Piliu (Sardi Liberi): «non moriremo italiani!»

  • Perchè ti sei candidato alla Elezioni Regionali?

Essendo consigliere regionale potrei: (a) seguire da vicino lo svolgersi dell’attività amministrativa e legislativa, e sarei costretto ad imparare più rapidamente; (b) le mie azioni avrebbero maggiore visibilità; (c) avrei maggiori mezzi finanziari per poter fare politica; (d) contattare più facilmente persone e gruppi dislocati lontano da Sassari, il dialogo diretto permette di approfondire gli argomenti.

  •  Perchè con SARDI LIBERI ?

Avevo notevoli perplessità, dissipate in buona parte nel corso di un colloquio con Gianluca Collu, segretario di ProgReS. Egli mi ha convinto che la coalizione in via di formazione era un compromesso onorevole e poteva coinvolgere anche l’elettorato moderato. D’altra parte nei miei confronti non vi era stato alcun cenno di disponibilità da parte delle diverse formazioni “sardiste”.

  • Mauro Pili è stato per molti anni un esponente di un partito chiamato FORZA ITALIA. Non è una contraddizione?

Anche io avevo le medesime perplessità, aggravate dal fatto che non ero ancora riuscito ad avere con lui un dialogo chiarificatore. Domenica, 27 gennaio 2019, a Ghilarza, abbiamo parlato e mi ha spiegato che dal 2013 aveva rotto ogni rapporto con FORZA ITALIA. Il 25 luglio del 2014, a Carbonia – in occasione della prima presentazione del mio libro  CELLA N°21 – dopo aver ascoltato il suo intervento avevo preso la parola per dire che la mia sensazione era di trovarmi di fronte ad una persona onesta nonostante tutto ciò che avevo sentito su di lui. C’è anche da aggiungere che pochi politici in questi ultimi anni hanno fatto tante denunce quanto lui per difendere gli interessi dei Sardi. Ovviamente, Mauro, come ognuno di noi, deve sempre essere tenuto sotto osservazione; forse non condivide tutte le mie idee ma io conto sullo sviluppo della nostra conoscenza e collaborazione.

  • Anche questa volta gli indipendentisti si presentano in ordine sparso. Moriremo italiani?

Così stanno le cose nell’area. Evidentemente non ci si fida l’uno dell’altro e a nessuno si vuole riconoscere autorevolezza; per di più, forse, qualcuno stravede per se stesso. Non è un male tipico dei Sardi ma noi ci difendiamo bene. La difficoltà potrebbe essere ovviata qualora emergesse una personalità forte sostenuta da un gruppo ben coeso di collaboratori intelligenti e determinati; affermandosi questo gruppo, gradualmente tutti gli altri seguirebbero o sarebbero superati e ignorati. Il F.I.S. si muove in questa direzione. Personalmente, sono ottimista. Quanto alla domanda “moriremo italiani ?” auspico invece che siano gli Italiani a morire Sardi, l’idea mi attrae ma per il momento ho rinviato la conquista della Penisola.

  • Quali sono i temi che porterai in Consiglio Regionale se riuscissi ad essere eletto?

Anzitutto il tema del lavoro, stimolare quindi l’impegno della Regione verso determinate opere pubbliche e sostenere nel contempo l’imprenditoria privata, le due forze insieme dovrebbero avviare un processo produttivo endogeno capace in un primo momento di frenare l’esodo dei nostri giovani e successivamente favorire il rientro di chi volesse tornare in patria. In secondo luogo, ma contestualmente, si dovrebbe affrontare il tema della sanità con la difesa immediata delle categorie deboli e dei territori lontani dai grossi centri; probabilmente non si arriverebbe alla perfezione ma oggi molte comunità sono in situazioni difficilissime e questo non è tollerabile. Ancora, riordino della burocrazia per permettere a chi volesse intraprendere di non essere bloccato per mesi e per anni prima di poter iniziare la sua attività. Inoltre, riprendere in mano alla svelta il problema della lingua sarda e della conoscenza della storia e della geografia dell’Isola, e ciò a partire dalla scuola materna per seguire con approfondimenti in tutto il corso degli studi. I nostri ragazzi dovrebbero conoscere anche la nostra geografia economica oltre che quella fisica. Non dimentico i trasporti, all’interno dell’Isola e verso l’esterno. Sicuramente in questa breve carrellata ho trascurato di menzionare dei settori importanti ma ci penserebbero i miei compagni di viaggio e la società civile a metterli in evidenza, e io non mi sottrarrei all’impegno preso con gli elettori.

