Manifestazione di solidarietà alla Catalunya

Una foto della Diada, festa nazionale della Catalunya

La Catalunya attraversa un periodo storico determinante per la sua libertà. Dopo secoli di colonizzazione e di lotte contro la stessa, la stragrande maggioranza del popolo proclama la volontà di svincolarsi dal potere centrale di Madrid per poter affermare finalmente le proprie peculiarità di nazione.

Nella quasi totale censura dei media nostrani- e non- negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerose escalation repressive da parte della Spagna nei confronti di chi sostiene l’imminente rottura dei catalani con la monarchia castigliana. La vittoria del  avrà esiti ben più vasti della creazione di un altro stato nella penisola iberica, dal momento che si apriranno numerosi nuovi fronti geopolitici per l’Europa e orizzonti di speranza e lotta per tante nazioni senza stato, oggi ancora incapaci di alzare la testa.

L’esempio della Catalogna è edificante e mirabile sotto ogni punto di vista, a partire dalla coesistenza tra non-violenza, frontalità e rigore del movimento indipendentista, che con un lavoro capillare- portato avanti con flessibilità politica pur con forte determinazione e intolleranza verso il potere centrale spagnolo- ha fatto raggiungere i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti: solo qualche giorno fa, 11 settembre, in occasione della Diada (Diada Nacional de Catalunya) milioni di catalani si sono riversati nelle strade e nelle piazze per festeggiare la propria nazione e dichiarare al mondo un Sì alla fine di seicento anni di dominazione spagnola.

In questo frangente storico la Sardegna, anch’essa nazione senza stato soggetta a soprusi da secoli, ha preso posizione tramite il Comitadu Sardu pro su Referendum de sa Catalunya, che dopo aver organizzato numerosi incontri informativi con la presenza di Joan Adell Pitarch, delegato della Generalitat catalana all’Alguer (Alghero), indice una manifestazione in sostegno al venturo referendum per l’indipendenza della Catalunya davanti al Consolato spagnolo a Cagliari. I manifestanti consegneranno al console onorario una richiesta di rispetto della democrazia e annunceranno la partenza di una delegazione sarda del Comitadu che vigilerà sul regolare svolgimento democratico del referendum.

La chiamata

“Invitiamo i singoli, le associazioni, i collettivi e i partiti che sono d’accordo con il testo di questo appello a sottoscriverlo con un post nell’evento o con un messaggio all’indirizzo sardignacatalunya@gmail.com

Mobilitazione per il diritto dei cittadini catalani a celebrare il Referendum per l‘Indipendenza

La situazione della Catalogna in questi giorni che precedono il referendum del primo ottobre, non è degna degli standard che ci si aspetterebbe da un paese civile e rispettoso delle garanzie democratiche. Perquisizioni, minacce di arresto e intimidazioni stanno segnando la vita quotidiana di tutte quelle persone, associazioni, partiti, sindacati, movimenti, imprese e testate giornalistiche che si stanno impegnando perché i cittadini catalani possano godere del diritto all’autodeterminazione nazionale celebrando un referendum democratico.

I responsabili di questa situazione sono le istituzioni del Regno di Spagna, governo e magistratura in primis.
Dal momento che consideriamo il riconoscimento del diritto dei popoli ad autodeterminarsi uno dei fondamenti della vita democratica e della convivenza pacifica fra le nazioni, abbiamo deciso di inviare un segnale di solidarietà al popolo catalano e di monito al governo spagnolo. Come sardi e come indipendentisti siamo vicini ai nostri fratelli catalani e siamo pronti a dar loro tutto il supporto necessario perché possano avvalersi di un diritto riconosciuto dalle principali convenzioni internazionali. I cittadini catalani non sono soli e da parte nostra eserciteremo tutte le pressioni sul consolato spagnolo perché arrivi forte e chiaro il segnale che tutti i popoli che amano la libertà e la democrazia ora sono catalani!

Per questo convochiamo per venerdì 22 settembre alle 17:00 un sit in sotto il Consolato spagnolo di Cagliari, in via Baccaredda.
Invitiamo a partecipare tutti i singoli, le associazioni e i partiti indipendentisti e tutti quei singoli che riconoscono il diritto di ogni popolo della Terra all’autodeterminazione e che in generale hanno a cuore i fondamentali valori democratici.
Facciamo sentire la nostra solidarietà ai fratelli catalani, e facciamo capire al governo spagnolo che la loro prepotenza non ci spaventa.”

Link all’evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/144746219461675/?acontext=%7B%22action_history%22%3A%22[%7B%5C%22surface%5C%22%3A%5C%22page%5C%22%2C%5C%22mechanism%5C%22%3A%5C%22page_upcoming_events_card%5C%22%2C%5C%22extra_data%5C%22%3A[]%7D]%22%2C%22has_source%22%3Atrue%7D

 

Sanità: I sindacati italiani domani in piazza. Cumpostu: «ipocriti!»

Domani 6 luglio in Piazza del Carmine a Cagliari i sindacati italiani presenti in Sardegna manifesteranno «per i lavoratori e per i territori, contro i tagli e le riduzioni dei servizi sul territorio in una riforma sbagliata e pericolosa». Lo sciopero generale e unitario è stato indetto in occasione dell’approvazione delle linee guida per le Asl ed è stato indetto dalle seguenti sigle: Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

