Laura Fois: “perché ho scelto la Sardegna”

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Intervista a Laura Fois sulla sua coraggiosa scelta di tornare a vivere in Sardegna  nonostante il brillante curriculum e le buone prospettive all’estero e sulla sua esperienza da candidata alle comunali di Casteddu con Cagliari Città Capitale.

Perché hai rifiutato uno stage presso la Comunità Europea scegliendo di rimanere in Sardegna?

Molte volte mi son messa in discussione all’estero, facendo anche i lavori più umili. Quando a Londra avevo già un lavoro stabile e potevo far carriera, mi son detta che non era quello il posto in cui avrei voluto continuare a realizzarmi e a vivere. La Sardegna è stata la mia scommessa, quella più difficile ma anche quella più stimolante. Sono convinta che le opportunità ci siano anche qui, bisogna far fatica certo, più che in altri luoghi, avere pazienza, continuare ad aggiornarsi e presto o tardi si raccoglie ciò che si semina. Certo, viviamo in un periodo di grosse incertezze e precarietà, tuttavia ci sono più possibilità, anche nel campo del lavoro autonomo.

Militi da diverso tempo nell’indipendentismo. Come concili la militanza politica con le tue altre molteplici attività?

Non è un impegno a tempo pieno, ovviamente. Si sacrifica un po’ la vita privata ma è vero anche che si può far politica ogni giorno, scrivendo, partecipando e stimolando i dibattiti offline e online. Molte scelte che facciamo nel quotidiano possono essere un atto politico e credo che formare massa critica sia una delle priorità per compiere un processo collettivo e deciso di coscienza nazionale. Stiamo affrontando una crisi generalizzata della struttura partitica, ma la costituzione di sempre più liste civiche nelle tornate elettorali dimostra un certo moto e interesse dal basso che può essere interpretato sia come disaffezione ai partiti tradizionali sia voglia di contribuire a cambiare il sistema esistente. La politica deve studiare questi processi e coinvolgere i cittadini, non solo nel periodo delle elezioni. Come ProgReS, che è un partito giovane, organizziamo tutto l’anno diversi incontri, anche di formazione. Per le amministrative di Cagliari (si vota il 5 giugno), facciamo parte della coalizione civico-indipendentista di Cagliari Città Capitale, l’unica che mette in discussione il rapporto con lo stato italiano e che ritiene urgente avviare un processo culturale, sociale  e politico nuovo che dia concretezza emancipativa alla Sardegna. Siamo molto contenti del lavoro svolto, perché siamo riusciti a comporre una lista che rappresenta il mondo indipendentista cagliaritano (ne fanno parte infatti anche indipendenti ed esponenti di associazioni, anche universitarie), sia perché alla coalizione di Cagliari Città Capitale hanno aderito organizzazioni di cittadini impegnati e sensibili ai temi dell’ambiente, dell’energia e della cultura.

Che suggerimenti ti senti di dare ai neolaureati sardi che pensano che solo “fuori” ci sia un’alternativa?

I giovani oggi sono giustamente disorientati sia perché l’offerta formativa, dalle scuole alle università, spesso non è al passo con i reali bisogni del “mercato del lavoro”, sia perché l’offerta di lavoro è scarsa, limitata o è troppo specializzata. Allo stesso modo mancano molte competenze che richiede l’economia di Internet e professionisti digitali. Per questo il ruolo dei Comuni e della Regione deve essere anche quello di stimolare, prima dell’offerta, la domanda di lavoro, prestare cura e attenzione anche alla fase di recruiting, ed elaborare politiche volte a un’occupazione ragionata che abbraccia i vari settori, dall’agricoltura ai servizi. Solo fuori c’è un’alternativa? No, ma di certo le esperienze all’estero servono e sono altamente consigliate per temprare il carattere, assimilare nuovi punti di vista, osservare e riportare, ove possibile, best practices, e acquisire quelle esperienze che per diversi motivi non è possibile praticare qui. La Sardegna, da parte sua, deve avere la preparazione e il coraggio di proporsi essa stessa come un’alternativa aperta, seria, concreta e preparata alle sfide della modernità, in modo che anche qui sempre più persone vengano ad apprendere e a realizzare progetti e iniziative di respiro. internazionale. Impegniamoci tutti insieme.

Dicevamo che tra i tuoi numerosi impegni e passioni c’è la scrittura, in particolare i racconti. Ancora un sogno nel cassetto o progetto che sta prendendo corpo?

