A Bauladu la seconda tappa della “Caminera Noa”

Il logo e lo slogan scelti per il secondo appuntamento  “Pro una Caminera Noa”

Si erano lasciati lo scorso 23 luglio a S. Cristina di Paulilatino con la promessa di proseguire un nuovo cammino. Nel corso dell’estate un comitato di volontari, su mandato dell’assemblea plenaria, ha lavorato a due bozze di documenti, uno politico (che dovrebbe sintetizzare i valori e gli obiettivi usciti fuori dal dibattito di S. Cristina) e l’altro organizzativo e metodologico (che dovrebbe mettere nero su bianco alcune metodologie di garanzia della democrazia del processo di aggregazione).

I documenti sono stati spediti per posta elettronica a tutti i presenti alla scorsa riunione e sono ora in fase di lettura e analisi:  «ci siamo lasciati il 23 luglio a seguito di una partecipatissima assemblea foriera di contenuti, con l’obbiettivo di continuare questo percorso» – sintetizzano gli organizzatori – «Quello di cui abbiamo bisogno ora è di concretizzare gli spunti di analisi e organizzare le nostre forze. Per questo ci vediamo il 17 settembre a Bauladu, dove discuteremo delle prospettive politiche e di organizzazione».

Oltre a ciò è facile presumere che si toccheranno anche i principali temi sociali, politici ed economici su cui si deciderà di concentrarsi in futuro.

Insomma, nulla di definitivo ma ancora una fase aperta della discussione per verificare se e come andare avanti nel processo di costruzione di una “caminera noa”.

L’assemblea aperta, orizzontale e democratica si svolgerà dalle 10:00 del mattino alle 18:00 del pomeriggio presso il centro servizi S. Lorenzo del comune di Bauladu la prossima domenica (17 settembre).

 

Mama Sardigna: Artistas pro sa terra

MAMA SARDIGNA – Artistas pro sa terra nasce dal desiderio di tutte le associazioni ambientaliste dell’isola di creare una occasione di incontro, confronto e festa, capace di portare all’attenzione di tutti i cittadini i temi della salvaguardia della nostra terra, resa vulnerabile da progetti spesso distanti dalla natura del territorio e dalla cultura dei sardi.
Al progetto, ideato coordinato dalla Associazione Sardos, hanno aderito le seguenti associazioni ambientaliste: ISDE – Medici per l’Ambiente Sardegna, WWF, Italia Nostra, Gruppo d’Intervento Giuridico, Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna, Consulta ATE (Ambiente Territorio ed Energia), Comitato per la Riconversione della RWM di Domusnovas, Non Solo Ippocrate, FederParchi, MedSea.

L’evento si svolgerà all’Arena grandi eventi di Cagliari il 15 settembre e vedrà la partecipazione di diversi artisti sardi e si svilupperà dal tardo pomeriggio per dare alle associazioni la possibilità di affrontare sul palco alcuni dei temi più attuali in relazione alla tutela dell’ambiente. Inoltre, all’interno dell’arena saranno allestiti punti informativi dedicati.

Scopo del concerto, oltre alla attività di comunicazione, sarà una raccolta fondi finalizzata al rimboschimento di alcune aree simboliche della Sardegna, uno nella periferia urbana di Cagliari, dove sarà realizzato un vero e proprio intervento di recupero di un’area degradata e altri nei paesi in via di spopolamento, dove saranno recuperate zone abbandonate o distrutte dagli incendi.

Su di me una violenta tempesta di insulti e minacce nazi-razziste – di Cristiano Sabino

Il fascismo ha nel suo codice genetico il razzismo e il mito della guerra di civiltà. Qui a fianco la copertina della nota rivista fascista “La Razza”, materiale che veniva persino diffuso nelle scuole.

Altroché, i fascisti esistono ancora!

Lo scorso 17 agosto ho scritto la seguente riflessione sulla convergenza di fatto tra terrorismo jihadista ed estrema destra xenofoba:

Attaccare una città così aperta, cosmopolita e solidale con i migranti come Barcelona è un atto molto sospetto.

Questo attentato sembra pianificato da predicatori d’odio di stampo fascista (stile salviniani e casapound) per trasformare la nostra società aperta e plurale in un campo di guerra tra razze rivali!

Cosa c’è scritto in questo post? Che sono convinto che gli organizzatori dell’attentato siano i fascisti italiani? Che credo esistano le razze? Che metto in dubbio l’esistenza dell’ISIS o che al contrario ne sono partigiano? Sottoporrei questo banale testo critico a qualunque ragazzo normodotato in età scolare, diciamo alla fine del biennio delle superiori, per vedere quale lettura darebbero.

Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall’ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l’ISIS fa il gioco dell’estremismo di destra e che quest’ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un’Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista.

Ciò che bisogna fare per difenderci dal terrorismo è individuare e colpire i canali di finanziamento che passano anche tramite il nostro sistema politico nella misura in cui si mantengono legami d’affari con le principali monarchie e dittature arabe che apertamente o meno apertamente finanziano e armano il terrorismo.

E in secondo luogo bisogna contestare e possibilmente impedire ogni nuova guerra di aggressione stile Iraq, Libia, Siria, perché è grazie alla destabilizzazione di questi paesi che il terrorismo ha preso piede e si è espanso.

Portare avanti politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti immigrazione a timbro fanatico-religioso come fanno i fascisti e i razzisti di tutte le parrocchie significa fare il gioco dei terroristi ed esserne moralmente e politicamente complici!

