Atobiu de semingiu: ProgReS coinvolge i sardi nella politica

Locandina dell’evento

Sabato 6 maggio ProgReS (Progetu Repùblica de Sardigna) ha tenuto a Carbonia un incontro denominato “Atobiu de semingiu”.

Si tratta del primo di una serie di incontri nel territorio nazionale sardo aventi lo scopo di rilanciare la prospettiva indipendentista. “S’atobiu” ha offerto l’occasione di illustrare ai presenti i principi fondanti il documento politico di Progetu Repùblica ed alcune statistiche sulla Sardegna elaborate dal SSEO (Sardinian Socio- Economic Observatory).

La metafora della semina rimanda alle finalità degli incontri, che non si risolvono nella presentazione di ProgReS, ma mirano ad un suo radicamento nel territorio attraverso il successivo avvio di “tzda” ossia centri di attività politica capaci di tradurre in pratica gli obiettivi del partito.
L’idea è quella di restituire ai Sardi un ruolo attivo nella vita pubblica attraverso il coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali e nell’elaborazione di soluzioni ai problemi del territorio.
Progres Progetu Repùblica ritiene che solo tramite la partecipazione attiva alla vita pubblica il popolo Sardo potrà sviluppare il senso di responsabilità e la volontà necessari a rimettersi in piedi e camminare spedito verso la propria autodeterminazione.
In quest’ottica, l’incontro di sabato ha offerto a Progetu Repùblica l’occasione di invitare i presenti e tutta la cittadinanza di Carbonia ad una conferenza aperta, che si terrà prossimamrnte col supporto de Pro S’Alternativa Natzionale, nella quale si lavorerà insieme su un tema di rilevanza centrale per il Sulcis e la Sardegna.

Tempio, sciopero Sugherificio Ganau. Il dramma degli operai tra esuberi e arretrati

Una foto della manifestazione

Come preannunciato, nella mattinata di ieri a partire dalle 07:30, i lavoratori e lavoratrici del Sugherificio Ganau hanno scioperato con una manifestazione indetta da CISL-CGIL.
La crisi del Sugherificio nelle scorse settimane è esplosa nella sua drammaticità, con la proprietà che ha comunicato il licenziamento di 79 lavoratori, atto non ratificato dai sindacati e che comunque dovrà esser sottoposto a votazione da parte dei lavoratori. Oltre agli eventuali licenziamenti, un futuro a tinte fosche anche per i lavoratori rimanenti sui quali tuttora pesano come macigni diverse mensilità arretrate.

La situazione appare la punta dell’iceberg per una crisi del sughero che, dopo la chiusura di centinaia di piccole attività industriali e artigianali, ora tocca pesantemente anche un’azienda multinazionale leader nel settore già interessata, però, da licenziamenti (46) agli inizi del 2014. Segnali inquietanti nonostante i quali la proprietà considerava l’azienda come sanissima. Seppur sofferte, si trattava di “semplici” decisioni aziendali nella combinazione ottimale tra fattori produttivi alla luce dell’ammodernamento degli impianti.

In circa tre anni, però, la forza lavoro impiegata si è quasi dimezzata, nonostante ancora nel 2013 il Sugherificio Ganau fosse al primo posto in Gallura nella propria categoria per Valore Aggiunto. Un crollo delle condizioni economico-finanziarie del Sugherificio che richiede un intervento prima di tutto in termini di chiarezza e trasparenza: fino a pochi mesi fa, difatti, proprietà e sindacati negavano uno stato di crisi, tanto più così profondo e preoccupante. Allo stesso modo, forti dubbi riguardano un Piano industriale poco chiaro che allo stato attuale si baserebbe unicamente sui licenziamenti.

Circa un centinaio gli operai che hanno scioperato di fronte ai cancelli dello stabilimento, accompagnati da familiari e conoscenti solidali con la causa. Tutte le parti politiche tempiesi, di maggioranza, opposizione e indipendentisti, hanno solidarizzato con gli operai e rilasciato diverse dichiarazioni.

Il Fronte Indipendentista Unidu nelle scorse settimane aveva criticato i sindacati italiani per un mancato intervento deciso a tutela dei lavoratori che sarebbe dovuto arrivare già da alcuni anni, dati gli evidenti segnali di forte crisi. Il FIU ha comunque doverosamente risposto all’appello dei lavoratori e lavoratrici del Sugherificio, ponendosi a disposizione degli operai per proseguire la lotta. Una battaglia sia per un intervento deciso di RAS e Assessorati competenti al fine di prevedere i dovuti ammortizzatori sociali per tutelare delle condizioni di vita dei lavoratori in caso del perdurare di insolvibilità dell’azienda, ma – obiettivo prioritario– l’intervento deve mirare ad un mantenimento dei posti di lavoro e il rilancio della produzione del secondo Sugherificio più grande in Sardegna.

La questione infatti – ha dichiarato il Fronte Indipendentista Unidu– non riguarda solo il dramma dei 79 posti di lavoro in esubero per l’azienda e l’opposizione a questa scelta, ma anche l’immediato con gli operai che complessivamente continuano a vantare fino a 4 mensilità arretrate. Su questo urge chiarezza e intervento immediato. Gli operai hanno il diritto a vedere percepito il salario frutto del loro lavoro.

Solidarietà e supporto sono arrivati anche dal Movimento Pastori Sardi. L’intervento di Mario Carai ha rimarcato come la situazione sia l’epilogo di una sofferenza economica che miete vittime già da diversi anni, a dimostrazione che la sofferenza e l’abbandono delle aree rurali, considerate solo per speculazioni come l’eolico che abbondano in Gallura, finiscano per riversarsi alla lunga su artigianato, industria e servizi. Anche in questo caso non sono mancate le stoccate ai sindacati confederali.

Da sottolineare, in negativo, l’assenza totale di amministratori locali dei Comuni dell’Alta Gallura, eccezion fatta per Tempio.

In tarda mattinata, una delegazione di operai, sindacalisti confederali (locali e i vertici “regionali”) è stata ricevuta dalla proprietà Ganau per un incontro alla presenza anche di rappresentanti di Confindustria. La proprietà ha parlato unicamente di alcuni posti di lavoro che potrebbero essere salvati.
Confederali e operai hanno replicato con uno stralcio totale di 79 licenziamenti, ribadendo che se si dovesse giungere ad un punto di rottura con l’azienda che mantiene le posizioni, venga quantomeno avviato l’iter per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Sul punto, la proprietà parla di mancati requisiti per potervi accedere.
Al contrario la CGIL – per voce della delegata provinciale Luisa Anna Di Lorenzo- ha chiaramente detto di fronte agli operai che stante le informazioni in loro possesso vi siano tutti i requisiti per percorrere, anche, quella strada. Gli operai si sono detti pronti ad una nuova mobilitazione nei prossimi giorni.

Il prossimo incontro tra impresa, lavoratori e parti sociali è previsto per lunedì 8 maggio.

È possibile trovare l’articolo anche al link: http://www.zinzula.it/tempio-sciopero-sugherificio-ganau-il-dramma-degli-operai-tra-esuberi-e-arretrati/

Indipendentisti uniti nel denunciare quanto accaduto a Quirra

Una manifestante agita in segno di protesta la bandiera sarda davanti all’imponente schieramento di polizia che ha impedito lo svolgersi della manifestazione prevista lo scorso 28 aprile a Quirra contro l’occupazione militare della Sardegna.

I fatti di Quirra hanno suscitato molto scalpore nel panorama politico sardo legato all’indipendentismo e al progressismo. Praticamente tutti i movimenti e i partiti politici non governativi e non subalterni alle logiche coloniali hanno trovato inaccettabile che lo Stato, per conto delle forze di polizia, abbia impedito a liberi cittadini sardi di manifestare la propria opposizione alla presenza militare in Sardegna.

Non una parola su quanto accaduto è stata invece proferita né dalla maggioranza né dall’opposizione presente in Consiglio Regionale, nemmeno da quelle forze sedicenti “indipendentiste”, “sovraniste” o “di sinistra”.

