Tirocinanti sardi sul piede di guerra

Hanno raccolto l’appello del nuovo percorso politico sardo “Caminera Noa” (http://www.pesasardignablog.info/2017/10/29/caminera-noa-la-ras-cambi-le-regole-sui-tirocini/), poi hanno scritto una lettera manifesto (https://www.facebook.com/notes/cambiamo-le-regole-sui-tirocini-sardegna/cambiamo-le-regole-sui-tirocini-firma-anche-tu/1519908184754358/) che hanno provveduto a diffondere in rete e ad inviare agli organi istituzionali competenti: sono i giovani tirocinanti sardi.
Il manifesto dell’assemblea pubblica chiamata dai tirocinanti per il prossimo 11 gennaio a Oristano
Ora si troveranno ad Oristano per la prima assemblea pubblica “Cambiamo le regole sui tirocini” per dare corpo alla battaglia in vista di una regolazione dei tirocini più giusta, equa e dignitosa per tutti i lavoratori in formazione.
L’appuntamento è stato fissato giovedì 11  Gennaio 2018 a Oristano presso il Liceo Classico De Castro in piazza Aldo Moro.
Di seguito una sintesi delle richieste più significative di Caminera Noa e dei tirocinanti in lotta:
  • una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio: I) tirocini formativi e di orientamento, II) tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro e III) tirocini in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, giacché ognuno di essi risponde ad esigenze diverse;
  • una durata massima del tirocinio di 6 mesi;
  • una indennità minima di partecipazione di 800€; dal momento che si continua a chiudere gli occhi rispetto al fatto che i tirocinanti svolgano effettiva attività lavorativa e anzi lo si accetta, allora vogliamo ricevere una somma più dignitosa;
  • controlli-filtro sulle offerte di tirocinio, almeno in quelle pubblicate nei canali ufficiali della Regione Sardegna; non è possibile continuare a vedere offerte per attività che non necessitano di formazione o che richiedono pregressa esperienza lavorativa, ciò contrasta con la normativa e sono il primo campanello d’ allarme rispetto a una futura situazione di abuso;
  • maggiori controlli da parte dei soggetti promotori e maggiori controlli sui soggetti promotori, rei troppo spesso di chiudere un occhio rispetto a situazioni di abuso;
  • maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro che, in caso di accertamento di un abuso, darebbero diritto al tirocinante a vedersi riconosciuta l’applicazione retroattiva di tutti i trattamenti economici e normativi spettanti ai lavoratori che svolgono le sue stesse mansioni.
Non possiamo non segnalare inoltre i sempre più frequenti ritardi nel versamento di quella modesta indennità che ci spetta e chiedere di intervenire a garanzia di una maggiore regolarità e puntualità.
Su questi punti daremo battaglia e siamo pronti a farci sentire.

Sassari e slot: nella spazzatura 100 milioni annui

1,1 Miliardi di euro. Questa la cifra giocata in Sardegna nel 2016 nelle slot machines, di cui 107 milioni solo a Sassari. Un dato in crescita e sempre più allarmante se si pensa che nel 2012 Sassari deteneva il primato con 76 milioni di euro spesi dai suoi cittadini in bar, circoli e attività commerciali che hanno posizionato al loro interno le macchinette mangiasoldi.

Gli indipendentisti lottano da anni contro il diffondersi di una piaga che colpisce soprattutto le zone più disagiate, poiché si ricerca nel gioco la possibilità di un colpo di fortuna per fare fronte al dilagare della disoccupazione e della miseria. A Sassari, ad esempio, il tasso di disoccupazione giovanile supera il 50%, più dell’80% delle pensioni non arrivano a 1000€ e circa il 20% delle famiglie si trovano sotto la soglia di povertà.

Facendo leva sul potere delle Amministrazioni, nel 2013, il partito indipendentista A Manca Pro s’Indipendentzia (oggi non più esistente) lanciò la campagna “Non li dias dinare a custu Istadu parassita”, a cui seguì un convegno con il coinvolgimento del SERD e la presentazione di una mozione in Consiglio Comunale grazie al consigliere Isidoro Aiello, approvata all’unanimità il 20/02/2014.

Di seguito i punti principali della delibera:

  • Istituire una Carta dei locali No slot per fare loro pubblicità positiva
  • Prevedere sgravi fiscali e incentivi economici per chi decidesse di non avere slot machine e videolottery nella propria attività
  • Redigere e approvare un regolamento in cui si stabilisca la distanza minima tra luoghi in cui si pratica il gioco d’azzardo e luoghi sensibili come scuole, ospedali, chiese, centri di aggregazione ecc.
  • Vietare la pubblicità a ogni forma di gioco d’azzardo e attività ad esso collegata in tutto il territorio comunale.
  • Regolamentazione degli orari di apertura e chiusura dei locali che ospitano il gioco d’azzardo.

