Gli Stati contro i Popoli e i cittadini

di Francesco Casula

Una violenza brutale cieca ingiustificata. Contro cittadini. Contro anziani. Contro giovani. Inermi. Con le braccia alzate. Con in mano il semplice documento per votare: arma che terrorizza lo stato franchista di Madrid.
Uomini e donne catalane: rei solo di voler liberamente e pacificamente esprimere il proprio pensiero su come autogovernarsi. Su come gestire il proprio destino.

È la politica degli Stati dei manganelli: è la “forza” bruta, la massima espressione della loro debolezza. Della loro decadenza.L’ultimo colpo di coda.
Stati in avanzata putrefazione. Vie più antisociali, burocratici, inefficienti. Fonti di crescenti disuguaglianze, ingiustizie, malessere.
Con Partiti di stato e di regime, corrotti. Con leader cialtroni e analfabeti. Risibili.
Stati controparti dei cittadini e dei popoli, cui sempre più negano diritti sociali e civili: il diritto al lavoro, alla cultura, alla salute, al benessere.
Stati oppressori delle minoranze nazionali, delle piccole patrie, delle nazioni non riconosciute: deprivate della loro identità, storia, cultura, lingua, memoria.
Nazioni senza stato incorporate coattivamente e imprigionate in confini artificiosi, imposti dalle superpotenze, stabiliti da trattati e da gerarchi mondiali in base a ragioni geopolitiche ed economiche.

I Catalani, con la loro rivoluzione dal basso partecipata, ubiquitaria e gioiosa, hanno indicato la rotta.
Tocca agli altri popoli oppressi, tocca a noi sardi costruire, autonomamente solidamente e unitariamente, il nostro processo e progetto di autogoverno, autodeterminazione e di INDIPENDENZA.
È un nostro diritto storico. Basato sulla nostra identità etno-nazionale, culturale e linguistica.
Occorre la nostra volontà.

NOAS DAE CATALUNYA

Questa sezione sarà aggiornata ogni ora in vista del referendum sull’indipendenza della Catalunya. La delegazione internazionale del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya collaborerà a stretto contatto con la redazione di Pesa Sardigna.

 

____________________________________________

29-9:

La delegazione arriva a Girona nella serata di venerdì e si dirige verso Barcellona. Qui, al Barrio de El Guinardó, occupa, insieme ad altri militanti indipendentisti catalani, la scuola primaria Pit-Roig, che nella giornata di domenica sarà un seggio referendario;  in tutto si contano circa trenta persone.

____________________________________________

30-10: 

Alle due di notte arriva la polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, che- in modo estremamente sereno- verifica la presenza dei militanti e si dilegua. La delegazione dormirà nel seggio e nel frattempo scrive un programma per lo stesso, che prevede attività ludiche e informative.

Nella mattina tornano i Mossos d’Esquadra che vogliono sapere circa le attività svolte durante l’occupazione. Non viene identificano alcun militante.

Colazione alla scuola primaria Pit- Roig
Seggio occupato (scuola primaria Pit- Roig)
Torrent d’en Melis

Nello stesso distretto di  El Guinardó  sono presenti altre due scuole: una, Torrent d’en Melis (foto), attiva e con molte persone che la occupano e l’altra, Torrent de Can Carabassa, che ora è chiusa, comincerà le attività alle sei del pomeriggio. Le scuole sono tutte connesse e in contatto tra loro e saranno utilizzate come seggi.  C’è una certa allerta per il pericolo infiltrati.

La delegazione passa la mattinata a visitare i vari seggi. Inoltre hanno fatto diverse interviste, tra le quali una a Pere, attivista della sinistra anticapitalista catalana, che si può trovare a questo link. I seggi utilizzano piattaforme internet per coordinarsi e per organizzare l’afflusso dei militanti che li occupano.

La situazione fino alle 12 è molto tranquilla: nei centri occupati si svolgono attività sportive, ludiche, sono presenti dei banchetti con cibarie, tavoli di discussione e informazione, e i bambini giocano. I militanti fanno volantinaggio per le strade per chiedere alla popolazione di sorvegliare alcuni seggi che sono in parte scoperti, poiché il pericolo arriverà stanotte, dato che con grande probabilità la polizia spagnola, la Guardia Civil, tenterà di sgomberare i seggi.

Tra non molto la delegazione del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya si muoverà al centro di Barcellona per incontrare delegati e segretari della CUP, la sinistra catalana.

