale economica sul territorio oristanese con progetti di questo tipo e anche qua vorremmo vedere delle risposte da parte di Cao e degli enti pubblici coinvolti nella svendita della SOGEAOR.

Comitato No Basi – Oristano

Alternativa Natzionale: la posizione di Claudia Zuncheddu

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la quinta intervista alla segretaria di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu.

1. Nel corso della tua esperienza come consigliere regionale hai dato più volte voce agli indipendentisti. Quali sono le differenze che riscontri tra quello che era il tuo ruolo e quello di chi, oggi, da indipendentista, appoggia l’attuale giunta? Secondo te oggi gli indipendentisti possono dire di avere una rappresentanza all’interno del consiglio regionale?

Per cinque anni, no-stop, ho portato il Pensiero dell’Indipendentismo moderno all’interno della Massima Assemblea dei sardi. E’ stata un’esperienza straordinaria di vigilanza, di lotte e di proposte per la difesa dei diritti e delle ambizioni del nostro Popolo. Nelle grandi battaglie, portate avanti in prima persona e talvolta vinte attraverso vie giudiziarie per l’appoggio politico negato dai consiglieri di centro destra e di centro sinistra, mi è mancato il sostegno attivo del mondo indipendentista.

In quei cinque anni ritengo che l’indipendentismo sardo abbia perso una grande opportunità per portare avanti lotte importanti su ampio raggio all’interno delle istituzioni. Sarebbe stato un momento di crescita e di emancipazione politica per tutti.

Capii sin dal giorno dell’insediamento che il mio ruolo sarebbe stato di grande responsabilità rispetto ai sardi, un ruolo che mi ha richiesto molta attenzione, studio e preparazione. Dovevo conoscere e vigilare su tutta l’attività dell’Assemblea e della Giunta, senza mai trascurare gli insidiosi dettagli. Ero considerata da tutte le parti politiche “la voce fuori dai cori” a cui ben poco sfuggiva. Sono stata definita da tutta la classe politica sarda,  “incontrollabile” perché libera. Di fatto la mia libertà politica in Consiglio era un’anomalia. Ero scomoda perché non ricattabile e fuori dalle dinamiche di mercati e mangiatoie su cui tutti indistintamente si tuffavano.

Ho presentato numerosissime istanze, mozioni, interrogazioni, proposte di Legge. Ho contrastato con forza tutte le operazioni di stampo coloniale scoprendo molti “inciuci” di una classe politica che si dichiarava al servizio dei sardi. Ho rivendicato in tante occasioni la necessità per la nazione sarda di spazi di sovranità in politica internazionale. Ho fatto sì che si modificasse il linguaggio istituzionale dove era persino caduto in disuso il concetto di Popolo e di Nazione.

Ritengo che oggi l’indipendentismo ed in primis il Popolo sardo, non abbia alcuna reale rappresentanza nel Consiglio della RAS. La XV Legislatura firma la pagina più feroce e antipopolare della storia dell’Autonomia. Ciò significa che né in Giunta né in Consiglio sono presenti voci libere e indipendentiste che si sono opposte a questo progetto che vuole l’annientamento dell’identità, de sa zenia, della nostra nazione.

2. Abbiamo assistito, negli ultimi tempi, ad una grande frammentazione del movimento nazionale, alcuni gruppi indipendentisti (Partito dei sardi e Irs), hanno anche scelto di allearsi con la coalizione di centro sinistra italianista. A tuo avviso, queste scelte hanno determinato lacerazioni insanabili nel mondo indipendentista?

La frammentazione non è un problema di oggi, né può essere attribuita al Partito dei sardi e a Irs. Il Partito dei sardi ha pesanti responsabilità per il suo operato politico. Ancora una volta sulle sigle direi che l’abito non fa il monaco. E’ un camouflage della vecchia politica. La storia degli uomini non va mai dimenticata, essa aiuta a capire anche il loro operato presente. Il leader conosce bene il gioco dell’alternanza di governo e sa cogliere diligentemente il momento giusto per saltare sul carro del vincitore: destra? Sinistra? Tutto fa brodo. Per il suo operato di governo e per le scelte, anche in campo energetico, il Partito dei sardi sicuramente non è a fianco del Popolo sardo. Esso con l’ambiguo “sovranismo” ha contribuito a far retrocedere l’indipendentismo. Resta incomprensibile il passaggio di chi si è prima qualificato indipendentista e poi sovranista. Metamorfosi opportunistica?

