Renzi in Sardegna, i docenti sardi: “la sua riforma provocherà un esodo”

docenti_sardiIeri in una città deserta e blindatissima, è arrivato il capo del Governo dello stato italiano, ad incontrare un governatore sardo eletto con una legge  di marca fascista, che praticamente ha tenuto fuori dal consiglio regionale il 20% dei partiti scelti dai cittadini sardi.

L’incontro è avvenuto a porte chiuse, in un clima da stato d’assedio, ed è stato firmato un “patto” che dovrebbe investire nell’isola circa tre miliardi di euro in infrastrutture e opere pubbliche. I precedenti sono infausti e si sono conclusi con una penetrazione colonialistica, l’italianizzazione forzata e uno sradicamento dell’economia sarda, che ha impoverito e devastato l’isola: la legge del miliardo fascista (il R.D. 6 novembre 1924, n. 1931) e il piano di rinascita (L. n.588 dell’11 giugno 1962)

Per l’occasione, a rompere il coro di voci bianche filo-renziane, è arrivato un duro comunicato del movimento dei docenti sardi, che la scorsa estate ha riempito le giornate estive di proteste contro la legge 107, nota come “la buona scuola”, voluta a gran voce proprio da Renzi.

I docenti sardi si chiedono cosa abbia fatto il governatore Pigliaru, per arginare gli effetti disastrosi che la legge 107 potrebbe avere sul corpo docente sardo e conseguentemente sulla scuola sarda: “siamo a conoscenza che alcune regioni stanno prendendo provvedimenti per scongiurare l’esodo e difendere la scuola da una emorragia che la impoverirebbe. In Sicilia per esempio, l’esubero nella scuola secondaria di II° grado è stato compresso a 126 cattedre, rispetto alle 288 iniziali. Un altro esempio è quello della Campania, dove il Direttore dell’USR Campania, nell’incontro sugli organici con i sindacati, ha comunicato la necessità di convertire i 325 posti liberi in organico di diritto, in seguito ai pensionamenti, in altrettanti posti da destinare all’assorbimento di neo immessi in ruolo sull’organico di potenziamento, già perdenti posto a livello statale. In Puglia il Consiglio regionale impegna la giunta a portare all’attenzione della Conferenza Permanente Stato-Regioni, un confronto finalizzato a rendere la situazione stabile e duratura per il personale docente pugliese che ha prestato servizio pluriennale presso le istituzioni scolastiche”.

E la Sardegna? – si chiedono i docenti sardi – “Nonostante la nostra sia una Regione a Statuto Speciale e l’articolo 5 dello statuto permetta alla Regione «di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado (…)» “e nonostante il fatto che, i docenti sardi siano del tutto penalizzati non avendo alcuna regione di prossimità da indicare come “preferibile”, e la scuola sarda sia del tutto sofferente perché gli indici di abbandono scolastico sono i più alti a livello dello stato, non vediamo né da parte dell’USR, né da parte del Consiglio Regionale, alcun tentativo di difendere la scuola sarda e i suoi docenti. Ricordiamo inoltre che la Regione Sardegna non ha impugnato la legge 107. La RAS è una regione autonoma solo a parole, ma nei fatti è un governo in tutto e per tutto subalterno alle decisioni prese dal governo “amico”. I docenti sardi e la scuola sarda sono stati lasciati completamente alla mercé di un freddo cervello elettronico che deciderà senza tenere in alcun conto le reali esigenze di lavoratori, studenti e famiglie”.

 

La battaglia d’estate contro l’occupazione militare

fuoco-poligoniIl Movimento contro l’occupazione militare della Sardegna continua ad organizzarsi e dà appuntamento per la terza assemblea generale, che si terrà stavolta a Lanusei domenica prossima, 24 luglio, alle ore 15 nell’aula consiliare del comune.

Dopo le assemblee di Bauladu e Oristano  si arriva, così, al terzo incontro nazionale, proprio in una delle «regioni della nostra terra maggiormente distrutte e provate dall’occupazione militare».

