Intervento di Bainzu Piliu alla plenaria di Caminera Noa

Assemblea Plenaria De Caminera Noa – Domenica 29 luglio 2018 – 16:30 –  centro congressi “L’Anfora” non lontano da Tramatza, ss.131.

Intervento di Bainzu Piliu

Prima di dedicarmi a questo incontro ho riletto una nota della vostra presentazione apparsa su Internet, che recita:

“ Come tutte le assemblee decisionali … l’assemblea plenaria sarà aperta a tutti e tutte, e tutti i partecipanti avranno una voce in capitolo e potere decisionale”

Questa semplice dichiarazione implica non solo apertura mentale senza settarismi ma anche lungimiranza, inoltre so che i vostri aderenti non sono tutti indipedentisti.

 Tutto questo mi va benissimo

In realtà il vero problema che dobbiamo affrontare non è tanto quello dell’indipendenza ma piuttosto quello della partecipazione sempre più ampia dei nostri connazionali alla vita politica e sociale. Già in altre occasioni ho avuto modo di affermare che noi Sardi – compreso il sottoscritto – siamo colpevoli di non esserci occupati, quanto avremmo dovuto, di difendere l’autonomia e di non aver seguito il lavoro dei nostri rappresentanti in Regione e a Roma. Qualcuno mi ha fatto notare, di recente, che anche i migliori politici sono sempre ostacolati dai burocrati che essendo più stabili dei rappresentanti eletti condizionano pesantemente il funzionamento sia della macchina regionale e sia di quella parlamentare. C’è del vero anche in questa affermazione.

 A questo punto, però, riemergono le nostre responsabilità: noi che ci stiamo a fare sulla terra? Non si è mai visto un popolo che si sia sollevato unanimamente contro l’oppressione. Questo da sempre è stato il compito delle avanguardie e noi tutti dobbiamo essere realmente delle avanguardie.

 La maggior parte dei cittadini non ha ancora afferrato il concetto che burocrati e politici eletti sono dipendenti del popolo che li ha espressi, e non il contrario. Ma, spesso accade che non tutti i ‘dipendenti’ svolgano i propri compiti con diligenza e correttezza, per cui bisogna richiamarli all’ordine. Noi in questo abbiamo peccato, vuoi per negligenza e vuoi per complicità. E’ assai più comodo lasciar fare, come è anche conveniente chiedere qualche favore personale e disinteressarsi dei problemi comuni. Per cui, come  vedete, qui l’indipendenza non c’entra per nulla.

 Era proprio necessario che io facessi questo preambolo? Penso di sì.

    Come sapete mi batto per l’indipendenza della nostra Patria dal 1975, sapete anche che non ho avuto una vita facile; ma forse non sapete che nel 1980 ho preso al volo l’opportunità che mi è stata offerta di fare il sindaco a Bulzi; in questa veste potevo e dovevo occuparmi dei problemi concreti della comunità:  edilizia, abigeato, lavori pubblici, istruzione, sanità e tanto altro. Sapevo benissimo che non aveva senso pensare ad un futuro lontano senza saper affrontare le difficoltà contingenti, volevo toccare con mano le difficoltà che la gente incontra ogni santo giorno, così fra le altre cose mi preoccupai anche di promuovere la donazione del sangue per i talassemici e di organizzare conferenze sulla lingua sarda. Questo impegno mi ha arricchito enormemente. E  mi resi conto abbastanza presto che se un amministratore vuole, con prudenza e discrezione, anche in un piccolo Comune può arricchirsi o quanto meno irrobustire il suo patrimonio, tuttavia so anche che la stragrande maggioranza degli amministratori è costituita da persone oneste: la politica si può fare rimanendo onesti, anche nel momento attuale nel quale le risorse sono ridotte al minimo.

E ora torniamo a noi. La Sardegna ha di fronte a sé enormi problemi, alcuni richiedono il nostro impegno urgente: sanità, occupazione, spopolamento, recupero dell’identità e via di questo passo.

E non possiamo fare a meno di impegnarci a fondo. Tuttavia con ciò non esauriamo il nostro compito e non risulta soddisfatta la nostra ansia di un futuro diverso e migliore. Dall’inizio della mia attività politica ho sempre pensato ad una Sardegna capace di esprimere una forte creatività, nel campo artistico, in quello scientifico, in quello tecnologico, in quello sociale. Ho sempre pensato che sarebbe stato bello poter svolgere tutta la nostra politica economica senza i pesanti condizionamenti dello Stato italiano: fiscalità, incentivi a sostegno delle piccole imprese, informazioni sui possibili mercati, snellimento delle procedure, e così via. Questa ambizione non contrasta col desiderio di un impegno verso le cose di oggi, infatti l’impegno per l’oggi è la preparazione per il domani. Direi, più propriamente che è una premessa indispensabile: non ha senso pensare che raggiunta l’indipendenza tutto sarebbe risolto. Alcuni popoli, dopo la seconda guerra mondiale, divennero indipendenti ma dopo pochi anni furono nuovamente colonizzati sotto altre forme, una delle cause fu proprio il non disporre di personale preparato ad amministrare seriamente. E ancora fra i miei ideali: perché non poter svolgere una politica estera confacente con i nostri interessi?

 Senz’altro le nostre condizioni di partenza sono migliori rispetto a quelle dei popoli di cui ho parlato, ma non dobbiamo farci illusioni e dobbiamo continuare a informarci e  a studiare. Questo voi state già facendo con i vostri gruppi di lavoro.

Ad ogni modo, è bene ribadire che dovremo batterci duramente: l’Italia è contrarissima all’idea di una nostra indipendenza, così come è contraria alla eventualità di un miglioramento dell’autonomia; d’altra parte nelle elezioni del 4 marzo anche la quasi totalità dei sardi si è mostrata freddissima di fronte a questi temi: sembrerebbe proprio che i nostri connazionali bramino semplicemente un buon padrone, purchè non sia ingombrante!  Allora chi dice di voler essere una avanguardia si comporti come tale,  cerchi di instillare nel nostro popolo idee nuove, il gusto della partecipazione e della libertà, si assuma le sue responsablità sapendo che vi sono da affrontare sacrifici e rischi. Caminera Noa sta facendo la sua parte, io ed il FIS faremo la nostra.

