Sono indipendentista ma.. Michela Murgia e le elezioni europee

di Carlo Sanna

Nell’immagine la propaganda elettorale di sostegno alla candidatura della scrittrice Michela Murgia alle elezioni regionali del 2014 con una coalizione indipendentista e civica

La “questione Michela Murgia”, è una faccenda che riguarda e riguarderà sempre più i movimenti per l’autodeterminazione e fra questi i movimenti indipendentisti.
Le recenti elezioni in Sardegna ci hanno dato una preview di quanto il fenomeno autodeterminazione/sardità/indipendentismo sia destinato alla ribalta nei prossimi anni e credo si stia facendo grande confusione.
La bolla sarda di FB si divide fra chi è infastidito dalle dichiarazioni di voto della Murgia, fra chi ne difende il diritto all’elettorato attivo e fra chi è proprio infastidito dalla Murgia che ha evidentemente un’innata capacità di rendersi antipatica ai più.
Io per esempio trovo insopportabili le sue posizioni da suprematista bianca femminista…ma questa è un’altra questione.
Qual’è invece il punto che mi interessa?
La Murgià è indipendentista, o si dice indipendentista?
Ho una mia idea che è improntata sulla secolare dicotomia “fenomeno e noumeno”.
Da grande estimatore di Sartre e Fanon, non posso che riconoscere come risibile l’affermazione “Sono indipendentista ma…“, che riecheggia fastidiosamente il “Non sono razzista ma…” e quindi mi preme fare una distinzione doverosa che credo possa servire a dirimere la questione provando (inutilmente) a offendere nessuno.
La questione è in realtà molto più semplice di quanto si possa pensare :
Non tutti quelli che riconoscono il diritto all’autodeterminazione sono automaticamente indipendentisti.”
Provo a spiegarmi meglio.
Rispetto ai Catalani, per esempio, non posso dirmi “indipendentista catalano”, ne riconosco però il diritto ad autodeterminarsi, con tutto ciò che ne consegue rispetto ai prigionieri politici, alla questione linguistica e separatista in generale, in un concetto che posso riassumere:
– se i Catalani si organizzano democraticamente e vogliono votare, io sono dalla loro parte –
Questa sarebbe in sintesi una posizione generica, rispettosa del principio di autodeterminazione dei popoli.
Rispetto ai catalani mi reputo un Chicco Mentana qualsiasi, la questione catalana è sicuramente da inserire in una questione democratica di emancipazione Europea e di respiro mondiale e bla bla bla bla…
La questione cambia però se parliamo di indipendentismo sardo.
In questo caso mi sento direttamente coinvolto, ed il mero rispetto del principio di autodeterminazione mi va un po’ stretto e credo sia necessario fare dei distinguo che vivo sulla mia pelle ogni giorno.

Rispetto alla questione indipendentista sarda, mi sento diverso dai Sardi che, nonostante riconoscano il diritto dei loro conterranei ad autodeterminarsi, vivono serenamente in una Sardegna italiana.
Questi sono persone emancipate intellettualmente, rispettose dei diritti dei popoli, non escludono a priori la possibilità di votare anche indipendentista, accettano pacificamente la possibilità che la Sardegna si autodetermini….ma non sono indipendentiste, come me.

Mia madre è una di queste persone, al sentire “noi italiani” non ha nessun rigurgito, è tollerante rispetto alla subordinazione italiana della Sardegna e prende in considerazione l’idea di votare per partiti italiani, oltre che per quelli sardi.
Mia madre è sinceramente a favore dell’autodeterminazione dei popoli, catalani e sardi, ma di sicuro non è coinvolta nella lotta di liberazione della sua gente, nonostante sia sarda, come Michela Murgia del resto.