Finora gli attivisti si sono confrontati sulle strategie politiche e sui metodi di comunicazione, formando gruppi di lavoro e discutendo le proposte. A Lanusei si entrerà nella fase operativa della campagna d’estate.

Il Movimento contro l’occupazione militare lancerà proprio a Lanusei una grande campagna muraria con manifesti e volantini diretti a turisti e emigrati sardi (oltreché ai cittadini sardi residenti) curata dal Gruppo Comunicazione del collettivo: «lo stesso Gruppo porterà quindi a Lanusei il lavoro ultimato e si procederà alla distribuzione del materiale stampato. Inoltre si dovranno decidere durante l’assemblea le date precise o il periodo della Campagna e l’individuazione delle aree di competenza. Verranno presentate le proposte dei murales da disegnare durante l’estate sul territorio sardo» – precisano i responsabili in una nota.

A Lanusei si discuterà di una seconda iniziativa da svolgersi tra il 7 e l’11 settembre, cioè il campeggio. Il gruppo che se ne occupa dovrà rendicontare lo stato dei lavori per la sua realizzazione.

Ma questi sono solo due fra i tanti campi d’azione pianificati dal Movimento contro l’occupazione militare. Infatti probabilmente diversi gruppi che si occupano di altre tematiche, sempre di contrasto all’occupazione militare, stavano proponendo di potersi riunire a margine dell’assemblea o direttamente il giorno dopo per discutere in maniera più efficace e finalizzata.

Di seguito l’evento Facebook che sta girando in rete, che mira a diffondere l’importante appuntamento ogliastrino.

https://www.facebook.com/events/1101006586660103/

Hai davvero bisogno dei supermercati sempre aperti?

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Andranno al mercato comunale di via Quirra a Cagliari per manifestare la loro contrarietà all’apertura dei supermercati e dei centri commerciali aperti 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Questa è la forma di mobilitazione decisa da un cartello di associazioni, sindacati e movimenti politici all’indomani della decisione del Carrefour di Quartu S. Elena di aprire anche la notte.

I sindacati avevano annunciato a mezzo stampa la possibilità di uno sciopero, come del resto si è fatto anche in Italia dove la multinazionale ha adottato la stessa strategia aziendale.

Ma in Sardegna la protesta ha travalicato il confine sindacale e ha portato diversi soggetti politici e sociali ad aprire un percorso di contrapposizione all’«apertura selvaggia di supermercati e centri commerciali».

Così sabato 9 luglio, alle ore 10:30 la Confederazione Sindacale Sarda, il Fronte Indipendentista Unidu, il Partito Comunista dei Lavoratori, l’Associazione Altra Sardegna e il collettivo S’Idea Libera si sono dati appuntamento al famoso mercato cagliaritano di via Quirra per sensibilizzare la gente e i commercianti sulla presenza invasiva della grande distribuzione.

Tutto incominciò con il Governo Monti, sostenuto dal centrosinistra  – spiegano gli attivisti – perché con il decreto “Salva Italia” venne liberalizzata totalmente la possibilità di apertura dei megamercati, 24 ore giornalieri, 7 giorni su 7, mentre prima la competenza era nelle mani di Comuni e Regioni.

Da allora in Sardegna la presenza della GDO, già elevatissima rispetto al numero degli abitanti in confronto alla media europea, si è fatta sempre più invadente mettendo alle corde piccola distribuzione, mercati civici e rionali e spesa a Km0. Il risultato è che in Sardegna si importa circa l’80% dei prodotti agroalimentari e moltissime aziende sono al collasso. Inoltre i mega centri hanno adottato nel tempo forme sempre più dure di sfruttamento dei lavoratori fino ad arrivare, in diversi casi, a vere e proprie forme di mobbing costringendoli a turni massacranti, flessibilità pressoché totale e una precarietà fisiologica. La diaria di un lavoratore della GDO nello stato italiano è una fra le più basse d’Europa.