Infopoint di Barria de Gràcia

Adesso, ore 15, la delegazione si trova nel quartiere più rosso e indipendentista di Barcellona: Gràcia. Il Comité de defensa del referendum de Gràcia ha organizzato un infopoint permanente, in cui è affisso il programma per tutti i distretti e vengono distribuiti i volantini

Volantino che invita la popolazione ad occupare i seggi

che si stavano dando nella mattinata ad El Guinardó come in tutti gli altri  quartieri. Vicino all’infopoint si trova una piazza in cui si svolge una festa, anch’essa permanente,  che vede un programma piuttosto variegato: musica, concerti, balli, cibarie e confronto. Nonostante la tensione in vista della giornata di domani Barcellona è gioiosa, in ogni angolo della città; il referendum è infatti una grande mobilitazione popolare e dovunque ci sono manifestazioni di questo genere.

Festa al Barria de Gràcia

Marco Santopadre, della Rete dei comunisti in una nota: “Al momento circa 200 scuole sono occupate in tutta la Catalogna dai cittadini e dagli studenti, in una quindicina i Mossos hanno identificato i presenti minacciando lo sgombero domattina per impedire l’apertura dei seggi. In una scuola del quartiere del Raval i Mossos hanno impedito l’occupazione. Grandi manifestazioni di solidarietà con i catalani oggi a Madrid, Santiago, Bilbao. Piccole manifestazioni fasciste in varie città, saluti romani e inni franchisti. Il capo del Pp in Catalogna, Albiol, ha paragonato le urne elettorali del referendum catalano ai cesti della biancheria sporca che usa la moglie. La Guardia Civil ha occupato la sede dei servizi informatici della Generalitat che avrebbe dovuto occuparsi della raccolta e del conteggio elettronico del voto”.

Alle 15.30 parte della delegazione incontra per caso Joseba Alvarez, responsabile dei rapporti internazionali di Batasuna.

Il pomeriggio prosegue all’Institut del Teatre dove si svolge la Benvinguda Internacionalista, una vera e propria internazionale nonché atto di solidarietà tra popoli: intervengono segretari e portavoce della sinistra anticapitalista

Locandina della Benvinguda Internacionalista

da (quasi) tutto il mondo. Per la Sardegna intervengono Pierfranco Devias, segretario nazionale del partito Libe.r.u. di cui riportiamo l

‘intervento al seguente link, e Cristiano Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu e delegato del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya (il suo intervento a questo link). Uno scenario mozzafiato, con centinaia di patrioti e rivoluzionari da tutta Europa- e non solo- arrivati in Catalunya

Institut del Teatre gremito di militanti comunisti e socialisti da tutto il mondo

per sostenere la “disconnessione” con la Spagna, fatto storico che rimescolerebbe le carte dello stesso assetto oligarchico della UE.

La delegazione fa ritorno alla scuola Pit- Roig.

____________________________________________

1-10:

Alle ore 5 molte vie di accesso sono chiuse dai trattori che creano un muro artificiale per le forze dell’ordine. Nel frattempo nelle scuole seggio si organizza la resistenza passiva. Il popolo catalano risponde al volantino distribuito il giorno prima, e le

Escola Pau Casals (Gràcia)

scuole si affollano: migliaia di cittadini, tra cui anche bambini e anziani, aderiscono per difendere i loro diritti. Questo è il responso popolare alla minaccia della Guardia Civil. Degli elicotteri sorvolano incessantemente Barcellona.

Il Comitadu sta verificando che in diversi seggi si sta votando regolarmente, quindi continua il presidio.
La Generalitat stamattina alle otto ha emesso una direttiva che prevede che qualora un seggio venga sigillato, il cittadino può recarsi in qualsiasi altro seggio con un documento di identità. Per impedire il referendum la Spagna dovrebbe chiudere tutti i punti voto.

Pit- Roig occupata per il referendum

Adesso, alle 10, la Guardia Civil sta entrando nei centri occupati e li sta sgomberando con la forza bruta: manganella e trascina via i cittadini, rompe i computer, ritira le urne con le schede. Nel frattempo la Guardia Civil si aggira anche nei pressi della scuola Pit-Roig dove è presente la delegazione del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya. Alla Pit- Roig si stanno dando direttive su come agire: alla luce dei fatti è rischioso che bambini e anziani rimangano nella struttura, ma è importante comunque continuare con la resistenza pacifica.

Arriva un contrordine alle ore 10.30: sicché la Guardia Civil adopera una violenza inaudita anche davanti alla resistenza democratica e pacifica, pestando a sangue chiunque gli capiti a tiro, alcuni collegi potrebbero decidere di dare il lascia passare alle forze dell’ordine.