Per me è diverso, io sono per l’autodeterminazione dei popoli e inoltre sono un indipendentista sardo.
Mi sento un patriota, sono politicamente attivo, se mi definiscono italiano mi furrianta is butinus e la prendo sul personale, mostrare una carta d’identità italiana, sentire l’inno o vedere un tricolore sventolare è motivo di fastidio fisico e psicologico, provo a studiare temi cari alle questioni post coloniali (autorazzismo. Conformismo, distanza periferia centri di potere…) e ad utilizzare la mia lingua (cosa che faccio ancora malissimo) per riappropriarmi di qualcosa di cui mi sento defraudato dal processo di colonizzazione italiano; un militare o un politico italiano (ancor più se si spacciano per sardi) mi fanno star male, in quanto simbolo delle forze di occupazione italiane sul territorio sardo. Non voterò mai più per un partito italiano, per il semplice fatto che è impensabile, dal punto di vista indipendentista, rafforzare il gradimento di una forza politica italiana, non prenderei mai un riconoscimento della repubblica italiana; qualsiasi ambiente è, mio malgrado, un’opportunità per divulgare indipendentismo e ragioni della liberazione della Sardegna, partecipo come attivista e mi sveglio ogni giorno della mia misera vita col fastidio di essere burocraticamente italiano, praticare indipendentismo è un piacere ma soprattutto sento il dovere, verso la mia terra e la gente che la abita.
Fortunatamente per me e per la Sardegna siamo in tantissimi con questo “problema” e me la vivo discretamente bene.
Torniamo a noi, anzi a lei.
È quindi una questione di patenti indipendentiste?
Sì.
Michela Murgia si può definire come vuole ma non è un’indipendentista e non è riconosciuta tale da “quelli come me” perché non si comporta da indipendentista, magari un giorno lo diventerà ma per ora non lo è di certo.
Gli indipendentisti sono altro e si comportano in altro modo e sarebbe bene per tutti non fare troppa confusione, senza offendersi e fuori da ridicola presunzione.
Michela Murgia è come mia madre, un’italiana nata in Sardegna che riconosce il diritto dei popoli all’autodeterminazione, anche quello dei sardi (diversamente da molti italiani); non è però coinvolta nella lotta di liberazione della sua gente, per lei non è una questione prioritaria, non è un dovere e non sta combattendo per l’indipendenza della Sardegna e questo è evidente, la sua vita e soprattutto la visibilità data dalla sua professione, non sono mai strumento per la divulgazione delle ragioni indipendentiste, mai.
Michela Murgia vota italiano perché si sente italiana di sinistra e ne ha tutto il diritto, questo malgrado riconosca il diritto dei sardi ad autodeterminarsi…..e aggiungo: “ce ne fossero di più persone con questa sensibilità politica, anche se non indipendentisti”.
Gli indipendentisti non vogliono il pensiero unico, vogliono l’indipendenza e per questa basta la maggioranza.
Mia madre e Michela Murgia sono persone coscienziose ma non sono indipendentisti sardi, non lo sono per me, per la stragrande maggioranza della comunità indipendentista, per Fanon e nemmeno per Sartre.
Tutto qui.
Buone europee Miki

Siamo legali e felicemente sovversivi: pensieri sulla Corona de Logu

di Maurizio Onnis

Sabato sera, mentre firmavo lo statuto della Corona de Logu, ho pensato: “Ecco qua. Sto compiendo un atto politico eversivo”. Perché di ciò si tratta. Abbiamo siglato un documento che ci impegna tutti a lavorare per dare vita alla Repubblica di Sardegna. Ovvero, per la sostituzione dell’ordine statuale vigente con uno nuovo.

Non stiamo violando alcuna legge e nessuno dei doveri assegnatici dal Testo Unico sugli Enti Locali. Non stiamo spendendo soldi pubblici per ottenere il nostro scopo e non abbiamo spinto a deliberare in proposito i nostri consigli comunali. Legalmente siamo a posto.

Ma ciò che non è rilevante per la legge rimane rilevante per la politica. Almeno, quando si prende la politica sul serio. Altrimenti si arriva al paradosso: avere al governo della Regione un partito che si propone «di affermare la sovranità del popolo sardo sul proprio territorio e di condurre la Nazione Sarda all’indipendenza», senza che nessuno a Roma o altrove faccia una piega. Accade perché la parola “indipendenza” è stata svuotata di tutto il suo potenziale eversivo.

Se invece chi dice “indipendenza” pratica indipendenza, quel potenziale rimane. Giulia Lai, parlando sabato a nome degli avvocati incardinati nel Consiglio legale della Corona, ha detto che s’impegna a difendere qualsiasi amministratore venga ostacolato nel suo diritto a lottare per l’autodeterminazione dei sardi. Amministratori, cioè, che non facciano di quella parola, “indipendenza”, un suono vuoto.

