La legge elettorale che favorisce potenti e autoritari

di Roberto Loddo

Le persone che si candidano a costruire il cambiamento in ogni dimensione della rappresentanza politica in Sardegna dovrebbero esprimersi su come portare ossigeno alla democrazia e riavvicinare le cittadine e i cittadini alle istituzioni. Oggi la politica è logorata dall’assenza di partecipazione e da alcuni decenni in occasione delle elezioni, siano esse politiche o amministrative, registriamo una percentuale di non votanti che si avvicina sempre più al 50%.

Questo processo di delegittimazione della rappresentanza politica e dei partiti ha compromesso ogni assemblea elettiva in Sardegna a partire dall’impianto istituzionale della Regione. Una delle maggiori cause è la legge elettorale sarda che ha contrastato ogni tentativo di capacità critica e di mobilitazione delle opposizioni. L’attuale legge regionale è una truffa che ha reso la Regione Autonoma della Sardegna un’istituzione insignificante e piegata da un potere dello Stato sempre più accentratore. Una truffa che garantisce alla coalizione vincente una maggioranza del 55% dei consiglieri regionali e una soglia di sbarramento del 10% a danno delle formazioni non alleate con le due coalizioni più votate. Per questo abbiamo bisogno di una legge elettorale democratica che possa contrastare quei poteri che hanno scelto di mettere le disuguaglianze come motore della società.

Sono queste le ragioni che mi hanno motivato a sottoscrivere il ricorso presentato dai Comitati sardi per la democrazia costituzionale e dal Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria perché venga abolita l’attuale legge elettorale sarda. Ho firmato il ricorso perché vorrei combattere le pulsioni del populismo autoritario e dell’antipolitica. La rabbia degli esclusi dalla società non si risolve mettendo in stand-by il sistema dei partiti, e non si placa riducendo la democrazia e affidando potere all’onnipotenza della maggioranza impersonata da stregoni e leader carismatici.