Deportazione per centinaia di docenti sardi?

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Nelle foto i momenti delle proteste dei docenti sardi la scorsa estate contro la riforma 107 e contro la RAS che alla fine non ha impugnato la medesima legge alla Corte Costituzionale

Alea acta est per circa 1.800 docenti sardi assunti in ruolo in seguito al “Piano straordinario di immissioni in ruolo” nelle famigerate fasi B e C, ovvero quelle fasi previste dalla riforma renziana de “La buona scuola”, dove i docenti possono essere spostati su tutti i posti dell’organico disponibili su tutti gli ambiti dello stato italiano.

Il 3 giugno scorso è scaduto il termine per la presentazione della domanda e ora centinaia di docenti sardi incrociano le dita con la spada di Damocle dell’emigrazione coatta sulla testa.

Le regole sono semplici: prendere o lasciare, e chi rinuncia a trasferirsi sulla sede designata perde tutto e tutta la sua carriera lavorativa viene cancellata per sempre.

Per la prima volta nella storia della scuola italiana i docenti hanno dovuto indicare cento ambiti e altrettante province. Anche gli ambiti sono una “nuova invenzione” del governo che delimita un territorio di reti di scuole.

In estrema sintesi il sistema funziona così: un docente sceglie cento ambiti in ordine di preferibilità e poi indica le province (fino a cento). Se non c’è posto nel primo ambito si passa al secondo e così via. Se non si trova un posto nei cento ambiti si passa alle province partendo dall’ambito di preferenza indicato e così via.

I docenti sardi sono oggettivamente penalizzati perché in Sardegna ci sono appena dieci ambiti, solo per fare un esempio nella sola città di Roma ce ne sono dieci, quindi un docente romano rischia di dover andare al massimo in un altro quartiere, mentre uno sardo, bene che gli vada, deve prendere la macchina e macinare centinaia di chilometri su strade non sicure, altrimenti deve fare la valigia e partire per l’Italia ovunque lo mandi il sistema.

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Inoltre i docenti italiani hanno la possibilità di scegliere una regione confinante, mentre intorno alla Sardegna c’è solo il mare. Quindi pochissimi ambiti da preferire e zero regioni confinanti su cui ripiegare!

Inoltre bisogna tenere in conto l’aleatorietà del sistema dei trasporti che caratterizza il viaggiare da e per la Sardegna. Facciamo un esempio molto semplice: un docente sardo fra i cento ambiti sceglie in posizione elevata l’ambito della provincia di Treviso n° 0015, perché su Treviso esistono collegamenti diretti e firma un contratto triennale (i nuovi contratti saranno sempre triennali). Poi succede che questo collegamento venga cancellato, come sempre più spesso accade, e il docente si trova ad avere scelto un ambito in virtù di un collegamento che non esiste più.

I docenti italiani possono contare su un sistema di trasposti plurale (aerei, treni, bus e perfino carsharing), i docenti sardi solo su collegamenti marittimi e aerei completamente aleatori e non prevedibili. In aggiunta i periodi in cui i docenti sardi si spostano, cioè le feste, sono proprio quelli peggiori per prendere aerei e navi, sia per la possibilità di trovare i biglietti (e sempre di più famose compagnie aeree vanno in overbooking per poter contare sul tutto esaurito e guadagnare di più a costo di lasciare a terra i passeggeri), sia per quanto riguarda i prezzi dei biglietti.

Consideriamo inoltre il costo della vita. Come fa un docente sardo a vivere con 1300 euro di stipendio a Milano o Roma mettendo in conto anche le spese per il viaggio?

A queste ragioni “personali” discriminanti verso i docenti sardi si aggiungono anche considerazioni politiche e di buon senso sulla scuola sarda nel suo complesso. Basta porsi una semplice domanda: la riforma 107 è un bene o un male per noi?

Intanto la scuola sarda è al collasso e condannare migliaia di docenti all’emigrazione significherebbe darle la mazzata finale, visto che il personale docente dovrebbe e potrebbe essere impiegato in Sardegna e non altrove. Per i nostri ragazzi avere docenti non sardi equivale spesso ad uno scontro culturale molto duro, soprattutto considerando il fatto che i docenti non sardi non sono obbligati a rispettare le attitudini culturali e linguistiche dei ragazzi sardi e che non esiste alcuna selezione né linguistica né culturale per i docenti in ingresso, come invece avviene solo per fare un esempio per il corpo docenti del Süd Tirol.
In Sardegna c’è un disperato bisogno di docenti di sostegno e con questa legge loro rischiano di dover emigrare (perché il calcolo si fa sui posti dell’organico di diritto e non su quelli che effettivamente servono) e a coprire le ore di sostegno andrebbero docenti non abilitati e quindi senza esperienza e senza alcuna formazione per una docenza così delicata.

Questo è il prezzo che la scuola e la società sarda, oltre ai lavoratori della scuola, pagano per  non avere alcuna competenza giuridica in materia di istruzione.

