Un corpo forestale d’élite per la Sardegna

progres

Progetu Repùblica de Sardigna in un comunicato esprime preoccupazione per le sorti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna. Il Corpo Forestale Sardo possiede delle competenze specifiche in base alle esigenze del suo territorio che vanno dalla salvaguardia e tutela dell’inestimabile patrimonio floro-faunistico (anche in funzione antincendi e anti bracconaggio), alla difesa dell’immenso patrimonio archeologico che fa della Nazione sarda un grande museo a cielo aperto.

Per tale motivo negli anni si è puntato molto sul Corpo poiché si tratta di una realtà consolidata dell’Isola e di esempio per tante altre regioni del continente, vista l’organizzazione e l’efficienza. Di diversa veduta – incalzano gli indipendentisti di ProgReS – è la Giunta Pigliaru la quale, «invece di salvaguardarlo, denigra il Corpo Forestale Sardo con rinvii sulla riforma della legge statutaria e promesse che si susseguono ormai da mesi, senza trovare riscontro nei fatti». Progetu Repùblica ritiene che «il Corpo Forestale sia indispensabile alla salvaguardia, tutela e difesa del territorio Nazionale sardo, per questo crediamo che sia determinante rendere il Corpo ancora più all’avanguardia e preparato nella complessa materia ambietale e riteniamo che il CFVA debba diventare a tutti gli effetti un vero e proprio corpo d’élite». Il partito indipendentista propone pertanto di abbassarne l’età media (oggi di 51 anni) procedendo a nuovi concorsi per far acquisire competenze e dinamismo grazie alla creazione di nuclei specifici specializzati in inquinamento ambientale e dediti all’archeologia visto il nostro inestimabile patrimonio. Gli indipendentisti propongono anche il rinnovo del parco mezzi e l’acquisto da parte della Regione di elicotteri tipo Elitanker da utilizzare al posto dei Canadair per la lotta attiva contro gli incendi.

ProgReS sostiene infine le richieste dei lavoratori del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna riguardanti il «riconoscimento delle qualifiche di polizia Giudiziaria e pubblica sicurezza, una maggior chiarezza sulle progressioni di carriera, concorsi interni, sicurezza del personale, visite mediche, contrattazione specifica separata per il CFVA, indennità d’istituto uguale alle altre forze di polizia, riconoscimento di lavoro usurante e che non ci sia più una così marcata disparità di trattamento tra CFVA e altri corpi di polizia, nel riconoscimento dello status giuridico».

 

Indipendentisti contro il rincaro ARST

Azione FIU, SNI e CSS 13/09/2016
Azione FIU, SNI e CSS
13/09/2016

Nella mattinata del 13 settembre, il Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia e la Confederazione Sindacale Sarda hanno organizzato una mobilitazione in via Padre Zirano, da tempo oramai immemorabile capolinea provvisorio sassarese, per dire no agli ingiusti aumenti tariffari ARST imposti agli utenti, dei quali sono maggiormente rappresentativi gli studenti, i lavoratori e gli anziani.

Lo slogan dichiarato a gran voce durante la manifestazione: “A si mòere est unu deretu, no unu lussu!”

Il provvedimento coercitivo Pigliaru- ARST per la messa in atto dei nuovi costi è stato emanato con la delibera della Giunta Regionale 20/06 del 12 aprile 2016, integrata dalla deliberazione del 40/04 del 6 luglio 2016. Grazie ad esso, dal 1/09/16 si avranno dure conseguenze, quali:

  • Rincari oltre il 29% per i biglietti nei tragitti inferiori ai 30 km;
  • Rialzo sugli abbonamenti mensili e sulle corse semplici (Il prezzo di due corse semplici è maggiore del vecchio biglietto andata/ritorno);
  • Eliminazione dei biglietti A/R e introduzione del Biglietto giornaliero con conseguenti costi aumentati a carico dell’utente;
  • Introduzione di una sovrattassa in caso di acquisto del biglietto a bordo degli autobus. Da sottolineare il fatto che innumerevoli comuni non vedono la presenza di punti vendita accreditati;
  • Abolizione delle agevolazioni previste per anziani e per le famiglie meno abbienti e con studenti a carico, che si basavano sulle soglie ISEE (studenti e over 65).