Il violento attacco di insulti e minacce sui social è definito tecnicamente “shitstorm”, ovvero “tempesta di merda”

Eppure nel giro di poche ore il mio profilo facebook è stato bersagliato in maniera sistematica da un mobbing di massa, presumibilmente organizzato. Tecnicamente si chiama shitstorm e funziona così: gruppi organizzati e molto aggressivi fanno rimbalzare un bersaglio (in questo caso il mio post) su gruppi aperti o chiusi e chiamano alla guerra santa contro l’untore.

Tutti gli insulti, gli attacchi, le aggressioni, le minacce, gli auguri di morte e di sofferenze a me e ai democratici e antifascisti che hanno scritto in mia difesa, hanno trovato la loro ragion d’essere nella incapacità di leggere e interpretare correttamente il suddetto semplice testo analitico, abilità e competenze che si dovrebbero acquisire al termine dell’obbligo scolastico.

Se io dico o scrivo ad una ragazza “sei bella, sembri una farfalla” non mi posso aspettare che questa capisca che sto sostenendo che lei è davvero una farfalla, a meno che non sia affetta da una grave sindrome di autismo. Il linguaggio è un universo simbolico molto complicato, per questo è importante leggere, imparare a confrontarsi, andare a scuola e non consumare le proprie meningi, preziosamente concesse da madre natura, con fake news e siti nazi-demenziali.

La storia è piena di eventi strumentalizzati a fini politici e propagandistici.

Se dichiaro che l’incendio di Roma sembra pianificato da Nerone per perseguire le sue politiche anticristiane, cosa ho detto? Che è stato lui?

Se dichiaro che l’attentato di Pearl Harbor sembra pianificato dal governo degli Stati Uniti d’America perché la sua classe industriale sta facendo pressioni al fine di entrare in guerra e vendere così le sue commesse belliche, sto negando che l’attacco aereo sia stato organizzato dai giapponesi?

Cristiano Sabino, noto esponente indipendentista sardo che con il suo post dello scorso 17 agosto ha fatto infuriare l’intero movimento fascista e leghista italiano, finendo perfino su Il Giornale di Sallusti.

Se allo stesso modo dico che il “maggio radioso” sembra pianificato dagli industriali italiani per il medesimo motivo, nego l’esistenza e l’attività degli interventisti? Certamente no, dico solo che c’è corrispondenza di fini tra agenti diversi e che gli esecutori materiali di un evento, consapevolmente o no, sono funzionali agli interessi di agenti terzi che senza sporcarsi le mani colgono la palla al balzo per realizzare i propri fini.

Possiamo fare tanti altri esempi storici: dall’attentato di Sarajevo all’erede al trono d’Austria all’affondamento del piroscafo Lusitania, all’attentato subito da Mussolini da parte di una anziana signora inglese, fino all’attacco delle torri gemelle da parte dell’organizzazione al-Qaida. In quest’ultimo caso l’attentato sembra pianificato dall’amministrazione Bush per giustificare una serie di aggressioni militari, dall’Afghanistan all’Iraq e stabilire in queste aree una salda egemonia di controllo delle risorse energetiche. Ho scritto che l’attentato alle Torri gemelle è stato eseguito dagli USA sebbene questa sia una teoria in circolazione? No, non l’ho detto. Ho detto ben altro, perché non sono un complottista ma sono uno che ragiona sulle cose e si fa domande non banali sugli eventi complessi che compongono il mondo moderno.

Se scrivo che esiste convergenza di obiettivi fra terrorismo jihadista ed estremismo di destra tanto che gli attentati a città note per la loro multiculturalità e volontà di interazione sono il miglior regalo che si possa fare alla crescita del consenso di movimenti politici basati sulla xenofobia, sul disegno securitario, sulla costruzione di una Europa fortezza dove gli stranieri sono segregati e privati dei diritti umani, sto negando la ferocia dell’ISIS o asserendo che non siano integralisti islamici gli attentatori?

No, ovviamente no. Ciò che ho scritto, in maniera certo sintetica e agile, è che esiste una convergenza nelle finalità politiche tra terrorismo jihadista e fascismo europeo e cioè la volontà di esacerbare le masse presenti in Europa e trasformare quest’ultima in un campo di battaglia tra “razze” (come i fascisti di ogni sorta amano chiamare le etnie e le culture differenti).

Non ho mai detto e neppure pensato che la strage di Barcelona non sia stata organizzata dall’ISIS, non ho né prove né indizi in questo senso. Dico solo che l’ISIS fa i gioco dell’estremismo di destra e che quest’ultimo cavalca tali fatti per avallare le proprie distopie su un Europa fortezza, suprematista bianca, imperialista e segregazionista, veicolando le sue politiche islamofobe, securitarie, repressive, anti-immigrazione a timbro fanatico-religioso.

Il fatto è che al contrario di ciò che si dice normalmente, forse per esorcizzare il male e i fantasmi della storia, i fascisti, i razzisti, i predicatori d’odio etnico e razziale esistono e sono anche tanti, ben organizzati, molto ignoranti e perciò frustrati e pronti alla rissa e al linciaggio, perfino pericolosi e capaci di menare le mani o più facilmente il bastone o il coltello, specie se in gruppi numerosi contro singole persone indifese.

E la realtà peggiore di tutte da accettare è che l’area sarda che si rifà all’indipendentismo e al sardismo variamente concepito si sta popolando di questi loschi figuri.

Basta scorrere le centinaia di commenti sotto il mio post per rendersene conto: personaggi dell’estrema destra italiana con le pagine piene di inni alla rifondazione dell’Impero romano che mi augurano la morte, la tortura, il licenziamento, di rimanere vittima di attentati terroristici, di bruciare vivo o soffocato, che augurano lo stupro alle compagne e alle patriote sarde che scrivono in mia difesa o che mi invitano a praticare sesso anale verso diversi animali, soprattutto pecore (ovviamente in quanto sardo, anzi in quanto “sardignolo”) e che dimostrano altre molteplici forme di razzismo antisardo, vengono sostenuti e incoraggiati da gente che nel suo profilo ha spazio per proclamazioni identitarie, nuraghes e pecore bollite in tutte le salse e slogan come “indipendèntzia e bo’”.