Dopo le violenze che continuano a perpetrarsi ad opera dello stato spagnolo, il presidente del governo catalano Puigdemont afferma: “Questa giornata sarà una vergogna per sempre per lo Stato spagnolo e un vanto democratico eterno per la Catalogna.”  Turull, consigliere di Presidenza catalano: “Chiediamo le dimissioni del rappresentante del Governo spagnolo in Catalogna per le violenze dello Stato”. Il rappresentante del governo spagnolo in Catalogna replica che l’unico responsabile di tutto quel che sta succedendo è Puigdemont e il suo governo. Apprezza il modo di agire delle polizie.La magistratura spagnola annuncia che potrebbe intervenire contro i Mossos d’Esquadra per la loro inerzia e passività. Ada Colau, sindaco di Barcellona, chiede le dimissioni di Rajoy.

I vigili del fuoco continuano a proteggere la popolazione e utilizzano i propri mezzi come barricata per evitare che la Guardia Civil arrivi nei seggi per sgomberarli.

Marco Santopadre, in una nota scrive: “Finora negli ospedali catalani sono stati curati circa 40 tra attivisti e votanti a causa della violenza della polizia, tre i feriti gravi
Il ministero degli interni spagnolo difende la “proporzionalitá” dell’intervento della polizia. A Placa de Catalunya è in atto una provocazione da parte di un gruppo di fascisti. Nei seggi dove si può votare ci sono lunghissime file, precedenza viene data alle persone disabili e agli anziani

Alle 15.30 i vigili del fuoco, che stavano proteggendo la popolazione, vengono caricati dalla polizia nazionale spagnola.

Il governo catalano chiede all’Europa di sanzionare la Spagna per le sue azioni criminali e per aver messo a rischio l’immagine dei diritti umani previsti dall’Europa stessa.

A Palermo Isati Iunco #PoterePopolareCentri Sociali Palermo e antudo.info promuovono un presidio di solidarietà al popolo della Catalogna (Concentramento ore 18:00 sotto il Consolato spagnolo “Grattacielo”- Piazzale Ungheria, 73).

Torrent d’en Melis

La delegazione ora, alle 16:20, si dirige verso la scuola più vicina, Torrent d’en Melis, per verificare se effettivamente questa e la Pit-Roig siano le uniche due rimaste aperte nel quartiere di El Guinardó. I pompieri presidiano la scuola con le persone che qualche ora fa

Institut Joan Brossa

hanno resistito all’attacco della polizia spagnola. La delegazione si sposta ulteriormente in un seggio nelle vicinanze della scuola Torrent d’en Melis, l’Institut Joan Brossa, poiché vi è scarsità di militanti.

La polizia catalana sfida i funzionari spagnoli della Guardia Civil che usano la violenza contro gli elettori a Gavà.

La delegazione riferisce che nella tarda serata l’allerta di intrusioni e cariche da parte della Guardia Civil sarà più alta, poiché conterà sulla stanchezza dei

Institut Joan Brossa

militanti, sulla minore affluenza e sul fatto che le urne saranno piene.

È ufficiale: alle 17 Magistratura, Tribunale Superiore e Guardia Civil indagano e identificano i Mossos d’Esquadra per passività. L’accusa è disobbedienza.

Dopo i vari interventi della polizia spagnola al referendum, i feriti alle 17:10 si attestano a 465. Vi sono diverse persone gravemente ferite.
Il vice presidente spagnolo nega l’evidenza, affermando che non vede brutalità nell’azione della polizia contro gli elettori, poiché le azioni sono state prese contro il materiale referendario e non contro le persone.

Institut Català de la Salut; la polizia che osserva
Folla davanti al seggio a Gràcia

Ore 18: La delegazione si dirige verso Gràcia e trova per la strada un altro seggio, all’Institut Català de la Salut. Arrivano alle 18:20 a Gràcia. Dei ragazzi presenti al seggio de l’Escola Pau Oasals spiegano che- quando si scorge la Guardia Civil in arrivo- si bloccano gli autobus e si utilizzano come barricata per rallentare la corsa della celere. Di solito la polizia desiste e prova ad attaccare un altro seggio. I militanti si muovono come un assembramento e pare quasi che a condurli sia metaforicamente un cervello collettivo.

Adesso la la delegazione fa rientro al Pit- Roig poiché un elicottero sorvola il seggio ed è quindi alta la probabilità di un assalto della Guardia Civil.

Nel frattempo arriva la notizia che 319 punti voto sono stati sigillati; ciononostante il governo catalano invita i cittadini a continuare nelle operazioni di voto.

Pit- Roig chiusa dai militanti

Alle ore 19 la delegazione ci informa che la Guardia Civil si sta dirigendo verso il seggio da loro presidiato, alla scuola Pit- Roig. I militanti e gli scrutatori che occupano il seggio adottano la decisione di tanti altri punti voto: sigillare autonomamente il seggio per impedire alla polizia di entrare e permettere la protezione dell’urna, per poi migrare verso un altro seggio.