Quanto valore e quanto futuro abbia la Corona de Logu lo verificheremo proprio su tale punto. Vedremo se è solo una sigla abborracciata e velleitaria o qualcosa di realmente nuovo ed efficace per l’emancipazione dei sardi. Tutto starà nella nostra intenzione di riportare la parola “indipendenza” al suo significato pieno. E comportarci politicamente di conseguenza.

Cittadinanza Sarda, Bilinguismo, Odonomastica: ecco l’agenda della Corona de Logu

La presentazione ufficiale della rete degli amministratori della Nazione Sarda “Corona de Logu” all’Open Campus Tiscali di Cagliari si apre con il saluto del Presidente dell’Associazione Municipi per l’Indipendenza e Sindaco del comune catalano di Port de la Selva, Josep Maria Cervera Pinart:

Buongiorno dalla Catalogna. Come presidente dell’Associazione dei Municipi per l’Indipendenza vi voglio inviare tutto il nostro appoggio all’iniziativa di voler creare sotto il nome storico di Corona de Logu questa entità per difendere e promuovere il diritto dei sardi all’autodeterminazione. Sapete che questa è una lotta condivisa nell’Europa del XXI secolo. Quindi vi auguriamo buon lavoro, buona fortuna e molti successi.

L’aria che si respira è quella delle grandi occasioni storiche ed in effetti un progetto così articolato di rete tra gli amministratori indipendentisti non era mai stato realizzato in Sardegna.

Il logo della Corona de Logu viene presentato dal grafico Frantziscu Pala, volto storico dell’indipendentismo di IRS, il quale ne spiega per filo e per segno tutti i dettagli. Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru e vicepresidente della Corona De Logu, prende la parola per chiarire la linea che non lascia adito ad ambiguità: “noi siamo qui per l’indipendenza della Sardegna. Non dobbiamo avere paura di dire questa parola”.

Decine i comuni dell’isola rappresentati da sindaci, assessori o consiglieri comunali indipendentisti, di cui moltissimi presenti in sala.

Il programma invece viene presentato dal presidente Davide Corriga, sindaco di Bauladu. Ecco alcuni dei punti:

Odonomastica nazionale sarda
-Inserimento del concetto di nazione sarda negli Statuti Comunali
– attività di Sa die de sa Sardigna
– Promozione del bilinguismo

Fra i punti in agenda anche quello proposto da Caminera Noa, pienamente abbracciato dalla Corona De Logu, di istituire un registro di cittadinanza sarda per estendere i diritti di cittadinanza a chi già ne usufruisce, rinsaldare i legami con la Sardegna dell’emigrazione sarda e garantire alcuni fondamentali diritti ai nuovi sardi che però, a causa delle restrittive leggi italiane, non godono oggi di alcun diritto (leggi proposta completa).

Davide corriga presenta il punto F, quello sulla Cittadinanza Sarda, elaborato dal soggetto-progetto politico Caminera Noa

Appuntamenti (pro Sardigna) da non perdere

Immagine rappresentativa tratta da Cronache nuoresi

In questi giorni ci saranno una serie di appuntamenti importanti per il movimento di liberazione nazionale sardo:

Oggi a Bauladu ci sarà la presentazione della neonata associazione Libertade; associazione nata grazie ad alcuni militanti e avvocati in difesa degli attivisti sardi perseguitati dallo stato italiano per motivi politici ☛ Assòciati a Libertade!

Domani sempre a Bauladu ci sarà la plenaria di Caminera Noa, progetto politico attivo da quasi due anni che ha l’obiettivo di rinsaldare i conflitti sociali presenti in Sardegna ☛ Assemblea Plenaria-Fraigamus Paris S’organizatzione de sas lutas

Domani a Torino ci sarà la seconda assemblea degli emigrati sardi in Italia; assemblea autoconvocatasi che vuole ridiscutere con un nuovo sguardo l’organizzazione dell’emigrazione sarda in Italia e porre al centro il “diritto al ritorno” nella nostra isola ☛ Assemblea delle emigrate e degli emigrati Sardi in Italia Torino

A Oristano il 5 Aprile ricominciano i corsi di lingua sarda, questa volta di II livello; un corso autorganizzato dal movimento linguistico oristanese Bilinguismu in Aristanis ☛ Cursu de Sardu – II livellu

Il 6 Aprile a Cagliari ci sarà la presentazione de sa Corona de Logu, l’Assemblea Natzionale degli amministratori indipendentisti sardi ☛ Corona de Logu – Presentada

Candu si pesat su ‘entu est pretzisu bentulare!

