La guerra del Mater Olbia (tutti contro Caminera Noa)

Hanno lanciato un sasso nello stagno e indietro è tornato uno tzunami. Forse gli attivisti del nuovo soggetto-progetto politico sardo Caminera Noa nemmeno si aspettavano una tale levata di scudi (e di conseguenza anche una così grande focalizzazione di interesse) alla loro campagna contro il finanziamento pubblico all’ospedale di proprietà della Qatar Foundation “Mater Olbia”.

Si erano dati appuntamento sotto il palazzo regionale in una decina per annunciare le ragioni della manifestazione indetta davanti ai cancelli del Mater, sulla strada statale 125 Orientale Sarda, domenica prossima alle ore 11:00.

«È solo un’operazione di natura colonialistica, che poco ha a che fare con la sanità e molto con le logiche di mercato» – aveva dichiarato all’Ansa Sardegna Giovanni Fara, uno dei due portavoce. «Diremo che la sanità pubblica non si tocca – ha aggiunto l’altra portavoce, Alessia Etzi, insieme con il delegato della USB Enrico Rubiu, sindacato co-promotore della manifestazione – Il Mater è l’emblema di uno scambio tra Italia e Qatar che toglie risorse alla sanità pubblica, a danno di strutture anche di eccellenza presenti nel territorio sardo – dicono – i 58 milioni annui che la Regione stanzierà per il Mater potrebbero essere utilizzati per potenziare gli ospedali nei territori».

Il sospetto è che dietro ci sia una partita di giro legata  alla nuova legge urbanistica che, «se approvata – spiegano i tre referenti della mobilitazione – consentirebbe di sbloccare a favore del Qatar la costruzione di due milioni di metri cubi su circa 2300 ettari. Il Mater sarebbe semplicemente una contropartita, e non partirà sino a quando il ddl Erriu non avrà il via libera, ecco perché si registra tutta questa fretta di varare la legge sul governo del territorio».

Inoltre, a quanto pare, il Qatar punta anche su altri nodi economici e militari nevralgici, sono passate in sottotraccia le dichiarazioni del consigliere regionale dell’Upc, Pierfranco Zanchetta, il quale ha recentemente rivelato  che «dal prossimo anno i marinai dell’emirato dovrebbero perfezionare la loro formazione alla scuola allievi sottufficiali della Marina militare italiana Domenico Bastianini, uno dei pilastri della Marina italiana nella formazione di nocchieri, nostromi e tecnici di macchina. (…) La cooperazione tra la marina qatarina e quella italiana e’ frutto del lavoro svolto con un assidua presenza a Doha della ministra delle Difesa Roberta Pinotti- spiega Zanchetta-. La marina dell’emiro Al Thani ha annunciato anche l’acquisto di quattro corvette per la difesa aerea».

Qatar asso pigliatutto, qualcuno avverte, anche sull’affare “metano”. Insomma una vera e propria presenza economica pesante che non rende ben chiaro quali siano gli interessi effettivi e quali quelli usati come paravento propagandistico e cavallo di troia.

Una posizione non nuova quella esternata da Caminera Noa, già espressa a suo tempo dall’ex Consigliere regionale Claudia Zuncheddu, la quale aveva bollato quella del Mater una operazione neo-coloniale: «urbanistica e sanità trovano la sintesi nella più grande operazione neocoloniale italo-araba in Sardegna, il Mater Olbia. Sull’ambiguo ospedale nato su les affaires e gli scandali di Don Verzè fanno pace le grandi religioni e si riconciliano tutte le forze politiche di centro destra e di centro sinistra.

Sull’altare del Mater come ultimi sacrifici, a fine legislatura, si offrono Sanità Pubblica e Territorio. Passa il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, con la decimazione di interi servizi sanitari ed ospedali in tutta la Sardegna. Ci si avvia verso la privatizzazione del Sistema sanitario pubblico ed il ritorno al Far West nell’edilizia (…). A noi sardi dicono che intanto ci salverà il Mater Olbia, l’ospedale privato che funzionerà solo con i nostri finanziamenti pubblici, dicono. Ma i 58 milioni all’anno per dieci anni dalle casse sarde all’emiro non bastano più e l’apertura si rinvia da un’anno all’altro. È palese che insieme all’alibi della Sanità pressano gli interessi del cemento».

Queste e altre dichiarazioni però non avevano causato alcuna rivolta degli schiavi. Schiavi – per continuare a usare questa metafora letteraria – che invece si sono subito rivoltati al pensiero che la protesta si spostasse proprio ad Olbia e proprio davanti al Mater Olbia.

Così i giornali cartacei e on-line sardi sono stati tempestati di attacchi, alcuni al vetriolo, contro Caminera Noa.

