Devias: “giù le mani da Surigheddu-Mamuntanas!”

deviasInervista al segretario del partito indipendentista di sinistra Liber.R.U. Pierfranco Devias sulla vicenda Surigheddu-Mamuntanas

Alcune settimane fa, Liberu, ha occupato le tenute di Surigheddu e Mamuntanas, ci puoi spiegare perché e che fine faranno?

LIBE.R.U. con un blitz il 12 maggio ha denunciato pubblicamente un’operazione che rischiava di passare in sordina, ovvero l’imminente scadenza del bando di interesse per le terre e le strutture di Surigheddu-Mamuntanas, beni regionali situati in agro di Alghero. La RAS cerca di mettere in vendita queste terre con un bando internazionale accampando l’intento di voler rilanciare l’agricoltura, ma dietro quest’operazione si nasconde un’operazione per cedere agli speculatori 1.200 ettari di terra e 20.000 di stabili, a cinque km da Alghero e nelle vicinanze dell’aeroporto. Un’occasione imperdibile per gli speculatori.

Dopo il blitz di LIBE.R.U. dalla Regione non arrivò alcun segnale, se non le favole dell’Assessore Erriu, che pretendeva di far credere che non ci fosse alcun rischio di speculazione “perché la zona è soggetta a vincoli”. L’assessore sa benissimo che con circa 20.000 metri quadri di stabili da ristrutturare (o da abbattere e ricostruire con uguale dimensione) non c’è alcun impedimento da parte dei vincoli. Lo sa l’assessore, lo sa l’intera Giunta e lo sa anche la speculazione immobiliare internazionale, a cui quelle terre fanno gola.

Esattamente un mese dopo, l’11 giugno, LIBE.R.U. ha chiamato tutti i cittadini sardi, i partiti, i movimenti e le associazioni a occupare simbolicamente quelle terre per far sentire forte la contrarietà del popolo sardo di fronte a questo ennesimo scippo dei beni collettivi. All’occupazione delle terre, oltre a LIBE.R.U., hanno preso parte Sardigna Natzione Indipendentzia  e le associazioni legate alle cooperative agricole, oltre a numerosi cittadini accorsi da Alghero e da tutta la Sardigna.

La Regione, insensibile alle proteste e determinata a portare a compimento questo saccheggio, ha risposto che va avanti la preparazione del bando, aperto anche (badate bene!) alle società che non hanno precedentemente manifestato interesse. Questo significa che quando verrà aperto il bando le società immobiliari si affacceranno apertamente o camuffate da società agricole, ma senza dubbio cercheranno di accaparrarsi questa zona dalle enormi potenzialità.

Qual è la proposta di Liberu?

La proposta di LIBE.R.U. è quella di bloccare immediatamente il bando di vendita internazionale. In seguito proponiamo di procedere con un bando di concessione temporanea per la coltivazione delle terre che permetta di verificare, passo dopo passo, se effettivamente si porta avanti un rilancio dell’agricoltura o meno. Se ciò non venisse rispettato la Regione potrebbe in qualunque momento far decadere il contratto di concessione, cosa che sarebbe impossibile da fare, appunto, con un bando di vendita che aprirebbe le porte agli speculatori e ai signori del turismo d’elite. Naturalmente non si deve dimenticare che ci sono diverse aziende di pastori che lavorano in quei territori da quarant’anni e che hanno anche loro diritto di veder riconosciuto il loro spazio. E’ paradossale che la Forestale ad aprile abbia multato questi pastori per pascolo e occupazione abusiva mentre si cerca di vendere quelle terre che sono della Regione. Pigliaru dice che vuole rilanciare l’agricoltura. Lo fa multando i Sardi che lavorano la loro terra e spalancando le porte alla speculazione straniera.

Secondo voi, la riqualificazione di Surigheddu e strutture simili, possono  essere il punto di partenza per il rilancio dell’economia sarda?

