Indipendentisti contro Pigliaru: Giù le mani dalla sanità sarda!

Distribuzione volantini davanti all'Ospedale Santissima Annunziata (SS)
Distribuzione volantini davanti all’Ospedale Santissima Annunziata (SS)

Esordio in piazza per gli indipendentisti aderenti al progetto dell’Alternativa Natzionale in difesa della sanità pubblica. Nel mirino il Piano di riordino fortemente voluto dalla giunta Pigliaru che – sostengono i promotori della manifestazione – implica un intollerabile ridimensionamento del sistema ospedaliero isolano. Ad affollare via Tempio, davanti agli uffici della ASL, sono stati i militanti di Sardigna Natzione Indipendentzia, di Progetu Repùblica de Sardigna, del Fronte Indipendentista Unidu, di Gentes, della Confederazione Sindacale Sarda e di Sardigna Libera che per tutta la mattina hanno distribuito volantini e hanno dialogato con pazienti e personale.

Il punto è che «mentre gli ospedali dei nostri territori vengono declassati o chiusi, il Presidente Pigliaru inventa la ASL Unica, ovvero una grande mangiatoia con sede a Sassari guidata da un super direttore generale: il signor Moirano (ligure), il quale a sua volta ha nomimato direttori amministrativi e sanitari italiani» – sostiene al megafono Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione – «Con tale nomina al governo della sanità sarda c’è stata una grave perdita di sovranità del popolo sardo, pertanto il sistema politico al governo della Sardegna deve prenderne atto e restituire la delega ricevuta dai cittadini sardi».

Manifestanti indipendentisti davanti all'ASL (SS)
Manifestanti indipendentisti davanti all’ASL (SS)

Sul diritto alla salute interviene Cristiano Sabino, del Fronte Indipendentista Unidu, avanzando l’ipotesi che se le cose continueranno così si dovrà chiedere ad Emergency o a Medici Senza Frontiere di intervenire per garantire il diritto alla salute dei cittadini sardi. Sabino, nel suo intervento davanti ai tanti partecipanti al presidio, insiste anche sullo «sporco lavoro di austerity compiuto per conto dello stato italiano e del governo europeo da parte del governo regionale che, di fatto, è la giunta più spintamente ultraliberista mai toccata ai sardi».

Intervento lungo e dettagliato quello del medico Claudia Zuncheddu, segretario del movimento Sardigna Libera, che ripercorre le tappe dello smantellamento della sanità pubblica a beneficio di quella privata: «mentre si chiudono le strutture pubbliche si finanziano strutture sanitarie private di cui il Mater Olbia è l’esempio più eclatante. Un ospedale privato del tutto inutile a noi ma ai cui costi i sardi dovranno contribuire con 58 milioni di euro annui per dieci anni, cioè un patrimonio di oltre mezzo miliardo a fondo perduto indirizzato all’Emiro del Qatar». Ma i sardi non resteranno a guardare – rassicura la Zuncheddu – «lotteremo fino alla fine affiancando i comitati della Rete Sarda per la Sanità Pubblica, al fine di  impedire che il nuovo manager Moirano dia il colpo di grazia alla sanità pubblica». A chi governa la Sardegna – conclude l’esponente indipendentista – noi chiediamo che si organizzi un tavolo con sindaci e comitati per scrivere una Riforma democratica nell’interesse dei sardi incentrata sul taglio agli sprechi, dovuti ai giochi politici interni alle ASL, e non al diritto alla salute dei sardi».

Gli indipendentisti difendono la sanità pubblica

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Il 13 dicembre, a Sassari, in via Tempio 5, si svolgerà presso la sede dell’I.N.A.M un presidio delle diverse forze che formano la Mesa Natzionale, con l’obiettivo di sensibilizzare e informare la popolazione circa l’iniquità della proposta sul “riordino” della rete ospedaliera, da parte della Giunta Pigliaru.

Una decisione che comporterà, con tutta probabilità, la privatizzazione del Sistema Sanitario Pubblico e ridurrà enormemente il diritto del popolo sardo ad accedere agevolmente ai servizi di primaria necessità. A livello territoriale, il problema del declassamento e della chiusura di alcune importanti strutture ospedaliere, costituisce già una triste realtà. Ad aggravare poi lo stato di decadenza della sanità sarda la creazione della Asl Unica affidata fra l’altro ad un manager unico italiano, con l’obiettivo esplicito di tagliare e ridurre i servizi.