Alla manifestazione ha subito aderito la Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica che «di fronte alle imminenti e preoccupanti decisioni del Consiglio Regionale in materia di Riordino della rete ospedaliera sarda» ha deciso di organizzare «uno spazio di lotta autonomo e indipendente» aperto ai «nostri comitati, al Sindacato sardo, al mondo indipendentista, identitario, sardista e da quell’ampia realtà di ribellione nei confronti dei partiti al governo della Sardegna, responsabili del disastro nella Sanità pubblica».
Le scelte politiche in corso in Consiglio Regionale – si legge nella nota della Rete – «prevedono che i nostri ospedali vengano svuotati delle loro funzioni e dei servizi, per favorire la privatizzazione come unica soluzione. La privatizzazione attraverso le lobby delle Assicurazioni annienterà la solidarietà dell’universalismo della Riforma Sanitaria Pubblica (Legge 388 del 1978) tra le più grandi conquiste di diritti e di civiltà del ‘900. L’assistenza non sarà più uguale per tutti. Il diritto alla Salute sarà un privilegio di censo e di possibilità economica. Al Bilancio Sanitario Pubblico, con l’alibi di non farcela, va affiancandosi un Bilancio Privato rappresentato e gestito dalle Assicurazioni. I pacchetti assicurativi sanitari, che già iniziano a proporre i colossi delle Assicurazioni, a partire dalla Emilia Romagna con la UniSalute, organizzato ad hoc dal colosso Unipol, sono la “modernizzazione” che negli USA ha creato grandi disuguaglianze e il non accesso al diritto alla salute per tutti».

All’appello hanno subito aderito Sardigna Libera e Libe.R.U. Ma non tutto il mondo indipendentista è disponibile ad affiancare i sindacati confederali in una protesta che ha il sapore di una tardiva e ipocrita presa di posizione. Sardigna Natzione Indipendentzia, in un comunicato diffuso in versione bilingue, dichiara di non aderire alla manifestazione sindacale perché «sa manifestatzione est istada indita de sos matessi sindacados chi sunt favorende su QaterOlbia bene ischende chi at a causare su disacatu de medas de sos ispidales pùblicos chi declarant de tutelare cun sa manifestatzione de Casteddu».
Sardigna Natzione avverte anche il pericolo che «cun custa mutida sa trina sindacale tricolore si bolet ponnere a ghia, pro la firmare, de sa protesta ispontànea e lìbera chi at bìdidu sa Retze Sarda e sa Mesa Natzionale (de sa cale SNI est cumponente) impinnados in diversas initziativas in sas cales sos sindacados fiant de su totu ausentes».
Gli indipendentisti di SNI propongono infine una mobilitazione autonoma chiamata dalla Rete Sarda o da altre espressioni politiche e civiche sarde.

 

immagine tratta da http://lacittadiradio3.blog.rai.it/page/303/

A Foras Fest: 2 giugno di lotta

Stamattina la conferenza stampa a Cagliari, in cui gli attivisti hanno presentato il significato politico e il programma della giornata del 2 giugno.

Ecco i passi salienti del comunicato presentato stamane:

A Foras è un’assemblea nata il 2 giugno del 2016 a Bauladu, composta da comitati, collettivi, associazioni, realtà politiche e individui che si oppongono all’occupazione militare della Sardegna.
È una realtà antifascista, anticolonialista, antirazzista, antiomofoba e antisessista. A Foras è un’assemblea orizzontale, aperta e inclusiva che lotta per il blocco delle esercitazioni, la completa dismissione dei poligoni sardi, il risarcimento delle popolazioni da parte di chi ha inquinato e la bonifica dei territori compromessi. Tutti questi obiettivi si possono raggiungere solo attraverso la creazione di un movimento unitario, popolare e di massa, radicato in tutta la Sardegna, e con la solidarietà attiva di tutti gli altri movimenti e comitati locali di lotta, sardi e non, che si battono per l’autodeterminazione dei popoli.

Nell’arco del suo primo anno, l’Assemblea di A Foras ha promosso diverse iniziative, dalle manifestazioni presso i poligoni di Capo Frasca (23 novembre 2016) e Quirra (28 aprile scorso), alle presentazioni del dossier sul Poligono di Quirra, fino alle assemblee informative nelle piazze, nei paesi, nelle città, nelle università e soprattutto nelle scuole.
Per portare avanti questi diversi percorsi, A Foras si è strutturata in sei gruppi di lavoro, nati durante il primo A Foras Camp, svoltosi a Lanusei nel settembre 2016. Oltre al gruppo di lavoro sulla comunicazione, è stato creato un gruppo che studia gli effetti delle basi sull’economia dei diversi
territori, un altro dedicato alla storia del movimento sardo contro l’occupazione militare e al contesto geopolitico internazionale. Altri due gruppi portano avanti il lavoro rispettivamente nelle scuole e nelle università. Infine è attivo un gruppo tematico sulla RWM Italia, la fabbrica di bombe di Domusnovas.

L’ultima manifestazione promossa da A Foras per il 28 aprile, Sa Die de sa Sardigna contra a s’ocupatzione militare, che prevedeva un corteo nei pressi del Poligono di Quirra, è stata ostacolata con qualsiasi mezzo possibile dalla Questura di Cagliari (forte anche del recente Decreto Minniti), con minacce, intimidazioni e infine col divieto di manifestare e il blocco di tutti i presenti entro due cordoni di celerini.
È necessario rispondere con la solidarietà a questo e a tutti gli attacchi repressivi che negli ultimi anni ha subito il movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, rilanciando e sostenendo tutte le iniziative utili al raggiungimento degli obiettivi.
In questo momento è più che mai necessaria una risposta unitaria e popolare, che rilanci il tema cruciale della dismissione delle basi militari con una grande mobilitazione di massa. Per questo A Foras si rivolge a tutte e tutti i sardi, oltre che ai solidali al di fuori della nostra isola, a singoli e organizzazioni, movimenti, comitati e associazioni che condividono l’obiettivo della liberazione della Sardegna dall’occupazione militare e in generale dalla filiera bellica.