Certamente. La Sardigna oggi importa l’80% dei prodotti agroalimentari che vengono consumati nel suo territorio. Le nostre terre sono abbandonate, la disoccupazione giovanile è alle stelle, l’emigrazione a causa della povertà vede andare via ogni anno oltre 7000 persone. Abbiamo una terra fertile, abbiamo bisogno di rioccupare il nostro mercato interno prima ancora che di pensare all’esportazione. Abbiamo bisogno di dare lavoro ai Sardi e rilanciare i prodotti sardi: l’agricoltura permette di poter lavorare per tutto l’anno, non solo tre mesi l’anno come lavapiatti e camerieri. Abbiamo bisogno di rilanciare un’economia sarda forte e stabile: della speculazione degli emiri e dei signori del mattone non ne abbiamo proprio bisogno.

per saperne di più:

http://www.liberu.org/

La battaglia d’estate contro l’occupazione militare

fuoco-poligoniIl Movimento contro l’occupazione militare della Sardegna continua ad organizzarsi e dà appuntamento per la terza assemblea generale, che si terrà stavolta a Lanusei domenica prossima, 24 luglio, alle ore 15 nell’aula consiliare del comune.

Dopo le assemblee di Bauladu e Oristano  si arriva, così, al terzo incontro nazionale, proprio in una delle «regioni della nostra terra maggiormente distrutte e provate dall’occupazione militare».

Finora gli attivisti si sono confrontati sulle strategie politiche e sui metodi di comunicazione, formando gruppi di lavoro e discutendo le proposte. A Lanusei si entrerà nella fase operativa della campagna d’estate.

Il Movimento contro l’occupazione militare lancerà proprio a Lanusei una grande campagna muraria con manifesti e volantini diretti a turisti e emigrati sardi (oltreché ai cittadini sardi residenti) curata dal Gruppo Comunicazione del collettivo: «lo stesso Gruppo porterà quindi a Lanusei il lavoro ultimato e si procederà alla distribuzione del materiale stampato. Inoltre si dovranno decidere durante l’assemblea le date precise o il periodo della Campagna e l’individuazione delle aree di competenza. Verranno presentate le proposte dei murales da disegnare durante l’estate sul territorio sardo» – precisano i responsabili in una nota.

A Lanusei si discuterà di una seconda iniziativa da svolgersi tra il 7 e l’11 settembre, cioè il campeggio. Il gruppo che se ne occupa dovrà rendicontare lo stato dei lavori per la sua realizzazione.

Ma questi sono solo due fra i tanti campi d’azione pianificati dal Movimento contro l’occupazione militare. Infatti probabilmente diversi gruppi che si occupano di altre tematiche, sempre di contrasto all’occupazione militare, stavano proponendo di potersi riunire a margine dell’assemblea o direttamente il giorno dopo per discutere in maniera più efficace e finalizzata.

Di seguito l’evento Facebook che sta girando in rete, che mira a diffondere l’importante appuntamento ogliastrino.

https://www.facebook.com/events/1101006586660103/

Ite narat sa proposta de lege 167? Dimandas a Pepe Coròngiu

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Dimandas a Pepe Coròngiu de su Coordinamentu pro su sardu ufitziale apitzu a sa “lege 167”

Ite narat sa proposta de lege 167 subra de s’insinnamentu de sa limba sarda in iscola?

Est una tentada de intervènnere pro s’insignamentu de su sardu in iscola faddida e dannàrgia. Faddida ca imbetzes de organizare una lege noa segundu sos printzìpios de sa 482 istatale (prus avantzada)   chircat de intrare in sa lege regionale 26 (prus arretrada) chi est betza e irriformàbile. Dannàrgia ca est imbitzada a dialetalizare e folklorizare su sardu in iscola e ca est prena de faddinas de cumpetèntzia e podet cajonare una reatzione negativa dae banda de sa Corte Costitutzionale. Su perìgulu est chi proende a fàghere cosas chi non si podent nos iscantzellent su pagu chi tenimus. O si colat chi torremus a segus de 20 annos.

Proite sos guvernantes cherent cantzellare da limba comuna? 

A medas chi guvernant, no a totus, lis istrobbat sa chistione de su sardu posta comente limba ufitziale. Lis andat bene su sardu comente valorizatzione lena de sas variantes dialetales. Duncas istrobbant su sardu in s’amministratzione  e lu cherent acumpangiare in iscola comente matèria de ispàssiu folclòricu. Gramsci aiat acraridu bene su pro ite: sa chistione de sa limba ponet in duda poderios e gerarchias de oe in die. Cherent sighire a cumandare issos sena lassare logu a nois. Lògicu.