A picchiare giù duro il consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Fasolino, che difende a spada tratta l’apertura di un «polo di eccellenza sanitaria in Sardegna, in grado di intervenire in tutte quelle situazioni che oggi costringono molti sardi a recarsi fuoridal’isola per le cure e a molti altri ad abbandonare i percorsi terapeutici per l’insostenibilità delle spese» (Nuova Sardegna, 12 giugno ). Fasolino nella medesima intervista ripropone poi il leitmotiv delle critiche standard a Caminera Noa: dire si al Mater non significa dire no alla sanità pubblica, il Mater sarà convenzionato, quindi sarà pubblico, il Mater non è sostitutivo ma integrativo, ecc..

Poi la presa di posizione del Tavolo Associazioni Gallura (Tag) attraverso la segretaria territoriale della CGIL e portavoce del Tag Luisa Di Lorenzo che si è detta addirittura «sorpresa, preoccupata e indignata dalla manifestazione indetta a Olbia da un gruppo indipendentista contro la nascita dell’ospedale Mater Olbia». La mobilitazione contro il finanziamento pubblico al fondo del Qatar sarebbe un attacco alla Gallura. Chissà se la segretaria territoriale della CGIL a suo tempo si è indignata alla stessa maniera per il contenuto della seguente relazione:

«la scelta strategica per noi è qualificare il nostro SSN, non privatizzarlo. È per questo che da subito ci siamo detti contrari all’apertura del Mater di Olbia che è stato visto da parte della politica della Provincia di OT come un volano di sviluppo. Perché invece non investire quelle risorse nell’efficientamento dei servizi pubblici? Forse quei capitali esteri si sarebbero potuti impiegare per sviluppare altri settori produttivi, senza contare che per noi non è indifferente da dove viene il finanziamento e dove vanno le nostre risorse» (stralcio della relazione della segreteria Funzione Pubblica della CGIL al convegno del 2015 sull’argomento).

Infine il PD olbiese che, dopo aver denigrato il profilo politico del nuovo soggetto-progetto politico («anonimi gruppi», «iniziativa di pochi, priva di senso, frutto di un’analisi semplicistica e riduttiva dell’argomento», ecc..), ricalca sostanzialmente le posizioni di Forza Italia sull’argomento, con toni se possibile ancora più a tinte rosa per l’iniziativa del Qatar: «il Partito Democratico di Olbia, da sempre sostenitore dell’apertura di un ospedale di eccellenza in città, riconoscendo il valore che tale iniziativa riveste, con la guida di eccellenza della Fondazione Gemelli e gli importanti investimenti del Qatar, si augura che tale iniziativa rappresenti l’ultimo “colpo di coda” di iniziative mai sopite contro un investimento fondamentale per la nostra città e i nostri territori».

Caminera Noa, per tutta risposta e senza scomporsi, ha diramato un lungo comunicato invitando tutte le voci critiche e palesemente ostili al pubblico confronto proprio in occasione della manifestazione. E per rilanciare la mobilitazione ha messo sul piatto nuovi argomenti che hanno anche la funzione di disinnescare tutte le critiche e gli attacchi subiti in queste 48 ore sulla carta stampata, sulle riviste on-line e anche alle immancabili numerose minacce e insulti arrivati sui social:

«Il 17 al Mater daremo la parola a tutti, anche a chi ci sta attaccando. Ma intanto chiariamo alcune cose fondamentali.

Rispondiamo alle molte critiche che sono arrivate e mezzo stampa e sui social alla nostra mobilitazione “Mancu unu citu in prus a su Mater Olbia e a sa sanidade privada”.

Nonostante si faccia di tutto per evitare di associare la realizzazione del Mater Olbia al ridimensionamento della rete ospedaliera pubblica, la verità è facilmente dimostrabile e tutta contenuta nelle diverse disposizioni che si sono succedute a cominciare dal 2014.

L’accordo stipulato, o meglio sarebbe dire imposto da Renzi a Pigliaru per agevolare “gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere” è chiaramente riportato nella legge di stabilità 164 del 2014, nel cap. 16 ai commi 1 e 2.

Art.16. Misure di agevolazioni per gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere.

