Tirocini: Traballu, no tzerachia!

Immagine tirocini

Lo scorso ottobre il progetto “Pro una Caminera Noa” aveva lanciato una campagna per denunciare la passività della Regione Sardegna a fronte della nuova normativa sui tirocini. Lo scorso 25 maggio 2017 – avevano denunciato in una nota gli attivisti di CN – «la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento”. contenuti delle nuove linee guida sono nettamente peggiorativi rispetto al passato. Il nuovo quadro che viene proposto elimina le differenti tipologie di tirocinio, modulate a seconda del destinatario, liberalizzando di fatto il tirocinio. Viene aumentata la durata massima del tirocinio, da 6 a 12 mesi. Si lascia invariata l’indennità minima di partecipazione a 300€». Evidentemente il passaparola è corso in fretta in rete e molti ragazzi hanno contattato il referente della campagna, il giovane attivista Marco Contu che ha fatto studi specifici in materia.

Il passo successivo è una campagna di giovani tirocinanti e precari che non ci stanno ad essere trattati come schiavi e che annunciano di voler dare battaglia raccogliendo l’invito alla mobilitazione emesso da Caminera Noa. Questi ragazzi si sono organizzati e hanno aperto una pagina Facebook pubblicando un appello da firmare per poi lanciare una ampia mobilitazione con il fine di costringere la RAS ad intervenire con proprie linee guida che sostituiscano quelle del governo italiano, (peggiorative rispetto alla situazione precedente), e che prevedono una durata massima del tirocinio di 12 mesi e un’indennità minima di 300 euro al mese.

A fronte di questa legislazione che trasforma i tirocini in lavoro mal pagato, le richieste dei giovani tirocinanti in lotta sono chiare:

– una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio
– una durata massima del tirocinio di 6 mesi
– una indennità minima di partecipazione di 800€
– controlli-filtro sulle offerte di tirocinio
– maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro

Il prossimo passo dopo aver inoltrato alle Istituzioni regionali la lettera firmata – annunciano i giovani tirocinanti – «sarà la convocazione di un’assemblea generale di tutti i giovani interessati dal problema per la prima metà di gennaio, in un luogo facilmente raggiungibile da tutta la Sardegna, allo scopo di organizzare le successive iniziative di mobilitazione».

Di seguito la lettera integrale pubblicata sulla pagina fb. Chi volesse sottoscriverla può tranquillamente andare sulla pagina Cambiamo le regole sui tirocini e scrivere un messaggio in bacheca.

LA LETTERA INTEGRALE

CAMBIAMO LE REGOLE SUI TIROCINI! Firma anche tu!

Siamo giovani sardi, tirocinanti, ex tirocinanti e potenziali tirocinanti. Siamo quella fascia di popolazione sulla quale continuano a pesare fortemente gli strascichi della crisi e le scelte politiche degli ultimi venti anni e oltre; la disoccupazione giovanile in Sardegna continua a rimanere su tassi allarmanti (56,3%) e sempre più spesso siamo costretti all’emigrazione, al lavoro nero, alla dequalificazione rispetto alle competenze che abbiamo acquisito con anni di studio o imparando un mestiere.

La prima esperienza di approccio al mondo del lavoro per molti giovani sardi è sempre più spesso il tirocinio, uno strumento di politica attiva periodicamente incentivato anche dalla Regione Sardegna, che, se di per sé, può essere uno strumento utile, nella realtà dei fatti si dimostra uno strumento atto a legittimare situazioni di sfruttamento del lavoro e utile solo ad abbattere il costo del lavoro per le imprese. Il tirocinio oggi si palesa come un ricatto vero e proprio in cui siamo chiamati a scegliere tra disoccupazione e lavoro sottopagato: è una situazione che non siamo più disposti ad accettare e per la quale chiediamo degli interventi immediati.

