Parlano i docenti sardi deportati dalla «buona scuola»

valigeAncora non ci sono cifre ufficiali, ma negli uffici scolastici provinciali della Sardegna l’atmosfera è già rovente a causa della mobilità straordinaria prevista dalla famigerata legge 107, nota alla cronaca come “La Buona Scuola”.

L’anno scorso, l’assessore all’istruzione e alla cultura della RAS aveva dichiarato che si era fatto tanto rumore per nulla, perché dalla Sardegna sarebbero partiti solo in dieci.

Noi ieri mattina siamo andati all’USP (ufficio scolastico provinciale) di Sassari e abbiamo intervistato diversi docenti sardi che si accingono a fare le valigie.

In una città deserta e assolata, in un periodo in cui tutti pensano alle ferie e a fare un po’ di mare, un nutrito gruppo di docenti sardi assedia gli uffici dell’USP, per avere informazioni e cercare un qualche appiglio per non partire.

Maria Nieddu, della classe A060 (scienze) andrà in nord Italia e accetta di parlare con noi: «l’USP non ci riceve, dicono che sono pochi e che sono sommersi di lavoro. Ma com’è possibile che a due giorni dalla mobilità per la scuola secondaria non ci siano impiegati disponibili? Siamo in molti a dover fare le valigie, soprattutto dalla classe di scienze, ma anche da Economia Aziendale, Filosofia e Storie e Lingue e Letteratura straniere». Tanti docenti si guardano intorno sgomenti mentre facciamo le interviste e molti si avvicinano per dire la loro: «Anche io devo partire, eppure ho la 104. Come faccio a lasciare i miei genitori anziani e bisognosi di cure?» – incalza la professoressa di Francese Brigitte Usai. Eppure i posti ci sono, le famose cattedre di fatto: «ne abbiamo diritto» – continua Maria Nieddu – è assurdo che questi posti siano assegnati a docenti che magari non hanno vinto alcun concorso e non sono nemmeno abilitati. È un meccanismo diabolico!

imageLa rabbia e la delusione verso la classe politica sarda è alle stelle: «Non sono sorpresa, sapevo che c’era una possibilità di partire» – interviene la prof.ssa Anna Scarpa di scienze – «ma sono amareggiata dal fatto che la RAS non abbia salvaguardato i suoi cittadini e sia rimasta inerme davanti al pericolo di una deportazione di massa. Si sapeva che si correva questo rischio, perché la Giunta Pigliaru non ha mosso un dito per far valere il nostro statuto? Perché altre regioni si sono mosse e la Sardegna è rimasta a guardare?». C’è poi il problema dei trasporti: «ora dovremo prenotare un volo per essere il primo settembre dove siamo stati assegnati» – continua Anna Scarpa – «c’è il pericolo di non trovare posto o di dover sborsare una fortuna perché la nostra partenza coincide con il ritorno dalle ferie estive, a questo non hanno pensato i nostri governanti? Di questo non interessa niente a nessuno?». Ed emergono anche tante storie personali che rendono ancora più amara e difficile la scelta tra partire o doversi licenziare: «come si fa a sradicare i bambini per chi ha figli?» – continua la prof.ssa di scienze Angela Schiaffino – «fra chi deve partire ci sono colleghe vedove con bambini piccoli, come fanno? I bambini devono essere anche riscritti a scuola. Come fanno i colleghi che hanno genitori anziani da accudire? È una follia!». La delusione è tanta e non risparmia i sindacati: «tutti hanno diritto alle ferie» – aggiunge Monica Deledda – «ma com’è possibile che i sindacati siano chiusi in questa situazione di emergenza ed eccezionalmente aprano solo su appuntamento? Noi siamo abbandonati a noi stessi, con l’USP che ci manda via e i sindacati chiusi».

