Una Cunferèntziaaberta che ci porterà lontano

 

di Alessandro Mongili

Uno degli otto gruppi di lavoro Cunferèntzia Aberta di Autodeterminatzione tenutisi a Cagliari lo scorso 24 giugno

 

Esiste un processo che è presente nel movimento indipendentista e per l’autodeterminazione in Sardegna. Si tratta del desiderio di non reagire semplicemente all’agenda politica che ci è imposta da chi ci domina, che ci spinge solo a protestare o che fa dire alla politica dipendentista sarda che non vi è alcuna alternativa se non quella di contendersi briciole. Esiste un processo che ci spinge ad autodeterminarci non solamente nel diritto sacrosanto a decidere, ma anche in quello di decidere su che cosa decidere, cioè di decidere noi stessi quali siano le priorità fondamentali per noi Sardi.

Negli ultimi mesi la politica sarda è intossicata da priorità che priorità sarde non sono. Ne è testimonianza l’importanza del tema dell’immigrazione, che riguarda solo 6.000 migranti in tutta la Sardegna, cioè tre villaggi turistici che inquinano, non danno lavoro e ci rapinano spostando ricchezza dalle tasche dei turisti a quelle dei tour operator coloniali.

All’interno di AutodetermiNatzione ci siamo posti seriamente il problema di lavorare su un’agenda politica… autodeterminata. Abbiamo cercato non solo di renderlo visibile, questo processo, attraverso l’idea della Cunferèntziaaberta, ma anche di fare in modo che nel movimento indipendentista e per l’autodeterminazione rientrino e abbiano un ruolo politico le competenze.

Così, in pieno accordo con il Tavolo politico di ADN, e grazie all’impegno e all’entusiasmo di un gruppo di attivisti basati soprattutto su Cagliari e la sua area, abbiamo trasformato questo processo in qualcosa di organizzato, di produttivo, e di aperto.

Organizzato, perché abbiamo pensato di collegare l’istituzione di gruppi di lavoro alla presenza di un Convocatore esperto del tema, che si presenti egli o lei stessa rispondendo a un Bando che abbiamo diffuso un mese fa. Questo, perché crediamo che sia inutile aprire gruppi di lavoro scollegati dalla spinta motivazionale e quindi dal bisogno che esista, presente effettivamente nel movimento, e perché abbiamo voluto rendere trasparente il processo, ed escludere la tendenza a piazzare persone fedeli ma magari poco competenti ed entusiaste, e riconoscere le energie presenti in Sardegna e nel Disterru. Abbiamo fornito dunque una serie di scadenze, linee guida per l’organizzazione dei Gruppi, bozze di Schede utili per redigere un programma, e tutto il supporto possibile su base volontaristica e “dopolavoristica” che è quella della politica di opposizione che conduciamo in questa fase.

Produttivo, perché abbiamo assegnato ai gruppi di lavoro il compito di redigere un progetto di lavoro per i prossimi mesi, e abbiamo assegnato a ciascun gruppo un facilitatore in grado di organizzare la discussione e a spingerla verso la redazione di tale progetto, cioè a non disperdersi in mille rivoli, interessanti, ma che non avrebbero portato ad alcun esito concreto.

Infine, aperto, perché sa Cunferèntziaaberta e i Gruppi di lavoro sono composti da cittadini non necessariamente aderenti a qualcuna delle sigle presenti in AutodetermiNatzione, ma comunque aderenti alle sue idealità.

Alla fine, il 24 Giugno scorso, noi che abbiamo organizzato l’evento, ci siamo trovati al Lazzaretto di Santu Elias a Casteddu, di per se un luogo straordinario, ad aspettare trepidanti i partecipanti. Come capita, tutti ci chiedevamo chi avrebbe partecipato. Ma non ci aspettavamo il centinaio di persone, otto gruppi attivi, e di aver messo in piedi un’organizzazione così ben funzionante, di essere stati così bravi. Tutti i gruppi hanno prodotto idee e progetti fattibili e interessanti. Tutti sono andati via contenti, sia detto senza falsa modestia. Ci siamo ritrovati al Poetto, la sera, a dividere il pasto in un chiosco sulla spaggia, esausti, ma felicissimi, capitati per caso a un piccolo concerto di Claudia Aru.