I promotori della manifestazione denunciano la volontà politica della Giunta Pigliaru di scompaginare totalmente la sovranità sanitaria del popolo sardo aprendo le porte alla privatizzazione selvaggia.

La Mesa Natzionale da quindi appuntamento martedì 13 dicembre a tutti i cittadini interessati a difendere il diritto alla salute dei cittadini sardi a Sassari, in via Tempio n° 5 alle ore 10:00.

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Referendum e indipendentismo: No, Sì, Forse

15355938_10210007639699343_1718923438_nCome voteranno i movimenti indipendentisti sardi al referendum costituzionale di domani?

Diversi osservatori hanno fatto notare che gli indipendentisti non hanno una posizione univoca, insistendo sulla “solita divisione che alberga in questo campo”.
C’è da dire però che nessun movimento indipendentista è orientato per il SI, sebbene uno degli argomenti ribaditi anche recentemente dal fronte renziano – Renato Soru ed Elena Boschi sono intervenuti esplicitamente su questo – è che l’autonomia speciale non è in pericolo. Relativamente alla dichiarazione è intervenuto lucidamente uno degli intellettuali più attivi e rappresentativi del movimento nazionalista sardo, lo storico Francesco Casula, che ha parlato invece di una “nuova perfetta fusione”, smontando le argomentazioni del fronte sardo del SI:
<<il comma 13 dell’articolo 39 prevede espressamente “la revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome”>>

Insomma è solo questione di tempo e il nodo delle “autonomie speciali” viene solo rimandato ad un secondo round per completare il disegno neocentralista ed autoritario in corso.

Detto questo, la maggior parte dei movimenti indipendentisti si è schierato per il NO. Vediamo brevemente le diverse posizioni:

#1 Sardigna Natzione Indipendentzia: IL NON VOTO
SNI asserisce che votando al referendum si legittima tacitamente lo stato italiano. Dichiara a tal proposito Bustianu Cumpostu, leader del partito:
<<Il NO e il SI sono due SI all’accettazione della sudditanza imposta dalla costituzione italiana, sancita con l’art. 5) La Repubblica, una e indivisibile… . In ogni caso, infatti, sia che si opti per la costituzione in vigore o per quella riformata, si accetta l’appartenenza ad uno stato-nazione, uno e indivisibile e alla fusione statuale perfetta del 1848 unisce la fusione nazionale perfetta del 2016>>. 
Cumpostu aggiunge che se il 50% dei sardi diserterà le urne sarà un chiaro segnale della volontà di indipendenza per la Sardegna.

#2 Sardigna Libera: NO ALLA MANIPOLAZIONE
Claudia Zuncheddu, portavoce di Sardigna Libera, afferma che, nonostante il mantra di innumerevoli sardi sia Sardigna no est Italia, bisogna considerare il fatto che la Sardegna rimane ad oggi sotto l’ombrello politico della Carta costituzionale italiana e pertanto non può ignorarla. Prosegue, esponendo la scelta del movimento:
<<Il nostro NO alla Riforma è per opporci ad ogni manipolazione tesa a ridurre ulteriormente i nostri spazi di autonomia e di democrazia sanciti dal nostro Statuto speciale>>.

#3 Libe.r.u.: IL NO INDIPENDENTISTA
Pier Franco Devias, leader di Liberos Rispetados Uguales, dichiara che voterà NO perché indipendentista, in netta contrapposizione a quanto dichiarato da SNI, che attacca duramente. Devias dichiara:
<<Scuola, acque termali, porti, e mille altri aspetti della nostra autonomia lasciata pressoché inutilizzata da settant’anni di amministrazione italianista. Io penso che sia sempre meglio avere un’autonomia che domani puoi decidere di sfruttare al meglio che non avere nessuna autonomia. >>
Libe.r.u. inoltre ricorda che, nel caso di vittoria del SI, ci troveremmo a far fronte alla triplicazione delle firme necessarie per un disegno di legge di iniziative popolare.