Scrivo da quando ero piccola, per passione e necessità. Sto per finire un libro, che ho in cantiere da ormai troppo tempo. Racconta la nostra generazione. Vorrei anche menzionare una delle mie recenti collaborazioni, quella con la rivista “Sardegna Immaginare”, un nuovo e ottimo prodotto editoriale cartaceo e online, semestrale e apolitico, che permette di scoprire angoli spesso sconosciuti agli stessi sardi. Per il resto sono sempre pronta a lavorare a nuovi contenuti e progetti.

http://www.cagliaricittacapitale.com/it/

Collu: ecco come stiamo costruendo l’alternativa nazionale ai partiti unionisti

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Intervista a tutto campo a Gianluca Collu, segretario politico del partito indipendentista ProgRes

Perché ProGres alle amministrative di Cagliari sostiene l’alleanza “Cagliari Città Capitale”?

Il coordinamento regionale di ProgReS Casteddu sta lavorando al laboratorio politico di Cagliari Città Capitale da circa un anno. Assieme alle associazioni civiche Me-Ti, Sardegna Sostenibile e Sovrana, e a un valido e competente gruppo di cittadini si è discusso, redatto e sottoscritto il Patto Costitutivo dove sono delineati i principi e gli obiettivi della nostra coalizione, tra i quali, alcuni dirimenti per noi indipendentisti, come il riconoscimento della nazione sarda e il conseguente diritto all’autodeterminazione, la fine dell’autonomismo e delle alleanze con i blocchi di potere italiano del centrodestra e centrosinistra, la difesa degli interessi dei sardi e della Sardegna.

Coerentemente con la nostra linea politica, che non prevede alleanze con i partiti italiani, abbiamo messo al servizio del progetto la nostra visione e le nostre competenze per dare forma a uno spazio politico che permetta anche a chi non è indipendentista di poter lavorare al programma per la città di Cagliari.

Quali forze partecipano al progetto “Cagliari Città Capitale”? 

Le forze che partecipano sono civiche, indipendentiste e ambientaliste. Abbiamo ascoltato e cercato il dialogo con tutte le parti attive della società, con tutti i soggetti politici sardi e le liste civiche, in una città dove gli interessi economici e politici sono ancora fortissimi, questa è la sintesi che è emersa. Il nostro è un laboratorio politico aperto e inclusivo, tutte le sarde e i sardi liberi possono contribuire a costruire per Cagliari una Capitale degna di questo nome, una capitale sarda al centro del Mediterraneo e del mondo.

L’alternativa italiana è quella che conosciamo tutti: una mediocre città di provincia, capoluogo di una periferica e isolata regione italiana. Forse neanche questa descrizione rende bene l’idea, se diamo uno sguardo ai media e telegiornali italiani non c’è traccia delle amministrative di Cagliari. Sono altre le città che contano.

Su queste basi abbiamo scelto di sostenere il nostro candidato Sindaco Enrico Lobina, una persona preparata e onesta (merce rarissima di questi tempi), giovane ma con esperienza, pur non provenendo dal mondo indipendentista riconosce la Sardegna come una  Nazione, così come riconosce il naturale diritto all’autodeterminazione del nostro popolo.

Per questo se devo dare un consiglio ai cagliaritani, soprattutto ai tanti giovani e meno giovani delusi dalla politica e che purtroppo hanno smesso di esercitare il fondamentale diritto di voto, gli suggerirei di informarsi sulle nostre proposte e il nostro orizzonte: non promettiamo favori, promettiamo impegno e serietà. Siamo noi l’unica alternativa credibile ai gattopardi civico-unionisti di centrodestra e agli unionisti-sovranisti di centrosinistra.

La presenza dei Verdi nella coalizione ha suscitato alcune critiche. Puoi chiarire meglio la questione? 

La questione è molto semplice e trasparente, noi siamo interessati a coinvolgere la parte libera e attiva della società sarda nel nostro percorso di emancipazione nazionale. La struttura federale dei Verdi, attivi un po’ in tutta Europa, fa si, così come accade in Sardegna, che non dipendano da una segreteria romana e abbiano totale autonomia sulle scelte politiche e di alleanza sul territorio. Sono uno spaccato della società sarda con cui possiamo collaborare a queste amministrative. Per aderire al progetto CCC, hanno affrontato un duro dibattito interno, hanno scelto di affrancarsi dall’area del centrosinistra italiano per iniziare un percorso diverso, hanno elaborato un documento dove annunciano il cambio di linea politica, oltre ad aver sottoscritto il Patto Costitutivo di cui sopra. Noi di Progetu Repùblica rappresentiamo l’unico partito della coalizione, a Cagliari siamo l’unico partito sardo non alleato con i partiti italiani, proponiamo un indipendentismo dinamico e di governo che vuole confrontarsi sui progetti. Non ci interessa il ruolo residuale degli antagonisti contro tutto e tutti.