Non so come andrà a finire, questo processo. Ma io credo che abbiamo creato una piattaforma e sviluppato pratiche che potranno essere preziose non solo per AutodetermiNatzione, ma per tutto il movimento per l’indipendenza e l’autodetermiNatzione della Sardegna, rinunciando al palco, integrando le competenze, e sviluppando l’ascolto reciproco. Nella convinzione che nessuno ha in tasca la verità, e che in questo modo si può realmente creare un movimento libero e non subalterno alla prima ondata politica italiana di risulta. L’autodeterminazione della Sardegna è nelle nostre mani e sarà il frutto del nostro lavoro, non ci arriverà da fuori.

Autodeterminatzione: tramonto o alba?

 Fabrizio Palazzari (nuovo portavoce e presidente) e Stefania Lilliu (vicepresidente) di Autodeterminatzione

Prima le dimissioni del portavoce Anthony Muroni accompagnate dalle rassicuranti dichiarazioni di “normale alternanza democratica”, poi l’autocongelamento dell’associazione Sardos (di cui Muroni è membro attivo e importante animatore), in seguito le dimissioni di Valentina Sanna, presidente del gruppo Comunidades, e infine l’abbandono dell’associazione Sardos. Nell’epilogo le polemiche durissime sui social su statuto e gestione politica del progetto e infine la spaccatura finale.

Piuttosto che una “maratona” quella di Autodeterminatzione a molti- compresi molti attivisti e sostenitori – è sembrata una corsetta di un corridore poco allenato, insomma l’ennesima delusione dello speranzoso mondo indipendentista in cerca di unità.

Proprio Valentina Sanna, in un lungo comunicato di delucidazioni, aveva individuato nella questione del metodo (e quindi dello statuto), le ragioni della rottura:

«Se avessimo fatto prima di quella data, come ci eravamo ripromessi di fare, lo Statuto e l’Associazione Progetto Autodeterminatzione, probabilmente niente o poco di irreparabile come invece è avvenuto, sarebbe successo. Lo Statuto, non per responsabilità di tutti ma solo di una parte, non si è fatto nel tempo stabilito».

Alcuni attenti osservatori avevano già individuato nel metodo i piedi d’argilla del progetto e a quanto pare diverse formazioni e personalità storiche dell’indipendentismo si erano tenute lontane proprio perché avevano intravisto nella fretta di presentarsi alle elezioni (per di più alle elezioni italiane!) i ben noti mali di ogni tentativo unitario.

Ma al di là delle interpretazioni ciò che risulta certo è che le strade dei sei soggetti rimasti (a cui si è aggiunta la nuova sigla “Radicales Sardos”) da una parte e di Sardos e Comunidades dall’altra sembrano essersi definitivamente divise, anche se in politica l’aggettivo “definitivo” è sempre da intendersi relativamente.

«La nuova strategia – si legge in una nota di Sardos dello scorso 8 maggio – è un ritorno sulla strada del vecchio indipendentismo e delle vecchie pratiche partitiche, di natura quasi esclusivamente elettorale;
– è percepibile un netto ritorno alle posizioni estreme e massimaliste: “lui non è mai stato indipendentista”, “lui era .. “;
– si sta lasciando per strada il principio della trasversalità che aveva invece caratterizzato Progetto Autodeterminatzione;
– molti quadri di alcune forze politiche del tavolo hanno fatto trasparire, con le loro dichiarazioni, un disprezzo inaccettabile con l’intenzione di isolare Sardos, opprimendo la sua potenzialità di catalizzatore prima tanto decantata;
– alcuni giudizi sul coordinatore politico, solo dopo il 4 marzo, ci sono sembrati intollerabili e da censurare per sgradevolezza e irresponsabilità.
Sono questi i motivi che hanno innescato la crisi del post 4 marzo: non un’analisi del voto, ma la volontà cinica di pochi, nel silenzio colpevole di altri, di sgombrare il campo dalla presenza “moderata” della nostra associazione che, con enormi sacrifici e difficoltà, aveva favorito seguendo il suo statuto la federazione tra gli otto diversi movimenti e la nascita stessa del Progetto.
Mai prima queste sigle avevano accettato di unirsi o anche solo di riunirsi operativamente attorno a un unico tavolo con un forte e autorevole coordinamento quale quello svolto da Anthony Muroni».