Deve essere chiaro: il tirocinio non costituisce un rapporto di lavoro ma unicamente una esperienza formativa per il tirocinante che, grazie all’affiancamento a un tutor, può conoscere dall’interno un determinato contesto lavorativo, vedere e conoscere in modo diretto come si svolge una professione o un mestiere, incrementare le proprie conoscenze e così poter orientare le proprie scelte nel mondo del lavoro. Il tirocinante non dovrebbe mai partecipare alla capacità produttiva di una impresa, il tirocinante non dovrebbe mai svolgere mansioni meramente pratiche e manuali; insomma il tirocinante non può svolgere attività di lavoro subordinato. Anche le linee guida “nazionali” del 25 Maggio 2017 sono abbastanza chiare: “al fine di qualificare l’istituto e di limitarne gli abusi […] il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo”. Evidentemente la realtà dei fatti non è questa; infatti è ormai prassi che i tirocinanti svolgano attività lavorativa come un qualsiasi altro lavoratore, spesso con gli stessi ritmi e orari ma con una indennità lorda di 400€ o 450€ al mese e senza contributi previdenziali, e, quando il tirocinio è attivato con l’Avviso della Regione, all’impresa spetta un modico esborso di 150€.

Il 25 Maggio 2017 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove linee guida italiane dove indica degli indirizzi da seguire sui vari aspetti che regolano il tirocinio; nonostante l’evidente abuso che si fa dei tirocini, al posto di porre un argine, queste linee guida sono nettamente peggiorative: esse liberalizzano di fatto l’istituto con il tirocinio extracurriculare unico, mentre prima la netta distinzione di tre tipi di tirocinio serviva a modulare ogni tipologia in base a chi fosse il destinatario; viene aumentata la durata massima del tirocinio a 12 mesi mentre prima il tirocinio formativo e di orientamento poteva durare massimo 6 mesi (non sono un po’ troppi dodici mesi per formarci?); viene fissata l’indennità minima a 300€, esattamente come in passato. Il quadro potenziale che si forma con queste modifiche, vede la possibilità per un’impresa di far lavorare un tirocinante fino a 8 ore al giorno, per 12 mesi, a 300€ lordi al mese! Che dire poi del rischio sempre più concreto di rimanere incastrati in un vortice continuo di tirocini, dove finito uno se ne inizia un altro per altri 12 mesi, con buona pace del desiderio di vedere un contratto di lavoro regolare?

Fortunatamente queste linee guida non sono legge ma solo linee di indirizzo, in quanto la regolazione ufficiale spetta alla Regione Sardegna che può disattendere completamente tali linee e formularne altre più favorevoli per i tirocinanti. Tanto per rafforzare quanto abbiamo già detto prima, i tirocini, rientrano nella materia “formazione” e non “lavoro” e su tale materia ha competenza esclusiva la Regione. Sappiamo che in Regione si sta già lavorando sulle nuove linee guida regionali e noi intendiamo intervenire con delle richieste ben precise.

Vogliamo:

  • una distinzione netta tra le tre tipologie di tirocinio: I) tirocini formativi e di orientamento, II) tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro e III) tirocini in favore di disabili, persone svantaggiate e richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, giacché ognuno di essi risponde ad esigenze diverse;
  • una durata massima del tirocinio di 6 mesi;
  • una indennità minima di partecipazione di 800€; dal momento che si continua a chiudere gli occhi rispetto al fatto che i tirocinanti svolgano effettiva attività lavorativa e anzi lo si accetta, allora vogliamo ricevere una somma più dignitosa;
  • controlli-filtro sulle offerte di tirocinio, almeno in quelle pubblicate nei canali ufficiali della Regione Sardegna; non è possibile continuare a vedere offerte per attività che non necessitano di formazione o che richiedono pregressa esperienza lavorativa, ciò contrasta con la normativa e sono il primo campanello d’ allarme rispetto a una futura situazione di abuso;
  • maggiori controlli da parte dei soggetti promotori e maggiori controlli sui soggetti promotori, rei troppo spesso di chiudere un occhio rispetto a situazioni di abuso;
  • maggiori e genuini controlli ispettivi sui luoghi di lavoro che, in caso di accertamento di un abuso, darebbero diritto al tirocinante a vedersi riconosciuta l’applicazione retroattiva di tutti i trattamenti economici e normativi spettanti ai lavoratori che svolgono le sue stesse mansioni.

Non possiamo non segnalare inoltre i sempre più frequenti ritardi nel versamento di quella modesta indennità che ci spetta e chiedere di intervenire a garanzia di una maggiore regolarità e puntualità.

Su questi punti daremo battaglia e siamo pronti a farci sentire.

 

L’invasione di H&M e le lacrime di coccodrillo del sindaco di Sassari

Senza nessuna autorizzazione comunale il colosso dell’abbigliamento H&M, la cui apertura è prevista per il 29 novembre all’interno di uno dei padiglioni del centro commerciale Auchan, ampliato di recente, ha pensato di farsi pubblicità riempiendo di volantini piante, fioriere, panchine, monumenti, serrande e portoni.