  1. Al fine di favorire la partecipazione di investimenti stranieri per la realizzazione di strutture sanitarie, per la regione Sardegna, con riferimento al carattere sperimentale dell’investimento straniero da realizzarsi nell’ospedale di Olbia, ai fini del rispetto dei parametri del numero di posti letto per mille abitanti […], per il periodo 2015-2017 non si tiene conto dei posti letto accreditati in tale struttura. La regione Sardegna, in ogni caso, assicura, mediante la trasmissione della necessaria documentazione al competente Ministero della Salute, l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, i predetti parametri siano rispettati includendo nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura.
    2. Sempre in relazione al carattere sperimentale dell’investimento nell’ospedale di Olbia e nelle more dell’adozione del provvedimento di riorganizzazione della rete ospedaliera di cui al comma 1, la regione Sardegna nel periodo 2015-2017 è autorizzata ad incrementare fino al 6% il tetto di incidenza della spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati […]. La copertura di tali maggiori oneri avviene annualmente all’interno del bilancio regionale […]”

Soldi pubblici quindi, e posti letto, da sottrarre al resto dell’isola per un’opera, il Mater, che forse mai vedrà la luce, mentre la rete ospedaliera pubblica viene costretta ad annaspare.
In tutta questa vicenda non può non saltare agli occhi che nella riorganizzazione della rete ospedaliera approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 25 ottobre 2017 si fa riferimento solo alla prima parte della legge 164, e viene omessa completamente la parte in cui testualmente la Regione Sardegna “assicura l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018” si includano “nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura”.

Svista o voluta omissione? Il “punto di riferimento per la Gallura”, costerà caro all’isola: 178 posti letto convenzionati in fase di avvio che diventeranno 242 a regime. Così, mentre la parola d’ordine per gli ospedali pubblici è “riduzione della spesa”, per il Mater, gli euro messi a bilancio ammontano a 55,6 milioni all’anno (Deliberazione di Giunta Regionale n.24/1 del 26/06/2014) e non ci sarà da rallegrarsi per i galluresi: a cambio di quest’opera, che forse mai verrà completata, e barattata per 2 milioni di metri cubi di nuovo cemento lungo la costa, già stanno chiudendo i reparti di Tempio e il presidio di Santa Teresa.

L’efficienza della sanità pubblica non può essere un mero taglio delle spese ma una reale riorganizzazione che garantisca uguali servizi di qualità per tutti, in maniera indistinta a prescindere dalla densità abitativa delle aree di interesse.
I galluresi come i restanti cittadini sardi hanno il sacrosanto diritto di curarsi, senza farsi prendere in giro da chi continua a promettere il paradiso a prezzi scontati e non cascare nella trappola di barattare i loro diritti con quelli degli altri sardi.

Detto questo, abbiamo deciso di aprire la nostra manifestazione a chiunque voglia confrontarsi con noi, anche se da posizioni critiche o addirittura antagonistiche. L’unica cosa che esigiamo è il rispetto del nostro diritto democratico alla libertà di opinione che non permetteremo a nessuno di mettere in discussione.
Per questo motivo Caminera Noa invita tutti i cittadini di Olbia e Gallura, singoli o associati, a partecipare domenica 17 alla manifestazione contro la privatizzazione della sanità sarda di cui il Mater Olbia è l’emblema, a sostegno della Sanità Pubblica, sempre più impoverita sia di risorse sia di servizi.
Chi è interessato si potrà iscrivere a parlare, a titolo personale o uno in rappresentanza di ogni organizzazione, movimento, associazione, sindacato ecc.; si potrà intervenire per esprimere il proprio parere FAVOREVOLE o CONTRARIO, nel rispetto della pluralità d’opinione. A tutti sarà dato il microfono, ciò a dimostrazione che Una Caminera Noa muove da presupposti sì di lotta, che vuol dire individuare un problema e portarlo all’attenzione del pubblico per informare, ma soprattutto di apertura al dibattito, partendo dall’incontro e non dallo scontro, con i territori che più soffrono di questo impoverimento sanitario pubblico, a differenza di chi sui social ha usato termini violenti e persino minacciosi. Caminera Noa ribadisce, in particolare ai giornalisti abituati ad etichettare a tutti i costi, che il nostro non è un progetto esclusivamente indipendentista, e che si tratta invece di un soggetto-progetto politico aperto e pluralista, nato un anno fa fuori da logiche di aggregazioni pre elettorali, in continua evoluzione, basato sui valori democratici fondamentali e condivisi: l’antifascismo, l’antirazzismo, la necessità di superare il liberismo come modello economico, la sostenibilità e il diritto all’autodeterminazione.»

 

Evento Facebook della mobilitazione
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Perché il Mater Olbia non giova alla Gallura

di Carlo Manca

Premessa: scrivo questo modesto contributo, sapendo già di fare un buco nell’acqua. Parlare di Mater Olbia è un argomento spinoso e scrivo questo articolo principalmente per un pubblico a cui non riuscirò ad arrivare. Non sappiamo quanta gente si affaccerà a quella nuova mangiatoia che viene presentata come il non plus ultra dei servizi ospedalieri in Gallura, ma sappiamo che piace perché, in assenza dell’accesso a diverse cure, un ospedale privato che le promette sembra meglio di niente. L’entrata in funzione del Mater si prefigura come un ennesimo accentramento di servizi in un territorio poco popolato, bisognoso però di decentramento e di uscita dalle logiche aliene alle esigenze delle comunità galluresi e sarde.

