A Bonorva comandano i Savoia? Parla il sindaco Massimo D’Agostino

L’Amministrazione Comunale di Bonorva intende presentare formale ricorso gerarchico nei confronti della decisione assunta dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro che ha bocciato la proposta del Comune di Bonorva di mutare la denominazione di via Regina Margherita in via Professor Virgilio Tetti.
L’Amministrazione porterà all’attenzione dello staff del Ministro ai Beni Culturali le proprie argomentazioni rispetto ad un diniego i cui contenuti sono – secondo l’amministrazione –  “anomali e meritevoli della nostra protesta”.

Inoltre l’amministrazione valuterà anche in sede legale l’opportunità di  ricorrere al TAR.

E’ anche in via di costituzione un comitato composto da diversi comuni che presentano le stesse problematiche del comune di Bonorva, in relazione all’abolizione delle vie intitolate ai Savoia. Tra le finalità del comitato anche quello di coinvolgere i parlamentari sardi per la proposta di un disegno di legge che abolisca il parere della Soprintendenza nelle decisioni delle amministrazioni locali di mutare le singole vie.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il Sindaco di Bonorva Massimo D’Agostino, per farci raccontare da lui  l’incredibile vicenda dell’intitolazione della via, da dedicare al Professor Tetti, insigne studioso, preside delle Scuole Medie di Bonorva, ricercatore, scrittore, politico, più volte Consigliere e Assessore Provinciale e Sindaco di Bonorva dal 1964 al 1970.

Intervista di Luana Farina

– Signor Sindaco, come nasce questa vicenda?
Durante la primavera scorsa abbiamo presentato alla Prefettura di Sassari, la richiesta di modifica dell’attuale Via Regina Margehrita che sarebbe dovuta diventare Via Professor Virgilio Tetti. Il Comune di Bonorva voleva onorare la memoria attraverso l’intitolazione di una via,  riconducibile al personaggio e significativa. E’ stata allora scelta Via Regina Margehrita, dove si trova la casa in cui il Professor Tetti abitò per diversi anni.
La Prefettura, per poter procedere con la pratica, necessitava però del parere della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio che, a fine estate, boccia la richiesta  con delle motivazioni che noi riteniamo incomprensibili, assurde e anacronistiche.

Nella risposta di diniego scrive il Soprintendente :
“La via è situata nel centro storico di Bonorva, nei pressi della Chiesa Parrocchiale e della Piazza Santa Maria; al capo opposto della piazza, rispetto alla via Regina Margherita, si pone Corso Umberto I, che prosegue poi con Corso Vittorio Emanuele III. E’ evidente che tale rispondenza non è casuale dal momento che Umberto I e Margherita di Savoia regnarono insieme sino al 1900, anno in cui Umberto venne assassinato, e prese il suo posto appunto il figlio Vittorio Emanuele III. La disposizione delle due vie alle estremità opposte della piazza sulla quale si affaccia la Parrocchiale dimostra la chiara volontà di rappresentare, in concreto sul piano urbanistico, i due poteri di riferimento, quello politico Regina Margherita e quello religioso, lo Stato e la Chiesa.”       

  • Quindi, la tesi sarebbe che nell’attribuzione dei nomi delle vie, ci sia stato l’intento di contrapporre potere Religioso al potere Laico?

Per noi questa ricostruzione è inverosimile e in tutti gli atti di archivio che abbiamo consultato nessun riferimento di questo tipo è stato posto nelle scelte delle intitolazioni delle vie. Ma anche se fosse, siccome qualcuno 120 anni ha deciso questa cosa,  deve rimanere immutabile  nei secoli e il Comune di Bonorva non ha diritto di decidere quale sia l’assetto toponomastico, così come hanno fatto e fanno tantissimi comuni in Sardegna?

Se non ci fosse stata questa specifica vicenda legata al Professor Tetti, il Comune si sarebbe posto comunque di attuare una modifica alla toponomastica dedicata ai Savoia . Noi vorremmo proprio abolirli del tutto i Savoia dalle vie di Bonorva e non abbiamo diritto di farlo perché altrimenti alteriamo un presunto ragionamento urbanistico e  “di continuità storica”.  La Soprintendenza continua nelle sue assurde motivazioni:

“Non va trascurato, peraltro, che – fermo restando il giudizio storico sulla famiglia reale italiana – Margherita di Savoia fu tuttavia una figura particolarmente cara alle popolazioni locali, nonché un personaggio che ebbe con la Sardegna particolare legame, dal momento che fu in stretti rapporti di affettuosa amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina.”

Il Soprintendente quindi, a nostro parere, oltre che interpretare le presunte intenzioni degli amministratori di oltre un secolo fa (secondo noi, infatti, non esiste alcuna correlazione tra la via Regina Margherita , la Chiesa Parrocchiale e le altre vie dedicate ai Savoia) esprime un parere soggettivo, quasi  “politico” sulla figura della Regina, ed esercita quindi non un esercizio di valutazione storica in base ai fatti, ma una serie di considerazioni opinabili sui quali, tuttavia, poggia il fondamento del diniego. Ed è questo che noi contestiamo.
Come Sindaco, ho senz’altro commesso un errore a fidarmi delle rassicurazioni di chi, questa primavera, mi diceva che la pratica fosse a posto e che da lì a qualche giorno sarebbe arrivata l’autorizzazione, più che altro una formalità.
Noi allora abbiamo proceduto alla cerimonia di intitolazione della via, e di questo mi scuso con la Famiglia Tetti.
Da oggi, però, iniziamo, con tutti i bonorvesi, i Sindaci di Comuni che hanno già attuato il cambiamento del nome delle vie dedicate ai Savoia, e chi ci vorrà sostenere, la nostra battaglia perché non vogliamo, come “suggerito” dalla Soprintendenza, dedicare al Professor Tetti e a nessun altro dei nostri illustri cittadini, scrittori, poeti e unomini di cultura, una via periferica di un’anonima zona industriale.
Già subiamo l’onta dello spopolamento, come gran parte dei piccoli Comuni sardi, ci mancherebbe, che per chi resta, non fosse possibile essere attore delle scelte nel proprio Comune.

