G7 trasporti in Sardegna. Non è uno scherzo!

Il vertice G7 dei trasporti in Sardegna? No, non è un titolo di Lercio e non è nemmeno uno scherzo o una bufala, bensì una notizia  ufficiale. I sette paesi più industrializzati del mondo (o almeno così si autoproclamano) si incontreranno in Sardegna per discutere di trasporti. Sì, proprio la Sardegna che «vanta il primato di inefficienza nei trasporti avrà ‘l’onore’ di ospitare a Cagliari il 21 e 22 giugno i ministri G7 dei trasporti e i loro accompagnatori! Il governo italiano, mentre rinvia ancora “il piano nazionale contro la povertà”, spenderà per gli “aspetti logistici-protocollari” e per “aspetti di sicurezza”circa 50 milioni di euro! Quanto sperpero di denaro pubblico! Quanti nuovi posti di lavoro andati in fumo! Intanto le maggiori compagnie aeree italiane, Alitalia e Meridiana, diventano un buon bocconcino per Arabia Saudita e Qatar».

A lanciare il grido d’allarme e di indignazione è il Cagliari Social Forum che ha organizzato anche un comitato d’accoglienza megafono in pugno per opporsi a quella che ritiene una provocazione a tutti gli effetti:

«Una beffa crudele per noi sardi (…) – proseguono gli attivisti – ma di che trasporto avveniristico e sostenibile parliamo? Restiamo con i piedi per terra: in Sardegna non c’è una rete di collegamento ferroviario, se si esclude in parte la linea Cagliari-Sassari. Per il resto non vengono neanche garantite le corse quotidiane per i pendolari. I trasporti ferrati interni sono totalmente inesistenti. Le strade principali di comunicazione, 130, 131, 554,etc. sono diventate pericolosissime e sono un cantiere perenne. I paesi dell’interno, dove mancano quasi tutti i servizi indispensabili, sono collegati malissimo con gli altri centri; viene così negato ai suoi abitanti l’accesso a servizi fondamentali, come scuole, ospedali, farmacia, uffici, etc.. Si realizza in questo modo l’esclusione sociale soprattutto delle figure più deboli, come invalidi, bambini, malati e anziani e, mancando anche il lavoro, si determina lo spopolamento di tali ‘esotici’ piccoli centri».

Ma le motivazioni della protesta travalicano i confini dell’isola e guardano anche a tematiche più generali: «E quanto le politiche dei trasporti decise dai “grandi” influiranno sul clima? Potrebbero creare nuovi disastri ambientali che costringeranno centinaia di migliaia di persone ad emigrare. Si risponderà ancora ai loro bisogni con politiche di deportazione e di respingimento?  Che ruolo avranno in tutto questo i nostri governanti locali? Spereranno anche loro nelle briciole?
I gravi problemi del mondo non si risolvono con dei proclami e delle parole d’ordine ( green economy.. e sostenibilità) o degli specchietti e perline per gli indigeni

Il concentramento è previsto martedì 20 a Cagliari in piazza Garibaldi alle ore 18.30

Legge elettorale e sciovinismo italiano

di Andrìa Pili

Riguardo la legge elettorale il M5S si è rivelato ancora una volta come un populismo di Destra, riguardo i toni con cui ha discusso l’emendamento per estendere il proporzionale su base statale anche al Trentino Alto Adige, voluto dalla nota sciovinista italiana antitedesca Micaela Biancofiore (andatevi a leggere il resoconto stenografico del suo discorso parlamentare QUI, c’è da vomitare).

“Noi oggi stiamo discutendo, cercando di emendare e modificare, ma stiamo discutendo una legge elettorale proporzionale per l’Italia, per il Paese Italia (…) È come se il Trentino Alto Adige non fosse quasi Italia. Ora, io penso, anzi, sono orgoglioso del fatto che il Trentino Alto Adige sia Italia e, proprio per questo, penso che dovremmo capire come mai una legge elettorale che dà dei diritti agli italiani nell’esercizio del loro voto sia diversa per una piccola area del nostro territorio italiano (Riccardo Fraccaro).

“Far saltare tutto per il Trentino Alto Adige”
(Beppe Grillo);

“Da irresponsabili far cadere la legge elettorale per colpa del Trentino” (Roberto Fico).

Insomma, una questione seria – come la rappresentanza delle “minoranze linguistiche” in Parlamento, io direi il riconoscimento della presenza di nazionalità altre rispetto a quella italiana, è stato trattato o come un privilegio o come una piccola questione di cui si può fare a meno.

Anche MDP e Sinistra Italiana hanno votato l’emendamento Biancofiore, il quale ha fatto saltare l’accordo tra il PD e il M5S sull’approvazione di una legge elettorale condivisa. Chiaramente al PD interessa solo mantenere il rapporto di alleanza con il Sudtirol Volkspartei e la discussione pro o contro questo emendamento si è soffermato sui collegi uninominali che garantiscono a questo partito di fare incetta di deputati nella provincia di Bolzano (4 su 4 “per tradizione, e ora per diritto” secondo il deputato di SI Kronbichler, il quale fu eletto nel 2013 grazie alla coalizione con SVP e PD, malgrado SEL avesse preso solo il 3.8% in Trentino Alto Adige, mentre i nazionalisti di Die Freiheitlitchen non ebbero alcun deputato pur con l’8% dei voti… per dire, ogni legge elettorale è criticabile). Per quanto ciò possa essere discutibile, ritengo molto più grave “risolverlo” in negativo, cioè favorendo – nella provincia di Bolzano – un candidato il cui partito supera il 5% in tutto lo Stato contro uno, entro il partito riferimento principale della comunità tedesca, che nello stesso prende almeno il 45% dei voti.

Polìtica

DASS: A FENOSU CON IL RAMO MILITARE DELL’AIRBUS?

“Avevamo promesso che avremmo smentito Giacomo Cao e così è stato”.

Domenica 4 giugno il Comitato No Basi – Oristano ha presentato il dossier sul Distretto Aerospaziale della Sardegna elaborato dai ragazzi e le ragazze del Comitato Studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna, in cui vengono messi in luce i rapporti tra industria militare e DASS.

Riportiamo di seguito il succo delle argomentazioni svolte domenica e infine delle interessanti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nurjana Technologies su Fenosu dell’estate 2016.