#4 Fronte Indipendentista Unidu: NO ALLA SUPREMAZIA
<<Da indipendentisti e da uomini e donne che amano la libertà, non possiamo che essere contrari ad una riforma iniqua che puzza di P2 e, di rimando, a Licio Gelli, ideatore del “Piano di Rinascita Democratica” che insiste sulla necessità di “accentrare ed efficientare” lo Stato.>>
Viene introdotto così il comunicato stampa del FIU. Secondo il Fronte Unidu la “Clausula di supramazia”, l’aumento del numero di firme per le proposte di legge (da 50.000 a 150.000) e della soglia da raggiungere per ottenere il referendum abrogativo (dalle attuali 500.000 firme si andrà a 800.000), renderanno oggettivamente più difficile l’applicazione degli istituti di democrazia diretta. Dichiara nel cs il movimento:
<<il “DDL Boschi” fa sì che il Governo diventi il vero e unico titolare sia del potere legislativo che di quello esecutivo>>.

#5 ProgRes: STATUTO SARDO
Progetu Repùblica lancia la sua posizione, lasciando ai suoi attivisti libera scelta sul voto del referendum e affermando:
<<Progetu Repùblica rispetta la scelta di coloro che voteranno contro la riforma al fine di non vedere ulteriormente ridotto lo spazio di autonomia dalla revisione del Titolo V.  Tuttavia prende atto con rammarico che anche Partiti che si definiscono indipendentisti hanno seguito lo schema della propaganda unionista, appiattiti sulle posizioni italiane contrarie alla riforma, nonché incapaci di rilanciare un imprescindibile dibattito sulla riscrittura dello Statuto Sardo>>
Non a caso il partito dà ai militanti l’ultima parola: esso sostiene infatti che qualsiasi sia il risultato del referendum, si debba ripartire dallo Statuto sardo, che deve essere riscritto con il popolo secondo i seguenti principi: 

“Mesa Natzionale” e Indipendentismo: chi pro e chi contro

La giornalista Daniela Piras
La scrittrice Daniela Piras

Dopo tanti anni di discussioni e confronti, diverse formazioni indipendentiste hanno avviato un percorso per la costruzione di uno spazio politico comune. Non si era mai arrivati a questo traguardo, sebbene la maggioranza della base indipendentista lo chiedesse a gran voce. Alcuni movimenti indipendentisti hanno talvolta collaborato per singole vertenze, vincendo anche alcune importanti battaglie, ma alle elezioni regionali del 2014 sono arrivate completamente segmentate lasciando campo libero ai blocchi rappresentati dai partiti italiani e delle loro guide indiane “sovraniste”.

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta, presentando una “Mesa Natzionale” e annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. Non tutti però hanno aderito a questo nuovo percorso, per lo meno non ancora. Restano fuori i soggetti di matrice sarda (spesso definiti dai più sovranisti) poiché hanno deciso di aderire organicamente al centro sinistra italiano (iRS, Rossomori, PDS) e si fa da parte anche lo storico Partito Sardo (Psd’az), benché nei lavori del suo ultimo congresso sembrava aver aperto ad un cammino di collaborazione e unità nazionale. Anche il neonato partito di sinistra, Libe.r.u., si sottrae momentaneamente al blocco.

La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito alla “Mesa Natzionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto di alternativa nazionale al sistema politico coloniale  italiano.

A breve pubblicheremo le interviste.

A FORAS: Manifestada in Cabu Frasca

15094269_10154063114357514_7160423378234683615_nLantzada pro su 23 de custu mese sa manifestada ammanigiada dae A Foras, movimentu sardu contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna. Sa manifestada est istada pensada e organizada in sas adunàntzias de santugaine 2016 in Bauladu.

In sas chidas antepostas, s’organizatzione at a pubbricare comunicados, fissare su puntu de collida e fàghere cunferèntzias cun is mèdia. B’at a èssere peri unu giru de presentatziones de sa manifestada.

Finas custa bia, sa punna est crara: manifestare s’opositzione a s’ocupatzione militare de s’ìsula e intentare de abèrrere sas retzas pro intrare e interrùmpere sos esertzìtzios militares.

Su manifestu, bortadu in prus limbas, si podet atzapare a custu indiritzu: http://tinyurl.com/h566waf

#aforas #capofrasca23n

“Àndalas de Indipendèntzia”, la Mesa Natzionale presenta il progetto a Bauladu

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Ieri a Bauladu si è tenuto l’incontro “Àndalas de Indipendèntzia”, per illustrare il progetto di alternativa nazionale, nato per porre in netto contrasto le forze che lottano per la nostra terra contro lo strapotere della politica italiana e italianista.

