A Foras s’Italia

Foto tratta dalla pagina fb de Il Manifesto Sardo

di Bainzu Piliu

Il 2 giugno era la festa della Repubblica Italiana e discorsi e parate militari sono stati all’ordine del giorno in tutte le principali città italiane, lo stesso ovviamente è accaduto in Sardegna. Io non ho potuto, né voluto, assistere ai festeggiamenti perché impegnato insieme ad un migliaio di altre persone in una contro-manifestazione che nello stesso giorno si svolgeva a Cagliari.
Prima, durante, e dopo mi chiedevo a che cosa potesse servire – da una parte e dall’altra – tutta questa agitazione, da parte nostra e da parte italiana, perché l’esibizione di uniformi e di macchine da guerra, di discorsi. Credo che fossimo in tanti a porci delle domande. Ieri, 4 giugno 2019, leggo il commento di un amico di Facebook che scrive: “Qualcuno intellettualmente onesto è in grado di dirmi a cosa è servita questa “passeggiata”?”. Penso che anche il pubblico che ci osservava e le forze dell’ordine che ci tenevano sotto controllo si siano posti la stessa domanda.
A Cagliari erano convenuti da tutta la Sardegna gli esponenti di parecchie organizzazioni per le quali la presenza italiana nella nostra Terra è considerata provocatoria e opprimente, erano presenti anche gruppi indipendentisti di diversa estrazione. Il corteo, nel quale vi erano molti striscioni, bandiere, uomini e donne giovani e anziani, tutti urlanti slogan antimilitaristi e A FORA S’ITALIA, ha attraversato la città fino a concludere la sua “passeggiata” davanti al Municipio. E vi era anche un buon numero di carabinieri e poliziotti che seguiva passo passo i manifestanti e osservava tutti i nostri movimenti, pronti ad intervenire qualora non fossero state rispettate determinate regole. Tutto si svolse tranquillamente, ascoltammo le canzoni e la musica, qualcuno parlò al microfono per esprimere il suo dissenso contro la politica italiana che abusa del nostro territorio per gli interessi suoi e dei suoi alleati.
Perché siamo stati a Cagliari? Ne valeva la pena? Io credo di sì, è evidente che con le nostre forze non potevamo opporci all’apparato militare italiano, d’altronde l’obiettivo non era questo, ma dovevamo invece rispondere a quello che era un nostro obbligo morale: dimostrare che non tutti i Sardi erano disposti a subire passivamente le decisioni del governo italiano; per questo quella domenica ci siamo alzati presto, per questo abbiamo sfidato il sole e sventolato le nostre bandiere. E siamo stati fotografati e ripresi da tanti individui armati di telecamere, sicuramente non sempre si trattava di semplici curiosi, più d’uno certamente agiva per conto della polizia politica e voleva documentare le scritte degli striscioni e dei cartelli ed il viso dei manifestanti; fra questi c’era anche un pregiudicato per cospirazione contro l’unità dello Stato, ero io. Però, va bene così, noi abbiamo fatto il nostro dovere, carabinieri e poliziotti hanno fatto il loro e hanno ascoltato, il nostro messaggio era rivolto anche a loro, nessuno rimane inerte anche se appare impassibile.
Dove vogliamo arrivare? Per me ed altri che vogliono il completo distacco della Sardegna dall’Italia quella di domenica – 2 giugno 2019 – è una delle tante giornate di mobilitazione e di testimonianza, giornate necessarie e propedeutiche alla lotta di liberazione nazionale che necessariamente dovrà esserci, prima o poi. Non ci sono alternative: l’Italia vuole tenerci in stato di soggezione e noi, invece, vogliamo essere uno Stato indipendente: vogliamo un nostro esercito, una nostra politica interna ed una politica estera del tutto autonoma rispetto a quella italiana, perciò, essendo le due posizioni inconciliabili si dovrà arrivare ad un braccio di ferro.
Quando? Come? Non lo sappiamo. Per il momento si dovrà osservare, testimoniare, riflettere e studiare. Io sono fiducioso, insieme possiamo farcela

 

L’occupazione militare che distrugge la Sardegna

Adriano Sollai, l’avvocato di parte civile intervistato da A Foras

Pubblichiamo l’intervista fatta da A Foras ad Adriano Sollai, legale di parte civile al processo Quirra 

Cogliamo l’occasione per ricordarvi la data della manifestazione del 2 giugno: ore 10:00 piazza dei Centomila Cagliari. ecco l’evento

– Si parla di un processo che parte da una denuncia del 2011, la cui prima udienza, concluse le indagini preliminari nel 2013, si è svolta nel marzo 2015. Ci può dire in quale fase del processo ci troviamo? Ci può dire quante udienze si sono tenute sinora?

🔴 Il procedimento penale nei confronti dei comandanti del P.I.S.Q. di Perdasdefogu e di quelli del distaccamento di Capo San Lorenzo è stato intrapreso dall’allora Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi nel 2011, anche in seguito alle denunce pubbliche delle diverse associazioni e comitati antimilitaristi nonché di alcuni cittadini che indicavano la possibile correlazione tra la presenza militare e le decine di persone ammalatesi e decedute nei pressi del Poligono.
A seguito della udienza preliminare che si è tenuta per circa due anni (dal 2012 al 2014 con decine di udienze e l’espletamento di una perizia) è stato disposto il rinvio a giudizio dei militari, imputati di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri; in sostanza si contesta loro di aver cagionato un persistente e grave disastro ambientale esponendo i cittadini e gli animali da allevamento ad un pericolo chimico e radioattivo, per non aver interdetto l’area militare nonostante le intense e periodiche esercitazioni militari e per non aver collocato segnali di pericolo nelle aree ad alta intensità militare. Il periodo di riferimento va dal 2002 in poi.
Dal 2014 è iniziato il dibattimento davanti al Tribunale di Lanusei dove in tutti questi anni sono stati sentiti decine e decine di testimoni della accusa e delle parti civili (operatori della polizia giudiziaria che hanno svolto le indagini, veterinari, militari, cittadini comuni, parenti di alcune persone ammalatesi e poi decedute, consulenti tecnici).
La prossima udienza è fissata per il 12 giugno prevista per l’audizione del perito nominato dal Giudice della udienza preliminare per svolgere accertamenti circa il contestato disastro ambientale. Successivamente sarà la volta dei testimoni citati dalla difesa.