Venerdì 2 giugno, a un anno esatto dalla nascita di A Foras, si vuole capovolgere la festa della repubblica italiana e farne una giornata nella quale il popolo sardo lancia un grido contro quello stesso Stato che ha imposto unilateralmente il 66% di servitù militari dell’intero territorio italiano sulla Sardegna. Un grido contro lo Stato italiano, la NATO, gli altri eserciti stranieri e le multinazionali che operano ogni giorno nella nostra terra per trarre profitto dall’industria bellica.
La giornata del 2 giugno si svolgerà all’indomani dell’ennesima mega esercitazione imposta dall’alto e che questa volta riguarda le acque del sud Sardegna: “Mare aperto 2017”. Il pericolosissimo precedente creato da questa esercitazione sta nell’appropriarsi di ulteriori specchi d’acqua, non soggetti a servitù durante l’anno. Non solo ogni anno la Sardegna subisce lo scippo di oltre 35 mila ettari di terra di proprietà del demanio militare, ma con l’operazione “Mare aperto”, nell’assoluto silenzio del governo regionale, si è verificata un’ulteriore usurpazione della nostra isola, che è a disposizione per i giochi di guerra di eserciti di tutto il mondo.

Programma della manifestazione

Per questa giornata simbolica, A Foras sceglie Cagliari, dove intende tenere annualmente questo appuntamento come giornata di tutti coloro che si riconoscono in questi obiettivi. Sarà una giornata di informazione e di festa, articolata in due momenti fondamentali, il corteo e il concerto. Nella mattina il corteo sfilerà colorato da centinaia di bandiere sarde per le principali strade di Cagliari: partenza da Marina Piccola alle 10.30 e movimento sul lungomare, viale Diaz, viale Colombo, via Roma e piazza Matteotti.
Nel pomeriggio, a partire dalle 15:00, l’appuntamento è al Colle di S. Michele per un grande concerto di autofinanziamento, dove si alterneranno oltre 10 gruppi musicali, con l’intervento di diversi altri artisti che sostengono A Foras e che hanno condiviso l’appello. Anche attraverso la musica si vuole rappresentare la varietà e molteplicità delle componenti di A Foras: saranno presenti diversi generi musicali (progressive, jazz, rap, hip hop, folk e canzone d’autore) e diverse generazioni di artisti, non solo sardi. Tra i nomi che si alterneranno sul palco: Patrizio Fariselli, Enzo Favata, i Menhir, Futta, Claudia Crabuzza, Nicola di Banari, il coro Tenore Luisu Ozzanu, Slim Fit, Dr. Drer & Crc Posse.
Durante il concerto saranno proiettati diversi contributi video e si ascolteranno testimonianze e contributi dai diversi territori e realtà che costituiscono A Foras.
Sarà inoltre allestita una mostra dell’artigianato e delle autoproduzioni locali, che rappresentano un piccolo esempio di economie etiche e sostenibili.

Diversi sono stati gli interventi alla conferenza di stamane da parte delle componenti politiche indipendentiste e del movimento antagonista che costituiscono A Foras.

Enrico Puddu: “Il 2 giugno Aforas chiama una giornata intera di lotta e festa contro l occupazione militare. La giornata sarà divisa in due momenti: un corteo la mattina con partenza da Marina Piccola alle 10.30 che si muoverà per il lungomare, viale Diaz, viale Colombo, via Roma e piazza Matteotti. Mentre il pomeriggio il tutto si sposterà al Colle San Michele con apertura alle 15 con un concertone con oltre 10 gruppi, interventi culturali e politici, video e tanta musica. La giornata vuole essere di festa, di massa e popolare per tutte e tutti i sardi che s’impegnano quotidianamente contro un problema che non può più essere rimandato.”
Bustianu Cumpostu: “Con questa manifestazione del 2 giugno si rendono evidenti delle novità, primo il collegamento generazionale tra chi si è sempre impegnato storicamente nella lotta contro l’occupazione militare e di giovani che si sono organizzati in questi ultimi anni, la seconda è il salto di qualità evidente nella lotta che non è solo una lotta contro le basi militari che recano un danno alla salute, ambiente e economia ma in quanto sono evidenza di un occupazione militare del territorio nazionale dei sardi, ormai intollerabile e non più compatibile con il popolo sardo”.
Luigi Piga interviene: “Rilanciamo con forza la lotta con il 2 giugno per rendere la nostra attività politica quanto più popolare possibile, condizione imprescindibile per la trasformazione sociale della nazione sarda. La data del 2 giugno vuole essere simbolica per tutte le componenti di Aforas poichè la festa della Repubblica si è trasformata in una festa sciovinista delle forze armate e per la componente indipendentista l’occupazione militare rappresenta uno dei tanti modi di sfruttare la nostra terra”.

Tempio, sciopero Sugherificio Ganau. Il dramma degli operai tra esuberi e arretrati

Una foto della manifestazione

Come preannunciato, nella mattinata di ieri a partire dalle 07:30, i lavoratori e lavoratrici del Sugherificio Ganau hanno scioperato con una manifestazione indetta da CISL-CGIL.
La crisi del Sugherificio nelle scorse settimane è esplosa nella sua drammaticità, con la proprietà che ha comunicato il licenziamento di 79 lavoratori, atto non ratificato dai sindacati e che comunque dovrà esser sottoposto a votazione da parte dei lavoratori. Oltre agli eventuali licenziamenti, un futuro a tinte fosche anche per i lavoratori rimanenti sui quali tuttora pesano come macigni diverse mensilità arretrate.

La situazione appare la punta dell’iceberg per una crisi del sughero che, dopo la chiusura di centinaia di piccole attività industriali e artigianali, ora tocca pesantemente anche un’azienda multinazionale leader nel settore già interessata, però, da licenziamenti (46) agli inizi del 2014. Segnali inquietanti nonostante i quali la proprietà considerava l’azienda come sanissima. Seppur sofferte, si trattava di “semplici” decisioni aziendali nella combinazione ottimale tra fattori produttivi alla luce dell’ammodernamento degli impianti.

