Uniss e accordi militari: Brigata Sassari a lezione

Striscione apposto fuori dal Quadrilatero

Nella mattinata di giovedì 12 ottobre, alcuni militanti del Culletivu S’IdeaLìbera e di A Foras – Contra s’ocupatzione militare de sa Sardigna, hanno effettuato un’azione di sensibilizzazione presso il Polo Didattico-Universitario Quadrilatero dell’Università di Sassari, luogo che ospitava presso l’aula Mossa un seminario dal titolo “Preparazione culturale delle missioni all’estero” con relatore Pasquale Orecchioni (Tenente Colonnello della Brigata Sassari), facente parte del Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale messo in piedi dall’Ateneo Turritano con in accordo con la Marina Militare e l’ Esercito Italiano.

Appena arrivati i militanti hanno esposto uno striscione con scritto:
“Brigata Sassari a lezione: opprimere i popoli, servire i ricchi”
per continuare poi a distribuire volantini sia all’interno dell’aula Mossa che nel cortile dell’Università.
Durante tutta la durata dell’azione sono state presenti tre volanti della Polizia Italiana e gli agenti della Digos a cui si è aggiunta una volante dei Carabinieri mandata sul posto per staccare lo striscione, quando i militanti erano ormai andati via. Di seguito viene riportato il volantino distribuito durante l’azione.

 

“BRIGATA SASSARI A LEZIONE: OPPRIMERE I POPOLI, SERVIRE I RICCHI!

Cosa si nasconde dietro il Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale?
Nonostante l’Ateneo Turritano rassicuri affermando che “il Corso si discosta nettamente dai corsi imperniati unicamente sulle scienze sociali o di quelli di Scienza della Difesa e della sicurezza ad indirizzo militare” per comprendere meglio dove si inserisce il corso di Laurea è necessario soffermarsi su due aspetti: il primo riguarda la classe di concorso a cui afferisce (non a caso la classe L-DS Lauree in Scienze della Difesa e della Sicurezza), il secondo sono le convenzioni in atto strette dall’Ateneo.

Carabinieri staccano lo striscione

I corsi di Laurea afferenti alla classe L-DS si caratterizzano per un’apertura evidente al mondo militare; come recita l’art.2 del decreto che li istituisce, questi corsi sono “finalizzati alla formazione di esperti e di ufficiali delle Forze armate” e “I laureati della classe sono professionisti, militari o civili, dotati della preparazione culturale, dell’addestramento teorico-pratico e di una spiccata sensibilità al rispetto dei diritti umani per operare con incarichi di comando, di gestione e di coordinamento nei settori di unità militari, di sicurezza interna ed esterna, di tutela del territorio nazionale e dei suoi beni, di tutela degli interessi strategici ed economico-finanziari dello stato italiano e dell’Unione Europea, di gestione e direzione di sistemi organizzativi-funzionali, anche di carattere non specificatamente militare.”
Il corso diventa finalizzato alla formazione di queste categorie, ma allo stesso tempo segna un’importante svolta: il mondo militare entra nell’ambito della gestione civile ed umanitaria, la logica del controllo sociale e dell’approccio securitario si amplia anche a questi contesti.

Nel 2016 l’Ateneo (rettore Massimo Carpinelli) firma la convenzione con l’Esercito Italiano e la Marina Militare. La convenzione permetterà al personale delle Forze Armate di seguire il corso di studio universitario a prezzi di iscrizione agevolati. Gli studenti, inoltre, avranno la possibilità di svolgere specifici progetti di tirocinio nell’ambito delle Forze Armate di appartenenza. E cosa ha in cambio l’Ateneo turritano? “L’Esercito potrà concorrere all’offerta formativa con l’inserimento all’interno dei percorsi didattici di seminari o stage attraverso specifici accordi attuativi”… insomma, l’Università apre le porte ai militari e in cambio l’Esercito dà formazione, tirocini e stage. La motivazione la fornisce lo stesso Rettore, il quale sottolinea come “l’esperienza professionale del personale militare possa essere valorizzata e messa a frutto in ambito civile”. I militari, insomma, non solo devono essi stessi diventare studenti, ma docenti e formatori, portando così la prospettiva e l’ideologia militare dentro le Università con tanto di riconoscimento ufficiale da parte dell’Istituzione universitaria. Infine, prevedendo una presenza delle forze armate tra i banchi, lo studente “civile” si troverà sin da subito in una realtà a forte connotazione militare: militari saranno i suoi compagni e i suoi docenti, militari saranno gli ambiti di tirocinio pratico. In poche parole, il mondo dell’Università diventa il primo importante passo per abolire un confine fino a qualche anno fa ancora marcato: il mondo militare dal mondo civile, il mondo della guerra dal mondo della società civile.

A testimonianza di come questo intreccio sia effettivo, ecco elencati una parte dei seminari promossi dal Corso di Laurea nell’anno 2016:
-Danilo Fancellu e Roberto Spolvieri (MM Mariscuola La Maddalena) rispettivamente “Introduzione alla Cybersecurity” e “Informatica forense: esperti informatici e tecniche di indagine”.
-Paolo Scotto di Castelbianco (direttore della scuola di formazione dell’Intelligence) “La cultura della sicurezza. Le nuove sfide della intelligence italiana” che chiude l’intervento dicendo: “Non vi chiediamo di lavorare per noi ma con noi”. Una frase che fa capire come la figura di operatore che si vuole creare con il Corso di Laurea sia inserita nel sistema di controllo e di sicurezza, in sinergia con gli apparati militari e della difesa.