Ci può dire quante altre udienze sono programmate e entro quale data si arriverà ad una prima sentenza?

🔴 Allo stato è difficile stabilire i tempi in cui si potrà arrivare alla sentenza del Tribunale.

La difesa dei generali alla sbarra più che difendere nel merito i suoi assistiti, sembra aggrapparsi a qualunque cavillo e qualunque vizio di forma in modo di allungare i tempi della causa e giungere ad una possibile prescrizione. Cosa ci può dire nel merito?

🔴 Legittimamente la strategia difensiva si esplica anche attraverso eccezioni e questioni rituali tutte a garanzia del diritto di difesa che comprende anche la possibilità della prescrizione. Ad ogni modo l’eventuale estinzione del reato per intervenuta prescrizione non pregiudicherà l’accertamento dei fatti emersi durante il processo.

– Durante le udienze sono venuti alla luce dei racconti raccapriccianti circa la gestione del territorio sardo e degli “esseri umani” che sono venuti in contatto con l’industria bellica negli ultimi decenni. Ci può indicare un episodio o una pratica che l’ha particolarmente colpita in termini di rischio per la salute? E a tale proposito ci può sintetizzare con poche parole l’atteggiamento delle istituzioni che amministravano questi territori (istituzioni militari e istituzioni civili, s’intende), sia in termini di sottovalutazione del rischio e di mancata salvaguardia degli operatori?

🔴 La pratica dei cosiddetti brillamenti che consisteva nel far esplodere tonnellate di munizioni e bombe fuori uso che provenivano dagli arsenali di tutte le Regioni dell’Italia è quella che maggiormente ha esposto l’ambiente, gli esseri umani e gli animali a danni permanenti e devastanti attraverso la diffusione nel territorio circostante di metalli e altre sostanze nocive per la salute. Queste attività, secondo la tesi della accusa e delle parti civili, hanno provocato danni devastanti anche per gli stessi militari che operavano nel poligono; infatti, secondo diversi testimoni, la bonifica del terreno successivamente alle esplosioni avveniva a mani nude da parte dei militari incaricati, senza alcun tipo di protezione.
Le autorità militari per aver omesso le necessarie cautele sono sotto processo; le autorità civili, in particolare alcuni Comuni, ritengono che il proprio territorio e i cittadini siano stati lesi e per questo si sono costituiti parte civile.

Dalle indagini preliminari alla testimonianza dei vari teste durante le udienze emerge chiaramente una divisione tra chi accusa l’industria bellica e chi, pur non avendo nessun tornaconto evidente, difende a spada tratta la presenza dei militari. Questo succede sia quando sentiamo testimoniare gli allevatori (alcuni accusano, altri tacciono o minimizzano), sia quando sentiamo testimoniare i militari sentiti come testimoni. Allo stesso modo l’opinione pubblica e l’intera società sarda si divide tra chi pensa che l’industria bellica non debba più operare nella nostra terra e chi invece la difende, pur senza aver nessun apparente tornaconto. Cosa ci può dire in merito? Cosa ci insegna questa esperienza processuale? 

🔴Questo processo, al di là di quello che sarà il suo possibile esito, ha il merito di aver fatto conoscere all’opinione pubblica sarda alcune delle attività che si sono svolte e si svolgono all’interno dei poligoni militari. Certo sarà pur sempre una ricostruzione parziale, ma nessuno potrà più dire che nei poligoni militari della Sardegna si svolgono “giochi di guerra”, le esercitazioni sono anch’esse un momento di guerra vera e propria che lascia vittime sul terreno

Durante il processo emerge che sono presenti numerose aziende agricole e zootecniche del territorio che operano e producono all’interno dell’area del Pisq. Ci può dire se esiste qualche controllo sui prodotti di queste filiere o se i prodotti vengano immessi nel mercato assieme a tutti gli altri? In poche parole, il consumatore medio ha la possibilità di scegliere se comprare o non comprare i cibi prodotti all’interno del Pisq?

🔴 Confermo, all’interno delle aree militari insistono diversi allevamenti i cui prodotti vengono immessi nel mercato.

In questo processo abbiamo assistito ad un vero e proprio cortocircuito istituzionale in cui lo Stato, attraverso i suoi giudici, accusa lo Stato, i generali alla sbarra, che sono difesi dall’Avvocatura dello Stato. I più maligni hanno da subito pensato ad una assoluzione piena e completa perché mai e poi mai lo Stato Italiano avrebbe condannato se stesso. Lei da giurista cosa ci può dire in merito?

🔴 In effetti questo processo presenta una particolare fisionomia: Il Pubblico ministero, l’avvocatura dello Stato che difende gli imputati, il Giudice, seppur indipendenti nella loro funzione, sono tutti dipendenti dello Stato italiano, come pure i comandanti. Inoltre lo Stato Italiano è anche parte offesa. Sarebbe una partita tutta interna allo Stato se non ci fossero i cittadini costituitisi parte civile unitamente ai loro rappresentanti territoriali.

Altro che “festa della Repubblica”: il 2 giugno A Fora is basis!

Riceviamo, condividiamo e rilanciamo la chiamata dell’annuale manifestazione contro  l’occupazione militare di A Foras:

A FORAS FEST 2019 // LA GUERRA NEL GOLFO

Il 2 giugno 2019 A Foras torna in piazza a Cagliari per manifestare contro l’occupazione militare della Sardegna. Il 2 giugno è la festa della Repubblica Italiana che da ormai 70 anni occupa abusivamente ampie porzioni di territorio dell’isola, per devastarlo con il proprio esercito, prestarlo ed affittarlo agli eserciti di mezzo mondo e imprese multinazionali che testano le proprie armi per venderle ai migliori offerenti.

Quest’anno il 2 giugno di A Foras sarà dedicato al Mare, all’acqua che bagna la nostra isola e l’attraversa nei fiumi, nei litorali e nelle insenature che disegnano il profilo della nostra terra.