Questa delibera non è mai stata applicata dalla sua approvazione, nel 2014, durante la Giunta Ganau e quindi in perfetta continuità con la Giunta Sanna; nonostante ciò, Sassari è stata testimone di un continuo fiorire di attività commerciali dedicate esclusivamente al gioco d’azzardo. In due anni è stato applicato solo il regolamento che prevedeva sgravi fiscali per chi decidesse di non possedere slot e videolottery nella loro attività, e il disciplinamento degli orari di accensione delle slot machine.

La lotta venne infatti ripresa nel febbraio 2016 con l’apertura di una nuova casa da gioco in via Vardabasso, di proprietà dei figli di Perrone, (ex assessore della Giunta Ganau e poi consigliere comunale del PD con Sanna). La casa citata, infatti, prevedeva una struttura con parcheggi sotterranei, ristorante e camere per la notte. Insomma, invece di disincentivare il gioco di azzardo, lo si rende appetibile sotto più punti di vista. Il Fronte Indipendentista Unidu organizzò un sit-in di protesta il 24 febbraio 2016, con grande partecipazione da parte di militanti e cittadini sensibili al problema, soprattutto data la vicinanza della Casa da Gioco con l’Ospedale Conti, in netto contrasto con uno dei punti principali della delibera stessa. In quella occasione il FIU chiese a gran voce l’applicazione della delibera o le dimissioni del Sindaco Nicola Sanna.

Il 1 aprile 2016 il FIU chiamò a Sassari un’assemblea pubblica invitando cittadinanza, SERD e istituzioni a discutere diverse forme di lotta e contrasto delle ludopatie a cui parteciparono esponenti del PD locale e componenti della Giunta e del Consiglio Comunale.

La mossa successiva di associazioni vicine al PD fu l’organizzazione di uno slotmob e delle feste per premiare singole attività che decisero di sostituire le slot con una libreria all’interno del loro bar. Sicuramente un gesto encomiabile, ma che nulla ha a che vedere con l’applicazione di una delibera esistente studiata appositamente per essere applicata a costo quasi zero nella maggioranza dei suoi punti, come il censimento dei locali no slot e la collaborazione con il SERD nella funzione di prevenzione e cura delle dipendenze.

La contraddizione è palese: nel sassarese si continua a vedere adesivi applicati sulle vetrine di chi rinuncia alle slot, insieme a giganti vele pubblicitarie con cui le case da gioco promuovono indisturbate la loro attività. Vele dislocate in tutta l’area cittadina, soprattutto nei punti nevralgici: S. Maria, a due passi da via Padre Zirano, in cui gli studenti e non solo prendono il pullman; Centro Commerciale Tanit; zone periferiche in cui il disagio economico è in costante crescita.

Sono passati quattro anni dalla proposta di A Manca, ma l’Amministrazione, sempre ad egemonia PD, si rifiuta  ancora ad applicare in toto una delibera approvata a febbraio 2014.

Certamente non è un problema di costi, di mezzi e di strumenti, ma di coraggio e forza nel contrastare un fenomeno che, sì, arricchisce le casse dello Stato e di chi produce questi strumenti sanguisuga, ma impoverisce economicamente e umanamente una società e un territorio ormai devastati.

Il SERD e i suoi operatori sono lasciati soli nella loro lotta quotidiana, le iniziative nelle scuole sono frutto della buona volontà di singoli docenti e dirigenti, l’accesso al gioco d’azzardo è sempre più facilitato e le conseguenze sempre più gravi.

 

Muroni: «la Sardegna si governa con testa, cuore e anima nell’Isola!»

1. Che cos’è e quali sono i presupposti politici del progetto “Polo dell’Autodeterminazione”?

Si tratta di un laboratorio di idee finalizzato ad aggregare forze politiche, movimenti e associazioni che credono la Sardegna debba essere governata in discontinuità di progetti e comportamenti rispetto alle forze politiche italiane che ci hanno condotto all’attuale disastro sociale, culturale ed economico. Raccogliamo idee, sperimentiamo buone pratiche, elaboriamo progetti, lavoriamo per far emergere forze nuove dalla società sarda. Il nostro obiettivo è quello di far governare la Sardegna ai sardi, rompendo il cordone ombelicale con la malapolitica italiana.

2. Le alleanze sotto scadenza elettorale non hanno mai portato molta fortuna agli assembramenti di stampo sardista e indipendentista. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?

Ogni domanda è lecita ma questa contiene una affermazione (con parole offensive, come “assembramenti”) che è assolutamente fuorviante. Questo cantiere ha preso il via mesi fa, quando non c’erano elezioni in vista. Chi ne fa parte – e chi ne ha fatto parte, anche fuggevolmente – sa bene che le elezioni non sono mai state un assillo né l’obiettivo unico. Siamo consci di dover condurre un’operazione anzitutto culturale, fondata sui contenuti. Le elezioni – e l’eventuale successo delle nostre proposte e il termometro della nostra credibilità – saranno una conseguenza.