Ritengo fondamentale interrompere l’egemonia politica dei partiti unionisti in Sardegna, ma per fare ciò non basta dire semplicemente “cacciamoli via”, serve una strategia. Attualmente gli scenari possibili in un’ottica di governo che parta dalle comunità e arrivi al parlamento sardo  sono due: o ci si allea come stampella dei partiti italiani o si crea un’alternativa di governo, forte e credibile. Progetu Repùblica crede nella alternativa nazionale e nella necessità di destrutturare i partiti italiani dall’esterno. La presenza dei verdi sardi nel nostro spazio politico significa esattamente questo.

Senza il vostro partito non si sarebbero raccolte le firme del “fiocco verde” per l’istituzione dell’agenzia sarda delle entrate. Ora la Giunta Pigliaru dichiara chiusa la vertenza entrate e ha annunciato l’istituzione dell’ASE. Cosa ne pensi?

Parlare della Vertenza Entrate e del suo epilogo mi crea un forte disagio misto a un senso di rabbia. Il fiocco verde era un progetto nato con ProgReS nel quale io e tutti gli attivisti del partito abbiamo riposto fiducia, lavoro e impegno. Il disegno di legge che abbiamo presentato nei consigli provinciali, su cui abbiamo raccolto trentamila firme, pur avendo un carattere politico trasversale, era decisamente più ambizioso. Mi fa specie pensare a come hanno chiuso la vertenza condonando, se consideriamo anche il primo famigerato accordo Soru-Prodi, nel complesso nove miliardi di euro allo stato italiano. Hanno accettato il pagamento in comode rate di soli novecento milioni di euro, se penso che un nostro slogan ai tempi della raccolta firme per il disegno di legge era “Itàlia boga sa pilla”. Attualmente l’unica prospettiva sembra quella di istituire una agenzia sarda con competenze di semplice accertamento-vigilanza, in altre parole un nuovo carrozzone politico. Il paradosso è che la giunta Pigliaru, in evidente deficit di popolarità e consensi, si affanna nei toni trionfalistici, definendo questi risultati come dei traguardi epocali. Se sono questi i successi storici per la nostra terra siamo a posto.

Avete sostenuto pubblicamente la necessità di costruire una “alternativa nazionale sarda”. Puoi spiegarci? 

È la nostra strategia politica, una linea politica espressa nelle ultime due tesi congressuali. Dopo le ultime elezioni nazionali del 2014, assieme alle associazioni civiche Gentes e Comunidades che avevano dato forma alla coalizione Sardegna Possibile, abbiamo aperto un dialogo con tutti i soggetti politici sardi per pianificare la costruzione di un alternativa che ambisca a governare la Sardegna. Con alcune organizzazioni il confronto è più avanzato, con altre meno ma la volontà comune è di puntare a un progetto condiviso alle prossime nazionali sarde, nel 2019. Vogliamo offrire al nostro popolo una scelta valida, giusta e onesta al di fuori degli schieramenti italiani.

http://progres.net/

CSS: Perché non aderiamo allo sciopero dei sindacati italiani

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La posizione della CSS (Confederazione Sindacale Sarda) sullo sciopero Provinciale di Sassari indetto dai sindacati italianisti CGIL, CISL e UIL territoriali è chiara: nessuna adesione. Alcuni punti   della chiamata sono irricevibili – spiegano i sindacalisti sardi in una nota stampa –  in particolare non c’è condivisione sul “rilancio del protocollo operativo sulla Chimica Verde a Porto Torres e con l’attivazione degli investimenti previsti per l’attivazione di tutte le filiere produttive comprese nel progetto industriale”.

Il sindacato sardo non ha mai ceduto alle sirene dell’ENI che ha usato lo specchietto per le allodole della “chimica verde” solo per non finanziare le bonifiche. Inoltre la CSS di Sassari  non è  d’accordo con la richiesta di costruzione del 5° Gruppo previsto per il Polo Energetico di Fiume Santo anche “considerate le ultime notizie sul disimpegno della Ep in virtù del calo dei consumi energetici in Sardegna e della non economicità dell’investimento, nemmeno a Carbone”.