Dire che il DASS non ha alcun rapporto con l’industria e la ricerca militare, come ha fatto Cao il 21 aprile sulle pagine di Oristano della Nuova Sardegna, è assurdo. Ecco le parole di Cao: “I nostri soci e i nostri progetti per 230milioni di euro si svolgono esclusivamente a fini civili”. Iniziamo dai soci: il dossier mette in evidenza come “Aermatica Spa, Avio Spa, Centro Sviluppo Materiali, Intecs Spa, Nurjana Technologies Srl, Poema Srl, Vitrociset Spa siano tutte a vario titolo coinvolte nell’industria dello sviluppo di sistemi d’arma, chi producendo componentistica il cui utilizzo finale può essere utilizzato indifferentemente in ambito civile e militare, chi mediante l’offerta di servizi informatici per la gestione delle complesse tecnologie elettroniche integrate nei sistemi d’arma stessi, chi direttamente mediante l’assemblaggio e la produzione di sistemi d’arma completi. Sebbene il DASS non sia attualmente direttamente coinvolto nei progetti legati al settore difesa di queste aziende, la contiguità e lo scambio di competenze rimangono ovvi, e l’utilizzo finale dei prodotti della ricerca, d’altra parte, rimane nemmeno troppo occulto, in particolare per quel che riguarda lo sviluppo dei droni e dei sistemi di tracciamento satellitare (le cui finalità militari sono di per sé evidenti)”.

Veniamo ora ai progetti di ricerca:

I razzi VEGA

Si tratta di un vettore europeo per il lancio di piccoli satelliti che ha avuto fondamentali momenti di sviluppo proprio nell’area del Poligono di Quirra. “In particolare al PISQ sono stati svolti i test a terra per il secondo e terzo stadio del lanciatore VEGA, nel 2005 e nel 2008. Il mancato utilizzo successivo delle rampe del PISQ nelle sperimentazioni del VEGA è dovuto al sequestro dell’area nel corso dell’inchiesta intentata dalla procura di Lanusei per disastro ambientale. Queste attività sono infatti fortemente impattanti dal punto di vista ambientale, come evidenziato dalla lettera aperta pubblicata il 15/09/2015 dal professore del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e firmata da diversi ricercatori e docenti universitari impegnati come consulenti scientifici sulla questione PISQ, in occasione della ventilata ipotesi di un trasferimento della sperimentazione del VEGA nell’area industriale di Porto Torres (la lettera è disponibile in internet e ne consigliamo la lettura al link: http://ilmanifesto.info/storia/non-riprovateci/)”.
I razzi VEGA sono stati utilizzati inoltre dalla Aeronautica Militare Turca per lanciare in orbita il satellite militare Gokturk-1 “equipaggiato con un sensore ottico in grado di generare immagini ad alta risoluzione da qualsiasi luogo della terra per usi sia militari che civili”. Non è difficile immaginare l’utilizzo di questo satellite nel contesto della guerra interna contro l’opposizione curda nel sud-est della Turchia e nel contesto del conflitto siriano. Siamo qui nel nocciolo dell’ipocrisia sottesa alla nozione di dual use, fingere che tutte le azioni di supporto logistico, produzione, sorveglianza, ricognizione, siano distinte dal contesto della distruzione bellica e delle vittime umane che produce”.

Droni

Recita il dossier a questo proposito: “Venendo alle operazioni in cui è già coinvolto direttamente il DASS, recentemente è stato stabilito un accordo con la Piaggio Aero Industries, per validare l’utilizzo del drone MALE Hammerhead P-1HH come veicolo postale. Questo drone è descritto così sul sito internet a lui dedicato dal costruttore: <<Il P1HH HammerHead è adatto per un vasto raggio di missioni ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance), di Difesa e Sicurezza, e definisce una flessibilità nei ruoli di missione insuperata e fissa una nuova frontiera di Concetto di Operazione per la Difesa>>; nelle intenzioni dell’azienda il P-1HH dovrebbe entrare in concorrenza con il Predator americano, comunemente usato nei teatri di guerra. Attualmente ne sono stati venduti 8 esemplari agli Emirati Arabi Uniti, paese attualmente impegnato in campagne belliche in Libia, Siria e Yemen (e in una vasta campagna di armamento), che dal 2014 controlla Piaggio Aero Industries mediante la sua società Mubadala Development Company. Questo drone è stato testato al PISQ per tutti gli ultimi mesi del 2016 in esercitazioni a fuoco, come è indicato molto chiaramente nel Programma addestrativo del PISQ fornito alle autorità regionali il 4 maggio del 2016, la validazione per uso postale è un puro e semplice specchietto per le allodole, al più servirà ad allargare il mercato per un prodotto la cui finalità prioritaria è chiaramente militare, ed è probabilmente solo un tentativo disperato di aiutare la Piaggio Aero Industries ad uscire dalla crisi nera in cui l’ha gettata proprio la svolta militarista sancita dallo sviluppo del P-1HH, con il risultato invidiabile di 132 dipendenti in cassa integrazione, un piano industriale che da mesi non si riesce ad approvare e bilanci in passivo, da anni, per decine di milioni di euro.”

Tante altre sono le questioni che affronta il dossier, ma questa è solo un’anticipazione che punta a dimostrare come le affermazioni di Cao siano completamente slegate dalla realtà, tutte le altre saranno disponibili quando avverrà la pubblicazione del dossier.

Il PISQ

Cao sulla Nuova del 21 aprile nega che il DASS punti ad acquisire la gestione del Poligono di Quirra ed in effetti qua va sottolineato che è la Regione, e non il DASS, a far trasparire in numerosi passaggi questa volontà. La strategia politica della RAS sulla questione dell’occupazione militare della Sardegna punta alla progressiva riduzione delle aree di Capo Frasca e di Capo Teulada e nell’utilizzo del PISQ come centro per lo sviluppo dell’industria aerospaziale. Ora, questo implica chiaramente il coinvolgimento da protagonista del DASS, di cui fra l’altro la Regione è socia attraverso la partecipazione di CRS4 e Sardegna Ricerche. Questo spiega anche perché Raffaele Paci abbia svolto assemblee in ogni paese del Sarrabus per promuovere il Distretto Aerospaziale. Ciò che noi contestiamo è che l’aerospaziale sia una vera riqualificazione per Quirra: in realtà viene presentato con una nuova etichetta ciò che si è sempre fatto nel PISQ.