Strada per Campins
Igualda

Oltre a pullman e autobus utilizzati come barricata mobile, o alla chiusura precoce di alcuni seggi, il popolo catalano decide di utilizzare anche ciò che la propria terra gli fornisce per rallentare l’arrivo della Guardia Civil ai seggi: nella strada per Campins si abbattono gli alberi adiacenti alla carreggiata per ostacolare il passaggio della polizia.
Ore 19: tutti i collegi di Igualda (Anoia) sono stati chiusi per contare i voti. Le urne sono portate di corsa dai membri dei tavoli elettorali dal seggio all’Ateneu della città. Il centro è pieno di cittadini che scortano il passaggio delle urne e applaudono.

Il seggio locato alla scuola primaria Pit- Roig viene chiuso ufficialmente alle 19:50. La delegazione farà tappa in un altro punto voto, che contribuirà a mantenere aperto e sicuro.
Negli stessi momenti si svolge una manifestazione presso la

Puerta del sol

Puerta del Sol a Madrid in solidarietà con la Catalogna e contro la repressione del governo Rajoy. Alcune fonti giornalistiche parlano di scontri con la polizia.

La delegazione si sposta nel seggio del Torrent de Can Carabassa. È ufficialmente cominciato lo spoglio delle schede alle ore 20, tutti i seggi sono chiusi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos: “Il mondo intero ha visto l’uso della forza pubblica contro i cittadini. C’è una crisi di Stato. Ci sono migliaia di spagnoli che provano orrore per le immagini di oggi. Rajoy non si dimetterà, dobbiamo toglierlo dal governo. Quello che ha più senso è un referendum concordato, e oggi ne abbiamo avuto la conferma”.

Il numero dei feriti confermato alle ore 20:21 è di 761.

Arrivano i risultati ufficiali per il solo seggio della scuola Pit- Roig:
Totale voti: 1439
Sì: 94%
No: 4%
Nulle: 1%
Bianche: 1%

Mariano Rajoy afferma: “Non c’è stato alcun referendum per l’autodeterminazione in Catalunya”.

Ore 21:36: in tutta Barcellona vengono montati maxischermi per proiettare in tempo reale i risultati del referendum. Tra poco a Plaça de Catalunya avrà inizio una grande manifestazione di festa per proclamare i dati.

Ore 21:55: a Lleida i Mossos continuano a frapporsi tra i manifestanti e la polizia spagnola formando un cordone di sicurezza. La gente continua ad arrivare e la tensione aumenta. Negli stessi istanti a Barcellona si festeggia dappertutto e in particolare in piazza Catalunya.

Piazza Catalunya

Il governo catalano denuncia la Guardia Civil e la polizia per lesioni, costrizioni, minacce, disordini e crimini contro i diritti individuali. Le organizzazioni che hanno sostenuto l’indipendenza della Catalunya chiamano uno sciopero generale per il 3 ottobre.

Documento di solidarietà Sardigna- Catalunya

Numerose forze identitarie ed indipendentiste della Sardegna (PSd’Az, Rossomori, La Base, Associazione Sardos, Sardegna Possibile, Sardigna natzione, Irs, Sardigna libera, Liberu, Gentes) firmano un documento di solidarietà con il popolo catalano, per l’indipendenza e il diritto all’autodeterminazione

Cagliari, 21 settembre 2017

Il popolo catalano e le istituzioni che lo rappresentano stanno vivendo, in questi giorni, ore drammatiche e sconcertanti che riportano alla luce antistoriche e stantie pratiche violente e centraliste che rischiano di provocare una inaccettabile ferita alla democrazia e minano la credibilità politica dell’Unione europea. Gli arresti, le violenze e i sequestri ad opera del governo del Regno di Spagna non fermeranno però il referendum per l’indipendenza della Catalogna e non rallenteranno il cammino di libertà intrapreso dai popoli europei, ad iniziare da quello sardo. Le forze identitarie e indipendentiste della Sardegna sono dunque al fianco del popolo catalano nella lotta di liberazione nazionale, per l’affermazione dell’irrinunciabile diritto all’autodeterminazione. L’intesa sul punto tra le organizzazioni culturali, civiche e politiche alle quale apparteniamo, testimoniano la solidarietà e la vicinanza di tutti i sardi ai catalani e ci impegnano tutti a proseguire con ancor più determinazione e maggiore coraggio nel cammino dell’indipendenza, attraverso gli strumenti e i valori della democrazia, della pace e dei diritti dei popoli.

Visca Catalunya i el poble català, lliures!

