Tutti uniti contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia

Si è svolta ieri pomeriggio la conferenza di presentazione della mobilitazione “No finanziamenti pubblici al Mater Olbia” riassunto dall’hashtag #NoMater (perché senza i 60 milioni annui donati generosamente dalla RAS il Mater semplicemente non aprirebbe). Per il prossimo 16 dicembre è convocata nuova manifestazione davanti ai cancelli del Mater Olbia, sulla strada statale Orientale Sarda, alle ore 11 del mattino.

Alla conferenza stampa ospitata dalla Casa del Popolo di Olbia ha partecipato una delegazione a rappresentanza dei seguenti soggetti politici, sindacali e comitati:

La pubblicità dell’apertura del Mater Olbia riprodotta e cambiata di segno

Caminera Noa, Potere al Popolo Gaddura, Potere al Popolo Tàtari, Rifondazione Comunista, A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna, USB, S.I. COBAS, Comitato Cittadino in difesa dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena, Comitato Salviamo l’ospedale S. Marcellino di Muravera,  Presidio “Abali Basta” Occupazione Ospedale Dettori di Tempio, Collettivo Resistenza Gallura.

La conferenza stampa è stata aperta dalle parole del padrone di casa Gianni Cirotto, portavoce di Potere Al Popolo-Gallura «l’ospedale Mater è il simbolo della debolezza dei governanti sardi ai quali oggi vogliamo dire che la mobilitazione sta crescendo e con essa la consapevolezza di non arretrare. Per una Sardegna libera e lontana  da come l’hanno pensata mettendo al primo posto il business. La Sanita Pubblica, non si tocca!».

Ha proseguito Luana Farina, responsabile del tavolo sanità di Caminera Noa: «Il Mater Olbia è l’emblema della demolizione della sanità privata. Le ultime disposizioni legislative, della Giunta Pigliaru e dell’Assessore Arru con la Riforma della Rete Ospedaliera, hanno rielaborato la tabella riguardante i posti letto assegnati al Mater, per far spazio ai 130 posti letto per acuti e ai 72 per neuroriabilitazione e riabilitazione, come stabilito dalla convenzione fra lo stesso Mater e il sistema sanitario. Ha assegnato quindi 202 posti, più altri 50 a pagamento, come previsto anche dal piano presentato dalla Fondazione Gemelli, partner scientifico dell’ospedale qatariota; tutto ciò per far posto ai nuovi reparti privati di neurologia, oncologia, otorinolaringoiatria, chirurgia generale, ortopedia, ostetricia e pediatria, a scapito di tutti quelli pubblici sardi depotenziati e/o chiusi. Non vedere il legame tra distruzione del servizio pubblico e finanziamento di quello privato significa essere orbi, allo stesso modo del non vedere l’appoggio dell’attuale governo giallo-verde a questo affare con lo stanziamento di 162 milioni di euro per i prossimi tre anni e con la nomina  di Guido Carpani a nuovo Capo di Gabinetto della ministra della sanità Giulia Grillo. Carpani aveva infatti ricoperto lo stesso ruolo per il ministro Balduzzi del Governo Monti e fino a un mese fa, alla vigilia della nuova nomina, era membro del Cda del Mater Olbia, la società per azioni controllata dal fondo sovrano del Qatar».

Sula stessa linea Emanuela Cauli del comitato di La Maddalena in difesa dell’ospedale Paolo Merlo ormai occupato da due mesi: ««Siamo qui per sostenere fino in fondo, percorrendo ogni strada possibile, la difesa del diritto inalienabile e universale che è sancito dall’Art. 32 della Costituzione che ci tutela, e che in realtà vediamo costantemente strumentalizzato in modo disonesto e funzionale ad esclusivo vantaggio del disegno oramai svelato e che ci trova tutti qui riuniti. L’americanizzazione della Sanità Pubblica che tende alla frammentazione e alla riduzione dei servizi territoriali in favore di una sanità privata potenziata ad uso di pochi privilegiati è oramai sotto gli occhi di tutti. Questo disegno tocca da vicino non solo noi pazienti ma anche l’intero corpo sanitario. Oggi noi lottiamo in entrambe queste direzioni, pazienti e lavoratori, presenziando a questa manifestazione uniti a tutte le realtà territoriali sarde e nazionali (n.d, R. “statali”) coinvolte nella difesa del diritto inalienabile alla Salute. Saremo quindi presenti insieme a tutti voi qui a Olbia, quella che consideriamo la sede simbolo della lotta alla privatizzazione della sanità pubblica, ma contemporaneamente a Cagliari per difendere insieme ai sindacati i lavoratori che ci garantiscono il corretto ed equo funzionamento dei servizi e che a loro volta hanno il diritto alla salute e ad essere posti nelle migliori condizioni psicologiche, umane e pratiche di svolgere il loro compito. Siamo fermamente convinti che la sanità che ci spetta di diritto non debba escludere nessuna delle parti in causa nel progetto, come invece sta purtroppo avvenendo. Restiamo uniti restiamo umani. Aiutiamoci ad aiutarci».

La lavagna degli appuntamenti al presidio occupato dell’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena

Presente anche Lidia Todde, presidente dell’associazione Onlus Obiettivo Sanità Sardegna e coordinatrice del Movimento del Sarrabus Salviamo L’ospedale San Marcellino: «Faccio parte della Rete Sarda  Difesa della Sanità Pubblica e Gratuita. Siamo in lotta da settembre 2014 quando con una delibera  della Asl 8 volevano tagliare gli anestesisti. Il loro progetto era tagliare la chirurgia già dal 2010. Abbiamo fatto lotte e manifestazioni, ma il problema era solo posticipato. Con la riforma della Rete ospedaliera approvato il 25 ottobre del 2017 da tutti i consiglieri di maggioranza, nonostante il nostro diniego e quello dei sindaci del Sarrabus. Nonostante le varie manifestazioni, nulla è stato fatto dalla Regione per venire incontro alla sanità dei territori periferici e non solo, perché hanno smantellato e accorpato anche i grandi ospedali. Hanno tagliato i posti letto e chiuso interi reparti per darli al Mater Olbia, ospedale privato del Qatar. La Regione Sardegna  ha tolto il diritto alla salute dei cittadini sardi per sovvenzionare l’ospedale privato. Si è impegnata a versare 55 milioni di euro annui per dieci anni. Se tutti questi soldi fossero stati investiti negli ospedali pubblici, oggi avremmo uno scenario diverso della Sanità in Sardegna! Inoltre la Regione ha applicato in parte in D.M. Lorenzin del 2015, nonostante la Sardegna sia una regione autonoma a statuto speciale e paghi la Sanità dal 2008. Inoltre nell’articolo tre si evidenzia che nelle zone disagiate è possibile applicare le deroghe, cosa che la Regione non ha mai fatto. Ci troviamo solo penalizzati da un sistema sanitario fantasma, soprattutto nei luoghi più periferici e disagiati, già impoveriti dallo spopolamento. Comunque il taglio dei servizi ospedalieri e territoriali favoriranno l’incremento di 250 milioni di euro per la nuova edilizia sanitaria. Vergogna!».