3. Mentre in Catalogna e in Corsica le forze nazionali trovano l’intesa e governano, in Sardegna alcuni credono ancora nelle alleanze con i partiti centrali. Scontiamo un gap storico rispetto ad altre nazioni?

Abbiamo già detto che non c’è nessuno spazio di collaborazione – né etico, né sui contenuti – con i partiti italiani che ci hanno condotto nell’attuale situazione. E nemmeno con chi continua a condividere le responsabilità della fallimentare Giunta Pigliaru. Serve, appunto, una svolta culturale: la Sardegna si governa con testa, cuore e anima nell’Isola, non con investiture dei soliti (tristemente) noti.

4. Come fare a superare lo scoglio dell’attuale legge elettorale voluta in maniera bipartisan da centro destra e centro sinistra per impedire l’ingresso in Regione di forze alternative al duopolio?

Io credo che il problema se lo debbano porre il centrodestra e il centrosinistra. Noi – se saremo alle elezioni – saremo in campo per vincere.

5. Avete una strategia per coinvolgere i soggetti che si battono per l’emancipazione della Sardegna che ancora non risultano organici al vostro progetto?

Non è più il tempo della tattica, delle presunte furbizie e delle strategie personali. Noi ci siamo costituiti e abbiamo lanciato un appello a tutti i cittadini sardi che si riconoscono nel nostro manifesto di valori e nel nostro programma di rilancio sociale, culturale ed economico, in discontinuità quando non in rottura col passato anche recente. Chi ci sta è ben accetto.

6. Dentro il Polo dell’Autodeterminazione ci sono varie sensibilità politiche, fino a poco tempo fa addirittura contrastanti. Sarà un problema comporre un programma sociale visto che convivono sotto lo stesso tetto tendenze liberiste e tendenze socialiste?

Mi pare che anche questa domanda sia preceduta da un assunto che tende a privilegiare le divisioni e non le cose che uniscono. L’esempio catalano e corso ci indica la strada: serve un fronte di liberazione nazionale, democratico e pacifista. Serve liberare tutte le istituzioni sarde dalle incrostazioni. Se partiamo dal presupposto che ogni punto di equilibrio che troveremo tra le nostre diverse sensibilità non potrà che essere migliore dalle pratiche di Pd e Forza Italia, non potrà che essere un successo.

Tirocini: Traballu, no tzerachia!

Immagine tirocini

Lo scorso ottobre il progetto “Pro una Caminera Noa” aveva lanciato una campagna per denunciare la passività della Regione Sardegna a fronte della nuova normativa sui tirocini. Lo scorso 25 maggio 2017 – avevano denunciato in una nota gli attivisti di CN – «la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento”. contenuti delle nuove linee guida sono nettamente peggiorativi rispetto al passato. Il nuovo quadro che viene proposto elimina le differenti tipologie di tirocinio, modulate a seconda del destinatario, liberalizzando di fatto il tirocinio. Viene aumentata la durata massima del tirocinio, da 6 a 12 mesi. Si lascia invariata l’indennità minima di partecipazione a 300€». Evidentemente il passaparola è corso in fretta in rete e molti ragazzi hanno contattato il referente della campagna, il giovane attivista Marco Contu che ha fatto studi specifici in materia.

Il passo successivo è una campagna di giovani tirocinanti e precari che non ci stanno ad essere trattati come schiavi e che annunciano di voler dare battaglia raccogliendo l’invito alla mobilitazione emesso da Caminera Noa. Questi ragazzi si sono organizzati e hanno aperto una pagina Facebook pubblicando un appello da firmare per poi lanciare una ampia mobilitazione con il fine di costringere la RAS ad intervenire con proprie linee guida che sostituiscano quelle del governo italiano, (peggiorative rispetto alla situazione precedente), e che prevedono una durata massima del tirocinio di 12 mesi e un’indennità minima di 300 euro al mese.

A fronte di questa legislazione che trasforma i tirocini in lavoro mal pagato, le richieste dei giovani tirocinanti in lotta sono chiare:

– una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio
– una durata massima del tirocinio di 6 mesi
– una indennità minima di partecipazione di 800€
– controlli-filtro sulle offerte di tirocinio
– maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro

Il prossimo passo dopo aver inoltrato alle Istituzioni regionali la lettera firmata – annunciano i giovani tirocinanti – «sarà la convocazione di un’assemblea generale di tutti i giovani interessati dal problema per la prima metà di gennaio, in un luogo facilmente raggiungibile da tutta la Sardegna, allo scopo di organizzare le successive iniziative di mobilitazione».

Di seguito la lettera integrale pubblicata sulla pagina fb. Chi volesse sottoscriverla può tranquillamente andare sulla pagina Cambiamo le regole sui tirocini e scrivere un messaggio in bacheca.

