Una Corona de logu per le 377 comunità sarde

Gli amministratori della Corona de Logu riuniti a Bauladu

Sabato 6 ottobre è nata a Bauladu la Corona de Logu, assemblea degli amministratori locali indipendentisti sardi. Nel piccolo centro dell’oristanese si sono riuniti sindaci, assessori, consiglieri di molti comuni della Sardegna: da Tertenia a Borore, da Oristano a Ussaramanna, da Mogoro a Sant’Antioco. Insieme, hanno dato vita alla Corona de Logu: «la casa e la voce degli amministratori locali indipendentisti sardi», come recita l’articolo 1 della Carta Istitutiva.

Presidente del nuovo organismo è stato eletto all’unanimità Davide Corriga, giovane sindaco di Bauladu. Membri del Consiglio di Presidenza sono stati eletti, sempre all’unanimità, Andrea Caschili (assessore di Sarroch), Stefano Deiana (consigliere di Gairo), Marco Manus (assessore di Macomer), Maurizio Onnis (sindaco di Villanovaforru), Denise Pintori (consigliere di Terralba), Stefano Zola (consigliere di Galtellì).

Obiettivo primario della Corona de Logu è «la promozione e la difesa del diritto dei Sardi all’autodeterminazione nazionale» (articolo 9 della Carta Istitutiva), «attraverso lo scambio d’idee e buone pratiche, la formazione interna, l’elaborazione di progetti e posizioni comuni sui problemi dei territori sardi e della Sardegna nel suo complesso, lo sviluppo della capacità di pesare sulla politica sarda» (articolo 11). La nuova assemblea raccoglie infatti il ceto politico che viene dai territori e ci vive, li conosce, ne conosce gli abitanti e sa che le soluzioni ai problemi dell’isola passano per vie d’azione strette e difficili. Vuole soprattutto far crescere questo stesso ceto politico, renderlo coeso, più consapevole, in modo che un giorno dia un contributo determinante alla fondazione della Repubblica di Sardegna. Quanto ai partiti, cui molti amministratori sono legati, troveranno nella Corona de Logu un luogo in cui discutere, attraverso i propri rappresentanti, senza frenesie elettorali.

La Corona de Logu lancerà le sue prime iniziative nelle prossime settimane. È aperta l’adesione agli amministratori indipendentisti dei 377 Comuni della Sardegna. La segreteria della Corona de Logu risponde all’indirizzo di posta elettronica amministradores@gmail.com.

Sassari “piccola Scampia” o città colonizzata da liberare?

di Riccardo Futta

Forse siamo arrivati al punto di non ritorno o ci siamo comunque molto vicini. In questi giorni il nostro centro storico è stato definito “la piccola Scampia”; in questo inizio di campagna elettorale sciacalli arancioni, verdi e neri tentano di smembrare la carcassa malconcia di Sàssari Vècciu.

Il PD propone di andare casa per casa a stanare clandestini e affitti irregolari, la Lega e Casapound solidarizzano e alimentano la percezione di insicurezza soffiando sul fuoco del razzismo e della guerra fra poveri, giornalai di testate online e non pubblicano articoli osceni dove si ingigantisce enormemente la realtà facendo pressione psicologica sulla popolazione e costruendo la paura.

Il centro storico cittadino è la zona della città con tutti i settori del commercio in crisi tranne uno : il mercato immobiliare; è proprio a Sassari vecchio che si ha il maggior numero di compravendite di immobili. I sassaresi acquistano per investimento così da affittare a studenti, trasferisti e immigrati; poi ci sono gli italiani (milanesi e bresciani soprattutto) che acquistano palazzine intere e grossi immobili. Che strani investimenti in un “bronx” dove si ha paura ad uscire di casa e si rischia la vita a passeggiare nei vicoli.
Nel 2016 il mercato immobiliare del centro storico è cresciuto del 50%, se la tendenza continua si abbasseranno ulteriormente i prezzi e si avranno più case in vendita che acquirenti.

Vuoi vedere che la “costruzione” di un centro storico “ghetto” sia nel reale (con la disgregazione del tessuto economico causato dalla grande distribuzione e l’assenza di servizi) che a livello psicologico (ingigantendo sui media le situazioni di degrado e malcontento che comunque esistono) è strumentale a una progressiva svalutazione immobiliare che favorirà una gigantesca opera di speculazione?

Il tutto verrà chiamato “riqualificazione”, si ristruttureranno palazzi, apriranno locali e negozi di “carabattole”. I prezzi degli immobili e degli affitti saliranno così come i prezzi al bar, al negozietto, in panetteria. Andranno via gli immigrati ma anche gli “autoctoni” in un nuovo quartiere ghetto con affitti e prezzi accessibili, portandosi dietro i loro problemi e gli imprenditori e palazzinari faranno del centro storico un parco giochi di B&B, ristorantini e negozietti per turisti. Scordatevi i venditori di lumache e le botteghe con le teglie della fainè di cui avete nostalgia, anzi spariranno anche gli ultimi esempi della Sassari popolare e genuina che conosciamo.

Con questo non voglio dire che al centro storico non ci siano problemi, povertà, situazioni al limite, ma voglio sottolineare i nomi dei colpevoli che hanno creato tutto questo in malafede. Gli stessi che ora danno la soluzione al problema con rastrellamenti e speculazione.

In tutto questo il movimento della sinistra di classe e indipendentista cittadino ci si deve buttare in mezzo, provare, sbagliare, ferirsi e rialzarsi. Il centro storico è la palestra più difficile ma più utile per ricostruire da zero la sinistra di classe anticolonialista in città.
Ancora cuore e custode della nostra identità e casa delle classi popolari, ma anche dei “nuovi” sassaresi (22% di popolazione straniera in centro storico a differenza del 2-3% in generale) il centro storico oltre che essere il cuore di Sassari è anche il cuore di tutte le sue contraddizioni e tensioni sociali, ed è da qui che dovremmo ripartire per ricostuire la sinistra indipendentista di classe, fregandocene delle scadenze elettorali e prima che sia troppo tardi, se non lo è già.