Il Sindacato sardo non concorda nemmeno con la prospettiva di metanizzazione  che la Regione continua a promettere nell’area di Porto Torres ed in altri poli della Sardegna:  “anni di riflessioni, analisi e ricerca di soluzioni alternative per l’economia, per le politiche energetiche e per il riutilizzo produttivo dei rifiuti prodotti in Sardegna, hanno fatto maturare la consapevolezza della di superare l’Economia Lineare che  utilizza e sfrutta le risorse naturali e i suoi residui,  bruciandoli per produrre calore contribuendo ad inquinare la Sardegna e tutto il pianeta”.

Tutti gli altri punti della Piattaforma dello Sciopero Provinciale sono condivisibili, ma cozzano con le proposte su Fiume Santo e su Matrika  e non facilitano l’avvio di quella economia circolare nella quale la CSS crede e punta,  vale a dire un’economia che sostiene la circolarità di nuova vita dei materiali e delle sostanze non inquinanti.

È tempo di scelte storiche e abbiamo davanti due modelli in netta antitesi: da un lato le vecchie logiche produttiviste ed oligarchiche basate sullo strapotere e sull’arbitrarietà delle multinazionali inquinanti, dall’altro il ritorno alle produzioni naturali e biologiche  che riportano a fertilità gli ambiti territoriali dimessi ma ancora produttivi con l’utilizzo di terre abbandonate o sottoutilizzate e con  il ritorno alla naturalezza dei prodotti ed alla cura delle coltivazioni delle tipicità locali. Lo stato italiano e la Giunta regionale “come veri colonizzatori, approvano  leggi, norme e regolamenti che contrastano totalmente con il modello di un ritorno all’Economia Circolare, sostenuta in Sardegna da millenni di Comunitarismo, rispettoso dell’equilibrio tra esseri viventi e natura”.

Sotto questo aspetto la linea dei sindacati Italiani promotori dello sciopero del 26 non si discosta da quella governativa  ed è per questo che la CSS non può aderire.

Per questo la Confederazione Sindacale Sarda dichiara la sua netta differenziazione di  linea politica e  sindacale considerando maturo il passaggio da una Economia ormai fuori mercato come quella lineare, autoritaria, oligarchica ed inquinante ad una Economia Circolare capace di creare una vera nuova occupazione in un  periodo storico di profondi cambiamenti come quello che stiamo vivendo.

Di seguito il documento conclusivo dell’Assemblea Territoriale dei Quadri e Delegati di CGIL CISL UIL che ha indetto lo sciopero generale provinciale del Sassarese:

http://www.fiumesanto.com/home/cgil-cisl-uil-sciopero-generale-provinciale-per-26-maggio/

2 giugno a Bauladu: Assemblea generale contro l’occupazione militare

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Hanno trascorso il mese di maggio a girare per tutta la Sardegna, dalle principali città ai paesi più piccoli. Ovunque ci fosse qualcuno interessato i ragazzi del Comitato Studentesco contro l’Occupazione Militare arrivavano con una presentazione dettagliata sull’occupazione militare, sui danni provocati all’ambiente e alla salute a causa delle esercitazioni e delle sperimentazioni, sulle gravi ripercussioni economiche, sui rapporti fra università sarde e istituti di ricerca israeliani, sulle coperture politiche su cui l’Esercito italiano può contare che toccano sostanzialmente (più o meno ambiguamente)  tutti i partiti del centro destra e del centro sinistra italiano.

Dopo ogni presentazione i militanti del comitato prendevano appunti, raccoglievano idee e proposte con il proposito di raccogliere tutti gli spunti utili per rilanciare il movimento contro l’occupazione militare su basi finalmente democratiche, di partecipazione e di ampio coinvolgimento confrontandosi con tutte quelle realtà antimperialiste, indipendentiste, antagoniste e ambientaliste che nell’isola si battono da decenni, spesso però in maniera scollegata e saltuaria.

Il prossimo 2 giugno a Bauladu è convocata un’assemblea generale sul tema. Non è causale né la data né la locazione. «Quel giorno – scrivono gli esponenti del comitato – commemorazioni civili e parate militari si susseguiranno per le città della Sardegna e dell’Italia per ricordare la nascita della Repubblica Italiana. Una repubblica che da metà degli anni ’50 ha deciso che la Sardegna sarebbe dovuta diventare la portarei della Nato e una terra di esercitazioni militari. Nonostante nel corso del tempo ci siano state limitate dismissioni, tutt’ora il 61% del demanio militare italiano risiede sul territorio sardo».

