Atobiu de semingiu: ProgReS coinvolge i sardi nella politica

Locandina dell’evento

Sabato 6 maggio ProgReS (Progetu Repùblica de Sardigna) ha tenuto a Carbonia un incontro denominato “Atobiu de semingiu”.

Si tratta del primo di una serie di incontri nel territorio nazionale sardo aventi lo scopo di rilanciare la prospettiva indipendentista. “S’atobiu” ha offerto l’occasione di illustrare ai presenti i principi fondanti il documento politico di Progetu Repùblica ed alcune statistiche sulla Sardegna elaborate dal SSEO (Sardinian Socio- Economic Observatory).

La metafora della semina rimanda alle finalità degli incontri, che non si risolvono nella presentazione di ProgReS, ma mirano ad un suo radicamento nel territorio attraverso il successivo avvio di “tzda” ossia centri di attività politica capaci di tradurre in pratica gli obiettivi del partito.
L’idea è quella di restituire ai Sardi un ruolo attivo nella vita pubblica attraverso il coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali e nell’elaborazione di soluzioni ai problemi del territorio.
Progres Progetu Repùblica ritiene che solo tramite la partecipazione attiva alla vita pubblica il popolo Sardo potrà sviluppare il senso di responsabilità e la volontà necessari a rimettersi in piedi e camminare spedito verso la propria autodeterminazione.
In quest’ottica, l’incontro di sabato ha offerto a Progetu Repùblica l’occasione di invitare i presenti e tutta la cittadinanza di Carbonia ad una conferenza aperta, che si terrà prossimamrnte col supporto de Pro S’Alternativa Natzionale, nella quale si lavorerà insieme su un tema di rilevanza centrale per il Sulcis e la Sardegna.

Salviamo la scuola sarda

di Ninni Tedesco

La presentazione di un Manifesto per la scuola sarda, avvenuto ad opera della Alternativa Natzionale il 1 aprile a Oristano, è giunta pochi giorni prima di un evento che ha in via definitiva smascherato il progetto di distruzione della scuola pubblica italiana: l’approvazione, il 7 aprile, dei decreti attuativi della  107/2015, battezzata con non poca presa in giro dal peggior partito post fascista al governo, “Buona scuola”.

In queste deleghe, per farla breve, si conferma quanto era stato proposto all’origine del disegno politico unilaterale da parte del governo Renzi, nell’assoluto disprezzo di qualunque dialogo con le parti interessate, nel disinteresse delle richieste da parte dei lavoratori della scuola e degli studenti, nella violazione totale di quello che si raffigura come il mandato fondante l’esistenza stessa di ogni processo educativo: formare persone e cittadini consapevoli, capaci di fare scelte autonome, che possano fruire di pari condizioni di partenza e che siano messi in condizioni di raggiungere, tutti, gli stessi obiettivi. Si conferma invece, al contrario, la volontà di trasformare la scuola pubblica in un’azienda che sforna utilizzatori passivi e consumatori privi di strumenti intellettuali.

La 107 è dunque un inganno, una legge che torna indietro di decenni: che inserisce forzatamente l’alternanza scuola-lavoro togliendo ore alla formazione didattica ordinaria e lo fa in modo spregevole, talvolta addirittura nascondendo forme di sfruttamento minorile; che relega di nuovo i disabili a ruoli marginali togliendo risorse economiche e ore di sostegno; che rende gli esami di stato una passeggiata in cui una discutibile “prova invalsi”  e “l’alternanza scuola lavoro” (non le conoscenze, le capacità critiche, le competenze linguistiche, tecnologiche o relazionali, le qualità espressive e logiche, eccetera, ovvero tutto quello che una dimensione lavorativa globale e complessa richiedono) fanno punti credito per essere ammessi insieme a una “media” del 6 anche con insufficienze gravi; che riassegna la formazione professionale alle regioni togliendo un anno di studi ritornando alla scuola gentiliana che, giustamente, Gramsci definiva scuola classista.

Ma tutto questo non è incompetenza, questo è il passaggio conclusivo di un progetto iniziato con i governi Berlusconi e vergognosamente concluso il 7 aprile con quello Gentiloni, a dimostrazione, caso mai ce ne fosse bisogno, della perfetta collusione al vertice tra i partiti italiani e i loro orientamenti e disegni politici che vedono nella scuola il centro del sistema di controllo e gestione delle future generazioni.