Tenere a mente queste connessioni diventa fondamentale per capire che apparentemente “innocui” seminari (come quello odierno) e i vari Corsi di Laurea con collaborazioni militari si inseriscono in un quadro più ampio, dove anche l’Università diventa il luogo in cui far accettare la militarizzazione della società come normale procedura per la sicurezza pubblica, trasformando il militare (sia sul piano dell’accettazione sia su quello legale) da strumento bellico a forza di intervento in caso di crisi sociale, ad ulteriore difesa delle istituzioni politiche ed economiche, difensore della pace sociale necessaria per continuare a sfruttare e far profitto. In Sardegna in particolare questa strategia mostra un’evoluzione nei metodi tradizionali di reclutamento, non si ricerca più solamente il ragazzo disoccupato in cerca di una fonte di reddito, ma vuol creare figure professionali civili legate a doppio filo con le Forze Armate e l’industria militare, anche con l’obbiettivo di far crescere il consenso nella società sarda rispetto alla pesante occupazione militare dell’isola, che ospita il 60% del demanio militare italiano, fra cui gli enormi poligoni militari, principale causa di sottosviluppo, emigrazione, disoccupazione e malattie dei territori che li ospitano.”

A Foras: fermiamo la Joint Stars

Locandina della manifestazione

“Fermiamo la Joint Stars. Fermiamo la Guerra” così esordisce il comunicato di A Foras per la chiamata della mobilitazione prevista il 14 ottobre nel porto di Cagliari, con concentramento alle ore 15 in Piazza Darsena.
Per la prima volta, infatti,  A Foras decide di manifestare in mezzo alla popolazione della capitale sarda per far sentire la vicinanza dell’occupazione militare anche ai centri politici ed economici della nostra isola, poiché essa è diffusa capillarmente su tutto il territorio e non è ascrivibile soltanto alle basi militari.

Nei prossimi giorni il porto di Cagliari sarà invaso da navi e sommergibili militari. Uomini e blindati sbarcheranno sulle nostre coste con l’obiettivo di addestrarsi a un’imminente azione offensiva di guerra. Il porto diventerà un approdo per navi e sommergibili a propulsione nucleare, che sosteranno vicino alle navi passeggeri. Questa massiva presenza militare a Cagliari è dovuta all’inizio della Joint Stars.

Cosa è la JOINT STARS?

La Joint Stars comprende quattro esercitazioni che dal 14 al 29 ottobre occuperanno il sud della Sardegna. In particolare il poligono di Teulada vedrà i soldati della NATO e della Forza Marittima Europea esercitarsi per dieci giorni nelle principali forme di combattimento sul mare e dal mare. Esercitazioni di questo tenore non sono, né potranno mai essere, difensive ma bensì palesemente offensive, finalizzate insomma alla guerra. Lo scenario delle esercitazioni sarà allestito come una Sardegna autoritaria, in cui vige un regime totalitario.

AForasCamp: si riparte con le mobilitazioni

Si è conclusa domenica 10 settembre, nella Marina di Tertenia, la seconda edizione dell’A FORAS CAMP, il campeggio contro l’occupazione militare.

Alla sei giorni di assemblee, seminari di autoformazione, tavoli di lavoro tematici e socialità hanno partecipato oltre 200 persone, provenienti da tutta la Sardegna e non solo. Di rilievo il contributo (nell’organizzazione e nella presenza ai lavori) della componente locale dell’assemblea di A FORAS, il KOS (Kumone Ozastra Sarrabus), oltre che di altri partecipanti provenienti da Tertenia e dintorni.

Il campeggio, tenuto nel camping Tesonis, aveva l’obiettivo di rilanciare il percorso di A FORAS. Inoltre si voleva allargare la partecipazione al campeggio e in generale la lotta contro le basi nei territori interessati dal Poligono di Quirra: l’Ogliastra e il Sarrabus.
Quest’ultimo obiettivo si è concretizzato grazie a ben due iniziative portate avanti con successo a Tertenia, durante il primo e il quarto giorno di campeggio. Martedì 5 settembre è stato presentato il campeggio in piazza Martin Luther King, nella stessa piazza, venerdì 8, si è tenuta una cena popolare, accompagnata da proiezioni, teatro e concerti (vedi foto).
L’assemblea plenaria e i tavoli di lavoro, riuniti in campeggio, hanno raggiunto una sintesi e programmato le prossime attività e mobilitazioni. La presenza di A FORAS nella scuole e nelle università sarde si intensificherà, sia con le iniziative già in essere (come il progetto “Sardigna terra de bombas e cannones”, già presentato a Sassari e a Olbia), che con nuove idee, progetti e concorsi. Il tavolo sulle relazioni internazionali proseguirà l’analisi degli scenari di guerra dove sono impegnati i diversi eserciti presenti nella basi sarde, oltre che curare i rapporti e dare solidarietà alle diverse realtà impegnate contro l’occupazione militare al di fuori dell’isola. Come già fatto per il Poligono di Quirra, a breve sarà pubblicato un dossier che approfondirà gli effetti dell’occupazione militare sul Poligono di Teulada (curato dal tavolo economia).
Si citano anche i lavori del nuovo tavolo, dedicato allo studio e all’azione diretta contro la logistica della filiera bellica (trasporto via terra, aria e acqua di veicoli, ordigni e militari). Una della novità rispetto alla scorsa edizione è stato lo spazio dedicato all’auto formazione: il seminario interno sul Poligono di Quirra.

All’interno del campeggio l’assemblea delle donne si è appropriata di uno spazio di discussione come momento di confronto e riflessione sul sessismo, le differenze sessuali e di genere con la messa in discussione dell’autoritarismo patriarcale.