11911016_10153095457262514_1288649879_nCristiano Sabino, entrato in ruolo sul sostegno, è rimasto in Sardegna, ma ha deciso di avvicinarsi al Provveditorato per capire quanti dei suoi colleghi dovranno partire: «l’anno scorso» – dice Sabino –  «il comitato “Docenti Sardi per la Scuola Sarda” ha chiesto invano al Governatore Pigliaru che la RAS impugnasse davanti alla Corte Costituzionale la legge 107 ma Pigliaru ci ha risposto che era una buona legge. Abbiamo chiesto inoltre, insieme al “Movimento delle valigie”, guidato da Biancamaria Locci, che fosse applicato l’articolo 5 dello statuto sardo che prevede la possibilità per la RAS di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme d’integrazione e attuazione anche in materia di Istruzione di ogni ordine e grado, ma chi governa la Sardegna non l’ha fatto. Ora bisogna fare ripartire la lotta. Le uniche notizie di cui disponiamo sono queste: tra i 50 e gli 80 docenti sardi dovranno partire per l’Italia se vorranno mantenere il lavoro. Credo che  sia un numero sottostimato, in ogni caso la nostra linea di condotta deve essere questa: neanche un docente sardo deve lasciare l’isola perché la scuola sarda ha estremo e urgente bisogno di tutti loro!

Che riprenda la mobilitazione per opporci a una legge infame che non tiene in alcun conto della condizione della scuola sarda che ora è prima per dispersione scolastica e della condizione disastrosa dei trasporti che non permette ai docenti sardi di poter viaggiare facilmente.

Ma il nostro obiettivo principe deve essere la giunta Pigliaru che non ha mosso un dito per tutelare i nostri docenti e la nostra scuola e in particolare l’assessore Claudia Firino che l’anno scorso si è permessa di dire che “con la legge 107 del 2015 insegneranno fuori dall’Isola solo 10 docenti sardi”. Si tratta di dichiarazioni gravissime che dimostrano una grande incompetenza o pura malafede, perché chiunque conosca il mondo della scuola, era a conoscenza del fatto che l’anno scorso la mobilità riguardava solo i neo immessi in ruolo e che c’era il salvagente delle supplenze annuali prese prima dell’immissione, quindi i dati dei trasferimenti erano più che drogati».

Vittorio Emanuele II, Assassino di sardi: azione del Fronte Indipendentista

savoia_merdaHanno scelto la notte tra il 14 e il 15 agosto gli attivisti del Fronte Indipendentista Unidu, quando la città di Sassari è in festa per la storica festa popolare de la Faradda di li Candareri, per armarsi di scala e cambiare la toponomastica di una delle vie più importanti della città, quella appunto dove avviene la discesa dei grandi ceri votivi portati a braccia fino alla chiesa di S. Maria dai Gremi cittadini.

Tutto il corso “Vittorio Emanuele II, Re d’Italia” è diventato in un batter d’occhi “Vittorio Emanuele II, Assassino di Sardi” .

Gli indipendentisti hanno diramato un comunicato riportando una breve nota dello storico Francesco Casula per spiegare il loro gesto:

«Vittorio Emanuele II è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878). Con Vittorio Emanuele II, dopo la Fusione Perfetta con gli stati del continente, la Sardegna perderà ogni forma residuale di sovranità e di autonomia statuale per confluire nei confini di uno stato più grande e il cui centro degli interessi risultava radicato interamente sul continente. L’Unione Perfetta non apportò alcun vantaggio all’Isola, né dal punto di vista economico, né da quelli politico, sociale e culturale. Tale esito fallimentare, fu ben chiaro sin dai primi anni con l’aggravamento fiscale e una maggiore repressione che sfociò nello stato d’assedio, – che divenne sistema di governo – sia con Alberto la Marmora (1849) che con il generale Durando (1852)».

Sulla base di queste informazioni oggettive l’organizzazione anticolonialista ha chiesto – tramite una nota stampa – al comune di Sassari e in generale ai comuni di tutta la Sardegna «che a tutte le strade e le piazze intitolate ai Savoia vengano restituiti gli antichi toponimi o che, in mancanza di nomi antichi, esse vengano dedicate a personaggi della storia e della cultura della Sardegna oggi dimenticati o relegati a vie e piazze di secondaria importanza».