Tutto quello che c’è da sapere per l’assemblea plenaria di Caminera Noa

Domenica 31 marzo (dopodomani) si svolgerà l’assemblea plenaria di Caminera Noa. Il soggetto progetto politico sardo ha riassunto in un breve testo una serie di FAQ  (Frequently Asked Questions) per facilitare la discussione e la gestione democratica ed orizzontale dei lavori.

Riceviamo e volentieri riproduciamo il documento

Quando e dove?

Il 31 marzo nei locali della biblioteca di Bauladu in piazza Emilio Lussu a partire dalle 10 si svolgerà l’assemblea plenaria di Caminera Noa.

Che cos’è e come funziona il progetto Caminera Noa?

Si tratta di un insieme di realtà e di singole persone che da circa due anni stanno praticando un percorso condiviso basato su cinque punti fondamentali:

– Autodeterminazione della nazione sarda
– Antifascismo, antirazzismo
– Necessità di superare il sistema economico e sociale neoliberista
– Sostenibilità ambientale
– Necessità di un modello di democrazia inclusiva e partecipata

Che avete fatto?

Le nostre principali battaglie sono state finora:

– Organizzazione di scioperi per l’introduzione della lingua sarda a scuola (con i sindacati Cobas e USB)
– Battaglia per la sanità pubblica e organizzazione di due manifestazioni davanti al Mater Olbia per chiedere la cessazione del finanziamento pubblico alla sanità privata e una manifestazione popolare a La Maddalena in difesa dell’ospedale paolo Merlo
– Apertura dello sportello telefonico e social e di sportelli fisici (Sassari, Oristano, Terralba, Cagliari, Olbia) “Telefonu Ruju” di sostegno ai lavoratori precari, stagionali, mal pagati, ai finti tirocinanti e questionario lanciato in occasione dello sciopero femminista dell’8 marzo sul lavoro femminile in Sardegna
– Laboratori linguistici tematici per utilizzare e diffondere la lingua sarda
– Proposta di moratoria energetica per un modello energetico utile ai sardi e non agli speculatori

Che si fa a Bauladu?

Il programma è il seguente:

ore 10.30 – 13 ❙ Discussione su fase politica in Sardegna
ore 13 – 15 ❙ Pausa pranzo
ore 15 – 19 ❙ Nuovi strumenti per: democrazia, partecipazione, pratica; amministrative in Sardegna

Perché?

Siamo nel secondo anno di attività di Caminera Noa e con le tante iniziative e battaglie cui abbiamo dato vita, abbiamo dimostrato che è possibile (ri)connetterci tra di noi – tra le varie anime anticapitaliste, anticolonialiste, antirazziste, ecologiste, presenti in Sardegna – e l’unico modo per farlo è partire dalle lotte reali, mettendole in piedi o stando dentro ai conflitti già esistenti, sporcandoci le mani, con rispetto reciproco.
Possiamo immaginare una fase avanzata? Una fase che permetta una migliore saldatura di tutti i conflitti presenti in Sardegna per cercare insieme soluzioni condivise di lungo termine?

Il 31 marzo discuteremo di questo.

Chi può partecipare, intervenire, decidere?

Chiunque può partecipare, intervenire, avanzare proposte e votare.
Caminera Noa rispetta la parità di genere in tutti i suoi organismi (coordinamento, portavoce, tavoli di presidenza) e collabora con tutte quelle realtà che condividono i punti fondamentali.

Sa Corona De Logu s’at a presentare su 6 de abrile in Casteddu

Sa Corona de Logu, assemblea natzionale de sos amministradores indipendentistas, s’at a presentare sàbadu su 6 de abrile, a sas 5 de merie, in s’Auditòrium de Open Campus Tiscali, in localidade Sa Illetta, in Casteddu.