In circa tre anni, però, la forza lavoro impiegata si è quasi dimezzata, nonostante ancora nel 2013 il Sugherificio Ganau fosse al primo posto in Gallura nella propria categoria per Valore Aggiunto. Un crollo delle condizioni economico-finanziarie del Sugherificio che richiede un intervento prima di tutto in termini di chiarezza e trasparenza: fino a pochi mesi fa, difatti, proprietà e sindacati negavano uno stato di crisi, tanto più così profondo e preoccupante. Allo stesso modo, forti dubbi riguardano un Piano industriale poco chiaro che allo stato attuale si baserebbe unicamente sui licenziamenti.

Circa un centinaio gli operai che hanno scioperato di fronte ai cancelli dello stabilimento, accompagnati da familiari e conoscenti solidali con la causa. Tutte le parti politiche tempiesi, di maggioranza, opposizione e indipendentisti, hanno solidarizzato con gli operai e rilasciato diverse dichiarazioni.

Il Fronte Indipendentista Unidu nelle scorse settimane aveva criticato i sindacati italiani per un mancato intervento deciso a tutela dei lavoratori che sarebbe dovuto arrivare già da alcuni anni, dati gli evidenti segnali di forte crisi. Il FIU ha comunque doverosamente risposto all’appello dei lavoratori e lavoratrici del Sugherificio, ponendosi a disposizione degli operai per proseguire la lotta. Una battaglia sia per un intervento deciso di RAS e Assessorati competenti al fine di prevedere i dovuti ammortizzatori sociali per tutelare delle condizioni di vita dei lavoratori in caso del perdurare di insolvibilità dell’azienda, ma – obiettivo prioritario– l’intervento deve mirare ad un mantenimento dei posti di lavoro e il rilancio della produzione del secondo Sugherificio più grande in Sardegna.

La questione infatti – ha dichiarato il Fronte Indipendentista Unidu– non riguarda solo il dramma dei 79 posti di lavoro in esubero per l’azienda e l’opposizione a questa scelta, ma anche l’immediato con gli operai che complessivamente continuano a vantare fino a 4 mensilità arretrate. Su questo urge chiarezza e intervento immediato. Gli operai hanno il diritto a vedere percepito il salario frutto del loro lavoro.

Solidarietà e supporto sono arrivati anche dal Movimento Pastori Sardi. L’intervento di Mario Carai ha rimarcato come la situazione sia l’epilogo di una sofferenza economica che miete vittime già da diversi anni, a dimostrazione che la sofferenza e l’abbandono delle aree rurali, considerate solo per speculazioni come l’eolico che abbondano in Gallura, finiscano per riversarsi alla lunga su artigianato, industria e servizi. Anche in questo caso non sono mancate le stoccate ai sindacati confederali.

Da sottolineare, in negativo, l’assenza totale di amministratori locali dei Comuni dell’Alta Gallura, eccezion fatta per Tempio.

In tarda mattinata, una delegazione di operai, sindacalisti confederali (locali e i vertici “regionali”) è stata ricevuta dalla proprietà Ganau per un incontro alla presenza anche di rappresentanti di Confindustria. La proprietà ha parlato unicamente di alcuni posti di lavoro che potrebbero essere salvati.
Confederali e operai hanno replicato con uno stralcio totale di 79 licenziamenti, ribadendo che se si dovesse giungere ad un punto di rottura con l’azienda che mantiene le posizioni, venga quantomeno avviato l’iter per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria. Sul punto, la proprietà parla di mancati requisiti per potervi accedere.
Al contrario la CGIL – per voce della delegata provinciale Luisa Anna Di Lorenzo- ha chiaramente detto di fronte agli operai che stante le informazioni in loro possesso vi siano tutti i requisiti per percorrere, anche, quella strada. Gli operai si sono detti pronti ad una nuova mobilitazione nei prossimi giorni.

Il prossimo incontro tra impresa, lavoratori e parti sociali è previsto per lunedì 8 maggio.

È possibile trovare l’articolo anche al link: http://www.zinzula.it/tempio-sciopero-sugherificio-ganau-il-dramma-degli-operai-tra-esuberi-e-arretrati/

A Foras: facciamo autocritica per rilanciare

Foto di Enedina Sanna
di Celeste Brandis

Ieri Sa die de sa Sardigna è stata repressa dallo stato italiano, quello stesso stato che occupa la nostra terra- non solo con sovrastrutture invisibili imposteci nel corso di quasi due secoli di colonizzazione- ma anche istituzionalmente e quindi militarmente, senza che i sardi (ovviamente) lo abbiano mai chiesto.

Il concentramento era previsto per le 11 davanti al bar Quirra, ma in tanti hanno tardato e non certo per la mancanza di voglia di svegliarsi presto al mattino, bensì per i numerosi posti di blocco e per le strade alternative costretti ad imboccare per evitare fermi: pullman e auto provenienti da ogni angolo della Sardegna, eppure l’affluenza aspettata non ha avuto l’esito previsto. Questo è il primo punto che dovremmo analizzare per fare autocritica e per migliorare il movimento A Foras, che mira a divenire catalizzatore di massa.
Dopo la massiccia campagna muraria, i continui tour del comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna, l’interrogazione parlamentare da parte dei senatori di Forza Italia Alicata, Gasparri e Floris nei confronti del collegio docenti del Liceo scientifico “Lorenzo Mossa”, poiché aveva approvato un progetto che prevedeva un incontro sul tema delle basi in Sardegna “senza contradditorio” (vedi qui), perché solo poche centinaia di persone hanno aderito alla manifestazione a Quirra? La scarsa mobilitazione può essere una risposta alla violenza psicologica dello stato italiano, attraverso la Questura di Cagliari, quando ad una settimana dalla manifestazione annuncia 54 denunce per il corteo dello scorso novembre al poligono di Capo Frasca e rincara la dose minacciando una “applicazione puntuale e chirurgica” del decreto Minniti sul daspo urbano- che prevede arresti preventivi senza denuncia e, quindi, senza processo, nonché il divieto di manifestazione la notte prima della stessa. Ma la paura non può essere l’unica motivazione. Un’altra può essere, infatti, che ancora una volta la manifestazione viene convocata in un giorno lavorativo per tanti sardi e se A Foras vuole rendere complici quanti più cittadini possibile deve trovare una nuova strategia di comunicazione e coinvolgimento.