Si evince che se da una parte l’amministrazione millanta “semplificazione e armonizzazione” del sistema dei trasporti pubblici, dall’altra approva esosi aumenti del costo dei biglietti. Gli organizzatori, infatti, dichiarano che “[…] con l’eliminazione della differenza per reddito, la Giunta Pigliaru ha messo i più poveri sullo stesso piano dei ricchi contro ogni logica, il buon senso ed ogni forma di giustizia sociale”.

De facto, il patto costringerà l’utenza in una morsa ritratta dai prezzi crescenti per dei servizi scadenti e talvolta completamente assenti e/o inesistenti. Politicamente parlando, come sottolineano anche FIU, SNI e CSS, le immediate o graduali conseguenze dell’aumento dei prezzi e dell’eliminazione sostanziale della fasce di reddito saranno:

  • Attacco al diritto allo studio;
  • Disincentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici e compromissione del diritto alla mobilità di studenti, lavoratori e anziani;
  • Aumento dello spopolamento dei paesi oggi ancora più isolati tra loro e dai servizi forniti dai grandi centri cittadini (Università, ospedali, INPS, ecc.).

Gli organizzatori, sono saliti sugli autobus, hanno parlato con gli studenti e i pendolari e lasciato loro volantini informativi, proponendo il ritiro dell’accordo e il ripristino del vecchio piano tariffario per le tratte inferiori ai 30 km, la riattivazione delle agevolazioni (prima prevista per anziani e studenti sulla base dell’indicatore ISEE), l’apertura di nuove biglietterie poiché esigue sul territorio e la cura delle fermate di sosta con installazione di panchine e pensiline.

L’ordine (Savoia) regna a Sassari

assassino di sardila targa modificata dagli indipendentisti nella notte tra il 14 e il 15 agosto

Ha fatto molto discutere l’azione del Fronte Indipendentista Unidu che nella notte tra il 14 e il 15 agosto ha cambiato il nome al Corso Vittorio Emanuele II di Sassari mutandone la descrizione da “Re d’Italia” a “Assassino di Sardi”.

Il comunicato degli indipendentisti, corredato di documentazione fotografica, ha invaso la rete diventando virale e rimbalzando anche sui socials continentali, in tutta Europa.

Molti i commenti positivi anche in ambienti non indipendentisti di persone che semplicemente non capiscono perché le strade e le piazze debbano essere dedicate a personaggi di una dinastia che ha fatto così tanto male alla Sardegna e al sud d’Italia. Altri invece hanno accusato il Fronte di essere l’“ISIS” della toponomastica e di aver compiuto un’azione ai limiti del codice penale.

affanculo

la goliardata  anonima in una delle uscite di Sassari oggetto della polemica sui soldi pubblici utilizzati per rimuoverla

Chi non si è espressa invece è l’amministrazione di Sassari (PD), il che è strano perché il Sindaco Nicola Sanna è attivissimo sui socials e in particolare su FB e nelle ultime settimane era stato anche impegnato in una polemica sulla rimozione di un cartello goliardico che aggiungeva alle destinazioni in uscita dalla città uno con la dicitura “Anche Affanculo” (v. Foto). Sanna aveva dichiarato che per rimuovere il cartello fissato con delle fascette di plastica erano stati spesi centinaia di euro. La rete ha canzonato il sindaco per giorni e non sono mancate le richieste di fatture che attestassero la spesa pazza per la rimozione.

targa ripulitala targa “ripulita” in fretta e furia dall’amministrazione e nel completo silenzio ufficiale

Invece gli adesivi “Assassino di Sardi” apposti dal Fronte sono stati rimossi celermente (testimoni ci raccontano che il 17 agosto mattina la strada era stata già bonificata dalle targhe antimonarchiche) e nel silenzio più assoluto di Sindaco, amministrazione e stampa cittadina. Infatti se la notizia era finita su La Nuova Sardegna on-line il 16 agosto, sull’edizione cartacea del giorno dopo non se ne trova traccia.

spazzatura preddanieddaUno dei tanti depositi illegali di mondezza abbandonati della città. Questo è a Predda Niedda (foto Cristian Ribichesu)

Che siano partite telefonate dall’alto per fare calare sulla vicenda una cappa di silenzio ed evitare ulteriori prese di posizione favorevoli all’iniziativa indipendentista? Non lo sappiamo! Ciò che invece sappiamo è che l’amministrazione non è così solerte a rimuovere la mondezza che occupa diverse strade e cunette della città turritana.

