Storie di ordinaria repressione per A Foras

di Nicolino Piras

Quest’anno non è stato un anno facile per la mia famiglia, per le mie compagne i miei compagni, è stato difficile supportare con lo stesso vigore e spontaneità le mie convinzioni e i miei ideali.
Per la prima volta nella mia vita mi sono trovato seriamente nel mirino della questura di Cagliari e dei militari a causa del mio attivismo contro la guerra e l’occupazione militare della Sardegna. Nel giro di pochi mesi durante l’autunno mi sono stati recapitati due regalini della natura dei quali ancora mi stupisco. Mi intristiscono per gli effetti che hanno sulla mia libertà e tranquillità nell’affrontare questa lotta.
Nel mese di settembre (a un anno dai fatti) mi è stato notificato un foglio di via da Teulada, Porto Pino e Sant’anna Arresi per 3 anni.
La mia notifica è stata l’ultima di 22 che l’hanno preceduta, consegnateci perchè prima di un corteo, per cui avevamo chiesto l’autorizzazione, siamo stati identificati nei dintorni della base di capo Teulada con “fare sospettoso”.
Siamo stati privati della libertà di calpestare la terra dove siamo nati per aver fatto un sopralluogo prima di un corteo. Siamo limitati nel muoverci per paesi e spiagge, condannati senza diritto di replica o di udienza davanti a una narrazione viziata della polizia militare e l’intraprendenza asfissiante della DIGOS nel perseguitarci.
La stessa intraprendenza che qualche mese più tardi mi avrebbe portato altre noie ben più gravi. Infatti durante l’estate andammo in 18 a contestare la presenza di marina militare, esercito e Saras nelle aule dell’Università. Srotolammo uno striscione e intonammo cori davanti a 150 militari, istituzioni politiche, clericali e universitarie per protestare davanti all’ennesima comparsata militare e di una grossa azienda petrolchimica in facoltà per parlare di salvaguardia e protezione dei fondali marini. Avete capito bene? La marina militare quella dell’operazione Mare aperto, quella della zona Delta a Teulada, la penisola interdetta per sempre e inquinata irreversibilmente a causa di cannoneggiamenti continui dagli anni 50, insieme al più grande polo petrolchimico del Mediterraneo che vengono a parlarci di tutela ambientale in Università.
A questo punto da celiaco mi aspetto un invito alla sagra del pane a Villaurbana.
Dopo qualche mese io e gli altri partecipanti al blitz ci trovammo di fronte all’ennesima condanna unilaterale, senza né denuncia né dibattimento né udienza, eravamo stati condannati a un mese e 30 giorni di carcere, commutati in una multa di 11.250 euro a testa, tramite decreto penale di condanna, per violenza privata. Sì signori, violenza privata commessa da 18 persone su 150 militari, vi rendete conto? Io che ho una paura fottuta della violenza, che ripudio la violenza gratuita e ingiustificata, sono stato condannato e multato per violenza privata per aver concretizzato un mio fondamentale diritto di fronte a una presenza vergognosa nelle aule che avevo qualche anno prima attraversato da studente.
La polizia militare e la questura mi hanno dato due medaglie per aver difeso la mia terra: il foglio di via e il decreto penale di condanna.
Due medaglie conquistate per una scelta, due medaglie prese per aver sviluppato coscienza critica e protagonismo; la coscienza di chi pensa che non sempre ciò che è giusto e anche legale, la coscienza che la guerra non corrisponde a difesa del territorio e delle sue genti, la coscienza che i popoli siano i reali detentori dei territori che vivono e non chi ci specula e li distrugge in nome di chissà quale stato, quale progresso o profitto. Il protagonismo di chi mette il proprio corpo e la propria voce a servizio della Sardegna e del movimento, di chi macina chilometri intorno al poligono di chi cura gli ematomi causati dall’istinto repressivo di questo stato.
Se necessario violeremo queste restrizioni, ci faremo forza del vostro sostegno e complicità, daremo noi il foglio di via ai carriarmati, gli aerei e le navi che da 60 anni stuprano le terre sarde. Sanzioneremo e pretenderemo un risarcimento dagli eserciti e dai politicanti che hanno trasformato la Sardegna nella portaerei della NATO.
SA LUTA NO SI FIRMAT! A FORAS MILITARIS DE SA SARDIGNA

Anticolonialismu