Isco: al via la scuola di formazione indipendentista

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Quest’anno la scuola di indipendentismo organizzata dal partito indipendentista ProgReS arriva alla terza edizione e cambia formato diventando itinerante. Il primo appuntamento è fissato per sabato 22 ottobre a Cagliari presso il Jester Club (via Roma 257) alle ore 18, dove sarà ospite Bachis Bandinu, uno dei massimi intellettuali sardi, antropologo e autore di diversi libri e pubblicazioni. Bandinu terrà una lezione dal titolo: “L’identità del popolo sardo nelle sue declinazioni”.

Per le prossime lezioni ProgReS ha coinvolto nomi di spessore come gli archeologi Giovanni Ugas e Nicola Dessì, il giornalista sportivo Vittorio Sanna, il politologo Carlo Pala, gli storici Francesco Casula e Roberto Lai, l’economista Giuseppe Melis Giordano, il medico Vincenzo Migaleddu e l’attivista per la lingua sarda Pepe Corongiu. Il calendario che attualmente consta di diciassette incontri di formazione già fissati potrà subire un ulteriore ampliamento con appuntamenti che verranno resi noti nei prossimi mesi.

La scuola è rivolta non solo agli attivisti del partito ma anche a chi voglia contribuire a formare una nuova classe dirigente sarda non dipendente dalle centrali economiche, politiche e culturali italiane e in grado di fornire strumenti per l’analisi della società sarda, delle sue trasformazioni e delle possibilità del suo divenire futuro.

Si possono ricevere informazioni sulle iscrizioni ai successivi moduli di formazione o al ciclo completo di eventi: – inviando una email a iscola.indipendentismu@gmail.com con • Nome e Cognome • Città di residenza • Data di nascita • Recapito telefonico • Recapito email – inviando un messaggio SMS / Whatsapp / Telegram al numero 3471825817 per essere ricontattati dalle segreteria organizzativa. (N.B) Dopo il primo evento di sabato 22 le iscrizioni potranno essere chiuse anticipatamente una volta completati i posti disponibili per i successivi incontri.

Medas, Sàbios, imparis: Indipendentisti e civici verso l’alternativa nazionale

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Sala gremita al T-Hotel, a Cagliari, in via dei Giudicati, per la conferenza stampa indetta da diverse forze politiche indipendentiste e movimenti civici. A Destare sorpresa è soprattutto il fatto che si è distanti da appuntamenti elettorali e ciò di fatto sarebbe una notizia di per sé, perché spezza la prassi secondo cui la voglia di unità e le convergenze sbocciano a ridosso di tornate elettorali.

Mentre la moderatrice della conferenza, Laura Fois, introduce l’evento e presenta i relatori, alle loro spalle scorrono le slides che delucidano i passi cardine del progetto e tutto è riassunto in uno slogan davvero efficace: medas, sàbios, imparis, che rovescia uno dei tormentoni più deleteri cucito sulla pelle dei sardi, quello della divisione.

Ad introdurre il progetto è stato lo storico leader indipendentista Bustianu Compostu, a nome di Sardigna Natzione Indipendentzia, che ha spiegato come questo «non è solo oppositivo ad una o ad un’altra giunta regionale, ma nasce come alternativa radicale al sistema politico italiano in Sardegna che da solo ha fatto più danni di tutte le altre dominazioni messe insieme».

verso-lalternativa-nazionale-conferenza-stampa-salaHa poi continuato Claudia Zuncheddu in rappresentanza di Sardigna Libera, chiarendo come il progetto sia aperto «all’ingresso delle forze che finora, a vario titolo, non hanno legittimamente accolto l’invito alla condivisione di questo percorso». La Zuncheddu ha però ribadito la necessità, ormai giunta a maturazione, di «fissare un punto di partenza per un nuovo spazio democratico, aperto, in fieri, che sappia ospitare diverse sensibilità e opzioni ma unito su questioni fondamentali come sovranità, lavoro, cultura e contrasto alla predazione del territorio». Da medico, ancora prima che da politico, la Zuncheddu ha tenuto pure ad allertare sulla privatizzazione della sanità in corso che di fatto limiterà i cittadini sardi nel diritto di curarsi.