LA LETTERA INTEGRALE

CAMBIAMO LE REGOLE SUI TIROCINI! Firma anche tu!

Siamo giovani sardi, tirocinanti, ex tirocinanti e potenziali tirocinanti. Siamo quella fascia di popolazione sulla quale continuano a pesare fortemente gli strascichi della crisi e le scelte politiche degli ultimi venti anni e oltre; la disoccupazione giovanile in Sardegna continua a rimanere su tassi allarmanti (56,3%) e sempre più spesso siamo costretti all’emigrazione, al lavoro nero, alla dequalificazione rispetto alle competenze che abbiamo acquisito con anni di studio o imparando un mestiere.

La prima esperienza di approccio al mondo del lavoro per molti giovani sardi è sempre più spesso il tirocinio, uno strumento di politica attiva periodicamente incentivato anche dalla Regione Sardegna, che, se di per sé, può essere uno strumento utile, nella realtà dei fatti si dimostra uno strumento atto a legittimare situazioni di sfruttamento del lavoro e utile solo ad abbattere il costo del lavoro per le imprese. Il tirocinio oggi si palesa come un ricatto vero e proprio in cui siamo chiamati a scegliere tra disoccupazione e lavoro sottopagato: è una situazione che non siamo più disposti ad accettare e per la quale chiediamo degli interventi immediati.

Deve essere chiaro: il tirocinio non costituisce un rapporto di lavoro ma unicamente una esperienza formativa per il tirocinante che, grazie all’affiancamento a un tutor, può conoscere dall’interno un determinato contesto lavorativo, vedere e conoscere in modo diretto come si svolge una professione o un mestiere, incrementare le proprie conoscenze e così poter orientare le proprie scelte nel mondo del lavoro. Il tirocinante non dovrebbe mai partecipare alla capacità produttiva di una impresa, il tirocinante non dovrebbe mai svolgere mansioni meramente pratiche e manuali; insomma il tirocinante non può svolgere attività di lavoro subordinato. Anche le linee guida “nazionali” del 25 Maggio 2017 sono abbastanza chiare: “al fine di qualificare l’istituto e di limitarne gli abusi […] il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo”. Evidentemente la realtà dei fatti non è questa; infatti è ormai prassi che i tirocinanti svolgano attività lavorativa come un qualsiasi altro lavoratore, spesso con gli stessi ritmi e orari ma con una indennità lorda di 400€ o 450€ al mese e senza contributi previdenziali, e, quando il tirocinio è attivato con l’Avviso della Regione, all’impresa spetta un modico esborso di 150€.

Il 25 Maggio 2017 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove linee guida italiane dove indica degli indirizzi da seguire sui vari aspetti che regolano il tirocinio; nonostante l’evidente abuso che si fa dei tirocini, al posto di porre un argine, queste linee guida sono nettamente peggiorative: esse liberalizzano di fatto l’istituto con il tirocinio extracurriculare unico, mentre prima la netta distinzione di tre tipi di tirocinio serviva a modulare ogni tipologia in base a chi fosse il destinatario; viene aumentata la durata massima del tirocinio a 12 mesi mentre prima il tirocinio formativo e di orientamento poteva durare massimo 6 mesi (non sono un po’ troppi dodici mesi per formarci?); viene fissata l’indennità minima a 300€, esattamente come in passato. Il quadro potenziale che si forma con queste modifiche, vede la possibilità per un’impresa di far lavorare un tirocinante fino a 8 ore al giorno, per 12 mesi, a 300€ lordi al mese! Che dire poi del rischio sempre più concreto di rimanere incastrati in un vortice continuo di tirocini, dove finito uno se ne inizia un altro per altri 12 mesi, con buona pace del desiderio di vedere un contratto di lavoro regolare?

Fortunatamente queste linee guida non sono legge ma solo linee di indirizzo, in quanto la regolazione ufficiale spetta alla Regione Sardegna che può disattendere completamente tali linee e formularne altre più favorevoli per i tirocinanti. Tanto per rafforzare quanto abbiamo già detto prima, i tirocini, rientrano nella materia “formazione” e non “lavoro” e su tale materia ha competenza esclusiva la Regione. Sappiamo che in Regione si sta già lavorando sulle nuove linee guida regionali e noi intendiamo intervenire con delle richieste ben precise.