Evidentemente la mondezza è tollerabile. Ma che nessuno tocchi i Savoia e l’italianità della Sardegna!

Parlano i docenti sardi deportati dalla «buona scuola»

valigeAncora non ci sono cifre ufficiali, ma negli uffici scolastici provinciali della Sardegna l’atmosfera è già rovente a causa della mobilità straordinaria prevista dalla famigerata legge 107, nota alla cronaca come “La Buona Scuola”.

L’anno scorso, l’assessore all’istruzione e alla cultura della RAS aveva dichiarato che si era fatto tanto rumore per nulla, perché dalla Sardegna sarebbero partiti solo in dieci.

Noi ieri mattina siamo andati all’USP (ufficio scolastico provinciale) di Sassari e abbiamo intervistato diversi docenti sardi che si accingono a fare le valigie.

In una città deserta e assolata, in un periodo in cui tutti pensano alle ferie e a fare un po’ di mare, un nutrito gruppo di docenti sardi assedia gli uffici dell’USP, per avere informazioni e cercare un qualche appiglio per non partire.

Maria Nieddu, della classe A060 (scienze) andrà in nord Italia e accetta di parlare con noi: «l’USP non ci riceve, dicono che sono pochi e che sono sommersi di lavoro. Ma com’è possibile che a due giorni dalla mobilità per la scuola secondaria non ci siano impiegati disponibili? Siamo in molti a dover fare le valigie, soprattutto dalla classe di scienze, ma anche da Economia Aziendale, Filosofia e Storie e Lingue e Letteratura straniere». Tanti docenti si guardano intorno sgomenti mentre facciamo le interviste e molti si avvicinano per dire la loro: «Anche io devo partire, eppure ho la 104. Come faccio a lasciare i miei genitori anziani e bisognosi di cure?» – incalza la professoressa di Francese Brigitte Usai. Eppure i posti ci sono, le famose cattedre di fatto: «ne abbiamo diritto» – continua Maria Nieddu – è assurdo che questi posti siano assegnati a docenti che magari non hanno vinto alcun concorso e non sono nemmeno abilitati. È un meccanismo diabolico!

imageLa rabbia e la delusione verso la classe politica sarda è alle stelle: «Non sono sorpresa, sapevo che c’era una possibilità di partire» – interviene la prof.ssa Anna Scarpa di scienze – «ma sono amareggiata dal fatto che la RAS non abbia salvaguardato i suoi cittadini e sia rimasta inerme davanti al pericolo di una deportazione di massa. Si sapeva che si correva questo rischio, perché la Giunta Pigliaru non ha mosso un dito per far valere il nostro statuto? Perché altre regioni si sono mosse e la Sardegna è rimasta a guardare?». C’è poi il problema dei trasporti: «ora dovremo prenotare un volo per essere il primo settembre dove siamo stati assegnati» – continua Anna Scarpa – «c’è il pericolo di non trovare posto o di dover sborsare una fortuna perché la nostra partenza coincide con il ritorno dalle ferie estive, a questo non hanno pensato i nostri governanti? Di questo non interessa niente a nessuno?». Ed emergono anche tante storie personali che rendono ancora più amara e difficile la scelta tra partire o doversi licenziare: «come si fa a sradicare i bambini per chi ha figli?» – continua la prof.ssa di scienze Angela Schiaffino – «fra chi deve partire ci sono colleghe vedove con bambini piccoli, come fanno? I bambini devono essere anche riscritti a scuola. Come fanno i colleghi che hanno genitori anziani da accudire? È una follia!». La delusione è tanta e non risparmia i sindacati: «tutti hanno diritto alle ferie» – aggiunge Monica Deledda – «ma com’è possibile che i sindacati siano chiusi in questa situazione di emergenza ed eccezionalmente aprano solo su appuntamento? Noi siamo abbandonati a noi stessi, con l’USP che ci manda via e i sindacati chiusi».