Cosa vuol dire questo? Che ha ragione Michela Murgia quando nel post di solidarietà nei miei confronti afferma che il fascismo non è una ideologia ma un metodo che accomuna chiunque lo pratichi.

Aggiungo anche un’altra cosa. Il fascismo non ha in comune solo il metodo della violenza, della prevaricazione e dello squadrismo vecchio stampo o 2.0, ma ha anche il razzismo e l’odio verso chiunque lavori a costruire una società aperta e solidale.

Quindi un nazista di Ostia con l’immagine di copertina dell’aquila imperiale e un fascista di Oristano con il vellutino e i quattro mori tatuati possono benissimo trovarsi spalla a spalla intenti ad istigarmi al suicidio. A me e a chiunque altro non condivida le loro equazioni musulmani= terroristi o le loro ridicole ricette per evitare ulteriori attacchi, come per esempio affondare i barconi pieni di profughi o espellere tutti gli immigrati e i rifugiati.

Per questo un fascista sardo con il vezzo dell’indipendenza non prova disturbo ad affiancare un fascista italiano con manie imperiali e centraliste che per attaccare me beffeggia la lingua sarda, dichiara che in Sardegna abbiamo solo le pecore e che comunque senza l’Italia moriremmo di fame. Perché per il fascista sardo in cusinzos la priorità è sempre e comunque il razzismo, il resto passa in secondo piano!

Molti amici, patrioti e compagni mi hanno invitato a chiudere il profilo, a ritirarmi temporaneamente a vita privata, a cambiare le impostazioni della mia privacy. Ho ringraziato ma ho declinato l’invito. Davanti ai predicatori d’odio e ai manganellatori della rete serve tenere la testa alta e lo sguardo puntato e fermo.

Nessun passo indietro, così tutti i riformisti e i moderati che quotidianamente paragonano fascismo e comunismo o che addirittura negano l’esistenza del pericolo fascista, forse cominceranno a farsi due domande.

Sì, perché i fascisti non solo esistono ma spesso sono pure travesti da patrioti sardi e da democratici, salvo poi rivelarsi per ciò che sono quando qualcuno, come in questo caso, li punge nel vivo delle loro torbide fragilità, facendogli salire il sangue alla testa e venire fuori allo scoperto con tutto il loro carico di odio e violenza repressa.

I fascisti esistono e vanno combattuti, sempre, senza paura o tentennamento alcuno!

La lotta contro la “tortura bianca” dell’anarchico sardo Davide Delogu

Intervista rilasciata dal Collettivo sassarese S’Idea Libera

– Chi è Davide Delogu, perché si trova in carcere e dove è recluso?

Davide è un prigioniero anarchico sardo condannato a 15 anni per alcuni reati avvenuti in Sardegna e qui giudicato. Dopo numerosi trasferimenti nelle carceri italiane, tutti finalizzati a isolarlo e punirlo per le lotte portate avanti, ora è rinchiuso nel carcere di Augusta in Sicilia.

  • Delogu è sottoposto al regime di 14 bis. Puoi spiegarci in cosa consiste?

Il regime 14bis è definito un “regime di sorveglianza particolare” che prevede una carcerazione più dura e caratterizzata da numerose restrizioni. Le motivazioni per le quali un prigioniero può essere sottoposto a 14bis sono diverse e a discrezione dell’amministrazione penitenziaria. In generale il 14bis è previsto per i prigionieri il cui comportamento viene ritenuto una “minaccia per la sicurezza del carcere”. Nella realtà, il 14bis è uno strumento a cui le amministrazioni penitenziarie ricorrono per isolare e punire quei prigionieri che vengono ritenuti una minaccia all’ordine imposto dentro il carcere. Davide è solo un esempio di una lunga lista di prigionieri che, protagonisti di scioperi dentro le carceri, ad esempio, sono stati sottoposti a questo regime. Cosa prevede? Il 14bis prevede restrizioni in tutti gli ambiti: sul vestiario, sul vitto, sul possesso, acquisto o ricezione di oggetti normalmente permessi, sui libri, sulla corrispondenza, sull’uso di radio o TV, sull’ora d’aria, sui colloqui. Nel caso di Davide, come di altri prigionieri, si viene privati della socialità interna (quindi nessun contatto con nessun detenuto), isolamento totale e continuativo, detenzione in una cella liscia, cioè priva di radio, televisione, armadio e fornelli (l’unica cosa concessa sono il letto, tavolo e sgabello). Le due ore d’aria si svolgono in un’ulteriore cella un po’ più grande di quella dove si è rinchiusi per tutto il giorno. Di fatto senza mai vedere il sole. Non si ricevono le normali visite mediche, obbligatorie in questo genere di regime. Non si riceve posta, né viene inviata la propria. Non si possono avere né libri né giornali. L’unico colloquio è quello con l’avvocato. Questa è la realtà del 14bis perché, ricordiamoci, oltre la carta, il carcere non è fatto di applicazione della cosiddetta legge, ma di totale discrezionalità del regime carcerario.

Il regime 14bis può essere, per legge, applicato per un periodo non superiore ai 6 mesi, prorogabile più volte, e ogni volta in misura non superiore ai 3 mesi. Nel caso di Davide il 14bis è un trattamento che gli è stato riservato diverse volte e, così come per altri prigionieri, la totale discrezionalità di poter rinnovare il regime garantisce all’istituzione carceraria la possibilità di tenere isolamento un prigioniero per periodi lunghi e reiterati.