Vogliamo:

  • una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio: I) tirocini formativi e di orientamento, II) tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro e III) tirocini in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, giacché ognuno di essi risponde ad esigenze diverse;
  • una durata massima del tirocinio di 6 mesi;
  • una indennità minima di partecipazione di 800€; dal momento che si continua a chiudere gli occhi rispetto al fatto che i tirocinanti svolgano effettiva attività lavorativa e anzi lo si accetta, allora vogliamo ricevere una somma più dignitosa;
  • controlli-filtro sulle offerte di tirocinio, almeno in quelle pubblicate nei canali ufficiali della Regione Sardegna; non è possibile continuare a vedere offerte per attività che non necessitano di formazione o che richiedono pregressa esperienza lavorativa, ciò contrasta con la normativa e sono il primo campanello d’ allarme rispetto a una futura situazione di abuso;
  • maggiori controlli da parte dei soggetti promotori e maggiori controlli sui soggetti promotori, rei troppo spesso di chiudere un occhio rispetto a situazioni di abuso;
  • maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro che, in caso di accertamento di un abuso, darebbero diritto al tirocinante a vedersi riconosciuta l’applicazione retroattiva di tutti i trattamenti economici e normativi spettanti ai lavoratori che svolgono le sue stesse mansioni.

Non possiamo non segnalare inoltre i sempre più frequenti ritardi nel versamento di quella modesta indennità che ci spetta e chiedere di intervenire a garanzia di una maggiore regolarità e puntualità.

Su questi punti daremo battaglia e siamo pronti a farci sentire.

 

L’invasione di H&M e le lacrime di coccodrillo del sindaco di Sassari

Senza nessuna autorizzazione comunale il colosso dell’abbigliamento H&M, la cui apertura è prevista per il 29 novembre all’interno di uno dei padiglioni del centro commerciale Auchan, ampliato di recente, ha pensato di farsi pubblicità riempiendo di volantini piante, fioriere, panchine, monumenti, serrande e portoni.

Non è passato inosservato il post del primo cittadino che lamentandosi per l’accaduto informava attraverso la sua pagina facebook che gli agenti della polizia municipale avevano elevato «circa 50 verbali con sanzioni amministrative per quasi 20.000 Euro»  e augurandosi che i sassaresi sappiano sanzionare il blasonato marchio «con le loro scelte di consumatori, consapevoli del danno d’immagine inferto alla città.»

Non è tardata ad arrivare la puntualizzazione del coordinatore sassarese del Fronte Indipendentista Unidu Giovanni Fara che a sua volta ha puntato il dito sull’azione poco incisiva del sindaco e della sua giunta per impedire i continui ampliamenti dei centri commerciali nella zona industriale di Sassari, che «da qualcuno», scrive esattamente, «le autorizzazioni le devono pur aver ottenute».

D’altronde – continua Fara – i centri commerciali versano nelle tasche del comune centinaia di migliaia di euro ogni anno di tassa mondezza e «la ragione della mancata indignazione del sindaco sta tutta lì. Ma questa dev’essere sembrata un’occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire e quindi giù con il commento che lo riconciliasse con una città abbandonata a se stessa, dove non esistono interventi di rilancio economico e dove gli amministratori fanno politica a suon di post su facebook.»

Il coordinatore cittadino del FIU incalza il sindaco sulle responsabilità della giunta di fronte ad un simile episodio, e aggiunge: «Provate voi a fare un volantinaggio della vostra azienda senza richiedere alcuna autorizzazione. Le probabilità di essere fermati dalla polizia municipale sono veramente alte. Mi domando dunque come sia stato possibile disseminare in giro per la città grucce sugli alberi e paletti pubblicitari nelle aiuole passando quasi del tutto indisturbati, per poi passare alla critica fatta su facebook anziché tra i banchi del consiglio comunale. Cosa a cui Sanna e la sua giunta ci hanno ormai tristemente abituato. Il suo post ricorda infatti la risoluta presa di posizione contro le slot machine, una politica fatta di niente, infarcita da slogan e parole che mai si traducono in fatti concreti. »

Le osservazioni del coordinatore cittadino del Fronte Indipendentista Unidu sollevano l’attenzione su un problema che da anni riguarda la città e stimola una riflessione sullo stato di abbandono del centro cittadino, ben lontano da una ripresa economica, che richiede azioni politiche concrete da parte delle istituzioni che per troppi anni hanno evitato di osservare il fenomeno dilagante dell’alta concentrazione di supermercati, centri commerciali, ipermercati sul territorio di Sassari. Fenomeno che ha indiscutibilmente impoverito il territorio e svuotato il centro che deve fare i conti, oltre che con la concorrenza delle grandi catene commerciali, anche con l’assenza di politiche volte al suo rilancio.