Trupu Ilde (Thàthari), die 29 de jennalzu 2019

Rinasce il FIS. La parola a Bainzu Piliu

 

Bainzu Piliu è un volto noto non solo all’interno del movimento indipendentista sardo, ma rientra a pieno titolo nella storia della Sardegna. Al centro di incredibili vicende legate al cosiddetto “complotto separatista” di inizio anni Ottanta come capo politico del Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia e primo relatore universitario che ha fatto discutere una tesi in sardo, Piliu ha raccolto le sue memorie (e le sue idee politiche) in un libro, Cella n° 21 che presenta infaticabilmente in tutta la Sardegna. 

Con un laconico post social Piliu ha annunciato che entro pochi giorni “tutti gli interessati saranno informati sulla rinascita del F.I.S. e sui suoi ideali”.

Pesa Sardigna ha deciso di intervistarlo. 

21/3/07 – BAINZU PILIU – FOTO ITALO ORRU

-Chi frequenta le manifestazioni e le riunioni indipendentiste conosce bene il tuo volto. Sei impegnato in politica dagli anni Settanta, non ti sei ancora stancato di portare avanti la lotta per l’indipendenza?

Per il momento proseguo nella mia azione, è una scelta di vita, dopo tutto mi considero un ‘giovane adulto’ (qualsiasi cosa ne pensino i gerontologi) . Mi costerebbe di più arrendermi.

-Tutte le colonie e le nazioni oppresse che sono riuscite a liberarsi dall’oppressione hanno costruito fronti uniti di liberazione. In Sardegna invece proliferano tanti piccoli movimenti che perseguono  strategie spesso opposte.  Cosa ne pensi?

Nel novembre 1976 ho fondato il F.I.S.(Frùntene pro s’Indhipendhentzia de sa Sardinnia), proprio per realizzare quel che dici tu, ossia l’unione delle forze sardiste in campo, non ha funzionato, quello che auspicavo non si è realizzato. Non credo però che questa sia l’unica strada percorribile, vedremo in futuro.

-Da docente universitario hai fatto discutere [novembre 1981] la prima tesi di laurea in sardo e per questo hai subito anche richiami ufficiali. Il Consiglio Regionale ha appena approvato una legge di tutela della lingua sarda. E’ un progresso?

-La legge sulla lingua approvata nei giorni scorsi non sembra l’ideale, ma devo leggerne il testo, comunque non me ne preoccupo: le leggi si fanno, si rifanno, e si possono anche strappare … se necessario.

-Ha fatto discutere il recente accorpamento del Psdaz con il partito italiano di estrema destra “Lega”.  Cosa pensi di questo e di altri  accorpamenti di partiti sardisti o indipendentisti a partiti italiani?

Anche un’alleanza col diavolo può dare buoni frutti. Si tratta di vedere quale dei due contraenti sia più diabolico.

-Hai girato la Sardegna per presentare il tuo libro sull’esperienza repressiva subita a da te e da altri patrioti del Fronte nella celebre vicenda del “complotto separatista”. Cosa è cambiato da allora?

CELLA N°21 solo  in piccola misura è un’autobiografia, per il resto è un saggio storico-politico. Le presentazioni proseguono (ora siamo a quota 74) e in misura trascurabile servono a illustrare l’esperienza del carcere. Gli scopi che tendo a raggiungere sono altri.  Mentre negli anni ’70 e ’80 molti avevano paura a parlare di indipendenza, perché si correvano dei rischi immediati, ora il vocabolo ha perso la carica dirompente che aveva all’inizio e ne parlano in tanti, forse non sempre consapevoli del significato pieno del termine, e ancor meno consapevoli delle responsabilità e dei rischi che questa scelta comporta nei tempi lunghi. Io intendo suscitare dibattito sull’argomento e consapevolezza. Oggi, ai governanti italiani l’azione delle varie organizzazioni ‘sardiste’ potrà apparire poco più che folcloristica, niente di cui doversi preoccupare. Come dargli torto? Però, che dall’indipendentismo originario siano spuntati parecchi polloni  è un bene, nel tempo qualcuno potrà divenire robusto e rendersi temibile, al momento una fusione fra loro mi sembra impossibile ma, come ho già detto, non credo sia indispensabile per raggiungere l’obiettivo: in campo mondiale vi sono diversi esempi significativi.