verso-lalternativa-nazionale-conferenza-stampaIl terzo ad intervenire è stato il noto avvocato penalista Gianfranco Sollai, a nome di Gentes, che ha ben chiarito, con la forza che contraddistingue i suoi interventi pubblici, l’«antitesi tra gli interessi della nazione sarda e quelli della politica italiana» portando anche ad esempio la vertenza dei pescatori delle marinerie di Cabras e Marcheddì che in questi giorni stanno bloccando le esercitazioni militari nel poligono di Capo Frasca.

mesa_2A spiegare invece gli snodi pratici del percorso è stato Cristiano Sabino a nome del Fronte Indipendentista Unidu. Prima di incominciare il suo intervento Sabino si è detto orgoglioso perché l’esistenza stessa del Fronte è stata da sempre finalizzata alla realizzazione di un cammino comune. E usando la metafora del cammino Sabino ha continuato il ragionamento annunciando che «ci saranno conferenze aperte, incontri nei territori, incontri con le parti sociali dove si individuerà una nuova agenda politica per l’Isola e, infine, una serie di azioni concentrate sulle questioni strategiche che interessano la nazione. A breve sarà disponibile anche una piattaforma on-line come che sarà il punto di riferimento e di aggiornamento di tutto il lavoro».

In chiusura Il segretario di ProgReS Gianluca Collu che ha focalizzato il suo ragionamento sui «valori condivisi che ci uniscono» individuati nell’«essere organici alla nazione sarda», nel «diritto all’autodererminazione del popolo sardo», nel «rispetto dei diritti civili, politici e umani», nel «rifiuto delle ideologie basate su violenza, prevaricazione e razzismo», nella «non disponibilità a fare l’interesse dei partiti e dei movimenti unionisti e centralisti». I tre punti cardini del metodo di lavoro saranno invece «democrazia, partecipazione e pluralità».

A breve nuovo incontro allargato alla società sarda per iniziare a confrontarsi sui temi strategici da affrontare.

La repressione italiana in Sicilia- Intervista a Rosa Cassata

2000px-sicilian_flag-svgIntervista all’attivista indipendentista siciliana Rosa Cassata, riguardo una storia di ordinaria repressione da parte dello stato italiano, verso popoli che tentano di riprendersi l’autodeterminazione.

  • Di che cosa sei accusata?

Sono accusata di eversione e terrorismo internazionale secondo l’articolo 270 bis comma 2 codice penale.
L’accusa nasce dai miei rapporti con altri indipendentisti e nella fattispecie  con i  Serenissimi (Veneto). Nel gennaio 2014 ero stata filmata da telecamere nascoste nel capannone di Flavio Contin mentre salivo sul famoso “tank” del ‘97 per una foto  ricordo.
Il tanko era stato da tempo dissequestrato  e usato come memoria storica  in molte feste paesane.
Da lì le intercettazioni e i controlli su di me si fanno più serrati fino ad arrivare al 2 aprile 2014 con il blitz dei Ros e il conseguente  sequestro  di cellulari  PC e iter di identificazione con foto segnaletiche e impronte.
A gennaio 2015 i Ros mi restituiscono il materiale sequestrato, pare che tutto sia archiviato, invece a ottobre 2015 arriva il rinvio a giudizio.

  • Perché la repressione colpisce gli indipendentisti anche se si muovono alla luce del sole?

Non è  la prima volta che lo stato  occupante cerca di ingabbiare le idee di indipendenza (anche voi in Sardegna avete fatto questa esperienza).
A mio avviso il motivo che li spinge è la paura che i nostri popoli maltrattati, ignorati e ridotti alla fame possano ristabilire, come di diritto,  la loro sovranità.
Con un atto reazionario di memoria fascista, il presidente del consiglio Matteo Renzi si è costituito parte civile contro di noi in questo processo! Giusto per dare l’esempio e così scoraggiare chi parla di libertà! Ma noi resistiamo…. più che mai!

  • Qual è la situazione dell’indipendentismo siciliano?

L’indipendentismo in Sicilia ha molte facce e molte sono da scartare perché legate a vecchie politiche sterili.
Questa mia esperienza giudiziaria sta facendo riflettere molto e si spera in un’unione di tutti i movimenti per poter effettivamente fare qualcosa di  concreto per la Sicilia. A breve si svolgerà un incontro a Palermo di tutti i movimenti per poter sottoscrivere un documento di intesa.