AForasCamp: «Sa luta no si firmat». Terminata la campagna muraria

campUn terzo dei paesi della Sardegna sono stati raggiunti in appena una settimana dalla campagna muraria contro l’occupazione militare, 130 comunità su 377 . In tutto più di 1500 manifesti murari attaccati e decine di migliaia di flyers distribuiti. Lo annunciano in un comunicato gli attivisti dell’Assemblea Sarda Contro l’Occupazione Militare fornendo un elenco dettagliato delle località toccate e delle foto più significative dei manifesti: «nella prima settimana di Agosto, l’Assemblea Generale sarda contro l’occupazione militare, ha affisso manifesti e svolto volantinaggi in zone strategiche, nei paesi e nelle località di mare. I manifesti presentano scritte in sardo, inglese, italiano come “A FORAS“, “military bases, get out!” “LIBERAMUS SA SARDIGNA” e “we are fighting for the freedom of our land”».

Ma la lotta per la fine delle esercitazioni e per lo smantellamento totale dei poligoni e delle basi militari non finisce qui, anzi è appena iniziata. Prossima tappa sarà l’iniziativa “un murale in ogni città”. Un collettivo di giovani muralisti riempirà la Sardegna di murales contro l’occupazione militare. Il primo è stato già realizzato nello studentato occupato di Sa Domu a Cagliari. Poi a Settembre – come noto tra il 7 e l’11 del mese – il movimento si è dato appuntamento nel bosco di Selene a Lanusei, per AFORASCAMP 2016. Il programma prevede momenti di confronto, di studio e di analisi collettiva ma anche documentazione, concerti, spazi per i bambini ed escursioni. Il campeggio sarà solo «il primo vero banco di prova di quello che aspira a essere il movimento che andrà a combattere la prepotente presenza dei militari in Sardegna, rilanciando già da subito, con la nuova assemblea generale del 10 settembre, gli appuntamenti di lotta per il prossimo autunno. Sa luta no si firmat. A FORAS!»


Intanto negli stessi giorni il Fronte Indipendentista Unidu ha diramato un appello all’indipendentismo, organizzato o meno, per partecipare ai lavori dell’Assemblea Sarda. «Il lavoro» – scrivono i militanti del movimento indipendentista – «sta procedendo speditamente ma riteniamo necessario che l’indipendentismo dia un contributo ancora maggiore. 
Soltanto partecipando, avanzando proposte in maniera democratica e orizzontale è possibile fare nascere un movimento di liberazione dall’occupazione militare e dalla guerra, che sicuramente ad oggi rappresenta uno dei pilastri della lotta di liberazione del nostro paese».

Riconoscere la condizione di “occupazione militare” della nostra terra e costruire un grande movimento di massa – continua la nota – «è il primo passo necessario perché si costruisca un movimento di liberazione nazionale capace di toccare anche altri punti di vitale importanza».

di seguito il documento sulla campagna muraria dell’Assemblea Sarda:

https://www.facebook.com/notes/aforascamp2016/campagna-muraria-contro-loccupazione-militare-130-paesi-raggiunti-verso-il-campe/682294998602945

di seguito l’appello agli indipendentisti del Fronte indipendentista Unidu:

http://www.fronteindipendentista.org/en/notizie/comunicati/276-invito-aperto-al-movimento-indipendentista-per-una-massiccia-partecipazione-ai-lavoro-dell-assemblea-generale-sarda-contro-l-occupazione-militare.html

Casapound a difesa dell’occupazione militare della Sardegna

fasciPassano gli anni ma la funzione del fascismo è sempre la stessa, proteggere l’interesse dei potenti e delle classi dominanti con l’obbiettivo di frenare l’avanzata delle classi popolari e di imprigionare i popoli in cerca di libertà e indipendenza.

Come quel 02 agosto del 1980, mandati dalla N.A.T.O., servizi segreti italiani e criminalità organizzata, fecero da esecutori materiali della “Strage di Bologna”, oggi, dopo 36 anni i fascisti (del partito di Casapound) agiscono in difesa dei loro amici di vecchia data.