L’appuntamento è sabato 9 luglio alle ore 10:00 in via Mandrolisai 60, poi gli attivisti si recheranno armati di volantini, striscioni e megafono al Mercato comunale dove interagiranno con clienti e lavoratori per spiegare le proprie ragioni.

di seguito l’articolo dell’Unione Sarda che annuncia l’apertura h. 24 del Carrefour di Quartu S. Elena

http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_economia/2016/06/11/la_svolta_di_carrefour_a_luglio_e_agosto_l_ipermercato_aperto_24-2-505628.html

evento fb della mobilitazione “Hai davvero bisogno di supermercati sempre aperti?”

https://www.facebook.com/events/1028123823932664/

La “riforma” della Asl di Pigliaru&Co

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Ricordate lo slogan di Pigliaru “Cominciamo il domani”?

Bene, uno dei modi in cui questa giunta, eterodiretta dalla segreteria del PD e dalle direttive della BCE, ha “cominciato il domani” è una assurda riforma regionale sulla sanità che in realtà rappresenta solo l’ennesimo passo verso l’annientamento dello stato sociale. Il bagaglio retorico e pubblicitario è il medesimo per ogni grande massacro sociale: “riforma”, “ottimizzazione”, “razionalizzazione”. Dietro a queste parole tirate a lustro si nasconde, però, la verità dei conti della serva: tagli, tagli e ancora tagli!

E noi che pensavamo già di avere toccato il de profundis del diritto alla salute!

La situazione era già drammatica prima della suddetta riforma: infatti ieri come oggi, mancano i reagenti per analisi e test, si aspetta almeno un anno per tac, risonanze, colonscopie, scarseggiano i posti letto, non esistono posti a sufficienza per medici e infermieri, alcuni reparti si dislocano in strutture vergognosamente decadenti, pensioni di invalidità e sostegni economici vengono sottratti ingiustamente ai pazienti che ne hanno diritto, si arriva fino a 7 ore di attesa al pronto soccorso. Come se non bastasse c’è da aspettarsi di peggio dietro l’angolo: nonostante le proteste di sindaci, primari ed operatori, la Riforma Regionale di Pigliaru prevede un assurdo accorpamento di centri come Alghero e Ozieri, con primario unico (sic!), la drastica diminuzione di posti letto ovunque, l’eliminazione di reparti come chirurgia pediatrica e neonatale e oncologia mammaria nel nord Sardegna!

Sarà casuale la contemporanea apertura della struttura privata del Mater di Olbia?

Cagliari e il Sud dell’isola ottengono tutto quello che viene eliminato dal Nord creando una pericolosa sperequazione che va ad aggravare lo squilibrio già esistente tra capo di sopra e capo di sotto dell’isola. Gravissimo poi che tali scelte non avvengano sulla base di calcoli dell’utenza e delle reali esigenze territoriali, bensì su valutazioni di “qualità” in cui le ASL di Sassari e dintorni vengono declassate a strutture di secondo livello con una grottesca e rivoltante hit parade degli ospedali valutati come aziende. Nessuno nega che una vera razionalizzazione fosse urgente, visti i debiti, spesso dovuti alla gestione politica e clientelare delle Asl. Ma questa sperequazione a chi serve? Buona parte dei cittadini sardi si preparino  ai viaggi della speranza intraisolani od oltremare, con gli annessi costi e incommensurabili disagi.

E il paziente e i suoi diritti civili e umani?

Urge mobilitazione, visto che Comuni e province non sono riusciti finora a scalfire le granitiche intenzioni della Giunta Pigliaru.

ProgRes: “ecco le bugie della Giunta Pigliaru”

 

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Il governatore della RAS Francesco Pigliaru sostenuto dal centro sinistra italiano e da diversi movimenti politici di matrice sarda collaborazionisti

 

Il partito indipendentista ProgRes interviene con una lettura dei dati sull’occupazione forniti recentemente dall’ISTAT e attacca frontalmente la maggioranza del governo regionale: “malgrado gli annunci di propaganda della Giunta Pigliaru e dell’assessore Mura, che giusto qualche mese fa si affrettavano a proclamare trionfalmente l’uscita dalla crisi commentando i dati sull’occupazione dell’ultimo trimestre del 2015, prendiamo atto invece che la realtà delle cose è ben diversa”.

