Rifondare l’indipendentismo. La chiamata di Scano Montiferru

A seguito del disastroso risultato elettorale (e politico) delle tre liste indipendentiste alle scorse elezioni autonomistiche c’è fermento nella base di militanti e attivisti. Se le dirigenze si sono arroccate  per lo più (salvo alcune rare ma importanti eccezioni come nel caso del duro grido di dolore e di assunzione di responsabilità di Pili) in una riproposizione pura e semplice delle proprie ragioni scaricando le responsabilità della cocente sconfitta su cause esterne, sui meccanismi della legge elettorale, sul’astensionismo, sull’immaturità del popolo sardo e addirittura sulle voci critiche accusate talvolta rabbiosamente di essere la vera causa delle divisioni fra indipendentisti, si moltiplicano gli appelli a reagire, a ricominciare dal basso, da un confronto libero e non condizionato dalla pesante tutela di leadership fallimentari. 

Il primo appuntamento è previsto il 10 marzo a Scanu Montiferru, dove governa da tempo una amministrazione indipendentista.

Pubbichiamo di seguito il testo bilingue dell’appello:

 

«Difatis, pro mei s’ASN (Assemblea Natzionale Sarda) est unu logu ue cada unu balet unu votu. E difatis, comente calicunu at nadu, est unu logu ue si fàghet atividade polìtica punnende a isparghinare e a sustènnere s’idea de s’emancipatzione de is sard*s. Non unu partidu, e chentza mirare a is eletziones. Chentza iscadèntzias, intzandus chentza làcanas e chentza
preclusiones. Pro fàghere cosas piticas meda – si a s’inghitzu semus sceti capatzes de fàghere cosas piticas – ma cuncretas e de importu.»

Aici, su 27 de freàrgiu, Mauritziu Onnis (Sìndigu de Biddanoa de Forru e membru de sa Corona de Logu) nos imbitaiat a (auto) cunvocare s’Assemblea Natzionale Sarda, sighende su modellu de s’assòtziu catalanu prus mannu chi, cun is 80.000 membros suos at pòtzidu revendicare su deretu a s’autodeterminatzione, fàghere crèschere sa cuscièntzia natzionale de is citadinos, tènnere istruturas democràticas e colletivas pro nde bogare a pìgiu unu movimentu de massa raighinadu in cale si siat rincone de sa Catalugna.

S’ùnica manera chi podimus fàghere nàschere unu movimentu tzivile democràticu est gràtzias a su traballu colletivu, chentza distintziones de etichetas polìticas, chentza distintziones de apartenèntzias a partidos o siglas, cale si siant. Aici, autocunvocamus su primu atòbiu costitutivu de s’Assemblea Natzionale Sarda (ANS).

Custu atòbiu at a essere s’ocasione pro nos agatare totimparis e pro deliniare is obietivos e su funtzionamentu de s’Assemblea Natzionale Sarda. Cada persone balet unu votu e cada unu est
lìberu de espressare su pensamentu cosa sua. Cada unu at a tènnere a disponimentu 3 minutos pro intervènnere e propònnere ideas.

Totus is règulas chi pertocant a s’atividade e a su funtzionamentu de s’Assemblea ant a èssere detzìdidas/seberadas durante custu primu atòbiu. S’Assemblea non reconnòschet partidos o siglas ma intames cheret essere un organismu a profetu de totus is citadin*s chentza peruna
distintzione polìtica.

S’Assemblea no at a èssere unu partidu polìticu e no at a punnare a presentare candidad*s a is eletziones. Totus sunt cunvocad*s a partetzipare a sa costitutzione de s’Assemblea, a cunditzione chi reconnòscant sa Sardigna comente Natzione e si reconnòscant in is valores de s’indipendentismu istòricu.

Gràtzias e s’impinnu e a sa disponibilidade de Antoni Flore Motzo, b’at giai unu logu a disponimentu pro su primu atòbiu de s’ANS. Intzandus sa sessione costitutiva est cunvocada
pro su 10 de martzu 2019, a is 10.30, in su Teatru Comunale Nonnu Mannu de Iscanu Montiferru.

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«Sì, per me l’ASN (Assemblea Nazionale Sarda) è un posto in cui ogni testa vale un voto. E sì, come ha ben detto qualcun altro, è un posto in cui si fa associazionismo politico volto a diffondere e sostenere l’idea dell’emancipazione dei sardi. Non un partito, e senza lo sguardo volto alle elezioni. Senza scadenze, dunque, ed anche senza steccati, senza preclusioni. Per fare cose molto concrete: piccole, se all’inizio siamo capaci di fare solo cose piccole, ma concrete e importanti.»

Così, il 27 febbraio, Maurizio Onnis (Sindaco di Villanovaforru e membro del Consiglio Permanente della Corona de Logu) ci invitava ad (auto) convocare quella che potrebbe diventare l’Assemblea Natzionale Sarda, sul modello della più grande associazione catalana, che forte dei suoi 80.000
membri ha potuto rivendicare il diritto all’autodeterminazione, far crescere la coscienza nazionale dei cittadini, dotarsi di strutture democratiche e collettive per far emergere un movimento di massa radicato in ogni angolo della Catalogna.

L’unico modo di far nascere un movimento civile democratico è attraverso il collettivo, senza distinzione di etichette politiche,
senza distinzione di appartenenza a partiti o sigle. Così, auto-convochiamo la prima riunione costitutiva dell’Assemblea Natzionale Sarda (ANS).

Questa riunione dovrà essere l’occasione di ritrovarci e di delineare gli obiettivi e il funzionamento dell’Assemblea Natzionale Sarda. Ogni persona vale un voto ed è libera di esprimere il suo pensiero. Ogni persona avrà a disposizione 3 minuti senza interruzione per esporre proposizioni.

Tutte le regole inerenti all’attività e al funzionamento dell’Assemblea saranno stabiliti durante questo primo incontro. L’Assemblea non riconosce partiti o sigle ma vuole essere un organismo a disposizione di tutti i cittadini senza alcuna distinzioni politiche.

L’Assemblea non sarà un partito politico e non avrà come obiettivo quello di presentare candidati alle elezioni. Tutti sono invitati a partecipare alla costituzione dell’Assemblea alla condizione diriconoscere la Sardegna come Nazione e di riconoscersi nei valori dell’indipendentismo storico.