S’atòbiu, abertu a totus, tenet s’obietivu de ammustrare a su mundu polìticu e a sa sotziedade s’àndala chi at batidu a sa nàschida de sa Corona de Logu, s’organizatzione e sos obietivos suos. Importu at a bènnere dadu a su sìmbulu istitutzionale de s’assemblea e a su programma de atzione polìtica pro su 2019. Programma giai inghitzau cun sas initziativas pro su bilinguismu ordingiadas su 21 de freàrgiu, in ocasione de sa die internatzionale de sa limba mama.

Coro de s’atòbiu at a èssere sa firma de sa Carta Istitutiva de sa Corona de Logu, a incuru de sas deghinas de amministradores locales indipendentistas chi, acudinde dae totu su territòriu natzionale de sa Sardigna, ant dadu animu a s’assemblea. Su fine issoro est, pro mèdiu de sa testimonia personale e su bonu traballu in sas comunidades, ammaniare s’andala a sa nàschida de sa Repùblica de Sardigna.

Su 6 de abrile ant a èssere lèzidos is messàgios lòmpidos dae sos movimentos de sas diferentes natziones sena Istadu de Europa. Unu saludu at a èssere infines batidu dae sos partidos indipendentistas sardos.

Sa Corona de Logu s’augurat una partetzipatzione manna a s’atòbiu e chi, in su benidore, semper prus amministradores locales s’aunant a s’àndala cara a s’emantzipatzione de sos sardos.

Ecco i valori dell’Assemblea Nazionale Sarda

Stiamo concretizzando un’idea potente – scrive sul suo profilo pubblico il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis – darci e dare agli indipendentisti una casa comune, un rifugio e uno strumento per lavorare assieme all’emancipazione dei sardi. È l’Assemblea Nazionale Sarda.

La scorsa domenica, ieri 24 marzo, si è riunito infatti il gruppo di lavoro dopo l’esordio dello scorso 10 marzo a Iscanu (Scano di Montiferro).

Ieri, a Bauladu – continua Onnis – un gruppo di lavoro di circa 40 persone ha scelto pochi principi valoriali e organizzativi considerati irrinunciabili per l’ANS. L’abbiamo fatto per dare subito all’Assemblea un’identità precisa e soprattutto per consentire a chi vuole di agire immediatamente sul proprio territorio. I principi sono stati votati uno per uno e approvati con maggioranza larghissima o all’unanimità. Eccoli:

  1. L’ANS è aperta a tutti.
  2. L’ANS è apartitica.
  3. L’adesione all’ANS è individuale.
  4. L’ANS lavora per il riconoscimento della nazione sarda.
  5. L’ANS lavora per la crescita della coscienza nazionale sarda, finalizzata all’indipendenza della Sardegna.
  6. L’ANS lavora per la parità linguistica.
  7. L’ANS lavora per la valorizzazione e promozione della cultura sarda.
  8. L’ANS lavora per la valorizzazione e tutela del patrimonio ambientale e storico sardo.
  9. L’ANS lavora per la connessione e costruzione di reti tra cittadini, associazioni, comitati, movimenti, partiti.
  10. L’ANS è contro ogni atteggiamento discriminatorio, violento, sessista, xenofobo, autoritario.
  11. L’ANS si fonda sulla democrazia interna, sulla circolazione delle cariche, e sull’assoluta trasparenza degli atti.
  12. L’ANS si fonda sulla responsabilità individuale degli aderenti.
  13. L’ANS si fonda sull’autofinanziamento su base volontaria.

Questi principi – conclude il sindaco – rappresentano la base per il lavoro del gruppo che si occuperà di stendere statuto e documento organizzativo, in un processo seguito costantemente dall’Assemblea. Non c’è dubbio, dunque, che i punti cardine possano essere riordinati e arricchiti. Ma non sminuiti. Più importante ancora è, ripeto, che essi ci consentono di avvicinare già oggi quanti sono fuori dalla nostra cerchia e invitarli a riconoscersi in ciò in cui noi stessi ci riconosciamo. Chi vuole nuotare, insomma, nuoti. Dimostri che si può. E cominci a fare circolo. A casa, nel quartiere, nel paese, nella città.