Di seguito la nota stampa unitaria, appena giunta in redazione, di tutte le organizzazioni aderenti alla “Mesa natzionale” che stigmatizza quanto accaduto e che si rivolge direttamente a tutti gli ambienti democratici sardi: «la Mesa natzionale composta da Fronte Indipendentista Unidu, Gentes, ProgReS, Sardigna Lìbera e Sardigna Natzione» – si legge nella nota stampa – «denuncia la grave limitazione alla manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna, avvenuta nella giornata de sa Die de sa Sardigna 2017, come un grave atto di provocazione dello Stato italiano e dei suoi rappresentanti, diretta contro i Sardi e le loro libertà fondamentali. Si è trattato non solamente di una limitazione al diritto di manifestare pacificamente le proprie idee, come garantito dai diritti di libertà universali e da tutti i trattati internazionali che lo stesso stato italiano ha sottoscritto, ma più specificamente dell’impiego degli apparati repressivi, in modo drammatizzato e spettacolare, contro il diritto dei Sardi all’autodeterminazione. Le forze dell’ordine non si sono poste a tutela della libertà dei cittadini, ma contro il popolo sardo e a difesa dell’occupazione militare. Le organizzazioni aderenti alla Mesa Natzionale si appellano a tutti i democratici, gli indipendentisti, i sardisti, e a tutti i semplici cittadini sardi, per difendere la democrazia e i diritti. Esige dal Presidente della Regione e dalle autorità regionali che osino porsi dalla parte dei Sardi e dei diritti universali, e non di chi comanda la Sardegna dall’esterno.

Chiede ai Sindaci di prendere posizione, perché assumano in questo momento la rappresentanza istituzionale del popolo sardo e dei suoi elementari diritti democratici.

Chiede a tutti i cittadini sardi inoltre la massima vigilanza nei confronti delle articolazioni locali del potere statale italiano, che stanno manifestando un’aggressività inquietante e un atteggiamento provocatorio e antisardo, che allarma e preoccupa, e che si manifesta in atti di repressione immotivati che richiamano il loro oscuro passato, e sono in palese contrasto con i diritti democratici fondamentali».

Il prossimo appuntamento della rete sarda “AForas” che comprende anche una buona parte del movimento indipendentista è fissato per domenica 14 maggio a Bauladu. Sarà l’occasione per studiare una strategia di risposta unitaria e popolare per rispedire al mittente le tante provocazioni subite da parte degli organi di polizia dello Stato italiano.

Alternativa Natzionale: la posizione di Collu

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la quarta intervista al segretario di ProgRes (Progetu Repùblica de Sardigna), Gianluca Collu.

  1. Perché avete deciso di aprire un tavolo di dibattito con altre organizzazioni indipendentiste e in cosa consiste esattamente questo processo di convergenza nazionale intrapreso? Perché proprio oggi affrontare un processo di riunificazione nazionale, dopo anni di divisioni e di dispersioni di forze, secondo voi può avere un indice di successo?     

Partiamo da una premessa di base: l’epopea minimalista delle organizzazioni indipendentiste sarde, che singolarmente non sono mai andate oltre il 4%, ha fatto il suo tempo. L’eccessiva balcanizzazione ha portato i soggetti politici sardi divisi ad attuare da un lato strategie di alleanza con i partiti italiani di centrodestra e centrosinistra – i quali, nonostante fossero nella maggioranza di governo, non hanno prodotto alcun passo in avanti nella emancipazione politica, economica e sociale della nostra nazione – dall’altra ad avanzare delle proposte che seppur interessanti, innovative e giuste, nell’ottica di non collaborazione con i blocchi italiani, non sono riuscite comunque ad ottenere un risultato soddisfacente che permettesse a tali soggetti di entrare nel Parlamento sardo.

Tuttavia il progetto indipendentista e civico che, alle scorse elezioni nazionali, ProgReS – Progetu Repùblica ha proposto ai cittadini sardi, malgrado una legge elettorale indegna ci abbia tenuto fuori dalle istituzioni, ci ha permesso di conseguire un risultato storico e la consapevolezza della giusta strada da percorrere. Per questo motivo riteniamo necessario coinvolgere il maggior numero di organizzazioni sarde così da ottenere maggiore forza ed entusiasmo alla realizzazione di una concreta alternativa di governo; una volontà che abbiamo espresso in tempi non sospetti, già da Dies de Festa 2014 – la festa nazionale del nostro partito – a Cagliari, appena dopo le elezioni, in cui invitammo al dibattito quei soggetti politici che, non alleandosi con gli schieramenti italiani come noi, erano rimasti esclusi dal Consiglio sardo. Il confronto da allora è andato avanti, un confronto al quale abbiamo invitato ripetutamente i responsabili politici dei partiti per far sì di creare una piattaforma politica plurale che mettesse al centro dei propri interessi la Sardegna. Il lavoro comune ci ha permesso lo scorso ottobre a Cagliari, assieme a Gentes, Sardigna Libera, Sardigna Natzione e al Fronte indipendentista Unidu, di ufficializzare l’apertura di uno spazio politico attualmente denominato “Pro s’Alternativa Natzionale”, che ritengo sia una valida prospettiva di sintesi e ricomposizione delle forze nazionali sarde.

  1. Pensi che questo progetto di convergenza possa dare delle speranze di ripresa a quest’isola, anche considerando i dati allarmanti pubblicati sul sito SSEO che avete presentato nell’incontro realizzato a Bauladu il 13 novembre 2016?

Me lo auguro vivamente. Gli open data elaborati dal nostro responsabile della formazione Frantziscu Sanna, nonché direttore scientifico di SSEO, tracciano uno scenario a tinte decisamente fosche per il futuro della nostra Isola. Senza un radicale e immediato cambio di prospettiva, senza la messa in atto di politiche strutturali, assisteremo nei prossimi anni a un disastro senza precedenti. Abbiamo una disoccupazione del (50%) ai livelli della Grecia in default; abbiamo il tasso di spopolamento più alto tra le isole europee: mentre la Corsica nei prossimi decenni aumenterà la sua popolazione del 50%, noi perderemo il 34% degli abitanti. Abbiamo il più basso indice di fertilità al mondo; tra le regioni europee abbiamo il maggior numero di giovani che non studiano, non si formano e non cercano un lavoro, i cosiddetti NEET; subiamo una forte emigrazione di persone altamente formate.

Servono risposte urgenti e progetti non estemporanei che in primis ridiano fiducia al nostro popolo e speranza per un futuro migliore in questa terra. Siamo consci che dovremo affrontare dei problemi complessi e di non facile soluzione ma proprio per questo è fondamentale unire le forze e le competenze per un progetto di governo credibile che nel medio-lungo periodo possa far risorgere il nostro Paese.

  1. Rispetto all’esperienza affrontata nel 2014 in Sardegna Possibile, in cosa pensi sia differente il processo presentato a Cagliari questo ottobre, considerando che, come SP, è aperto sia agli indipendentisti, sia ai civici?

Sicuramente il processo di sintesi politica intrapreso assieme alle componenti che attualmente siedono nella mesa natzionale, a livello concettuale, è in linea con la proposta che a suo tempo facemmo con la coalizione per le nazionali del 2014.

L’attuale spazio politico tuttavia si differenzia per una maggiore inclusività tesa al coinvolgimento di tutte le forze politiche dell’arco nazionale sardo, oltre che per aver avuto la lungimiranza di iniziare la costruzione di un’alternativa politica lontano dal periodo elettorale, solitamente più complicato per la messa in atto di progetti ad ampio respiro come questo.

Un progetto che ha l’ambizione di andare oltre la mera contingenza della campagna elettorale per favorire una stabile piattaforma politica che nel prossimo futuro sarà capace di offrire alle sarde e ai sardi una forte e credibile alternativa indipendentista di governo nazionale.

  1. Avete espresso una posizione chiara per la riscrittura dello statuto. Pensate possa essere uno dei temi in grado di avvicinare gli indipendentisti che ad oggi non hanno aderito alla Mesa Natzionale?