Questo è il prezzo pagato dal popolo sardo per avere una classe dirigente asservita alla “ragion di stato”, perché chi governa la R.A.S. avrebbe potuto e dovuto fare opposizione alla legge 107 come hanno fatto altre Regioni e inoltre reclamare gli stessi diritti linguistici di cui godono tirolesi, valdostani e sloveni difendendo i lavoratori della scuola sarda e facendo valere la specificità della nostra condizione insulare.

Io candidato alle amministrative di Roma sostengo il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo

Marco Piccinelli

Lei è romano e candidato alle comunali di Roma ma sono note le sue simpatie per la causa nazionale sarda. Come le è nato questo interesse?

«L’interesse nasce dalle battaglie condotte dagli indipendentisti sardi contro le basi militari, quindi contro le esercitazioni che martoriano ed umiliano l’Isola. Ma la stessa tematica dell’indipendenza in senso stretto mi ha fatto avvicinare ad un mondo che conoscevo poco e che nel continente è un tema raramente trattato (per non dire mai). O, qualora venisse trattato, lo si fa con una lunghissima serie di luoghi comuni che non hanno rimando nella realtà».

Spesso la sinistra italiana, anche quella comunista, ha misconosicuto il diritto del popolo sardo ad autodeterminarsi. come mai?

«In realtà, tutte le formazioni della sinistra cosiddetta ‘radicale’ in Italia hanno mostrato un variegato opportunismo nel corso degli anni, inseguendo più l’elettoralismo fine a se stesso che la costruzione di un progetto. Non ci si è posti degli interrogativi e non si sono mai realmente gettate le basi per un’organizzazione comunista nel verso senso della parola. «Se il nostro compito è di attraversare un fiume, non possiamo farlo senza un ponte o una barca. Se non si risolve il problema del pone o della barca, è inutile parlare dei compiti», scriveva Mao Tse Tung. Se non ci si pone, dunque, il fine del radicale cambiamento della società in senso socialista, non si va da nessuna parte e qualsiasi tematica, dalla questione dell’occupazione fino all’autodeterminazione dei popoli, risultano quasi ‘secondarie’. Il paradigma è cambiato con l’attuale costruzione dell’Internazionale dei partiti comunisti ed operai, in cui una nuova generazione di comunisti sta affermandosi in ogni Paese (la KNE in Grecia, i CJC in Spagna, il FGC in Italia, così come il KP in Turchia etc etc)».

Se la Sardegna diventasse indipendente per il movimento comunista internazionale ciò sarebbe un bene o un male?

«”La Sardegna non è una regione dello Stato Italiano ma una Nazione”, riprendo le parole che aveva scandito in gallurese il compagno Luigi Piga dal palco della Manifestada di Capo Frasca. Partendo da questo assunto, non è un male che una nazione si autodetermini. Prendo, a tal proposito, il caso del PCPE (Partito Comunista dei Popoli di Spagna) che riconosce il diritto d’autodeterminazione dei popoli e possiede una struttura di affiliazione ai partiti comunisti dei popoli all’interno della Penisola Iberica che hanno intrapreso tale percorso e che fanno parte, dunque, di Nazioni senza Stato. Canarie, Galizia, Catalogna, ad esempio. Fanno parte del PCPE, dunque, e vi partecipano in tutto e per tutto, il Partido Comunista del Pueblo Canario (Partito Comunista del popolo delle Isole Canarie), il Partit Comunista del Poble de Catalunya (Partito Comunista del popolo di Catalogna) e l’organizzazione Euskal Komunistak (Comunisti Baschi). Non dimentichiamo, poi, che il diritto all’autodeterminazione dei popoli era presente nel vero stato Federalista: non negli Stati Uniti, dunque, ma nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

https://www.facebook.com/Partito-Comunista-VI-Municipio-204637203262277/likes?ref=page_internal

Unu capìtulu nou pro sa demilitarizatzione de sa Sardigna

Bauladu 2 giu 016 foto elaborata

Giòbia 2 de làmpadas 2016 s’est tenta in Bauladu s’assemblea generale contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, promòvida dae su Comitato Studentesco de Casteddu.

S’assemblea fiat s’agabbu de unu giru de s’ìsula chi su Comitato Studentesco aiat cumintzadu unas cantas chidas antis a inghitzare sa collida de informatziones netzessàrias a atzapare unu programma mìnimu essentziale pro fraigare unu movimentu de massa, sighende unu mètodu orizontale. Sa chirca de su Comitato Studentesco Contro l’Occupazione Militare della Sardegna fiat istada acotzada dae sas realidades polìticas sardas già sensìbiles a su tema de sa demilitarizatzione e de sa cunversione de sas àreas militares.

In s’assemblea pùblica de Bauladu, durada belle chimbe oras, b’est istada manna partetzipatzione dae parte de sos presentes a s’eventu, chi ant bogadu a pitzu deghinas de propostas a sos puntos a s’òrdine de sa die, pro sensibilizare a su tema anti-militarista cussa parte de su pòpulu sardu chi galu creet a sa netzessidade de s’ocupatzione militare e a sas recaidas suas in s’ìsula, e pro collire ideas pro sas atziones de fàghere in sos mesos benidores.

