Domani manifestazione “No Bombe” a Domusnovas. La Questura: non disturbate i produttori di morte!

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Per domani, 10/05/16, il “Comitato no bombe” ha convocato una manifestazione a Domusnovas per esprimere il dissenso del popolo sardo rispetto alla produzione di bombe nella nostra terra, a scapito di popoli vittima delle guerre di predazione e controllo dell’imperialismo e del colonialismo occidentale, spesso a poche centinaia di chilometri dalla Sardegna.

Gli armamenti sono prodotti per conto di un’azienda tedesca, la Rheinmetal, il cui fatturato nel 2015 è di quasi 3 milioni di euro. La RWM fornisce materiale bellico in primis alle forze armate tedesche, agli USA, alla NATO in generale e a tutti quegli stati cosiddetti “esportatori di democrazia”.

Come scrive il comitato No basi né qui né altrove sul proprio blog “la Rheinmetal è la stessa industria che ha dovuto cambiare più volte nel corso della storia nome, sede e tipo di produzione: dopo la prima guerra mondiale e dopo aver servito la Wehrmacht nazista”.
Domani, quindi, tutte le forze politiche e tutti i collettivi che lottano contro la guerra e contro l’occupazione militare si concentreranno alle 14.30 in piazzale Trento a Cagliari, per poi raggiungere la manifestazione a Domusnovas di fronte al piazzale della fabbrica di bombe. Nel frattempo anche nella capitale tedesca gli antimilitaristi protesteranno di fronte alla sede dell’assemblea generale degli azionisti Rheinmetal.

La questura di Cagliari intanto, tramite il commissariato di Iglesias, ha comunicato le prescrizioni e vieta espressamente la manifestazione alle 16, poiché altrimenti la RWM S.p.A. lamenterebbe disturbi durante la produzione delle bombe. La questura chiede, quindi, che la manifestazione venga posticipata di un’ora, affinché la fabbrica sia già chiusa per quando gli antimilitaristi e gli anticolonialisti dimostreranno il loro dissenso alla produzione bellica.
TUTTI I COMITATI RICONFERMANO ORA E LUOGO DI CONCENTRAMENTO: ORE 14:30 PIAZZALE TRENTO (CA) E ORE 16:00 FRONTE FABBRICA PER LA MANIFESTAZIONE.

https://nobordersard.wordpress.com/

Le ragioni del SI al referendum di domenica 17 aprile

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Le ragioni del SI al referendum di domenica 17 aprile

Con il referendum del 17 aprile si chiede di abrogare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste senza limiti di tempo, fino ad esaurimento del bacino. Se prevarrà il “SI” e se verrà superato il quorum (vero ostacolo per questo referendum) le attività estrattive nei pozzi in questioni andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza naturale fissata al momento del rilascio delle concessioni o eventuali proroghe concesse per legge.
I movimenti indipendentisti e ambientalisti in Sardegna stanno indicando un voto per il “SI” in modo da vanificare l’azione del Governo italiano, accompagnata da un silenzio mediatico vergognoso che palesa il tentativo di boicottare questo referendum da parte delle istituzioni, e ridurre al minimo la partecipazione. Oltre a ciò va aggiunto anche il silenzio stampa sui recenti incidenti avvenuti in Francia perché potrebbero pesare sull’esito del referendum e portare le persone a votare.
Il governatore della Sardegna Pigliaru ha ricalcato sostanzialmente l’«andate al mare» del capo del Governo italiano Matteo Renzi e della CGIL.
Chi sta boicottando il referendum sostiene che una vittoria del “SI” sarà dannosa per tutta l’economia e la classe operaia in particolare, con strumentali richiami ai posti di lavoro che sarebbero a rischio. Contestualmente a questa opera di terrorismo mediatico, si assiste a schizofreniche dichiarazioni che cercano di far desistere dal SI sulla base dell’idea che il referendum – in fondo – non sposti più di tanto a beneficio dell’ambiente. “…é su una cosa infinitamente più piccola” (Francesco Pigliaru).
Ma se questa abrogazione “sposta” così poco, se non risolve come sappiamo bene tutti i problemi di un sistema a produzione capitalista, come mai tanto ardore nel terrorizzare la popolazione con lo spauracchio del crollo occupazionale?