Sulla nuova pagina fb del progetto compare invece la lettura a tinte rosa di Autodeterminatzione che sottolinea la novità del corso politico intrapreso:

«Fabrizio Palazzari (Presidente e portavoce) e Stefania Lilliu (Vice-presidente e vice-portavoce) sono l’espressione della stessa formazione che si è presentata alle Politiche dello scorso 4 marzo e che sì è evoluta in piena continuità con lo statuto fondativo iniziale. In piena linea con l’attenta risposta ricevuta dalla società sarda, sia in termini elettorali, con oltre 20.000 voti, che soprattutto in termini di partecipazione.

Infatti negli ultimi due mesi migliaia di attivisti hanno partecipato alle venti assemblee territoriali che si sono svolte in tutta la Sardegna. La scelta di Fabrizio Palazzari e Stefania Lilliu va proprio in questa direzione. Sono l’espressione diretta del processo elettorale e partecipativo avviato e sono capaci di rappresentare il nostro progetto politico, plurale e aperto. Il loro impegno immediato sarà rivolto ad animare questa partecipazione dal basso e nel contempo allargare i soggetti coinvolti con le nuove sigle che aderiranno ad AutodetermiNatzione, a cominciare dai Radicales Sardos.

AutodetermiNatzione è un movimento politico, plurale, aperto, nazionalmente sardo e di visione progressista impegnato nella costruzione di un progetto di autogoverno della Sardegna partecipato, inclusivo e condiviso. E’ aperto alle forze politiche, ai movimenti, alle associazioni che abbiamo testa, cuore e gambe qui nella nostra terra e ai cittadini che potranno agire al massimo delle loro potenzialità all’interno della struttura organizzativa».

Il testo è il frutto di una conferenza stampa in Regione lo scorso 16 maggio dove appunto è stato annunciato il rinnovo dei vertici: presidente è Fabrizio Palazzari e Stefania Lilliu  invece è stata eletta vicepresidente.

 

Così mentre Sardos ha rinviato la sua assemblea aperta al 27 maggio nel centro servizi Losa di Abbasanta, a cui a questo punto è probabile aderisca anche Comunidades, Autodeterminatzione punta sugli incontri territoriali e rinnova statuto e vertici dirigenti.

Nella medesima conferenza stampa, alla presenza dei segretari delle varie componenti, l’alleanza tra Gentes, Sardegna Possibile, Rossomori, Sardigna Natzione, Irs, Liberu e Radicales Sardos pro s’Autodeterminazione annuncia a gran voce l’obietivo: si punta alle prossime elezioni regionali .

La linea è sempre quella annunciata in vista delle elezioni italiane: alternativa di governo al sistema dei partiti italiani. Il problema è che lo spazio politico inizia ad essere assai affollato e i voti sembrano decrescere proporzionalmente al numero dei soggetti che si candidano a rappresentarli.

………….

(Nota della Redazione)

La Redazione di Pesa Sardigna ha sempre seguito con interesse ogni tentativo di ricomposizione del movimento per l’emancipazione nazionale della Sardegna e conseguentemente al suo dibattito interno. Dunque è disponibile ad ospitare al suo interno interventi e interviste di tutti i suoi protagonisti. 

Basta contattare la redazione a questa mail : pesa.sardigna.blog@gmail.com

Muroni: «costruiamo il blocco nazionale rinunciando a personalismi e divisioni!»

Foto di ripertorio reperita dall’archivio di YouTG.net

1) Con il voto del quattro marzo crolla un sistema o vince il gattopardo?

Le ultime elezioni politiche – per il sistema – sono state ancora più devastanti di quelle del 1994. In Sardegna decine di migliaia di cittadini hanno votato per candidati di cui ignoravano persino il nome pur di manifestare il proprio disprezzo nei confronti della vecchia politica. È un segnale devastante, che i gattopardi fingono di ignorare. Altra cosa da valutare sarà l’utilizzo che di quel voto andrà fatto.