Non sono mancate le iniziative collaterali: oltre alle due serate a Tertenia e l’escursione di mercoledì 6 al Nuraghe Nastasi, i partecipanti al campeggio e i terteniesi, che hanno risposto all’appello, hanno potuto passare ben 5 serate con dj set e concerti. Queste attività sono state possibili grazie ad artisti locali e del resto dell’isola che hanno dato il proprio contributo ad A FORAS (Alberto Agus e Angelo Murgia di Tertenia, B.O.B. Crew dall’Ogliastra, Pronto Intervento Show di Alghero, Matteo Zuncheddu di Burcei, Dr Drer e i CRC Posse da Cagliari, gli Stranos Elementos di Porto Torres, Dj Nigola di Tertenia e Djesso di Cagliari).
Durante il campeggio si è svolta anche la mostra dedicata ai simboli e alle immagini che ci sono state inviate in seguito al nostro appello, volto alla costruzione dell’immaginario collettivo di A FORAS. Negli ultimi mesi sono giunti ad A FORAS 15 elaborati grafici, quasi tutte immagini, che presto saranno utilizzati attraverso diversi canali comunicativi (banner, locandine, magliette). Tra le varie proposte pervenute, una in particolare si è distinta per la sua forma, semplicità e riproducibilità. Quest’ultimo simbolo, sarà adottato da A FORAS come proprio, oltre ovviamente a tutte le altre immagini pervenute. Tutti gli elaborati- oltre quelli che ancora arriveranno- saranno presenti in una mostra itinerante che girerà tutta la Sardegna.
Nell’ultima giornata del campeggio, si è svolta la plenaria generale di A FORAS, dedicata interamente alle mobilitazioni previste per il prossimo autunno. Il prossimo mese di ottobre sarà denso di iniziative. In particolare, l’assemblea ha deciso di aderire all’appello per una mobilitazione globale contro le basi militari, indetto dal Movimento No Dal Molin e previsto per la settimana dal 7 al 14 ottobre. A FORAS proseguirà le proprie iniziative, in quanto dal 14 al 29 ottobre si terrà nel sud della Sardegna (sopratutto nel Poligono di Teulada) l’ennesima prova di forza della nostra controparte: la mega esercitazione Joint Star. Saranno pertanto organizzate tante iniziative diffuse, di azione diretta e di sensibilizzazione, organizzate dai tavoli tematici e dai gruppi territoriali di A FORAS. Una prima importante data sarà quella di sabato 14 ottobre, a Cagliari, che vedrà attraccate nel suo porto le navi militari impegnate nella Joint Star.
Il campeggio si è tenuto a ridosso di un radar facente parte del Poligono di Quirra, che per sei giorni è stato simbolicamente “assediato”. Come ampiamente comunicato, non si intendeva in alcun modo violare tale zona militare, bensì lavorare in prospettiva, ponendo le basi perché in un futuro quelle reti vengano tagliate e superate in massa, con il contributo della popolazione locale. Nonostante ciò si è assistito a un inspiegabile dispiegamento di forze dell’ordine: diversi blindati, tra cui la celere in antisommossa, posti di blocco e decine di unità schierate, sia nella Marina di Tertenia, che nel paese stesso (che dista oltre 10 km dal campeggio). Inoltre, ogni notte circa 10 poliziotti e/o carabinieri sostavano fuori dal campeggio. I militari disposti lungo le reti hanno spiato e controllato (con binocoli, camere e tele obiettivi) i partecipanti del campeggio.

Furia Rossa: «Così abbiamo smentito l’Esercito»

Intervista al Collettivo Furia Rossa

 

 

Alcune delle foto fornite dal Collettivo Furia Rossa dei relitti bellici nell’area del Poligono militare italiano di Capo Frasca

 

Antonio Sergio Belfiore del Cocer ha pubblicamente sostenuto che il Poligono di Capo Frasca viene puntualmente bonificato. è così?

Evidentemente no e le foto che abbiamo diffuso nei giorni scorsi ne sono una ulteriore dimostrazione. Ormai i militari devono entrare nell’ottica che in Sardegna l’aria è cambiata, vi è un risveglio delle coscienze rispetto all’occupazione militare della nostra terra e non possono più raccontarci quello che vogliono senza il rischio di essere smentiti; non solo non siamo più disposti a berci le loro verità ufficiali ma siamo sempre più vigili e pronti a raccontare altre verità.

In tanti in questi mesi estivi con le proprie imbarcazioni si sono avvicinati al poligono e hanno potuto vedere coi propri occhi i residuati bellici delle esercitazioni militari depositati al suolo, in un contesto che se non fosse stato contaminato da decenni di giochi di guerra sarebbe un gioiello naturale; e se ad alcuni il giro in barca è andato bene ad altri è arrivata la multa della Guardia di Finanza per aver navigato nel proprio mare. Si, perché non è propriamente vero che tutta l’area a mare viene restituita ai sardi durante il fermo estivo delle esercitazioni; vi è infatti una ampia porzione di mare, la cosiddetta “area ristretta” che è permanentemente interdetta alla navigazione e alla sosta delle imbarcazioni.

E a proposito di bonifiche, poiché con esse non dobbiamo intendere solo quelle a terra ma anche quelle a mare, è bene ricordare che per stessa ammissione della Capitaneria di Porto di Oristano, nell’area denominata “area residua”, peraltro attraversabile dalle imbarcazioni, “è tuttora accertata o probabile la presenza sul fondo di mine magnetiche, siluri, proiettili od altri ordigni esplosivi, pericolosi per la navigazione”. Si vorrà procedere a bonificare anche quest’area o dovremo continuare a vivere costantemente col rischio che qualche pescatore o bagnante salti in aria?

Nei mesi scorsi il vostro collettivo si è pubblicamente con Giacomo Cao sul caso dell’acquisto della SOGEAOR da parte di una cordata di cui fa parte anche il Distretto AeroSpaziale Sardo. Siamo davanti ad una militarizzazione dell’Aeroporto di Fenosu?