Diada: il giorno in cui sardi e catalani stringono un’alleanza

Con un comunicato bilingue (sardo e catalano) il soggetto-progetto Caminera Noa annuncia la sua partecipazione alla Diada (Diada Nacional de Catalunya). Ogni anno i catalani scendono in piazza con poderose manifestazioni di massa in occasione della loro festa nazionale, l’11 settembre, data in cui ricorre la caduta di Barcellona nelle mani delle truppe borboniche di Filippo V di Spagna durante la Guerra di Successione, appunto l’11 settembre 1714, dopo 14 mesi d’assedio.

Caminera Noa è stata invitata dall’organizzazione giovanile Arran i cui delegati sono stati conosciuti ad un incontro internazionale tenutosi a Roma da collettivi giovanili e a cui appunto avevano partecipato alcuni esponenti giovanili del nuovo progetto politico anticapitalista e per l’autodeterminazione.

L’agenda di Caminera Noa è fitta di incontri, perché oltre agli eventi politici i militanti incontreranno i cittadini del barrio Pit Roig dove l’anno scorso, in occasione del Referendum per l’indipendenza, alcuni attivisti fondatori di Caminera Noa avevano presidiato insieme al comitato locale in difesa del Referendum.

Di seguito il comunicato di Caminera Noa:

SRD

Caminera Noa at a èssere in Catalugna pro afestare sa Die Natzionale de Catalugna de su 2018.

Amus collidu s’invitu de sa gioventude indipendentista de Arran. Amus a imbiare una delegatzione  pro partetzipare a sas atividades polìticas e pro nos istrìnghere a su protzessu de indipendèntzia catalanu in momentu istòricu chi cunsideramus de importu pro totu sas natziones sena Istadu in s’àrea mediterrànea e in Europa. Picamus custa festa natzionale che a ocasione pro coltivare raportos polìticos cun àteras organizatziones catalanas chi cumbatent pro su deretu a s’autodeterminatzione de sos pòpulos..

Intre su 9 e su 13 de cabudanni de ocannu amus a èssere in Sabadell, in Cardedeu e in Bartzellona. In custa ùrtima tzitade in particulare, bi semus istados giai s’annu coladu cando, paris cun sas delegatziones de su Comitadu Sardu “pro su Referendum de sa Catalugna” (oe “pro sa Repùblica de Catalugna”), de su Fronte Indipendentista Unidu e de su Colletivu Furia Rossa amus defensadu su sègiu eletorale in s’iscola Pit Roig e semus intervènnidos in s’addòbiu de sas delegatziones internatzionales. In prus amus a torrare a addobiare su comitadu chi at defensadu s’iscola Pit Roig su 1° de santugaine de su 2017. In cussa ocasione amus tastadu sa farta de democratzia in Ispagna, chi at fatu presoneris polìticos, e s’indiferèntzia de sa majoria de sos Istados de s’Unione Europea..

Semus prejados meda de su reconnoschimentu polìticu e torramus gràtzias a sos cumpàngios e a sas cumpàngias de Arran pro nos àere invitados. Pro custu amus a partetzipare e amus a imparare dae sos catalanos una de sas maneras de conduire unu protzessu de indipendèntzia partetzipadu, allegru e batalleri.

Ischimus chi oe est in Catalugna e cras est in Sardigna. A in antis!

CAT

Caminera Noa serà a Catalunya per a festejar la Diada Nacional de Catalunya de 2018.

Vam acceptar la invitació de la joventut independentista d’Arran. Enviarem una delegació per a participar en les activitats polítiques i per a acostar-nos al procés d’independència català en un moment històric que considerem important per a totes les nacions sense Estat a l’àrea mediterrània i a Europa. Considerem aquesta festa nacional com a una ocasió per a cultivar lligams polítics amb altres organitzacions catalanes que combaten per al dret a l’autodeterminació dels pobles.

Entre el 9 i el 13 de setembre d’enguany serem a Sabadell, a Cardedeu i a Barcelona. En aquesta darrera ciutat en particular, ja hi vam ser l’any passat quan, amb les delegacions del Comitadu Sardu “pro su Referendum de sa Catalugna” (oe “pro sa Repùblica de Catalugna”), del Fronte Indipendentista Unidu i del Col·lectiu Furia Rossa vam defendre el setge electoral a l’escola Pit Roig i vam intervenir a la trobada de les delegacions internacionals. A més encontrarem encara el comitè que va defensar l’escola Pit Roig l’1 d’octubre de 2017. En aquella ocasió vam provar la falta de democràcia a Espanya, que va fer presos polítics, i la indiferència de la majoria dels Estats de la Unió Europea.

Ens fa molta il·lusió el reconeixement polític i agraïm als companys i a les companyes d’Arran per haver-nos invitats. Per això participarem i aprendrem pels catalans una de les maneres de dur un procés d’independència participat, alegre i combatiu.

Ja sabem que avui és a Catalunya i demà és a Sardenya. Endavant!

Ma se la Sardegna va in delegazione alla Diada, la Diada arriva anche in Sardegna, precisamente nella città di Alguer. Sempre con un comunicato bilingue, (questa volta italiano-catalano), la sede algherese della celebre associazione catalana Òmnium Cultural de l’Alguer, insieme all’Assemblea Nacional Catalana Itàlia, con la collaborazione  dell’Associació per a la Salvaguarda del Patrimoni Historicocultural de l’Alguer e dell’Ateneu Alguerès, organizzano per martedì 11 settembre del 2018, in occasione della Diada Nacional de Catalunya, una manifestazione di solidarietà con il popolo catalano.