Grazie alla disponibilità di Antoni Flore Motzo, è già stata scelta una data e un luogo perla prima riunione prevista per il 10 marzo 2019, alle10.30 presso il Teatro Comunale Nonnu Mannu di Scano Montiferru.

Fallimento dell’indipendentismo e possibili vie d’uscita

A due giorni dal risultato delle elezioni arrivano le prime letture sul disastroso risultato indipendentista che condanna le tre liste indipendentiste a restare fuori dal Consiglio Regionale.

La prima reazione arriva da fb dal segretario di Lid.R.U. Pierfranco Devias che a caldo già il 25 febbraio svolge la seguente riflessione amara sul livello di coscienza degli elettori sardi e sul fatto che in effetti la Sardegna – dal punto di vista politico – “non è un bel posto”:

A caldo, prima che nelle sedi opportune si affronti una seria analisi del voto, mi sento di dire che non è un bel posto quello in cui la popolazione si lamenta ogni giorno ma, al momento di decidere del proprio futuro, rinuncia e lascia che solo metà decida per tutti.
Non è un bel posto quello in cui a decidere il futuro sarà la politica espressa da solo un quarto degli aventi diritto.
Non è un bel posto quello in cui le persone votano senza aver mai letto un programma, ma solo come riflesso di show mediatici d’importazione.
Non è un bel posto quello in cui l’opinione dominante crede a voti utili e voti inutili, il che implica che esistano cittadini utili e cittadini inutili.
Non è un bel posto quello in cui i mezzi d’informazione lanciano inequivocabili segnali di blocchi vincenti e blocchi perdenti, assumendo un ruolo orientativo anziché informativo.
Non è un bel posto quello in cui i meccanismi di voto siano profondamente antidemocratici, ma questo pare essere un problema solo di chi prende meno voti, anziché di una società intera a cui viene limitato e distorto il diritto di espressione.
Questo non è un bel posto perchè la libera espressione è orientata e drogata, ma per disciplina democratica riconosco e accetto la volontà del mio amato Popolo Sardo e continuerò a lavorare per fargli cambiare idea.
Ma nessuno, nessuno mai potrà convincermi che noi staremmo meglio se governati da poteri esterni.
E nessuno, nessuno mai potrà convincermi che i giochi di prestigio, i trucchetti, l’abuso della credulità popolare, l’abuso della buona fede di centinaia di candidati, possano essere presupposto per una buona politica e per il buon governo della nostra terra.

Abbiamo tanto lavoro da fare, animu patriotas!

Esternamente dal gioco elettorale invece interviene il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis proponendo il modello dell’assemblea degli amministratori indipendentisti Sa Corona De Logu come laboratorio in cui fare ripartire un modello unitario dell’indipendentismo:

Ad oggi, e a quanto ne so io, la Corona de Logu è l’unico luogo in cui tutti i differenti indipendentismi s’incontrano senza preclusioni per cercare d’agire assieme. Ma la Corona de Logu è limitata agli amministratori locali.

La prima cosa da fare è, penso, creare un’assemblea analoga per gli indipendentisti di ogni etnia politica e radicati in ogni campo della vita civile. E come noi vediamo nella Corona de Logu la prefigurazione di una futura Camera delle Regioni, così questa nuova assemblea potrebbe essere la culla di una futura Camera dei Rappresentanti del popolo. Regioni e popolo sardi, nella Repubblica sarda.

Per incontrarsi e darsi le regole base dell’organizzazione ci vuole veramente molto poco. E potrebbero farlo sia i militanti dei partiti, che hanno affrontato con grande sacrificio e buona fede gli ultimi mesi elettorali, sia quanti sono rimasti fuori dalla contesa per le più diverse ragioni. Tutta la società indipendentista ne sarebbe coinvolta e tutti avrebbero e avremmo da dare un contributo importante. I vantaggi del dialogo e dell’azione comune sarebbero enormi. Serve solo che qualcuno dia il calcio d’inizio.

Infine interviene il partito animatore della lista Sardi Liberi, ProgeS che affida le sue riflessioni e la sua proposta di un coordinamento stabile e strategico ad un comunicato:

I risultati elettorali, tra astensionismo e disimpegno, ci consegnano un quadro politico e sociale poco rassicurante per il prossimo futuro della nostra nazione.

Un riconfermato e ormai ingiustificabile astensionismo consegna per l’ennesima volta le redini del potere all’unionismo, in questo caso rappresentato da partiti italiani votati dal 25% della popolazione sarda. 

L’astensionismo rappresenta il migliore alleato dell’unionismo: il mantra deresponsabilizzante e autoassolvente del “non voto tanto sono tutti uguali” si conferma essere dannoso e inaccettabile: è funzionale agli interessi italiani e frustra l’onerosa attività dell’indipendentismo il quale, nonostante tutto, è riuscito a formulare proposte di governo di spessore e soluzioni alle sfide dell’oggi degne di attenzione, ispirate a una visione della nostra nazione a medio e lungo periodo. 

L’astensionismo, sia quello passivo che quello intenzionale, contiene in sé un latente istinto all’autolesionismo e denota un buon grado di superficialità di analisi e di scarsità di attenzione nel valutare le reali proposte dell’indipendentismo. Questa dinamica è accentuata dall’impossibilità per i cittadini ad accedere a un’informazione completa e paritetica.

Le difficoltà tecniche come una legge elettorale iniqua e antidemocratica, come una modalità di voto macchinosa e ingannevole e come il conseguente caos nell’attribuzione dei voti in fase di scrutinio rappresentano un ostacolo ulteriore per le piccole forze ma non possono fungere da scusante per una non soddisfacente risposta elettorale.

La sfida che ci attende dunque è quella di sempre: continuare a parlare chiaro, senza dissimulazioni, nel tentativo di entrare in sintonia con sempre più larghi settori della società sarda. Con creatività, dedizione e disposizione al dialogo continueremo a seminare, consci che il nostro impegno disinteressato sarà presto o tardi ricambiato dal sostegno dei sardi più attenti che vorranno agire per il riscatto della nazione sarda.

Come anticipato nei documenti politici dei mesi scorsi l’appuntamento elettorale non costituisce per Progetu Repùblica il fulcro della propria azione politica. Consci di aver umanamente e politicamente fatto tutto quello che è nelle nostre possibilità, apriremo nei prossimi giorni nel partito e nella coalizione una fase di confronto e di analisi a tutto campo. La nostra attività proseguirà comunque inesorabilmente, sia come partito sia all’interno del progetto Sardi Liberi che ha poche settimane di vita e potenzialità di espansione puntando sulla pluralità e sulla valorizzazione dei punti di incontro. 