Per concludere: mi congratulo per il lavoro svolto finora e vi faccio i migliori auguri per il futuro: Sa Caminera Noa sta producendo idee e speranze e non dubito che continuerà a farlo.

Caminera Noa compie un anno e si organizza per un autunno che si annuncia caldissimo

Gli aderenti al percorso politico Caminera Noa si sono dati appuntamento domenica 29 a Tramatza presso il centro congressi Anfora. Il caldo torrido della giornata e il periodo estivo non sono stati d’ostacolo ai tanti partecipanti che hanno trascorso l’intera giornata a discutere di lavoro, cittadinanza, energia, ambiente, sviluppo comunitario, lingua e istruzione, sanità e trasporti. Tutti temi racchiusi nei cinque gruppi di lavoro tematici riunitisi la mattina. Per alcuni si trattava di organizzare i naturali sviluppi dei progetti già in piedi (come la prosecuzione della mobilitazione contro il Mater Olbia e in difesa della sanità pubblica e della campagna contro lo sfruttamento del lavoro “Telèfonu Ruju”), per altri di ragionare su nuove campagne come nel caso dei temi legati all’energia, alla cittadinanza e allo sviluppo comunitario.

Nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo, si è riunita l’assemblea Plenaria che, in pratica, è stata divisa in due parti: la discussione plenaria sul lavoro e sulle proposte dei gruppi e la discussione su temi più squisitamente di linea politica.

La presidenza, come di consueto, è stata presa nel rispetto della parità di genere, da un attivista e una attivista.

Tante le proposte e le mobilitazioni in agenda a partire dal dopo pausa estiva e tante altre quelle su cui la Plenaria ha infine deciso di rimandare la discussione a ulteriori momenti di approfondimento e discussione.

Tra gli interventi anche quello di Franca Battelli, del comitato Zero Waste Sardegna, la quale ha spiegato il perché della presenza di un banchetto degli ambientalisti per raccogliere adesioni e fondi a supporto del ricorso alla Corte di giustizia europea contro il decreto attuativo dello “Sblocca Italia” che ha imposto alla Sardegna un nuovo inceneritore e il potenziamento dei due già esistenti.

Presenti anche gli attivisti del comitato No Metanodotto contrari al progetto rispolverato dopo il naufragio del vecchio Galsi. Il progetto – hanno spiegato all’affollata assemblea plenaria – «in realtà, nasce già obsoleto per la rapidità con cui si stanno sviluppando le tecnologie di produzione e accumulo delle fonti rinnovabili, e forti dubbi permangono anche sulla diminuzione del prezzo dell’energia. Piuttosto è certo che il gas sottoporrà l’Isola a una nuova servitù». Intanto in sala circolava un modello con le osservazioni elaborate dal Comitato No Metanodotto che gli attivisti avevano l’occasione di sostenere con una firma.

Presente anche e attivo nel dibattito – e non è di certo la prima volta nelle riunioni e nelle mobilitazioni chiamate da Caminera Noa – anche l’indipendentista Bainzu Piliu che ha da poco annunciato la rinascita della storica organizzazione indipendentista Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia.

Insomma l’atmosfera è quella dei centi fiori che sbocciano insieme. Chissà se arriverà anche la primavera per la Sardegna!

 

Rinasce il FIS. La parola a Bainzu Piliu

 

Bainzu Piliu è un volto noto non solo all’interno del movimento indipendentista sardo, ma rientra a pieno titolo nella storia della Sardegna. Al centro di incredibili vicende legate al cosiddetto “complotto separatista” di inizio anni Ottanta come capo politico del Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia e primo relatore universitario che ha fatto discutere una tesi in sardo, Piliu ha raccolto le sue memorie (e le sue idee politiche) in un libro, Cella n° 21 che presenta infaticabilmente in tutta la Sardegna. 

Con un laconico post social Piliu ha annunciato che entro pochi giorni “tutti gli interessati saranno informati sulla rinascita del F.I.S. e sui suoi ideali”.

Pesa Sardigna ha deciso di intervistarlo. 

21/3/07 – BAINZU PILIU – FOTO ITALO ORRU

-Chi frequenta le manifestazioni e le riunioni indipendentiste conosce bene il tuo volto. Sei impegnato in politica dagli anni Settanta, non ti sei ancora stancato di portare avanti la lotta per l’indipendenza?

Per il momento proseguo nella mia azione, è una scelta di vita, dopo tutto mi considero un ‘giovane adulto’ (qualsiasi cosa ne pensino i gerontologi) . Mi costerebbe di più arrendermi.

-Tutte le colonie e le nazioni oppresse che sono riuscite a liberarsi dall’oppressione hanno costruito fronti uniti di liberazione. In Sardegna invece proliferano tanti piccoli movimenti che perseguono  strategie spesso opposte.  Cosa ne pensi?

Nel novembre 1976 ho fondato il F.I.S.(Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia), proprio per realizzare quel che dici tu, ossia l’unione delle forze sardiste in campo, non ha funzionato, quello che auspicavo non si è realizzato. Non credo però che questa sia l’unica strada percorribile, vedremo in futuro.

-Da docente universitario hai fatto discutere [novembre 1981] la prima tesi di laurea in sardo e per questo hai subito anche richiami ufficiali. Il Consiglio Regionale ha appena approvato una legge di tutela della lingua sarda. E’ un progresso?

-La legge sulla lingua approvata nei giorni scorsi non sembra l’ideale, ma devo leggerne il testo, comunque non me ne preoccupo: le leggi si fanno, si rifanno, e si possono anche strappare … se necessario.

-Ha fatto discutere il recente accorpamento del Psdaz con il partito italiano di estrema destra “Lega”.  Cosa pensi di questo e di altri  accorpamenti di partiti sardisti o indipendentisti a partiti italiani?

Anche un’alleanza col diavolo può dare buoni frutti. Si tratta di vedere quale dei due contraenti sia più diabolico.

-Hai girato la Sardegna per presentare il tuo libro sull’esperienza repressiva subita a da te e da altri patrioti del Fronte nella celebre vicenda del “complotto separatista”. Cosa è cambiato da allora?