Le coste, i golfi sono il teatro di questa guerra e il luogo di insediamento dei tre poligoni più grandi d’Europa (Capo Frasca, PISQ, Teulada). I porti sono il luogo di attracco e partenza di una miriade di navi militari che si preparano alle esercitazioni o sbarcano i mezzi pesanti che attraversano città e paesi per arrivare ai poligoni di tiro. Centinaia le navi che hanno occupato e occuperanno il porto di Cagliari, Sant’Antioco e Olbia per “Mare Aperto” (Ottobre 2018) e la prossima “Joint Stars” (Maggio 2019); molte di meno invece le navi che prenderanno il largo per trasportare sardi e sarde di ritorno da lavoro o studio, o per viaggiare per il Mediterraneo. Un ossimoro specchio dei tempi nel quale la Sardegna si trova completamente asservita al giogo di Ministero della difesa e della Nato, completamente compromessa nei servizi basilari e nella mobilità dei suoi figli.

La guerra nel golfo non è portata avanti solo dalle azioni militari perpetrate sulla nostra terra. E’ un ragionamento economico pianificato da UE e Italia con i suoi alleati Arabia Saudita e Qatar. I progetti di metanizzazione che vedono la Sardegna come un grande HUB di metano al centro del Mediterraneo, partono dai rigassificatori di Giorgino a Cagliari passando con un tracciato che tocca tutte le coste dal Sulcis passando per Santa Giusta, arrivando poi a Porto Torres per poi virare verso Olbia. L’ennesima servitù, fatta di espropri, inquinamento e militarizzazione di punti strategici che si va a intersecare con i rapporti militari con l’alleato Qatariota che vedrà ospitare i suoi marinai nella Caserma Bastianini de La Maddalena, nella scuola sotto-ufficiali della marina. Il Qatar che investe e trova strada spianata anche in altri settori della società sarda come la sanità; la Qatar Fundation, infatti, ha aperto lo scorso 12 dicembre un ospedale privato, il Mater Olbia, che piano piano andrà a sostituire la sanità pubblica ampiamente razionalizzata e mozzata dalle azioni statali e regionali.

La GUERRA NEL GOLFO DEVE FINIRE non vogliamo più carichi di bombe da Porto Canale o dal Porto di Olbia, non vogliamo più esercitazioni sul fiume Temo a Bosa, stop all’attracco di navi militari nei porti cittadini, basta al passaggio di mezzi militari e carri armati nelle città e nei paesi della Sardegna.

Chiediamo al comune di Cagliari, di Sant’Antioco, di Bosa, di Olbia, di Siniscola e alle autorità portuali di prendere posizione ufficialmente contro il passaggio dei mezzi, l’attracco e l’utilizzo da parte dei militari di ampie fette di mare e fiumi per le loro esercitazioni. Non ci facciamo ammaliare dagli accordi truffa firmati da Regione e militari che restituiscono mezza spiaggia al demanio pubblico, nel mentre che gli spazi di addestramento aumentano, senza la possibilità che le istituzioni e i cittadini possano metterci bocca. Da Pula a Muravera, passando per Capo Comino e Prato Sardo dobbiamo impedire che altre porzioni di territorio siano sacrificate alle esercitazioni militari.

PER IL NOSTRO MARE, PER LA RESTITUZIONE DEGLI SPECCHI D’ACQUA AI PESCATORI, PER NON ESSERE SERVI DELLA GEOPOLITICA NATO E ITALIANA, PER UN’ECONOMIA BASATA SUI NOSTRI BISOGNI E NON SUL METANO QATARIOTA O UNA SANITA’ SVENDUTA AL MIGLIOR OFFERENTE, A FORAS E OGGI IN PIAZZA PER RIBADIRE CHE:

• STOP alle ESERCITAZIONI militari, DISMISSIONE di TUTTI i POLIGONI; avvio di BONIFICHE integrali;
• RISARCIMENTI per tutti i danni (demografici, economici alla salute e all’ambiente) subiti in 60 anni di occupazione militare, e utilizzo degli stessi per l’avvio di ALTERNATIVE ECONOMICHE etiche, sostenibili e legate alle risorse dei territori;
• RICONVERSIONE a uso civile di tutti siti militari, dalle CASERME dei POLIGONI a quella di Pratosardo, e della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas;
• STOP ai nuovi progetti sui poligoni DUAL USE (civile-militare);
• STOP ai progetti di ampliamento e ammodernamento dei poligoni, come il Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre (SIAT)
• Revoca degli accordi dell’Università di Cagliari con il comando militare della Sardegna e con le università israeliane complici del massacro del popolo palestinese. Revoca della convenzione tra Università di Sassari ed Esercito Italiano. Fine di ogni rapporto degli atenei sardi con aziende coinvolte con lo sviluppo bellico. Avvio di ricerche e corsi di studio su bonifiche e riconversioni di siti militari;
• Annullamento dell’accordo tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa sulle servitù militari;
• Cessazione di ogni tipo di collaborazione sia civile che militare tra la Regione Sardegna e governi (come quelli di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, USA e Israele) che promuovono guerre di aggressione negli stati senza pace.

La narrazione dell’occupazione militare della Sardegna

L’associazione studentesca di Sassari “Giusta – Gruppo Indipendente degli Universitari e Studenti per l’Antimafia” ha organizzato un interessante seminario per il 25 maggio a Sassari, alle ore 15 nell’aula Cicu, presso il Dipartimento di Giurisprudenza, sulla rappresentazione del militare nei media locali.

La relazione sarà tenuta dalla Professoressa Aide Esu dell’ Università degli Studi di Cagliari e sarà il frutto di una recente sua ricerca “Military pollution in no war zone: the military representation in the local media”.

In questo articolo si analizza la rappresentazione della stampa locale delle attività di sperimentazione militare in Sardegna. L’autrice ha cercato di valutare i cambiamenti nella rappresentazione dei militari durante i 57 anni di presenza dei poligoni in Sardegna, individuando le narrazioni utilizzate dalla stampa locale. La stampa locale risulta il media principale per comprendere la rappresentazione dell’esercito italiano e delle sue attività nell’isola. Dall’analisi  sono emerse due linee storiche principali: nei primi anni di presenza delle basi, l’occupazione militare era percepita come portatrice di cambiamento e modernità. In seguito, parallelamente alle crescenti preoccupazioni legate agli effetti delle attività militari sulla salute umana, l’esercito italiano è stato sempre più percepito come una minaccia per le comunità locali e l’ambiente.

La serata proseguirà al circolo  Tirrindò, in via Masia n° 2 (piazza Università), con una serata di autofinanziamento per A Foras, dalle ore 19

Modererà l’incontro Michele Salis, attivista dell’Assemblea di A FORAS – Contra a s’ocupatzione militare de Sa Sardigna e referente del tavolo di lavoro “Economia e territorio” della medesima organizzazione.