L’andamento del voto conferma la necessità della convergenza nazionale tra le forze dell’area indipendentista e autonomista; non nel senso di una fusione delle sigle bensì del coordinamento stabile e strategico, basato sui meccanismi di un sistema elettorale indegno che produce più di 15.000 “schede contenenti errori”, dato che dovrebbe far pensare e che forse sarebbe il caso di indagare a fondo e di segnalare alle competenti autorità internazionali.

Siamo fermamente convinti che un grande movimento di liberazione nazionale debba allargare la propria base di riferimento a strati della società sempre più ampi; in questo senso il solco tracciato dall’indipendentismo di ProgReS sarà a pieno titolo parte integrante, attiva e propositiva in qualsiasi tavolo di confronto, sin da ora.

Fintzas a sa Repùblica.

ProgReS-Progetu Repùblica de Sardigna

In generale l’unica autocritica e assunzione di responsabilità che è arrivata è quella del candidato del PDS Paolo Maninchedda il quale ha lasciato intendere sue possibili dimissioni e il ritiro dalla vita politica attiva:

Convocherò a breve gli organi di partito per i necessari adempimenti. Continuerò a lavorare come intellettuale per la costruzione di un grande partito indipendentista e per cambiare l’informazione e la formazione della gente sarda in modo da sottrarre ogni persona a qualsiasi manipolazione.

Le domande (senza risposta) ad Autodeterminatzione

Pesa Sardigna in questa campagna elettorale ha voluto dare spazio soprattutto alle due liste riconducibili all’esperienza indipendentista Sardi Liberi e Autodeterminatzione perché ci sembrano le uniche due liste che minimamente possono avere una linea su molti punti affine a quella della redazione del nostro blog, cioè l’anticolonialismo. 

Abbiamo intervistato sia i responsabili delle liste che alcuni significativi militanti candidati, persone che abbiamo individuato come particolarmente presenti nei contesti di lotta e portatrici di un valore aggiunto come per esempio Adriano Sollai per Sardi Liberi ed Emanuela Cauli per Autodeterminatzione. In questo contesto abbiamo anche scelto di intervistare l’avvocato comunista Michele Zuddas di Sinistra Sarda per il suo instancabile impegno di ponte tra quest’area e l’area dell’autodeterminazione nazionale. 

Ma le domande che abbiamo posto, in tutti i casi, non sono mai state domande di comodo o domande di propaganda, perché il nostro blog non ha interesse a fare propaganda ma a suscitare un dibattito vero e fuori dai denti al fine di raggiungere una vera unità anticolonialista.

Purtroppo però mentre abbiamo ricevuto solerti e argomentate risposte dalla lista Sardi Liberi per tramite del segretario Gianluca Collu, non abbiamo invece ricevuto risposta dalla lista Autodeterminatzione alla quale ci siamo rivolti sia inviando le domande alla loro posta ufficiale che anche personalmente al presidente Fabrizio Palazzari.

Sappiamo benissimo che le campagne elettorali sono complesse e faticose e immaginiamo il carico di impegno che grava sulle piccole liste alternative al sistema politico italiano. Riteniamo comunque un peccato non aver potuto completare il quadro delle nostre interviste per l’assenza di un solo tassello e per correttezza verso i nostri lettori e tutto il mondo anticolonialista riteniamo doveroso comunque pubblicare le domande anche se prive delle relative risposte. 

Di seguito le domande inviate ai responsabili di ADN il 24 gennaio scorso e a cui- nonostante i numerosi solleciti – non è mai arrivata alcuna risposta:

  1. Il nome della vostra proposta elettorale si chiama “Autodeterminatzione” ma il vostro candidato presidente viene dalla storia della “sinistra” liberista e centralista italiana che ha preso la tessera dei Rossomori appena la scorsa estate. Perché la scelta è ricaduta su lui e non su qualche personalità con una storia personale legata al mondo dell’amancipazione nazionale?
  2. Alle elezioni statali dello scorso marzo ADN ha preso poco più del 2% ed era l’unica lista sarda tra le candidate. Ora ce ne sono ben tre. Esiste davvero lo spazio elettorale per così tante liste sarde?
  3. Cosa vi distingue dal Partito dei Sardi?
  4. Cosa vi distingue da Sardi Liberi?
  5. Perché non avete dato risposta alla proposta politica di Caminera Noa che pure vi ha offerto pubblicamente un assist per un eventuale appoggio esterno?
  6. Lo scorso 18 dicembre i media sardi divulgavano la notizia di un accordo tra Autodeterminatzione, Sinistra Italiana e Sardigna Libera firmato dai tre leader Andrea Murgia, Roberto Mirasola e Claudia Zuncheddu. Poi Sinistra Italiana ha appoggiato la candidatura d Vindice Lecis e Claudia Zuncheddu si candiderà con Sardi Liberi. Cosa è accaduto?

La Flat Tax toglie ai poveri per dare ai ricchi. E la Sardegna?

A due giorni dalle elezioni autonomistiche sarde il soggetto-progetto politico Caminera Noa esce con una una analisi impietosa sulla manovra fiscale del governo guidato di fatto dall’uomo forte Salvini e dall’impronta ultraliberista che contraddistingue il suo partito. 

Forse in Sardegna gli elettori leghisti dovrebbero dare una lettura a questa analisi per rendersi conto che il loro capitano che si fa i selfie con la felpa dei quattro mori in realtà ha ben altri progetti per l’isola e per la sua stragrande maggioranza di cittadini. 

Di seguito il comunicato integrale di CN:

La manovra fiscale di Lega-5Stelle arricchisce i ricchi, impoverisce i poveri e la Sardegna

Caminera Noa boccia la manovra fiscale del governo Gialloverde. Con la Flat Tax alle partite Iva con un reddito fino a 65mila euro all’anno e l’aliquota al 7% per i pensionati esteri, Grillini e leghisti contribuiscono alla demolizione del sistema fiscale progressivo (in cui le aliquote crescono al crescere del reddito) e stringono la morsa coloniale sulla Sardegna e sul popolo lavoratore sardo. A pagare i privilegi sono sempre i soliti.