Fa sentire la propria voce Abali basta! – questo il nome del Presidio che da oltre 50 giorni difende strenuamente l’Ospedale Dettori di Tempio – «la realizzazione del Mater Olbia, grazie alla convenzione con la RAS per circa 60.000.000 di euro l’anno per i prossimi 10 anni e con alcune centinaia di posti letto, rende ormai tragicamente visibile il fatto che a pagarne il prezzo più alto è, e sarà in futuro, la sanità pubblica, gli ospedali decentrati e i cittadini più deboli. Per questi motivi lottare è un dovere e noi il 16 dicembre saremo in piazza.»

Presente anche il Partito della Rifondazione Comunista – Sardegna con il segretario provinciale Nicolino Camboni: «è chiara la nostra opposizione alla politica sanitaria regionale che invece di investire nelle proprie strutture, intese sia come strumentazione che come personale, preferisce delegare al privato con elargizioni di soldi pubblici. Nessuno vuole impedire che un’azienda apra un proprio ospedale ma questo non può avvenire a discapito del sistema sanitario nazionale e, quest’ultimo, non deve essere smantellato perché “intanto ci sono i privati”. Occorre che la Politica riprenda in mano le redini dell’agire anche in campo sanitario garantendo una rete territoriale di assistenza efficiente e improntata alla prevenzione in netto contrasto, quindi, con lo smantellamento e impoverimento delle strutture in atto».

Anche i sindacati di base USB e S.I. Cobas sostengono la mobilitazione. Di seguito la posizione di Sisinnio Usai del S.I. Cobas «la nostra posizione è la totale abolizione della sanità privata, ma per fare ciò occorre una buona rivoluzione. In subordine la battaglia va fatta perché Stato e Regioni non eroghino un centesimo alla sanità privata. Riguardo al Mater i giochi sono fatti. Bisognerebbe organizzare dei sit in sotto le case dei signori che stanno affossando in maniera criminogena la sanità pubblica. Fare volantinaggi casa per casa con obiettivo di sensibilizzare le popolazioni contro la deriva privatista della salute».

La sfida fra Arru e Caminera Noa sul Mater

Il mondo dei social rivela sempre molte sorprese. Dopo la (riuscita) manifestazione di Caminera Noa contro il finanziamento pubblico al mater Olbia e alla sanità privata, uno dei promotori del soggetto-progetto (ex consigliere comunale Enrico Lobina), ha twettato il link ANSA attinente alla manifestazione e poco dopo è giunta la risposta dell’assessore dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Luigi Arru.

Lobina ha risposto entro i 280 caratteri consentiti dal noto social annunciando che il soggetto-progetto politico Caminera Noa è pronto al confronto pubblico e Arru ha raccolto il guanto.

Pochi minuti fa, Caminera Noa ha postato sulla sua pagina fb una risposta ad Arru, dichiarando che entro breve verrà resa nota la proposta per l’incontro pubblico:

Dopo la manifestazione di ieri l’assessore regionale alla sanità Arru ha commentato con il seguente tweet:

“Continuiamo a fare polemica su informazioni non corrette; la spesa per ospedali e sanità privata della Sardegna è la più bassa d’Italia; si daranno sodi solo se faranno prestazioni ad alta complessità per ridurre mobilità fuori Sardegna”

Assessore siccome la matematica non è un’opinione e scripta manent le ricordiamo quali sono i dati che si trovano nelle delibere regionali che lei ha proposto e fatto approvare.

Ci chiediamo se Arru conosca le sue delibere o se piuttosto non gliele scriva qualcun altro.

Deliberazione n. 21/12 del 24.4.2018
Il budget per il Mater Olbia è pari a € 55,6 milioni annui.
Il budget per le prestazioni ospedaliere private è invece di € 98.986.877. A questa somma si aggiungono per il 2018 € 1.800.000 esclusivamente dedicati all’acquisto di prestazioni di alta complessità. Il totale è di € 100.786.877. Di questi, altri € 1.500.000 andranno al Mater per un totale di € 58.100.000 annui.

Le prestazioni di alta complessità erogate dalle strutture private accreditate sono pari a € 22.128.274,30, che sommate a € 1800.000 giungono a € 23.928.274,30, corrispondenti a meno del 24% del totale del budget, cioè meno di un quarto! (Arru afferma che i soldi ai privati vanno solo per prestazioni ad alta complessità)

Il tetto di 1.800.000 è virtuale, ovvero si può sforare senza limiti. Infatti, come riporta la delibera:

“In sede di stipulazione dei contratti con le singole strutture l’ATS deve determinare un tetto netto e un tetto lordo e pertanto vengono applicate le disposizioni contrattuali concernenti la decurtazione tariffaria del 20% prevista per le prestazioni erogate oltre il tetto netto.

Per quanto attiene il periodo successivo al 2018, l’Assessore ritiene che sia necessario prevedere con successivo provvedimento la definizione delle risorse per l’acquisto di prestazioni di assistenza prevalentemente ospedaliera per gli erogatori privati ed in particolare per l’ospedale privato della Gallura come di seguito specificatamente indicato:

– per le prestazioni di alta complessità, sulla base delle risorse disponibili […]; inoltre, per il nuovo ospedale della Gallura sulla base di una valutazione favorevole dei dati di mobilità sanitaria e del percorso intrapreso dallo stesso quale centro di alta specializzazione ed eccellenza clinica, con obiettivi di affermazione a livello nazionale ed internazionale per la diagnosi, la cura, la riabilitazione e la ricerca scientifica correlata all’assistenza socio-sanitaria;

– per le altre prestazioni (notare bene “altre prestazioni”, ovvero non esclusivamente quelle di alta complessità! ndr) necessarie per portare a regime l’ospedale Mater Olbia […] previa definizione nei rapporti con lo Stato della normativa applicabile alla Regione in materia sanitaria, ivi inclusa la possibilità di procedere all’adozione di idonee norme di attuazione, attraverso un incremento del tetto storico regionale […].”

Mater Olbia: posti letto convenzionati 242, struttura ancora chiusa ma ridimensionamento rete ospedaliera sarda già in atto con relativa chiusura di numerosi reparti e strutture.

Signor Assessore, a breve proporremo data e luogo dell’incontro pubblico.

Cordiali saluti.

