La Sardegna da lontano

 

introduzione di Ninni Tedesco
articolo di Nanni Loria

Le ultime statistiche dell’ISTAT, relative ai dati analizzati nel 2018, confermano il trend negativo dei flussi migratori dall’isola in uscita: nell’ultimo quinquennio la popolazione registrata è di quasi 9mila abitanti in meno rispetto all’anno precedente, di cui circa 3.330 solo nell’ultimo anno. La maggior parte di coloro che emigrano sono giovani in età lavorativa che, a differenza dello stesso fenomeno nel dopoguerra, sono spesso qualificati e in possesso di elevati titoli di studio.

Le conseguenze di questa deriva sono devastanti per il nostro territorio, già di per se in sofferenza, in quanto viene privato di risorse umane preziose per una qualsiasi crescita economica o riprogrammazione di nuove prospettive di ripresa lavorativa. Di conseguenza si attiva un circolo vizioso di spopolamento/impoverimento/emigrazione.

Al fenomeno economico sociale si aggiunga, e non secondariamente, l’aspetto della sofferenza umana, dello sradicamento culturale, del distacco, di partenze che non sono scelte ma rotture profonde e necessarie per sopravvivere e trovare sbocchi per il proprio futuro. Ogni partenza è una storia da raccontare.

Nanni Loria è uno studente di 27 anni, nato a Romana, che dopo aver preso il diploma all’ITI di Sassari, ha “scelto” di partire, prima per Londra poi per l’Australia, raccontando grazie ai social il suo essere migrante e viaggiatore ma restando profondamente legato alle sue radici sarde. E come sardo è tra i 10 finalisti di una mostra sui Giganti di Mont’e Prama che, partendo da Cagliari, farà il giro dell’Europa sino al 2021.

Quello che segue è il suo pensiero:

Bene, sono tra i vincitori del concorso indetto da Arte nuragica / contemporanea, con tema principale la rivisitazione dei Giganti di Mont’e Prama. Questo è il mio lavoro e questa è la spiegazione (essenziale per percepire al meglio il tutto): Quest’opera nasce dopo due mesi di lavoro, ma più precisamente dopo 5 anni di lontananza dalla mia terra madre: la Sardegna. Quest’opera è un punto d’incontro tra disegno, racconti (quindi scrittura) e illusione ottica. Come potete notare dalle foto in allegato, l’opera verrà percepita in modi diversi in base alla distanza da cui la si guarda. Se vista da lontano ci mostrerà l’immagine nella sua completezza, ovvero la rappresentazione di un uomo che bacia e stringe a se una donna prima della partenza, presumibilmente per qualche luogo lontano. In questo caso, la forma della donna è stata sostituita dalle due teste (e dallo scudo) dei Giganti (o meglio Eroi) di Mont’e Prama, che vanno così a rappresentare figurativamente la Sardegna. Se si scende più nel dettaglio, capiremo dunque che l’uomo (proprio come me e tanti altri sardi) sta a rappresentare coloro che hanno dovuto lasciare la tanto amata e bellissima Sardegna per cercare (e forse trovare) un futuro migliore. Allontanandosi, colui che osserva potrà cogliere i dettagli dell’opera, come le pieghe del giubbotto dell’uomo o il colletto. Questo allontanarsi per capire e cogliere meglio è, sostanzialmente, il mio rapporto con la Sardegna: è solo dopo aver lasciato l’isola ed essermi stabilito in Australia, che ho realmente capito quanto io fossi attaccato alle mie radici e a tutto quello che Lei mi ha offerto. L’allontanarsi alle volte, come in questo caso, non è un male, ma un modo per capirsi, capirci e capire. La distanza mi ha paradossalmente avvicinato a tutto quello da cui mi son allontanato. Mentre se si osserva l’opera da vicino, si noterà l’anima della stessa, l’essenza e il come è stata realmente creata, ovvero, di lettere, parole, frasi e pensieri. Non sono lettere messe a caso, senza un senso, ma formano una lettera, un diario, un ammasso di pensieri di un emigrato che scrive alla sua amata: la Sardegna. Nonostante sia scritto tutto attaccato e senza spazi tra una parola e un’altra, al suo interno si troveranno riflessioni vere di un ragazzo che, per due mesi, ha provato a scrivere realmente qualcosa di importante verso una persona speciale. Per quanto riguarda il legame (o meglio, i legami) tra quest’opera e il complesso scultoreo di Mont’e Prama, è semplice: il significato puro della mia opera è quello di omaggiare il coraggio, l’attaccamento e l’appartenenza. Coraggioso è colui che decide di partire, vedendosi costretto a lasciarsi alle spalle il passato, per provare a costruirsi un futuro migliore. Coraggiosi e abili erano i giovani uomini che le antiche statue di Mont’e Prama rappresentano. Arcieri, guerrieri, pugilatori allora. Viaggiatori, sognatori e pur sempre guerrieri oggi. I viaggiatori scoprono e affinano l’attaccamento e l’appartenenza alle proprie radici, alla propria terra, nonostante la lontananza e nonostante la geografia ci tenga ostaggi con i suoi chilometri. Mentre, appunto, “noi, le statue, rappresentiamo la discendenza, l’appartenenza, i valori della comunità vivente”. Noi, viaggiatori, diventeremo comunque eroi nel ricordo di qualcun altro.

 

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