Abbiamo un’idea precisa sulla necessità di ampliare i margini di sovranità per la nostra nazione, per uscire dalla condizione di subalternità ed innescare immediatamente quei processi economici, culturali e sociali capaci di invertire la deriva verso l’estinzione che attualmente stiamo vivendo, sentiamo l’esigenza politica di una profonda riforma dello Statuto sardo che, salvo qualche marginale modifica, risale al lontanissimo 1948.

Per questo pensiamo che la riscrittura dello Statuto, più che avvicinare gli indipendentisti, debba avvicinare i cittadini sardi tutti; perché parliamo della salvaguardia dei nostri diritti, della difesa dei nostri interessi, perché parliamo del futuro della nostra terra e del suo popolo.

Dovremo essere coscienti di questo quando in maniera partecipata riscriveremo la Carta fondamentale dei sardi e del fatto che i problemi della nostra isola sono strettamente correlati al paradosso politico di una “autonomia” che ci tiene con le mani e i piedi legati. Basterebbe leggere i primi quattro articoli dello statuto per capire come ogni nostra possibile scelta su quelle che sono le nostre competenze sono subordinate al rispetto degli interessi nazionali italiani.

È tempo che si avvii una fase costituente per una riforma partecipata e condivisa dello Statuto sardo, che impegni le forze nazionali, una volta al governo, all’approvazione del documento e all’immediata apertura del confronto con lo Stato italiano, consapevoli che di fronte a noi non avremo un amico dei sardi: lo Stato ha sempre difeso i propri interessi, i quali non hanno mai collimato con gli interessi nazionali sardi.

 

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Pier Franco Devias:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/11/alternativa-nazionale-la-posizione-di-devias/

Intervista a Claudia Zuncheddu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/05/14/alternativa-natzionale-la-posizione-di-claudia-zuncheddu/

Intervista a Cristiano Sabino e Alessandra Ruggiu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/01/alternativa-natzionale-le-posizioni-di-ruggiu-e-sabino/

 

 

 

 

Dibattiamo per scrivere il Manifesto della scuola sarda – Pro s’Alternativa Natzionale

Nella foto i relatori della conferenza

Sabato 1 aprile, a Oristano, alle ore 10,30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si è tenuta una conferenza stampa che ha visto impegnati tutti i movimenti che aderiscono all’area di sintesi politica Pro s’alternativa Natzionale, nella quale è stato presentato ai vari organi di stampa il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Il Manifesto “Pro s’iscola sarda” è articolato in una serie di punti che riassumono il cuore della proposta. L’obiettivo principale è quello di restituire la dignità identitaria alla scuola sarda, privata totalmente dell’insegnamento della storia e della lingua sarda, sottoposta a una progressiva italianizzazione della didattica. Viviamo una situazione dove gli studenti non si riconoscono più in quanto facenti parte a tutti gli effetti del popolo sardo e ne ignorano non solo la storia e la lingua, ma anche gli accadimenti sociali, economici e politici. Tale fenomeno si sta tristemente evolvendo nell’abbandono delle giovani risorse della propria terra, per trovare prospettive lavorative altrove. Per questo ed altri motivi è più che mai necessario che le realtà politiche indipendentiste, il complesso scolastico tutto e il popolo si adoperino affinché si possa dare una forte battuta d’arresto a un tale salasso. Sono previsti dal Manifesto corsi gratuiti che formino in prima istanza i docenti, l’istituzione di due corsi di laurea nelle Università sarde in Lingua e Letteratura sarda, una graduatoria natzionale che riguardi insegnanti bilingue che abbiano almeno il livello B1 in lingua sarda; istituzione di poli universitari autonomi sparsi per i vari territori della Sardegna, che esaltino le peculiarità del luogo e ne incrementino la crescita culturale  e socio-economica. Queste sono solo  alcune delle tante proposte che compongono il programma del progetto portato ufficialmente all’attenzione dei media. Pro s’alternativa Natzionale si dice aperta a confronti e dibattiti per una scrittura concertata con tutti i sardi e i movimenti del Manifesto “Pro s’Iscola sarda”.

Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu, ha introdotto la conferenza menzionando l’incontro tenutosi al Liceo Scientifico di Olbia, dove ricopre anche il ruolo di insegnante, il 31 marzo, in collaborazione con l’associazione “Storia Sarda nella scuola italiana”, dove si è appunto parlato di scuola sarda. Dice il portavoce: «A scuola si deve poter parlare di tutto, ovviamente rispettando i crismi della democrazia collegiale, della didattica e della pedagogia». Dopo questo incipit, Sabino ha proseguito nel suo discorso asserendo che: «La scuola non è un luogo politico ma abbiamo un fatto oggettivo: la scuola, in Sardegna, non è sarda ed è orientata a far andare i ragazzi fuori dall’isola. La scuola sarda, che appunto non è sarda, forma dei giovani che non sanno niente della storia del loro territorio, ma non solo in termini culturali, che già di per sé costituisce un fatto gravissimo, ma anche in ambito produttivo e della possibilità economica». È stato anche criticato aspramente dal portavoce del FIU, sia il progetto di alternanza scuola-lavoro, nome ridondante sulla carta, ma assolutamente privo di contenuti, che il progetto regionale “Iscola”, che: «di sardo ha soltanto il nome, perché questo progetto non prevede alcun utilizzo delle competenze per cui la regione ha investito risorse pubbliche nella scuola». Sabino ha concluso il suo intervento enunciando quelli che sono gli obiettivi del progetto: «Noi abbiamo proposto una serie di punti che siano preludio di un cambiamento di paradigma. Questo manifesto è una bozza, la nostra proposta ed è aperta a tutte le organizzazioni che ancora non hanno aderito alla Mesa Natzionale, agli intellettuali, ai docenti, agli studenti e alla società sarda tutta. Tali battaglie, si vincono creando massa».

Il secondo intervento è stato della coordinatrice di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che in prima battuta ha aperto il suo discorso con una posizione di denuncia sull’iniqua situazione in cui verte la cultura sarda. Dice infatti la Zuncheddu: «L’identità ci è stata cancellata con la sepoltura della nostra storia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di rispolverare e riproporre al popolo sardo, la necessità dell’istituzione di una scuola che si occupi, ad ampio raggio, di tutti i bisogni che ha una società con le sue peculiarità come quella sarda. Oggi, tra l’altro assistiamo alla tragedia della devastazione della scuola pubblica, causata dell’alternarsi dei governi di diverso tipo in Italia, per la quale anche la Sardegna ha avuto ripercussioni. Come conseguenza di tale condizione, si è registrato un arretramento di quaranta, cinquant’anni». Un impoverimento culturale e una mancanza di prospettive che, secondo la Zuncheddu, stanno portando al gravoso problema dello spopolamento dei territori. Bisognerebbe prendere maggior consapevolezza della propria identità, per avviare la risoluzione della questione. In particolare, la Zuncheddu tira le somme dicendo che: «Avvertiamo la necessità di arrivare a un’autodeterminazione e questo passa esclusivamente attraverso dei processi culturali che vedano la riappropriazione della nostra gente e della propria identità. Oggi noi possiamo fronteggiare la globalizzazione mondiale solo con le nostre diversità, valorizzandole come ricchezza e non come motivo di discriminazione. Quindi proponendo con forza l’istituzione della scuola sarda che formi i nostri giovani e li renda consci della propria storia e della propria cultura, vogliamo avviare un processo di riappropriazione delle nostre radici – conclude la coordinatrice – che portino ad un processo di avanzamento e non all’arretramento».

È intervenuto poi Gianfranco Sollai, presidente di Gentes, che in calce a quanto detto dai precedenti relatori, ha sostenuto: «l’importanza di conoscere la nostra storia, di studiare la nostra lingua, perché sapere chi siamo ci rende consci delle diversità che il popolo sardo ha nei confronti dell’Italia e, pertanto, abbiamo delle peculiarità che appartengono solo a noi. Mi chiedo – si è domandato Sollai – quale sia il problema esistenziale che abbiamo, perché ci sentiamo inferiori e addirittura, perché ci vergogniamo di parlare in sardo, la cui non conoscenza è ritenuta talvolta un vanto». La scuola, secondo il presidente di Gentes, dovrebbe essere il luogo di formazione della persona e ciò lo si potrà ottenere soltanto quando il nostro spirito identitario sarà messo sullo stesso piano degli altri, di modo che si possa avviare un confronto su “un piano di reciproca parità”. In definitiva, ha concluso Sollai: «Questo è il modo di far venire meno quegli ostacoli, perché possa crearsi lo sviluppo economico e sociale in Sardegna, come dalle altri parti. Dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, e questo ce lo devono garantire le istituzioni, la scuola per prima, perché essa, rimane il luogo di formazione per eccellenza, oltre alla famiglia e alla società stessa».