CELLA N°21 solo  in piccola misura è un’autobiografia, per il resto è un saggio storico-politico. Le presentazioni proseguono (ora siamo a quota 74) e in misura trascurabile servono a illustrare l’esperienza del carcere. Gli scopi che tendo a raggiungere sono altri.  Mentre negli anni ’70 e ’80 molti avevano paura a parlare di indipendenza, perché si correvano dei rischi immediati, ora il vocabolo ha perso la carica dirompente che aveva all’inizio e ne parlano in tanti, forse non sempre consapevoli del significato pieno del termine, e ancor meno consapevoli delle responsabilità e dei rischi che questa scelta comporta nei tempi lunghi. Io intendo suscitare dibattito sull’argomento e consapevolezza. Oggi, ai governanti italiani l’azione delle varie organizzazioni ‘sardiste’ potrà apparire poco più che folcloristica, niente di cui doversi preoccupare. Come dargli torto? Però, che dall’indipendentismo originario siano spuntati parecchi polloni  è un bene, nel tempo qualcuno potrà divenire robusto e rendersi temibile, al momento una fusione fra loro mi sembra impossibile ma, come ho già detto, non credo sia indispensabile per raggiungere l’obiettivo: in campo mondiale vi sono diversi esempi significativi.

Caminera Noa a Tramatza per proseguire il cammino

Domenica 29 luglio il soggetto-progetto Caminera Noa terrà la sua assemblea plenaria a Tramatza, presso il centro congressi “L’Anfora”.

L’assemblea plenaria – si legge in una nota del nuovo soggetto politico sardo – è l’unico spazio politico deputato a pianificare i progetti da realizzare in futuro. È in questo modo che ha sempre funzionato Caminera Noa ed è in questo modo che abbiamo scelto le vertenze e i progetti che hanno caratterizzato Caminera Noa nel suo primo entusiasmante anno di vita.

Infatti l’idea di un soggetto-progetto dei conflitti e delle resistenze sarde nasce con una assemblea plenaria un anno fa, il 23 luglio del 2017 a S. Cristina di Paulilatino. Nel corso di un anno Caminera Noa ha fatto molta strada, sempre all’insegna della democrazia, della trasparenza e della partecipazione diretta.

Come tutte le assemblee decisionali di Caminera Noa anche la plenaria di domenica prossima sarà aperta a tutti e tutte e tutti i partecipanti avranno voce in capitolo e potere decisionale.

La prossima plenaria sarà decisiva per il futuro del nostro soggetto-progetto politico perché dovremo prendere decisioni molto importanti su linea politica e progetti da realizzare.

Di seguito pubblichiamo il programma dell’intera giornata. Qui trovate l’evento fb. Tutte le sessioni sono aperte alla partecipazione di tutti.

Programma della giornata:

mattina, dalle ore 10:00 alle 13:30 RIUNIONE GRUPPI DI LAVORO.

 1. Beni comune e ambiente
2. Economia – predazioni
3. Lavoro – fisco
4. Diritti-cittadinanza
5. Lingua-storia-Istruzione-opinione pubblica
6. Salute-tutele sociali
7. Migrazioni-marginalità sociali
8. Spopolamento-abbandono aree rurali

Ore 13:30 PAUSA PRANZO

Al ristorante “L’Anfora”. Menù completo 12 euro. Necessaria prenotazione entro il 25 luglio con un msg normale, Whatsapp o Telegram al 3382154200

Dalle 16:30 alle 20:30 ASSEMBLEA PLENARIA “SEMUS IN CAMINU”

– Riepilogo di un anno di dibattito, processi partecipativi e lotte di liberazione
– Brevi comunicazioni tavoli di lavoro
Libero confronto su prospettive e sviluppo del soggetto-progetto politico Caminera Noa

DURANTE LA PLENARIA

I partecipanti potranno

– ritirare gli adesivi della campagna “Telèfonu Ruju” contro lo sfruttamento del lavoro precario, i finti tirocini e l’alternanza scuola-lavoro a cura di Caminera Noa e USB

– lasciare una sottoscrizione al banchetto di Zero Waste Sardegna per sostenere le spese legali del ricorso alla corte del Lussemburgo per l’impugnazione del decreto attuativo dell’art. 35 dello “Sblocca Italia” che impone alla Sardegna un nuovo inceneritore e il potenziamento di quelli vecchi.

La maglietta rossa (di vergogna) di Pigliaru

 

Il governatore della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, con una maglietta rossa al Gay Pride di Cagliari

All’appello dell’associazione antimafia Libera “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” hanno risposto in tanti e fra i tanti anche il governatore della Sardegna Francesco Pigliaru. L’iniziativa, promossa da Don Ciotti, consisteva in un appello alla solidarietà indossando un indumento rosso per ricordare le tante vittime dei tanti naufragi di migranti, ovviamente in riferimento polemico alle politiche del ministro dell’interno Matteo Salvini che – in continuità con il suo omologo del governo precedente – ha scelto la linea dura contro i migranti.

Pigliaru però è stato criticato da più parti e soprattutto da chi è sempre stato solidale con migranti e dannati della terra.

Una dura critica arriva dalla pagina fb del noto ecologista e pacifista Angelo Cremone, poi ripresa da Cagliari Pad, dove il Governatore viene accusato di ipocrisia a proposito della copertura politica di cui gode la fabbrica di bombe RWM a Domusnovas.

Cremone ci va giù duro pesante e chiama in causa direttamente Pigliaru:

«Tu uomo, purtroppo rappresentante dei Sardi, con il tuo spregevole silenzio, tanto apprezzato da quei manager venditori di bombe distruttrici di Esseri Umani, ci fai vergognare di essere Sardi, con l’etichetta internazionale “Sardegna l’Isola delle Bombe”. Ma tale richiamo, visto che parliamo di Diritti da difendere, ricordo che, i Diritti non hanno confine e non possono essere confinati. Tante magliette sporche di rosso sangue, dovrebbero essere presenti con noi, davanti quella fabbrica di morte, o venerdi 13 luglio ore 10.00, in piazza del Carmine, davanti al Palazzo della Rappresentanza del Governo, non per ballare e sorridere, ma per piangere davanti alla carneficina che la ” nostra ” produzione sarda di bombe, crea in Yemen».

Un altro affondo, questa volta proprio sul tema dei migranti, arriva da un altro volto noto dell’attivismo sardo, Antonio Muscas (Assemblea Permanente di Villacidro, comitati sardi contro le speculazioni, Caminera Noa).