FENOSU E AIRBUS DEFENCE AND SPACE

Infine il lavoro di ricerca dei ragazzi e delle ragazze del Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna ha permesso di trovare un documento del DASS dove si parla di Fenosu. Si tratta della brochure di presentazione del DASS (http://www.dassardegna.eu/wp-
content/uploads/2017/05/Brochure_DASS_29-05-2017.pdf). A pagina 26 viene riportato un articolo del 7 luglio 2016 dell’edizione cagliaritana della Nuova Sardegna, in cui viene presentato con grande clamore un accordo riguardo lo sviluppo di un sistema di localizzazione definito Sistema Inerziale, fra il Distretto Aerospaziale e la società Airbus Defence and Space, ossia il ramo militare di Airbus. Il Sistema Inerziale fondamentalmente serve a individuare con grande precisione la posizione di un velivolo in qualsiasi momento, laddove il GPS ha invece necessità della copertura satellitare: è qualcosa che già si applica alle navi e ai veicoli terrestri, ma che nel campo aeronautico ha bisogno di ulteriori studi. Sicuramente una volta sviluppato può essere applicato a tutti i tipi di velivoli, compresi quelli militari, nonché ai missili. E i dubbi sul rapporto tra questo progetto e l’industria militare diventano insostenibili quando appunto entra in gioco la Airbus Defence and Space che produce soprattutto aerei militari. Fenosu è citato non nelle dichiarazioni di Cao, ma in quelle di Pietro Andronico, amministratore delegato di Nurjana Technologies, (che insieme ad Aeronike e DASS costituisce il raggruppamento temporaneo di imprese che ha acquistato la SOGEAOR), con un passato in Vitrociset e con esperienza nel ramo della tecnologia e ricerca militare come facilmente visibile dal suo profilo Linkedn. Andronico dichiara: “l’ipotesi è quella di appoggiarsi agli aeroporti di Fenosu e di Tortolì. Questo Cao si è dimenticato di dirlo nelle dichiarazioni alla Nuova del 21 aprile scorso – non sappiamo perché – ma in ogni caso questo piccolo accenno è presente nella brochure del DASS aggiornata al 29 maggio scorso il che ci lascia pensare che il progetto sia ancora in piedi e che l’acquisto della SOGEAOR sia avvenuto in vista di questo obiettivo, vista anche la coincidenza temporale. Purtroppo cosa ci sia in questo accordo fra Airbus Defence and Space e DASS non possiamo saperlo, si tratta di una scrittura fra società di diritto privato, ma ci sia permesso di esprimere qualche dubbio. Se c’è di mezzo Airbus Defence and Space è evidente come la realizzazione di questo sistema inerziale verrà applicata anche agli aerei militari: perché altrimenti avrebbe dovuto investire il ramo militare di Airbus e non quello civile? E allora Cao, se vuole convincerci, deve mostrare l’accordo con Airbus e dimostrare che non ci sarà alcuna implicazione militare; inoltre continuiamo a chiederci quale sarà la ricaduta occupazione e in generale economica sul territorio oristanese con progetti di questo tipo e anche qua vorremmo vedere delle risposte da parte di Cao e degli enti pubblici coinvolti nella svendita della SOGEAOR.

Comitato No Basi – Oristano

Alternativa Natzionale: la posizione di Claudia Zuncheddu

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la quinta intervista alla segretaria di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu.

1. Nel corso della tua esperienza come consigliere regionale hai dato più volte voce agli indipendentisti. Quali sono le differenze che riscontri tra quello che era il tuo ruolo e quello di chi, oggi, da indipendentista, appoggia l’attuale giunta? Secondo te oggi gli indipendentisti possono dire di avere una rappresentanza all’interno del consiglio regionale?

Per cinque anni, no-stop, ho portato il Pensiero dell’Indipendentismo moderno all’interno della Massima Assemblea dei sardi. E’ stata un’esperienza straordinaria di vigilanza, di lotte e di proposte per la difesa dei diritti e delle ambizioni del nostro Popolo. Nelle grandi battaglie, portate avanti in prima persona e talvolta vinte attraverso vie giudiziarie per l’appoggio politico negato dai consiglieri di centro destra e di centro sinistra, mi è mancato il sostegno attivo del mondo indipendentista.

In quei cinque anni ritengo che l’indipendentismo sardo abbia perso una grande opportunità per portare avanti lotte importanti su ampio raggio all’interno delle istituzioni. Sarebbe stato un momento di crescita e di emancipazione politica per tutti.

Capii sin dal giorno dell’insediamento che il mio ruolo sarebbe stato di grande responsabilità rispetto ai sardi, un ruolo che mi ha richiesto molta attenzione, studio e preparazione. Dovevo conoscere e vigilare su tutta l’attività dell’Assemblea e della Giunta, senza mai trascurare gli insidiosi dettagli. Ero considerata da tutte le parti politiche “la voce fuori dai cori” a cui ben poco sfuggiva. Sono stata definita da tutta la classe politica sarda,  “incontrollabile” perché libera. Di fatto la mia libertà politica in Consiglio era un’anomalia. Ero scomoda perché non ricattabile e fuori dalle dinamiche di mercati e mangiatoie su cui tutti indistintamente si tuffavano.

Ho presentato numerosissime istanze, mozioni, interrogazioni, proposte di Legge. Ho contrastato con forza tutte le operazioni di stampo coloniale scoprendo molti “inciuci” di una classe politica che si dichiarava al servizio dei sardi. Ho rivendicato in tante occasioni la necessità per la nazione sarda di spazi di sovranità in politica internazionale. Ho fatto sì che si modificasse il linguaggio istituzionale dove era persino caduto in disuso il concetto di Popolo e di Nazione.

Ritengo che oggi l’indipendentismo ed in primis il Popolo sardo, non abbia alcuna reale rappresentanza nel Consiglio della RAS. La XV Legislatura firma la pagina più feroce e antipopolare della storia dell’Autonomia. Ciò significa che né in Giunta né in Consiglio sono presenti voci libere e indipendentiste che si sono opposte a questo progetto che vuole l’annientamento dell’identità, de sa zenia, della nostra nazione.

2. Abbiamo assistito, negli ultimi tempi, ad una grande frammentazione del movimento nazionale, alcuni gruppi indipendentisti (Partito dei sardi e Irs), hanno anche scelto di allearsi con la coalizione di centro sinistra italianista. A tuo avviso, queste scelte hanno determinato lacerazioni insanabili nel mondo indipendentista?

La frammentazione non è un problema di oggi, né può essere attribuita al Partito dei sardi e a Irs. Il Partito dei sardi ha pesanti responsabilità per il suo operato politico. Ancora una volta sulle sigle direi che l’abito non fa il monaco. E’ un camouflage della vecchia politica. La storia degli uomini non va mai dimenticata, essa aiuta a capire anche il loro operato presente. Il leader conosce bene il gioco dell’alternanza di governo e sa cogliere diligentemente il momento giusto per saltare sul carro del vincitore: destra? Sinistra? Tutto fa brodo. Per il suo operato di governo e per le scelte, anche in campo energetico, il Partito dei sardi sicuramente non è a fianco del Popolo sardo. Esso con l’ambiguo “sovranismo” ha contribuito a far retrocedere l’indipendentismo. Resta incomprensibile il passaggio di chi si è prima qualificato indipendentista e poi sovranista. Metamorfosi opportunistica?

Irs, è un’altra cosa. Il suo passaggio in Consiglio, seppur breve, lo considero un’opportunità perduta per dare continuità a quella fase storica di politiche indipendentiste da me aperta nella precedente legislatura. E’ stato un passaggio che non ha lasciato traccia per il suo operato, e non certo perché si è candidato all’interno di una coalizione di centro sinistra (italiana). Questo è secondario.

Il tema sulle alleanze merita un approfondimento per definire, una volta per tutte, le pesanti responsabilità dell’intero mondo indipendentista, sino ad oggi incapace di organizzarsi unitariamente e di superare i miseri settarismi, per dare risposte e prospettive concrete ed organizzate ai problemi reali dei sardi.