Fotografia de Una Caminera Noa
Banner della campagna di Caminera Noa

​La Caminera Noa il 17 giugno 2018 ha programmato una mobilitazione davanti all’ospedale Mater Olbia. Il motivo di questo presidio è presto detto: si manifesta per la volontà di mantenere pubblica la sanità in Sardegna, protestando affinché gli ospedali privati costruiti nell’isola non sottraggano i servizi che invece possono e devono essere erogati dalla sanità pubblica. Chiaro, lineare.

Ciò che la Caminera Noa propone è un radicale cambio di paradigma rispetto alla logica di gestione della sanità pubblica. Le retoriche su quanto il Mater Olbia sia un polo ospedaliero di eccellenza, fanno breccia nell’immaginario popolare a cui ultimamente il popolo sardo è stato educato. C’è tutta una mitologia dietro la privatizzazione dei servizi pubblici (fra cui gli ospedali) che prevederebbe che, sotto una gestione privata, le cose vadano meglio, la qualità del servizio sia più alta, il personale sia necessariamente più qualificato e non “incozzato” (di nomina politica, per intenderci). Aggiungiamoci il sempreverde ricatto occupazionale, che è ormai un classico in Sardegna che storicamente ha fatto breccia anche in altri settori per mezzo di raffinerie, petrolchimici, miniere, fonderie e industria turistica insostenibile e stagionale.
I miti sulla privatizzazione dei servizi pubblici si appoggiano reciprocamente a una serie di luoghi comuni.

Partiamo dal principio: per la gestione privata di un ospedale non esistono pazienti ma esistono innanzitutto clienti, ed è per questo che un servizio così fondamentale della modernità, quale è il diritto alle cure che tenda alla gratuità, viene considerato un servizio da erogare al meglio possibile solo perché il cliente (ops, paziente!) ha pagato e quindi lo pretende, come se, nella sanità pubblica, i singoli cittadini non stessero comunque pagando per il servizio attraverso i contributi e non potessero avanzare nessuna pretesa di miglioramento del servizio sanitario pubblico.
La differenza sta nel fatto che l’ospedale privato è un’azienda e che quindi, secondo l’immaginario attuale, non può essere contestata con argomenti politici, perché teoricamente propone un “prodotto” che si potrebbe tranquillamente non scegliere, mentre l’ospedale pubblico, che si può contestare politicamente poiché la gestione è data all’amministrazione pubblica, viene contestato troppo poco spesso per avere un reale peso incisivo sull’erogazione del servizio qualora quest’ultimo dovesse scarseggiare o non esistere proprio.
Assistiamo a scene di persone che possono pagare per andare in strutture private e fare la voce grossa per aver cacciato fuori i soldi, e poi vediamo poveretti che, sopraffatti dalla rassegnazione e dalla disorganizzazione, non sono ancora capaci di mobilitarsi per pretendere ciò che spetta loro e finiscono con l’abbandonarsi a sospiri e lamentele inconcludenti sulla sanità pubblica.
La sanità pubblica è una conquista delle classi più povere e bisogna essere consci che il diritto alla salute va difeso dalla privatizzazione e che non può essere negoziabile con nessuna logica imposta dal modello di gestione capitalistica.

Invece per quanto riguarda l’assunzione del personale, essendo l’ospedale privato un’azienda privata (ça va sans dire), è a discrezione del consiglio di amministrazione che valuterà in base ai propri parametri di valutazione. Nella sanità pubblica invece c’è necessariamente un concorso e questo basterebbe per rompere il mito secondo cui in quest’ultimo tipo di gestione ci siano solo assunzioni di nomina politica. È vero che purtroppo ce ne siano ed è da condannare ma ciò non rappresenta minimamente la totalità delle assunzioni. È vero però quest’altro aspetto: nel privato non ci sarebbero nomine politiche, poiché è sufficiente soddisfare le aspettative del “datore di lavoro”, cosa che assolutamente in sé non assicura l’assenza di personale raccomandato.

A proposito di ricatto occupazionale: il Mater Olbia non darà lavoro più di quanto ne avrebbe dato la sanità pubblica se tutti gli ospedali galluresi avessero lavorato a pieno regime, con tutti i reparti aperti e con tutto il personale in servizio. Che il Mater Olbia dia una possibilità di assorbimento occupazionale, è vero solo se non riusciamo a riconoscere che quei posti di lavoro sono sottratti alle strutture pubbliche del circondario. Quindi, che il Mater Olbia crei più occupazione di quanta ce ne sarebbe nella sanità pubblica, è falso.