S’assemblea imbeniente at a èssere a sa fine de làmpadas 2016.

https://www.facebook.com/Comitato-studentesco-contro-loccupazione-militare-della-Sardegna-Cagliari-1495308614086175/

Una “Assemblea Permanente” per Villacidro

antonio muscas

Intervista ad Antonio Muscas, candidato alle prossime amministrative del 5 giugno consigliere comunale nella lista civica “Assemblea Permanente” nel comune di Villacidro. 

Perché la vostra lista si chiama “Assemblea Permanente”?

Perché è realmente un’assemblea di cittadini, nata durante l’occupazione del municipio nel gennaio 2015 e durata 40 giorni contro il caro tasse rifiuti. Da allora si è deciso di intraprendere un percorso comune di crescita e approfondimento per conoscere e affrontare meglio e tutti assieme le problematiche del territorio. Abbiamo riscoperto insieme il piacere della Politica e capito che il caro tasse rifiuti non è un problema a sé stante. Il caro tasse rifiuti è figlio di una politica della mala gestione, dello sfruttamento sconsiderato delle risorse e del territorio, di una visione dell’utente come un bancomat a cui estorcere soldi per alimentare mafie e lobby. La decisione di impegnarsi con una lista per le prossime comunali è la logica conseguenza di quel percorso che ha visto l’Assemblea Permanente già oltre la dimensione locale: è impegnata infatti in tutte le maggiori battaglie che riguardano la salvaguardia dei nostri diritti e del territorio.

Chi è e come avete scelto il vostro candidato sindaco?

Il nostro candidato è Giancarlo Carboni, geologo libero professionista di 48 anni, onesto e valido membro dell’Assemblea. La sua forza, oltre che dalle sue qualità, è data dalla squadra composta da 9 donne e 7 uomini. Le donne in particolare sono quelle che si sono distinte durante il nostro percorso e che animano il gruppo. Diverse di loro sono già delle nonne, ma il loro spirito è quello dei giovani che da loro possono prendere valido esempio.

Alle prossime amministrative saranno molte le liste realmente civiche e in molte sono attivi gli indipendentisti. Il vento sta cambiando?

I problemi si possono risolvere solamente se si conoscono. Se si ha questa volontà bisogna anche accettare l’ipotesi che l’analisi oggettiva porti a delle conclusioni in contrasto con convinzioni preconcette. È necessario perciò avere l’onestà di fare le dovute distinzioni tra le diverse questioni, che vanno dall’ambito locale al generale. Ciò è indispensabile per individuare soluzioni adeguate, evitando di cadere nella trappola degli slogan, utili solo a chi detiene il potere o punta a conquistarlo in una logica di conservazione degli schemi attuali. Cavalcare il sentimento di rabbia e di frustrazione delle comunità facendosi portatore di istanze genericamente indipendentiste è pericoloso. E la scarsa maturità degli elettori può portare a scegliere come rappresentante chi bara di più. I problemi complessi non si risolvono con soluzioni facili, individuando tutto il male con il colonialismo dello Stato italiano e dimenticandosi spesso del malgoverno locale e dell’incapacità degli amministratori locali. Prova ne sia che questo Consiglio Regionale, nonostante abbia avuto, e abbia tuttora tra le sue fila, un numero mai visto prima di consiglieri indipendentisti, sovranisti e autonomisti vari, che avrebbero potuto davvero imporre un percorso indipendentista o almeno di forte autonomia, è invece il peggior Governo Regionale di sempre, il più asservito alle logiche renziverdiniane e il più aperto ad ogni forma di sfruttamento e speculazione. La necessaria maturità che i sardi e le comunità più in generale devono conquistare serve a capire la complessità del mondo attuale, il tipo di intervento politico necessario e la bontà di chi di questo intervento vuole e può farsi portavoce.

Dentro la nostra lista sono presenti anime indipendentiste, autonomiste e più in generale sardiste. Personalmente non sono un indipendentista, sono però per il riconoscimento ai popoli del diritto di decidere e aspiro ad un’Europa federale dei popoli. Si tratta di saldare in un progetto complessivo la lotta per i diritti sociali alla lotta per l’autodeterminazione.

La globalizzazione e il neoliberismo, con la complicità degli attori locali, impongono una forma di omologazione generale utile esclusivamente alle presunte necessità del Dio-mercato che sta snaturando le comunità e i territori, impoverendoli e devastandoli. Vero è, però, che c’è una forte spinta al recupero dei propri diritti e della propria identità. Ed è questa una necessità che la globalizzazione e il neoliberismo addirittura accentuano e, se ben incanalata, può essere la base di un percorso nuovo che, necessariamente, non può limitarsi alla nazione sarda ma deve vedere coinvolte altre comunità ad un livello internazionale.

Partire dalle comunità è fondamentale. Ma può bastare?