Sullo stesso filone è rimasto Bustianu Cumpostu, coordinatore di Sardigna Natzione, che ha anzitempo affermato: «In Sardegna, attualmente, non esiste il diritto allo studio. Come possiamo dire di avere diritto allo studio in Sardegna quando la scuola che penetra qui, lo fa per destrutturare la cultura sarda?». Secondo Cumpostu quindi, la scuola è attualmente un’istituzione senza scopo, senza didattica e diretta verso la completa assimilazione alla cultura italiana. Prosegue il coordinatore di Sardigna Natzione: «Una scuola questa, che ha impedito ai nostri ragazzi, di interpretare la realtà del popolo sardo tanto che, spesso, tendono a identificarsi non con le proprie radici, ma ad esempio con il popolo romano, che è stato un conquistatore. Ci vuole quindi una scuola che parli ad esempio dei Nuraghes e non del Colosseo. Per evitare ciò – ha riferito Cumpostu – c’è bisogno di una scuola che formi gli insegnanti, affinché siano in grado di affrontare l’esperienza dell’insegnamento della cultura sarda. Quello che noi proponiamo – in conclusione – è quello di considerare requisito formativo, la conoscenza della storia e della lingua sarda che, attualmente, sono totalmente ignorati. Nostra intenzione è rivoluzionare questo sistema, che al momento non ha nessun scopo didattico, ma di destrutturazione, ad opera della classe politica italiana».

In chiusura, sono intervenuti anche Sebastian Madau, presidente di ProgRèS, che ha voluto dare il suo contributo, in qualità di insegnante, presentando al pubblico presente il progetto che la sua scuola porterà a compimento il 28 aprile, durante la festa di “Sa die de sa Sardigna” e Gianluca Collu, segretario del medesimo partito. Dice infatti Madau: «In questa battaglia dobbiamo coinvolgere, oltre le forze politiche, anche i genitori. Il mio è un appello ai genitori che devono iscrivere i figli alle prime classi, a partire dalla scuola d’infanzia, dalla scuola primaria, perché c’è la possibilità di chiedere, come previsto dalla legge 482 e la 26 regionale, l’insegnamento in sardo. Insegno all’istituto comprensivo di Santu Lussurgiu e quest’anno, per la prima volta, il 28 aprile per “Sa die de sa Sardigna” la scuola rimarrà aperta, è stata una scelta del consiglio di istituto, quindi dirigente, insegnanti e genitori, perché ci siamo resi conto che dal ‘93, ossia l’anno di istituzione della festa, chiudere la scuola non ha portato a conoscerne bene la storia. Quindi questo è esperimento – conclude il presidente di ProgRèS – che vedrà l’apertura della scuola, in quel giorno, con le lezioni naturalmente indirizzate allo studio della storia della Sardegna e in particolare ai fatti di “Sa die”. Speriamo che questa esperienza sia contagiosa anche per altri istituti scolastici, perché crediamo che anche da questi piccoli gesti, possa partire una riappropriazione della nostra identità e della nostra storia».

L’intervento di Collu, fatto a sessione chiusa, è stato una sintesi di ciò che si è detto durante la conferenza stampa, e ha spiegato quali saranno i punti di forza della proposta: «La Sardegna registra livelli di abbandono scolastico tra i più alti in Europa, solo il 17% dei sardi raggiunge la laurea, ben lontani dall’obiettivo “Europa 2020”. Riteniamo che buona parte delle cause di tali problemi non siano imputabili alle scarse capacità dei nostri ragazzi, ma a un sistema formativo  che ha sistematicamente cancellato o mistificato gli elementi storici, culturali e linguistici della nostra nazione, in cui gli studenti sardi potevano riconoscersi e identificarsi in termini positivi. Per tali ragioni è fondamentale istituire una scuola sarda. Una scuola sarda che non si limiti semplicemente a insegnare la lingua o la storia dell’isola, ma che la didattica stessa sia impartita in lingua sarda».

Testo del Manifesto “Pro s’Iscola Sarda” al:
https://www.facebook.com/notes/pro-salternativa-natzionale/manifestu-pro-siscola-sarda/405747076453159

“Pro s’iscola sarda”: Pro s’Alternativa Natzionale

Locandina della conferenza stampa

Domani, sabato 1 aprile a Oristano, alle ore 10:30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si terrà una conferenza stampa congiunta dei movimenti che aderiscono allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale dove verrà presentato ai media il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Un documento condiviso per sostenere, uniti, la istituzione di una scuola sarda, che garantisca l’apprendimento e la conoscenza della nostra storia, della nostra lingua, della nostra cultura e delle condizioni sociali, economiche e politiche della nostra isola. Perché il compito principale della scuola pubblica, deve essere quello di formare i futuri cittadini della Sardegna come individui consapevoli e non come esseri alienati e sradicati dalla loro terra e dalle loro radici.

Alla conferenza stampa interverranno i rappresentanti delle organizzazioni politiche che aderiscono allo spazio politico Pro s’Alternativa Natzionale: Gianfranco Sollai (presidente di Gentes), Gianluca Collu (segretario di Progetu Repùblica de Sardigna), Cristiano Sabino (portavoce del Fronte Indipendentista Unidu), Bustianu Cumpostu (coordinatore di Sardigna Natzione), Claudia Zuncheddu (coordinatrice di Sardigna Libera).

 

Sassari: Blitz del FIU, durante il consiglio comunale, contro la speculazione di Porto Ferro.

Questo pomeriggio, durante la seduta del Consiglio Comunale di Sassari, il FIU ha fatto un Blitz esibendo dei cartelli con la scritta “Zuchéddini li mani da Porthu Ferru!” e distribuendo dei volantini con un documento contro la speculazione della spiaggia di Porto Ferro.

Nel volantino il Fronte denuncia “…un potenziale attentato all’ambiente e le politiche di speculazione sulle nostre coste che da decenni sta deturpando il patrimonio naturalistico della Sardegna”. Una dura critica al PUL approvato dal Comune di Sassari che, sottolinea il Fronte “…prevede la realizzazione nella baia di Porto Ferro di tre stabilimenti balneari che andranno ad intaccare l’aspetto selvaggio e incontaminato che contraddistingue il tratto di costa tra Capo dell’Argentiera e Capo Caccia”.

Nel documento si ricorda il degrado in cui versa Platamona e si sottolinea la complessità   ambientale di Porto Ferro, fatto di dune, vegetazione di ogni tipo e presidi di acqua dolce che confluiscono dal vicino lago di Baratz, protetto tra l’altro dalla legge 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), nonché da una serie di norme regionali ed europee.

Un patrimonio da salvaguardare dunque e non da lasciare, secondo il Fronte “…nelle grinfie dei classici magheggi politici guidati da interessi economici e politici personali, che a tutto possono mirare, tranne che alla preservazione di luoghi ancora rimasti incontaminati”.

Il documento del FIU prosegue con un duro attacco alla Giunta Sanna che secondo il Fronte non ha coinvolto nella decisione di scrittura del PUL le tante realtà che lavorano, si integrano e contribuiscono alla crescita del litorale nel rispetto delle particolarità del territorio, “Non ci potevamo aspettare altro da una classe politica sassarese che governa per conto-terzi gestendo il vasto territorio comunale di Sassari come un non-luogo della periferia italiana e considera la Sardigna come un posto esotico ed irrimediabilmente arretrato in cui è possibile ancora attuare un modello di turismo già vecchio e per giunta insostenibile”.