In sortita notturna a Sassari per compiere una delle loro “grandi azioni rivoluzionarie”, ovvero posare un sacco di immondizia recante il simbolo dell’euro e la scritta “La vostra accoglienza è solo business” sotto la sede cittadina del PD; hanno ben pensato, durante il loro tragitto, di coprire parte della campagna muraria contro l’occupazione militare della Sardegna portata avanti dall’Assemblea Generale Sarda.

La campagna muraria ha come obbiettivo la sensibilizzazione del nostro popolo sul tema delle basi militari; le stesse basi dove si esercita la N.A.T.O. per le sue guerre imperialiste (difese da P.D.  e stato italiano) che causano milioni di profughi e sfollati, gli stessi che poi approdano disperatamente sulle nostre coste in cerca di pace e di un pezzo di pane, e che oltre ad essere vittima dell’imperialismo subiscono lo sciacallaggio politico fascista che serve a distrarre le persone dal vero nemico: il capitalismo e il colonialismo.

«Ecco come cade la maschera dei fascisti di Casapound» – denunciano gli attiisti dell’Assemblea Generale Sarda – «che in passato hanno preso posizione critica contro le esercitazioni militari soltanto perché si addestrava Israele (ma in funzione antisemita, non certo anti imperialista o pacifista). Eccoli gli eroi di Casapound, difensori notturni di quelle basi militari volute dal PD e dalla N.A.T.O. che inquinano, colonizzano e impoveriscono la nostra terra, causando l’immigrazione dei nostri giovani e l’esodo di migliaia di disperati dalle zone colpite dalla guerra costringendo chi rimane ad una vita di miseria e malattie».

per informazioni su AFORASCAMP consultare il seguente link

https://aforascamp2016.noblogs.org/

No aperture selvagge dei centri commerciali: la lotta continua!

5È proseguita oggi la campagna contro le aperture selvagge dei grandi centri commerciali al mercato civico di Alghero lanciata ai primi di luglio da diversi movimenti indipendentisti e associazioni dopo la decisione del Carrefour di Quartu S. Elena di aprire anche la notte.
Attivisti del Fronte Indipendentista Unidu, la Confederazione Sindacale Sarda, il collettivo s’Idea Libera, l’associazione Altra Sardegna si sono dati appuntamento alle 10 all’ingresso del mercato in ia Sassari con bandiere e volantini e hanno fatto una “spesa civica” con delle sporte su cui hanno applicato dei manifesti in italiano, sardo e algherese.

6I commercianti hanno interagito con gli attivisti e hanno rincarato la dose: «è una vergogna, la grande distribuzione è una piaga per l’economia e il commercio locale» – ha sostenuto una signora molto agguerrita che ha un banco frutta a mercato di via Sassari – «io sono per la chiusura settimanale di tutti gli esercizi commerciali. Tutti hanno diritto al giorno di riposo. E poi sfruttano i lavoratori con turni massacranti e ormai li pagano anche con i voucher».

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Diversi commercianti hanno voluto farsi immortalare con le sporte della spesa civica utilizzando uno dei manifesti in algherese che è anche lo slogan della mobilitazione: “Ajura l’economia local. Compra à lu malcat”.

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Durante l’iniziativa sono stati distribuiti anche dépliant del comitato sardo “pro su traballu, sa dignitade e sa vida” e in diversi hanno sottoscritto l’appelo per una legge regionale sul lavoro presentata come reale alternativa alla disoccupazione dilagante.

La mobilitazione riprenderà a settembre.

Renzi in Sardegna, i docenti sardi: “la sua riforma provocherà un esodo”

docenti_sardiIeri in una città deserta e blindatissima, è arrivato il capo del Governo dello stato italiano, ad incontrare un governatore sardo eletto con una legge  di marca fascista, che praticamente ha tenuto fuori dal consiglio regionale il 20% dei partiti scelti dai cittadini sardi.

L’incontro è avvenuto a porte chiuse, in un clima da stato d’assedio, ed è stato firmato un “patto” che dovrebbe investire nell’isola circa tre miliardi di euro in infrastrutture e opere pubbliche. I precedenti sono infausti e si sono conclusi con una penetrazione colonialistica, l’italianizzazione forzata e uno sradicamento dell’economia sarda, che ha impoverito e devastato l’isola: la legge del miliardo fascista (il R.D. 6 novembre 1924, n. 1931) e il piano di rinascita (L. n.588 dell’11 giugno 1962)

Per l’occasione, a rompere il coro di voci bianche filo-renziane, è arrivato un duro comunicato del movimento dei docenti sardi, che la scorsa estate ha riempito le giornate estive di proteste contro la legge 107, nota come “la buona scuola”, voluta a gran voce proprio da Renzi.