Post di Nicola Sanna

Spettabile ditta H&M, così non va proprio bene !
Senza alcuna autorizzazione vi siete permessi di imbrattare la città !
Avete appeso le vostre grucce di carta pubblicitaria in ogni dove, nelle aiuole, sugli alberi, sui cartelli stradali.
Carta che è finita per terra, come semplice cartaccia, i nostri operatori ecologici dovranno impiegare più tempo e noi più denaro per raccoglierla e mantenere pulita la nostra città.
Ormai avete ottenuto il vostro obiettivo: fare comunque una pubblicità che è però arrogante, prepotente e cattiva per come vi siete comportati, senza rispetto per le nostre strade, facciate, aiuole. 
Sicuramente i vostri stregoni della pubblicità l’avevano messo nel conto. 
Sicuramente cercherete di addossare le colpe ad alcuni vostri collaboratori, piuttosto che scusarvi prontamente e recuperare dalla strada tutte questo materiale che avete sparpagliato nelle nostre strade.
Appena abbiamo saputo di questo sconcio sono stati mobilitati i nostri agenti della polizia municipale, sono stati elevati circa 50 verbali con sanzioni amministrative per quasi 20.000 Euro.
Purtroppo per noi questo esborso non vi arrechera’ alcun danno economico significativo. 
Mi auguro che i miei concittadini sappiano invece sanzionarvi con le loro scelte di consumatori, consapevoli del danno d’immagine che avete inferto alla città.
Scegliendo di non scegliere i vostri prodotti, quale vera sanzione per il danno che avete procurato. 
La stessa cosa avete fatto nella città di Cagliari.

Post di Giovanni Fara

Due parole sulla pubblicità aggressiva e non autorizzata del colosso dell’abbigliamento H&M la cui apertura è prevista per il 29 novembre nella nuova area realizzata nel centro commerciale Auchan e sul post indignato del sindaco Nicola Sanna.
La prima considerazione da fare è che le ragioni di tanta indignazione del sindaco non convincono per nulla visto che non mi pare ci siano state dichiarazione del primo cittadino contro i continui ampliamenti dei centri commerciali nella zona industriale di Sassari, che da qualcuno, le autorizzazioni le devono pur aver ottenute. Non una parola dunque di dissenso su questo. D’altronde Auchan paga al comune ben 100mila euro all’anno di tassa mondezza e la ragione della mancata indignazione del sindaco sta tutta lì. Ma questa dev’essere sembrata un’occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire e quindi giù con il commento che lo riconciliassse con una città abbandonata a se stessa, dove non esistono interventi di rilancio economico e dove gli amministratori fanno politica a suon di post su facebook.
Provate voi a fare un volantinaggio della vostra azienda senza richiedere alcuna autorizzazione. Le probabilità di essere fermati dalla polizia municipale sono veramente alte. Mi domando dunque come sia stato possibile disseminare in giro per la città grucce sugli alberi e paletti pubblicitari nelle aiuole passando quasi del tutto indisturbati per poi passare alla critica fatta su facebook anziché tra i banchi del consiglio comunale. Cosa a cui Sanna e la sua giunta ci hanno ormai tristemente abituato. Il suo post ricorda infatti la risoluta presa di posizione contro le slot machine, una politica fatta di niente, infarcita da slogan e parole che mai si traducono in fatti concreti.

Giovani indipendentisti europei a Cagliari

L’organizzazione giovanile indipendentista Scida Giovunus Indipendentistas organizza “Atòbiu2017 – 4th International Meeting of young Independentists”. Siamo alla quarta edizione dell’importante incontro  internazionale dei giovani indipendentisti europei in Sardegna.

La prima e la seconda edizione degli incontri tra organizzazioni giovanili indipendentiste europee furono organizzate dai comitati studenteschi Scida2013 e Scida2014, la terza edizione è stata organizzata da Scida Assotziu Indipendentista nel Novembre 2016. Quest’anno saranno ospiti dei giovani indipendentisti sardi i ragazzi della JERC dalla neonata Repubblica Catalana e quelli di Sanca Veneta dalla Nazione Veneta.

PROGRAMMA COMPLETO ATOBIU 2017
– 24 Novembre h 18.00 – Sala Maria Carta, Via Trentino | Atòbiu2017 – Presentada delegatzionis | Press conference | Presentazione dei delegati e conferenza stampa

– 25 Novembre h 17.00 – Su Tzirculu, Via Molise 62 | Atòbiu2017 – 4th International Meeting of Young Independentists | Convegno con i delegati internazionali di JERC e Sanca Veneta

– 25 Novembre h 20.30 – Su Tzirculu, via Molise 62 | Atòbiu2017 **Arrogalla** | **Bujumannu** @Su Tzirculu – Default | Concerto e festa di chiusura dell #Atòbiu2017

Caminera Noa: la RAS cambi le regole sui tirocini!

