“Stop invasione”: al via la campagna contro l’occupazione militare della Sardegna

Dopo il successo della manifestazione di Capo Frasca contro l’occupazione militare della Sardegna e il pienone dell’assemblea plenaria di A Foras a ridosso della mobilitazione, viene lanciata la nuova campagna. “Stop invasione”. La campagna punta a radicare la lotta per la smilitarizzazione dell’isola in ogni paese e città della Sardegna. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato:

Rivendicandoci l’ottimo risultato ottenuto con la scorsa campagna muraria in occasione del lancio della manifestazione del 12 Ottobre e approfittando dell’occasione per fare i complimenti a tutte e a tutti quelli che si son spesi per riuscire nell’impensabile impresa di raggiungere 200 comuni su 370, battiamo il ferro finché è caldo perché chi occupa la Sardegna non dorme. Le esercitazioni continuano, con le loro conseguenze di danni ambientali ed economici.

Rilanciamo l’attività di A Foras immediatamente con la nuova campagna muraria : “STOP INVASIONE, un manifesto in ogni paese”.

L’obbiettivo che si pone questa nuova campagna è quello di raggiungere tutti i comuni della Sardegna per sensibilizzare la popolazione, ribaltando la retorica leghista di una presunta invasione, abbiamo utilizzato il motto “Stop Invasione” per rendere noto al popolo sardo che la nostra terra è da decine di anni sotto attacco.

Il manifesto della nuova campagna di A Foras


In Sardegna rappresenta l’8% del territorio dello stato italiano e ci abita il 2,4% della popolazione, ma ospita circa il 66% del territorio militare dello stesso, compresi i due poligoni più grandi d’Europa, sottoposti a costante bombardamento da parte degli eserciti di mezzo mondo, Non possiamo che definire questa situazione una vera e propria invasione.

Mettiamo bene a fuoco quindi chi è il nostro nemico:

Chi ogni anno utilizza la Sardegna come laboratorio di guerra, bombardando la nostra terra, i nostri cieli e i nostri mari, simulando sbarchi e conflitti da realizzare in altre parti del mondo. La nostra lotta non parte solo da un rifiuto etico per la guerra ma vuole rimarcare il diritto dei sardi e delle sarde di riappropriarsi del proprio futuro.

Già al lancio i nostri manifesti sono presenti in circa 80 paesi, facciamogli sentire il fiato sul collo, ci riposeremo quando avremo vinto.

Non siamo pochi, siamo dappertutto.

La campagna parte, non casualmente, il 4 novembre, giorno che nella retorica italiana rappresenta la festa delle Forze Armate. Nessuna festa, non per la Sardegna, che oggi, come durante la Prima Guerra Mondiale, continua a pagare in modo fortemente sproporzionato il peso dell’attività militare dello stato italiano. Allora la mortalità media dei sardi partiti al fronte fu più alta di quella registrata su tutto il territorio dello stato, oggi ci ritroviamo addosso praticamente tutto il peso delle esercitazioni e di demanio e servitù militari.

Invitiamo pertanto tutti gli interessati a rivolgersi ai canali social e mail di A Foras, per richiedere i manifesti e attaccarli nel proprio paese. Quando saranno stati attaccati, bisognerà scattare una foto e inviarla ai nostri canali. Noi provvederemo ad aggiornare una cartina con tutti i luoghi che sono stati raggiunti dalla campagna. Chi distrugge questa terra, deve vedere sui muri che non è il benvenuto.

Referenti da contattare per ricevere i manifesti:

Oristano: Davide ‭+39 349 7233403‬

Gallura: Agostino +39 ‭347 7768673‬

Nuoro: Luigi ‭+39 329 9694001‬

Sassari: Cristiano ‭+39 338 2154200‬

Cagliari: Agostino +39 ‭347 7768673‬

Sarrabus: Massimiliano ‭+39 328 6654681‬

Gli occupanti crivellano l’isola di bombe. A Foras rilancia la mobilitazione

 

Mentre in Sardegna l’esercito occupante spara a profusione e spesso sconfina anche oltre i limiti dei giganteschi poligoni, l’assemblea sarda A Foras rilancia e invita alla discussione su come proseguire la mobilitazione. Pubblichiamo l’appello dell’assemblea sarda contro l’occupazione militare: 

Il movimento A FORAS, contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna chiama collettivi, associazioni, cittadini e tutte le realtà organizzatrici della manifestazione di Capo Frasca, a partecipare alla prossima Assemblea generale sarda, che si terrà alle 15 presso il Centro Civico Culturale, piazza Emilio Lussu a Bauladu.

Dopo la grande risposta popolare del 12 ottobre, dobbiamo ragionare attentamente su come tenere attiva l’attenzione politica e mediatica sul tema, ma soprattutto come attivare di nuovo le forze incrociate fuori dal poligono due settimane fa.

Il 27 ottobre a partire dalle 15 discuteremo di:

_Breve analisi sulla manifestada del 12 ottobre, punti di forza e problemi

_ Proposte di mobilitazione a livello comunale: mobilitazione ASL su registro tumori e registri epidemiologici, mozione contro l’attracco delle navi militari e lo sbarco dei mezzi corazzati con passaggi nei centri cittadini

_ Proposte di mobilitazione a livello sardo: Istituzione del corso di bonifiche all’università, campagna muraria “STOP INVASIONE”, attivazione in primavera delle bonifiche dei siti militari dismessi

_ Prossime mobilitazioni in vista delle esercitazioni internazionali inverno/primavera

Dobbiamo fare in modo che sempre nuovi comitati in tanti paesi si organizzino e lottino per contrastare l’occupazione militare e la narrazione militarista in tutte le parti della società. Abbiamo molti elementi per far ripartire la nostra azione con forza e determinazione.

Ci vediamo il 27 ottobre a Bauladu per la prossima assemblea generale sarda contro l’occupazione militare.

A INNANTIS, CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE RISPOSTA POPOLARE!

Il futuro della Sardegna è senza poligoni e basi italiane e NATO

La testa del piccolo corteo che dal paese S. Antonio di Santadi ha marciato verso il concentramento della manifestazione dello scorso 12 ottobre

In seguito alla riuscita mobilitazione di Capo Frasca l’assemblea contro l’occupazione militare A Foras rilancia e convoca un incontro per discutere come proseguire la lotta contro l’occupazione militare italiana della Sardegna. Pubblichiamo il comunicato appena uscito sui canali social dell’organizzazione:

Dopo la splendida giornata di sabato, proviamo a mettere in ordine i pensieri ed evidenziare alcuni spunti usciti dalla bella manifestazione di Capo Frasca.