Infatti gli indipendentisti sottolineano, con dati alla mano, che dai 111 mila disoccupati del quarto trimestre del 2015 si passa a quasi 130 mila disoccupati dei primi tre mesi del 2016.

Di chi è la colpa? Progres ritiene che non ci siano dubbi: da mettere alla gogna è tutta la linea della Giunta Pigliaru: dai Trasporti alla Vertenza Entrate, dal fenomeno dello spopolamento senza freno al nuovo flusso emigratorio che coinvolge giovani laureati altamente formati che non riescono a trovare nella loro terra un occupazione adeguata alle loro competenze.

Questa – conclude l’organizzazione indipendentista – “è la storia della Sardegna negli ultimi 60 anni di scellerate politiche dipendentiste, questa è la realtà a cui la RAS deve dare risposte immediate”.

http://www.istat.it/it/sardegna

http://progres.net/comunicati/le-bugie-della-giunta-pigliaru-sul-lavoro/

Sollai: “la RAS ha solo rallentato i tempi del processo Quirra”

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Recentemente la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione sollevata dalla Regione Sardegna riguardo l’eventuale risarcimento inerente al processo “Veleni di Quirra” a carico di otto generali della Difesa. Dopo il pronunciamento, ora il processo può riprendere dopo la conseguente interruzione occorsa in seguito alla richiesta inoltrata a suo tempo dalla RAS al Tribunale di Lanusei.

Come riportato dall’ANSA, secondo la Consulta la titolarità della richiesta di risarcimento in materia di diritto ambientale spetta in via esclusiva al ministero dell’Ambiente e quindi allo Stato. La Corte era stata infatti interpellata dal Tribunale di Lanusei a fronte della richiesta della Regione per dichiarare l’illegittimità costituzionale dell‘articolo 311 del Testo unico ambientale che appunto dispone che il risarcimento venga chiesto solo dal Ministero competente.

Dure le dichiarazioni di Gianfranco Sollai, avvocato difensore per le parti civili al Processo, che ribadisce una posizione già espressa in passato: “la mia opinione è che l’eccezione di incostituzionalità sollevata dalla Regione per quanto formalmente legittima, per il caso in questione e per le relative tempistiche era pretestuosa e volta ad allungare i tempi di accertamento della verità”.

Inoltre – prosegue il legale in una nota – è un paradosso che l’Ente Regione, istituzione che avrebbe dovuto e dovrebbe vigilare su ambiente e salute dei Sardi, abbia permesso e continui a permettere che nei Poligoni e Basi militari si perpetuino attività che distruggono l’ambiente e compromettono la salute dei cittadini, salvo poi, in un secondo momento, richiedere di partecipare al risarcimento del danno mentre, per l’appunto a causa di omissioni e supporto alle attività militari, dovrebbe in realtà risponderne”.

notizia tratta dal blog anticolonialista Zinzula. di seguito il link:

Poligoni. Sollai: “pretestuoso atteggiamento della Regione nel processo Quirra”

Collu sul risultato elettorale: “non siamo nati per fare il partito taxi”

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Bisogna saper perdere ma la linea politica per una alternativa nazionale inclusiva ma allo stesso tempo nettamente alternativa all’unionismo resta valida. Questa in sintesi la posizione del segretario di ProgRes all’indomani del voto delle amministrative del 5 giugno e in particolare dei risultati di Cagliari. Gli elettori non hanno di certo premiato lo sforzo della coalizione Cagliari Città Capitale e del suo candidato a sindaco Enrico Lobina che sognava e progettava una “capitale sarda al centro del mediterraneo, libera dall’egemonia dei partiti unionisti”.

Il progetto di una alternativa di sistema ai partiti unionisti e alle oligarchie di potere che gestiscono la Sardegna come un proprio feudo personale è dunque stata stroncata dal risultato delle amministrative? Niente affatto, dal momento che si sapeva la strada essere in salita e si conosceva il potere delle clientele e dei pacchetti di voti personali oramai catalizzati dal polo politico colonialista gestito a Cagliari dall’asse di ferro PD-SEL con il decisivo sostegno dei partiti stampella verniciati di sardo come Psd’Az, Rossomori e PS.