11911016_10153095457262514_1288649879_nCristiano Sabino, entrato in ruolo sul sostegno, è rimasto in Sardegna, ma ha deciso di avvicinarsi al Provveditorato per capire quanti dei suoi colleghi dovranno partire: «l’anno scorso» – dice Sabino –  «il comitato “Docenti Sardi per la Scuola Sarda” ha chiesto invano al Governatore Pigliaru che la RAS impugnasse davanti alla Corte Costituzionale la legge 107 ma Pigliaru ci ha risposto che era una buona legge. Abbiamo chiesto inoltre, insieme al “Movimento delle valigie”, guidato da Biancamaria Locci, che fosse applicato l’articolo 5 dello statuto sardo che prevede la possibilità per la RAS di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme d’integrazione e attuazione anche in materia di Istruzione di ogni ordine e grado, ma chi governa la Sardegna non l’ha fatto. Ora bisogna fare ripartire la lotta. Le uniche notizie di cui disponiamo sono queste: tra i 50 e gli 80 docenti sardi dovranno partire per l’Italia se vorranno mantenere il lavoro. Credo che  sia un numero sottostimato, in ogni caso la nostra linea di condotta deve essere questa: neanche un docente sardo deve lasciare l’isola perché la scuola sarda ha estremo e urgente bisogno di tutti loro!

Che riprenda la mobilitazione per opporci a una legge infame che non tiene in alcun conto della condizione della scuola sarda che ora è prima per dispersione scolastica e della condizione disastrosa dei trasporti che non permette ai docenti sardi di poter viaggiare facilmente.

Ma il nostro obiettivo principe deve essere la giunta Pigliaru che non ha mosso un dito per tutelare i nostri docenti e la nostra scuola e in particolare l’assessore Claudia Firino che l’anno scorso si è permessa di dire che “con la legge 107 del 2015 insegneranno fuori dall’Isola solo 10 docenti sardi”. Si tratta di dichiarazioni gravissime che dimostrano una grande incompetenza o pura malafede, perché chiunque conosca il mondo della scuola, era a conoscenza del fatto che l’anno scorso la mobilità riguardava solo i neo immessi in ruolo e che c’era il salvagente delle supplenze annuali prese prima dell’immissione, quindi i dati dei trasferimenti erano più che drogati».

Vittorio Emanuele II, Assassino di sardi: azione del Fronte Indipendentista

savoia_merdaHanno scelto la notte tra il 14 e il 15 agosto gli attivisti del Fronte Indipendentista Unidu, quando la città di Sassari è in festa per la storica festa popolare de la Faradda di li Candareri, per armarsi di scala e cambiare la toponomastica di una delle vie più importanti della città, quella appunto dove avviene la discesa dei grandi ceri votivi portati a braccia fino alla chiesa di S. Maria dai Gremi cittadini.

Tutto il corso “Vittorio Emanuele II, Re d’Italia” è diventato in un batter d’occhi “Vittorio Emanuele II, Assassino di Sardi” .

Gli indipendentisti hanno diramato un comunicato riportando una breve nota dello storico Francesco Casula per spiegare il loro gesto:

«Vittorio Emanuele II è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878). Con Vittorio Emanuele II, dopo la Fusione Perfetta con gli stati del continente, la Sardegna perderà ogni forma residuale di sovranità e di autonomia statuale per confluire nei confini di uno stato più grande e il cui centro degli interessi risultava radicato interamente sul continente. L’Unione Perfetta non apportò alcun vantaggio all’Isola, né dal punto di vista economico, né da quelli politico, sociale e culturale. Tale esito fallimentare, fu ben chiaro sin dai primi anni con l’aggravamento fiscale e una maggiore repressione che sfociò nello stato d’assedio, – che divenne sistema di governo – sia con Alberto la Marmora (1849) che con il generale Durando (1852)».

Sulla base di queste informazioni oggettive l’organizzazione anticolonialista ha chiesto – tramite una nota stampa – al comune di Sassari e in generale ai comuni di tutta la Sardegna «che a tutte le strade e le piazze intitolate ai Savoia vengano restituiti gli antichi toponimi o che, in mancanza di nomi antichi, esse vengano dedicate a personaggi della storia e della cultura della Sardegna oggi dimenticati o relegati a vie e piazze di secondaria importanza».