Sovranisti e sedicenti indipendentisti in Giunta e in Consiglio, hanno sposato le politiche liberiste, hanno colpito la scuola pubblica per far sì che il Popolo sardo fosse ancora più sottomesso. Chi ha sostenuto e votato per la ASL Unica? Chi ha impugnato la sentenza contro i comitati territoriali per favorire le lobby del fotovoltaico a Narbolia? Chi ha svenduto il ricco patrimonio SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi, per un pugno di mangime? Chi ha sostenuto il ritorno del carbone in Sardegna? …E sono solo alcuni esempi.

3. Sardigna Libera nasce nel 2012. Quali istanze rappresenta e perché aderisce a Sa Mesa Natzionale?

Sardigna Libera nasce con l’obiettivo di contribuire politicamente, insieme a tutti gli altri movimenti indipendentisti, alla liberazione nazionale sarda, con la consapevolezza che tale obiettivo può essere raggiunto solo con l’Unità delle forze dei sardi liberi e con il superamento anche dei gruppi organizzati oggi esistenti. Partecipa al tavolo di Mesa Natzionale per promuovere momenti di dibattito con forze diverse e per far confluire tutti nella direzione di un vasto schieramento eterogeneo che accolga formazioni politiche, sociali, culturali, economiche…. di cui i movimenti indipendentisti sono solo una parte non maggioritaria. La Sardegna necessita di questo schieramento di forze, di blocco sociale, che si ponga come alternativa al blocco dei partiti politici italiani.

Sardigna Libera siede alla Mesa Nazionale senza rinunciare al confronto con altre formazioni ed entità indipendentiste e non solo. La prospettiva per Sardigna Libera non è la creazione di nuovi partiti o di strutture verticali ma promuovere il dibattito che esiti nella nascita di un coordinamento di rete nazionale, orizzontale, che accolga il maggior numero di sardi.

4. Sa Mesa Natzionale manterrà le porte aperte verso tutte le organizzazioni che vorranno con essa interfacciarsi per costruire un blocco nazionale alternativo ai partiti italiani e alle loro coalizioni. Questa esperienza si focalizzerà solo nel portare avanti battaglie comuni o, a tuo parere, si orienterà alla costruzione di un blocco elettorale e quindi di una classe dirigente nuova per il governo della Sardegna?

Sa Mesa Natzionale, per definizione, è un tavolo di confronto politico dinamico e di elaborazione, dove chiunque può confrontarsi portando come ricchezza le proprie peculiarità.

Essa non può essere l’anticamera che conduce ad una casa chiusa. Sarebbe una contraddizione visto che bisogna fare lo sforzo di uscire dalle proprie case per incontrarsi e condividere uno spazio pubblico ampio. Dobbiamo avere l’intelligenza di ritrovarci nelle praterie e non chiusi in tancati con i muretti a secco. Ben vengano tutte quelle azioni e quei confronti che ci conducono nelle praterie.

Un progetto così ambizioso che coinvolge tutto il popolo sardo, che aspira alla sua libertà e indipendenza, deve per forza confrontarsi anche in tutti i momenti elettorali.

Il momento elettorale è un momento di confronto democratico in cui si sanciscono i rapporti di forza. Il voto è un’arma a cui non possiamo rinunciare… Non possiamo più presentarci disarmati.

5. Hai preso parte alla manifestazione contro la Asl unica, il 13 dicembre; come medico ti sei sempre esposta in prima linea per quel che riguarda la tutela del diritto alla salute. Quanto ritieni sia importante avviare un percorso di lotte condivise sui problemi che più affliggono la Sardegna, come quello relativo la sanità?

Rispetto alla mia esposizione nelle lotte per la salute ambientale e delle persone… sono un medico di frontiera. Le lotte di un popolo, come quella per il diritto alla Sanità Pubblica di qualità e gratuita per tutti, sono la risposta a chi ieri ed oggi vuol privare di un diritto inalienabile i sardi, per creare un profitto alle lobby private della sanità.

Per troppo tempo i sardi sono stati divisi e si sono divisi anche sulle lotte per i diritti dovuti al lavoro che non uccide, all’ambiente pulito, alla conservazione e valorizzazione della nostra cultura e della nostra identità.

Nei migliori trattati colonialisti, e la Sardegna c’è in pieno, per dominare e rapinare un Popolo si incomincia con il dividerlo e negargli la propria identità.

Siamo comunque sulla buona strada.

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Pier Franco Devias:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/11/alternativa-nazionale-la-posizione-di-devias/

Intervista a Gianluca Collu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/04/17/alternativa-natzionale-la-posizione-di-collu/

Intervista a Cristiano Sabino e Alessandra Ruggiu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/01/alternativa-natzionale-le-posizioni-di-ruggiu-e-sabino/

Atobiu de semingiu: ProgReS coinvolge i sardi nella politica

Locandina dell’evento

Sabato 6 maggio ProgReS (Progetu Repùblica de Sardigna) ha tenuto a Carbonia un incontro denominato “Atobiu de semingiu”.

Si tratta del primo di una serie di incontri nel territorio nazionale sardo aventi lo scopo di rilanciare la prospettiva indipendentista. “S’atobiu” ha offerto l’occasione di illustrare ai presenti i principi fondanti il documento politico di Progetu Repùblica ed alcune statistiche sulla Sardegna elaborate dal SSEO (Sardinian Socio- Economic Observatory).

La metafora della semina rimanda alle finalità degli incontri, che non si risolvono nella presentazione di ProgReS, ma mirano ad un suo radicamento nel territorio attraverso il successivo avvio di “tzda” ossia centri di attività politica capaci di tradurre in pratica gli obiettivi del partito.
L’idea è quella di restituire ai Sardi un ruolo attivo nella vita pubblica attraverso il coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali e nell’elaborazione di soluzioni ai problemi del territorio.
Progres Progetu Repùblica ritiene che solo tramite la partecipazione attiva alla vita pubblica il popolo Sardo potrà sviluppare il senso di responsabilità e la volontà necessari a rimettersi in piedi e camminare spedito verso la propria autodeterminazione.
In quest’ottica, l’incontro di sabato ha offerto a Progetu Repùblica l’occasione di invitare i presenti e tutta la cittadinanza di Carbonia ad una conferenza aperta, che si terrà prossimamrnte col supporto de Pro S’Alternativa Natzionale, nella quale si lavorerà insieme su un tema di rilevanza centrale per il Sulcis e la Sardegna.

Tempio, sciopero Sugherificio Ganau. Il dramma degli operai tra esuberi e arretrati

Una foto della manifestazione

Come preannunciato, nella mattinata di ieri a partire dalle 07:30, i lavoratori e lavoratrici del Sugherificio Ganau hanno scioperato con una manifestazione indetta da CISL-CGIL.
La crisi del Sugherificio nelle scorse settimane è esplosa nella sua drammaticità, con la proprietà che ha comunicato il licenziamento di 79 lavoratori, atto non ratificato dai sindacati e che comunque dovrà esser sottoposto a votazione da parte dei lavoratori. Oltre agli eventuali licenziamenti, un futuro a tinte fosche anche per i lavoratori rimanenti sui quali tuttora pesano come macigni diverse mensilità arretrate.