Non è passato inosservato il post del primo cittadino che lamentandosi per l’accaduto informava attraverso la sua pagina facebook che gli agenti della polizia municipale avevano elevato «circa 50 verbali con sanzioni amministrative per quasi 20.000 Euro»  e augurandosi che i sassaresi sappiano sanzionare il blasonato marchio «con le loro scelte di consumatori, consapevoli del danno d’immagine inferto alla città.»

Non è tardata ad arrivare la puntualizzazione del coordinatore sassarese del Fronte Indipendentista Unidu Giovanni Fara che a sua volta ha puntato il dito sull’azione poco incisiva del sindaco e della sua giunta per impedire i continui ampliamenti dei centri commerciali nella zona industriale di Sassari, che «da qualcuno», scrive esattamente, «le autorizzazioni le devono pur aver ottenute».

D’altronde – continua Fara – i centri commerciali versano nelle tasche del comune centinaia di migliaia di euro ogni anno di tassa mondezza e «la ragione della mancata indignazione del sindaco sta tutta lì. Ma questa dev’essere sembrata un’occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire e quindi giù con il commento che lo riconciliasse con una città abbandonata a se stessa, dove non esistono interventi di rilancio economico e dove gli amministratori fanno politica a suon di post su facebook.»

Il coordinatore cittadino del FIU incalza il sindaco sulle responsabilità della giunta di fronte ad un simile episodio, e aggiunge: «Provate voi a fare un volantinaggio della vostra azienda senza richiedere alcuna autorizzazione. Le probabilità di essere fermati dalla polizia municipale sono veramente alte. Mi domando dunque come sia stato possibile disseminare in giro per la città grucce sugli alberi e paletti pubblicitari nelle aiuole passando quasi del tutto indisturbati, per poi passare alla critica fatta su facebook anziché tra i banchi del consiglio comunale. Cosa a cui Sanna e la sua giunta ci hanno ormai tristemente abituato. Il suo post ricorda infatti la risoluta presa di posizione contro le slot machine, una politica fatta di niente, infarcita da slogan e parole che mai si traducono in fatti concreti. »

Le osservazioni del coordinatore cittadino del Fronte Indipendentista Unidu sollevano l’attenzione su un problema che da anni riguarda la città e stimola una riflessione sullo stato di abbandono del centro cittadino, ben lontano da una ripresa economica, che richiede azioni politiche concrete da parte delle istituzioni che per troppi anni hanno evitato di osservare il fenomeno dilagante dell’alta concentrazione di supermercati, centri commerciali, ipermercati sul territorio di Sassari. Fenomeno che ha indiscutibilmente impoverito il territorio e svuotato il centro che deve fare i conti, oltre che con la concorrenza delle grandi catene commerciali, anche con l’assenza di politiche volte al suo rilancio.

Post di Nicola Sanna

Spettabile ditta H&M, così non va proprio bene !
Senza alcuna autorizzazione vi siete permessi di imbrattare la città !
Avete appeso le vostre grucce di carta pubblicitaria in ogni dove, nelle aiuole, sugli alberi, sui cartelli stradali.
Carta che è finita per terra, come semplice cartaccia, i nostri operatori ecologici dovranno impiegare più tempo e noi più denaro per raccoglierla e mantenere pulita la nostra città.
Ormai avete ottenuto il vostro obiettivo: fare comunque una pubblicità che è però arrogante, prepotente e cattiva per come vi siete comportati, senza rispetto per le nostre strade, facciate, aiuole. 
Sicuramente i vostri stregoni della pubblicità l’avevano messo nel conto. 
Sicuramente cercherete di addossare le colpe ad alcuni vostri collaboratori, piuttosto che scusarvi prontamente e recuperare dalla strada tutte questo materiale che avete sparpagliato nelle nostre strade.
Appena abbiamo saputo di questo sconcio sono stati mobilitati i nostri agenti della polizia municipale, sono stati elevati circa 50 verbali con sanzioni amministrative per quasi 20.000 Euro.
Purtroppo per noi questo esborso non vi arrechera’ alcun danno economico significativo. 
Mi auguro che i miei concittadini sappiano invece sanzionarvi con le loro scelte di consumatori, consapevoli del danno d’immagine che avete inferto alla città.
Scegliendo di non scegliere i vostri prodotti, quale vera sanzione per il danno che avete procurato. 
La stessa cosa avete fatto nella città di Cagliari.

