Casteddu calling Efrin

Un momento della mobilitazione sarda di solidarietà con la resistenza kurda

Lo scorso sabato 17 febbraio le strade della capitale della Sardegna si sono colorate di giallo, rosso e verde: i colori del Kurdistan. La Rete Kurdistan Sardegna – Uomini e donne Amici del popolo kurdo e siriano hanno infatti chiamato una manifestazione di solidarietà con il popolo di Efrin, nel Rojava, la regione nel nord della Siria autogovernata dalla popolazione locale prevalentemente curda che questi giorni sta subendo il violento attacco dell’esercito turco e dei tagliagole dell’ISIS ad esso alleati.

Il governo autoritario e dispotico della Turchia – scrivono in una nota gli organizzatori della manifestazione –  cerca di affossare l’esempio di Efrin e avvia un’operazione di pulizia etnica per realizzare, come ripetuto apertamente, una zona cuscinetto (tutta in territorio siriano) fra la Siria e la Turchia con una popolazione adeguatamente turchizzata.

Ma la città è difesa dalle milizie di autodifesa popolare dello YPG/YPJ che stanno resistendo alle continue incursioni e ai bombardamenti a tappeto che ovviamente non risparmiano i civili anche con l’utilizzo di armi vietate dalle convenzioni internazionali.

Nel 2014 gli occhi del mondo intero sono stati puntati sulla città curda di Kobane che resistette eroicamente all’assedio dell’ISIS proprio grazie alle milizie curde del progetto confederale e democratico. Ma oggi la situazione sembra ribaltata e l‘opinione pubblica mondiale gira le spalle alla resistenza di Efrin contro  il fascismo di stampo islamista che Erdogan sta già imponendo in Turchia con l’arresto indiscriminato di ogni opposizione e voce critica presente nel paese.

L’aspetto più allarmante – sottolineano gli organizzatori della riuscita mobilitazione sarda – è che tutto questo avviene con la complicità degli stati europei, che antepongono gli interessi commerciali di pochi gruppi imprenditoriali alla più elementare considerazione dei diritti umani e dei popoli; barattano la chiusura delle frontiere turche e l’uso dei profughi siriani come massa di manovra per gli interessi politici di Erdogan con un’ulteriore aggravamento della situazione siriana e un’ulteriore aumento dei profughi in fuga da quell’inferno; continuano imperterriti a vendere armi ad un esercito la cui agenda politica è volta al genocidio del popolo kurdo e delle minoranze etniche o religiose dell’area, i cui alleati in Siria sono parte delle reti terroristiche internazionali che occasionalmente colpiscono l’Europa stessa.

La Sardegna – chiosano gli attivisti – non è estranea a questo meccanismo: le armate che oggi cercano di schiacciare nel sangue la libertà dei popoli nel nord della Siria si sono addestrate da noi, la distruzione e la sofferenza che portano è figlia della distruzione e della sofferenza che da decenni si propaga dai poligoni di Capo Frasca, Capo Teulada, Quirra, alle nostre comunità. La lotta dei kurdi di Efrin è, come già fu quella di Kobane, una lotta per tutta l’umanità, contro l’oscurantismo e il fascismo islamista, contro la paura e l’intolleranza dilagante, per l’affermazione di quei valori universali di giustizia e libertà che ispirarono l’analoga lotta dei partigiani europei contro il nazi-fascismo. Per questo non possiamo restare indifferenti di fronte a quello che sta accadendo, perché il sacrificio dei kurdi riguarda anche noi, rappresenta con l’esempio la speranza di un mondo in cui i popoli riprendono in mano la propria storia.