Il Fronte Indipendentista Unidu, dichiara d’essere deciso a impedire che venga attuato quanto previsto dal piano e denuncia “…l’ennesimo tentativo di speculazione, privatizzazione e deturpamento ai danni delle nostre coste, insito nell’intento dell’amministrazione comunale di Sassari di voler attuare un piano completamente scevro di un’approfondita analisi delle caratteristiche paesaggistico-naturali, antropiche ed economiche, parte integrante del territorio di Porto Ferro”.

MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA SARDA

Manifesto provvisorio della manifestazione

Dopo i fatti di sabato scorso, 11 marzo 2017, il Cullettivu S’Idea Libera lancia una manifestazione antifascista (vedi data provvisoria in fondo).

La cronaca

Nel comunicato lanciato ieri mattina, che riportiamo integralmente, S’Idea Libera afferma:
“Per prima cosa vogliamo sottolineare che sabato notte non sono stati attaccati solo i militanti del collettivo, ma tutte le persone che sabato sera, come tante altre volte, frequentano le nostre iniziative; sabato notte sono state attaccate sia le attività politiche sia la socialità che quotidianamente si svolge all’interno dello spazio sociale, coinvolgendo bambini e persone del quartiere. Sabato notte è stato attaccato un modo di essere, di vivere, di pensare e di agire che va ben al dì là dello spazio sociale e delle attività del collettivo. Questa volta è stato attaccato il collettivo, riconosciuto come gruppo sociale e politico da sempre antifascista, ma domani potrebbe essere colpito chiunque esprima un modo di essere o di vivere in contrasto con le idee destroidi, xenofobe e sessiste.

Quello che ci interessa sottolineare è che una semplice presa di posizione contro una qualche organizzazione neo-fascista è fondamentale ma non basta. Accorgersi di loro solo nel momento in cui passano all’attacco fisico è un errore che non deve più ripetersi. Questo è possibile solo attraverso una pratica politica che metta queste persone e i loro gesti in un angolo, che le identifichi come generatori d’odio e speculatori politici di professione. Un movimento che sia in grado di proporre un altro modo di convivere, affrontando i problemi (che le istituzioni gestiscono con la paura e il ricatto economico) con la condivisione e l’accoglienza.

A ognuno i suoi mezzi: non vogliamo predeterminare nessuna strada, possiamo solo fare alcune proposte a chi crede che un percorso del genere sia da mettere in atto ora, senza aspettare momenti peggiori.
Crediamo che oggi l’antifascismo militante, per essere più efficace, abbia bisogno di venir compreso da una più ampia fetta della popolazione che in questo modo lo sostenga, per evitare che questa lotta venga liquidata come una questione di balordi o di opposti estremismi.

È dall’esperienza della lotta partigiana che nasce l’antifascismo a cui ci vogliamo rifare, non quello delle commemorazioni, dei palchi e dell’opportunismo politico utile solo al consenso elettorale.
Da qui la proposta di una giornata di manifestazione antifascista a Sassari capace di raccogliere tutte le realtà e individualità antifasciste isolane, con l’obiettivo di riprendere una pratica di antifascismo radicata nel territorio e di reale contrasto, una pratica che si riconosca nell’azione diretta e non nella delega istituzionale.”

Cosa è accaduto nella notte di sabato scorso?

A Sassari, nella notte tra sabato 11 e domenica 12, in Via Casaggia (quartiere Sant’Apollinare) la sede del Collettivo S’IdeaLìbera è stata assaltata con spranghe e cinghie da parte di un gruppo di 5-6 persone, alcune travisate mentre altre erano a volto scoperto e ben riconoscibili. L’aggressione è avvenuta dopo la mezzanotte, mentre nella sede del Collettivo era in corso di conclusione una serata a sostegno del Coordinamento per il Donbass Antifascista e della resistenza delle Repubbliche di Donestk e Lugansk (qui). La maggior parte dei partecipanti avevano lasciato da poco l’evento antifascista e internazionalista, compresi – fortunatamente – numerosi bambini che frequentano la sede nel quartiere popolare, realtà da alcuni anni molto attiva con iniziative di socialità, dibattito e formazione politica, oltre a diverse attività riguardo le condizioni dei detenuti.

La porta della sede era chiusa e, dopo aver sentito rumori nella piazzetta antistante, un militante ha aperto la porta ma è stato subito raggiunto maldestramente da una bastonata. I ragazzi all’interno si sono subito resi conto di cosa stesse accadendo e sono riusciti a respingere gli aggressori difendendo la sede che ospita, tra l’altro, una preziosa biblioteca. I militanti del Collettivo hanno ingaggiato uno scontro all’esterno disperdendo alla fine gli assalitori per le vie del centro storico di Sassari.

Sono quattro i militanti antifascisti e indipendentisti feriti, oggetto di medicazioni e alcuni punti di sutura al pronto soccorso fino a tarda notte.

Una foto del corteo antifascista dopo l’assemblea pubblica di domenica (Sassari)

Nella prima mattinata di domenica, S’IdeaLìbera ha pubblicato un comunicato per denunciare il fatto e convocare un’assemblea pubblica alle ore 16:00 nella sede del Collettivo. L’appello è stato rilanciato, con solidarietà, attraverso i comunicati dal Fronte Indipendentista Unidu e da realtà antifasciste presenti sul territorio, nonché da singoli. Un centinaio di antifascisti e indipendentisti provenienti da tutta la Sardegna si sono così ritrovati nella piazzetta di Sant’Apollinare esponendo uno striscione che attribuiva la responsabilità dell’assalto: CasaPound = Violenza Fascista.

Nel comunicato di S’IdeaLìbera si fanno chiari riferimenti all’organizzazione ultranazionalista italiana CasaPound:
“I fascisti di stanotte sono gli stessi che durante il giorno mascherano la loro vera natura dietro raccolte alimentari, pulizia di spazi pubblici, palestre di boxe e finte mobilitazioni per il centro storico, l’acqua pubblica e l’emergenza abitativa, studiate appositamente per apparire bravi ragazzi impegnati nel sociale”.
CasaPound Italia, come noto, non ha formalmente una denominazione partitica, ma si presenta come “associazione di promozione sociale” che secondo la Polizia di prevenzione italiana mira a “sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio” e – altrettanto bonariamente – la Direzione generale afferma anche che il radicamento di CP venga “conseguito anche attraverso l’organizzazione di innumerevoli convegni e dibattiti cui sono frequentemente intervenuti esponenti politici, della cultura e del giornalismo anche di diverso orientamento politico”. La versione non è stata successivamente censurata dal Viminale, il quale che ha riparato affermando che la relazione firmata da Mario Papa “non costituisce un documento di analisi o di valutazione sul movimento”.

Al termine della discussione, l’assemblea ha percorso le vie del centro storico, risalendo il Corso e ritornando alla sede del Collettivo da in Via Turritana, intonando cori antifascisti e volantinando diffusamente per informare e allarmare la popolazione. Il corteo ha raccolto un certo consenso da parte dei residenti.

Sono almeno trent’anni, difatti, che non si verificava a Sassari un simile episodio, con un vero e proprio assalto armato ad una sede politica
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Nel 2015, venne assaltato Il Pangea di Porto Torres (2 feriti) durante lo svolgimento del presidio antifascista proprio contro CasaPound Italia a Monte d’Accoddi.

Anche in quell’occasione, come oggi, l’organizzazione italiana di estrema destra declinò ogni responsabilità, anche se nel caso di Porto Torres un post piuttosto eloquente comparì sulla pagina Facebook del Coordinatore Regionale di CasaPound Italia, Andrea Farris, rappresentante sindacale degli infermieri del Nord Sardegna e in servizio al SS Annuziata di Sassari. Post che, in tal modo, era tanto uno “sberleffo”, quanto una implicita assunzione di responsabilità sui fatti di Porto Torres – “Il pesce rosso ha abboccato”.