Rilanciare l’economia sarda con Lavoro e Dignità

2013

#1 Come è nato il vostro comitato e di che si occupa?

Nel 2015 furono organizzate a Sassari delle assemblee per pensare soluzioni politiche contro la povertà e per creare nuovo lavoro, a cui parteciparono decine di persone di varia provenienza nell’area della sinistra. Fu condiviso un documento che intorno a fine anno vide la costituzione del Comitato per il lavoro, la dignità e la vita.  Vi aderirono singoli cittadini, l’Associazione L’Altra Sardegna, la Confederazione sindacale sarda e il Fronte Indipendentista Unidu. L’obiettivo, dopo assemblee, raccolta firme, incontri coi cittadini e gli amministratori pubblici, è l’emanazione da parte del Consiglio regionale sardo di una legge che recepisca la proposta.

#2 Che proposta avete elaborato per spezzare il circolo vizioso disoccupazione-emigrazione-spopolamento?

Ridistribuire più equamente le entrate regionali, utilizzate ora a vantaggio di pochi col pretesto degli investimenti, paradigma delle politiche neoliberiste. Il problema non sono gli investimenti di per sé, ma il modo rapace ed escludente con cui vengono effettuati, alimentando la corruzione e lo sperpero. Caratterizza la nostra proposta un’idea comunitaria e solidaristica della società organizzata, anche nella sua interfaccia istituzionale. Per la quale le risorse andrebbero razionalizzate – ad esempio, facendo eseguire le opere pubbliche non complesse direttamente dai senza lavoro, formati adeguatamente e coordinati da professionalità competenti – e spalmate a beneficio di chi ne ha più bisogno, senza fare assistenzialismo.
La proposta è sintesi e armonizzazione di diverse esigenze:

  • Mettere in sicurezza la capacità minima di spesa delle persone – obiettivo ineludibile in questo contesto disperante – contenendo gli effetti della crisi e dei licenziamenti;
  • Dare vita alla sperimentazione (per almeno tre anni) di una nuova forma di sviluppo economico partendo dalla vocazione e dai bisogni delle persone e dei territori, attraverso una progettazione continua, libera e flessibile, rispetto ai mercati mutevoli e alla crescente esperienza;
  • Sostenere l’attività delle imprese e degli enti pubblici mettendo loro a disposizione risorse a costo zero;
  • Creare sviluppo ecosostenibile aprendo la nostra economia sofferente a un ingente numero di senza lavoro (oltre 120.000 persone) nei settori che la caratterizzano: agricoltura e allevamento, turismo, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, artigianato, cura della persona etc., evitando loro l’emigrazione e lo spopolamento dei territori, creando le condizioni per migliori approdi professionali.

A chi è in grado di lavorare sarebbe garantito un reddito mensile (reddito da lavoro garantito) di 780 euro netti in cambio di un impegno settimanale dai 2 ai 4 giorni, a seconda delle competenze; mentre a chi non è in grado e non gode di pensioni o altri redditi andrebbe un sostegno mensile (sostegno di solidarietà) di 450 euro netti. Ulteriori informazioni sulla nostra proposta, QUI

#3 Quali sono le differenze con la proposta del movimento italiano 5Stelle sul reddito di cittadinanza?

La proposta del M5S, pur con diversi punti in comune, è diversa dalla nostra. La loro riguarda l’intero territorio italiano, la nostra, la Sardegna. Nella loro proposta il lavoro da compiersi è condizionato all’iscrizione presso i Centri per l’impiego e all’offerta di lavoro proveniente dal mercato (posti vacanti); un approccio dunque passivo, che va da ultimo accettato non potendosi rifiutare più di tre volte. La nostra proposta si caratterizza, invece, per il protagonismo dei soggetti interessati (senza lavoro, imprese ed enti pubblici) nello spirito di una nuova forma di sviluppo economico dal basso, per cui si richiede una progettualità libera ma continua. Troppo esiguo inoltre il contributo di 8 ore settimanali richiesto nei progetti sociali organizzati dai comuni.

#4 Che cosa pensate della legge regionale recentemente approvata dalla giunta regionale proposta dal partito italiano SEL?