I portavoce di Caminera Noa

Mai più un centesimo a Mater e sanità privata

di Daniela Piras

Grande partecipazione ieri mattina (domenica 17 giugno, n.d.R.) alla manifestazione in difesa della sanità pubblica indetta da Caminera Noa. Esponenti del sindacato USB, unione dei sindacati di base, di Potere al popoloPartito comunista PCLA Foras, rappresentanti di vari comitati di cittadini uniti nelle lotte a tutela dei diritti per un servizio sanitario in grado di soddisfare tutti i cittadini. Ciò che colpisce immediatamente è il nome scritto nell’insegna: “Mater Olbia – Hospital”. Appare già chiaro che ci sia qualcosa che non quadra; il territorio dove è situata la struttura è a pochi chilometri dal centro della città di Olbia, quindi siamo in Gallura, in Sardegna. Il nome in inglese appare un tantino insolito, e pare rappresentare bene ciò che i portavoce del soggetto-progetto Caminera Noa denunciano come “La più colossale operazione coloniale degli ultimi trent’anni, a cui nessuno in Sardegna ha avuto sinora il coraggio di contrapporsi”.

Un pezzo di territorio sardo, una futura struttura ospedaliera dal sapore straniero che rischia di diventare l’emblema di una speculazione ad opera dei magnati dell’edilizia del Qatar. Giovanni Fara, uno dei due portavoce di Caminera Noa, afferma che «Questa non è una battaglia di campanile, è una battaglia che attraversa la Sardegna e che si unisce alle mobilitazioni di coloro che nelle ultime settimane sono scesi in piazza in difesa dei presidi ospedalieri de La Maddalena, Isili, Sorgono, Muravera e Iglesias. Vogliamo portare l’attenzione sulla contropartita del Qatar che è legata agli interessi sull’isola: il rischio è che la Giunta Pigliaru metta mano alla PPR del 2006, togliendo i vincoli che finora hanno permesso di preservare migliaia di ettari di terreno dall’aggressione del cemento. Da questo potrebbe scaturire un mega investimento immobiliare da parte del Qatar.»
«L’ospedale è il simbolo di un immenso spreco di denaro pubblico – spiega Luana Farina, responsabile del tavolo sanitario di Caminera Noa e portavoce del comitato “Donne libere in lotta per il diritto alla salute” – oggi vogliamo far valere tutte le istanze relative alle criticità della sanità. Le risorse pubbliche devono finanziare le strutture pubbliche, questo non è avvenuto e ciò sta portando alla depauperazione del servizio. Questa scelta di voler finanziare con soldi pubblici, quindi soldi nostri, ben 60 milioni di euro, una struttura privata come il Mater Olbia, non è che la punta dell’iceberg; dietro ci sono accordi economici e finanziari.»

Alla manifestazione sono presenti diversi esponenti politici, comitati, USB – unione dei sindacati di base, associazioni culturali. Aldo Pireddu, di “Potere al popolo” afferma che «occorre garantire una sanità pubblica per tutti, implementando i servizi offerti, noi non siamo contro la sanità privata, a patto e a condizione che sia complementare e non sostitutiva di quella pubblica.»
Enrico Rubio, dell’USB spiega che il sindacato ha sostenuto sin da subito questa battaglia: «La sanità pubblica in Italia e soprattutto in Sardegna sta andando a ramengo da tempo e, in previsione dell’apertura del Mater la situazione sta peggiorando ancora, stiamo andando incontro alla distruzione della sanità, specie dei piccoli ospedali, si crea così un alibi perfetto per arrivare ad aver bisogno di strutture come il Mater Olbia.»
Sono tanti gli interventi in difesa della sanità pubblica, le denunce di sfacelo degli condizioni degli ospedali “in alcuni mancano persino le garze”, i dati catastrofici relativi alle 70 mila persone che, in Sardegna, hanno rinunciato a curarsi nel 2017, le lista d’attesa interminabili alle quali si va incontro prenotando visite di controllo tramite il CUP “Per effettuare una mammografia occorre aspettare a novembre del 2019!”. Tutto ciò stride con il continuo invito a “lavorare con la prevenzione” che i cittadini sardi si sentono rivolgere dagli operatori sanitari.

Una delle testimonianze più toccanti è stata quello di Emanuela Cauli, del comitato “Cittadini in difesa del Paolo Merlo de La Maddalena”; parole che sembrano arrivare da un mondo a parte, dove l’isolamento è davvero preoccupante, e dove si assiste ad un abbandono che fa quasi paura. «Il nostro era un ospedale perfetto, voluto dai nostri nonni e dai nostri padri cinquant’anni fa; ora è diventato un poliambulatorio senza neanche le strumentazioni di base. A La Maddalena non si può nascere, si può solo morire. Siamo stati silenziati, io sono stata perfino bannata dalla pagina facebook della RAS per aver espresso il mio disappunto. Noi siamo in balia delle condizioni meteo, siamo terrorizzati. Siamo l’isola del vento, del Maestrale; l’elicottero o il traghetto, in condizioni sfavorevoli potrebbero non partire e, a quel punto, non potremmo fare niente. Se ti senti male, a La Maddalena, ci rimani».
Una manifestazione che ha avuto la capacità di portare all’attenzione di tutti i cittadini sardi le criticità legate al diritto alla salute, alla pericolosità di determinate scelte politiche che potrebbero portare ad un concreto peggioramento del servizio in sé, con tutte le conseguenze che inevitabilmente ne seguirebbero.

Il fronte contro il Mater si allarga

Per giorni le principali testate giornalistiche sarde hanno ospitato attacchi trasversali alla mobilitazione contro il finanziamento pubblico al Mater Olbia (di proprietà della Qatar Foundation), senza nemmeno ospitare il diritto di replica del nuovo soggetto-progetto politico (con la sola eccezione di Olbia.it).

Uno dei rilievi di PD, FI e associazioni vicine a questi partiti, è stato l’isolamento di Caminera Noa.

Eppure Caminera Noa non è affatto isolata. I primi ad annunciare la presenza di una delegazione alla mobilitazione di domenica sono stati gli attivisti della tavola sarda contro l’occupazione militare “A Foras” con la nota dell’8 giugno “più ospedali meno militari” pubblicata sulla pagina fb del movimento.

In secondo luogo è arrivata la formazione della sinistra italiana Potere al Popolo (qui), che già pochi giorni prima dell’annuncio della mobilitazione di Caminera Noa, era intervenuta a mezzo stampa contro l’operazione Mater.

Poche ore fa invece il lungo e articolato comunicato dell’Unione sindacale di base (USB) che da manforte alla mobilitazione di domenica.

In silenzio invece gli attivissimi attivisti grillini di Olbia i quali evidentemente stanno attendendo di capire se i loro vertici italiani la pensano come Beppe Grillo (che ha ospitato un endorsment al Mater), oppure no, e nell’attesa tacciono.

Di seguito il comunicato della USB. Buona lettura:

MATER OLBIA: così preparano la fine della Sanità Pubblica Gallurese

 

Qualcuno s’era illuso che la dipartita del prete manager avesse potuto scongiurare l’insano progetto.  Illusione rivelatasi fallace visto che esso può essere usato come cavallo di Troia per una nuova avventura coloniale con conseguente calata di milioni di metri cubi di cemento sulle coste sarde. Il progetto che era di Don Verzè è stato prontamente ripreso dagli sceicchi qatarioti che, forti dei loro petrodollari hanno deciso di continuarlo per farne un “centro di eccellenza” Il Mater Olbia. Per realizzare il loro progetto (con fondi regionali) cioè con soldi pagati da noi tutti hanno avuto bisogno di sostegno prima di tutto logistico e questo è stato fornito loro dal ceto manageriale e politico che ha retto la sanità in tutti questi anni

Sono gli stessi che hanno fatto “carne di porco” della sanità pubblica che hanno favorito “i generosi investitori stranieri.