La situazione appare la punta dell’iceberg per una crisi del sughero che, dopo la chiusura di centinaia di piccole attività industriali e artigianali, ora tocca pesantemente anche un’azienda multinazionale leader nel settore già interessata, però, da licenziamenti (46) agli inizi del 2014. Segnali inquietanti nonostante i quali la proprietà considerava l’azienda come sanissima. Seppur sofferte, si trattava di “semplici” decisioni aziendali nella combinazione ottimale tra fattori produttivi alla luce dell’ammodernamento degli impianti.

In circa tre anni, però, la forza lavoro impiegata si è quasi dimezzata, nonostante ancora nel 2013 il Sugherificio Ganau fosse al primo posto in Gallura nella propria categoria per Valore Aggiunto. Un crollo delle condizioni economico-finanziarie del Sugherificio che richiede un intervento prima di tutto in termini di chiarezza e trasparenza: fino a pochi mesi fa, difatti, proprietà e sindacati negavano uno stato di crisi, tanto più così profondo e preoccupante. Allo stesso modo, forti dubbi riguardano un Piano industriale poco chiaro che allo stato attuale si baserebbe unicamente sui licenziamenti.

Circa un centinaio gli operai che hanno scioperato di fronte ai cancelli dello stabilimento, accompagnati da familiari e conoscenti solidali con la causa. Tutte le parti politiche tempiesi, di maggioranza, opposizione e indipendentisti, hanno solidarizzato con gli operai e rilasciato diverse dichiarazioni.

Il Fronte Indipendentista Unidu nelle scorse settimane aveva criticato i sindacati italiani per un mancato intervento deciso a tutela dei lavoratori che sarebbe dovuto arrivare già da alcuni anni, dati gli evidenti segnali di forte crisi. Il FIU ha comunque doverosamente risposto all’appello dei lavoratori e lavoratrici del Sugherificio, ponendosi a disposizione degli operai per proseguire la lotta. Una battaglia sia per un intervento deciso di RAS e Assessorati competenti al fine di prevedere i dovuti ammortizzatori sociali per tutelare delle condizioni di vita dei lavoratori in caso del perdurare di insolvibilità dell’azienda, ma – obiettivo prioritario– l’intervento deve mirare ad un mantenimento dei posti di lavoro e il rilancio della produzione del secondo Sugherificio più grande in Sardegna.

La questione infatti – ha dichiarato il Fronte Indipendentista Unidu– non riguarda solo il dramma dei 79 posti di lavoro in esubero per l’azienda e l’opposizione a questa scelta, ma anche l’immediato con gli operai che complessivamente continuano a vantare fino a 4 mensilità arretrate. Su questo urge chiarezza e intervento immediato. Gli operai hanno il diritto a vedere percepito il salario frutto del loro lavoro.

Solidarietà e supporto sono arrivati anche dal Movimento Pastori Sardi. L’intervento di Mario Carai ha rimarcato come la situazione sia l’epilogo di una sofferenza economica che miete vittime già da diversi anni, a dimostrazione che la sofferenza e l’abbandono delle aree rurali, considerate solo per speculazioni come l’eolico che abbondano in Gallura, finiscano per riversarsi alla lunga su artigianato, industria e servizi. Anche in questo caso non sono mancate le stoccate ai sindacati confederali.

Da sottolineare, in negativo, l’assenza totale di amministratori locali dei Comuni dell’Alta Gallura, eccezion fatta per Tempio.

In tarda mattinata, una delegazione di operai, sindacalisti confederali (locali e i vertici “regionali”) è stata ricevuta dalla proprietà Ganau per un incontro alla presenza anche di rappresentanti di Confindustria. La proprietà ha parlato unicamente di alcuni posti di lavoro che potrebbero essere salvati.
Confederali e operai hanno replicato con uno stralcio totale di 79 licenziamenti, ribadendo che se si dovesse giungere ad un punto di rottura con l’azienda che mantiene le posizioni, venga quantomeno avviato l’iter per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Sul punto, la proprietà parla di mancati requisiti per potervi accedere.
Al contrario la CGIL – per voce della delegata provinciale Luisa Anna Di Lorenzo- ha chiaramente detto di fronte agli operai che stante le informazioni in loro possesso vi siano tutti i requisiti per percorrere, anche, quella strada. Gli operai si sono detti pronti ad una nuova mobilitazione nei prossimi giorni.

Il prossimo incontro tra impresa, lavoratori e parti sociali è previsto per lunedì 8 maggio.

È possibile trovare l’articolo anche al link: http://www.zinzula.it/tempio-sciopero-sugherificio-ganau-il-dramma-degli-operai-tra-esuberi-e-arretrati/

Indipendentisti uniti nel denunciare quanto accaduto a Quirra

Una manifestante agita in segno di protesta la bandiera sarda davanti all’imponente schieramento di polizia che ha impedito lo svolgersi della manifestazione prevista lo scorso 28 aprile a Quirra contro l’occupazione militare della Sardegna.

I fatti di Quirra hanno suscitato molto scalpore nel panorama politico sardo legato all’indipendentismo e al progressismo. Praticamente tutti i movimenti e i partiti politici non governativi e non subalterni alle logiche coloniali hanno trovato inaccettabile che lo Stato, per conto delle forze di polizia, abbia impedito a liberi cittadini sardi di manifestare la propria opposizione alla presenza militare in Sardegna.

Non una parola su quanto accaduto è stata invece proferita né dalla maggioranza né dall’opposizione presente in Consiglio Regionale, nemmeno da quelle forze sedicenti “indipendentiste”, “sovraniste” o “di sinistra”.

Di seguito la nota stampa unitaria, appena giunta in redazione, di tutte le organizzazioni aderenti alla “Mesa natzionale” che stigmatizza quanto accaduto e che si rivolge direttamente a tutti gli ambienti democratici sardi: «la Mesa natzionale composta da Fronte Indipendentista Unidu, Gentes, ProgReS, Sardigna Lìbera e Sardigna Natzione» – si legge nella nota stampa – «denuncia la grave limitazione alla manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna, avvenuta nella giornata de sa Die de sa Sardigna 2017, come un grave atto di provocazione dello Stato italiano e dei suoi rappresentanti, diretta contro i Sardi e le loro libertà fondamentali. Si è trattato non solamente di una limitazione al diritto di manifestare pacificamente le proprie idee, come garantito dai diritti di libertà universali e da tutti i trattati internazionali che lo stesso stato italiano ha sottoscritto, ma più specificamente dell’impiego degli apparati repressivi, in modo drammatizzato e spettacolare, contro il diritto dei Sardi all’autodeterminazione. Le forze dell’ordine non si sono poste a tutela della libertà dei cittadini, ma contro il popolo sardo e a difesa dell’occupazione militare. Le organizzazioni aderenti alla Mesa Natzionale si appellano a tutti i democratici, gli indipendentisti, i sardisti, e a tutti i semplici cittadini sardi, per difendere la democrazia e i diritti. Esige dal Presidente della Regione e dalle autorità regionali che osino porsi dalla parte dei Sardi e dei diritti universali, e non di chi comanda la Sardegna dall’esterno.