Innanzitutto vorremmo ringraziare tutti e tutte coloro che si sono spese per l’organizzazione e la costruzione di questo corteo, dalle realtà organizzatrici che si sono fatte carico di far tornare tutti e tutte noi di fronte ad una base militare dopo due anni e mezzo in cui era mancata la presenza davanti ai poligoni, fino alle compagne ed i compagni che si sono alternate tra intensi compiti tra i bus, i banchetti, il palco e le situazioni più tese. Molto spesso ci dimentichiamo di loro e non pensiamo mai che se non fosse per chi si annulla tra compiti politici e logistici, probabilmente queste giornate non ci sarebbero.

Il lavoro congiunto di più di 40 organizzazioni, con altre decine di adesioni che si sono aggiunte col tempo, è un risultato notevole già di per sé. Abbiamo limato differenze, abbiamo prodotto una sintesi fra posizioni di partenza differenti ma accomunate dal medesimo obiettivo: liberare la Sardegna dalla presenza militare. Ognuno ha portato il contributo dato dalla propria storia ed esperienza, e il risultato è stato quello di includere tantissime persone in una giornata in cui ci siamo resi conto di essere forti e numerosi, uniti e disposti a lottare tutti assieme.

Prima del 12 ottobre erano due anni e mezzo che non si manifestava davanti a una base, ma in questo tempo non siamo stati fermi. Sono stati prodotti, dal gruppo economia di A Foras, due dossier sui poligoni di Teulada e Quirra che rappresentano una delle fonti più aggiornate sulla situazione di quei territori in merito all’occupazione militare. Abbiamo portato avanti momenti di formazione collettiva e di coinvolgimento dei territori, con i campeggi, le camminate, partecipazione a momenti di dibattito anche fuori dall’isola. Il bel risultato del 12 ottobre dipende anche da questo impegno costante, che ci ha permesso di costruire relazioni e fiducia con tante persone e movimenti.

Il primo dato da raccogliere è che ci sono migliaia di persone che sono disponibili a lottare e mobilitarsi contro l’occupazione militare seriamente, sembrerebbe un dato scontato ma se pensiamo al fatto che la mobilitazione è stata tirata su completamente dal basso e in qualche modo minata da silenzio o posizioni faziose della carta stampata, così come da politici e sindacati mainstream, è un risultato notevole. Soprattutto se pensiamo che poche settimane prima dell’appuntamento di Capo Frasca, la Procura di Cagliari ha messo in piedi un grave tentativo di intimidazione e repressione con l’Operazione Lince che ha colpito 45 militanti del movimento sardo contro le basi. Eppure il successo della manifestazione dimostra che nessuno si è lasciato spaventare, anzi abbiamo acquisito una maggiore determinazione.

Migliaia di persone che non hanno fatto mancare il loro apporto politico e artistico, difficilmente si è riusciti a portare in passato dei momenti qualitativamente intensi e così emozionanti sopra e sotto il palco. Difficilmente prima di sabato scorso, si è riusciti a collaborare così attivamente con le famiglie dei militari morti nei poligoni sardi, aggiungendo una casella fondamentale nel panorama del movimento contro l’occupazione militare della Sardegna.

Il secondo dato che va analizzato è che ci sono centinaia di persone che nonostante il palco e gli interventi musicali e politici, hanno presenziato con determinazione davanti agli scudi della celere per ore provando ad aggirare lo sbarramento per arrivare al poligono.

Da qui dobbiamo partire e capire come organizzarci nel prossimo futuro per far convivere tutte le parti fondamentali di questo movimento, far comprendere quanto sia importante la militanza di base perché la risposta all’occupazione militare sia efficace e legittimata dal consenso e l’attivismo popolare. A Foras ha dimostrato di essere un interlocutore serio negli ultimi anni per tutto il movimento, l’unico forse che si è preoccupato di fare in modo che tutte le espressioni avessero spazio e rispetto negli eventi organizzati, uno dei pochi che è riuscito a contrastare la narrazione militarista su carta stampata e sui media, uno dei pochi purtroppo che da tre anni, pur con tanti problemi, ha mantenuto vivo con continuità lo studio, l’inclusione e la mobilitazione contro l’occupazione militare della Sardegna.

Non ci dobbiamo aspettare che tutti e tutte vogliano far parte di A Foras, ma abbiamo il compito di fare in modo che le proposte siano sempre attraversate e attraversabili, così come il corteo di Capo Frasca. Esistono “tanti modi e un unica lotta” come scrivono in tanti e siamo d’accordo, ma come metodo dobbiamo virare verso l’inclusione popolare senza il feticcio delle azioni, guardando a iniziative ragionate, utili a portare numeri, empatia, complicità. La legittimità popolare ha, come conseguenza diretta, la possibilità di allargare geograficamente, politicamente e praticamente la concretezza delle nostre azioni, renderle più efficaci, condivise e libere dai limiti che ci impone la controparte.

Sabato di nuovo abbiamo vissuto in un recinto, nonostante le autorità sapessero che migliaia di persone avrebbero raggiunto il presidio hanno preferito chiudere il ponte e non far fare il piccolo corteo concordato nelle strade bianche, di fatto congestionando il traffico e causando tensioni inutili.

A Foras ha provato con le sue proposte a tracciare un percorso che ci possa permettere di raggiungere questi obiettivi:

_ Proposta concreta per l’istituzione di un corso specialistico in bonifiche presso l’Università di Cagliari e l’Università di Sassari.

_Campagna di pressione su l’assessorato alla sanità sardo e alle dirigenze delle ASL locali per l’istituzione di un registro tumori sardo e la redazione dei registri epidemiologici comunali.

_Nella prossima primavera inizio di una serie di azioni simboliche per bonificare siti militari dismessi e lasciati a marcire sul territorio sardo.

_Mozione nei comuni di Cagliari, Sant’Antioco, Bosa, Olbia e Porto Torres contro l’attracco delle navi militari e contro il passaggio nei flussi d’acqua di mezzi anfibi o imbarcazioni; divieto per esercitazioni urbane e l’utilizzo delle arterie centrali di paesi e città ai mezzi corazzati a tutela dei cittadini e della fluidità del traffico.

_Campagna muraria “Un manifesto per paese” per raccontare ai 377 paesi della Sardegna qual’è la vera invasione in Sardegna, MILITARE!

_ Costruzione di momenti di azione diretta da praticare durante esercitazioni imponenti, cercando un coinvolgimento ampio ed esteso.