Irs, è un’altra cosa. Il suo passaggio in Consiglio, seppur breve, lo considero un’opportunità perduta per dare continuità a quella fase storica di politiche indipendentiste da me aperta nella precedente legislatura. E’ stato un passaggio che non ha lasciato traccia per il suo operato, e non certo perché si è candidato all’interno di una coalizione di centro sinistra (italiana). Questo è secondario.

Il tema sulle alleanze merita un approfondimento per definire, una volta per tutte, le pesanti responsabilità dell’intero mondo indipendentista, sino ad oggi incapace di organizzarsi unitariamente e di superare i miseri settarismi, per dare risposte e prospettive concrete ed organizzate ai problemi reali dei sardi.

Sovranisti e sedicenti indipendentisti in Giunta e in Consiglio, hanno sposato le politiche liberiste, hanno colpito la scuola pubblica per far sì che il Popolo sardo fosse ancora più sottomesso. Chi ha sostenuto e votato per la ASL Unica? Chi ha impugnato la sentenza contro i comitati territoriali per favorire le lobby del fotovoltaico a Narbolia? Chi ha svenduto il ricco patrimonio SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi, per un pugno di mangime? Chi ha sostenuto il ritorno del carbone in Sardegna? …E sono solo alcuni esempi.

3. Sardigna Libera nasce nel 2012. Quali istanze rappresenta e perché aderisce a Sa Mesa Natzionale?

Sardigna Libera nasce con l’obiettivo di contribuire politicamente, insieme a tutti gli altri movimenti indipendentisti, alla liberazione nazionale sarda, con la consapevolezza che tale obiettivo può essere raggiunto solo con l’Unità delle forze dei sardi liberi e con il superamento anche dei gruppi organizzati oggi esistenti. Partecipa al tavolo di Mesa Natzionale per promuovere momenti di dibattito con forze diverse e per far confluire tutti nella direzione di un vasto schieramento eterogeneo che accolga formazioni politiche, sociali, culturali, economiche…. di cui i movimenti indipendentisti sono solo una parte non maggioritaria. La Sardegna necessita di questo schieramento di forze, di blocco sociale, che si ponga come alternativa al blocco dei partiti politici italiani.

Sardigna Libera siede alla Mesa Nazionale senza rinunciare al confronto con altre formazioni ed entità indipendentiste e non solo. La prospettiva per Sardigna Libera non è la creazione di nuovi partiti o di strutture verticali ma promuovere il dibattito che esiti nella nascita di un coordinamento di rete nazionale, orizzontale, che accolga il maggior numero di sardi.

4. Sa Mesa Natzionale manterrà le porte aperte verso tutte le organizzazioni che vorranno con essa interfacciarsi per costruire un blocco nazionale alternativo ai partiti italiani e alle loro coalizioni. Questa esperienza si focalizzerà solo nel portare avanti battaglie comuni o, a tuo parere, si orienterà alla costruzione di un blocco elettorale e quindi di una classe dirigente nuova per il governo della Sardegna?

Sa Mesa Natzionale, per definizione, è un tavolo di confronto politico dinamico e di elaborazione, dove chiunque può confrontarsi portando come ricchezza le proprie peculiarità.

Essa non può essere l’anticamera che conduce ad una casa chiusa. Sarebbe una contraddizione visto che bisogna fare lo sforzo di uscire dalle proprie case per incontrarsi e condividere uno spazio pubblico ampio. Dobbiamo avere l’intelligenza di ritrovarci nelle praterie e non chiusi in tancati con i muretti a secco. Ben vengano tutte quelle azioni e quei confronti che ci conducono nelle praterie.

Un progetto così ambizioso che coinvolge tutto il popolo sardo, che aspira alla sua libertà e indipendenza, deve per forza confrontarsi anche in tutti i momenti elettorali.

Il momento elettorale è un momento di confronto democratico in cui si sanciscono i rapporti di forza. Il voto è un’arma a cui non possiamo rinunciare… Non possiamo più presentarci disarmati.