Partire dalle comunità è il punto di partenza necessario e imprescindibile. La cattiva amministrazione parte dall’alto e si dirama nelle periferie. Dalle periferie si rincomincia per andare a modificare il vertice. Dalle comunità si avviano le lotte di cambiamento, ma è necessario poi agire su più livelli, a cominciare dal locale fino al globale. È indispensabile costruire una rete politica a livello internazionale dove gli interlocutori sono i rappresentanti dei popoli e delle singole comunità. Gli Stati così come sono stati concepiti nell’ 800 hanno dimostrato da tempo i loro limiti. E non sarà certo l’uso della repressione a garantirne la sopravivenza.

Duro attacco del F. I. U. ad Abbanoa

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Attacco durissimo quello del Fronte Indipendentista Unidu ad Abbanoa sulla nuova stangata annunciata con i conguagli regolatori dalla S.p.A. che gestisce l’erogazione dell’acqua.
Abbanoa ha recentemente chiesto altri 151 euro in media a utenza per coprire i buchi degli anni 2005-2011, un aggregato da oltre 100 milioni di euro. “Siamo alle solite – scrivono gli indipendentisti attaccando a muso dura la gestione della S.p.A. – “Abbanoa batte di nuovo cassa e lo fa chiedendo indebitamente ingenti somme ai sardi. Stiamo vedendo cosa significasse lo scongiurato fallimento di Abbanoa e il suo tanto decantato risanamento, dalla dirigenza di Murtas e Ramazzotti alla politica di riferimento con l’Assessore ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda”.

L’organizzazione indipendentista occupò la sede sassarese di Abbanoa nel 2015, denunciando la questione delle “bollette pazze”, cioè di quelle bollette da capogiro ricevute dagli utenti dopo anni e anni senza mai averne ricevuto prima. Una gestione – quella dei vertici di Abbanoa e dei comuni che ci stanno dietro, come Sassari e Cagliari – completamente da bocciare.

Il Fronte Indipendentista Unidu si domanda infatti come sia possibile che, dati i risultati così deficitari del Gestore Unico da tre legislature a questa parte, alla dirigenza ci sia sempre il sig. Sandro Murtas nel ruolo di Direttore generale.



Contestualmente, l’Adiconsum Sardegna, che aveva già collaborato lungo il 2015 con il FIU nella regione del Goceano, ha indetto un’assemblea pubblica e informativa nella quale il presidente regionale Giorgio Vargiu illustrerà la situazione relativa ai recenti conguagli regolatori.

Associazioni di categoria, movimenti e comitati, in attesa di chiarire condizioni e prospettive per l’azione contro l’ennesimo balzello di Abbanoa S.p.A, invitano alla calma e al non pagare in attesa di una posizione unanime e dettagliata, che metta al sicuro l’utenza dalle rappresaglie di Abbanoa che, dal canto suo, esorta al pagamento e stigmatizza inviti alla riflessione e opposizione, paventando la messa in mora dei non paganti e conseguenti slacci.

http://www.fronteindipendentista.org/it/notizie/comunicati.html

Laura Fois: “perché ho scelto la Sardegna”

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Intervista a Laura Fois sulla sua coraggiosa scelta di tornare a vivere in Sardegna  nonostante il brillante curriculum e le buone prospettive all’estero e sulla sua esperienza da candidata alle comunali di Casteddu con Cagliari Città Capitale.

Perché hai rifiutato uno stage presso la Comunità Europea scegliendo di rimanere in Sardegna?

Molte volte mi son messa in discussione all’estero, facendo anche i lavori più umili. Quando a Londra avevo già un lavoro stabile e potevo far carriera, mi son detta che non era quello il posto in cui avrei voluto continuare a realizzarmi e a vivere. La Sardegna è stata la mia scommessa, quella più difficile ma anche quella più stimolante. Sono convinta che le opportunità ci siano anche qui, bisogna far fatica certo, più che in altri luoghi, avere pazienza, continuare ad aggiornarsi e presto o tardi si raccoglie ciò che si semina. Certo, viviamo in un periodo di grosse incertezze e precarietà, tuttavia ci sono più possibilità, anche nel campo del lavoro autonomo.

Militi da diverso tempo nell’indipendentismo. Come concili la militanza politica con le tue altre molteplici attività?

Non è un impegno a tempo pieno, ovviamente. Si sacrifica un po’ la vita privata ma è vero anche che si può far politica ogni giorno, scrivendo, partecipando e stimolando i dibattiti offline e online. Molte scelte che facciamo nel quotidiano possono essere un atto politico e credo che formare massa critica sia una delle priorità per compiere un processo collettivo e deciso di coscienza nazionale. Stiamo affrontando una crisi generalizzata della struttura partitica, ma la costituzione di sempre più liste civiche nelle tornate elettorali dimostra un certo moto e interesse dal basso che può essere interpretato sia come disaffezione ai partiti tradizionali sia voglia di contribuire a cambiare il sistema esistente. La politica deve studiare questi processi e coinvolgere i cittadini, non solo nel periodo delle elezioni. Come ProgReS, che è un partito giovane, organizziamo tutto l’anno diversi incontri, anche di formazione. Per le amministrative di Cagliari (si vota il 5 giugno), facciamo parte della coalizione civico-indipendentista di Cagliari Città Capitale, l’unica che mette in discussione il rapporto con lo stato italiano e che ritiene urgente avviare un processo culturale, sociale  e politico nuovo che dia concretezza emancipativa alla Sardegna. Siamo molto contenti del lavoro svolto, perché siamo riusciti a comporre una lista che rappresenta il mondo indipendentista cagliaritano (ne fanno parte infatti anche indipendenti ed esponenti di associazioni, anche universitarie), sia perché alla coalizione di Cagliari Città Capitale hanno aderito organizzazioni di cittadini impegnati e sensibili ai temi dell’ambiente, dell’energia e della cultura.