AForasCamp: «Sa luta no si firmat». Terminata la campagna muraria

campUn terzo dei paesi della Sardegna sono stati raggiunti in appena una settimana dalla campagna muraria contro l’occupazione militare, 130 comunità su 377 . In tutto più di 1500 manifesti murari attaccati e decine di migliaia di flyers distribuiti. Lo annunciano in un comunicato gli attivisti dell’Assemblea Sarda Contro l’Occupazione Militare fornendo un elenco dettagliato delle località toccate e delle foto più significative dei manifesti: «nella prima settimana di Agosto, l’Assemblea Generale sarda contro l’occupazione militare, ha affisso manifesti e svolto volantinaggi in zone strategiche, nei paesi e nelle località di mare. I manifesti presentano scritte in sardo, inglese, italiano come “A FORAS“, “military bases, get out!” “LIBERAMUS SA SARDIGNA” e “we are fighting for the freedom of our land”».

Ma la lotta per la fine delle esercitazioni e per lo smantellamento totale dei poligoni e delle basi militari non finisce qui, anzi è appena iniziata. Prossima tappa sarà l’iniziativa “un murale in ogni città”. Un collettivo di giovani muralisti riempirà la Sardegna di murales contro l’occupazione militare. Il primo è stato già realizzato nello studentato occupato di Sa Domu a Cagliari. Poi a Settembre – come noto tra il 7 e l’11 del mese – il movimento si è dato appuntamento nel bosco di Selene a Lanusei, per AFORASCAMP 2016. Il programma prevede momenti di confronto, di studio e di analisi collettiva ma anche documentazione, concerti, spazi per i bambini ed escursioni. Il campeggio sarà solo «il primo vero banco di prova di quello che aspira a essere il movimento che andrà a combattere la prepotente presenza dei militari in Sardegna, rilanciando già da subito, con la nuova assemblea generale del 10 settembre, gli appuntamenti di lotta per il prossimo autunno. Sa luta no si firmat. A FORAS!»


Intanto negli stessi giorni il Fronte Indipendentista Unidu ha diramato un appello all’indipendentismo, organizzato o meno, per partecipare ai lavori dell’Assemblea Sarda. «Il lavoro» – scrivono i militanti del movimento indipendentista – «sta procedendo speditamente ma riteniamo necessario che l’indipendentismo dia un contributo ancora maggiore. 
Soltanto partecipando, avanzando proposte in maniera democratica e orizzontale è possibile fare nascere un movimento di liberazione dall’occupazione militare e dalla guerra, che sicuramente ad oggi rappresenta uno dei pilastri della lotta di liberazione del nostro paese».

Riconoscere la condizione di “occupazione militare” della nostra terra e costruire un grande movimento di massa – continua la nota – «è il primo passo necessario perché si costruisca un movimento di liberazione nazionale capace di toccare anche altri punti di vitale importanza».

di seguito il documento sulla campagna muraria dell’Assemblea Sarda:

https://www.facebook.com/notes/aforascamp2016/campagna-muraria-contro-loccupazione-militare-130-paesi-raggiunti-verso-il-campe/682294998602945

di seguito l’appello agli indipendentisti del Fronte indipendentista Unidu:

http://www.fronteindipendentista.org/en/notizie/comunicati/276-invito-aperto-al-movimento-indipendentista-per-una-massiccia-partecipazione-ai-lavoro-dell-assemblea-generale-sarda-contro-l-occupazione-militare.html

Casapound a difesa dell’occupazione militare della Sardegna

fasciPassano gli anni ma la funzione del fascismo è sempre la stessa, proteggere l’interesse dei potenti e delle classi dominanti con l’obbiettivo di frenare l’avanzata delle classi popolari e di imprigionare i popoli in cerca di libertà e indipendenza.

Come quel 02 agosto del 1980, mandati dalla N.A.T.O., servizi segreti italiani e criminalità organizzata, fecero da esecutori materiali della “Strage di Bologna”, oggi, dopo 36 anni i fascisti (del partito di Casapound) agiscono in difesa dei loro amici di vecchia data.

In sortita notturna a Sassari per compiere una delle loro “grandi azioni rivoluzionarie”, ovvero posare un sacco di immondizia recante il simbolo dell’euro e la scritta “La vostra accoglienza è solo business” sotto la sede cittadina del PD; hanno ben pensato, durante il loro tragitto, di coprire parte della campagna muraria contro l’occupazione militare della Sardegna portata avanti dall’Assemblea Generale Sarda.