Oltre il 14bis, è importante ricordare come, sin dal primo giorno di trasferimento nel carcere di Augusta,  siano state negate a Davide tutte le attività normalmente garantite per legge, come la partecipazione a corsi scolastici, professionali, sportivi e ricreativi. Le restrizioni relative alla socialità, dunque, sono iniziate ben prima dell’applicazione del 14bis e senza nessuna motivazione.

  • Da tempo Delogu conduce una battaglia perché i diritti umani e la dignità dei detenuti vengano rispettati. Puoi sintetizzarci il percorso delle lotte messe in pratica?

Quella che Davide porta avanti è una lotta contro il carcere, una prospettiva quindi che parte dalla rivendicazione dei diritti dei prigionieri, ma che è parte di una lotta ben più ampia. Questo è un aspetto da tenere bene a mente, perché per questa dimensione politica di lotta Davide è stato individuato come un soggetto pericoloso per il carcere. La lotta portata avanti da Davide ha un piano di lotta individuale e quotidiana che lo ha portato a opporsi e denunciare sempre gli abusi che si vivono in carcere, fino alla rivendicazione di una pratica di autoliberazione come è stato il tentativo di evasione avvenuto il 1° Maggio dal carcere di Augusta (comunicato consultabile al link  https://www.autistici.org/cna/2017/05/24/comunicato-dellanarchico-sardo-prigioniero-davide-delogu-sul-tentativo-di-evasione/).

Ma Davide è stato protagonista, insieme a numerosi altri prigionieri, di proteste collettive dietro le sbarre. Detenuto nel carcere di Buoncammino a Cagliari, nell’estate del 2013, partecipò alle proteste messe in atto da numerosi detenuti nel carcere cagliaritano che denunciavano le condizioni detentive al limite dell’umano a cui venivano sottoposti.
È noto come il carcere di Buoncammino (ormai trasferito nella nuova sede-fortezza di Uta) si sia distinto per le condizioni oppressive dei carcerati che, in un comunicato dell’epoca delle proteste, riferivano del “sovraffollamento intollerabile con detenuti ammassati in celle lager in condizioni igieniche e strutturali al limite dell’indecenza, speculazione sui prezzi della merce, trattamenti inumani, abusi di qualsiasi genere e troppo, troppo altro ancora”.

A partire da maggio del 2013 decine di detenuti iniziarono lo sciopero del carrello in segno di protesta contro le barbarie che erano costretti a subire. Come previsto il loro grido non fu ascoltato dall’orecchio sordo dell’apparato carcerario e la protesta si infiammò.

Conseguenza di queste rivolte, oltre le perquisizioni, le minacce e le intimidazioni (e risulta anche un pestaggio), fu il trasferimento di una parte dei “ribelli”, tra cui Davide che venne spostato al Pagliarelli di Palermo e accusato di tentata evasione. La presunta intenzione di evadere, il fatto che fosse parte attiva nelle proteste e la sua “contiguità agli ambienti anarchici” gli sono costati il regime 14-bis.

  • Lo scorso 28 luglio 2017 si è svolto un presidio di solidarietà a Cagliari. Chi l’ha organizzato e quali sono le richieste di tale mobilitazione?

Il presidio è stato organizzato da amici/amiche, compagni/compagne di Davide che da tempo sono al suo fianco e organizzano presidi anche in concomitanza con le udienze che si svolgono al tribunale di Cagliari (udienze alle quali si vuole negare la partecipazione dal vivo di Davide attraverso l’uso della videoconferenza, pratica questa che segna un ulteriore meccanismo di isolamento).  Il presidio è stato parte di una campagna più vasta lanciata in solidarietà a Davide dopo la notizia dell’inizio dello sciopero della fame. Davide in un lungo reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari chiede, infatti, la sospensione del regime, la possibilità di avere la TV, un tavolo e l’uso del fornellino. Tra le “pericolosissime” richieste, anche quella  di ricevere la foto di un caro amico morto da poco, richiesta negata. La campagna, che si è svolta in tutto lo stato italiano, con scritte, striscioni, invio di lettere e cartoline, ha l’obiettivo di esprimere solidarietà e vicinanza a chi, come Davide, lotta dentro il carcere, e di fare pressione affinché le richieste di Davide vengano accolte.

Ad oggi è importante dire come la lotta portata avanti da Davide, e la solidarietà avuta, abbia in parte portato al raggiungimento di alcuni obiettivi: ora può fare l’ora d’aria con altri prigionieri, ha ricevuto la foto dell’amico scomparso e la corrispondenza è stata sbloccata.

  • Negli scorsi anni si è avuta una mobilitazione per la territorialità della pena in occasione della campagna per la liberazione dell’indipendentista Bruno Bellomonte. Credete che questa tematica sia ancora attuale e che la vicenda di Delogu possa essere un volano per un rilancio da parte del movimento anticolonialista?

Crediamo che ogni lotta, come quella della territorialità della pena, debba avere sempre chiaro il fatto che, al di là delle richieste specifiche e legittime, vi sia il rifiuto totale e incondizionato verso la logica del carcere e la sua stessa esistenza. Detto ciò, è fondamentale supportare ogni lotta, dentro e fuori, che rivendichi i diritti dei detenuti, non perché crediamo che sia possibile avere un carcere più umano ma perché, come per le lotte che avvengono fuori dalle sbarre, crediamo che attraverso una pratica di lotta si cresca nel proprio percorso di autodeterminazione, individuale e collettivo.