Gianluca Collu rilancia dunque la sfida appellandosi ai valori e ai progetti più profondi dell’indipendentismo e tende la mano a tutta una vasta area di forze alternative alle oligarchie dominanti perché si costruisca insieme un progetto comune per la Sardegna:

La sconfitta alle comunali di Cagliari non ci spaventa nè ci abbatte, a dirla tutta, dal nostro punto di vista, la consideriamo una tappa della nostra marcia, perché sappiamo bene cosa significa portare avanti con coerenza la battaglia per l’autodeterminazione nazionale del popolo sardo. Come abbiamo sempre detto: abbiamo altri traguardi.

ProgReS non è nato per fare il partito taxi, tantomeno la stampella dei partiti italiani. La dimostrazione di quanto sia dura la strada da percorrere ce l’abbiamo anche guardando i risultati degli altri soggetti politici sardi; vediamo che quando ci si presta a fare il taxi, imbarcando personaggi che poco hanno a che fare con l’indipendentismo, quando non sono proprio degli unionisti, i voti arrivano ma sono voti legati all’apparentamento, alle alleanze, con i partiti italiani. Di contro quando si sceglie di portare avanti con coerenza un alternativa di governo ai partiti italiani, così come è successo a Olbia, i voti e le percentuali si riducono drasticamente. Perché quando in gioco non ci sono poltrone ma un’idea di Sardegna diversa, libera dalla dipendenza, libera dalle servitù, quando alle facili promesse elettorali si contrappone il lavoro quotidiano, culturale e politico per la creazione di una coscienza nazionale matura, allora la strada si fa in salita. Ma è la strada che Noi abbiamo scelto di percorrere. Le scorciatoie le lasciamo volentieri a chi ha deciso di “vincere” nella sconfitta umiliante e triste di fornire e portare in dono all’unionismo i propri contenuti e le proprie idee

 http://progres.net/

Deportazione per centinaia di docenti sardi?

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Nelle foto i momenti delle proteste dei docenti sardi la scorsa estate contro la riforma 107 e contro la RAS che alla fine non ha impugnato la medesima legge alla Corte Costituzionale

Alea acta est per circa 1.800 docenti sardi assunti in ruolo in seguito al “Piano straordinario di immissioni in ruolo” nelle famigerate fasi B e C, ovvero quelle fasi previste dalla riforma renziana de “La buona scuola”, dove i docenti possono essere spostati su tutti i posti dell’organico disponibili su tutti gli ambiti dello stato italiano.

Il 3 giugno scorso è scaduto il termine per la presentazione della domanda e ora centinaia di docenti sardi incrociano le dita con la spada di Damocle dell’emigrazione coatta sulla testa.

Le regole sono semplici: prendere o lasciare, e chi rinuncia a trasferirsi sulla sede designata perde tutto e tutta la sua carriera lavorativa viene cancellata per sempre.

Per la prima volta nella storia della scuola italiana i docenti hanno dovuto indicare cento ambiti e altrettante province. Anche gli ambiti sono una “nuova invenzione” del governo che delimita un territorio di reti di scuole.

In estrema sintesi il sistema funziona così: un docente sceglie cento ambiti in ordine di preferibilità e poi indica le province (fino a cento). Se non c’è posto nel primo ambito si passa al secondo e così via. Se non si trova un posto nei cento ambiti si passa alle province partendo dall’ambito di preferenza indicato e così via.

I docenti sardi sono oggettivamente penalizzati perché in Sardegna ci sono appena dieci ambiti, solo per fare un esempio nella sola città di Roma ce ne sono dieci, quindi un docente romano rischia di dover andare al massimo in un altro quartiere, mentre uno sardo, bene che gli vada, deve prendere la macchina e macinare centinaia di chilometri su strade non sicure, altrimenti deve fare la valigia e partire per l’Italia ovunque lo mandi il sistema.

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Inoltre i docenti italiani hanno la possibilità di scegliere una regione confinante, mentre intorno alla Sardegna c’è solo il mare. Quindi pochissimi ambiti da preferire e zero regioni confinanti su cui ripiegare!