Hanno fatto sì che le strutture ospedaliere pubbliche funzionassero al minimo per creare il “bisogno” di una sanità alternativa privata-convenzionata (nel senso che il pubblico mette i soldi e i profitti diventano privati),

 

E allora chiediamoci, insieme ai cittadini galluresi,  perché essi debbano fare file interminabili presso ospedali lontani per una banale visita oculistica o per un intervento alla cataratta mentre l’apparecchio laser è stato restituito senza mai essere stato utilizzato.  Si volevano creare i presupposti per l’apertura di una divisione di oculistica presso il privato?

– Perché si deve ricorrere ad un privato o agli ospedali di Nuoro o di Sassari per un semplice intervento di rimozione di un neo?, visto che  mancando un servizio di Dermatologia efficiente, per non aspettare tre mesi per una visita, si è costretti a ricorrere ad un privato;

– Perché la Chirurgia del Giovanni Paolo II non garantisce la visita dì un endocrinologo dopo un intervento alla tiroide?;

– Perché ad Olbia si deve, mediamente, attendere 4 mesi per una banale visita cardiologica?;

-Perché si costringono i pazienti colpiti da ictus ad andare a Nuoro, Sassari o Cagliari dato che in Gallura manca la stroke Unit in grado di intervenire in due o tre ore?;

– Perché si continua ad assistere al trasferimento di neonati con problemi?;

-Perché è necessario recarsi a Tempio per un semplice tamponamento nasale visto che ad Olbia manca il pronto soccorso di Otorinolaringoiatria?;

– Perché i privati devono avere il monopolio della riabilitazione?;

-Perché non esiste un servizio di  Radioterapia per i pazienti oncologici costringendoli al calvario dei viaggi della speranza verso Nuoro o Cagliari con tutta la loro sofferenza e i disagi del viaggio sopportati da loro stessi e spesso dai loro  loro familiari?;

 

Queste sopra elencate, sono solo alcune delle problematiche, non le elenchiamo tutte perché altrimenti riempiremmo pagine su pagine.

Può ipotizzare qualcuno  che la soluzione per tutti i mali sia un ospedale privato? Siamo sicuri che cambierà qualcosa per i pazienti galluresi col Mater?

NOI CREDIAMO CHE NON SIA COSÌ.

Questa struttura costerà alla Sanità Pubblica sarda circa 60 milioni di euro annue per 10 anni; le deroghe concesse dal governo sul taglio ai posti letto e sulla riduzione della spesa per i convenzionati sono una trappola perché questo ha un costo, e, sarà finanziato interamente dal bilancio della Regione sarda. Il Mater farà concorrenza al pubblico e gli Olbiesi abbandoneranno felici il pubblico per fare la prestazione al Mater?

 

Noi riteniamo che il miglioramento sanitario in Sardegna ed in Gallura debba passare da una gigantesca opera di moralizzazione che permetterebbe, con le risorse già stanziate, di avere una sanità pubblica di eccellenza, senza dover ricorrere a mirabolanti proposte, che possono allettare un territorio divorato dalla crisi come la Gallura, ma che sarebbero solo un terreno di pascolo per gli affaristi che nella sanità pubblica hanno fatto le loro proprie fortune.

È indispensabile il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale e che vengano messe in primo piano la cronicità e la disabilità, aspetti con cui dovremo sempre più confrontarci in futuro, settori, questi, che al Mater non interessano perché non profittevoli, perché, sia chiaro a tutti, al Mater non interessa il benessere sanitario dei galluresi, al Mater interessano i profitti.

 

Chi ora promette un futuro radioso è chi ha collaborato a non far crescere la sanità pubblica e che non ha fatto nulla per impedirne lo sfascio. Perché dovremmo ancora fidarci di loro?

Il problema non è quello di aprire nuovi ospedali, ma fare piazza pulita di chi ha sistematicamente prosciugato le risorse di tutti i Sardi. Il problema si risolve potenziando la Sanità Pubblica e non indebolendola in tutto il territorio della Sardegna.

 

PER QUESTI MOTIVI LA USB ADERISCE E FA PROPRIA LA MANIFESTAZIONE A DIFESA DELLA SANITÀ PUBBLICA INDETTA DA CAMINERA NOA

La guerra del Mater Olbia (tutti contro Caminera Noa)

Hanno lanciato un sasso nello stagno e indietro è tornato uno tzunami. Forse gli attivisti del nuovo soggetto-progetto politico sardo Caminera Noa nemmeno si aspettavano una tale levata di scudi (e di conseguenza anche una così grande focalizzazione di interesse) alla loro campagna contro il finanziamento pubblico all’ospedale di proprietà della Qatar Foundation “Mater Olbia”.

Si erano dati appuntamento sotto il palazzo regionale in una decina per annunciare le ragioni della manifestazione indetta davanti ai cancelli del Mater, sulla strada statale 125 Orientale Sarda, domenica prossima alle ore 11:00.

«È solo un’operazione di natura colonialistica, che poco ha a che fare con la sanità e molto con le logiche di mercato» – aveva dichiarato all’Ansa Sardegna Giovanni Fara, uno dei due portavoce. «Diremo che la sanità pubblica non si tocca – ha aggiunto l’altra portavoce, Alessia Etzi, insieme con il delegato della USB Enrico Rubiu, sindacato co-promotore della manifestazione – Il Mater è l’emblema di uno scambio tra Italia e Qatar che toglie risorse alla sanità pubblica, a danno di strutture anche di eccellenza presenti nel territorio sardo – dicono – i 58 milioni annui che la Regione stanzierà per il Mater potrebbero essere utilizzati per potenziare gli ospedali nei territori».

Il sospetto è che dietro ci sia una partita di giro legata  alla nuova legge urbanistica che, «se approvata – spiegano i tre referenti della mobilitazione – consentirebbe di sbloccare a favore del Qatar la costruzione di due milioni di metri cubi su circa 2300 ettari. Il Mater sarebbe semplicemente una contropartita, e non partirà sino a quando il ddl Erriu non avrà il via libera, ecco perché si registra tutta questa fretta di varare la legge sul governo del territorio».

Inoltre, a quanto pare, il Qatar punta anche su altri nodi economici e militari nevralgici, sono passate in sottotraccia le dichiarazioni del consigliere regionale dell’Upc, Pierfranco Zanchetta, il quale ha recentemente rivelato  che «dal prossimo anno i marinai dell’emirato dovrebbero perfezionare la loro formazione alla scuola allievi sottufficiali della Marina militare italiana Domenico Bastianini, uno dei pilastri della Marina italiana nella formazione di nocchieri, nostromi e tecnici di macchina. (…) La cooperazione tra la marina qatarina e quella italiana e’ frutto del lavoro svolto con un assidua presenza a Doha della ministra delle Difesa Roberta Pinotti- spiega Zanchetta-. La marina dell’emiro Al Thani ha annunciato anche l’acquisto di quattro corvette per la difesa aerea».