Post di Giovanni Fara

Due parole sulla pubblicità aggressiva e non autorizzata del colosso dell’abbigliamento H&M la cui apertura è prevista per il 29 novembre nella nuova area realizzata nel centro commerciale Auchan e sul post indignato del sindaco Nicola Sanna.
La prima considerazione da fare è che le ragioni di tanta indignazione del sindaco non convincono per nulla visto che non mi pare ci siano state dichiarazione del primo cittadino contro i continui ampliamenti dei centri commerciali nella zona industriale di Sassari, che da qualcuno, le autorizzazioni le devono pur aver ottenute. Non una parola dunque di dissenso su questo. D’altronde Auchan paga al comune ben 100mila euro all’anno di tassa mondezza e la ragione della mancata indignazione del sindaco sta tutta lì. Ma questa dev’essere sembrata un’occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire e quindi giù con il commento che lo riconciliassse con una città abbandonata a se stessa, dove non esistono interventi di rilancio economico e dove gli amministratori fanno politica a suon di post su facebook.
Provate voi a fare un volantinaggio della vostra azienda senza richiedere alcuna autorizzazione. Le probabilità di essere fermati dalla polizia municipale sono veramente alte. Mi domando dunque come sia stato possibile disseminare in giro per la città grucce sugli alberi e paletti pubblicitari nelle aiuole passando quasi del tutto indisturbati per poi passare alla critica fatta su facebook anziché tra i banchi del consiglio comunale. Cosa a cui Sanna e la sua giunta ci hanno ormai tristemente abituato. Il suo post ricorda infatti la risoluta presa di posizione contro le slot machine, una politica fatta di niente, infarcita da slogan e parole che mai si traducono in fatti concreti.

TIROCINI, È ORA DI CAMBIARE

Il 25 Maggio 2017 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento” che vanno a sostituire le “Linee guida in materia di tirocini” approvate nel Gennaio 2013 in attuazione dell’art.1 c.34 della legge Fornero.
In questa materia le Regioni hanno competenza esclusiva, potendo, a discrezione, ricalcare o distaccarsi completamente da tali Linee Guida, che sono solamente un punto di riferimento, delle indicazioni di indirizzo fornite dalla stato centrale rispetto alle quali, in sede legislativa, le regioni hanno piena autonomia con unico limite quello di non poter fissare disposizioni peggiorative a tutela dei lavoratori.
Con tutta evidenza le nuove linee guida sono coerenti con l’impostazione del Jobs Act; si accontentano gli appetiti delle imprese, del mercato e di chi vuole vincere facile coi numeri periodici sul tasso di occupazione, con buona pace per i lavoratori e per quella che dovrebbe essere la reale natura del tirocinio.

Se prima vi era una chiara distinzione del tirocinio in tre tipologie differenti e modulati a seconda di chi fosse il destinatario, ora vi è una unificazione del tirocinio extracurricolare, rimanendo un semplice e veloce richiamo al titolo delle diverse tipologie ma ora prive di contenuto e caratterizzazione nel nome della unicità.
Per capirci meglio: secondo il primo paragrafo delle linee guida del 2013 il tirocinio formativo e di orientamento era rivolto ai soggetti che avevano conseguito un titolo di studio entro e non oltre 12 mesi e aveva il fine di agevolare le scelte professionali e l’occupabilità dei giovani nel percorso di transizione tra scuola e lavoro mediante una formazione a diretto contatto con il mondo del lavoro.
Ora il paragrafo corrispondente specifica solamente chi sono i soggetti cui si rivolgono i tirocini extracurricolari oggetto delle nuove linee guida. In pratica ci troviamo di fronte all’ennesima liberalizzazione interna al mercato del lavoro.
Non basta. Se prima il tirocinio formativo poteva durare massimo 6 mesi, ora la durata massima per tutti i tirocini è di 12 mesi, con tutto ciò che ne consegue in termini di maggiori possibilità di abuso e di abbattimento del costo di lavoro.
Se consideriamo che le stesse linee guida fissano l’indennità minima di partecipazione al tirocinio a 300€ mensili e che un tirocinante può lavorare quanto un altro lavoratore normalmente assunto per le stesse attività (ma ricordiamo il tirocinio non si configura mai come rapporto di lavoro), ci troviamo di fronte un quadro in cui a un’azienda è concesso far lavorare un lavoratore 6-8 ore al giorno per 12 mesi, pagandolo 300€ al mese e per giunta senza nessun obbligo di futura assunzione!