Presenti alla conferenza organizzata da ProgReS la Mesa Natzionale al completo, Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia, Gentes, Sardigna Libera e numerosi militanti e cittadini interessati che hanno gremito la sala del centro sociale di Bauladu.

Il primo intervento è stato di Gianluca Collu, segretario di ProgRes, che ha subito messo in evidenza uno dei tanti problemi che caratterizzano l’attuale situazione sarda, ovvero lo spopolamento: “Circa 80.000 giovani non cercano lavoro, non si formano e non studiano più (fenomeno conosciuto in ambito europeo come NEET). In termini monetari parliamo di una perdita di un miliardo e settecento milioni di euro”. Secondo Collu, una possibile soluzione per iniziare un cammino di riqualificazione territoriale sarebbe creare “dei progetti che invertano questo trend negativo. La Mesa Natzionale deve essere un progetto di unità, che dia speranza ai sardi e al quale possono partecipare tutti, anche i non indipendentisti – a patto che non abbiano rapporti con i partiti italiani e siano favorevoli all’autodeterminazione della Sardegna”.

In sintonia con quanto detto da Collu, l’intervento di Bustianu Cumpostu (SNI), che ha sottolineato due importanti aspetti: il primo è che negli ultimi anni sempre più sardi hanno acquisito coscienza di appartenere alla nazione sarda; il secondo è che le idee e i temi indipendentisti sono diventati un fenomeno popolare. L’obiettivo della Mesa dev’essere quello di dare voce alle idee dei sardi: “mentre lo stato italiano ha varie e potenti armi a disposizione, quali il controllo del sistema scolastico, della sanità e il forte supporto a livello internazionale – conclude Cumpostu- il popolo sardo ha, invece, un solo modo per farsi sentire, facendo cioè leva sulle proprie forze”.

Anche Cristiano Sabino (FIU) sottolinea la particolarità del momento storico: “il ghiaccio si sta rompendo, sentiamo lo scricchiolio sotto i nostri piedi – continua Sabino – stanno venendo meno le certezze per quanto concerne l’immaginario di società civile. È su questa linea che si deve costruire il nostro progetto – conclude Sabino – e, per fare questo, abbiamo bisogno di tutto l’aiuto del popolo sardo. Sarà un percorso non privo di difficoltà, ma l’obiettivo è quello di mettere le radici per una coscienza nazionale collettiva”.

L’ultimo intervento è             stato quello di Gianfranco Sollai (Gentes), che ha sottolineato come nell’ambito dello stato italiano vi siano due realtà: la nazione sarda e quella italiana. La legislatura di quest’ultima, ci impedisce di cambiare le sorti dell’isola.

Quando si parla di “identità” s’intende sia quella culturale che economica. Dove manca la cultura infatti, manca il progresso, fatto che costituisce una delle maggiori piaghe del territorio sardo. Tutto ciò ha portato, come un cane che si morde la coda, al consolidarsi del servilismo nei confronti dello stato italiano. A fronte di ciò, Sollai ha evidenziato la necessità di “un apparato istituzionale esclusivamente sardo, che difenda gli interessi del proprio popolo”.

In chiusura il responsabile della formazione di ProgRes nonché curatore del sito Sardinian Socio-Economic Observatory, Frantziscu Sanna Carta, ha esposto un’interessante serie di dati e statistiche riguardanti la Sardegna nei contesti mediterraneo, europeo e globale, che hanno evidenziato come la nostra isola sia in una situazione di gravissima difficoltà ad ogni livello.

Sanità: la lotta dei cittadini contro i tagli di Pigliaru

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Il 9 Novembre a Cagliari ci sarà una manifestazione popolare organizzata dalla “Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica” contro il “Piano di riordino della rete ospedaliera sarda” con cui la Giunta Pigliaru ha previsto la chiusura degli ospedali e presidi medici nei territori più depressi economicamente della Sardegna tra cui Isili, Sorgono, Ozieri, ecc.

Inoltre il personale medico e paramedico ovunque è ridimensionato, sempre più mortificato, ed obbligato a fare straordinari non retribuiti.

All’interno della manifestazione si inserisce anche la richiesta della Breast-Unit da parte delle donne affette da patologie oncologiche del seno di Sassari e Nord Sardegna, per la quale i tempi di realizzazione sono strettissimi, in quanto per accedere ai finanziamenti europei la Regione ha tempo sino al 31 dicembre e nel Piano di riordino non se ne fa il minimo accenno.