La lotta per il rispetto di una legge prevista dall’ordinamento stesso, quello della territorialità, è una di queste: non è forse indicativo che, a fronte di tanti posti creati nelle nuove galere sarde, si siano trasferiti tantissimi detenuti da fuori (che per di più non volevano ovviamente stare qui perché lontani dai propri cari), e invece ai prigionieri sardi che chiedono l’avvicinamento, questo viene negato? Questo rende evidente come l’obiettivo del carcere non sia la cosiddetta riabilitazione o il rispetto dei diritti, ma quello dell’isolamento e della punizione. Questo aspetto è quindi purtroppo ancora attuale e riguarda tanto i prigionieri sardi, quanto quelli non sardi che qui vengono deportati. Rispetto a questo, pensiamo che la vicenda di Davide sia esemplificativa ancora una volta di cosa sia il carcere e che questa debba diventare una lotta non solo “per Davide”, ma in solidarietà a tutti i prigionieri e le prigioniere che, come lui, subiscono ma non si arrendono. Il discorso è quanto noi ci arrendiamo a questo stato di cose e accettiamo che ancora avvengano. Se ne siamo consapevoli, se lottiamo per l’autodeterminazione di un popolo, non possiamo allora non lottare per rompere le prime e più pesanti catene che ci legano a questo Stato di oppressione: il carcere.

Bisogna quindi chiedere al movimento anticolonialista e agli individui che in questa lotta si riconoscono se siamo ancora in grado di lottare contro il carcere e lottare affianco dei prigionieri.

La risposta, pensiamo, ognuna debba darla da sé e magari anche in momenti collettivi di confronto.

 

Link utili:

https://sidealibera.noblogs.org/

evaliber2@inventati.org

Caminera Noa: segundu passu

La locandina che sponsorizzava l’assemblea “Pro una Caminera Noa”

Esattamente due settimane dopo l’assemblea del 23 Luglio a Santa Cristina di Paùlle (Paulilatino) e su mandato dell’assemblea plenaria  viene attivata la mailing de “Una Caminera Noa” al seguente indirizzo: camineranoa_mailinglist@autistici.org. La scelta del servizio su cui gli attivisti hanno attivato la mailing list, Autistici/Inventati,  non è casuale perché si tratta di un formato gestito da compagne e compagni che gestiscono personalmente l’attivazione di indirizzi mail e mailing list, dunque senza automazione, al fine di creare un server indipendente per una comunicazione libera, gratuita e universalmente accessibile (qui il manifesto di A/I https://www.autistici.org/who/manifesto).

Il tavolo di presidenza dell’assemblea “Pro Una Caminera Noa”

L’assemblea svoltasi il 23 a Santa Cristina ha dato prova della forte necessità che molte realtà di sinistra per l’autodeterminazione (indipendentiste e non) attraversano in questo periodo. La necessità di aprire un dialogo aperto e costruttivo volto a mettere a sistema le analisi e le lotte portate avanti da ciascuno, affinché possano essere declinate in un sentiero comune che veda come orizzonte condiviso quello della liberazione della Sardegna dal bisogno, dal ricatto economico e dall’oppressione coloniale.

Alcune foto dell’assemblea di S. Cristina di Paulilatino.

La giornata sin da subito si è mostrata foriera di contenuti e spunti su cui cominciare a lavorare, attraverso il contributo di moltissim* compagn* che hanno partecipato, intervenendo su vari temi quali democrazia e rapporti tra comunità, antirazzismo e lotta al capitalismo e imperialismo; riconoscimento del conflitto nazionale e diritto all’autodeterminazione, riempiendo così la mattinata che è servita all’assemblea a prendere confidenza con i valori e i principi cardine su cui puntellare il dibattito da costruire.

Nel pomeriggio si è dato ampio spazio agli interventi di carattere specifico, preparati dalle organizzazioni e realtà più strutturate che hanno partecipato alla costruzione del dibattito, andando ad analizzare le contraddizioni insite nella sanità, nei servizi sociali e nella scuola sarda; il lavoro in Sardegna e le specificità di alcuni settori come l’edilizia e l’agricoltura, le risposte alla disoccupazione giovanile e le vertenze sindacali nella grande distribuzione organizzata; la questione abitativa e gli sfratti; la legge elettorale e gli spazi democratici da presidiare.

L’Assemblea si è presa l’impegno di approfondire ogni singolo tema sollevato dai compagn*, attraverso la pubblicazione e la gestione condivisa del materiale di analisi prodotto in questa giornata e nelle prossime, così da garantire trasparenza e piena partecipazione a chiunque voglia spendersi in questo percorso. Per rafforzare il lavoro sui singoli temi è stata proposta la creazione di tavoli/gruppi di lavoro tematici.

L’Assemblea si è data appuntamento per Settembre con all’ordine del giorno le modalità di lavoro su come procedere e quindi quali forme organizzative attuare.

Il banchetto per le firme della campagna “Io ero straniero” per l’abolizione della “Bossi-Fini” 

L’Assemblea ha altresì deciso che alla costruzione e all’organizzazione dell’incontro di Settembre dovrà lavorare un comitato volontario di organizzazione.

Per renderci immediatamente operativi si invita chiunque voglia far parte del COMITATO VOLONTARIO DI ORGANIZZAZIONE a comunicarlo appena possibile in questa mailing list.

Una parte degli interventi del e sul 23 Luglio sono stati pubblicati sull’ultimo numero del Manifesto Sardo (http://www.manifestosardo.org/il-numero-243/).