Muscas non attacca il Governatore frontalmente, ma si limita a riportare le sue stesse dichiarazioni in merito ai migranti in tempi diversi e sotto governi di segno politico diverso:

1. “Ritengo necessario moltiplicare gli sforzi affinché il passaggio di migranti dall’Algeria cessi al più presto. A questo fine chiedo quali azioni concrete ed urgenti il Governo intende mettere in campo per frenare con la necessaria urgenza gli sbarchi, garantire l’immediato rimpatrio e, al contempo, rinforzare la presenza delle forze di polizia nelle aree di approdo.

Francesco Pigliaru, 26 settembre 2017
Governo PD, ministro dell’interno Marco Minniti

2. “I diritti sono sacrosanti e vanno riaffermati con maggiore forza soprattutto quando un ministro della Repubblica li mette in discussione. Oggi più che mai rivendichiamo diritti basilari, e indossiamo in tanti una maglietta rossa perché qualunque sia l’opinione sui flussi migratori, la vita umana viene prima di tutto”.

Francesco Pigliaru, 7 luglio 2018
Governo Lega-5 Stelle, ministro dell’interno Matteo Salvini


Muscas alla fine chiosa con una semplice domanda rivolta a Francesco Pigliaru:

«I “diritti sacrosanti” da lei rivendicati, governatore Pigliaru, dipendono esclusivamente dal Governo in carica e si difendono solo quando a violarli sono gli avversari? Così, giusto per capire»

Pochi minuti fa invece  Caminera Noa ha lanciato una campagna destinata a far discutere.  Gli attivisti del nuovo soggetto-progetto politico sardo avevano già battuto il tema con un video messaggio rivolto proprio a Pigliaru, registrato lo scorso 11 giugno sotto il palazzo del Consiglio Regionale e ripreso da Cagliari Pad. Il video aveva ricevuto una marea di ingiurie e invettive da parte di razzisti nostrani infuriati per la richiesta di apertura dei porti della Sardegna, in disobbedienza proprio al ministro degli interni Matteo Salvini e alla sua politica anti migranti.

La grafica della campagna Bene Benidos Disterrados di Caminera Noa

La campagna vuole smontare tutti i luoghi comuni sull’emigrazione e naturalmente rintuzzare il governatore Pigliaru che – al di là delle vuote parole – non ha colto la possibilità di procurare uno strappo diplomatico con il governo centrale attuando una politica autonoma in tema di accoglienza.

Di seguito riportiamo il testo della campagna di Caminera Noa che potete trovare anche sulla sua pagina fb.

APRIAMO I PORTI SARDI
BENE BENNIDOS DISTERRADOS

(Campagna a cura del soggetto-progetto politico Caminera Noa)

Fra i paesi europei (African Economic Outlook Ocse) lo stato italiano è il primo per investimenti in Africa con 11,6 miliardi nel 2016 (di cui 8,1 del solo Eni). L”Ente nazionale idrocarburi italiano investe in Africa, con una presenza in 15 stati, più di 8 miliardi all’anno.
“Oggi l’Africa fornisce oltre la metà della produzione totale di greggio e gas naturale di Eni, che si conferma primo produttore internazionale nel continente” (Sito ufficiale Eni, pagina “La nostra Africa”).
Lo stato italiano è dunque in prima fila nello sfruttare le risorse naturali dell’Africa, ma è l’ultimo nell’accoglienza dei rifugiati.
Secondo i dati forniti dall’Unhcr la Svezia è il primo stato europeo per l’accoglienza di rifugiati (23,4 ogni mille abitanti), mentre lo stato italiano è in coda alla classifica (2,4 rifugiati ogni mille)
In Sardegna la popolazione straniera residente ammonta a 50.346 persone, neanche l’1% della popolazione residente straniera nello stato italiano.
Secondo gli ultimi dati disponibili, i richiedenti di asilo in Sardegna sono 5.470, il 3,1% dei richiedenti asilo presenti nello stato italiano.
Nei primi sei mesi del 2018 sono arrivate nello stato italiano, via mare, 14.441 persone, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente ne erano arrivate 64.033. (Dati del Ministero dell’Interno citati da Internazionale).
Dal 1993 a oggi sono quasi 35mila le persone morte, spesso annegate o sparate, nel tragitto per arrivare in Europa, per mare o per terra.
In un mondo in cui otto persone detengono la stessa ricchezza della metà dell’umanità (dati Oxfam), le destre xenofobe e razziste sono esperte nella costruzione di falsi nemici e false emergenze per occultare i danni prodotti dal capitalismo e dal colonialismo, nel passato come nel presente. Come esseri umani e come comunità che da sempre subisce politiche di predazione colonialista e il razzismo, il nostro dovere non è solo aprire i porti, ma aprire le menti e organizzare l’accoglienza di chi rischia la vita per scappare dalla propria terra.
Nonostante le vaghe dichiarazioni umanitarie a riguardo, il presidente della Regione Pigliaru non ha disobbedito al ministro dell’Interno. Non ha aperto i porti sardi all’accoglienza di profughi e persone bisognose di cure, come Caminera Noa aveva chiesto con un video messaggio registrato proprio sotto il palazzo del Consiglio regionale. Quando la legge e il potere coincidono con la barbarie l’unica dignità è la disobbedienza. Il governatore della Sardegna non ha avuto questa dignità.

#BeneBenidosDisterrados 

#Apriamoiportisardi #Apriamolefrontiere #Apriamolementi

Una Cunferèntziaaberta che ci porterà lontano

 

di Alessandro Mongili

Uno degli otto gruppi di lavoro Cunferèntzia Aberta di Autodeterminatzione tenutisi a Cagliari lo scorso 24 giugno

 

Esiste un processo che è presente nel movimento indipendentista e per l’autodeterminazione in Sardegna. Si tratta del desiderio di non reagire semplicemente all’agenda politica che ci è imposta da chi ci domina, che ci spinge solo a protestare o che fa dire alla politica dipendentista sarda che non vi è alcuna alternativa se non quella di contendersi briciole. Esiste un processo che ci spinge ad autodeterminarci non solamente nel diritto sacrosanto a decidere, ma anche in quello di decidere su che cosa decidere, cioè di decidere noi stessi quali siano le priorità fondamentali per noi Sardi.