Pare legittimo chiedersi se 12 mesi non siano un po’ troppi per uno strumento che vuole garantire formazione, apprendimento, “arricchimento del bagaglio di conoscenze” e “acquisizione di competenze professionali”. Il rischio è quello di entrare in un vortice continuo dove dalla possibilità di un tirocinio così lungo non si esce più; il ricatto del mercato che già ora ci vede passare da un tirocinio all’altro prima di firmare un contratto di lavoro, ci costringerà ad accettare una permanenza più estesa sotto questo strumento – sicuramente peggiorativa rispetto ad un apprendistato o un contratto a termine – perché “tanto non si trova altro”.
Sarebbe bello inoltre indagare in quanti effettivamente utilizzino il tirocinio con una funzione formativa e non per sostituire regolari forme di lavoro subordinato. Per farvi una idea pensate solamente a quante volte ci si imbatte in annunci di lavoro che propongono un tirocinio ma al candidato è richiesta esperienza pregressa; un controsenso magistrale, chiaro segno della volontà di abusare dello strumento.
Per farsi una idea è interessante dare uno sguardo a questo grafico del Fatto Quotidiano, elaborato sui dati dell’analisi QUI, prodotta dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato e che analizza come siano cambiate le tipologie di contratti e la probabilità di ingresso nel mondo del lavoro:

Secondo il paragrafo 1 lett. a) delle nuove linee guida, i disoccupati che possono cominciare un tirocinio sono solo quelli che dichiarano al “sistema informativo unitario delle politiche del lavoro” la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego; ecco che questi, costretti a passare per questa procedura se vorranno svolgere un tirocinio, andranno ad aumentare statisticamente il numero degli attivi (per la semplice dichiarazione) e quindi ad abbassare il tasso di inattività (o aumentare quello di attività), mentre i tirocinanti, benché la loro attività non costituisca rapporto di lavoro, andranno a gonfiare statisticamente le file degli occupati.

Spetta alle Regioni l’ultima parola; queste entro il 25 Novembre 2017 dovranno adeguarsi alle nuove linee guida e sostituire la normativa precedente.
In Sardegna attualmente è in vigore la deliberazione 44/11 del 23 Ottobre 2013; questa prevede una indennità minima di 400€ e una durata massima di 6 mesi per i tirocini formativi e di orientamento e di 12 mesi per i tirocini formativi di inserimento e reinserimento.

È giunta l’ora di una svolta chiara in materia di tirocini perché la situazione di sfruttamento legalizzato vigente non è più sopportabile.

Il collettivo Furia Rossa di Oristano, alla luce di questa analisi, dichiara che una indennità minima congrua debba essere pari a 800€ lordi mensili per tirocinante e che la durata massima del tirocinio debba essere di 6 mesi per tutti i lavoratori. “Il nostro appello va a tutti i tirocinanti e i potenziali tirocinanti, alle organizzazioni giovanili e di lotta, perché inizino a ragionare su questa semplice proposta. Le azioni e le mobilitazioni verranno di conseguenza.”

Articolo tratto da:
https://lafuriarossa.noblogs.org/post/2017/09/06/tirocini-e-ora-di-cambiare/#more-571

Ispopolamentu de sa Sardigna

Spopolamento in Sardegna
di Federico Francioni

Onzi die creschet su nùmeru de sas biddas minetadas de iscumpàrfida. Semus arribbados a chentu Comunas chi, intre de sos trint’annos, si nch’andant a mòrrere. Nùmeros chi sunt istados denuntziados puru dae s’ANCI (e dae su presidente Piersandro Scano) chi at promòvidu abojos, cramadu su guvernu italianu e sa Regione a sas responsabilidades issoro.

Semper de prus, s’intendet s’importàntzia de unu Manifesto contro lo spopolamento, gasi comente proponet Scano, e ognunu de nois podet e devet dare su contributu.
Su guvernadore Frantziscu Pigliaru faeddat de sa netzessidade de unu Master Plan contra a s’ispopolamentu in unu cumbèniu a subra de sas tzitades de s’Europa.