Flat tax sulle partite Iva

Le partite Iva con reddito non superiore ai 65mila euro pagheranno – accedendo al cosiddetto regime forfettario – una imposta unica del 15%. (Come sappiamo, al lavoratore dipendente è applicata una aliquota del 23% per i redditi fino a 15mila euro, del 27% per i redditi fra 15mila e 28mila euro, del 38% per i redditi fra 28mila e 55mila euro, del 41% per i redditi fra i 55 e i 75mila euro, 43% oltre i 75mila).

Ma per Salvini e Di Maio tutto ciò non era sufficiente. Nella manovra si trova un’altra regalia anche per chi supera il tetto di 65mila euro di reddito: infatti, le partite Iva che nel 2019 supereranno il tetto dei 65mila (ma non quello dei 100.000) potranno applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, un’ulteriore imposta sostitutiva unica (sostitutiva di Irpef, addizionali e Ires) del 20%. Si tratta di un altro favore a pochi privilegiati concentrati soprattutto nel Nord Italia (fra l’altro non vincolato a investimenti per l’aumento dell’occupazione). Non ci troviamo chiaramente di fronte alla Flat Tax (aliquota unica) per tutti sbandierata da Salvini prima delle elezioni, perché come vedremo il mondo del lavoro dipendente e dei pensionati costituisce la mucca da mungere, anche per questo governo.

Paradiso fiscale a quota 7% per i pensionati esteri

Nella visione del governo Conte, la Sardegna continua a essere una colonia dello stato italiano (e lo stesso Sud rafforza una posizione subalterna e perennemente periferica). Questo è confermato anche dalla nuova Flat Tax per i pensionati esteri. Il governo prende di mira l’adeguamento all’inflazione delle pensioni dai 1.500 euro in su, d’altra parte fa della colonia sarda (e di Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) il paradiso fiscale dei titolari di pensioni estere che si trasferiscono in queste aree, con l’applicazione di una imposta unica sostitutiva del 7%. Se, poi, i conti non dovessero tornare il costo si riverserà sui consumatori finali, a prescindere dal reddito. Le clausole di salvaguardia prevedono, infatti, sostanziosi aumenti dell’Iva. I gialloverdi, con misure che sono frutto delle spinte non sempre convergenti di diversi gruppi d’interesse, disegnano un sistema fiscale sempre meno progressivo e sempre più iniquo.

Una lunga storia di favori ai più ricchi

Da un punto di vista fiscale la manovra gialloverde è tutto sommato in continuità con quelle che dagli anni Ottanta hanno scardinato l’impostazione progressiva del sistema fiscale. Salvini e Di Maio allargano ancora la platea dei pochi privilegiati a danno dei tanti tartassati. Che cosa succede da decenni ce lo spiega l’ultimo Rapporto su Fisco e Debito pubblicato dal Comitato per l’abolizione del debito illegittimo. “In virtù delle riforme fiscali operate dal 1983 al 2007, I super ricchi, quelli con redditi superiori a 600mila euro, nel solo 2016 hanno goduto di un regalo fiscale pari a 1 miliardo di euro. Considerato che il loro numero non va oltre le 10.000 persone, ognuno di loro ha potuto accrescere il proprio patrimonio di 100mila euro”.

Che cosa cambia per la Sardegna?

Di questa politica di regali ai più ricchi protratta nel tempo non ha beneficiato il popolo sardo, ma al più un ristrettissimo numero di sardi appartenenti all’alta borghesia. La nuova Flat Tax di Salvini e Di Maio aumenterà ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche, anche in Sardegna. A beneficiare della Flat Tax al 15%, infatti, non saranno tanto i proletari in partita Iva (che in buona parte potevano fruire dei regimi forfettari preesistenti), ma un gruppo abbastanza ristretto di professionisti benestanti.

La distribuzione dei redditi nell’Isola, del resto, parla chiaro. In Sardegna (dati 2016) il reddito imponibile medio ammonta a 17.346 euro. 1.050.000 sardi circa pagano le tasse: il 50% sono lavoratori dipendenti e il 37% sono pensionati. La stragrande maggioranza dei sardi che pagano le tasse non beneficerà quindi in alcun modo della Flat Tax, sarà anzi penalizzato dal taglio dei servizi che di solito consegue a una riduzione delle risorse a disposizione (vedi, per esempio, alla voce sanità). Una riduzione della pressione fiscale a favore delle partita Iva più deboli e marginali si sarebbe potuta comprendere ed appoggiare, ma un regalo a chi percepisce fra 35mila e 100mila euro all’anno si traduce senza dubbio in un furto ai danni dei più deboli e in un ulteriore trasferimento di risorse a detrimento della colonia sarda, a favore dei percettori di redditi elevati in particolare nelle aree di tradizionale riferimento della Lega.

#camineranoa

Votate chi fa le lotte

di Antonio Muscas

La mia posizione in merito alla scadenza elettorale del 24 febbraio è conforme a quanto espresso dal comunicato di Caminera Noa, ovvero, nessun sostegno alle liste capeggiate da Zedda e Solinas, definite di centrosinistra e centrodestra ma in realtà espressione delle stesse logiche e degli stessi interessi responsabili in egual misura dello stato in cui versa l’Italia e la Sardegna, riferendomi con questo al grave e crescente disagio sociale, al continuo assalto all’ambiente e al territorio, alla soppressione dei servizi pubblici, come la chiusura dei presidi ospedalieri delle zone interne e disagiate dell’isola a favore delle monarchie del petrolio e del terrorismo e le multinazionali, come il caso del Mater Olbia e della clinica di Villamar, all’enorme, e anch’esso sempre più marcato, divario economico tra abbienti e meno abbienti, alla criminalizzazione portata avanti in maniera sempre più violenta ed esplicita della povertà, del disagio e di ogni tipo di differenza, sia essa sociale, di genere, etnica o religiosa, con un crescendo di azioni di repressione utili a sopire ogni forma di contestazione o contrapposizione. A questa logica, pur nella breve esperienza di governo, non si sono sottratti neppure i 5 stelle, la cui inesperienza, sommata all’arroganza e alla presunzione di tanti suoi rappresentanti, ha costituito l’utile mix per affossare ciò che per tanti aveva rappresentato una speranza di cambiamento. Da ultimo la farsa del voto della base per salvare Salvini – a cui i 5 stelle sono totalmente piegati – e sottrarlo al giudizio del tribunale per i fatti della nave Diciotti. I 5 stelle, nonostante la buona fede e buona volontà di tanti attivisti, è controllato da un gruppo ristretto che non risponde, come tenta di far credere, alla volontà della base, ma esclusivamente a logiche altre, non riconducibili certo all’interesse generale o, come dimostrato, alla difesa dei diritti sociali e civili.
Aggiungo la diffidenza verso candidati totalmente inesperti e sconosciuti, scelti per andare a ricoprire incarichi di rilievo e al contempo complessi. Mettersi alla guida della Sardegna, proprio per la particolare condizione in cui si trova, richiede grandi doti e tanto coraggio, preparazione, capacità e la ferma volontà di contrapporsi alle enormi pressioni esterne e di far fronte ai problemi con progetti lungimiranti e attraverso soluzioni valide e percorribili.
Abbiamo un’isola e un popolo interi da rimettere in piedi, non stiamo andando a fare una passeggiata, non possiamo permetterci passi falsi, non possiamo continuare a perdere tempo, non possiamo permetterci di scegliere qualcuno perché amico, parente, bello, simpatico o, come mi è capitato di sentire per Zedda, “perché dicono che ha fatto delle cose belle”.
Oggi più che mai, salute, ambiente, territorio, servizi, diritti, reddito e lotta contro le diseguaglianze e le discriminazioni di ogni ordine e grado, devono essere i nostri punti guida. Non è possibile quindi affidarci a persone del calibro del neo dipendente della lega Solinas o del “giovane” Zedda, a suo tempo sponsorizzato dall’ex rottamatore e oggi caduto in disgrazia Renzi, così come è alquanto rischioso firmare un assegno in bianco per lo sconosciuto Desogus.
Poche le parole da spendere per Maninchedda, un uomo ancora dentro la maggioranza del governo Pigliaru, che si spaccia per indipendente e indipendentista, ma responsabile, al pari di Pigliaru & co., delle scellerate politiche degli ultimi anni.