Anche in quel caso, risposta immediata di alcune decine di antifascisti che sfilarono sotto la sede di CasaPound a Sassari imbrattandone la serranda e richiamando l’attenzione della popolazione sulla presenza fascista nel quartiere e in città. L’azione attirò l’attenzione della Digos e di numerosi agenti fino a pochi minuti prima a Monte d’Accoddi per garantire la sicurezza dei neofascisti durante un evento al sito prenuragico. Pomeriggio teso, con i militanti antifascisti che da Monte d’Accoddi si spostavano e distribuivano nelle varie sedi e circoli per presidiare, mentre un gruppo circondava la sede di CasaPound, sulla quale sono convogliate a folle velocità per le strade di Sassari diverse volanti delle forze dell’ordine.

Un articolo apparso su SardegnaReporter.it la mattina del 17 ottobre 2015, proprio a firma di Farris, riportava la sintesi giornalistica di un comunicato della stessa sezione di CasaPound che denunciava l’intimidazione ricevuta dagli antifascisti.
“L’atto vandalico arriva in concomitanza dell’apertura di Mediterranea, la tre giorni di arte, cultura e sport che abbiamo promosso per far conoscere ai nostri aderenti le risorse culturali del territorio; appare chiaro l’intento di minare la riuscita della nostra iniziativa con metodi anacronistici e patetici, che speriamo trovino unanime biasimo da parte delle forze politiche locali e della cittadinanza tutta”.

Oltre agli adesivi di CasaPound rinvenuti nel luogo della colluttazione, diversi sono stati notati negli ultimi giorni nelle vie del centro storico. Gli antifascisti aggrediti dichiarano di aver riconosciuto chiaramente tre soggetti. Oltretutto, durante i duri scontri uno degli aggressori ha perso un cappellino che è stato recuperato dagli aggrediti. Si nota la presenza di uno dei tanti simboli runici utilizzati dalle SS naziste, in particolare si tratta del ᛏ (teiwaz), simbolo che indica il dio Týr e rappresenta per i nazisti la leadership in battaglia e la vittoria eroica.

A Cagliari, inoltre, di recente si segnala il danneggiamento ed imbrattamento del portone della sede di Scida Giovunus Indipendentistas al termine dell’incontro “Italiani Brava Gente – I crimini dell’imperialismo italiano”, da parte di una fantomatica Cagliari Fascist Crew.

La manifestazione è prevista per SABATO 25 MARZOH 15:30 – SASSARI
PRESTO NUOVI AGGIORNAMENTI.

http://www.zinzula.it/sassari-aggressione-a-sidealibera-il-collettivo-e-casa-pound/#more-5262

https://sidealibera.noblogs.org/post/2017/03/15/799/

https://www.facebook.com/sidealiberass/photos/a.1538433119815290.1073741826.1537880529870549/1823502844641648/?type=3&theater

 

Donne unite per ottenere la Breast-Unit a Sassari

Uno scatto alla sala Mimosa durante la conferenza stampa delle Donne.

A Sassari, il 4 marzo 2017, si è tenuta presso l’Hotel Vittorio Emanuele, in una gremita sala Mimosa, la conferenza dibattito che ha visto le donne impegnate nella lotta per ottenere un Ce.Se.Mu (Centro di senologia multidisciplinare), confrontarsi con rappresentanti della Giunta Regionale e alcuni autorevoli esperti.

La giornata si è aperta con la proiezione di un video che spiega cosa è la Breast-Unit. Un complesso organigramma che parte dalla prevenzione per arrivare, passo per passo, all’assistenza nei confronti della paziente oncologica. Questo è ciò che chiedono tutti coloro i quali hanno preso a cuore la vicenda, i cui risvolti sono ancora nebulosi, soprattutto per quanto concerne l’aspetto strutturale.

Terminato il video, è intervenuta Sonia Pippia, Commissaria alle Pari Opportunità di Sassari e paziente oncologica che, con una breve introduzione, ha dato inizio al dibattito vero e proprio. “Di Breast-Unit – dice Sonia Pippia – se n’è già parlato dal 2013 e come commissario delle pari opportunità ho posto delle domande. Nel 2014 è iniziata la raccolta firme sul gruppo Facebook, che ha visto 50.000 adesioni, più 7000 in formato cartaceo. Firme d’opinione, che però son servite per prendere coscienza dell’importanza di una Breast – Unit a Sassari”. Nel 2015 presso la Camera di Commercio di Sassari, la Commissaria per le Pari Opportunità, ha anche partecipato a una “tavola rotonda”, dove tutti gli esperti del caso sono stati chiamati a raccolta, ma, conclude Pippia, “non è servita”. In soldoni, sono rimaste solo parole. Lo stesso quesito lo pone Luana Farina, moderatrice della conferenza che, assieme a un cospicuo gruppo di donne, si sta impegnando in questa lotta. Luana Farina dopo una breve premessa di carattere generale conclude sottolineando l’importanza dell’educazione alimentare nel processo di guarigione o nei casi di recidiva, specie durante il periodo della menopausa.

In relazione a ciò, è intervenuto l’assessore regionale dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Luigi Arru che, per dare risposta ad alcuni quesiti, è partito dalla presa in esame della delibera dal Direttore Generale dall’AOU di Sassari, Antonio D’urso, firmata il 17 febbraio, dove viene indicato l’avvio di un percorso sperimentale di diagnosi e cura del tumore mammario. “Al di là della delibera della rete ospedaliera nella quale si parla di tre Breast Unit – sostiene Arru –  che necessita dell’approvazione del Consiglio Regionale, dobbiamo imparare a lavorare insieme, non ci vuole una delibera per iniziare il percorso, esistono atti di legge ma, al di là di questi, è importante sedersi e iniziare il percorso di presa in carico delle donne, e questo si può fare già da oggi” e conclude “il documento, secondo le leggi della Sardegna, passa al Consiglio che ha la potestà di cambiarlo, con i tempi decisi in agenda”. A ciò si ricollega il Presidente del Consiglio Regionale Ganau, che prosegue “Vorrei scindere due momenti, uno è quello che si sta facendo adesso che riguarda la delibera del Direttore dell’AOU, che di fatto definisce la Breast-Unit. La delibera contiene quelli che sono gli atti che servono affinché le cose viste nel video siano attuate. Ciò che interessa è che quei percorsi come sono descritti, siano praticati a Sassari, ed è questo che per adesso ci interessa. Solo dopo l’approvazione della riorganizzazione della rete ospedaliera ci saranno tre Breast – Unit, a Sassari, Cagliari e Nuoro”.
In relazione alla domanda posta da una componente del pubblico nei riguardi dei tempi di attivazione, Ganau risponde che “Questa approvazione verrà fatta prima dell’estate perché c’è un’approvazione del consiglio. La Breast non ha ancora trovato attuazione perché ci sono cose dentro la riorganizzazione complessiva della rete ospedaliera che sono in discussione, anche da parte dei sindaci stessi dei territori interessati”. Dopo questa precisazione, Luana Farina espone un problema importante, l’insufficienza dei trasporti per le pazienti oncologiche presso i vari centri ospedalieri. Nel progetto della Breast è necessario predisporre dei mezzi gratuiti che agevolino il raggiungimento dei centri preposti da parte dei pazienti. La risposta di Ganau, che ci sono già mezzi di trasporto le cui spese sono a carico dell’azienda sanitaria locale, ha suscitato non poco disappunto e polemiche, in un’atmosfera già di per sé tesa.

Per sedare gli animi è intervenuto il Dott. D’Urso, che ha cercato subito di rassicurare tutti dicendo che “La Breast – Unit non è assolutamente in discussione”. Infatti, secondo quanto riportato da D’Urso, c’è la volontà di mettere in piedi un percorso organizzato, con personale adeguatamente formato in base alle diverse esigenze delle pazienti, definito da lui stesso come “pilastro di questa organizzazione”. A conclusione del discorso, D’Urso si è detto “disposto a modificare il percorso in base ai suggerimenti e alle vostre indicazioni – riferendosi alle persone interessate alla vicenda – in un’azione di co-progettazione”. Il consigliere regionale Demontis, interviene per chiarire che “pare ci sia il timore che la Breast – Unit sia aperta a Olbia piuttosto che a Sassari. Io sono intervenuto sulla stampa in base a questo ragionamento. Non c’è un’azienda sanitaria locale che possa attivare una Breast in contrasto con l’ordinamento regionale, altrimenti sarebbe il caos”. Secondo Demontis, la scadenza posta per il 31-12-2016, è stata una pura formalità di carattere ordinatorio.