A questo punto la Sardegna, utilizzando appieno i propri margini di autonomia (un giorno, forse, di indipendenza) deve necessariamente mettere in pratica, e con urgenza, i punti redatti nel Manifesto, attuando quanto l’art. dello Statuto sardo consente e che recita: “… la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”

In caso contrario si rende ufficialmente complice del “genocidio culturale” messo in atto dal “padrone” italiano che tiene le redini del controllo decretando che la nostra terra, più di tutte le altre visti i dati della dispersione (ma questo merita un altro articolo), debba essere “un volgo disperso”, una colonia da svuotare di energie, privare di radici, e quindi liberamente devastare.

Al Manifesto deve seguire pertanto, a breve, un’agenda di lavoro fatta di incontri, di ulteriori proposte, di attività che mettano alle strette questa inerte e passiva (ma attiva nell’essere complice) amministrazione della Sardegna, in modo da salvare almeno quel poco che resta dei nostri saperi, insieme ai pochi ma coraggiosi insegnanti che lavorano in trincea per difendere lingua e cultura, alle associazioni, agli intellettuali, ai sindaci, alle singole persone.

Non abbiamo molto tempo.

Vedi anche:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/04/02/dibattiamo-per-scrivere-il-manifesto-della-scuola-sarda-pro-salternativa-natzionale/

Anticolonialismu

Dibattiamo per scrivere il Manifesto della scuola sarda – Pro s’Alternativa Natzionale

Nella foto i relatori della conferenza

Sabato 1 aprile, a Oristano, alle ore 10,30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si è tenuta una conferenza stampa che ha visto impegnati tutti i movimenti che aderiscono all’area di sintesi politica Pro s’alternativa Natzionale, nella quale è stato presentato ai vari organi di stampa il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Il Manifesto “Pro s’iscola sarda” è articolato in una serie di punti che riassumono il cuore della proposta. L’obiettivo principale è quello di restituire la dignità identitaria alla scuola sarda, privata totalmente dell’insegnamento della storia e della lingua sarda, sottoposta a una progressiva italianizzazione della didattica. Viviamo una situazione dove gli studenti non si riconoscono più in quanto facenti parte a tutti gli effetti del popolo sardo e ne ignorano non solo la storia e la lingua, ma anche gli accadimenti sociali, economici e politici. Tale fenomeno si sta tristemente evolvendo nell’abbandono delle giovani risorse della propria terra, per trovare prospettive lavorative altrove. Per questo ed altri motivi è più che mai necessario che le realtà politiche indipendentiste, il complesso scolastico tutto e il popolo si adoperino affinché si possa dare una forte battuta d’arresto a un tale salasso. Sono previsti dal Manifesto corsi gratuiti che formino in prima istanza i docenti, l’istituzione di due corsi di laurea nelle Università sarde in Lingua e Letteratura sarda, una graduatoria natzionale che riguardi insegnanti bilingue che abbiano almeno il livello B1 in lingua sarda; istituzione di poli universitari autonomi sparsi per i vari territori della Sardegna, che esaltino le peculiarità del luogo e ne incrementino la crescita culturale  e socio-economica. Queste sono solo  alcune delle tante proposte che compongono il programma del progetto portato ufficialmente all’attenzione dei media. Pro s’alternativa Natzionale si dice aperta a confronti e dibattiti per una scrittura concertata con tutti i sardi e i movimenti del Manifesto “Pro s’Iscola sarda”.

Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu, ha introdotto la conferenza menzionando l’incontro tenutosi al Liceo Scientifico di Olbia, dove ricopre anche il ruolo di insegnante, il 31 marzo, in collaborazione con l’associazione “Storia Sarda nella scuola italiana”, dove si è appunto parlato di scuola sarda. Dice il portavoce: «A scuola si deve poter parlare di tutto, ovviamente rispettando i crismi della democrazia collegiale, della didattica e della pedagogia». Dopo questo incipit, Sabino ha proseguito nel suo discorso asserendo che: «La scuola non è un luogo politico ma abbiamo un fatto oggettivo: la scuola, in Sardegna, non è sarda ed è orientata a far andare i ragazzi fuori dall’isola. La scuola sarda, che appunto non è sarda, forma dei giovani che non sanno niente della storia del loro territorio, ma non solo in termini culturali, che già di per sé costituisce un fatto gravissimo, ma anche in ambito produttivo e della possibilità economica». È stato anche criticato aspramente dal portavoce del FIU, sia il progetto di alternanza scuola-lavoro, nome ridondante sulla carta, ma assolutamente privo di contenuti, che il progetto regionale “Iscola”, che: «di sardo ha soltanto il nome, perché questo progetto non prevede alcun utilizzo delle competenze per cui la regione ha investito risorse pubbliche nella scuola». Sabino ha concluso il suo intervento enunciando quelli che sono gli obiettivi del progetto: «Noi abbiamo proposto una serie di punti che siano preludio di un cambiamento di paradigma. Questo manifesto è una bozza, la nostra proposta ed è aperta a tutte le organizzazioni che ancora non hanno aderito alla Mesa Natzionale, agli intellettuali, ai docenti, agli studenti e alla società sarda tutta. Tali battaglie, si vincono creando massa».