La campagna muraria ha come obbiettivo la sensibilizzazione del nostro popolo sul tema delle basi militari; le stesse basi dove si esercita la N.A.T.O. per le sue guerre imperialiste (difese da P.D.  e stato italiano) che causano milioni di profughi e sfollati, gli stessi che poi approdano disperatamente sulle nostre coste in cerca di pace e di un pezzo di pane, e che oltre ad essere vittima dell’imperialismo subiscono lo sciacallaggio politico fascista che serve a distrarre le persone dal vero nemico: il capitalismo e il colonialismo.

«Ecco come cade la maschera dei fascisti di Casapound» – denunciano gli attiisti dell’Assemblea Generale Sarda – «che in passato hanno preso posizione critica contro le esercitazioni militari soltanto perché si addestrava Israele (ma in funzione antisemita, non certo anti imperialista o pacifista). Eccoli gli eroi di Casapound, difensori notturni di quelle basi militari volute dal PD e dalla N.A.T.O. che inquinano, colonizzano e impoveriscono la nostra terra, causando l’immigrazione dei nostri giovani e l’esodo di migliaia di disperati dalle zone colpite dalla guerra costringendo chi rimane ad una vita di miseria e malattie».

per informazioni su AFORASCAMP consultare il seguente link

https://aforascamp2016.noblogs.org/

No aperture selvagge dei centri commerciali: la lotta continua!

5È proseguita oggi la campagna contro le aperture selvagge dei grandi centri commerciali al mercato civico di Alghero lanciata ai primi di luglio da diversi movimenti indipendentisti e associazioni dopo la decisione del Carrefour di Quartu S. Elena di aprire anche la notte.
Attivisti del Fronte Indipendentista Unidu, la Confederazione Sindacale Sarda, il collettivo s’Idea Libera, l’associazione Altra Sardegna si sono dati appuntamento alle 10 all’ingresso del mercato in ia Sassari con bandiere e volantini e hanno fatto una “spesa civica” con delle sporte su cui hanno applicato dei manifesti in italiano, sardo e algherese.

6I commercianti hanno interagito con gli attivisti e hanno rincarato la dose: «è una vergogna, la grande distribuzione è una piaga per l’economia e il commercio locale» – ha sostenuto una signora molto agguerrita che ha un banco frutta a mercato di via Sassari – «io sono per la chiusura settimanale di tutti gli esercizi commerciali. Tutti hanno diritto al giorno di riposo. E poi sfruttano i lavoratori con turni massacranti e ormai li pagano anche con i voucher».

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Diversi commercianti hanno voluto farsi immortalare con le sporte della spesa civica utilizzando uno dei manifesti in algherese che è anche lo slogan della mobilitazione: “Ajura l’economia local. Compra à lu malcat”.

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Durante l’iniziativa sono stati distribuiti anche dépliant del comitato sardo “pro su traballu, sa dignitade e sa vida” e in diversi hanno sottoscritto l’appelo per una legge regionale sul lavoro presentata come reale alternativa alla disoccupazione dilagante.

La mobilitazione riprenderà a settembre.

Renzi in Sardegna, i docenti sardi: “la sua riforma provocherà un esodo”

docenti_sardiIeri in una città deserta e blindatissima, è arrivato il capo del Governo dello stato italiano, ad incontrare un governatore sardo eletto con una legge  di marca fascista, che praticamente ha tenuto fuori dal consiglio regionale il 20% dei partiti scelti dai cittadini sardi.

L’incontro è avvenuto a porte chiuse, in un clima da stato d’assedio, ed è stato firmato un “patto” che dovrebbe investire nell’isola circa tre miliardi di euro in infrastrutture e opere pubbliche. I precedenti sono infausti e si sono conclusi con una penetrazione colonialistica, l’italianizzazione forzata e uno sradicamento dell’economia sarda, che ha impoverito e devastato l’isola: la legge del miliardo fascista (il R.D. 6 novembre 1924, n. 1931) e il piano di rinascita (L. n.588 dell’11 giugno 1962)

Per l’occasione, a rompere il coro di voci bianche filo-renziane, è arrivato un duro comunicato del movimento dei docenti sardi, che la scorsa estate ha riempito le giornate estive di proteste contro la legge 107, nota come “la buona scuola”, voluta a gran voce proprio da Renzi.