Negli ultimi mesi la politica sarda è intossicata da priorità che priorità sarde non sono. Ne è testimonianza l’importanza del tema dell’immigrazione, che riguarda solo 6.000 migranti in tutta la Sardegna, cioè tre villaggi turistici che inquinano, non danno lavoro e ci rapinano spostando ricchezza dalle tasche dei turisti a quelle dei tour operator coloniali.

All’interno di AutodetermiNatzione ci siamo posti seriamente il problema di lavorare su un’agenda politica… autodeterminata. Abbiamo cercato non solo di renderlo visibile, questo processo, attraverso l’idea della Cunferèntziaaberta, ma anche di fare in modo che nel movimento indipendentista e per l’autodeterminazione rientrino e abbiano un ruolo politico le competenze.

Così, in pieno accordo con il Tavolo politico di ADN, e grazie all’impegno e all’entusiasmo di un gruppo di attivisti basati soprattutto su Cagliari e la sua area, abbiamo trasformato questo processo in qualcosa di organizzato, di produttivo, e di aperto.

Organizzato, perché abbiamo pensato di collegare l’istituzione di gruppi di lavoro alla presenza di un Convocatore esperto del tema, che si presenti egli o lei stessa rispondendo a un Bando che abbiamo diffuso un mese fa. Questo, perché crediamo che sia inutile aprire gruppi di lavoro scollegati dalla spinta motivazionale e quindi dal bisogno che esista, presente effettivamente nel movimento, e perché abbiamo voluto rendere trasparente il processo, ed escludere la tendenza a piazzare persone fedeli ma magari poco competenti ed entusiaste, e riconoscere le energie presenti in Sardegna e nel Disterru. Abbiamo fornito dunque una serie di scadenze, linee guida per l’organizzazione dei Gruppi, bozze di Schede utili per redigere un programma, e tutto il supporto possibile su base volontaristica e “dopolavoristica” che è quella della politica di opposizione che conduciamo in questa fase.

Produttivo, perché abbiamo assegnato ai gruppi di lavoro il compito di redigere un progetto di lavoro per i prossimi mesi, e abbiamo assegnato a ciascun gruppo un facilitatore in grado di organizzare la discussione e a spingerla verso la redazione di tale progetto, cioè a non disperdersi in mille rivoli, interessanti, ma che non avrebbero portato ad alcun esito concreto.

Infine, aperto, perché sa Cunferèntziaaberta e i Gruppi di lavoro sono composti da cittadini non necessariamente aderenti a qualcuna delle sigle presenti in AutodetermiNatzione, ma comunque aderenti alle sue idealità.

Alla fine, il 24 Giugno scorso, noi che abbiamo organizzato l’evento, ci siamo trovati al Lazzaretto di Santu Elias a Casteddu, di per se un luogo straordinario, ad aspettare trepidanti i partecipanti. Come capita, tutti ci chiedevamo chi avrebbe partecipato. Ma non ci aspettavamo il centinaio di persone, otto gruppi attivi, e di aver messo in piedi un’organizzazione così ben funzionante, di essere stati così bravi. Tutti i gruppi hanno prodotto idee e progetti fattibili e interessanti. Tutti sono andati via contenti, sia detto senza falsa modestia. Ci siamo ritrovati al Poetto, la sera, a dividere il pasto in un chiosco sulla spaggia, esausti, ma felicissimi, capitati per caso a un piccolo concerto di Claudia Aru.

Non so come andrà a finire, questo processo. Ma io credo che abbiamo creato una piattaforma e sviluppato pratiche che potranno essere preziose non solo per AutodetermiNatzione, ma per tutto il movimento per l’indipendenza e l’autodetermiNatzione della Sardegna, rinunciando al palco, integrando le competenze, e sviluppando l’ascolto reciproco. Nella convinzione che nessuno ha in tasca la verità, e che in questo modo si può realmente creare un movimento libero e non subalterno alla prima ondata politica italiana di risulta. L’autodeterminazione della Sardegna è nelle nostre mani e sarà il frutto del nostro lavoro, non ci arriverà da fuori.

Un telefono rosso soccorrerà i lavoratori sfruttati

Da sinistra: Isabella Russu (responsabile tavolo “traballu” di Caminera Noa), Enrico Rubiu (USB), Alessia Etzi (portavoce di Caminera Noa)

Si è appena conclusa la conferenza stampa di lancio della campagna Telèfonoruju contro lo sfruttamento del lavoro stagionale e precario e di sostegno mutualistico a tutti i lavoratori e le lavoratrici vittime di sfruttamento.

Sono intervenuti:
Isabella Russu (coordinatrice tavolo di lavoro Traballu” di Caminera Noa)
Alessia Etzi (portavoce di Caminera Noa)
Enrico Rubiu (Unione Sindacale di Base)

Ecco la pagina fb dedicata dove sarà possibile rivolgersi per ricevere sostegno (qui).

Di seguito un breve resoconto che riassume i punti salienti della campagna diffusa dal soggetto-progetto Caminera Noa.

Perché questa campagna?
Come ogni anno, con l’arrivo della stagione estiva, sempre più lavoratori e lavoratrici vengono “assunti” nelle strutture ricettive della Sardegna per soddisfare la richiesta turistica.

È noto che una grande percentuale di lavoratori stagionali non siano assunti regolarmente, e quando lo sono difficilmente il CCNL viene rispettato: 12 ore di lavoro, nessun giorno libero, straordinari non pagati e condizioni disumane sono le caratteristiche di questi lavori.

Da quest’anno è ormai conclamata l’anomalia dei tirocinanti: il sito dell’ASPAL è invaso da annunci che richiedono tirocinanti bagnini, camerieri, aiuto cuochi, lavapiatti, bagnini e tutte quelle professioni tipiche della stagione estiva.

Caminera Noa insieme all’Unione Sindacale di Base (USB), in prima linea contro lo sfruttamento dei lavoratori e in particolare dei non garantiti, ha deciso di sostenere la loro lotta e di dare supporto e assistenza sindacale a tutti coloro che vivono una condizione di sfruttamento e hanno deciso di opporvisi.