Cales formas de luta cherides faghere pro defendere sa limba sarda comuna?

Cussas democràticas chi amus semper fatu. Comunicados, manifestatziones, Cuntatu cun sas autoridade, informatzione e finas atziones positivas comente su Don Chisciote e su Cussìgiu de s’Europa.

Unu bilantzu de belle duos annos e mesu de Coordinamentu pro su Sardu Ufitziale? 

Penso chi cun sa valorizatzione de su Don Chisciote in Ispagna e s’amonestu de su Cussìgiu de s’Europa  a s’Italia, amus fatu prus nois de su CSU chi su guvernu regionale. Su chi contat est su prestìgiu de sa limba e sa volontade polìtica de sa minoria non sa gestione de sos interessos de sos operadores de su setore. Chi, naramus sa beridade, non semus mustrende, a dolu mannu, cussa atza e indipendèntzia culturale chi serbit a chircare de bìnchere sa batalla. Pro otènnere s’egemonia  bi cherent butones. E nois semus tropu rèndidos.

Su blog de su CSU:

http://salimbasarda.net/

Il Mondiale delle Nazioni Senza Stato

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Contributo del giornalista sporitvo Marco Piccinelli

Il 6 giugno s’è tenuto il Mondiale di Calcio delle Nazioni Senza Stato ed è stato organizzato dalla CONIFA (Confederazione di associazioni calcistiche indipendenti), ovvero, come riporta il sito dell’Osservatorio Balcani-Caucaso, l’organizzazione nata dalle ceneri del’NF-Board: «Il NF-Board è riuscito a organizzare cinque VIVA World Cup – l’ultima edizione, nel 2012, portò nel Kurdistan iracheno nove squadre, radunando circa 32.000 tifosi nello stadio di Erbil. Il NF-Board, paralizzato da lotte intestine e da problemi, si è poi sciolto tre anni fa». VIVA World cup e FIFI wild cup, in ogni caso, hanno avuto lo stesso intento in anni diversi: cercare di organizzare un torneo mondiale delle Nazioni Senza Stato. Queste manifestazioni calcistiche, così come la prima coppa della CONIFA di quest’anno, hanno visto la partecipazione di federazioni non riconosciute dalla FIFA e appartenenti sia a Nazioni Senza Stato, sia a Nazioni che hanno raggiunto una cospicua indipendenza (o autonomi ‘de facto’) ma non riconosciute dalla comunità internazionale. Nazioni, dunque, come la Groenlandia, le isole Åland, l’Isola di Man (Ellann Vannin), l’Abkhazia, Zanzibar, Cipro Nord, Kurdistan, Nazionale Romanì, Darfur, Occitania, Gozo (Malta), Kiribati, Isole Chagos, Vallonia, Gagauzia, Ossetia e chi più ne ha più ne metta, hanno animato per anni i mondiali dei Paesi non riconosciuti. Quest’anno, la competizione, svoltasi in Abkhazia, ha visto la partecipazione di Panjab, Somaliland, Armenia occidentale, Isole Chagos, Kurdistan Iraqeno, Rezia, Cipro Nord, Padania (sic!)(*), Sapmi, Terra dei Siculi (**), FC Korea, una squadra formata dai Coreani presenti in Giappone che milita nelle divisioni regionali del Campionato di Calcio Giapponese e – ovviamente – dall’Abkhazia.

L’edizione di quest’anno se l’è aggiudicata l’Abkhazia, paese organizzatore, vincendo la finale ai rigori contro la rappresentativa nazionale del Panjab.

(*) La Padania è, essenzialmente, il ‘braccio sportivo’ della Lega Nord.

(**) Letteralmente la traduzione di Szekely Land è per l’appunto Terra dei Siculi, ovvero una porzione di territorio della Romania abitato da un popolo magiaro, quindi ungherese. Niente a che fare con i siculi intesi come siciliani, cioè abitanti della Sicilia.

Jesù Cristu ‘Etzu: un romanzo bilingue

paolo_lobinoPaolo Lubinu scrittore sardo che per il suo ultimo lavoro, il romanzo “Jesù Cristu ‘Etzu”, ha scelto una scrittura bilingue “alterna” tra italiano e sardo.

Espressione identitaria convinta, o mero esperimento linguistico? Il tuo rapporto con la lingua madre.