Preoccupati per il miglioramento dei servizi sanitari in Gallura, si decide di mobilitare la popolazione sarda per protestare contro una struttura privata, ovvero il suddetto Mater, su cui saranno dirottati servizi e posti letto che invece sarebbero potuti essere in mano all’amministrazione pubblica e dislocati nelle strutture de La Maddalena, Tempio, Arzachena, Olbia. Il fenomeno del Mater infatti prevede un nuovo tipo di accentramento dei servizi sanitari che risulteranno sbilanciati su Olbia, in contrapposizione a ciò che le stesse comunità galluresi hanno sperato per anni.
Associazioni e singoli cittadini vorrebbero un miglioramento palpabile soprattutto per quanto riguarda cure che non vengono prestate nelle vicinanze, ad esempio manca il reparto diabetologia, ma è inspiegabile questo entusiasmo per una nuova struttura privata su cui verranno dirottate delle cure come se Olbia fosse in posizione baricentrica e come se la solfa dovesse cambiare per le comunità galluresi lontane da Olbia, come ad esempio Trinità d’Agultu, Santa Teresa o La Maddalena.
Assai vizinu.

Si legge perfino qua e là per la rete che si voglia negare alla Gallura la possibilità di avere tutta una serie di servizi. Falso, perché il problema sta nel fatto che proprio quei servizi che vanno dal punto nascite alla senologia fino alla diabetologia, sono stati tagliati o ridimensionati o mai aperti negli ospedali e nei poliambulatori galluresi, così come è successo in altri punti della Sardegna come Nuoro e Sassari (in cui si è dovuto faticare con anni di proteste per avere la Breast Unit), per essere invece affidati all’ospedale privato Mater Olbia. Quindi è da ritenersi falso affermare che non si voglia dotare la Gallura di determinate cure o di un tot di posti letto, perché in vero, quei servizi, la Gallura li avrebbe dovuti avere coperti dal pubblico e non dal privato a danno della gestione pubblica.

Avere questi servizi nel privato, comporta un costo maggiore per la Regione Sardegna che è competente in materia di sanità. Quei servizi di pubblica gestione negati al territorio gallurese, ripeto, sono stati progressivamente tagliati in altre strutture per essere affidati, a costo maggiorato, alla gestione privata del Mater. Cioè a costo maggiorato? Qualcuno dovrà pagare quei servizi: il paziente paga il ticket, perché il Mater è privato ma convenzionato, e il resto del costo della prestazione viene coperto dalla Regione Autonoma Sardegna, il ché vuol dire che pagherà la differenza al prezzo deciso dall’amministrazione del Mater.
Dinà pùbligghi in busciaca privadda e furisthera.

In una Sardegna sensata, le strutture ospedaliere private non dovrebbero esistere, ma così non è purtroppo. Le strutture private in Sardegna esistono, ma il vero scandalo che possiamo individuare nell’immediato è che le strutture pubbliche subiscano dei tagli, per poi vedere quei servizi precedentemente tagliati affidati alla gestione privata.
Dove si è mai visto che la gestione di un ospedale privato si possa vantare di essere complementare e non concorrenziale alla rete di strutture sanitarie pubbliche, quando nei fatti non è mai stato concorrente proprio perché è portato a diventare parzialmente sostitutivo? Il privato è necessariamente concorrente laddove il pubblico offre già un servizio, non raccontiamoci storie, ma questo pare che faccia eccezione nell’idilliaco clima che si è creato attorno al Mater: perché mai vantare la complementarietà, dopo aver assistito ad una progressione di tagli ai servizi di gestione pubblica fatti passare come apparentemente necessari? Necessari a cosa? Grazie al piffero che adesso si può parlare di complementarietà, dopo la cessione di servizi e posti letto al privato!

La Caminera Noa intende migliorare la qualità della vita della Gallura e di tutta la Sardegna e respinge al mittente ogni accusa di ostilità verso le comunità galluresi. Altrimenti non si spenderebbe in questa campagna che ha come parole d’ordine I) la difesa della sanità pubblica, II) la difesa delle piccole strutture ospedaliere diffuse sul territorio, III) la fornitura di servizi e cure attualmente assenti in Gallura. Nessuna simpatia per un ospedale che si prefigge di fornire anche quelle cure, ma che è privato ed utilizzerà denaro pubblico per operare in sostituzione e a danno degli ospedali e degli ambulatori già esistenti sparsi per la Gallura.

Faccio presente inoltre che parte degli attivisti di Caminera Noa sono galluresi e che questi si spendono già da anni in favore della sanità pubblica e in favore della decentralizzazione dei servizi su tutto il territorio gallurese, opponendosi strenuamente contro la logica liberista secondo cui, i servizi che non creano profitto o che servano a comunità troppo piccole per gli standard estranei alla Sardegna, non siano degni di essere erogati.