Quest’anno la Diada assumerà un valore di straordinaria importanza perché sono numerosi i dirigenti politici e culturali del movimento di liberazione catalano ancora in carcere, tra cui i due Jordi (Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, rispettivamente a responsabili dell’Asamblea Nacional Catalana e dell’Omnium Cultural) e numerosi ex ministri ed ex dirigenti politici.

L’iniziativa algherese rilancia anche il tema del rapporto di solidarietà tra i popoli oppressi e tra le nazioni senza stato, legame che si manifesta chiaramente nell’idea di eseguire i due inni nazionali catalano e sardo.

Di seguito il comunicato bilingue e il programma completa dell’evento algherese:

Benvolgudes senyores, benvolguts senyors
l’Òmnium Cultural de l’Alguer i l’Assemblea Nacional Catalana Itàlia, amb la col·laboració de l’Associació per a la Salvaguarda del Patrimoni Historicocultural de l’Alguer i de l’Ateneu Alguerès, organitzen per dimarts 11 de setembredel 2018, en ocasió de la Diada Nacional de Catalunya, una manifestació en solidaritat amb el pòpul català. 
A les 17.14 h, a davant del Monument per la Unitat de la Llengua, en plaça del Portal, s’encontraran los representans institucionals, les associacions i els ciutadans.
A les 18.30 h, en la Sala conferències del claustre de Sant Francesc, al carrer Major, hi siguerà la projecció de “Sense ficció.1-O”, un documentari a damunt dels fets de violència succeïts en Catalunya l’1 d’octubre del 2017, dia del Referèndum. A seguir, los intervents d’alguns testimonis que han assistit a aquellos fets en primera persona. 
L’acte siguerà obert de la coral Lo Frontuni que exegüirà l’himne català, Els Segadors, l’himne sard, Procurade ‘e moderare i la cançó algueresa Serenada (Alguer mia).
És agraïda la vostra presència
***
L’Òmnium Cultural de l’Alguer e l’Assemblea Nacional Catalana Itàlia, con la collaborazione  dell’Associació per a la Salvaguarda del Patrimoni Historicocultural de l’Alguer e dell’Ateneu Alguerès, organizzano per martedì 11 settembre del 2018, in occasione della Diada Nacional de Catalunya, una manifestazione di solidarietà con il popolo catalano.
Alle ore 17.14, davanti al Monumento per la Unitat de la Llengua, in piazza Porta Terra, ci sarà un incontro con i rappresentanti istituzionali, le associazioni e cittadini. 
Alle ore 18.30, nella Sala conferenze del Chiostro di San Francesco, in corso Carlo Alberto, si terrà la proiezione di  “Sense Ficció.1-O”, un documentario sui fatti di violenza avvenuti in Catalogna l’1 di ottobre del 2017, giorno del Referendum. A seguire, gli interventi di alcuni testimoni che hanno assistito ai fatti in prima persona.
L’atto sarà aperto dall’esecuzione, da parte del Coro Lo Frontuni, dell’Inno catalano, Els Segadors, dell’Inno sardo Procurade ‘e moderare, e della canzone algherese Serenada (Alguer mia). 
È gradita la vostra presenza

A Tertenia la terza edizione di A Foras Camp

La lotta di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna non si ferma e anzi inaugura l’anno politico con un campeggio denso di incontri e formazione.

A Foras Camp è alla sua terza edizione e per il secondo anno di seguito si terrà a Tertenia il 14-15-16 settembre, presso il camping Tesonis, località Sarrala.

Per volontà dell’assemblea generale sarda, che coinvolge collettivi, individualità o realtà di vari territori dell’isola, si è deciso di riproporre il campeggio contro l’occupazione militare della Sardegna.
Quest’anno rispetto alle precedenti edizioni si dedicherà particolare attenzione alla discussione politica e programmatica in vista dell’autunno di lotta nei territori e nelle città. Unico momento spensierato e di festa, infatti, sarà la pecorata in piazza a Tertenia con musica e balli sardi.

Di seguito pubblichiamo il programma integrale:

14 Settembre 
dalle 9 alle 19 accettazione e registrazione al camping
alle 10 breve punta organizzativa e logistica sul campeggio
alle 11 incontro su comunicazione e organizzazione interna di A Foras
alle 14 pranzo
durante il pomeriggio momento di discussione femminista al campeggio
alle 19 Aperitivo Internazionale: facciamo il punto sui fronti aperti dal Nord-Africa al Medio Oriente fino al Sud America. In che tassello si colloca la Sardegna all’interno dei conflitti geopolitici e di accumulo e spostamento delle materie prime.

15 settembre
dalle 10 riunione del gruppo Economia di A Foras.
alle 14 pranzo
durante il pomeriggio preparazione della serata in piazza e spostamento a Tertenia.
dalle 20:30 Pecorata, musica e balli sardi a Tertenia.

16 settembre
h 10 Assemblea generale sarda di aForas con seguente ODG:
_ Riassunto e esposizione lavori durante il camping
_ Prospettive di lotta e organizzazione delle iniziative proposte.
Smontaggio tende e pulizia area camping

Durante il campeggio sarà reperibile materiale informativo sulle battaglie di A Foras, gadget e quant’altro. Il campeggio è gratuito, all’ingresso sarà allestito un infopoint nel quale contribuire con un’offerta alle spese vive della tre giorni. Sarà allestita una cucina autogestita e il campeggio è dotato di servizi igienici, bar, ristorante e un ingresso diretto alla spiaggia.

Gli attivisti invitano tutti e tutte a contribuire ai turni di pulizia dello spazio dedicato ad A foras e a rispettare i valori che contraddistinguono il movimento, cioè non verranno accettati comportamenti sessisti, razzisti o discriminatori nei confronti di nessun*.