Non sappiamo con certezza cosa accadrà a Fenosu, perché gli acquirenti si nascondono dietro il segreto industriale. Il fatto è che in Sardegna il DASS è riuscito a mettere su una struttura che rappresenta tutti gli elementi del complesso Industriale-Militare-Universitario sardo. Si tratta di un sistema entro il quale tutto è collegato a tutto; quando si parla di ricerca scientifica ogni piccolo progresso in un campo può rivelarsi utile in altri campi vicini, così se anche a Fenosu si sviluppassero solo tecnologie aeronautiche civili, i risultati della ricerca sarebbero utili anche ai rami di questo complesso che si occupano di aeronautica militare. Inoltre, alcune dichiarazioni di soggetti che fanno capo alla cordata che ha acquistato la SOGEAOR (la società che gestisce Fenosu), fanno intravedere un coinvolgimento del ramo aerospaziale di Airbus, che fra le altre cose si occupa proprio di aeronautica militare.

Il vostro collettivo partecipa attivamente ai lavori del Movimento AForas, l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare, che fra pochi giorni svolgerà il suo secondo campeggio. Potete aggiornarci sullo stato dei lavori?

Si, da martedì 5 Settembre e fino al 10 Settembre si svolgerà il secondo campeggio di A Foras, quest’anno nella marina di Tertenia, comune non privo di carica simbolica, in quanto “ospitante” una parte del poligono di Quirra.

Il logo del collettivo della sinistra indipendentista oristanese

Il campeggio è una fase molto importante per il movimento perché sarà l’occasione per tirare le somme di un altro intenso anno di lotta e per costruire le basi di quello che verrà attraverso l’analisi, l’autoformazione e il confronto anche grazie alla rimodulazione dei tavoli di lavoro che quest’anno saranno cinque (vedi il programma: http://www.pesasardignablog.info/2017/08/24/tra-occupazione-e-resistenza-a-foras-camp-2017/). La straordinarietà di A Foras pensiamo stia proprio in questa sua ecletticità: quando c’è da fare analisi si fa analisi; quando c’è da fare azione diretta si fa azione diretta; quando c’è bisogno di fare un corteo comunicativo lo si fa; quando c’è bisogno di fare informazione e comunicazione si creano momenti di discussione ovunque ce ne sia bisogno; perché un metodo di azione non esclude l’altro. Una ecletticità, quella di A Foras, sicuramente sostenuta dalla diversità di forze che animano il movimento e che riescono a rispettarsi a vicenda, nel nome di una causa che è ben più importante dei singoli gruppi.

Durante il campeggio sarà sicuramente importante iniziare a costruire l’opposizione alla maxi-esercitazione “Joint Stars 2017” che si terrà dal 14 al 29 Ottobre a Teulada e che è stata definita nel sito dell’Aeronautica come “il maggiore evento addestrativo dell’anno per la Difesa”.

Ovviamente il campeggio non sarà solo impegno e passione politica ma anche momento di socialità, aggregazione e divertimento.

Ne approfittiamo qui per ringraziare tutti i compagni e le compagne che stanno dando anima e cuore nell’organizzazione dell’A Foras Camp 2017!

 

 

 

 

 

 

 

Tempio: recita di fine anno militarizzata

Scatto dalla mostra documentaria “Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del Novecento“, a cura di Gianluca Gabrielli.

Lunedì 26 a Tempio Pausania, in occasione della recita di fine anno nella Scuola dell’infanzia “Maria Assunta”, comunemente nota “da Vico”, i bambini hanno intonato “Dimonios”, l’inno della Brigata Sassari.

Nel corso delle ultime settimane, le educatrici hanno fatto preparare ai bambini e bambine dell’istituto gestito dalle Missionarie Figlie di di Gesù Crocifisso la consueta recita di fine anno nella quale è stato appunto incluso l’inno. La Congregazione in questione è stata fondata da Mons. Salvatore Vico l’8 dicembre 1925.

Questo non è l’unico episodio di indottrinamento militare sui bambini avvenuto di recente a Tempio. In occasione dell’inaugurazione del Palazzetto dello Sport, lo scorso 9 aprile, dopo i saluti dell’amministrazione e la benedizione del vescovo Sanguinetti, le majorettes hanno marciato sulle note di “Dimonios” in versione remix.

A questo link è possibile reperire l’audio della recita in questione.

Fonte

Tempio, Scuola dell’infanzia: recita di fine anno militarizzata con “Dimonios” (audio)

Tempio: presentazione del dossier sul PISQ

Oggi nell’Aula Magna della Biblioteca G.M. Dettori di Tempio Pausania, il Fronte Indipendentista Unidu ha presentato il 1° Dossier sul Poligono d’Addestramento Interforze del Salto di Quirra (PISQ). Il documento è stato realizzato dal Tavolo di lavoro “Economia, salute, ambiente, territorio” del movimento A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna.

E’ stata ospitata a Tempio la presentazione del lavoro svolto negli ultimi mesi, anche in vista del successivo appuntamento che si è svolto a Cagliari il 2 giugno 2017: una lunga giornata di sensibilizzazione e partecipazione popolare con A Foras Fest.

Il Dossier sul PISQ è stato realizzato per la manifestazione del 28 aprile 2017, “Sa Die de sa Sardigna contra s’ocupatzione militare”, lanciata da A Foras proprio a Quirra. Il lavoro è il frutto dell’impegno di decine di militanti attivi in A Foras che hanno partecipato nel corso dei mesi al Tavolo di lavoro citato, uno dei vari ambiti di studio e approfondimento.

Sono sei in tutto i Tavoli di lavoro che si occupano a 360° del tema della militarizzazione della Sardegna. Dal Tavolo Scuola e Università a quello dedicato al DASS – Distretto Aerospaziale della Sardegna, passando per l’RWM, la fabbrica di armamenti di Domusnovas nota per rifornire prevalentemente l’Arabia Saudita impegnata nell’aggressione allo Yemen.