Che suggerimenti ti senti di dare ai neolaureati sardi che pensano che solo “fuori” ci sia un’alternativa?

I giovani oggi sono giustamente disorientati sia perché l’offerta formativa, dalle scuole alle università, spesso non è al passo con i reali bisogni del “mercato del lavoro”, sia perché l’offerta di lavoro è scarsa, limitata o è troppo specializzata. Allo stesso modo mancano molte competenze che richiede l’economia di Internet e professionisti digitali. Per questo il ruolo dei Comuni e della Regione deve essere anche quello di stimolare, prima dell’offerta, la domanda di lavoro, prestare cura e attenzione anche alla fase di recruiting, ed elaborare politiche volte a un’occupazione ragionata che abbraccia i vari settori, dall’agricoltura ai servizi. Solo fuori c’è un’alternativa? No, ma di certo le esperienze all’estero servono e sono altamente consigliate per temprare il carattere, assimilare nuovi punti di vista, osservare e riportare, ove possibile, best practices, e acquisire quelle esperienze che per diversi motivi non è possibile praticare qui. La Sardegna, da parte sua, deve avere la preparazione e il coraggio di proporsi essa stessa come un’alternativa aperta, seria, concreta e preparata alle sfide della modernità, in modo che anche qui sempre più persone vengano ad apprendere e a realizzare progetti e iniziative di respiro. internazionale. Impegniamoci tutti insieme.

Dicevamo che tra i tuoi numerosi impegni e passioni c’è la scrittura, in particolare i racconti. Ancora un sogno nel cassetto o progetto che sta prendendo corpo?

Scrivo da quando ero piccola, per passione e necessità. Sto per finire un libro, che ho in cantiere da ormai troppo tempo. Racconta la nostra generazione. Vorrei anche menzionare una delle mie recenti collaborazioni, quella con la rivista “Sardegna Immaginare”, un nuovo e ottimo prodotto editoriale cartaceo e online, semestrale e apolitico, che permette di scoprire angoli spesso sconosciuti agli stessi sardi. Per il resto sono sempre pronta a lavorare a nuovi contenuti e progetti.

http://www.cagliaricittacapitale.com/it/

Collu: ecco come stiamo costruendo l’alternativa nazionale ai partiti unionisti

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Intervista a tutto campo a Gianluca Collu, segretario politico del partito indipendentista ProgRes

Perché ProGres alle amministrative di Cagliari sostiene l’alleanza “Cagliari Città Capitale”?

Il coordinamento regionale di ProgReS Casteddu sta lavorando al laboratorio politico di Cagliari Città Capitale da circa un anno. Assieme alle associazioni civiche Me-Ti, Sardegna Sostenibile e Sovrana, e a un valido e competente gruppo di cittadini si è discusso, redatto e sottoscritto il Patto Costitutivo dove sono delineati i principi e gli obiettivi della nostra coalizione, tra i quali, alcuni dirimenti per noi indipendentisti, come il riconoscimento della nazione sarda e il conseguente diritto all’autodeterminazione, la fine dell’autonomismo e delle alleanze con i blocchi di potere italiano del centrodestra e centrosinistra, la difesa degli interessi dei sardi e della Sardegna.

Coerentemente con la nostra linea politica, che non prevede alleanze con i partiti italiani, abbiamo messo al servizio del progetto la nostra visione e le nostre competenze per dare forma a uno spazio politico che permetta anche a chi non è indipendentista di poter lavorare al programma per la città di Cagliari.

Quali forze partecipano al progetto “Cagliari Città Capitale”? 

Le forze che partecipano sono civiche, indipendentiste e ambientaliste. Abbiamo ascoltato e cercato il dialogo con tutte le parti attive della società, con tutti i soggetti politici sardi e le liste civiche, in una città dove gli interessi economici e politici sono ancora fortissimi, questa è la sintesi che è emersa. Il nostro è un laboratorio politico aperto e inclusivo, tutte le sarde e i sardi liberi possono contribuire a costruire per Cagliari una Capitale degna di questo nome, una capitale sarda al centro del Mediterraneo e del mondo.

L’alternativa italiana è quella che conosciamo tutti: una mediocre città di provincia, capoluogo di una periferica e isolata regione italiana. Forse neanche questa descrizione rende bene l’idea, se diamo uno sguardo ai media e telegiornali italiani non c’è traccia delle amministrative di Cagliari. Sono altre le città che contano.