– Come intendete muovervi?

A giorni avremo un nuovo incontro in Prefettura, supportati dai Sindaci che hanno già fatto la nostra scelta, non so se le nostre ragioni saranno ascoltate, so già che la nostra battaglia sarà molto difficile, ma faremo in modo che la nostra voce,  senz’altro sentita lontano. Noi non ci fermeremo!

Cosa bolle in pentola in casa ProgReS?

Il partito indipendentista ProgReS va verso il congresso che si terrà il prossimo 15 dicembre. Ma quali sono le tesi politiche in discussione? Abbiamo sentito Lucio Porcu, storico attivista indipendentista e fondatore del partito. L’intervista è di Cristiano Sabino.

  • L’indipendentismo governa in Corsica, è protagonista in Catalogna, rialza la testa nel Paese Basco, è al centro del dibattito politico sulla Brexit in Irlanda e in Scozia, risorge in Sicilia. E in Sardegna?

In Sardegna evidentemente non è riuscito a trovare una sua via. Vorrei aggiungere che anche fuori dall’Europa, in tutto il mondo esistono delle frizioni tra centro e periferia che possono sfociare in un indipendentismo organizzato o in movimenti più generici; il processo di globalizzazione, al contrario di quanto alcuni prevedevano, ha alimentato il fenomeno. Mentre fuori dall’Europa abbiamo l’esempio del popolo Kurdo che nonostante si trovi schiacciato tra l’islam radicale e la violenza dei regimi turco e siriano, resiste ed è capace di creare modelli di società avanzati come quello di Kobanê, in tutta Europa, come hai ricordato, assistiamo a un passaggio ad un indipendentismo di livello superiore, più strutturato e che gode di ampi consensi. Ognuno declinato con le sue varianti, come per esempio la Corsica dove una coalizione formata da autonomisti e indipendentisti, che raggruppa all’interno diverse anime, sta governando molto bene. In Sardegna, facendo un paragone con la Corsica, questo processo non si è realizzato e apparentemente si sta allontanando sempre di più la possibilità di un’alleanza tra partiti più o meno autonomisti o che comunque vedono nell’aumento dei poteri un obbiettivo primario. I motivi sono svariati, uno di questi può essere dovuto ad una mancanza di sintesi che ha colpito le formazioni politiche, ma dietro questa mancanza di sintesi c’è sicuramente la difficoltà a emanciparsi politicamente dalle famiglie politiche che hanno governato e governano l’Italia. L’emancipazione dall’Italia tout court è il nostro grande limite. L’egemonia dei partiti italiani e della cultura politica italiana hanno fatto si che nonostante abbiamo e continuiamo ad avere parecchi militanti, non riusciamo a fare sintesi e costruire un percorso comune come per esempio è stato fatto appunto in Corsica. Comunque, scusa se mi sono dilungato, io spero che avvengano due cose perché lo scenario cambi in meglio: la prima è che i ragazzi e le ragazze nate negli anni 90 e duemila si avvicinino al movimento e lo cambino, la seconda è che “i vecchi” si mettano a disposizione senza manie di protagonismo e che ognuno dia il proprio contributo riconoscendo e accettando i limiti che il passato e il presente ci mostrano.

  • Le ultime tre tornate elettorali sono state disastrose. È tutta colpa dei sardi come alcuni dirigenti hanno dichiarato o si poteva agire diversamente?

Ho sentito le giustificazioni più assurde sulle cause delle sconfitte elettorali, la più malsana è proprio quella che da la colpa all’elettore. Scaricare sugli altri i propri fallimenti è gravissimo e denota mancanza di lucidità. Noi abbiamo bisogno di progetti seri e di meno egocentrismo. Sul fatto che si poteva agire diversamente alle elezioni è un qualcosa che andava fatto molto prima, non credo alle coalizioni costruite a ridosso delle tornate elettorali. Vanno fatti dei percorsi comuni e va individuato uno spazio di azione. Bisognerebbe tracciare quel cerchio di cui parlava il compianto Gianfranco Pintore e capire chi ci sta dentro. Personalmente non sarei per l’esclusione dei partiti autonomisti che oggi si alleano con il centro sinistra o con il centro destra, basterebbero dei paletti saldi intorno a cui costruire un programma di governo.

  • ProReS è rimasto fuori dal cartello elettorale Autodeterminatzione e alle ultime elezioni ha sostenuto la coalizione Sardi Liberi con Unidos di Mauro Pili. Siete contrari all’unità indipendentista?

Autodeterminazione non ci ha mai attratto e devo dare atto a Gianluca Collu, il nostro segretario uscente, di aver tenuto la barra dritta sul rapporto con Autodeterminatzione, sia nel rapporto con il suo primo leader, Muroni, sia con quello che è venuto fuori dopo marzo 2018. Progres ha una struttura fortemente democratica, per cui da quello che abbiamo percepito dal di fuori non era lo spazio adatto a noi, inoltre non abbiamo visto niente di innovativo arrivare da quello spazio. L’alleanza Sardi Liberi e la scelta di Mauro Pili come Candidato presidente è nata comunque sotto il segno di una veduta comune su molti temi come la lotta contro le servitù militari, i trasporti, la vertenza entrate. Inoltre la presenza di Angelo Carta per noi è stato un grande arricchimento, Insieme a Mauro Pili due persone molto preparate che ci hanno insegnato molto. Progres ha sempre lavorato per una convergenza, per l’unità, siamo militanti non politicanti di professione, per cui vogliamo raggiungere il risultato per la causa e non per noi stessi. In quella situazione l’assemblea degli attivisti ha scelto questa alleanza e tutti abbiamo lavorato per portarla avanti.

