Lotta per l’indipendenza nel cuore d’Europa

Uno scatto del convegno

Si è concluso ieri, 30 novembre 2017, il giro per la Sardegna dei delegati della Candidatura d’Unitat Popular (CUP) Aina Tella, responsabile dei rapporti internazionali del partito, e Giuseppe Ponzio, militante della sezione di València.

L’evento si è svolto nell’auditorium di viale Umberto a Sassari, organizzato dal partito indipendentista sardo Libe.R.U. ed era l’ultimo di tre appuntamenti, dopo quelli di Nuoro e quello di Cagliari rispettivamente del 28 e 29 novembre.

Apre l’incontro Filippo Simula, della sezione di Libe.R.U. di Sassari, intervenendo in sardo su quanto sia stato importante il processo indipendentista catalano nell’Europa di oggi, in cui le nazioni senza Stato, fra cui la Sardegna, hanno potuto rivedere sé stesse e trovare diversi aspetti in comune con la Catalogna. Non è mancata la condanna al nazionalismo belligerante, storico marchio degli Stati-nazione europei, e una critica all’Unione Europea, la quale non ha supportato la Catalogna in un referendum che si sarebbe potuto considerare una cosa normale in una sedicente Europa dei Popoli.

La parola passa ai due militanti della CUP: qual è il ruolo della sinistra indipendentista nel Governo di Catalogna?

Parlano quindi Giuseppe Ponzio e Aina Tella, che prima descrivono cosa si intende per Paesi Catalani e poi citano i progetti politici e alcuni centri sociali che stanno attorno alla CUP.  Dichiarano i valori fondanti della CUP, come la visione socialista, il femminismo e l’antifascismo, e fanno tesoro della lezione politica di Gramsci, il quale viene perfino citato in una recente campagna politica della CUP.  Dalla loro testimonianza, l’ingresso nel parlamento catalano è stata una scelta preceduta da un lungo dibattito, dal momento che la dimensione politica teorizzata e praticata fino a pochi anni prima, è stata quella del municipalismo. L’entusiasmo e l’ottimismo nel vedere la volontà del popolo catalano di spingersi verso l’indipendenza a partire da delle istanze originariamente autonomistiche, ha portato la CUP, non solo ad abbandonare le posizioni paternalistiche sul rapporto e sulla comunicazione da tenere con la popolazione che voleva organizzarsi verso l’obiettivo dell’indipendenza, ma a voler essere la parte più a sinistra del parlamento catalano e siglare degli accordi con Junts pel Sí, cercando di condizionare il processo, per arrivare al referendum del 1 ottobre passato.

Il risultato del referendum, che ha visto una vittoria schiacciante degli schieramenti indipendentisti, non ha avuto l’appoggio dell’Unione Europea e delle sue retoriche della promozione della pace fra popoli, che tanto vengono sbandierate, confermando l’euroscetticismo della CUP che aveva previsto questo comportamento e che già da prima immagina un altro tipo di Europa dei popoli senza farne un segreto. Altrettanto entusiasta è il racconto degli scioperi generali di ottobre e novembre, scioperi in cui il popolo catalano ha largamente partecipato, compresi anche quei lavoratori non sindacalizzati che hanno contribuito con serrate di alcune ore, attraverso diverse forme più o meno legali di sciopero, come ad esempio il blocco del traffico delle frontiere Catalane verso la Spagna e verso la Francia.

Si apre poi il dibattito. Fra le risposte date alle domande del pubblico, ci sono il rapporto della Chiesa locale con il processo di indipendenza catalano, ovvero il clero catalano si è diviso fra filo-indipendentisti più o meno dichiarati e gli indifferenti non ostili, mentre il clero spagnolo si è complessivamente trincerato in posizioni spavaldamente e spudoratamente falangiste (leggasi “fasciste”) con tanto di funzioni e memoriali al fu caudillo Franco.

Vien chiesto del rapporto con il Partito dei Socialisti di Catalogna (PSC), il quale però viene considerato come un partito che non è più né socialista e né catalano, poiché si comporta come un’emanazione del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), che si è schierato contro l’indipendenza catalana avvallando gran parte delle politiche repressive del Partito Popolare (PP), di diretta discendenza falangista. Il PSC si è quindi spaccato fra una “vecchia guardia” e una nuova che invece sarebbe almeno per il diritto a decidere, per quanto non necessariamente indipendentista. La spaccatura, benché più lieve, si è avvertita anche sul fronte comunista che non può non essere a favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli, ma deve ancora dare una risposta chiara a come porsi nei confronti di questo processo d’indipendenza.

La prospettiva politica della CUP, data la domanda dal pubblico, è chiaramente quella di rafforzamento dell’area di sinistra coerentemente indipendentista, ma presenta un nodo ancora da sciogliere su come rispondere alle nuove elezioni del Parlamento Catalano previste per dicembre 2017, ovvero se mantenere una linea indipendentista di scontro con lo Stato spagnolo o se arrivare ad un compromesso di qualche tipo con lo Stato. La CUP ha la sua forza nell’associazionismo e nel sindacalismo e, la fiducia acquistata verso le masse popolari nell’ultimo periodo, le fa ritenere che il popolo catalano sia abbastanza maturo da avere un approccio politico e non-fatalista della legge, evitando quindi forme di cretinismo legalitario che tanto hanno marcato la politica unionista spagnola.