Il Dossier PISQ è stato illustrato da Michele Salis, militante di A Foras che ha curato la parte riguardante le ricadute economiche, oltre alla revisione complessiva dell’intero Dossier, e da Luigi Piga, del Fronte Indipendentista Unidu, che si è occupato della parte storica e demografica.

Inoltre, sono stati presentati e dibattuti anche gli altri capitoli del Dossier PISQ: il procedimento penale in corso a Lanusei “Veleni di Quirra” e il richiamato progetto DASS.

La presentazione è stata ripresa a  cura di Radio Tele Gallura ed è in programmazione su RTG per una settimana. Oggi a partire dalle ore 19:35.

Tempio, Dossier PISQ: video presentazione Biblioteca G.M. Dettori (22/05/2017)

DASS: A FENOSU CON IL RAMO MILITARE DELL’AIRBUS?

“Avevamo promesso che avremmo smentito Giacomo Cao e così è stato”.

Domenica 4 giugno il Comitato No Basi – Oristano ha presentato il dossier sul Distretto Aerospaziale della Sardegna elaborato dai ragazzi e le ragazze del Comitato Studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna, in cui vengono messi in luce i rapporti tra industria militare e DASS.

Riportiamo di seguito il succo delle argomentazioni svolte domenica e infine delle interessanti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Nurjana Technologies su Fenosu dell’estate 2016.

Dire che il DASS non ha alcun rapporto con l’industria e la ricerca militare, come ha fatto Cao il 21 aprile sulle pagine di Oristano della Nuova Sardegna, è assurdo. Ecco le parole di Cao: “I nostri soci e i nostri progetti per 230milioni di euro si svolgono esclusivamente a fini civili”. Iniziamo dai soci: il dossier mette in evidenza come “Aermatica Spa, Avio Spa, Centro Sviluppo Materiali, Intecs Spa, Nurjana Technologies Srl, Poema Srl, Vitrociset Spa siano tutte a vario titolo coinvolte nell’industria dello sviluppo di sistemi d’arma, chi producendo componentistica il cui utilizzo finale può essere utilizzato indifferentemente in ambito civile e militare, chi mediante l’offerta di servizi informatici per la gestione delle complesse tecnologie elettroniche integrate nei sistemi d’arma stessi, chi direttamente mediante l’assemblaggio e la produzione di sistemi d’arma completi. Sebbene il DASS non sia attualmente direttamente coinvolto nei progetti legati al settore difesa di queste aziende, la contiguità e lo scambio di competenze rimangono ovvi, e l’utilizzo finale dei prodotti della ricerca, d’altra parte, rimane nemmeno troppo occulto, in particolare per quel che riguarda lo sviluppo dei droni e dei sistemi di tracciamento satellitare (le cui finalità militari sono di per sé evidenti)”.

Veniamo ora ai progetti di ricerca:

I razzi VEGA

Si tratta di un vettore europeo per il lancio di piccoli satelliti che ha avuto fondamentali momenti di sviluppo proprio nell’area del Poligono di Quirra. “In particolare al PISQ sono stati svolti i test a terra per il secondo e terzo stadio del lanciatore VEGA, nel 2005 e nel 2008. Il mancato utilizzo successivo delle rampe del PISQ nelle sperimentazioni del VEGA è dovuto al sequestro dell’area nel corso dell’inchiesta intentata dalla procura di Lanusei per disastro ambientale. Queste attività sono infatti fortemente impattanti dal punto di vista ambientale, come evidenziato dalla lettera aperta pubblicata il 15/09/2015 dal professore del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e firmata da diversi ricercatori e docenti universitari impegnati come consulenti scientifici sulla questione PISQ, in occasione della ventilata ipotesi di un trasferimento della sperimentazione del VEGA nell’area industriale di Porto Torres (la lettera è disponibile in internet e ne consigliamo la lettura al link: http://ilmanifesto.info/storia/non-riprovateci/)”.
I razzi VEGA sono stati utilizzati inoltre dalla Aeronautica Militare Turca per lanciare in orbita il satellite militare Gokturk-1 “equipaggiato con un sensore ottico in grado di generare immagini ad alta risoluzione da qualsiasi luogo della terra per usi sia militari che civili”. Non è difficile immaginare l’utilizzo di questo satellite nel contesto della guerra interna contro l’opposizione curda nel sud-est della Turchia e nel contesto del conflitto siriano. Siamo qui nel nocciolo dell’ipocrisia sottesa alla nozione di dual use, fingere che tutte le azioni di supporto logistico, produzione, sorveglianza, ricognizione, siano distinte dal contesto della distruzione bellica e delle vittime umane che produce”.

Droni

Recita il dossier a questo proposito: “Venendo alle operazioni in cui è già coinvolto direttamente il DASS, recentemente è stato stabilito un accordo con la Piaggio Aero Industries, per validare l’utilizzo del drone MALE Hammerhead P-1HH come veicolo postale. Questo drone è descritto così sul sito internet a lui dedicato dal costruttore: <<Il P1HH HammerHead è adatto per un vasto raggio di missioni ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance), di Difesa e Sicurezza, e definisce una flessibilità nei ruoli di missione insuperata e fissa una nuova frontiera di Concetto di Operazione per la Difesa>>; nelle intenzioni dell’azienda il P-1HH dovrebbe entrare in concorrenza con il Predator americano, comunemente usato nei teatri di guerra. Attualmente ne sono stati venduti 8 esemplari agli Emirati Arabi Uniti, paese attualmente impegnato in campagne belliche in Libia, Siria e Yemen (e in una vasta campagna di armamento), che dal 2014 controlla Piaggio Aero Industries mediante la sua società Mubadala Development Company. Questo drone è stato testato al PISQ per tutti gli ultimi mesi del 2016 in esercitazioni a fuoco, come è indicato molto chiaramente nel Programma addestrativo del PISQ fornito alle autorità regionali il 4 maggio del 2016, la validazione per uso postale è un puro e semplice specchietto per le allodole, al più servirà ad allargare il mercato per un prodotto la cui finalità prioritaria è chiaramente militare, ed è probabilmente solo un tentativo disperato di aiutare la Piaggio Aero Industries ad uscire dalla crisi nera in cui l’ha gettata proprio la svolta militarista sancita dallo sviluppo del P-1HH, con il risultato invidiabile di 132 dipendenti in cassa integrazione, un piano industriale che da mesi non si riesce ad approvare e bilanci in passivo, da anni, per decine di milioni di euro.”