  • A dicembre celebrerete il vostro congresso. Qual è la tesi politica che sosterrai?

Si esatto, il 15 dicembre ci sarà il congresso di ProgReS. Per ora sta emergendo la voglia di unità, l’unione con tutti coloro che si sono allontanati per i motivi più disparati oltre alla volontà di riunione dei movimenti e delle sigle per semplificare lo scenario politico ma senza ingessarlo, come è successo con Autodeterminazione.

Infatti, come abbiamo visto, l’unione fine a se stessa non porta a niente.

Le strade che ci si aprono oggi sono due: la prima, la più scivolosa è quella dell’apertura a tutto quello che può essere affine a noi. Apertura che inesorabilmente porta ad alleanze anche con soggetti che nel mondo indipendentista sono considerati quasi come appestati (molto probabilmente magari a torto ma questa è la realtà).

La seconda invece è la formazione di un partito o movimento nuovo, che raggruppi il meglio, la sintesi di tutto quello che si è elaborato negli ultimi 15 anni ma con una visione politica contemporanea.

Entrambe le vie sono affascinanti. La prima porterebbe l’indipendentismo dentro le istituzioni, con tutto quello che ne consegue sia in termini positivi che negativi. Faccio un esempio, in termini positivi è l’unico bacino che ha elaborato e continua ad elaborare idee nuove, concetti, che non ha paura di guardare alle nuove sfide della modernità. La politica sarda, da Soru in poi, ha preso a piene mani da questo contenitore. D’altro canto entrare nelle istituzioni significa cambiare pelle, con il rischio di non riconoscersi davanti alla specchio dopo pochi anni.

Se invece si volesse scegliere la strada di un partito che dia la sveglia, un po’ stile iRS anni 2000 e con tutti i passi avanti fatti in termini di chiarificazione del rapporto con la sinistra italiana fatti da A Manca, allora potremo trovarci davanti a un qualcosa che potenzialmente è in grado di fornire chiavi interpretative nuove nel rapporto tra la Sardegna e il mondo con scenari molto interessanti. Bisogna parlare al condizionale perché non è cosi scontato che avvenga ciò che è avvenuto in passato.

Altre soluzioni all’orizzonte non ne vedo.

  • Ma intanto qualcosa si muove nonostante i partiti siano fermi..

Certo,fuori dai partiti stanno nascendo delle organizzazioni come ANS, Corona de Logu e A Foras in grado di unire. Speriamo che questo sia di buon auspicio.

  • Se tu dovessi scegliere una delle due ipotesi che hai prospettato sopra, ossia un nuovo partito che detti la linea o uno che si allei con gli autonomisti, cosa sceglieresti?

Realisticamente la prima ipotesi, ossia riunire le forze per un soggetto nuovo in grado di dettare la linea politica e riscoprire il concetto di nazione sarda, oltre a piacermi di più è quella più attuabile. Vedremo cosa dirà l’assemblea o cosa succederà dopo il congresso. Abbiamo intenzione di suscitare il dibattito dal basso e di ascoltare tutti per poter prendere la migliore decisione. Chiaro che invece un’ammucchiata con gli altri partiti dell’area solo perché affini non sarebbe neanche presa in considerazione in virtù degli ultimi fallimenti di chi ha voluto percorrere questa strada.

C’era una volta l’AIDS e c’è ancora… anche in Sardegna

 

La campagna della LILA
di Daniela Piras 

In principio era l’alone viola, un immaginario quanto tristemente reale segno distintivo di chi si era macchiato di aver contratto un virus, quello dell’HIV.

Risultare positivo al test dell’HIV equivaleva infatti ad ammettere davanti al mondo intero di appartenere a una categoria “a rischio” della quale facevano parte coloro che avevano condotto uno stile di vita ritenuto immorale e riprovevole, sia per la troppa libertà sessuale, sia per l’utilizzo di droghe, in particolare l’eroina. Uomini e donne che diventavano marchiati inesorabilmente come “untori” e “peccatori”: da tenere lontano, emarginare e giudicare.

Erano i primi anni Ottanta e, per la prima volta, si sentiva parlare di un virus letale che si poteva contrarre nell’ambito più privato della vita di ciascuno, poiché il contagio avveniva tramite sperma, secrezioni vaginali o sangue: quello della sfera sessuale. Furono messi al bando innanzitutto gli omosessuali, rei di condurre un modo di vita sregolato e “contro natura” e subito dopo le persone con dipendenze da droghe, le quali trasmettevano il virus condividendo la stessa siringa.

Dalla segnalazione dei primi casi ad oggi molto è cambiato nelle tipologie di campagne d’informazione e di sensibilizzazione finanziate dal Ministero della Salute. Infatti dal primo spot, apparso in Italia nel 1988, in cui si diceva chiaramente che occorreva proteggersi durante i rapporti sessuali con il preservativo, in cui non si creavano allarmismi ingiustificati e dove anzi si affermava che “per fortuna non è facile ammalarsi di AIDS”, si sono fatti (paradossalmente) dei passi indietro notevoli.