I docenti sardi si chiedono cosa abbia fatto il governatore Pigliaru, per arginare gli effetti disastrosi che la legge 107 potrebbe avere sul corpo docente sardo e conseguentemente sulla scuola sarda: “siamo a conoscenza che alcune regioni stanno prendendo provvedimenti per scongiurare l’esodo e difendere la scuola da una emorragia che la impoverirebbe. In Sicilia per esempio, l’esubero nella scuola secondaria di II° grado è stato compresso a 126 cattedre, rispetto alle 288 iniziali. Un altro esempio è quello della Campania, dove il Direttore dell’USR Campania, nell’incontro sugli organici con i sindacati, ha comunicato la necessità di convertire i 325 posti liberi in organico di diritto, in seguito ai pensionamenti, in altrettanti posti da destinare all’assorbimento di neo immessi in ruolo sull’organico di potenziamento, già perdenti posto a livello statale. In Puglia il Consiglio regionale impegna la giunta a portare all’attenzione della Conferenza Permanente Stato-Regioni, un confronto finalizzato a rendere la situazione stabile e duratura per il personale docente pugliese che ha prestato servizio pluriennale presso le istituzioni scolastiche”.

E la Sardegna? – si chiedono i docenti sardi – “Nonostante la nostra sia una Regione a Statuto Speciale e l’articolo 5 dello statuto permetta alla Regione «di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado (…)» “e nonostante il fatto che, i docenti sardi siano del tutto penalizzati non avendo alcuna regione di prossimità da indicare come “preferibile”, e la scuola sarda sia del tutto sofferente perché gli indici di abbandono scolastico sono i più alti a livello dello stato, non vediamo né da parte dell’USR, né da parte del Consiglio Regionale, alcun tentativo di difendere la scuola sarda e i suoi docenti. Ricordiamo inoltre che la Regione Sardegna non ha impugnato la legge 107. La RAS è una regione autonoma solo a parole, ma nei fatti è un governo in tutto e per tutto subalterno alle decisioni prese dal governo “amico”. I docenti sardi e la scuola sarda sono stati lasciati completamente alla mercé di un freddo cervello elettronico che deciderà senza tenere in alcun conto le reali esigenze di lavoratori, studenti e famiglie”.

 

La battaglia d’estate contro l’occupazione militare

fuoco-poligoniIl Movimento contro l’occupazione militare della Sardegna continua ad organizzarsi e dà appuntamento per la terza assemblea generale, che si terrà stavolta a Lanusei domenica prossima, 24 luglio, alle ore 15 nell’aula consiliare del comune.

Dopo le assemblee di Bauladu e Oristano  si arriva, così, al terzo incontro nazionale, proprio in una delle «regioni della nostra terra maggiormente distrutte e provate dall’occupazione militare».

Finora gli attivisti si sono confrontati sulle strategie politiche e sui metodi di comunicazione, formando gruppi di lavoro e discutendo le proposte. A Lanusei si entrerà nella fase operativa della campagna d’estate.

Il Movimento contro l’occupazione militare lancerà proprio a Lanusei una grande campagna muraria con manifesti e volantini diretti a turisti e emigrati sardi (oltreché ai cittadini sardi residenti) curata dal Gruppo Comunicazione del collettivo: «lo stesso Gruppo porterà quindi a Lanusei il lavoro ultimato e si procederà alla distribuzione del materiale stampato. Inoltre si dovranno decidere durante l’assemblea le date precise o il periodo della Campagna e l’individuazione delle aree di competenza. Verranno presentate le proposte dei murales da disegnare durante l’estate sul territorio sardo» – precisano i responsabili in una nota.