____________________________________________

La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno alla Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu
  • Sa Domu- studentato occupato Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.

 

Spagna ritorna al franchismo: 13 arresti in Catalunya

Oggi, tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane e perquisizioni in corso in tre dipartimenti del governo catalano: migliaia di persone in piazza.

Agenti della Guardia Civil si sono presentati all’alba nel dipartimento di economia del governo catalano per perquisirlo. Sono entrati anche in altri 4 enti e imprese e nella sede dell’Agenzia Tributaria. Tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane.

La popolazione accerchia i mezzi della Guardia Civil

Il vicepresidente Junqueras ha dichiarato che gli agenti si stanno intromettendo nel lavoro del dipartimento, e questo colpisce tutti i catalani senza distinzioni. “Stiamo vivendo un attacco ai diritti civili di tutti i cittadini”. La consigliera agli Affari Sociali ha confermato tutto: “Siamo in una situazione vergognosa.”.

Le associazioni sovraniste hanno fatto un appello alla popolazione per concentrarsi in modo pacifico davanti ai dipartimenti presi di mira dalla Guardia Civil. “È arrivato il momento, resistiamo pacificamente”, ha affermato Jordi Sanchez, presidente dell’ANC.

Manifestanti in piazza a Barcellona

Il portavoce del governo catalano Turull ha chiesto calma e serenità nella risposta allo stato di polizia nel quale si è convertito lo Stato spagnolo.

Anche la CUP si unisce all’appello alla mobilitazione pacifica, alla resistenza civile.

La Guardia Civil ha tagliato wifi e internet al “ministero” dell’economia catalano che ora è senza telefono e senza connessione. Dopo qualche minuto la connessione è tornata.

Più di duemila persone accompagnano i sindaci di Girona e di Palafrugell presso la magistratura dove sono stati convocati per  la loro adesione al referendum.

Catalunya Radio afferma che fonti del PP di Madrid dicono che oggi verrà dato il colpo finale al referendum.

La piattaforma ‘A Madrid per il diritto a decidere’ convoca una concentrazione presso la Puerta del Sol oggi alle 19.30.


DICHIARAZIONI

Presidente Puigdemont: Lo stato di diritto è stato violato, lo Stato spagnolo ha di fatto sospeso il governo catalano. Le perquisizioni, le detenzioni, l’intimidazione ai mezzi di comunicazione, il blocco dei conti della Generalitat… è una situazione inaccettabile in democrazia. Condanniamo il comportamento illegittimo, totalitario e antidemocratico dello Stato spagnolo che oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi totalitari e si è trasformato in una vergogna democratica.
I cittadini sono convocati a votare, dobbiamo difendere la democrazia. Difenderemo il diritto dei cittadini di decidere liberamente il loro futuro, è questo l’incarico che abbiamo ricevuto da loro e dal Parlamento.
Il primo ottobre usciremo di casa portandoci una scheda elettorale e la useremo. Il Governo prenderà sempre decisioni in base al mandato elettorale. 
Quel che stiamo vivendo in Catalogna non si è mai visto in nessuno Stato dell’UE.
Non accetteremo un ritorno ad epoche passate e non permetteremo a nessuno di decidere il nostro futuro”.

Joan Tardà (ERC) si rivolge ai manifestanti: “vogliono che ci sia violenza, ma non ci sarà”Il deputato di ERC al congresso spagnolo ha preso parte alle mobilitazioni di questa mattina e ha chiesto di manifestare con fermezza ed evitando la violenza. Vogliono farci deragliare. La nostra fermezza sarà pacifica e nonviolenta. Vinceremo perché siamo democratici”.

Il segretario catalano del sindacato CCOO: “Difendere i diritti di partecipazione è un dovere di tutti i cittadini, al di là della posizione sul referendum”.

Pablo Iglesias, leader spagnolo di Podemos: “Chi pensa che la magistratura e le forze dell’ordine siano la risposta alla gente che si mobilita non capisce la democrazia”.

Junqueras, vicepresidente catalano, contro gli arresti di cariche politiche, interviene dicendo: “La lotta va oltre la repubblica catalana, bisogna difendere i diritti  civili“.

Anche i sindacati non indipendentisti ipotizzano uno sciopero generale per difendere i diritti civili e persino il partito di Ada Colau chiama alla mobilitazione.

Articolo estratto da (tutte le news sulla Catalogna sono reperibili a questo link)
http://www.franciscupala.net/referendum-catalano-del-1-ottobre-aggiornamenti-ultime-notizie/ 

____________________________________________

La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno al Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.