Tante altre sono le questioni che affronta il dossier, ma questa è solo un’anticipazione che punta a dimostrare come le affermazioni di Cao siano completamente slegate dalla realtà, tutte le altre saranno disponibili quando avverrà la pubblicazione del dossier.

Il PISQ

Cao sulla Nuova del 21 aprile nega che il DASS punti ad acquisire la gestione del Poligono di Quirra ed in effetti qua va sottolineato che è la Regione, e non il DASS, a far trasparire in numerosi passaggi questa volontà. La strategia politica della RAS sulla questione dell’occupazione militare della Sardegna punta alla progressiva riduzione delle aree di Capo Frasca e di Capo Teulada e nell’utilizzo del PISQ come centro per lo sviluppo dell’industria aerospaziale. Ora, questo implica chiaramente il coinvolgimento da protagonista del DASS, di cui fra l’altro la Regione è socia attraverso la partecipazione di CRS4 e Sardegna Ricerche. Questo spiega anche perché Raffaele Paci abbia svolto assemblee in ogni paese del Sarrabus per promuovere il Distretto Aerospaziale. Ciò che noi contestiamo è che l’aerospaziale sia una vera riqualificazione per Quirra: in realtà viene presentato con una nuova etichetta ciò che si è sempre fatto nel PISQ.

FENOSU E AIRBUS DEFENCE AND SPACE

Infine il lavoro di ricerca dei ragazzi e delle ragazze del Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna ha permesso di trovare un documento del DASS dove si parla di Fenosu. Si tratta della brochure di presentazione del DASS (http://www.dassardegna.eu/wp-
content/uploads/2017/05/Brochure_DASS_29-05-2017.pdf). A pagina 26 viene riportato un articolo del 7 luglio 2016 dell’edizione cagliaritana della Nuova Sardegna, in cui viene presentato con grande clamore un accordo riguardo lo sviluppo di un sistema di localizzazione definito Sistema Inerziale, fra il Distretto Aerospaziale e la società Airbus Defence and Space, ossia il ramo militare di Airbus. Il Sistema Inerziale fondamentalmente serve a individuare con grande precisione la posizione di un velivolo in qualsiasi momento, laddove il GPS ha invece necessità della copertura satellitare: è qualcosa che già si applica alle navi e ai veicoli terrestri, ma che nel campo aeronautico ha bisogno di ulteriori studi. Sicuramente una volta sviluppato può essere applicato a tutti i tipi di velivoli, compresi quelli militari, nonché ai missili. E i dubbi sul rapporto tra questo progetto e l’industria militare diventano insostenibili quando appunto entra in gioco la Airbus Defence and Space che produce soprattutto aerei militari. Fenosu è citato non nelle dichiarazioni di Cao, ma in quelle di Pietro Andronico, amministratore delegato di Nurjana Technologies, (che insieme ad Aeronike e DASS costituisce il raggruppamento temporaneo di imprese che ha acquistato la SOGEAOR), con un passato in Vitrociset e con esperienza nel ramo della tecnologia e ricerca militare come facilmente visibile dal suo profilo Linkedn. Andronico dichiara: “l’ipotesi è quella di appoggiarsi agli aeroporti di Fenosu e di Tortolì. Questo Cao si è dimenticato di dirlo nelle dichiarazioni alla Nuova del 21 aprile scorso – non sappiamo perché – ma in ogni caso questo piccolo accenno è presente nella brochure del DASS aggiornata al 29 maggio scorso il che ci lascia pensare che il progetto sia ancora in piedi e che l’acquisto della SOGEAOR sia avvenuto in vista di questo obiettivo, vista anche la coincidenza temporale. Purtroppo cosa ci sia in questo accordo fra Airbus Defence and Space e DASS non possiamo saperlo, si tratta di una scrittura fra società di diritto privato, ma ci sia permesso di esprimere qualche dubbio. Se c’è di mezzo Airbus Defence and Space è evidente come la realizzazione di questo sistema inerziale verrà applicata anche agli aerei militari: perché altrimenti avrebbe dovuto investire il ramo militare di Airbus e non quello civile? E allora Cao, se vuole convincerci, deve mostrare l’accordo con Airbus e dimostrare che non ci sarà alcuna implicazione militare; inoltre continuiamo a chiederci quale sarà la ricaduta occupazione e in generale economica sul territorio oristanese con progetti di questo tipo e anche qua vorremmo vedere delle risposte da parte di Cao e degli enti pubblici coinvolti nella svendita della SOGEAOR.