«Ancora una volta» – sostengono gli organizzatori  – «a riempire i “buchi del bilancio sanitario” di cui gli unici responsabili sono i Partiti politici che governano la RAS, sono chiamati i cittadini sardi, tagliando a tutti il diritto ad una assistenza sanitaria pubblica, di qualità e gratuita e depredando i territori già disagiati di un altro servizio fondamentale come l’ospedale pubblico, sempre più a favore di una politica che orienti al privato e che conferma le scelte sfacciatamente neo-liberiste della politica regionale».

In questo quadro si inserisce la recente nomina ai vertici della Sanità sarda di un manager italiano, Fulvio Moirano,  il quale a sua volta ha nominato i direttori sanitari e amministrativi della Asl sarda (anche loro tutti italiani) che assumeranno dall’1 gennaio 2017 le stesse funzioni all’interno dell’Azienda per la tutela della salute (Ats), destinata ad inglobare nei prossimi due mesi tutte le altre sette aziende sanitarie dell’Isola. Direttore sanitario è Francesco Enrichens, 62 anni, piemontese, oggi alla guida dell’Ufficio 3, qualità, rischio clinico e programmazione ospedaliera del ministero della Salute. Il suo incarico durerà cinque anni a partire dal 14 novembre. Direttore amministrativo è invece Stefano Lorusso, 41 anni, lucano, dirigente amministrativo del servizio sanitario della Basilicata ma dipendente in aspettativa della Regione Puglia. Anche il suo incarico durerà cinque anni,  a partire dall’1 dicembre 2016.

È difficile pensare che questa “calata di barbari” di dirigenti non sardi, possa essere realmente al servizio degli utenti sardi e non essere braccio esecutivo di una politica sanitaria imposta da Roma, con la complicità della classe politica governante la Regione Sarda.

http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?v=2&t=1&c=2133&s=27661

http://europadonna.it/breast-unit-il-libro/

 

 

Imparare sa limba che a traballu: Dimandas a Gloria Turtas

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Dimandas a Gloria Turtas a pitzu de s’esperièntzia sua de mastra de sardu in Germània.

1. Bortas meda si narat chi cun su sardu non si andat a logu, imbetze ses andada in Germània. A nos podes contare s’esperièntzia tua?

S’esperièntzia mea chin sa Germània incumintzat carchi annu fachet, in totu bi so istata duas vias pro motivos de istùdiu chin su programma Erasmus. Sa prima via so istata in una vidda acurtzu a Istoccarda pro dare carchi esame e imparare su tedescu: solu pro casu apo iscobertu chi in s’Universitate de cussa tzitate fachiant cursos de sardu e so andata a sichire una cunferèntzia. Sa die, est istatu un’ispantu abberu a videre gai metas istudentes interessatos e, tra cussos, apo connotu una pitzinna (tedesca semper) chi faeddaiat in sardu. A foras de Wagner, no ischia galu de totu custu interessamentu pro su sardu in Germània.
Sa secunda via apo àpitu sa possibilitate de torrare a s’èsteru presentande unu progetu de tirocìniu. Una die abbeglio sa Nuova Sardegna e lego chi unu professore tedescu aiat fatu unu cursu de sardu in Germània; l’apo iscritu deretu una mail bilingue, in sardu e in tedescu. Sa cosa prus difitzile in cussu mamentu est istata a usare su sardu in manera “formale”, incumintzande da “Gentile professore” o “Cordiali saluti”; una cosa chi, si bi pesso, non mi fit mai capitata in totu sa carriera universitària in Sardigna. Pacas dies dopo, su professore m’at cramatu dimandàndemi si cheria facher unu cursu de sardu pro sos istudentes de s’Universitate: unu cursu de grammàtica base (artìculos, pronùmenes, verbos) acumpantzatu dae letziones de cultura. Sos istudentes fint totu interessatos e motivatos: m’ammento chi, sa die chi los apo fatos jocare a sa murra pro lis imparare sos numeros, una pitzinna su sero m’at iscritu in whatsapp chi aiat jocatu a sa murra totu su sero chin s’amoratu suo e chi, un’atera via, una pitzinna fit totu cuntenta ca aiat connotu unu sardu e chi b’aiat iscambiatu carchi paraula. Aiant cumpresu deretu chi su sardu est una limba via e chi si potiat usare in foras de sa crasse, e fit propriu su chi lis cheria trasmìtere.