Il Referendum catalano manda in crisi Podemos

Il quesito referendario trilingue (spagnolo, catalano e occitano) presentato pochi giorni fa dal Governo Catalano
di Marco Santopadre

Nel giro di pochi giorni ha preso corpo la road map che dovrebbe portare alla convocazione di un referendum sull’indipendenza della Catalogna. Un referendum che sta incubando da molto tempo, fin da quando, tra la fine del decennio precedente e l’inizio di quello in corso, due fenomeni hanno turbato l’equilibrio raggiunto alla fine della lunga e feroce dittatura franchista. Un regime autoritario che si impose non solo contro la Spagna repubblicana e i movimenti socialisti e comunisti, ma anche per stroncare le rivendicazioni di indipendenza dei baschi e dei catalani.

La fine del franchismo non fu determinata da alcuna rottura, da alcuna frattura, ma il passaggio al nuovo regime – una Monarchia parlamentare – avvenne nel segno della continuità. Il tutto grazie all’autoriforma, accettata supinamente dalle opposizioni antifasciste statali, realizzata da un pezzo consistente del regime che pur di integrarsi nella costituenda Unione Europea e nella Nato accettò di disfarsi della ormai troppo ingombrante dittatura pur di garantire la continuazione del dominio dell’oligarchia che ne era stata il perno.

Se il Movimento di Liberazione Basco, da posizioni socialiste e rivoluzionarie, rifiutò e contestò una defranchizzazione limitata e superficiale, le componenti maggioritarie del movimento nazionalista catalano si integrarono volentieri all’interno del cosiddetto ‘Stato delle autonomie’ che in cambio della concessione di un certo grado di autogoverno evitava quella rottura della Spagna che era stato il maggior cruccio dei promotori del golpe fascista.

Grazie al nuovo regime, la grande e media borghesia catalana, ampiamente integrata sia a livello statale che internazionale, ha potuto gestire il potere economico e politico a livello locale attraverso le formazioni regionaliste e autonomiste – in particolare Convergència Democràtica – che hanno costituito un efficace argine contro i movimenti indipendentisti sostenendo in cambio i governi statali formati di volta in volta dai socialisti e dai popolari.

Come detto, l’equilibrio si è rotto negli ultimi dieci anni. La gestione autoritaria e liberista della crisi economica da parte dei governi spagnoli – sotto dettatura dell’Ue – e di quelli regionali ha provocato la politicizzazione di ampi strati della popolazione che fino ad allora si erano tenuti al margine o al di fuori della mobilitazione sociale e politica. A centinaia di migliaia i lavoratori, i giovani, le donne catalane si sono riversati nelle piazze e nelle strade, hanno partecipato agli scioperi, ai picchetti, alle assemblee.

Contemporaneamente un tiepido tentativo da parte dei regionalisti e di alcune forze di centrosinistra di riformare lo Statuto di Autonomia varato nel 1979 fu brutalmente frustrato dalle istituzioni statali. La mutilazione del testo, oltretutto approvato solo al termine di un lunghissimo iter, rese patente alla base sociale del catalanismo l’impossibilità di ottenere un aumento dell’autonomia grazie ad un negoziato con lo Stato e rispettando gli insormontabili vincoli imposti da una vera e propria gabbia costituzionale e istituzionale.

La confluenza dei due processi – mobilitazione politica indipendentista e mobilitazione sociale – ha condotto ad un auge dell’indipendentismo e ad un rafforzamento delle correnti di sinistra e popolari obbligando i regionalisti catalani – nel frattempo al centro di numerosi scandali per corruzione – ad abbracciare la parola d’ordine della separazione da Madrid.

Dopo le ultime elezioni autonomiche si è formato un governo composto dai liberal-conservatori del PDeCat (ex Convergència) e dai socialdemocratici di Esquerra Republicana de Catalunya, sostenuto dall’esterno dagli eletti della Cup, formazione di sinistra radicale di tendenza anticapitalista.

La maggioranza indipendentista del Parlament ha intrapreso un processo di ‘disconnessione’ politica ed istituzionale da Madrid e dalla sua legalità che nei giorni scorsi ha condotto i deputati della maggioranza ad approvare due leggi: la prima convoca il Referendum per il prossimo 1 Ottobre, la seconda stabilisce i caratteri e le forme della fase di transizione che seguirebbe ad una affermazione dei Sì: la proclamazione di una Repubblica Catalana, l’entrata in vigore di una Costituzione provvisoria prima che un’Assemblea Costituente ne approvi una versione definitiva.