Su queste basi abbiamo scelto di sostenere il nostro candidato Sindaco Enrico Lobina, una persona preparata e onesta (merce rarissima di questi tempi), giovane ma con esperienza, pur non provenendo dal mondo indipendentista riconosce la Sardegna come una  Nazione, così come riconosce il naturale diritto all’autodeterminazione del nostro popolo.

Per questo se devo dare un consiglio ai cagliaritani, soprattutto ai tanti giovani e meno giovani delusi dalla politica e che purtroppo hanno smesso di esercitare il fondamentale diritto di voto, gli suggerirei di informarsi sulle nostre proposte e il nostro orizzonte: non promettiamo favori, promettiamo impegno e serietà. Siamo noi l’unica alternativa credibile ai gattopardi civico-unionisti di centrodestra e agli unionisti-sovranisti di centrosinistra.

La presenza dei Verdi nella coalizione ha suscitato alcune critiche. Puoi chiarire meglio la questione? 

La questione è molto semplice e trasparente, noi siamo interessati a coinvolgere la parte libera e attiva della società sarda nel nostro percorso di emancipazione nazionale. La struttura federale dei Verdi, attivi un po’ in tutta Europa, fa si, così come accade in Sardegna, che non dipendano da una segreteria romana e abbiano totale autonomia sulle scelte politiche e di alleanza sul territorio. Sono uno spaccato della società sarda con cui possiamo collaborare a queste amministrative. Per aderire al progetto CCC, hanno affrontato un duro dibattito interno, hanno scelto di affrancarsi dall’area del centrosinistra italiano per iniziare un percorso diverso, hanno elaborato un documento dove annunciano il cambio di linea politica, oltre ad aver sottoscritto il Patto Costitutivo di cui sopra. Noi di Progetu Repùblica rappresentiamo l’unico partito della coalizione, a Cagliari siamo l’unico partito sardo non alleato con i partiti italiani, proponiamo un indipendentismo dinamico e di governo che vuole confrontarsi sui progetti. Non ci interessa il ruolo residuale degli antagonisti contro tutto e tutti.

Ritengo fondamentale interrompere l’egemonia politica dei partiti unionisti in Sardegna, ma per fare ciò non basta dire semplicemente “cacciamoli via”, serve una strategia. Attualmente gli scenari possibili in un’ottica di governo che parta dalle comunità e arrivi al parlamento sardo  sono due: o ci si allea come stampella dei partiti italiani o si crea un’alternativa di governo, forte e credibile. Progetu Repùblica crede nella alternativa nazionale e nella necessità di destrutturare i partiti italiani dall’esterno. La presenza dei verdi sardi nel nostro spazio politico significa esattamente questo.

Senza il vostro partito non si sarebbero raccolte le firme del “fiocco verde” per l’istituzione dell’agenzia sarda delle entrate. Ora la Giunta Pigliaru dichiara chiusa la vertenza entrate e ha annunciato l’istituzione dell’ASE. Cosa ne pensi?

Parlare della Vertenza Entrate e del suo epilogo mi crea un forte disagio misto a un senso di rabbia. Il fiocco verde era un progetto nato con ProgReS nel quale io e tutti gli attivisti del partito abbiamo riposto fiducia, lavoro e impegno. Il disegno di legge che abbiamo presentato nei consigli provinciali, su cui abbiamo raccolto trentamila firme, pur avendo un carattere politico trasversale, era decisamente più ambizioso. Mi fa specie pensare a come hanno chiuso la vertenza condonando, se consideriamo anche il primo famigerato accordo Soru-Prodi, nel complesso nove miliardi di euro allo stato italiano. Hanno accettato il pagamento in comode rate di soli novecento milioni di euro, se penso che un nostro slogan ai tempi della raccolta firme per il disegno di legge era “Itàlia boga sa pilla”. Attualmente l’unica prospettiva sembra quella di istituire una agenzia sarda con competenze di semplice accertamento-vigilanza, in altre parole un nuovo carrozzone politico. Il paradosso è che la giunta Pigliaru, in evidente deficit di popolarità e consensi, si affanna nei toni trionfalistici, definendo questi risultati come dei traguardi epocali. Se sono questi i successi storici per la nostra terra siamo a posto.

Avete sostenuto pubblicamente la necessità di costruire una “alternativa nazionale sarda”. Puoi spiegarci? 

È la nostra strategia politica, una linea politica espressa nelle ultime due tesi congressuali. Dopo le ultime elezioni nazionali del 2014, assieme alle associazioni civiche Gentes e Comunidades che avevano dato forma alla coalizione Sardegna Possibile, abbiamo aperto un dialogo con tutti i soggetti politici sardi per pianificare la costruzione di un alternativa che ambisca a governare la Sardegna. Con alcune organizzazioni il confronto è più avanzato, con altre meno ma la volontà comune è di puntare a un progetto condiviso alle prossime nazionali sarde, nel 2019. Vogliamo offrire al nostro popolo una scelta valida, giusta e onesta al di fuori degli schieramenti italiani.

http://progres.net/

CSS: Perché non aderiamo allo sciopero dei sindacati italiani

CSS

La posizione della CSS (Confederazione Sindacale Sarda) sullo sciopero Provinciale di Sassari indetto dai sindacati italianisti CGIL, CISL e UIL territoriali è chiara: nessuna adesione. Alcuni punti   della chiamata sono irricevibili – spiegano i sindacalisti sardi in una nota stampa –  in particolare non c’è condivisione sul “rilancio del protocollo operativo sulla Chimica Verde a Porto Torres e con l’attivazione degli investimenti previsti per l’attivazione di tutte le filiere produttive comprese nel progetto industriale”.