C’è stato spazio anche per un intervento dal pubblico in algherese, in cui viene lanciata la proposta di iniziare a costruire un’altra Europa dei popoli a partire dalle attuali nazioni senza Stato.

Spagna ritorna al franchismo: 13 arresti in Catalunya

Oggi, tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane e perquisizioni in corso in tre dipartimenti del governo catalano: migliaia di persone in piazza.

Agenti della Guardia Civil si sono presentati all’alba nel dipartimento di economia del governo catalano per perquisirlo. Sono entrati anche in altri 4 enti e imprese e nella sede dell’Agenzia Tributaria. Tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane.

La popolazione accerchia i mezzi della Guardia Civil

Il vicepresidente Junqueras ha dichiarato che gli agenti si stanno intromettendo nel lavoro del dipartimento, e questo colpisce tutti i catalani senza distinzioni. “Stiamo vivendo un attacco ai diritti civili di tutti i cittadini”. La consigliera agli Affari Sociali ha confermato tutto: “Siamo in una situazione vergognosa.”.

Le associazioni sovraniste hanno fatto un appello alla popolazione per concentrarsi in modo pacifico davanti ai dipartimenti presi di mira dalla Guardia Civil. “È arrivato il momento, resistiamo pacificamente”, ha affermato Jordi Sanchez, presidente dell’ANC.

Manifestanti in piazza a Barcellona

Il portavoce del governo catalano Turull ha chiesto calma e serenità nella risposta allo stato di polizia nel quale si è convertito lo Stato spagnolo.

Anche la CUP si unisce all’appello alla mobilitazione pacifica, alla resistenza civile.

La Guardia Civil ha tagliato wifi e internet al “ministero” dell’economia catalano che ora è senza telefono e senza connessione. Dopo qualche minuto la connessione è tornata.

Più di duemila persone accompagnano i sindaci di Girona e di Palafrugell presso la magistratura dove sono stati convocati per  la loro adesione al referendum.

Catalunya Radio afferma che fonti del PP di Madrid dicono che oggi verrà dato il colpo finale al referendum.

La piattaforma ‘A Madrid per il diritto a decidere’ convoca una concentrazione presso la Puerta del Sol oggi alle 19.30.


DICHIARAZIONI

Presidente Puigdemont: Lo stato di diritto è stato violato, lo Stato spagnolo ha di fatto sospeso il governo catalano. Le perquisizioni, le detenzioni, l’intimidazione ai mezzi di comunicazione, il blocco dei conti della Generalitat… è una situazione inaccettabile in democrazia. Condanniamo il comportamento illegittimo, totalitario e antidemocratico dello Stato spagnolo che oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi totalitari e si è trasformato in una vergogna democratica.
I cittadini sono convocati a votare, dobbiamo difendere la democrazia. Difenderemo il diritto dei cittadini di decidere liberamente il loro futuro, è questo l’incarico che abbiamo ricevuto da loro e dal Parlamento.
Il primo ottobre usciremo di casa portandoci una scheda elettorale e la useremo. Il Governo prenderà sempre decisioni in base al mandato elettorale. 
Quel che stiamo vivendo in Catalogna non si è mai visto in nessuno Stato dell’UE.
Non accetteremo un ritorno ad epoche passate e non permetteremo a nessuno di decidere il nostro futuro”.

Joan Tardà (ERC) si rivolge ai manifestanti: “vogliono che ci sia violenza, ma non ci sarà”Il deputato di ERC al congresso spagnolo ha preso parte alle mobilitazioni di questa mattina e ha chiesto di manifestare con fermezza ed evitando la violenza. Vogliono farci deragliare. La nostra fermezza sarà pacifica e nonviolenta. Vinceremo perché siamo democratici”.

Il segretario catalano del sindacato CCOO: “Difendere i diritti di partecipazione è un dovere di tutti i cittadini, al di là della posizione sul referendum”.

Pablo Iglesias, leader spagnolo di Podemos: “Chi pensa che la magistratura e le forze dell’ordine siano la risposta alla gente che si mobilita non capisce la democrazia”.

Junqueras, vicepresidente catalano, contro gli arresti di cariche politiche, interviene dicendo: “La lotta va oltre la repubblica catalana, bisogna difendere i diritti  civili“.

Anche i sindacati non indipendentisti ipotizzano uno sciopero generale per difendere i diritti civili e persino il partito di Ada Colau chiama alla mobilitazione.

Articolo estratto da (tutte le news sulla Catalogna sono reperibili a questo link)
http://www.franciscupala.net/referendum-catalano-del-1-ottobre-aggiornamenti-ultime-notizie/ 

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La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno al Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.