Non ho da fare elogi per le restanti liste, Sinistra Sarda, Autodeterminatzione e Sardi Liberi, sia perché delle prime due non ne ho apprezzato l’evoluzione, sia perché dell’altra non ho avuto modo di valutarla a pieno e quindi non sono in grado di esprimere un giudizio complessivo. Di fatto, però, sono le uniche a presentare diversi candidati in grado di offrirci la garanzia, se eletti, di dare battaglia. E siccome è necessario guardare avanti e puntare alla costruzione di una alternativa seria e duratura, abbiamo il dovere di farla crescere questa alternativa proprio attraverso persone che abbiano già dato prova di affidabilità.
Se votassi a Cagliari la mia preferenza andrebbe certamente a Claudia Zuncheddu, con cui abbiamo condiviso numerose e appassionate battaglie. Negli anni trascorsi come consigliera regionale ha dato prova del suo valore mettendosi totalmente al servizio della causa, e così ha proseguito negli anni a seguire fino ad oggi. Lei per me rappresenta una garanzia. Pertanto sosterrò la sua lista, anche nell’auspicio che il nostro candidato locale, Dario Piras, candidato nella stessa lista, dia continuità all’azione che attualmente sta portando avanti come consigliere comunale in sostegno degli interessi della collettività e a supporto delle importanti vertenze territoriali

Difendiamo uniti il voto indipendentista

Separati alle elezioni uniti ai seggi. Potrebbe suonare così la proposta di ProgReS alle altre liste indipendentiste. Vedremo se questa proposta “di unità nazionale operativa” sarà accolta dalle altre liste indipendentiste o se invece neppure ai seggi l’indipendentismo si presenterà unito a difendere il voto.

Di seguito il comunicato integrale.

 

Ogni voto conta

Rappresentanti di lista unificati

Proposta di unità nazionale operativa per la difesa del voto indipendentista

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La nostra identità

Progetu Repùblica de Sardigna, partito indipendentista e repubblicano, è la realtà politica alla quale danno vita donne e uomini che lavorano per l’emancipazione sociale e nazionale del popolo sardo tramite un progressivo cammino democratico e nonviolento di liberazione e di autodeterminazione che consentirà alla nazione sarda l’accesso al diritto a decidere e alla creazione della Repubblica di Sardegna.

Progetu Repùblica de Sardigna aspira e promuove la partecipazione politica, la propositività contro la protesta e la rivendicazione, la dignità del lavoro e l’anti-assistenzialismo, la prosperità economica eco-sostenibile, la laicità libertaria, la libertà religiosa e sessuale, l’autocoscienza culturale e storica, l’apertura al futuro e al mondo contro qualsiasi discriminazione, l’eguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini, la giusta distribuzione delle risorse, dei beni collettivi e delle opportunità.

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Il nostro impegno

Progetu Repùblica de Sardigna è da sempre impegnato al servizio del bene e degli interessi della nazione sarda, rifiutando qualsiasi tipo di alleanza organica con partiti e movimenti italiani e promuovendo sistematicamente la convergenza tra le forze nazionali sarde al fine di allargare il consenso per l’indipendentismo e per il diritto a decidere. Nella fase attuale Progetu Repùblica è tra i promotori del contenitore politico di Sardi Liberi – unico esito possibile dopo intensi mesi di dialogo e confronto con tutte le forze dell’area – che coinvolge, a fianco del nostro indipendentismo progressista, i settori moderati rappresentati da Unidos di Mauro Pili e il sardismo anti-salviniano degli ex-PSd’Az; la visione innovativa e l’identità inclusiva e plurale di Sardi Liberi hanno inoltre consentito la condivisione del progetto da parte di altre realtà del mondo dell’associazionismo e dell’indipendentismo come il movimento per la zona franca e Sardigna Libera; senza dimenticare la vicinanza e l’impegno di figure storiche dell’indipendentismo come Bainzu Piliu.

La determinazione di Progetu Repùblica a favore della convergenza nazionale non ha niente a che vedere con la fase elettorale, prescinde da essa e guarda a un orizzonte di medio e lungo periodo.

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La nostra proposta

Progetu Repùblica de Sardigna chiede espressamente e decisamente agli indipendentisti di sostenere i candidati di Sardi Liberi con l’unico voto utile possibile. Qualsiasi appello a un generico voto sardo a beneficio di una qualsiasi delle tre forze nazionali presenti alle elezioni rappresenta per noi un assurdo politico e non rende merito né giustizia alla nostra coerenza pluriennale, sempre e comunque nel solco della convergenza nazionale e della costruzione di un’alternativa nazionale credibile e di governo.

D’altronde la storia politica e le conseguenti scelte di ciascuno hanno il loro peso e i candidati di Sardi Liberi vantano tutte le caratteristiche necessarie per chiedere il sostegno alle donne e agli uomini di Sardegna.

