Bocciata la scuola (italiana) in Sardegna

di Francesco Casula

Fra tutte le venti regioni, gli alunni sardi, registrano i peggiori risultati: sono i più bocciati e i più rimandati. Nella scuola Secondaria di secondo grado il 28,6 per cento ha la sospensione di giudizio, cioè rimandato e, l’11,4 è stato bocciato. Solo il 60 per cento promosso.

Il numero più alto di alunni bocciati si registra nelle scuole professionali con il 17,3 per cento: significa che quasi uno su cinque ripete lo stesso anno, mentre il 31% è rimandato. Sale il dato nei Tecnici dove i rimandati sono il 32,8 per cento e il 14,4 per cento i non ammessi alla classe successiva.

Anche nelle Secondarie di Primo grado si registrano risultati negativi per l’anno scolastico appena terminato: in Italia la percentuale degli ammessi alla classe successiva è il 97,7, in Sardegna si sta sotto la media con il 97,2 e il 2,8 per cento di bocciati. E la dispersione scolastica è la più alta d’Italia: un ragazzo su quattro non arriva al diploma.

Gli studenti sardi sono più tonti di quelli italiani? O poco inclini allo studio e all’impegno? E i docenti sono più scarsi o più severi? Io non credo. Come non penso che svolgano più un ruolo determinante la mancanza o l’insufficienza delle strutture scolastiche (laboratori, trasporti, mense ecc.), anche se certamente influenzano negativamente i risultati scolastici.

E allora?
E allora i motivi veri sono altri: attengono alle demotivazioni, al senso di lontananza e di estraneità di questa scuola. Che non risulta né interessante, né gratificante, né attraente. La scuola italiana in Sardegna infatti è rivolta a un alunno che non c’è: tutt’al più a uno studente metropolitano, nordista e maschio. Dunque non a un sardo. E tanto meno a una sarda.

È una scuola che con i contesti sociali, ambientali, culturali e linguistici degli studenti non ha niente a che fare. Nella scuola la Sardegna non c’è: è assente nei programmi, nelle discipline, nei libri di testo, nell’organizzazione.

Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea.

Vi rendereste conto che la storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tutta tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali e basata sulla sovrapposizione al “periferico” di astratti paradigmi e categorie che le grandi civiltà avrebbero voluto irradiare verso le civiltà considerate inferiori.

Questa scuola ha prodotto in Sardegna, soprattutto negli ultimi decenni, giovani che ormai appartengono a una sorta di area grigia, a una terra di nessuno. Apprendono l’italiano a scuola ma soprattutto grazie ai media: ma si tratta di una lingua stereotipata, gergale, banale, una lingua di plastica, inodore, insapore e incolore.

Ma una scuola monoculturale e monolinguistica produce effetti ancor più gravi e devastanti a livello psicologico e culturale. Da decenni infatti la pedagogia moderna più attenta e avveduta ritiene che la lingua materna e i valori alti di cui si alimenta siano i succhi vitali, la linfa, che nutrono e fanno crescere i bambini senza correre il gravissimo pericolo di essere collocati fuori dal tempo e dallo spazio contestuale alla loro vita.

Solo essa consente di saldare le valenze e i prodotti propri della sua cultura ai valori di altre culture. Negando la lingua materna, non assecondandola e coltivandola si esercita grave e ingiustificata violenza sui bambini, nuocendo al loro sviluppo e al loro equilibrio psichico.

Li si strappa al nucleo familiare di origine e si trasforma in un campo di rovine, la loro prima conoscenza del mondo. I bambini infatti – ma il discorso vale anche per i giovani studenti delle medie e delle superiori – se soggetti in ambito scolastico a un processo di sradicamento dalla lingua materna e dalla cultura del proprio ambiente e territorio, diventano e risultano insicuri, impacciati, “poveri” sia culturalmente che linguisticamente.

Di qui la mortalità e la dispersione scolastica.
Ite faghere? Cambiare radicalmente la didattica, i curricula, la stessa mentalità di docenti e dirigenti scolastici.

Per quanto attiene alla lingua sarda occorrerà finalmente partire dal dato – appurato scientificamente da tutti gli studiosi – che la presenza della lingua materna e della cultura locale nel curriculum scolastico non si configurano come un fatto increscioso da correggere e controllare ma come elementi indispensabili di arricchimento, di addizione e non di sottrazione, che non “disturbano” anzi favoriscono apprendimento e le capacità comunicative degli studenti, perché agiscono positivamente nelle psicodinamiche dello sviluppo.

Di qui la necessità che nelle scuole di ogni ordine e grado si inserisca la lingua e la cultura sarda, come materia curriculare. Altrimenti i record negativi della scuola in Sardegna permarranno.