A Foras attualmente è attivo in diverse parti della Sardegna, dobbiamo fare in modo che sempre nuovi comitati in tanti paesi si organizzino e lottino per contrastare l’occupazione militare e la narrazione militarista in tutte le parti della società. Partendo da quelle centinaia di persone che hanno deciso di salire sui bus per raggiungere Capo Frasca e di partire e tornare tutti insieme, abbiamo molti elementi per far ripartire la nostra azione con forza e determinazione.

Ci vediamo il 27 ottobre a Bauladu per la prossima assemblea generale sarda contro l’occupazione militare.

A INNANTIS, CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE RISPOSTA POPOLARE!

A Foras: «basta scuse. Fisicamente o no domani tutti a Capo Frasca!»

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Una giovane aderente alla campagna “Stop esercitazioni” lanciata da A Foras

Se siete in Sardegna non avete scuse: o state con la Manifestada contra a s’ocupatzione militare  e parteciperete all’evento previsto per domani davanti ai cancelli del poligono di Capo Frasca (dove sono in corso intensi bombardamenti, oppure sarete complici dell’uso bellico dell’isola, o state con lo Stato italiano e la NATo che occupano la nostra terra e la usano come base militare e poligono di tiro coloniale.

Per chi è invece costretto a vivere e lavorare o studiare fuori esiste la possibilità di aderire virtualmente alla mobilitazione scattando e diffondendo una foto sui social.

Riportiamo l’appello di A Foras:

Tutto è partito dal fermento dei preparativi per la Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna e durante l’assemblea conclusiva del 4′ A Foras Camp tenuosi ad Orgosolo lo scorso settembre è venuta fuori la proposta di lanciare questa campagna per mobilitare anche chi non avesse la possibilità di essere presente il 12 ottobre a Capo Frasca. Al seguente link trovate tutte le info: https\://www.facebook.com/aforas2016/photos/rpp.675211922644586/1419652114867226/?type=3&theater Cogliamo l’occasione per rilanciare la proposta e contribuire così: fatti scattare una foto con le mani aperte scrivendoci sopra “stop esercitazioni!”, ** pubblicala su Facebook e/o Instagram con scritto “Sono presente con il cuore e la mente a Capo Frasca contro l’occupazione militare. #stopesercitazioni #12ottobre #manifestadacapofrasca”. Se ti va, tagga qualche amico/a invitandolo/a a prendere posizione come hai fatto tu. ** o inviandola alla nostra pagina. A Foras contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

 

Quirra: il veleno che non si arresta

Immagine tratta da Atlante italiano conflitti ambientali

di Daniela Piras

Manca meno di un mese all’appuntamento fissato per manifestare davanti al poligono di Capo Frasca. Sabato 12 ottobre movimenti, comitati, associazioni, sindacati e tutti coloro sensibili al dramma della presenza delle basi militari nell’isola faranno sentire la loro voce contro l’oppressione militare, le esercitazioni, le servitù e tutto ciò di cui il poligono è l’emblema: l’occupazione militare della Sardegna e il costante stato di pericolo e di interdizioni a cui sono sottoposti i territori scenari di tali “giochi di guerra”, (che di ludico hanno davvero ben poco).

Sempre più gente comune sta acquisendo consapevolezza di ciò che davvero comporta ospitare i poligoni, al di là degli introiti economici di pochi. Il velo di mistero e la nebbia d’ignoranza di cui erano ricoperti tali siti fino a non tanto tempo fa sta calando grazie a chi ne ha messo in risalto il lato oscuro.

Uno dei siti più importanti e strategici in Sardegna è quello del Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Salto di Quirra (PISQ), il più grande d’Europa, costituito nel 1956, che comprende il Poligono “a terra” di Perdasdefogu, sede del Comando, e il Distaccamento A.M. di Capo S. Lorenzo con il Poligono “a mare”: si tratta di un poligono a disposizione di tutte le Forze NATO. Nel sito del Ministero della Difesa si fa un chiaro riferimento all’attenzione da tenere durante lo svolgimento delle operazioni: «Il Poligono elabora a cadenza semestrale un Programma di attività che viene sottoposto all’approvazione dello Stato Maggiore della Difesa. In fase esecutiva, ogni operazione deve essere svolta nel rispetto di un Disciplinare per la Tutela Ambientale, volto a garantire il minimo impatto ambientale delle attività».

Intorno a Quirra, però, tale attenzione pare non bastare, e nel 2011 a Lanusei parte l’inchiesta della Procura; una parte del Poligono viene sequestrata. L’inchiesta è volta ad accertare eventuali correlazioni tra le attività militari, i casi di tumore riscontrati tra la popolazione e la nascita di diversi capi di bestiame con malformazioni.

Chiediamo all’avvocato Gianfranco Sollai, legale di parte civile che rappresenta i cittadini malati, di aiutarci a fare il punto della situazione sul processo in corso.

  • Come nasce il processo per i “veleni di Quirra”?

Il procedimento penale avente ad oggetto l’attività antropica militare del Pisq viene aperto dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Lanusei, competente per territorio, a seguito della denuncia del medico di famiglia, dott. Paolo Pili, che svolgeva servizio presso il comune di Villaputzu, il quale notò che tra i suoi pazienti vi era un numero considerevole di persone che avevano contratto patologie tumorali, in particolare quelli che abitavano nella frazione di Quirra e/o che esercitavano l’attività di pastore, talvolta anche all’interno del poligono (infatti, per accordo intervenuto tra il Ministero della Difesa e i comuni interessati, i pastori potevano accedere ai terreni occupati dai militari per il pascolo e altre attività pertinenti). Invero, all’interno del poligono, nel 2010 , data del sequestro e conseguente obbligo di rilascio per i pastori, vi erano quindicimila capi di proprietà di alcune decine di aziende e un centinaio di addetti; certamente hanno esercitato un ruolo importante anche le manifestazioni e i dibattiti delle associazioni e partiti indipendentisti che da anni chiedevano lumi sulle attività e la chiusura del poligono per questioni ambientali e per rivalutare economicamente la zona.

  • Cosa è emerso nel processo sino ad ora, dall’istruttoria dibattimentale?

Attualmente siamo nella fase dibattimentale, ove attraverso l’audizione di decine di testi e documenti si è appreso che l’attività militare all’interno del poligono consisteva nel brillamento di tonnellate di bombe, razzi, proiettili… obsoleti, in gran parte armi residuate dalla Guerra Mondiale, le quali venivano interrate ad una profondità di circa sette-otto metri, ricoperte dalla terra dello scavo e fatte brillare, nonché nel lancio di migliaia di missili e razzi ed ancora nel provocare lo scoppio di tubi, al fine di constatarne la resistenza, per poi essere utilizzati nei giacimenti di petrolio.