Per info e news basta seguire la pagina di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

#aforas
#aforascamp2018

Totu un’àtera stòria: l’altra storia narrata a Aristanis

Per conquistare il futuro bisogna prima riconquistare il passato. E’ questa in sintesi l’idea che ha portato il collettivo oristanese Furia Rossa a organizzare un evento di contro-narrazione storiograficaintitolata “Totu un’atera stòria“. Il collettivo, impegnato in diverse lotte sociali e politiche ha invitato diverse personalità della politica e della cultura sarda il cui impegno va in contro tendenza rispetto alla narrazione imperante di una Sardegna pacificata e definitivamente italianizzata.

L’evento si svolgerà venerdì 7 settembre (dopodomani) nel Teatro S. Martino di Oristano, in via Ciutadella De Menorca.

Di seguito pubblichiamo il comunicato di Furia Rossa e il programma completo e a questo link  l’evento social che lo sponsorizza:

Totu un’àtera stòria non vuole essere un momento di dibattito scientifico. Vuole essere un momento in cui appassionati, studiosi e persone interessate parlano di storia della Sardegna. Dal dibattito non verranno fuori grandi scoperte o rivoluzioni teoriche, non ci interessa quello. Speriamo che venga fuori però un arricchimento generale per coloro che vi prendono parte, nella prospettiva di un confronto fra diverse discipline e fra diversi punti di vista e soprattutto con l’occhio sempre ben fermo al presente. Conoscere la nostra storia per capire dove abbiamo sbagliato e cosa possiamo recuperare del nostro passato con l’obiettivo di costruire un futuro diverso per questa terra e per chi la abita. 
Il primo tavolo cercherà di affrontare una dicotomia fondamentale nella storia sarda, quella fra città e campagna. Nello specifico saranno la Città per eccellenza, Cagliari, sede di tutta la macchina regionale e la piccola Cabras, dove un pugno di pescatori mise in piedi una lotta durata più di vent’anni per ottenere la gestione dello stagno. La burocrazia e la politica regionale dovettero fare i conti con quella mobilitazione, ma li fecero a modo loro. Enrico Lobina, militante del circolo cagliaritano ME-TI e profondo conoscitore della storia e della realtà amministrativa sarda, ci racconterà qualche aspetto di quella retorica della riforma che ha permeato l’attività della Regione Autonoma Sarda per sessant’anni e Davide Pinna, militante del Collettivo Furia Rossa, dialogherà con lui, raccontandoci in parte come la retorica della riforma abbia influenzato quella lotta. 
Nel secondo tavolo vedremo come ancora oggi l’eredità della Prima Guerra Mondiale influenzi l’immaginario collettivo sardo. Omar Onnis, storico e autore di numerosi libri sulla Sardegna, affronterà nello specifico quello che è stato la Prima Guerra Mondiale per i sardi e le conseguenze che quell’importante evento storico ha avuto sulla nostra terra, sia a livello materiale che a livello ideologico. Con lui dialogherà Andria Pili, studente cagliaritano e militante dell’associazione giovanile indipendentista SCIDA, che si concentrerà soprattutto sulla storia della Brigata Sassari, destreggiandosi fra la costruzione del mito e la realtà storica, spesso nascosta dalla celebrazione di un’ideale che non esiste veramente. 
Il terzo tavolo infine vedrà Gigi Olla, insegnante e curatore del sito www.dpsarda.wordpress.com, dialogare con l’ex sindaco di Laconi e membro di Democrazia Proletaria Sarda Paolo Pisu. Il tema sarà quello della storia singolare di DP Sarda, forse uno dei primi esperimenti di incontro fra la sinistra marxista e la questione nazionale sarda. 

TOTU UN’ATERA STÒRIA
Atobiu bilingui de stòria

7 de Cabudanni 
Teatru S.Martinu, Bia Ciutadella De Menorca, 21, Aristanis

Programa

I Mesa, 17:00

▸ Sartus e citadis, is movimentus popolaris e sa polìtica riformista de sa RAS. 
Focus a pitzu de sa luta de is piscadoris de Crabas e de sa retòrica de sa reforma de sa RAS de su ’45 a oi.

Dibatint Enrico Lobina, Davide Cuccureddu Pinna.

II Mesa, 18:30

▸ Prima Gherra Mondiali e Brigata Sassari. Ita nd’est abarrau in s’imaginàriu sardu?

Dibatint Omar Onnis e Andrìa Pili.

III Mesa, 19:30

▸ “Democrazia Proletaria Sarda”, candu sa manca atòbiat sa chistioni natzionali.

Gigi Olla intervistat Paolo Pisu

Intervento di Bainzu Piliu alla plenaria di Caminera Noa

Assemblea Plenaria De Caminera Noa – Domenica 29 luglio 2018 – 16:30 –  centro congressi “L’Anfora” non lontano da Tramatza, ss.131.

Intervento di Bainzu Piliu

Prima di dedicarmi a questo incontro ho riletto una nota della vostra presentazione apparsa su Internet, che recita:

“ Come tutte le assemblee decisionali … l’assemblea plenaria sarà aperta a tutti e tutte, e tutti i partecipanti avranno una voce in capitolo e potere decisionale”

Questa semplice dichiarazione implica non solo apertura mentale senza settarismi ma anche lungimiranza, inoltre so che i vostri aderenti non sono tutti indipedentisti.

 Tutto questo mi va benissimo

In realtà il vero problema che dobbiamo affrontare non è tanto quello dell’indipendenza ma piuttosto quello della partecipazione sempre più ampia dei nostri connazionali alla vita politica e sociale. Già in altre occasioni ho avuto modo di affermare che noi Sardi – compreso il sottoscritto – siamo colpevoli di non esserci occupati, quanto avremmo dovuto, di difendere l’autonomia e di non aver seguito il lavoro dei nostri rappresentanti in Regione e a Roma. Qualcuno mi ha fatto notare, di recente, che anche i migliori politici sono sempre ostacolati dai burocrati che essendo più stabili dei rappresentanti eletti condizionano pesantemente il funzionamento sia della macchina regionale e sia di quella parlamentare. C’è del vero anche in questa affermazione.

