La Flat Tax toglie ai poveri per dare ai ricchi. E la Sardegna?

A due giorni dalle elezioni autonomistiche sarde il soggetto-progetto politico Caminera Noa esce con una una analisi impietosa sulla manovra fiscale del governo guidato di fatto dall’uomo forte Salvini e dall’impronta ultraliberista che contraddistingue il suo partito. 

Forse in Sardegna gli elettori leghisti dovrebbero dare una lettura a questa analisi per rendersi conto che il loro capitano che si fa i selfie con la felpa dei quattro mori in realtà ha ben altri progetti per l’isola e per la sua stragrande maggioranza di cittadini. 

Di seguito il comunicato integrale di CN:

La manovra fiscale di Lega-5Stelle arricchisce i ricchi, impoverisce i poveri e la Sardegna

Caminera Noa boccia la manovra fiscale del governo Gialloverde. Con la Flat Tax alle partite Iva con un reddito fino a 65mila euro all’anno e l’aliquota al 7% per i pensionati esteri, Grillini e leghisti contribuiscono alla demolizione del sistema fiscale progressivo (in cui le aliquote crescono al crescere del reddito) e stringono la morsa coloniale sulla Sardegna e sul popolo lavoratore sardo. A pagare i privilegi sono sempre i soliti.

Flat tax sulle partite Iva

Le partite Iva con reddito non superiore ai 65mila euro pagheranno – accedendo al cosiddetto regime forfettario – una imposta unica del 15%. (Come sappiamo, al lavoratore dipendente è applicata una aliquota del 23% per i redditi fino a 15mila euro, del 27% per i redditi fra 15mila e 28mila euro, del 38% per i redditi fra 28mila e 55mila euro, del 41% per i redditi fra i 55 e i 75mila euro, 43% oltre i 75mila).

Ma per Salvini e Di Maio tutto ciò non era sufficiente. Nella manovra si trova un’altra regalia anche per chi supera il tetto di 65mila euro di reddito: infatti, le partite Iva che nel 2019 supereranno il tetto dei 65mila (ma non quello dei 100.000) potranno applicare al reddito d’impresa o di lavoro autonomo, un’ulteriore imposta sostitutiva unica (sostitutiva di Irpef, addizionali e Ires) del 20%. Si tratta di un altro favore a pochi privilegiati concentrati soprattutto nel Nord Italia (fra l’altro non vincolato a investimenti per l’aumento dell’occupazione). Non ci troviamo chiaramente di fronte alla Flat Tax (aliquota unica) per tutti sbandierata da Salvini prima delle elezioni, perché come vedremo il mondo del lavoro dipendente e dei pensionati costituisce la mucca da mungere, anche per questo governo.

Paradiso fiscale a quota 7% per i pensionati esteri

Nella visione del governo Conte, la Sardegna continua a essere una colonia dello stato italiano (e lo stesso Sud rafforza una posizione subalterna e perennemente periferica). Questo è confermato anche dalla nuova Flat Tax per i pensionati esteri. Il governo prende di mira l’adeguamento all’inflazione delle pensioni dai 1.500 euro in su, d’altra parte fa della colonia sarda (e di Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia) il paradiso fiscale dei titolari di pensioni estere che si trasferiscono in queste aree, con l’applicazione di una imposta unica sostitutiva del 7%. Se, poi, i conti non dovessero tornare il costo si riverserà sui consumatori finali, a prescindere dal reddito. Le clausole di salvaguardia prevedono, infatti, sostanziosi aumenti dell’Iva. I gialloverdi, con misure che sono frutto delle spinte non sempre convergenti di diversi gruppi d’interesse, disegnano un sistema fiscale sempre meno progressivo e sempre più iniquo.

Una lunga storia di favori ai più ricchi

Da un punto di vista fiscale la manovra gialloverde è tutto sommato in continuità con quelle che dagli anni Ottanta hanno scardinato l’impostazione progressiva del sistema fiscale. Salvini e Di Maio allargano ancora la platea dei pochi privilegiati a danno dei tanti tartassati. Che cosa succede da decenni ce lo spiega l’ultimo Rapporto su Fisco e Debito pubblicato dal Comitato per l’abolizione del debito illegittimo. “In virtù delle riforme fiscali operate dal 1983 al 2007, I super ricchi, quelli con redditi superiori a 600mila euro, nel solo 2016 hanno goduto di un regalo fiscale pari a 1 miliardo di euro. Considerato che il loro numero non va oltre le 10.000 persone, ognuno di loro ha potuto accrescere il proprio patrimonio di 100mila euro”.

Che cosa cambia per la Sardegna?

Di questa politica di regali ai più ricchi protratta nel tempo non ha beneficiato il popolo sardo, ma al più un ristrettissimo numero di sardi appartenenti all’alta borghesia. La nuova Flat Tax di Salvini e Di Maio aumenterà ulteriormente le disuguaglianze sociali ed economiche, anche in Sardegna. A beneficiare della Flat Tax al 15%, infatti, non saranno tanto i proletari in partita Iva (che in buona parte potevano fruire dei regimi forfettari preesistenti), ma un gruppo abbastanza ristretto di professionisti benestanti.

La distribuzione dei redditi nell’Isola, del resto, parla chiaro. In Sardegna (dati 2016) il reddito imponibile medio ammonta a 17.346 euro. 1.050.000 sardi circa pagano le tasse: il 50% sono lavoratori dipendenti e il 37% sono pensionati. La stragrande maggioranza dei sardi che pagano le tasse non beneficerà quindi in alcun modo della Flat Tax, sarà anzi penalizzato dal taglio dei servizi che di solito consegue a una riduzione delle risorse a disposizione (vedi, per esempio, alla voce sanità). Una riduzione della pressione fiscale a favore delle partita Iva più deboli e marginali si sarebbe potuta comprendere ed appoggiare, ma un regalo a chi percepisce fra 35mila e 100mila euro all’anno si traduce senza dubbio in un furto ai danni dei più deboli e in un ulteriore trasferimento di risorse a detrimento della colonia sarda, a favore dei percettori di redditi elevati in particolare nelle aree di tradizionale riferimento della Lega.

#camineranoa