Vi è da dire che il territorio del poligono è particolarmente mineralizzato, vi è arsenico, torio, uranio, cadmio e altri minerali naturali, i quali attraverso i brillamenti sono stati resi biodisponibili e pertanto inalabili e ingeribili attraverso la carne, il latte, i formaggi degli animali presenti nel Pisq che, brucando l’erba, ingerivano appunto le polveri sottili di questi minerali, sia dei naturali polverizzati che di quelli che rilasciavano le armi fatte brillare. È bene precisare che il torio e l’uranio sono radioattivi.

  • Il nesso di casualità tra le attività svolte nel poligono e l’insorgere di tumori e malformazioni nella zona adiacente è già stato dimostrato? Cosa è necessario per dimostrarlo?

Quanto al nesso di causalità, abbiamo certamente diversi elementi indiziari che fanno ritenere che l’attività militare, non essendoci in quel territorio altra attività inquinante (non vi sono industrie e l’attività mineraria è dismessa da un secolo), abbia provocato danni alla salute. Questo si evince da alcuni elementi:

  1. a) La percentuale di morti per cancro;
  2. b) Le malformazioni ad Escalaplano, paese distante otto chilometri in linea d’aria, dove, a causa dei venti prevalenti, le polveri sono riuscite a raggiungere il centro abitato;
  3. c) Il torio trovato nelle tibie dei morti per tumore che sono stati riesumati;
  4. d) L’alta percentuale di malformazioni tra gli animali, pecore in particolare, che pascolavano nel poligono;
  5. e) Le percentuali di malattie tumorali tra i militari, nonostante la giovane età e la “sana e robusta costituzione” accertata al momento dell’arruolamento.

Si potrebbe pensare che siano solo “indizi”. Sì certo, i fili uniti fanno una corda, gli indizi uniti fanno una prova.

Comunque per mero scrupolo ho fatto istanza per far disporre un’indagine epidemiologica specifica, più precisamente mirata ai pastori che frequentavano il poligono dal 2000 a oggi. I difensori degli imputati e del Ministero della Difesa (responsabile civile) si sono opposti, il tribunale si è riservato di decidere.

  • Quanto crede sia importante l’attività di sensibilizzazione e di protesta portata avanti da movimenti, comitati, sindacati ect?

Le attività dei movimenti, delle associazioni, la consapevolezza e le preoccupazioni dei cittadini dovrebbero costituire un campanello dall’allarme per la magistratura, la quale dovrebbe svolgere le sue funzioni con distacco rispetto agli altri poteri dello Stato e quindi con imparzialità; dovrebbe essere, dico la magistratura, compresa quella inquirente, il garante dei diritti dei cittadini, i quali devono, in uno Stato democratico e civile, avere il diritto di esprimere le proprie opinioni e di manifestare il dissenso. L’impedimento ma anche solo la dissuasione costituisce repressione, la quale una violazione dei diritti e dell’ordine democratico costituito. C’è da aggiungere che lo Stato sapeva dal 1800, e quindi anche il Ministero della Difesa, che l’area Pisq era ed è particolarmente mineralizzata.

No basi: lo Stato attacca, il movimento rilancia compatto

Un momento della carica delle forze di polizia italiana davanti alle reti a Decimomannu contro manifestanti completamente inoffensivi . Foto tratta da La Nuova Sardegna

I giornali di oggi aprono con la notizia di una valanga di accuse a una cinquantina di attivisti contro l’occupazione militare della Sardegna. Il teorema accusatorio consiste nell’idea che esista una regia violenta e addirittura “terrorista”  dietro le diverse manifestazioni davanti ai poligoni militari che – in alcuni casi – registrarono anche scontri con le forze di polizia italiana. Forze di polizia – lo ricordiamo per la cronaca – che in diverse occasioni caricarono manifestazioni assolutamente pacifiche come per esempio davanti alle redi della base di Decimomanno del 2015.

Le accuse  sono pesantissime e rasentano la fantascienza: associazione con finalità di terrorismo, eversione all’ordine democratico, devastazione e saccheggio. Fra le accuse addirittura l’organizzazione di un campeggio antimilitarista!

Gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari firmati  dalla Digos della Questura di Cagliari su delega della Direzione distrettuale antiterrorismo, sono stati notificati complessivamente a 45 attivisti in maggioranza sardi.

La prima domanda che sorge spontanea è come mai questa grancassa mediatica proprio a nemmeno un mese dalla grande mobilitazione contro l’occupazione militare chiamata da circa 40 sigle in agenda per il prossimo 12 ottobre davanti ai cancelli del poligono di Capo Frasca. Si tratta di coincidenze o semplicemente di un attacco intimidatorio finalizzato a scoraggiare la partecipazione di massa alla mobilitazione?

A fronte della più grande ondata repressiva successiva a quella avvenuta nel 2006-2009 (operazione Arcadia e arresto del comunista indipendentista Bruno Bellomonte) molte sono state subito le voci a levarsi alte e a rilanciare la piena solidarietà con gli indagati e l’unità d’azione contro l’occupazione militare della Sardegna.

L’associazione Libertade ha celermente diramato un comunicato mettendo in rilievo come «le gravi contestazioni mosse dal pubblico ministero procedente assumono una portata molto preoccupante, in quanto riferite a condotte poste in essere dagli indagati nella legittima, pacifica e meritoria attività politica di sensibilizzazione e riconoscimento delle gravi conseguenze ambientali e alla salute provocate dalle esercitazioni militari svolte all’interno dei poligoni sardi»

La Procura colpisce soggetti  «rei di aver organizzato manifestazioni (avvenute nel 2014, 2015, 2016 e 2017) che si svolsero in maniera assolutamente pacifica; di aver organizzato campeggi definiti antimilitaristi, nei quali vengono svolte attività di informazione e approfondimento del tema; di resistenza ai pubblici ufficiali, benché sia noto che in quelle occasioni furono le forze dell’ordine a rinchiudere i manifestanti, tra cui donne e bambini, all’interno di cordoni ingiustificati»

Inoltre sono inquietanti anche le medesime modalità di comunicazione agli indagati delle accuse a loro carico e risulta «lesivo dei diritti fondamentali  [il fatto che] gli indagati abbiano appreso dell’avvenuta conclusione delle indagini nei propri confronti dai maggiori quotidiani sardi, poiché nessun atto veniva dapprima notificato agli stessi».

insomma siamo allo “sbatti il mostro in prima pagina” per ovvie e manifeste finalità politicamente e socialmente intimidatorie nei confronti di un movimento radicato e radicale che si oppone senza se e senza ma all’occupazione militare della Sardegna.