La legge regionale 2.8.2016 istitutiva del reddito di inclusione sociale, con un finanziamento di circa 30 milioni annui, ambisce a tutelare una gamma ampia di situazioni di disagio sociale (per la mancanza di un lavoro, di una casa…), prevedendo inoltre di “combattere il fenomeno dello spopolamento e dell’emigrazione giovanile”, di contrastare il “fenomeno della dispersione scolastica” e la “sindrome di burnout negli operatori che lavorano nel campo delle politiche sociali”. Situazioni indubbiamente meritevoli di tutela, ma la nostra proposta è altro.

 

Proposta del Comitato per il lavoro, la dignità e la vita: https://comitatoperillavoroladignitalavita.wordpress.com/2016/03/01/lavoro-dignita-e-vita-appello-per-una-legge-regionale/#more-7

Un corpo forestale d’élite per la Sardegna

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Progetu Repùblica de Sardigna in un comunicato esprime preoccupazione per le sorti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna. Il Corpo Forestale Sardo possiede delle competenze specifiche in base alle esigenze del suo territorio che vanno dalla salvaguardia e tutela dell’inestimabile patrimonio floro-faunistico (anche in funzione antincendi e anti bracconaggio), alla difesa dell’immenso patrimonio archeologico che fa della Nazione sarda un grande museo a cielo aperto.

Per tale motivo negli anni si è puntato molto sul Corpo poiché si tratta di una realtà consolidata dell’Isola e di esempio per tante altre regioni del continente, vista l’organizzazione e l’efficienza. Di diversa veduta – incalzano gli indipendentisti di ProgReS – è la Giunta Pigliaru la quale, «invece di salvaguardarlo, denigra il Corpo Forestale Sardo con rinvii sulla riforma della legge statutaria e promesse che si susseguono ormai da mesi, senza trovare riscontro nei fatti». Progetu Repùblica ritiene che «il Corpo Forestale sia indispensabile alla salvaguardia, tutela e difesa del territorio Nazionale sardo, per questo crediamo che sia determinante rendere il Corpo ancora più all’avanguardia e preparato nella complessa materia ambietale e riteniamo che il CFVA debba diventare a tutti gli effetti un vero e proprio corpo d’élite». Il partito indipendentista propone pertanto di abbassarne l’età media (oggi di 51 anni) procedendo a nuovi concorsi per far acquisire competenze e dinamismo grazie alla creazione di nuclei specifici specializzati in inquinamento ambientale e dediti all’archeologia visto il nostro inestimabile patrimonio. Gli indipendentisti propongono anche il rinnovo del parco mezzi e l’acquisto da parte della Regione di elicotteri tipo Elitanker da utilizzare al posto dei Canadair per la lotta attiva contro gli incendi.

ProgReS sostiene infine le richieste dei lavoratori del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna riguardanti il «riconoscimento delle qualifiche di polizia Giudiziaria e pubblica sicurezza, una maggior chiarezza sulle progressioni di carriera, concorsi interni, sicurezza del personale, visite mediche, contrattazione specifica separata per il CFVA, indennità d’istituto uguale alle altre forze di polizia, riconoscimento di lavoro usurante e che non ci sia più una così marcata disparità di trattamento tra CFVA e altri corpi di polizia, nel riconoscimento dello status giuridico».

 

Indipendentisti contro il rincaro ARST

Azione FIU, SNI e CSS 13/09/2016
Azione FIU, SNI e CSS
13/09/2016

Nella mattinata del 13 settembre, il Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia e la Confederazione Sindacale Sarda hanno organizzato una mobilitazione in via Padre Zirano, da tempo oramai immemorabile capolinea provvisorio sassarese, per dire no agli ingiusti aumenti tariffari ARST imposti agli utenti, dei quali sono maggiormente rappresentativi gli studenti, i lavoratori e gli anziani.

Lo slogan dichiarato a gran voce durante la manifestazione: “A si mòere est unu deretu, no unu lussu!”