Bauladu invece è stata scelta per la sua collocazione centrale a testimoniare una chiamata a raccolta di tutte le forze che sul territorio nazionale sardo sono impegnate nella lotta contro l’occupazione militare che è un problema di tutta la nazione e non localizzato.

All’assemblea saranno presenti tutte le soggettività politiche e di movimento che hanno sfidato l’Esercito Italiano nel corso degli ultimi anni e – assicurano gli organizzatori – non ci saranno né capi né programmi precostituiti. Il comitato si limiterà a presentare un resoconto degli incontri territoriali e delle proposte raccolte, tutto il resto sarà da costruire paritariamente e in piena democrazia.

È una sfida a tutte le divisioni che in questi anni hanno impedito al movimento di decollare davvero, ma gli organizzatori sembrano essere ottimisti: «il 2 si riparte da zero, noi da promotori ritorniamo in platea e ci rimettiamo a quello che uscirà da quel giorno auspicando un confronto sincero, orizzontale e inclusivo».

L’apuntamento è previsto per giovedì 2 giugno, nel centro sociale di Bauladu, piazza Emilio Lussu alle ore 15:00

Ecco il documento di lancio degli incontri territoriali e dell’assemblea del 2 giugno.

https://mobile.facebook.com/notes/comitato-studentesco-contro-loccupazione-militare-della-sardegna-cagliari/per-unassemblea-generale-sarda-contro-loccupazione-militare/1734539340163100/?_ft_=top_level_post_id.1734539340163100%3Atl_objid.1734539340163100%3Athid.1495308614086175%3A306061129499414%3A51%3A0%3A1462085999%3A-7210932826402146828

Cagliari chiama Sardegna: costruire l’alternativa nazionale

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Ieri 20 maggio il partito indipendentista ProgRes ha presentato la sua lista per le elezioni comunali di Cagliari al Jester Club, in via Roma 257.

La lista è una delle quattro che compongono la coalizione civico, indipendentista, ambientalista e progressista Cagliari Città Capitale.

Il segretario di ProGres Gianluca Collu ha rotto il ghiaccio con una feroce ma equilibrata e motivata critica alla Giunta Pigliaru su trasporti, sanità e sul tema caldissimo della vertenza entrate.

La distanza rispetto alla linea dell’esecutivo regionale non potrebbe essere più abissale e il giudizio sul suo fallimento non potrebbe essere più netto.

Dopo Collu sono intervenuti i candidati consiglieri della lista di ProGres. Fra questi Ivo Murgia ha fatto un intervento tutto in sardo puntando sulla centralità culturale e storica di Cagliari; Daniela Concas, portavoce del comitato No Trivelle Sardegna, si è fermata soprattutto sui temi ambiente ed energia; Laura Fois ha toccato i punti “lingua” ed  “istruzione”.

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Il candidato a sindaco Enrico Lobina, consigliere comunale uscente della Giunta Zedda da cui ha maturato sul campo una distanza sempre crescente rispetto alle politiche del sindaco di SEL e all’idea stessa del “centrosinistra italiano” fino a sancire una netta presa di distanza, ha chiaramente sottolineato come la “ragion di stato non sia la ragion di Sardegna”, cioè come gli interessi dello stato e dei partiti colonialisti non coincidano con gli interessi del popolo sardo. Lobina ha poi valorizzato il processo partecipativo e “circolare” del laboratorio Cagliari Città Capitale che si è basato sulla democrazia dal basso, sulla militanza e sull’assenza di leader dirigisti.

L’atmosfera era quella dei momenti importanti, cioè di una esperienza che va ben oltre le mere elezioni amministrative e che traccia una linea – per dirla con le parole del coordinatore di Progres di Cagliari Fabio Usala – finalizzata a “costruire un’alternativa politica per tutta la Sardegna al duopolio dei blocchi italiani di centro destra e centro sinistra, che noi chiamiamo Agenda 2019

A sostenere il respiro nazionale e non meramente territoriale o comunale del progetto la presenza di due movimenti indipendentisti non direttamente coinvolti nella competizione cagliaritana: Sardigna Natzione e Fronte Indipendentista Unidu che hanno portato i saluti.