 

2 giugno contro la Repubblica militare

Anche quest’anno A FORAS chiama a raccolta tutto il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, per una giornata di mobilitazione popolare, che capovolga la festa della repubblica italiana. Perché questa data? È la repubblica – si legge nella chiamata diramata in rete dagli attivisti contrari all’occupazione militare della Sardegna – che da oltre 60 anni impone unilateralmente il 60% di servitù militari alla nostra terra trasformandola di fatto in una colonia militare.
Manifesteremo – continua la nota – la nostra opposizione non solo nei confronti dello stato italiano, ma anche della NATO, e di tutti gli altri eserciti stranieri e le multinazionali che operano ogni giorno nella nostra terra per trarre profitto da industria bellica e guerre di aggressione.

Gli attivisti di A Foras indicano non solo contro Stato italiano e Nato, ma anche contro i loro complici alla guida della “Regione Autonoma”:

Quest’anno manifestiamo anche contro la complicità del governo regionale, che a dicembre 2017 ha ratificato l’accordo truffa col Ministero della difesa, col quale, in cambio di poche spiagge (che erano già aperte durante l’estate), ratifica l’occupazione militare della Sardegna e insieme pone le basi per un aumento della presenza militare in Sardegna (con la caserma di Pratosardo e il SIAT a Teulada). Per questo motivo quest’anno il corteo partirà dalla sede della giunta regionale, in viale Trento a Cagliari. Il 2 giugno di quest’anno lanceremo anche la nostra assemblea itinerante, che durante l’estate toccherà diversi territori della nostra isola, occupati dai poligoni e non, per conoscerli meglio e farci conoscere, e per rilanciare anche lì la lotta contro l’occupazione militare.

Sempre presente anche la solidarietà internazionalista. In un clima sempre più favorevole alla guerra totale, i manifestanti vogliono rimarcare anche che  il Popolo Sardo non è complice delle aggressioni imperialiste e che lotta per liberare se stesso dall’occupazione militare e contemporaneamente per sabotare la piattaforma militare a cui è ridotta l’isola. 

A seguire si terrà un concerto gratuito nel colle di S. Michele a Cagliari con numerosi artisti contrari all’occupazione militare e alla guerra che si esibiranno dal palco.


Di seguito le rivendicazioni della manifestazione: 


• STOP alle ESERCITAZIONI militari, DISMISSIONE di TUTTI i POLIGONI; avvio di BONIFICHE integrali;
• RISARCIMENTI per tutti i danni (demografici, economici alla salute e all’ambiente) subiti in 60 anni di occupazione militare, e utilizzo degli stessi per l’avvio di ALTERNATIVE ECONOMICHE etiche, sostenibili e legate alle risorse dei territori;
• RICONVERSIONE a uso civile di tutti siti militari, dalle CASERME dei POLIGONI a quella di Pratosardo, e della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas;
• STOP ai nuovi progetti sui poligoni DUAL USE (civile-militare);
• STOP ai progetti di ampliamento e ammodernamento dei poligoni, come il Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre (SIAT)
• Revoca degli accordi dell’Università di Cagliari con il comando militare della Sardegna e con le università israeliane complici del massacro del popolo palestinese. Revoca della convenzione tra Università di Sassari ed Esercito Italiano. Fine di ogni rapporto degli atenei sardi con aziende coinvolte con lo sviluppo bellico. Avvio di ricerche e corsi di studio su bonifiche e riconversioni di siti militari;
• Annullamento dell’accordo tra Regione Sardegna e Ministero della Difesa sulle servitù militari;
• Cessazione di ogni tipo di collaborazione sia civile che militare tra la Regione Sardegna e governi (come quelli di Arabia Saudita, Turchia, Qatar, USA e Israele) che promuovono guerre di aggressione negli stati senza pace.

A Foras: «Il 2 giugno alziamo la testa contro basi e guerra»

Intervista a Michele Salis, a nome dell’Assemblea Sarda contro l’occupazione militare della Sardigna “A Foras” in vista dell’assemblea plenaria di domenica 22 aprile (domani) a Bauladu al centro servizi di S. Lorenzo (tavoli di lavoro ore 10:00 di mattina, assemblea ore 15:00 il pomeriggio)

  • Tirano nuovi venti di guerra. La Sardegna è terra strategica per le politiche imperialiste dell’alleanza atlantica. Qual è la posizione di A Foras?

Sin dai primi mesi dalla sua nascita, l’assemblea di A Foras si è schierata non solo contro l’occupazione militare della Sardegna, ma anche in opposizione a tutti gli “output” della filiera bellica sarda. Per questo oltre che porci in opposizione alla NATO, ci siamo schierati contro ogni tipo di guerra di aggressione e imperialista. Un movimento che si batte contro la guerra, non può che lottare per la liberazione della nostra terra da qualunque mezzo utilizzato per tali conflitti: dai poligoni, alle fabbriche di bombe, fino all’industria e alla ricerca bellica, come denunciato nel nostro recente sit in al Rettorato dell’Università di Cagliari.

  • Il prossimo 22 aprile a Bauladu si svolgerà una importante assemblea plenaria del movimento contro l’occupazione militare. Qual è l’ordine del giorno?

Oltre alle relazioni dei tavoli di lavoro (che si riuniranno la mattina) e delle assemblee territoriali di A FORAS che hanno recentemente organizzato diverse iniziative, i punti trattati saranno essenzialmente due.

Il primo sarà la costruzione politica della giornata del 2 giugno, che ci vedrà ancora una volta a Cagliari per un corteo che si concluderà con un concerto al Colle di S.Michele. Già dall’anno scorso abbiamo lanciato per questa data un appuntamento annuale di mobilitazione per la liberazione della nostra terra dalle servitù militari. Abbiamo scelto il 2 giugno, festa della repubblica italiana, per ribaltare questa ricorrenza, e manifestare contro quello stato che da oltre 60 anni ci impone in maniera unilaterale i due terzi delle sue servitù militari. Inoltre sempre il 2 giugno, ricorre la data della prima assemblea di A FORAS. Le rivendicazioni di questo 2 giugno saranno discusse domenica prossima in un incontro aperto ai gruppi e le individualità che condividono i punti fermi di A FORAS. Per questo invitiamo all’assemblea chiunque voglia lottare per la dismissione dei poligoni, le bonifiche e i risarcimenti ai territori colpiti.