S’ispopolamentu est ligadu a protzessos istòricos, econòmicos-sotziales, polìticos e culturales de sèculos e sèculos, comente mustrat s’istòricu francu-americanu John Day, amigu sintzeru de s’ìnsula nostra. S’isboidamentu pertocat mescamente a sas biddas pòveras.

Dae su 2010 a su 2014 su rèdditu de sos sardos est faladu de su 3-4 %, pro sos corfos severos chi amus retzidu dae s’inflatzione. Su Mèdiu Campidanu est su prus pòveru a intro de s’Istadu italianu, indunas, sa gai cramada maglia nera non est prus de su Sulcis-Iglesiente.
Sa Provìntzia de Casteddu est sa prus rica, ca est su de 34 in sa classìfica, cun 23.534 euros de rèdditu pro capite (chi non sunt pagos: est una de sas cunseguèntzias de unu tzentralismu dannàrgiu pro sa Sardigna intrea). Sa bidda de Bidonì est sa prus pòvera cun 7.427 euros de rèdditu. In s’elencu matessi Tàtari s’agatat in sa posizione n. 73 cun 21.650 euros pro capite.

Bastat cun sa chistione sarda betada a intro de unu fogarone mannu cramadu questione meridionale.

Non esistit una particularidade de sa Sardigna pro su chi tocat s’ispopolamentu. Connoschimus bene su pàrrere de Bottazzi: sa Sardigna est Mesudie, puntu! Ma custu betare sa chistione sarda in unu fogarone mannu cramadu chistione meridionale serbit de aberu a disignare progetos ispetzìficos chi nos podent ajuare in sa gherra aberta chi devimus decrarare a s’ispopolamentu? Forsis Bottazzi, cun totu su rispetu, ant ismentigadu su chi at iscritu Antoni Gramsci in Alcuni temi della questione meridionale e subra de Americanismo e fordismo, inue si faeddat de mistero di Napoli in raportu a sas tzitades de sos Istados Unidos e de su mundu. Est bastante, indunas, faeddare de Napoli e de su territòriu vesuvianu dae unu puntu de bista demogràficu pro cumprèndere chi est una situatzione cun una densitade de abitantes alta meda, atesu meda dae sa nostra.

E sa Sitzìlia?

Massimo Livi Bacci at iscritu chi non esistit una eccezionalità de sa Sardigna in raportu a su Mesudie. Puru in Sitzìlia – at sustènnidu Livi Bacci – su nùmeru de sos abitantes est destinadu a falare. Ma atintzione, si nois leghimus bene s’istòria demogràfica de sas duas ìnsulas, podimus cumprèndere chi in Sardigna b’at semper – o cuasi – unu boidu, in su mentres chi in Sitzìlia agatamus unu prenu. Custu est cunfirmadu mescamente dae sa produtzione istioriogràfica a subra de su Seschentos, unu sèculu de pestilèntzias chi non cundennat sas duas ìnsulas in sa manera matessi. Tzertu, Basilicata e Calabria sunt in perìgulu, ma pro s’Abruzzo sa chistione, dae unu puntu de bista demogràficu, est diferente dae cudda sarda.

Sa netzessidade de programmas ad hoc, contra a s’isboidamentu, a intro de unu New Deal pro sa Sardigna.

Sa tesi fundamentale mia est custa: pro sa luta a s’isboidamentu de sa Sardigna bi cherent programmas ad hoc e est pretzisu pònnere a costàgiu, antzis, a intro de unu New Deal: indunas, unu progetu generale pro sa liberatzione econòmica e sotziale, pro s’autodeterminatzione polìtica e istitutzionale de sa Natzione sarda. Sos puntos craes de custu New Deal podent èssere custos:

  • Torrare a sa Terra. A subra de custu puntu si atopant sos analìgios de su paba Bergoglio de una ecologia integrale (giustu su chi ant sustènnidu fintzas a como Vitzente Migaleddu e Boreddu matessi) e cuddos de Vandana Shiva. Sas pàginas de Frantziscu e de Vandana tenent su mèritu de refudare su prometeismu, s’idea maschilista de s’isfrutamentu sena làcanas de s’omine a subra de sa Natura. Un’ìdea de domìniu chi agatamus puru in culturas antitèticas intre issas. Imbetzes devimus pensare a reconnòschere sa Terra che a Mama e a cunsiderare òmines e fèminas fìgios e parte integrante de sa Natura matessi. Dae s’atera ala podimus leare ànimu dae su chi como sutzedit in Sardigna, inue b’at un’isvilupu de sos terrinos cuntivigiados cun agricultura de su tipu matessi. Pro sa prima borta creschent sos etaros de terra semenada, mescamente cun su trigu cramadu de su senadore Cappelli. In antis devimus ammentare Nazareno Strampelli, unu genetista agràriu de gabbale chi aiat ammesturadu trigu de su Nord, de su Mesudie italianu e de sa Tunisia. In su 1907 su senadore Raffaele Cappelli aiat postu a dispositzione pro sos esperimentos unos cantos sartos de propriedade sua in Foggia. Ma no b’at solu su trigu Cappelli chi est semenadu sena sustàntzias venenosas; tenimus in s’ìnsula bariedades nostras bonas meda. Tenimus richesas mannas: oe sos giòvanos torrant a creere in custu siddadu chi si podet esportare in su mercadu globale.
  • Retza autòctona de industrias minores. Semus cumbìnchidos de s’importàntzia istòrica e econòmica de su pastoralismu, ma bisòngiat puru fraigare e afortire una retza autòctona de indùstrias minores chi in Sardigna fiat già nàschida intre Otighentos e Noighentos. Una realidade cantzellada dae sas polìticas in pro de Nino Rovelli. Sos cunsòrtzios podent servire a bìnchere sa debilesa de custas istruturas minores. Tenimus energhias e sabidorias imprendidoriales: pensamus a sa bioedilizia de Daniela Ducato e a sa vetura ad aria compressa produida in Sardigna. E sunt solu duos esempros.
  • Bonìficas. Podent dare traballu a sos chi sunt istados betados a foras de su protzessu produtivu derivadu dae sa industrializzazione selvaggia. Bisòngiat betare sos fundamentos pro arribbare a una riconversione produtiva de tipu ecocompatìbile.
  • Unu sistema bancàriu sardu. A pustis de 130 annos sa Banca popolare di Sassari non esistit prus. Sa Banca popolare dell’Emilia Romagna at mandigadu su Banco di Sardegna. Sas bancas minores non podent sighire in s’epoca de sa globalisatzione? Ma sos esempros de sa Banca d’Arborea e de sa Banca di Cagliari mustrant su contràriu.
  • Fraigare e afortire una retza sarda de cummèrtziu, chi non siat dipendente dae cudda de sa distributzione manna.
  • Unu pianu pro sas infrastruturas e pro sos trasportos, chi est indispensabile pro arrivire a unu riechilìbriu territoriale. In su tempus coladu, sos indipendentistas Pirisi e Pani cun veturas Granturismo aiant asseguradu sos collegamentos intre su Cabu de Susu e su Cabu de Giosso. Sas veturas de Pirisi teniant su telefonu e su commodu! Dae bennàrgiu-freàrgiu de su 2016 non esistit prus unu collegamentu de autobus intre Tàtari e Casteddu, ne intre Tàtari e Terranoa.
  • Indipendèntzia energetica. Bisòngiat punnare pro una boltada ecocompatibìle, pro s’autonomia de ogni domo cun impiantos indipendentes dae s’Enel e a foras dae sas ispeculatziones mannas de sos gai cramados ecofurbi, cunforma su chi at iscritu Jeremy Rifkin. 

    Polìtica

Tempio, sciopero Sugherificio Ganau. Il dramma degli operai tra esuberi e arretrati

Una foto della manifestazione

Come preannunciato, nella mattinata di ieri a partire dalle 07:30, i lavoratori e lavoratrici del Sugherificio Ganau hanno scioperato con una manifestazione indetta da CISL-CGIL.
La crisi del Sugherificio nelle scorse settimane è esplosa nella sua drammaticità, con la proprietà che ha comunicato il licenziamento di 79 lavoratori, atto non ratificato dai sindacati e che comunque dovrà esser sottoposto a votazione da parte dei lavoratori. Oltre agli eventuali licenziamenti, un futuro a tinte fosche anche per i lavoratori rimanenti sui quali tuttora pesano come macigni diverse mensilità arretrate.