 A questo punto, però, riemergono le nostre responsabilità: noi che ci stiamo a fare sulla terra? Non si è mai visto un popolo che si sia sollevato unanimamente contro l’oppressione. Questo da sempre è stato il compito delle avanguardie e noi tutti dobbiamo essere realmente delle avanguardie.

 La maggior parte dei cittadini non ha ancora afferrato il concetto che burocrati e politici eletti sono dipendenti del popolo che li ha espressi, e non il contrario. Ma, spesso accade che non tutti i ‘dipendenti’ svolgano i propri compiti con diligenza e correttezza, per cui bisogna richiamarli all’ordine. Noi in questo abbiamo peccato, vuoi per negligenza e vuoi per complicità. E’ assai più comodo lasciar fare, come è anche conveniente chiedere qualche favore personale e disinteressarsi dei problemi comuni. Per cui, come  vedete, qui l’indipendenza non c’entra per nulla.

 Era proprio necessario che io facessi questo preambolo? Penso di sì.

    Come sapete mi batto per l’indipendenza della nostra Patria dal 1975, sapete anche che non ho avuto una vita facile; ma forse non sapete che nel 1980 ho preso al volo l’opportunità che mi è stata offerta di fare il sindaco a Bulzi; in questa veste potevo e dovevo occuparmi dei problemi concreti della comunità:  edilizia, abigeato, lavori pubblici, istruzione, sanità e tanto altro. Sapevo benissimo che non aveva senso pensare ad un futuro lontano senza saper affrontare le difficoltà contingenti, volevo toccare con mano le difficoltà che la gente incontra ogni santo giorno, così fra le altre cose mi preoccupai anche di promuovere la donazione del sangue per i talassemici e di organizzare conferenze sulla lingua sarda. Questo impegno mi ha arricchito enormemente. E  mi resi conto abbastanza presto che se un amministratore vuole, con prudenza e discrezione, anche in un piccolo Comune può arricchirsi o quanto meno irrobustire il suo patrimonio, tuttavia so anche che la stragrande maggioranza degli amministratori è costituita da persone oneste: la politica si può fare rimanendo onesti, anche nel momento attuale nel quale le risorse sono ridotte al minimo.

E ora torniamo a noi. La Sardegna ha di fronte a sé enormi problemi, alcuni richiedono il nostro impegno urgente: sanità, occupazione, spopolamento, recupero dell’identità e via di questo passo.

E non possiamo fare a meno di impegnarci a fondo. Tuttavia con ciò non esauriamo il nostro compito e non risulta soddisfatta la nostra ansia di un futuro diverso e migliore. Dall’inizio della mia attività politica ho sempre pensato ad una Sardegna capace di esprimere una forte creatività, nel campo artistico, in quello scientifico, in quello tecnologico, in quello sociale. Ho sempre pensato che sarebbe stato bello poter svolgere tutta la nostra politica economica senza i pesanti condizionamenti dello Stato italiano: fiscalità, incentivi a sostegno delle piccole imprese, informazioni sui possibili mercati, snellimento delle procedure, e così via. Questa ambizione non contrasta col desiderio di un impegno verso le cose di oggi, infatti l’impegno per l’oggi è la preparazione per il domani. Direi, più propriamente che è una premessa indispensabile: non ha senso pensare che raggiunta l’indipendenza tutto sarebbe risolto. Alcuni popoli, dopo la seconda guerra mondiale, divennero indipendenti ma dopo pochi anni furono nuovamente colonizzati sotto altre forme, una delle cause fu proprio il non disporre di personale preparato ad amministrare seriamente. E ancora fra i miei ideali: perché non poter svolgere una politica estera confacente con i nostri interessi?

 Senz’altro le nostre condizioni di partenza sono migliori rispetto a quelle dei popoli di cui ho parlato, ma non dobbiamo farci illusioni e dobbiamo continuare a informarci e  a studiare. Questo voi state già facendo con i vostri gruppi di lavoro.

Ad ogni modo, è bene ribadire che dovremo batterci duramente: l’Italia è contrarissima all’idea di una nostra indipendenza, così come è contraria alla eventualità di un miglioramento dell’autonomia; d’altra parte nelle elezioni del 4 marzo anche la quasi totalità dei sardi si è mostrata freddissima di fronte a questi temi: sembrerebbe proprio che i nostri connazionali bramino semplicemente un buon padrone, purchè non sia ingombrante!  Allora chi dice di voler essere una avanguardia si comporti come tale,  cerchi di instillare nel nostro popolo idee nuove, il gusto della partecipazione e della libertà, si assuma le sue responsablità sapendo che vi sono da affrontare sacrifici e rischi. Caminera Noa sta facendo la sua parte, io ed il FIS faremo la nostra.

Per concludere: mi congratulo per il lavoro svolto finora e vi faccio i migliori auguri per il futuro: Sa Caminera Noa sta producendo idee e speranze e non dubito che continuerà a farlo.

Caminera Noa compie un anno e si organizza per un autunno che si annuncia caldissimo

Gli aderenti al percorso politico Caminera Noa si sono dati appuntamento domenica 29 a Tramatza presso il centro congressi Anfora. Il caldo torrido della giornata e il periodo estivo non sono stati d’ostacolo ai tanti partecipanti che hanno trascorso l’intera giornata a discutere di lavoro, cittadinanza, energia, ambiente, sviluppo comunitario, lingua e istruzione, sanità e trasporti. Tutti temi racchiusi nei cinque gruppi di lavoro tematici riunitisi la mattina. Per alcuni si trattava di organizzare i naturali sviluppi dei progetti già in piedi (come la prosecuzione della mobilitazione contro il Mater Olbia e in difesa della sanità pubblica e della campagna contro lo sfruttamento del lavoro “Telèfonu Ruju”), per altri di ragionare su nuove campagne come nel caso dei temi legati all’energia, alla cittadinanza e allo sviluppo comunitario.

Nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo, si è riunita l’assemblea Plenaria che, in pratica, è stata divisa in due parti: la discussione plenaria sul lavoro e sulle proposte dei gruppi e la discussione su temi più squisitamente di linea politica.

La presidenza, come di consueto, è stata presa nel rispetto della parità di genere, da un attivista e una attivista.

Tante le proposte e le mobilitazioni in agenda a partire dal dopo pausa estiva e tante altre quelle su cui la Plenaria ha infine deciso di rimandare la discussione a ulteriori momenti di approfondimento e discussione.

Tra gli interventi anche quello di Franca Battelli, del comitato Zero Waste Sardegna, la quale ha spiegato il perché della presenza di un banchetto degli ambientalisti per raccogliere adesioni e fondi a supporto del ricorso alla Corte di giustizia europea contro il decreto attuativo dello “Sblocca Italia” che ha imposto alla Sardegna un nuovo inceneritore e il potenziamento dei due già esistenti.

Presenti anche gli attivisti del comitato No Metanodotto contrari al progetto rispolverato dopo il naufragio del vecchio Galsi. Il progetto – hanno spiegato all’affollata assemblea plenaria – «in realtà, nasce già obsoleto per la rapidità con cui si stanno sviluppando le tecnologie di produzione e accumulo delle fonti rinnovabili, e forti dubbi permangono anche sulla diminuzione del prezzo dell’energia. Piuttosto è certo che il gas sottoporrà l’Isola a una nuova servitù». Intanto in sala circolava un modello con le osservazioni elaborate dal Comitato No Metanodotto che gli attivisti avevano l’occasione di sostenere con una firma.

Presente anche e attivo nel dibattito – e non è di certo la prima volta nelle riunioni e nelle mobilitazioni chiamate da Caminera Noa – anche l’indipendentista Bainzu Piliu che ha da poco annunciato la rinascita della storica organizzazione indipendentista Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia.

Insomma l’atmosfera è quella dei centi fiori che sbocciano insieme. Chissà se arriverà anche la primavera per la Sardegna!

 

Rinasce il FIS. La parola a Bainzu Piliu

 

Bainzu Piliu è un volto noto non solo all’interno del movimento indipendentista sardo, ma rientra a pieno titolo nella storia della Sardegna. Al centro di incredibili vicende legate al cosiddetto “complotto separatista” di inizio anni Ottanta come capo politico del Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia e primo relatore universitario che ha fatto discutere una tesi in sardo, Piliu ha raccolto le sue memorie (e le sue idee politiche) in un libro, Cella n° 21 che presenta infaticabilmente in tutta la Sardegna. 

Con un laconico post social Piliu ha annunciato che entro pochi giorni “tutti gli interessati saranno informati sulla rinascita del F.I.S. e sui suoi ideali”.

Pesa Sardigna ha deciso di intervistarlo. 

21/3/07 – BAINZU PILIU – FOTO ITALO ORRU

-Chi frequenta le manifestazioni e le riunioni indipendentiste conosce bene il tuo volto. Sei impegnato in politica dagli anni Settanta, non ti sei ancora stancato di portare avanti la lotta per l’indipendenza?

Per il momento proseguo nella mia azione, è una scelta di vita, dopo tutto mi considero un ‘giovane adulto’ (qualsiasi cosa ne pensino i gerontologi) . Mi costerebbe di più arrendermi.

-Tutte le colonie e le nazioni oppresse che sono riuscite a liberarsi dall’oppressione hanno costruito fronti uniti di liberazione. In Sardegna invece proliferano tanti piccoli movimenti che perseguono  strategie spesso opposte.  Cosa ne pensi?

Nel novembre 1976 ho fondato il F.I.S.(Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia), proprio per realizzare quel che dici tu, ossia l’unione delle forze sardiste in campo, non ha funzionato, quello che auspicavo non si è realizzato. Non credo però che questa sia l’unica strada percorribile, vedremo in futuro.

-Da docente universitario hai fatto discutere [novembre 1981] la prima tesi di laurea in sardo e per questo hai subito anche richiami ufficiali. Il Consiglio Regionale ha appena approvato una legge di tutela della lingua sarda. E’ un progresso?

-La legge sulla lingua approvata nei giorni scorsi non sembra l’ideale, ma devo leggerne il testo, comunque non me ne preoccupo: le leggi si fanno, si rifanno, e si possono anche strappare … se necessario.

-Ha fatto discutere il recente accorpamento del Psdaz con il partito italiano di estrema destra “Lega”.  Cosa pensi di questo e di altri  accorpamenti di partiti sardisti o indipendentisti a partiti italiani?

Anche un’alleanza col diavolo può dare buoni frutti. Si tratta di vedere quale dei due contraenti sia più diabolico.

-Hai girato la Sardegna per presentare il tuo libro sull’esperienza repressiva subita a da te e da altri patrioti del Fronte nella celebre vicenda del “complotto separatista”. Cosa è cambiato da allora?