Un altro punto da cui partire può essere l’organizzazione della manifestazione, che non prevedeva un piano B per far fronte ad un dispiegamento di forze dell’ordine tale da rendere impossibile il corteo. Difatti il concentramento era localizzato in un budello, un incrocio da cui i manifestanti non hanno potuto divincolarsi poiché murati vivi su tutti i fronti. Reparti celere di polizia e carabinieri, camionette e posti di blocco in ogni dove, DIGOS a seguito dei pullman, antisommossa tra gli alberi- ove i manifestanti cercavano privacy per il bagno- e, infine, cani antisommossa dei carabinieri. È chiaro che lo stato italiano ha voluto lanciare un forte segnale al movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, dopo diverse battaglie positive incassate da A Foras, ha voluto mostrare i muscoli. È necessario analizzare a fondo lo scenario che si è presentato ieri, preparandoci meglio alle prossime battaglie per essere pronti ad affrontare ogni evenienza.

La manifestazione del 28 aprile non è stata un totale fallimento, come qualcuno ha dichiarato, anzi, non lo è stata neanche per metà: la forte immagine del solco che separa immiscibili realtà, quali la Sardegna e l’Italia, rappresentata da una parte dal cospetto di centinaia di bandiere dei quattro mori, che stavano a sottolineare la natura nazionale e rivoluzionaria  del comitato A Foras e la commemorazione attiva di un giorno importante per la patria, Sa die de Sa Sardigna, giorno in cui i funzionari piemontesi furono imbarcati dai nostri connazionali, e dall’altra l’allineamento del braccio armato italiano, invitto, ma solo per questa volta.

Anticolonialismu

 

28 Aprile 2017: Sa die in Quirra

di Daniela Piras

Fino ad oggi avevo pensato che partecipare a manifestazioni per contestare qualcosa fosse una questione di volontà: la volontà di voler provare a fare qualcosa per cambiare ciò che non crediamo vada bene, per contestare un sistema, una imposizione, per ribadire un diritto. Negli ultimi anni ho preso parte a varie manifestazioni e a vari cortei, più di una volta mi sono chiesta se ne fosse valsa la pena, e mi sono sempre risposta che per cercare di rendere migliore questo mondo, bisogna partecipare, parlare, discutere; mi sono detta che stando “alla finestra” non si ha nessuna possibilità, e che i cambiamenti, nella storia, sono sempre avvenuti grazie a chi si è mosso. Fino ad oggi pensavo occorresse la voglia di fare, per partecipare alle manifestazioni.
Oggi qualcosa è cambiato, ho constatato che questo non basta. Ci vogliono i nervi saldi, per uscire di casa. Ci vuole l’autocontrollo. Ci vuole la capacità di analizzare una situazione, capirla, valutare l’opportunità di ogni singola parola che si sente l’esigenza di far uscire dalla propria bocca. Ci vuole intelligenza e stabilità emotiva. Non importa quanto sia grande il dissenso e la contrarietà verso quello che vogliamo combattere, bisogna fare in modo di tenere i nervi saldi perché basta poco per passare dalla parte dell’attivista a quello di facinoroso, e questo grazie a coloro che per lavoro si dovrebbero occupare della nostra sicurezza, della sicurezza di tutti: contestatori e contestati. I tutori dell’ordine pubblico, con divisa e tenuta antisommossa, non mi erano mai apparsi dei nemici, li avevo sempre visti come uomini, come lavoratori. Erano una mia garanzia, in ogni corteo, erano i supervisori che si accertavano che non ci fossero intoppi di nessun genere: un violento mascherato da manifestante, per esempio. Oggi invece, con mio grande rammarico, mi sono trovata al centro di una situazione totalmente inverosimile. Dopo un viaggio di oltre tre ore per raggiungere il sito del poligono, dopo una manifestazione “in attesa”, dove non si è avuta nemmeno la possibilità di avvicinarci al luogo simbolo del potere militare, dopo la stanchezza, lo sconforto e il senso di inutilità che pareva tagliarsi a fette, decido di andare via, insieme alle persone con le quali ero arrivata. Avevamo parcheggiato l’auto in una stradina di campagna, in una sorta di parcheggio spontaneo a pochi metri dal luogo di ritrovo. La strada dove sostavano i manifestanti era stata chiusa da ambo i lati dalle forze dell’ordine, oltre che dalla parte della via di accesso al poligono. Mentre ci rechiamo verso l’uscita assistiamo a qualcosa di assurdo e totalmente illogico. Il cordone di poliziotti, tutti in tenuta antisommossa, non si accinge a sfaldarsi di una virgola. Un motociclista viene bloccato, notiamo che parla con il caposquadra. Spegne il motore per qualche minuto, dice che non lo fanno passare. “Deve esserci qualche problema” – penso – “Un problema con il motociclista”. Dopo qualche metro, invece, mi accorgo che il problema è per chiunque voglia attraversare il cordone, per chiunque voglia PASSARE, per chiunque voglia andare via, dato che la manifestazione era conclusa. Il caposquadra ci dice che non si può, che dobbiamo avere pazienza, che quando si partecipa a una manifestazione si suppone che ci sia “una unione di intenti”. «Certo – penso – l’unione di intenti è quella che non siamo d’accordo sul sistema di produzione di bombe, su uno sfruttamento del territorio che ha fatto sì che la zona di Quirra, invece che alle sue splendide spiagge, sia stata associata alle malattie, ai tumori, alle malformazioni di neonati. Ecco, quella è la nostra “unione di intenti”». Il caposquadra continua a bloccarci la via dicendo che dobbiamo avere pazienza e che, per questioni di democrazia (?) dobbiamo aspettare di vedere cosa fanno gli altri partecipanti, che dovremo andare via tutti insieme (?!). La stanchezza e il senso di impotenza cominciano a farsi sentire, comincio a scocciarmi di un simile atteggiamento, di cui davvero non riesco a seguire la logica. Chiedo al poliziotto-capo il motivo per il quale non possiamo uscire, sottolineo che non capisco perché e cosa devo aspettare, dico che i partecipanti alla manifestazione fanno parte di tanti gruppi provenienti da diverse parti della Sardegna, e che non posso aspettare che decine di persone che non conosco decidano di rientrare a casa. Il poliziotto graduato mi ribatte che, se fossi stata più serena, sarei già potuta andare via, sarei già potuta passare. Succede che mi innervosisco ancora di più, faccio appello al mio autocontrollo, mi impongo di stare calma e inizio a passeggiare per stemperare i nervi. Incontro una manifestante che mi chiede cosa stia succedendo, le spiego che l’uscita è chiusa, mi accorgo che tutto intorno nascono discussioni su quanto sta accadendo poiché la gente si sente bloccata tra due varchi, in ostaggio, senza una qualsiasi motivazione logica. Continuo a camminare nei pochi metri liberi della strada: da una parte il plotone super accessoriato e chiuso, dall’altro i manifestanti scocciati e insofferenti. Credo di essere vicino ad uno scontro. Causato non da facinorosi ma da colui che dovrebbe tutelare tutti noi, che dovrebbe essere garante del mantenimento di una situazione di calma. Continuo a camminare e provo ad appoggiarmi ad una macchina, ma la tensione non scende. Chiedo nuovamente di poter passare, faccio notare al graduato che il suo atteggiamento non è appropriato, che così facendo sta creando solo nervosismo, ribadisco che voglio andare via. Mi sento in trappola, colpevole solo di voler andare a casa. Dopo ancora qualche minuto di “purgatorio” ci lasciano passare. Mi chiedo cosa sarebbe successo se al mio posto ci fosse stata un’altra persona, magari più irruenta, più immatura, sicuramente avrebbe reagito in maniera più decisa, per tutelare il sacrosanto diritto alla libera circolazione. Volevo sottolineare che, in uno Stato dove non c’è la certezza della pena, dove i delinquenti e gli assassini sono liberi dopo pochi mesi, dove tantissime persone si sono trovate, per pura coincidenza e senza avere nessuna colpa, a vivere l’esperienza carceraria, non è esattamente “rassicurante” trovarsi davanti persone che, invece di mettere in pratica i loro compiti, fanno di tutto per ottenere l’effetto contrario. Quando questo accade in una condizione di evidente disparità, poi, è ancora più grave.