Inoltre bisogna tenere in conto l’aleatorietà del sistema dei trasporti che caratterizza il viaggiare da e per la Sardegna. Facciamo un esempio molto semplice: un docente sardo fra i cento ambiti sceglie in posizione elevata l’ambito della provincia di Treviso n° 0015, perché su Treviso esistono collegamenti diretti e firma un contratto triennale (i nuovi contratti saranno sempre triennali). Poi succede che questo collegamento venga cancellato, come sempre più spesso accade, e il docente si trova ad avere scelto un ambito in virtù di un collegamento che non esiste più.

I docenti italiani possono contare su un sistema di trasposti plurale (aerei, treni, bus e perfino carsharing), i docenti sardi solo su collegamenti marittimi e aerei completamente aleatori e non prevedibili. In aggiunta i periodi in cui i docenti sardi si spostano, cioè le feste, sono proprio quelli peggiori per prendere aerei e navi, sia per la possibilità di trovare i biglietti (e sempre di più famose compagnie aeree vanno in overbooking per poter contare sul tutto esaurito e guadagnare di più a costo di lasciare a terra i passeggeri), sia per quanto riguarda i prezzi dei biglietti.

Consideriamo inoltre il costo della vita. Come fa un docente sardo a vivere con 1300 euro di stipendio a Milano o Roma mettendo in conto anche le spese per il viaggio?

A queste ragioni “personali” discriminanti verso i docenti sardi si aggiungono anche considerazioni politiche e di buon senso sulla scuola sarda nel suo complesso. Basta porsi una semplice domanda: la riforma 107 è un bene o un male per noi?

Intanto la scuola sarda è al collasso e condannare migliaia di docenti all’emigrazione significherebbe darle la mazzata finale, visto che il personale docente dovrebbe e potrebbe essere impiegato in Sardegna e non altrove. Per i nostri ragazzi avere docenti non sardi equivale spesso ad uno scontro culturale molto duro, soprattutto considerando il fatto che i docenti non sardi non sono obbligati a rispettare le attitudini culturali e linguistiche dei ragazzi sardi e che non esiste alcuna selezione né linguistica né culturale per i docenti in ingresso, come invece avviene solo per fare un esempio per il corpo docenti del Süd Tirol.
In Sardegna c’è un disperato bisogno di docenti di sostegno e con questa legge loro rischiano di dover emigrare (perché il calcolo si fa sui posti dell’organico di diritto e non su quelli che effettivamente servono) e a coprire le ore di sostegno andrebbero docenti non abilitati e quindi senza esperienza e senza alcuna formazione per una docenza così delicata.

Questo è il prezzo che la scuola e la società sarda, oltre ai lavoratori della scuola, pagano per  non avere alcuna competenza giuridica in materia di istruzione.

Questo è il prezzo pagato dal popolo sardo per avere una classe dirigente asservita alla “ragion di stato”, perché chi governa la R.A.S. avrebbe potuto e dovuto fare opposizione alla legge 107 come hanno fatto altre Regioni e inoltre reclamare gli stessi diritti linguistici di cui godono tirolesi, valdostani e sloveni difendendo i lavoratori della scuola sarda e facendo valere la specificità della nostra condizione insulare.

Io candidato alle amministrative di Roma sostengo il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo

Marco Piccinelli

Lei è romano e candidato alle comunali di Roma ma sono note le sue simpatie per la causa nazionale sarda. Come le è nato questo interesse?

«L’interesse nasce dalle battaglie condotte dagli indipendentisti sardi contro le basi militari, quindi contro le esercitazioni che martoriano ed umiliano l’Isola. Ma la stessa tematica dell’indipendenza in senso stretto mi ha fatto avvicinare ad un mondo che conoscevo poco e che nel continente è un tema raramente trattato (per non dire mai). O, qualora venisse trattato, lo si fa con una lunghissima serie di luoghi comuni che non hanno rimando nella realtà».

Spesso la sinistra italiana, anche quella comunista, ha misconosicuto il diritto del popolo sardo ad autodeterminarsi. come mai?