2) Come è andata Autodeterminazione alle politiche? Dicci una nota positiva e una negativa di questa esperienza.

Insisto nel dire che la strada è quella giusta. La nota positiva è che sono state create una rete e un metodo di lavoro circolare e partecipato. Il rischio è quello di smarrire la rotta, tornando a vecchie logiche personalistiche e disgregatrici.

3) La giunta Pigliaru è in bilico ma non cadrà. Cosa fare per garantire una maggioranza sardocentrata in Regione o almeno una forte presenza politica non dipendente dai partiti tradizionali e dalla Casaleggio&associati alle prossime elezioni regionali?

Il blocco nazionale imperniato su un patrimonio comune di valori democratici e poi sulle cose che uniscono, mettendo da parte quelle che dividono. È la stessa ricetta che ripeto da anni.

4) Le tue dimissioni hanno scatenato un polverone sui social. Pare di capire che la querelle verte sulla fusione di un soggetto unitario e sulla resistenza di alcune componenti. Puoi chiarire quali sono gli “orizzonti mutati” che ti hanno portato a questa scelta?

Ho detto più volte nei luoghi appropriati, ben prima che sui social, quali erano le condizioni alle quali avrei potuto assicurare un mio impegno in prima linea. In sostanza, il tutto è legato alle risposte alle due precedenti domande.

5) Progres intanto ha aperto un dialogo trasversale in vista delle Regionali e una vasta area che pratica le lotte dal basso sta ragionando attorno alla proposta di Caminera Noa. Cosa ne pensi?

Il dialogo è un valore imprescindibile. Io ho proposto di avviarlo, già dal 5 marzo, con tutte le forze democratiche, rendendolo ancora più intenso con tutte quelle che hanno testa, cuore e anima in Sardegna, in vista – riguardo queste ultime – di possibili convergenze e alleanze.

Il programma dell’Autodeterminatzione

Domani si svolgeranno le elezioni politiche italiane. Pesa Sardigna ha ospitato un dibattito a più voci sui vari punti di vista dell’indipendentismo progressista, democratico e anticolonialista. Si sono espressi sul nostro blog il segretario del partito indipendentista ProgReS, Gialuca Collu (link) e vari esponenti del progressismo e dell’anticolonialismo: Gianluigi Deiana (link), Cristiano Sabino (link), Luana Farina (link), Antonello Pabis (link)  e Andrìa Pili (link).

Abbiamo scelto di dare spazio a tutte le posizioni indistintamente tranne a quelle tese a giustificare l’alleanza con un partito apertamente razzista e di estrema destra peché riteniamo che ogni forma di sardismo e di indipendentismo debba avere cittadinanza nel dibattito, tranne quelle al codazzo di forze politiche colonialiste, specie se pericolose e ostili ai più elementari diritti umani come quelle appunto espresse dal partito della Lega.

Il compito di Pesa Sardigna si ferma qui e per completezza di informazione ci sembra doveroso dare spazio al programma della lista elettorale di AutodetermiNatzione la quale è l’unica lista, fra quelle che i sardi troveranno sulla scheda elettorale, che contempla la possibilità di autodeterminazione per la Sardegna. La composizione della lista è plurale e va da figure dell’autonomismo a esponenti dell’indipendentismo sardo.

Il progetto, guidato da Anthony Muroni, ha stilato in 14 punti un programma che è volto – nelle stesse intenzioni degli estensori – ad una graduale costruzione delle condizioni per l’autodeterminazione dell’isola. Fra questi: la piena applicazione dello Statuto di Autonomia, la decentralizzazione degli enti e delle strutture regionali, la riqualificazione della viabilità, la co-ufficialità del sardo, l’accoglienza come parte integrata delle politiche sociali ed il progressivo smantellamento delle servitù militari italiane.

Per questo motivo alleghiamo il programma integrale lasciando ai nostri lettori la scelta di cosa fare in cabina elettorale, sperando che il dibattito che abbiamo ospitato possa averli aiutati a formarsi una opinione ancora più consapevole.

Cliccando qui (link programma) potrete accedere direttamente al programma della lista.