 

La grafica della campagna contro i tirocini-schiavitù, mutuata e sapientemente ribaltata dalla campagna ufficiale della RAS

La nuova normativa sui tirocini e la passività della Regione Autonoma di Sardegna non piace agli attivisti di Caminera Noa, il nuovo percorso che mette in rete diverse esperienze di lotta della realtà sarda. Il 25 maggio 2017 – denunciano in una nota – la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento”. Le regioni hanno tempo fino al 25 novembre per adeguarsi al nuovo accordo. I contenuti delle nuove linee guida sono nettamente peggiorativi rispetto al passato. Il nuovo quadro che viene proposto elimina le differenti tipologie di tirocinio, modulate a seconda del destinatario, liberalizzando di fatto il tirocinio. Viene aumentata la durata massima del tirocinio, da 6 a 12 mesi. Si lascia invariata l’indennità minima di partecipazione a 300€.
Applicando alla lettera le nuove linee guida un’azienda potrà far lavorare un tirocinante fino a 8 ore al giorno per 12 mesi, pagandolo 300€ al mese e senza nessun obbligo di futura assunzione.

Schiavismo legalizzato insomma più che tirocinio. Ma le soluzioni ci sono e sono previste dallo Statuto che possiede competenza esclusiva in materia di tirocini e può disattendere completamente le nuove linee guida  formulando delle linee guida regionali nettamente migliorative per i tirocinanti. Così, dopo la pars destruens arrivano le proposte di Caminera Noa che ripostiamo integralmente:

Una indennità minima congrua è pari a 800€ lordi mensili per tirocinante, e la durata massima del tirocinio deve essere di 6 mesi. 
Riteniamo inoltre sia importante la creazione di un canale ufficiale tra tirocinante e Regione dove sia possibile segnalare abusi e irregolarità del soggetto ospitante e il non rispetto di quanto stabilito nella convenzione e nel Piano Formativo Individuale. La Regione dovrebbe impegnarsi a filtrare maggiormente, almeno nei suoi canali istituzionali, le offerte di tirocinio in palese contrasto con la normativa vigente e le finalità del tirocinio stesso.

Caminera Noa chiama in causa la Regione Sardegna, nell’interesse dei tirocinanti, e chiede che si attivi per la promulgazione di una nuova deliberazione contenente necessariamente punti sopra menzionati. Addirittura nella sua pagina fb arriva a taggare i seguenti consiglieri regionali, individuati forse come coloro i quali, almeno a parole, risultano più senibili al tema trattato perché di matrice sardista e/o progressista (ovviamente sempre a parole): Paolo ZeddaPaolo Zedda Christian Solinas Luca Pizzuto Francesco Agus Eugenio Lai

Per contatti:
Marco Contu (Referente per “Caminera Noa” della vertenza tirocini): 3493659837

Gigi Riva e la paura dell’indipendenza

di Omar Onnis

Divide l’intervista all’Unione dove Gigi Riva dichiara qualche dubbio pragmatico (non in linea di principio, però) circa la possibile indipendenza della Sardegna.
Gigi Riva non è un politico, né uno storico, né un sociologo, neppure un economista; insomma è un ex grande campione, un mito sportivo, un emblema, ma non è che abbia proprio i titoli di dispensatore di Verità, su queste faccende.
Ha detto delle banalità, ha snocciolato un paio di luoghi comuni. Non starei a farne un caso.

Viceversa è imbarazzante quel che si legge su altre testate, sul medesimo tema, da parte di persone apparentemente più competenti.
Penso al pezzo di Luciano Marrocu (uno storico) sulla Nuova di ieri (o avantieri). Una serie di paralogismi (non si usa la storia a scopi politici, sostiene, un attimo prima di usare la storia a scopi politici), che sfociano poi nell’unico argomento che dobbiamo essere lieti e fieri di essere accolti nella grande nazione italiana, così ben guidata in nome della costituzione più bella del mondo.
Si può dissentire senza che arrivi la Guardia Civil?

Ma soprattutto, cos’è, adesso, tutta questa premura di trovare ragioni contro l’autodeterminazione? Qualcuno la teme? E se sì, chi è che la teme e per quali ragioni? Io mi farei queste domande, prima ancora di discutere della questione.

Nel frattempo il presidente Pigliaru, scatenando la sua proverbiale grinta, rimprovera il Veneto e la Lombardia per l’intenzione di tenersi i 9/10 delle imposte versate sul loro territorio. Non si fa, dice il professore-presidente, bisogna essere tutti leali e a disposizione dello stato centrale. Il che spiega perché lui e il suo fido compare Paci abbiano combinato tanti guai nella vertenza entrate. Non era impreparazione o pressapochismo, erano proprio scelte fatte con convinzione. Per l’Italia. Sia pure a svantaggio della Sardegna (ma chi se ne importa, mica sono stati messi lì per fare i comodi della Sardegna).

Ma a noi non ci fregano mica. A noi ci pensano i… Riformatori. Quelli dei referendum sull’abolizione delle province (che sono ancora lì, ma senza consigli provinciali, ossia gli organi democratici di quegli enti) e sul taglio non degli emolumenti ma del numero dei consiglieri regionali (con conseguenze non casuali aggravate dalla successiva legge elettorale oligarchica: chapeau!).