CELLA N°21 solo  in piccola misura è un’autobiografia, per il resto è un saggio storico-politico. Le presentazioni proseguono (ora siamo a quota 74) e in misura trascurabile servono a illustrare l’esperienza del carcere. Gli scopi che tendo a raggiungere sono altri.  Mentre negli anni ’70 e ’80 molti avevano paura a parlare di indipendenza, perché si correvano dei rischi immediati, ora il vocabolo ha perso la carica dirompente che aveva all’inizio e ne parlano in tanti, forse non sempre consapevoli del significato pieno del termine, e ancor meno consapevoli delle responsabilità e dei rischi che questa scelta comporta nei tempi lunghi. Io intendo suscitare dibattito sull’argomento e consapevolezza. Oggi, ai governanti italiani l’azione delle varie organizzazioni ‘sardiste’ potrà apparire poco più che folcloristica, niente di cui doversi preoccupare. Come dargli torto? Però, che dall’indipendentismo originario siano spuntati parecchi polloni  è un bene, nel tempo qualcuno potrà divenire robusto e rendersi temibile, al momento una fusione fra loro mi sembra impossibile ma, come ho già detto, non credo sia indispensabile per raggiungere l’obiettivo: in campo mondiale vi sono diversi esempi significativi.

Caminera Noa a Tramatza per proseguire il cammino

Domenica 29 luglio il soggetto-progetto Caminera Noa terrà la sua assemblea plenaria a Tramatza, presso il centro congressi “L’Anfora”.

L’assemblea plenaria – si legge in una nota del nuovo soggetto politico sardo – è l’unico spazio politico deputato a pianificare i progetti da realizzare in futuro. È in questo modo che ha sempre funzionato Caminera Noa ed è in questo modo che abbiamo scelto le vertenze e i progetti che hanno caratterizzato Caminera Noa nel suo primo entusiasmante anno di vita.

Infatti l’idea di un soggetto-progetto dei conflitti e delle resistenze sarde nasce con una assemblea plenaria un anno fa, il 23 luglio del 2017 a S. Cristina di Paulilatino. Nel corso di un anno Caminera Noa ha fatto molta strada, sempre all’insegna della democrazia, della trasparenza e della partecipazione diretta.

Come tutte le assemblee decisionali di Caminera Noa anche la plenaria di domenica prossima sarà aperta a tutti e tutte e tutti i partecipanti avranno voce in capitolo e potere decisionale.

La prossima plenaria sarà decisiva per il futuro del nostro soggetto-progetto politico perché dovremo prendere decisioni molto importanti su linea politica e progetti da realizzare.

Di seguito pubblichiamo il programma dell’intera giornata. Qui trovate l’evento fb. Tutte le sessioni sono aperte alla partecipazione di tutti.

Programma della giornata:

mattina, dalle ore 10:00 alle 13:30 RIUNIONE GRUPPI DI LAVORO.

 1. Beni comune e ambiente
2. Economia – predazioni
3. Lavoro – fisco
4. Diritti-cittadinanza
5. Lingua-storia-Istruzione-opinione pubblica
6. Salute-tutele sociali
7. Migrazioni-marginalità sociali
8. Spopolamento-abbandono aree rurali

Ore 13:30 PAUSA PRANZO

Al ristorante “L’Anfora”. Menù completo 12 euro. Necessaria prenotazione entro il 25 luglio con un msg normale, Whatsapp o Telegram al 3382154200

Dalle 16:30 alle 20:30 ASSEMBLEA PLENARIA “SEMUS IN CAMINU”

– Riepilogo di un anno di dibattito, processi partecipativi e lotte di liberazione
– Brevi comunicazioni tavoli di lavoro
Libero confronto su prospettive e sviluppo del soggetto-progetto politico Caminera Noa

DURANTE LA PLENARIA

I partecipanti potranno

– ritirare gli adesivi della campagna “Telèfonu Ruju” contro lo sfruttamento del lavoro precario, i finti tirocini e l’alternanza scuola-lavoro a cura di Caminera Noa e USB

– lasciare una sottoscrizione al banchetto di Zero Waste Sardegna per sostenere le spese legali del ricorso alla corte del Lussemburgo per l’impugnazione del decreto attuativo dell’art. 35 dello “Sblocca Italia” che impone alla Sardegna un nuovo inceneritore e il potenziamento di quelli vecchi.

La maglietta rossa (di vergogna) di Pigliaru

 

Il governatore della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, con una maglietta rossa al Gay Pride di Cagliari

All’appello dell’associazione antimafia Libera “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” hanno risposto in tanti e fra i tanti anche il governatore della Sardegna Francesco Pigliaru. L’iniziativa, promossa da Don Ciotti, consisteva in un appello alla solidarietà indossando un indumento rosso per ricordare le tante vittime dei tanti naufragi di migranti, ovviamente in riferimento polemico alle politiche del ministro dell’interno Matteo Salvini che – in continuità con il suo omologo del governo precedente – ha scelto la linea dura contro i migranti.

Pigliaru però è stato criticato da più parti e soprattutto da chi è sempre stato solidale con migranti e dannati della terra.

Una dura critica arriva dalla pagina fb del noto ecologista e pacifista Angelo Cremone, poi ripresa da Cagliari Pad, dove il Governatore viene accusato di ipocrisia a proposito della copertura politica di cui gode la fabbrica di bombe RWM a Domusnovas.

Cremone ci va giù duro pesante e chiama in causa direttamente Pigliaru:

«Tu uomo, purtroppo rappresentante dei Sardi, con il tuo spregevole silenzio, tanto apprezzato da quei manager venditori di bombe distruttrici di Esseri Umani, ci fai vergognare di essere Sardi, con l’etichetta internazionale “Sardegna l’Isola delle Bombe”. Ma tale richiamo, visto che parliamo di Diritti da difendere, ricordo che, i Diritti non hanno confine e non possono essere confinati. Tante magliette sporche di rosso sangue, dovrebbero essere presenti con noi, davanti quella fabbrica di morte, o venerdi 13 luglio ore 10.00, in piazza del Carmine, davanti al Palazzo della Rappresentanza del Governo, non per ballare e sorridere, ma per piangere davanti alla carneficina che la ” nostra ” produzione sarda di bombe, crea in Yemen».