In secondo luogo, continueremo a discutere e a organizzare il cammino di questa estate, una sorta di assemblea itinerante. Dopo il due giugno ci metteremo in cammino, attraversando a piedi i luoghi colpiti da attività militari, aree industriali insostenibili o da dismettere,  ma non solo. Incontreremo le diverse comunità che vivono questi territori per confrontarci, discutere e crescere con loro. Andremo alla ricerca di tutte quelle risorse latenti (o tarpate dalla presenza militare) di questi territori, dei loro casi virtuosi. Con questo cammino vogliamo rilanciare la partecipazione ad A Foras tramite nuove pratiche inclusive, incentrate su identità e aspirazioni territoriali, oltre che stimolare e migliorare i rapporti con le popolazioni dei diversi territori della Sardegna. Anche per questo domenica 22 chiamiamo a raccolta chiunque voglia mettersi in cammino con noi.

  • Come sappiamo il presidente Pigliaru ha siglato un accordo con il Ministero della Difesa (Pinotti) che l’attuale Giunta e l’Esercito hanno presentato come “nuovo corso nei rapporti tra Esercito e società civile”. Come giudicate questo accordo?

Diverse testate giornalistiche hanno quasi esultato alla notizia di questo accordo, sparando titoloni come “Via i militari da Capo Frasca e Teulada”, come se davvero si fosse realizzato quanto scritto nel programma dei Francesco Pigliaru alle ultime regionali, che prometteva la chiusura di questi due poligoni. Al contrario però, nulla è stato chiuso né dismesso (con l’eccezione di alcune strutture già cedute al demanio civile dal 2008). Al contrario, alla faccia della riduzione della presenza militare nell’isola, i militari sono addirittura aumentati con questo accordo! Infatti, in cambio della formalizzazione di accordi di fatto già in essere da anni (lo stop alle esercitazioni dal 1 giugno al 30 settembre e a concessione temporanea di alcune spiagge), oltre al passaggio al demanio civile di poche decine di metri di spiagge, e l’istituzione di non meglio precisati osservatori ambientali, l’accordo nasconde almeno due polpette avvelenate. Da una parte è stato finanziato il dislocamento di alcuni reparti nella caserma di Pratosardo a Nuoro (ecco l’aumento dei militari). Dall’altra, l’accordo pone le basi per “l’implementazione del SIAT, Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre, e di altri sistemi duali”, che non sono altro che nuovi utilizzi (e nuovi investimenti) per i poligoni. Altro che chiusura! L’accordo pone le basi per continuare a utilizzare i poligoni per tanti altri anni! E tutto questo nel silenzio generale, misto alla grande soddisfazione del “centro – sinistra”. Anche contro questo accordo, sarà importate essere presenti domenica e alle prossime mobilitazioni di A FORAS, 2 giugno in primis.

 

Occupazione Militare: accordo o capitolazione?

La montagna ha partorito il topolino? A sfogliare la bozza del protocollo d’intesa “Per il coordinamento delle attività militari presenti nel territorio della Regione” illustrata nei giorni scorsi dal governatore Francesco Pigliaru (che ha avuto il via libera in aula con 34 voti a favore e 9 contrari) parrebbe che le cose stiano veramente così.

Negli ultimi anni il movimento contro l’occupazione militare è cresciuto parecchio fino ad arrivare a bloccare – se pur temporaneamente – lo svolgimento delle esercitazioni attraverso imponenti e determinate manifestazioni popolari nei pressi dei principali poligoni dell’isola. Il movimento, compattatosi intorno all’assemblea sarda contro l’occupazione militare (Aforas), è anche riuscito a uscire dal cono d’ombra delle mobilitazioni e dei fisiologici riflussi, strutturandosi sul territorio e proponendosi come centro di riferimento per una fitta attività informativa, di analisi e anche di aggregazione sociale.

A fronte della montante insofferenza dei sardi verso l’occupazione militare è evidente che lo Stato italiano è alla ricerca di una narrazione capace di rendere più tollerabile la presenza militare nella nostra isola ed è altrettanto chiaro che la maggioranza che governa la Regione Autonoma di Sardegna (ad egemonia PD) è complice di tale tentativo.

Ma che cosa dovrebbe prevedere l’accordo su quella che Pigliaru ha definito una “graduale dismissione delle servitù militari nell’isola” e altri esponenti della maggioranza un “passo storico per la Sardegna”?

Vediamolo in breve:

  • Sospendere le esercitazioni in periodo estivo
  • La cessione della spiaggia di Portu Tramatzu nel poligono di capo Teulada
  • Concessioni temporanee di altre spiagge prima sempre interdette
  • L’istituzione di osservatori ambientali indipendenti per le attività esercitative che si svolgono presso poligoni basi militari e aree addestrative.

Questi i punti definiti positivi dal partito del governatore Pigliaru. In estrema sintesi l’apertura temporanea di un paio di spiaggette e la cessione delle attività belliche in periodo estivo per non spaventare i turisti. Ma fra i punti annoverati come “successi diplomatici” dalla giunta dei professori anche delle vere e proprie beffe come per esempio la cessione della caserma “Ederle”, «previa realizzazione di idonee strutture ove rilocare attività e funzioni attualmente ivi svolte, con oneri non a carico della Difesa» e la «piena operatività della Caserma di Pratosardo, attraverso anche il dislocamento di alcuni reparti». Insomma, lo stato italiano e il suo esercito da una parte aprono i cancelli di un paio di spiagge, dall’altro si fanno pagare dalla Regione la realizzazione di nuove strutture dove svolgere le attività ora svolte nella Ederle e sbandierano come positiva l’apertura di una nuova caserma a Nuoro (a suo tempo fortemente avversata dall’organizzazione A Manca pro s’Indipendentzia) annunciando il dislocamento di nuovi reparti, cioè un incremento della presenza militare italiana in Sardegna.