«Per unire le lotte organizziamoci». Caminera Noa si riunisce a Bauladu

Nelle immagini alcuni particolari delle mobilitazioni di Caminera Noa
Dopo aver lanciato le battaglie contro il finanziamento pubblico alla sanità privata con le due manifestazioni davanti al Mater Olbia, la campagna per cambiare le regole dei tirocini, la campagna di mutualismo Telèfonu Ruju e l’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna con la diffusione del questionario lanciato in occasione dello sciopero femminista globale dell’8 marzo (vai alla compilazione), la proposta sulla cittadinanza onoraria sarda per iniziare a costruire una nuova e più inclusiva concezione di cittadinanza, il soggetto-progetto politico Caminera Noa si riunisce per fare il punto delle lotte in corso, per avviarne delle nuove e per parlare di come organizzarsi per essere più incisivi ed efficaci.
Ecco il testo inviato alla mailing list a tutti gli attivisti :
Siamo nel secondo anno di attività di Caminera Noa e con le tante iniziative e battaglie cui abbiamo dato vita, abbiamo dimostrato che è possibile (ri)connetterci tra di noi – tra le varie anime anticapitaliste, anticolonialiste, antirazziste, ecologiste, presenti in Sardegna – e l’unico modo per farlo è partire dalle lotte reali, mettendole in piedi o stando dentro ai conflitti già esistenti, sporcandoci le mani, con rispetto reciproco. 
Possiamo immaginare una fase avanzata? Una fase che permetta una migliore saldatura di tutti i conflitti presenti in Sardegna?  
Caminera Noa non è una organizzazione nel senso classico del termine, perché chiunque può partecipare alle sue assemblee plenarie, intervenire, avanzare proposte e votare.
Quindi la metodologia utilizzata è quella della democrazia diretta senza mediazioni, poi tutte le decisioni prese in assemblea plenaria vengono demandate ad un coordinamento organizzativo e ai due portavoce (un uomo e una donna, in Caminera Noa vige la parità di genere) che rappresentano, insieme ai responsabili dei tavoli di lavoro, le lotte e i progetti di Caminera Noa.
La scommessa di questo esperimento politico consiste nell’idea di unire tutte quelle persone che si riconoscono in alcuni principi fondamentali (Autodeterminazione della nazione sarda, antifascismo, antirazzismo, necessità di superare il sistema economico neoliberista, sostenibilità ambientale) utilizzando gli strumenti della partecipazione democratica evitando leaderismi e burocratismi che da sempre affliggono il mondo delle lotte sociali e delle istanze indipendentiste. 
Ecco il programma della giornata

ore 10.30 – 13 ❙ Discussione su fase politica in Sardegna
ore 13 – 15 ❙ Pausa pranzo
ore 15 – 19 ❙ Nuovi strumenti per: democrazia, partecipazione, pratica

Il pranzo sarà un buffet autogestito e tutte le stoviglie utilizzate saranno in materiale riciclabile.

#camineranoa #31M #Bauladu

Qui l’evento fb  

Di seguito la locandina dell’evento.
L’appuntamento è fissato per domenica 31 marzo alle ore 10:00 nella biblioteca comunale di Bauladu in piazza Emilio Lussu

La nazione catalana: il libro

 

Proprio nei giorni in cui a Madrid si celebra il processo contro i dirigenti catalani accusati di ribellione e di aver indetto il referendum per il l’indipendenza della Catalunya e le strade della capitale spagnola si sono gonfiate di bandiere catalane per rimarcare che #AutodeterminacióNoÉsDelicte! (l’autodeterminazione non è un delitto, come invece viene trattato dai giudici postfranchisti), ad Alghero si è tenuta la presentazione  del volume La Nazione Catalana. Storia, Lingua, Politica, Costituzione nella Prospettiva Plurinazionale,  a cura di Jorge Cagiao y Conde, Gennaro Ferraiuolo e Patrizio Rigobon. Si tratta di un’opera di estrema attualità che offre al lettore interessato le informazioni fondamentali per comprendere la situazione politica e sociale della Catalogna del XX secolo.