Il secondo intervento è stato della coordinatrice di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, che in prima battuta ha aperto il suo discorso con una posizione di denuncia sull’iniqua situazione in cui verte la cultura sarda. Dice infatti la Zuncheddu: «L’identità ci è stata cancellata con la sepoltura della nostra storia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di rispolverare e riproporre al popolo sardo, la necessità dell’istituzione di una scuola che si occupi, ad ampio raggio, di tutti i bisogni che ha una società con le sue peculiarità come quella sarda. Oggi, tra l’altro assistiamo alla tragedia della devastazione della scuola pubblica, causata dell’alternarsi dei governi di diverso tipo in Italia, per la quale anche la Sardegna ha avuto ripercussioni. Come conseguenza di tale condizione, si è registrato un arretramento di quaranta, cinquant’anni». Un impoverimento culturale e una mancanza di prospettive che, secondo la Zuncheddu, stanno portando al gravoso problema dello spopolamento dei territori. Bisognerebbe prendere maggior consapevolezza della propria identità, per avviare la risoluzione della questione. In particolare, la Zuncheddu tira le somme dicendo che: «Avvertiamo la necessità di arrivare a un’autodeterminazione e questo passa esclusivamente attraverso dei processi culturali che vedano la riappropriazione della nostra gente e della propria identità. Oggi noi possiamo fronteggiare la globalizzazione mondiale solo con le nostre diversità, valorizzandole come ricchezza e non come motivo di discriminazione. Quindi proponendo con forza l’istituzione della scuola sarda che formi i nostri giovani e li renda consci della propria storia e della propria cultura, vogliamo avviare un processo di riappropriazione delle nostre radici – conclude la coordinatrice – che portino ad un processo di avanzamento e non all’arretramento».

È intervenuto poi Gianfranco Sollai, presidente di Gentes, che in calce a quanto detto dai precedenti relatori, ha sostenuto: «l’importanza di conoscere la nostra storia, di studiare la nostra lingua, perché sapere chi siamo ci rende consci delle diversità che il popolo sardo ha nei confronti dell’Italia e, pertanto, abbiamo delle peculiarità che appartengono solo a noi. Mi chiedo – si è domandato Sollai – quale sia il problema esistenziale che abbiamo, perché ci sentiamo inferiori e addirittura, perché ci vergogniamo di parlare in sardo, la cui non conoscenza è ritenuta talvolta un vanto». La scuola, secondo il presidente di Gentes, dovrebbe essere il luogo di formazione della persona e ciò lo si potrà ottenere soltanto quando il nostro spirito identitario sarà messo sullo stesso piano degli altri, di modo che si possa avviare un confronto su “un piano di reciproca parità”. In definitiva, ha concluso Sollai: «Questo è il modo di far venire meno quegli ostacoli, perché possa crearsi lo sviluppo economico e sociale in Sardegna, come dalle altri parti. Dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, e questo ce lo devono garantire le istituzioni, la scuola per prima, perché essa, rimane il luogo di formazione per eccellenza, oltre alla famiglia e alla società stessa».

Sullo stesso filone è rimasto Bustianu Cumpostu, coordinatore di Sardigna Natzione, che ha anzitempo affermato: «In Sardegna, attualmente, non esiste il diritto allo studio. Come possiamo dire di avere diritto allo studio in Sardegna quando la scuola che penetra qui, lo fa per destrutturare la cultura sarda?». Secondo Cumpostu quindi, la scuola è attualmente un’istituzione senza scopo, senza didattica e diretta verso la completa assimilazione alla cultura italiana. Prosegue il coordinatore di Sardigna Natzione: «Una scuola questa, che ha impedito ai nostri ragazzi, di interpretare la realtà del popolo sardo tanto che, spesso, tendono a identificarsi non con le proprie radici, ma ad esempio con il popolo romano, che è stato un conquistatore. Ci vuole quindi una scuola che parli ad esempio dei Nuraghes e non del Colosseo. Per evitare ciò – ha riferito Cumpostu – c’è bisogno di una scuola che formi gli insegnanti, affinché siano in grado di affrontare l’esperienza dell’insegnamento della cultura sarda. Quello che noi proponiamo – in conclusione – è quello di considerare requisito formativo, la conoscenza della storia e della lingua sarda che, attualmente, sono totalmente ignorati. Nostra intenzione è rivoluzionare questo sistema, che al momento non ha nessun scopo didattico, ma di destrutturazione, ad opera della classe politica italiana».