Qatar asso pigliatutto, qualcuno avverte, anche sull’affare “metano”. Insomma una vera e propria presenza economica pesante che non rende ben chiaro quali siano gli interessi effettivi e quali quelli usati come paravento propagandistico e cavallo di troia.

Una posizione non nuova quella esternata da Caminera Noa, già espressa a suo tempo dall’ex Consigliere regionale Claudia Zuncheddu, la quale aveva bollato quella del Mater una operazione neo-coloniale: «urbanistica e sanità trovano la sintesi nella più grande operazione neocoloniale italo-araba in Sardegna, il Mater Olbia. Sull’ambiguo ospedale nato su les affaires e gli scandali di Don Verzè fanno pace le grandi religioni e si riconciliano tutte le forze politiche di centro destra e di centro sinistra.

Sull’altare del Mater come ultimi sacrifici, a fine legislatura, si offrono Sanità Pubblica e Territorio. Passa il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, con la decimazione di interi servizi sanitari ed ospedali in tutta la Sardegna. Ci si avvia verso la privatizzazione del Sistema sanitario pubblico ed il ritorno al Far West nell’edilizia (…). A noi sardi dicono che intanto ci salverà il Mater Olbia, l’ospedale privato che funzionerà solo con i nostri finanziamenti pubblici, dicono. Ma i 58 milioni all’anno per dieci anni dalle casse sarde all’emiro non bastano più e l’apertura si rinvia da un’anno all’altro. È palese che insieme all’alibi della Sanità pressano gli interessi del cemento».

Queste e altre dichiarazioni però non avevano causato alcuna rivolta degli schiavi. Schiavi – per continuare a usare questa metafora letteraria – che invece si sono subito rivoltati al pensiero che la protesta si spostasse proprio ad Olbia e proprio davanti al Mater Olbia.

Così i giornali cartacei e on-line sardi sono stati tempestati di attacchi, alcuni al vetriolo, contro Caminera Noa.

A picchiare giù duro il consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Fasolino, che difende a spada tratta l’apertura di un «polo di eccellenza sanitaria in Sardegna, in grado di intervenire in tutte quelle situazioni che oggi costringono molti sardi a recarsi fuoridal’isola per le cure e a molti altri ad abbandonare i percorsi terapeutici per l’insostenibilità delle spese» (Nuova Sardegna, 12 giugno ). Fasolino nella medesima intervista ripropone poi il leitmotiv delle critiche standard a Caminera Noa: dire si al Mater non significa dire no alla sanità pubblica, il Mater sarà convenzionato, quindi sarà pubblico, il Mater non è sostitutivo ma integrativo, ecc..

Poi la presa di posizione del Tavolo Associazioni Gallura (Tag) attraverso la segretaria territoriale della CGIL e portavoce del Tag Luisa Di Lorenzo che si è detta addirittura «sorpresa, preoccupata e indignata dalla manifestazione indetta a Olbia da un gruppo indipendentista contro la nascita dell’ospedale Mater Olbia». La mobilitazione contro il finanziamento pubblico al fondo del Qatar sarebbe un attacco alla Gallura. Chissà se la segretaria territoriale della CGIL a suo tempo si è indignata alla stessa maniera per il contenuto della seguente relazione:

«la scelta strategica per noi è qualificare il nostro SSN, non privatizzarlo. È per questo che da subito ci siamo detti contrari all’apertura del Mater di Olbia che è stato visto da parte della politica della Provincia di OT come un volano di sviluppo. Perché invece non investire quelle risorse nell’efficientamento dei servizi pubblici? Forse quei capitali esteri si sarebbero potuti impiegare per sviluppare altri settori produttivi, senza contare che per noi non è indifferente da dove viene il finanziamento e dove vanno le nostre risorse» (stralcio della relazione della segreteria Funzione Pubblica della CGIL al convegno del 2015 sull’argomento).

Infine il PD olbiese che, dopo aver denigrato il profilo politico del nuovo soggetto-progetto politico («anonimi gruppi», «iniziativa di pochi, priva di senso, frutto di un’analisi semplicistica e riduttiva dell’argomento», ecc..), ricalca sostanzialmente le posizioni di Forza Italia sull’argomento, con toni se possibile ancora più a tinte rosa per l’iniziativa del Qatar: «il Partito Democratico di Olbia, da sempre sostenitore dell’apertura di un ospedale di eccellenza in città, riconoscendo il valore che tale iniziativa riveste, con la guida di eccellenza della Fondazione Gemelli e gli importanti investimenti del Qatar, si augura che tale iniziativa rappresenti l’ultimo “colpo di coda” di iniziative mai sopite contro un investimento fondamentale per la nostra città e i nostri territori».

Caminera Noa, per tutta risposta e senza scomporsi, ha diramato un lungo comunicato invitando tutte le voci critiche e palesemente ostili al pubblico confronto proprio in occasione della manifestazione. E per rilanciare la mobilitazione ha messo sul piatto nuovi argomenti che hanno anche la funzione di disinnescare tutte le critiche e gli attacchi subiti in queste 48 ore sulla carta stampata, sulle riviste on-line e anche alle immancabili numerose minacce e insulti arrivati sui social:

«Il 17 al Mater daremo la parola a tutti, anche a chi ci sta attaccando. Ma intanto chiariamo alcune cose fondamentali.

Rispondiamo alle molte critiche che sono arrivate e mezzo stampa e sui social alla nostra mobilitazione “Mancu unu citu in prus a su Mater Olbia e a sa sanidade privada”.

Nonostante si faccia di tutto per evitare di associare la realizzazione del Mater Olbia al ridimensionamento della rete ospedaliera pubblica, la verità è facilmente dimostrabile e tutta contenuta nelle diverse disposizioni che si sono succedute a cominciare dal 2014.

L’accordo stipulato, o meglio sarebbe dire imposto da Renzi a Pigliaru per agevolare “gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere” è chiaramente riportato nella legge di stabilità 164 del 2014, nel cap. 16 ai commi 1 e 2.

Art.16. Misure di agevolazioni per gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere.