Confermeranno lor signori della Qatar Investment Authority, che la sanità è una direzione di arrivo del denaro pubblico e non una vacca da mungere per trarne profitto?

Carlo Manca
militante di Caminera Noa

È ufficiale: a scuola si può parlare di BASI MILITARI

L’interrogazione parlamentare da parte dei senatori di Forza Italia Alicata, Floris e Gasparri lanciata il mese scorso nei confronti del collegio docenti del liceo scientifico Mossa in seguito all’incontro intitolato “Sardigna terra de bombas e de cannones”, ha scatenato una bufera. L’interrogazione era rivolta ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della difesa e recitava così:<<Premesso che: venerdì 17 marzo 2017, alle ore 11.30, nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Massa” si è svolto un incontro sulla presenza delle basi e poligoni militari in Sardegna; l’evento, denominato “Sardigna terra de bombas e cannones”, è inserito in un progetto della scuola che prevede altri tre eventi; l’incontro è stato moderato da Cristiano Sabino, noto esponente dell’indipendentismo sardo; a quanto risulta agli interroganti tra i relatori non compaiono figure tecniche, politiche o militari che possano sostenere le ragioni della presenza di queste basi e poligoni sul territorio della Sardegna, si chiede di sapere: se i Ministro in indirizzo non ritengano inconcepibile che, all’interno di istituti statali, vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio; se non ritengano opportuna la sospensione degli altri appuntamenti previsti su questi temi; se e quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto.>> (4-07200) (21 marzo 2017)

Il 7 aprile è finalmente pervenuta la risposta da parte del MIUR:<<Sulla vicenda è stata acquisita, tramite il competente Ufficio scolastico regionale per la Sardegna, un’ampia relazione da parte del dirigente scolastico del liceo scientifico statale “Lorenzo Mossa” di cui si riportano, in sintesi, i contenuti. L’evento, svoltosi il 17 marzo 2017 presso l’istituzione scolastica, rientra nell’ambito del progetto denominato “Sa die de sa Sardigna”, approvato dal collegio dei docenti per l’anno scolastico 2016/2017 in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa. Il progetto si propone, in particolare, di sviluppare le competenze di cittadinanza e la promozione della partecipazione studentesca, garantendo coerenza e continuità fra la didattica ordinaria e le attività e i progetti di ampliamento dell’offerta formativa, nonché di consolidare e potenziare i rapporti di collaborazione con il territorio e con le scuole in rete. Gli obiettivi generali individuati dal progetto sono i seguenti:
1) ricollocazione della Sardegna e del suo patrimonio demo-socioantropologico nel solco della storia;
2) informazione e confronto su alcuni temi di attualità che riguardano la vita di tutti i cittadini sardi e il futuro stesso dell’isola;
3) valorizzazione del patrimonio linguistico, storiografico e culturale in quanto elementi fondamentali da un punto di vista della formazione di una cittadinanza attiva e consapevole e anche come retroterra per opportunità lavorative e rinascita economica dell’isola.

Il progetto è, a sua volta, strettamente integrato con un altro di più ampio respiro denominato: “Cittadinanza e Costituzione – L’uomo e il cittadino: pensiero, informazione e azione consapevoli”, che si articola, per tutto il corso dell’anno scolastico, su due assi complementari:
a) percorsi curricolari di approfondimento della conoscenza della Carta costituzionale;
b) organizzazione e partecipazione a incontri e dibattiti su temi di attualità.

In virtù dei lavori svolti, il liceo “Mossa” è stato selezionato tra i finalisti del concorso ministeriale “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola: lezioni di Costituzione”. Con particolare riferimento all’evento, si rappresenta che l’incontro del 17 marzo si è svolto nell’aula magna della scuola dalle ore 11.30 alle ore 13.30 ed ha coinvolto gli studenti di 4 classi, due quarte e due quinte, con i rispettivi docenti dell’area storico-filosofica. Sono intervenuti, quali relatori, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’utilizzo dell’uranio impoverito, un componente del comitato “Aforas” ed un avvocato penalista che rappresenta la parte civile al processo noto come “I veleni di Quirra”. All’evento ha partecipato anche il professor Cristiano Sabino, docente titolare sul sostegno. Agli interventi dei relatori, della durata di circa 15 minuti cadauno, è seguito un dibattito, con diverse domande e contributi da parte di studenti e docenti. L’incontro, secondo quanto riferito, si è svolto in un clima di sereno, equilibrato e costruttivo confronto fra idee e posizioni diverse. In nessun frangente sono stati espressi, né nei toni né nei contenuti né tantomeno a livello di comunicazione iconica (non sono state adoperate bandiere, né distintivi, né volantini, né altro simile materiale), giudizi, slogan o espressioni contro le forze armate o di propaganda separatista. Il corretto confronto tra i relatori ed i partecipanti all’incontro è stato garantito nel rispetto della natura squisitamente formativa ed educativa dell’iniziativa e condiviso prima e durante i lavori. In conclusione della sua relazione, il dirigente scolastico ha sottolineato il senso formativo ed educativo del percorso progettuale, che trova la sua piena espressione negli indirizzi generali dell’offerta formativa della scuola, nella prospettiva di promuovere momenti di libero confronto delle idee all’interno della comunità scolastica, comunque rispettosi dei valori e dei principi costituzionali, attraverso i quali favorire la crescita di studenti cittadini consapevoli e responsabili. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca FEDELI>> (7 aprile 2017)