I partiti nazionalisti spagnoli – popolari, socialisti e Ciudadanos – e gli apparati dello Stato non hanno alcuna intenzione di permettere la celebrazione del voto popolare, non riconoscono ai catalani il diritto all’autodeterminazione e stanno intraprendendo un boicottaggio che potrebbe condurre all’intervento delle forze di sicurezza contro i promotori del referendum, alla sospensione dello statuto catalano di autonomia e a ritorsioni personali di tipo giudiziario ed economico contro esponenti politici, funzionari e dipendenti pubblici.

Come si dice in questi casi il gioco si sta facendo duro e l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale sta gradualmente sgomberando il campo da tatticismi e ambiguità che hanno fin qui segnato lo schieramento di alcune forze politiche e sociali. Se quasi tutte le forze della sinistra di classe sono schierate a favore della celebrazione del referendum e del voto a favore dell’indipendenza, lo stesso non si può dire per la grande borghesia catalana, che invece osteggia il cosiddetto “Procès”. Settori consistenti dello stesso partito che rappresenta la media e parte della piccola borghesia catalana. Il PDeCat, sembrano soffrire il muro contro muro e potrebbero rinunciare ad andare fino in fondo se i rischi dell’operazione dovessero farsi eccessivi.

Ma l’avvicinarsi del Referendum e il relativo passaggio parlamentare stanno mettendo in evidenza soprattutto le ambiguità e gli alibi su cui si fonda la posizione di Podemos e provocando non pochi problemi ai ‘morados’ che già su altri temi – l’Unione Europea, la Nato, la politica economica – stanno ampiamente sforbiciando il proprio programma originario. La posizione di Pablo Iglesias e dei suoi, lodevolmente e diversamente da quella difesa dal resto della classe politica spagnola, è stata sempre quella del sostegno al diritto di autodecisione dei catalani e delle altre nazionalità. Podemos si oppone quindi alla repressione e alla conculcazione dei diritti del popolo catalano. Una posizione di principio ‘federalista’ e ‘democratica’ che ha svolto per qualche anno la propria funzione all’interno del panorama politico spagnolo. Ma ora che dal dibattito tra posizioni di principio si è passati alla necessità di schierarsi su atti e comportamenti politici concreti, la linea di Iglesias non tiene più e si dimostra un artificio retorico.

Podemos, così come il movimento nato attorno alla sindaca di Barcellona Ada Colau, insistono sul fatto che il diritto all’autodeterminazione del popolo catalano, che pure affermano di riconoscere, debba essere esercitato esclusivamente con il consenso dello Stato e della maggioranza del Parlamento Spagnolo, e nel rispetto della Costituzione e della legalità. Il problema – insormontabile – è che la Costituzione varata nel corso del processo di autoriforma del franchismo impedisce un referendum sull’autodeterminazione dichiarando lo Stato indivisibile ed affidando alle forze armate il compito di proteggerne l’unità. Questo vuol dire che un referendum per l’autodeterminazione dei catalani, o dei baschi, che goda del consenso dello Stato Spagnolo – così come avvenuto in Scozia, per intenderci – potrebbe svolgersi solo dopo un’eventuale riforma costituzionale. Ma la Spagna non è la Gran Bretagna, e neanche il Canada che in alcune occasioni ha tollerato che gli abitanti del Quebec votassero in tema di indipendenza.

Considerando che la quasi totalità della classe politica spagnola è ferocemente nazionalista e quindi indisponibile a venire incontro alle richieste dei movimenti indipendentisti, non è chiaro chi, come e quando dovrebbe trasformare l’architettura costituzionale spagnola così da consentire ai catalani di poter decidere del proprio futuro. Di fronte alla realtà dei fatti la linea del partito di Podemos si rivela un argomento propagandistico privo di risvolti pratici e che di fatto schiera i ‘viola’ dalla parte dello Stato contro il movimento popolare catalano.

Allo stesso modo la sindaca di Barcellona, Ada Colau, se da una parte chiede a Madrid di consentire lo svolgimento del referendum, dall’altra afferma che consentirà la mobilitazione della macchina municipale per le operazioni di voto soltanto se la consultazione avrà l’imprimatur dello Stato (il che, come abbiamo visto, è impossibile) e se non comporterà rischi di ritorsioni da parte spagnola per i funzionari e i dipendenti comunali.

E’ da questo punto di vista molto significativa l’insistenza di Podemos e di Ada Colau sul “rispetto della legalità” da parte degli indipendentisti proprio quando la chiusura, l’intransigenza totale dimostrata dall’intera classe politica spagnola obbliga i promotori della consultazione ad avviare una rottura con l’architettura costituzionale e istituzionale dello Stato e a creare un’altra legalità diversa e separata che accompagni la formazione di una Repubblica Catalana indipendente. D’altronde, nella storia dei movimenti di liberazione nazionale e del movimento operaio, tutte le maggiori conquiste, i maggiori progressi sono stati ottenuti grazie all’affermazione di principi di giustizia e alla rottura della legalità vigente, cioè della cristallizzazione dei rapporti di forza tra le classi e nazionali in un dato territorio e in un dato momento storico.