Non meno chiaro il comunicato dell’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras che in un comunicato definisce «idiota» l’attacco repressivo della Procura e rilancia:

«Siamo a un mese dal corteo di Capofrasca del 12 ottobre, tra qualche giorno riprenderanno le nefaste esercitazioni militari in tutti i poligoni della Sardegna, sindacati e Regione fanno i salti mortali per far riprendere la produzione e la vendita di armi all’Arabia Saudita per salvare la fabbrica di bombe Rwm, la multinazionale bellica Avio presenta i suoi nuovi progetti a Perdasdefogu; è in questo scenario che si inserisce questo romanzo commissionato dalla procura e redatto dal quotidiano».

Anche per A Foras non vi sono dubbi: «l’unica volontà di questa operazione è attaccare il movimento che lotta contro le basi e l’occupazione militare della Sardegna, fiaccarne lo spirito e la determinazione. Tra il 2014 e il 2016 si è scatenata una grossa offensiva popolare sui poligoni militari ricca di pratiche, contenuti, azioni e forza. Un triennio nero per le stellette in Sardegna che hanno visto cortei in tutte le parti dell’isola, hanno letto di numerosi dossier che svelavano le loro malefatte, hanno subito le contestazioni in luoghi nel quale prima gli veniva steso il tappeto rosso come nelle scuole e nelle università. Per questo oggi militanti di comitati e reti che hanno lottato contro le basi militari, compresi diversi militanti di A Foras, subiscono questa ingiusta gogna mediatica».

 

Immediata anche la risposta del soggetto politico Caminera Noa che pochi giorni fa ha compiuto un blitz alla sede nazionale del Partito Sardo d’Azione per denunciare la contraddizione tra la linea antimilitarista dei sardisti e l’attuale immobilismo sul tema proprio nel momento dell’esercizio del potere e  lanciare la manifestazione del prossimo 12 ottobre.

Gli attivisti di Caminera Noa scrivono sui social di non avere paura e fanno notare la strana coincidenza tra la chiusura delle indagini e la preparazione della mobilitazione imminente: «Puntuale come un orologio svizzero, a poco più di venti giorni dalla mobilitazione contro l’occupazione militare italiana della Sardegna, arrivano le pesantissime accuse a diversi attivisti del movimento per la smilitarizzazione della Sardegna. Gli indagati sono imputati addirittura di devastazione, saccheggio e terrorismo per voler “sovvertire l’ordine democratico”. La finalità è chiara: fermare il movimento contro l’occupazione militare e circondare con una cortina di terrore e sospetto la mobilitazione del 12 ottobre 2019 a Capo Frasca, per scoraggiare la partecipazione popolare. Se essere contro l’occupazione militare della nostra terra vuol dire essere terroristi, allora lo siamo tutti e tutte. Ora più che mai è importante partecipare in massa alla mobilitazione del 12 ottobre. Il terrore, la paura, la menzogna e la caccia all’eretico non vinceranno‼️ A in antis!».

In chiusura ricordiamo tutte le coordinate per la grande manifestazione contro l’occupazione della Sardegna prevista il 12 ottobre a Capo Frasca.

 

 

La liberazione della Sardegna dall’esercito italiano riparte da Orgosolo

L’entrata nel poligono militare di Capo Frasca nella precedente manifestazione del 2014

Domani 13 settembre inizia il campeggio dell’assemblea sarda contro l’occupazione militare della Sardegna A Foras. Il 13 settembre non è una data casuale, infatti nella stessa data di  5 anni fa migliaia di sardi manifestarono davanti al poligono di Capo Frasca per chiedere la fine delle esercitazioni e dell’occupazione militare della Sardegna. La manifestazione era chiamata da diverse sigle indipendentiste e alla manifestazione aderirono decine fra comitati e soggetti politici anche a seguito agli incendi provocati nel poligono dall’aeronautica tedesca e all’utilizzo di alcuni siti archeologici come target militare per le esercitazioni.

L’indignazione popolare si concretizzò in un evento di massa nel quale centinaia di giovani tagliarono le reti e liberarono temporaneamente la parte perimetrale del poligono suonando e danzando.

Scrive A Foras sulla sua pagina fb:
Fu una data storica per il movimento contro le basi militari che mostrò la voglia di riscatto di un popolo insofferente verso questa presenza invasiva e che diede entusiasmo a tanti giovani determinati a portare avanti la lotta contro le basi.
Ed è stato un giorno importantissimo per noi, perché ha dato avvio ad un processo aggregativo che ha portato alla nascita dell’Assemblea Generale e di A Foras.

Venerdì 13 settembre 2019 alle 17:30 il quarto campeggio di A Foras ( che quest’anno si svolgerà ad Orgosolo presso il Camping Supramonte) inizierà con un dibattito su quella storica manifestazione, in cui potremo analizzare i successi ed i limiti di quel periodo. Tutte le info per la partecipazione al campeggio e il programma li trovate nell’evento linkato sotto. La prenotazione è gradita.

La locandina di lancio della manifestazione contro l’occupazione militare di Capo Frasca del prossimo 12 ottobre

Il campeggio terminerà invece domenica 15, con un’assemblea in località Su Dentes (a breve distanza dal campeggio) in cui potremo discutere della prossima mobilitazione del 12 ottobre quando torneremo tutti insieme a manifestare davanti al poligono di Capo Frasca.