Chi trae beneficio dalla mancata abrogazione dell’articolo non è certo la classe operaia o la collettività, bensì le multinazionali degli idrocarburi che allo Stato sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas, somme oltretutto non dovute al di sotto di certi volumi estratti (cd franchigia). Dunque, è chiaro il vero interesse del NO o, peggio, dell’astensione: posticipare quanto più possibile gli investimenti di smantellamento e bonifica dei pozzi avuti in concessione, posticipare una qualsiasi transizione energetica sempre più urgente, il tutto estraendo sistematicamente quantitativi inferiori alla franchigia per le quali le royalties allo Stato non sono dovute. Un affare, per l’ENI. È questo il vero obiettivo di chi boicotta il referendum o spinge per un NO.

Come accennato sopra i principali movimenti indipendentisti sardi si sono schierati nettamente per il “SI”. Progres in un comunicato, attacca proprio l’intreccio tra politica italiana e multinazionali energetiche: “Is dimissiones friscas de sa Ministra de s’Isvilupu Econòmicu de su Guvernu italianu ant postu a craru – in casu bi nde esseret galu bisòngiu – de s’ammesturìtziu mannu intre sa polìtica italiana e is lobby de su petròliu e de s’energia chi, oramai a cada livellu, parent fàghere lege in is sèberos de isvilupu energèticu”.

Progres attacca poi l’ipocrisia della classe politica regionale, del tutto suddita a quella statale italiana: “E inoghe intrant in giogu is vàrios rapresentantes polìticos sardos chi in is ùrtimos meses si sunt postos che a defensores de s’ambiente, pro primu su presidente de su Consìgiu Regionale Gianfranco Ganau: dae isponsor mannu de s’ENI pro sa chìmica birde totu in una borta ambientalista a tipu Greenpeace, a cale de is duos Ganau depimus crèere?”

Anche il Fronte Indipendentista Unidu attacca la Giunta regionale in materia di politica energetica e invita «tutti i sardi a votare SI al referendum sulle trivelle per difendere i beni comuni, il Mare Mediterraneo e per rilanciare la lotta contro il colonialismo delle multinazionali e dello Stato italiano che tanto sfruttano e devastano il nostro territorio nazionale».

http://www.fronteindipendentista.org/it/

Intevista a Enrico Lobina, candidato a sindaco della lista civico-indipendentista Cagliari Città Capitale alle prossime amministrative di Cagliari

LOBINA CCC
Intevista a Enrico Lobina, candidato a sindaco della lista civico-indipendentista Cagliari Città Capitale alle prossime amministrative di Cagliari

Che cos’è CCC?

Cagliari Città Capitale è un laboratorio politico. Le politiche di austerità hanno comportato una centralizzazione dell’organizzazione statuale, che ripudia il principio della sovranità popolare. In Sardegna l’autonomismo non ha saputo sviluppare benessere duraturo e rispettoso dei beni comuni primari (suolo, aria, acqua), mortificando le vocazioni ed i saperi propri della nostra terra. Ciò è avvenuto per responsabilità delle élite locali, che non hanno saputo o voluto dare risposte all’altezza dei bisogni di benessere e di pari opportunità del popolo sardo. Consideriamo conclusa la fase dell’Autonomia e riteniamo urgente aprire un processo culturale, sociale, economico e politico che dia speranza e concretezza emancipativa alla Sardegna. Assumiamo il principio di autodeterminazione del popolo sardo e della nazione sarda, cosi come sancito dall’ONU e ratificato dalla Conferenza di Helsinki, e un modello di sviluppo sostenibile, come elementi distintivi e valoriali di riferimento, così che possa essere esercitato a tutti i livelli politici ed istituzionali il principio di sovranità e di autogoverno.

Questo progetto è oggettivamente alternativo ai progetti espressi sul piano locale, sardo ed italiano sia nel centrodestra che nel centrosinistra. A questo laboratorio aderiscono persone e organizzazioni che hanno radicamento in città e in Sardegna, soggettività di comunità che abbiano la capacità di svilupparsi in modo plurale ed inclusivo, con caratura internazionale e visione euro mediterranea.

Alle scorse comunali sei stato eletto con la coalizione del centro sinistra. Perché non ti ricandidi con Zedda?

Massimo Zedda non ha rispettato il patto con gli elettori siglato nel 2011. Nel programma elettorale della coalizione vincente si poteva per esempio leggere: “Nei prossimi cinque anni ogni giorno almeno un occupato in più, ogni giorno almeno la stabilizzazione di un precario; ogni giorno almeno un’altra donna che conquista il lavoro; ogni giorno almeno un giovane che inizi a lavorare”. E’ successo esattamente il contrario.