I docenti sardi si chiedono cosa abbia fatto il governatore Pigliaru, per arginare gli effetti disastrosi che la legge 107 potrebbe avere sul corpo docente sardo e conseguentemente sulla scuola sarda: “siamo a conoscenza che alcune regioni stanno prendendo provvedimenti per scongiurare l’esodo e difendere la scuola da una emorragia che la impoverirebbe. In Sicilia per esempio, l’esubero nella scuola secondaria di II° grado è stato compresso a 126 cattedre, rispetto alle 288 iniziali. Un altro esempio è quello della Campania, dove il Direttore dell’USR Campania, nell’incontro sugli organici con i sindacati, ha comunicato la necessità di convertire i 325 posti liberi in organico di diritto, in seguito ai pensionamenti, in altrettanti posti da destinare all’assorbimento di neo immessi in ruolo sull’organico di potenziamento, già perdenti posto a livello statale. In Puglia il Consiglio regionale impegna la giunta a portare all’attenzione della Conferenza Permanente Stato-Regioni, un confronto finalizzato a rendere la situazione stabile e duratura per il personale docente pugliese che ha prestato servizio pluriennale presso le istituzioni scolastiche”.

E la Sardegna? – si chiedono i docenti sardi – “Nonostante la nostra sia una Regione a Statuto Speciale e l’articolo 5 dello statuto permetta alla Regione «di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado (…)» “e nonostante il fatto che, i docenti sardi siano del tutto penalizzati non avendo alcuna regione di prossimità da indicare come “preferibile”, e la scuola sarda sia del tutto sofferente perché gli indici di abbandono scolastico sono i più alti a livello dello stato, non vediamo né da parte dell’USR, né da parte del Consiglio Regionale, alcun tentativo di difendere la scuola sarda e i suoi docenti. Ricordiamo inoltre che la Regione Sardegna non ha impugnato la legge 107. La RAS è una regione autonoma solo a parole, ma nei fatti è un governo in tutto e per tutto subalterno alle decisioni prese dal governo “amico”. I docenti sardi e la scuola sarda sono stati lasciati completamente alla mercé di un freddo cervello elettronico che deciderà senza tenere in alcun conto le reali esigenze di lavoratori, studenti e famiglie”.

 

La battaglia d’estate contro l’occupazione militare

fuoco-poligoniIl Movimento contro l’occupazione militare della Sardegna continua ad organizzarsi e dà appuntamento per la terza assemblea generale, che si terrà stavolta a Lanusei domenica prossima, 24 luglio, alle ore 15 nell’aula consiliare del comune.

Dopo le assemblee di Bauladu e Oristano  si arriva, così, al terzo incontro nazionale, proprio in una delle «regioni della nostra terra maggiormente distrutte e provate dall’occupazione militare».

Finora gli attivisti si sono confrontati sulle strategie politiche e sui metodi di comunicazione, formando gruppi di lavoro e discutendo le proposte. A Lanusei si entrerà nella fase operativa della campagna d’estate.

Il Movimento contro l’occupazione militare lancerà proprio a Lanusei una grande campagna muraria con manifesti e volantini diretti a turisti e emigrati sardi (oltreché ai cittadini sardi residenti) curata dal Gruppo Comunicazione del collettivo: «lo stesso Gruppo porterà quindi a Lanusei il lavoro ultimato e si procederà alla distribuzione del materiale stampato. Inoltre si dovranno decidere durante l’assemblea le date precise o il periodo della Campagna e l’individuazione delle aree di competenza. Verranno presentate le proposte dei murales da disegnare durante l’estate sul territorio sardo» – precisano i responsabili in una nota.

A Lanusei si discuterà di una seconda iniziativa da svolgersi tra il 7 e l’11 settembre, cioè il campeggio. Il gruppo che se ne occupa dovrà rendicontare lo stato dei lavori per la sua realizzazione.

Ma questi sono solo due fra i tanti campi d’azione pianificati dal Movimento contro l’occupazione militare. Infatti probabilmente diversi gruppi che si occupano di altre tematiche, sempre di contrasto all’occupazione militare, stavano proponendo di potersi riunire a margine dell’assemblea o direttamente il giorno dopo per discutere in maniera più efficace e finalizzata.

Di seguito l’evento Facebook che sta girando in rete, che mira a diffondere l’importante appuntamento ogliastrino.

https://www.facebook.com/events/1101006586660103/