Il libro è stato presentato per la prima volta lo scorso dicembre a Siena, in occasione del XII Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana di Studi Catalani, e ora, l’Òmnium Cultural de l’Alguer e la Libreria Il Labirinto, con la collaborazione dell’Ufficio di Alghero della Delegazione in Italia del Governo della Catalogna, offrono al pubblico algherese la presentazione di questo libro, importante sia per la qualità dei singoli articoli di diversi autori, sia per l’analisi esaustiva che risulta dal suo carattere interdisciplinare: storia, storia letteraria e culturale, antropologia, teoria politica e diritto dialogano in questa pubblicazione per dar forma a una analisi completa e rigorosa.

La presentazione ha avuto luogo venerdì 15 marzo, alle 18.00, nella Sala Mosaico del Museo Archeologico della Città con la presenza di Patrizio Rigobon, uno dei curatori del volume, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, di Stefano Campus, presidente dell’Òmnium Cultural de l’Alguer, Vittorio Nonis della Libreria Il Labirinto e Gustau Navarro Barba, responsabile dell’Ufficio di Alghero della Generalitat de Catalunya.

 

 

Dopo il disastro elettorale ricostruire la sinistra per l’autodeterminazione

di Roberto Loddo

Articolo pubblicato in prima istanza sul Manifesto Sardo con il titolo “Ripensare la sinistra in Sardegna”

Dopo il testa a testa ipotizzato dagli exit poll tra Massimo Zedda e Cristian Solinas i risultati ufficiali del voto sardo hanno invece delineato un’ampia vittoria per il candidato del centrodestra e della Lega. Un centrodestra diverso da quelli precedenti caratterizzato dalla migrazione di settori della destra nel PSd’Az e da una Lega telecomandata dal ministro dell’Interno che diventa il primo partito della coalizione. Con queste premesse è molto difficile immaginare una giunta regionale non contaminata dalle mani nere dello spettro di Visegrád e dell’internazionale dell’intolleranza.

La vecchia formula del centrosinistra si è rivelata una medicina sbagliata per la coalizione civica e progressista. La stessa formula aveva fallito nelle elezioni regionali in Abruzzo del 10 febbraio. Massimo Zedda ha perso anche perché la Sardegna non è immune al declino inarrestabile delle sinistre riformiste europee. Salvini e Solinas non sono il frutto del destino cinico e baro ma sono il prodotto di scelte politiche dei governi europei e italiani che con trent’anni di politiche antisociali hanno disintegrato la società, alimentato le diseguaglianze e la rabbia delle persone.

Queste elezioni regionali sono la fotografia di una società stanca dell’esistente che in assenza di alternative al neoliberismo si è lasciata dominare da pulsioni di rancore e dall’idea che i penultimi devono salvarsi anche a costo di sacrificare gli ultimi. Le politiche dell’austerità sono state praticate dagli stessi soggetti politici che oggi chiedono un mandato agli elettori per costruire comitati di liberazione nazionale contro il governo dei giallo verdi. Riproporre agli elettori lo stesso piatto ma con un nome diverso potrebbe rivelarsi la risposta meno credibile alla sofferenza generata.

La sanità sarda è l’esempio più drammatico di un’isola delle disuguaglianze che riconosce i suoi carnefici e decide di punirli. Da quando si è insediata la giunta Pigliaru le politiche riduzioniste in materia sanitaria hanno creato una grande opposizione sociale in tutta la Sardegna. Alle lotte dei territori per la difesa degli ospedali e del sistema sanitario pubblico la giunta Pigliaru ha risposto con parole arroganti e poco accoglienti. Le persone che hanno vissuto sulla propria pelle la destrutturazione del diritto alla salute non hanno creduto alla promessa della cancellazione della riforma della ASL unica fatta da Massimo Zedda nelle stesse ore in cui chiudevano importanti servizi per la salute.

Il centrosinistra sardo non ha saputo porre la questione della democrazia come questione centrale nel dibattito politico. Il 4 dicembre 2016 i sardi hanno deciso di bocciare il disegno oligarchico della nuova Costituzione renziana ma nessuno dei soggetti politici che hanno interpretato questa voglia di democrazia, compresi i cinquestelle, ha deciso di lottare contro l’attuale legge elettorale sarda. Una legge antidemocratica voluta dal Pd e dalle destre che garantisce alla coalizione vincente una maggioranza del 55% dei consiglieri regionali e una soglia di sbarramento del 10% a danno delle formazioni non alleate con le due coalizioni più votate.