A parte le colorite dichiarazioni del capogruppo del Partito dei Sardi che ha annunciato di non “voler vivere in una colonia” (dimenticando di essere però solido e fedelissimo alleato dei colonizzatori), è sceso subito in campo il neonato polo dell’Autodeterminazione attraverso le dichiarazioni del suo portavoce Antony Muroni che ha chiesto al governatore Pigliaru di non firmare l’accordo: «Ogni passo compiuto verso la liberazione delle terre sarde occupate dalle servitù militari e sottoposte a invasive esercitazioni militari va salutato con soddisfazione. Detto questo, l’accordo di programma presentato ieri in Consiglio regionale dal presidente Pigliaru è tutt’altro che storico. E, quand’anche si concretizzasse, è anni luce lontano da quel che serve: il presidente Pigliaru è ancora in tempo a non firmarlo».

Il segretario del partito indipendentista ProGreS ha invece stabilito una equazione politica fra servitù e PD ricordando che gli esponenti di tale partito in Parlamento nel 2008 avevano protestato chiedendo la realizzazione di un’ulteriore servitù all’interno del poligono di Quirra (per la cronaca: Andrea Lulli, Siro Marrocu, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Caterina Pes, Paolo Fadda e Guido Melis). Il PD – argomenta Gianluca Collu – «sostiene come ha sempre fatto che gli interessi dell’esercito italiano e dei suoi alleati, ma soprattutto gli interessi economici e politici di multinazionali belliche come Finmeccanica e dei partiti ad essa collegata, non si possono mettere in discussione né ora né mai. E se le popolazioni locali o l’intera nazione sarda non sono dello stesso avviso, poco importa, si continui a sparare e a bombardare».

Collu torna anche sulla questione degli osservatori ambientali “indipendenti” sbandierati da Pigliaru come uno dei punti forti dell’accordo, ricordando come il Governo Renzi abbia approvato un «decreto legge che aumenta di fatto i limiti di “inquinamento consentito” delle aree militari per alcune sostanze fino a cento volte i valori attuali». Insomma, a che servono degli osservatori ambientali indipendenti se poi nei poligoni militari si può inquinare per decreto?

Dello stesso avviso l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare Aforas che è uscita oggi con un articolato documento di analisi denunciando l’accordo Stato-Regione come una truffa. I pochi punti positivi presenti nell’accordo cioè lo stop alle esercitazioni dal 1 giugno al 30 settembre e l’apertura temporanea delle spiagge di Murtas e Spiagge Bianche – denunciano gli attivisti – «erano già in essere negli ultimi anni attraverso protocolli d’intesa tra Comuni e Difesa, che venivano ogni anno rinnovati». Anche sugli osservatori ambientali gli attivisti svelano le carte giocate dalla Difesa e Pigliaru: «anche per questi non meglio precisati controlli ambientali ribadiamo quanto già scritto: avranno accesso e fondi per analisi approfondite? A tal proposito ricordiamo che, come riportato nel nostro ultimo dossier su Teulada, le uniche indagini su ambiente e salute sono state commissionate dalla Difesa e secretate. Per questo pretendiamo ricerche approfondite e condotte da enti terzi, non governativi e riconosciuti da tutte le parti». E, dulcis in fundo, la vera e propria mela avvelenata presente nell’accordo: a fronte di inconsistenti porzioni di territorio cedute all’uso pubblico i sardi dovranno acconsentire a nuove servitù militari «da una parte, il dislocamento di alcuni reparti nella caserma di Pratosardo (Nuoro), infrastruttura tra l’altro costruita su terre civiche, sclassificate e dichiarate edificabili con una legge del 2013. E dall’altra, l’implementazione del SIAT, Sistema Integrato per l’Addestramento Terrestre, e di altri sistemi duali. Abbiamo già sottolineato nel nostro dossier sul PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra) a proposito del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS) la pericolosità dell’uso civile e militare di infrastrutture tecnologiche finalizzate sempre ad un uso bellico. In particolare il SIAT, (citato nel nostro dossier su Teulada), è presentato come un nuovo modo di utilizzare il poligono, moderno, orientato alla ricerca scientifica e addirittura “green”. Ma, anche se si spara qualche cartuccia in meno del solito, si tratta pur sempre dell’ennesimo sistema di addestramento volto alla preparazione di guerre di aggressione (come dimostra la costruzione di due villaggi addestrativi riprodotti in stile medio orientale e dell’est Europa). E anche il coinvolgimento dell’Università rivela sempre lo stesso schema, già intravisto con il DASS: drenare fondi pubblici dalla ricerca verso l’industria bellica. In pratica, anziché porre le basi per la dismissione del Poligono di Teulada, l’accordo prepara il terreno per un suo nuovo utilizzo, sempre indirizzato al vecchio sfruttamento coloniale: della nostra terra da una parte e dei futuri scenari di guerra dall’altra».

 

Uniss e accordi militari: Brigata Sassari a lezione

Striscione apposto fuori dal Quadrilatero

Nella mattinata di giovedì 12 ottobre, alcuni militanti del Culletivu S’IdeaLìbera e di A Foras – Contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna, hanno effettuato un’azione di sensibilizzazione presso il Polo Didattico-Universitario Quadrilatero dell’Università di Sassari, luogo che ospitava presso l’aula Mossa un seminario dal titolo “Preparazione culturale delle missioni all’estero” con relatore Pasquale Orecchioni (Tenente Colonnello della Brigata Sassari), facente parte del Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale messo in piedi dall’Ateneo Turritano con in accordo con la Marina Militare e l’ Esercito Italiano.

Appena arrivati i militanti hanno esposto uno striscione con scritto:
“Brigata Sassari a lezione: opprimere i popoli, servire i ricchi”
per continuare poi a distribuire volantini sia all’interno dell’aula Mossa che nel cortile dell’Università.
Durante tutta la durata dell’azione sono state presenti tre volanti della Polizia Italiana e gli agenti della Digos a cui si è aggiunta una volante dei Carabinieri mandata sul posto per staccare lo striscione, quando i militanti erano ormai andati via. Di seguito viene riportato il volantino distribuito durante l’azione.

 

“BRIGATA SASSARI A LEZIONE: OPPRIMERE I POPOLI, SERVIRE I RICCHI!

Cosa si nasconde dietro il Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale?
Nonostante l’Ateneo Turritano rassicuri affermando che “il Corso si discosta nettamente dai corsi imperniati unicamente sulle scienze sociali o di quelli di Scienza della Difesa e della sicurezza ad indirizzo militare” per comprendere meglio dove si inserisce il corso di Laurea è necessario soffermarsi su due aspetti: il primo riguarda la classe di concorso a cui afferisce (non a caso la classe L-DS Lauree in Scienze della Difesa e della Sicurezza), il secondo sono le convenzioni in atto strette dall’Ateneo.