Sa Federatzione de sa Gioventude Indipendentista lompet a Iscanu

In su freàrgiu de ocannu nascheit sa FGI, animada dae su bisòngiu de atzapare una prospetiva comuna pro mìgias e mìgias de giòvanos/as sardos/as, istudiantes o traballadores/as, de sas bidda o de sas tzitades o disterrados; una dimensione chi permitat su cunfrontu abertu in pitzu de sos temas chi como non si podent prus delegare, gasi comente s’autodeterminatzione de su pòpulu sardu.

A oe sa netzessidade de sa Federatzione est sa de agregare cantu prus possìbile in manera chi sa dibata si potzat ismanniare e arrichire de cuntributos, anàlisis e esperièntzias. Pro custu motivu, a pustis de sas presentadas de Aristanis e Casteddu, sa FGI at detzisu de presentare custu progetu in Iscanu, unu de sos tzentros prus de importu (economicamente, istoricamente e culturalmente) de su Montiferru.

S’addòbiu at a èssere in Iscanu, carrera Vittorio Emanuele 7, in sos locales de su Comune Betzu a sas 19:00.

Su tesseramentu est abertu a totu sas pitzocas e pitzocos intre sos 14 e sos 29 annos, s’òrdine de sa die cunsistet in sa presentada de su manifestu e de s’istatutu de sa FGI e in sa dibata chi sighit.

A S. Cristina il primo passo di una “Caminera noa”

Giornata rovente, non solo politicamente parlando, lo scorso 23 luglio 2017 nella sala conferenze del complesso nuragico di S. Cristina di Paùlle (Paulilatino secondo il toponimo italiano). Per tutta la giornata diverse realtà che praticano il conflitto sociale e nazionale in Sardegna si sono confrontate serratamente su valori, obiettivi, temi strategici e metodi organizzativi.

La mattina ci si è confrontati sui valori unificanti, partendo dalla cruciale e preoccupante ondata di razzismo endemico che sta contaminando non solo il pensiero comune, ma anche diverse sensibilità storicamente orientate all’indipendentismo. Non è un caso che all’ingresso della sala fosse presente un banchetto per la raccolta firme “Io ero straniero”, iniziativa per l’abolizione della legge razzista Bossi-Fini. Nello stesso banchetto anche la storica rivista della sinistra anticolonialista sarda “Camineras”, il cui ultimo numero è fresco di stampa.

Il contrasto alle narrazioni (e alle bufale) razziste è stato uno dei temi ricorrenti in tutti gli interventi che si sono avvicendati nel corso della mattina. Altra trait d’union è stata sicuramente la battaglia per l’autodeterminazione del popolo sardo.

Non tutti nella sala hanno ancora maturato una posizione schiettamente indipendentista, ma tutti gli interventi sono stati concordi nel riconoscere la necessità di avviare un processo di emancipazione della natzione sarda dal centralismo e dal colonialismo sempre più opprimente dello Stato italiano.

È significativo che molti esponenti di spicco della sinistra italiana di un tempo siano giunti a tali convinzioni e che abbiano pubblicamente dichiarato la propria disponibilità a impegnarsi in un processo aggregativo basato sul riconoscimento della natzione sarda e sulla necessità di rafforzare tutte le battaglie dell’autodeterminazione.

E naturalmente è stata cruciale la questione della lotta al capitalismo, in tutte le sue forme. Molti interventi hanno denunciato la complicità delle Giunte di centro sinistra nelle politiche di ipersfruttamento del lavoro, di austerity imposte dalla UE e di smantellamento dei basilari servizi pubblici, a partire dalla lettura di una lettera di un militante portatore di handicap che denunciava l’impossibilità di essere presente al dibattito proprio a causa dell’assoluta mancanza di assistenza nei servizi pubblici sardi.

Bersaglio costante di molte analisi è stato anche il cosiddetto “sovranismo” o “indipendentismo di governo” propugnato da alcuni ex dirigenti indipendentisti che svolgono oggi una funzione ancillare e subalterna della Giunta Pigliaru: «nostro compito è quello di contrastare il “sovranismo” di stampo coloniale che si nutre della narrazione di riformare la Regione dall’alto e dalle élite di potere» – è stato detto da uno degli interventi – «attraverso la costruzione di un movimento di sovranità popolare dei sardi e delle sarde che dal basso praticano il conflitto sociale, la resistenza alla rapina del territorio, il contrasto all’occupazione militare, la disobbedienza civile, la riorganizzazione di una rete civica e civile».

Dopo la pausa pranzo, il dibattito è proseguito con l’analisi di alcuni temi ritenuti cruciali. Diversi compagni e compagne sono intervenuti in maniera analitica e documentata in difesa della sanità pubblica e contro le politiche di privatizzazione volute dalla Giunta regionale, sulla grave emergenza abitativa che affligge molte regioni della Sardegna, sulla necessità di invertire la rotta in merito alle politiche di istruzione e ricerca, sulla gravissima condizione che attanaglia il comparto dell’edilizia e sulla necessità di investire in una agenzia regionale che ristrutturi edifici e stabili ormai fatiscenti, sulla piaga della grande distribuzione e sulla necessità di organizzare i lavoratori contro l’ipersfruttamento e l’apertura nei gironi festivi, sulla questione contadina e sulla necessità di politiche che valorizzino il settore dando spazio ai giovani disoccupati “aspiranti contadini”, sulle politiche migratorie e sulla necessità di smontare le narrazioni xenofobe, sulle nuove tipologie di contratti precari su cui con tutta probabilità avrà parere definitivo la RAS, sulla campagna dei comitati sardi per la democrazia per una legge elettorale statutaria che superi il presidenzialismo e su tanti altri temi di carattere sociale, politico e culturale.