E continuare a piangersi addossso e a lamentarci servirà a poco.

Articolo originariamente pubblicato al:

http://www.anthonymuroni.it/2017/08/19/bocciata-la-scuola-italiana-sardegna-francesco-casula/

Il Fronte dell’autodeterminazione riparte dalla scuola sarda

Il manifesto dell’iniziativa prevista il prossimo 25 giugno a Sassari di Sa Mesa

Domenica 25 giugno 2017 a Sassari, il cartello di organizzazioni indipendentiste e civiche che fa capo a Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale organizzerà a Sassari un’importante giornata di lavoro sulla scuola sarda. La Mesa aveva già lanciato l’idea di un manifesto “pro s’iscola sarda”. La bozza del manifesto, presentata in conferenza stampa ad Oristano a fine marzo scorso, lanciava un appello a tutta la società sarda e in particolare ai lavoratori della scuola per un vero diritto allo studio che «in Sardegna, non può essere affidato ad una istituzione scolastica che ha come obiettivo la destrutturazione culturale dei sardi». La Mesa Natzionale individuava alcune priorità strategiche su cui lavorava e, su questo solco, ha continuato a lavorare in questi mesi di fine anno scolastico arrivando a tracciare un percorso politico e culturale preciso. In particolare nel manifesto ci si appellava alla necessità di scrivere una legge regionale capace di garantire il sardo come lingua ufficiale al pari dell’italiano, si proponevano corsi gratuiti di lingua sarda rivolti a tutti i docenti, l’istituzione di graduatorie per gli insegnanti bilingue, l’inserimento della storia sarda nel curricolo scolastico e l’applicazione dell’articolo 5 dello statuto autonomistico che prevede la possibilità per la RAS di «adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione ed attuazione, sulle seguenti materie: “istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi”».

Così domenica 25 giugno 2017, a Sassari, per tutta la giornata, la Mesa Natzionale chiama docenti, studenti, intellettuali e cittadini a lavorare per costruire insieme la scuola sarda .

foto d’epoca di una scolaresca sarda

I lavori si svolgeranno in questo modo: non sarà un convegno ma un susseguirsi di gruppi di lavoro e ognuno avrà un facilitatore (un tutor con il compito di fare una breve relazione iniziale sul tema a lui affidato e recepire tutti i contributi dal pubblico). Alla fine si formeranno gruppi di lavoro per emendare e integrare la bozza del manifesto presentato a Oristano in conferenza stampa lo scorso 31 marzo). Non ci saranno sovrapposizione di gruppi di lavoro per cui chi sarà interessato potrà partecipare a tutti i gruppi che desidererà e per ogni partecipazione riceverà un attestato di partecipazione da parte dell’organizzazione.

Ecco il programma completo dei lavori:

Ore
– 9:00, Saluti e breve presentazione del Manifesto da parte della Mesa Natzionale.
– 9:10, Apertura di Bachisiu Bandinu “Dae s’imparare a su ischire”
– 9:30, L’inserimento della storia e della civiltà sarda nell’intero curricolo verticale (facilita Ninni Tedesco)
– 11:00, La scuola dell’autogoverno: proposte operative di una legge quadro (facilita Marina Spinetti)
– 12:30, Storia sarda nei libri di testo (facilita Maurizio Onnis)

– Pausa pranzo –
– 15:00, Dimensionamento scolastico e mense a chilometro zero (facilita Alessia Etzi)
– 16:15, L’inserimento della lingua sarda nel sistema di formazione della Sardegna (Alessandro Mongili)
– 17:30, I giovani sardi e la loro scuola e università (facilita Davide Pinna)
– 18:45, Una nuova concezione pedagogica per i sardi. Prospettive (Lisandra Ruggiu)

A dibattito completato seguirà la sottoscrizione dei presenti della bozza del Manifesto e la formazione dei gruppi di lavoro sui temi affrontati.

Il logo dell’associazione culturale Sardos

Intanto, su un piano parallelo ma compatibile e complementare, anche la neonata associazione Sardos ha pensato di puntare sulla scuola sarda e di formulare una proposta di legge sul tema. «L’assenza dell’insegnamento delle vicende storiche della Sardegna – si legge nell’introduzione della proposta –  è un vulnus capitale per la costruzione di una coscienza identitaria dei Sardi». La proposta nasce quindi da qui: dall’insegnamento della Storia nella scuola perché  «la negazione di questo processo si è manifestata in Sardegna con l’assenza quasi totale dell’insegnamento delle vicende storiche sarde e quindi con l’ignoranza da parte di larghi strati della popolazione di ciò che nei secoli ha costituito l’elemento fondante del concetto stesso di popolo sardo, così come richiamato anche dallo Statuto Speciale del 1948. Senza conoscenza della storia non ci può essere coscienza comunitaria collettiva, per cui qualsiasi tipo di opzione di autodeterminazione (sia essa declinata nella forma dell’indipendentismo, sovranismo, federalismo o autonomia speciale) non può compiutamente realizzarsi».