5. Hai preso parte alla manifestazione contro la Asl unica, il 13 dicembre; come medico ti sei sempre esposta in prima linea per quel che riguarda la tutela del diritto alla salute. Quanto ritieni sia importante avviare un percorso di lotte condivise sui problemi che più affliggono la Sardegna, come quello relativo la sanità?

Rispetto alla mia esposizione nelle lotte per la salute ambientale e delle persone… sono un medico di frontiera. Le lotte di un popolo, come quella per il diritto alla Sanità Pubblica di qualità e gratuita per tutti, sono la risposta a chi ieri ed oggi vuol privare di un diritto inalienabile i sardi, per creare un profitto alle lobby private della sanità.

Per troppo tempo i sardi sono stati divisi e si sono divisi anche sulle lotte per i diritti dovuti al lavoro che non uccide, all’ambiente pulito, alla conservazione e valorizzazione della nostra cultura e della nostra identità.

Nei migliori trattati colonialisti, e la Sardegna c’è in pieno, per dominare e rapinare un Popolo si incomincia con il dividerlo e negargli la propria identità.

Siamo comunque sulla buona strada.

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Pier Franco Devias:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/11/alternativa-nazionale-la-posizione-di-devias/

Intervista a Gianluca Collu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/04/17/alternativa-natzionale-la-posizione-di-collu/

Intervista a Cristiano Sabino e Alessandra Ruggiu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/01/alternativa-natzionale-le-posizioni-di-ruggiu-e-sabino/

Atobiu de semingiu: ProgReS coinvolge i sardi nella politica

Locandina dell’evento

Sabato 6 maggio ProgReS (Progetu Repùblica de Sardigna) ha tenuto a Carbonia un incontro denominato “Atobiu de semingiu”.

Si tratta del primo di una serie di incontri nel territorio nazionale sardo aventi lo scopo di rilanciare la prospettiva indipendentista. “S’atobiu” ha offerto l’occasione di illustrare ai presenti i principi fondanti il documento politico di Progetu Repùblica ed alcune statistiche sulla Sardegna elaborate dal SSEO (Sardinian Socio- Economic Observatory).

La metafora della semina rimanda alle finalità degli incontri, che non si risolvono nella presentazione di ProgReS, ma mirano ad un suo radicamento nel territorio attraverso il successivo avvio di “tzda” ossia centri di attività politica capaci di tradurre in pratica gli obiettivi del partito.
L’idea è quella di restituire ai Sardi un ruolo attivo nella vita pubblica attraverso il coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali e nell’elaborazione di soluzioni ai problemi del territorio.
Progres Progetu Repùblica ritiene che solo tramite la partecipazione attiva alla vita pubblica il popolo Sardo potrà sviluppare il senso di responsabilità e la volontà necessari a rimettersi in piedi e camminare spedito verso la propria autodeterminazione.
In quest’ottica, l’incontro di sabato ha offerto a Progetu Repùblica l’occasione di invitare i presenti e tutta la cittadinanza di Carbonia ad una conferenza aperta, che si terrà prossimamrnte col supporto de Pro S’Alternativa Natzionale, nella quale si lavorerà insieme su un tema di rilevanza centrale per il Sulcis e la Sardegna.

Tempio, sciopero Sugherificio Ganau. Il dramma degli operai tra esuberi e arretrati

Una foto della manifestazione

Come preannunciato, nella mattinata di ieri a partire dalle 07:30, i lavoratori e lavoratrici del Sugherificio Ganau hanno scioperato con una manifestazione indetta da CISL-CGIL.
La crisi del Sugherificio nelle scorse settimane è esplosa nella sua drammaticità, con la proprietà che ha comunicato il licenziamento di 79 lavoratori, atto non ratificato dai sindacati e che comunque dovrà esser sottoposto a votazione da parte dei lavoratori. Oltre agli eventuali licenziamenti, un futuro a tinte fosche anche per i lavoratori rimanenti sui quali tuttora pesano come macigni diverse mensilità arretrate.

La situazione appare la punta dell’iceberg per una crisi del sughero che, dopo la chiusura di centinaia di piccole attività industriali e artigianali, ora tocca pesantemente anche un’azienda multinazionale leader nel settore già interessata, però, da licenziamenti (46) agli inizi del 2014. Segnali inquietanti nonostante i quali la proprietà considerava l’azienda come sanissima. Seppur sofferte, si trattava di “semplici” decisioni aziendali nella combinazione ottimale tra fattori produttivi alla luce dell’ammodernamento degli impianti.