Jesù Cristu ‘Etzu è un romanzo corale interamente ambientato nei giardini pubblici di un paese della provincia di Sassari negli anni novanta. La voce che narra è un personaggio che non si rivela mai e che parla in prima persona plurale, dunque cede spesso la parola agli altri personaggi che popolano i giardini: sono loro perlopiù a raccontare la storia, e lo fanno seguendo uno stile orale, spesso gergale, a seconda della cultura e dell’estrazione sociale di provenienza. Ci si trova perciò davanti a un marasma stilistico furioso, dove si passa dalle iperbole e dai simbolismi di Jesù Cristu ‘Etzu, il vecchio clochard che parla solo in versi, al gergo giovanile e alla lingua sarda logudorese. I personaggi che parlano in limba e in particolare zio Bussanu – un ragazzo di ventotto anni che tutti chiamano zio per via della sua parlata – non lo fanno mai per ragioni folkloristiche o pseudo identitarie, ma più semplicemente per questioni sociali. Zio Bussanu è un escluso, scarsamente scolarizzato e vive un profondo conflitto con ogni tipo di istituzione; la sua e quella di altri personaggi è una resistenza passiva e inconsapevole (alla globalizzazione ben avviata in quegli anni), ma che rasenta una dimensione politica vera e propria nella lotta in cui i ragazzi dei giardini si riuniscono grazie a Jesù Cristu ‘Etzu. Lo spirito di questa lotta è beatamente rozzo e libertario e così, in linea con questo spirito, ho scelto di lasciar parlare i personaggi con la loro voce, tutto qua. Poi, sul mio rapporto con la lingua non ho molto da dire: mi considero bilingue, anche se raramente parlo in sardo. Il romanzo è stata una bella occasione per approfondire ed esprimere una musicalità della lingua sarda che trovo semplicemente bella. M’ant pesadu in italianu, ma issos (babbu e mama) faeddaiant sempre in sardu tra issos, comente a tota sa famìglia. No l’apo mai faeddadu, ma lu penso, l’intendo e como l’iscrio fintzas…

Paolo Lubinu editore multimediale indipendente, Underground X e collettivo Progetto Mayhem: da quali motivazioni prende avvio questo progetto “indipendente” e quali le difficoltà per portarlo in porto?

Underground X è una casa di produzioni di cui sono co-fondatore insieme ai miei compagni, esiste dal 2009 e ci occupavamo principalmente di eventi musicali: organizzavamo concerti rock, punk, hardcore, metal e giù di lì, ne abbiamo fatti una trentina in meno di due anni. In questo contesto, un anno dopo, è nata la fanzine Underground X che si è evoluta nel tempo fino a diventare una rivista di cultura underground molto rispettata. Dato che i contenuti di cui ci occupavamo non erano più esclusivamente musicali ma culturali (o sottoculturali) artistici, teatrali, letterari eccetera, è stato spontaneo – o quasi – inserire il mio romanzo nel contesto Underground XJesù Cristu ‘Etzu è stato il pretesto per lanciarci in una serie di produzioni artistiche tra cui un libro di racconti illustrato dagli artisti del Progetto Mayhem, un cortometraggio e uno spettacolo teatrale. Abbiamo intenzione di proseguire per questa via, magari con più ordine, continuando a collaborare con il Progetto Mayhem. Le difficoltà che incontriamo coincidono esattamente con i nostri limiti: non c’è niente di oggettivo che ci frena.

Paolo Lubinu e la “politica”, in particolare quella culturale in Sardegna, quali prospettive per i giovani artisti sardi?

Non credo di essere in grado di rispondere a questa domanda, e se non è chiedere troppo mi piacerebbe non risponderti con una mia doppia poesiola:

Gai nos an pesadu

Comente frommìgulas,

gai nos an pesadu!

Totu imbreagos…

 sutzende su coro

dae su matessi dimòniu.

Su dimòniu

Sgomitare e sgomitare,

di questo si tratta.

In conclusione

dovresti sgomitare,

ma proprio tanto, mio caro:

sgomitare e sgomitare.

E quando finalmente

ce l’avrai fatta,

da lassù potrai capire.

Sgomitare e sgomitare,

che dolce trappola!