Il problema – sostengono gli attivisti di Sardos – si annida anche nella mancanza statutaria di competenze specifiche in questa materia dal momento che «lo Statuto Speciale del 1948 non prevede competenze primarie in materia di insegnamento scolastico» e quindi generazioni di sardi si sono formate senza coscienza di sé e della propria specificità storica e culturale. Ciò ha provocato «un corto circuito totale della gestione dell’Autonomia che è apparsa fallimentare fin dalla fine degli anni ’60 e, nella mancanza assoluta di una conoscenza profonda delle strutture sociali sarde, ha provocato anche le grandi catastrofi economiche politiche legate a: assitenzialismo, industrializzazione catapultata dall’esterno, consumo del territorio, cementificazione delle coste, abbandono della lingua, emigrazione, spopolamento delle zone interne».

Insomma, secondo gli attivisti di Sardos, l’assenza della Storia, della lingua e più in generale della cultura dei sardi dal sistema di formazione isolano è stato il basamento su cui si è potuto costruire un sistema di dipendenza e subalternità che i cittadini sardi hanno accettato non possedendo gli strumenti critici idonei per potersene liberare. È chiaro dunque che «ogni governo regionale che si proponga di favorire l’autodeterminazione deve ripartire dal recupero dell’insegnamento della lingua e della storia nelle giovani generazioni». Veniamo quindi alle proposte di Sardos che sono state studiate all’interno del vigente sistema giuridico scolastico italiano descritto come un «mastodonte che chiude le porte a qualsiasi insegnamento storico che possa essere deviante rispetto agli interessi nazionali e all’identità italiana».

Siccome lo Stato nega alla Regione di poter intervenire direttamente in materia – scrivono gli attivisti di Sardos – «la Regione può e deve semplicemente mettere a disposizione di istituzioni scolastiche autonome e volontarie delle risorse per sostenere progetti di insegnamento della storia della Sardegna in orario curricolare dopo aver ovviamente sensibilizzato dirigenti, docenti , allievi e famiglie alla presentazione o formulazione degli stessi. In questo modo le scuole possono utilizzare le disposizioni della riforma Moratti per ciò che attiene la cosiddetta “quota di flessibilità regionale”, per l’inserimento di altre discipline nei curricula della scuola primaria e secondaria, confermando dunque il tradizionale “esercizio dell’autonomia scolastica”, per l’insegnamento della Storia sarda. In questo modo il sistema ipocrita che nega autonomia ad una Regione a Statuto speciale ma la conferisce demagogicamente a un singolo istituto comincia ad essere scardinato in attesa di una riforma più seria delle competenze dello Statuto Speciale.

Di seguito pubblichiamo la proposta di testo di legge sul sostegno all’insegnamento della Storia della Sardegna negli istituti scolastici in orario curricolare avanzata da Sardos:

  1. La Regione assume quale priorità per lo sviluppo dell’identità del popolo sardo la diffusione della conoscenza delle vicende storiche dell’isola attraverso l’insegnamento scolastico.
  2. Nel rispetto della autonomia scolastica e delle rispettive competenze tra Stato e Regione, si sostengono iniziative didattiche volte a far acquisire la consapevolezza del percorso storico che ha forgiato il comune patrimonio di valori su cui si fonda la specialità della Regione Autonoma della Sardegna .
  3. Pertanto è autorizzata la spesa di Euro 200.000 per l’annualità 2018, 400.000 per l’annualità 2019, 600.000 per l’annualità 2020, per il sostegno di progetti di insegnamento della Storia della Sardegna in orario curricolare, nelle scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio regionale.
  4. All’interno degli stanziamenti previsti la Regione si fa carico di produrre e diffondere materiali didattici necessari e di affidare a organismi qualificati la formazione degli insenganti.
  5. Sarà cura della Giunta Regionale, su proposta dell’Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, predisporre i criteri di assegnazione delle risorse di finanziamento ai progetti che dovranno essere presentati su impulso delle singole autonomie scolastiche previo accordo e informazione della Direzione Scolastica Regionale.
    Per il primo triennio si dovrà riconoscere priorità di sostegno ai progetti che useranno la lingua sarda o le altre lingue minoritarie, quale lingua veicolare dell’insegnamento.