Il provvedimento coercitivo Pigliaru- ARST per la messa in atto dei nuovi costi è stato emanato con la delibera della Giunta Regionale 20/06 del 12 aprile 2016, integrata dalla deliberazione del 40/04 del 6 luglio 2016. Grazie ad esso, dal 1/09/16 si avranno dure conseguenze, quali:

  • Rincari oltre il 29% per i biglietti nei tragitti inferiori ai 30 km;
  • Rialzo sugli abbonamenti mensili e sulle corse semplici (Il prezzo di due corse semplici è maggiore del vecchio biglietto andata/ritorno);
  • Eliminazione dei biglietti A/R e introduzione del Biglietto giornaliero con conseguenti costi aumentati a carico dell’utente;
  • Introduzione di una sovrattassa in caso di acquisto del biglietto a bordo degli autobus. Da sottolineare il fatto che innumerevoli comuni non vedono la presenza di punti vendita accreditati;
  • Abolizione delle agevolazioni previste per anziani e per le famiglie meno abbienti e con studenti a carico, che si basavano sulle soglie ISEE (studenti e over 65).

Si evince che se da una parte l’amministrazione millanta “semplificazione e armonizzazione” del sistema dei trasporti pubblici, dall’altra approva esosi aumenti del costo dei biglietti. Gli organizzatori, infatti, dichiarano che “[…] con l’eliminazione della differenza per reddito, la Giunta Pigliaru ha messo i più poveri sullo stesso piano dei ricchi contro ogni logica, il buon senso ed ogni forma di giustizia sociale”.

De facto, il patto costringerà l’utenza in una morsa ritratta dai prezzi crescenti per dei servizi scadenti e talvolta completamente assenti e/o inesistenti. Politicamente parlando, come sottolineano anche FIU, SNI e CSS, le immediate o graduali conseguenze dell’aumento dei prezzi e dell’eliminazione sostanziale della fasce di reddito saranno:

  • Attacco al diritto allo studio;
  • Disincentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici e compromissione del diritto alla mobilità di studenti, lavoratori e anziani;
  • Aumento dello spopolamento dei paesi oggi ancora più isolati tra loro e dai servizi forniti dai grandi centri cittadini (Università, ospedali, INPS, ecc.).

Gli organizzatori, sono saliti sugli autobus, hanno parlato con gli studenti e i pendolari e lasciato loro volantini informativi, proponendo il ritiro dell’accordo e il ripristino del vecchio piano tariffario per le tratte inferiori ai 30 km, la riattivazione delle agevolazioni (prima prevista per anziani e studenti sulla base dell’indicatore ISEE), l’apertura di nuove biglietterie poiché esigue sul territorio e la cura delle fermate di sosta con installazione di panchine e pensiline.

L’ordine (Savoia) regna a Sassari

assassino di sardila targa modificata dagli indipendentisti nella notte tra il 14 e il 15 agosto

Ha fatto molto discutere l’azione del Fronte Indipendentista Unidu che nella notte tra il 14 e il 15 agosto ha cambiato il nome al Corso Vittorio Emanuele II di Sassari mutandone la descrizione da “Re d’Italia” a “Assassino di Sardi”.

Il comunicato degli indipendentisti, corredato di documentazione fotografica, ha invaso la rete diventando virale e rimbalzando anche sui socials continentali, in tutta Europa.

Molti i commenti positivi anche in ambienti non indipendentisti di persone che semplicemente non capiscono perché le strade e le piazze debbano essere dedicate a personaggi di una dinastia che ha fatto così tanto male alla Sardegna e al sud d’Italia. Altri invece hanno accusato il Fronte di essere l’“ISIS” della toponomastica e di aver compiuto un’azione ai limiti del codice penale.

affanculo

la goliardata  anonima in una delle uscite di Sassari oggetto della polemica sui soldi pubblici utilizzati per rimuoverla

Chi non si è espressa invece è l’amministrazione di Sassari (PD), il che è strano perché il Sindaco Nicola Sanna è attivissimo sui socials e in particolare su FB e nelle ultime settimane era stato anche impegnato in una polemica sulla rimozione di un cartello goliardico che aggiungeva alle destinazioni in uscita dalla città uno con la dicitura “Anche Affanculo” (v. Foto). Sanna aveva dichiarato che per rimuovere il cartello fissato con delle fascette di plastica erano stati spesi centinaia di euro. La rete ha canzonato il sindaco per giorni e non sono mancate le richieste di fatture che attestassero la spesa pazza per la rimozione.