Le condizioni politiche del 2011, inoltre, erano completamente diverse da quelle del 2016. Non esisteva il partito della nazione (italiana). Nel 2011, inoltre, le organizzazioni indipendentiste non avevano elaborato uno specifico pensiero riguardo il lavoro da portare avanti in ambito urbano. In questi ultimi anni, invece, sia ProgRes, che il circolo Chavez, ma anche Scida, ed in misura diversa compagni che prima erano nel Fronte Unidu Indipedentista, hanno riconosciuto la strategicità, per un processo emancipativo della Sardegna, della dimensione urbana. Questo è uno dei tratti più importanti per il lavoro comune che ci aspetta dopo le elezioni comunali della capitale. Cagliari Città Capitale, inoltre, è aperta ed inclusiva anche verso tutti i non indipedentisti, che si riconoscano nel patto costitutivo. Dal punto di vista strettamente personale, le organizzazioni politiche alle quali più organicamente appartengo, il circolo Me-Ti e Sardegna Sostenibile e Sovrana, nel 2011 non esistevano. Seppur su posizioni autonome e che riconoscevano il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo, nel 2011 ero ancora iscritto al Partito della Rifondazione Comunista, che abbiamo lasciato nel 2013.

La vostra posizione sulla lingua sarda da impiegare in maniera ufficiale nelle istituzioni della città ha suscitato scalpore. Perché porre la lingua sarda nel programma elettorale?

Casteddu est in prenu in mesu de totu su movimentu linguìsticu isulanu. Casteddu tenit unu grandu connotu de autoris in sardu, poetas, scridoris, cantadoris e cantantis connotus e pretziaus. A custa citadi, giai ca est sa capitali de is sardus, ddi spetat sa faina de donai s’esempru in su fai balli e in su ofitzializai sa lìngua nosta. Po Casteddu Citadi Capitali sa lìngua sarda est un’aina de fundamentu. Seus proponendi unu pianu stratègicu po sa lìngua nosta. Tocat a afortiai custa batalla de tzivilidadi, cun fainas pretzisas e fortis, giai ca su sardu est perdendi su logu suu in su passàgiu de babu, e mama, a fillu e in s’imperu de dònnia dii in is cuntestus pùbricus, ma finas de famìllia o de is amigus. Sa batalla po arreconnosci, fai balli e ofitzializai is lìnguas de minoria, no est una batalla de antigòriu, o po s’inserrai. Antzis, est una chistioni de is mellus “avanguàrdias” polìticas europeas e mundialis. Bolit nai a s’aberri a su mundu cuscientis de sa diversidadi culturali nosta. A connosci prus de una lìngua no strobat, ma antzis s’agiudat, a connosci lìnguas noas e si donat un’imparu modernu e multiculturali, comenti nant paricis stùdius de psicolinguìstica. Su sardu e su plurilinguismu comenti a un’aina de crescimentu culturali, chi bogat traballu e fait godangiai, chi agiudat sa màgini nosta e su turismu. Casteddu Capitali Europea de sa Cultura no at funtzionau, in mesu de is àteras cosas, poita su sardu no dd’ant carculau. Donostia/San Sebastián in su 2016 est capitali europea de sa cultura poita ant puntau meda apitzus de sa lìngua basca. Leeuwarden/Ljouwert, capitali europea de sa cultura de su 2018, at puntau meda aicetotu apitzus de sa fueddada minorizada cosa sua.

Di che cosa ha bisogno Cagliari?