L’influenza dello Stato del Vaticano ha decretato l’abolizione della chiarezza linguistica a favore di una serie di messaggi velati e confusionari che, lungi dall’informare sul reale rischio di contaminazione rispetto al virus, hanno creato panico e ansia nella popolazione, fino ad arrivare a stigmatizzare la persona che aveva contratto il virus come sbagliata, peccatrice, rea di “essersela cercata”.

Il punto più basso della campagna informativa si ebbe in Italia con il messaggio dell’allora Ministro della Sanità Donat-Cattin che arrivò ad attribuire ai malati stessi le colpe di aver contratto il virus. “L’AIDS ce l’ha chi se lo va a cercare” si leggeva nella lettera che il ministro inviò alle famiglie italiane, generando una totale psicosi. “La prima regola alla quale è consigliabile attenersi è quella di un’esistenza normale nei rapporti affettivi e sessuali”.

Di proteggersi durante i rapporti sessuali non si parlava più: in compenso, nell’ambito della normalità invocata, era presente un invito all’astinenza da parte delle persone con il virus come rimedio sicuro, poiché il preservativo non era ritenuto tale. A fine degli anni Ottanta in Italia si respirava un’atmosfera degna del Basso Medioevo. Le istituzioni non davano elementi in grado di informare e, di conseguenza, tutelare la salute dei cittadini.

Da allora si sono alternate campagne fumose che hanno in un certo qual modo “stilizzato” il messaggio, e il relativo concetto, in maniera così estrema da generare una psicosi diffusa, senza senso.

La creazione di una “categoria a rischio” ben delimitata ha fatto sì che le persone non avessero reale percezione di quali fossero i comportamenti, quelli sì “a rischio”, da evitare. Si arrivò ad aver paura di poter contrarre il virus attraverso una stretta di mano con un individuo appartenente a tale confinata categoria.

L’ultimo spot informativo del Ministero della Salute risale al 2013. La campagna si chiamava “Fine delle trasmissioni” e faceva riferimento alla trasmissione del virus. Ritorna il concetto del “problema che riguarda tutti”, un po’ troppo fuori tempo massimo, e si invita ad usare il preservativo e ad eseguire il test per verificare se si ha contratto o meno il virus.

Da allora tutto tace. La malattia sembra sparita; lo stato di inconsapevolezza dei giovani si estende anche agli adulti che collegano l’AIDS ad un brutto sogno degli anni Ottanta che non esiste più. Come avviene spesso, ciò di cui non si parla non esiste. In realtà, ciò che più sconcerta di più, è il fatto che l’AIDS esisteva ieri ed esiste ancora oggi, e che coloro più a rischio sono quelli che non sanno di aver contratto il virus. Si ha paura di fare il test, ancora oggi, e si ha più paura di scoprire di avere una sieropositività che non di curarsi.

Il pregiudizio che si è creato nei confronti degli ammalati di AIDS è stato talmente forte da non avere eguali in altre patologie. Il potente stigma sociale che ha segnato le persone risultate sieropositive all’HIV, ha portato alla paura di voler scoprire di essere stati contagiati. L’ansia di essere giudicati per i propri comportamenti, per una presunta immoralità e attigua colpa, ha come risultato un dato allarmante: una consistente fetta di inconsapevoli che ha contratto il virus ma non ne è a conoscenza. A ciò si aggiunge il dato oggettivo che riguarda la difficoltà di accesso al test e l’offerta non sufficiente. Il dato sommerso è quello che più preoccupa i medici.

La conseguenza è che ci si cura soltanto quando si hanno già i sintomi che fanno emergere la malattia, quando ci si potrebbe curare meglio, e prima. Sono le cosiddette “diagnosi tardive”.

In Sardegna la situazione è preoccupante, proprio per la diffusa scarsa percezione del rischio. I dati diffusi dalla LILA di Cagliari (Lega italiana contro la lotta all’AIDS) diagnosticano 54 nuovi casi di infezione nel 2016;  61 i casi registrati nel 2017. Emerge un dato inquietante: quasi la metà degli studenti intervistati dichiara di non utilizzare il profilattico durante i rapporti sessuali.

In vista della giornata mondiale di lotta all’AIDS (WAD) del primo dicembre, The Joint United Nations Programme on HIV/AIDS – UNAIDS – ha scelto per il 2019 il tema “Community make the difference”, un riconoscimento al ruolo essenziale delle community, delle associazione e della società civile nel contrasto all’HIV.

La LILA quest’anno aderisce alla testing week europea, dal 22 (oggi. n.d.R) al 29 di novembre: www.testingweek.eu

L’ultima campagna della LILA invita a combattere il pregiudizio con l’informazione. Nelle locandine informative si fa presente una verità importante, ovvero che oggi, chi segue la terapia retrovirale può condurre una vita normale, avere figli e soprattutto non risulta essere contagioso e avere una lunga aspettativa di vita.

Insieme alla prevenzione, che andrebbe ripresa nelle scuole dove sino agli Novanta è stata molto efficace, resta essenziale eseguire il test, a questo proposito rendiamo noto che, in accordo con la LILA, il MOS di Sassari ha acquisito e messo a disposizione l’accesso al test.