Un altro affondo, questa volta proprio sul tema dei migranti, arriva da un altro volto noto dell’attivismo sardo, Antonio Muscas (Assemblea Permanente di Villacidro, comitati sardi contro le speculazioni, Caminera Noa).

Muscas non attacca il Governatore frontalmente, ma si limita a riportare le sue stesse dichiarazioni in merito ai migranti in tempi diversi e sotto governi di segno politico diverso:

1. “Ritengo necessario moltiplicare gli sforzi affinché il passaggio di migranti dall’Algeria cessi al più presto. A questo fine chiedo quali azioni concrete ed urgenti il Governo intende mettere in campo per frenare con la necessaria urgenza gli sbarchi, garantire l’immediato rimpatrio e, al contempo, rinforzare la presenza delle forze di polizia nelle aree di approdo.

Francesco Pigliaru, 26 settembre 2017
Governo PD, ministro dell’interno Marco Minniti

2. “I diritti sono sacrosanti e vanno riaffermati con maggiore forza soprattutto quando un ministro della Repubblica li mette in discussione. Oggi più che mai rivendichiamo diritti basilari, e indossiamo in tanti una maglietta rossa perché qualunque sia l’opinione sui flussi migratori, la vita umana viene prima di tutto”.

Francesco Pigliaru, 7 luglio 2018
Governo Lega-5 Stelle, ministro dell’interno Matteo Salvini


Muscas alla fine chiosa con una semplice domanda rivolta a Francesco Pigliaru:

«I “diritti sacrosanti” da lei rivendicati, governatore Pigliaru, dipendono esclusivamente dal Governo in carica e si difendono solo quando a violarli sono gli avversari? Così, giusto per capire»

Pochi minuti fa invece  Caminera Noa ha lanciato una campagna destinata a far discutere.  Gli attivisti del nuovo soggetto-progetto politico sardo avevano già battuto il tema con un video messaggio rivolto proprio a Pigliaru, registrato lo scorso 11 giugno sotto il palazzo del Consiglio Regionale e ripreso da Cagliari Pad. Il video aveva ricevuto una marea di ingiurie e invettive da parte di razzisti nostrani infuriati per la richiesta di apertura dei porti della Sardegna, in disobbedienza proprio al ministro degli interni Matteo Salvini e alla sua politica anti migranti.

La grafica della campagna Bene Benidos Disterrados di Caminera Noa

La campagna vuole smontare tutti i luoghi comuni sull’emigrazione e naturalmente rintuzzare il governatore Pigliaru che – al di là delle vuote parole – non ha colto la possibilità di procurare uno strappo diplomatico con il governo centrale attuando una politica autonoma in tema di accoglienza.

Di seguito riportiamo il testo della campagna di Caminera Noa che potete trovare anche sulla sua pagina fb.

APRIAMO I PORTI SARDI
BENE BENNIDOS DISTERRADOS

(Campagna a cura del soggetto-progetto politico Caminera Noa)

Fra i paesi europei (African Economic Outlook Ocse) lo stato italiano è il primo per investimenti in Africa con 11,6 miliardi nel 2016 (di cui 8,1 del solo Eni). L”Ente nazionale idrocarburi italiano investe in Africa, con una presenza in 15 stati, più di 8 miliardi all’anno.
“Oggi l’Africa fornisce oltre la metà della produzione totale di greggio e gas naturale di Eni, che si conferma primo produttore internazionale nel continente” (Sito ufficiale Eni, pagina “La nostra Africa”).
Lo stato italiano è dunque in prima fila nello sfruttare le risorse naturali dell’Africa, ma è l’ultimo nell’accoglienza dei rifugiati.
Secondo i dati forniti dall’Unhcr la Svezia è il primo stato europeo per l’accoglienza di rifugiati (23,4 ogni mille abitanti), mentre lo stato italiano è in coda alla classifica (2,4 rifugiati ogni mille)
In Sardegna la popolazione straniera residente ammonta a 50.346 persone, neanche l’1% della popolazione residente straniera nello stato italiano.
Secondo gli ultimi dati disponibili, i richiedenti di asilo in Sardegna sono 5.470, il 3,1% dei richiedenti asilo presenti nello stato italiano.
Nei primi sei mesi del 2018 sono arrivate nello stato italiano, via mare, 14.441 persone, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente ne erano arrivate 64.033. (Dati del Ministero dell’Interno citati da Internazionale).
Dal 1993 a oggi sono quasi 35mila le persone morte, spesso annegate o sparate, nel tragitto per arrivare in Europa, per mare o per terra.
In un mondo in cui otto persone detengono la stessa ricchezza della metà dell’umanità (dati Oxfam), le destre xenofobe e razziste sono esperte nella costruzione di falsi nemici e false emergenze per occultare i danni prodotti dal capitalismo e dal colonialismo, nel passato come nel presente. Come esseri umani e come comunità che da sempre subisce politiche di predazione colonialista e il razzismo, il nostro dovere non è solo aprire i porti, ma aprire le menti e organizzare l’accoglienza di chi rischia la vita per scappare dalla propria terra.
Nonostante le vaghe dichiarazioni umanitarie a riguardo, il presidente della Regione Pigliaru non ha disobbedito al ministro dell’Interno. Non ha aperto i porti sardi all’accoglienza di profughi e persone bisognose di cure, come Caminera Noa aveva chiesto con un video messaggio registrato proprio sotto il palazzo del Consiglio regionale. Quando la legge e il potere coincidono con la barbarie l’unica dignità è la disobbedienza. Il governatore della Sardegna non ha avuto questa dignità.

#BeneBenidosDisterrados 

#Apriamoiportisardi #Apriamolefrontiere #Apriamolementi