Progetu Repùblica de Sardigna lancia invece una proposta di unità nazionale operativa e concreta, oltre qualsiasi discorso astratto sulla frammentazione dell’area, che consentirebbe agli attuali tre attori di dimostrare fattivamente al popolo sardo il proprio grado di responsabilità nazionale.

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Rappresentanti di lista unificati

La legge elettorale sarda è iniqua e antidemocratica, la scheda di voto sembra fatta appositamente per trarre in errore i votanti. Progetu Repùblica propone alle altre forze dell’area indipendentista di organizzare una rete comune, razionale e pianificata, di rappresentanti di lista unificati che nei seggi difendano con determinazione ogni voto a una delle tre forze in campo: Sardi Liberi, Autodeterminatzione e Partito dei Sardi.

Progetu Repùblica de Sardigna offre la propria disponibilità incondizionata alla creazione di un tavolo di concertazione apposito che ottimizzi le presenze ed eviti inutili sovrapposizioni nei seggi.

Ogni voto indipendentista difeso e non disperso è un voto in meno per l’unionismo di centrodestra, centrosinistra, comunista e pentastellato. Ogni voto indipendentista difeso è un’opportunità in più per superare il vuoto mantra dell’unità dell’area e una possibilità in più per il dialogo tra le forze nazionali sarde e per la pluralità dell’offerta politica indipendentista.

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Fintzas a sa Repùblica

Portare in Regione la lotta per la sanità pubblica

 

Intervista a Emanuela Cauli, volto noto della lotta in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalene e candidata con Autodeterminatzione

  • Sei il volto più noto della dura protesta in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena. Contro chi e contro cosa lottate?

Lottiamo contro il metodo e la forma con cui l’ultima giunta regionale ha stravolto la sanità pubblica in Sardegna, applicando supinamente i diktat di partito senza tenere in alcun conto le condizioni orogeografiche ed economiche di una regione come la nostra. Lottiamo contro la protervia e la totale distanza di questa classe politica nei confronti dei propri cittadini. In definitiva lottiamo contro l’oltraggio ad uno dei più importanti diritti che saldano le fondamenta di una società equa e solidale, lottiamo per tutti i diritti calpestati e disattesi dei Sardi a cui è stato tolto anche il diritto alla speranza e alla serenità che distingue un paese civile da uno che non lo è.

L’ex assessore alla sanità Luigi Arru è stato ricandidato dal PD. Il candidato presidente del “centrosinistra” dice di rappresentare la svolta rispetto alla giunta Pigliaru. Cosa ne pensi?

Non riesco ad intravvedere nessuna svolta in una coalizione che subisce candidature imbarazzanti adducendo scuse e giustificazioni altrettanto imbarazzanti. E’ paradossale che la riforma delle rete sanitaria venga criticata dalla stessa lista che poi vuol proporre come ricetta per la nostra sanità morente gli stessi metodi della giunta uscente completandone il lavoro, propinando case della salute come panacea a tutti i mali della nostra sanità dimostrando già così la completa mancanza di competenze e proposte per un problema così grave per tutti i nostri territori. Un candidato alla presidenza che smonta in due parole le radici su cui si affonda l’identità del nostro popolo proponendo il Made in Italy come marchio incentivo per i prodotti Made in Sardigna, evidenziando l’imbarazzante servilismo statale che è nel DNA di questa coalizione.

Perché hai scelto Autodeterminatzione e non una delle altre liste alternative al tripolarismo italiano?

Alle scorse elezioni optai per Sardegna Possibile che ora ha aderito ad ADN. Ci ritrovo i miei stessi ideali nella forma di un progetto strutturato e integrato organicamente alla nostra cultura e alle nostre peculiarità di isola nel mezzo del Mediterraneo. Un progetto frutto della partecipazione e del contributo insostituibile dei rappresentanti di tutte le categorie di tutti territori Sardi che hanno loro stessi scritto il programma. Un progetto fatto da Sardi per Sardi, con cuore, testa e gambe. Conoscendo Andrea Murgia ho deciso di accettare la sua richiesta di partecipare e contribuire a questo progetto perché sono convinta che lo porterà avanti con la determinazione, coerenza e onestà che lo contraddistinguono.

Cosa ne pensi della posizione presa da Caminera Noa di sostenere i singoli candidati vicini alle lotte ma di non appoggiare nessuna lista in maniera organica?

Ho grande stima per gli attivisti di Caminera Noa che sono stati i primi ad accogliere le nostre richieste di ascolto nella difesa del Paolo Merlo. Ho trovato amicizia, rispetto e ascolto disinteressato che si è trasformato naturalmente in stima reciproca e che mi ha permesso di interfacciarmi in un dialogo alla pari con gli altri movimenti Sardi in difesa della sanità pubblica. Posso solo supporre che la scelta di Caminera Noa di sostenere i candidati e non le liste nasca dal rapporto personale di fiducia e rispetto che si è stabilito tra i singoli come cittadini e non come figure associate ad uno o l’altro partito o lista che sia.

Per un indipendentismo non marginale e non subalterno

Intervistiamo Adriano Sollai, volto storico dell’indipendentismo di sinistra, avvocato, già fondatore dell’ormai sciolta organizzazione della sinistra indipendentista A Manca pro s’Indipendentzia, oggi attivista di ProgReS e candidato con Sardi Liberi

 

  • Sei uno dei fondatori di A Manca pro s’Indipendentzia. Perché hai deciso di candidarti con la lista capeggiata da Mauro Pili?

Sardi Liberi rappresenta una convergenza natzionale tra diverse soggettività politiche indipendentiste, sardiste e autonomiste che non ha né capi né leaders indiscussi. Mauro Pili ha messo a disposizione la sua esperienza e le sue capacità per rappresentare, in veste di candidato presidente, questo progetto. Nel mio lungo percorso di militanza indipendentista ho sempre lavorato per la crescita del movimento di liberazione natzionale, questa è una decisiva occasione per dare slancio all’indipendentismo che non vuole essere subalterno e marginale.

  • Alle scorse elezioni regionali i soggetti alternativi ai partiti italiani erano due (Fronte Indipendentista e Sardegna Possibile). Ora sono tre, quattro se contiamo anche la sinistra alternativa al PD. Come consideri questo scenario?