Come si evince dal loro sito: A partire dal 19 Dicembre 2018, ogni primo e terzo mercoledì del mese dalle 16 alle 18.30, si può fare il test rapido, anonimo e gratuito nella sede del MOS in via Rockfeller 16/c a Sassari. Il servizio è svolto in collaborazione con CLAAS (Comitato Lotta all’Aids Sassari), circ. Arci Borderline e all’interno della campagna nazionale We Test! Per ulteriori informazioni invitiamo a visitare il sito al link: https://www.movimentomosessualesardo.org/test-hiv/

Gli occupanti crivellano l’isola di bombe. A Foras rilancia la mobilitazione

 

Mentre in Sardegna l’esercito occupante spara a profusione e spesso sconfina anche oltre i limiti dei giganteschi poligoni, l’assemblea sarda A Foras rilancia e invita alla discussione su come proseguire la mobilitazione. Pubblichiamo l’appello dell’assemblea sarda contro l’occupazione militare: 

Il movimento A FORAS, contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna chiama collettivi, associazioni, cittadini e tutte le realtà organizzatrici della manifestazione di Capo Frasca, a partecipare alla prossima Assemblea generale sarda, che si terrà alle 15 presso il Centro Civico Culturale, piazza Emilio Lussu a Bauladu.

Dopo la grande risposta popolare del 12 ottobre, dobbiamo ragionare attentamente su come tenere attiva l’attenzione politica e mediatica sul tema, ma soprattutto come attivare di nuovo le forze incrociate fuori dal poligono due settimane fa.

Il 27 ottobre a partire dalle 15 discuteremo di:

_Breve analisi sulla manifestada del 12 ottobre, punti di forza e problemi

_ Proposte di mobilitazione a livello comunale: mobilitazione ASL su registro tumori e registri epidemiologici, mozione contro l’attracco delle navi militari e lo sbarco dei mezzi corazzati con passaggi nei centri cittadini

_ Proposte di mobilitazione a livello sardo: Istituzione del corso di bonifiche all’università, campagna muraria “STOP INVASIONE”, attivazione in primavera delle bonifiche dei siti militari dismessi

_ Prossime mobilitazioni in vista delle esercitazioni internazionali inverno/primavera

Dobbiamo fare in modo che sempre nuovi comitati in tanti paesi si organizzino e lottino per contrastare l’occupazione militare e la narrazione militarista in tutte le parti della società. Abbiamo molti elementi per far ripartire la nostra azione con forza e determinazione.

Ci vediamo il 27 ottobre a Bauladu per la prossima assemblea generale sarda contro l’occupazione militare.

A INNANTIS, CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE RISPOSTA POPOLARE!

Il futuro della Sardegna è senza poligoni e basi italiane e NATO

La testa del piccolo corteo che dal paese S. Antonio di Santadi ha marciato verso il concentramento della manifestazione dello scorso 12 ottobre

In seguito alla riuscita mobilitazione di Capo Frasca l’assemblea contro l’occupazione militare A Foras rilancia e convoca un incontro per discutere come proseguire la lotta contro l’occupazione militare italiana della Sardegna. Pubblichiamo il comunicato appena uscito sui canali social dell’organizzazione:

Dopo la splendida giornata di sabato, proviamo a mettere in ordine i pensieri ed evidenziare alcuni spunti usciti dalla bella manifestazione di Capo Frasca.

Innanzitutto vorremmo ringraziare tutti e tutte coloro che si sono spese per l’organizzazione e la costruzione di questo corteo, dalle realtà organizzatrici che si sono fatte carico di far tornare tutti e tutte noi di fronte ad una base militare dopo due anni e mezzo in cui era mancata la presenza davanti ai poligoni, fino alle compagne ed i compagni che si sono alternate tra intensi compiti tra i bus, i banchetti, il palco e le situazioni più tese. Molto spesso ci dimentichiamo di loro e non pensiamo mai che se non fosse per chi si annulla tra compiti politici e logistici, probabilmente queste giornate non ci sarebbero.

Il lavoro congiunto di più di 40 organizzazioni, con altre decine di adesioni che si sono aggiunte col tempo, è un risultato notevole già di per sé. Abbiamo limato differenze, abbiamo prodotto una sintesi fra posizioni di partenza differenti ma accomunate dal medesimo obiettivo: liberare la Sardegna dalla presenza militare. Ognuno ha portato il contributo dato dalla propria storia ed esperienza, e il risultato è stato quello di includere tantissime persone in una giornata in cui ci siamo resi conto di essere forti e numerosi, uniti e disposti a lottare tutti assieme.

Prima del 12 ottobre erano due anni e mezzo che non si manifestava davanti a una base, ma in questo tempo non siamo stati fermi. Sono stati prodotti, dal gruppo economia di A Foras, due dossier sui poligoni di Teulada e Quirra che rappresentano una delle fonti più aggiornate sulla situazione di quei territori in merito all’occupazione militare. Abbiamo portato avanti momenti di formazione collettiva e di coinvolgimento dei territori, con i campeggi, le camminate, partecipazione a momenti di dibattito anche fuori dall’isola. Il bel risultato del 12 ottobre dipende anche da questo impegno costante, che ci ha permesso di costruire relazioni e fiducia con tante persone e movimenti.

Il primo dato da raccogliere è che ci sono migliaia di persone che sono disponibili a lottare e mobilitarsi contro l’occupazione militare seriamente, sembrerebbe un dato scontato ma se pensiamo al fatto che la mobilitazione è stata tirata su completamente dal basso e in qualche modo minata da silenzio o posizioni faziose della carta stampata, così come da politici e sindacati mainstream, è un risultato notevole. Soprattutto se pensiamo che poche settimane prima dell’appuntamento di Capo Frasca, la Procura di Cagliari ha messo in piedi un grave tentativo di intimidazione e repressione con l’Operazione Lince che ha colpito 45 militanti del movimento sardo contro le basi. Eppure il successo della manifestazione dimostra che nessuno si è lasciato spaventare, anzi abbiamo acquisito una maggiore determinazione.