L’ultima parte della giornata è stata dedicata alla questione organizzativa e metodologica. Appurato che esiste la volontà politica di proseguire nel percorso di una “Caminera noa” iniziato il 23 luglio 2017 a S. Cristina, ora un comitato volontario si occuperà di raccogliere i materiali del dibattito e di organizzare una nuova assemblea che verterà su un unico punto all’ordine del giorno: individuare una forma organizzativa capace di garantire la massima partecipazione di tutti, l’efficienza della mobilitazione e sventare ogni tendenza al leaderismo, al personalismo, al verticismo.
Insomma dopo aver tracciato la strada politica che si vuole percorrere “Pro una caminera noa”, passata l’estate, ci si troverà a discutere sul come iniziare a percorrere questa nuova strada.

Vedi altro:

http://www.pesasardignablog.info/2017/07/17/dal-23-luglio-una-caminera-noa-alternativa-alla-subalternita/

Sardos: oltre il bipolarismo per l’autodeterminazione dei sardi

 

La neonata associazione “Sardos” a cui ha aderito il giornalista e blogger Anthony Muroni terrà domani mattina  una conferenza stampa a Cagliari. L’obiettivo è chiaro: «superare il bipolarismo fra centrodestra e centrosinistra e a tracciare “una via nuova all’autodeterminazione». L’obiettivo sono evidentemente le elezioni Regionali del 2019 e la linea è quella di rivolgersi alla vasta area sardista e indipendentista che finora non ha saputo trovare un accordo e che anzi si è presentata ripartita negli schieramenti colonialisti o persino divisa al di fuori di essi. Ciò non dovrà accadere – scrivono gli animatori dell’associazione – e come primo passo per «rianimare il dibattito politico, mettendo assieme partiti, associazioni, singoli che intendano creare un’alternativa politica per le elezioni regionali del 2019 fuori dai due poli italiani» verranno organizzati sette laboratori  diffusi nell’isola per raccogliere proposte operative concrete che funzioneranno da collante. L’area di riferimento politico individuata – continuano gli esponenti di Sardos  –  è «quella dell’astensionismo diffuso, delle formazioni civiche e regionali, dei partiti dell’autodeterminazione dal psd’az agli indipendentisti». I laboratori individuati sono Turismo, Trasporti interni e continuità, agroindustria, Ambiente, Cultura-istruzione-lingua, Zootecnia e ricerca, Spopolamento e federalismo interno, Zona Franca e fiscalità di vantaggio.

A presentare il progetto in una conferenza stampa convocata per domani alle ore 10.30 nella saletta del locale Le plus Bon a Cagliari, in via Giolitti (lato comune via Sonnino), saranno il presidente dell’associazione Alberto Filippini, avvocato cagliaritano, e Antonio Cardin, dirigente sassarese e vice-presidente.

Intanto Filippini anticipa sui social il succo della conferenza stampa: « La scellerata politica bipolare di questi ultimi venticinque anni ha dolosamente convinto i sardi che sia impossibile fare qualcosa per modificare lo stato delle cose e che sia quasi inutile impegnarsi per cambiare radicalmente le prospettive in materia di inquinamento, giochi di guerra e clientelismo. Fatto calare l’oblio su questi temi, l’innegabile orgoglio dei sardi per la propria terra finisce sterilmente per riversarsi contro i provocatori di professione e troll vari. Serve quanto prima un canale dove far confluire queste grandi dimostrazioni di amore per la Sardegna e indirizzarle positivamente verso azioni di cambiamento efficaci e durature».

 

Dal 23 luglio una “Caminera Noa” alternativa alla subalternità

Il complesso nuragico di S. Cristina di Paùlle (Paulilatino). nella sala conferenze adiacente si terrà l’assemblea di discussione “Pro una caminera noa”

Nella sala conferenze adiacente al complesso nuragico di S. Cristina di Paùlle (Paulilatino) il  prossimo 23 luglio, a partire dalle dieci del mattino, è stata convocata una assemblea generale a cui sono invitati tutti i movimenti e le forze che praticano conflitto sociale in Sardegna.

Il programma della giornata è aperto alla discussione libera sui valori e gli obiettivi condivisi, sui temi riteuti strategici e sui metodi di decisione democratica, ma gli organizzatori dell’evento hanno diffuso in rete un appello alla discussione che, pur rimanendo sul piano della bozza generale, pone alcuni interrogativi di fondo e anche alcuni imprescindibili paletti: «È urgente» – si legge nella nota «uscire fuori dal processo di “periferizzazione” a cui la Sardegna è stata condannata da decenni di politiche subalterne.  Esiste l’esigenza di una Sardegna autodeterminata e sovrana in un contesto di relazioni e scambi internazionali solidali e giusti all’interno del conteso Europeo e Mediterraneo. Per arrivare a ciò occorre lavorare a scelte strategiche fondamentali e, conseguentemente, occorre lavorare all’elaborazione di un apposito progetto culturale, politico, economico, sociale». Al fine di rilanciare la discussione e di aggregare a tal fine tutte le forze utili si propone di «ripartire dalle esperienze di opposizione sociale e di conflitto presenti in Sardegna contro gli effetti nefasti di capitalismo, centralismo, clientelismo e colonialismo per fare finalmente fronte comune e per la costruzione di un modello sociale ed economico alternativo a quello liberista incentrato sulla logica del profitto, della spoliazione del territorio e delle sue risorse e sull’iper sfruttamento del lavoro».

Non tutti sono invitati a questa giornata di discussione perché i paletti etici e politici che ci sono alla base vengono posti in maniera molto chiara: «Vogliamo da subito sgombrare il campo da ambiguità e rendere manifesti i nostri valori e obbiettivi fondanti individuandoli e sottoscrivendoli in maniera pubblica. Siamo tutti concordi nel partire dalla discussione su tre punti:• Diritto ed esercizio del diritto all’Autodeterminazione nazionale; • Sostenibilità ambientale; • Diritti civili, politici e sociali per tutti, compresi i migranti».

