La lezione sulle basi a scuola diventa un virus

Nella foto Gianluca Corda

Il dibattito sull’occupazione militare nelle scuole rischia di diventare virale dopo la bufera abbattutasi sul Liceo Scientifico Lorenzo Mossa di Olbia e sul prof. Cristiano Sabino a causa dell’ormai celebre interrogazione parlamentare (urgente) da parte di alcuni senatori di Forza Italia in merito all’incontro promosso nella medesima scuola.

Ora il Dirigente Scolastico dell’Istituto Amsicora di Olbia-Oschiri Gianluca Corda, dichiara: “Nelle prossime settimane proporrò al Collegio docenti del mio istituto, l’organizzazione dello stesso convegno. Chiederò la disponibilità a parteciparvi agli stessi relatori: l’On. Scanu, il prof. Sabino e chi vorrà intervenire, con grande piacere, anche tra i rappresentanti dell’esercito. Un momento per ribadire la libertà delle scuole di organizzare momenti formativi su temi importanti per i nostri giovani, con la stessa serietà con la quale è stato fatto al “Mossa”. Un’occasione per riaffermare la contrarietà a strumentalizzazioni politiche come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Sarebbe bello se lo facessero anche altri istituti, magari anche insieme, per la libertà e contro le strumentalizzazioni.”

Nei giorni scorsi il giovane Dirigente era intervenuto su La Nuova Sardegna in merito ai fatti dell’interrogazione parlamentare (qui) dicendo: “Qualcuno potrà dire che sono di parte, dopo aver studiato in questa scuola e averci insegnato per otto anni. Ma è proprio per questo, perché conosco la serietà, oltre che la competenza dell’amico Dirigente Scolastico e del Collegio dei docenti nel progettare e coordinare iniziative del genere, la serietà dei relatori, che ritengo infondata ogni critica.
Mi rammarica invece constatare che, spesso, le attività delle scuole di approfondimento di temi importanti per gli alunni, anziché essere valorizzate, sono oggetto di strumentale speculazione politica.”

Intanto diversi insegnanti annunciano sui social network che si stanno occupando di tenere lezioni sulla presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna.

Assisteremo ad una nuova interrogazione parlamentare che chiede il debellamento del virus “separatista” che si sta rapidamente diffondendo nelle scuole sarde?

La lotta NO BASI va alla lavagna

Una foto del convegno

Venerdì 17 marzo presso il liceo scientifico Lorenzo Mossa si è tenuto un affollato incontro con i ragazzi della scuola sul tema della presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna (qui).

Il Dirigente scolastico Luigi Antolini ha aperto i lavori sottolineando il carattere democratico della scuola e la necessità di portare i ragazzi «a dotarsi di tutti quegli strumenti utili per formarsi una propria opinione informata dei fatti e vivere così pienamente la propria cittadinanza in maniera attiva».

Il prof. Cristiano Sabino ha spiegato le ragioni del progetto ricordando che la scuola italiana in Sardegna non è purtroppo ancora attrezzata sul piano dello studio e della conoscenza della realtà relativa alla Sardegna e che «troppo spesso formiamo ragazzi e ragazze che vedono la loro terra come qualcosa di marginale, non interessante, lontano dal loro orizzonte culturale e di vita».

La prima relazione è stata curata da Enrico Puddu, giovane attivista del comitato sardo “A Foras” che, facendo scorrere delle slides, ha snocciolato i numeri di quella che egli stesso ha definito «occupazione militare»: più del 60% del demanio militare si trova in Sardegna e i tre più importanti poligoni di tiro di tutta Europa. Molto clamore ha suscitato l’esempio del poligono di Teulada, diviso in quattro settori, di cui uno chiamato zona “delta”, o anche “zona morta”, cioè un territorio reso inquinatissimo e pericoloso da decenni di bombardamenti a tappeto. Puddu ha insistito anche sui luoghi comuni pro-basi riportando alcuni dati che fanno pensare che le ricadute per le popolazioni che vivono in prossimità dei poligoni non siano poi così positive perché nei paesi limitrofi è elevatissimo il tasso di disoccupazione e di spopolamento. Ad Arbus i disoccupati sono il 32%, a Teulada il 20%, medie comunque al di sopra della media regionale. Sempre Teulada poi, dal 1961 ad oggi, ha perso ben il 41% degli abitanti. Insomma, dati tutt’altro che confortanti!

Puddu ha poi parlato del problema legato alla salute e all’inquinamento citando anche la mancanza del registro sardo dei tumori.

È poi intervenuto l’avvocato Gianfranco Sollai, parte civile al processo di Quirra, che ha ringraziato l’attività di comitati, indipendentisti e pacifisti che negli anni hanno focalizzato l’attenzione sul tema, permettendo che si aprisse l’inchiesta della Procura. Sollai ha letto il capo di imputazione contro i comandanti che si sono avvicendati alla guida del Poligono negli ultimi anni: «per aver cagionato un persistente e gravo disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di animali, di decine di pastori, del personale della base e di numerosi cittadini». Sollai ha poi parlato della relazione della ASL di Lanusei che ha accertato un numero altissimo di malformazioni degli animali di allevamento e che il 65% dei pastori frequentanti il poligono è deceduto per linfomi e tumori a causa del torio radioattivo il quale è capace di modificare il DNA. La stessa relazione rileva negli animali da allevamento tassi importanti di torio, uranio e piombo.

L’ultimo intervento è stato quello dell’on. Giampiero Scanu, della commissione sull’uranio impoverito. Scanu ha rimarcato la necessità di fare chiarezza su cosa si spara nei poligoni e anche su chi frequenta gli stessi per addestrarsi o sperimentare, cioè sulla tracciabilità di tutto ciò che vi accade all’interno. A proposito della zona “delta” del poligono di Teulada ha raccontato la sua esperienza da parlamentare in visita al poligono: «chiesi di visitare la penisola interdetta, la famosa zona delta, ma il comandante disse che era impossibile perché perfino i gabbiani avrebbero avuto problemi a posarsi su una zona morta per sempre. Com’è possibile» – ha concluso Scanu – «che in un paese civile e democratico si possa accettare che anche una sola zolla di terra sia “morta e interdetta per sempre”?».