Un breve intervento della presidente dell’associazione “Progetto disabili della Sardegna”, che si è mostrata molto scettica rispetto alle promesse e alle parole dette dai politici presenti, spiana la strada all’interessante intervento del Dott. Vincenzo Migaleddu, che ha posto in risalto il problema dell’inquinamento ambientale e delle attività agricole “che nei loro prodotti, soprattutto nel latte, hanno la diossina e il piombo. La Giunta Regionale non si è posta il problema di evitare che questi prodotti avessero tali sostanze nocive, non è possibile che una giunta possa affrontare i problemi sanitari, se ha approvato per il 2017 l’aumento di metri quadri di una discarica e una centrale a Carbone nel Sulcis. È inutile quindi tentare di risolvere i complessi problemi della sanità, se questi derivano in prima istanza dalla cattiva gestione del territorio”. Un atteggiamento quest’ultimo, in sintonia con la condizione di subalternità della Sardegna, che i politici sardi portano avanti da sempre.

La conferenza è stata molto partecipata, il dibattito è stato vivo e sono emerse non poche perplessità da parte di chi ha seguito passo passo ogni singolo intervento. Ciò che si augurano tutti, soprattutto le donne che sono coinvolte in prima persona in questa battaglia, è che alle parole seguano i fatti.

Stridente è stata la mancata partecipazione del sindaco Nicola Sanna, responsabile della salute pubblica della città e di Francesco Pigliaru, primo garante della salute del Popolo Sardo, che dimostrano ancora una volta, nel caso ce ne fosse bisogno, la loro totale inadeguatezza a ricoprire ruoli di cosí forte responsabilità.

Alternativa Natzionale: le posizioni di Ruggiu e Sabino

Nella foto Alessandra Ruggiu e Cristiano Sabino, i delegati del Fronte Indipendentista Unidu per la Mesa Natzionale.

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la terza intervista ai delegati FIU alla Mesa Natzionale, Alessandra Ruggiu e Cristiano Sabino.

  1. Come Fronte Indipendentista Unidu siete tra i promotori del progetto presentato a Cagliari questo ottobre, puoi spiegare in cosa è consistito il processo che vi ha portato a proporlo?
(Cristiano Sabino):

Il Fronte è nato per garantire una presenza indipendentista coerente alle scorse elezioni regionali. Tutto è iniziato dalla chiamata di A Manca pro s’Indipendentzia, che ha avuto il merito di dare spazio all’indipendentismo diffuso dimostrando che il bisogno di un indipendentismo combattivo, coerente e unitario è più vitale di quanto le segreterie dei movimenti indipendentisti non erano disposte ad ammettere.
Dopo le Regionali una parte di chi aveva contribuito a costruire l’esperienza del Fronte ha preferito percorrere altre strade con altri intenti, dichiarando fallita quell’esperienza.
Ma la necessità unitaria che l’aveva fatto nascere restava ed è per questo che il Fronte è rimasto in piedi e ha proseguito nei lavori e nel dialogo con le altre realtà. Infatti nel frattempo anche altri soggetti politici avevano maturato esigenze affini e così sono iniziati i contatti. Per esempio il partito indipendentista ProgReS aveva elaborato una linea politica congressuale affine a quella del Fronte e cioè favorevole ad un processo di riaggregazione delle forze fondate sull’autodeterminazione. È stata questa mutata condizione della scena politica che ci ha portato a chiedere di entrare nella coalizione Sardegna Possibile che, secondo le nostre valutazioni di allora, poteva rappresentare un contesto democratico e plurale utile al rilancio di una piattaforma di alternativa nazionale comune. Sardegna Possibile non ha continuato il suo cammino, ma in compenso diverse forze che la componevano hanno dato vita ad un progetto inclusivo e democratico e soprattutto nato con lo scopo dichiarato di avviare un processo politico nuovo, non meramente elettorale. Siamo ancora agli inizi ma le iniziative congiunte e sinergiche sulla sanità, sulla riforma dello statuto e le pratiche democratiche e partecipative condivise, hanno dimostrato che c’è buona sostanza nel cuore di questo progetto. La necessità fondamentale del progetto “Pro s’alternativa nazionale” è aprire un dibattito a 360° per trovare linee comuni d’intervento, intercettando la partecipazione di quanti più sardi e sarde vogliano costruire un’alternativa politica per questa nazione.

  1. Voi siete due dei protagonisti della Convergenza indipendentista proposta nel 2011 da A Manca pro s’Indipendentzia. In cosa si differenzia rispetto all’attuale progetto?
(Alessandra Ruggiu):

Il processo della Convergenza è stato straordinariamente importante. Prima di essa il movimento indipendentista non si era mai seduto ad un tavolo cercando i punti, i paletti fondamentali dell’essenza della politica indipendentista. Non si era sino a quel momento mai cercato l’orizzonte in comune, ma solo elementi di divisione. Per definire la propria purezza ci si divideva su questioni a carattere puramente ideologico o personalistiche. Con il progetto della “Convergenza” per un anno le organizzazioni indipendentiste, che avevano ritenuto necessario un ragionamento nazionale comune, si sono confrontate sino al raggiungimento della stesura congiunta della Carta di Convergenza.
Questa esperienza ha rappresentato un giro di boa importantissimo che ha permesso all’indipendentismo di maturare. Delimitare il campo nazionale d’azione comune ha permesso a tutto il movimento organizzato e non organizzato di affinare le categorie d’analisi per procedere nella definizione sia delle tattiche di soggetti individuali, sia nella pratica congiunta tra indipendentisti che da quel momento in poi è cresciuta.
Ha permesso di comprendere che la strada per l’unità nazionale era ormai tracciata e che i personalismi e i carrierismi individuali andavano arginati con la forza di un progetto e di un orizzonte comune ed in nome di obiettivi collettivi fondamentali. Ha chiarito e sancito che gli interessi nazionali dei sardi non possono essere difesi o propugnati dalle forze italiane e italianiste e tantomeno dai collaborazionisti ed unionisti sardi.

Si è compreso che senza unità nazionale non si può competere con le forze colonialiste, o si trova un’intesa o si soccombe. La nostra unica forza è l’unità. Se siamo uniti possiamo conquistare terreno, far valere le nostre ragioni, conquistare la fiducia delle persone e un domani costruire davvero il nostro libero stato. Altrimenti saremo solo perline da infilare nella collana dell’invasore. La Convergenza all’epoca si è arenata perché alla fine prevalsero le forze centrifughe e l’avvicinarsi delle elezioni, prima amministrative e poi regionali, favorì una nuova pazza corsa all’egemonismo. Intanto però la strada era tracciata e come spesso accade le idee nuove faticano prima di affermarsi come tendenze dominanti della storia. Idee che per essere riconosciute devono prima essere disconosciute, ma al vaglio della loro necessità pratica quelle idee hanno trovato forza per emergere da diversi percorsi, determinandosi come esigenza e tendenza trasversale al movimento indipendentista e nazionalista coerente, cercando un’attualizzazione e una sua concretizzazione.

Il percorso attuale di costruzione di alternativa nazionale ha ripreso il capitale politico maturato con la convergenza e l’ha ampliato aprendo le porte ai civici e alla società civile, facendo del dibattito e della diffusione di quei principi uno dei punti focali della sua azione. Senza l’esperienza della Convergenza non sarebbe stata possibile l’esperienza del Fronte alle scorse regionali e non sarebbe possibile oggi la costruzione di una comunità possibile civico-indipendentista nazionale alternativa al blocco dei partiti italiani e dei loro portatori di borsa sardi.