Cosa fanno questi filantropi (ops, si può dire “filantropo” o qualcuno si è intestato la qualifica in esclusiva?)? Propongono un referendum per far inserire nella costituzione italiana la notizia che a Sardegna è un’isola.
Referendum, Sardegna=isola, costituzione italiana. Se riuscite a tenere insieme senza ridere queste tre cose eterogenee e scompagnate, vincete una tessera omaggio del partito dei Riformatori e qualche altro gadget (che non specifico).

Mi raccomando, facciamoci fregare ancora. Alla faccia dell’asino sardo!

Aggressione di Casa Pound a Cagliari: 7 contro 1

Ieri, la notizia di una prossima apertura di una sede di Casa Pound è stata accompagnata da un volantinaggio ed una aggressione ad un ragazzo che aveva rifiutato un loro volantino.
L’aggressione si è consumata in piazza Ingrao ai danni di un passante che, in compagnia di una ragazza, ha accartocciato un volantino di Casa Pound suscitando una discussione. Dalle parole si è passati alle mani terminando in rissa, con i 7 fascisti di Casa Pound che, armati di tirapugni, dopo la colluttazione si sono allontanati correndo per le scalette di viale Regina Margherita anche allarmati dall’arrivo di passanti. Il ragazzo ha riportato diverse escoriazioni al viso e si è rifugiato in un locale sicuro della Marina raccontando l’accaduto.
Nella stessa giornata si sono susseguite varie notizie che danno per certa l’apertura di una sede dell’organizzazione neofascista che, già quest’anno, si è resa complice dell’aggressione ai danni del circolo sassarese S’IdeaLìbera, alla quale è seguito un corteo unitario sardo. All’apertura, sabato 21 ottobre, sarà presente il segretario italiano Di Stefano che presenzierà anche a Carbonia, il 20, nella sede locale.
Il Coordinamento Antifascista Cagliaritano, in una nota, sottolinea: “La misura è colma. Dopo i fatti di questi anni in Sardegna a partire dall’approdo di CPI, le innumerevoli aggressioni Italia ai danni di militanti antifascisti, stranieri o semplicemente chi non è conforme al loro codice, per non parlare delle uccisioni di migranti da parte di appartenenti all’organizzazione come nel caso di Firenze, non siamo disposti a permettere l’apertura di una sede di Casa Pound nella nostra città.
Non lo permetteremo e risponderemo nella maniera adeguata alla situazione che abbiamo di fronte, con determinazione.
Invitiamo tutte e tutti, domenica 15 Ottobre nei gradini del Magistero, fronte acquario, per organizzare il corteo per impedire l’apertura della sede.”
Per maggiori informazioni cliccare QUI

Sardos: assemblea costitutiva e laboratori

Manifesto dell’assemblea

#Sardosnonèunpartito, così esordisce il comunicato pubblicato su Facebook nella pagina Sardos. “Le persone dell’isola di Sardegna non si sentono più degnamente rappresentate: parlo di #politica e di #futuro.

Meglio affermare che in larga parte non si sentono rappresentate. Ma attenzione, perché anche le tante persone che hanno potuto avere qualche favore da un politico o da un importante dirigente, foss’anche il favore di un prezioso e raro posto di lavoro “accompagnato”…, non si sentono rappresentate.
Perché la #rappresentanza è un valore assoluto e tra i più preziosi: delego perché mi fido e sono sicuro per la sua lealtà la sua competenza, la sua reputazione.
Il rappresentante politico ha una missione enorme ma tutto sommato semplice: deve raggiungere l’interesse generale e deve impegnarsi per uno stato di benessere diffuso e non particolare.
Deve respingere qualsiasi compromesso che sia lesivo del popolo che lo ha delegato.
Deve superare qualsiasi tentazione che vada ad intaccare l’interesse del suo #popolo e della sua gente. Il compromesso più alto che può raggiungere?
Solo quello di dare la possibilità a chi danneggia la #Sardegna di scappare in fretta e per sempre o di restare da noi ma in galera. In solitudine è difficile superare la diffidenza e le diffidenze ma insieme, con il cuore l’anima e la giusta determinazione, si può fare.
Non è semplice: è importante partecipare e far sentire sulle spalle di chi raccoglie questa sfida la leale e severa fiducia. #Sardos nasce per questo: per rimettere nella terra sarda una speranza senza chi – questa speranza – l’ha già tradita.”

Il progetto sarà presentato domenica 8 ottobre, alle 9.45 al centro servizi Losa, Abbasanta. L’incontro vedrà l’assemblea costitutiva e la formazione dei laboratori, in cui si discuterà di Turismo‎, di Trasporti interni e continuità, di Agroindustria, di Ambiente‎, Cultura, istruzione e lingua‎, di Zootecnia e ricerca‎, di Spopolamento e federalismo interno‎, di Sanità‎ e di Zona Franca e fiscalità di vantaggio‎.

Chi vuole può ancora iscriversi, compilando il questionario online del link