2. Como chi ses torrada, tenes àteros progetos pro sa limba sarda?

Prima de totu so iscriende sa tesi de laurea magistrale, chi pertocat semper su sardu; sa de sa làurea triennale l’apo fata in linguìstica sarda, e mi piaghiat a sichire in custu caminu. Mi so laureande in Lìteras e, pessande a su tempus imbeniente, mi diat piaghere a travagliare in sas iscolas e mancari facher carchi progetu. Pro como apo duos àteros progetos, unu de tradutzione e unu de indàgine linguìstica uve travàglio chin àteras pessones.

3. Ite si diat a fàghere pro torrare a batire s’impreu de sa limba in sas comunidades nostras?

Pesso chi sa cosa prus importante, ma no est contu de novu, siat a incumintzare dae sas iscolas: bisontzat chi sos mastros sient formatos e chi s’insegnamentu in sardu siet regolare. Metas vias su problema no est solu chi sos babbos e sas mamas non faeddant in sardu a sos pitzinneddos, ma puru chi in iscola sa limba de sas mastras, de sos cumpantzeddos e duncas de su jocu no est su sardu. Apo connotu pitzinnos chi finas a sos 4-5 annos faeddaiant in famìglia petzi in sardu, ma dopo chi annaiant a s’iscola materna o elementare ghiraiant a domo faeddande solu in italianu.
Numenande pròpiu sas “comunidades”, sicundu mene su travàgliu de s’iscola devet chircare de acurtziare non solu sos pitzinnos a su sardu, ma finas sas famìglias issoro, chircande sa collaboratzione de sos parentes chi galu ischint faeddare in sardu. Comente non bastat solu su sardu in domo, non bastat nemmancu su de s’iscola.

4. Tue no impreas sa grafia istandard, ma pro como preferis impreare sa faeddada tua fintzas iscriende. Non pensas chi sena s’istandard su sardu at a abbarrare una limba chi no est ufitziale, e tando at a èssere intesa che a unu dialetu dae sos sardos matessi?

Jeo non so contra a un’istandard, assolutamente, est làtinu chi unu ente regionale non potat facher documentos in dontzi faeddu de Sardigna, e gai puru unu giornale o unu libru non potat essire in chentu variantes. Non mi òcupo de polìtica linguìstica, apo fatu custu issèperu solu ca a livellu didàticu e in cussu mamentu, mi pariat sa cosa mentzus. Pro nàrrere, pro cussu cursu fatu in Germània b’aìamus pacas oras sa chita e, vocàndenche sa cultura, in su tempus chi restaiat mi pariat prus importante a lis imparare a fàchere un’arrejonu pràticu chi unu testu iscritu.
Semper a livellu didàticu, un’esperièntzia chi m’at fatu pessare est istata cando apo dèvitu travagliare chin sos pitzinnos de una vidda pro un’àteru progetu, uve s’obietivu non fit de lis imparare su sardu ma de vìdere comente l’ischiant. Dopo de lis aer datu unu testu in su faeddu de sa vidda, custos pitzinnos ghiraiant a domo issoro totu cuntentos dimandande su significatu de sas parulas chi aiant imparatu in crasse, torrande a dare su “testimone” a sa famìglia chi fit prus cuntenta de issos de los poter ajuare. E tando, m’apo pessatu chi custa potet esser una prima “collaboratzione” iscola-famiglia chi potet funtzionare, mescamentu a s’incomintzu: chi sos pitzinnos ghirent a domo e chi in domo los potant ajuare a facher sos cròmpitos, chi imparent comente si narat una paràula chi potent usare deretu in cussa comunitate, lassande a unu secundu livellu “comente si iscriet”. Chi poi, no est chi una limba “faeddata” no apat règulas de iscritura, bisontzat imparare chi sas paragògicas non si iscrient, chi totu sas consonantes a sa fine cherent iscritas… e custa puru est una prima “alfabetizatzione” chi servit a un’istandard. Totu dipendet dae su livellu de sa crasse; cando sa cumpetèntzia de su sardu at a esser prus forte, ant a dever imparare issos puru s’istandard.

Blocco Natzionale contro l’inceneritore di Tossilo

14826417_10209653484765691_1451448557_nGli indipendentisti uniti aderiscono alla manifestazione contro l’inceneritore di Tossilo.