targa ripulitala targa “ripulita” in fretta e furia dall’amministrazione e nel completo silenzio ufficiale

Invece gli adesivi “Assassino di Sardi” apposti dal Fronte sono stati rimossi celermente (testimoni ci raccontano che il 17 agosto mattina la strada era stata già bonificata dalle targhe antimonarchiche) e nel silenzio più assoluto di Sindaco, amministrazione e stampa cittadina. Infatti se la notizia era finita su La Nuova Sardegna on-line il 16 agosto, sull’edizione cartacea del giorno dopo non se ne trova traccia.

spazzatura preddanieddaUno dei tanti depositi illegali di mondezza abbandonati della città. Questo è a Predda Niedda (foto Cristian Ribichesu)

Che siano partite telefonate dall’alto per fare calare sulla vicenda una cappa di silenzio ed evitare ulteriori prese di posizione favorevoli all’iniziativa indipendentista? Non lo sappiamo! Ciò che invece sappiamo è che l’amministrazione non è così solerte a rimuovere la mondezza che occupa diverse strade e cunette della città turritana.

Evidentemente la mondezza è tollerabile. Ma che nessuno tocchi i Savoia e l’italianità della Sardegna!

Parlano i docenti sardi deportati dalla «buona scuola»

valigeAncora non ci sono cifre ufficiali, ma negli uffici scolastici provinciali della Sardegna l’atmosfera è già rovente a causa della mobilità straordinaria prevista dalla famigerata legge 107, nota alla cronaca come “La Buona Scuola”.

L’anno scorso, l’assessore all’istruzione e alla cultura della RAS aveva dichiarato che si era fatto tanto rumore per nulla, perché dalla Sardegna sarebbero partiti solo in dieci.

Noi ieri mattina siamo andati all’USP (ufficio scolastico provinciale) di Sassari e abbiamo intervistato diversi docenti sardi che si accingono a fare le valigie.

In una città deserta e assolata, in un periodo in cui tutti pensano alle ferie e a fare un po’ di mare, un nutrito gruppo di docenti sardi assedia gli uffici dell’USP, per avere informazioni e cercare un qualche appiglio per non partire.

Maria Nieddu, della classe A060 (scienze) andrà in nord Italia e accetta di parlare con noi: «l’USP non ci riceve, dicono che sono pochi e che sono sommersi di lavoro. Ma com’è possibile che a due giorni dalla mobilità per la scuola secondaria non ci siano impiegati disponibili? Siamo in molti a dover fare le valigie, soprattutto dalla classe di scienze, ma anche da Economia Aziendale, Filosofia e Storie e Lingue e Letteratura straniere». Tanti docenti si guardano intorno sgomenti mentre facciamo le interviste e molti si avvicinano per dire la loro: «Anche io devo partire, eppure ho la 104. Come faccio a lasciare i miei genitori anziani e bisognosi di cure?» – incalza la professoressa di Francese Brigitte Usai. Eppure i posti ci sono, le famose cattedre di fatto: «ne abbiamo diritto» – continua Maria Nieddu – è assurdo che questi posti siano assegnati a docenti che magari non hanno vinto alcun concorso e non sono nemmeno abilitati. È un meccanismo diabolico!

imageLa rabbia e la delusione verso la classe politica sarda è alle stelle: «Non sono sorpresa, sapevo che c’era una possibilità di partire» – interviene la prof.ssa Anna Scarpa di scienze – «ma sono amareggiata dal fatto che la RAS non abbia salvaguardato i suoi cittadini e sia rimasta inerme davanti al pericolo di una deportazione di massa. Si sapeva che si correva questo rischio, perché la Giunta Pigliaru non ha mosso un dito per far valere il nostro statuto? Perché altre regioni si sono mosse e la Sardegna è rimasta a guardare?». C’è poi il problema dei trasporti: «ora dovremo prenotare un volo per essere il primo settembre dove siamo stati assegnati» – continua Anna Scarpa – «c’è il pericolo di non trovare posto o di dover sborsare una fortuna perché la nostra partenza coincide con il ritorno dalle ferie estive, a questo non hanno pensato i nostri governanti? Di questo non interessa niente a nessuno?». Ed emergono anche tante storie personali che rendono ancora più amara e difficile la scelta tra partire o doversi licenziare: «come si fa a sradicare i bambini per chi ha figli?» – continua la prof.ssa di scienze Angela Schiaffino – «fra chi deve partire ci sono colleghe vedove con bambini piccoli, come fanno? I bambini devono essere anche riscritti a scuola. Come fanno i colleghi che hanno genitori anziani da accudire? È una follia!». La delusione è tanta e non risparmia i sindacati: «tutti hanno diritto alle ferie» – aggiunge Monica Deledda – «ma com’è possibile che i sindacati siano chiusi in questa situazione di emergenza ed eccezionalmente aprano solo su appuntamento? Noi siamo abbandonati a noi stessi, con l’USP che ci manda via e i sindacati chiusi».