Quest’ultima organizzazione è uscita poche ore prima con un comunicato che non lascia spazio ad equivoci:

“Il Fronte Indipendentista Unidu è nato per garantire la presenza di una forza indipendentista democratica e coerente e sosterrà ovunque queste liste civico-indipendentiste nella convinzione e nelle consapevolezza che si inseriscono nel solco della costruzione di una grande alternativa nazionale da opporre allo schieramento coloniale”

http://www.cagliaricittacapitale.com/it/2016/05/11/programma-politico-amministrativo/

In Sardegna l’acqua ci avvelena e ci deruba

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(Nella foto l’immagine utilizzate dalla campagna del Fronte Indipendentista Unidu contro Abbanoa)

In molte parti dell’isola bere acqua è pericoloso! È di ieri per esempio l’ordinanza del sindaco di Sassari Nicola Sanna che dichiara l’acqua fornita da Abbanoa non potabile dopo i controlli compiuti dal dipartimento di Prevenzione-servizio Igiene degli alimenti e della Nutrizione della Asl.

Ma vediamo in sintesi com’è stata in questi anni la gestione di questo ente.

La truffa di Abbanoa

Secondo l’ISTAT il 54,3% dell’acqua erogata annualmente in Sardegna è dispersa. La domanda che sorge spontanea è: perché e dove va a finire?

Abbanoa, l’attuale gestore unico dell’acqua “potabile”, usufruisce delle proprie reti oramai vetuste, malandate e colabrodo, nonché obsolete e pericolose, dato che non di rado hanno lo stesso decorso delle linee elettriche e fognarie: si sono profilati episodi in cui sono state riscontrate, infatti, alte cariche batteriche con la presenza di cospicue quantità di Escherichia Coli, batterio normalmente presente nelle feci.

Quanta acqua viene sprecata?

Come già detto, il 54,3% dell’acqua immessa nella rete idrica è dispersa tramite le innumerevoli fenditure e lesioni subite negli anni dalle tubature. Questa percentuale fa parte di un set di dati ISTAT, calcolati sulla differenza tra acqua immessa e acqua erogata sul totale dell’acqua introdotta nelle reti comunali di distribuzione idrica.

Nonostante le incalcolabili perdite di acqua nella nostra terra e il conseguente disservizio che viene a crearsi periodicamente, fronteggiamo quotidianamente le ricevute delle bollette riportanti prezzi esorbitanti ed in costante aumento: è evidente che Abbanoa, come ogni mulino, vuol la sua “acqua”.

In Sardegna, come in Italia, l’importo riportato dalle bollette che riceviamo si presta a pagare il servizio di erogazione, non l’acqua che è, invece, ancora un bene pubblico. Allora per quale motivo il prezzo dell’erogazione, da quando il gestore è Abbanoa, è triplicato nonostante l’inefficienza delle reti idriche,al fornimento di acqua non potabile o alla frequente assenza d’acqua?

Come fece notare nel gennaio del 2015 il Fronte Indipendentista Unidu con una occupazione della sede sassarese di Abbanoa, c’è un altro grave problema: la “conciliazione delle bollette pazze”. Molti utenti ricevono, infatti, bollette il cui prezzo ammonta a decine di migliaia di euro, sebbene non ne abbiamo mai ricevuta una. Quindi perché per anni non si è provveduto a spedire le bollette ogni due mesi, come da contratto? C’è una strategia usuraia dietro questa scelta?

Tra le varie richieste gli indipendentisti annoveravano anche quella dell’azzeramento della dirigenza di Abbanoa dimostratasi incapace di gestire l’ente e, insieme ad esso, la moratoria dei debiti pregressi per ristabilire un legame fiduciario e collaborativo tra ente gestore e utenza.

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(Nella infografica la crescita dei prezzi delle bollette anno per anno da quando è nata Abbanoa ad oggi)

A quanto ammonta il costo dell’acqua in Sardegna?

SEO, Sardinian socio- Economic Observatory, mette in luce i dati ISTAT inerenti i costi dell’acqua e le quantità utilizzate e disperse nella nostra terra. Dall’articolo e dalle info- grafiche emerge che i costi dal 2005, anno dopo la nascita di Abbanoa, sino al 2015 hanno subito un incremento dell’81% (quindi, mentre nel 2005 la bolletta segnalava € 15 di saldo nel 2015 la medesima ne mostrava € 27,15).