Vedi altri articoli sul tema:

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/30/linterrogazione-parlamentare-non-ferma-sa-die/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/27/la-lezione-sulle-basi-a-scuola-diventa-un-virus/

http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/23/interrogazione-parlamentare-contro-sabino-a-scuola-non-si-deve-parlare-di-basi-militari/

 

L’interrogazione parlamentare non ferma “Sa die”

Locandina dell’evento

L’interrogazione non ferma “Sa die”: venerdì secondo appuntamento al liceo Mossa di Olbia.

Dopo la bufera sollevata dai senatori della Repubblica Italiana che ha investito il liceo scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia e il prof. Cristiano Sabino, proponente del progetto, è confermato il secondo incontro in calendario.
Venerdì  31 marzo dalle ore 10:20 alle ore 12:20 l’associazione di docenti sardi “Storia sarda nella scuola italiana” presenteranno i materiali didattici ai ragazzi e ai docenti con una lezione dialogata basata sull’interattività.

Storia sarda nella scuola italiana” porta l’insegnamento- come dice il nome stesso- della storia sarda nella scuola italiana, dalla quale è esclusa perché non presente nei programmi ministeriali. Molti docenti già lo fanno, servendosi di materiale proprio e non fruibile dai colleghi. I docenti dell’associazione preparano materiale standard utilizzabile da tutti gli insegnanti, riproducendo linguaggio, complessità di contenuti, grafica dei testi scolastici. La differenza, rispetto a questi, è che tale materiale tratta appunto la storia della Sardegna e dei sardi.

La squadra dell’associazione è al momento composta da:

  • Maurizio Onnis, autore di testi scolastici per Mondadori, Loescher, D’Anna;
  • Isabella Tore, maestra elementare;
  • Annarosa Corda, docente al biennio delle superiori;
  • Maurizio Casu, docente al triennio delle superiori;
  • Alessandra Garau, archeologa;
  • Andrea Ledda, ingegnere, al supporto tecnico.
  • Luca Becciu, grafico.

L’associazione, che sarà presente venerdì al Liceo Mossa, ha iniziato a lavorare nell’autunno 2014 ed è composta solo da volontari.

Il lavoro è svolto e distribuito gratuitamente anche sul sito https://lastoriasarda.com/

 

La lezione sulle basi a scuola diventa un virus

Nella foto Gianluca Corda

Il dibattito sull’occupazione militare nelle scuole rischia di diventare virale dopo la bufera abbattutasi sul Liceo Scientifico Lorenzo Mossa di Olbia e sul prof. Cristiano Sabino a causa dell’ormai celebre interrogazione parlamentare (urgente) da parte di alcuni senatori di Forza Italia in merito all’incontro promosso nella medesima scuola.

Ora il Dirigente Scolastico dell’Istituto Amsicora di Olbia-Oschiri Gianluca Corda, dichiara: “Nelle prossime settimane proporrò al Collegio docenti del mio istituto, l’organizzazione dello stesso convegno. Chiederò la disponibilità a parteciparvi agli stessi relatori: l’On. Scanu, il prof. Sabino e chi vorrà intervenire, con grande piacere, anche tra i rappresentanti dell’esercito. Un momento per ribadire la libertà delle scuole di organizzare momenti formativi su temi importanti per i nostri giovani, con la stessa serietà con la quale è stato fatto al “Mossa”. Un’occasione per riaffermare la contrarietà a strumentalizzazioni politiche come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Sarebbe bello se lo facessero anche altri istituti, magari anche insieme, per la libertà e contro le strumentalizzazioni.”