Grazie a Dio

qualcuno l’ha inventata…

Ma cos’è che sento brulicare?

Ah, siete voi!

Beh, allora brulicate!

Anzi, sgomitate…

Sgomitate!

H24: l’ira dei commercianti Sardi

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È diventata una festa fatta anche di balli, musica e risate la spesa civica che associazioni, movimenti e sindacati hanno organizzato ieri mattina al mercato comunale di via Quirra a Cagliari.
Dal 4 luglio il supermercato Carrefour di Quartu Sant’Elena ha adottato le stesse politiche aziendali attuate in molti punti vendita della multinazionale francese in continente: apertura H24 e sette giorni su sette.
La tendenza delle grandi catene commerciali è chiara, infatti con questa manovra fanno sì che la concorrenza dei piccoli commercianti e produttori locali venga pian piano appiattita, al fine di conquistare completamente il mercato sardo dell’agroalimentare.

È per questo che la Confederazione Sindacale Sarda, il Fronte Indipendentista Unidu, il Partito Comunista dei Lavoratori, Altra Sardegna e S’Idea Libera hanno convocato una mobilitazione nella giornata di ieri, 9 luglio, in modo da sensibilizzare cittadini e commercianti riguardo la mancanza di una politica capace di realizzare una sovranità alimentare sarda.

Gli attivisti, i commercianti e numerosi clienti hanno discusso a lungo sull’assurdità della dipendenza alimentare dei sardi dalle multinazionali, le quali ci propinano cibo spazzatura che oramai imbandisce l’80% delle nostre tavole.

I militanti hanno ascoltato con attenzione la rabbia dei lavoratori del mercato, che lamentano la concorrenza sleale della grande distribuzione, chiedendo una regolamentazione precisa che impedisca le aperture selvagge; difatti i mercati civici non possono aprire né le domeniche né il pomeriggio.

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Molta indignazione è emersa anche a causa della questione sfruttamento, cui sono sottoposti i lavoratori dei centri commerciali sia perché sono obbligati a turni massacranti, sia perché la loro diaria è tra le più basse d’Europa.

“È l’inizio di un percorso che intendiamo portare avanti – sostiene Vincenzo Monaco della Confederazione Sindacale Sarda – poiché dalla riconquista del mercato agroalimentare ritroveremo il benessere della nostra Terra”.

Saras ed Esercito zittiti all’Università di Cagliari

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È durato meno di dieci minuti il IX seminario anti-inquinamento organizzato dalla Marina Militare e l’Università di Cagliari con la partecipazione della SARAS nell’aula magna della cittadella universitaria di Monserrato. Il seminario doveva essere associato all’esercitazione nelle acque del golfo di Cagliari.

Ma lo spot di Saras e Marina Militare, gentilmente concesso dall’Università di Cagliari, è stato interrotto dagli attivisti del Comitato Studentesco contro l’Occupazione Militare che hanno tirato fuori uno striscione e hanno interrotto lo scandaloso teatrino scandendo slogans.

Gli studenti si sono opposti alla presenza di Militari e SARAS all’università di Cagliari e hanno anche contestato duramente la rettrice Del Zompo che si è prestata ad avallare gli interessi dell’economia di guerra e di sfruttamento della Sardegna.

“Oggi a sloggiare da casa nostra siete stati voi” – hanno esultato gli attivisti del Comitato a fine giornata – riferendosi alla quotidiana oppressione subita dal popolo sardo determinata dall’occupazione militare.

Intervista a Pietro Simon Mossa.

Il 22 novembre ricorrerà il centenario dalla nascita del grande intellettuale indipendentista Antoni Simon Mossa. Per l’occasione, l’associazione sarda Pro no ismentigare diretta da Domitilla Mannu, ha voluto dare alle stampe due testi inediti.

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Pubblicati dalla EDES, Editrice Democratica Sarda, col contributo della Fondazione Banco di Sardegna, i libri, col testo italiano a fronte, s’intitolano “Evangelios” e “El pont retrobat” e sono rispettivamente in sardo e in catalano, lingue che Mossa conosceva perfettamente e per la cui difesa e promozione si batteva.

Abbiamo intervistato il figlio di Simon Mossa, Pietro.

Hai davvero bisogno dei supermercati sempre aperti?