Migliaia di persone che non hanno fatto mancare il loro apporto politico e artistico, difficilmente si è riusciti a portare in passato dei momenti qualitativamente intensi e così emozionanti sopra e sotto il palco. Difficilmente prima di sabato scorso, si è riusciti a collaborare così attivamente con le famiglie dei militari morti nei poligoni sardi, aggiungendo una casella fondamentale nel panorama del movimento contro l’occupazione militare della Sardegna.

Il secondo dato che va analizzato è che ci sono centinaia di persone che nonostante il palco e gli interventi musicali e politici, hanno presenziato con determinazione davanti agli scudi della celere per ore provando ad aggirare lo sbarramento per arrivare al poligono.

Da qui dobbiamo partire e capire come organizzarci nel prossimo futuro per far convivere tutte le parti fondamentali di questo movimento, far comprendere quanto sia importante la militanza di base perché la risposta all’occupazione militare sia efficace e legittimata dal consenso e l’attivismo popolare. A Foras ha dimostrato di essere un interlocutore serio negli ultimi anni per tutto il movimento, l’unico forse che si è preoccupato di fare in modo che tutte le espressioni avessero spazio e rispetto negli eventi organizzati, uno dei pochi che è riuscito a contrastare la narrazione militarista su carta stampata e sui media, uno dei pochi purtroppo che da tre anni, pur con tanti problemi, ha mantenuto vivo con continuità lo studio, l’inclusione e la mobilitazione contro l’occupazione militare della Sardegna.

Non ci dobbiamo aspettare che tutti e tutte vogliano far parte di A Foras, ma abbiamo il compito di fare in modo che le proposte siano sempre attraversate e attraversabili, così come il corteo di Capo Frasca. Esistono “tanti modi e un unica lotta” come scrivono in tanti e siamo d’accordo, ma come metodo dobbiamo virare verso l’inclusione popolare senza il feticcio delle azioni, guardando a iniziative ragionate, utili a portare numeri, empatia, complicità. La legittimità popolare ha, come conseguenza diretta, la possibilità di allargare geograficamente, politicamente e praticamente la concretezza delle nostre azioni, renderle più efficaci, condivise e libere dai limiti che ci impone la controparte.

Sabato di nuovo abbiamo vissuto in un recinto, nonostante le autorità sapessero che migliaia di persone avrebbero raggiunto il presidio hanno preferito chiudere il ponte e non far fare il piccolo corteo concordato nelle strade bianche, di fatto congestionando il traffico e causando tensioni inutili.

A Foras ha provato con le sue proposte a tracciare un percorso che ci possa permettere di raggiungere questi obiettivi:

_ Proposta concreta per l’istituzione di un corso specialistico in bonifiche presso l’Università di Cagliari e l’Università di Sassari.

_Campagna di pressione su l’assessorato alla sanità sardo e alle dirigenze delle ASL locali per l’istituzione di un registro tumori sardo e la redazione dei registri epidemiologici comunali.

_Nella prossima primavera inizio di una serie di azioni simboliche per bonificare siti militari dismessi e lasciati a marcire sul territorio sardo.

_Mozione nei comuni di Cagliari, Sant’Antioco, Bosa, Olbia e Porto Torres contro l’attracco delle navi militari e contro il passaggio nei flussi d’acqua di mezzi anfibi o imbarcazioni; divieto per esercitazioni urbane e l’utilizzo delle arterie centrali di paesi e città ai mezzi corazzati a tutela dei cittadini e della fluidità del traffico.

_Campagna muraria “Un manifesto per paese” per raccontare ai 377 paesi della Sardegna qual’è la vera invasione in Sardegna, MILITARE!

_ Costruzione di momenti di azione diretta da praticare durante esercitazioni imponenti, cercando un coinvolgimento ampio ed esteso.

A Foras attualmente è attivo in diverse parti della Sardegna, dobbiamo fare in modo che sempre nuovi comitati in tanti paesi si organizzino e lottino per contrastare l’occupazione militare e la narrazione militarista in tutte le parti della società. Partendo da quelle centinaia di persone che hanno deciso di salire sui bus per raggiungere Capo Frasca e di partire e tornare tutti insieme, abbiamo molti elementi per far ripartire la nostra azione con forza e determinazione.

Ci vediamo il 27 ottobre a Bauladu per la prossima assemblea generale sarda contro l’occupazione militare.

A INNANTIS, CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE RISPOSTA POPOLARE!

Cosa sta accadendo in Catalunya. Stay tuned!

la polizia franchista spara ad altezza d’uomo lacrimogeni e pallottole di gomma

Riceviamo e pubblichiamo da una attivista sarda presente in Catalunya e testimone oculare delle mobilitazioni di massa che si stanno svolgendo in queste ore e della feroce repressione della polizia franchista

una manifestante ferita dai famigerati proiettili di gomma

Ciao! Qui la cosa si fa seria, la polizia spara proiettili di gomma ad altezza umana e ieri un ragazzo ha perso un testicolo dopo essere stato colpito. Le mobilitazioni si organizzano tramite chiamata attraverso la piattaforma Tsunami Democratico che ha anche appena aperto un app per smartphone alla quale si accede tramite codice QR rilasciato in confidenza dalle varie realtà indipendentiste militanti presenti sul territorio. Sull’app vengono pubblicate le chiamate per le mobilitazioni: blocchi dell’ultimo minuto sono frequenti ma anche cortei più strutturati che stanno bloccando in più punti e ripetutamente le autostrade, in particolare l’A-7 che è l’autostrada che attraversa tutta la costa della Catalogna in orizzontale arrivando fino a Gibilterra. Per reagire alla repressione la gente inizia ad autorganizzarsi condividendo consigli basici da seguire nelle varie situazioni di pericolo nelle quali ci si può trovare se si scende per strada a manifestare – identificazioni, fermi, arresti o le frequentissime situazioni di abuso e violenza da parte delle forze dell’ordine. Il consiglio generale è di coprirsi il viso perché ai corteo ci sono molto infiltrati in borghese. Cortei e chiamate previsti per questa sera, la parola d’ordine è ForcadelaGens, il tutto all’insegna della non-violenza. Aggiornamenti in corso, stay tuned

Una delle tante piazze della Catalunya
L’aeroporto di El Prat occupato da una moltitudine di persone

A Foras: «basta scuse. Fisicamente o no domani tutti a Capo Frasca!»