Il modello turistico di massa, il classico “mordi e fuggi” tipico di ben note zone italiane e ben conosciuto anche in terra di Sardegna, crea le condizioni affinché i lavoratori e le lavoratrici siano sempre meno formati e coscienti dei loro diritti, a fronte di un crescente sfruttamento. Noi iniziamo da qui: chiediamo più controllo da parte degli organi competenti e daremo ascolto e assistenza a chi decide di non voler più sottostare a queste nuove forme di schiavismo.
Come sarà articolata la campagna “Telèfono Ruju”?
La nostra idea è quella di raccogliere più segnalazioni possibili attraverso i nostri contatti: mail, pagina Facebook dedicata e un telefono che verrà presto trasformato in un cellulare a cui scrivere su Whatsapp e Telegram.

Per questo motivo abbiamo creato un adesivo che avrà la funzione di diffondere i mezzi con cui entrare in comunicazione con i nostri operatori.

Dopo una prima fase di raccolta delle segnalazioni, la USB fornirà consulenza per la fase vertenziale e, nel caso fosse necessario, anche assistenza legale.

Chi potrà partecipare?
Caminera Noa e la USB Sardegna (con le sue sedi a Nuoro, Terralba e Cagliari) sono i promotori, ma siamo aperti a tutte le forme di collaborazione con associazioni, organizzazioni e singoli che vedono nel lavoro stagionale e nei tirocini male utilizzati l’ultima frontiera dello sfruttamento legalizzato.

Già il circolo Me-Ti di Cagliari ha dato la sua disponibilità, abbiamo bisogno di forze e teste per crescere e creare un Osservatorio Permanente dello sfruttamento.

Cosa chiediamo alle istituzioni competenti?
Le nostre richieste sono quelle di far rispettare le (poche) norme relative al lavoro stagionale: più controlli negli esercizi e nelle strutture ricettive da parte dell’Ispettorato del lavoro; controllo e rimozione degli annunci non conformi sul sito dell’ASPAL perché è assurdo che proprio sulla bacheca di Sardegna Lavoro siano presenti offerte che riguardano tirocinanti per ricoprire il ruolo di lavapiatti.

Il tirocinio NON è un lavoro!
Traballu! No tzerachia!

La sfida fra Arru e Caminera Noa sul Mater

Il mondo dei social rivela sempre molte sorprese. Dopo la (riuscita) manifestazione di Caminera Noa contro il finanziamento pubblico al mater Olbia e alla sanità privata, uno dei promotori del soggetto-progetto (ex consigliere comunale Enrico Lobina), ha twettato il link ANSA attinente alla manifestazione e poco dopo è giunta la risposta dell’assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Luigi Arru.

Lobina ha risposto entro i 280 caratteri consentiti dal noto social annunciando che il soggetto-progetto politico Caminera Noa è pronto al confronto pubblico e Arru ha raccolto il guanto.

Pochi minuti fa, Caminera Noa ha postato sulla sua pagina fb una risposta ad Arru, dichiarando che entro breve verrà resa nota la proposta per l’incontro pubblico:

Dopo la manifestazione di ieri l’assessore regionale alla sanità Arru ha commentato con il seguente tweet:

“Continuiamo a fare polemica su informazioni non corrette; la spesa per ospedali e sanità privata della Sardegna è la più bassa d’Italia; si daranno sodi solo se faranno prestazioni ad alta complessità per ridurre mobilità fuori Sardegna”

Assessore siccome la matematica non è un’opinione e scripta manent le ricordiamo quali sono i dati che si trovano nelle delibere regionali che lei ha proposto e fatto approvare.

Ci chiediamo se Arru conosca le sue delibere o se piuttosto non gliele scriva qualcun altro.

Deliberazione n. 21/12 del 24.4.2018
Il budget per il Mater Olbia è pari a € 55,6 milioni annui.
Il budget per le prestazioni ospedaliere private è invece di € 98.986.877. A questa somma si aggiungono per il 2018 € 1.800.000 esclusivamente dedicati all’acquisto di prestazioni di alta complessità. Il totale è di € 100.786.877. Di questi, altri € 1.500.000 andranno al Mater per un totale di € 58.100.000 annui.

Le prestazioni di alta complessità erogate dalle strutture private accreditate sono pari a € 22.128.274,30, che sommate a € 1800.000 giungono a € 23.928.274,30, corrispondenti a meno del 24% del totale del budget, cioè meno di un quarto! (Arru afferma che i soldi ai privati vanno solo per prestazioni ad alta complessità)

Il tetto di 1.800.000 è virtuale, ovvero si può sforare senza limiti. Infatti, come riporta la delibera:

“In sede di stipulazione dei contratti con le singole strutture l’ATS deve determinare un tetto netto e un tetto lordo e pertanto vengono applicate le disposizioni contrattuali concernenti la decurtazione tariffaria del 20% prevista per le prestazioni erogate oltre il tetto netto.

Per quanto attiene il periodo successivo al 2018, l’Assessore ritiene che sia necessario prevedere con successivo provvedimento la definizione delle risorse per l’acquisto di prestazioni di assistenza prevalentemente ospedaliera per gli erogatori privati ed in particolare per l’ospedale privato della Gallura come di seguito specificatamente indicato:

– per le prestazioni di alta complessità, sulla base delle risorse disponibili […]; inoltre, per il nuovo ospedale della Gallura sulla base di una valutazione favorevole dei dati di mobilità sanitaria e del percorso intrapreso dallo stesso quale centro di alta specializzazione ed eccellenza clinica, con obiettivi di affermazione a livello nazionale ed internazionale per la diagnosi, la cura, la riabilitazione e la ricerca scientifica correlata all’assistenza socio-sanitaria;

– per le altre prestazioni (notare bene “altre prestazioni”, ovvero non esclusivamente quelle di alta complessità! ndr) necessarie per portare a regime l’ospedale Mater Olbia […] previa definizione nei rapporti con lo Stato della normativa applicabile alla Regione in materia sanitaria, ivi inclusa la possibilità di procedere all’adozione di idonee norme di attuazione, attraverso un incremento del tetto storico regionale […].”

Mater Olbia: posti letto convenzionati 242, struttura ancora chiusa ma ridimensionamento rete ospedaliera sarda già in atto con relativa chiusura di numerosi reparti e strutture.