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Andranno al mercato comunale di via Quirra a Cagliari per manifestare la loro contrarietà all’apertura dei supermercati e dei centri commerciali aperti 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Questa è la forma di mobilitazione decisa da un cartello di associazioni, sindacati e movimenti politici all’indomani della decisione del Carrefour di Quartu S. Elena di aprire anche la notte.

I sindacati avevano annunciato a mezzo stampa la possibilità di uno sciopero, come del resto si è fatto anche in Italia dove la multinazionale ha adottato la stessa strategia aziendale.

Ma in Sardegna la protesta ha travalicato il confine sindacale e ha portato diversi soggetti politici e sociali ad aprire un percorso di contrapposizione all’«apertura selvaggia di supermercati e centri commerciali».

Così sabato 9 luglio, alle ore 10:30 la Confederazione Sindacale Sarda, il Fronte Indipendentista Unidu, il Partito Comunista dei Lavoratori, l’Associazione Altra Sardegna e il collettivo S’Idea Libera si sono dati appuntamento al famoso mercato cagliaritano di via Quirra per sensibilizzare la gente e i commercianti sulla presenza invasiva della grande distribuzione.

Tutto incominciò con il Governo Monti, sostenuto dal centrosinistra  – spiegano gli attivisti – perché con il decreto “Salva Italia” venne liberalizzata totalmente la possibilità di apertura dei megamercati, 24 ore giornalieri, 7 giorni su 7, mentre prima la competenza era nelle mani di Comuni e Regioni.

Da allora in Sardegna la presenza della GDO, già elevatissima rispetto al numero degli abitanti in confronto alla media europea, si è fatta sempre più invadente mettendo alle corde piccola distribuzione, mercati civici e rionali e spesa a Km0. Il risultato è che in Sardegna si importa circa l’80% dei prodotti agroalimentari e moltissime aziende sono al collasso. Inoltre i mega centri hanno adottato nel tempo forme sempre più dure di sfruttamento dei lavoratori fino ad arrivare, in diversi casi, a vere e proprie forme di mobbing costringendoli a turni massacranti, flessibilità pressoché totale e una precarietà fisiologica. La diaria di un lavoratore della GDO nello stato italiano è una fra le più basse d’Europa.

L’appuntamento è sabato 9 luglio alle ore 10:00 in via Mandrolisai 60, poi gli attivisti si recheranno armati di volantini, striscioni e megafono al Mercato comunale dove interagiranno con clienti e lavoratori per spiegare le proprie ragioni.

di seguito l’articolo dell’Unione Sarda che annuncia l’apertura h. 24 del Carrefour di Quartu S. Elena

http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_economia/2016/06/11/la_svolta_di_carrefour_a_luglio_e_agosto_l_ipermercato_aperto_24-2-505628.html

evento fb della mobilitazione “Hai davvero bisogno di supermercati sempre aperti?”

https://www.facebook.com/events/1028123823932664/

A si laureare in sardu est possìbile

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Lisandru Beccu, classe 1986, istat in Silanos, laureadu in infermierìstica, ativista de s’Assòtziu Su Majolu, articulista in su giornale in rete Sa Gazeta

Ocannu ses istadu s’ùnicu a àere iscritu sa tesi de infermierìstica in sardu. Cumintzamus cun una pregunta de “turista”: podes ispiegare a sos letores nostros ite t’at ispintu a iscrìere sa tesi in sardu? In cale manera su sardu est ligadu a su tema chi as giutu in sa tesi?

Chi isca deo so istadu su primu a iscrìere una tesi de infermierìstica in sardu e pro como est s’ùnica tesi in sardu de su dipartimentu de meighina. S’ùrtimu traballu in sardu in unu dipartimentu sientìficu fiat de 30 annos a como. Su reladore fiat Bainzu Piliu, professore de chìmica.

In antis de totu custa tesi l’apo iscrita in sardu ca mi pariat bastante normale a lu fàghere. Posca fintzas ca apo chertu dare importu a sa limba nostra lassende unu documentu sientìficu a disponimentu pro totus. In prus, s’argumentu de sa tesi est de interessu mannu ca rapresentat unu problema mannu de s’ìsula nostra: su diabete de tipu 1.

Bides s’atzione tua comente a un’atzione militante, o est pro tene s’issèberu prus normale de su mundu?