Comitato No Basi – Oristano

Storie di ordinaria repressione per A Foras

di Nicolino Piras

Quest’anno non è stato un anno facile per la mia famiglia, per le mie compagne i miei compagni, è stato difficile supportare con lo stesso vigore e spontaneità le mie convinzioni e i miei ideali.
Per la prima volta nella mia vita mi sono trovato seriamente nel mirino della questura di Cagliari e dei militari a causa del mio attivismo contro la guerra e l’occupazione militare della Sardegna. Nel giro di pochi mesi durante l’autunno mi sono stati recapitati due regalini della natura dei quali ancora mi stupisco. Mi intristiscono per gli effetti che hanno sulla mia libertà e tranquillità nell’affrontare questa lotta.
Nel mese di settembre (a un anno dai fatti) mi è stato notificato un foglio di via da Teulada, Porto Pino e Sant’anna Arresi per 3 anni.
La mia notifica è stata l’ultima di 22 che l’hanno preceduta, consegnateci perchè prima di un corteo, per cui avevamo chiesto l’autorizzazione, siamo stati identificati nei dintorni della base di capo Teulada con “fare sospettoso”.
Siamo stati privati della libertà di calpestare la terra dove siamo nati per aver fatto un sopralluogo prima di un corteo. Siamo limitati nel muoverci per paesi e spiagge, condannati senza diritto di replica o di udienza davanti a una narrazione viziata della polizia militare e l’intraprendenza asfissiante della DIGOS nel perseguitarci.
La stessa intraprendenza che qualche mese più tardi mi avrebbe portato altre noie ben più gravi. Infatti durante l’estate andammo in 18 a contestare la presenza di marina militare, esercito e Saras nelle aule dell’Università. Srotolammo uno striscione e intonammo cori davanti a 150 militari, istituzioni politiche, clericali e universitarie per protestare davanti all’ennesima comparsata militare e di una grossa azienda petrolchimica in facoltà per parlare di salvaguardia e protezione dei fondali marini. Avete capito bene? La marina militare quella dell’operazione Mare aperto, quella della zona Delta a Teulada, la penisola interdetta per sempre e inquinata irreversibilmente a causa di cannoneggiamenti continui dagli anni 50, insieme al più grande polo petrolchimico del Mediterraneo che vengono a parlarci di tutela ambientale in Università.
A questo punto da celiaco mi aspetto un invito alla sagra del pane a Villaurbana.
Dopo qualche mese io e gli altri partecipanti al blitz ci trovammo di fronte all’ennesima condanna unilaterale, senza né denuncia né dibattimento né udienza, eravamo stati condannati a un mese e 30 giorni di carcere, commutati in una multa di 11.250 euro a testa, tramite decreto penale di condanna, per violenza privata. Sì signori, violenza privata commessa da 18 persone su 150 militari, vi rendete conto? Io che ho una paura fottuta della violenza, che ripudio la violenza gratuita e ingiustificata, sono stato condannato e multato per violenza privata per aver concretizzato un mio fondamentale diritto di fronte a una presenza vergognosa nelle aule che avevo qualche anno prima attraversato da studente.
La polizia militare e la questura mi hanno dato due medaglie per aver difeso la mia terra: il foglio di via e il decreto penale di condanna.
Due medaglie conquistate per una scelta, due medaglie prese per aver sviluppato coscienza critica e protagonismo; la coscienza di chi pensa che non sempre ciò che è giusto e anche legale, la coscienza che la guerra non corrisponde a difesa del territorio e delle sue genti, la coscienza che i popoli siano i reali detentori dei territori che vivono e non chi ci specula e li distrugge in nome di chissà quale stato, quale progresso o profitto. Il protagonismo di chi mette il proprio corpo e la propria voce a servizio della Sardegna e del movimento, di chi macina chilometri intorno al poligono di chi cura gli ematomi causati dall’istinto repressivo di questo stato.
Se necessario violeremo queste restrizioni, ci faremo forza del vostro sostegno e complicità, daremo noi il foglio di via ai carriarmati, gli aerei e le navi che da 60 anni stuprano le terre sarde. Sanzioneremo e pretenderemo un risarcimento dagli eserciti e dai politicanti che hanno trasformato la Sardegna nella portaerei della NATO.
SA LUTA NO SI FIRMAT! A FORAS MILITARIS DE SA SARDIGNA

Anticolonialismu

Dalla festa della “Repubblica” alla lotta contro l’occupazione militare

Dopo un anno di lotta  e all’indomani di una imponente giornata di lotta e di festa l’Assemblea sarda contro l’occupazione militare traccia un bilancio politico.
Lo scorso 2 giugno a Cagliari – scrivono gli attivisti –  è stata una grande giornata contro l’occupazione militare con musica, poesia e informazione. La grande giornata di mobilitazione organizzata da A Foras ha raggiunto l’obiettivo di riunire le diverse componenti della società civile che si oppongono all’uso della Sardegna come colonia da devastare per testare armi e produrre bombe usate contro popolazioni civili. Una giornata di lotta e di festa che si vuole ripetere annualmente nella città capoluogo per capovolgere la festa della Repubblica italiana tempestata di parate militari, mentre sulla Sardegna grava il peso maggiore delle servitù militari con tutti i danni che ne derivano.

Ieri – proseguono gli attivisti – un lungo e multicolore corteo, con persone e bandiere arrivate da tutta l’isola, ha percorso per molte ore le strade cittadine nelle quali insistono diverse strutture militari, tra Marina Piccola e piazza dei Centomila. Striscioni e slogan hanno ricordato i motivi della manifestazione e di tutto il percorso di “A Foras”, iniziato proprio un anno fa, il 2 giugno 2016, con la prima assemblea a Bauladu: completa dismissione dei poligoni, riconversione della fabbrica di bombe, bonifiche e risarcimenti, restituzione delle terre alle comunità.

Dopo il corteo, i partecipanti hanno raggiunto il colle San Michele per il concerto con tanti artisti rappresentativi di diversi generi musicali, dal progressive al jazz, dalla canzone d’autore al rap e hip hop. Sul palco a sostegno dell’azione di A Foras sono saliti: Claudia Crabuzza, Nicola di Banari, Patrizio Fariselli, Enzo Favata, Slim Fit, Gesuino Deiana, i Menhir, Futta e Dj Padrino, Dr. Drer e Crc Posse. Alla musica si sono aggiunti gli interventi del poeta perfomer Sergio Garau e della poetessa Luana Farina. Numerosi gli interventi degli attivisti, con testimonianze dirette sui danni all’ambiente e sulla salute, sulla repressione e sulle forme di lotta e gli obiettivi di “A Foras”. Nel corso della serata è stato inoltre proiettato, per la prima volta in versione integrale, il documentario “Oltre l’aporìa” realizzato da Cladinè Curreli durante la manifestazione a Quirra del 28 aprile scorso.