Chiede ai Sindaci di prendere posizione, perché assumano in questo momento la rappresentanza istituzionale del popolo sardo e dei suoi elementari diritti democratici.

Chiede a tutti i cittadini sardi inoltre la massima vigilanza nei confronti delle articolazioni locali del potere statale italiano, che stanno manifestando un’aggressività inquietante e un atteggiamento provocatorio e antisardo, che allarma e preoccupa, e che si manifesta in atti di repressione immotivati che richiamano il loro oscuro passato, e sono in palese contrasto con i diritti democratici fondamentali».

Il prossimo appuntamento della rete sarda “AForas” che comprende anche una buona parte del movimento indipendentista è fissato per domenica 14 maggio a Bauladu. Sarà l’occasione per studiare una strategia di risposta unitaria e popolare per rispedire al mittente le tante provocazioni subite da parte degli organi di polizia dello Stato italiano.

Alternativa Natzionale: la posizione di Collu

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la quarta intervista al segretario di ProgRes (Progetu Repùblica de Sardigna), Gianluca Collu.

  1. Perché avete deciso di aprire un tavolo di dibattito con altre organizzazioni indipendentiste e in cosa consiste esattamente questo processo di convergenza nazionale intrapreso? Perché proprio oggi affrontare un processo di riunificazione nazionale, dopo anni di divisioni e di dispersioni di forze, secondo voi può avere un indice di successo?     

Partiamo da una premessa di base: l’epopea minimalista delle organizzazioni indipendentiste sarde, che singolarmente non sono mai andate oltre il 4%, ha fatto il suo tempo. L’eccessiva balcanizzazione ha portato i soggetti politici sardi divisi ad attuare da un lato strategie di alleanza con i partiti italiani di centrodestra e centrosinistra – i quali, nonostante fossero nella maggioranza di governo, non hanno prodotto alcun passo in avanti nella emancipazione politica, economica e sociale della nostra nazione – dall’altra ad avanzare delle proposte che seppur interessanti, innovative e giuste, nell’ottica di non collaborazione con i blocchi italiani, non sono riuscite comunque ad ottenere un risultato soddisfacente che permettesse a tali soggetti di entrare nel Parlamento sardo.

Tuttavia il progetto indipendentista e civico che, alle scorse elezioni nazionali, ProgReS – Progetu Repùblica ha proposto ai cittadini sardi, malgrado una legge elettorale indegna ci abbia tenuto fuori dalle istituzioni, ci ha permesso di conseguire un risultato storico e la consapevolezza della giusta strada da percorrere. Per questo motivo riteniamo necessario coinvolgere il maggior numero di organizzazioni sarde così da ottenere maggiore forza ed entusiasmo alla realizzazione di una concreta alternativa di governo; una volontà che abbiamo espresso in tempi non sospetti, già da Dies de Festa 2014 – la festa nazionale del nostro partito – a Cagliari, appena dopo le elezioni, in cui invitammo al dibattito quei soggetti politici che, non alleandosi con gli schieramenti italiani come noi, erano rimasti esclusi dal Consiglio sardo. Il confronto da allora è andato avanti, un confronto al quale abbiamo invitato ripetutamente i responsabili politici dei partiti per far sì di creare una piattaforma politica plurale che mettesse al centro dei propri interessi la Sardegna. Il lavoro comune ci ha permesso lo scorso ottobre a Cagliari, assieme a Gentes, Sardigna Libera, Sardigna Natzione e al Fronte indipendentista Unidu, di ufficializzare l’apertura di uno spazio politico attualmente denominato “Pro s’Alternativa Natzionale”, che ritengo sia una valida prospettiva di sintesi e ricomposizione delle forze nazionali sarde.

  1. Pensi che questo progetto di convergenza possa dare delle speranze di ripresa a quest’isola, anche considerando i dati allarmanti pubblicati sul sito SSEO che avete presentato nell’incontro realizzato a Bauladu il 13 novembre 2016?

Me lo auguro vivamente. Gli open data elaborati dal nostro responsabile della formazione Frantziscu Sanna, nonché direttore scientifico di SSEO, tracciano uno scenario a tinte decisamente fosche per il futuro della nostra Isola. Senza un radicale e immediato cambio di prospettiva, senza la messa in atto di politiche strutturali, assisteremo nei prossimi anni a un disastro senza precedenti. Abbiamo una disoccupazione del (50%) ai livelli della Grecia in default; abbiamo il tasso di spopolamento più alto tra le isole europee: mentre la Corsica nei prossimi decenni aumenterà la sua popolazione del 50%, noi perderemo il 34% degli abitanti. Abbiamo il più basso indice di fertilità al mondo; tra le regioni europee abbiamo il maggior numero di giovani che non studiano, non si formano e non cercano un lavoro, i cosiddetti NEET; subiamo una forte emigrazione di persone altamente formate.

Servono risposte urgenti e progetti non estemporanei che in primis ridiano fiducia al nostro popolo e speranza per un futuro migliore in questa terra. Siamo consci che dovremo affrontare dei problemi complessi e di non facile soluzione ma proprio per questo è fondamentale unire le forze e le competenze per un progetto di governo credibile che nel medio-lungo periodo possa far risorgere il nostro Paese.

  1. Rispetto all’esperienza affrontata nel 2014 in Sardegna Possibile, in cosa pensi sia differente il processo presentato a Cagliari questo ottobre, considerando che, come SP, è aperto sia agli indipendentisti, sia ai civici?

Sicuramente il processo di sintesi politica intrapreso assieme alle componenti che attualmente siedono nella mesa natzionale, a livello concettuale, è in linea con la proposta che a suo tempo facemmo con la coalizione per le nazionali del 2014.

L’attuale spazio politico tuttavia si differenzia per una maggiore inclusività tesa al coinvolgimento di tutte le forze politiche dell’arco nazionale sardo, oltre che per aver avuto la lungimiranza di iniziare la costruzione di un’alternativa politica lontano dal periodo elettorale, solitamente più complicato per la messa in atto di progetti ad ampio respiro come questo.

Un progetto che ha l’ambizione di andare oltre la mera contingenza della campagna elettorale per favorire una stabile piattaforma politica che nel prossimo futuro sarà capace di offrire alle sarde e ai sardi una forte e credibile alternativa indipendentista di governo nazionale.

  1. Avete espresso una posizione chiara per la riscrittura dello statuto. Pensate possa essere uno dei temi in grado di avvicinare gli indipendentisti che ad oggi non hanno aderito alla Mesa Natzionale?