La situazione appare la punta dell’iceberg per una crisi del sughero che, dopo la chiusura di centinaia di piccole attività industriali e artigianali, ora tocca pesantemente anche un’azienda multinazionale leader nel settore già interessata, però, da licenziamenti (46) agli inizi del 2014. Segnali inquietanti nonostante i quali la proprietà considerava l’azienda come sanissima. Seppur sofferte, si trattava di “semplici” decisioni aziendali nella combinazione ottimale tra fattori produttivi alla luce dell’ammodernamento degli impianti.

In circa tre anni, però, la forza lavoro impiegata si è quasi dimezzata, nonostante ancora nel 2013 il Sugherificio Ganau fosse al primo posto in Gallura nella propria categoria per Valore Aggiunto. Un crollo delle condizioni economico-finanziarie del Sugherificio che richiede un intervento prima di tutto in termini di chiarezza e trasparenza: fino a pochi mesi fa, difatti, proprietà e sindacati negavano uno stato di crisi, tanto più così profondo e preoccupante. Allo stesso modo, forti dubbi riguardano un Piano industriale poco chiaro che allo stato attuale si baserebbe unicamente sui licenziamenti.

Circa un centinaio gli operai che hanno scioperato di fronte ai cancelli dello stabilimento, accompagnati da familiari e conoscenti solidali con la causa. Tutte le parti politiche tempiesi, di maggioranza, opposizione e indipendentisti, hanno solidarizzato con gli operai e rilasciato diverse dichiarazioni.

Il Fronte Indipendentista Unidu nelle scorse settimane aveva criticato i sindacati italiani per un mancato intervento deciso a tutela dei lavoratori che sarebbe dovuto arrivare già da alcuni anni, dati gli evidenti segnali di forte crisi. Il FIU ha comunque doverosamente risposto all’appello dei lavoratori e lavoratrici del Sugherificio, ponendosi a disposizione degli operai per proseguire la lotta. Una battaglia sia per un intervento deciso di RAS e Assessorati competenti al fine di prevedere i dovuti ammortizzatori sociali per tutelare delle condizioni di vita dei lavoratori in caso del perdurare di insolvibilità dell’azienda, ma – obiettivo prioritario– l’intervento deve mirare ad un mantenimento dei posti di lavoro e il rilancio della produzione del secondo Sugherificio più grande in Sardegna.

La questione infatti – ha dichiarato il Fronte Indipendentista Unidu– non riguarda solo il dramma dei 79 posti di lavoro in esubero per l’azienda e l’opposizione a questa scelta, ma anche l’immediato con gli operai che complessivamente continuano a vantare fino a 4 mensilità arretrate. Su questo urge chiarezza e intervento immediato. Gli operai hanno il diritto a vedere percepito il salario frutto del loro lavoro.

Solidarietà e supporto sono arrivati anche dal Movimento Pastori Sardi. L’intervento di Mario Carai ha rimarcato come la situazione sia l’epilogo di una sofferenza economica che miete vittime già da diversi anni, a dimostrazione che la sofferenza e l’abbandono delle aree rurali, considerate solo per speculazioni come l’eolico che abbondano in Gallura, finiscano per riversarsi alla lunga su artigianato, industria e servizi. Anche in questo caso non sono mancate le stoccate ai sindacati confederali.

Da sottolineare, in negativo, l’assenza totale di amministratori locali dei Comuni dell’Alta Gallura, eccezion fatta per Tempio.

In tarda mattinata, una delegazione di operai, sindacalisti confederali (locali e i vertici “regionali”) è stata ricevuta dalla proprietà Ganau per un incontro alla presenza anche di rappresentanti di Confindustria. La proprietà ha parlato unicamente di alcuni posti di lavoro che potrebbero essere salvati.
Confederali e operai hanno replicato con uno stralcio totale di 79 licenziamenti, ribadendo che se si dovesse giungere ad un punto di rottura con l’azienda che mantiene le posizioni, venga quantomeno avviato l’iter per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Sul punto, la proprietà parla di mancati requisiti per potervi accedere.
Al contrario la CGIL – per voce della delegata provinciale Luisa Anna Di Lorenzo- ha chiaramente detto di fronte agli operai che stante le informazioni in loro possesso vi siano tutti i requisiti per percorrere, anche, quella strada. Gli operai si sono detti pronti ad una nuova mobilitazione nei prossimi giorni.

Il prossimo incontro tra impresa, lavoratori e parti sociali è previsto per lunedì 8 maggio.

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