Negli stessi giorni del campeggio ad Orgosolo si svolgerà il programma organizzato dal comitato Pratobello 50 annos organizzerà nel paese di Orgosolo una serie di eventi in occasione dei 50 anni dalla lotta di Pratobello, che si articoleranno in una serie di conferenze, proiezioni a tema, spettacoli teatrali e musicali.

di seguito il programma completo:
Venerdì 13 Settembre – Piazza Gramsci
ore 20:30
Cinema Pratobello: rassegna di corti e documentari sulla Lotta del 1969

Modera: Elisa Bassu

Proiezione:
-”Rivoluzione” di Antonio Sanna ed Umberto Siotto
-”Oltre l’aporia” di Cladinè Curreli
-”I pirati di Pratobello” di Antonio Congiu
-”Sa Lota” di Maria Bassu

Sabato 14 Settembre – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
ore 9:30
Pratobello Caffè – Le terre civiche: norme, usi e opportunità

Modera: Raimondo Mereu

Intervengono:

-Michelina Masia: Docente Università di Cagliari
-Francesco Nuvoli: docente, coordinatore centro studi Terre civiche Sardegna
– Nicola Corria: Docente di diritto ed economia

ore 17:30 – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
Pratobello talk “Arte, militanza e attivismo al femminile”

Modera: Serafina Tandeddu

Intervengono:

-Francesca Cozzolino, antropologa e ricercatrice
-Moju Manuli, artista militante
-Veronica Usula artista tessitrice, fondatrice de l’Ecole di Madame Foile
– Narcisa Monni: Docente presso Accademia di Belle Arti Sironi di Sassari
– Davide Fadda: Docente presso Accademia di Belle Arti Sironi di Sassari
-Maddalena Mesina, gruppo Le Api Orgosolo

ore 21:00 – Piazza Gramsci

Spettacolo teatrale “Quirra mega store” di Mauro Salis

Domenica 15 Settembre – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
ore 9:30

Pratobello Caffè – La difesa del territorio: studi e testimonianze di militanza attiva

Modera: Annamaria Congiu

Intervengono:

Gianfranco Sollai: avvocato parte civile processo di Quirra;
Aide Esu docente di Sociologia Università di Cagliari;
Domenico Scanu – ISDE Medici per l’Ambiente;
Claudio Piacenza – esponente No Tav;
Manuela Pintus – Sindaca di Arborea e attivista del comitato No al Progetto Eleonora;

ore 21:00 – Fronte bar Teresa Podda e bar Sanna
“Strings on fire” in concerto

Di seguito tutti i link utili per gli eventi in programma:

📌 Evento A FORAS Camp:
https://www.facebook.com/events/404819870389700/
📌 Evento Assemblea Generale verso la manifestazione del
12 ottobre:
https://www.facebook.com/events/2410455475946378/
📌 Evento manifestazione del 12 Ottobre a Capo Frasca:
https://www.facebook.com/events/2489513861112719/

📌Eventi organizzati dal comitato Pratobello 50 annos

https://www.facebook.com/events/372224716778409/

A Foras di nuovo davanti ai poligoni

La locandina ufficiale per la chiamata della manifestazione nazionale contro l’occupazione militare a Capo Frasca lanciata dal movimento sardo A Foras e subito fatta propria da decine di soggetti politici e culturali favorevoli alla smilitarizzazione dell’isola

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’appello lanciato dall’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare A Foras per una grande manifestazione contro l’occupazione militare della Sardegna e per la totale smilitarizzazione della nazione sarda.

VI CHIEDIAMO LA MASSIMA DIFFUSIONE:

IL 12 ottobre 2019 davanti al poligono di Capo Frasca si terrà la Manifestada contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna, organizzata da oltre 40 comitati, movimenti, associazioni e sindacati.

Il movimento sardo contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare chiama a raccolta comitati, movimenti, associazioni, sindacati, categorie professionali, intellettuali e tutto il nostro popolo a mobilitarsi e protestare contro il prossimo inizio delle esercitazioni militari in Sardegna.
Le diverse realtà che hanno a cuore le sorti della nostra terra torneranno a manifestare insieme contro l’oppressione militare il prossimo 12 ottobre 2019 davanti al poligono militare di Capo Frasca, arricchendo quella giornata ognuno con la propria sensibilità e i propri contenuti.
Dopo la capitolazione delle ultime giunte regionali davanti alle pressioni del ministero della Difesa e dopo la mortificazione di ogni opposizione esistente all’interno delle istituzioni (dal Comipa fino al processo sui veleni di Quirra) appare sempre più chiaro che l’unica strada percorribile è la creazione di una forte opposizione popolare.
Lottiamo per non dover più sottostare al ricatto occupazionale che legittima fabbriche di morte e multinazionali che sperimentano i loro armamenti nella nostra terra.
Lottiamo per contrastare lo spopolamento e l’emigrazione forzata causata dalle diseconomie di questa presenza oppressiva.
Lottiamo per alternative economiche possibili davanti alla devastazione ambientale e alla speculazione sul territorio.
Lottiamo contro la guerra, per una Sardegna non più sottomessa alle politiche di guerra che minacciano e colpiscono altri popoli.
Le esercitazioni militari devono essere fermate subito, le basi e i poligoni devono essere dismessi e bonificati, per essere restituiti alle comunità sarde che finalmente possano utilizzare quelle terre per il loro sviluppo.

SRD
Sa die 12/10/2019 cara a sa base militare de Capo Frasca b’at a èssere sa Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, organizada dae prus de 40 comitados, movimentos, assòtzios e sindacados.

Su movimentu sardu contra a is bases, is esercitatziones e s’ocupatzione militare tzèrriat comitados, movimentos, assòtzios, sindacados, categorias professionales, intelletuales e totu su pòpulu nostru a protestare contra a su cumintzu imbeniente de is esercitatziones militares in Sardigna.
Is realidades diferentes chi giughent in su coro sa sorte de sa terra nostra ant a torrare a manifestare paris contra a s’opressione militare su 12 de ladàmini de su 2019, cara a su polìgonu militare de Capo Frasca, donende valore a cussa die onniunu cun sa sensibilidade e is argumentos suos.
A pustis de sa resa de is ùrtimas giuntas regionales cara a is pressiones de su Ministèriu de sa Difesa e a pustis de s’umiliatzione de cada opositzione chi esistit in intro de is istitutziones (dae su Comipa a su protzessu pro is velenos de Quirra) est semper prus craru chi s’ùnicu caminu possìbile est sa creatzione de un’opositzione populare forte.
Gherramus pro non dèpere prus suportare su ricatu ocupatzionale chi legìtimat fàbbricas de morte e multinatzionales chi proant is armas issoro in sa terra nostra.
Gherramus pro cuntrastare s’ispopulamentu e s’emigratzione fortzada chi sunt cajonadas dae is diseconomias de custa presèntzia oprimidora.
Gherramus pro alternativas econòmicas possìbiles contra a su disacatu ambientale e a s’ispeculatzione subra su territòriu.
Gherramus contra a sa gherra, pro una Sardigna chi non siat prus sutamissa a is polìticas de gherra chi minetzant e degòlliant a àteros pòpulos.
Is esercitatziones militares bolent firmadas deretu, is bases e is polìgonos bolent serrados e bonificados, pro nche los torrare a is comunidades sardas chi potzant impreare cussas terras pro s’isvilupu issoro.

