Domani in piazza contro l’aggressione alla Siria

L’escalation non c’è stata e l’attacco militare di USA, GB e Francia (con il dichiarato appoggio logistico italiano che non manca mai) si è risolto in un attacco terroristico mirato ad alcuni centri di ricerca medica e ad alcune postazioni di Hezbollah (che con la Siria e i presunti gas non c’etra davvero nulla). In ogni caso la Sardegna è in gioco perché quando l’imperialismo muove i carrarmatini sulla cartina del Risiko planetario, la nostra isola sta sempre in prima linea, vista la centralità strategica sempre più manifesta anche nelle dichiarazioni degli stessi comandanti militari (leggere qui).

Domani a Cagliari un primo momento di mobilitazione di piazza contro guerra e occupazione militare lanciato dal Cagliari Social Forum. Di seguito il comunicato pervenuto alla nostra redazione:

Era da prevedere che gli stati che pensano di poter dominare tutto non sarebbero rimasti inerti vedendo la sconfitta della loro soldataglia costituita dai mercenari targati ISIS.  Essi, non appagati dall’aver ridotto gran parte della Siria ad un cumulo di macerie grazie alle milizie che loro ed i loro alleati (Israele,  petromonarchie e Turchia) avevano armato, e foraggiato, vedendo la vittoria sul campo da parte delle forze governative si sarebbero inventati un pretesto  un po’ per dare manforte ai loro mercenari rimasti sul campo e contemporaneamente  dare prova di forza con il lancio di un centinaio di missili.

 Anche stavolta si sono inventati il “casus belli”: le immancabili armi chimiche che il “dittatore” Assad avrebbe usato! Usato adesso che l’esercito dei jahidisti è in rotta! Senza portare nessuna prova che non fosse la loro parola, senza nemmeno la sceneggiata fatta in occasione dell’aggressione all’Iraq, delle ampolle mostrate da un generale USA ad un’attonita ONU,  hanno deciso di lanciare questi missili che possono significare l’inizio di una  nuova escalation.

Una escalation che ha un obbiettivo preciso: l’Iran.

E questo succede mentre i cecchini israeliani sparano su inermi manifestanti palestinesi uccidendone a decine e ferendone a migliaia fra l’indifferenza ed il menefreghismo della tanto blasonata “comunità internazionale”

Una tecnica, quella del mordi e fuggi che Io stato d’Israele pratica quotidianamente e che la Turchia ha copiato cercando di annettersi una parte del Kurdistan siriano anche qui con il consenso delle “Autorità” sovranazionali.

Constatiamo che a compiere tali atti che noi giudichiamo imperialisti sono quattro paesi NATO (Turchia, Gran Bretagna, Francia e USA) e un suo strettissimo alleato (Israele)

Assistiamo al silenzio o nel migliore dei casi a qualche tiepido balbettio da parte dei rappresentanti del governo e del parlamento italiano.

Noi condanniamo questi bombardamenti come atti di aggressione verso una Nazione sovrana.

Non ci accontentiamo delle prese di posizione pilatesche dei nostri rappresentanti.

Giudichiamo la NATO uno strumento degli stati imperialisti e per questo chiediamo con forza l’uscita da essa.

Chiediamo che nessuna base, nessun apporto logistico venga  fornito dall’Italia a Nazioni che esportano guerra e morte.

SIT IN MARTEDI’ 17 ALLE ORE 17 IN PIAZZA GARIBALDI A CAGLIARI

Per il Cagliari Social Forum:

Salvatore Drago

Forza e impotenza degli imperialisti

di Marco Santopadre

L’ennesima aggressione militare di Usa, Francia e Gran Bretagna contro la Siria aggiunge tensione a tensione, e dimostra se ce ne fosse bisogno l’irresponsabilità e la pericolosità di potenze imperialiste che, sostanzialmente estromesse dal Medio Oriente, cercano di riprendere protagonismo a suon di bombardamenti.
Bombardamenti ‘avvisati’ che non spostano di una virgola gli equilibri geopolitici e militari nella regione, ma intervengono in un paese sconvolto da quasi un decennio di destabilizzazione e guerra civile e in presenza di un ingente schieramento di uomini e mezzi dei paesi alleati di Damasco, in primis Russia e Iran.
Se Mosca e Teheran non hanno reagito è solo perché hanno preventivamente convinto Washington, Londra e Parigi e ridimensionare i loro piani di attacco limitandosi ad una provocazione militare grave ma priva di conseguenze, che paradossalmente dimostra l’impotenza delle potenze occidentali nell’area.
Un’impotenza che però potrebbe condurre gli Usa e i suoi alleati/competitori ad una rischiosissima escalation dalla quale potrebbe scaturire un conflitto militare su vasta scala e stavolta di tipo simmetrico.
Infatti Washington, Londra e Parigi, contrariamente al passato, non si confrontano più con piccoli paesi facilmente annichiliti come l’Iraq, la Jugoslavia, l’Afghanistan, la Libia, ma con potenze regionali pesantemente armate e organizzate e con potenze mondiali del calibro della Russia. Potenze che ad ogni mossa di Washington sono obbligate a reagire con mosse uguali e contrarie, all’interno di un innalzamento della tensione internazionale che ci immerge già in un clima di guerra e militarizzazione.
Senza dimenticare le schegge impazzite e imprevedibili rappresentate da Israele, Turchia e Arabia Saudita, desiderose di affermare i loro interessi, di imporre la propria egemonia o di agguantare la loro vendetta contro gli avversari di oggi e gli ex alleati di ieri. Nel mirino, neanche a dirlo, l’Iran e l’asse sciita uscito paradossalmente rafforzato da anni di destabilizzazioni e di conflitti che hanno indebolito il ruolo degli aggressori e seminato morte e distruzione in tutto il Medio Oriente.