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Una giovane aderente alla campagna “Stop esercitazioni” lanciata da A Foras

Se siete in Sardegna non avete scuse: o state con la Manifestada contra a s’ocupatzione militare  e parteciperete all’evento previsto per domani davanti ai cancelli del poligono di Capo Frasca (dove sono in corso intensi bombardamenti, oppure sarete complici dell’uso bellico dell’isola, o state con lo Stato italiano e la NATo che occupano la nostra terra e la usano come base militare e poligono di tiro coloniale.

Per chi è invece costretto a vivere e lavorare o studiare fuori esiste la possibilità di aderire virtualmente alla mobilitazione scattando e diffondendo una foto sui social.

Riportiamo l’appello di A Foras:

Tutto è partito dal fermento dei preparativi per la Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna e durante l’assemblea conclusiva del 4′ A Foras Camp tenuosi ad Orgosolo lo scorso settembre è venuta fuori la proposta di lanciare questa campagna per mobilitare anche chi non avesse la possibilità di essere presente il 12 ottobre a Capo Frasca. Al seguente link trovate tutte le info: https\://www.facebook.com/aforas2016/photos/rpp.675211922644586/1419652114867226/?type=3&theater Cogliamo l’occasione per rilanciare la proposta e contribuire così: fatti scattare una foto con le mani aperte scrivendoci sopra “stop esercitazioni!”, ** pubblicala su Facebook e/o Instagram con scritto “Sono presente con il cuore e la mente a Capo Frasca contro l’occupazione militare. #stopesercitazioni #12ottobre #manifestadacapofrasca”. Se ti va, tagga qualche amico/a invitandolo/a a prendere posizione come hai fatto tu. ** o inviandola alla nostra pagina. A Foras contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

 

Solinas: «Basta con l’occupazione militare. Saremo a Capo Frasca». Ma è una trollata di Caminera Noa

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Caminera Noa che accompagna il video-fake del governatore della Sardegna Christian Solinas:

Lo scorso 7 settembre, una delegazione di attivisti di Caminera Noa e di A Foras hanno compiuto una azione dimostrativa sotto la sede del PSd’Az a Cagliari per aiutare i sardisti (e il loro capo politico attualmente alla guida della Regione Autonoma) a ricordare la loro linea politica contro l’occupazione militare della Sardegna.

Infatti, in vista della grande manifestazione contro l’occupazione militare chiamata da diverse realtà indipendentiste per il 13 settembre 2014 la Direzione Nazionale del Partito Sardo D’Azione scriveva in un documento ufficiale ancora scaricabile dal sito ufficiale del partito sardo quanto segue:

La Direzione nazionale del Partito dei Quattromori, riunitasi recentemente ad Oristano sotto la presidenza di Giacomo Sanna, ha voluto sul punto rimarcare che la storica battaglia sardista è contro tutte le servitù militari e non ammette perciò alcuna differenziazione di paesi partecipanti e di tipologia di occupazione militare della Sardegna.

Per il Psd’az infatti, il sistema coloniale delle servitù militari sarde deve essere interamente smantellato senza alcun distinguo, ed a prescindere da inconsistenti e strumentali differenziazioni.

La Direzione sardista ha inoltre rilevato che il Psd’az è stato suo malgrado da oltre mezzo secolo il solitario e pressoché esclusivo protagonista di questa storica battaglia, ma sempre nella totale consapevolezza che solo attraverso la massima coesione e la profonda presa di coscienza di tutto il Popolo sardo ci sarebbe potuta essere la possibilità di vittoria.

Nel rilevare inoltre come ancora oggi importanti porzioni di territorio e di popolazione siano ostaggio dei ricatti della presenza militare, da cui dipendono in maniera significativa perfino le sorti economiche di intere comunità, il Ps’daz auspica che una numerosa partecipazione popolare alla manifestazione del 13 settembre, aiuti la stessa Giunta regionale sarda assieme ai partiti che la sostengono, a trovare finalmente la forza di superare il comprensibile imbarazzo che finora l’ha contraddistinta, tenendola inchiodata a ripetere le solite ed inconcludenti dichiarazioni di rito.(link)

 

Le sollecitazioni di Caminera Noe e A Foras al Partito Sardo d’Azione hanno dato i loro frutti. Nel video che inoltriamo in allegato le dichiarazioni del segretario del Psdaz nonché governatore della Regione Autonoma della Sardegna Christian Solinas che, senza indugi, conferma la linea del 2014 del suo partito e invita il popolo sardo alla mobilitazione generale nazionale e alla ribellione all’occupazione militare dell’isola.

Oggi abbiamo la certezza di poter dichiarare che il glorioso PSDAZ  non ha cambiato idea e che parteciperà alla grande mobilitazione popolare del 12 ottobre a capo Frasca rappresentando l’interesse generale del popolo sardo, il suo bisogno di pace e sicurezza e la sua voglia di emanciparsi dalle servitù coloniali dello stato italiano.