«In realtà, tutte le formazioni della sinistra cosiddetta ‘radicale’ in Italia hanno mostrato un variegato opportunismo nel corso degli anni, inseguendo più l’elettoralismo fine a se stesso che la costruzione di un progetto. Non ci si è posti degli interrogativi e non si sono mai realmente gettate le basi per un’organizzazione comunista nel verso senso della parola. «Se il nostro compito è di attraversare un fiume, non possiamo farlo senza un ponte o una barca. Se non si risolve il problema del pone o della barca, è inutile parlare dei compiti», scriveva Mao Tse Tung. Se non ci si pone, dunque, il fine del radicale cambiamento della società in senso socialista, non si va da nessuna parte e qualsiasi tematica, dalla questione dell’occupazione fino all’autodeterminazione dei popoli, risultano quasi ‘secondarie’. Il paradigma è cambiato con l’attuale costruzione dell’Internazionale dei partiti comunisti ed operai, in cui una nuova generazione di comunisti sta affermandosi in ogni Paese (la KNE in Grecia, i CJC in Spagna, il FGC in Italia, così come il KP in Turchia etc etc)».

Se la Sardegna diventasse indipendente per il movimento comunista internazionale ciò sarebbe un bene o un male?

«”La Sardegna non è una regione dello Stato Italiano ma una Nazione”, riprendo le parole che aveva scandito in gallurese il compagno Luigi Piga dal palco della Manifestada di Capo Frasca. Partendo da questo assunto, non è un male che una nazione si autodetermini. Prendo, a tal proposito, il caso del PCPE (Partito Comunista dei Popoli di Spagna) che riconosce il diritto d’autodeterminazione dei popoli e possiede una struttura di affiliazione ai partiti comunisti dei popoli all’interno della Penisola Iberica che hanno intrapreso tale percorso e che fanno parte, dunque, di Nazioni senza Stato. Canarie, Galizia, Catalogna, ad esempio. Fanno parte del PCPE, dunque, e vi partecipano in tutto e per tutto, il Partido Comunista del Pueblo Canario (Partito Comunista del popolo delle Isole Canarie), il Partit Comunista del Poble de Catalunya (Partito Comunista del popolo di Catalogna) e l’organizzazione Euskal Komunistak (Comunisti Baschi). Non dimentichiamo, poi, che il diritto all’autodeterminazione dei popoli era presente nel vero stato Federalista: non negli Stati Uniti, dunque, ma nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

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Unu capìtulu nou pro sa demilitarizatzione de sa Sardigna

Bauladu 2 giu 016 foto elaborata

Giòbia 2 de làmpadas 2016 s’est tenta in Bauladu s’assemblea generale contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, promòvida dae su Comitato Studentesco de Casteddu.

S’assemblea fiat s’agabbu de unu giru de s’ìsula chi su Comitato Studentesco aiat cumintzadu unas cantas chidas antis a inghitzare sa collida de informatziones netzessàrias a atzapare unu programma mìnimu essentziale pro fraigare unu movimentu de massa, sighende unu mètodu orizontale. Sa chirca de su Comitato Studentesco Contro l’Occupazione Militare della Sardegna fiat istada acotzada dae sas realidades polìticas sardas già sensìbiles a su tema de sa demilitarizatzione e de sa cunversione de sas àreas militares.

In s’assemblea pùblica de Bauladu, durada belle chimbe oras, b’est istada manna partetzipatzione dae parte de sos presentes a s’eventu, chi ant bogadu a pitzu deghinas de propostas a sos puntos a s’òrdine de sa die, pro sensibilizare a su tema anti-militarista cussa parte de su pòpulu sardu chi galu creet a sa netzessidade de s’ocupatzione militare e a sas recaidas suas in s’ìsula, e pro collire ideas pro sas atziones de fàghere in sos mesos benidores.

S’assemblea imbeniente at a èssere a sa fine de làmpadas 2016.

https://www.facebook.com/Comitato-studentesco-contro-loccupazione-militare-della-Sardegna-Cagliari-1495308614086175/