Il sindacato sardo non ha mai ceduto alle sirene dell’ENI che ha usato lo specchietto per le allodole della “chimica verde” solo per non finanziare le bonifiche. Inoltre la CSS di Sassari  non è  d’accordo con la richiesta di costruzione del 5° Gruppo previsto per il Polo Energetico di Fiume Santo anche “considerate le ultime notizie sul disimpegno della Ep in virtù del calo dei consumi energetici in Sardegna e della non economicità dell’investimento, nemmeno a Carbone”.

Il Sindacato sardo non concorda nemmeno con la prospettiva di metanizzazione  che la Regione continua a promettere nell’area di Porto Torres ed in altri poli della Sardegna:  “anni di riflessioni, analisi e ricerca di soluzioni alternative per l’economia, per le politiche energetiche e per il riutilizzo produttivo dei rifiuti prodotti in Sardegna, hanno fatto maturare la consapevolezza della di superare l’Economia Lineare che  utilizza e sfrutta le risorse naturali e i suoi residui,  bruciandoli per produrre calore contribuendo ad inquinare la Sardegna e tutto il pianeta”.

Tutti gli altri punti della Piattaforma dello Sciopero Provinciale sono condivisibili, ma cozzano con le proposte su Fiume Santo e su Matrika  e non facilitano l’avvio di quella economia circolare nella quale la CSS crede e punta,  vale a dire un’economia che sostiene la circolarità di nuova vita dei materiali e delle sostanze non inquinanti.

È tempo di scelte storiche e abbiamo davanti due modelli in netta antitesi: da un lato le vecchie logiche produttiviste ed oligarchiche basate sullo strapotere e sull’arbitrarietà delle multinazionali inquinanti, dall’altro il ritorno alle produzioni naturali e biologiche  che riportano a fertilità gli ambiti territoriali dimessi ma ancora produttivi con l’utilizzo di terre abbandonate o sottoutilizzate e con  il ritorno alla naturalezza dei prodotti ed alla cura delle coltivazioni delle tipicità locali. Lo stato italiano e la Giunta regionale “come veri colonizzatori, approvano  leggi, norme e regolamenti che contrastano totalmente con il modello di un ritorno all’Economia Circolare, sostenuta in Sardegna da millenni di Comunitarismo, rispettoso dell’equilibrio tra esseri viventi e natura”.

Sotto questo aspetto la linea dei sindacati Italiani promotori dello sciopero del 26 non si discosta da quella governativa  ed è per questo che la CSS non può aderire.

Per questo la Confederazione Sindacale Sarda dichiara la sua netta differenziazione di  linea politica e  sindacale considerando maturo il passaggio da una Economia ormai fuori mercato come quella lineare, autoritaria, oligarchica ed inquinante ad una Economia Circolare capace di creare una vera nuova occupazione in un  periodo storico di profondi cambiamenti come quello che stiamo vivendo.

Di seguito il documento conclusivo dell’Assemblea Territoriale dei Quadri e Delegati di CGIL CISL UIL che ha indetto lo sciopero generale provinciale del Sassarese:

http://www.fiumesanto.com/home/cgil-cisl-uil-sciopero-generale-provinciale-per-26-maggio/

2 giugno a Bauladu: Assemblea generale contro l’occupazione militare

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Hanno trascorso il mese di maggio a girare per tutta la Sardegna, dalle principali città ai paesi più piccoli. Ovunque ci fosse qualcuno interessato i ragazzi del Comitato Studentesco contro l’Occupazione Militare arrivavano con una presentazione dettagliata sull’occupazione militare, sui danni provocati all’ambiente e alla salute a causa delle esercitazioni e delle sperimentazioni, sulle gravi ripercussioni economiche, sui rapporti fra università sarde e istituti di ricerca israeliani, sulle coperture politiche su cui l’Esercito italiano può contare che toccano sostanzialmente (più o meno ambiguamente)  tutti i partiti del centro destra e del centro sinistra italiano.

Dopo ogni presentazione i militanti del comitato prendevano appunti, raccoglievano idee e proposte con il proposito di raccogliere tutti gli spunti utili per rilanciare il movimento contro l’occupazione militare su basi finalmente democratiche, di partecipazione e di ampio coinvolgimento confrontandosi con tutte quelle realtà antimperialiste, indipendentiste, antagoniste e ambientaliste che nell’isola si battono da decenni, spesso però in maniera scollegata e saltuaria.