“Viene riportato il trend storico degli aumenti del costo dell’acqua a partire dal 2005 per arrivare al 2015. I dati utilizzati sono stati presi dal sito del gestore unico d’ambito ABBANOA spa*. La Tariffa unica d’ambito è il costo di base necessario per calcolare gli incrementi e le riduzioni a seconda della tipologia di utenza e della quantità di consumo”.

Per ulteriori e più approfondite informazioni:

https://seosardinia.wordpress.com/2016/03/10/acqua-in-sardegna-il-costo-e-aumentato-dell81/

http://www.slideshare.net/slideistat/01-stefano-tersigni

 

Elezioni universitarie a Cagliari: Scida unica alternativa al duopolio UDU-CL

Il 18 e il 19 maggio si svolgeranno le elezioni universitarie nell’Ateneo cagliaritano. Abbiamo intervistato Andrìa Pili sulla strategia e sulle proposte dell’organizzazione indipendentista giovanile Scida che si presenta con il suo simbolo.

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  • Quali sono i punti più importanti del vostro programma elettorale?

Il nostro programma generale – per gli organi centrali – è incentrato su tre punti fondamentali: la parità tra la lingua sarda e la lingua italiana; la concezione di un ateneo di Cagliari posto al servizio dello sviluppo della Sardegna, quindi la rottura della sua collaborazione con i soggetti responsabili del nostro sottosviluppo (dalle multinazionali all’Esercito Italiano), l’obiettivo di un ruolo attivo in supporto della nostra economia e l’elaborazione di una didattica più diretta alla conoscenza della nostra realtà; l’idea di Università pubblica, perché gli studenti sardi siano posti nelle condizioni di esercitare il proprio diritto allo studio, al di là delle condizioni sociali di svantaggio o delle proprie difficoltà formative.

  • Avete stretto un’alleanza con la lista Link per spezzare il duopolio UDU-CL. Quali sono i termini dell’accordo?

L’accordo tra noi e la Link Cagliari, riguardo queste elezioni, è stato reso possibile da alcune condizioni: la nostra non competizione (Scida si presenta per i consigli studenteschi e gli organi centrali; Link Cagliari presenta un proprio candidato al CNSU, in cui la nostra lista non potrebbe candidarsi); la comune avversione alle due organizzazioni maggioritarie; la comune indipendenza del movimento studentesco dai partiti di potere, dunque la non compromissione della Link con i partiti responsabili della nostra dipendenza; la nostra comune visione di Università pubblica, contro il modello educativo neoliberale. Ognuno dei gruppi si è impegnato a farsi carico delle domande dell’altro: ad esempio, abbiamo chiesto che il loro candidato si faccia carico, se eletto, di richiedere una riforma del CNSU che permetta un collegio unico per la nostra isola e di proporre delle mozioni in favore di maggiori competenze della Regione Autonoma in materia di istruzione e ricerca. Inoltre, noi abbiamo intenzione di portare non solo le richieste degli studenti «indipendentisti» ma anche di coloro che- da un punto di vista progressista- non si sentono rappresentati dal duopolio della rappresentanza formale. Anche per questo, la nostra collaborazione non si fermerà a queste elezioni: la costruzione dell’Università sarda, contro la dipendenza ed il neoliberismo, passa necessariamente dalla creazione di una nuova fase del movimento studentesco sardo, ostile all’oligarchia politica e accademica, in cui il nostro diritto all’autodeterminazione sia centrale.

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  • Esistono molti legami fra Università e ricerca e produzione bellica. Scida che posizione ha in merito?

Nel nostro programma abbiamo chiesto la modifica del Codice Etico d’Ateneo per impedire questi legami tra l’Università di Cagliari e la guerra imperialista. Inoltre, chiediamo che il nostro ateneo esca dal Distretto Aerospaziale della Sardegna, di cui abbiamo sempre denunciato il ruolo nella riqualificazione in senso militarista del Poligono di Quirra. La nostra Università ha anche stabilito delle relazioni con il Technion, istituto tecnologico sionista implicato direttamente nell’oppressione palestinese, tramite la prorettrice Micaela Morelli (la quale, oltre che farmacologa, è anche una dirigente soriana del PD sardo); abbiamo chiesto di bloccare questa collaborazione e di impedirne altre con gli atenei israeliani, in quanto- alla luce della recente presenza dell’Esercito sionista nelle esercitazioni militari in Sardegna- riteniamo che esse finiranno per toccare anche direttamente l’ambito bellico (pensiamo ai droni). Opporci alla collaborazione tra UniCa e Israele significa opporsi all’oppressione del popolo palestinese e del popolo sardo; un grande esempio di internazionalismo applicato e non astratto.