Abbiamo un’idea precisa sulla necessità di ampliare i margini di sovranità per la nostra nazione, per uscire dalla condizione di subalternità ed innescare immediatamente quei processi economici, culturali e sociali capaci di invertire la deriva verso l’estinzione che attualmente stiamo vivendo, sentiamo l’esigenza politica di una profonda riforma dello Statuto sardo che, salvo qualche marginale modifica, risale al lontanissimo 1948.

Per questo pensiamo che la riscrittura dello Statuto, più che avvicinare gli indipendentisti, debba avvicinare i cittadini sardi tutti; perché parliamo della salvaguardia dei nostri diritti, della difesa dei nostri interessi, perché parliamo del futuro della nostra terra e del suo popolo.

Dovremo essere coscienti di questo quando in maniera partecipata riscriveremo la Carta fondamentale dei sardi e del fatto che i problemi della nostra isola sono strettamente correlati al paradosso politico di una “autonomia” che ci tiene con le mani e i piedi legati. Basterebbe leggere i primi quattro articoli dello statuto per capire come ogni nostra possibile scelta su quelle che sono le nostre competenze sono subordinate al rispetto degli interessi nazionali italiani.

È tempo che si avvii una fase costituente per una riforma partecipata e condivisa dello Statuto sardo, che impegni le forze nazionali, una volta al governo, all’approvazione del documento e all’immediata apertura del confronto con lo Stato italiano, consapevoli che di fronte a noi non avremo un amico dei sardi: lo Stato ha sempre difeso i propri interessi, i quali non hanno mai collimato con gli interessi nazionali sardi.

 

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Pier Franco Devias:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/11/alternativa-nazionale-la-posizione-di-devias/

Intervista a Claudia Zuncheddu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/05/14/alternativa-natzionale-la-posizione-di-claudia-zuncheddu/

Intervista a Cristiano Sabino e Alessandra Ruggiu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/01/alternativa-natzionale-le-posizioni-di-ruggiu-e-sabino/

 

 

 

 

Dibattiamo per scrivere il Manifesto della scuola sarda – Pro s’Alternativa Natzionale

Nella foto i relatori della conferenza

Sabato 1 aprile, a Oristano, alle ore 10,30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si è tenuta una conferenza stampa che ha visto impegnati tutti i movimenti che aderiscono all’area di sintesi politica Pro s’alternativa Natzionale, nella quale è stato presentato ai vari organi di stampa il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Il Manifesto “Pro s’iscola sarda” è articolato in una serie di punti che riassumono il cuore della proposta. L’obiettivo principale è quello di restituire la dignità identitaria alla scuola sarda, privata totalmente dell’insegnamento della storia e della lingua sarda, sottoposta a una progressiva italianizzazione della didattica. Viviamo una situazione dove gli studenti non si riconoscono più in quanto facenti parte a tutti gli effetti del popolo sardo e ne ignorano non solo la storia e la lingua, ma anche gli accadimenti sociali, economici e politici. Tale fenomeno si sta tristemente evolvendo nell’abbandono delle giovani risorse della propria terra, per trovare prospettive lavorative altrove. Per questo ed altri motivi è più che mai necessario che le realtà politiche indipendentiste, il complesso scolastico tutto e il popolo si adoperino affinché si possa dare una forte battuta d’arresto a un tale salasso. Sono previsti dal Manifesto corsi gratuiti che formino in prima istanza i docenti, l’istituzione di due corsi di laurea nelle Università sarde in Lingua e Letteratura sarda, una graduatoria natzionale che riguardi insegnanti bilingue che abbiano almeno il livello B1 in lingua sarda; istituzione di poli universitari autonomi sparsi per i vari territori della Sardegna, che esaltino le peculiarità del luogo e ne incrementino la crescita culturale  e socio-economica. Queste sono solo  alcune delle tante proposte che compongono il programma del progetto portato ufficialmente all’attenzione dei media. Pro s’alternativa Natzionale si dice aperta a confronti e dibattiti per una scrittura concertata con tutti i sardi e i movimenti del Manifesto “Pro s’Iscola sarda”.

Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu, ha introdotto la conferenza menzionando l’incontro tenutosi al Liceo Scientifico di Olbia, dove ricopre anche il ruolo di insegnante, il 31 marzo, in collaborazione con l’associazione “Storia Sarda nella scuola italiana”, dove si è appunto parlato di scuola sarda. Dice il portavoce: «A scuola si deve poter parlare di tutto, ovviamente rispettando i crismi della democrazia collegiale, della didattica e della pedagogia». Dopo questo incipit, Sabino ha proseguito nel suo discorso asserendo che: «La scuola non è un luogo politico ma abbiamo un fatto oggettivo: la scuola, in Sardegna, non è sarda ed è orientata a far andare i ragazzi fuori dall’isola. La scuola sarda, che appunto non è sarda, forma dei giovani che non sanno niente della storia del loro territorio, ma non solo in termini culturali, che già di per sé costituisce un fatto gravissimo, ma anche in ambito produttivo e della possibilità economica». È stato anche criticato aspramente dal portavoce del FIU, sia il progetto di alternanza scuola-lavoro, nome ridondante sulla carta, ma assolutamente privo di contenuti, che il progetto regionale “Iscola”, che: «di sardo ha soltanto il nome, perché questo progetto non prevede alcun utilizzo delle competenze per cui la regione ha investito risorse pubbliche nella scuola». Sabino ha concluso il suo intervento enunciando quelli che sono gli obiettivi del progetto: «Noi abbiamo proposto una serie di punti che siano preludio di un cambiamento di paradigma. Questo manifesto è una bozza, la nostra proposta ed è aperta a tutte le organizzazioni che ancora non hanno aderito alla Mesa Natzionale, agli intellettuali, ai docenti, agli studenti e alla società sarda tutta. Tali battaglie, si vincono creando massa».

Il secondo intervento è stato della coordinatrice di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che in prima battuta ha aperto il suo discorso con una posizione di denuncia sull’iniqua situazione in cui verte la cultura sarda. Dice infatti la Zuncheddu: «L’identità ci è stata cancellata con la sepoltura della nostra storia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di rispolverare e riproporre al popolo sardo, la necessità dell’istituzione di una scuola che si occupi, ad ampio raggio, di tutti i bisogni che ha una società con le sue peculiarità come quella sarda. Oggi, tra l’altro assistiamo alla tragedia della devastazione della scuola pubblica, causata dell’alternarsi dei governi di diverso tipo in Italia, per la quale anche la Sardegna ha avuto ripercussioni. Come conseguenza di tale condizione, si è registrato un arretramento di quaranta, cinquant’anni». Un impoverimento culturale e una mancanza di prospettive che, secondo la Zuncheddu, stanno portando al gravoso problema dello spopolamento dei territori. Bisognerebbe prendere maggior consapevolezza della propria identità, per avviare la risoluzione della questione. In particolare, la Zuncheddu tira le somme dicendo che: «Avvertiamo la necessità di arrivare a un’autodeterminazione e questo passa esclusivamente attraverso dei processi culturali che vedano la riappropriazione della nostra gente e della propria identità. Oggi noi possiamo fronteggiare la globalizzazione mondiale solo con le nostre diversità, valorizzandole come ricchezza e non come motivo di discriminazione. Quindi proponendo con forza l’istituzione della scuola sarda che formi i nostri giovani e li renda consci della propria storia e della propria cultura, vogliamo avviare un processo di riappropriazione delle nostre radici – conclude la coordinatrice – che portino ad un processo di avanzamento e non all’arretramento».

