Uniss e accordi militari: Brigata Sassari a lezione

Striscione apposto fuori dal Quadrilatero

Nella mattinata di giovedì 12 ottobre, alcuni militanti del Culletivu S’IdeaLìbera e di A Foras – Contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna, hanno effettuato un’azione di sensibilizzazione presso il Polo Didattico-Universitario Quadrilatero dell’Università di Sassari, luogo che ospitava presso l’aula Mossa un seminario dal titolo “Preparazione culturale delle missioni all’estero” con relatore Pasquale Orecchioni (Tenente Colonnello della Brigata Sassari), facente parte del Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale messo in piedi dall’Ateneo Turritano con in accordo con la Marina Militare e l’ Esercito Italiano.

Appena arrivati i militanti hanno esposto uno striscione con scritto:
“Brigata Sassari a lezione: opprimere i popoli, servire i ricchi”
per continuare poi a distribuire volantini sia all’interno dell’aula Mossa che nel cortile dell’Università.
Durante tutta la durata dell’azione sono state presenti tre volanti della Polizia Italiana e gli agenti della Digos a cui si è aggiunta una volante dei Carabinieri mandata sul posto per staccare lo striscione, quando i militanti erano ormai andati via. Di seguito viene riportato il volantino distribuito durante l’azione.

 

“BRIGATA SASSARI A LEZIONE: OPPRIMERE I POPOLI, SERVIRE I RICCHI!

Cosa si nasconde dietro il Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale?
Nonostante l’Ateneo Turritano rassicuri affermando che “il Corso si discosta nettamente dai corsi imperniati unicamente sulle scienze sociali o di quelli di Scienza della Difesa e della sicurezza ad indirizzo militare” per comprendere meglio dove si inserisce il corso di Laurea è necessario soffermarsi su due aspetti: il primo riguarda la classe di concorso a cui afferisce (non a caso la classe L-DS Lauree in Scienze della Difesa e della Sicurezza), il secondo sono le convenzioni in atto strette dall’Ateneo.

Carabinieri staccano lo striscione

I corsi di Laurea afferenti alla classe L-DS si caratterizzano per un’apertura evidente al mondo militare; come recita l’art.2 del decreto che li istituisce, questi corsi sono “finalizzati alla formazione di esperti e di ufficiali delle Forze armate” e “I laureati della classe sono professionisti, militari o civili, dotati della preparazione culturale, dell’addestramento teorico-pratico e di una spiccata sensibilità al rispetto dei diritti umani per operare con incarichi di comando, di gestione e di coordinamento nei settori di unità militari, di sicurezza interna ed esterna, di tutela del territorio nazionale e dei suoi beni, di tutela degli interessi strategici ed economico-finanziari dello stato italiano e dell’Unione Europea, di gestione e direzione di sistemi organizzativi-funzionali, anche di carattere non specificatamente militare.”
Il corso diventa finalizzato alla formazione di queste categorie, ma allo stesso tempo segna un’importante svolta: il mondo militare entra nell’ambito della gestione civile ed umanitaria, la logica del controllo sociale e dell’approccio securitario si amplia anche a questi contesti.

Nel 2016 l’Ateneo (rettore Massimo Carpinelli) firma la convenzione con l’Esercito Italiano e la Marina Militare. La convenzione permetterà al personale delle Forze Armate di seguire il corso di studio universitario a prezzi di iscrizione agevolati. Gli studenti, inoltre, avranno la possibilità di svolgere specifici progetti di tirocinio nell’ambito delle Forze Armate di appartenenza. E cosa ha in cambio l’Ateneo turritano? “L’Esercito potrà concorrere all’offerta formativa con l’inserimento all’interno dei percorsi didattici di seminari o stage attraverso specifici accordi attuativi”… insomma, l’Università apre le porte ai militari e in cambio l’Esercito dà formazione, tirocini e stage. La motivazione la fornisce lo stesso Rettore, il quale sottolinea come “l’esperienza professionale del personale militare possa essere valorizzata e messa a frutto in ambito civile”. I militari, insomma, non solo devono essi stessi diventare studenti, ma docenti e formatori, portando così la prospettiva e l’ideologia militare dentro le Università con tanto di riconoscimento ufficiale da parte dell’Istituzione universitaria. Infine, prevedendo una presenza delle forze armate tra i banchi, lo studente “civile” si troverà sin da subito in una realtà a forte connotazione militare: militari saranno i suoi compagni e i suoi docenti, militari saranno gli ambiti di tirocinio pratico. In poche parole, il mondo dell’Università diventa il primo importante passo per abolire un confine fino a qualche anno fa ancora marcato: il mondo militare dal mondo civile, il mondo della guerra dal mondo della società civile.

A testimonianza di come questo intreccio sia effettivo, ecco elencati una parte dei seminari promossi dal Corso di Laurea nell’anno 2016:
-Danilo Fancellu e Roberto Spolvieri (MM Mariscuola La Maddalena) rispettivamente “Introduzione alla Cybersecurity” e “Informatica forense: esperti informatici e tecniche di indagine”.
-Paolo Scotto di Castelbianco (direttore della scuola di formazione dell’Intelligence) “La cultura della sicurezza. Le nuove sfide della intelligence italiana” che chiude l’intervento dicendo: “Non vi chiediamo di lavorare per noi ma con noi”. Una frase che fa capire come la figura di operatore che si vuole creare con il Corso di Laurea sia inserita nel sistema di controllo e di sicurezza, in sinergia con gli apparati militari e della difesa.

Tenere a mente queste connessioni diventa fondamentale per capire che apparentemente “innocui” seminari (come quello odierno) e i vari Corsi di Laurea con collaborazioni militari si inseriscono in un quadro più ampio, dove anche l’Università diventa il luogo in cui far accettare la militarizzazione della società come normale procedura per la sicurezza pubblica, trasformando il militare (sia sul piano dell’accettazione sia su quello legale) da strumento bellico a forza di intervento in caso di crisi sociale, ad ulteriore difesa delle istituzioni politiche ed economiche, difensore della pace sociale necessaria per continuare a sfruttare e far profitto. In Sardegna in particolare questa strategia mostra un’evoluzione nei metodi tradizionali di reclutamento, non si ricerca più solamente il ragazzo disoccupato in cerca di una fonte di reddito, ma vuol creare figure professionali civili legate a doppio filo con le Forze Armate e l’industria militare, anche con l’obbiettivo di far crescere il consenso nella società sarda rispetto alla pesante occupazione militare dell’isola, che ospita il 60% del demanio militare italiano, fra cui gli enormi poligoni militari, principale causa di sottosviluppo, emigrazione, disoccupazione e malattie dei territori che li ospitano.”