http://scida.altervista.org/

È naschidu, su 7 de Maju, Libe.r.u

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È naschidu ufitzialmente, su 7 de Maju, in Casteddu, Libe.r.u, Liberos, Rispetados, Uguales (dae su motu de su poeta de Tonara Pepinu Mereu), unu partidu de sa manca indipendentista, unu sogetu politicu nou chi at a cuncurrere, umpari a totus sos ateros, partidos e movimentos, chi dae semper bi creent, a sa pelea pro sa libertade e s’indipendentzia de sa Sardigna. L’at ispiegadu sapadu in s’addobiu fatu in Casteddu, cun sos giornalistas, sa segreteria politica: Per Franco Devias, Laura Celletti, Riccardo Sanna e Cesare Contu.

Libe.r.u. naschet comente partidu de sos triballadores sardos chi devent torrare padrones de sa terr’ issoro.

Vincenzo Monaco, idee della CSS su “federalismo dei comuni”, lavoro e sinergia internazionale con i sindacati delle nazioni senza stato.

In occasione dell’inaugurazione della sede della Confederazione Sindacale Sarda a Sassari abbiamo intervistato Vincenzo Monaco che ci illustra in maniera efficace le idee della CSS in materia di “federalismo dei comuni” come alternativa allo sfascio della riforma sugli enti locali, sull’emergenza del lavoro e sulle proposte che la CSS sta avanzando insieme ad altri soggetti politici e sociali e sulla sinergia internazionale con i sindacati delle altre nazioni senza stato.

Comitatu di li studianti contr‘ a l’occupazioni militari di la Saldigna in Gaddhura

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Lu Comitatu di li studianti contr‘a l’occupazioni militari di la Saldigna sarà in Gaddhura pa tre siduti pùbblichi. Dapoi di l’attoppi cun lu Comitatu in tanti comunitai saldi, sighi cussì lu trabaddu tarratòriali illa gherra contro l’occupazioni militari e lu sfruttamentu ghirreri di la Saldigna. La caminu è chissu d‘allalgà e apprufundì la irrasgiunata, infulmendi li comunitai e sighendi in modu fittu a fraicà un fronti contr‘ a l’occupazioni militari chi aunia e ulganizzigghja la palti più cuscinziosa di li tarratòri nostri, sola manera pa sighì cun pruvettu la gherra contr‘ a lu sistema di gherra imperialista di la NATO e di la Difesa italiana. Tuttu lu Muimentu contr‘ a l’occupazioni militari ha uttinutu impultanti – puru si palziali – suzzessi, comu la gherra contr‘ a STAREX a Decimomannu e, dapoi, l’aè filmatu la dì 3 di Sant’Andria passatu la Trident Juncture, undi – insembi a li carrighi di li folzi di polizia – lu taddu di l’irrezi e l’intrata di tanti militanti ani filmatu innanzi a l’ora priiduta l‘eselcitazioni più manna di l’Alleanza Atlantica da lu Muru di Berlino a ogghj. Lu Muimentu contr‘ a l’occupazioni è sempri più attivu ma, pa cantu impultanti sia cantu fattu finz‘ a ogghj, no è pa nudda bastanti pa libbarà la Saldigna da lu ghjuali di la militarizzazioni; pa chisti muttii lu Fronte Indipendentista Unidu ha datu da subbitu l‘ala a lu trabaddu di lu Comitatu di li studianti pa un’azioni politica e infulmativa stutturata in tuttu lu tarratòriu nazionali saldu.

L’attoppi gaddhuresi so prriduti sigundu l’oldini chi sighi:

•Viddaecchja, malcuri 11 Magghju, Sala congressi comunale, a li 6 di sirintina (18:00).

•Tèmpiu Pausania, ghjoi 12 Magghju, Sala convegni Officina dei Ragazzi (ex Biblioteca comunale), Parco delle Rimembranze, a li 6 e mezu di sirintina (18:30).

•Tàrranoa, Venerdi 13 Maggio, Expo di Olbia, a li 4 di sirintina (16:00). Via Porto romano n. 1.

(tratto dal sito internet del Fronte Indipendentista Unidu che sta appoggiando l’iniziativa del Comitato studentesco contro l’occupazione militare)

http://www.fronteindipendentista.org/it/notizie/comunicati.html