Carabinieri staccano lo striscione

I corsi di Laurea afferenti alla classe L-DS si caratterizzano per un’apertura evidente al mondo militare; come recita l’art.2 del decreto che li istituisce, questi corsi sono “finalizzati alla formazione di esperti e di ufficiali delle Forze armate” e “I laureati della classe sono professionisti, militari o civili, dotati della preparazione culturale, dell’addestramento teorico-pratico e di una spiccata sensibilità al rispetto dei diritti umani per operare con incarichi di comando, di gestione e di coordinamento nei settori di unità militari, di sicurezza interna ed esterna, di tutela del territorio nazionale e dei suoi beni, di tutela degli interessi strategici ed economico-finanziari dello stato italiano e dell’Unione Europea, di gestione e direzione di sistemi organizzativi-funzionali, anche di carattere non specificatamente militare.”
Il corso diventa finalizzato alla formazione di queste categorie, ma allo stesso tempo segna un’importante svolta: il mondo militare entra nell’ambito della gestione civile ed umanitaria, la logica del controllo sociale e dell’approccio securitario si amplia anche a questi contesti.

Nel 2016 l’Ateneo (rettore Massimo Carpinelli) firma la convenzione con l’Esercito Italiano e la Marina Militare. La convenzione permetterà al personale delle Forze Armate di seguire il corso di studio universitario a prezzi di iscrizione agevolati. Gli studenti, inoltre, avranno la possibilità di svolgere specifici progetti di tirocinio nell’ambito delle Forze Armate di appartenenza. E cosa ha in cambio l’Ateneo turritano? “L’Esercito potrà concorrere all’offerta formativa con l’inserimento all’interno dei percorsi didattici di seminari o stage attraverso specifici accordi attuativi”… insomma, l’Università apre le porte ai militari e in cambio l’Esercito dà formazione, tirocini e stage. La motivazione la fornisce lo stesso Rettore, il quale sottolinea come “l’esperienza professionale del personale militare possa essere valorizzata e messa a frutto in ambito civile”. I militari, insomma, non solo devono essi stessi diventare studenti, ma docenti e formatori, portando così la prospettiva e l’ideologia militare dentro le Università con tanto di riconoscimento ufficiale da parte dell’Istituzione universitaria. Infine, prevedendo una presenza delle forze armate tra i banchi, lo studente “civile” si troverà sin da subito in una realtà a forte connotazione militare: militari saranno i suoi compagni e i suoi docenti, militari saranno gli ambiti di tirocinio pratico. In poche parole, il mondo dell’Università diventa il primo importante passo per abolire un confine fino a qualche anno fa ancora marcato: il mondo militare dal mondo civile, il mondo della guerra dal mondo della società civile.

A testimonianza di come questo intreccio sia effettivo, ecco elencati una parte dei seminari promossi dal Corso di Laurea nell’anno 2016:
-Danilo Fancellu e Roberto Spolvieri (MM Mariscuola La Maddalena) rispettivamente “Introduzione alla Cybersecurity” e “Informatica forense: esperti informatici e tecniche di indagine”.
-Paolo Scotto di Castelbianco (direttore della scuola di formazione dell’Intelligence) “La cultura della sicurezza. Le nuove sfide della intelligence italiana” che chiude l’intervento dicendo: “Non vi chiediamo di lavorare per noi ma con noi”. Una frase che fa capire come la figura di operatore che si vuole creare con il Corso di Laurea sia inserita nel sistema di controllo e di sicurezza, in sinergia con gli apparati militari e della difesa.

Tenere a mente queste connessioni diventa fondamentale per capire che apparentemente “innocui” seminari (come quello odierno) e i vari Corsi di Laurea con collaborazioni militari si inseriscono in un quadro più ampio, dove anche l’Università diventa il luogo in cui far accettare la militarizzazione della società come normale procedura per la sicurezza pubblica, trasformando il militare (sia sul piano dell’accettazione sia su quello legale) da strumento bellico a forza di intervento in caso di crisi sociale, ad ulteriore difesa delle istituzioni politiche ed economiche, difensore della pace sociale necessaria per continuare a sfruttare e far profitto. In Sardegna in particolare questa strategia mostra un’evoluzione nei metodi tradizionali di reclutamento, non si ricerca più solamente il ragazzo disoccupato in cerca di una fonte di reddito, ma vuol creare figure professionali civili legate a doppio filo con le Forze Armate e l’industria militare, anche con l’obbiettivo di far crescere il consenso nella società sarda rispetto alla pesante occupazione militare dell’isola, che ospita il 60% del demanio militare italiano, fra cui gli enormi poligoni militari, principale causa di sottosviluppo, emigrazione, disoccupazione e malattie dei territori che li ospitano.”

A Foras: fermiamo la Joint Stars

Locandina della manifestazione

“Fermiamo la Joint Stars. Fermiamo la Guerra” così esordisce il comunicato di A Foras per la chiamata della mobilitazione prevista il 14 ottobre nel porto di Cagliari, con concentramento alle ore 15 in Piazza Darsena.
Per la prima volta, infatti,  A Foras decide di manifestare in mezzo alla popolazione della capitale sarda per far sentire la vicinanza dell’occupazione militare anche ai centri politici ed economici della nostra isola, poiché essa è diffusa capillarmente su tutto il territorio e non è ascrivibile soltanto alle basi militari.

Nei prossimi giorni il porto di Cagliari sarà invaso da navi e sommergibili militari. Uomini e blindati sbarcheranno sulle nostre coste con l’obiettivo di addestrarsi a un’imminente azione offensiva di guerra. Il porto diventerà un approdo per navi e sommergibili a propulsione nucleare, che sosteranno vicino alle navi passeggeri. Questa massiva presenza militare a Cagliari è dovuta all’inizio della Joint Stars.

Cosa è la JOINT STARS?

La Joint Stars comprende quattro esercitazioni che dal 14 al 29 ottobre occuperanno il sud della Sardegna. In particolare il poligono di Teulada vedrà i soldati della NATO e della Forza Marittima Europea esercitarsi per dieci giorni nelle principali forme di combattimento sul mare e dal mare. Esercitazioni di questo tenore non sono, né potranno mai essere, difensive ma bensì palesemente offensive, finalizzate insomma alla guerra. Lo scenario delle esercitazioni sarà allestito come una Sardegna autoritaria, in cui vige un regime totalitario.