Signor Assessore, a breve proporremo data e luogo dell’incontro pubblico.

Cordiali saluti.

I portavoce di Caminera Noa

Mai più un centesimo a Mater e sanità privata

di Daniela Piras

Grande partecipazione ieri mattina (domenica 17 giugno, n.d.R.) alla manifestazione in difesa della sanità pubblica indetta da Caminera Noa. Esponenti del sindacato USB, unione dei sindacati di base, di Potere al popoloPartito comunista PCLA Foras, rappresentanti di vari comitati di cittadini uniti nelle lotte a tutela dei diritti per un servizio sanitario in grado di soddisfare tutti i cittadini. Ciò che colpisce immediatamente è il nome scritto nell’insegna: “Mater Olbia – Hospital”. Appare già chiaro che ci sia qualcosa che non quadra; il territorio dove è situata la struttura è a pochi chilometri dal centro della città di Olbia, quindi siamo in Gallura, in Sardegna. Il nome in inglese appare un tantino insolito, e pare rappresentare bene ciò che i portavoce del soggetto-progetto Caminera Noa denunciano come “La più colossale operazione coloniale degli ultimi trent’anni, a cui nessuno in Sardegna ha avuto sinora il coraggio di contrapporsi”.

Un pezzo di territorio sardo, una futura struttura ospedaliera dal sapore straniero che rischia di diventare l’emblema di una speculazione ad opera dei magnati dell’edilizia del Qatar. Giovanni Fara, uno dei due portavoce di Caminera Noa, afferma che «Questa non è una battaglia di campanile, è una battaglia che attraversa la Sardegna e che si unisce alle mobilitazioni di coloro che nelle ultime settimane sono scesi in piazza in difesa dei presidi ospedalieri de La Maddalena, Isili, Sorgono, Muravera e Iglesias. Vogliamo portare l’attenzione sulla contropartita del Qatar che è legata agli interessi sull’isola: il rischio è che la Giunta Pigliaru metta mano alla PPR del 2006, togliendo i vincoli che finora hanno permesso di preservare migliaia di ettari di terreno dall’aggressione del cemento. Da questo potrebbe scaturire un mega investimento immobiliare da parte del Qatar.»
«L’ospedale è il simbolo di un immenso spreco di denaro pubblico – spiega Luana Farina, responsabile del tavolo sanitario di Caminera Noa e portavoce del comitato “Donne libere in lotta per il diritto alla salute” – oggi vogliamo far valere tutte le istanze relative alle criticità della sanità. Le risorse pubbliche devono finanziare le strutture pubbliche, questo non è avvenuto e ciò sta portando alla depauperazione del servizio. Questa scelta di voler finanziare con soldi pubblici, quindi soldi nostri, ben 60 milioni di euro, una struttura privata come il Mater Olbia, non è che la punta dell’iceberg; dietro ci sono accordi economici e finanziari.»

Alla manifestazione sono presenti diversi esponenti politici, comitati, USB – unione dei sindacati di base, associazioni culturali. Aldo Pireddu, di “Potere al popolo” afferma che «occorre garantire una sanità pubblica per tutti, implementando i servizi offerti, noi non siamo contro la sanità privata, a patto e a condizione che sia complementare e non sostitutiva di quella pubblica.»
Enrico Rubio, dell’USB spiega che il sindacato ha sostenuto sin da subito questa battaglia: «La sanità pubblica in Italia e soprattutto in Sardegna sta andando a ramengo da tempo e, in previsione dell’apertura del Mater la situazione sta peggiorando ancora, stiamo andando incontro alla distruzione della sanità, specie dei piccoli ospedali, si crea così un alibi perfetto per arrivare ad aver bisogno di strutture come il Mater Olbia.»
Sono tanti gli interventi in difesa della sanità pubblica, le denunce di sfacelo degli condizioni degli ospedali “in alcuni mancano persino le garze”, i dati catastrofici relativi alle 70 mila persone che, in Sardegna, hanno rinunciato a curarsi nel 2017, le lista d’attesa interminabili alle quali si va incontro prenotando visite di controllo tramite il CUP “Per effettuare una mammografia occorre aspettare a novembre del 2019!”. Tutto ciò stride con il continuo invito a “lavorare con la prevenzione” che i cittadini sardi si sentono rivolgere dagli operatori sanitari.

Una delle testimonianze più toccanti è stata quello di Emanuela Cauli, del comitato “Cittadini in difesa del Paolo Merlo de La Maddalena”; parole che sembrano arrivare da un mondo a parte, dove l’isolamento è davvero preoccupante, e dove si assiste ad un abbandono che fa quasi paura. «Il nostro era un ospedale perfetto, voluto dai nostri nonni e dai nostri padri cinquant’anni fa; ora è diventato un poliambulatorio senza neanche le strumentazioni di base. A La Maddalena non si può nascere, si può solo morire. Siamo stati silenziati, io sono stata perfino bannata dalla pagina facebook della RAS per aver espresso il mio disappunto. Noi siamo in balia delle condizioni meteo, siamo terrorizzati. Siamo l’isola del vento, del Maestrale; l’elicottero o il traghetto, in condizioni sfavorevoli potrebbero non partire e, a quel punto, non potremmo fare niente. Se ti senti male, a La Maddalena, ci rimani».
Una manifestazione che ha avuto la capacità di portare all’attenzione di tutti i cittadini sardi le criticità legate al diritto alla salute, alla pericolosità di determinate scelte politiche che potrebbero portare ad un concreto peggioramento del servizio in sé, con tutte le conseguenze che inevitabilmente ne seguirebbero.

Autodeterminatzione: tramonto o alba?

 Fabrizio Palazzari (nuovo portavoce e presidente) e Stefania Lilliu (vicepresidente) di Autodeterminatzione

Prima le dimissioni del portavoce Anthony Muroni accompagnate dalle rassicuranti dichiarazioni di “normale alternanza democratica”, poi l’autocongelamento dell’associazione Sardos (di cui Muroni è membro attivo e importante animatore), in seguito le dimissioni di Valentina Sanna, presidente del gruppo Comunidades, e infine l’abbandono dell’associazione Sardos. Nell’epilogo le polemiche durissime sui social su statuto e gestione politica del progetto e infine la spaccatura finale.