Se la sinistra si chiude all’interno del recinto della legalità, come nel caso di Podemos o di Ada Colau, non solo dimostra tutto il suo conformismo ma si condanna all’inutilità e all’inefficacia.

Oltretutto le capriole di Iglesias e di Ada Colau stanno avendo effetti tellurici sulla base delle loro rispettive formazioni politiche, oltre che provocando forti tensioni con la sezione catalana di Podemos. Podem ha nei mesi scorsi già rifiutato di aderire al nuovo partito ‘Catalunya en comù’ opponendosi all’indicazione della direzione statale del partito, ed ora la formazione della sinistra catalana sta addirittura pensando di abbandonare il gruppo ‘Catalunya Sì Que es Pot’ formato al Parlament di Barcellona insieme ai federalisti di centrosinistra di EUiA e ICV.

Nel giorno della Diada, la festa nazionale catalana, Podemos ha indetto una propria manifestazione separata a Barcellona, ma non potrà contare sulla partecipazione dei dirigenti e dei militanti di Podem che terranno un’altra loro iniziativa per poi confluire nel corteo generale. Infine, mentre Podemos e Colau insistono sul fatto che accetteranno il referendum solo se godrà del consenso delle istituzioni spagnole quelli di Podem invitano apertamente i propri aderenti e simpatizzanti ad andare a votare il 1 ottobre per una ‘repubblica catalana più giusta e libera dalla corruzione.

Il Governo catalano in Sardegna per il Sì all’Indipendenza

Dal 14 al 24 luglio si terrà un ciclo di incontri per spiegare ai cittadini sardi cosa sta avvenendo in Catalogna e in che cosa consisterà il Referendum per l’indipendenza che il Presidente del Governo Catalano ha recentemente  convocato per il prossimo primo ottobre. I catalani saranno chiamati a rispondere al seguente quesito: “Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di repubblica?“.

L’iniziativa è nata dal “Comitadu pro su Referendum de sa Catalunya” che è nato appunto per offrire notizie di prima mano e non filtrate politicamente e ideologicamente dagli organi di stampa italiani (che ovviamente hanno interesse a sminuire la cosa).

Il Comitato ha organizzato tre tappe: a Oristano, a SassariCagliari e a Nuoro per dare la possibilità a tutti di poter partecipare agli incontri e continuerà nel periodo estivo le attività in supporto alla causa catalana con lo slogan: “Oe in catalunya, cras in Sardigna” (parafrasando il vecchio motto antifascista di Giustizia e Libertà).

La locandina degli eventi promossi da comitato di sostegno al Referendum per l’indipendenza della Catalogna.

L’attenzione sulle vicende catalane è grande nel mondo indipendentista sardo, perché un successo del Sì potrebbe ovviamente scatenare un effetto domino in tutte le nazioni senza stato in cui esiste un conflitto nazionale e sociale, Sardegna compresa, anche dati i rapporti di vicinanza territoriale e culturale tra i due popoli.

Le iniziative sono di particolare interesse perché ad intervenire non sarà l’esponente di un qualsiasi partito o movimento, ma un responsabile diretto della Generalitat de Catalunya e quindi avremo la possibilità di conoscere con certezza la linea del Governo catalano e anche le nuove informazioni, visto che la situazione è in continuo mutamento.

Ad intervenire sarà Joan-Elies Adell, direttore dell’Ufficio di Alghero della Delegazione del Governo Catalano in Italia.

Le vicende catalane ci riguardano molto da vicino e in particolare riguardano i cittadini di Alghero, visto che in caso di indipendenza della Catalogna dalla Spagna gli algheresi avranno diritto ad avere la cittadinanza catalana, dato che la bozza della Costituzione preparata da un vasto numero di saggi e giuristi catalani dichiara che “i cittadini di altri Stati che hanno legami culturali e linguistici comuni con la Catalogna potranno scegliere, senza rinunciare alla propria, di avere anche la nazionalità catalana, anche se il principio di reciprocità non è riconosciuto dal loro Stato”.

Ecco le date degli incontri:

14 luglio, Oristano, Teatro Martino, via Ciutadella de Minorca, ore 18:00

18 luglio, Sassari, Libreria Dessì, Largo cavallotti, ore 18:30

24 luglio, Cagliari, sede di Scida, via S. Giovanni 234, ore 18:00

25 luglio, Nuoro, Hotel f.lli Sacchi, Monte Ortobene, ore 19:00