La dipendenza ha il nome del metano

 

Il sindaco di Villanovaforru Maurizio Onnis è stato recentemente ospite della trasmissione di Videolina “Monitor” per parlare di politica energetica in Sardegna in contraddittorio con Anita Pili, assessora regionale all’industria. Abbiamo intervistato Onnis sul tema perché raro rappresentante di un pensiero istituzionale non subalterno agli interessi delle multinazionali e dello stato italiano.

Maurizio Onnis in una foto dell’Unione Sarda
  • Il metano darà una mano ai sardi?

Non alle condizioni cui ne viene prospettato l’uso. Stando alle carte, oggi, non garantisce la salvaguardia degli equilibri ambientali, non garantisce l’autosufficienza energetica della Sardegna, non garantisce un risparmio ai consumatori. Questi sono i tre criteri su cui dovrebbe basarsi qualsiasi politica energetica decente per l’isola: il metano non permette di avanzare su nessuno di essi.

  • L’Area (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) ha comunicato che i costi della metanizzazione saranno addossati ai sardi. Si tratta del costo necessario per la modernizzazione?

Parlare di “modernizzazione” per il metano, fonte energetica fossile, è una contraddizione in termini. Valutata l’enorme capacità di movimentazione del GNL dei depositi costieri, direi che noi pagheremo il prezzo dello sviluppo altrui. Metano più elettrodotto renderanno infatti la Sardegna un gigantesco distributore d’energia piantato in mezzo al Mediterraneo. I guadagni, ovviamente, finiranno in tasche molto lontane dalle nostre.

  • Perché la classe politica e sindacale sarda forma un blocco compatto, da sinistra a destra, pro metano?

Credo che la risposta a questa domanda sia scoraggiante. Pochi, secondo me, perché ricavano un vantaggio diretto o indiretto dal suo sfruttamento: lavoro, visibilità, carriera, denaro. Moltissimi per semplice pigrizia intellettuale. Quella energetica è una questione terribilmente complicata, la più complicata di tutte. Bisogna studiare, tanto, e studiare è faticoso.

 

  • Chi contrasta la metanizzazione batte molto sull’autosufficienza energetica della Sardegna. Puoi spiegare meglio questo concetto?

Nave metaniera o elettrodotto: per la Sardegna si tratta sempre e comunque di energia importata, dunque di una dipendenza. Proprio in un campo, quello energetico, nel quale con i giusti investimenti potremmo diventare non solo autosufficienti, ma addirittura un modello. È anche in questo ambito che dovrebbe emergere l’effettiva volontà dei governi regionali di far “crescere” i sardi. Altro che insularità in Costituzione…

  • Che impressione ti ha fatto la tanto discussa assessora all’industria Anita Pila? Quali sono le fragilità della sua visione dell’industria e dell’energia sarda?

Non mi interessa giudicare la persona. Sicuramente, questa politica e le persone che la esprimono sono figlie di una grande debolezza culturale. Persino ai maggiori livelli del governo regionale sembrano assenti una formazione adeguata e una visione del futuro onnicomprensiva. In queste condizioni è molto difficile sopravvivere alla violenza della competizione politica italiana e internazionale.