In Sardigna si va delineando un bipolarismo tra partiti natzionali e partiti unionisti. Il centro sinistra e il centro destra italiani sono due facce della stessa medaglia; i cinque stelle stentano pure a declinare un discorso vagamente autonomista. Questo bipolarismo, sul solco dell’esperienza delle altre nazioni senza Stato d’Europa, sfocerà in una inevitabile conflittualità tra gli interessi dei sardi e quelli dello stato italiano, in questa fase storica inconciliabili. Auspico che tutti i soggetti natzionali possano crescere, strutturarsi e sconfiggere i partiti italiani e italianisti che in Sardigna rappresentano i referenti del colonialismo italiano.

  • Ci puoi dire tre priorità che da consigliere regionale deciderai di affrontare?

Da indipendentista lavorerò solo ed esclusivamente per il bene e nell’interesse della mia natzione. Dobbiamo mettere le basi per la costruzione della Repubblica di Sardigna che passa attraverso la consapevolezza di essere natzione, assumerò quindi tutte le iniziative che possano contribuire a far uscire dal ghetto della marginalità la nostra lingua, la nostra storia e la nostra cultura. Battaglierò per la chiusura dei poligoni militari italiani sul nostro territorio, la cui  presenza impedisce qualsiasi  sviluppo economico della Sardigna. L’occupazione militare è la madre di tutti i nostri problemi presenti e futuri, sino a quando continueremo ad essere terra di esercitazioni per la Nato non potremmo mai affermare nessuna sovranità sul nostra terra.

Infine, bisognerà intervenire sulla legge elettorale sarda fatta ad arte per escludere dalla rappresentanza le organizzazioni indipendentiste. Questa legge con la quale andiamo a votare è il frutto di un accordo trasversale dei partiti unionisti che così pensano di poter evitare qualsiasi forma di opposizione istituzionale da parte dei partiti natzionali.

  • In questi giorni il mondo dei pastori è nuovamente in fermento per il solito problema: il prezzo del latte. Molti criticano le loro forme di lotta. Il tuo parere?

Ho sempre partecipato a tutte le iniziative di protesta dei pastori, il mio atteggiamento è stato quello di ascoltare e di condividere le loro lotte. Ho tanti amici pastori e conosco la fatica del loro lavoro, la loro dedizione, il loro spirito di rinuncia. Non è più tollerabile che il prodotto del loro lavoro non venga pagato neppure il tanto per far fronte alle spese per mantenere il gregge, mentre altri si arricchiscono sulle loro spalle. Devono ribellarsi e noi ci saremo, spero che anche loro finalmente possano avere dei referenti politici che davvero stiano dalla loro parte e che siano capaci di mettere in campo tutte le iniziative politiche e legislative per garantire a questo fondamentale settore economico la prosperità che gli spetta e di cui si avvantaggerà tutto il nostro popolo.

Caminera Noa non appoggerà alcuna lista: «non ci sono le condizioni minime»

Alle elezioni regionali si presenteranno tre liste di ispirazione indipendentista e per l’autodeterminazione e una della sinistra anticapitalista, ma il soggetto-progetto Caminera Noa non appoggerà nessuno. Pubblichiamo il documento integrale diffuso ieri sui social e a mezzo stampa che spiega tutte le motivazioni di questa forte presa di posizione:

NESSUN APPOGGIO A NESSUNA LISTA. SOSTEGNO AI SINGOLI ATTIVISTI IMPEGNATI NELLE LOTTE CANDIDATI CON LE LISTE ALTERNATIVE AL TRIPOLARISMO ITALIANO.

Lo scorso 13 ottobre avevamo dichiarato a mezzo stampa la nostra volontà di non partecipare direttamente alle elezioni autonomistiche perché il progetto Caminera Noa attraversa una fase di crescita, progettualità e radicamento che ha ancora bisogno di maturare prima di misurarsi con competizioni elettorali (link).
Politicamente però Caminera Noa si dichiarava orientata a sostenere con tutte le sue forze una lista amica dei conflitti sociali e politici in Sardegna e poneva la seguente vitale questione: “i conflitti sociali e politici in atto in Sardegna avranno amici alle prossime elezioni regionali?”.

Ad un mese delle elezioni autonomistiche, dopo aver avuto anche alcuni confronti con alcune liste e dopo un serio, democratico e meditato dibattito nelle assemblee plenarie e nei coordinamenti abbiamo deciso di assumere la seguente posizione:

– Caminera Noa boccia tutte le liste a sostegno delle politiche che, con alterne vicende, negli ultimi decenni hanno governato la Sardegna, e che hanno portato allo stato attuale di desolazione e di assalto alla nostra terra e ai nostri diritti fondamentali: il diritto a vivere in una terra sana, il diritto ad accedere ad una sanità pubblica di qualità, il diritto ad un lavoro dignitoso, il diritto ad un istruzione di qualità che rispetti la specificità della Sardegna, il diritto alla mobilità, la tutela dei beni comuni, il diritto alla parità linguistica tra sardo e italiano, ecc. Pertanto, le liste a sostegno di Massimo Zedda e di Cristian Solinas essendo in continuità con i governi precedenti e in complementarietà rispetto agli interessi che veicolano e vogliono rappresentare sono da escludere. Invitiamo pertanto a non votare né i candidati presidente né i singoli candidati nelle liste, anche se furbescamente i due schieramenti hanno pescato anche tra personalità impegnate nel sociale e tra alcuni buoni amministratori.

– Caminera Noa boccia anche il Movimento 5 Stelle per due ragioni: non ha alcuna idea della Sardegna che tenga conto del suo carattere a sé stante e mutua meccanicamente idee e progetti impacchettati dalle centrali italiani del Partito che si profila come uno dei più centralisti e autoritari. La seconda ragione è che non possiamo ignorare che a livello statale sia diventato ormai lo scendiletto della destra razzista e xenofoba ad egemonia salviniana e ciò viola i nostri valori.