A Lanusei si discuterà di una seconda iniziativa da svolgersi tra il 7 e l’11 settembre, cioè il campeggio. Il gruppo che se ne occupa dovrà rendicontare lo stato dei lavori per la sua realizzazione.

Ma questi sono solo due fra i tanti campi d’azione pianificati dal Movimento contro l’occupazione militare. Infatti probabilmente diversi gruppi che si occupano di altre tematiche, sempre di contrasto all’occupazione militare, stavano proponendo di potersi riunire a margine dell’assemblea o direttamente il giorno dopo per discutere in maniera più efficace e finalizzata.

Di seguito l’evento Facebook che sta girando in rete, che mira a diffondere l’importante appuntamento ogliastrino.

https://www.facebook.com/events/1101006586660103/

Hai davvero bisogno dei supermercati sempre aperti?

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Andranno al mercato comunale di via Quirra a Cagliari per manifestare la loro contrarietà all’apertura dei supermercati e dei centri commerciali aperti 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Questa è la forma di mobilitazione decisa da un cartello di associazioni, sindacati e movimenti politici all’indomani della decisione del Carrefour di Quartu S. Elena di aprire anche la notte.

I sindacati avevano annunciato a mezzo stampa la possibilità di uno sciopero, come del resto si è fatto anche in Italia dove la multinazionale ha adottato la stessa strategia aziendale.

Ma in Sardegna la protesta ha travalicato il confine sindacale e ha portato diversi soggetti politici e sociali ad aprire un percorso di contrapposizione all’«apertura selvaggia di supermercati e centri commerciali».

Così sabato 9 luglio, alle ore 10:30 la Confederazione Sindacale Sarda, il Fronte Indipendentista Unidu, il Partito Comunista dei Lavoratori, l’Associazione Altra Sardegna e il collettivo S’Idea Libera si sono dati appuntamento al famoso mercato cagliaritano di via Quirra per sensibilizzare la gente e i commercianti sulla presenza invasiva della grande distribuzione.

Tutto incominciò con il Governo Monti, sostenuto dal centrosinistra  – spiegano gli attivisti – perché con il decreto “Salva Italia” venne liberalizzata totalmente la possibilità di apertura dei megamercati, 24 ore giornalieri, 7 giorni su 7, mentre prima la competenza era nelle mani di Comuni e Regioni.

Da allora in Sardegna la presenza della GDO, già elevatissima rispetto al numero degli abitanti in confronto alla media europea, si è fatta sempre più invadente mettendo alle corde piccola distribuzione, mercati civici e rionali e spesa a Km0. Il risultato è che in Sardegna si importa circa l’80% dei prodotti agroalimentari e moltissime aziende sono al collasso. Inoltre i mega centri hanno adottato nel tempo forme sempre più dure di sfruttamento dei lavoratori fino ad arrivare, in diversi casi, a vere e proprie forme di mobbing costringendoli a turni massacranti, flessibilità pressoché totale e una precarietà fisiologica. La diaria di un lavoratore della GDO nello stato italiano è una fra le più basse d’Europa.

L’appuntamento è sabato 9 luglio alle ore 10:00 in via Mandrolisai 60, poi gli attivisti si recheranno armati di volantini, striscioni e megafono al Mercato comunale dove interagiranno con clienti e lavoratori per spiegare le proprie ragioni.

di seguito l’articolo dell’Unione Sarda che annuncia l’apertura h. 24 del Carrefour di Quartu S. Elena

http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_economia/2016/06/11/la_svolta_di_carrefour_a_luglio_e_agosto_l_ipermercato_aperto_24-2-505628.html

evento fb della mobilitazione “Hai davvero bisogno di supermercati sempre aperti?”

https://www.facebook.com/events/1028123823932664/

La “riforma” della Asl di Pigliaru&Co

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Ricordate lo slogan di Pigliaru “Cominciamo il domani”?

Bene, uno dei modi in cui questa giunta, eterodiretta dalla segreteria del PD e dalle direttive della BCE, ha “cominciato il domani” è una assurda riforma regionale sulla sanità che in realtà rappresenta solo l’ennesimo passo verso l’annientamento dello stato sociale. Il bagaglio retorico e pubblicitario è il medesimo per ogni grande massacro sociale: “riforma”, “ottimizzazione”, “razionalizzazione”. Dietro a queste parole tirate a lustro si nasconde, però, la verità dei conti della serva: tagli, tagli e ancora tagli!