Il video completo si può visionare sulla pagina fb di Caminera Noa

Sa Corona de Logu atòbiat Carles Puigdemont

 

Sa delegatzione de indipendentistas sardos cun su presidente de sa Catalunya in esiliu

Una delegatzione de sa Corona de Logu, Assemblea de sos amministradores indipendentistas sardos, at tentu duas dies de atòbios istitutzionales in Bruxelles.

Lunis su 30 de cabudanni, Davide Corriga, Presidente de sa Corona de Logu e sìndigu de Bauladu, at atòbiadu a Carles Puigdemont, Presidente in esiliu de sa repùblica de Catalunya, paris a sos collaboradores suos. S’arresonada est istada ocasione pro torrare a afirmare su ruolu de s’indipendentismu in Europa comente amparu de sos valores de sa democratzia e de sa cumpartzidura e de sos deretos fundamentales de sos pòpulos.

Corriga, donende sa solidariedade a sos rapresentantes catalanos colados duos annos dae su referendum pro s’indipendèntzia de su primu de santugaine de su 2017, at torradu gràtzias a Piugdemont Corriga,  pro àere dau alenu a afortiare s’atentzione subra su tema de s’autodeterminatzione dae unu ghetu internatzionale. A congruos s’est fata sa proposta de pesare unu logu de atòbiu, acarada e collaboratzione intro de sas realidades de s’indipendentismu europeu.

In s’atòbiu cun su presidente catalanu bi fiant finas Maurizio Onnis (Sìndigu de Biddanoaforru), Antonio Succu (Sìndigu de Macumere), Antonio Flore (Sìndigu de di Iscanu), Stefania Taras (Assessora de Lungoni), Gianfranco Congiu (Cunsigeri de Macumere), Laura Celletti (Cunsigera de Crabas), Gabriele Cossu (Cunsigeri de Pabillonis), Enrica Fois (Cunsigera de Pirri) e Angelo Murgia (Cunsigeri de Tertenia). Cun is amministradores ant partetzipadu fintzas Franciscu Sedda, Michele Zuddas e Adrià Martin.

Su biàgiu a Bruxelles ist istadu pro sa delegatzione de sa Corona de Logu ocasione pro atobiare sos dirigentes de sa European Free Alliance, su grupu polìticu de su Parlamentu Europeu chi ponet paris – intre de àteros – sos natzionalistas iscotzesos, catalanos, irlandesos, cursos, fiammingos, bascos, bretones, galitzianos.

Est istada ocasione pro incarrerare s’àndala pro su reconnoschimentu istitutzionale e s’adesione a su movimentu polìticu chi sortit prus de 50 organizatziones autonomistas de su Continente europeu.

Solinas nemico climatico e della Sardegna

Un cartellone scritto presente alla manifestazione di Cagliari diventato virale sui social. Una delle rivendicazioni di FFF Sardegna è il no alla costruzione del metanodotto

di Antonio Muscas

Grazie al ministro costa, al presidente conte e ai loro vuoti proclami su economia circolare, sostenibilità e ambiente.
La propaganda oggi, alla fine, si presenta per quello che è: menzogne utili, fin quando è possibile, a tranquillizzare gli animi e restare al timone.

Questa la sensibilità delle istituzioni.

Proprio in concomitanza con lo sciopero mondiale sul clima che ha visto in Sardegna scendere in piazza migliaia di persone per chiedere attenzione sui temi ambientali e in particolare contro il progetto di metanizzazione dell’isola, il governo del cambiamento, nella figura del ministero dell’ambiente e quindi del bravo ministro costa, così ha pensato di rispondere.

Invece di prendere e concedere tempo, per dare doverosamente spazio al dibattito pubblico e valutare ogni opzione utile ad affrontare questo delicato momento storico, ha provveduto a metterci di fronte ad un dato di fatto.

Procedendo imperterrito per la propria strada o addirittura accelerando, in una corsa folle verso il baratro.
Il tutto a carico dei comuni cittadini, naturalmente.
Perché quel tubo dovremmo pagarlo noi, coi soldi delle nostre bollette.

E stavolta non potranno certo dire, come hanno fatto col Tap, che sono arrivati tardi e non c’era più niente da fare, che gli accordi erano gia firmati e le penali sarebbero state troppo alte.
Stavolta a decidere sono stati proprio loro.
Avendo tutto il tempo per valutare attentamente
Dopo aver persino convocato il tavolo tecnico al Mise, in cui la Sardegna è stata considerata caso specifico e da trattare come zona a sé, e dove, assieme alle parti sociali e i diversi portatori di interesse, si sarebbe dovuto decidere il suo futuro assetto energetico.

Altro che democrazia diretta: quando di mezzo ci sono gli interessi, grossi, delle multinazionali, si tratti di fossili o finte rinnovabili, ogni occasione di confronto diventa un rischio da evitare.

Con questa azione si vuole mettere il sigillo sul futuro energetico, economico, ambientale e sociale sardo.
Con grande gioia dei sindacati confederali, entusiasti evidentemente di anticipare la nostra e loro estinzione.

Ma nessun tubo potrà soffocare il nostro dissenso.

E se voi l’avete persa, o nascosta accuratamente da qualche parte, saremo noi la voce della vostra sporca coscienza.
A ricordarvi costantemente il carico della vostra responsabilità e gli esiti della vostra mediocrità, della vostra corruzione morale e totale assenza di coraggio e lungimiranza.

Voi siete responsabili, e di questo sporco tubo ne dovrete rispondere di fronte a noi e alle generazioni future.