Nei giorni scorsi il giovane Dirigente era intervenuto su La Nuova Sardegna in merito ai fatti dell’interrogazione parlamentare (qui) dicendo: “Qualcuno potrà dire che sono di parte, dopo aver studiato in questa scuola e averci insegnato per otto anni. Ma è proprio per questo, perché conosco la serietà, oltre che la competenza dell’amico Dirigente Scolastico e del Collegio dei docenti nel progettare e coordinare iniziative del genere, la serietà dei relatori, che ritengo infondata ogni critica.
Mi rammarica invece constatare che, spesso, le attività delle scuole di approfondimento di temi importanti per gli alunni, anziché essere valorizzate, sono oggetto di strumentale speculazione politica.”

Intanto diversi insegnanti annunciano sui social network che si stanno occupando di tenere lezioni sulla presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna.

Assisteremo ad una nuova interrogazione parlamentare che chiede il debellamento del virus “separatista” che si sta rapidamente diffondendo nelle scuole sarde?

La lotta NO BASI va alla lavagna

Una foto del convegno

Venerdì 17 marzo presso il liceo scientifico Lorenzo Mossa si è tenuto un affollato incontro con i ragazzi della scuola sul tema della presenza delle basi e dei poligoni militari in Sardegna (qui).

Il Dirigente scolastico Luigi Antolini ha aperto i lavori sottolineando il carattere democratico della scuola e la necessità di portare i ragazzi «a dotarsi di tutti quegli strumenti utili per formarsi una propria opinione informata dei fatti e vivere così pienamente la propria cittadinanza in maniera attiva».

Il prof. Cristiano Sabino ha spiegato le ragioni del progetto ricordando che la scuola italiana in Sardegna non è purtroppo ancora attrezzata sul piano dello studio e della conoscenza della realtà relativa alla Sardegna e che «troppo spesso formiamo ragazzi e ragazze che vedono la loro terra come qualcosa di marginale, non interessante, lontano dal loro orizzonte culturale e di vita».

La prima relazione è stata curata da Enrico Puddu, giovane attivista del comitato sardo “A Foras” che, facendo scorrere delle slides, ha snocciolato i numeri di quella che egli stesso ha definito «occupazione militare»: più del 60% del demanio militare si trova in Sardegna e i tre più importanti poligoni di tiro di tutta Europa. Molto clamore ha suscitato l’esempio del poligono di Teulada, diviso in quattro settori, di cui uno chiamato zona “delta”, o anche “zona morta”, cioè un territorio reso inquinatissimo e pericoloso da decenni di bombardamenti a tappeto. Puddu ha insistito anche sui luoghi comuni pro-basi riportando alcuni dati che fanno pensare che le ricadute per le popolazioni che vivono in prossimità dei poligoni non siano poi così positive perché nei paesi limitrofi è elevatissimo il tasso di disoccupazione e di spopolamento. Ad Arbus i disoccupati sono il 32%, a Teulada il 20%, medie comunque al di sopra della media regionale. Sempre Teulada poi, dal 1961 ad oggi, ha perso ben il 41% degli abitanti. Insomma, dati tutt’altro che confortanti!

Puddu ha poi parlato del problema legato alla salute e all’inquinamento citando anche la mancanza del registro sardo dei tumori.

È poi intervenuto l’avvocato Gianfranco Sollai, parte civile al processo di Quirra, che ha ringraziato l’attività di comitati, indipendentisti e pacifisti che negli anni hanno focalizzato l’attenzione sul tema, permettendo che si aprisse l’inchiesta della Procura. Sollai ha letto il capo di imputazione contro i comandanti che si sono avvicendati alla guida del Poligono negli ultimi anni: «per aver cagionato un persistente e gravo disastro ambientale con enorme pericolo chimico e radioattivo per la salute di decine di migliaia di animali, di decine di pastori, del personale della base e di numerosi cittadini». Sollai ha poi parlato della relazione della ASL di Lanusei che ha accertato un numero altissimo di malformazioni degli animali di allevamento e che il 65% dei pastori frequentanti il poligono è deceduto per linfomi e tumori a causa del torio radioattivo il quale è capace di modificare il DNA. La stessa relazione rileva negli animali da allevamento tassi importanti di torio, uranio e piombo.

L’ultimo intervento è stato quello dell’on. Giampiero Scanu, della commissione sull’uranio impoverito. Scanu ha rimarcato la necessità di fare chiarezza su cosa si spara nei poligoni e anche su chi frequenta gli stessi per addestrarsi o sperimentare, cioè sulla tracciabilità di tutto ciò che vi accade all’interno. A proposito della zona “delta” del poligono di Teulada ha raccontato la sua esperienza da parlamentare in visita al poligono: «chiesi di visitare la penisola interdetta, la famosa zona delta, ma il comandante disse che era impossibile perché perfino i gabbiani avrebbero avuto problemi a posarsi su una zona morta per sempre. Com’è possibile» – ha concluso Scanu – «che in un paese civile e democratico si possa accettare che anche una sola zolla di terra sia “morta e interdetta per sempre”?».