Pro mene, comente apo giai naradu in antis, est unu sèberu normale, mescamente ca in sardu chistiono e iscrio cada die. Est beru però chi, a como, in Sardigna, sa situatzione linguìstica est drammàtica. Est custu su chi faghet intèndere s’atzione mia comente un’atzione militante o polìtica. Posca si cunsideramus chi su mundu de s’amministratzione pùblica e su mundu tecnològicu e sientìficu s’espressant petzi in italianu cumprendimus totu. Su mèritu duncas no est su meu, pagu ma seguru. Sunt sas istitutziones sas chi ant su demèritu.

Gente meda narat chi in sardu non si podet faeddare de sièntzia, ma ischimus chi sa sièntzia e sa tecnologia sunt prenas de latinismos, e tando est fàtzile meda truncare sas creèntzias comunes e sardizare totu su vocabulàriu chi nos serbit pro numenare sos ogetos de sa modernidade nostra. 

Custu est un’istereòtipu arraighinadu bene in sas concas de chie non connoschet sas dinàmicas de sas limbas e in custu casu de su sardu. Sigomente semus faeddende de una limba, devimus cunsiderare in automàticu chi podimus faeddare e iscrìere de cale si siat argumentu. Comente ais naradu bois etotu, su lèssicu sientìficu e tecnològicu de cada limba est prenu de paràulas de derivatzione latina e greca. Si custu non bastat, semus fintzas autorizados a leare in prèstidu dae àteras limbas sas paràulas chi in sardu non tenimus. Lu faghent sas àteras limbas e non bido pro ite non lu podimus fàghere cun su sardu.  Bos naro chi dificultade o problemas mannos non nd’apo tentu. Apo pregontadu cussìgios a amigos, a cumpàngios e a espertos petzi pro carchi duda.

Cale critèriu ortogràficu as impreadu? Pro ite pròpiu cussu? Amus bisòngiu de un’istandard?

Apo impreadu s’istandard gràficu isperimentale de sa Regione, sa LSC. Est una norma chi impreo a s’ispissu cando iscrio ca li dat autoridade a sa limba. Apo impreadu sa limba sarda comuna ca oramai connosco bene sas règulas e ca, a pàrrere meu, aunit totu su sardu sena lu partzire cun làcanas o barrieras. Si andamus a bìdere sunt sas matessi làcanas chi partzint sa conca de sos sardos. Ma non nche chèrgio intrare in chistiones de polìtica linguìstica.

Su chi devimus cumprèndere est su fatu chi in unas cantas situatziones dislindadas devimus impreare unu tzertu tipu de forma. Ca, si bi pensamus, s’impreu de cada die de una limba est diferente dae s’impreu professionale. In su sensu chi pro iscrìere una lìtera a un’amigu devo impreare unu lèssicu ispetzìficu, chi est diferente dae su lèssicu chi potzo impreare pro faeddare de informàtica o de meighina. Custu càpitat in totu sas limbas.

B’at pagos pretzedentes de tesi iscrita in sardu. Escluende su problema de sa cumpetèntzia, sa cantidade minore est pro tene unu problema mescamente burocràticu o est unu problema de birgòngia?

Ite dias cussigiare a sos istudiantes chi tenent una mesa intentzione de iscrìere sa tesi issoro in carchi limba de Sardigna? A pàrrere meu est siat unu problema de birgòngia e siat unu problema de abitùdine a s’impreu. Sa gente no l’ischit nemmancu cale est s’iter burocràticu pro pòdere presentare una tesi in sardu. Duncas, si est, cussu est unu problema chi benit a pustis. Su fatu est chi semus postos male meda. Sos pitzinnos e sos giòvanos faeddant e iscrient petzi in italianu. Cando lu faghent in sardu timent a fàghere faddinas. Custa faina est unu deterrente mannu e tocat de la cumbàtere.

S’apellu meu andat a totu sos giòvanos chi si devent laureare. S’ispera est sa chi deo potza fàghere de esempru a medas. A fàghere una tesi in sardu o in una de sas limbas de minoria est una faina de importu mannu ca dat dinnidade a sa limba nostra.

Si calicunu chi at s’idea de fàghere unu traballu gosi mi cheret pregontare cussìgios apo a èssere a disponimentu pro li ghetare una manu de agiudu.