La manifestazione, indetta dalla nuova formazione indipendentista Libe.R.U. e dall’Associazione Temporanea di Idee “14 dicembre”, sarà di protesta contro la decisione del Consiglio di Stato di annullare la sentenza del TAR e di procedere dunque alla costruzione del mega inceneritore di Tossilo. L’evento ha fin da subito avuto buoni riscontri da parte dei sardi, nonché sindaci del territorio, comitati e gruppi politici, che hanno colto la palla al balzo per scendere in piazza e manifestare la propria indignazione per una decisione percepita come antidemocratica e contraria alla volontà delle comunità.

C’è dunque molta attesa per sabato 29 ottobre, quando a Tossilo (Macomer) i sardi contrari al progetto scenderanno in piazza a muso duro contro la costruzione dell’inceneritore.

Di ieri sera la notizia dell’adesione del blocco civico-indipendentista «per l’Alternativa natzionale», presentato lo scorso 15 ottobre al T-Hotel a Cagliari.
Di per sé questa è una notizia, perché è la prima volta che movimenti indipendentisti e civici uniti in un percorso comune (anche se ancora incompleto- come hanno dichiarato gli autori stessi) aderiscono ad una manifestazione di rilevanza nazionale.
«Quello che sta avvenendo attorno al revamping (ampliamento) dell’inceneritore di Tossilo ha dell’incredibile» –si legge in una nota diffusa ieri sera da due delle componenti del blocco civico-indipendentista –«Da una parte ci sono i comitati territoriali, l’unione dei comuni, le associazioni civiche e i cittadini sardi, che negli ultimi anni si oppongono a un progetto obsoleto dannoso e inutile. […] Dall’altra parte c’è solo il presidente Pigliaru e la sua Giunta che, con un atto sconsiderato e arrogante, con l’espressione più bieca del potere sordo e insensibile alle legittime rivendicazioni e istanze delle popolazioni locali e di tutti i sardi che vogliono vivere in una terra sana e pulita, ha impugnato la sentenza del TAR Sardegna».

Altra novità è l’annuncio di scendere in piazza portando solo le bandiere nazionali e non quelle di partito.
Stiamo forse assistendo realmente alla nascita di un movimento di liberazione nazionale sardo finalmente unito e coeso?

L’appuntamento è fissato per sabato 29 ottobre alle ore 10:30 davanti ai cancelli dell’Inceneritore di Tossilo.

Isco: al via la scuola di formazione indipendentista

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Quest’anno la scuola di indipendentismo organizzata dal partito indipendentista ProgReS arriva alla terza edizione e cambia formato diventando itinerante. Il primo appuntamento è fissato per sabato 22 ottobre a Cagliari presso il Jester Club (via Roma 257) alle ore 18, dove sarà ospite Bachis Bandinu, uno dei massimi intellettuali sardi, antropologo e autore di diversi libri e pubblicazioni. Bandinu terrà una lezione dal titolo: “L’identità del popolo sardo nelle sue declinazioni”.

Per le prossime lezioni ProgReS ha coinvolto nomi di spessore come gli archeologi Giovanni Ugas e Nicola Dessì, il giornalista sportivo Vittorio Sanna, il politologo Carlo Pala, gli storici Francesco Casula e Roberto Lai, l’economista Giuseppe Melis Giordano, il medico Vincenzo Migaleddu e l’attivista per la lingua sarda Pepe Corongiu. Il calendario che attualmente consta di diciassette incontri di formazione già fissati potrà subire un ulteriore ampliamento con appuntamenti che verranno resi noti nei prossimi mesi.

La scuola è rivolta non solo agli attivisti del partito ma anche a chi voglia contribuire a formare una nuova classe dirigente sarda non dipendente dalle centrali economiche, politiche e culturali italiane e in grado di fornire strumenti per l’analisi della società sarda, delle sue trasformazioni e delle possibilità del suo divenire futuro.

Si possono ricevere informazioni sulle iscrizioni ai successivi moduli di formazione o al ciclo completo di eventi: – inviando una email a iscola.indipendentismu@gmail.com con • Nome e Cognome • Città di residenza • Data di nascita • Recapito telefonico • Recapito email – inviando un messaggio SMS / Whatsapp / Telegram al numero 3471825817 per essere ricontattati dalle segreteria organizzativa. (N.B) Dopo il primo evento di sabato 22 le iscrizioni potranno essere chiuse anticipatamente una volta completati i posti disponibili per i successivi incontri.