  1. Al fine di favorire la partecipazione di investimenti stranieri per la realizzazione di strutture sanitarie, per la regione Sardegna, con riferimento al carattere sperimentale dell’investimento straniero da realizzarsi nell’ospedale di Olbia, ai fini del rispetto dei parametri del numero di posti letto per mille abitanti […], per il periodo 2015-2017 non si tiene conto dei posti letto accreditati in tale struttura. La regione Sardegna, in ogni caso, assicura, mediante la trasmissione della necessaria documentazione al competente Ministero della Salute, l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, i predetti parametri siano rispettati includendo nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura.
    2. Sempre in relazione al carattere sperimentale dell’investimento nell’ospedale di Olbia e nelle more dell’adozione del provvedimento di riorganizzazione della rete ospedaliera di cui al comma 1, la regione Sardegna nel periodo 2015-2017 è autorizzata ad incrementare fino al 6% il tetto di incidenza della spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati […]. La copertura di tali maggiori oneri avviene annualmente all’interno del bilancio regionale […]”

Soldi pubblici quindi, e posti letto, da sottrarre al resto dell’isola per un’opera, il Mater, che forse mai vedrà la luce, mentre la rete ospedaliera pubblica viene costretta ad annaspare.
In tutta questa vicenda non può non saltare agli occhi che nella riorganizzazione della rete ospedaliera approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 25 ottobre 2017 si fa riferimento solo alla prima parte della legge 164, e viene omessa completamente la parte in cui testualmente la Regione Sardegna “assicura l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018” si includano “nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura”.

Svista o voluta omissione? Il “punto di riferimento per la Gallura”, costerà caro all’isola: 178 posti letto convenzionati in fase di avvio che diventeranno 242 a regime. Così, mentre la parola d’ordine per gli ospedali pubblici è “riduzione della spesa”, per il Mater, gli euro messi a bilancio ammontano a 55,6 milioni all’anno (Deliberazione di Giunta Regionale n.24/1 del 26/06/2014) e non ci sarà da rallegrarsi per i galluresi: a cambio di quest’opera, che forse mai verrà completata, e barattata per 2 milioni di metri cubi di nuovo cemento lungo la costa, già stanno chiudendo i reparti di Tempio e il presidio di Santa Teresa.

L’efficienza della sanità pubblica non può essere un mero taglio delle spese ma una reale riorganizzazione che garantisca uguali servizi di qualità per tutti, in maniera indistinta a prescindere dalla densità abitativa delle aree di interesse.
I galluresi come i restanti cittadini sardi hanno il sacrosanto diritto di curarsi, senza farsi prendere in giro da chi continua a promettere il paradiso a prezzi scontati e non cascare nella trappola di barattare i loro diritti con quelli degli altri sardi.

Detto questo, abbiamo deciso di aprire la nostra manifestazione a chiunque voglia confrontarsi con noi, anche se da posizioni critiche o addirittura antagonistiche. L’unica cosa che esigiamo è il rispetto del nostro diritto democratico alla libertà di opinione che non permetteremo a nessuno di mettere in discussione.
Per questo motivo Caminera Noa invita tutti i cittadini di Olbia e Gallura, singoli o associati, a partecipare domenica 17 alla manifestazione contro la privatizzazione della sanità sarda di cui il Mater Olbia è l’emblema, a sostegno della Sanità Pubblica, sempre più impoverita sia di risorse sia di servizi.
Chi è interessato si potrà iscrivere a parlare, a titolo personale o uno in rappresentanza di ogni organizzazione, movimento, associazione, sindacato ecc.; si potrà intervenire per esprimere il proprio parere FAVOREVOLE o CONTRARIO, nel rispetto della pluralità d’opinione. A tutti sarà dato il microfono, ciò a dimostrazione che Una Caminera Noa muove da presupposti sì di lotta, che vuol dire individuare un problema e portarlo all’attenzione del pubblico per informare, ma soprattutto di apertura al dibattito, partendo dall’incontro e non dallo scontro, con i territori che più soffrono di questo impoverimento sanitario pubblico, a differenza di chi sui social ha usato termini violenti e persino minacciosi. Caminera Noa ribadisce, in particolare ai giornalisti abituati ad etichettare a tutti i costi, che il nostro non è un progetto esclusivamente indipendentista, e che si tratta invece di un soggetto-progetto politico aperto e pluralista, nato un anno fa fuori da logiche di aggregazioni pre elettorali, in continua evoluzione, basato sui valori democratici fondamentali e condivisi: l’antifascismo, l’antirazzismo, la necessità di superare il liberismo come modello economico, la sostenibilità e il diritto all’autodeterminazione.»

 

Evento Facebook della mobilitazione
Link

 

Perché il Mater Olbia non giova alla Gallura

di Carlo Manca

Premessa: scrivo questo modesto contributo, sapendo già di fare un buco nell’acqua. Parlare di Mater Olbia è un argomento spinoso e scrivo questo articolo principalmente per un pubblico a cui non riuscirò ad arrivare. Non sappiamo quanta gente si affaccerà a quella nuova mangiatoia che viene presentata come il non plus ultra dei servizi ospedalieri in Gallura, ma sappiamo che piace perché, in assenza dell’accesso a diverse cure, un ospedale privato che le promette sembra meglio di niente. L’entrata in funzione del Mater si prefigura come un ennesimo accentramento di servizi in un territorio poco popolato, bisognoso però di decentramento e di uscita dalle logiche aliene alle esigenze delle comunità galluresi e sarde.

Fotografia de Una Caminera Noa
Banner della campagna di Caminera Noa

​La Caminera Noa il 17 giugno 2018 ha programmato una mobilitazione davanti all’ospedale Mater Olbia. Il motivo di questo presidio è presto detto: si manifesta per la volontà di mantenere pubblica la sanità in Sardegna, protestando affinché gli ospedali privati costruiti nell’isola non sottraggano i servizi che invece possono e devono essere erogati dalla sanità pubblica. Chiaro, lineare.

Ciò che la Caminera Noa propone è un radicale cambio di paradigma rispetto alla logica di gestione della sanità pubblica. Le retoriche su quanto il Mater Olbia sia un polo ospedaliero di eccellenza, fanno breccia nell’immaginario popolare a cui ultimamente il popolo sardo è stato educato. C’è tutta una mitologia dietro la privatizzazione dei servizi pubblici (fra cui gli ospedali) che prevederebbe che, sotto una gestione privata, le cose vadano meglio, la qualità del servizio sia più alta, il personale sia necessariamente più qualificato e non “incozzato” (di nomina politica, per intenderci). Aggiungiamoci il sempreverde ricatto occupazionale, che è ormai un classico in Sardegna che storicamente ha fatto breccia anche in altri settori per mezzo di raffinerie, petrolchimici, miniere, fonderie e industria turistica insostenibile e stagionale.
I miti sulla privatizzazione dei servizi pubblici si appoggiano reciprocamente a una serie di luoghi comuni.