La destra di Salvini e Solinas ha idee molto chiare sul futuro modello di sviluppo della Sardegna: nessuna riconversione e mantenimento dell’industria petrolchimica e di tutte le iniziative che hanno favorito attività estranee alle caratteristiche dei nostri territori, comprese le basi militari e la fabbrica di bombe Rwm. La coalizione civica e progressista non ha avuto il coraggio di proporre un’alternativa all’attuale modello di sviluppo fallimentare che sta danneggiando, in modo irreversibile, il nostro paesaggio e l’ambiente.

Il risultato fallimentare delle tre liste dell’autodeterminazione in Sardegna ci parla di tre piccoli castelli identitari. Fortezze esclusive che non sono riuscite a coltivare nessuna ipotesi di relazione con la società che circondava i propri candidati presidenti. Fino all’ultimo giorno utile alla presentazione delle liste nessuno ha colto l’opportunità di far uscire dalla gabbia della piccola politica un’alleanza innovativa tra i soggetti di AutodetermiNatzione, quelli di Sinistra Sarda, Sardigna Libera e l’area ribelle di sinistra italiana. Aver rinunciato a questa possibilità è stato un errore politico importante.

Rifondazione Comunista è membro del Party of European Left insieme a Sinistra Italiana e il Pci ne è osservatore. Costruire una connessione con il mondo dell’autodeterminazione e la sinistra significa anche lanciare le basi per le elezioni europee del 26 maggio uno spazio nuovo della sinistra sarda e degli indipendentisti federata con il Partito della Sinistra Europea. Oggi la sinistra europea accoglie anche i partiti dell’autodeterminazione come accade con il partito irlandese Sinn Féin e la coalizione basca Euskal Herria Bildu componenti dell’European United Left e Nordic Green Left nel Parlamento Europeo. Mi auguro che questa sconfitta faccia riflettere i gruppi dirigenti di questi partiti e si possa ricostruire a breve una nuova ipotesi di dialogo.

Per il mondo della sinistra italiana in Sardegna è sempre stato un tabù parlare dell’autogoverno e del patto costituzionale che lega la Regione Autonoma Sardegna allo Stato italiano. Per rompere questo tabù la Sinistra Europea deve aprire un confronto orizzontale con quei movimenti che da anni si battono per l’autodeterminazione e l’autogoverno della Sardegna. In Sardegna i partiti indipendentisti possono essere alleati preziosi della costruzione di una coalizione europea dell’uguaglianza e della democrazia. L’autodeterminazione priva di una visione di classe, disconnessa alla lotta per l’uguaglianza, è solo una mera riproposizione in un formato più piccolo delle forme nazionaliste, autoritarie e violente dello Stato. Non si sente proprio il bisogno di piccoli Orban in salsa sarda.

E allora che fare? Ha ragione Alfonso Gianni quando scrive che “La posta in gioco nelle prossime elezioni europee è quella di fare emergere una posizione alternativa tanto al pensiero europeista dominante, quello delle attuali leadership, quello del rinnovato asse franco-tedesco, quanto ai nazionalismi sovranisti di ogni tipo”. Per questa ragione è necessario mettere in discussione tutta la nostra storia per dare risposte a chi ci domanda di trasformare la realtà.

La sinistra in Sardegna può riprendersi dal coma solo se costruisce un soggetto politico dei conflitti sociali. Per fare questo bisogna abbandonare la vuota retorica dell’unità a tutti i costi e con chiunque. Non possiamo essere uniti al PD sperando in una segreteria migliore dalle primarie e contemporaneamente batterci contro le politiche neoliberiste. Non possiamo farci accompagnare dai socialisti e i liberali europei e stare anche con i movimenti che combattono l’occupazione militare della Sardegna. Abbiamo bisogno come l’ossigeno di un soggetto politico nuovo, ecologista, femminista e antiliberista. Un luogo accogliente e riconoscibile per chiunque voglia agire l’uguaglianza, la democrazia e l’autodeterminazione della Sardegna.