A Foras Contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna,
Comitato Gettiamo le Basi,
Mesa Sarda de Paxi – Tavola Sarda della Pace,
Comitato Civico SU SENTIDU,
Comitato SU Giassu,
Comitato Amparu,
Comitato Sa Luxi,
Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile,
Kumone Otzastra Sarrabus,
Movimento Nonviolento Sardegna,
Caminera Noa
Sardigna Natzione Indipendentzia (Ufitziale/Official),
Sardigna Libera,
indipendentzia Repubrica de Sardigna,
Laboratorio Politico Sa Domu,
Sardegna Possibile,
Potere al popolo – Sardegna,
Associazione Sardegna Palestina,
Asce Sardegna,
ARCI Sardegna,
Coordinamento Comitati Sardi,
BDS Sardegna,
Rete Kurdistan Sardegna,
Scida Assòtziu,
Cìrculu Indipendentista “Hugo Chávez”,
Cagliari Social Forum,
Presidio Piazzale Trento,
Non Una di Meno Cagliari,
Fridays For Future – Cagliari,
RUAS – Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente,
No Metano in Sardegna,
Zero Waste Sardegna,
Assòtziu Consumadoris Sardigna,
Assemblea Permanente Villacidro,
Associazione BixiNAU,
Associazione Culturale Pararrutas Isili,
NO Megacentrale Guspini,
CSS – Confederazione Sindacale Sarda Css,
COBAS Scuola Sardegna,
Usb Sardegna – Unione Sindacale di Base,
COBAS Cagliari – Comitati di Base della Scuola,
UniCa 2.0
Collettivo Furia Rossa-Oristano
il manifesto sardo

A Foras s’Italia

Foto tratta dalla pagina fb de Il Manifesto Sardo

di Bainzu Piliu

Il 2 giugno era la festa della Repubblica Italiana e discorsi e parate militari sono stati all’ordine del giorno in tutte le principali città italiane, lo stesso ovviamente è accaduto in Sardegna. Io non ho potuto, né voluto, assistere ai festeggiamenti perché impegnato insieme ad un migliaio di altre persone in una contro-manifestazione che nello stesso giorno si svolgeva a Cagliari.
Prima, durante, e dopo mi chiedevo a che cosa potesse servire – da una parte e dall’altra – tutta questa agitazione, da parte nostra e da parte italiana, perché l’esibizione di uniformi e di macchine da guerra, di discorsi. Credo che fossimo in tanti a porci delle domande. Ieri, 4 giugno 2019, leggo il commento di un amico di Facebook che scrive: “Qualcuno intellettualmente onesto è in grado di dirmi a cosa è servita questa “passeggiata”?”. Penso che anche il pubblico che ci osservava e le forze dell’ordine che ci tenevano sotto controllo si siano posti la stessa domanda.
A Cagliari erano convenuti da tutta la Sardegna gli esponenti di parecchie organizzazioni per le quali la presenza italiana nella nostra Terra è considerata provocatoria e opprimente, erano presenti anche gruppi indipendentisti di diversa estrazione. Il corteo, nel quale vi erano molti striscioni, bandiere, uomini e donne giovani e anziani, tutti urlanti slogan antimilitaristi e A FORA S’ITALIA, ha attraversato la città fino a concludere la sua “passeggiata” davanti al Municipio. E vi era anche un buon numero di carabinieri e poliziotti che seguiva passo passo i manifestanti e osservava tutti i nostri movimenti, pronti ad intervenire qualora non fossero state rispettate determinate regole. Tutto si svolse tranquillamente, ascoltammo le canzoni e la musica, qualcuno parlò al microfono per esprimere il suo dissenso contro la politica italiana che abusa del nostro territorio per gli interessi suoi e dei suoi alleati.
Perché siamo stati a Cagliari? Ne valeva la pena? Io credo di sì, è evidente che con le nostre forze non potevamo opporci all’apparato militare italiano, d’altronde l’obiettivo non era questo, ma dovevamo invece rispondere a quello che era un nostro obbligo morale: dimostrare che non tutti i Sardi erano disposti a subire passivamente le decisioni del governo italiano; per questo quella domenica ci siamo alzati presto, per questo abbiamo sfidato il sole e sventolato le nostre bandiere. E siamo stati fotografati e ripresi da tanti individui armati di telecamere, sicuramente non sempre si trattava di semplici curiosi, più d’uno certamente agiva per conto della polizia politica e voleva documentare le scritte degli striscioni e dei cartelli ed il viso dei manifestanti; fra questi c’era anche un pregiudicato per cospirazione contro l’unità dello Stato, ero io. Però, va bene così, noi abbiamo fatto il nostro dovere, carabinieri e poliziotti hanno fatto il loro e hanno ascoltato, il nostro messaggio era rivolto anche a loro, nessuno rimane inerte anche se appare impassibile.
Dove vogliamo arrivare? Per me ed altri che vogliono il completo distacco della Sardegna dall’Italia quella di domenica – 2 giugno 2019 – è una delle tante giornate di mobilitazione e di testimonianza, giornate necessarie e propedeutiche alla lotta di liberazione nazionale che necessariamente dovrà esserci, prima o poi. Non ci sono alternative: l’Italia vuole tenerci in stato di soggezione e noi, invece, vogliamo essere uno Stato indipendente: vogliamo un nostro esercito, una nostra politica interna ed una politica estera del tutto autonoma rispetto a quella italiana, perciò, essendo le due posizioni inconciliabili si dovrà arrivare ad un braccio di ferro.
Quando? Come? Non lo sappiamo. Per il momento si dovrà osservare, testimoniare, riflettere e studiare. Io sono fiducioso, insieme possiamo farcela

 

L’occupazione militare che distrugge la Sardegna

Adriano Sollai, l’avvocato di parte civile intervistato da A Foras

Pubblichiamo l’intervista fatta da A Foras ad Adriano Sollai, legale di parte civile al processo Quirra 

Cogliamo l’occasione per ricordarvi la data della manifestazione del 2 giugno: ore 10:00 piazza dei Centomila Cagliari. ecco l’evento

– Si parla di un processo che parte da una denuncia del 2011, la cui prima udienza, concluse le indagini preliminari nel 2013, si è svolta nel marzo 2015. Ci può dire in quale fase del processo ci troviamo? Ci può dire quante udienze si sono tenute sinora?