Partiamo dal principio: per la gestione privata di un ospedale non esistono pazienti ma esistono innanzitutto clienti, ed è per questo che un servizio così fondamentale della modernità, quale è il diritto alle cure che tenda alla gratuità, viene considerato un servizio da erogare al meglio possibile solo perché il cliente (ops, paziente!) ha pagato e quindi lo pretende, come se, nella sanità pubblica, i singoli cittadini non stessero comunque pagando per il servizio attraverso i contributi e non potessero avanzare nessuna pretesa di miglioramento del servizio sanitario pubblico.
La differenza sta nel fatto che l’ospedale privato è un’azienda e che quindi, secondo l’immaginario attuale, non può essere contestata con argomenti politici, perché teoricamente propone un “prodotto” che si potrebbe tranquillamente non scegliere, mentre l’ospedale pubblico, che si può contestare politicamente poiché la gestione è data all’amministrazione pubblica, viene contestato troppo poco spesso per avere un reale peso incisivo sull’erogazione del servizio qualora quest’ultimo dovesse scarseggiare o non esistere proprio.
Assistiamo a scene di persone che possono pagare per andare in strutture private e fare la voce grossa per aver cacciato fuori i soldi, e poi vediamo poveretti che, sopraffatti dalla rassegnazione e dalla disorganizzazione, non sono ancora capaci di mobilitarsi per pretendere ciò che spetta loro e finiscono con l’abbandonarsi a sospiri e lamentele inconcludenti sulla sanità pubblica.
La sanità pubblica è una conquista delle classi più povere e bisogna essere consci che il diritto alla salute va difeso dalla privatizzazione e che non può essere negoziabile con nessuna logica imposta dal modello di gestione capitalistica.

Invece per quanto riguarda l’assunzione del personale, essendo l’ospedale privato un’azienda privata (ça va sans dire), è a discrezione del consiglio di amministrazione che valuterà in base ai propri parametri di valutazione. Nella sanità pubblica invece c’è necessariamente un concorso e questo basterebbe per rompere il mito secondo cui in quest’ultimo tipo di gestione ci siano solo assunzioni di nomina politica. È vero che purtroppo ce ne siano ed è da condannare ma ciò non rappresenta minimamente la totalità delle assunzioni. È vero però quest’altro aspetto: nel privato non ci sarebbero nomine politiche, poiché è sufficiente soddisfare le aspettative del “datore di lavoro”, cosa che assolutamente in sé non assicura l’assenza di personale raccomandato.

A proposito di ricatto occupazionale: il Mater Olbia non darà lavoro più di quanto ne avrebbe dato la sanità pubblica se tutti gli ospedali galluresi avessero lavorato a pieno regime, con tutti i reparti aperti e con tutto il personale in servizio. Che il Mater Olbia dia una possibilità di assorbimento occupazionale, è vero solo se non riusciamo a riconoscere che quei posti di lavoro sono sottratti alle strutture pubbliche del circondario. Quindi, che il Mater Olbia crei più occupazione di quanta ce ne sarebbe nella sanità pubblica, è falso.

Preoccupati per il miglioramento dei servizi sanitari in Gallura, si decide di mobilitare la popolazione sarda per protestare contro una struttura privata, ovvero il suddetto Mater, su cui saranno dirottati servizi e posti letto che invece sarebbero potuti essere in mano all’amministrazione pubblica e dislocati nelle strutture de La Maddalena, Tempio, Arzachena, Olbia. Il fenomeno del Mater infatti prevede un nuovo tipo di accentramento dei servizi sanitari che risulteranno sbilanciati su Olbia, in contrapposizione a ciò che le stesse comunità galluresi hanno sperato per anni.
Associazioni e singoli cittadini vorrebbero un miglioramento palpabile soprattutto per quanto riguarda cure che non vengono prestate nelle vicinanze, ad esempio manca il reparto diabetologia, ma è inspiegabile questo entusiasmo per una nuova struttura privata su cui verranno dirottate delle cure come se Olbia fosse in posizione baricentrica e come se la solfa dovesse cambiare per le comunità galluresi lontane da Olbia, come ad esempio Trinità d’Agultu, Santa Teresa o La Maddalena.
Assai vizinu.

Si legge perfino qua e là per la rete che si voglia negare alla Gallura la possibilità di avere tutta una serie di servizi. Falso, perché il problema sta nel fatto che proprio quei servizi che vanno dal punto nascite alla senologia fino alla diabetologia, sono stati tagliati o ridimensionati o mai aperti negli ospedali e nei poliambulatori galluresi, così come è successo in altri punti della Sardegna come Nuoro e Sassari (in cui si è dovuto faticare con anni di proteste per avere la Breast Unit), per essere invece affidati all’ospedale privato Mater Olbia. Quindi è da ritenersi falso affermare che non si voglia dotare la Gallura di determinate cure o di un tot di posti letto, perché in vero, quei servizi, la Gallura li avrebbe dovuti avere coperti dal pubblico e non dal privato a danno della gestione pubblica.

Avere questi servizi nel privato, comporta un costo maggiore per la Regione Sardegna che è competente in materia di sanità. Quei servizi di pubblica gestione negati al territorio gallurese, ripeto, sono stati progressivamente tagliati in altre strutture per essere affidati, a costo maggiorato, alla gestione privata del Mater. Cioè a costo maggiorato? Qualcuno dovrà pagare quei servizi: il paziente paga il ticket, perché il Mater è privato ma convenzionato, e il resto del costo della prestazione viene coperto dalla Regione Autonoma Sardegna, il ché vuol dire che pagherà la differenza al prezzo deciso dall’amministrazione del Mater.
Dinà pùbligghi in busciaca privadda e furisthera.

In una Sardegna sensata, le strutture ospedaliere private non dovrebbero esistere, ma così non è purtroppo. Le strutture private in Sardegna esistono, ma il vero scandalo che possiamo individuare nell’immediato è che le strutture pubbliche subiscano dei tagli, per poi vedere quei servizi precedentemente tagliati affidati alla gestione privata.
Dove si è mai visto che la gestione di un ospedale privato si possa vantare di essere complementare e non concorrenziale alla rete di strutture sanitarie pubbliche, quando nei fatti non è mai stato concorrente proprio perché è portato a diventare parzialmente sostitutivo? Il privato è necessariamente concorrente laddove il pubblico offre già un servizio, non raccontiamoci storie, ma questo pare che faccia eccezione nell’idilliaco clima che si è creato attorno al Mater: perché mai vantare la complementarietà, dopo aver assistito ad una progressione di tagli ai servizi di gestione pubblica fatti passare come apparentemente necessari? Necessari a cosa? Grazie al piffero che adesso si può parlare di complementarietà, dopo la cessione di servizi e posti letto al privato!

La Caminera Noa intende migliorare la qualità della vita della Gallura e di tutta la Sardegna e respinge al mittente ogni accusa di ostilità verso le comunità galluresi. Altrimenti non si spenderebbe in questa campagna che ha come parole d’ordine I) la difesa della sanità pubblica, II) la difesa delle piccole strutture ospedaliere diffuse sul territorio, III) la fornitura di servizi e cure attualmente assenti in Gallura. Nessuna simpatia per un ospedale che si prefigge di fornire anche quelle cure, ma che è privato ed utilizzerà denaro pubblico per operare in sostituzione e a danno degli ospedali e degli ambulatori già esistenti sparsi per la Gallura.