A Cagliari, negli ultimi quattro anni (2011-2014) gli abitanti sono diminuiti più che nel quadriennio precedente (2008-2011). Gli iscritti ai Centri Servizi per il Lavoro, nella sola capitale, sono passati da 29.700 (maggio 2011) a 37.070 (dicembre 2014). Il tasso di disoccupazione, dal 2007 a oggi, è passato dall’11% al 19%. L’assenza, per responsabilità della Regione, di un quadro di riferimento istituzionale certo sull’articolazione dei poteri sub-regionali, e la mancata spinta riformatrice nel governo della capitale, unitamente alla rinuncia del Sindaco a porsi alla testa dei Comuni sardi nel contrasto alle politiche governative di spending-review non hanno consentito alla città di porsi come la locomotiva di un nuovo progetto di sviluppo sostenibile, capace di mettere in rete comuni e città sarde e questi in relazione con la Regione Autonoma della Sardegna e con i processi di area vasta connessi all’efficienza e all’efficacia nella gestione e allocazione dei servizi e articolati per competenze e vocazioni dei territori, secondo il principio di adeguatezza e sussidiarietà. Occorre dar voce e rappresentanza a un punto di vista organizzato e organizzabile sia per il riscatto da un’esistenza segnata dalla povertà, l’emigrazione e la solitudine di larghi ceti popolari, sia per la positiva iniziativa delle forze imprenditoriali, intellettuali, della cultura e dei servizi, che intendono concorrere alla creazione di lavoro e ricchezza diffusa orientata ai fini sociali, in un quadro di sviluppo economico sostenibile e rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.

http://www.cagliaricittacapitale.com/it/

Caso Quirra: parla Gianfranco Sollai

Caso Quirra: parla Gianfranco Sollai

Oggigiorno sappiamo del disastro ambientale dovuto all’assidua attività bellica svolta nel poligono sperimentale di addestramento interforze del Salto di Quirra, nato nel 1956; il balipedio delle forze armate italiane si estende tra le province di Cagliari e d’Ogliastra e ricopre anche vaste aree marine (capo San Lorenzo).

Uranio e torio radioattivi, polveri sottili nonché metalli pesanti, sono solo alcuni dei materiali contenuti nei missili, razzi e proiettili che frequentemente vengono testati nel poligono e che rilasciano agenti chimici nell’area circostante, investendo il territorio, la popolazione e il bestiame. Il risultato della dispersione di questi prodotti chimici obbliga l’inalazione e il contatto con gli stessi, causando tumori emolinfatici (come linfomi e leucemia), malformazioni e rischio per diverse specie endemiche, tra cui un rarissimo anfibio: il tritone sardo.

Nell’intervista video di Pesa Sardigna l’avvocato Gianfranco Sollai dichiara, a proposito dei capi d’imputazione del processo di Quirra, che i generali che si sono succeduti nella base di Perdasdefogu sono accusati di aver cagionato un «persistente e grave disastro ambientale, causando un enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di abitanti residenti nei centri abitati adiacenti e limitrofi al poligono nonché degli animali». Il processo (che si sta svolgendo presso il tribunale di Lanusei) è stato, però, pretestuosamente sospeso, a causa della richiesta della Regione Sardegna (parte lesa) tramite l’eccezione di incostituzionalità della norma ambientale 311 del 2006; l’eccezione è stata accolta, per cui il processo è stato sospeso e gli atti sono stati inviati alla Corte Costituzionale. Attualmente Regione e Ministro dell’ambiente si contendono il risarcimento dei danni. Lo Stato e le sue articolazioni che chiedono i danni a allo Stato stesso non fanno quello che sembrerebbe un gioco delle parti abbastanza ridicolo?

Presentada de su blog

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Pesa Sardigna est su blog de informatzione anti-colonialista.

Est su logu a dispositzione de chie si siat chi gherret pro cuntrastare sa colonizatzione econòmica, polìtica e culturale de Sardigna e di chie batallat pro giùghere su pòpulu sardu a s’emantzipatzione sotziale e natzionale.

Pesa Sardigna donat boghe a chie difendet sa terra nostra dae s’ispeculatzione edilìtzia e dae su disastru ambientale, a chie gherrat a fines chi sa limba sarda e sas limbas alloglotas de s’ìsula otèngiant s’istadu de limbas ufitziales, a chie batallat pro amparare e istèrrere sos deretos de sos traballadores e de sas traballadoras e a chie faghet cultura non pro serbire meres e metzenates, ma pro artziare su livellu de sa dibata e de sa cussèntzia de sa sotziedade sarda e de su mundu.

Pesa Sardigna donat boghe a totu cussas esperièntzias chi a foras de Sardigna giughent a in antis sos ideales de giustìtzia, ugualàntzia e solidariedade e resistit a s’imperialismu e a su colonialismu cun onni mèdiu netzessàriu.

Pesa Sardigna promovet sa dibata e s’arresonu a fines chi ànimas diversas de s’indipendentismu, de s’antagonismu, de s’anti-fascismu e de s’anti-colonialismu chistionent, cuncàmbient pàrreres e informatziones e fatzant retza.

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