🔴 Il procedimento penale nei confronti dei comandanti del P.I.S.Q. di Perdasdefogu e di quelli del distaccamento di Capo San Lorenzo è stato intrapreso dall’allora Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi nel 2011, anche in seguito alle denunce pubbliche delle diverse associazioni e comitati antimilitaristi nonché di alcuni cittadini che indicavano la possibile correlazione tra la presenza militare e le decine di persone ammalatesi e decedute nei pressi del Poligono.
A seguito della udienza preliminare che si è tenuta per circa due anni (dal 2012 al 2014 con decine di udienze e l’espletamento di una perizia) è stato disposto il rinvio a giudizio dei militari, imputati di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri; in sostanza si contesta loro di aver cagionato un persistente e grave disastro ambientale esponendo i cittadini e gli animali da allevamento ad un pericolo chimico e radioattivo, per non aver interdetto l’area militare nonostante le intense e periodiche esercitazioni militari e per non aver collocato segnali di pericolo nelle aree ad alta intensità militare. Il periodo di riferimento va dal 2002 in poi.
Dal 2014 è iniziato il dibattimento davanti al Tribunale di Lanusei dove in tutti questi anni sono stati sentiti decine e decine di testimoni della accusa e delle parti civili (operatori della polizia giudiziaria che hanno svolto le indagini, veterinari, militari, cittadini comuni, parenti di alcune persone ammalatesi e poi decedute, consulenti tecnici).
La prossima udienza è fissata per il 12 giugno prevista per l’audizione del perito nominato dal Giudice della udienza preliminare per svolgere accertamenti circa il contestato disastro ambientale. Successivamente sarà la volta dei testimoni citati dalla difesa.

Ci può dire quante altre udienze sono programmate e entro quale data si arriverà ad una prima sentenza?

🔴 Allo stato è difficile stabilire i tempi in cui si potrà arrivare alla sentenza del Tribunale.

La difesa dei generali alla sbarra più che difendere nel merito i suoi assistiti, sembra aggrapparsi a qualunque cavillo e qualunque vizio di forma in modo di allungare i tempi della causa e giungere ad una possibile prescrizione. Cosa ci può dire nel merito?

🔴 Legittimamente la strategia difensiva si esplica anche attraverso eccezioni e questioni rituali tutte a garanzia del diritto di difesa che comprende anche la possibilità della prescrizione. Ad ogni modo l’eventuale estinzione del reato per intervenuta prescrizione non pregiudicherà l’accertamento dei fatti emersi durante il processo.

– Durante le udienze sono venuti alla luce dei racconti raccapriccianti circa la gestione del territorio sardo e degli “esseri umani” che sono venuti in contatto con l’industria bellica negli ultimi decenni. Ci può indicare un episodio o una pratica che l’ha particolarmente colpita in termini di rischio per la salute? E a tale proposito ci può sintetizzare con poche parole l’atteggiamento delle istituzioni che amministravano questi territori (istituzioni militari e istituzioni civili, s’intende), sia in termini di sottovalutazione del rischio e di mancata salvaguardia degli operatori?

🔴 La pratica dei cosiddetti brillamenti che consisteva nel far esplodere tonnellate di munizioni e bombe fuori uso che provenivano dagli arsenali di tutte le Regioni dell’Italia è quella che maggiormente ha esposto l’ambiente, gli esseri umani e gli animali a danni permanenti e devastanti attraverso la diffusione nel territorio circostante di metalli e altre sostanze nocive per la salute. Queste attività, secondo la tesi della accusa e delle parti civili, hanno provocato danni devastanti anche per gli stessi militari che operavano nel poligono; infatti, secondo diversi testimoni, la bonifica del terreno successivamente alle esplosioni avveniva a mani nude da parte dei militari incaricati, senza alcun tipo di protezione.
Le autorità militari per aver omesso le necessarie cautele sono sotto processo; le autorità civili, in particolare alcuni Comuni, ritengono che il proprio territorio e i cittadini siano stati lesi e per questo si sono costituiti parte civile.

Dalle indagini preliminari alla testimonianza dei vari teste durante le udienze emerge chiaramente una divisione tra chi accusa l’industria bellica e chi, pur non avendo nessun tornaconto evidente, difende a spada tratta la presenza dei militari. Questo succede sia quando sentiamo testimoniare gli allevatori (alcuni accusano, altri tacciono o minimizzano), sia quando sentiamo testimoniare i militari sentiti come testimoni. Allo stesso modo l’opinione pubblica e l’intera società sarda si divide tra chi pensa che l’industria bellica non debba più operare nella nostra terra e chi invece la difende, pur senza aver nessun apparente tornaconto. Cosa ci può dire in merito? Cosa ci insegna questa esperienza processuale? 

🔴Questo processo, al di là di quello che sarà il suo possibile esito, ha il merito di aver fatto conoscere all’opinione pubblica sarda alcune delle attività che si sono svolte e si svolgono all’interno dei poligoni militari. Certo sarà pur sempre una ricostruzione parziale, ma nessuno potrà più dire che nei poligoni militari della Sardegna si svolgono “giochi di guerra”, le esercitazioni sono anch’esse un momento di guerra vera e propria che lascia vittime sul terreno

Durante il processo emerge che sono presenti numerose aziende agricole e zootecniche del territorio che operano e producono all’interno dell’area del Pisq. Ci può dire se esiste qualche controllo sui prodotti di queste filiere o se i prodotti vengano immessi nel mercato assieme a tutti gli altri? In poche parole, il consumatore medio ha la possibilità di scegliere se comprare o non comprare i cibi prodotti all’interno del Pisq?

🔴 Confermo, all’interno delle aree militari insistono diversi allevamenti i cui prodotti vengono immessi nel mercato.

In questo processo abbiamo assistito ad un vero e proprio cortocircuito istituzionale in cui lo Stato, attraverso i suoi giudici, accusa lo Stato, i generali alla sbarra, che sono difesi dall’Avvocatura dello Stato. I più maligni hanno da subito pensato ad una assoluzione piena e completa perché mai e poi mai lo Stato Italiano avrebbe condannato se stesso. Lei da giurista cosa ci può dire in merito?

🔴 In effetti questo processo presenta una particolare fisionomia: Il Pubblico ministero, l’avvocatura dello Stato che difende gli imputati, il Giudice, seppur indipendenti nella loro funzione, sono tutti dipendenti dello Stato italiano, come pure i comandanti. Inoltre lo Stato Italiano è anche parte offesa. Sarebbe una partita tutta interna allo Stato se non ci fossero i cittadini costituitisi parte civile unitamente ai loro rappresentanti territoriali.