Anticolonialismu

«Gli agricoltori di Gonnos sono incazzati»

di Maurizio Onnis

In questi anni ho partecipato a parecchie assemblee e manifestazioni di protesta, discussione, proposta, sul tema dell’energia e della speculazione connessa. Ebbene, solo sabato mattina, a Gonnosfanadiga, alla conferenza stampa di presentazione della Consulta appena creata tra sindaci e comitati, ho visto contadini davvero incazzati. Non preoccupati dall’assalto degli speculatori, non impauriti, non indifferenti come a volte in passato, non combattuti tra il desiderio di resistere e la tentazione di dar via la terra in cambio di qualche soldo. No, incazzati. Perché quando è troppo è troppo e il progetto Gonnosfanadiga Ltd. ha decisamente passato la misura. Siamo vicini al punto di non ritorno. Siamo vicini alla rapina del suolo.

Locandina della manifestazione

Si sa bene di cosa parliamo. Circa 250 ettari di terra, posti nella piana che unisce Gonnosfanadiga, Guspini e Villacidro. Qui, la Energo Green vuole piantare centinaia di specchi, per catturare l’energia del sole e trasformarla in energia elettrica. Consumo di suolo sottratto agli usi agricoli, minaccia alle acque che scorrono in profondità, modifica irreparabile del paesaggio e dell’equilibrio ambientale. Più speculazione selvaggia, incentivi milionari sull’impianto per energia rinnovabile: impianto che nessuno davvero vuole, tranne i costruttori, tanto potenti da essere arrivati sul tavolo del Consiglio dei Ministri italiano. Solo formale l’opposizione della Regione, debole e illusa che esista veramente un patto d’onore tra Stato e Sardegna per il rispetto della volontà della popolazione dell’isola.

I contadini, che rischiano l’esproprio per pubblica utilità, sono incazzati. E non sono i soli. L’imposizione del solare termodinamico è uno schiaffo alla dignità di tutti noi. Non piace a nessuno essere trattato da schiavo. E l’emergenza del Medio Campidano, per un sardo consapevole, equivale a quelle di Arborea, Tossilo, Portovesme, Portoscuso, e a tante altre. Stesse valenze economiche, politiche, ambientali.
Ecco perché sabato 25 marzo ci troveremo a Gonnosfanadiga: per opporre il nostro diritto di cittadinanza al potere del denaro. In sintesi, infatti, si tratta di proprio di questo: impedire a chi specula sulla nostra terra di fare quel che vuole. Io personalmente guardo all’appuntamento di sabato con grande fiducia. Credo nella mia gente. Ci credo: altrimenti non farei il sindaco. So che la lotta ci renderà più indipendenti politicamente, più consapevoli di noi stessi, persino più ricchi. Liberi di creare moneta buona con il nostro lavoro e con la moneta buona scacciare quella cattiva.