È intervenuto poi Gianfranco Sollai, presidente di Gentes, che in calce a quanto detto dai precedenti relatori, ha sostenuto: «l’importanza di conoscere la nostra storia, di studiare la nostra lingua, perché sapere chi siamo ci rende consci delle diversità che il popolo sardo ha nei confronti dell’Italia e, pertanto, abbiamo delle peculiarità che appartengono solo a noi. Mi chiedo – si è domandato Sollai – quale sia il problema esistenziale che abbiamo, perché ci sentiamo inferiori e addirittura, perché ci vergogniamo di parlare in sardo, la cui non conoscenza è ritenuta talvolta un vanto». La scuola, secondo il presidente di Gentes, dovrebbe essere il luogo di formazione della persona e ciò lo si potrà ottenere soltanto quando il nostro spirito identitario sarà messo sullo stesso piano degli altri, di modo che si possa avviare un confronto su “un piano di reciproca parità”. In definitiva, ha concluso Sollai: «Questo è il modo di far venire meno quegli ostacoli, perché possa crearsi lo sviluppo economico e sociale in Sardegna, come dalle altri parti. Dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, e questo ce lo devono garantire le istituzioni, la scuola per prima, perché essa, rimane il luogo di formazione per eccellenza, oltre alla famiglia e alla società stessa».

Sullo stesso filone è rimasto Bustianu Cumpostu, coordinatore di Sardigna Natzione, che ha anzitempo affermato: «In Sardegna, attualmente, non esiste il diritto allo studio. Come possiamo dire di avere diritto allo studio in Sardegna quando la scuola che penetra qui, lo fa per destrutturare la cultura sarda?». Secondo Cumpostu quindi, la scuola è attualmente un’istituzione senza scopo, senza didattica e diretta verso la completa assimilazione alla cultura italiana. Prosegue il coordinatore di Sardigna Natzione: «Una scuola questa, che ha impedito ai nostri ragazzi, di interpretare la realtà del popolo sardo tanto che, spesso, tendono a identificarsi non con le proprie radici, ma ad esempio con il popolo romano, che è stato un conquistatore. Ci vuole quindi una scuola che parli ad esempio dei Nuraghes e non del Colosseo. Per evitare ciò – ha riferito Cumpostu – c’è bisogno di una scuola che formi gli insegnanti, affinché siano in grado di affrontare l’esperienza dell’insegnamento della cultura sarda. Quello che noi proponiamo – in conclusione – è quello di considerare requisito formativo, la conoscenza della storia e della lingua sarda che, attualmente, sono totalmente ignorati. Nostra intenzione è rivoluzionare questo sistema, che al momento non ha nessun scopo didattico, ma di destrutturazione, ad opera della classe politica italiana».

In chiusura, sono intervenuti anche Sebastian Madau, presidente di ProgRèS, che ha voluto dare il suo contributo, in qualità di insegnante, presentando al pubblico presente il progetto che la sua scuola porterà a compimento il 28 aprile, durante la festa di “Sa die de sa Sardigna” e Gianluca Collu, segretario del medesimo partito. Dice infatti Madau: «In questa battaglia dobbiamo coinvolgere, oltre le forze politiche, anche i genitori. Il mio è un appello ai genitori che devono iscrivere i figli alle prime classi, a partire dalla scuola d’infanzia, dalla scuola primaria, perché c’è la possibilità di chiedere, come previsto dalla legge 482 e la 26 regionale, l’insegnamento in sardo. Insegno all’istituto comprensivo di Santu Lussurgiu e quest’anno, per la prima volta, il 28 aprile per “Sa die de sa Sardigna” la scuola rimarrà aperta, è stata una scelta del consiglio di istituto, quindi dirigente, insegnanti e genitori, perché ci siamo resi conto che dal ‘93, ossia l’anno di istituzione della festa, chiudere la scuola non ha portato a conoscerne bene la storia. Quindi questo è esperimento – conclude il presidente di ProgRèS – che vedrà l’apertura della scuola, in quel giorno, con le lezioni naturalmente indirizzate allo studio della storia della Sardegna e in particolare ai fatti di “Sa die”. Speriamo che questa esperienza sia contagiosa anche per altri istituti scolastici, perché crediamo che anche da questi piccoli gesti, possa partire una riappropriazione della nostra identità e della nostra storia».

L’intervento di Collu, fatto a sessione chiusa, è stato una sintesi di ciò che si è detto durante la conferenza stampa, e ha spiegato quali saranno i punti di forza della proposta: «La Sardegna registra livelli di abbandono scolastico tra i più alti in Europa, solo il 17% dei sardi raggiunge la laurea, ben lontani dall’obiettivo “Europa 2020”. Riteniamo che buona parte delle cause di tali problemi non siano imputabili alle scarse capacità dei nostri ragazzi, ma a un sistema formativo  che ha sistematicamente cancellato o mistificato gli elementi storici, culturali e linguistici della nostra nazione, in cui gli studenti sardi potevano riconoscersi e identificarsi in termini positivi. Per tali ragioni è fondamentale istituire una scuola sarda. Una scuola sarda che non si limiti semplicemente a insegnare la lingua o la storia dell’isola, ma che la didattica stessa sia impartita in lingua sarda».

Testo del Manifesto “Pro s’Iscola Sarda” al:
https://www.facebook.com/notes/pro-salternativa-natzionale/manifestu-pro-siscola-sarda/405747076453159

“Pro s’iscola sarda”: Pro s’Alternativa Natzionale

Locandina della conferenza stampa

Domani, sabato 1 aprile a Oristano, alle ore 10:30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si terrà una conferenza stampa congiunta dei movimenti che aderiscono allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale dove verrà presentato ai media il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Un documento condiviso per sostenere, uniti, la istituzione di una scuola sarda, che garantisca l’apprendimento e la conoscenza della nostra storia, della nostra lingua, della nostra cultura e delle condizioni sociali, economiche e politiche della nostra isola. Perché il compito principale della scuola pubblica, deve essere quello di formare i futuri cittadini della Sardegna come individui consapevoli e non come esseri alienati e sradicati dalla loro terra e dalle loro radici.

Alla conferenza stampa interverranno i rappresentanti delle organizzazioni politiche che aderiscono allo spazio politico Pro s’Alternativa Natzionale: Gianfranco Sollai (presidente di Gentes), Gianluca Collu (segretario di Progetu Repùblica de Sardigna), Cristiano Sabino (portavoce del Fronte Indipendentista Unidu), Bustianu Cumpostu (coordinatore di Sardigna Natzione), Claudia Zuncheddu (coordinatrice di Sardigna Libera).