11911016_10153095457262514_1288649879_nCristiano Sabino, entrato in ruolo sul sostegno, è rimasto in Sardegna, ma ha deciso di avvicinarsi al Provveditorato per capire quanti dei suoi colleghi dovranno partire: «l’anno scorso» – dice Sabino –  «il comitato “Docenti Sardi per la Scuola Sarda” ha chiesto invano al Governatore Pigliaru che la RAS impugnasse davanti alla Corte Costituzionale la legge 107 ma Pigliaru ci ha risposto che era una buona legge. Abbiamo chiesto inoltre, insieme al “Movimento delle valigie”, guidato da Biancamaria Locci, che fosse applicato l’articolo 5 dello statuto sardo che prevede la possibilità per la RAS di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme d’integrazione e attuazione anche in materia di Istruzione di ogni ordine e grado, ma chi governa la Sardegna non l’ha fatto. Ora bisogna fare ripartire la lotta. Le uniche notizie di cui disponiamo sono queste: tra i 50 e gli 80 docenti sardi dovranno partire per l’Italia se vorranno mantenere il lavoro. Credo che  sia un numero sottostimato, in ogni caso la nostra linea di condotta deve essere questa: neanche un docente sardo deve lasciare l’isola perché la scuola sarda ha estremo e urgente bisogno di tutti loro!

Che riprenda la mobilitazione per opporci a una legge infame che non tiene in alcun conto della condizione della scuola sarda che ora è prima per dispersione scolastica e della condizione disastrosa dei trasporti che non permette ai docenti sardi di poter viaggiare facilmente.

Ma il nostro obiettivo principe deve essere la giunta Pigliaru che non ha mosso un dito per tutelare i nostri docenti e la nostra scuola e in particolare l’assessore Claudia Firino che l’anno scorso si è permessa di dire che “con la legge 107 del 2015 insegneranno fuori dall’Isola solo 10 docenti sardi”. Si tratta di dichiarazioni gravissime che dimostrano una grande incompetenza o pura malafede, perché chiunque conosca il mondo della scuola, era a conoscenza del fatto che l’anno scorso la mobilità riguardava solo i neo immessi in ruolo e che c’era il salvagente delle supplenze annuali prese prima dell’immissione, quindi i dati dei trasferimenti erano più che drogati».

Vittorio Emanuele II, Assassino di sardi: azione del Fronte Indipendentista

savoia_merdaHanno scelto la notte tra il 14 e il 15 agosto gli attivisti del Fronte Indipendentista Unidu, quando la città di Sassari è in festa per la storica festa popolare de la Faradda di li Candareri, per armarsi di scala e cambiare la toponomastica di una delle vie più importanti della città, quella appunto dove avviene la discesa dei grandi ceri votivi portati a braccia fino alla chiesa di S. Maria dai Gremi cittadini.

Tutto il corso “Vittorio Emanuele II, Re d’Italia” è diventato in un batter d’occhi “Vittorio Emanuele II, Assassino di Sardi” .

Gli indipendentisti hanno diramato un comunicato riportando una breve nota dello storico Francesco Casula per spiegare il loro gesto:

«Vittorio Emanuele II è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878). Con Vittorio Emanuele II, dopo la Fusione Perfetta con gli stati del continente, la Sardegna perderà ogni forma residuale di sovranità e di autonomia statuale per confluire nei confini di uno stato più grande e il cui centro degli interessi risultava radicato interamente sul continente. L’Unione Perfetta non apportò alcun vantaggio all’Isola, né dal punto di vista economico, né da quelli politico, sociale e culturale. Tale esito fallimentare, fu ben chiaro sin dai primi anni con l’aggravamento fiscale e una maggiore repressione che sfociò nello stato d’assedio, – che divenne sistema di governo – sia con Alberto la Marmora (1849) che con il generale Durando (1852)».