In circa tre anni, però, la forza lavoro impiegata si è quasi dimezzata, nonostante ancora nel 2013 il Sugherificio Ganau fosse al primo posto in Gallura nella propria categoria per Valore Aggiunto. Un crollo delle condizioni economico-finanziarie del Sugherificio che richiede un intervento prima di tutto in termini di chiarezza e trasparenza: fino a pochi mesi fa, difatti, proprietà e sindacati negavano uno stato di crisi, tanto più così profondo e preoccupante. Allo stesso modo, forti dubbi riguardano un Piano industriale poco chiaro che allo stato attuale si baserebbe unicamente sui licenziamenti.

Circa un centinaio gli operai che hanno scioperato di fronte ai cancelli dello stabilimento, accompagnati da familiari e conoscenti solidali con la causa. Tutte le parti politiche tempiesi, di maggioranza, opposizione e indipendentisti, hanno solidarizzato con gli operai e rilasciato diverse dichiarazioni.

Il Fronte Indipendentista Unidu nelle scorse settimane aveva criticato i sindacati italiani per un mancato intervento deciso a tutela dei lavoratori che sarebbe dovuto arrivare già da alcuni anni, dati gli evidenti segnali di forte crisi. Il FIU ha comunque doverosamente risposto all’appello dei lavoratori e lavoratrici del Sugherificio, ponendosi a disposizione degli operai per proseguire la lotta. Una battaglia sia per un intervento deciso di RAS e Assessorati competenti al fine di prevedere i dovuti ammortizzatori sociali per tutelare delle condizioni di vita dei lavoratori in caso del perdurare di insolvibilità dell’azienda, ma – obiettivo prioritario– l’intervento deve mirare ad un mantenimento dei posti di lavoro e il rilancio della produzione del secondo Sugherificio più grande in Sardegna.

La questione infatti – ha dichiarato il Fronte Indipendentista Unidu– non riguarda solo il dramma dei 79 posti di lavoro in esubero per l’azienda e l’opposizione a questa scelta, ma anche l’immediato con gli operai che complessivamente continuano a vantare fino a 4 mensilità arretrate. Su questo urge chiarezza e intervento immediato. Gli operai hanno il diritto a vedere percepito il salario frutto del loro lavoro.

Solidarietà e supporto sono arrivati anche dal Movimento Pastori Sardi. L’intervento di Mario Carai ha rimarcato come la situazione sia l’epilogo di una sofferenza economica che miete vittime già da diversi anni, a dimostrazione che la sofferenza e l’abbandono delle aree rurali, considerate solo per speculazioni come l’eolico che abbondano in Gallura, finiscano per riversarsi alla lunga su artigianato, industria e servizi. Anche in questo caso non sono mancate le stoccate ai sindacati confederali.

Da sottolineare, in negativo, l’assenza totale di amministratori locali dei Comuni dell’Alta Gallura, eccezion fatta per Tempio.

In tarda mattinata, una delegazione di operai, sindacalisti confederali (locali e i vertici “regionali”) è stata ricevuta dalla proprietà Ganau per un incontro alla presenza anche di rappresentanti di Confindustria. La proprietà ha parlato unicamente di alcuni posti di lavoro che potrebbero essere salvati.
Confederali e operai hanno replicato con uno stralcio totale di 79 licenziamenti, ribadendo che se si dovesse giungere ad un punto di rottura con l’azienda che mantiene le posizioni, venga quantomeno avviato l’iter per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Sul punto, la proprietà parla di mancati requisiti per potervi accedere.
Al contrario la CGIL – per voce della delegata provinciale Luisa Anna Di Lorenzo- ha chiaramente detto di fronte agli operai che stante le informazioni in loro possesso vi siano tutti i requisiti per percorrere, anche, quella strada. Gli operai si sono detti pronti ad una nuova mobilitazione nei prossimi giorni.

Il prossimo incontro tra impresa, lavoratori e parti sociali è previsto per lunedì 8 maggio.

È possibile trovare l’articolo anche al link: http://www.zinzula.it/tempio-sciopero-sugherificio-ganau-il-dramma-degli-operai-tra-esuberi-e-arretrati/