– Per quanto attiene alle altre liste alternative al tripolarismo italiano, la loro pur netta opposizione alle liste unioniste non è condizione sufficiente per captare il nostro consenso. Altre sarebbero state le condizioni necessarie per un nostro convinto appoggio: sarebbe stato necessario aprire alle lotte di difesa della Sardegna, cioè creare «uno spazio pubblico di libero e paritario confronto ad ampio spettro» (come auspicavamo nel documento del 13 ottobre). Appare evidente che tali condizioni politiche che avrebbero reso possibile un appoggio organico/esterno da parte di CN non vi sono affatto. Questo perché nel processo di costruzione delle liste, non c’è stata democrazia nei meccanismi di formazione, nessuna di esse nel proprio programma e nella infelice scelta del candidato alla presidenza rappresenta una forza di rottura del sistema, né accoglie in modo organico le istanze provenienti dai movimenti di lotta attivi sul territorio sardo, tra i quali CN trova la sua naturale collocazione. Inoltre tutte le liste alternative al tripolarismo italiano violano almeno uno dei nostri punti fondamentali (autodeterminazione nazionale, antirazzismo, superamento del liberismo, sostenibilità). Davanti a questo scenario non possiamo biasimare chi deciderà di astenersi, e lo faranno moltissimi attivisti e militanti che in questi anni hanno animato l’unica vera opposizione alla giunta uscente.
Detto ciò si deve però rilevare che, poiché all’interno di alcune delle liste alternative al tripolarismo italiano trovano spazio singoli candidati rispetto ai quali è concreta l’empatia politica che nasce dalla comune sensibilità ai temi che sono al centro della nostra azione politica e dall’aver condiviso in prima persona le stesse battaglie e poiché all’elezione di tali singoli candidati si lega l’unica, seppure debole, speranza che trovino voce dentro il Consiglio Regionale le lotte da noi sostenute per il territorio e per il popolo sardo, CN considera conforme ai principi e agli intenti dichiarati una scelta orientata in tal senso da parte dei propri attivisti.

Le imminenti elezioni esprimono un carattere desolante della politica in Sardegna spesso condizionata da logiche autoreferenziali il che ha impedito che le lotte, i conflitti, le resistenze presenti in Sardegna trovassero un adeguato spazio e degna rappresentanza. La vera sfida inizierà dal 25 febbraio in poi e toccherà a tutti noi esserne all’altezza e costruire un processo di emancipazione significativo, lungimirante e duraturo.

Piliu (Sardi Liberi): «non moriremo italiani!»

  • Perchè ti sei candidato alla Elezioni Regionali?

Essendo consigliere regionale potrei: (a) seguire da vicino lo svolgersi dell’attività amministrativa e legislativa, e sarei costretto ad imparare più rapidamente; (b) le mie azioni avrebbero maggiore visibilità; (c) avrei maggiori mezzi finanziari per poter fare politica; (d) contattare più facilmente persone e gruppi dislocati lontano da Sassari, il dialogo diretto permette di approfondire gli argomenti.

  •  Perchè con SARDI LIBERI ?

Avevo notevoli perplessità, dissipate in buona parte nel corso di un colloquio con Gianluca Collu, segretario di ProgReS. Egli mi ha convinto che la coalizione in via di formazione era un compromesso onorevole e poteva coinvolgere anche l’elettorato moderato. D’altra parte nei miei confronti non vi era stato alcun cenno di disponibilità da parte delle diverse formazioni “sardiste”.

  • Mauro Pili è stato per molti anni un esponente di un partito chiamato FORZA ITALIA. Non è una contraddizione?

Anche io avevo le medesime perplessità, aggravate dal fatto che non ero ancora riuscito ad avere con lui un dialogo chiarificatore. Domenica, 27 gennaio 2019, a Ghilarza, abbiamo parlato e mi ha spiegato che dal 2013 aveva rotto ogni rapporto con FORZA ITALIA. Il 25 luglio del 2014, a Carbonia – in occasione della prima presentazione del mio libro  CELLA N°21 – dopo aver ascoltato il suo intervento avevo preso la parola per dire che la mia sensazione era di trovarmi di fronte ad una persona onesta nonostante tutto ciò che avevo sentito su di lui. C’è anche da aggiungere che pochi politici in questi ultimi anni hanno fatto tante denunce quanto lui per difendere gli interessi dei Sardi. Ovviamente, Mauro, come ognuno di noi, deve sempre essere tenuto sotto osservazione; forse non condivide tutte le mie idee ma io conto sullo sviluppo della nostra conoscenza e collaborazione.

  • Anche questa volta gli indipendentisti si presentano in ordine sparso. Moriremo italiani?

Così stanno le cose nell’area. Evidentemente non ci si fida l’uno dell’altro e a nessuno si vuole riconoscere autorevolezza; per di più, forse, qualcuno stravede per se stesso. Non è un male tipico dei Sardi ma noi ci difendiamo bene. La difficoltà potrebbe essere ovviata qualora emergesse una personalità forte sostenuta da un gruppo ben coeso di collaboratori intelligenti e determinati; affermandosi questo gruppo, gradualmente tutti gli altri seguirebbero o sarebbero superati e ignorati. Il F.I.S. si muove in questa direzione. Personalmente, sono ottimista. Quanto alla domanda “moriremo italiani ?” auspico invece che siano gli Italiani a morire Sardi, l’idea mi attrae ma per il momento ho rinviato la conquista della Penisola.

  • Quali sono i temi che porterai in Consiglio Regionale se riuscissi ad essere eletto?

Anzitutto il tema del lavoro, stimolare quindi l’impegno della Regione verso determinate opere pubbliche e sostenere nel contempo l’imprenditoria privata, le due forze insieme dovrebbero avviare un processo produttivo endogeno capace in un primo momento di frenare l’esodo dei nostri giovani e successivamente favorire il rientro di chi volesse tornare in patria. In secondo luogo, ma contestualmente, si dovrebbe affrontare il tema della sanità con la difesa immediata delle categorie deboli e dei territori lontani dai grossi centri; probabilmente non si arriverebbe alla perfezione ma oggi molte comunità sono in situazioni difficilissime e questo non è tollerabile. Ancora, riordino della burocrazia per permettere a chi volesse intraprendere di non essere bloccato per mesi e per anni prima di poter iniziare la sua attività. Inoltre, riprendere in mano alla svelta il problema della lingua sarda e della conoscenza della storia e della geografia dell’Isola, e ciò a partire dalla scuola materna per seguire con approfondimenti in tutto il corso degli studi. I nostri ragazzi dovrebbero conoscere anche la nostra geografia economica oltre che quella fisica. Non dimentico i trasporti, all’interno dell’Isola e verso l’esterno. Sicuramente in questa breve carrellata ho trascurato di menzionare dei settori importanti ma ci penserebbero i miei compagni di viaggio e la società civile a metterli in evidenza, e io non mi sottrarrei all’impegno preso con gli elettori.

Trupu Ilde (Thàthari), die 29 de jennalzu 2019