Nasce ATE, la consulta contro le speculazioni

ALLEANZA FRA ASSOCIAZIONI, COMITATI E COMUNI NASCE L'ATE, LA CONSULTA CONTRO LE SPECULAZIONI Presentate a Gonnosfanadiga le linee d'azione di Ate (Ambiente, Territorio, Energia), la nuova organizzazione che difende il territorio dalle aggressioni all'ambiente dettate da logiche del profitto. Sulle barricate comitati, come NO Megacentrale e No Trivelle in Sardegna, ma anche i sindaci di Gonnosfanadiga Fausto Orrù, di Villanovaforru Maurizio Onnis, di Guspini Giuseppe De Fanti, di Decimoputzu Alessandro Scano e di Sardara Roberto Montisci. Il 25 marzo la prima marcia contro il grande impianto termodinamico di Gonnos.

Pubblicato da YouTG.net su Domenica 19 marzo 2017

Manifestazione contro le megacentrali termodinamiche, Gonnosfanadiga, fiera mercato via Nazionale ore 9:00

Anticolonialismu

MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA SARDA

Manifesto provvisorio della manifestazione

Dopo i fatti di sabato scorso, 11 marzo 2017, il Cullettivu S’Idea Libera lancia una manifestazione antifascista (vedi data provvisoria in fondo).

La cronaca

Nel comunicato lanciato ieri mattina, che riportiamo integralmente, S’Idea Libera afferma:
“Per prima cosa vogliamo sottolineare che sabato notte non sono stati attaccati solo i militanti del collettivo, ma tutte le persone che sabato sera, come tante altre volte, frequentano le nostre iniziative; sabato notte sono state attaccate sia le attività politiche sia la socialità che quotidianamente si svolge all’interno dello spazio sociale, coinvolgendo bambini e persone del quartiere. Sabato notte è stato attaccato un modo di essere, di vivere, di pensare e di agire che va ben al dì là dello spazio sociale e delle attività del collettivo. Questa volta è stato attaccato il collettivo, riconosciuto come gruppo sociale e politico da sempre antifascista, ma domani potrebbe essere colpito chiunque esprima un modo di essere o di vivere in contrasto con le idee destroidi, xenofobe e sessiste.

Quello che ci interessa sottolineare è che una semplice presa di posizione contro una qualche organizzazione neo-fascista è fondamentale ma non basta. Accorgersi di loro solo nel momento in cui passano all’attacco fisico è un errore che non deve più ripetersi. Questo è possibile solo attraverso una pratica politica che metta queste persone e i loro gesti in un angolo, che le identifichi come generatori d’odio e speculatori politici di professione. Un movimento che sia in grado di proporre un altro modo di convivere, affrontando i problemi (che le istituzioni gestiscono con la paura e il ricatto economico) con la condivisione e l’accoglienza.

A ognuno i suoi mezzi: non vogliamo predeterminare nessuna strada, possiamo solo fare alcune proposte a chi crede che un percorso del genere sia da mettere in atto ora, senza aspettare momenti peggiori.
Crediamo che oggi l’antifascismo militante, per essere più efficace, abbia bisogno di venir compreso da una più ampia fetta della popolazione che in questo modo lo sostenga, per evitare che questa lotta venga liquidata come una questione di balordi o di opposti estremismi.

È dall’esperienza della lotta partigiana che nasce l’antifascismo a cui ci vogliamo rifare, non quello delle commemorazioni, dei palchi e dell’opportunismo politico utile solo al consenso elettorale.
Da qui la proposta di una giornata di manifestazione antifascista a Sassari capace di raccogliere tutte le realtà e individualità antifasciste isolane, con l’obiettivo di riprendere una pratica di antifascismo radicata nel territorio e di reale contrasto, una pratica che si riconosca nell’azione diretta e non nella delega istituzionale.”

Cosa è accaduto nella notte di sabato scorso?

A Sassari, nella notte tra sabato 11 e domenica 12, in Via Casaggia (quartiere Sant’Apollinare) la sede del Collettivo S’IdeaLìbera è stata assaltata con spranghe e cinghie da parte di un gruppo di 5-6 persone, alcune travisate mentre altre erano a volto scoperto e ben riconoscibili. L’aggressione è avvenuta dopo la mezzanotte, mentre nella sede del Collettivo era in corso di conclusione una serata a sostegno del Coordinamento per il Donbass Antifascista e della resistenza delle Repubbliche di Donestk e Lugansk (qui). La maggior parte dei partecipanti avevano lasciato da poco l’evento antifascista e internazionalista, compresi – fortunatamente – numerosi bambini che frequentano la sede nel quartiere popolare, realtà da alcuni anni molto attiva con iniziative di socialità, dibattito e formazione politica, oltre a diverse attività riguardo le condizioni dei detenuti.

La porta della sede era chiusa e, dopo aver sentito rumori nella piazzetta antistante, un militante ha aperto la porta ma è stato subito raggiunto maldestramente da una bastonata. I ragazzi all’interno si sono subito resi conto di cosa stesse accadendo e sono riusciti a respingere gli aggressori difendendo la sede che ospita, tra l’altro, una preziosa biblioteca. I militanti del Collettivo hanno ingaggiato uno scontro all’esterno disperdendo alla fine gli assalitori per le vie del centro storico di Sassari.

Sono quattro i militanti antifascisti e indipendentisti feriti, oggetto di medicazioni e alcuni punti di sutura al pronto soccorso fino a tarda notte.