Il prossimo 2 giugno a Bauladu è convocata un’assemblea generale sul tema. Non è causale né la data né la locazione. «Quel giorno – scrivono gli esponenti del comitato – commemorazioni civili e parate militari si susseguiranno per le città della Sardegna e dell’Italia per ricordare la nascita della Repubblica Italiana. Una repubblica che da metà degli anni ’50 ha deciso che la Sardegna sarebbe dovuta diventare la portarei della Nato e una terra di esercitazioni militari. Nonostante nel corso del tempo ci siano state limitate dismissioni, tutt’ora il 61% del demanio militare italiano risiede sul territorio sardo».

Bauladu invece è stata scelta per la sua collocazione centrale a testimoniare una chiamata a raccolta di tutte le forze che sul territorio nazionale sardo sono impegnate nella lotta contro l’occupazione militare che è un problema di tutta la nazione e non localizzato.

All’assemblea saranno presenti tutte le soggettività politiche e di movimento che hanno sfidato l’Esercito Italiano nel corso degli ultimi anni e – assicurano gli organizzatori – non ci saranno né capi né programmi precostituiti. Il comitato si limiterà a presentare un resoconto degli incontri territoriali e delle proposte raccolte, tutto il resto sarà da costruire paritariamente e in piena democrazia.

È una sfida a tutte le divisioni che in questi anni hanno impedito al movimento di decollare davvero, ma gli organizzatori sembrano essere ottimisti: «il 2 si riparte da zero, noi da promotori ritorniamo in platea e ci rimettiamo a quello che uscirà da quel giorno auspicando un confronto sincero, orizzontale e inclusivo».

L’apuntamento è previsto per giovedì 2 giugno, nel centro sociale di Bauladu, piazza Emilio Lussu alle ore 15:00

Ecco il documento di lancio degli incontri territoriali e dell’assemblea del 2 giugno.

https://mobile.facebook.com/notes/comitato-studentesco-contro-loccupazione-militare-della-sardegna-cagliari/per-unassemblea-generale-sarda-contro-loccupazione-militare/1734539340163100/?_ft_=top_level_post_id.1734539340163100%3Atl_objid.1734539340163100%3Athid.1495308614086175%3A306061129499414%3A51%3A0%3A1462085999%3A-7210932826402146828

Cagliari chiama Sardegna: costruire l’alternativa nazionale

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Ieri 20 maggio il partito indipendentista ProgRes ha presentato la sua lista per le elezioni comunali di Cagliari al Jester Club, in via Roma 257.

La lista è una delle quattro che compongono la coalizione civico, indipendentista, ambientalista e progressista Cagliari Città Capitale.

Il segretario di ProGres Gianluca Collu ha rotto il ghiaccio con una feroce ma equilibrata e motivata critica alla Giunta Pigliaru su trasporti, sanità e sul tema caldissimo della vertenza entrate.

La distanza rispetto alla linea dell’esecutivo regionale non potrebbe essere più abissale e il giudizio sul suo fallimento non potrebbe essere più netto.

Dopo Collu sono intervenuti i candidati consiglieri della lista di ProGres. Fra questi Ivo Murgia ha fatto un intervento tutto in sardo puntando sulla centralità culturale e storica di Cagliari; Daniela Concas, portavoce del comitato No Trivelle Sardegna, si è fermata soprattutto sui temi ambiente ed energia; Laura Fois ha toccato i punti “lingua” ed  “istruzione”.

CCC

Il candidato a sindaco Enrico Lobina, consigliere comunale uscente della Giunta Zedda da cui ha maturato sul campo una distanza sempre crescente rispetto alle politiche del sindaco di SEL e all’idea stessa del “centrosinistra italiano” fino a sancire una netta presa di distanza, ha chiaramente sottolineato come la “ragion di stato non sia la ragion di Sardegna”, cioè come gli interessi dello stato e dei partiti colonialisti non coincidano con gli interessi del popolo sardo. Lobina ha poi valorizzato il processo partecipativo e “circolare” del laboratorio Cagliari Città Capitale che si è basato sulla democrazia dal basso, sulla militanza e sull’assenza di leader dirigisti.

L’atmosfera era quella dei momenti importanti, cioè di una esperienza che va ben oltre le mere elezioni amministrative e che traccia una linea – per dirla con le parole del coordinatore di Progres di Cagliari Fabio Usala – finalizzata a “costruire un’alternativa politica per tutta la Sardegna al duopolio dei blocchi italiani di centro destra e centro sinistra, che noi chiamiamo Agenda 2019

A sostenere il respiro nazionale e non meramente territoriale o comunale del progetto la presenza di due movimenti indipendentisti non direttamente coinvolti nella competizione cagliaritana: Sardigna Natzione e Fronte Indipendentista Unidu che hanno portato i saluti.

Quest’ultima organizzazione è uscita poche ore prima con un comunicato che non lascia spazio ad equivoci:

“Il Fronte Indipendentista Unidu è nato per garantire la presenza di una forza indipendentista democratica e coerente e sosterrà ovunque queste liste civico-indipendentiste nella convinzione e nelle consapevolezza che si inseriscono nel solco della costruzione di una grande alternativa nazionale da opporre allo schieramento coloniale”

http://www.cagliaricittacapitale.com/it/2016/05/11/programma-politico-amministrativo/