Anche sul piano della metodologia gli organizzatori non fanno sconti e chiariscono la loro posizione: «la Piattaforma promuoverà il processo democratico, adottando una posizione chiara e inequivocabile di azione per vie esclusivamente politiche e democratiche. Gli strumenti di azione politica riconosciuti dalla Piattaforma sono l’adesione popolare, la mobilitazione democratica e la partecipazione politico-istituzionale».

L’appello  «a tutte le forze dell’opposizione sociale e di classe, ai comitati, ai singoli e a tutti i soggetti interessati a condividere questo percorso (…) per fare un bilancio della situazione e iniziare a stabilire un programma di azione comune finalizzato a riscattare i lavoratori e tutti i cittadini della terra di Sardegna» si conclude con la pubblicazione del programma della giornata che riportiamo integralmente.

A fine dei lavori sarà possibile visitare a prezzo scontato il meraviglioso complesso nuragico di S. Cristina.

Programma di lavoro dell’assemblea “Pro una caminera noa”

Ore 10:00 – elezione comitato di gestione

Dalle ore 10:30 alle ore 12:00 – discussione libera: valori, obietivi, finalità.

Dalle ore 12:00 alle ore 13:30 – discussione libera: temi strategici per una Sardegna giusta socialmente, sostenibile, autodeterminata

Dalle ore 13:30 alle 15:00 – Pausa pranzo

Dalle ore 15:00 alle ore 17:00 – proseguo del libero dibattito sui temi strategici.

Dalle ore 17:00 alle ore 19:30 – discussione libera su metodi decisionali e selezione democratica

Ore 20:00 visita archeologica al complesso nuragico di S. Cristina

Muroni: «ecco il mio pensiero politico per una Sardegna mai più subalterna»

Nella foto Anthony Muroni, ex direttore dell’Unione Sarda e attivista dell’associazione culturale Sardos

 

  1. Che cos’è e quali progetti ha l’associazione “Sardos”?

È un’associazione culturale che nasce proponendosi di favorire una forte animazione del dibattito pubblico. È anche un’aggregazione naturale per diversi settori della società sarda. Non per nulla può contare su piccoli imprenditori, professionisti, lavoratori, studenti, agenti culturali, esponenti di associazioni e amministratori pubblici.
Ognuno di loro si sente chiamato a partecipare all’elaborazione di proposte e alla promozione di confronti e analisi che possano coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

2. Sardos possiede una strategia per costruire una alleanza organica alla nazione sarda? Se si ci soo paletti irrinunciabili?

Sardos non è un partito e se dipenderà dalla mia opinione, quella di uno dei soci fondatori, mai lo diventerà. Focalizzare la sua esistenza sul momento elettorale potrebbe distrarre l’associazione da quelli che sono i suoi scopi dichiarati. 
Credo, invece, ma questa è un’opinione personale e non una posizione ufficiale di Sardos, che dovrebbe agire come cinghia di trasmissione e momento di incontro tra tutti i soggetti indipendenti dalla partitocrazia italiana e intenzionati a riunirsi sotto un’unica bandiera e un programma di 10/12 punti, sostenibile, moderno e non dipendente.

3. Hai scritto sui social che “Sardos è un nome e un progetto”. Non pensi che ritenersi sardi non sia abbastanza per elaborare un progetto all’altezza dei tempi e della crisi del sistema politico e statuale che stiamo vivendo?

Sardos è un nome bellissimo. Vuol dire “Sardi”, uomini e donne, indica una nazionalità. Partire dalla presa di coscienza che programmi, strategie e gestione dei dossier devono avere base in Sardegna, impersonificati da una collegiale maggioranza di governo e da un presidente della Regione che abbia testa, cuore, gambe e anima in Sardegna. Caratteristiche che non potrà mai avere un governatore che deve rispondere non ai sardi ma a Berlusconi, Renzi o Grillo.

4. Quali sono le priorità programmatiche che mettete sul piatto?

Sardos non è un partito, come detto. Elaborerà, attraverso gruppi di studio territoriali, proposte che metterà a disposizione di chiunque si candiderà ad amministrare la cosa pubblica. Partiremo con Agrindustria, Turismo, Trasporti, Politiche europee, edilizia 3.0, Scuola, Federalismo interno, Mondo delle campagne, burocrazia, cultura, sanità, Politiche sociali, mobilità interna, gestione del paesaggio e lingua sarda.

5. Perché escludete un dialogo con i partiti italiani?

Per le questioni legate all’autonomia dalle segreterie e dalle lobby romane, anzitutto.
Non si può pensare – come hanno dimostrato prima Cappellacci e poi Pigliaru – al bene della Sardegna se si governa con le mani legate da rapporti di dipendenza.
Il problema – in astratto – non è quello di allearsi con partiti italiani, quanto di farlo in condizioni di evidente subalternità. È quello che ho sempre rimproverato a PDS e Irs: hanno accettato una coalizione come questo centrosinistra e un presidente come Pigliaru (i meno autonomisti della storia) pur di stare al governo, richiamandosi sempre a un’indipendenza dichiarata ma mai praticata. Altro discorso sarebbe stato se, nei fatti, la coalizione – pur comprendendo partiti italiani – fosse stata a trazione sardista e identitaria, con un forte antagonismo con Roma e la proposta di un solido patto generazionale di rinascita della Sardegna, partorito nell’Isola, condiviso con i cittadini e portato avanti senza nessuna subalternità rispetto allo Stato e al governo di turno.