Una foto del corteo antifascista dopo l’assemblea pubblica di domenica (Sassari)

Nella prima mattinata di domenica, S’IdeaLìbera ha pubblicato un comunicato per denunciare il fatto e convocare un’assemblea pubblica alle ore 16:00 nella sede del Collettivo. L’appello è stato rilanciato, con solidarietà, attraverso i comunicati dal Fronte Indipendentista Unidu e da realtà antifasciste presenti sul territorio, nonché da singoli. Un centinaio di antifascisti e indipendentisti provenienti da tutta la Sardegna si sono così ritrovati nella piazzetta di Sant’Apollinare esponendo uno striscione che attribuiva la responsabilità dell’assalto: CasaPound = Violenza Fascista.

Nel comunicato di S’IdeaLìbera si fanno chiari riferimenti all’organizzazione ultranazionalista italiana CasaPound:
“I fascisti di stanotte sono gli stessi che durante il giorno mascherano la loro vera natura dietro raccolte alimentari, pulizia di spazi pubblici, palestre di boxe e finte mobilitazioni per il centro storico, l’acqua pubblica e l’emergenza abitativa, studiate appositamente per apparire bravi ragazzi impegnati nel sociale”.
CasaPound Italia, come noto, non ha formalmente una denominazione partitica, ma si presenta come “associazione di promozione sociale” che secondo la Polizia di prevenzione italiana mira a “sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio” e – altrettanto bonariamente – la Direzione generale afferma anche che il radicamento di CP venga “conseguito anche attraverso l’organizzazione di innumerevoli convegni e dibattiti cui sono frequentemente intervenuti esponenti politici, della cultura e del giornalismo anche di diverso orientamento politico”. La versione non è stata successivamente censurata dal Viminale, il quale che ha riparato affermando che la relazione firmata da Mario Papa “non costituisce un documento di analisi o di valutazione sul movimento”.

Al termine della discussione, l’assemblea ha percorso le vie del centro storico, risalendo il Corso e ritornando alla sede del Collettivo da in Via Turritana, intonando cori antifascisti e volantinando diffusamente per informare e allarmare la popolazione. Il corteo ha raccolto un certo consenso da parte dei residenti.

Sono almeno trent’anni, difatti, che non si verificava a Sassari un simile episodio, con un vero e proprio assalto armato ad una sede politica
.

Nel 2015, venne assaltato Il Pangea di Porto Torres (2 feriti) durante lo svolgimento del presidio antifascista proprio contro CasaPound Italia a Monte d’Accoddi.

Anche in quell’occasione, come oggi, l’organizzazione italiana di estrema destra declinò ogni responsabilità, anche se nel caso di Porto Torres un post piuttosto eloquente comparì sulla pagina Facebook del Coordinatore Regionale di CasaPound Italia, Andrea Farris, rappresentante sindacale degli infermieri del Nord Sardegna e in servizio al SS Annuziata di Sassari. Post che, in tal modo, era tanto uno “sberleffo”, quanto una implicita assunzione di responsabilità sui fatti di Porto Torres – “Il pesce rosso ha abboccato”.

Anche in quel caso, risposta immediata di alcune decine di antifascisti che sfilarono sotto la sede di CasaPound a Sassari imbrattandone la serranda e richiamando l’attenzione della popolazione sulla presenza fascista nel quartiere e in città. L’azione attirò l’attenzione della Digos e di numerosi agenti fino a pochi minuti prima a Monte d’Accoddi per garantire la sicurezza dei neofascisti durante un evento al sito prenuragico. Pomeriggio teso, con i militanti antifascisti che da Monte d’Accoddi si spostavano e distribuivano nelle varie sedi e circoli per presidiare, mentre un gruppo circondava la sede di CasaPound, sulla quale sono convogliate a folle velocità per le strade di Sassari diverse volanti delle forze dell’ordine.

Un articolo apparso su SardegnaReporter.it la mattina del 17 ottobre 2015, proprio a firma di Farris, riportava la sintesi giornalistica di un comunicato della stessa sezione di CasaPound che denunciava l’intimidazione ricevuta dagli antifascisti.
“L’atto vandalico arriva in concomitanza dell’apertura di Mediterranea, la tre giorni di arte, cultura e sport che abbiamo promosso per far conoscere ai nostri aderenti le risorse culturali del territorio; appare chiaro l’intento di minare la riuscita della nostra iniziativa con metodi anacronistici e patetici, che speriamo trovino unanime biasimo da parte delle forze politiche locali e della cittadinanza tutta”.

Oltre agli adesivi di CasaPound rinvenuti nel luogo della colluttazione, diversi sono stati notati negli ultimi giorni nelle vie del centro storico. Gli antifascisti aggrediti dichiarano di aver riconosciuto chiaramente tre soggetti. Oltretutto, durante i duri scontri uno degli aggressori ha perso un cappellino che è stato recuperato dagli aggrediti. Si nota la presenza di uno dei tanti simboli runici utilizzati dalle SS naziste, in particolare si tratta del ᛏ (teiwaz), simbolo che indica il dio Týr e rappresenta per i nazisti la leadership in battaglia e la vittoria eroica.

A Cagliari, inoltre, di recente si segnala il danneggiamento ed imbrattamento del portone della sede di Scida Giovunus Indipendentistas al termine dell’incontro “Italiani Brava Gente – I crimini dell’imperialismo italiano”, da parte di una fantomatica Cagliari Fascist Crew.

La manifestazione è prevista per SABATO 25 MARZOH 15:30 – SASSARI
PRESTO NUOVI AGGIORNAMENTI.

http://www.zinzula.it/sassari-aggressione-a-sidealibera-il-collettivo-e-casa-pound/#more-5262

https://sidealibera.noblogs.org/post/2017/03/15/799/

https://www.facebook.com/sidealiberass/photos/a.1538433119815290.1073741826.1537880529870549/1823502844641648/?type=3&theater