Piuttosto che una “maratona” quella di Autodeterminatzione a molti- compresi molti attivisti e sostenitori – è sembrata una corsetta di un corridore poco allenato, insomma l’ennesima delusione dello speranzoso mondo indipendentista in cerca di unità.

Proprio Valentina Sanna, in un lungo comunicato di delucidazioni, aveva individuato nella questione del metodo (e quindi dello statuto), le ragioni della rottura:

«Se avessimo fatto prima di quella data, come ci eravamo ripromessi di fare, lo Statuto e l’Associazione Progetto Autodeterminatzione, probabilmente niente o poco di irreparabile come invece è avvenuto, sarebbe successo. Lo Statuto, non per responsabilità di tutti ma solo di una parte, non si è fatto nel tempo stabilito».

Alcuni attenti osservatori avevano già individuato nel metodo i piedi d’argilla del progetto e a quanto pare diverse formazioni e personalità storiche dell’indipendentismo si erano tenute lontane proprio perché avevano intravisto nella fretta di presentarsi alle elezioni (per di più alle elezioni italiane!) i ben noti mali di ogni tentativo unitario.

Ma al di là delle interpretazioni ciò che risulta certo è che le strade dei sei soggetti rimasti (a cui si è aggiunta la nuova sigla “Radicales Sardos”) da una parte e di Sardos e Comunidades dall’altra sembrano essersi definitivamente divise, anche se in politica l’aggettivo “definitivo” è sempre da intendersi relativamente.

«La nuova strategia – si legge in una nota di Sardos dello scorso 8 maggio – è un ritorno sulla strada del vecchio indipendentismo e delle vecchie pratiche partitiche, di natura quasi esclusivamente elettorale;
– è percepibile un netto ritorno alle posizioni estreme e massimaliste: “lui non è mai stato indipendentista”, “lui era .. “;
– si sta lasciando per strada il principio della trasversalità che aveva invece caratterizzato Progetto Autodeterminatzione;
– molti quadri di alcune forze politiche del tavolo hanno fatto trasparire, con le loro dichiarazioni, un disprezzo inaccettabile con l’intenzione di isolare Sardos, opprimendo la sua potenzialità di catalizzatore prima tanto decantata;
– alcuni giudizi sul coordinatore politico, solo dopo il 4 marzo, ci sono sembrati intollerabili e da censurare per sgradevolezza e irresponsabilità.
Sono questi i motivi che hanno innescato la crisi del post 4 marzo: non un’analisi del voto, ma la volontà cinica di pochi, nel silenzio colpevole di altri, di sgombrare il campo dalla presenza “moderata” della nostra associazione che, con enormi sacrifici e difficoltà, aveva favorito seguendo il suo statuto la federazione tra gli otto diversi movimenti e la nascita stessa del Progetto.
Mai prima queste sigle avevano accettato di unirsi o anche solo di riunirsi operativamente attorno a un unico tavolo con un forte e autorevole coordinamento quale quello svolto da Anthony Muroni».

Sulla nuova pagina fb del progetto compare invece la lettura a tinte rosa di Autodeterminatzione che sottolinea la novità del corso politico intrapreso:

«Fabrizio Palazzari (Presidente e portavoce) e Stefania Lilliu (Vice-presidente e vice-portavoce) sono l’espressione della stessa formazione che si è presentata alle Politiche dello scorso 4 marzo e che sì è evoluta in piena continuità con lo statuto fondativo iniziale. In piena linea con l’attenta risposta ricevuta dalla società sarda, sia in termini elettorali, con oltre 20.000 voti, che soprattutto in termini di partecipazione.

Infatti negli ultimi due mesi migliaia di attivisti hanno partecipato alle venti assemblee territoriali che si sono svolte in tutta la Sardegna. La scelta di Fabrizio Palazzari e Stefania Lilliu va proprio in questa direzione. Sono l’espressione diretta del processo elettorale e partecipativo avviato e sono capaci di rappresentare il nostro progetto politico, plurale e aperto. Il loro impegno immediato sarà rivolto ad animare questa partecipazione dal basso e nel contempo allargare i soggetti coinvolti con le nuove sigle che aderiranno ad AutodetermiNatzione, a cominciare dai Radicales Sardos.

AutodetermiNatzione è un movimento politico, plurale, aperto, nazionalmente sardo e di visione progressista impegnato nella costruzione di un progetto di autogoverno della Sardegna partecipato, inclusivo e condiviso. E’ aperto alle forze politiche, ai movimenti, alle associazioni che abbiamo testa, cuore e gambe qui nella nostra terra e ai cittadini che potranno agire al massimo delle loro potenzialità all’interno della struttura organizzativa».

Il testo è il frutto di una conferenza stampa in Regione lo scorso 16 maggio dove appunto è stato annunciato il rinnovo dei vertici: presidente è Fabrizio Palazzari e Stefania Lilliu  invece è stata eletta vicepresidente.

 

Così mentre Sardos ha rinviato la sua assemblea aperta al 27 maggio nel centro servizi Losa di Abbasanta, a cui a questo punto è probabile aderisca anche Comunidades, Autodeterminatzione punta sugli incontri territoriali e rinnova statuto e vertici dirigenti.

Nella medesima conferenza stampa, alla presenza dei segretari delle varie componenti, l’alleanza tra Gentes, Sardegna Possibile, Rossomori, Sardigna Natzione, Irs, Liberu e Radicales Sardos pro s’Autodeterminazione annuncia a gran voce l’obietivo: si punta alle prossime elezioni regionali .

La linea è sempre quella annunciata in vista delle elezioni italiane: alternativa di governo al sistema dei partiti italiani. Il problema è che lo spazio politico inizia ad essere assai affollato e i voti sembrano decrescere proporzionalmente al numero dei soggetti che si candidano a rappresentarli.

………….

(Nota della Redazione)

La Redazione di Pesa Sardigna ha sempre seguito con interesse ogni tentativo di ricomposizione del movimento per l’emancipazione nazionale della Sardegna e conseguentemente al suo dibattito interno. Dunque è disponibile ad ospitare al suo interno interventi e interviste di tutti i suoi protagonisti. 

Basta contattare la redazione a questa mail : pesa.sardigna.blog@gmail.com