E noi che pensavamo già di avere toccato il de profundis del diritto alla salute!

La situazione era già drammatica prima della suddetta riforma: infatti ieri come oggi, mancano i reagenti per analisi e test, si aspetta almeno un anno per tac, risonanze, colonscopie, scarseggiano i posti letto, non esistono posti a sufficienza per medici e infermieri, alcuni reparti si dislocano in strutture vergognosamente decadenti, pensioni di invalidità e sostegni economici vengono sottratti ingiustamente ai pazienti che ne hanno diritto, si arriva fino a 7 ore di attesa al pronto soccorso. Come se non bastasse c’è da aspettarsi di peggio dietro l’angolo: nonostante le proteste di sindaci, primari ed operatori, la Riforma Regionale di Pigliaru prevede un assurdo accorpamento di centri come Alghero e Ozieri, con primario unico (sic!), la drastica diminuzione di posti letto ovunque, l’eliminazione di reparti come chirurgia pediatrica e neonatale e oncologia mammaria nel nord Sardegna!

Sarà casuale la contemporanea apertura della struttura privata del Mater di Olbia?

Cagliari e il Sud dell’isola ottengono tutto quello che viene eliminato dal Nord creando una pericolosa sperequazione che va ad aggravare lo squilibrio già esistente tra capo di sopra e capo di sotto dell’isola. Gravissimo poi che tali scelte non avvengano sulla base di calcoli dell’utenza e delle reali esigenze territoriali, bensì su valutazioni di “qualità” in cui le ASL di Sassari e dintorni vengono declassate a strutture di secondo livello con una grottesca e rivoltante hit parade degli ospedali valutati come aziende. Nessuno nega che una vera razionalizzazione fosse urgente, visti i debiti, spesso dovuti alla gestione politica e clientelare delle Asl. Ma questa sperequazione a chi serve? Buona parte dei cittadini sardi si preparino  ai viaggi della speranza intraisolani od oltremare, con gli annessi costi e incommensurabili disagi.

E il paziente e i suoi diritti civili e umani?

Urge mobilitazione, visto che Comuni e province non sono riusciti finora a scalfire le granitiche intenzioni della Giunta Pigliaru.

ProgRes: “ecco le bugie della Giunta Pigliaru”

 

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Il governatore della RAS Francesco Pigliaru sostenuto dal centro sinistra italiano e da diversi movimenti politici di matrice sarda collaborazionisti

 

Il partito indipendentista ProgRes interviene con una lettura dei dati sull’occupazione forniti recentemente dall’ISTAT e attacca frontalmente la maggioranza del governo regionale: “malgrado gli annunci di propaganda della Giunta Pigliaru e dell’assessore Mura, che giusto qualche mese fa si affrettavano a proclamare trionfalmente l’uscita dalla crisi commentando i dati sull’occupazione dell’ultimo trimestre del 2015, prendiamo atto invece che la realtà delle cose è ben diversa”.

Infatti gli indipendentisti sottolineano, con dati alla mano, che dai 111 mila disoccupati del quarto trimestre del 2015 si passa a quasi 130 mila disoccupati dei primi tre mesi del 2016.

Di chi è la colpa? Progres ritiene che non ci siano dubbi: da mettere alla gogna è tutta la linea della Giunta Pigliaru: dai Trasporti alla Vertenza Entrate, dal fenomeno dello spopolamento senza freno al nuovo flusso emigratorio che coinvolge giovani laureati altamente formati che non riescono a trovare nella loro terra un occupazione adeguata alle loro competenze.

Questa – conclude l’organizzazione indipendentista – “è la storia della Sardegna negli ultimi 60 anni di scellerate politiche dipendentiste, questa è la realtà a cui la RAS deve dare risposte immediate”.

http://www.istat.it/it/sardegna

http://progres.net/comunicati/le-bugie-della-giunta-pigliaru-sul-lavoro/