AForasCamp: si riparte con le mobilitazioni

Si è conclusa domenica 10 settembre, nella Marina di Tertenia, la seconda edizione dell’A FORAS CAMP, il campeggio contro l’occupazione militare.

Alla sei giorni di assemblee, seminari di autoformazione, tavoli di lavoro tematici e socialità hanno partecipato oltre 200 persone, provenienti da tutta la Sardegna e non solo. Di rilievo il contributo (nell’organizzazione e nella presenza ai lavori) della componente locale dell’assemblea di A FORAS, il KOS (Kumone Ozastra Sarrabus), oltre che di altri partecipanti provenienti da Tertenia e dintorni.

Il campeggio, tenuto nel camping Tesonis, aveva l’obiettivo di rilanciare il percorso di A FORAS. Inoltre si voleva allargare la partecipazione al campeggio e in generale la lotta contro le basi nei territori interessati dal Poligono di Quirra: l’Ogliastra e il Sarrabus.
Quest’ultimo obiettivo si è concretizzato grazie a ben due iniziative portate avanti con successo a Tertenia, durante il primo e il quarto giorno di campeggio. Martedì 5 settembre è stato presentato il campeggio in piazza Martin Luther King, nella stessa piazza, venerdì 8, si è tenuta una cena popolare, accompagnata da proiezioni, teatro e concerti (vedi foto).
L’assemblea plenaria e i tavoli di lavoro, riuniti in campeggio, hanno raggiunto una sintesi e programmato le prossime attività e mobilitazioni. La presenza di A FORAS nella scuole e nelle università sarde si intensificherà, sia con le iniziative già in essere (come il progetto “Sardigna terra de bombas e cannones”, già presentato a Sassari e a Olbia), che con nuove idee, progetti e concorsi. Il tavolo sulle relazioni internazionali proseguirà l’analisi degli scenari di guerra dove sono impegnati i diversi eserciti presenti nella basi sarde, oltre che curare i rapporti e dare solidarietà alle diverse realtà impegnate contro l’occupazione militare al di fuori dell’isola. Come già fatto per il Poligono di Quirra, a breve sarà pubblicato un dossier che approfondirà gli effetti dell’occupazione militare sul Poligono di Teulada (curato dal tavolo economia).
Si citano anche i lavori del nuovo tavolo, dedicato allo studio e all’azione diretta contro la logistica della filiera bellica (trasporto via terra, aria e acqua di veicoli, ordigni e militari). Una della novità rispetto alla scorsa edizione è stato lo spazio dedicato all’auto formazione: il seminario interno sul Poligono di Quirra.

All’interno del campeggio l’assemblea delle donne si è appropriata di uno spazio di discussione come momento di confronto e riflessione sul sessismo, le differenze sessuali e di genere con la messa in discussione dell’autoritarismo patriarcale.

Non sono mancate le iniziative collaterali: oltre alle due serate a Tertenia e l’escursione di mercoledì 6 al Nuraghe Nastasi, i partecipanti al campeggio e i terteniesi, che hanno risposto all’appello, hanno potuto passare ben 5 serate con dj set e concerti. Queste attività sono state possibili grazie ad artisti locali e del resto dell’isola che hanno dato il proprio contributo ad A FORAS (Alberto Agus e Angelo Murgia di Tertenia, B.O.B. Crew dall’Ogliastra, Pronto Intervento Show di Alghero, Matteo Zuncheddu di Burcei, Dr Drer e i CRC Posse da Cagliari, gli Stranos Elementos di Porto Torres, Dj Nigola di Tertenia e Djesso di Cagliari).
Durante il campeggio si è svolta anche la mostra dedicata ai simboli e alle immagini che ci sono state inviate in seguito al nostro appello, volto alla costruzione dell’immaginario collettivo di A FORAS. Negli ultimi mesi sono giunti ad A FORAS 15 elaborati grafici, quasi tutte immagini, che presto saranno utilizzati attraverso diversi canali comunicativi (banner, locandine, magliette). Tra le varie proposte pervenute, una in particolare si è distinta per la sua forma, semplicità e riproducibilità. Quest’ultimo simbolo, sarà adottato da A FORAS come proprio, oltre ovviamente a tutte le altre immagini pervenute. Tutti gli elaborati- oltre quelli che ancora arriveranno- saranno presenti in una mostra itinerante che girerà tutta la Sardegna.
Nell’ultima giornata del campeggio, si è svolta la plenaria generale di A FORAS, dedicata interamente alle mobilitazioni previste per il prossimo autunno. Il prossimo mese di ottobre sarà denso di iniziative. In particolare, l’assemblea ha deciso di aderire all’appello per una mobilitazione globale contro le basi militari, indetto dal Movimento No Dal Molin e previsto per la settimana dal 7 al 14 ottobre. A FORAS proseguirà le proprie iniziative, in quanto dal 14 al 29 ottobre si terrà nel sud della Sardegna (sopratutto nel Poligono di Teulada) l’ennesima prova di forza della nostra controparte: la mega esercitazione Joint Star. Saranno pertanto organizzate tante iniziative diffuse, di azione diretta e di sensibilizzazione, organizzate dai tavoli tematici e dai gruppi territoriali di A FORAS. Una prima importante data sarà quella di sabato 14 ottobre, a Cagliari, che vedrà attraccate nel suo porto le navi militari impegnate nella Joint Star.
Il campeggio si è tenuto a ridosso di un radar facente parte del Poligono di Quirra, che per sei giorni è stato simbolicamente “assediato”. Come ampiamente comunicato, non si intendeva in alcun modo violare tale zona militare, bensì lavorare in prospettiva, ponendo le basi perché in un futuro quelle reti vengano tagliate e superate in massa, con il contributo della popolazione locale. Nonostante ciò si è assistito a un inspiegabile dispiegamento di forze dell’ordine: diversi blindati, tra cui la celere in antisommossa, posti di blocco e decine di unità schierate, sia nella Marina di Tertenia, che nel paese stesso (che dista oltre 10 km dal campeggio). Inoltre, ogni notte circa 10 poliziotti e/o carabinieri sostavano fuori dal campeggio. I militari disposti lungo le reti hanno spiato e controllato (con binocoli, camere e tele obiettivi) i partecipanti del campeggio.