Black and Sardinian lives matter: manifestazione a Sassari

Sei ragazzi hanno lanciato la mobilitazione “Black lives matter / Sardinian lives matter”.

L’appuntamento non è casuale, infatti gli attivisti si ritroveranno sotto il monumento dedicato a Vittorio Emanuele II a Sassari. In tutto il mondo il movimento addita le statue e i monumenti dedicati ai colonizzatori e questo dibattito esiste in Sardegna da anni. Infatti gli antichi toponomi sono stati sradicati in favore dell’odonomastica dedicata ai Savoia e in generale al Risorgimento italiano.

Ma quale è stato il ruolo della famiglia reale nel declino della Sardegna? L’inno della Sardegna e della rivoluzione antifeudale e antimonarchica S’Innu de su patriota sardu a sos feudatarios lo dice esplicitamente: Fit pro sos piemontesosSa Sardigna una cucagna; Che in sas Indias s ‘Ispagna Issos s’incontrant inoghe; Nos alzaiat sa ogheFinzas unu camareri, O plebeu o cavaglieriSi deviat umiliare…

Sardi e non, europei e non, nasce finalmente un movimento contro tutte le discriminazioni, contro tutte le intolleranze, contro il passato e il presente coloniale, a favore della solidarietà tra i popoli e le persone.

Ecco l’appello dei sei ragazzi che gira sui social:

Il Movimento “Black Lives Matter” è stato un importante punto di svolta: ha scelto di non chiudersi su se stesso e si è aperto ai diritti di tutti, diventando un movimento mondiale contro ogni discriminazione e subalternità. Intersezionalità è la parola d’ordine, le “etichette” che ci vengono attaccate – o quelle che usiamo per definirci – non si sommano e azzerano tra loro, ma interagiscono in modo positivo.La Sardegna a suo modo ha subito e subisce la disparità, la divisione, lo sfruttamento e la marginalizzazione.

Vogliamo unirci al grido mondiale regalando una chiave di lettura contestualizzata al territorio e alle sue lotte. È proprio in Sardegna che realtà, come il CPR di Macomer, che violano i diritti umani, trovano terreno di approdo; vengono invece accantonati progetti virtuosi come lo SPRAR di Sassari (che proprio a giugno giungerà purtroppo alla sua fine).Le strutture sanitarie e scolastiche fatiscenti, l’impossibilità o sconvenienza – per tanti Sardi – di muoversi all’interno e all’esterno della propria terra, poligoni e basi militari (con conseguenti danni alla salute nostra,del bestiame e dei campi) sono tutti elementi del nostro esser considerati popolo servo.Non è violenza? Non è sminuire un popolo e renderlo schiavo?

Da secoli siamo accoliti e seguaci di personalità senza valore, portiamo avanti la nostra lotta e la lotta di chi ha il coraggio di dire che le cose.Ma forse l’unico modo che abbiamo per comprendere la nostra realtà e la nostra storia è proprio quello di apprenderle e osservarle attraverso il nostro passato e il nostro presente.Vi aspettiamo in piazza per dire la vostra!