La giornata – concludono gli organizzatori – si è chiusa con un bilancio più che positivo per la quantità delle adesioni e per il sostegno arrivato anche da altre realtà internazionali che si battono per l’autodeterminazione dei popoli. “A Foras” prosegue il suo cammino senza sosta e con sempre maggiore determinazione, verso la formazione di un grande movimento di massa per il raggiungimento degli obiettivi. Il prossimo appuntamento è fissato per l’11 giugno con l’assemblea a Bauladu, dove si discuterà il programma del prossimo semestre che prevede la seconda edizione del campeggio e la pianificazione delle azioni di informazione nelle scuole, università e territori, oltre ad altre azioni dirette contro i poligoni e le esercitazioni.

“A Foras” ringrazia tutti i partecipanti e gli artisti che hanno preso parte alla giornata del 2 giugno e rinnova l’invito a partecipare alle assemblee e a seguire tutti i canali ufficiali di comunicazione:

il blog http://aforas.noblogs.org,

la pagina facebook https://www.facebook.com/aforas2016/?fref=ts,

twitter @aforasnews.

A Foras: dopo un anno di lotta

di Bakis Murgia

La mia opinione vale poco e per quel che vale la esprimerò all’assemblea di A FORAS prevista per l’11 giugno a Bauladu in cui, fra le altre cose, presumibilmente si tireranno le somme della manifestazione del 2 giugno.

A poco più di 24 ore dalla manifestazione ho molti pensieri che mi frullano la testa ancora scottata.

Per gli standard di una battaglia difficile e completamente boicottata dai politici unionisti ascari al governo della Sardegna (da Cagliari in su) nonché dai media (invisibile qualsiasi traccia degli inviti alla manifestazione prima e, dopo, menzionata solo con qualche ridicolo spazio in cui si parla delle conseguenze del corteo sul traffico) il risultato è stato positivo.

Dicono cinquecento, ma forse più, persone si sono riversate per strada in un giorno di festa simbolico per quello stato che contestiamo: i partiti indipendentisti c’erano tutti, per una volta dalla stessa parte, tante associazioni, tanti giovani e voci diverse.

Se lo scopo era celebrare un anno di movimento organizzato, contestare un giorno di farsa e ritrovarci tutti compatti allora è stato raggiunto.

Ma, detto questo, penso che il movimento A FORAS debba cambiare paradigma di azione.

La rincorsa alle manifestazioni non sta funzionando: la gente oltre la stretta cerchia dei militanti non si mobilita e l’informazione estemporanea che si fa durante i cortei anche più grandi come quelli di venerdì – per non parlare di quelli più contenuti e confinati dalla forze dell’ordine nelle zone militari – è veramente limitata.

Cinquecento o mille persone in strada mentre innumerevoli altre, benché raggiunte da inviti e sollecitazioni, mancano all’appello e preferiscono andare al mare a due passi da noi.

Oltre al primo istinto di incazzarsi o amareggiarsi per l’ignavia dei più, non rimane che da chiedersi cosa possiamo fare di meglio per coinvolgerle; perché se A FORAS e più in generale il movimento nazionale di liberazione dall’occupazione militare potranno mai avere successo questo arriverà soltanto da un coinvolgimento molto più penetrante della gente.

Non ho la ricetta per un’evoluzione vincente del movimento. Ho soltanto alcune idee e molte, queste sì, molte speranze.

La sensazione principale è che a fronte di un grande lavoro di ricerca e studio, sopratutto interno ad A FORAS che si è organizzata in gruppi di lavoro tematici, non corrisponda un adeguato output di informazione. C’è tanto da dire, tanto da documentare e queste informazioni fanno fatica a uscire dai soliti circoli, e quando lo fanno forse non sono correttamente organizzate (anche oggi nei pochi resoconti della manifestazione del 2 giugno parlano solo di pacifisti e antimilitaristi, tralasciando i significati anticolonialisti che per molti, forse i più, sono determinanti nella lotta).

Da questo punto di vista la manifestazione è l’ultimo strumento utile per diffondere coscienza: chiama soltanto chi è già allertato e informato.

Allora, oltre che concentrarsi sui contenuti e su come impacchettarli meglio, è mia opinione che sia necesario scegliere campi di battaglia più proficui e batterli con costanza – qualità che di certo non manca ai tanti militanti di questa causa.

Sarebbe bello considerare A FORAS come un centro di elaborazione e di riferimento per individui, associazioni, partiti che vogliano fare propria questa battaglia e ricevere da loro informazioni, supporto e materiali per attivare nuovi canali: in primo luogo coi più giovani e nelle scuole (tema nevralgico su cui peraltro si sta già lavorando) e poi capillarmente nel territorio, anche con incontri piccolissimi o micro-attività locali.

Insomma, la mia speranza è che si superi la fase di protesta come strumento principale del movimento e si passi a un momento più maturo e organizzato.

La mia non vuole essere una polemica: trovo che A FORAS al momento rappresenti l’esempio migliore di cross-movimento in Sardegna, la cui assemblea riesce a sintetizzare ed esprimere brillantemente diverse istanze e tradurle in azioni frequenti (una lezione per l’indipendentismo che potrebbe trarre spunti di metodo e collaborazione).

Dunque senza polemica, raccogliamo i frutti di questo primo anno di attività, organizziamoci ancora meglio ed entriamo nelle scuole e nelle case: i sardi hanno bisogno di sapere.
Quando sapranno acquisteranno coscienza e si mobiliteranno insieme a noi.
Allora non saremo più cinquecento o mille, e non ci chiameranno più soltanto pacifisti.