Faccio presente inoltre che parte degli attivisti di Caminera Noa sono galluresi e che questi si spendono già da anni in favore della sanità pubblica e in favore della decentralizzazione dei servizi su tutto il territorio gallurese, opponendosi strenuamente contro la logica liberista secondo cui, i servizi che non creano profitto o che servano a comunità troppo piccole per gli standard estranei alla Sardegna, non siano degni di essere erogati.

Confermeranno lor signori della Qatar Investment Authority, che la sanità è una direzione di arrivo del denaro pubblico e non una vacca da mungere per trarne profitto?

Carlo Manca
militante di Caminera Noa

«Non un centesimo alla sanità privata!» Manifestazione al Mater

La  locandina di Caminera Noa che chiama a raccolta i sardi contro l’impiego di denaro pubblico per l’apertura dell’ospedale privato del Qatar

Recentemente, in seguito alle polemiche sui problemi burocratici legati all’apertura del complesso ospedaliero di proprietà della fondazione del Qatar (il Mater Olbia), diversi portatori di interesse avevano minacciato di scendere in piazza per chiedere con forza la sua apertura (qui).

Addirittura l’ex deputato olbiese del PD Giampiero Scanu aveva dichiarato a mezzo stampa (qui) che «i folli ci sono anche in questa città. Non esistono solo a Cagliari e Sassari dove ci possono essere interessi rappresentati da un certo tipo di massoneria o legati alle cliniche private».

Ma evidentemente in Sardegna non tutti sono disposti a rimanere proni di fronte alla privatizzazione della sanità pubblica che vede nell’operazione “Mater” il suo fiore all’occhiello. Oltre ai numerosi comitati che scenderanno in piazza in diverse parti della Sardegna il 7 giugno e all’attivissima Rete Sarda Difesa Sanita’ Pubblica, spunta una originale mobilitazione del nuovo soggetto-progetto politico Caminera Noa.

Finora si erano fatte manifestazioni, assemblee affollatissime, fiaccolate, persino scioperi della fame, ma nessuno aveva mai organizzato una manifestazione davanti all’edificio che è diventato il pomo della discordia tra chi ci vede una imperdibile occasione di sviluppo economico e chi invece il simbolo della colonizzazione e della privatizzazione del diritto alla salute.

Caminera Noa ha lanciato ieri on line un appello che riportiamo integralmente affiancato da un evento facebook che invita i cittadini sardi alla mobilitazione.

Da notare che non si dice soltanto “no” ma si fanno anche proposte concrete sul come spendere quelle risorse destinate annualmente a finanziare il Mater (sono previsti circa 60 milioni di euro dei cittadini sardi per dieci anni erogati ogni anno dalle casse della Regione alle casse della Qatar Foundation).

buona lettura:

Giù le mani dalla sanità pubblica!

La sanità pubblica è un bene comune che va tutelato, in particolare quando si cerca di minarlo finanziando con denaro pubblico le strutture private come il Mater Olbia a scapito di strutture anche di eccellenza presenti sul territorio sardo.

Strutture ospedaliere: chiediamo il miglioramento dei servizi ospedalieri pubblici di grandi dimensioni che invece vengono impoveriti in tutta la Sardegna (Olbia compresa), e la tutela dei piccoli che sono a rischio chiusura o che vengono declassati e trasformati in pronto soccorso o strutture di lunga degenza. Un esempio è quello dei punti nascita: chiediamo che non vengano chiusi solo perché non rispondono a parametri, europei e italiani, stabiliti sulla base di concetti economici di austerity completamente decontestualizzati dalle realtà a cui vengono applicati.

Legge 124/98, articolo 3: Perché non destinare i finanziamenti regionali dati al Mater Olbia ad altre voci di spesa?
Chiediamo che la Regione Sardegna recepisca i commi 11 e 13. Essi prevedono che, se le strutture pubbliche non possono garantire entro 30/60 giorni l’erogazione di una prestazione sanitaria, questa venga effettuata in regime privato a rimborso da parte della Direzione Sanitaria competente, o intramoenia, al costo del solo ticket.

Breast Unit: l’idea iniziale del Mater Olbia era quella di un polo di eccellenza per l’ematologia pediatrica, trasformandosi poi (con il passaggio della partnership dal Bambin Gesù al Gemelli) teoricamente in centro specializzato in oncologia senologica. Ciò comporta il depauperamento della Breast di Cagliari, della SMAC di Sassari e metterebbe a rischio l’avvio della Breast di Nuoro.

Giù le mani dalla nostra terra!
La Costa Smeralda conserva ancora un enorme patrimonio naturalistico da tutelare dall’aggressione di chi vorrebbe attuare un enorme piano di speculazione basato essenzialmente sul cemento e l’intreccio di affari tra la politica e il fiume di petroldollari provenienti dalla Monarchia Saudita del Quatar.

La Qatar Investment Authotiy, il fondo sovrano del Paese più ricco del mondo, ha infatti acquistato nel 2012, la Smeralda Holding dal finanziere americano-libanese Tom Barrack, entrando in possesso di un patrimonio immobiliare consistente in 4 alberghi, la marina di Porto Cervo, il Pevero Golf Club e soprattutto nei 2.300 ettari di terreni vergini su cui oggi incombe la minaccia di una immensa lottizzazione.

Tenuto conto della necessità di salvaguardia di un importante patrimonio naturalistico, finora sfuggito alle cementificazioni per via di vincoli paesaggisti che ne impediscono la lottizzazione, occorre sottolineare che la vendita di terreni ad un fondo sovrano significa vendere direttamente parti del proprio territorio ad un Paese straniero, in questo caso una potente monarchia saudita in grado, con il flusso di investimenti milionari spalmati in più settori strategici, dai trasporti alla sanità, di influenzare decisioni politiche importanti in funzione di interessi estranei ai cittadini, sempre più vittime inconsapevoli di accordi siglati sulla loro pelle.

La vicenda del Mater Olbia non fa alcuna eccezione e anzi si presenta come una operazione coloniale senza precedenti, in cui la pressoché totalità delle forze politiche si sono schierate a favore dell’investimento saudita nella sanità sarda, la cui razionalizzazione si traduce in una drastica riduzione di servizi irrinunciabili, finendo per favorire gli investimenti del Qatar nel settore. In questo sconcertante scenario, il coro di promesse di centinaia di posti di lavoro fatte da una larghissima schiera di forze politiche, che deriverebbero dagli investimenti qatariani nel Mater Olbia, lasciano intravvedere il preludio per l’abbattimento di vincoli e impedimenti all’aumento di cubature e alla realizzazione di nuove faraoniche costruzioni. In poche parole più cubature, cemento e deroghe in cambio di petroldollari. In questa direzione pare essere orientato il governo Pigliaru e i suoi alleati sovranisti che intendono modificare il PPR del 2006.

Ad uno scenario di questo tipo diciamo no, decisi a difendere gli interessi del popolo sardo, le nostre risorse incontaminate e un modello di sviluppo che non metta a rischio il nostro habitat in cambio di business ed interessi politici di qualsiasi natura.