Sulla base di queste informazioni oggettive l’organizzazione anticolonialista ha chiesto – tramite una nota stampa – al comune di Sassari e in generale ai comuni di tutta la Sardegna «che a tutte le strade e le piazze intitolate ai Savoia vengano restituiti gli antichi toponimi o che, in mancanza di nomi antichi, esse vengano dedicate a personaggi della storia e della cultura della Sardegna oggi dimenticati o relegati a vie e piazze di secondaria importanza».

AForasCamp: «Sa luta no si firmat». Terminata la campagna muraria

campUn terzo dei paesi della Sardegna sono stati raggiunti in appena una settimana dalla campagna muraria contro l’occupazione militare, 130 comunità su 377 . In tutto più di 1500 manifesti murari attaccati e decine di migliaia di flyers distribuiti. Lo annunciano in un comunicato gli attivisti dell’Assemblea Sarda Contro l’Occupazione Militare fornendo un elenco dettagliato delle località toccate e delle foto più significative dei manifesti: «nella prima settimana di Agosto, l’Assemblea Generale sarda contro l’occupazione militare, ha affisso manifesti e svolto volantinaggi in zone strategiche, nei paesi e nelle località di mare. I manifesti presentano scritte in sardo, inglese, italiano come “A FORAS“, “military bases, get out!” “LIBERAMUS SA SARDIGNA” e “we are fighting for the freedom of our land”».

Ma la lotta per la fine delle esercitazioni e per lo smantellamento totale dei poligoni e delle basi militari non finisce qui, anzi è appena iniziata. Prossima tappa sarà l’iniziativa “un murale in ogni città”. Un collettivo di giovani muralisti riempirà la Sardegna di murales contro l’occupazione militare. Il primo è stato già realizzato nello studentato occupato di Sa Domu a Cagliari. Poi a Settembre – come noto tra il 7 e l’11 del mese – il movimento si è dato appuntamento nel bosco di Selene a Lanusei, per AFORASCAMP 2016. Il programma prevede momenti di confronto, di studio e di analisi collettiva ma anche documentazione, concerti, spazi per i bambini ed escursioni. Il campeggio sarà solo «il primo vero banco di prova di quello che aspira a essere il movimento che andrà a combattere la prepotente presenza dei militari in Sardegna, rilanciando già da subito, con la nuova assemblea generale del 10 settembre, gli appuntamenti di lotta per il prossimo autunno. Sa luta no si firmat. A FORAS!»


Intanto negli stessi giorni il Fronte Indipendentista Unidu ha diramato un appello all’indipendentismo, organizzato o meno, per partecipare ai lavori dell’Assemblea Sarda. «Il lavoro» – scrivono i militanti del movimento indipendentista – «sta procedendo speditamente ma riteniamo necessario che l’indipendentismo dia un contributo ancora maggiore. 
Soltanto partecipando, avanzando proposte in maniera democratica e orizzontale è possibile fare nascere un movimento di liberazione dall’occupazione militare e dalla guerra, che sicuramente ad oggi rappresenta uno dei pilastri della lotta di liberazione del nostro paese».

Riconoscere la condizione di “occupazione militare” della nostra terra e costruire un grande movimento di massa – continua la nota – «è il primo passo necessario perché si costruisca un movimento di liberazione nazionale capace di toccare anche altri punti di vitale importanza».

di seguito il documento sulla campagna muraria dell’Assemblea Sarda:

https://www.facebook.com/notes/aforascamp2016/campagna-muraria-contro-loccupazione-militare-130-paesi-raggiunti-verso-il-campe/682294998602945

di seguito l’appello agli indipendentisti del Fronte indipendentista Unidu:

http://www.fronteindipendentista.org/en/notizie/comunicati/276-invito-aperto-al-movimento-indipendentista-per-una-massiccia-partecipazione-ai-lavoro-dell-assemblea-generale-sarda-contro-l-occupazione-militare.html