In chiusura, sono intervenuti anche Sebastian Madau, presidente di ProgRèS, che ha voluto dare il suo contributo, in qualità di insegnante, presentando al pubblico presente il progetto che la sua scuola porterà a compimento il 28 aprile, durante la festa di “Sa die de sa Sardigna” e Gianluca Collu, segretario del medesimo partito. Dice infatti Madau: «In questa battaglia dobbiamo coinvolgere, oltre le forze politiche, anche i genitori. Il mio è un appello ai genitori che devono iscrivere i figli alle prime classi, a partire dalla scuola d’infanzia, dalla scuola primaria, perché c’è la possibilità di chiedere, come previsto dalla legge 482 e la 26 regionale, l’insegnamento in sardo. Insegno all’istituto comprensivo di Santu Lussurgiu e quest’anno, per la prima volta, il 28 aprile per “Sa die de sa Sardigna” la scuola rimarrà aperta, è stata una scelta del consiglio di istituto, quindi dirigente, insegnanti e genitori, perché ci siamo resi conto che dal ‘93, ossia l’anno di istituzione della festa, chiudere la scuola non ha portato a conoscerne bene la storia. Quindi questo è esperimento – conclude il presidente di ProgRèS – che vedrà l’apertura della scuola, in quel giorno, con le lezioni naturalmente indirizzate allo studio della storia della Sardegna e in particolare ai fatti di “Sa die”. Speriamo che questa esperienza sia contagiosa anche per altri istituti scolastici, perché crediamo che anche da questi piccoli gesti, possa partire una riappropriazione della nostra identità e della nostra storia».

L’intervento di Collu, fatto a sessione chiusa, è stato una sintesi di ciò che si è detto durante la conferenza stampa, e ha spiegato quali saranno i punti di forza della proposta: «La Sardegna registra livelli di abbandono scolastico tra i più alti in Europa, solo il 17% dei sardi raggiunge la laurea, ben lontani dall’obiettivo “Europa 2020”. Riteniamo che buona parte delle cause di tali problemi non siano imputabili alle scarse capacità dei nostri ragazzi, ma a un sistema formativo  che ha sistematicamente cancellato o mistificato gli elementi storici, culturali e linguistici della nostra nazione, in cui gli studenti sardi potevano riconoscersi e identificarsi in termini positivi. Per tali ragioni è fondamentale istituire una scuola sarda. Una scuola sarda che non si limiti semplicemente a insegnare la lingua o la storia dell’isola, ma che la didattica stessa sia impartita in lingua sarda».

Testo del Manifesto “Pro s’Iscola Sarda” al:
https://www.facebook.com/notes/pro-salternativa-natzionale/manifestu-pro-siscola-sarda/405747076453159

“Pro s’iscola sarda”: Pro s’Alternativa Natzionale

Locandina della conferenza stampa

Domani, sabato 1 aprile a Oristano, alle ore 10:30 presso il “Librid”, in Piazza Eleonora d’Arborea n°4, si terrà una conferenza stampa congiunta dei movimenti che aderiscono allo spazio di sintesi politica Pro s’Alternativa Natzionale dove verrà presentato ai media il Manifesto “Pro s’Iscola Sarda”.

Un documento condiviso per sostenere, uniti, la istituzione di una scuola sarda, che garantisca l’apprendimento e la conoscenza della nostra storia, della nostra lingua, della nostra cultura e delle condizioni sociali, economiche e politiche della nostra isola. Perché il compito principale della scuola pubblica, deve essere quello di formare i futuri cittadini della Sardegna come individui consapevoli e non come esseri alienati e sradicati dalla loro terra e dalle loro radici.

Alla conferenza stampa interverranno i rappresentanti delle organizzazioni politiche che aderiscono allo spazio politico Pro s’Alternativa Natzionale: Gianfranco Sollai (presidente di Gentes), Gianluca Collu (segretario di Progetu Repùblica de Sardigna), Cristiano Sabino (portavoce del Fronte Indipendentista Unidu), Bustianu Cumpostu (coordinatore di Sardigna Natzione), Claudia Zuncheddu (coordinatrice di Sardigna Libera).