  1. Il FIU è nato come un progetto che auspicava di unire i movimenti indipendentisti che volevano presentarsi alle elezioni regionali del 2014 fuori dalle coalizioni italianiste. A distanza di due anni, credi che lo scopo del FIU sia stato raggiunto, almeno in parte?
(Cristiano Sabino):

Lo scopo del Fronte è sempre stato quello di salvare l’indipendentismo da due minacce gravissime apparentemente antitetiche ma in realtà complementari: il “collaborazionismo” e l’“isolazionismo”. Nonostante le apparenze si tratta infatti di due deviazioni legate a filo doppio tra loro, in buona sostanza di due facce della stessa medaglia. Facciamo un esempio. All’inizio del Duemila il movimento indipendentista iRS ha avuto una linea chiara sulla non alleanza con i partiti italiani (quindi una linea non collaborazionista). Il loro slogan preferito era: “i partiti italiani? Lasciamoli perdere”. iRS si proponeva come alternativa totale al sistema centralista e incarnava un modello positivo di indipendentismo attivo, attento alle questioni economiche, ambientali e al mondo della cultura. iRS però ha sempre rifiutato qualunque confronto con il resto dell’indipendentismo perché aveva mire egemoniche e sognava di “fare come in Scozia” dove uno dei tanti partiti dell’area indipendentista ha prevalso e rappresentato tutte le istanze di emancipazione nazionale (quindi una linea isolazionista). Questa pia illusione si è infranta con la realtà, iRS alla fine si è spaccata praticamente in tre tronconi, due dei quali sono finiti a fare comunella con il PD. In estrema sintesi il “non collaborazionismo isolazionista” di iRS si è trasformato ben presto in “collaborazionismo” portando all’eutanasia lo stesso movimento. Il Fronte nasce per proporre una linea esattamente opposta a quella di IRS, vale a dire unificare tutte le forze dell’autodeterminazione in un fronte comune da contrapporre al sistema dei partiti e dei movimenti italiani, compresi i cosiddetti movimenti “antisistema”. Il Fronte per ora è riuscito a realizzare due importanti tappe di questo percorso: garantire una presenza indipendentista coerente alle scorse elezioni regionali e contribuire ad avviare, nel dopo elezioni, un percorso centripeto di aggregazione degli indipendentisti in un progetto politico comune.

Ma ancora il nostro lavoro non è finito. Lo scopo del Fronte sarà raggiunto quando saranno sconfitti i principali avversari di questa strategia. È necessario liquidare la linea politica sia di chi continua a pensare di poter fare da solo e di mettere il proprio cappello egemonico sull’indipendentismo, rendendo la lotta nazionale una lotta personale e personalistica, sia di chi ancora oggi, dopo tutti i disastri accumulati negli anni, continua a credere che alleandosi con i partiti italiani si possano ottenere risultati importanti. La storia insegna che gli “isolazionisti” prima o dopo diventano “collaborazionisti” perché cercano uno sbocco politico. Per il bene della libertà del nostro popolo queste due posizioni vanno smantellate senza falsi moralismi. Si può discutere, confrontarsi e aspettare che le cose maturino, ma alla fine i nemici dell’unità e della convergenza sono e saranno anche i nemici della liberazione nazionale e come tali andranno trattati! Solo quando queste due posizioni saranno state liquidate definitivamente il compito del Fronte potrà dirsi esaurito.

  1. Il Fronte Indipendentista Unidu ha espresso una posizione chiara a favore del NO nel Referendum Costituzionale del 4 dicembre, il risultato ottenuto in Sardegna, che valenza ha avuto per gli indipendentisti? Pensi che il tema della riscrittura dello statuto, anche a fronte della vittoria del No, possa oggi rappresentare un elemento valido a creare una base di convergenza nazionale?
(Alessandra Ruggiu):

Una decina di anni fa tutti parlavano della necessità di riformare lo Statuto Autonomistico. Addirittura si era aperto un dibattito sulla “fine dell’autonomia” e sull’inizio della fase “sovranista”. A questo dibattito avevano preso parte in molti, compresi diversi esponenti del centrosinistra e del centrodestra italiano. Questo è stato uno dei fattori che ha portato una parte dell’indipendentismo a pensare che il campo italianista fosse stato contaminato positivamente dal dibattito politico indipendentista, portando la classe dirigente dei partiti italiani sul nostro terreno, sull’affermazione dei nostri interessi. Il risultato è stato chiaramente un altro. Di quel dibattito e di tutte quelle belle proposte non è rimasto nulla, perché i vari riformatori “sovranisti” – a partire dal signor Soru, corteggiatissimo nel mondo indipendentista – appena hanno squillato le trombe delle proprie segreterie romane, sono rientrati nei ranghi a testa china e coda fra le gambe, abbandonando di fatto l’argomento.

La riforma della Statuto deve essere una grande battaglia di una coalizione fondata su un’idea forte di autodeterminazione la quale non può che essere diretta dalle forze indipendentiste. È il terreno di scontro dove si chiariscono le posizioni opportuniste che hanno come obiettivo quello di gettare fumo negli occhi ai sardi, vantando la difesa di una specificità non meglio definita e non della nostra nazionalità. È la difesa dall’attacco centralizzatore dello stato che nega la possibilità di decidere in qualsivoglia materia, riducendo così le possibilità di una pratica virtuosa di determinazione della nostra nazione.

Ed è sempre in questo senso che bisogna considerare la battaglia per il no al referendum costituzionale e la dichiarazione di voto dei sardi. Il no degli indipendentisti è stato un no al neocentralismo in difesa dello Statuto, non perché esso sia efficace realmente, bensì perché nel sentire diffuso del popolo sardo si tratta di un diritto fondamentale.
Per questo il “No” portava in sé stesso un sì all’apertura del dibattito, ed è con questo spirito che come Fronte abbiamo partecipato di buon grado al convegno dello scorso 11 febbraio a Sassari.
Dibattere sul rapporto fra la Sardegna e l’Italia significa analizzare il rapporto fondato sullo scontro di interessi fra queste due entità. A noi interessa un percorso che faccia emergere le ragioni profonde di questo scontro e il terreno dove ciò deve svolgersi è appunto lo Statuto che altro non è che una sorta di trattato di pace tra due campi potenzialmente ostili e nemici: lo stato italiano e il popolo sardo. Ecco perché dobbiamo fare saltare quel tavolo e dobbiamo alzare la posta su cui intendiamo rinegoziare il nostro “stare in Italia”, a partire dal fatto che appunto “stare in Italia” è frutto di una mediazione e non il corso naturale degli eventi storici, come gli storiografi italiani hanno cercato di farci credere. Sappiamo benissimo che né l’Italia né le forze politiche che in Sardegna ne fanno le veci e ne rappresentano gli interessi, avranno alcuna intenzione di mettere in discussione la subalternità della Sardegna.

In qualunque percorso di ricerca di emancipazione si parte dalla negazione e dalla necessità che questa negazione venga superata. Discutere di quali siano oggi i diritti dei sardi dà l’opportunità di poter comprendere sia la condizione di assoggettamento reale in cui viviamo, sia di prendere coscienza della necessità storica che i nostri diritti siano fatti valere. Serve a far prendere coscienza sia del fatto che i diritti presenti nello Statuto non sono mai stati fatti valere, sia che nello Statuto mancano molti diritti fondamentali che vanno conquistati con un’ampia mobilitazione di popolo. Questo dibattito è volto quindi all’affermazione dei diritti che una volta acquisiti, non enunciati, saranno la base della futura carta costituzionale sarda. È per questo che bisogna mobilitare la coscienza dei sardi, perché essa sia in futuro la base della costruzione dello stato sardo.

La posizione di chi teme di impugnare questa “nulla carta”, che è lo statuto, frena lo sviluppo del movimento di liberazione nazionale. Dallo scontro dialettico sullo statuto sarà possibile far emergere la capacità propositiva e decisionale dell’area nazionale. È questo il nucleo del dibattito politico futuro. Ed è questo anche il nucleo di una grande alleanza che avrà il suo pilastro fondamentale nelle idee dell’autodeterminazione, dell’autogoverno e dell’autodecisione che sono i diritti inalienabili di ogni popolo libero nel mondo.

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Pier Franco Devias:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/11/alternativa-nazionale-la-posizione-di-devias/

Intervista a Claudia Zuncheddu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/05/14/alternativa-natzionale-la-posizione-di-claudia-zuncheddu/

Intervista a Gianluca Collu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/04/17/alternativa-natzionale-la-posizione-di-collu/